Skip to main content

Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

See other formats


U'  t 


(.  ,»' 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  Al  NOSTRI  GIORNI 

SPECIAL  ]M  ENTE     INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  Al  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII  ,  ALLE  FESTE  PIO  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CEREMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI, 
NON    CHE    ALLA    CORTE    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,     EC    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DI  GAETANO  MORONI  ROMANO 

PRIMO    AIUTANTE    DI    CAMERA    DI    S.    S. 


\  OL.  I. 


IN    VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILIANA 
BI  D  C  C  C  X  L. 


SUA  ALTEZZA  REALE 

FRANCESCO  IV 

PRINCIPE  REALE  DI  UNGHERIA  E  BOEMIA 

ARCIDUCA  D'  AUSTRIA 

DUCA  DI  MODENA  REGGIO  MIRANDOLA 

MASSA  E  CARRARA 

LA  TIPOGRAFIA  EMILIANA  VENETA 

QUESTA  EDIZIONE 

UMILMENTE 

D.     D.     D. 


j^->  /r — if-'"& 


LA 

TIPOGRAFIA   EMILIANA 

A    CHI    LEGGERÀ 


l^on  presunzione  di  farsi  maestro  al  colto  pubblico,  o  vanità  di 
occupar  posto  fra  gli  autori,  muovono  Gaetano  Moroivi,  primo  aiu- 
tante di  camera  di  Sua  Santità,  a  dare  in  luce  questa  sua  Compila- 
zione. Sentimento  di  patria,  e  riverente  affetto  di  suddito,  gli  fecero 
assai  caro  sino  dalla  età  verde  lo  studio  di  quanto  alla  Chiesa  cattolica 
romana  si  appartiene,  ed  ogni  maniera  di  libro  erudito  intorno  la  ca- 
l»itale  del  cattolico  mondo. 

Per  mettere  a  profitto  letture  di  tanta  importanza,  il  Moroni  si 
fece  annotatore,  formando  nel  periodo  di  oltre  a  venti  anni  repertori, 
sunti,  giornali  storici,  pratici,  e  di  ccremonie.  Quindi  ei  divideali  in 
disparati  articoli,  che  ammontarono  a  parecchie  migliaia  ;  al  qual  lavo- 
ro aggiunse  dappoi  notizie  ed  aneddoti,  che  nella  posizione  sua  potè 
m  gran  copia  raccogliere,  e  da  molte  moderne  opere  ancora  ritrar- 
re. Fatto  CIÒ,  quanto  per  lui  si  è  potuto  accuratamente,  si  avvide 
che  il  lavoro  avrebbe  presentato  le  materie  di  un  quadro  di  notizie 
ecclesiastiche ,  e  della  influenza  che  in  diciotto  secoli  ebbe  la  Romana 
Chiesa  sul  resto  del  mondo.  E  però  gli  parve  bene  ridurre  il  tutto 
a  foggia  di  Dizionario,  col  solo  desiderio  di  rivolgere  a  comodo  degli 
studiosi  il  liiitto  delle  sue  letture,  ed  osservazioni. 

Con  questo  intendimento  si  determinò  il  Moroni  di  render  pubbli- 
co per  le  stampe  quanto  avea  per  suo  piivato  uso  raccolto,   intitolan- 


do  la   sua  Compilazione:    Dizionario  di  Erudizione    Storico-Ecclesia- 
slica,   da  s.    Pietro    sino  ai   nostri  giorni,  ec.  ec.  ec. 

Se  il  dotto  non  avrà  in  mal  grado  di  fermarvi  l' occhio  sopra,  non 
si  dorrà  per  avventura  di  richiamare  alla  memoria  cose  a  lui  note.  A 
fili  poi  fosse  meno  addentro  nella  erudizione,  goderà  V  animo  di  tro- 
var all'uopo  raccolte  in  una  sola  opera,  estesa  per  ordine  alfabetico, 
ciò  che  in  molte  e  molte  dovrebbe  investigare  a  grande  fatica. 

La  serie  cronologica  dei  Papi  procederà  in  questo  Dizionario  con 
quella  dal  Burio  adottata,  e  proseguita  dal  Novaes  nelle  P^ite  dei 
Pontefici.  Si  è  conservata  la  denominazione  latina  delle  diocesi  abbre- 
viata giusta  r  uso  di  Roma.  Oltracciò  vuoisi  avvertire,  che  per  distin- 
guere tra  le  città  patriarcali,  arcivescovili  e  vescovili,  quelle  che  han- 
no anche  di  presente  il  rispettivo  diocesano  da  quelle  che  hanno 
cessato  di  averlo,  l'autore  ha  indicato  le  prime  colle  parole  con 
residenza,  alla  qual  distinzione  tien  dietro  un'  altra  dei  vescovati  in 
parlibus.  Quanto  è  alle  città  che  hanno  relazione  con  la  ecclesia- 
stica storia,  si  riportano  quelle  dove  si  celebrarono  concilii ,  e  le  capi- 
tali ,  non  omesse  in  gi'an  parte  le  famiglie  donde  venne  alla  Santa  Se- 
de qualche  successore  di  s.  Pietro.  Nello  sceghere  le  biografie  degli 
scrittori  ecclesiastici ,  il  compilatore  si  è  attenuto  al  catalogo  del  Ber- 
ti, facendo  menzione  anche  dei  più  distinti  a  lui  posteriori. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


A, 


ABA 


-BA.  E  piccola  contrada  dell'In- 
ghilterra, considerevole  nella  storia 
massimamente  perchè  nell'anno  i  o  i  2 
vi  si  convocò  un  concilio.  Questo  è 
riconosciuto  dal  Labbé  (  tomo  X  ) 
sotto  il  nome  di  Concilium  aba- 
nense,  o  apud  Hambom.  Non  è  da 
tacere  come  ad  esso  fosse  presente 
il  re  Etelredo,  e  come  da  ben  set- 
te statuti  vi  si  formassero  intorno 
la  ecclesiastica  disciplina. 

ABACO  (s.)  F.  s.  Maris. 

ABASGIA.  Provincia  della  diocesi 
di  Tracia,  soggetta  al  patriarcato  di 
Costantinopoli.  La  sua  geografica 
posizione  ce  la  presenta  dal  Ponto 
Eusino  dilungantesi  verso  levante, 
dove  ha  foce  il  fiume  Vardano.  I 
popoli,  che  le  appartengono,  si  di- 
cono Abearsi,  o  Abbassi.  Sottopo- 
sta un  tempo  all'  imperio  de' Lazi, 
non  ebbe  ad  accogliere  il  vangelo 
di  Cristo  prima  del  sesto  secolo , 
tempo  in  cui  regnava  l' imperator 
Giustiniano.  Dopo  quest'  epoca  di- 
venne sede  di  un  vescovo,  il  quale 
fissò  la  sua    dimora  a  Sebastopoli , 


ABA 

che  ai  nostri  giorni  chiamasi  Sirmene. 
ABBADESSA.  Così  appellasi  la 
prima  dignità  in  una  comunità  di  re- 
ligiose o  canoni chesse  (  F.  Canon i- 
ciiesse).  Vi  sono  abbadesse  in  quegli 
Ordini  di  monache,  a'  quali,  ne'  mo- 
naci, presiedono  abbati  ;  gli  Ordini 
mendicanti  non  hanno  che  priore 
o  guardiane^  e  più  generalmente  su- 
pcriore. La  istituzione  delle  abba- 
desse è  posteriore  a  quella  degli  ab- 
bati, e  riconosce  il  suo  principio 
dall'  anno  Sg  i  ai  tempi  di  s.  Gre- 
gorio Magno,  il  quale  volle  che  i 
monisteri  si  governassero  regolar- 
mente, avessero  una  clausura  rigoro- 
sa, in  uno  alla  maggior  parte  di  quel- 
le leggi,  colle  quali  si  governano  tut- 
tora. —  Alle  abbadesse  è  affidata 
la  direzione  generale  del  moniste- 
ro.  La  elezione  loro  devesi  fare  dalle 
monache  per  voti  segreti,  e  ad  eleg- 
gere basta  esser  monaca  professa,  o  da 
coro  :  in  qualche  luogo  questa  ul- 
tima condizione  non  è  richiesta.  In 
molte  religioni,  prevale  per  la  ele- 
zione il  maggior  numero  dei  voti  ; 
I 


2  ABB 

tra  le  cassinensi  però  si  esigono  le 
due  terze  parti.  Che  se  in  bilico  stes- 
sero i  voti,  può  1'  Ordinario  conce- 
dere un  tempo  per  aver  la  maggio- 
ranza; non  ottenutala,  passa  egli  stes- 
so a  scegliere  colei,  che  giudica  la 
più  idonea.  Natali  illegittimi,  vedo- 
vanza, penitenza  pubblica  sostenuta, 
due  sorelle  nel  medesimo  convento, 
cecità,  sordità,  od  altre  somiglianti 
infermità  sono  motivi  di  esclusione 
dal  supremo  governo  abbaziale.  Fat- 
ta la  pubblicazione  della  scelta,  se  le 
monache  manifestassci'O  non  aver  es- 
se eletta  l'abbadessa  pubblicata,  tor- 
nano ad  udirsi  le  monache  da  per- 
sona non  sospetta,  e,  conosciuta  la 
verità,  la  elezione ,  che  ne  risulta  , 
diviene  canonica. 

Varia  fu  la  disciplina  della  Chie- 
sa intorno  alla  età  richiesta  per  l'olii- 
ciò  di  abbadessa.  Leone  I  prescrive 
fjuarant'  anni,  Gregorio  I  sessanta , 
Iimocenzo  IV  trenta;  ma  finalmen- 
te il  sacro  concilio  di  Trento  esige 
nella  eletta  quarant'anni  compiuti  ed 
otto  di  professione  nel  medesimo  mo- 
njstero  {Sess.  XX F,  e.  7.  De  re- 
fortn.).  Ove  poi  tra  le  monache  di  es- 
so non  si  trovassero  tali  condizio- 
ni, dcvesi  prenderne  una  da  altro 
Orchne.  Che  se  malagevole,  o  im- 
possibili; fosse  il  trovarla  dell'età  di 
quarant'anni,  permette  il  detto  con- 
ciho,  che  la  eletta  abbia  il  trigesimo 
anno  compiutOj  ed  il  quarto  di  pro- 
fessione. Violate  tali  condizioni,  la  e- 
Iczione  è  nulla.  —  Tra  due  mona- 
che concorrenti,  gli  anni  dell'età  deb- 
bono prevalere  sopra  quelli  della  pro- 
fessione. Se  l'abbadessa  è  di  quelle 
cui  sia  prescritta  la  benedizione,  de- 
ve riceverla  entro  l'anno,  sotto  pena 
di  perdere  il  diritto  della  elezione.  A 
dillcrenza  della  beneilizione  dill'abba- 
Ic,  iàw.  deve  (àrsi  in  (h  festivo,  quella 
dcU'abbadessa  può  farsi  in  ogni  gior- 


ABB 
no  della  settimana.  Altre  volle  que- 
sta benedizione  consisteva  in  una  o- 
razione  recitata  ai  cancelli  ;  appres- 
so facevasi  dai  vescovi  a  similitudine 
degli  abbati,  imponendo  le  mani  sul 
capo  alla  monaca  eletta,  pregando 
lumi  e  grazie  per  lei  dal  Signore,  e 
nel  porgere  il  libro  delle  regole,  le  si 
accordava  il  pieno  e  libero  potere  di 
reggere  il  monistero  temporalmente 
e  spiritualmente. 

Quanto  ai  diritti  delle  abbadesse, 
variarono  col  volgere  dei  tempi,  e  col 
cambiamento  degli  statuti .  Tutta- 
via in  generale  teneano  le  abbadesse 
il  governo  del  convento^  amministra- 
vano i  beni  della  comunità,  ed  e- 
sercitavano  i  diritti  civili  o  feudali 
annessi  alla  carica,  ed  alcune  avea- 
no  giurisdizione  sopra  altri  conventi 
da  esse  visitati  per  mezzo  de'vicarii, 
di  consenso  coli'  Ordinario,  cui  pu- 
i-e  spettava  l'approvare,  o  no,  il  con- 
fessore da  esse  nominato.  Esenti  e- 
rano  alcune  eziandio  da  ogni  altra 
subordinazione,  tranne  da  quella  del- 
la Santa  Sede,  alla  quale  immedia- 
tamente erano  soggette.  Benché  e- 
senti,  non  potevano  però  sceglier- 
si confessori,  né  darne  alle  religiose 
loro,  senza  l'approvazione  dell'Ordi- 
nario, né  esercitare  una  giurisdizio- 
ne che  fosse  veramente  spirituale. 
Il  diritto  canonico  permette  alle 
alibadesse  di  alcuni  Ordini  1'  insti- 
tuire  bencficii,  parrocchie  e  cappel- 
lanie,  e  conferir  queste  e  quelli  di  pro- 
prio talento  a  chi  l'Ordinario  abbia 
dichiarato  idoneo  per  la  cura  delle 
anime.  Potevano  anche  sospendere 
dagli  ullicii  e  benefìcii  loro  que'chieri- 
ci  che  ad  esse  erano  sottoposti  ;  ma 
ima  tal  pena  n(ìn  avea  punto  forza  di 
censura,  e  quelli  che  1'  avessero  tras- 
gredita ,  non  incorrevano  la  irrego- 
larità. —  Non  è  in  poter  delle  abba- 
desse    il    sospendere,    1'  interdire,  il 


AB  lì 

«lis[x;iisare  dalla  osservanza  le  pro- 
prie religiose  :  se  il  l'anno,  ciò  avviene 
in  virili  tlellc  eonnuissioni  avute  dal 
prelato.  Quando  benedicono,  o  nei  ca- 
pitoli esortano  le  monache  soggette, 
ciò  è  al  modo  di  una  madre,  che 
benedice  ed  esorta  le  proprie  figlie. 
Che  se.  al  dire  di  Martene ,  ascolta- 
vano un  di  i  peccati  delle  monache 
suddite,  non  era  quella  una  confes- 
sione sagramentale,  ma  un  semplice 
atto  pubblico  di  umiliazione,  somi- 
gliante alla  denuncia  della  colpa  che 
sogliono  fai'c  i  ea])puccini,  i  trappisti 
ed  altre  strette  religioni.  Benché  le  ab- 
lìadesse  non  abbiano  facoltà  di  dare 
dis|ìense  o  far  commutazione  ai  voti 
delle  monache  soggette,  spettando  ciò 
alla  spirituale  giurisdizione;  possono 
però  renderli  nulli,  perchè  questo  ap- 
partiene alla  potestà  dominativa. 

Alcune  abbadesse  tenevano  il  go- 
verno per  un  solo  triennio,  altre  a  vi- 
ta. Dovendo  prestare  il  giuramento 
di  fedeltà  al  patrono  del  feudo  del 
monastero,  era  lecito  alle  abbadesse 
l'uscire  di  convento;  ma,  compiuto 
queir  atto,  era  loro  ingiunto  il  ritor- 
no al  monastero  medesimo  immedia- 
tamente. —  La  croce  abbaziale,  lo 
anello  ed  il  bacalo  (  Pedi  )  sono 
insegne  comuni  alle  abbadesse,  e  con 
queste  adornano  pur  anche  gli  stem- 
mi gentilizii. —  Secondo  Ducange,  alle 
monache  benedettine  ed  altre  cano- 
nichesse  conveniva  il  titolo  di  Domì- 
nae  o  Doinnae,  titolo  conceduto  pur 
anche  alle  Clarisse,  benché  d'istituto 
più  povero  ed  abietto.  In  generale 
però  tutte  le  monache  furono  Avva- 
matndomnae,e  doiniiiae  le  abbadesse. 
Quelle  abbadesse  che  avevano  una 
giurisdizione  cpiasi  vescovile  potevano 
esercitare  la  parte  spirituale,  inter- 
detta loro  dal  sesso,  col  mezzo  del 
vicario,  come  pensano  il  Card.  Pelr. 
in    Coiiuncnt.    ad    Conslit.    7.     Ur- 


ABB  3 

hani  IV,  n.  87.  ed  il  p.  Gau- 
denzio a  Janua ,  de  Visit.  t.  II , 
e.  7.  NoncUmeno  nel  concilio  or- 
leanesc,  tenuto  nel  5ii,  al  can. 
XIX  leggesi  :  Abhates,  prò  humili- 
tale  religionis,  in  episcoponwi  pò- 
testate  consistant,  et  si  quid  extra 
regulani  fecerint,  ah  episcopìs  cor- 
rigaiUar.  Gli  abbati,  e  quindi  me- 
glio le  abbadesse,  per  umiltà  di  re- 
ligione slicno  sotto  il  poter  dei  ve- 
scovi, e  se  facessero  qualche  cosa  fuori 
della  regola,  siano  corretti  dai  ve- 
scovi stessi. 

Celebre  fra  tutte  fu  in  Francia  la 
abbadessa  delle  benedettine  di  Fonte- 
vrault,  o  Fontevraud,  ordine  fonda- 
to nel  i6io.  Essa  aveva  non  sola- 
mente la  siq)eriorità  sopra  le  reli- 
giose ,  ma  anche  sopra  i  religiosi 
dipendenti  dalla  sua  abbazia.  Anche 
nell'ordine  del  Salvatore  fondato  da 
santa  Brigida,  ed  approvato  nel  iSyo 
da  Urbano  Y,  non  meno  le  mona- 
che, che  i  religiosi  furono  soggetti 
all'  abbadessa  del  medesimo  ordine. 

Prima  della  rivoluzione,  i  re  di 
Francia  nominavano  quasi  tutte  le 
abbadesse,  non  in  virtìi  del  Concor- 
dato, che  di  esse  non  parla,  ma  in 
vigore  d'indulti  accordati  dai  Papi 
a   Francesco   I   e  ad  Eurico  II. 

ABBADIE  Jacopo,  celebre  teo- 
logo protestante.  Nac(jiie  in  Nay  nel 
Bearn  l'anno  1657.  Dopo  avere  stu- 
diato a  Pay-Laurens,  a  Saumur  etl 
a  Sedan,  ove  prese  il  grado  di  dot- 
tore in  teologia,  fu  fatto  ministro  del- 
la chiesa  rifòrmata-fi'ancese  di  Berli- 
no. Viaggiò  pel  corso  di  tre  an- 
ni nell'  Olanda  ed  in  Germania.  Nel 
1688  si  recò  in  Irlanda,  e  là  ebbe  il 
decanato  fU  Killalow.  Indi,  ritornato 
a  Londra  nel  1690,  fu  addetto  alla 
chiesa  di  Savoia  come  ministro;  ritira- 
tosi presso  Sainte-Mary-bonne,  ivi  ter- 
minò i  suoi  giorni  a' 2 5  di  settembre 


4  ABB 

del  1727.  Eccellenti  qualità  morali 
i^li  procacciarono  molti  amici  lia 
i  grandi  stessi.  Era  versato  nelle  Lin- 
gue ,  nella  ScrittLU'a  e  nei  Padri  ; 
a  ciò  accoppiava  vma  toccante  elo- 
quenza. Scrisse  molte  opere,  tra  le 
quali  i  suoi  Traltad  della  s'crilà  del- 
la religione  cristiana^  e  della  divi- 
nità di  G.  C.  ottennero  l' approva- 
zione dei  cattolici  insieme  e  dei  pro- 
testanti. Nella  prima  parte  di  que- 
st'opera da  vero  filosofo  e  teologo 
combatte  gli  atei,  i  deisti  nella  se- 
conda, ed  i  sociniani  nella  terza.  Le 
altre  opere  di  Abbadie  meno  co- 
nosciute sono  I.  Caratteri  del  cri- 
stiano e  del  cristianesimo.  2.  // 
trionfo  della  ProvK'idenza  e  della 
Religione  nelV  apertura  dei  sette  si- 
gilli fatta  dal  Figliuolo  di  Dio.  3. 
Riflessioni  sopra  la  presenza  reale 
del  corpo  di  G.  C.  nell'  Eucaristia. 

4.  Sermoni,    Discorsi,    Panegirici. 

5.  Difesa  della  nazione  Britannica 
contro  r  autoi'e  dell'  Avk'Ìso  impor- 
tante ai  rifuggiti.  6.  Storia  della 
grande  cospirazione  d'  Inghilterra. 
Abbadie,  profondo  pensatore,  com- 
poneva talvolta  le  sue  opere  nella 
mente,  e  le  veniva  scrivendo  di  ma- 
no in  mano  che  le  dava  alle  stam- 
pe. Ecco  il  perchè,  morto  lui,  non 
si  potè  condurre  a  fine  l'opera:  Nuo- 
va maniera  di  provare  V  immorta- 
lità dell'  anima. 

ABBANO  (s.),  figlio  di  Cormac 
i"e  di  Leinster,  educalo  nel  monaste- 
ro, che  fondò  Ibar  suo  zio  materno, 
sulla  costa  meridionale  di  Leinster, 
chiamato  Beckerin  o  Beg-erin,  cioè 
piccola  Irlanda,  seguitò  le  orme  del- 
lo zio,  e  convertì  molti  idolalri.  I  due 
monasteri  di  Kill-abbain  e  di  Maghar- 
noidhe,  l'uno  al  settentrione,  e  Tallio 
al  mezzogiorno  di  Leinster,  liuono 
IJjndali  da  lui.  Morì  nel  sesto  secolo, 
il  giorno  27   di  ottobre,    giorno    in 


ABB 
cui  se   ne  celebra   la  gloriosa  ricor- 
danza. 

ABBATE.   11  superiore  o  capo  di 
ima  abbazia. 


§.  L  Nome  e  differenza  degli  abbati. 

Il  nome  abbate  si  fa  derivare  dalla 
parola  ebrea  rttj  che  significa /?fl'r?/'e.  I 
Caldei  ed  i  Sirii  vi  aggiunsero  la  lette- 
ra a,  e  composero  aba,  mentre  i  Greci 
ed  i  Latini,  aggiungendo  la  lettera  s, 
formarono  abas,  eh'  è  quanto  a  di- 
re padre ,  perchè ,  giusta  il  conci- 
lio VI  di  Parigi,  »  se  veramente  gli 
»  abbati  sono  padri  spirituali,  se  ve- 
55  ramente  da  loro  sono  generati  (ì- 
"  gliuoli  spirituali,  a  tutto  diritto  si 
Si  conviene  loro  il  nome  di  padri  ". 
S.  Antonio,  primo  inslitulore  della  vi- 
ta comune  dei  monaci,  fìi  eziandio 
il  primo  a  cui  fosse  dato  il  nome  di 
abbate  nel  senso  di  superiore.  Nel 
secolo  V  si  chiamò  così  soltan- 
to il  superiore  di  un  cenobio  c- 
retto  in  abbazia;  ma  non  fiuono 
rari  in  antico  i  titoli  di  maggiori  , 
di  prelati,  di  presidenti,  di  priori, 
di  archimandriti  dati  agli  abbati,  co- 
me si  vede  p.  e.  nelle  regole  di  san 
Pacomio  e  di  s.  Benedetto.  I  fon- 
datori degli  ordini  posteriori  all' XI 
secolo  diedero  ai  siqieriori  dei  pro- 
pri! monasteri  il  nome  di  guardia- 
ni, priori,   rettori,  ini/astri,  ecc. 

Quelli  che  hanno  conservato  il 
titolo  di  abbate ,  dal  diiitto  mo- 
derno vengono  distinti  in  abbati 
secolari  ed  in  abbati  rcgolai-i. 

Gli  abbati  secolari,  cioè  quelli  che 
hanno  benefìcii  ecclesiastici  col  tito- 
lo di  abbazie,  anticamente  regolari 
e  poscia  secoUuizzale,  si  dividono  in 
([uallro  specie,  i.  Quelli  che  hanno 
non  solo  giiu'isdizione  sopra  mona- 
ci soggetti ,  ma  usano  ezianilio  del- 
le insegne  pontificali ,  e  sono  quasi 


ALU 
altretlanli  vescovi;  2.  quelli  che,  co- 
munque abbiano  la  dignità  abbaziale, 
non  hanno  però  giurisdizione  ve- 
scovile, né  godono  delle  episcopali 
distinzioni;  3.  quelli  che  aveano  un 
posto  distinto  in  una  soppressa  adu- 
nanza o  corporazione,  e  che  per  pre- 
i'Ogati%a  di  onore  passarono  con  si- 
mile precedenza  in  altre  adunanze 
o  capitoli  ;  4-  quelli  che,  avendo  sol- 
tanto l'al^bazia  in  commenda  e  non 
in  titolo,  usai'  non  possono  né  Ta- 
llito, né  le  insegne  episcopali,  trat- 
tine però  i  commendatori  di  s.  Ma- 
ria e  di  s.  Salvatore,  per  la  conces- 
sione di  Urbano  yUÌ,RomanusPon- 
tifex,  data  il    18  novembre    1628. 

Gli  abbati  regolari,  che  sono  veri 
prelati,  e  come  tali  l'iconcsciuti  nei 
saeri  canoni,  si  dividono  in  tre  clas- 
si. I.  Quelli  che  hanno  sotto  la  di- 
pendenza loro  non  solamente  gl'in- 
feriori del  monastero,  ma  anche  il 
pi'oprio  tex'ritorio,  sul  quale  eserci- 
tano giurisdizione  vescovile  spiritua- 
le e  talvolta  temporale.  —  Tah  sono 
gU  abbati  Cassinensi,  cpielli  ima  vol- 
ta di  s.  Maria  Tremitana  d' Isola , 
della  Congregazione  Lateraiìcnse,  ed 
altri  parecchi.  — •  2 .  Quelli  che  solo 
comandano  ai  regolari  loro  sottoposti. 
A  questa  classe  appartengono  gli  ab- 
bati Lateranensi,  cpielli  di  s.  Benedet- 
to, ed  altri,  che  godono  il  privilegio 
dei  pontillcaU.  —  3.  Quelli  che  il 
sono  di  nome  o  di  titolo  senza  sud- 
diti, sia  pei'ché  abbandonassero  il 
monastero ,  sia  che  da  imo  ad  al- 
ti'o  monastero  fossero  trasferiti,  o  sia 
che  venisse  dato  ad  altri  in  com- 
menda il  monastero  loro.  Di  que- 
sti ultimi  alcuni  si  cliiamavauo  in 
pardbus. 

Havvi  un'altra  distinzione  generale 
sopita  gli  aljbati  di  tutti  i  paesi.  Al- 
tri si  dicono  abbati  escuti ,  ovvero 
sciolti  dalla  dipendenza  deUOrdJua- 


ABB  5 

rio,  per  essere  soggetti  immediata- 
mente alla  Santa  Sede:  altri  non  c- 
senti,  cioè  soggetti  all'Ordinario.  La 
esenzione  dei  primi  nacque  da  due 
motivi  :  primieramente  perché,  met- 
tendo mano  talvolta  le  badie  loro 
a  vaste  intraprese  in  paesi  lontani 
dair Ordinario,  si  conobbe  dover  me- 
ritare gli  abbati  di  esse  una  indi- 
pendenza :  secondariamente,  per  la 
uniformità  a  cui  sono  chiamati  i  cor- 
pi soggetti  all'abbate;  unilòrmità 
che  sì  di  leggieri  non  si  sarebbe  ot- 
tenuta nella  dipendenza  a'  vaii  Oi'- 
dinarii  dilfcrenli.  Da  ciò  fu  mosso 
Alessandi'oIII  ad  esentar  lultf)  un  or- 
dine, come  avea  fatto  hniocenzo  III 
nel  gran  concilio  di  Laterano  per 
quei  di  Cistello,  ed  Onorio  III  a  prò 
delle  religioni  de'  Predicatori  e  dei 
minori.  Tuttavolta  la  detta  esenzio- 
ne degli  abbati  non  era  che  passi- 
va^ cioè  libera  bensì  dalla  giurisdi- 
zione dell'  Oidinario,  non  però  por- 
tante la  giiu'isdizione  tjuasi  vescovi- 
le nel  clero  e  nel  popolo  soggetto 
a'  monasteri  colla  esclusione  intera 
dell'  Ordinario.  Ad  ottenere  la  esen- 
zione attiva,  era  necessario  o  un  chia- 
ro pri%ilegio  apostolico,  od  una  con- 
suetudine non  interrotta ,  superioi'e 
ad  ogni  memoria  così  da  far  presu- 
mere il  privilegio  conceduto  dal  Pon- 
tefice. 

Dopo  tali  distinzioni  generali  pc- 
gli  abbati  di  tutti  i  paesi  giova  co- 
noscere cpielle  particolai'mente  usi- 
tate  nella  Francia.  Ivi  pure  fiu'o- 
no  divisi  gli  abbati  in  regolari  e 
secolari,  ricevendo  sì  gli  uni  che  gli 
altri  ulteriori  subordinate  divisioni. 

Gli  abbati  regolari  dividevansi  in 
due  specie  ;  i .  In  abbati  capi  d'or- 
dine o  di  congregazione,  in  abbati 
particolari,  ed  in  abbati  di  coman- 
do. I  })rimi  erano  i  superiori  genera- 
li dell'ordine  o  della  congregazione; 


6  AU15 

i  secondi  abbati  titolari  o  commen- 
datari i  ,  che  non  avevano  abbazia 
subordinata;  i  terzi  certi  superio- 
ri claustrali  distinti  dai  veri  abba- 
ti titolari.  2.  ]n  abbati  generali, 
in  locali,  in  perpetui  ed  in  trien- 
nali. I  generali  erano  pari  ai  ca- 
pi d'ordincj  si  chiamavano  anche 
padri  abbati,  ed  a^'evano  molte  ab- 
bazie sotto  la  loro  dipendenza.  Per  al- 
tro dice^  asi  anche  padre  abbate  l'ab- 
bate di  una  casa,  che  ne  avesse  affiglia- 
ta un'  altra  ;  questo  presso  »  Cister- 
cieusi  dicevasi  abbate  della  casa 
maggiore.  E  di  qua  veniva  la  gran- 
de autorità  dei  capi  d'ordine  sopra 
i  monasteri  alligliati.  Gli  abbati  lo- 
cali erano  lo  stesso  che  abbati  par- 
ticolari non  aventi  abbazia  inlèrio- 
re  siJjordinata  :  i  perpetui  dm-ava  no 
in  carica  per  tutto  il  coiso  della  lor 
vita,  e  i  triennali  non  ci  diuavano, 
sccondochè  è  manifèsto  dal  nome  lo- 
ro, che  soli  tre  anni. 

Dalle  distinzioni  pegli  abbati  rego- 
lari passiamo  a  quelle  usate  in  Fran- 
cia pegli  abbati secolari,che  per  lo  più 
erano  connnendatarii ,  cioè  ecclesia- 
stici secolai-i,  godenti  parte  delle  ren- 
dite di  un'abbazia  con  alcuni  onori, 
ma  senza  giiuisdizione  sopra  i  reli- 
giosi, eccettuati  quelli  che  godessero 
di  qualche  indulto  pontifìcio.  Costi- 
tuiti essi  in  dignità  ecclesiastica,  quai 
prelati  e  veri  titolari ,  prendevano 
possesso  delle  chiese  abl)aziali  a  gui- 
sa delle  altre  chiese,  le  quali  dopo 
la  loro  morte  chiamavansi  vacanti 
(  viduatae  ) ,  ed  ove  al  monastero 
fossero  annessi  territorio  e  giurisili- 
zione,  i  p()])oli  li  riconoscevano  per 
superiori  legittimi.  Il  Papa  poteva 
dispensarli  dal  sacerdozio  ;  i  non  dis- 
pensati piivavansi  dei  benefìcii,  e  do- 
vevano restituii-ne  i  liiitli,  dove  non 
avessero  ottenuta  la  promozione  al 
presbiterato  entro  due  anni  dopo  la 


ABB 

provvista  loro.  Ordonu.  de  Blois,  art. 
9.    La   Combe,    Abbés  commendai. 

Tutti  i  paesi  dell'impero  occiden- 
tale, oltre  gli  abbati  ecclesiastici  se- 
colari, ebbero  ancora  abbati  laici. 
Essi  erano  gli  abbati  conti  (abba- 
comites)  cioè  nobiU  laici,  cui  i  re 
dando  in  connncmda  le  abbazie  da- 
vano altresì  il  diritto  di  goderne  le 
entrate.  I  re  dicevano  essere  costretti 
a  ciò  fare  dalla  necessità  di  stato, 
ed  il  primo  ad  introdurre  tale  abu- 
so si  fu  Carlo  Martello.  11  peggior 
male  in  questo  si  era,  che,  dandosi 
a  que'  conti  abbati  le  abbazie  in 
conunenda,  pretendevano  così  farsi 
anche  reggitori  dei  monaci.  Ond'  è 
che  il  conciUo  Cloveshovense  comin- 
ciò a  farne  querela  nel  74?}  ed  in 
seguito  si  dovette  ordinare  che,  oltre 
l'abbate  laico,  un  abbate  monaco  fos- 
se preposto  al  monastero,  detto  vi- 
ce-abbate o  delegato.  Siccome  avven- 
ne però  dei  duchi  e  de'  conti  che, 
sebbene  ricevessero  i  ducati  e  le  con- 
tee a  vita  dai  principi,  piu'e,  rotta 
la  soggezione  verso  i  principi  stessi, 
resero  ereditario  il  diritto  loro;  così 
i  conti  abbati  resero  egualmente  e- 
rcditarie  quelle  abbazie,  che  dovca- 
no  sol  godere  durante  la  vita.  I  ca- 
pitolari  di  Carlo  Magno  spesso  ri^ 
provano  siffatte  invasioni.  NorKlimC' 
no  si  tlilfusero  questi  abusi  talmen- 
te, che  nel  secolo  XII  se  ne  trova- 
no tracce  anche  fra  gli  oriiMitali.  Un 
jioco  alla  volta  però  dopo  l'Xl  secolo 
riuscì  allo  zelo,  con  cui  si  pose  opera 
alla  riforma  dello  stato  monastico, 
di  togliei'e  l'  abuso  del  conli'iire  ba- 
die ai  laici.  Gli  abbati  conti,  e  gli 
alili  abbati  laici  divennero  più  ra- 
ri ,  ((uantmxpie  i  monasleii  di  re- 
gio patronato  dovessero  contribuire, 
ncille  guerre  de' sovrani  loro,  uonn- 
ni   e  denaro.    11  caj)ltano,    che    Jiello 


ABB 
militari  fazioni  rappresentava  un  ab- 
bate, cliiamavasi  Vabhale  del  campo. 
Simili  a  questo  furono  gli  abbati  mi' 
litari  (abba-milites) ,  sebbene  diver- 
sa ne  sia  stata  la  origine.  Erano 
persone  date  alla  milizia,  e  costitui- 
te a  protettrici  dei  mouisteri.  Col 
tempo  cangiarono  la  protezione  in 
dispoglia  mento,  invadendo  i  beni  dei 
nionisteri    ed  i  monisteri  medesimi, 

Ebbevi  ancora  stagione  in  cui  il  ti- 
tolo di  abbate  fu  assunto  dai  secolari, 
insieme  coli'  abito  ecclesiastico,  che 
pure  suol  chiamarsi  di  abbate,  visan- 
dolo  qualunque  individuo  insignito 
di  alcun  ordine  minore  e  di  tonsura. 
Papa  Benedetto  XIII,  ai  11  gennaio 
1725,  con  suo  editto  rinnovò  ciò 
che  da  Urbano  Vili  erasi  pubbli- 
cato ai  16  di  novembre  1624,  e- 
spressamente  proibendolo,  sotto  pena 
di  venticinque  scudi  d'oro,  della  car- 
cere e  di  altre  pene  arbitrarie,  a 
tutti  i  secolari  che  avessero  vestito 
al  modo  di  abbate,  o  a  quello  di 
ecclesiastico,  portandone  il  collare. 
Ma  siccome  tal  comando  fu  ricevu- 
to con  sommo  dispiacere  da  una  con- 
siderabile parte  di  R.oma,  che  vi  era 
compresa,  cioè  dai  medici,  dagli  av- 
vocati, dai  procuratori,  dai  curiali  e 
da  altri  per  la  maggior  parte  am- 
mogliati; COSI  ne  terminò  l'osservan- 
za colla  vita  del  Pontefice. 

Il  titolo  di  abbate  si  dà  impropria- 
mente anche  ai  semplici  sacerdoti 
secolari.  Diedesi  persino  ad  alcune 
donne  che  ricevettero  dei  conventi 
in  dote  o  in  pensione  vedovile. 

§.  II.  Elezione  degli  abbati. 

E  certo  che,  adunandosi  i  primi 
monaci  in  comunità,  sceglievano  i 
proprii  superiori:  né  a  quella  libera 
elezione  il  diritto  canonico  pretese  di 
por  mai   restriiioiii.  Ne   pose  bensì 


ABB  7 

quanto  alle  forme,  oltre  alle  rcg«)le 
stabilite  per  le  elezioni  in  generale, 
che  lisguardano  gli  elettori  e  gii  e- 
leggibili.  Gli  elettori  dovevano  i.  es- 
sere dell'Ordine,  o  del  monistero  nel 
quale  sceglievasi  l' abbate,  per  emis- 
sione di  voti  o  tacita  od  espressa  ; 
2.  per  dar  voto  dovea  il  religioso 
essere  insignito  degli  ordini  sacri,  a 
meno  che  gli  statuti  particolari  del- 
l'Ordine non  lo  dispensassero;  3.  non 
dovea  1'  elettore  né  essere  colpito  da 
scomunica,  né  da  vcrun' altra  specie 
di  censura  od  irregolarità;  non  es- 
sere impubere,  né  laico,  o  convei- 
so.  Gli  eleggibili  poi  dovevano  es- 
sere :  I .  religiosi  giunti  all'  età  ca- 
nonica dei  venticinque  anni;  2.  aver 
fatta  una  esplicita  o  tacita  profes- 
sione in  quell'Ordine,  in  cui  si  era 
per  eleggere  l' abbate ,  a  meno  die 
in  mancanza  di  alcuno  degno  o  ca- 
pace ,  non  fosse  d' uopo  ricorrere 
ad  altro  monistero ,  sempre  però 
della  stessa  regola;  3.  dovevano  es- 
sere preti;  4-  di  natali  legittimi:  sul 
quale  ultimo  conto  però  i  Papi  ac- 
cordavano ai  superiori  dei  dillè- 
renti  Ordini  il  potere  di  dispensale 
i  religiosi  loro  dal  difetto  di  nascila 
affinchè  fossero  promossi  alle  dignità 
regolari  ;  5.  doveano  esser  fuori  dei 
casi  che  rendono  alcuno  irregolare, 
infame,  od  indegno.  —  Per  una  deci- 
sione di  Papa  Urbano  Vili  (1626), 
i  religiosi  posti  in  penitenza  dal  san- 
to Ufficio  n'erano  incapaci  anche  do- 
po soddisfatta  la  penitenza.  Però  chi, 
avendo  abbandonato  per  leggerezza 
il  proprio  abito  di  religione ,  fosse 
rientrato  nel  suo  stato,  dopo  l'asso- 
luzione ne  ricuperava  i  diritti  e  po- 
teva essere  eletto  abbate.  —  6.  L' ab- 
bate di  un  monistero  non  poteva 
essere  eletto  in  un  altro,  quando  il 
nuovo  non  fosse  indipcn<lei(le  dal 
primo  ;  trasfeiito  che  vi  fosse ,  nctu 


8  AIÌB 

liteneva  più  alcun  diritto  sul  moni- 
stero  lasciato  ;  7.  finalmente  l' ele- 
zione dovea  seguire  secondo  i  co- 
slunii  ed  i  regolamenti  di  ciasclie- 
dun  Ordine,  ed  anche  di  ciascun  mo- 
ni stero. 

In  Francia  la  elezione  degli  abbati 
solFerse  molti  cambiamenti.  Sembra 
dai  capitolari  di  Carlo  Magno  (lib. 
I.  e.  81.)  che  queir  imperatore  r  a- 
vesse  restituita  ai  monaci;  ma  dopo 
tale  restituzione  i  grandi  del  regno 
divennero  padroni  delle  principali 
abbazie,  sia  che  se  ne  impadronis- 
sero eglino  stessi,  sia  che  fossero  loro 
date  dai  re  in  ricompensa.  Tali  abusi 
cessarono  sotto  i  re  della  terza  schiat- 
ta ,  in  cui  sino  al  tempo  del  Con- 
cordato i  monaci  elessero  liberamen- 
te gli  abbati  loro  colla  placitazione 
successiva  del  re.  In  vigore  poscia 
del  Concordato  seguito  tra  Leone  X 
e  Fi'ancesco  I  (tit.  3.  De  regia  ad 
pnvlat.  nomili.  §.  De  nioiiasleriis), 
in  quei  monisteri  nei  quali  osser- 
vavasi  la  forma  del  Quia  propler , 
de  elect.,  ed  usavasi  chiederne  la  con- 
ferma, la  elezione  degli  abbati,  priori 
conventuali  e  veramente  elettivi,  era 
proibita  ai  monisteri  e  priorati  con- 
ventuali. ]\Ia  succedendone  la  vacan- 
za, il  re  proponeva  al  Papa  un  re- 
ligioso del  medesimo  Ordine,  avente 
venti  tre  anni  incominciati  nel  perio- 
do di  sei  mesi  dal  giorno  della  va- 
canza, ed  il  Papa  gli  da^a  le  bol- 
le di  provvisione.  Se  il  re  avesse 
nominato  uno  che  fòsse  stato  mi- 
nore dei  ventitre  anni ,  od  altri- 
menti incapace,  il  medesimo  ne  no- 
minava un  altro  nei  tre  mesi  dal 
giorno  del  rifiuto,  fatto  in  pieno  con- 
cistoro e  notificato  al  sollecitatore 
«Iella  nomina.  In  caso  diverso,  il  Pa- 
|)a  poteva  nominare  egli  stesso.  Que- 
sta è  la  famosa  legge,  che  aboh  in 
Francia  la  elezione  degli  abbati,  da 


ABB 

cui  non  erano  eccettuale  che  le  ab- 
bazie capi  d' Ordine,  ([nelle  triennali, 
ed  alcune  altre  dipendentemente  dal- 
l'art. 3.  dell'  Ordonn.  de  BloiSj  o  da 
privilegi  assai  autentici. 

Tutto  ciò  che  i  canoni  prescri- 
vono nel  resto  per  la  elezione;  degli 
abbati  o  superiori  dei  religiosi,  do- 
veva essere  osservato  anche  in  Fran- 
cia, se  si  eccettui  la  professione  ta- 
cita ed  il  caso  d'inquisizione,  ivi  sco- 
nosciuto, non  che  la  dispensa  dai 
difetto  di  nascita,  se  non  in  quanto 
i  privilegi  Papali  fossero  nei  limiti 
dell'  uso.  Oltre  di  che  conveniva  os- 
servare gli  statuti  dell'Ordine  giusta- 
mente autorizzati  ;  violati  che  fosse- 
ro, se  ne  faceva  appellazione  come 
di  abuso.  A  prevenire  questo  abuso, 
mandavasi  un  commissario  del  re 
alle  adimanze  formate  per  le  ele- 
zioni. 

§.  III.  approvazione  degli  Abbati. 

Gli  abbati  eletti  devono  far  con- 
fermare la  loro  elezione  entro  tre 
mesi.  Secondo  il  diritto  comune,  gli 
abbati  non  esenti  doveano  esser  con- 
fermati dal  vescovo  cui  erano  imme- 
diatamente soggetti  (e.  Abbas  8.  q. 
2.  §.  Ecce.  e.  Monasteria  17.  Pa- 
norm.  in  e.  i.  De  sappi,  negli g. 
prcclat.).  Gli  abbati  esenti  doveano 
essere  confermati  dal  Papa ,  se  sog- 
getti immediatamente  alla  Santa  Se- 
de ;  altrimenti  dai  loro  superiori  ge- 
nerali e  provinciali ,  secondo  1'  uso. 
Pio  IV  nella  costituzione  Sanctissi- 
mus  (  1 564)  pi'escrive  non  dover  al- 
cun abbate,  prelato,  od  altra  dignità 
monastica  mescolarsi  nell'ammini- 
strazione spirituale  e  temporale  delle 
cariche,  se  non  sia  stato  confermato 
dalla  Santa  Sede,  ed  abbia  ricevute  le 
bolle  della  conferma.  Posteriormen- 
te parecchi  Ordini  ottennero  dal  l*a- 
pa  privilegi,  che   li  esentavano  dalla 


ABB 

giurisdizione  dell'Ortlinaiio,  e  davano 
loro  potere  di  far  promozioni  a  ca- 
riche eminenti,  e  creai'c  i  prelati  lo- 
cali, cioè  quei  prelati  che  avessero 
autorità  assoluta.  Da  ciò  ne  viene, 
che  la  maggior  parte  degli  abbati 
ricevono  la  conferma  da  questi  id li- 
mi, e  questi,  come  i  generali,  la  ri- 
cevono dal  Papa ,  quando  non  ne 
fossero  dispensati  per  un  privilegio 
affatto  particolare. 

In  Francia  generalmente  ritiensi, 
non  ostante  la  costituzione  di  Papa 
Pio  IV,  che  appartenga  al  vescovo  il 
diritto  di  dar  la  conferma  agli  aljbati 
secondo  il  decreto  del  concilio  di  Ba- 
silea e  della  prammatica.  Tuttavia, 
avendosi  riguardo  agli  usi  de'  diffe- 
l'cnti  ordini,  anche  colà  vi  sono  al> 
bati  che  ricevono  la  conferma  dal 
vescovo  diocesano ,  altri  dal  gene- 
rale dell'  ordine  ed  altri  dal  Pa- 
pa da  cui  dipendono  immediatamen- 
te. Gli  abbati  triennali  erano  eccet- 
tuati da  tale  conferma  (  D'  Héri- 
com't,  e.  de  Vclect.  de  la  postai,  n, 
4i  e  43).  Benedetto  XIV  nel  174^, 
confermando  con  precetto  di  sospen- 
sione, Quod  sancta  Sardicensis,  la 
bolla  di  Sisto  V ,  nella  quale  si 
prescrive  a  tutti  i  vescovi  di  portar- 
si ad  Liniina  Apostolorumj  colla 
costituzione  Ad  sancta,  de'  2  3  no- 
vembre, estese  un  tal  obbligo  anche 
a  tutti  gli  abbati,  e  prelati  aventi 
giiu-isdizione  quasi  vescovile.   V.  Li- 

MINA    ApOSTOLORUM. 

Quanto  agli  abbati  di  nomina  re- 
gia, le  bolle  di  provvisione  del  Pa- 
pa tengono  vece  di  conferma,  né  essi 
hanno  d'uopo  procedere  alla  esecuzio- 
ne delle  bolle  per  mezzo  dell' ofll- 
ciale  di  ciò  incaricato.  Nondimeno,  di 
conformità  all'  Extra v.  Injiinctce,  tit. 
3.  de  elecL,  non  jX)tevano  gli  ab- 
bati assumere  il  comando,  se  non 
avessero  ricevute  le  bolle. 

VOL.    I. 


ABB  9 

In  Germania,  in  cui  sino  dal  1 123 
si  era  terminata  la  controversia  delle 
investitm'c  ecclesiastiche  (fedi),  che 
per  più  di  5o  anni  aveva  diviso  l'impe- 
ro e  la  Chiesa,  venne  stabilito  tra  i  le- 
gati di  Papa  Calisto  II,  e  quelli  del- 
l'imperatore Enrico  V  ,  che  questi 
potesse  dare  solamente  le  investiture 
collo  scettro,  non  già  quelle  che  do- 
veano  dai'si  col  bacolo  e  coli'  anel- 
lo. Ciò  venne  ratificato  nel  IX  con- 
cilio generale,  il  primo  d' Occiden- 
te, in  cui  l'imperatore  si  riconciliò 
C(illa  Chiesa,  e  riconobbe  apparte- 
nere perpetuamente  al  Papa  il  di- 
ritto di  eleggere  i  vescovi  e  gli  alo- 
bati ,  e  restituì  alla  Cliiesa  tutto 
quello  eh'  era  stato  occupato.  Ma 
Calisto  II  concedette  all'  impera- 
tore che  le  elezioni  dei  vescovi  e 
degli  abbati  della  Germania  si  po- 
tessero fare  senza  simonia  alla  pre- 
senza di  lui,  e  che  gli  eletti  potes- 
sero ricevere  da  esso  collo  scettro 
o  con  altro  segno  esterno  le  Regalie, 
cioè  i  feudi  ed  altri  simili  beni  dagli 
imperatori  assegnati  alla  Chiesa. 

§.  IV.  Benedizione  degli  abbati. 

Gli  abbati  eletti  e  confermati  do- 
vevano ricevere  la  benedizione  dal  pro- 
prio vescovo,  uso  autenticato  da  In- 
nocenzo III.  Non  pertanto  alcuni  ab- 
bati privilegiati  venivano  benedetti  da 
un  altro  prelato.  Tambmùno  dice,  che 
gli  abbati  dell'ordine  Vallombrosano 
potevano  farsi  benedire  da  qualun- 
que prelato;  ed  aggiugne  che  Gio- 
vanni abbate  di  Cistcllo  ottenne  dal 
Papa  di  poter  benedire  gli  abbati  e 
le  abbadesse  del  proprio  ordine 
(Tamburino,  De  jurisdict.  abb.  disp. 
2.  q.  IO.).  Nel  pontificato  di  Cle- 
mente XI  volevano  alcuni  vescovi 
della  Germania  ,  particolarmente 
quello   di    Augusta,   che   gli   abbati 


IO  ABB 

Benedettini  nel  ricevere  la  licnetli- 
zione  abbazialc  prestassero  il  giura- 
mento di  fedeltà  e  di  soggezione:  il 
che  negavano  gli  abbati,  non  ad  al- 
tro gim'amento  volendo  essere  astretti, 
che  a  quello  prescritto  dal  Rituale 
Romano.  Portata  la  causa  alla  sa- 
cra Congregazione  dei  vescovi,  questa 
decise  a  favore  degli  abbati,  ed  il 
Papa  agli  8  maggio  1708  ne  confer- 
mò la  sentenza  mediante  il  contenu- 
to della  costituzione  Emanavit,  eh'  è 
nel  tomo  X  del  Bollarlo  Romano. 

Trascm^ando  alcuni  abbati  regolali 
di  ricevere  la  benedizione  dal  vesco- 
vo nella  cui  diocesi  esistevano  i  pro- 
prii  monasteri,  il  Sommo  Pontefice 
Benedetto  XIII,  il  6  maggio  ij'ìS, 
col  disposto  della  costituzione  Coni- 
missì  nohis  l'iportata  nel  tomo  XI, 
parte  II  del  BoUaiio,  ortUnò  che  en- 
tro ad  un  anno  dalla  loro  elezione 
dovessero  gli  abbati  domandare  ai 
vescovi  diocesani,  od  al  metropolita- 
no, la  benedizione  abbaziale,  quando 
non  r  avessero  già  ricevuta  gover- 
nando altra  abbazia.  Nondimeno,  co- 
mimque  la  consuetudine  assegni  un 
anno  pel  ricevimento  di  questa,  non 
prescrivono  i  canoni  il  tempo  rigo- 
roso per  ottenerla.  Il  Pontilicalc  Ro- 
mano nel  e.  De  henedict.  Ahh.  or- 
dina che ,  stabilito  il  tempo  della 
benechzione,  questa  si  faccia  in  gior- 
no di  domenica,  od  altro  festivo. 

La  benedizione  non  è  essenziale 
all'  abbate,  né  gì'  imprime  ver  un  ca- 
rattere. Nondimeno  essa  non  si  ri- 
pete; cotalchè  dove  un  abbate  sia 
promosso  o  traslocalo  ad  altra  alj- 
bazia,  non  rìceve  nuova  bcnetUzione. 


§• 


V.  Potere  degli  abbati. 


Secondo  la  regola  di  s.  Bencdcllo, 
avea  l'abbate, quanto  allo  spirituale  ed 
al  temporale,  ogni  soita  di  potere.  Era 


ABB 

bensì  obbligato  a  prender  consiglio 
dagli  anziani  ;  ma  poteva  non  seguirlo. 
Ciò  rendeva  il  suo  governo  monarchi- 
co, non  moderato  che  dalle  regole.  In 
seguito  la  sua  autorità  si  è  indebo- 
lita, e  le  più  recenti  congregazioni 
seguirono  un  governo  assai  confoi"- 
me  a  quello  dei  mendicanti,  dive- 
nendo triennali  gli  abbati  loro,  af- 
finchè non  potessero  rendersi  assolu- 
ti. Tali  diverse  forme  di  governo 
però  non  impedirono  che  nei  di- 
ritti spirituali  dell'  abbate  non  fosse 
quello  di  scomunicai'e  e  dispensare 
i  religiosi  secondo  lo  spirito  delle 
regole,  di  assolverli  dalle  ceusm-e  o 
concedere  ad  altri  un  tal  potere,  di 
riservare  i  casi  solamente  espressi  nel- 
la bolla  di  Clemente  VII,  data  il  26 
maggio  1593,  e  di  benedire  le  sup- 
pellettili della  chiesa  e  l' altare  del 
monastero,  non  già  i  calici,  né  tutto 
ciò  che  l'ichiede  l'unzione,  senza  per- 
missione del  Papa.  Secondo  il  con- 
cilio di  Trento  ed  il  diritto  comune, 
poteva  anche  dare  la  tonsura  ed  i 
quattro  ordini  minori  ai  regolai"!  a 
lui  soggetti  (non  mai  a'  regolai"!  non 
sudditi,  o  chiei'ici  regolari,  benché 
muniti  di  dimissorie  dei  loro  supc- 
l'iori),  sempre  però  che  fosse  in  pos- 
sesso di  mia  giurisdizione  quasi  epi- 
scopale ,  ovvero  che  ne  avesse  un 
privilegio  dalla  Santa  Sede.  —  Da 
ciò  nasce  che  gli  abbati,  o  prelati 
secolari,  anche  nidliiis  dicecesis,  non 
possono  conceder  dimissorie,  né  con- 
ferire ordini  minori,  e  mollo  meno  il 
suddiaconato,  o  dai"e  il  sacramento 
della  Confermazione.  Anche  quest'ul- 
timo divieto  ebbe  alcune  eccezio- 
ni. Sappiamo,  tra  gli  altii  esempi,  a- 
ver  Benedc-tto  XI 11  accordala  nel 
i-'.^G  aliabbale  d.  Leandro  Poivia 
de'  Cassinesi  di  s.  Paolo  in  uno  <ii 
suoi  successori  la  facoltà  di  con- 
ferire a"  [>ra]>iii  sudditi   la  cresima,  e 


AB  lì 

gli  ordini  minori  ai  propini  monaci; 
ed  aver  Benedetto  XIY  nel  1 744?  ^ol 
disposto  della  costituzione  Suprema, 
che  si  trova  nel  Bollarlo ,  accorda- 
to egual  privilegio  agli  abbati  del 
monastero  dell" Assunta  di  Rempten, 
nella  pro\nncia  di  Magonza,  tanto 
nel  loro  monastero  cpianto  nella  chie- 
sa di  san  Lorenzo  da  esso  dipen- 
dente, purché  fosse  conferita  ai  sud- 
diti della  giurisdizione  loro.  Per  gli 
abbati  del  monastero  di  Rempten 
fu  flitto  di  più  dallo  stesso  Be- 
nedetto XIV,  nel  1748.  Egli  die- 
de loro  facoltà  di  consacrare  la  chie- 
sa del  }>roprio  monastero  :  privilegio 
raro,  sebbene  non  nuovo,  siccome  il 
Pontefice  stesso  prese  a  dimostrare,  in 
una  lettera,  Ex  tiiis,  scritta  a  quel- 
l'abbate nell'occasione  che  in  Rem- 
pten pubblicossi  un  libro  intitolato 
Triumphus  Iriplex  Campidiinensis, 
nel  quale  si  spacciava  la  concessione 
fatta  a  quell'abbate  come  grazia  sin- 
golare ed  inaudita. 

Non  era  dato  all'  abbate  di  assol- 
vere dalla  scomunica  un  suo  reli- 
gioso che  avesse  battuto  im  eccle- 
siastico secolare,  senza  un  privile- 
gio, o  costume  legittimamente  pre- 
scritto. Senza  il  consenso  dei  religio- 
si aventi  voce  non  poteva  ricevere 
novizii,  farli  professare  e  pi'ovvedere 
a'  benefìcii  dipendenti  dal  monaste- 
ro; né,  qualora  non  avesse  ima  pie- 
na giurisdizione  episcopale  ed  un 
temtorio  nulliua  dìcecesìs  immedia- 
tamente soggetto  alla  Sede  Apostoli- 
ca, nemmeno  col  consenso  del  mo- 
nastero, gli  era  conceduto  di  aprir 
concorso,  esaminare  e  nominai'e  a 
benefìcii  parrocchiali,  come  si  racco- 
glie dal  concilio  di  Trento  (  Sess. 
XXIV,  e.  \?,.Dereform),  e  daUa 
costituzione  di  Pio  V,  In  conferen- 
dis  heneficiis  .  Oltracciò  non  avreb- 
be potuto  deporre  ad  niitum  i  prio- 


ABB  it 

ri  conventuali  eletti  dal  capitolo, 
ma  quei  soli  che  avesse  eletti  di 
propria  autorità. 

Rapporto  al  temporale,  1'  abbate 
può  contrattare,  vendere,  compera- 
re, affittare,  cambiare,  non  però  a- 
lienare  ed  ipotecare  i  beni  del  mo- 
nastero, né  rinunciare  ai  suoi  privi- 
legi ed  ai  suoi  benefìcii,  né  dispor- 
re a  proprio  talento  dei  risparmii 
fatti  fino  a  che  la  mensa  sia  co- 
mune cogli  altri  religiosi,  perocché 
non  n'é  padrone,  ma  dispensatore. 

§.  VI.  Diri  Iti,  prerogative  e  privilegi 
degli  abbati. 

r.  Gli  abbati  si  collocano  dai 
canonisti  immediatamente  dopo  i 
vescovi,  posto  pur  loro  assegiìato 
ne'  concilii ,  cpialora  non  intervenis- 
sero capitolaiinente  i  canonici  delle 
cattediali.  Del  pari  che  i  vescovi  , 
hanno  il  nome  di  prelati,  ed  essen- 
do stimati  gli  sposi  della  propria 
chiesa,  la  rendono  vedova  colla  mor- 
te loro. 

2.  Parecclù  abbati,  per  privilegio 
della  Santa  Sede,  hanno  come  i  ve- 
scovi il  diritto  di  portar  guanti,  a- 
nello ,  mitra  ,  sandali  ,  ed  il  baco- 
Io  o  bastone  pastorale.  Prima  di  Gio- 
vanni XIII,  dice  Francesco  Pagi  nel- 
la rita  di  questo  Papa  al  tomo  II, 
non  si  trova  che  sia  stato  concedu- 
to agli  abbati  l'uso  degU  oraamen- 
ti  pontificali  ;  ma  il  Mabillon,  in  Prx- 
fact.  p.  I.  sceculi  VI.  Benedici,  t. 
V.  ex  Spie.  Dacheriani  toni.  V. 
osserva  che  nel  970  Teodorico  ve- 
scovo di  Metz  ottenne  da  Giovanni 
XIII  a  favore  dell'  abbate  di  s.  Vin- 
cenzo di  ffLiella  città  l'uso  della  dal- 
matica e  de'  sandali.  Sappiamo  an- 
cora che  s.  Leone  IX  nel  1049 
accordò  lo  stesso  privilegio  all'abba- 
te del  monastero  di    s.    Remigio  di 


12  ABB 

lleims,  e  passando  nel  io5o  a  Mon- 
te Cassino,  lo  concedette  agli  abbati 
di  quel  proto-monastcì'o  in  mio  ad 
altre  insegne  vescovili  nelle  princi- 
pali festività  della  Chiesa.  Alessan- 
dro II,  nell'anno  1067,  concedè  l'u- 
so della  mitra  agli  abbati  di  s.  A- 
gostino  di  Cantoiijcry  in  Inghilterra, 
e  della  santissima  Trinità  della  Ca- 
va in  Napoli;  il  che  altresì  venne 
accordato  da  Papa  Urbano  II  agli 
abbati  di  Monte  Cassino  e  di  Clu- 
gny  in  Francia,  reclamando  indarno 
contro  cpielle  distinzioni  s.  Bernardo 
nell'epist.  XLII,  e  Pietro  di  Bloisnel- 
l'epist.  XC,  che  li  dicevano  segni  di 
soverchia  ambizione  (/^.  Bona,  Re- 
rum  Liturgie,  lib.  I,  cap.  XXIV  : 
IMai'tene,  De  antiq.  Ecelesiae  rilibus, 
lib.  I  ).  Mabillon,  see.  VI.  Bened.  p.  I 
riferisce  poi,  che  il  primo  abbate 
cui  siasi  da  Alessandro  II  nel  1047 
accordata  la  mitra,  sia  stato  Egelsino 
abbate  di  un  monastero  presso  Can- 
torbery.  Siccome  presentemente  vi 
sono  varie  sorta  di  mitra  (/^.  Mitra), 
così  non  tutti  gli  abbati  possono  ser- 
virsi delle  medesime,  essendo  essi 
riputati  più  o  meno  in  dignità  a  mi- 
siu'a  che  abbiano  la  mitra  piìi  o  meno 
ricca.  Contro  il  distintivo  della  mitra 
gravi  lamenti  mossero  i  vescovi,  sti- 
mando e  invasi  i  privilegi  loro,  e  tolta 
ad  essi  ogni  distinzione  ne'concilii  e  nei 
.sinodi.  Quindi  Clemente  IV  ordinò 
che  i  soli  abbati  esenti  portassero 
mitre  ricamate  in  oro,  e  bianche  i 
non  esenti,  dovendo  essere  riservate 
ai  vescovi  le  mitre  ingioiellale  ed  ac- 
cerchiate d'  oro  e  d'  argento  (  V. 
la  costituzione  XVII  di  Papa  Cle- 
mente IV).  Tuttavolta  in  Italia  ed 
in  Ispagna  v'ebbero  abbati  col  di- 
ritto di  usar  la  mitra  preziosa  nei 
concilii  e  nei  sinodi,  anche  in  pre- 
senza dei  vescovi.  Anastasio  IV  noi 
Ji53  concesse  all'abbate  di  Corvvei 


ABB 

in  Sassonia,  sua  vita  durante,  1  uso 
dell'  anello  ;  ed  il  suo  successore  A- 
driano  IV  vi  aggiunse  il  permesso 
dell'uso  de'  sandali,  e  della  dalmati- 
ca. V.  Anello  degli  Abbati. 

3.  L' uso  della  mitra  e  del  ba- 
stone pastorale  (  V.  Bagolo  )  non 
è  accordato  agli  abbati ,  che  nelle 
proprie  chiese  ;  siccome  in  esse  sol- 
tanto possono  benedire  solennemen- 
te dopo  la  messa,  dopo  i  vcspcri  e 
dopo  il  mattutino.  Apposite  permis- 
sioni della  Santa  Sede  dictlei'o  non- 
dimeno ad  alcuni  abbati  il  privile- 
gio di  portar  la  mitra  e  la  croce,  e 
di  benedire  anche  in  altre  cliiese, 
in  altri  tempi,  e  nelle  processioni 
Hiori  del  l'ccinto  delle  chiese  loro: 
privilegio  che  tra  gli  altri  concedet- 
te Urbano  III  all'abbate  della  chie- 
sa Lateranense  a  Roma  {e.  jdbbates, 
de  privilcgiisj  tit.  7.).  Però  senza  u- 
na  peculiar  permissione  del  Papa  non 
potrebbero  gli  abbati  dar  la  benedi- 
zione in  presenza  di  qualche  vesco- 
vo od  altro  prelato  supcriore,  né 
senza  uno  special  privilegio  potreb- 
bero darla  al  modo  dei  vescovi , 
tanto  nelle  loro  chiese,  che  fuori.  Ciò 
viene  loro  vietato  da  un  decreto  del- 
la sacra  Congregazione,  24  agosto 
1609.  Babbosa,  De  jur.  eccl.  n.  4^ 
e  seg. 

4.  Vi  sono  degli  abbati  regolari 
ai  quali  i  Papi  hamìo  accordato  di 
portare  gli  abiti  distintivi  dei  vesco- 
vi, come  il  rocchetto  e  la  mantellel  la, 
conservando  sempre  il  colore  del  lo- 
ro ordine.  In  Francia  i  vescovi  dis- 
apjii'ovaiono  negli  abbati  coninien- 
clatarii  quei  distintivi,  ed  il  clero  ra- 
dunato nel  1645  fece  un  regola- 
mento in  proposito;  ma  non  ebbe 
esecuzione,  e  tutti  gli  abbati  com- 
mendatarii  indistintamente  portarono 
il  rocchetto. 

5.    Senza    un   privih-gio    speciale 


usar  non  possono  gli  aljbati  del  bal- 
tlacchino,  nò  avere  una  callodra  col- 
locata ed  eretta  in  vicinanza  ali  al- 
tare: il  che  non  è  loro  permesso 
che  nelle  tre  o  cp.iattro  fèste  nelle 
quali  ofllciano  solennemente. 

Presentemente,  riguardo  ai  diritti, 
prerogative  e  distintivi  degli  abbati, 
si  deve  ossci'\'are  sovra  tutto  il  de- 
creto della  sacra  Congregazione  dei 
Riti  approvato  da  Alessandro  VII  il 
di  27  settembre  iGTp,  e  la  costitu- 
zione  Commissi  di  Benedetto  XIII. 

6.  Gli  abbati  di  Monte  Cassino, 
appartenendo  a  r[uel  monastero  don- 
de tutti  gli  ordini  monastici  ricono- 
scono la  loro  origine,  fin  dal  5io,  si 
chiamavano  abbati  degli  abbati.  Cn 
tal  titolo  volevasi  arrogare  anche 
Ponzio  nobile  fi-anccse  de'  conti  Mar- 
giolesi,  monaco  ed  abbate  di  Clugny, 
il  quale  abbagliato  dal  sostencx'e  la 
prima  dignità  in  quel  famoso  mo- 
nastero, i  cui  ministri  dell'altare  per 
indulto  pontifìcio  nelle  domeniche  e 
nei  giorni  solenni  si  comunicano  sot- 
to il  rito  d'amendue  le  specie,  inti- 
tolossi  Ponzio  abbate  degli  abbati, 
titolo  che  gli  fu  negato.  Divenuto 
poscia  insoffribile  al  monastero  per 
la  sua  superbia  e  pel  despotismo,  do- 
po due  anni  fu  costretto  a  rinunzia- 
re al  governo  del  monastero  (  an. 
\  111),  anzi  cacciato  a  forza,  fu  inol- 
tre dal  Pontefice  Onorio  II  scomu- 
nicato e  deposto  da  tutte  le  dignità. 
Né  volendo  sottoporsi,  chiuso  in  una 
fortezza,  finì  i  suoi  giorni  nel  1 1 26, 
come  ci  assicm-a  il  Mabillon,  contro 
il  cjuale  il  p.  ab.  Bacchini  pretende 
che  morisse  in  concetto  di  santità, 
e  che  in  un  antico  martirologio  be- 
nedettino si  leggesse  il  suo  nome 
col  titolo  di  santo:  martirologio  pe- 
rò della  cui  fede  il  Pagi  dubita 
grandemente.  Gli  abbati  di  que- 
st'  ordine   godevano    speciali   privilc- 


ABB  i3 

gi.  Tra  gli  altri,  potevano  dare  le 
bcjiedizioni  clic  ricliiedono  la  sa- 
cra unzione,  e  portare  intanto  la 
mitra. 

7.  Tra  i  Papi  assai  ve  ne  furo- 
no che  appartennero  agli  ordini  Be- 
nedettini ed  ai  canonici  Latcranen- 
si,  ed  altri  molti  che  furono  abbati. 
I  Benedettini  ne  annoverano  trenta, 
altrettanti  i  Lateranensi;  però  non  si 
saprebbe  precisare  il  numero  degli 
uxìi  e  degli  altri,  giacché  i  Benedet- 
tini fuggiti  neir  invasione  dei  Goti 
da  Monte  Cassino  ripararono  presso 
i  canonici  regolari  :  onde  coabitan- 
do insieme  e  hmgamente  quei  due 
ordini,  contano  i  medesimi  Pontefi- 
ci fra  i  religiosi  loro.  Nel  numero  degli 
abbati  assunti  al  Pontificato  meritano 
menzione  Eugenio  III,  del  1 145,  ed 
Urbano  V  del  1 3 1 2,  i  quali  non  ostan- 
te che  non  fossero  cardinali,  furono 
esaltati  al  Papato.  Fra  gli  antipapi 
se  ne  contano  tre  che  furono  abbati, 
Filippo  nel  768,  Silvestro  IV  o  Mai- 
gnulfo  nel  1102,  e  Calisto  III  nel 
1167. 

8.  Anticamente  tutti  gli  abbati  re- 
golari delle  venti  abbazie  privilegia- 
te di  Roma  assistevano  al  Sommo 
Pontefice  quando  celebrava  pontifi- 
calmente. Gli  abbati  mitrati,  che  ora 
assistono  alle  cappelle  pontifìcie  e 
pontifìcaU  [V.  Cappelle  Pontificie), 
vi  si  recano  vestiti  di  sottana,  fascia, 
mantelletta,  mozzetta  del  colore  del 
loro  ordine,  ci'oce  ed  anello,  e  quan- 
do devono  assumere  i  paramenti  sa- 
gri si  vestono  di  cotta,  amitto,  pi- 
viale di  seta  con  galloni  d'oro,  e 
mitra  di  tela  bianca  :  prendono  po- 
sto dopo  i  vescovi ,  sono  preceduti 
dal  prelato  commendatore  di  s.  Spi- 
rito, che  usa  le  insegne  abbaziali, 
e  nel  recarsi  al  trono  pontificio  per 
ricevere  le  candele ,  le  ceneri ,  le 
palme,    gli    Jgnus  Dei j   o   prestare 


i4  AB?, 

obbedienza,  bacinuo  il  piede  al  Som- 
ino  Pontefice. 

f).  Siccome  im  Papa,  il  quale  al 
momento  della  elezione  fosse  vesco- 
vo, non  è  costretto  a  spogliarsi  del 
vescovato  ;  così  imo  che  dall'  essere 
abbate  fosse  promosso  a  vescovo  può 
conservare  anche  K  abbazia.  Stefano 
IX,  detto  X,  fatto  Pontefice  nel  io57, 
sebbene  ratificasse  in  Monte  Cassi- 
no la  elezione  di  Desiderio  de'  Conti 
di  Marsi  in  abbate  di  quell'  insigne 
proto-monastero,  ritenne  quella  ca- 
rica di  cui  era  insignito  prima  di 
essere  esaltato  al  soglio,  come  testi- 
fica Leone  Ostiense  nel  libro  II  ca- 
po q8  della  Cronaca  Cassinense.  Lo 
stesso  Desiderio  elevato  al  Papato 
nel  1086  col  nome  di  Vittore  III, 
non  volle  che  si  creasse  nuovo  ab- 
bate di  IVIonte  Cassino  perchè  visse 
ritenendo  il  governo  deli'  abbazia. 
Finalmente  Pio  VI,  Brasclii  ,  eletto 
nel  1775  conservò  r  abbazia  di  Su- 
biaco  da  lui  innanzi  governata. 

§.  VII.  Deposizione  degli  abbati. 

Gli  abbati  soggetti  immediata- 
mente alla  Santa  Sede  non  possono 
esser  deposti  che  dal  Papa.  Quelli 
non  esenti  possono  esserlo  dal  ve- 
scovo, e  gli  abbati  regolari  dai  loro 
superiori  maggiori  o  dai  loro  capi- 
toli generali.  Lo  stesso  avveniva  per 
le  abbadesse.  Per  ciò  che  spetta  ai 
motivi  della  deposizione  degli  abbati, 
ve  ne  sono  due  principalmente  e- 
spressi  nel  Diritto,  cioè  pertinacia  al 
concubinato  pubblico,  e  dissipazione. 
Gii.REP.T,   Inslit.  erclea.  p.    368. 

AP>BATI.  Specie  di  Valdesi,  i 
rpiali  sul  declinare  del  secolo  XIV 
aveano  infestato  1  Italia,  dandosi  in 
preda  ad  ogni  maniera  di  brutali- 
tà. Per  buona  ventura  questa  setta 
non   ebbe  lunga  durata. 


ABB 
ABBAZIA,  cioè    r  aggregato   dei 
religiosi  e  dell'abbate,  o  i  monaste- 
ri, o  le  possidenze  governate  dall'ab- 
bate, ovvero  dall'abbadessa.  In  Inghil- 
terra ci  avea  ventiquattro  alibazie  con 
giurisdizione  episcopale,  e  nove  cat- 
tedrali, come  abbiamo  dal  Warthon 
nella  sua  Anglia  sacra,  nelle  qua- 
li chiunque  de' rispettivi  monaci  fosse 
stalo  eletto  abbate,  era  lo  stesso  che 
fosse  stato  eletto   vescovo   di    quella 
badia.  Anche  in  Germania  se  ne  con- 
tavano di  celebri.  La  prima  e   più 
celebre  abbazia  era  quella    di    FiJ- 
da    eretta  da    san  Bonifacio    legato 
Pontifìcio,  nell'anno  744»  ^  ^'^  Car- 
lo ]Magno  aumentata.  L'abbate  era  il 
primate    degli     abbati  dell'  impero , 
cancelliere   perpetuo    dell"  imperato- 
re, principe  del  sagro  Romano  im- 
pero ,  e    sovrano  d' un  piccolo  stato 
fra  r  Assia  ,  la  Franconia  e  la  Tu- 
ringia    (  V.   Fulda  ).   Celebri  e    di- 
stinte  prerogative     ebbero    pure    le 
possenti  abJDazie   del  proto-monaste- 
ro   di    IMonte   Cassino,    di  Clugny , 
di    s.    Dionisio,    di   s.    Gallo    nella 
Svizzera,  di  Westmeinster  in  Inghil- 
terra ,    di    Nonantola ,  di   Melk ,    di 
Chiaravalle,  di  Cistello,  della  Certosa, 
di  Farfa,  di  Grottaferrata,  di  Subiaco, 
della    santissima    Trinità    della    Ca- 
va, della  santissima  Trinità  di  Bron- 
dolo,  di  Corwei,  di  Casaure,  di  Metz, 
di  Murano,  di  Casamare  nella   dio- 
cesi di  ^  eroli.  Ora  di  queste,  par- 
te   esistono ,    e  parte   sono  soppres- 
se, come  si  potrà    vedere  ai    rispet- 
ti \'i  loro  articoli.  Le  venti  abbazie  pri- 
vilegiate di  Roma  erano  le  seguenti  : 
S.  Cesai'eo,  s.  Gregorio  al   Clivo  di 
Scauro,    s.    Mai'ia    dell'  Aventino,    s. 
Alessio,  s.  Prisca,  s.  Saba,  s.  Pancra- 
zio, s.    Silvestro    in    Campo    Maivcj, 
s.   Maria  in  Campidoglio,    s.  Biagio 
pi'csso  il  palazzo  di   Traiano,  s.  A- 
Sfata  in  Subin-ra,  s.  Lorenzo  in  Pane 


AliB 
(•  Perna,  s.  Tommaso  in  Formls,  s. 
Biagio  della  Pagnotta,  santissima  Tri- 
nità degli  Scozzesi,  s.  Valentino,  s. 
Maria  in  Castello  aureo,  s,  I\Iaria  in 
Pallai'a,  s.  Cosimo  e  Damiano  in  Tras- 
tevere, e  s.  Maria  in  JVIonastero. 

In  Francia  tutte  le  abbazie  d' uo- 
mini tanto  titolari  come  in  commen- 
da erano  di  nomina  del  re,  eccet- 
tuate quelle  che  appartenevano  ai 
capi  d' ordine  (K.  Abbate),  come 
Clugny,  Premontile,  Grammont,  le 
Val-des-Ecoliers,  s.  Antonio  nel\ien- 
nese,  Cistello  colle  quattro  abbazie  di- 
pendenti, le  quali  avevano  conservato 
il  diritto  di  elezione.  Un  egual  diiitto 
ebbero  le  cinque  abbazie  dette  di  Clie- 
zal-Benoit  nel  Berry  e  quella  di  s.  Ge- 
noveffa di  Parigi  per  la  l'itbrma  intro- 
dottavi dal  cardinal  de  la  E.ochcfou- 
cault  ultimo  abbate  commendatario. 
In  questo  regno  furono  celebri  le  ab- 
bazie Rochelle,  Lucon  Alcth,  Vabres, 
Castres,  Tulle,  Condon  e  Pamiers, 
le  quali  pel  concorso  di  più  fami- 
glie ,  ben  accolte  da'  monaci ,  colla 
fabbrica  di  molte  case  intorno  a' mo- 
nasteri, ci'cbbero  talmente,  che  giun- 
sero ad  essere  rinomate  città  ed  il- 
lustri sedi  vescovili,  come  può  ve- 
dersi agli  ai'ticoli  che  le  riguardano. 

Le  immense  ricchezze  godute  dal- 
le abbazie  furono  cagione  di  molti  la- 
menti per  parte  degli  economisti  del 
secolo  trascoi'so.  Si  credeva  perduto 
ciò  che  non  era  in  mano  de'  laici  ; 
ma  l'effetto  ha  provata  la  falsità  di 
que' sistemi.  Uomini  che,  abbando- 
nando gli  agi  paterni,  cercavano  nel- 
la solitudine  delle  badie  le  consola- 
zioni della  pregliiera  e  dello  studio  ; 
sciolti  com'erano  da  ogni  vincolo  di 
famiglia,  di  altro  approfittare  non 
potevano  se  non  di  quanto  è  neces- 
sarìamcnlc  richiesto  alla  esistenza. 
Tutto  il  di  più  andava  a  rifluire 
sulla  società. 


ABB  ,5 

Chi  di  fatti  ha  rese  colte  lan- 
de sterminate?  t:lii  eresse  làbbriehe 
sontuose  ?  Chi  fé'  uscire  alla  lu- 
ce opere  somme  in  ogni  genere 
di  scienza  ?  I  monasteri  in  genera- 
le ;  ma  più  in  pai'ticolare  quelli 
regolati  dagli  abbati ,  i  Cassinensi , 
i  Benedettini ,  ecc. ,  siccome  quelli, 
uilìcio  dei  (piali  era  rendere  gentile 
appmito  in  ogni  guisa  l' lunanità . 
Quindi  a  qual  prò  que'  lamenti  ? 
Qual  danno  la  società  ne  risentiva  ? 
Che  anzi,  a  qual  punto  saremmo  di 
presente  nella  civiltà,  senza  que'  mo- 
naci utilissinìi  ?  Lo  pensi  chi ,  solo 
osservando  qualche  disordine  isolato, 
non  lo  mette  in  rapporto  con  tut- 
ta la  progressione  dei  beni,  e  con- 
templa un  istante,  ])crchè  ti-oppo 
gli  costerebbe  fatica  l' esaminare  la 
infinita  serie  dei  passati  tempi  in 
tutte  le  menome  relazioni,  f^.  Mo- 
nasteri, 

ABBONE,  o  ALBONE  (s.)  abbate 
del  monastero  di  Flem'y,  venerato 
eziandio  qual  martire,  nacque  ver- 
so la  fine  del  secolo  X.  Dedicatosi 
con  ardore  allo  studio  di  tutte  le 
scienze,  si  rendette  celebre  nelle  scuo- 
le di  Parigi  e  di  Reims,  A  dir  il 
vero  però,  crebbe  in  estimazione 
maggiormente  per  la  sua  virtù,  che 
per  la  dottrina.  Eletto  abbate  del 
monastero  sopraccennato,  sostenne 
con  forte  animo  i  diritti  del  proprio 
Ordine  contro  le  pretensioni  dei  ve- 
scovi di  quel  tempo.  Accusato  per 
ciò  di  alcime  violenze  verso  i  suoi 
persecutori ,  indirizzò  im'  apologia 
ai  re  Ugo  e  Roberto,  in  cui  difen- 
de se  medesimo  e  i  privilegi  dei 
monaci.  Qualche  tempo  dopo  inti- 
tolò agli  stessi  re  una  raccolta  di 
canoni  sui  doveri  de'  principi  e  dei 
sudditi,  Roberto  lo  trascelse  per- 
chè trattasse  col  Papa  cose  impor- 
tantissime alla  Francia,  e  ne  rimase 


i6  ABB 

ili  vero  conlento.  Moderatore  della 
interna  disciplina  del  monastero,  si 
fé'  conoscere  al  di  fuori  altresì  co- 
me pacillcatore  de'  prossimi  :  anzi 
mentre  componeva  un  dissidio  tra 
i  suoi  domestici  e  i  Guasconi,  tra- 
fitto con  lancia  da  uno  di  questi 
ultimi,  cessò  di  vivere  nel  1004.  La 
sua  festa  sì  ne'  martirologi  di  Fran- 
cia, sì  in  ([uello  de'  Benedettini  è  se- 
gnata ai  i3  di  novcmljre.  Molte  o- 
pere  di  s.  Abbone  perirono;  abbia- 
mo di  lui  :  Raccolta  di  lettere  pub- 
blicata nel  1687  ad  una  col  Ce- 
dex canonum  vet.  e  1'  apologiaj  un 
Compendio  delle  vite  dei  Papi  stam- 
pato in  Magonza  nel  1602;  di  più 
la  %ita  di  s.  Edemondo  re  d'  bigliil- 
tcrra,  ed  altri  scritti  contro  gli  er- 
rori ]iopolari  de'  suoi  tempi. 

ABBREVIATORI  ni  parco  mag- 
giore K  MiivoRE  (Collegio  Prelati- 
zio). Gli  Ahbreviatori  formano  un 
collegio  prelatizio,  e  così  si  deno- 
minano dallo  scrivere  che  facevano 
con  parole  abbreviate  gli  estratti  del- 
le suppliche,  e  per  extensian  le  mi- 
nute delle  lettere  apostoliche. 

Si  divid'nano  in  Ahbreviatori  di 
parco  maggiore  e  di  parco  mino- 
re, dal  luogo  così  detto  della  can- 
celleria ,  do^■c  si  radunavano  per 
iscrivere,  chiamato  Parco.  Gli  Ab- 
lircviatori  di  parco  maggiore  sono  in 
numero  di  dodici,  e  furono  costituiti 
in  collegio  dal  Sommo  Pontefice  Pio 
II,  Piccolomini,  sancse,  eletto  nel 
1 4'>8,  e  rinnovati  da  Sisto  IV,  della 
Rovere,  del  i/l'/i,  coli' autorità  della 
Bolla  XVI,  Divina.  JN"  è  reggente  il 
primo  ministro  della  cancelleria  Ajio- 
«lolica ,  che,  come  luogotenente  del 
Cardinale  vice-cancelliere,  distribuisce 
le  suppliche  per  turno  agli  Ablirevia- 
tori  di  parco  maggiore  per  la  conijii- 
Inzionc  delle  mimile  relali^ amente 
necessarie.  Formano  gli  Abbreviato- 


ABB 
li  un  tribunale,  e  decidono  i  dul^bii 
sulle  formule  e  sulle  clausole  delle 
bolle,  sui  decreti  in  esse  aggiunti,  e 
sul  pagamento  degli  emolumenti,  co- 
me dice  il  Cardinal  de  Luca,  Rcla- 
tio  Carice  Romance,  Disc.  XLIV.  /^. 
Cancelleria. 

Pel  disposto  della  costituzione  Ro- 
mani Pontificis,  emanata  nel  161. 5 
da  Paolo  V,  nel  collegio  degli  Aj)- 
brcviatori  di  parco  maggiore,  i  sette 
più  anziani  godono  maggiori  emo- 
lumenti, ed  hanno  i  privilegi  dei 
prelati  l'cferendarii  di  amendue  le 
segnature.  Essi  avevano  per  lo  in- 
nanzi anche  la  parte  di  pane  e  vi- 
no del  palazzo  Apostolico.  I  loro  be- 
nefici i  vacano  in  ciu'ia  (vacant  in 
curia),  benché  muoiano  fuori  di  Ro- 
ma ,  come  dall'  Extravag.  Commwi. 
cap.  ex  debito.  4- 

Gli  Ahbreviatori  di  parco  mino- 
re, avc^'ano  pochissime  incombenze, 
e  solo  coadiuvavano  fpielli  di  pai'co 
maggiore  nell'estensione  delle  lettere 
Apostoliche. 

Il  collegio  degli  Abbreviatori  era 
un  tempo  composto  di  settantaduc 
persone.  Le  principali  erano  dodi- 
ci di  parco  maggiore,  e  ventidue 
di  parco  minoi'c;  tutti  gli  altri,  di 
minor  dignità,  venivano  deputati  alla 
prima  revisione  delle  lettere  che  si 
spedivano  in  cancelleria,  e  che  do- 
veano  essere  sottoscritte  necessaria- 
mente da  uno  de'  dodici  Abbrevia- 
tola ,  siccome  avverte  il  Corrado , 
Prax.  dispens.  lib.  2.  cap.  Vili. 
Le  minute  delle  bolle  fatte  dal  irre- 
lato di  parco  maggiore,  a  cui  s|)et- 
tano  per  turno,  si  passano  ad  altio 
A  librevialore,  perchè  le  riveda,  e,  ri- 
viste, si  consegnano  allo  scrillore  del- 
la bolla. 

Gli  Abbreviatori  dell"  uno  e  del- 
l'altro parco  erano  famigliari  e  com- 
mensali ,    cioè    assi>leiili    al     pianz»» 


ABB 

del  Papa,  nobili,  e  conti  palatini  : 
potevano  in  altri  tempi  creare  dot- 
tori con  privilegi  di  università,  di- 
chiarar nobili  tre  persone,  creare 
cavalieri  dello  speron  d'oro,  con  mol- 
ti altri  privilegi  concessi  dal  Pon- 
tefice Leone  X,  Medici,  nel  l 'ìi  i  3, 
in  virtìi  della  costituzione  Stimmi. 
Della  istituzione,  numero  ed  ufllzio 
degli  Abbreviatori  scrissero  il  Ciam- 
pini,  De  Abhrevialoribus  de  Parco 
majorij  il  Cohelli,  in  cot.  Casd.  cap. 
XXI Ij  Van-Espen,  De  Juribus  Ec- 
clesios  unii',  pars  I ,  tit.  XXIII,  ed 
altri  rammentati  dal  Riganti,  Com- 
ment.  ad  Reg.  Cancellar.  Degli  uf- 
fizii,  che  esercitano  gli  Abbreviatori 
nelle  funzioni  Papali,  tratta  il  Can- 
cellieri ne'  suoi  Possessi,  Pontijìcali 
e  Cappelle. 

Fra  i  vacabili,  che  formavano 
r  appannaggio  del  Cardinale  vice-cau- 
ccUiere  di  santa  Chiesa,  che  rasse- 
gnava di  piena  podestà,  prima  che 
Innocenzo  XI,  nel  1679,  li  abolisse, 
si  contavano  quindici  Abbreviatori 
del  parco  minore,  e  sei  del  parco  mag- 
giore.   V.  Vacabili. 

Benedetto  XIV,  Lamherlini,  bolo- 
gnese, nell'anno  i  740, primo  del  suo 
pontificato,  a'  2  3  settembre,  in  for- 
za della  costituzione  Maximo,  pres- 
so il  tomo  I  del  suo  Bollano,  conce- 
dette agli  Abbreviatori  l'uso  del  cor- 
done paonazzo  nel  cappello  anche 
dopo  aver  lasciato  l'  uffìzio.  Gli  Ab- 
breviatori usano  r  abito  prelatizio 
cioè  calze,  sottana,  fascia  e  mantel- 
letta  paonazza,  rocchetto  e  cappa 
nelle  funzioni  ecclesiastiche.  Nelle  Cap- 
pelle Papali  (Vedi)  han  luogo  do- 
po i  votanti  di  segnatura,  e  ne'  pon- 
tificali porgono  con  i  votanti  stessi 
i  paramenti  sacri  al  Sommo  Pon- 
tefice. Però  in  tutte  le  fìmzioni,  che 
si  fanno  dal  Papa,  come  la  proces- 
sione del   Corpus  Domini,  e  i  pon- 

VOL.    I.  ~ 


ABB 


17 


tificali,  e  quando  i  Cardinali  assumo- 
no i  paramenti,  gli  Abbreviatori,  in 
vece  ilella  cappa,  indossano  sul  roc- 
chetto la  cotta.  —  f^.  Statuti  e  re- 
gole del  collegio  degli  Abbreviatori 
di  minor  residenza,  Roma  1752, 
ed  il  Ciampini  citato.  De  Abbreviai, 
de  Parco  majori,  sive  Assistcnt.  S. 
R.  E.  Vice- Cancellano  in  littera- 
rtim  Apostolicarum  expeditionibus 
ecc..  Disse rtatio  Ilistorica,  Romae 
1669,  et  Compendiaria  nolitia  Ab- 
breviatoris  de  Curia,  ih.    i6q6. 

Questo  rispettabile  collegio,  che 
vanta  tanti  uomini  celebri  e  Cardi- 
nali, fi'a  i  quali  Lodovico  Podocataro 
del  i5oo,  che  comperò  per  5oo 
fiorini,  da  bolognini  settantadue  l'uno, 
il  posto  di  Abbreviatoi-e  di  parco  mi- 
nore, si  pregia  pure  che  a  lui  ap- 
partenessero diversi  Pontefici,  fra  i 
quali  Paolo  V,  ed  Urbano  VIII. 


Oggidì 


il  collegio  degli  Abbrevia- 


tori  di  parco  maggiore  deve  assiste- 
re al  solenne  pontificale,  che  annual- 
mente si  fa  nella  chiesa  di  s,  Pie- 
tro Montorio  in  onore  dei  santi  a- 
postoli  Pietro  e  Paolo. 

Il  collegio  degli  Abbreviatori  di 
parco  minore  però  più  non  esi- 
ste. Gli  Abbreviatori  di  parco  mag- 
giore si  riuniscono  tuttora  nelle  sa- 
le della  cancelleria  Apostolica,  e  ri- 
siedono neir  antico  parco.  Sono  ri- 
dotti al  numero  di  undici,  i  quali 
rivedono  ancora  col  mezzo  del  loro 
sostituto  le  bolle  Apostoliche,  e  le 
sottoscrivono  in  nome  del  Cardinal 
vice-cancelliere.  P^.  Riganti,  Comm. 
alla  regola  di  Cancelleria,  tomo  IV. 
pag.    169. 

ABBREVIATORI  di  curia.  Ol- 
tre gli  Abbreviatori  di  parco  mag- 
giore e  minore,  nella  Dateria  Apo- 
stolica esiste  un  apposito  officio  per 
la  spedizione  di  alcune  bolle,  com- 
posto dal  Cardinal  pro-datario,  dal 
3 


i8  ABD 

jnelato  Abbreviatore  di  Curia,  da 
un  sostituto,  e  da  uno  scrittore  se- 
greto. La  estensione  delle  bolle  per 
\ia  di  curia,  spetta  di  diritto  a  mon- 
signor Abbreviatore  di  Curia,  o  per 
esso  al  suo  sostituto.  L' Abbreviato- 
re  di  Curia  però  non  appartiene, 
né  ha  luogo  nel  collegio  di  parco 
maggiore. 

Le  bolle,  che  si  spediscono  da 
queir  officio,  sono  quelle  che  tratta- 
no sulle  leggi  e  sulle  costituzioni 
pontificie,  come  quelle  delle  Cano- 
iiizzazioni  de  santi,  ed  altre  ma- 
terie di  mota  proprio  del  Sommo 
Pontefice,  come  la  bolla  sulla  pro- 
mulgazione deir  Anno  santo.  Que- 
sta ,  r  Abbreviafore  nella  mattina 
dell'Ascensione  in  cui  per  la  pri- 
ma volta  si  pubblica,  vestito  in  a- 
bito  prelatizio  e  cappa,  suol  legge- 
re nella  sala  regia  del  palazzo  A- 
postolico,  presente  il  Papa,  il  sa- 
cro Collegio,  e  la  Corte  pontificia. 
Si  spediscono  eziandio  nel  predetto 
olìjcio  le  bolle  per  cose  risguardan- 
ti  i  nipoti  del  Papa,  od  altri  :  co- 
sa che  viene  accordata  in  via  di 
specialissima  grazia.  Le  bolle  di  tal 
surta  si  stendono  dallo  scrittore  a 
ciò  deputato,  che  si  chiama  Scrit- 
tore segreto,  e  dopo  il  solito  sigillo 
della  Cancelleria  apostolica,  si  sot- 
toscrivono dall'  Abbreviatore  di  Cu- 
lia,  quindi  dai  Cardinali  pro-data- 
rio, e  segretario  de'  brevi,  e  si  re- 
gistrano nella  Segretaria.  P^.  il  Car- 
dinal de  Petra,  Covimentaria  ad 
Apostolicas  constitutiones ,  tomo  I 
pag.  6.  n.  5,  Venetiis  1 793,  e  gli 
articoli  Anni  santi,  e  Dateria  ai'o- 
stolu:a. 

AbDAS  (s.),  vescovo  di  Cascar 
ncila  Caldea,  visse  nel  secolo  IV  ai 
tempi  del  re  Sapoi-e  li,  e  nel  GQ>."  an- 
no del  regno  di  lui  morì  martire  ili 
G.  C.  Fu  ucciso  in  un   \cnerdì,  i5 


ABE 
del  mese  di  Yar,  che  corrisponde  al 
nostro  maggio.  Ai  16  del  mese  stes- 
so se  ne  celebra  la  memoria. 

ABDERA  [Abderitan.).  Vescovato 
in  partibus  nella  Tracia,  suffiaga- 
neo  della  metropoli  di  Filippi,  E 
molto  antica  la  fondazione  di  questa 
città,  che  venne  altresì  detta  Clazo- 
mene.  Fu  patria  di  celebri  filosofi, 

ABDIA  di  Babilonia.  Autore  a- 
pocrifo  di  una  storia  del  combat- 
timento degli  apostoli.  Vantasi  di 
aver  veduto  G,  C,  medesimo,  tU 
essere  stato  testimonio  di  alcune  a- 
zioni  degli  apostoli,  di  aver  accom- 
pagnato in  Persia  gli  apostoli  s.  Giu- 
da e  s.  Simone,  e  di  essere  stato 
ordinato  da  essi  primo  vescovo  di 
Babilonia.  Le  frequenti  contraddi- 
zioni della  sua  storia  manifestano 
Abdia  per  un  aperto  impostore, 

ABDICAZIONE .  Sotto  questo 
nome  s' intende  l' atto,  per  cui  al- 
cuno fa  una  semplice  e  pura  ri- 
nuncia alla  sua  carica.  E  però  essa 
differisce  dalla  Rassegna,  la  quale  si 
fa  in  favore  di  un  terzo. 

ABDJESUS,  o  HEBEDJESUS 
(s,)  vescovo  di  (^iascar  nella  Caldea, 
nominato  nel  menologio  dei  Greci 
a'  16  maggio,  subì  il  martirio  in 
Persia  sotto  il  re  Isdegerdo. 

ABDONE  (s.)  persiano,  martire, 
venne  a  Roma  con  s.  Scneno  suo 
concittadino,  mentre  Decio  vi  per- 
seguitava i  fedeli,  nel  iSo.  Furono 
sottoposti  ambidue  a  vari  tormen- 
ti, ed  in  mezzo  a  quelli  lasciarono  da 
generosi  la  vita.  Fa  di  essi  menzio- 
ne l'antico  calendario  di  Liberio,  v 
son  ricordali  eziandio  in  molli  mar- 
tirologi. La  festa  loro  si  riporta  al 
dì  3o  luglio. 

ABECEDARII.  Eretici  che  disce- 
sej-o  dagli  anabattisti.  Pretendevano 
costoro  che  ])er  saKarsi  tosse  d  uopo 
non  sa]>cr    ne    leggere,    uè    scrivere 


ABE 

aii7Ì  iK'iipiir  conoscere  le  prime  let- 
ture dell  alfabeto  ;  da  ciò  ne  venne 
il  loro  nome.  Ve  n'ebbe  molti  in  Aie- 
magna.  L'  error  di  costoro  nasceva 
dal  principio  ili  Lutero  ,  che  ogni 
privato  è  giudice  del  vero  senso  del- 
lii  Scrittm'a  senza  ricorrere  al  magi- 
stero della  Chiesa  e  dei  Padri.  Stoik, 
discepolo  di  Lutero,  aggiugneva,  che 
Iddio  è  quegli  stesso  che  illumina 
(lei  vero  senso  ogni  fedele  partico- 
larmente; quindi,  che  lo  studio  delle 
lettere  distraeva  dall'  udirne  la  voce, 
e  per  conseguenza  chi  attendeva  ad 
esse  lettele  trovavasi  in  grave  peri- 
colo   della  salute. 

Ar»ELA,()  ABILA.  Città  vescovile 
della  tliocesi  di  Crerusalcmme.  Sem- 
bra ({uella  medesima  Abila  di  lìa- 
tiinea,  di  cui  fa  menzione  il  dottore 
santo  Girolamo.  E  fama  che  sia  sta- 
ta presa  da  Antioco. 

AIjELAPiDO  Pietro, religioso  del- 
l' ordine  di  san  Benedetto,  e,  secon- 
do altri,  canonico  regolare.  Nacque 
nel  1079  a  P^lfiis,  piccolo  borgo  tre 
leghe  distante  da  Nantes  nella  Bret- 
tagna, del  quale  Berengario  suo  pa- 
dre era  signoie.  Ninna  cura  rispar- 
miarono i  suoi  genitori,  onde  colti- 
varlo ne'  buoni  studii.  L'amore  che 
ci  pose  in  essi  gli  fé'  ben  presto 
al)bandonare  il  mestiere  delle  armi, 
a  cui  si  era  in  sulle  prime  dedicato; 
onde,  ceduto  ai  fratelli  il  diritto  di 
primogenitura  ed  i  beni  paterni,  si 
mise  a  studiare  l'eloquenza,  la  Ilio- 
sofìa,  la  giurisprudenza,  la  teologia, 
le  lingue  ebraica ,  greca  e  latina. 
Tutto  in  breve  tempo  gli  divenne 
famigliare,  benché  si  applicasse  prin- 
cipalmente alla  fìlosolla  scolastica. 
Reso  esausto  il  saper  de'  dotti  pro- 
fessori della  Brettagna,  passò  a  cer- 
care altii  maestri  nella  vmiversilà  di 
Parigi.  Fra  i  piìi  celebri  professo!  i 
di  essa  conta  vasi  mcissimauieult'  Cu- 


ABE  19 

glielnif)  di  Chanipeux,  il  più  profon- 
do dialettico  del  suo  tempo,  prima 
ai'cidiacono  di  Paiigi,  indi  vescovo 
di  Chàlons.  Era  Guglielmo  sosteni- 
tore della  scuola  de'  nominali  e  dei 
realisti,  la  quale  metteva  in  dubbio 
niente  meno  che  la  realtà  degli  u- 
niversali;  ma  il  singolare  ingegno  di 
Abelartlo  si  fece  siffattamente  distin- 
guere, che,  piantata  egli  pure  una 
scuola,  a  cui  concorrevano  sino  a  tre- 
mila discepoli  ,  sostenea  controver- 
sie contro  il  maestro  medesimo.  Fra 
i  più  celebri  discepoli  di  Abelardo 
furono  il  Pontefice  Celestino  li,  Pie- 
tro Lombardo  vescovo  di  Parigi , 
Berengario  vescovo  di  Poitiers,  e  lo 
stesso  s.  Bernardo. 

Nel  porgere  le  sue  istruzioni  Abe- 
lardo faceva  prima  l'elogio  della  scien- 
za in  generale,  poscia  dava  lezioni 
di  logica,  di  metafisica,  di  fìsica ,  di 
matematica,  di  astronomia  ,  di  mo- 
rale, finalmente  di  teologia.  Legge- 
va ai  proprii  allievi  alcuni  sunti  di 
tutti  gli  antichi  filosofi  greci  e  lati- 
ni ,  ammonendoli  a  non  seguitarne 
alcuno  in  particolare  ,  attenendosi 
alla  verità  soltanto,  o,  meglio,  a 
Dio  sorgente  di  ogni  verità.  Da  ul- 
timo spiegava  le  sante  Scrittui-e,  in- 
torno alla  interpretazione  delle  qua- 
li ei'a  salito  in  fama  di  eccellenza. 
Per  tal  maniera  divenne  il  maestro 
dei  maestri,  l' oracolo  della  filosofia, 
e  il  dottore  di   moda. 

Se  non  che  l'aura  di  tanto  pubblico 
favore  guastava  nel  suo  cuore  i  ger- 
mi più  felici.  La  vanità,  la  presim- 
zione,  la  gelosia  Io  portavano  a  vo- 
ler supeiare  i  proprii  maestri,  ad  in- 
viluppare i  suoi  colleglli  nelle  di- 
spvite,  ed  a  procacciarsi  in  ogni  gui- 
sa un  numeroso  seguito  di  scola- 
resca. Con  tali  germi  di  vanità  co- 
me si  possono  accompagnare  i  puri 
costumi?    La    sensualità    collcgatasÀ 


20  ABE 

in  lui  al  falso  amore  della  gloria , 
fé'  sì  che  Abelardo  lutto  ad  un  tratto 
perdesse  la  stima  acquistatasi  cogli 
sforzi  dell'  ingegno.  Eloisa,  nipote  di 
Filiberto  canonico  della  cattedrale  di 
Parigi,  giovane  di  diciassette  anni  e 
di  mediocre  bellezza,  ma  di  eminen- 
te sapere,  fo  quella  per  cui  il  suo 
cuore  guastossi.  Si  propose  adunque 
allo  zio  di  lei  perchè  lo  ricevesse 
qual  dozzinante  in  sua  casa  offerendo- 
si, oltre  allo  sborso  della  pensione, 
di  perfezionare  in  quella  fanciulla  la 
educazione,  desiderio  ardentissimo  di 
Filiberto.  Ma  ben  presto  il  mae- 
stro e  la  discepola  a  tutto  altro  at- 
tesero 5  che  allo  studio.  Ognuno  ne 
ebbe  sentore,  solo  Filiberto  s'avvide 
troppo  tardi  dei  clandestini  amori  ; 
ma  come  gli  ebbe  scoperti,  cacciò  di 
casa  il  maestro,  ed  Eloisa  costretta  a 
seguirlo  nella  Brettagna,  partorì  co- 
là un  figliuolo  chiamato  Astrolabio. 
Abelardo  ottenne  piire  di  sposarla; 
ma  il  fece  segretamente  alla  j^re- 
senza  di  Filiberto  e  di  altri  amici. 
Ciò  niillameno ,  tornata  nella  pro- 
pria casa,  Eloisa  negava  a  tutti  con 
giuramento  d' essere  maritata.  Fili- 
berto, che  si  stimava  oltraggiato  da 
quelle  asserzioni,  non  cessava  di  mal- 
trattarla; onde  Abelardo,  involan- 
dogliela un'alti'a  volta,  mandolla  ad 
Argenteuil  presso  Parigi  in  un  mona- 
stero di  zitelle,  dove  nell'  infanzia  ora 
stata  allevata.  Là  prese  essa  abito 
leligioso,  siccome  fanno  le  pensiona- 
rle in  alcune  case,  ma  non  però  il 
velo.  Filiberto  ed  i  suoi  parenti , 
credendo  che  Abelardo  per  isbà  raz- 
zarsi di  Eloisa  r  avesse  fatta  religio- 
sa, entrarono  nella  camera  ov'  egli 
dormiva,  e  lo  mutilarono  spietala- 
mcnle.  Abelardo,  per  nascondere  l'on- 
ta sua,  andò  a  larsi  religioso  nell'ab- 
bazia di  san  Dionigi,  e  persuase  Eloi- 
sa a  {)rendcre  il  velo  ad  Ai'g<'nleuil. 


ABE 
Temperate  alcun  poco  le  sue  a- 
marezze,  Abelardo  l'icominciò  le  le- 
zioni, né  stette  guari  ad  aver  an- 
cora numerosa  schiera  di  discepoli. 
Se  non  che,  quando  è  mai  che  l' ca- 
perà delle  passioni  si  arresti  all'  oi- 
lo  del  precipizio?  Lo  spirito  di  va- 
nità dominante  in  lui,  l'agitazione 
del  suo  cuore,  lo  trassero  a  comporre 
un  Trattato  della  fede  e  della  Trini- 
tà, per  servire  d'  introduzione  alla 
teologia .  In  termini  così  sottili ,  e 
con  paragoni  sì  sensibili  era  ordito 
qiiel  lavoro,  che  qual  eretico  e  ca- 
po-setta venne  accusato.  I  suoi  apo- 
logisti medesimi  dovettero  confessai'e 
la  stranezza  di  questa  opera,  per  la 
quale  citato  al  concilio ,  che  tener 
si  doveva  in  Soissons  ed  a  cui  dovea 
presiedere  Conone  vescovo  di  Pale- 
strina ,  allora  nunzio  del  Papa  in 
Francia ,  non  oppose  Abelardo  \e- 
riina  difficoltà  a  comparirvi,  risolu- 
to di  correggere  gli  errori  che  si  fos- 
sero trovati  negli  scritti  suoi.  Però, 
dopo  essersi  a  lungo  discusso  nel 
concilio  se  sarebbe  ascoltato  Abelar- 
do, o  se  si  rimanderebbe  l'affare  ad 
mi  concilio  più  numeroso ,  conven- 
nesi  che  il  libro  fosse  condannato 
ed  arso  senza  nuovo  esame,  ed  Abe- 
lardo rinchiuso  per  sempre  in  altro 
monastero.  Abelardo  medesimo  nel- 
r  ultima  sessione  del  concilio  fu  a- 
sti'etto  ad  abbruciare  il  proprio  libro, 
ed  indi  ti'adottonellabbazia  dis.  Me- 
dardo  di  Soissons  (anno  i  122),  vi  fu 
rinchiuso. Non  vi  stette  per  altro  lun- 
gamente, giacché  il  nunzio  pontificio 
ne  lo  trasse  fiiori  e  rimandollo  a  san 
Dionigi .  Nuove  contro\ersie  avute 
con  que'  monaci  .sulla  storia  di  saii 
Dionigi  com[)osta  da  lliluino,  e  la 
censura  fatta  alla  condotta  loro,  il 
resero  ad  essi  odioso  per  modo  che 
dovette  abbandonare  quell'abbazia  e 
fuggir  di  notte  a   Provens,  ove  M)g- 


ABE 

gioinò  alcun  tempo  sotto  la  prote- 
zione di  Tebaldo  conte  di  Sciam- 
pagna, ritirandosi  poscia  in  ima  so- 
litudine nei  dintorni  di  Nogcnt  sul- 
la Senna  presso  Troyes.  Ivi ,  col- 
r  assenso  del  vescovo  Ottone,  fab- 
bricò di  canne  e  stoppie  un  orato- 
rio sotto  r  invocazione  della  santis- 
sima Trinità,  e  vi  passò  cpialche 
tempo  in  compagnia  di  un  chierico. 
I  6uoi  scolari,  che  sempre  l' aveva- 
no amatOj  si  raccolsero  intorno  a 
lui,  e  lo  sovvennero  dei  loro  beni 
e  dell'opera  loro,  afìlnchè  riducesse 
r  oratorio  in  una  chiesa  di  pietra, 
che  intitolò  al  Paracielo  consolato- 
re, quasi  monumento  della  tranquil- 
lità succeduta  alle  agitazioni  della  sua 
vita.  La  fama  di  Abelardo  eccitò  nella 
sua  patria  il  desiderio  di  possederlo. 
I  monaci  di  s.  Gilda  in  Brettagna , 
diocesi  di  Vannes,  lo  elessero  ad  al> 
bate,  il  che  egli  accettò  tanto  più 
volontieri  in  quanto  che  voleva  sot- 
trarsi alle  persecuzioni  che  temeva 
nella  Francia.  Lasciato  quindi  il  Pa- 
racielo ad  Eloisa  ed  alle  religiose  di 
Argenteuil,  prese  a  dirigere  l'abbazia 
di  s.  Gilda,  ed  a  correggere  i  dis- 
ordini ,  che  avea  trovati  nella  di- 
sciplina di  que'  monaci.  Ma  i  mona- 
ci di  s.  Gilda  non  erano  migliori  di 
quelli  di  s.  Dionigi.  E  se  per  ope- 
ra di  quelli  di  s.  Dionigi  paventa- 
va coli  imaginazione  le  persecuzioni, 
da  questi  di  s.  Gilda  vide  propria- 
mente attentare  ai  suoi gioini, che  as- 
sassini appostati  cercaron  d'ucciderlo, 
ed  altri  gli  avvelenarono  le  vivande 
e  fin  anco  il  vino  usato  nella  messa. 
Laonde  fuggendo  anche  di  là,  è  ignoto 
ove  si  ricoverasse.  Convien  però  diie 
che  non  fosse  lunge  dal  Paracielo , 
poiché  spesso  \\  si  recava  a  visitar  E- 
loisa,  e  le  sue  vergini.  Quella  vo- 
glia d'innovazioni  per  altro,  che  lo 
dominava,  il    menò  a    nuovi   errori 


ABE  2  1 

in  ogni  opera  che  andava  jiulibli- 
auido  :  errori  che,  scoperti  da  Gu- 
glielmo abbate  di  s.  Thierry,  questi 
ne  mandò  l'esti'atto  e  la  confutazione 
sì  a  Geoffi-ido  vescovo  di  Chartres, 
SI  a  s.  Bernardo  abbate  di  Cliia- 
ra valle.  Quest'  lUtimo,  come  n'  el)be 
contezza,  scrisse  fraternamente  ad 
Alielardo,  acciocché  correggesse  quei 
libri.  Abelardo  ne  parve  commosso; 
ma,  cangiata  disposizione,  persistette 
nelle  sue  massime  e  portò  lagnan- 
ze all'  arcivescovo  di  Sens  contro 
r  abbate  di  Chiaravalle,  jiorchè  scre- 
ditava la  sua  dottrina.  Indi  invocò 
sopra  i  suoi  libri  le  decisioni  del 
concilio  di  Sens,  al  quale  anzi  bra- 
mava che  intervenisse  s.  Bernar- 
do (  anno  i  i4o  ).  Il  santo  nega- 
va dapprima  di  recarvisi,  dicendo 
che  queir  alfare  riguaixlava  i  vesco- 
vi. Però,  siccome  Abelardo  trionfava 
di  tale  rifiuto,  e  lo  riguardava  im 
timore  di  s.  Bernardo  di  esporsi  con- 
tro il  suo  accusato,  vinto  da  tali 
voci  s.  Bernardo  vi  si  portò,  e  pro- 
dusse le  false  proposizioni  di  Abe- 
lardo, denunziandolo  di  negare  con 
Ario  la  Trinità,  con  Nestorio  l' In- 
carnazione, e  di  annientare  con  Pe- 
lagio la  necessità  della  grazia,  di 
vantar  il  sapere  in  ogni  cosa  e  la 
comprensione  degl'  incomprensibili 
misteri .  Passando  dagli  errori  del- 
la mente  alla  condotta  della  vita,  s. 
Bernardo  il  rappresentava  per  un 
monaco  senza  regola,  un  superiore 
senza  vigilanza,  un  abbate  senza  co- 
stumi, un  mostro,  un  nuovo  Erode. 
Frattanto  appena  Abelardo  conobbe 
non  essere  le  cose  del  concilio  disposte 
a  suo  favore,  prese  la  strada  di  Pio- 
ma  per  appellarsi  al  Papa.  Quel- 
l'appellazione obbligò  il  concilio  di 
Sens  a  condannare  le  proposizioni 
soltanto  estratte  dai  libri  di  Abelar- 
do, e  salvar  la  persona  per   rispetto 


22  A15E 

ni  Pontefice  a  cui  si  era  appclìato. 
Movendo  verso  lioma,  nel  passare 
per  C!ni:;ny  incontrossi  Abelardo  con 
l'ietro  ìL  K'ener abile,  il  quale  lo  trat- 
tenne e  diede  opera  a  rappaltmnar- 
lo  con  s.  Bernardo.  Quindi  desistet- 
te egli  dall'appcUarc,  e  si  sottomise 
alla  condamìa  d'Innocenzo  li,  che 
coir  autorità  della  costituzione  Te- 
stante. J postolo  (t.  II  del  Bollano 
Romano),  confermò  la  sentenza  del 
concilio  ed  ordinò  che  i  libri  di  A- 
belardo  fossero  bruciati,  ne  fosse  po- 
sto in  prigione  1'  autore ,  ed  inter- 
detto gli  venisse  ogni  ulteriore  in- 
segnamento. 

Lo  zelo  di  s.  Bernardo  spiegato 
in  quella  occasione  accusossi  dai  mo- 
derni come  mia  persecuzione  figlia 
della  invidia;  ma  la  posteriore  ri- 
conciliazione del  santo  abbate  con 
Abelardo,  e  l'amicizia,  che  gli  ebbe 
sempre  professata  dappoi,  mostiano 
la  purità  dell'  intenzione. 

Giunto  Abelardo  per  la  riconci- 
liazione con  s.  Bernai'do  a  (juella 
pace,  clic  le  passioni  gli  aveano  ra- 
pila, pensò  di  terminare  i  suoi  gioi'- 
ni  nel  ritiro  di  Clugny,  dove,  pro- 
testando contro  i  propiii  errox'i,  ot- 
tenne dal  Pontefice  l'assoluzione  dei 
lidli,  e  si  rese  modello  dei  cenobiti. 
Di  qua,  perchè  indebolito  nel  corpo 
dalle  austerità,  dai  (hgiuni  e  forse 
anco  dalle  passate  afflizioni,  fu  in- 
viato a  rcs[)irare  un'  aria  migliore 
nel  priorato  di  san  Marcello  vici- 
no a  Chàlons  sulla  Saona ,  dove 
morì  con  edificazione  il  (fi  ventc- 
simopriino  dell'aprile  114^.,  in  eia 
di  sessantalre  ainii.  Dapprima  fu 
anche  ivi  seppellito ,  ma  Pietro  il 
venerabile  ne  concedè  le  ceneri  ad 
Eloisa  per  trasportarle  al  Paracielo, 
e  scrisse  in  onore  di  Abelardo  mi 
dop]iio  epilafio.  Per  amoie  di  bre- 
vità, rili'i  inculo  la  fine  «leUMUimo: 


ABE 

Eit  satis  in  tumulo,  Petrus  hic 
jaeet  Abailardus , 

Cui  soli  patuil  scibile  quicquid 
crai. 
Però  non  fu  quella  la  sola  traslo- 
cazione della  spoglia  di  Abelardo , 
ed  è  cosa  singolare,  che  quegli  il 
quale  non  avca  trovato  riposo  nel- 
la vita,  noi  dovesse  avere  dopo  la 
morte.  Le  sue  ossa  quindi ,  unite 
a  quelle  di  Eloisa,  recate  furono  a 
Parigi  nel  1800,  e  deposte  nel  mu- 
seo dei  monumenti  ;  ma  nel  1 8 1  7 
si  trasportarono  in  appartata  cella 
del  cimitero  di  Monamy. 

Può  dirsi  che  giudizio  solido,  in- 
gegno vivo  e  penetrante  avesse  A- 
belardo,  e  che  grande  filosofo,  dia- 
lettico sottile  ed  eccellente  teologo 
egli  fosse.  Nondimeno  oltre  la  va-  • 
nità  coiwatuiale  a  lui ,  la  passione 
per  Aristotele,  il  conduceva  agli  er-' 
rori  tanto  giustamente  riprovati  nel 
suo  dogma.  Sosteneva  tra  le  altre 
proposizioni,  dover  esser  la  fede  go- 
vernala dalla  luce  naturale;  non  es- 
ser Gesù  Cristo  venuto  per  liberar- 
ci dalla  schiavilìi  del  demonio ,  ma 
per  inspirarci  un'  attenzione  sopra 
noi  stessi,  sì  colle  sue  istruzioni,  sì- 
coi  suoi  esempi  e  sì  col  suo  amo- 
re suggellalo  dalla  passione  e  dal- 
la morte;  avere  i  filosofi  antichi 
creduto  nel  Messia  per  la  predizio- 
ne delle  sibille;  non  doversi  dispe- 
rare dilla  loro  salvezza ,  ctl  altre 
somiglianti  assurdità.  La  raccolta  del- 
le sue  opere  contiene:  i.  Quattro 
lettere,  le  quali  sono  anzi  li-attati 
clic  lettere.  La  terza  lettera  parti- 
colarmente contiene  lutto  ciò  che 
può  dirsi  sopra  l'origine  delle  ver- 
gini consagrate  a  Dio  ed  alla  vita 
monastica.  Nella  quarta  egli  dà  una 
ivgola  ad  Eloisa  ]>el  governo  dcl- 
labba/.ia  del  Paracleto.  ì.  Sette  let- 
tele   a    diversi    privali.    3.    Lettera 


ADE 
ad  nn  amico,  die  contiene  la  sto- 
ria delle  sue  sventure,  ed  alla  qua- 
le Andrea  Du- Gliene  appose  dot- 
tissime note.  4-  -apologia  o  confes- 
sione di  fede.  5.  Esposizione  del- 
l' orazione  dominicale.  6.  Esposizio- 
ne del  simbolo  di  s.  Atanasio.  7.  Ri- 
sposta alle  domande  di  Eloisa.  8.  E- 
sposizione  del  simbolo  degli  apo- 
stoli. Oltre  a  ciò  si  ha  di  lui  un  li- 
bro contro  le  eresie,  cinqvie  libri  di 
commentarii  sopra  l'epistola  ai  l'oma- 
ni,  trentadue  sermoni  per  le  feste  del- 
l'anno diretti  ad  Eloisa  ed  alle  vergini 
del  Paracielo,  tre  libri  dell'introduzio- 
ne alla  teologia.  —  Pietro  Lombardo 
nel  comporre  le  sue  Sentenze  avea 
questi  ultimi  continuamente  sott'oc- 
chio.  Tutte  le  opere  di  Abelardo  for- 
mano un  volume  in  4-"  che  fu  stam- 
pato a  Parigi,  nel  161 6,  con  le  no- 
te di  Andrea  Du-Chéne.  Le  vere 
lettere  di  Abelardo  e  di  Eloisa,  ben 
diverse  da  quelle  che  alcuni  roman- 
zieri pubblicarono,  sono  piene  di  gran- 
di concetti ,  e  sentono  molto  la  re- 
ligione. 

ABELIANI  o  ABELOITL  Ere- 
tici ,  de'  quali  non  si  ha  molta  co- 
noscenza. Costoro,  nominandosi  in  tal 
guisa  da  Abele,  di  cui  pretendeva- 
no imitar  la  continenza,  insegnava- 
no esser  bensì  lecito  il  contrarre 
le  nozze,  ma  non  così  dar  opera 
alla  generazion  dei  figliuoli  :  per 
non  esser  quindi  privi  di  credi,  a- 
dottavano  la  prole  dei  poveri  cir- 
convicini. Questi  eretici  vissero  per 
alcuni  anni  non  molto  lungi  da  Ip- 
pona  neir  Africa.  S.  Agostino  affer- 
ma, che  non  si  durava  fatica  per  ri- 
condurli alla  professione  dei  veri 
dogmi  della  Chiesa  Cattolica. 

ABERDON.  Città  marittima  di 
'Scozia  nella  provincia  di  Mari ,  se- 
de di  im  vescovo,  che  nel  1 1 00  vi 
M    trasferì    da    INluttlac.    Nel     i48o 


ABI  23 

il  re  Alessandro  II  vi  ci'csse  vina  11- 
niversità.  I  Ialini  chiamano  questa 
città  coi  nomi  di  Àbcrdonia,  Aher- 
clonium  o  ^4  ber  dona,  e  gli  scozzesi 
con  quello  di  Aberdeen.  Essa  è  di- 
visa in  due  città,  e  nell'antica  a- 
vea  sede  un  vescovo  soggetto  all'  ar- 
civescovo di  s.  Andrea. 

ABERNETH  .  Città  vescovile 
della  Scozia  meridionale,  capitale 
de' popoli  pitti.  E  posta  sul  Tay  pres- 
so l'imboccatura  dell' Earne.  A' no- 
stri giorni  però  è  mezzo  rovinata.  Nel 
secolo  quinto  s.  Palladio  vi  stabilì 
il  primo  vescovado  di  Scozia,  che 
poscia  nel  secolo  nono  fu  trasferito 
a  s.  Andrea. 

ABIA.  Città  vescovile  sotto  il  pa- 
triarcato d'  Antiochia.  Il  Wading 
fa  menzione  di  Adamo  e  France- 
sco-Giovanni di  Monterene  dell'Or- 
dine di  s.  Francesco,  i  quali  ci  fu- 
rono vescovi  ambedue. 

ABIA ,  Città  vescovile  suffraga- 
nea  al  patriarca  di  Costantinopo- 
li. Wading  ne  fa  fede,  che  Boni- 
fazio IX,  nel  iSgc),  trasferì  ad 
occupare  la  sede  di  questa  città  il 
vescovo  latino  Vitale  dell'Ordine  di 
s.  Francesco,  che  prima  reggeva  la 
chiesa  di  Mela.  Conrado,  nominalo 
dal  Papa  Giovanni  XXIII,  ottenne 
questo  vescovato  dopo  la  morte  di 
Vitale. 

ABIDA.  Città  vescovile  della  dio- 
cesi di  Antiocliia.  Tra  i  suoi  vescovi 
conta  Eusebio,  il  quale  sottoscrisse 
alla  lettera  sinodale  della  sua  pro- 
vincia diretta  all'  imperatore  Leone, 
suir  assassinio  di  s.  Protero  di  Ales- 
sandria e  pel  concilio  di  Calcedonia. 

ABIDO  {Ahiden.).  Vescovato  in 
partibus  della  fliocesi  d' Asia  nella 
provincia  di  Ellesponto.  E  posta  rini- 
petto  a  Leto  del  Chersoneso  Tracio, 
nel  passo  più  stretto  del  canale  ove 
sorgono    i    castelli    noti  col  nome  di 


9,4 


ABI 


Dardanelli.  È  soggetta  alla  metro- 
poli di  Cizico. 

ABIDO  (s.)  F.  s.  Ipparco. 

ABISSINI  o  ETIOPI.  Popoli  del- 
l'Abissiiiia.  Riconoscono  questi  la 
spirituale  primazia  nel  patriarca  di 
Alessandria  (/'.  Abissini  a).  Manca- 
no perciò  del  potere  di  eleggersi  il 
proprio  vescovo;  e  debbono  atten- 
derlo dal  patriarca,  il  quale  ne  in- 
via uno  a  suo  grado.  Quindi  gli 
Abissini  seguirono  sempre  la  fede 
di  Alessandria  e  divennero  giacobi- 
ti,  ovvero  monofìsiti  od  eutichia- 
ni  (/^.  Monofìsiti),  dappoiché  que- 
sti si  sono  impossessati  del  patriarcato 
di  Alessandria.  Gli  Abissini  non  han- 
no adunque  altri  errori,  che  quelli  dei 
giacobiti,  e  nel  resto  credono  tut- 
to ciò  che  crede  la  Chiesa  Romana 
circa  i  misteri.  Rigettano  però  il 
concilio  di  Calcedonia  [V.  Alessan- 
dria, ed  il  concilio  di  Calcedonia)  e 
la  lettera  di  s.  Leone,  né  vogliono 
riconoscere,  che  una  sola  natura  in 
G.  C,  quantunque  non  credano  che 
la  natura  divina  e  la  umana  sieno 
confuse  nella  sua  persona.  Hanno 
sette  saci'amenti  come  i  cattolici,  né 
si  deve  credere  che  non  abbiano 
la  Confermazione,  e  l' Estrema  Un- 
zione, siccome  scriveva  Ludolf  (///^^ 
Aethiop.  lib.  HI.  e.  5).  La  Confer- 
mazione si  dà  anzi  in  Etiopia  im- 
mediatamente dopo  il  Battesimo. 
Credono  gli  Abissini  la  presenza  rea- 
le di  G.  C.  nel  sacramento,  la  transu- 
stanziazione ;  approvano  la  invocazio- 
ne dei  santi,  il  culto  delle  x'cli- 
quie,  e  le  orazioni  pei  morti  ;  fimuo 
uso  della  croce  e  dell'  acqua  bene- 
detta, e  si  comunicano  sotto  le  due 
specie.  Al  sacramento  della  Eucari- 
stia danno  il  nome  di  Amen,  paro- 
la che  pronunziano  dopo  la  formu- 
la espressa  dal  sacerdote  nel  porgere 
la  sacra  particola.  La   circoncisione 


ABI 
al  pari  che  tra  i  Cofti  è  ammessa 
dagli  Abissini  con  altre  pratiche  giu- 
daiche somiglianti ,  quali  sarebbero 
r  astenersi  dal  sangue  e  dalla  car- 
ne degli  animali  soffocati  ec.  Ma 
queste  pratiche,  lungi  dal  costituire 
una  cerimonia  religiosa,  provengono 
da  una  connivenza  ai  Maomettani , 
dai  quali  gli  Abissini  furono  op- 
pressi. 

Abulselah ,  autore  egiziano  ,  che 
scriveva  4oo  anni  fa  ,  dice  che  gli 
Etiopi  invece  di  confessar  i  peccati 
ai  sacerdoti,  li  confessavano  innanzi 
ad  un  incensiere  fumante,  con  che 
si  credevano  assolti.  Però  Michele 
metropolitano  in  Damiata  giustillca 
quel  costume,  nel  suo  trattato  sulla 
necessità  della  confessione,  come  in- 
trodotto in  Etiopia  soltanto  sotto  i 
patriarchi  Giovanni  e  Maria ,  non 
già  come  regola  generale ,  che  a 
norma  della  chiesa  di  Alessandria 
prescrive  sempre  la  pratica  della 
confessione  fatta  o  ai  sacerdoti  o  al 
metropolitano  medesimo.  Questo  se- 
condo, ove  gli  venga  accusata  qual- 
che grave  colpa,  si  alza,  dà  un'aspra 
riprensione  al  penitente,  e,  chiamati 
i  littori,  il  fa  percuotere  colle  ver- 
ghe. Allora  tutti  quelli  che  si  tro- 
vano in  chiesa  implorano  grazia  pel 
peccatore,  che  dal  metropolitano 
viene  assoluto. 

Il  matrimonio,  sacramento  an- 
che appresso  gli  Abissini,  vien  cele- 
brato con  le  seguenti  cerimonie  de- 
scritte dall' Alvarez  (Diss.  XIII,  u- 
nita  ai  i'iaggi  del  P.  Loto,  p.  335.). 
Gli  sposi  si  recano  alle  porte  della 
chiesa,  ove  sta  apparecchiata  una 
spezie  di  letto.  L'abuna  (patriarca) 
li  fa  sedere,  e,  fatta  processione  col- 
la croce  e  coli' incensiere  intorno  ad 
essi,  mette  loro  la  mano  sulla  testa 
dicendo,  che  siccome  indi  a  poi  di- 
venivano una  carne  sola,  aver  non 


ilorofino  i;he  un  sol  cnoro  ed  una 
sola  volontà:  indi,  fatto  un  oppor- 
tuno sermone,  eelelìra  la  messa,  cui 
assistono  gli  sposi ,  elic  ne!  fine  ri- 
cevoiio  la  benedizione  nuziale. 

Il  divorzio  è  in  uso  anche  tra 
loro:  r  infedcltìi,  la  sterilità,  o  ffua- 
lunque  lieve  contrasto  ancora  ba- 
stano a  produrlo.  Tuttavia  si  rende 
facile  il  rappacificamento  ,  mercè 
piccolo  esborso  di  denaro  dato  alla 
parte  olTesa.  Non  è  però  sì  facile 
se  nasce  da  litigi  tra  i  maritati, 
poiché  allora  permette  il  passag- 
gio ad  altre  nozze ,  ed  un  etiope 
sposa  più  facilmente  una  femmina 
.separata  dal  primo  marito  per  ti- 
tolo di  adulterio,  che  per  motivo  di 
contenzione. 

1'^  pure  permessa  in  Etiopia  la 
poligamia,  e  molto  si  adoperano  i 
jxitriarchi  di  Alessandria  per  to- 
glier questo  abuso,   ma  inutilmente. 

I  sacerdoti,  tra  gli  Al)issini,  possono 
essere  ammogliati,  a  patto  però  che 
prendano  moglie  prima  di  aver  otte- 
nuti gli  ordini  sacri,  a  simiglianza  dei 
greci  cattolici  e  scismatici.  Ma  il  ma- 
trimonio di  un  religioso  e  di  una 
i-eligio.sa  è  riguardato  come  un  sa- 
crilegio. E.ENAUDOT,  Perpetuile  de  la 

foi,  t.    IV.     lib.    le.     12. 

Vi  hanno  più  ecclesiastici ,  più 
monasteri,  e  piìi  chiese  presso  gli 
Abissini,  che  presso  verun  altro  po- 
polo. Le  chiese  principalmente  so- 
no molte  e  vicinissime.  Cantano  i 
salmi  di  Davidde  fedelmente  tra- 
dotti nella  loro  lingua,  come  lo  sono 
tutti  gli  altri  Ubri  della  Scrittura.  Am- 
mettono come  canonici  i  libri  dalla 
Chiesa  dichiarati  apocrifi.  Ciascun  mo- 
nastero ha  due  chiese,  una  pegli  uo- 
mini, l'altra  per  le  donne.  In  quella 
degli  uomini  si  canta  in  coro  e  stando 
sempre  ritti  in  piedi  ;  perciò  v'han- 
no molte  comf)dità  per    appoggiar- 

VOL.     I. 


AP.T  2) 

si  o  .sostenersi.  I  loro  strumenti  mu- 
sicali sono  certi  tamburelli,  che  ten- 
gono sospesi  al  collo  e  che  batto- 
no con  ambe  le  mani .  Sono  es- 
si portati  dai  principali  e  dai  più 
gravi  ecclesiastici,  i  rpiali  pur  hanno 
mi  bastone  in  mano ,  che  battono 
contro  terra,  accompagnando  ogni 
percu.ssione  con  certo  movimento  del 
corpo.  Cominciano  la  loro  musica 
battendo  il  piede,  e  facendo  risuo- 
nar dolcemente  rpie'  loro  istrumen- 
ti ,  poi  si  riscaldano  a  poco  a  po- 
co ,  li  abbandonano ,  si  mettono  a 
batter  le  mani  a.ssai  fortemente  , 
a  saltare,  ballare,  urlare;  infine 
non  osservano  più  né  misin-a ,  né 
posa  nei  loro  canti,  dicendo  aver  co- 
.sì  ordinato  Davidde  di  celebrar  le 
lodi  del  Signore  nel  salmo  in  cui  di- 
ce :  Juhilnte  Deo  ecc.  Loto,  Relaz. 
istor.  dell'  Ahissinia  y).  '/'j-jS. 

La  chiesa  degli  Abissini  è  gover- 
nata da  un  metropolitano  chiamalo 
Ahitna,  cioè  padre  no'ftro.  Egli  non 
ha  alcun  vescovo  sotto  di  sé  :  vien 
nominato  e  consecrato  dal  patriar- 
ca di  Alessandria,,  il  quale  per  te- 
ner quella  chiesa  in  maggior  sog- 
gezione non  le  dà  mi'i  un  metro- 
politano nativo  del  paese.  Quan- 
tunque sia  forastiero ,  e  d' ordina- 
no sommamente  ignorante,  pure  'ha 
tanta  autorità  in  sé  che  spesse  vol- 
te potè  conservare  il  seggio  reale 
a  chi  toccava  di  ragione,  escluden- 
done gli  usurpatori  (  f^.  JosefFo  A- 
budain,  ossia  Barbeto,  Historia  Ja- 
cohitarum  seu  Coptorum,  colla  pre- 
fazione e  le  note  di  Gian  Enrico  a 
Suldem,  pinncipahnente  dal  capo  4- 
sino  al  1 8  ).  I  re  fecero  ogni  sfor- 
zo per  aver  vescovi  Abissini,  ma 
il  patriarca  di  Alessandria  temen- 
do che  si  moltiplicassero  in  Etiopia, 
non  volle  accordar  mai  altri  che 
r  Abnna.  —  L'Abima  gode  i  frutti 

4 


b6  ABI 

tli  molti  e  vasti  terreni  in  quel  pae- 
se, ove  tutti  sono  ;^liiavi ,  ed  i 
suoi  aflìttuali  sono  esenti  da  ogni 
maniera  di  tributo,  né  ad  altri  pa- 
gano che  a  lui  solo,  se  si  eccettui- 
no alcune  terre,  ch'egli  possedè  nel 
regno  di  Tigre.  Per  lui  si  fa  anche 
una  questua  di  tela  e  di  sale,  che 
gU  produce  ima  gran  somma.  Non 
riconosce  altro  superiore  nello  spi- 
rituale che  il  patriarca  di  Alessan- 
dria, ed  egli  solo  può  dare  dispen- 
se :  di  che  alcuni  patriarchi  per  a- 
varizia  ed  ignoranza  fecero  grande 
abuso.  —  Il  Romas  o  sia  Hugue- 
mos  è  il  primo  ordine  ecclesiastico 
equivalente  a'  nostri  arcipreti.  Non 
si  conoscono  in  Abissinla  le  messe 
private.  Vi  sono  dei  canonici  e  dei 
monaci.  I  primi  possono  essere  am- 
mogliati, e  spesso  i  canonicati  pas- 
sano ai  loro  figliuoli;  i  secondi  vi- 
vono celibi,  fanno  de'  voti ,  si  pro- 
curano il  vitto  col  travaglio  delle 
lor  mani  e  sono  tenuti  in  grande 
riputazione.  S' impiegano  sovente  in 
affari  della  maggior  importanza  (  V. 
Ludolf,  Loho  Telles  Hist.  d'Ethiop.; 
Thevcnot,  t.  i.  in  fol.  Nouv.  hist. 
d' Ahyss.  tratta  da  Ludolf  in  fol. 
Parigi  i684;  la  Croze  Christia- 
iiisme  d'Ethiopì'e,  opera  molto  meno 
stimata  del  Christianisme  des  In- 
dcs).  —  Il  clero  e  i  principi  di  A- 
bissinia  sono  continuamente  involti 
in  dispute  teologiche:  mania  eredi- 
taria e  radicata  presso  di  essi  da  ìm 
huigo  corso  di  secoli ,  come  si  po- 
trà convincersene  scorrendo  la  storia 
di  quella  regione. 

Gli  Abissini  non  hanno  leggi  seri  t- 
te,  tutto  ìn  i  è  regolato  dal  costume 
e  dalla  tradizione  ;  ciò  che  rende 
la  giustizia  pronta,  efllcace  ed  assai 
rispettata  .  F.  Ale-ssaivdria  ,  Pa- 
triarcato, e  per  l'Ospizio  degli 
Abissini  -  Copti  ,    o    Etiopi,  Ciuesa 


ABI 

DI  s.  Stefano  dei  Mori  esistente  in 
Roma. 

ABISSINIA  o  ETIOPIA.  Vasta 
contrada  posta  al  lembo  orientale 
dell'  Africa  settentrionale  altre  volte 
chiamata  Etiopia,  o  meglio  Aelhio- 
pia  sub  Aegypto,  per  distinguerla 
dall'Etiopia  interiore,  che  tutte  com- 
prendeva le  parti  incognite  dell'Africa 
e  dell'Asia,  alle  quali  si  è  dato  lo  stesso 
nome  generico,  alto  più  a  dimostrare 
le  popolazioni  di  negro  colore  che  una 
nazione  particolare.  Sebbene  le  ri- 
voluzioni abbiano  grandemente  rac- 
corciati i  limiti  dell'  antica  Abissi- 
nia,  un  tempo  estesissimi  ;  pure  essa 
è  ancora  sì  grande  da  imputarsi  il 
più  considerabile  stato  dell'  Africa 
tutta.  Occupa  mi'  ampia  e  coltivata 
regione,  che  i  monti  intersecano  per 
ogni  verso,  ed  è  confinata  al  setten- 
trione dal  Sennaai',  all'oriente  dalla 
costa  del  mar  l'osso,  al  mezzogiorno 
dai  monti  della  luna ,  che  la  divi- 
dono dal  paese  de'  Jallas ,  ed  all'  o- 
riente  dal  Rordofan,  dal  paese  dei 
Chilons,  e  dagU  interposti  deserti. 

Tre  sono  le  grandi  divisioni  del- 
l'Abissinia.  i.  Il  Tigre  o  lato  orien-r 
tale,  2.  VAmhara  o  pai'te  occiden- 
tale, 3.  le  Provincie  meridionali  di 
Choa  ed  Efato .  Vi  è  una  tradi- 
zione dell'  Abissinia  che  la  regina 
di  Saba ,  la  quale  si  portò  in  Ge- 
rusalemme ad  ammirare  la  sapien- 
za di  Salomone,  avesse  il  dominio 
del  paese.  Ma  all'esame  della  cri- 
tica siffatta  tradizione  non  regge. 
I  due  tratti  caratteristici  del  viag- 
gio di  quella  regina  sono  i  molti 
cannnelli  e  gli  aromi.  Il  cammello  è 
animale  di  Arabia,  non  mai  matu- 
ratosi in  Abissinia,  attesa  la  inegua- 
glianza del  suolo.  E,  dato  che  una 
regina  di  Abissinia  ne  aves.se  pos» 
seduto  buon  numero  ,  non  era  age- 
vole il  tragittarlo  pel  golfo  Arabico, 


ABI 

avuto  anco  riguardo  alla  imperizia 
della  navigazione  tli  quel  tempo. 
L'abbondanza  poi  degli  aromi  por- 
tati in  Gerusalemme,  si  spiega  più 
fàcilmente  se  si  riguardi  piuttosto  la 
regina  di  Saba,  come  quella  che  go- 
vernasse mia  parte  dell'  Arabia  Fe- 
lice, che  pur  chiamavasi  Saba,  dove 
gli  aromi  si  trovano  in  quantità.  Que- 
sto regno  è  quello  che  avea  commer- 
cio colla  Giudea,  siccome  appare  dai 
santi  libri.  Egualmente  non  resiste 
alla  critica  la  tradizione  degli  abis- 
sini, che  la  regina  di  Saba,  tornata 
da  Gerusalemme,  desse  alla  luce  un 
figlio ,  appellato  Menilec,  ceppo  del- 
la stirpe  tuttavia  regnante. 

Una  importante  storia  dell'  Abis- 
sinia  si  conobbe  per  caso.  Cosmo 
Indicopleute ,  monaco  egizio,  vene- 
rato neir  Abissinia,  fu  dal  re  Eles- 
baan  incaricato  di  copiare  due  in- 
scrizioni di  una  colonnetta  di  mar- 
mo bianco  nel  porto  di  Adula.  Altra 
di  quelle  iscrizioni  ricorda  la  con- 
quista d'Asia  di  Tolomeo  Evei'gete, 
altra  fa  menzione  di  nuove  conqui- 
ste neir  interno  dell' Abissinia,  e  ne 
cita  le  Provincie  coi  nomi  presso  a 
poco  d'oggidì,  li  fatto  principale  pe- 
rò della  storia  di  Abissinia  si  è  la 
introduzione  del  cristianesimo  fatta 
nel  secolo  IV  da  Fruinenzio  invia- 
to da  s.  Atanasio.  Frumenzio  sta- 
bilì la  sua  sede  ad  Axurn  metro- 
poli del  Tigri  conosciuta  anche  ai 
romani  (  V.  Axum  ).  Da  indi  a  poi 
anche  la  Corte  abbracciò  la  catto- 
lica religione  :  i  patriarchi  succe- 
duti a  Frumenzio  continuarono  a 
risiedere  ad  Axum ,  e  la  chiesa  di 
Alessandria,  che  bramò  la  conver- 
sione dell'  Etiopia,  continuò  a  no- 
minare il  patriarca  dell'  Etiopia 
(  F'.  Alessandria  )  ,  L'  epoca  del- 
l' introduzione  del  cristianesimo  in 
Etiopia  fu  pur  l' epoca  del  consolida' 


ABI  27 

mento  della  potenza  degli  etiopi  (  aii. 
320  )  che  sulla  riva  orientale  del 
mar  rosso,  ed  in  ima  parte  dell'  Ara- 
bia estesero  i  loro  confi  ni.  Però,  regola- 
ta la  chiesa  di  Alessandria  per  o])e- 
ra  di  Dioscoro  (  V.  DioscoRo  )  dai 
Giacobiti,  eh'  è  quanto  a  dire  dai 
Monofisiti,  Giacobiti  pur  furono  i  pa- 
triarchi d'Abissinia  nominali  da  quel- 
li di  Alessandria,  ed  il  monofìsismo 
prevalse  nella  popolazione  (an.  4^<j)- 
Circa  l'aimo  53o  e  54o  di  G.  C. 
cominciarono  gli  abissini  a  venir 
alle  prese  coi  persiani  ;  ma  dopo 
lunghe  prove  furono  (Inalmentc  rin- 
calzati nel  secolo  VII  alla  culla 
natia  ,  divenendo  gran  [)arle  del- 
l'Abissinia  soggetta  alla  Persia.  E  i- 
giioto  quanto  durasse  quel  dominio 
persiano  in  Abissinia  ;  ma  v'  e  ra- 
gione di  credere  che  sia  stato  di- 
strutto dai  Mussulmani,  i  quali  por- 
tavano l'Alcorano  colla  loro  lingua  e 
colla  loro  scrittura  nelle  piìi  barba- 
l'e  e  più  lontane  contrade  dell'Afri- 
ca. Tuttavolta  la  sua  naturale  co- 
stituzione salvò  r  Abissinia  dal  fla- 
gello ottomano,  per  cui  ancora  con- 
serva la  pro[)ria  religione,  sebbene 
commista  agÙ  eiTori  dominanti  sul- 
la sede  di  Alessandria.  Del  resto  fi- 
no al  secolo  Xlll,  epoca  nella  qua- 
le Marco  Polo  visitò  l' Oriente,  noi 
non  abbiamo  precise  notizie  suU'  A- 
bissinia,  uè  altro  ci  dà  la  cronaca 
di  questo  paese  se  non  il  nome  dei 
suoi  imperatori,  il  qual  nome  confer- 
mato viene  da  Marco  Polo.  Sappia- 
mo soltanto  essere  state  note  agli 
abissini  le  spedizioni  de'  crociati  al- 
la terra  santa,  ed  essere  andata  o- 
gni  anno  un'  immensa  folla  di  es- 
si a  raggiungerli.  Ma  la  nobiltà  a- 
vendo  quei  pellegrinaggi  in  dispre- 
gio, ci  fu  inviato  un  vescovo ,  che  ca- 
duto in  potere  dei  mussulmani 
venne    circonciso  .  Tale    circostanza 


28  ABI 

cagionò  terribil  guerra  fra  gli  a- 
bissini  ed  i  mauri  verso  la  fine 
del  secolo  XllI,  della  quale  aj)pi-o- 
fittarouo  i  sovrani  dell'  Abissinia 
per  f'aie  molte  conquiste.  In  conse- 
guenza di  esse  gli  abissini  si  rese- 
ro allora  più  noti  in  Euiopa,  e  più 
strinsero  le  loro  relazioni  in  questa 
])arte  del  mondo. 

Nel  i44^  l'imperatore  Zara  Ja- 
cob inviò  ambasciatori  al  conci- 
lio di  Firenze  e  scrisse  lettere  ai 
suoi  preti  di  Gerusalemme.  Passan- 
do per  Roma  quegli  ambasciatori 
furono  amorevolmente  accolti  da  Pa- 
pa Eugenio  IV;  a  porte  chiuse,  fu 
loro  mostrata  nella  basilica  Vaticana 
la  insigne  reliquia  del  volto  santo, 
e  nella  Lateranense  le  sante  teste 
de'principi  degli  Apostoli,  Di  quc- 
5>t'  ambasceria  v'  è  memoria  sulle 
porte  della  basilica  Vaticana,  dove 
si  leggono  i  versi: 

Ut  Grceci  Armeni  Aethiopes  hic 
aspicc,  ut  ipsani, 

Roinanani  amplcxa  est  gens  Ja- 
cohina  Jideni. 

Sunt  hivc  Eugenii  monumenta  il- 
luslria   Quarti 

Excelsi  hcec  animi  sunt  monu- 
menta sui. 

Nella  biblioteca  di  s.  Michele  di 
Murano  di  Venezia ,  alcuni  asseri- 
scono, che  si  conservassero  due  let- 
tere di  quell'imperatore,  una  ad  Eu- 
genio IV,  del  1442,  1  altra  all'im- 
peratore di  Costantino|>oli  Costan- 
tino Paleologo  del  144^?  "^^  "^"^ 
catalogo  dei  codici  manoscritti  di 
san  Michele  di  Murano  stampato 
iiell'auno  1779  in  Venezia,  opeia 
del  padre  abbate  Mittarelli,  non  se 
ne  fa  alcuna  njcn/.ione.  y.  Zacca- 
1  ia,  Excurs.  Lilcr.j  .Mont-faucon  No- 
va colleclio  Palrunij  Parigi  1707; 
iraucesco  Alvarez,  Ilistor.  Abyssin. 


ABI 

Le  vantaggiose  notizie,  che  quindi     ) 
ne  sono  provenute  sul  suolo  Abissi- 
nio,  destarono  negli  arditi  portoghe- 
si la  prima  idea    di  esplorare  l'  A- 
fi'ica    meridionale    e  diedero    luogo 
alle  scoperte  successive,  schiusero  la 
via  delle  Indie,  e  procurarono    agli 
europei    una  conoscenza  più  positi- 
va   intorno    all' Abissinia .    I    primi 
agenti  dei  portoghesi,  approdati  nel- 
r  Abissinia  ravvisarono    nel    Negus 
o  impera tor  dell' Abi.ssinia    un  gran 
sacerdote    e     lo     qualificarono     per 
Prete  Gianni,    dando   cosi    origine 
costante  su  quel   conto   a  tante  ro- 
mantiche relazioni ,    che    iiiun'  altra 
base  aver  potevano,  se  non  dal  sen- 
tire tutte  le  mattine  esclamarsi  dal- 
la gente  alla  porta    di    quel  sovra- 
no Ret  o  Jan    hoi  (  che    in  lingua 
arabica    indica  Rendimi  giustizia^  o 
mio  re  ),  onde    da  quelle    parole  si 
fì)rinò  Prete  Janni  o  Prete   Gianni. 
ì\  Prete  Gianni  risiedente  allora  nel- 
la provincia  di  Choa,  accolse    silììit- 
tamente  que'  portoghesi    da  indurre 
V  itighi,  o  regina  madre,    ad  inviare 
alla  corte  del  Portogallo  una  specie 
di    ambasciatore ,    il    che     produsse 
grande  sensazione    in  Europa.    Indi 
il  re  di  Portogallo  mandò  nell'Abis- 
sinia    una    straordinuria    legazione , 
e  qualche    anno    dopo    divemie  au- 
siliare   di    queir  imperatore  ,  alline 
di  ripulsare  gli  attacchi    di    un  re- 
gole»   mussulmano  vicino.   Di  fatti   i 
portoghesi   giunsero  a  liberare    l'A- 
bissinia  da  quel  nemico.   Ma   lo  ze- 
lo   piecipitoso    che    mostrò    il    loi'o 
aipo  a  ricondurre  l'imperatore    nel 
grembo  della  Chiesa,  il  ftice  cadere 
in   disgrazia   di   quel   monarca,  e  gli 
fé' perdere  la  conlidcnza   perfino  tlci 
suoi    coni|)atri()li    che    licusarono   di 
})iù   oltre  obbedirlo.     Il   Papa   ed   il 
re  di   J'ortogallo  spedirono  in  At>is- 
.Mni;i  il  j)alriarca    Ciuvanni  Nugnez 


ABI 

fìaneto  eiì  i  thie  vescovi  Melchior 
(laniegro  ed  Andrea  Oviedo  .  11 
pali'iarca  si  leiiiiò  a  Joa,  ed  Oviedo 
«asso  iieirAbissinia  con  qualche  ye- 
siiiita,  ma  l' imperatore  impedì  loro 
le  predicazioni. 

iXellanno  1578  Gregorio  XIII 
conIi)rlò  il  gesuita  Andrea  dOsiedo 
j>alriarca  di  Abissinia  aceioccliè  man- 
tenesse in  mezzo  a  C(jntinui  |)ericoli 
della  vita  quasi  un  migliaio  d'ani- 
me di  fresco  guadagnate  alla  Sede 
Apostolica;  ma  alla  line  del  secolo 
Wl  divenula  rAbissinia  sempre  più 
inaccessibile  a  cagione  delle  conipii- 
sle  liitte  dai  Turchi  sui  suoi  litto- 
rali,  alcuni  ecclesiastici  poterono  pe- 
netrarvi isolatamente  soltanto.  Così 
s"  introdusse  nel  1 5i)9  sotto  le  vesti 
di  un  fagyf  o  monaco  mussulma- 
no, il  monaco  cattolico  Melciiior  de 
Sylva,  che  rimase  nel  paese  sino  al- 
1  arrivo  del  p.  Francesco  l'aez  nel 
i(3o3.  Questi  dotato  di  maggior  ta- 
lento degli  altri,  continuò  ad  istrui- 
re i  gio\ani  abissini  e  portoghesi, 
e  quando  nel  seguente  anno  si  di- 
resse alla  corte,  mentre  regi\ava 
Zu-Denghel,  colmato  venne  di  o- 
nori,  con  grande  invidia  dei  mona- 
ci abissini  giacobiti.  In  poco  tempo 
Paez,  che  avea  appresa  la  lingua 
(jrheez  e  l'amari na,  riuscì  di  con\er- 
tire  il  monarca,  il  tpiale  pagò  assai 
cara  la  manifestazione  del  suo  muta- 
mento, dacché  i  sudditi  ribellati  e  le 
truppe  mal  fide  il  misero  a  morte.  So- 
ci no  gli  successe,  e  presso  di  lui  fu  il 
Paez  più  fortunato  nel  liunire  l'vVbis- 
sinia  alla  Chiesa  Tvomana.  La  Geo- 
grada  deve  a  Paez  la  prima  scoperta 
delle  sorgenti  del  Nilo  cotanto  dipoi 
celebrate.  Morì  nel  1622  in  «juel- 
l'anno  in  cui  veniva  instituita  la 
Congregazione  di  Propaganda.  Ur- 
bano VI II  salito  al  soglio  Pon- 
lilìcio,    nell'anno    appresso    dava  a 


ABI  29 

quella  Congregazione  il  nome  di 
Collegio  Urbano  e  per  far  meglio 
prosperare  la  religione  nell' Etio|)ia, 
chiamava  a  Roma  etiopi  intelligen- 
ti, acciocché  in  questo  collegio  fos- 
sero nel  rimanente  istruiti,  alfine  di 
venir  poscia  destinati  al  servigio  ilel- 
la   Chiesa   in  quel   dominio. 

Malgrado  però  le  sante  premure 
di  quel  Pontelice,  Socino  non  andò 
guari  ad  abiurare  la  religione,  per- 
chè minacciato  dai  suoi  vassalli,  ed 
intimidito  dallesenipio  dellaltro  im- 
peratore Zoa  Za-l)aura,  fu  costret- 
to a  permettere  gli  antichi  errori 
ai  suoi  sudditi  e  mostrare  in  pri- 
vato come  violenta  per  lui  tiesse  la 
introduzione  delle  novità  religiose , 
contro  le  quali  si  dichiarava  lo  stes- 
so suo  figlio  Fucilodaz.  Questi,  asce- 
so al  trono  del  padre  nel  iGSa, 
mandò  in  bando  tlai  suoi  stati  il 
patriarca  Alendez,  e  coi  missionarii  la 
fede,  pel  ristabilimento  della  quale 
non  furono  bastanti  tutti  gli  sfòrzi 
d'  Innocenzo  X,  Painfili,  ne  quelli 
della  Congregazione  di  Propaganda 
ne  quelli  dei  tanto  numerosi  missio- 
narii colà  spediti,  anzi  questi  con  un 
glorioso  martirio  coronarono  in  bre- 
ve tempo  la  loro  missione.  Papa 
Innocenzo  XII,  Pigiiatelli,  nel  1691 
assegnò  al  collegio  di  Propaganda 
un  fondo  di  cinquantamila  scudi  per 
le  missioni  dell  £tio[)ia,  ed  il  Pon- 
tefice Clemente  XI, Albani,  d'Urbino 
inviò  nuovi  missionarii  nell'  India, 
nella  China,  nella  Persia,  nell'Etio- 
pia, nell'Egitto  e  nel  Mogol,  come 
l'acconta  monsignor  Lajileau  nel 
libro  II  della  vita  di  quel  Pontefi- 
ce. Ma  tutto  fu  inutile.  La  lotta  fra 
i  sovrani,  che  avevano  abbracciati! 
la  romana  comunione,  ed  i  sudtlili, 
che  persistevano  nell'  eresia  di  Euti- 
che,  da'  loro  maggiori  trasmessa,  non 
durò  meno  di   i  i4  anni,  né  cesso  su 


So  ABI 

non  dopo  la  partenza  dei  Gesuiti,  il 
che  die'  luogo  alla  prevalenza  negli 
errori  dogmatici.  Nondimeno,  nel 
1704  ricevè  Clemente  XI,  per  mez- 
zo del  p.  Giuseppe  da  Gerusalem- 
me, una  lettera  del  re  d' Etiopia , 
colla  quale  significava  al  Santo  Pa- 
dre la  sua  propensione  ad  unirsi  alla 
Chiesa  Romana.  A  ciò  il  Papa  ri- 
spose con  un  Breve,  esoi-tandolo  a 
metter  in  esecuzione  il  proposito 
ncli'  atto  che  gli  i'imandava  con  al- 
tri missionarii  il  suddetto  religioso 
e  parecchi  doni.  Morto  qucU'  impe- 
ratore, ricordò  Clemente  XI,  con  let- 
tera de'  1 5  marzo  1712  al  suc- 
cessore di  lui  chiamato  Giusto, 
r  impegno  del  suo  predecessore,  e 
lo  esortò  a  proteggere  i  missiona- 
rii, che  con  preziosi  doni  gli  man- 
dava in  imo  all'  arcivescovo  di  E- 
tiopia ,  ed  all'  abbate  generale  del- 
l'ordine di  s.  Antonio.  Né  punto  ri- 
liutossi  il  re  dal  permettere  l'intera 
libertà  di  predicare  il  vangelo  nel 
suo  reame:  che  anzi  il  vanitelo  fe- 
ce  colà  portentosi  progressi.  E  una 
nuova  missione  inviata  dalla  Pro- 
paganda nel  1750,  composta  di  tre 
francescani,  i  pp.  Nemedio,  Martin, 
e  Boellesmen  penetrò  sino  a  Gondar, 
sotto  l'imperatore  Yasons  II,  e  giun- 
se ad  acquistar  grandissima  riputa- 
zione e  molta  influenza  in  quella 
corte.  Ma  da  quel  momento  più 
si  resero  difllcili  le  spedizioni  a 
quelle  parti.  Soltanto  nel  1769  vi 
penetrò  il  viaggiatore  Brucc,  e  do- 
po di  lui  sino  al  primo  viaggio  di 
Salt  nel  iSo"),  ed  alla  sua  seconda 
missione,  nel  1809  e  18 io,  niuu 
altro  europeo  avca  potuto  entrarvi. 
Finalmente  nel  i838  potè  un  mis- 
sionario latino  inviato  dalla  sacra 
Congregazione  di  Propaganda  giu- 
gnere  sul  fine  di  marzo  in  Etio- 
[>ia  nel  momento  che  da  Adua  ve- 


ABI 


nivano  espulsi  vari  missionarii  ete- 
rodossi. Corse  bensì  egli  grave  pe- 
ricolo di  rimaner  compreso  nella 
loro  proscrizione,  ma  tratto  innan- 
zi al  re  ed  a  numerosa  assemblea 
di  sacerdoti  nazionali  abissini,  per 
gran  mercè  del  Signore  vide  con- 
vertirsi in  suo  vantaggio  il  fosco  nem-» 
bo  ond'era  minacciato.  Gli  fìi  dap- 
prima chiesto  chi  si  fosse,  ed  egli 
rispose  »  cattolico,  romano  e  sacer- 
»  dote.  —  E  perchè  venite  in  Abis- 
»  sinia,  soggiunsero?  —  Per  istruirmi 
»  nella  lingua  amarina  ed  etiopica , 
«  per  visitare  i  miei  fratelli  ed  ado- 
»  perarmi  alla  salvezza  delle  loro  a- 
5>  nime.  — •  Chi  sono  questi  che  voi 
»  nominate  fratelli?  —  I  cristiani  tut- 
«  ti  dell'Etiopia,  e  voi  principalmen- 
5j  te,  che  della  dignità  sacerdotale  sie- 
>5  te  investiti.  —  Adorate  voi  la  cro- 
'5  ce,  la  santissima  Vergine,  s.  Miche- 
"  le,  s.  Giorgio?  —  Io  non  adoro  che 
"  Dio,  ma  venei'o  la  croce  perchè 
»  santificata  dal  contatto  del  Reden- 
«  tore,  che  vi  mori  e  la  bagnò  col 
»  suo  sangue,  onoro  la  divina  Ma- 
»  drc  con  culto  particolare,  ed  in- 
3'  voco  la  intercessione  degli  Angeli 
"  e  dei  Santi.  —  Quante  nascite  vi 
»  hanno  in  G.  C.  ?  —  Due,  l'ima  e- 
»  terna  del  Padre ,  temporale  1'  al- 
»  tra  da  Maria  santissima.  Bene,  sia- 
5'  mo  paghi ,  voi  potete  rimanere 
35  senza  timore  '. —  Equi  ebbe  fine 
rinterrogat<)rio  e  l'adunanza  si  sciol- 
se, manittistando  sentimenti  di  bene- 
volenza e  di  propensione  pel  mis-» 
sionario.  Questi ,  festeggiato  poscia 
dal  re,  e  ospitalmente  accolto  dai 
primarii  della  città,  ebbe  ad  avve- 
dersi procedere  dall'  ignoranza  ed 
incuria  del  clero,  tutti  gli  errori  dai 
quali  è  miseramente  contaminata  la 
credenza  degli  abissini.  In  una  con- 
ferenza religiosa  tenuta  con  quel  mis- 
sionario convennero  di  tatti,   che  lo 


.A  ?.  I 

Spirilo  Santo  procede  dal  Padre  e 
rial  Figlio,  (jhe  in  Gesìi  Cristo  vi  lia 
una  sola  persona  con  due  nature , 
e  che  la  cattedra  di  san  IMetro  è 
la  prima  del  mondo ,  ove  alber- 
ga, e  donde  si  parte  la  verità.  Die- 
tro tali  premesse  in  un'  altra  adu- 
nanza soggiinise  il  missionario  «  Per- 
J5  che  noiì  siete  ad  essa  cattedra  uni- 
"  ti?  —  Noi  lo  siamo,  risposero,  cri- 
55  spettiamo  i  Santi  cattolici,  e  le  loro 
»  virttx.  —  Perchè  adunque  non  do- 
»'  mandate  a  Roma  un  vescovo  ?  — • 
"  Non  vi  è  r  uso ,  spetta  ad  Alcs- 
"  sandria  l'inviarlo.  —  Alessandria 
»  però  è  ella  unita  con  Roma,  che 
»  voi  conoscete  per  sola  sede  della 
5>  verità?  —  Ebbene,  tocca  ad  A- 
»  lessandria  l'accomodarsi  con  Ro- 
"  ma.  —  Potrò  io  diniqne  frattan- 
«  to  scrivere  a  R.oma  ,  chiedere  al 
»  Papa  la  benedizione  apostolica  per 
w  voi  tutti  suoi  figliuoli  lontani  ? 
?»  —  Si  certamente  ;  ditegli  anzi 
s>  che  rispetteremo  nel  suo  braccio 
jj  che  ci  benedice ,  il  braccio  di 
5j  san  Pietro ,  anzi  quello  di  Gesù 
»  Cristo. 

Si  attendono  in  Adua  altri  mis- 
sionarii  cattolici  e  giova  sperare  che 
Iddio  ne  benedica  le  apostoliche  fa- 
tiche, facendo  che  a  sì  lieto  inco- 
minciamento  corrispondano  frutti  u- 
bertosi. 

Nel  mese  di  febbraio  iSSg  si  pre- 
sentarono in  Pioma  al  Pontefice  Gre- 
gorio XVI  un  irlandese  con  due  a- 
bissini,  uno  sacerdote,  l'altro  diaco- 
no, e  gli  mniliarono  una  lettera  d'al- 
cuni sacerdoti  di  Abissinia,  scritta 
nella  loro  lingua,  in  pergamena,  col- 
la traduzione  di  d.  Giuseppe  Sapc- 
to,  prete  della  Congregazione  della 
missione,  missionario  apostolico  in 
Etiopia,  colla  data  di  Adua  28  lu- 
glio i838,  che  riportiamo  qui  ap- 
presso tradotta  a  conforto  de'  buoni. 


ABI  3r 

»  A  Gregorio  XVI  Vicario  di  Gc- 
»  sii  Cristo,  successore  di  s.  Pietro  e 
"  Pontefice  Massimo  della  Chiesa. 

»  S.  Gabriele  in  Adua  del  Tigre 
*!  in  Etiopia,   i838. 

-•>  Noi  ci  congratuliamo  con  Sua 
■>  Santità  d'  averci  mandato  un 
•'  prete  romano ,  che  abbia  sapu- 
>>  to  colle  sue  parole  ed  esempio 
-•;  farci  rientrare  nell'amore  col  ca- 
"  pò  della  Chiesa.  Sia  persuasa  Sua 
»  Santità  ,  che  noi  guarderemo 
5'  con  occhio  di  predilezione  il  suo 
«  inviato,  ed  altri  pure  che  lo  so- 
-•'  miglino  e  ci  vogliano  istruire 
"  de'  nostri  doveri  verso  il  nostro 
"  padre  e  pastore.  Le  bugie  che  ci 
»  contarono  gì'  invidiosi  della  catte- 
»  dra  di  s.  Pietro  sono  obbligate  a 
'  -•'  tacersi  alle  buone  ragioni  ed  al- 
5'  le  opei'e,  che  ci  mostra  Sapeto 
■5  Giuseppe,  e  non  possiamo  non  con- 
•'  fessale,  che  la  Chiesa  Piomana  è  la 
»  Cliiesa  del  Cristo.  E  con  questa 
-•'  fede  che  noi  baciamo  il  santo 
"  piede,  e  genuflessi  domandiamo  la 
-'5  Papale  benedizione  ". 

Quanto  è  ad  altre  particolarità 
dell'  Abissinia ,  gli  obelischi  di  A- 
xum  ecc. ,  gli  avvenimenti  descrit- 
ti dalle  cronache  abissinie,  e  con- 
servati dagli  scrittori  greci  e  latini 
e  dagli  storici  mussulmani  delle  In- 
die, non  che  il  carattere  impresso 
sulle  figure  dei  basso-rilievi  adornan- 
ti i  templi  sotterranei  di  Salcette, 
di  Elefantina  e  di  Elora  provano 
che  gli  abissini  odierni  sono  ben 
lontani  dall' eguagliare  i  loro  anti- 
chi nella  politica,  nella  guerra,  nel- 
la navigazione.  La  feudale  anarchia, 
che  regna  in  quello  stato,  debbesi  at- 
tribuire all'  indolenza  a  cui  gli  a- 
bissini  sono  dati  in  preda,  e  nulli  li 
rende  nel  commercio,  nell'  industria 
e  nelle  lettere.  L'imperator  dell' A- 
bissinia  è  padrone  assoluto  della  vita 


32  AH! 

e  delle  sostanze  de'  suoi  sudditi. 
r!on<;ecrato  viene  dal  p;ilriav(^a  (k-l- 
l\\Jjissinia  in  una  delle  maggiori 
chiese  dell' inijiero,  ed  in  mezzo  al- 
le acclamazioni  universali.  Una  del- 
le rendite  considerabili  di  quel  so- 
vrano è  l'ordine  cavalleresco  di  s. 
Antonio,  ordine,  che  vuoisi  com- 
perare a  caro  prezzo,  e  che  in  par- 
te è  ecclesiastico  ,  in  parte  milita- 
re. La  lingua  dell'  Abissinia  è  di 
due  sorta.  La  prima  e  la  più  anti- 
ca è  quella  di  Teez,  cosi  detta  per- 
chè si  parlava  nel  regno  di  quel  no- 
me. E  un  dialetto  dell'arabo  e  fu  la 
prima  che  si  cominciasse  a  scrivere 
in  quella  regione,  onde  è  che  in  essa 
.sono  scritti  tutti  i  libri  sacri  e  pro- 
fani dell'Etiopia.  L'altra  è  quella  di 
yéwhari.  È  molto  difficile  a  scriversi 
ed  ha  sette  caratteri  non  usati  nel- 
TEtiopia.  J^ .  Copti,  Etiopia,  Pke- 
TE  Gianni. 

ABITI  DIVERSE 

Abiti  de  Cardinali.  V.  \  esti 
Cardinalizie,  Udienze  concesse  dai 
Pontefici,  e  Cappelle  Pontificie. 

Ar.tTi  di  Cavalieri,  di  ordini  vii- 
lilari  ed  equestri.  T  .  gli  articoli  d  o- 
gni  ordine  rispettivo. 

AiiiTi  dei  dignilarii  Palatini,  dei 
militari  ed  altri  individui  della 
Corte  Romana.  V.  gli  articoli  che 
li  riguardano ,  e  Cueictjlaeii  o  fa- 
miliari PONTIFICII. 

Abiti  dei  Capitoli.  V.  \  artico- 
lo che  li  riguarda  ;  e  quelli  del- 
le i-ispeltive  chiese,  per  le  parti- 
colari prerogative,  distinzioni  ed  in- 
segne. 

AniTi  delle  JMonaehe.  V .  gli  ar- 
ticoli risjx'flivi  e  quelli  che  appar- 
tengono agli  Ordini  religiosi  di  mo- 
nache, e  pie  istituzioni   di  donne. 

Abiti  di  Prelati.  V.  Prelati  e 
CoLLEGii  Prelatizii  ,  sccoudo  le 
diverse     particolari     den()ininazi(»ni  . 


A  r,  l 

Atìiti  de  lìomani  Pontefici.  /'. 
Vesti,  Viacoi,  Villeggi atup.f,  dei 
Pontefici  e  Cappelle  Papali. 

Abiti  de'  Patriarchi  e  de'  Feacovi. 
T .  Patriarchi  e  Vescovi. 

Abiti  de'  Religiosi.  P^.  gli  arti- 
coU  di  ciascun   ordine  religioso. 

x\biti  delle  Arciconfralernite  e 
Confraternite ,  che  assumono  i  ri- 
spettivi confrati.  V.  Arciconfrater- 
nite  e  Confraternite. 

ABITO  degli  ecclesiastici  .  Nei 
quattro  primi  secoli  l'abito  dell'  ec- 
clesiastico non  dilferiva  punto  da 
quello  dei  laici,  ed  i  sacri  ministri 
per  ben  tre  secoli  nelle  loro  funzioni 
non  portavano  abiti  nella  forma  dil- 
ferenti  dai  comuni.  S.  Girolamo  è  il 
primo  de' ss.  Padri,  il  quale  faccia 
parola  degli  abiti  usati  dai  ministri 
dell'altare  pel  servizio  divino.  La 
differenza  però  di  cotesti  consisteva 
non  già  nella  forma,  ma  soltanto 
nella  ricchezza  e  decenza. 

Pochi  anni  dopo  la  pace  della 
Chiesa,  fu  proibito  agli  ecclc-siastici 
di  vestire  alla  foggia  dei  laici.  Non 
si  può  per  altro  asserire  con  cer- 
tezza qual  fosse  il  colore  prescritto 
dapprima  ai  sacri  ministri.  Il  Ba- 
ronio  opina  che  questo  fosse  il  bru- 
no od  il  violaceo. 

L'abito  clericale,  che  il  concilio 
di  Trento  comanda  di  portare  ai 
l)eneficiati  ed  a  quelli  che  .sono  fre- 
giati degli  ordini  .sacri,  è  la  veste 
talare.  Lo  stesso  decretarono  i  Ro- 
mani Pontefici  ed  i  conci  Hi,  che  fu- 
rono celebrati  dopo  quell'ciioca.  Se- 
condo l'asserzione  del  dottissimo  Pa- 
pa Benedetto  XIV,  questo  abito 
divenne  proprio  dei  chierici  dopo  il 
1 3oo  ,  epoca  in  cui  i  laici  lascia- 
rono le  vesti  lunghe  per  assumere 
le  corte. 

ABIURA.  Solenne  detestazione 
delle  eresie   colla  prnlcNla   di   credere 


ABI 

ditte  le  verità  della  cattolica  fe- 
de o  coi  giurainciìto  di  restare  inai 
sempre  ad  essa  fedele.  I  teologi  ed 
i  canonisti  distinguono  quattro  sor- 
ta di  abiure,  vale  a  dire  :  de  hac- 
resi  formali,  de  i'ehcmcnti,  de  levi , 
de  violenta  suspicione  haeresis.  L'al> 
iura  de  formali  viene  comandata  agli 
apostati  ed  agli  eretici  conosciuti  per 
tali  notoriamente:  quella  de  velie- 
menti  si  fa  da  coloro,  che  diedero 
agli  altri  forte  motivo  di  sospettare 
della  lor  fède;  a  quella  de  levi  sono 
obbligali  tutti  i  fedeli,  che  diede- 
ro soltanto  leggeri  sospetti  di  ere- 
sia :  r  abiura  de  violenta  suspicio- 
ne haeresis  finalmente  deve  farsi 
da  chi  venne  in  sospetto  di  eresia  per 
aver  detto  o  fatto  cose  inducenti  il 
giudice  a  ritenerlo  per  eretico.  Al- 
r  abiura  sono  tenuti  tutti  gli  ereti- 
ci ,  se  vogliono  riconciliarsi  colla 
Cliiesa  :  pratica  la  quale  fu  mai  sem- 
pre in  vigore.  Leggesi  nella  storia 
ecclesiastica  ,  che  agli  eretici  i  qua- 
li usavano  una  forma  viziosa  nel- 
l'amministrare  il  battesimo,  si  con- 
feriva questo  sacramento  dopo  l'ab- 
iui'a  de'  loro  errori.  Altri  eretici 
presso  i  quali  non  era  in  uso  il  sa- 
cramento della  Confermazione,  do- 
po aver  abiurata  la  eresia,  si  ricon- 
ciliavano colla  Chiesa,  e  venivano 
unti  col  sacro  Crisma  nella  fronte, 
ne^li  occhi,  nelle  mani,  nella  hoc- 
ca,-  nelle  orecchie. 

Le  ahìure  de  forniali,  devehemen- 
ti,  de  violenta  suspicione  si  fanno  in 
pubblico  con  molte  ceremonie;  quella 
de  levi  privatamente  nelle  mani  del 
vescovo,  o  dell'  inquisitore.  Vi  sono 
alcune  leggi  risguardanti  quelli  che 
abiurano ,  e  noi  le  riferiremo  nel- 
l'articolo seguente. 

ABIURANTI.  Nome  dato  a  co- 
loro che  detestano  le  eresie  di  cui 
sono   infetti ,  e  tornano  in  grembo 

VOI..    I. 


ABL  33 

alla  Cattolica  Chiesa.  I  sacerdoti  se- 
colari, i  quali  fanno  l'abiura  de  le. 
i'/,  non  vengono  impediti  dall'  escH-- 
citare  tutti  gli  ordini,  nò  dall'  am- 
ministrare i  .sacramenti  od  udire  le 
confessioni  de'  fedeli.  Non  cosi  fu 
stabilito  per  coloro  che  abiurano  de 
vehementi.  All'  incontro  i  regolari,  i 
quali  fanno  l'abiura  anche  de  levi, 
sono  inabili  a  tutti  i  gradi  ed  oflll- 
cii  della  loro  religione.  Gli  abiu- 
ranti de  vehementi,  se  abbracciano 
realmente  ancora  la  eresia,  e  ne  sie- 
no  convinti,  si  ritengono  come  re- 
cidivi. Anche  coloro  i  quali  abiura- 
l'ono  formalmente  un'  eresia  si  con- 
siderano come  recidivi,  se  avvenga 
che  dieno  accoglienza  ad  eretici,  e 
facciano  ad  essi  regali ,  o  prestino 
favori,  purché  non  possano  addur- 
re la  scusa  di  averlo  fatto  per  altri 
motivi. 

ABLEGATI  Pontificii  ed  Apo- 
stolici. Gli  Ablegati  pontificii  sono 
quelli,  che  vengono  spediti  dai  Pa- 
pi a  recare  i.  ai  sovrani  le  fascie 
preziose  da  loro  benedette  pei  neo- 
nati piinclpi ,  eredi  del  regno  (  F. 
Fascib  benedette);  2.  ai  novelH  so- 
vrani ed  ai  valorosi  capitani,  coni- 
mendevoh  per  la  difesa  della  Religio- 
ne, il  donativo  delle  onorifiche  in- 
segne, dello  stocco,  e  berrettone  be- 
nedetti [Fedi);  3.  la  berretta  car- 
dinalizia ai  novelli  Cardinali,  creati 
assenti  dal  luogo  ove  ha  sua  resi- 
denza il  Pontefice.  F.  Berretta 
Cardinaiizia. 

Gli  Ablegati  apostolici  sono  poi 
quelli  che  vengono  inviati  dai  Pon- 
tefici r.  ai  novelli  Cardinali  per  ispe- 
cial  distinzione ,  col  cappello  rosso 
Cai'dinalizio  [Fedi);  2.  a  presentare 
la  rosa  d'oro  benedetta  dai  Papi , 
ed  inviata  in  dono  a  chiese  illustri, 
a  monarchi ,  e  benemeriti  personag- 
gi.   F.  Rosa  benedetta. 


34  ABL 

Tanto  gli  Ablegati  pontificii  che 
gli  apostolici  si  sogliono  scegliere  dal 
numero  dei  monsignori  camerieri 
segreti  e  di  onore  :  che  se  l'individuo 
non  è  di  questo  grado  e  non  ap- 
partiene alla  prelatura,  viene  dicliia- 
rato  tale  per  l' abito  paonazzo,  e  ti- 
tolo di  Monsignore  inerente  alla  me- 
desima qualifica.  Vi  sono  degli  e- 
sempi  che  gli  Ablegati  fì.uono  anche 
secolari  nobih,  particolarmente  sotto 
Benedetto  XIV.  Abbiamo  dal  mae- 
stro di  ceremonie  Burcardo,  anno 
1 498,  che  papa  Alessandro  VI  man- 
dò il  cappello  cardinalizio  al  Cardi- 
nal Giorgio  d'Amboise  arcivescovo  di 
Rouen,  col  mezzo  del  duca  del  valen- 
tinese,  Cesare  Borgia,  suo  figlio.  Nel 
1727  Benedetto  XIII  spedi  il  mar- 
chese del  Bufalo  della  Valle  Ablegato 
a  Firenze,  colla  Rosa  d'  oro  per  la 
gran-duchessa  Violante.  A  questi  che 
non  era  insignito  di  carattere  eccle- 
siastico ,  fu  concesso  nella  funzione 
d'indossare  l'abito  prelatizio.  Sotto 
Benedetto  XIV,  essendosi  nel  1755 
annegato  nel  porto  di  Genova  l'Ab- 
legato  monsignoi'e  Scotti,  che  reca- 
va la  berretta  rossa  in  Ispagna  al 
Cardinal  Cordova,  quel  Pontefice  vi 
fece  supplire  il  cavalier  Marcolini  di 
Fano.  Clemente  XIII  nel  1770  man- 
dò in  Lisbona  Ablegato  a  portar  la 
beiTetta  al  Cardinal  Carvaial,  il  com- 
mendatore d.  Cesare  Lambcrtini  ni- 
pote di  Benedetto  XIV;  e  nel  1778 
dopo  aver  creato  Cardinale  il  nun- 
zio di  Portogallo  Conti,  emanò  due 
pontificii  brevi ,  con  uno  de'  quali 
dichiarò  cameriere  segreto  il  p.  Mar- 
co Antonio  Conti,  fratello  del  por- 
porato, che  dimorava  presso  di  esso, 
benché  fosse  religioso  somasco ,  e 
coir  altro  gli  die'  facoltà  di  presen- 
targli la  bei-retta  Cardinalizia. 

ABLUZIONE.  Voce  hturgica  che 
significa  l'uso  del  vino  e  dell'acqua 


ABL 

fatto  dal  sacerdote  dopo  la  comvmio- 
ne,  affine  di  purificare  il  calice  e  le 
proprie  dita.  Due  sono  le  abluzioni; 
la  prima  si  fa  col  solo  vino  che  si 
versa  nel  calice  subito  dopo  la  co- 
munione, la  seconda  consiste  nel- 
r  uso  del  vino  e  dell'acqua  versati 
sopra  le  dita  del  sacerdote  per  pu- 
rificarle. Della  prima  fa  menzione 
Innocenzo  III  nel  cap.  Ex  parte, 
de  celebrai,  miss. ,  colle  seguenti 
parole:  Semper  sacerdos  vinuni  pro- 
fundere  debet,  postquani  totani  ac- 
ceperit  Eucharistice  sacramentum , 
nisi  cum  eodeni  die  aliani  missam 
debuerit  celebrare  ,  ne  ,  si  forte 
vimini  perfusionis  accìperet ,  cele- 
brationeni  aliam  impediret  .  Da 
questa  decretale  ben  si  deduce, 
che  dopo  la  comunione  il  sacerdo- 
te anche  nei  tempi  antichi  beveva 
la  prima  abluzione.  S.  Tommaso 
(p.  3.  g.  83.  a.  5  ad  deciniuni) 
di  ciò  rende  ragione  dicendo  : 
J^inuni  ratione  suce  huniiditatis  est 
ahlutio,  et  ideo  suniilur  post  sii- 
sceptionem  hujus  sacramenti  ad 
abluenduni  os ,  ne  aliquae  reli- 
quiae  remaneant .  La  prima  ablu- 
zione si  deve  fare  col  solo  vi- 
no ;  e  gli  astemii  che  lo  abborrono 
non  possono  valersi  dell'  acqua  in 
sua  vece,  se  non  per  dispensa  pon- 
tificia. RigLiardo  alla  seconda  ablu- 
zione, r  Angelico  (  loc.  cit.  )  non  fa 
veruna  memoria  dell'  acqua,  né  di- 
ce che  si  bevesse  dal  sacerdote.  11 
Durando  (  lib.  IV,  e.  55  )  espressa- 
mente insegna  che  si  gettava  in  un 
luogo  mondo  ;  oggidì  per  maggiore 
riverenza  al  sagramento,  e  ad  evitare 
il  pericolo  che  non  resti  qualche  fram- 
mento dellOstia  attaccato  alle  dita,  o 
qualche  goccia  del  Sangue  aderente 
alla  coppa  del  calice,  si  beve  dal 
sacerdote  la  seconda  abluzione.  Il 
Pontefice  s.  Pio  V  scrisse    all'  airi- 


ABL 

vescovo  di  Tarragona  che  le  ablu- 
zioni si  dovevano  assumere  dalia 
medesima  parte  del  calice  dalla  qua- 
le si  era    preso  il  Sangue. 

Oltreché  a  indicare  la  predetta  ce- 
remonia,  la  voce  abluzione  vale  a  si- 
gnificare l'uso  che  faceasi  un  tempo 
del  vino  e  dell'  acqua  da  quelli  che 
ricevuto  avevano  la  santissima  Eu- 
caristia. 

Sotto  il  nome  di  abluzione  in- 
tendesi  non  solamente  la  purifica- 
zione del  calice  o  della  bocca  dopo 
la  comunione,  ma  il  rito  ancora  che 
deve  pi'aticare  il  sacerdote  di  lavar- 
si le  dita  prima  d'indossare  i  sagri 
paramenti  per  la  messa,  e  durante 
la  messa,  dopo  1'  offerta.  La  prima 
abluzione  venne  istituita  nella  chie- 
sa ad  esempio  della  ceremonia  pre- 
scritta dal Signoi'e  nell'  Esodo  [Exod. 
e.  XXX.  ) ,  per  cui  Aronne  e  i  suoi 
figU,  prima  di  accostarsi  all'  altare, 
doveano  lavarsi  le  mani  e  i  piedi . 
A  tal  viopo  era  situata  una  magni- 
fica vasca  nel  tabernacolo.  Però  un 
tal  rito  non  pratica  la  chiesa  come 
per  osservare  un  ceremoniale  del- 
l'antica legge,  ma  per  una  riveren- 
za al  divin  sagrifizio,  e  per  rammen- 
tar al  sacerdote  la  purezza  dell'  a- 
nima,  senza  cui  è  delitto  il  presen- 
tarsi agli  altari.  Questo  costume  è 
antichissimo  nella  Chiesa.  S.  Gio- 
vanni Crisostomo  ne  fa  menzione 
in  un'  omelia  al  popolo  d'Antiochia 
[Hom.  20.  n.  7)^  /Ve  aucleas  illods 
mnnibus  sacravi  victìmani  allrectare, 
etiamsi  mille  necessitatibus  premaris. 
Paolino  vescovo  di  Tiro,  presso  Euse- 
bio (lib.  X.  e.  1 4-))  narra  di  aver  edifi- 
cato e  consecrato  un  tempio  nell'  an- 
no 3 1 4?  e  di  avervi  stabilite  due  pile 
perchè  i  fedeli  si  lavassero  prima  di 
entrarvi  a  far  orazione  e  ad  assi- 
stere ai  santi  misteri.  Da  ciò  Be- 
nedetto XIV,  nella   sua    opera    De 


ABO        ^  35 

sacrificio  Missce  (lib.  l,  e.  12,  n.  3), 
inferisce  che  a  molto  maggior  ra- 
gione dovea  usarsi  tal  ceremonia 
dai  sacerdoti  prima  che  celebras- 
sero. Il  Martene  tratta  eruditamente 
su  cp.iesta  materia  nell'  opera  De 
antiquis  ecclesice  ritibus  in  divin. 
celebrand.  qffìc.  lib.  I.  cap.  4-  ai't.  1 2. 

La  seconda  abluzione  delle  dita 
si  fa  dal  sacerdote  nella  messa  do- 
po eh'  egli  ha  detta  1'  orazione  Ve- 
ni sanctificator  etc.  e  benedetta  l'of- 
ferta. Allora  si  parte  dal  mezzo  del- 
l' altare  e  si  reca  al  lato  dell'  e- 
pistola,  dove  il  ministro  gli  versa 
l'acqua  intanto  ch'ei  recita  il  salmo 
Lavabo  inter  innocentes  etc.  col  Glo- 
ria Patri,  che  nelle  messe  dei  de- 
funti e  dalla  Domenica  di  Passio- 
ne fino  al  Sabba  to  santo  si  omette 
in  segno  di  tristezza.  Di  questa  se- 
conda abluzione  parla  s.  Cirillo  nel- 
la sua  Catechesi;  dal  che  si  vede 
che  il  rito  è  fino  dai  primi  secoli 
della  Chiesa.  S.  Tommaso  (  p.  3.  q. 
83.  a.  5.  ad  priniwn)  adduce  due 
ragioni  di  un  tal  rito;  la  prima 
di  queste  spetta  alla  pulitezza,  l'al- 
tra al  morale.  Ti  tei  mano  [Exposit. 
niyst.missae,c.  XXXIV.)  finalmente 
sul  proposito  aggiugne  che,  sebbene 
il  sacerdote  prima  di  vestirsi  degU 
abiti  sagri  siasi  lavate  le  mani,  nul- 
laostante  deve  fare  anche  la  secon- 
da abluzione  per  indicare  la  som- 
ma innocenza  onde  lo  si  vuole  for- 
nito. 

Nella  messa  solenne  anticamente 
si  usavano  due  abluzioni  ;  la  prima 
dopo  l'offertorio,  l'altra  dopo  la  in- 
censazione dell'altare.  Nella  presente 
Liturgia  di  queste  due  abluzioni  non 
si  conserva  che  la  seconda.  Intorno 
a  ciò  si  occupa  distesamente  il  Vert, 
t.  IV.  pag.    174. 

ABO.  Città  marittima  vescovi- 
le   della  Finlandia,   ora    posseduta 


36  ABR 

dalla  Russia.  Avvi  una  Uuiversità 
fondata  nel  1640  dalla  regina  Cri- 
stina .  Il  vescovado  instituito  nel 
ì  I  58  dal  sommo  Pontefice  Adria- 
no IV  era  un  tempo  sufliaganeo 
di  Upsal;  ma  fino  dal  secolo  de- 
cimoquinto seguì  la  riforma  lute- 
rana-episcopale. 

ABRAAMO  (s.) ,  vescovo  e  mar- 
tire di  Arbella,  nota  oggidì  col  no- 
me di  Irbilj  suggellò  la  fede  col 
proprio  sangue  l'aiXQO  di  Cristo  348, 
quinto  della  persecuzione  di  Sapore. 
La  sua  festa  è  riportata  al  dì  5  di 
febbraio. 

ABRAMIANI.  Eretici  del  prin- 
cipio del  secolo  nono,  nel  tempo  in 
cui  Niceforo  governava  l' impero  di 
Oriente,  e  Carlo  Magno  quello  di 
Occidente.  Costoro  rinnovarono  gii 
eri'ori  de'  Paulianisti. 

ABRA.MO  (s.)  eremita,  nato  a 
Ghidana  in  Mesopotamia,  vicino  al- 
la città  di  Edessa  verso  l'anno  36o. 
Egli  per  pura  obbedienza  ai  suol  ge- 
nitori, illustri  in  lignaggio  ed  in 
pietà,  abbracciò  il  matrimonio.  Nel 
giorno  stesso  delle  nozze  però,  avu- 
tone consentimento  dalla  sposa,  cor- 
se a  vivere  in  cupa  solitudine,  do- 
ve le  austerità  della  penitenza  era- 
no le  sue  più  care  delizie,  e  dove 
ei  visse  cinquant'  anni  in  odore  di 
siugolar  santità.  Di  Abramo  si  gio- 
vò grandemente  il  vescovo  di  E- 
dessa  per  convertire  a  G.  C.  i  pa- 
gani di  una  borgata  popolatissima. 
Vinse  il  santo  la  invincibile  riti'o- 
sia  di  quegl' idolatri,  e  dopo  quat- 
tro anni  che  si  condusse  fia  loro , 
tornò  alla  sua  cella.  Ivi  morì  attor- 
niato da  immensa  folla  di  popolo 
accorso  a  riceverne  la  estrema  be- 
nedizione. —  Una  sua  nipote,  Ma- 
ria, della  quale  diremo  a  luogo,  fu 
da  lui  tolta  al  peccato  e  restituita 
nlla  via  della  rettitudine,  anzi,  nie- 


ABR 

diaute  lui ,  santificata.  Il  nome  di 
eremita  sì  pio  Icggesi  ne'  calenda- 
ri greci,  latini  e  cofti.  Egli  è  ricor- 
dato a'  i5  di  marzo. 

ABRAMO  (s.),  fondatore  e  abba- 
te di  un  monastero  nell'Alvergaa, 
nacque  nell'alta  Siria  in  riva  all'  Eu- 
frate. Lasciò  la  patria  con  animo 
d'imitare  il  gran  patriarca  del  pro- 
prio nome;  ma,  tenuto  cinque  anni 
dai  barbari  in  prigione,  non  potè 
compiere  il  santissimo  divisamento. 
Riavuta  la  libertà,  fondò  il  monaste- 
ro di  cui,  com'è  detto,  fu  anco  abba- 
te, e  dove  condusse  in  grau  nume- 
ro discepoli  alla  evangelica  perfe- 
zione. Secondo  s.  Gregorio  di  Tours, 
fu  eziandio  taumaturgo.  Morì  verso 
l'anno  ^'ji.  Egli  è  nominato  sotto 
il  1 5  di  giugno  nel  martirologio  ro- 
mano. 

ABRAMO  (s.),  solitario,  poi  apo- 
stolo infaticabile  applicato  massima- 
mente a  sterminare  la  idolatria , 
quindi  vescovo  di  Carres  nella  Me- 
sopotamia, predicò  l'Evangelio  in  un 
villaggio  del  monte  Libano,  dove  si 
fermò  tre  anni  dando  pruove  di  cuo- 
re libéralissimo,  onde  si  cattivò  l'a- 
nimo di  molti,  prima  suoi  mortali 
nemici.  Quando  dalla  solitudine  lo 
si  chiamò  al  vescovato,  la  elevatez- 
za del  posto  non  nocque  punto  al 
metodo  della  sua  vita  penitente  ed 
austera.  Morì  a  Costantinopoli  l'an- 
no di  Cristo  ^11,  e  ottenne  le  ve- 
nerazioni di  Teodosio  il  Giovane, 
che  ne  custodì  rispettosamente  una 
veste,  e  la  indossava  alcuni  dì  a  me- 
moria di  lui.  Il  giorno  della  sua  fe- 
sta è  segnato  al    i4  febbraio. 

ABRAMO  (s.),  martire.  F.  Sa- 
roBE. 

ABRITO.  Città  vescovile  della 
diocesi  di  Tracia,  nella  Mesia  infe- 
riore, un  tempo  suHiaganea  alla  me- 
tropoli  di  Traianopoli. 


J^ 


AC  A 

ACrvOSTOLA.  Citlà  vescovile  del- 
la diocesi  d'Asia  nella  provincia  del- 
la Frigia  la  Salutare.  Jerocle  la 
chiamò  Demauraclin. 

ACACIANI.  Eretici,  discej)oli  di 
Acacie.  Quantunque  s' ignori  qual 
fòsse  la  dottrina  di  questi  setta- 
rii,  si  può  dedurla  nondimeno  dai 
sentimenti  del  loro  capo ,  che  pro- 
fessava l'arianismo.  Era  egli  vesco- 
vo di  Cesarea;  uomo  invero  distin- 
to pei  taUuiti,  ma  di  nessun  carat- 
tere. Purché  si  trattasse  della  sua 
gloria,  i  principii  del  dovei-e  e  del 
giusto  rimanevano  oppressi  nel  cuo- 
re. Sotto  l'imperatore  Costanzo  ei  fu 
ariano  deciso;  nel  regno  di  Giovia- 
no  fé'  ritorno  alla  Chiesa  Cattolica, 
e  sotto  Valente  di  nuovo  all'  ariani- 
smo.  Molte  indegne  azioni  da  lui  com- 
messe lo  fecero  meritevole  dell'  ab- 
hominazione  di  tutti  i  tempi.  Ave- 
va ordinato  a  vescovo  di  Gerusa- 
lemme s.  Cirillo,  e  poi  lo  depose  ; 
si  era  intromesso  nel  partito  dell'an- 
tipapa Felice,  ed  aveva  influito  per 
l'esilio  del  Pontefice  Liberio.  Depo- 
sto nel  concilio  di  Seleucia  e  di 
Lampsaco  ,  mori  senza  consolare  la 
Chiesa  del  suo  ravvedimento. 

ACiiRIO  (s.),  monaco  di  Luxeul, 
poi  vescovo  di  JVoyon,  venne  dalla 
oscurità  del  cliiostro  elevato  allo 
splendore  di  quel  posto  verso  l'an- 
no 621.  Ebbe  grandi  soccorsi  dal- 
lo zelo  di  sant'  Amando ,  il  quale 
non  era  a  quel  tempo  se  non  ve- 
scovo regionario.  Sotto  l' egida  di 
Dagoberto  l'e,  potè  sovra  il  popolo 
molto  autorevolmente.  Mori  nel  63q. 
Se  ne  celebra  la  festa  ai  27  di  no- 
vembre. 

ACAZIO  (s.) ,  vescovo  di  Antio- 
chia neir  Asia  ,  soprannominato  A- 
gatangelo,  ossia  buon  angelo,  visse 
al  tempo  della  persecuzione  di  Decio 
1'  anno  200.  —  Riboccando  la  sua 


ACC  37 

diocesi  di  Marcioniti,  che  impuden- 
temente sagiifieavano  ai  falsi  nu- 
mi, sejjpe  egli  contenere  la  greggia 
in  devozione  inviolabile  alla  lède. 
Degnissima  di  laude  e  di  storia  si 
è  la  generosa  confessione  di  questo 
impavido  prelato  davanti  a  Marzia- 
no ministro  del  persecutore,  il  quale 
ne  ammirò  la  saviezza  e  costanza 
per  modo  che  lo  sciolse  dai  ceppi,  e 
gli  fé'  libero  il  professare  la  cristiana 
religione.  jXon  è  eerto  se  Acazio  so- 
pravvivesse molto  ad  essa  confessio- 
ne gloriosa.  I  greci ,  gli  egiziani  e 
tutti  gli  orientali  lo  onorano  ai  3i 
di  maiYo;  ma  il  suo  nome  non  tro- 
vasi nel  martirologio  romano. 

ACCADEMIE  di  Roma  e  Ponti- 
ficie. \J Accademia  è  ciò  che  gli  an- 
tichi filosofia  appellavano  sella,  ovve- 
ro scuola.  Siccome  Platone  apri  la 
sua  scuola  fuori  delle  porte  di  Ate- 
ne, in  mi  luogo  ombreggiato  dalle 
piante,  il  quale  dal  suo  possessore 
Ecadenie,  Ecadcnio,  o  Acadenio  fu 
detto  Ecadeinia  e  poscia  Accade- 
viiaj  così  ad  imitazione  della  scuo- 
la Platonica  j  non  solo  si  chiamò 
Accademia  quell'adunanza  d'uomi- 
ni, o  letterati,  o  filosofi,  od  arti- 
sti, che  insieme  adoperano  per  T  u- 
tilità  e  incremento  o  delle  lettere 
e  delle  scienze,  o  delle  arti,  ma  il 
luogo  pure,  dove  si  adunano,  fu  col 
medesimo  nome  significato.  Cice- 
rone die'  nome  di  Accademia  alla 
sua  celebre  villa  presso  Pozzuoli, 
ove  clilettavasi  conversare  con  dotti 
amici  sopra  diversi  argomenti  filo- 
sofici, e  dove  compose  le  famigera- 
te Questioni  accademiclie.  11  Tira" 
boschi  definisce  l'Accademia  per  quel- 
la società  d' uomini  eruditi,  stretti 
fra  loro  con  certe  leggi,  a  cui  vo- 
lontariamente obbediscono ,  e  che,  ra- 
dunandosi insieme,  or  si  fanno  a  di- 
sputare di  qualche  erudita  quistione, 


38  ACG 

ora  producono  e  insieme  sottometto- 
no alle  censure  de'  loro  colleglli  qual- 
che saggio  dell'  ingegno  e  degli  stu- 
dii  loro.  Il  Menocliio  (tomo  I,  pag. 
142)  fa  rimontare  la  origine  dell'Ac- 
cademia, fino  ai  tempi  di  Salomo- 
ne, dal  quale  vuoisi  fondato  lo  stu- 
dio di  Gerusalemme,  e  dice  esservi 
state  nella  Palestina  delle  Accade- 
mie ovvero  studii  universali.  Uno 
ne  avea  la  città  di  Cariai  Seplier, 
cioè  città  delle  lettere,  come  si  ha 
dal  libro  di  Giosuè  al  cap.  XV,  ed 
uno  ve  n'  era  in  altro  luogo  detto 
Abela,  dove  pubblicamente  pare  che 
vi  professassero  le  scienze;  il  che  si 
può  credere  dal  lib.  II  de'  Re  al 
cap.  20  :  Sermo  dicebatar  in  veteri 
proverbio  :  Qui  interrogante  inter- 
rogent  in  A  bela:  et  sic  perficiehant. 
Pare  quindi  che  chi  avea  difficoltà 
ricorresse  ai  dottori  di  Abela,  e  che 
le  loro  risposte  si  stimassero  oraco- 
li. Finalmente  in  Theman,  città  del- 
la Idumea,  stimano  alcuni  che  vi  fos- 
se un  pubblico  insegnamento  nelle 
scienze  umane  e  divine.  Tuttavolta 
né  quelle  Accademie,  né  le  institui- 
te  dopo  la  morte  di  Carlo  Magno 
avvenuta  in  Acquisgrana  nell'  8  1 4, 
sono  le  Accademie  di  cui  qui  in- 
tendiamo far  parola.  Esse  propria- 
mente erano  scuole  pubbliche,  le  rpiali 
chiamansi  comunemente  Università. 
Se  ne  usurparono  bensì  il  nome 
tanto  le  Università,  cpianto  perfino 
i  luoghi  di  esercizii  cavallereschi  e  le 
scuole  pel  maneggio  dei  cavalli,  co- 
me anche  qualsivoglia  trattenimento 
pubblico  o  privato  di  musica ,  di 
giuochi  e  talvolta  di  danze,  ecc.  A 
Carlo  INIagno,  dopo  la  sua  discesa 
in  Italia,  spetta  la  gloria  di  aver 
pel  primo  instituite  nel  suo  reale 
palazzo  e  scuole  e  la  piima  Accademia, 
nel  senso  moderno.  Egli,  il  <[uale 
prescrisse   che    ogni  accademico  as- 


ACC 

sumesse  un  nome  letterario,  per  di- 
mostrare una  specie  di  uguaglianza 
fra  gli  accademici,  assunse  quello  di 
Davide.  Però  l' esempio  di  Carlo 
Magno  non  fu  propriamente  imitato 
che  nel  secolo  XIII  da  qualche  Ac- 
cademia d'  Italia.  Sulla  mutazione 
de'  nomi  accademici,  veggasi  Steph. 
Borgia,  t.  II.  Anedoct.  in  Blosii  Pal- 
ladii  Orat.  de  prcestatione  obedien- 
tice  Rhodioruin  Leoni  X. 

Alenino,  monaco  inglese,  membro 
dell'Accademia  di  Carlo  Magno,  pre- 
se il  nome  di  Fiacco  Albino. 

A  s.  Celestino  V,  famoso  per  la 
solenne  rinunzia  del  pontificato  se- 
guita ai  i3  dicembre  del  i'294,  si 
attribuisce  l' istituzione  di  un'  Acca- 
demia ecclesiastica ,  appellata  Acca- 
demia dei  consigli  della  Chiesa.  Per 
altro  il  Conringio  opina,  che  quan- 
tunque in  Italia  prima  che  altrove 
si  mettesse  in  viso  questo  nome  di 
Accademia,  non  si  cominciasse  ad 
usarlo  propriamente  che  nel  secolo 
XV  ;  ed  ecco  come  in  tale  proposi- 
to il  Courtin  si  esprime  nella  sua 
Enciclopedia  intorno  le  Accademie 
istituite  durante  questo  secolo  in  Italia: 
«  Al  rinascimento  delle  lettere,  l'I- 
»  talia  si  coperse  di  accademie  che 
"  propagarono  il  gusto  della  bella 
»  antichità,  e  produssero  una  gene- 
»  rale  emulazione.  In  nessun  paese 
»  le  accademie  furono  tanto  utili: 
»  né  mai  avvenne,  come  allora,  che 
"  s'impadronirono,  per  così  dire,  di 
»  tutto  un  popolo,  onde  comunica- 
»  re  una  nuova  attività  a  tutti  gli 
»  intelletti,  né  pare  mai  che  si  ad- 
»  operasse  con  tanto  ardore  a  sod- 
»  disfare  1'  immenso  bisogno  d'  i- 
»  struzione  prodotto  dal  loro  csem- 
»  pio,  dai  loro  lavori  e  dallo  splcn- 
>i  dorè  di  quelle  loro  solennità,  per 
»  cui  vere  feste  dello  spirito  pote- 
!>  vano  chiamarsi   '.    Roma  fu    una 


ACC 

<ldle  prime  città  a  darne  l'  esempio. 
11  Cardinal  Bessarione  di  Trebison- 
da,  elevato  alia  porpora  da  Eugenio 
IV  nel  1439,  e  compagno  dell' im- 
perator  Giovanni  VII  Paleologo  al 
Concilio  Generale  di  Firenze,  per- 
sonaggio celebre  per  pietà,  pruden- 
za ,  allabilità  e  generosità,  circa  il 
i44o  adunava  in  propria  casa  i  più 
chiari  ingegni,  quali  ei'ano  p.  e.  l'Ar- 
gisofilo,  Teodoro  Gaza,  Gemisso,  il 
Filelfo  ,  Carlo  Poggio ,  e  Flavio 
Biondo  segretarii  d'  Eugenio  IV, 
Lascaris,  Lorenzo  Valla,  l'Androni- 
co, Bartolommeo  Platina,  il  Cam- 
pano ,  il  Domizio  e  varii  alti'i  uo- 
mini sommi,  aflìne  di  disputare  in- 
torno alla  letteratm-a  greca  e  lati- 
na. Perfino  la  famiglia  di  quel  dot- 
to Cax'dinale  era  composta  di  uo- 
mini colti  nelle  lingue  e  pei'iti  in 
ogni  genere  di  letteratura,  cosicché 
la  sua  casa  potea  dirsi  una  vera 
continua  Accademia.  F.  Bessario- 
ne Cardinale. 

Contemporaneamente  il  Panormi- 
ta  istituiva  in  Napoli  nella  corte  del 
re  Alfonso  V  d' Aragona,  detto  il 
Magnifico,  in  un  col  Faccio  e  col 
Valla ,  quella  rispettabile  società , 
che,  presieduta  dipoi  da  Gioviano 
Fontano,  si  rese  chiara  col  nome  di 
Accademia  del  Pontano.  Ma  né  il 
Bessarione,  né  il  Pontano  intitola- 
rono Accademie  le  loro  adunanze. 
Le  prime  a  così  cliiamarsi  furono 
la  Platonica  di  Firenze  e  la  Ro- 
mana :  quella  piantata  per  le  scien- 
ze da  Cosimo  de'  Medici  ,  cp.iesta 
per  le  lettere  e  per  T  archeologia 
istituita  da  Pomponio  Leto,  e  nella 
quale  forono  ascritti  specialmente  Fi- 
lippo Buonaccorsi  (  conosciuto  sotto  il 
nome  di  Gallico  esperiente)  e  Bar- 
tolommeo Platina. 

La  Romana  può  veramente  ri- 
guai'darsi  qual  modello  del  maggior 


ACC  3^ 

numero  delle  attuali  Accademie,  co- 
me quella  che  sopra  ogni  altra  si 
è  dedicata  all'  amena  letteratura,  alle 
antichità,  alle  lingue  classiche ,  e 
c[ualche  volta  alle  questioni  flloso- 
lìche.  Questa  prima  Accademia  let- 
teraria però  sofferse  alcune  vicen- 
de sotto  Paolo  II,  il  quale  quan- 
tunque proteggesse  grandemente  i 
letterati,  come  aderma  Gaspai'e  Vero- 
nese nel  libro  III  De  gestis  Paidi  li i 
pure,  amando  che  ai  lumi  si  accop- 
piassero i  costumi,  non  potea  soffrire 
in  Roma  un'Accademia,  nella  qua- 
le pervertendosi  la  pura  religione 
coi  pessimi  costumi,  s' insegnasse  es- 
ser lecito  ad  ognuno  il  goder  di 
ogni  piacere,  e  si  rigettasse  il  no- 
me ricevuto  nel  battesimo ,  affm 
di  prendere  quello  degli  etnici.  A 
tali  scandali  aggiugnendosi  ancora 
r  accusa  data  a  quegli  accademi- 
ci di  voler  attentare  contro  la  vi- 
ta del  Pontefice,  egli,  comincian- 
do da  Callimaco  ,  ne  fece  incar- 
cerare quanti  più  potè,  e  ne  sotto- 
mise alcimi  alla  tortura.  Il  Platina 
però,  soggetto  ad  egual  sorte,  prese 
per  tutti  la  difesa  ;  dimostrò  non 
essere  illecito  a'  cristiani  il  trattare 
gli  argomenti  più  alti  della  filoso- 
fìa, il  versare  sovra  Platone  lodato 
sommamente  da  s.  Agostino,  e  lo 
scambiare  il  pi'oprio  nome  per  ri- 
verenza a  quelli  degli  antichi  mae- 
stri in  sapienza .  Laonde,  sia  che 
tali  ragioni  avessero  mitigato  l'ani- 
mo del  Pontefice,  sia  che  recandosi 
egli  personalmente  per  ben  due  vol- 
te a  visitare  quegl'  infelici,  com- 
mosso dentro  di  sé,  amasse  più  il 
perdono,  che  la  punizione;  certo  è 
che  dopo  un  anno  rese  a  tutti  la 
libertà  e  gli  onori  di  che  gli  aveva 
.spogliati. 

Assolti     gli     accademici  ,     anche 
l'Accademia   Romana,    che    per    le 


4o  AC  e 

vicende  loro  era  stata  soppressa,  sorse 
a  vita  novella,  e  Pomponio  Leto, 
amministratore  dei  moniunenti  del- 
la classica  antichità,  fu  il  primo  a 
raccogliere  nella  sua  casa  prossima 
al  Quirinale  antichi  marmi;  onde 
a  lui  si  debbono,  dopo  l'instituzio- 
ne  della  prima  accademia  letteraria, 
il  primo  Museo  e  la  prima  Acca- 
demia archeologica  in  Europa.  Fe- 
derico III  imperatore,  con  diploma 
del  i4^2,  concesse  alla  Romana  Ac- 
cademia grandi  privilegi  per  la  bcl- 
r  opera  eh'  essa  prestava  specialmen- 
te si  nel  correggere  e  pubblicare  i 
classici  scrittori,  si  nel  conservare  i 
monumenti  antichi  ;  stampando  in- 
oltie  per  la  prima  volta  le  inscri- 
zioni antiche  di  Roma ,  descriven- 
done i  nol)iIi  avanzi  ,  tornando  il 
latino  idioma  alla  pristina  puri- 
tà, prima  in  Roma,  e  poi  col  mez- 
zo dei  suoi  corrispondenti  in  tut- 
ta r  Italia,  ed  al  di  là  delle  Al- 
]ii.  Forse  era  sotto  la  vista  della 
lingua  latina  coltivata  da  questa  Ac- 
cademia, che  Pomponio  Leto  per- 
suase il  popolo  Romano  a  celebra- 
re cristianamente  nella  chiesa  d'  A- 
raceli  il  natale  di  Roma.  Ivi  vm 
accademico  recitava  analogo  discor- 
so, tenendosi  poscia  lauto  banchetto 
in  Campidoglio  (  V.  Musei  ,  Iscri- 
zioni )  .  Progredì  felicemente  l'Ac- 
cademia Romana  di  letteratura  e 
di  archeologia  nel  Pontificato  di 
Giulio  II,  nipote  di  Sisto  IV,  elevato 
al  triregno  nel  i5o3,  e  viemmaggior- 
mento  sotto  (fucilo  aureo  di  Leone  X, 
che  gli  succedette  nel  1 5  r  3  :  anzi  sot- 
to questo  secondo  mecenate  l'Acca- 
demia sali  alla  più  alta  nominanza. 
I  pili  scelti  ingegni  italiani,  radu- 
nati o  in  casa  di  qualche  proteg- 
gitoi'c  delle  scienze,  o  in  ([ualchc 
ameno  giardino,  o  sulle  sponde;  del 
Tevere,  alT  ombra  dei  boschetti  j-e- 


ACC 

citavano  jxiesie,  ragionavano  di  e- 
rudizione  e  si  rici'eavano  piacevol- 
mente. Ma  r  infausto  avvenimento 
del  saccheggio  di  Roma  seguito  l'an- 
no i52  7  nel  Pontificato  di  Clemen- 
te VII,  Medici,  fu  fatale  anche  alla 
Romana  Accademia,  la  (juale  in  se- 
guito, e  verso  il  i  joo,  quasi  affat- 
to venne  a  mancare.  Ben  poco  do- 
po risorse,  ma  non  diu'ò  lungamen- 
te. Tuttavolta  Clemente  XI,  fiorito 
nel  1700,  secondando  lo  zelo  del 
dotto  prelato  Giovanni  Ciampini,  la 
fece  rivivere,  dandole  a  protettole 
il  Cardinal  Gabrielli,  ed  a  presi- 
dente il  proprio  nipote  Albani,  di- 
venuto poi  Cardinale.  Questi,  mece- 
nate delle  belle  arti  e  dei  cultori 
loro,  fabbricò  il  museo,  e  la  \'il- 
la  Albani  (  F.  Ville  ).  Nel  Ponti- 
ficato di  Benedetto  XIV  l'v^ccade- 
mia  di  letteratm-a  e  d' archeologia 
Romana  riprese  nuova  vita.  Assunto 
egli  al  sommo  Pontificato,  al  titolo 
di  Romana  Accademia  di  storia  e 
di  archeologia  aggiunse  quello  di 
pontifìcia,  le  diede  nuove  leggi,  ne  ri- 
dusse a  soli  quattordici  i  membri , 
nominò  a  suoi  protettori  i  principi  Co- 
lonna, e  le  die'  sede  stabile  in  Cam- 
pidoglio, dove  si  univa  una  volta  al 
mese  assistendovi  lo  stesso  Pontefi- 
ce. Colla  morte  però  di  lui  l'Acca- 
demia si  estinse.  Nei  primordii  del 
secolo  XIX  il  governo  francese  si 
fé'  a  ristorarla,  collocandola  prima 
nel  palazzo  Corsini,  indi,  per  decre- 
to di  Napoleone,  in  Campidoglio,  ove 
l'avca  posta  Benedeito  Xl\. 

Pio  VII  restituito  gloriosamente 
a  Roma  nel  18  i4  diede  all' archeo- 
logica Accademia  un  assegno  sopra 
il  pubblico  erario,  ed  il  celebre  Ca- 
nova la  provvide  di  fondi  finché 
visse.  L«'one  XII,  creato  nel  189.3, 
la  eccettuò  dalle  altre  nella  celebre 
cnsiilu/ione  (^itnd  divina   sapicnlia , 


A  ce 

e^rnfaiulola  ilalla  soggoziono  allo 
sucre  congrogazioiii  tlegli  stiulii  ;  e 
]*i()  Vili,  che  alla  morte  di  Canova 
ìc  sta!>ili%'a  le  rendite  dal  valentissi- 
mo scultore  contribuite  in  vita,  medi- 
lava  pur  di  nobilitarla  con  somme 
distinzioni  ;  ma  il  suo  pontifìcjilo 
così  breve  non  gli  permise  di  reca- 
re i  bei  pensieri  ad  effetto. 

Gregorio  XVI  felicemente  re- 
gnante compì  la  promessa  del  suo 
antecessore  dando  sede  all'  Accade- 
mia neir  Università,  e  conceden- 
dole ancora  nella  stamperia  del- 
la reverenda  Camera  apostolica  la 
gi'atuita  stampa  delle  carte  accade- 
miclie  e  d(>gli  alti ,  de'  quali  già 
sette  preziosi  tomi  in  foglio  videro 
la  pidihlica  luce.  L'Accademia  ha 
per  protettore  il  Cardinal  Camer- 
lengo prò  tempore  di  s.  Romana 
Chiesa,  è  diretta  da  vm  presidente 
triennale,  che  come  le  altre  cariche 
viene  scelto  fra  i  socii  ordinarii. 
Pi'esen temente  sono  trenta  questi  so- 
cii ordinarii,  ed  al  numero  di  dieci 
possono  giugnere  i  soprannumerarii, 
oltre  quaranta  corrispondenti  in  tut- 
ta 1  Europa  e  trenta  socii  d'onore.  I 
Sovrani  ed  i  Cardinali  formano  ima 
classe  a  parte.  Il  segretario  ed  il 
conservatore  dell"  archivio  sono  per- 
petui :  il  tesoriere,  non  meno  che  i 
cinque  suoi  cen-  iri ,  sono  trienna- 
li. L'  Accademia  premia  con  meda- 
glia d'  oro ,  ad  ogni  biennio  ,  la 
migliore  dissertazione  sopra  vm  ar- 
gomento di  archeologia,  ammetten- 
do al  concorso  tutti  i  letterati  d'Eu- 
ropa, meno  i  suoi  socii  ordinarii  ed 
onorarii,  e  pubblicando  ogni  anno 
uno  o  più  volumi  de'  suoi  atti.  R.i- 
sponde  e  giudica  le  questioni  di  ar- 
cheologia, che  le  vengono  sottopo- 
ste, anche  da  letterati  ed  Accademie 
estere,  ed  a  lei  si  appartiene  il  dar 
voto  per  la  collocazione  nella  Pro- 

VOL.    I. 


A  ce  \i 

tomoleca  capitolina  dei  i-itralti  de- 
gl'  italiani  insigni  in  ogni  classici 
erudizione .  Si  aduna  solennemente 
ogni  anno  in  comune  con  V  altra- 
insigne  Pontificia  Accademia  delle 
bcll(*  arti  di  s.  Luca,  e  celebra,  con 
solenne  ex)nvito  e  analogo  discorso, 
il  giorno  della  fondazione  di  Roma, 
eh'  è  il  2 1    di  aprile. 

Il  secolo  XVI,  che  ha  dato  vita 
all'Accademia  Romana  di  storia  e 
di  archeologia,  dava  vita  eziandio  a 
sempre  nuove  Accademie,  assumendo 
ciascuna  di  esse  particolari  denomi- 
nazioni ed  insegne,  e  gli  accademi- 
ci un  nome  sempre  nuovo ,  singo- 
lare e  stilano.  'Talora  questi  cliii- 
mavasi  \' Agghiaccialo,  Y Ansioso,  il 
Difeso,  Y Incruscalo,  V  Infarinalo  e 
r  Infiammato,  quegli  il  Propaggina- 
to, il  Pasciuto,  il  Rifiorito,  ecc.  Né 
le  stesse  donne  erano  in  quel  secola 
escluse  dalle  Accademie,  come  quelle 
che  assai  di  que'  giorni  si  dedicava- 
no ai  begli  studii.  Quindi  in  Roma, 
oltre  la  detta  Romana  Accademia  di 
Pomponio  Leto,  forono  celebri  in 
quel  secolo,  I'  Accademia  de  vigna- 
iuoli piantata  da  Uberto  Strozzi 
gentiluomo  mantovano,  alla  quale 
intervenendo  i  piti  chiai'i  uomini  di 
fpiel  tempo,  dalle  cose  villereccie 
prendeano  comunemente  ì  sopran- 
nomi loro,  dicendosi,  a  cagione  d'  e- 
sempio,  il  cotogno,  Yagreslo,  il  mo- 
sto ecc.  Indi  successe  quella  della 
Firth  istituita  dal  Sanese,  Claudio 
Tolommei,  famigliare  di  Pier  Lui- 
gi Farnese  duca  di  Parma.  In  mez- 
zo ad  alcune  ridicole  pratiche,  que- 
gli accademici  impresero  a  diluci- 
dare il  testo  di  Vitruvio  sull'  ar- 
chitettura, e  come  facevano  grandi 
feste  nel  carnovale  all'  elezione  del 
re  loro,  così  ne  aveano  in  ricom- 
pensa da  lui  vma  lauta  cena,  nel- 
la quale  tutti  lo  presentavano  di 
6 


4^  ACC 

i|ualche  ridicolo  donativo ,  accom- 
pagnalo da  alcun  poetico  componi- 
mento, lìcn  [)rcslo  anche  qiicU'  Ac- 
cademia della  J' irlìi  fu  disciolta,  e 
venne  sostituita  da  quella  dello  Sde- 
gno ,  fondata  dal  medesimo  To- 
lommei  l'anno  i^^i,  nel  Pontifi- 
cato di  Paolo  III. 

Però  a  piii  gravi  studii  era  de- 
stinata l'Accademia  eretta  nel  iSSq 
ai  tempi  di  Pio  IV  da  s.  Carlo  Bor- 
lomeo  nella  propria  casa,  e  che 
accoglieva  il  fiore  degli  eletti  in- 
gegni, la  cui  principale  applicazione 
versava  sulla  morale  filosofia.  JMa 
dopo  il  1 562,  nel  quale  morì  il  conte 
Federigo  Borromeo,  fratello  del 
santo ,  si  volse  l'Accademia  a  trat- 
tare di  cose  sacre,  e  dal  luogo  (  il 
Vaticano  )  e  dall'  ora  in  cui  teneva 
le  sue  adunanze  prese  il  nome  di 
Noni  Faticane.  Anche  in  questa  o- 
gni  accademico  prendeva  im  nome 
finto,  e  s.  Carlo  volle  esser  chiama- 
to il  Caos.  Benché  dopo  la  morte 
del  suo  primo  fautore  le  si  dessero 
nuove  norme,  esse  non  bastarono 
a  salvarla  da  un  notabile  deperi- 
mento. Nel  1750  venne  data  alla 
luce  in  Augusta  ima  nuova  edizio- 
ne delle  Omelie  di  s.  Carlo,  e  dei 
suoi  discorsi,  ove  sono  compresi  i 
sermoni  delle  Noctes  Vaticanx  })rc- 
ciiduli  dal  ConviKHum  nocLiuni  i-ali- 
cananiin,  del  Cardinal  Agostino  Va- 
lerio vescovo  di   Vei'ona. 

Altre  Accademie  lloinanepur  fu- 
rono piantate  nel  medesimo  secolo 
XVI,  quella  cioè  degl'  Intrepidi,  in- 
stituita  circa  il  i56o,  quella  degli 
Animosi,  nel  1^76,  e  quella  degli 
Illiiininati ,  a  cui  diede  piinei|.io  nel 
i5<:)8  la  marchesa  Al(l(ii)raiidiiii  I- 
sabella  Pallavicini,  rinomata  nei  fa- 
sti delle  lettere  ;  e  finalmente  falci- 
la degli  Ordinali,  raccolta  da  (iiu- 
li(j    Strozzi    fiorentino    in     casa    di 


ACC 
Giambattista  Dati  pur  fiorentino,  e- 
letto  Cardinale  nel  1608.  —  La 
protezione  dagli  Aldobrandini ,  pa- 
renti di  quel  Cardinale,  accordata 
all'Accademia  degli  Ordinati,  ed  i 
canti,  le  sinfonie  che  la  accompa- 
gnavano, assai  frccpienti  rendevano 
le  sue  tornate.  Nondimeno,  tanto 
splendore  quasi  meteora  disparve . 
Gareggiava  cogli  Ordinati  l'Acca- 
demia degli  Umoristi,  fondata  da 
Paolo  Mancini  patrizio  romano,  che 
fu  capitano  delle  guardie  nel  movi- 
mento fatto  da  Clemente  Vili  per  oc- 
cupare Ferrara.  Toinato  a  Roma  il 
Mancini  e  condotta  in  moglie  Vittoria 
Capozzi  5  nelle  allegrezze  nuziali  co- 
minciarono alcuni  amici  di  Paolo  a 
rappresentare  commedie  ed  a  re- 
citare poesie.  Il  plauso  con  cui  ve- 
nivano accolti  tali  componimenti  fé' 
dare  agli  autori  il  nome  di  Begli 
Umori,  e  quindi  cpielio  di  Umori- 
sti da  essi  assunto,  subito  che  si  u- 
nirono  in  coi-po  accademico.  La  sa- 
la stessa,  in  cui  tenca  quel  corpo 
le  proprie  adunanze,  pareva  invitare 
tutti  a  concorrervi.  Intorno  ad  essa 
aggiravasi  una  vaga  ringhiera  dalla 
quale  le  principesse  e  le  dame  roma- 
ne godevano  star  spettatrici.  In  feli- 
ce stato  mantennesi  quell'Accade- 
mia sino  al  1670,  fretpientandola  il 
jiocta  INIarini,  il  Cardinale  Sforza 
Pallavicino,  Giambattista  Guarini, 
ed  Alessandro  Tassoni.  Dopo  il  iG^o 
venne  a  poco  a  poco  siffatta  unente 
languendo ,  che  si  estinse  del  tut- 
to; e  tornarono  a  vuoto  gli  sforzi 
di  Clemente  XI,  che,  ficendo  ])ar- 
te  di  quel  corpo,  nel  1 417  sludia- 
vasi  di  rianimarla,  noniinamlovi  a 
presidente  Alessandro  Alhani.  Che 
anzi  la  medesima  sala  ilelle  adu- 
nanze fii  venduta  nel  1738  al  ciot- 
to Cardinal  di  l'Ieury,  e  poi  servì, 
com'  è  al  picscule,   [>er  1'  Accademia 


ACC 
(li  pittiua.  Sino  all'anno  I7')9  si 
eia  conservata  in  (jucsta  sala  l'ar- 
ma del  Tassoni,  consistente  in  una 
.sega,  che  incominciava  a  segare  un 
masso.  Aveva  a  lato  un  piccolo  va- 
so, con  queste  parole:  si  No?f  falta 
EL  UMOR  { se  non  manca  V  acqua),  e 
più  basso  l'arma  del  Tassoni,  edalla 
parte  superiore,  in  campo  azzun-o, 
un'  a(juila  nera  ad  ali  spiegate ,  e 
neir  inferiore  un  tasso  ritto  sidle 
zampe. 

Ninna  ti-a  le  Accademie  che  al 
cader  del  XVI  ed  al  principio  del 
XVII  secolo  furono  istituite  pote- 
va uguagliarsi  a  quella  dei  Lincei 
fondata  nel  i6o3  in  sua  casa  dal 
principe  Federico  Cesi  di  Acquaspar- 
ta  coniando  egli  1 8  anni  di  età,  unita- 
mente a  Gio.  Eckio  olandese,  e  cosi 
denominata  perchè  gli  accademici 
presero  a  simbolo  una  lince  aflìne  di 
spiegar  1'  acutezza,  con  cui  tendea- 
no  a  svelare  i  misteri  della  natura, 
e  ad  investigare  nell'antica  filosofìa 
di  Aristotele.  —  Quest'  Accademia 
può  considerarsi  la  primogenita  di 
tutte  le  altre  che  avessero  por  isco- 
po  le  scienze  naturali,  anteriore  a 
(pielle  di  Parigi,  di  Londra,  di  Pie- 
Irobtu'go ,  di  Eerlino ,  del  Cimento 
e  dell'  istituto  di  Bologna.  Si  vede  nel 
principio  della  sua  storia  scritta  dal 
Bianchi,  una  medaglia,  da  una  par- 
te rappresentante  il  busto  del  prin- 
cipe Cesi ,  e  nel  rovescio  una  lin- 
ce posta  nel  mezzo  d' una  corona 
civica  con  l' iscrizione  Lynceis  insli- 
tuLìs.  Gli  accademici  portavano  un  a- 
nello  d'orOj  il  cui  castone  contene- 
va uno  smeraldo,  nel  quale  erano 
incisi  una  lince,  il  nome  del  fonda- 
tore e  quello  dell'Accademia.  11  j)rin- 
cipc  Cesi  voleva  dar  anche  agli  ac- 
cademici un  vestimento  particolare, 
ed  erigere  il  loro  istituto  quasi  in 
ordine  di  cavalleria.  Pochi  n'erano 


ACC  43 

i  membri,  ma  in  profomlità  di  stien- 
za  elettissimi  :  che  a  tal  maniera  d'uo- 
mini soltanto  dato  era  l' onore  di 
appartenervi.  Un  Galileo,  un  Fabio 
Colonna,  un  Francesco  Stelluti  eb- 
bero seggio  tra  essi.  Avca  procac- 
ciato i)ioltre  l'Accademia  di  esten- 
dersi con  im  ramo  a  Napoli ,  e  lo 
si  mise  anche  sotto  la  presidenza  di 
G.  B.  Porta;  il  ramo  però  venne 
tostamente  reciso,  dando  ombra  al 
Governo  quella  istituzione  considera- 
ta quale  unione  sospetta .  Le  tor- 
nate de'  Lincei  tenevansi  a  Roma 
nel  palazzo  Cesi ,  in  via  della  ma- 
schera d'  oro  ;  il  principe  provve- 
deva a  tutte  le  spese  dell'Accade- 
mia ,  ed  aveva  fatto  piantai-c  un 
giardino  botanico  per  uso  degli  ac- 
cademici, come  anche  un  gabinet- 
to tU  storia  natiu-ale  ed  una  bil^ho- 
teca. 

Finché  visse  il  benemerito  fonda- 
tore, l'Accademia  de'  Lìncei  prospe- 
rò grandemente  e  produsse  valenti 
scrittori  di  storia  naturale;  ma  do- 
po la  morte  di  lui  (anno  i63o)  sa- 
rebbe anche  mancato  cpicUo  splen- 
dore a  Roma ,  se  il  commendator 
Cassiano  dal  Pozzo  non  l'avesse  rac- 
colta nel  suo  palazzo,  dove  si  sosten- 
ne fino  al  i65i,  per  la  protezione 
del  Cardinal  Barberini,  nipote  d'Ur- 
bano Vili  che  n'era  membro.  Da 
queir  epoca  non  prosperò  più  fino  al 
1740,  quando  il  dottissimo  Ponte- 
fice Benedetto  XIV,  Lamhertini ,  la 
ristorò,  dandole  il  nome  di  Accade- 
mia dei  nuovi  Lincei,  e  volle  che 
prendesse  a  subbietto  la  storia  del- 
la natiu'a  e  la  fisica  sperimentale. 
Ma  se  prosegui  all'  ombra  di  quel 
mecenate,  venne  meno  dopo  la  mor- 
te di  lui,  finché  sm'se  a  ristabilirla 
nel  1 7C)5  il  vivente  professore  ca- 
valiere d.  Feliciano  Scarpellini.  Il 
Pontefice  Leone  XII  compreso  dalla 


44  A  e  e 

utilità  di  quell'Accademia,  latradusi 
se  dal  collegio  Unibro-Fuccioli,  ove 
stava,  e  le  assegnò  ima  parte  del 
palazzo  senatoi'iale  nel  Campidoglio. 
Ivi  dii-etta  dal  suddetto  professore 
Scarpellini,  che  n'è  il  presidente 
perpetuo,  i-accoglie  ora  in  se  perso- 
naggi illustri  che  coltivano  le  scien- 
ze naturali,  ed  ha  pure  un  gabi- 
netto di  macchine  fisiche,  opere  la 
maggior  parte  del  detto  professore. 
Sopra  la  torre  vicina,  già  eretta  da 
Bonifazio  IX,  si  è  anche  ormai  alza- 
to un  osservatorio  astronomico  con- 
dotto dal  profossore  Scarpellini  me- 
desimo, al  quale  il  munifico  proteg- 
gitore  degli  studii  duca  Alessandro 
Torlouia  fece  dono  ultimamente  di 
due  pei'tettissimi  Riflettorii.  V.  Scar- 
pellini, Mctaorit  di  alcuni  Ri/ltUo- 
rii,  Roma,  Salviucci,   i83ti. 

Il  fascicolo  LV  del  giornale  ar- 
cadico del  luglio  1823,  riporta  il 
prospetto  delle  memorie  aneddote 
dell'  Accademia  Romana  dei  Lìn- 
cei^ raccolte  da  Francesco  Cancel- 
lieri e  stampale  a  parte  in  Roma 
nel  1823  dal  Salviucci ,  coi  catalo- 
ghi de'  Lincei,  notizie  delle  loro  Let- 
tere, unitamente  alla  spiegazione  del- 
le cento  quindici  arcane  cifre  data  dal 
chiarissimo  e  dottissimo  conte  Do- 
menico Moi'osini  già  podestà  di  Ve- 
neziaj  che  sovra  ogni  altro  ebbe  la 
chiave  per  iscoprirne  il  significato. 

Nello  stesso  secolo  XVII  ad  o- 
Bore  delle  Accademie,  meritano  spe- 
cial menzione  i  Pontefici,  Gregorio 
XV,  Liulovisi,  che  con  gran  pia- 
cere assisteva  occulto  alle  tornate , 
che  nel  palazzo  Vaticano  ed  in 
quello  del  Qniiinale  faceva  fare  da 
uomini  scienziati  il  Cardinal  Lu- 
dovisi  suo  nipote  ;  ed  Alessandro 
A'^ll,  C/i/g/j  sai  lese ,  come  attesta  il 
Minatori  nel  tomo  Vili  della  Sto- 
ria della  Lclk't  atura.  Die"  egli,  che 


ACC 
assai  più  felice  ancora  sarebbe  riu- 
scito il  Pontificato  di  Alessandro  VII 
per  le  scienze,  se  avesse  avuto  tempi 
meno  torbidi,  che  non  gli  permise- 
ro fra  le  altre  cose  di  aprire  in  Ro- 
ma un'  Accademia  o  collegio  di  uo- 
mini i  più  illustri  d' Eiuopa  nell'ec- 
clesiastica erudizione,  di  mantener- 
li agiatamente,  acciò  potessero  im- 
piegarsi co'  loro  studii  a  vantag.- 
gio  della  Chiesa  Cattolica,  e  di  ri- 
compensarli poscia  delle  loro  fatiche, 
col  promoverli  a  ragguaidevoli  di- 
gnità. 

Passando  sotto  silenzio  molte  altre 
Accademie  Romane  fiorite  contenq)o- 
raneamente  o  poco  dopo  quella  dei 
Lincei,  quali  sono  quelle  dei  Partenii, 
dei  iMalinconici,  degl'Intricati,  dogli 
Uniformi,  dei  Delfici,  dei  Fanta.stici, 
dei  Negletti,  degli  Assetati,  dogi  Lir 
fecoìidi,  con  altie  molte  nel  Quadrio 
annoverate,  scopo  delle  cjuali  era  il  re^ 
citare  versi  di  pessimo  gusto  e  di  disor 
nore  piuttosto  che  di  vantaggio  all'  i- 
taliana  letteratiu'a,  è  degna  invece  di 
menzione  T  Arcadia  fondata  in  Ro- 
ma alla  fine  del  secolo  X\  il,  come 
quella  che  prese  appunto  a  muover 
guerra  al  falso  letterario  gusto  per 
l'illuvie  stessa  delle  italiane  Accade- 
mie diffuso  in   Italia. 

E  jjoichè  diciamo  qui  déX Arca- 
dia, tornerà  bene  rammentarne  i 
principii.  La  figlia  del  gran  Gusta- 
vo Adolfo  11  re  di  Svezia,  Maria 
Cristina,  principessa  fòiuita  di  ec- 
cellenUssime  doli,  che  parlava  un- 
dici lingue  ,  e  massimamente  la 
greca,  la  latina,  l'ebraica  e  l'a- 
rabica, appena  salita  al  ti'ono,  co- 
nobbe la  vanità  della  setta  lutera- 
na, ed,  abiurati  gli  errori,  si  recò 
a  Roma  nel  primo  anno  del  Pon- 
tificato di  Alessandro  Vii,  stabilen- 
do nella  cjq)itale  del  Cristianesimo 
e  nel  palazzo  Riario.  oia  Corsini,  la 


ACC 

sii.T  resuleiiza.  l  i)iii  grandi  uomini 
jiiubirono  di  essere  amjnessi  al  ser- 
vigio della  Pallade  di  Svezia,  nome 
che  la  regina  col  suo  sapere  si  è 
procacciato.  Tale  unione  di  dotti  a 
poco  a  poco  die'  campo  a  formare 
jnel  palazzo  di  quella  regina  un'Ac- 
cademia, che  ai  24  gennaio  del  iGjG 
itane  la  prima  solenne  adunanza, 
^irefiggendosj  sovra  tutto  di  versare 
intorno  la  filosofìa  morale.  In  segui- 
lo congiungendo  tra  gli  studiosi  suoi 
tiattenimenti  anche  la  poesia,  da 
parecchi  accademici  coltivata,  com- 
pose il  primo  abbozzo  della  celebre 
Accademia  d'Arcadia  istituita  dopo 
la  morte  di  quella  regina,  accadu- 
ta nel   i68g. 

E  già  nel  I  690  quei  medesimi  che 
erano  ascritti  all'Accademia  tlella  re- 
gina di  Svezia,  della  quale  era  presi- 
dente Gio.  Mario  Cresciuibeni,  mace- 
latese,  cominciarono  ad  unirsi  in  li- 
na nuova  Accademia,  che  si  l'accol- 
se primieramente  nei  giardini  Far- 
nesiani,  indi  all'Aventino  nel  giar- 
dino Ginnasi,  dai  quali  luoghi  cam- 
pestri assunse  il  nome  di  Bosco 
Parrasio,  e  di  Arcadia,  anche  pel 
genere  dei  componimenti  pastorali 
preferiti  da'  suoi  accademici,  che  non 
abbandonarono  mai  il  eostiune  d'im- 
[)orsi  nomi  greci,  conformi  alle  idee 
loro  pastorali.  La  loro  prima  adu- 
nanza accademica  si  tenne  il  giorno 
5  dell'ottobre  1690  sul  monte  Gia- 
nicolo  nei  gir«rdini  del  convento  di 
s.  Pietro  in  IMontoxio.  Repubblica- 
no divenne  il  governa  della  società 
loro  :  né  avendo  per  capo  che  un 
custode,  Crescimbeni  ne  fu  il  pri- 
uìo,  sotto  il  nome  di  Alfcsibtio  Ca- 
rio. Il  quale  bendnèper  un'olimpiade 
(per  un  quadriennio)  dovesse  durare 
in  tale  dignità;  pure  d'olimpiade  in 
olimpiade  fino  alla  morte  \enne 
ictnpre  confermato    custode.    AUcsi- 


ACC  .^5 

beo  con  tale  titolo  di\einie  celebre 
in  tutte  le  colonie  Arcadi  dt;!!'  Ita- 
lia, ed  anche  in  tutta  l'Europa. 

Nel  1726  l'Arcadia  passò  dall'A- 
ventino sul  Gianicolo  pel  dono  fattole 
di  una  stanza  dal  re  di  Portogallo 
(Giovanni  V.  Primo  a  consecrare 
quel  luogo  fu  Gio.  Mario  Ciesciinbeni 
medesimo  con  gran  festa  e  gran  co- 
pia di  pi'ose  e  di  ap[)lauditi  poetici 
componimenti  (  V.  la  Lettera  intor- 
no ai  luoghi  delle  arcadiche  adunan- 
ze, Roma  1753;  Crescimbeni,  g/»o- 
cki  olimpici  in  lode  di  Giovanni  f^ 
re  di  Portogallo,  ivi  1726;  De  Rossi 
Vite  degli  ylrcadi  illustri).  Da  quel 
momento  l'Arcadia,  alla  quale  l'  au- 
tore della  presente  Compilazione  si 
onora  di  appartenere,  col  nome  di 
Eliojilo  Eleo,  per  la  gentilezza  del 
benemerito  custode  monsignor  Lau- 
reani ,  non  venne  mai  meno,  con- 
tinuando anzi  a  dar  sempre  utili 
sempi  agli  studii  d'  Italia.  Serbe  m- 
dosi  ferma  alla  purità  che  costitui- 
sce il  suo  elemento,  mutò  e  mute- 
rà bensì  l'Arcacha  le  forme  secondo 
il  variare  dei  tem|)i  ;  ma  se  nacc|ue 
movendo  guerra  alle  pazzie  d^;!  se- 
colo XVII,  Sciprà  garantirsi  da  ogni 
genere  di  corruzione,  che  distrug- 
gesse le  basi  della  finezza,  della  so- 
lidità e  dell'ordine  sulle  quali  vuol 
ognora  innalzarsi  la  letteratura  ita- 
liana. Con  tali  principii,  il  Bosc/i 
Parrasio ,  monumento  insigne  d' i- 
taliana  coltura,  frequentatissimo  da 
cittadini  e  forestieri  per  amenità  di 
sitOj  per  varietà  e  simmetrica  dis- 
posizione di  piante,  per  memorie 
scolpitevi  a  tanti  arcadi  illustri  ;  ma 
dove  ,  colpa  le  note  vicende  deJ 
tempo,  non  si  poteano  da  oltre  a 
trent'  anni  tenere  le  ordinarie  sedu- 
te ;  per  le  generose  cure  del  massi- 
mo Pastore  Gregorio  XV I,  lii  soil- 
tuosamente    riedificato  e  lahbfilftyi 


46  AC  e 

Il  dcsideratissimo  aprimento  ne  se- 
gni con  istraortlinaria  pompa  e  gran- 
de commovimento  di  ogni  ordine 
di  persone,  il  giorno  4  settembre 
1834.  IMonsignor  Laureani  colle  an- 
tiche formnle  della  romana  eloquen- 
za, tra  gli  evviva  de'  circostanti 
ragguardevoli  per  dottrina,  e  nobil- 
tà e  cariche,  ne  fece  la  solenne  in- 
augurazione: indi  il  pastore  arcade 
principe  Agostino  Ghigi  lesse  una 
sua  prosa  intorno  la  storia  di  esso 
Bosco,  e  i  vantaggi  recati  alle  buo- 
ne lettere  dall'Arcadia.  A  codesta 
lettura  tennero  dietro  alcune  poesie 
de'  socii  d' intorno  i  fasti  del  Pon- 
tificato di  Gregorio  XVI.  Ora,  ci 
conforta  la  speranza,  che  il  Bosco 
respirando  nuove  aure  di  vita,  por- 
gerà ombra  ospitale  a  chi  cerca 
quel  gusto  che  non  muore  giam- 
mai, e  schiva  i  momentanei  splen- 
dori delle  false  letterature.  F.  Bo- 
sco Parrasio,  alle  falde  del  Gia- 
nicolo,  rifallo  sui  disegni  dell'  Az- 
zurri, Roma,  pel  Salviucci,  1839. 

E  ciò  basti  dell'  Arcadia,  che  al- 
tra Accademia  ci  fé'  rimirare  il  Som- 
mo Pontefice  Clemente  XI,  Albani, 
lU'binate,  il  quale  co)ioscendo  quanto 
sia  giovevole,  che  negli  anni  piìi  teneri 
si  applichi  la  gioventù  alle  belle  arti, 
si  diede  a  proteggere  la  pittura^  la 
scultura  e  l'  architettura,  c;hc  allora 
andavano  trascurate.  Fu  egli  adun- 
que, il  quale  nel  1701  inslitui  nel 
Campidoglio  col  fondo  di  mille  scudi 
1'  Accademia  di  queste  arti,  la  quale 
tanto  vantaggio  ha  recalo  al  pubbli- 
co quanti  sono  i  meritati  enconiii, 
che  continuamente  si  procaccia  e 
riscuote  dalle  altre  nazioni. 

ISè  a  Ptoma  soltanto  furono  ri- 
strette le  provvide  cure  dell'  XI  Cle- 
mente ;  anche  Bologna  esperimento 
lo  zelo  di  lui  pel  coltivamento  dc- 
yli   utili  sludii,  ([unndo  egli  rolla  co- 


ACC 
stituzione  Militanlis  (an.  1711),  che 
si  legge  nel  tonìo  X  del  Bollario,  ap- 
provò gli  statuti  dell'Accademia  fon- 
data ivi  da  ("rian  Pietro  Zanotti  sotto 
gli  auspicii  dei  Piiformalori  dello  stato 
libero  di  quella  città,  i  quali  dal  nome 
del  Pontefice  vollero  che  fosse  chia- 
mata Accademia   Clementina.  Indi, 
non  volendo  che  per  le  arti  si  ab- 
bandonassero le  scienze  ed  i  sacri  stu- 
dii,  nell'anno    1715,    a'  12    giugno, 
mediante  la  costituzione  Superni,  ri- 
portata  nel    tomo  XI  del  Bollario, 
confermò    le    costituzioni    dell'  istitu- 
to delle  scienze  nella  stessa  città  di 
Bologna.    A    questo    unì    l' Accade- 
mia   dcgl'  Inquieti   già  fondata  ,    ai 
1 1  dicembre     1 7  i  i  j  dal  conte  Lo- 
dovico Ferdinando    INIarsigli,    gene- 
rale dell'imperatore    Leopoldo  I    e 
poi  della  Santa  Sede,    il  quale  nel 
1 7  1 2   avea  pure  arricchito  il    detto 
istituto  di  molti  strumenti  matema- 
tici, d'ima    copiosa  libreria    fornita 
di  preziosi  manoscritti  in  varie  lin- 
gue orientali,  non  che  di  un  magni- 
fico museo  di  scelte  statue  di  mar- 
mo, oltre  un    capitale   bastante    al 
mantenimento  dei    professori .   Per- 
chè venisse    poi    maggior    lustro    a 
queir  istituto  già  posto  sotto  gli  au- 
spicii di  s.  Tommaso  d'Aquino,  di 
s.  Carlo  Borromeo,   di  s.  Cattcrina 
de  \  igris  detta  di  Bologna,  volle  il 
detto   Clemente  XI    che  tutti    i  fu- 
turi precidenti    fossero  notarli  della 
Santa   ^oXg  se  chierici,    e    cavalieri 
dello  speron  d'oro,  se  laici.  Quei  pre- 
sidenti ,   per    legge   dell'istituto,    in 
uno    col    segretario    esser    debbono 
perpetui,  e  venir  eletti    dal  senato. 
1  professori  sono  di  astronomia,  di 
fisica  sperimentale    e  di    storia  na- 
turale ;  gli  accademici  poi   degl'  Jii- 
quieli,  imiti,  comesi  disse,  ali  istituto, 
sono  di  quattro  classi:    i."  gli    Or- 
dinarii  in   numero    di  dodici ,  cioè 


ACC 

due  per  ciascuna  delle  sei  materie, 
fisica,  matematica,  anatomia,  spar- 
girica,  medicina  e  storia  naturale  ; 
2.  '  i  Nuinevdni,  die  montano  a  venti- 
quattro, cioè  quattro  per  ciascuna  del- 
le suddette  sei  materie;  3.'  dodici 
Alunni.  Dopo  tali  instituzioui  di  Bo- 
logna, stava  molto  a  cuore  di  quel 
Pontefice  ur'  altra  cura  da  com- 
piersi iu  Roma,  ed  era  1  erezioue 
dell'Accademia  dei  nobili  ecclesia- 
stici. 

Yai'ii  ecclesiastici  insieme  raccol- 
ti alla  fine  del  secolo  XV II,  nel  pa- 
lazzo Gabrieli  a  monte  Giordano, 
aveano  data  la  prima  idea  di  que- 
st'Accademia. Aumentata  poscia  dal 
Cardinal  Imperiali,  passò  al  palazzo 
Gottofredi  in  piazza  Venezia,  detto 
anche  dei  Pizzardoni,  per  cui  da  quei 
palazzo  pri'sc  anche  il  nome  d'Ac- 
cailemia  dei  Pizzardoni.  Ma  Clemen- 
te XI,  che  voleva  ridurla  a  piti  re- 
golari discipline,  fé'  acquistare  nel 
J706  il  palazzo  Severoli  sulla  piazza 
della  Mirierva,  ed  ivi  la  tradusse,  e 
colla  spesa  di  sessantamila  scudi 
la  provvide  d' una  ricca  biblioteca. 
Da  quel  momento  i  Papi  ebbero 
sempre  ])articolar  cura  di  uu  istituto, 
dove  nobili  giovani  si  addottrinas- 
sero nelle  scienze  ecclesiastiche,  pri- 
ma di  entrare  nella  prelatma  ed 
aver  cariche  governative,  \eggan- 
si  le  notizie  storiche  delle  Accade- 
mie d'  Eiu'opa  ,  con  una  relazione 
piìi  diffusa  òcW  Accademia  nobile 
ecclesiastica  di  Roma,  estesa  da  mon- 
signor Paolino  JMastai  Ferretti  con 
correzioni  ed  agisfiuntc,  Roma  1792. 

Ad  onta  di  tutte  queste  cm-e  è 
ignoto  il  perchè  siasi  rattiepidito  co- 
tanto in  quell'Accademia  il  fervore, 
da  dover  nel  1776  il  Pontefice  Pio 
\I,  B raschi,  di  Cesena,  assegnarle 
diecimila  scudi  acciocché  rimettesse 
la  sconcertata  economia ,  e  dotarla 


ACC  47 

della  ])il)Iioteca  acquistata  dagli  e- 
redi  del  Cardinal  Impeiiali.  D' al- 
lom  in  poi,  non  iscemò  mai  il  pro- 
speranìcnto  di  essa.  Cardinali,  ve- 
scovi, prelati  usciti  dal  seno  di  lei, 
formarono  decoro  alla  Gerarchia 
ecclesiastica;  nel  17^9  diede  al  So- 
glio Pontificio  Clemente  Xlil ,  e 
nel    1823    Leone  XII. 

Il  regnante  Pontefice  Gregorio 
XVI,  seguendo  l' eseu)pio  de'  suoi 
predecessoi'i .  oltre  aver  onoralo  di 
sua  presenza  f  Accademia,  ne  pro- 
move  gl'individui  alla  Romana  Pre- 
latura, secondochè  si  distinguono  per 
ingegno  e  dottrina. 

All'Accademia  dei  nobili  ecclesia- 
stici va  giunta  natuj'almentel'^rrrz- 
de/nia  di  teologia  deW  Università 
Romana.  Eccone  la  origine.  Rall'ae- 
l(?  Cosimo  Gii'olann,  nobile  liorcii- 
tiuo  i-inunciando  il  canojiicato  del- 
la sua  metropolitana,  si  trasfeiù  a 
Roma  dove  il  C/irdiual  Renato  Ini- 
jxM'iali  lo  volle  aiutante  di  studio, 
limamoratosi  della  novella  sua  pa- 
tria, istituì  egli  nel  169J,  esseuilcj 
Pontefice  Innocenzo  XI  Ij  nella  pro- 
pria casa  un'Accademia,  che  mos- 
se da  una  disputa  periodica  in  ma- 
terie teologiche.  Nel  1707  si  unì 
alla  riferita  Accademia  ecclesiasti- 
ca, ed  ivi  prese  miglior  ordine,  fin- 
ché Clemente  XI  nel  1 7  1 8  l' ap- 
provò formalmente  con  uu  breve 
Apostolico,  e  le  diede  ferma  stanza 
nell'  università  della  Sapienza .  Il 
Crirolami  sì  benemerito  nell'  insti- 
luirla,  lo  fu  di  più  nel  ])rovvederla  di 
diversi  statuti  e  nel  lasciarle  dieci- 
mila scudi  ,  affinchè  coi  fratti  loro 
si  premiassero  gli  accademici  piìi 
valorosi.  Agli  statuti,  che  il  Cartli- 
nale  Ferrari,  domenicano,  rivide,  e 
lo  stesso  Clemente  XI  a[>provò  col- 
la bolla  Inscrutabili  emanata  il  gior- 
no   23   aprile   17 18,  aggiunse   quel 


48  ACG 

Ponloficp  clic  i  membri  òcWJcrarh'' 
min  si  preferissero  nei  concorsi  delle 
pan'oechie,  die  tre  Cardinali  ne  fos- 
sero prolettori  ed  un  prelato  il  se- 
gretario, che  avesse  stanza  per  le  sue 
funzioni  nella  Sapienza  di  Roma,  e 
che  i  suoi  lettori  di  teologia  fosse- 
ro i  censori. 

Papa  Benedetto  XIII,  Orsini,  con- 
siderando, che  alcuni  di  questi  ac- 
cademici per  la  loro  povertà  non 
potevano  continuare  negli  uffizii,  in 
virtù  della  bolla  In  excelso,  pub- 
blicata ai  6  maggio  1726,  come  si 
l^gge  nel  tomo  XII  del  Bollano, 
ordinò  a"  Cardinali  protettori ,  che 
a  venti  sacerdoti  secolari  poveri,  ad 
essa  ascritti,  si  dessero  dalla  Came- 
ra apostolica  per  sei  anni  cinquanta 
scudi  all'anno  coll'ulterior  diritto  di 
promozione  alla  cura  delle  anime  ed 
R2\'\  uffizii  ecclesiastici  nei  collegi  di 
Propaganda.  Il  Pontefice  Clemente 
XIV,  Ganganclli,  che  mcntr'era  Car- 
dinale ne  fu  protettore,  nel  primo  an- 
no del  suo  Pontificato  (ai  21  aprile 
1769),  confermò  a  quest'Accademia 
lutti  i  privilegi  concessi  dai  suoi  pre- 
decessori Clemente  XI  e  Benedetto 
XIII.  Stabilì  inoltre,  che  ogni  anno 
uno  degli  accademici ,  il  quale  per 
un  intero  triennio  fx*equentati  avesse 
maggiormerile  gli  esercizii  teologici, 
ed  avi  sse  date  prove  maggiori  del 
suo  sarfW;^,  venisse  da'  censori  de\- 
l'Acca^K-ftiia,  con  voli  segreti,  pre- 
scelto, e  proposto  al  p.  Maestro  del 
.sagro  palazzo,  e  quindi  ottener  po- 
tesse la  laurea  dal  collegio  teologico. 

Appena  il  Sommo  Pontefice  Be- 
nedetto XIV,  Lambcrlini,  nel  174» 
fu  assunto  al  trono  Pontifìcio,,  eru- 
ditissimo letterato  com'era,  con  mo- 
di assai  patetici  esortò  i  prelati  del- 
la sua  corte  ad  una  seria  applica- 
zione allo  studio,  protestando  di  non 
fjronnioverne  ali:uiio,   se  ikju  a  pro- 


ACC 

poi'zione  del  progresso  che  in  essi 
avesse  osservalo  nelle  scienze  e  nei 
buoni  costumi:  pruleste  pur  repli- 
cate in  un  concistoro  a'  giorni  no- 
stri dalla  sacra  memoria  di  Leone 
XII,  neir  esaltai-e  al  cardinalato  il 
regnante  l\intefìce.  Ed  aifinchè  il 
mezzo  se  ne  agevolasse,  nel  mese  di 
dicembre  istituì  quattro  Accademie 
in  Campidoglio,  la  prima  che  si  oc- 
cupasse della  storia  romana  e  di 
profana  antichità  :  la  seconda,  in  ca- 
sa dei  PP.  dell'oratorio  di  s.  Filippo 
Neri,  per  lo  studio  della  sagra  sto- 
ria ed  erudizione  ecclesiastica  :  la 
tcrza^  nel  collegio  di  Pi'opaganda , 
per  quello  de  Conciliij  la  quarta, 
di  Liturgia  nella  casa  dei  pii  ope- 
rai alla  Madonna  dei  monti.  Il  Pon- 
tefice, nel  lunedì  di  ogni  settima- 
na, se  non  fosse  stato  impedito,  te- 
neva avanti  a  sé  nel  palazzo  Qui- 
rinale per  turno  ima  di  queste  Ac- 
cademie :  uiìo  dei  loro  membri  l'c- 
citava  sempre  qualche  dissertazione 
intorno  la  rispettiva  materia.  Tal  era 
il  genio  di  Benedetto  XIV  fin  dai 
suoi  primi  anni,  quando  in  E^oma 
fece  fiorire  i  Congressi  sulla  storia 
ecclesiastica,  e  quando  in  mezzo 
ancora  alle  occupazioni  pastorali, 
zelante  vescovo  presiedeva  alle  Chie- 
se di  Ancona ,  e  Bologna.  Gran 
vantaggio  sarebbe  venuto  alla  re- 
pubblica letteraria  se  i  discorsi  al- 
la presenza  di  quel  dottissimo  Pon- 
tefice recitati  dai  primi  soggetti  che 
ornavano  la  capitale  del  Cristia- 
nesimo, si  fossero  pubblicati  col  mez- 
zo della  stampa.  11  Novaes  parti- 
colarmente compiange  questa  man- 
canza, tanto  pili  in  quanto  che  a- 
vea  co'  proprii  occhi  veduti  i  punti 
di  scelta  erudizione,  che  nelle  me- 
morie periodiche  si  erano  sviluppa- 
ti. Devcsi  perciò  buon  grado  al  sig. 
Bartolommcfi  Colti,   il   q(».ile  ci  die' 


ACC 
ventickie  discorsi  postumi  del  chia- 
rissimo suo  zio  Gaetano  Cenni  col 
titolo  :  Disseriazioni  sopra  i'arii 
punti  interessanti  la  storia  eccle- 
siastica ,  pontifìcia ,  canonica  _,  ro- 
mana, in  Pistoia,  tipografia  Bracali, 
J778  e    1799. 

Veniamo  alla  insigne  e  Pontificia 
y4ecaileniia  di  s.  Luca,  la  quale  lui 
molto  antico  il  suo  onorevole  princi- 
pio. Si  raccoglie  da  antiche  memorie 
come  ai  tempi  di  Sisto  IV,  an.  i47"^5 
si  dessero  nuovi  statuti  a  qucU'  luii- 
versità  delle  arti,  che  dal  Pontefice 
Gregorio  XI  sedente  in  Avignone 
{an.  1.371),  con  bolla  riportata  nel 
tomo  IH,  p.  II  del  Boll.  Pvoni. ,  a- 
vea  avuta  una  piccola  chiesa  sul- 
l'Esquilino,  appresso  s.  Maria  Mag- 
giore. Venne  quindi  assoggettata  con 
tali  nuovi  statuti  quell'università  ad 
alcuni  consoli ,  e  fu  posta  sotto  la 
protezione  del  senato  romano.  Ma 
in  que'  primi  tempi ,  oltre  ai  pit- 
to! i  e  scultori ,  avevano  accesso  al- 
l' Accademia  stessa  anche  le  arti 
meno  nobili.  Laonde  venne  in  ani- 
mo al  celebre  Girolamo  Muziano  di 
fondare  sotto  gli  auspicii  di  Papa 
Gregorio  XIII  un'Accademia,  a  cui 
fossero  ascritti  soltanto  i  migliori  pro- 
fessori delle  arti  liberali.  E  di  buo- 
na voglia  quel  Pontefice  accoglieva  il 
felii^e  pensiero  del  Muziano:  anzi  con 
ordinazione  del  1577  istituiva  l'Ac- 
cademia. Ma  per  morte  sopravve- 
nuta e  del  Muziano  e  del  Ponte- 
fice non  ebbe  effetto  l' Accademia 
stessa  che  nel  i588,  sotto  Sisto  V, 
per  opera  e  per  consiglio  del  pit- 
tore Federico  Zuccari. 

Volendo  Sisto  V  ampliare  il  sito  del- 
la sua  villa  Montalto  (  fedi  ),  fe'get- 
tare  a  terra  la  chiesa  di  san  Luca 
suir  Esquilino  già  addetta  alla  com- 
pagnia dei  pittori ,  ci  sostituì  la 
chiesa  di  s.    Martina  nel  Foro  Ro- 

VOL.    I. 


ACC  49 

mano  ,  già  delubro  che  il  primo 
imperatore  romano  Ottaviano  Au- 
gusto dedicò  a  Mai'te  Ultore ,  pei 
vendicare  la  morte  di  suo  zio  Gal- 
lio Cesare ,  e  che  sino  dai  primi 
tempi  del  cristianesimo  si  è  cangia- 
to ili  chiesa  parrocchiale.  La  chie- 
sa di  s.  Martina  prese  il  titolo  al- 
lora del  santo  avvocato  dei  pittori, 
e  la  vera  parrocchiale  fu  divisa  ha 
s.  JXicolò  in  Carcere  e  s.  Lorenzolo. 
f.  Romano  Alberti,  Trattato  della 
nobiltà  della  pittura,  ecc.;  Origine  e 
progresso  dell'  Accademia  di  Dise- 
gno ,  ec.  in  Roma,  Pavia  i6o4  ; 
Ordini  e  statuti  dell'  Accademia 
di  Disegno,  de' pittori ,  ec.  in  Ro- 
ma sotto  il  titolo  e  patrocinio  di 
s.  Luca,  Palestrina  1716;  Tratta- 
io  dell  Accademia  di  s.  Luca  ,  Ro- 
ma 1754;  Piazza,  Trattalo  delle 
Accaac/nie  Romane  j  Romana  privi. 
Adgregationis  prò  Academia  s.  Lu- 
cci', ecc.,  Roma    1753. 

Stabilita  così  la  confraternita  dei 
pittori  nella  chiesa  di  s.  Martina 
sotto  il  patrocinio  di  s.  Luca,  ac- 
quistò essa  in  seguito  varie  case 
contigue  alla  chiesa  medesima,  ed  ai 
i/\  novembre  1598,  sedendo  sulla 
cattedra  di  s.  Pietro  Clemente  Vili, 
Aldobrandini ,  fiorentino,  si  apiì  la 
nuova  Accademia  del  disegno,  e  ne 
venne  creato  a  primo  principe  ,  cioè 
presidente,  il  cavalier  Federico  Zuc- 
cari scultore,  pittore  ed  architetto, 
che  tanto  s'era  adoperato  per  la  sua 
novella  istituzione. 

L'Accademia  di  s.  Luca  si  man- 
tiene ancora  essenzialmente  colle 
stesse  leggi  stabilite  dal  detto  fon- 
datore Zuccari ,  sebbene  siensi  in- 
trodotte alcune  modificazioni ,  opera 
delle  mutate  circostanze.  Promuove 
quindi  le  arti ,  onora  il  merito  di 
coloro  che  si  distinguono  coli'  am- 
metterli al  proprio  corpo,  e  veglia 


7o  AC(' 

alla  conservazione  dei  piihhiiri  mo- 
numcnti.  Essa  è  sotto  ia  immediata 
protezione  del  Card.  Camerlengo,  e 
si  compone  di  un  presidente ,  e  di 
accademici  (Ilmciito  cdi onore.  I  pri- 
mi sono  dodici  per  ciascliediina  delle 
tre  classi  di  piltiua,  scultura  ed  ar- 
chitettura, e  venti  possono  essere  este- 
ri. Vi  sono  poi  dodici  altri  accademici 
di  merito,  tra  i  pittori  di  paesaggio 
e  fra  gl'incisori  ed  intagliatori  in 
pietre  dure.  Indefinito  è  il  numero 
dei  secondi,  cioè  di  quelli  di  onore. 
Un  consiglio  di  ventiquattro  membri 
regola  gli  alfari  dell  Accademia  uni- 
tamente al  presidente  ch'è  annuale, 
ed  al  segretario  ch'è  perpetuo,  e  che 
scegliesi  tra  i  principali  letterati.  Que- 
st  Accademia  dirige  anche  la  scuo- 
la di  pillura  e  di  scidtura,  denomi- 
nata del  nudo ,  eretta  da  Benedet- 
to XIV,  Lamherlini,  nel  1754  pei 
giovani  poveri,  in  un'ampia  came- 
ra nel  Campidoglio,  e  da  lui  dota- 
ta di  ti'ccento  scudi  annui  (  T^.  la  co- 
stituzione Inter  citrn.<!,  data  ai  17 
marzo  17  i4,  presso  il  tomo  IV  del 
Bollario  dello  stesso  Pontefice:  Consti- 
tìitio  qua  ad  exerceiidos  erudiendos- 
que  picturae,  atque  scuipturae  Ty- 
rones,  G yninasìum  puhiicum ,  seu 
Acadeinia  exigilur ,  Rom.-e  1754)- 
]Vè  ciò  solo  fece  quel  Pontefice,  che 
collocò  inoltre  nella  scuola  medesi- 
ma del  nudo  una  bella  galleria  di 
pitturi;  da  lui  a  caro  prezzo  acqui- 
state. Seguitò  questa  scuola  a  te- 
nersi ogni  giorno  in  Campidoglio 
in  una  stanza,  sotto  la  galleria  dei 
quadri;  ma,  riconosciuta  la  situazione 
troppo  incomoda  ,  massime  nell'  in- 
verno, il  Sommo  Pontefice  Pio  VII, 
Chiaramonti,  secondando  il  progetto 
del  principe  d»-!!' Accademia,  cava- 
lier  Andrea  Vici,  e  del  possagiiesc 
scultore  cavaliere  Antonio  Canova, 
ispettore  generale    ilelle   anlieliilìi  e 


A  ce 
belle  arti  dello  stato  pontificio,  con 
chirografi  dei  c)  aprile  i8o4,  tras- 
portò l'Accademia  .stessa  alla  fab- 
brica delle  Convertite  al  Corso,  già 
convento  di  monache  prima  che  si 
l)ruciasse,  ed  indi  riedificato  da  mon- 
signor Verospi;  tm  terzo  di  esso  fu 
usato  a  tale  oggetto. 

Quel  Pontefice  protesse  quest'  Ac- 
cademia per  modo  che  sino  dal 
1802  con  chirografo  del  primo  ot- 
tobre aveale  destinata  l'annua  som- 
ma di  diecimila  scudi  per  l'acqui- 
sto di   monumenli  artistici. 

Il  principe  dell'Accademia,  che 
Pio  VI,  nel  I79'>,  avea  dichiarato 
Conte  Palatino,  per  quel  tempo  che 
esercitava  l'ufiìcio,  da  Pio  VII,  nel 
18065  fu  insignito  del  grado  di  ca- 
valiere, istituendo  per  tutti  i  pre- 
sidenti di  essa  un'apposita  croce  di 
decorazione,  che  descrivesi  all'  arti- 
colo Cavamerf,  Ordine  de"  Presi- 
denti dell'  A  evade  mia  di  s.  Luca. 
Poscia  l'Accademia  chiamò  soltan- 
to col  nome  di  Presidente  il  suo 
primo  rappresentante. 

Le  Accademie  di  s.  Luca  e  del 
nudo,  trasferite  nell'  ampio  col- 
legio Germanico  presso  la  chiesa 
di  s.  Apollinare,  non  ebbero  ferma 
stanza,  finché  non  fi  nono  stabilmen- 
te locate  nell'edifizio  della  Sapienza, 
da  Leone  XII,  il  quale  assogget- 
tando le  Accademie  letterarie  alla 
Congregazione  degli  studii  colla  bol- 
la (Jiiod  di\'ina  Sapientia,  eccettuò 
quelle  di  Archeologia  e  di  s.  Luca, 
lasciandole,  com'erano,  sotto  la  pro- 
tezione del  Cardinal  camerlengo. 
Clemente  XI,  Albani,  d'Urbino, 
eletto  nell'anno  1702,  avea  somma- 
mente beneficato  l' Accademia  di  s. 
Luca,  e  ad  istanza  di  Carlo  Maratta 
ci  stallili  ancora  un  fondo  di  mille 
scudi. 

Ma  a   prò    degli    artisti   avvenne 


A  ce 

ancora,  che  morendo  nel  Poulificato 
di  Benedetto  XIV  l'  a  rolli  tetto  Carlo 
Balestra,  con  testamento,  lasciò  tutta 
la  sua  eredità  a/ìine  clic,  ridotta  in 
capitali  fruttiferi ,  detratto  ne  fosse 
il  valsente  del  suo  deposito  nella 
chiesa  di  s.  Luca,  e  tutto  il  resto 
venisse  impiegato  in  tante  medaglie 
d' oro,  da  distribuirsi  in  Campido- 
glio ai  giovani  più  meritevoli  nelle 
belle  arti.  Anche  il  Canova  contri- 
buì all'emulazione  di  questi  accade- 
mici, assegnandovi  la  dote  di  quat- 
trocento annui  scudi,  onde  premiar- 
ne gli  artisti.  Il  prclodato  Leone  XH 
alle  tre  cattedre  di  pittura,  scultu- 
ra ed  architettura,  aggiunse  le  al- 
tre sette  di  geometria,  prospettiva, 
ottica  ,  anatomia ,  storia,  mitologia , 
costume. 

Il  l'egnante  Pontefice  Gregorio 
XVI,  intentissimo  sempre  a  promuo- 
vere le  belle  arti ,  non  ha  lasciato 
occasione  di  mostrare  benignamen- 
te anche  alla  Pontifìcia  Accademia 
Romana  di  san  Luca  I'  alta  sua 
protezione  e  benevolenza.  Egli  ri- 
pristinò dapprima  ,  con  autorità  so- 
vrana, i  concorsi  dementino  e  Ba- 
lestra, denominati  Capitolini,  i  fjua- 
li  da  varii  anni  erano  rimasti  so- 
spesi con  singolare  rincrescimento 
dell'  Accademia.  Volle  poi  che  si 
completasse  il  numero  dei  profes- 
sori cattedratici ,  che  mancavano  al- 
l' istruzione  delle  belle  arti  nell'Ac- 
cademia, e  che  si  dessero  coadiutori 
esercenti  con  futura  successione  a 
quei  professori,  che  o  per  l'età,  o 
per  le  abituali  malattie  meritava- 
no un  onorato  riposo.  Concedette 
decoi'osamente  un  abito  civile  che 
distinguesse  il  corpo  dei  professo- 
ri accademici  di  merito.  Permise , 
con  particolare  rescritto,  che  sulla 
porta  della  residenza  accademica  a 
s.  Luca  presso  il  Foro  Romano  s' iu- 


ACC  5i 

nalzasse  il  sovrano  suo  stemma  col- 
la iscrizione  Insigne,  e  Pontifìcia  Ac- 
cademia Romana  di  s.  Luca.  Do- 
nò alla  galleria  accademica,  per  van- 
taggio dell'  istruzione  delle  belle  ar- 
ti, due  celebri  quadri  :  cioè  la  For- 
tuna di  Guido  Reni ,  e  la  inanità  di 
(jiiercino.  Confermò  da  ultimo  con  so- 
lenne atto  il  privilegio  accademico,  già 
conceduto  dalla  santa  memoria  di  Pio 
VI  sulla  privativa  delle  perizie  giu- 
diziarie in  fatto  di  belle  arti ,  po- 
nendolo in  armonia  colla  vigente 
legislazione. 

\J artistica  congregazione  dei  Vir- 
tuosi al  Pantlicon,  così  chiamala 
perchè  composta  solamente  di  per- 
sone esercenti  arti  liberali,  come  so- 
no i  pittori,  gli  scultori  e  gli  archi- 
tetti o  altri,  il  cui  scopo  sia  quello 
(h  animare  le  arti  lielle,  fu  imma- 
ginala dal  celebre  dipintore  Raffae- 
le Sanzio  da  Urbino,  ed  eretta  nel 
1543  da  varii  suol  scolari  ed  a- 
mici,  i  quali  scelsero  a  capo  il  piom- 
batore  delle  bolle  apostoUehe,  fami- 
liare segreto  e  scudiere  assistente 
alla  mensa  del  Pontefice  Paolo  HI, 
Farnese,  don  Desiderio  di  Adiutorio 
canonico  della  collegiata  di  s.  Ma- 
ria ad  Martyres  detta  del  Pantheon. 
In  quella  chiesa  di  s.  Maria  ad 
Martyres  ricoverossi  adunque  tale 
congl-egazione  sotto  il  titolo  di  san 
Giuseppe  di  Terra  Santa,  da  una 
cappella  da  essi  edificata ,  dove  è 
sepolto  Ptaflaello  d'  Urbino.  Chi  fos- 
se ascritto  a  quella  congregazione 
dovea  cantar  tutte  le  feste  l' uffizio 
della  B.  V.,  visitar  i  fratelli  infermi, 
e  quando  morissero  accompagnarli 
al  sepolcro,  dispensar  limosine  ai 
poveri ,  dotar  fanciulle  con  venticin- 
que scudi  e  col  vestimento,  ch'esser 
dovea  di  panno  bianco,  e  celebrar  eae-f 
quie  e  anniversarii  a  prò  dei  fratelli 
defunti.  Tra  i  primi  suoi  fondatori 


Si  A  ce 

ricordansi  i  nomi  più  ragguardevoli 
nella  storia  delle  arti  :  p.  e.  i  pit- 
tori Domenico  Beccaflimi,  Giacomo 
del  Conte,  Girolamo  da  Sermone- 
ta,  Lucio  da  Todi  e  Pierino  del 
Vaga,  gli  scultori  Gio.  Mangone  e 
Raflaello  da  Monte  Lupo ,  e  gli  ar- 
chitetti Giacomo  Melegliino ,  favo- 
rito da  Paolo  MI,  Antonio  s.  Gal- 
lo, Mario  Labacco,  Bartolino  e  Ba- 
ronino. Sino  dalla  prima  istituzione 
della  congregazione  nella  festa  di 
s.  Giuseppe  facevano  quei  Virtuosi 
annua  esposizione  delle  opere  loro 
nel  poi'tico  del  Pantheon  (  V.  i 
Diarii  di  Roma  incominciando  dal 
1716).  Alla  classe  poi  de'  Virtuosi 
d' onore  appartengono  i  gloriosi  no- 
mi de'  Pontefici  Paolo  III ,  Pio 
IV,  Paolo  V,  Gregorio  XV,  ed  A- 
lessandro  Vili  ;  de'  Cardinali  Fer- 
dinando Medici ,  poi  gran  duca  di 
Toscana,  Enrico  Gaetani ,  Scipione 
Gonzaga,  A  Scanio  Colonna,  Cinzio 
Aldobrandini ,  e  di  molti  vescovi, 
prelati  e  personaggi  d' altissima  ri- 
nomanza. V.  Piazza,  Opere  Pie  di 
Roma,  p.  5 17,  Roma   1679. 

La  corporazione  dei  /  irtuosi  del 
Pantheon  strettamente  collcgata  con 
la  religione  cattolica,  perchè  sog- 
getta a  quelle  fasi  a  cui  fu  sotto- 
posta la  Chiesa  nelle  varie  inva- 
sioni dei  suoi  dominii ,  dovette  a- 
stenersi  talvolta  dalle  mentovate  so- 
lenni esposizioni,  e  star  contenta  di 
mantenere  in  fiore  soltanto  i  pro- 
fessori, che  in  tutte  le  epoche  nel 
suo  catalogo  segnava.  Ilenduta  però 
a  Roma  la  traiKjuillità,  nel  Ponti- 
ficato del  regnante  Pontefice  Gie- 
gorio  Wl ,  nn;cenate  delle  arti  e 
padre  amorevole  de' suoi  sudditi,  si 
vollero  ricercare  nel  i833  le  spo- 
glie del  Sanzio  ed  onorarne  la  tom- 
ba che  da  tutti  era  trascurala.  Ot- 
tenutone   que'    Virtuosi   il    peiines- 


ACC 
so,  diedero  essi  principio  alle  ricer- 
che sotto  la  direzione  del  Camer- 
lengato ,  alla  presenza  delle  depu- 
tazioni della  Confiaternita ,  della 
commissione  generale  consultiva  di 
antichità  e  belle  arti ,  dell'  accade- 
mia di  s.  Luca  e  di  quella  d' ar- 
cheologia. Il  giorno  24  settembre 
le  ossa  del  celebre  dipintore  furono 
rinvenute  intere  e  conservatissime  nel 
luogo  stesso  ove  Raiìàello  volle  esser 
sepolto.  Esposte  al  publ)lico  per  ot- 
to giorni,  furono  poscia  rinchiuse  in 
urna  di  marmo  donata  dal  prelo- 
dato Pontefice,  in  cambio  della  qua- 
si perita  cassa  di  legno  che  le  ac- 
coglieva. Maggiori  onori  gli  si  pre- 
parano ancora  da  que'  dotti  eh'  eb- 
bero in  ciu'a  il  loro  discoprimento. 
Né  l'amore  delle  arti,  che  accende 
la  Confraternita  del  Pantheon,  si  ri- 
mase a  l'ichiamare  l' ammirazione 
alle  spoglie  di  Raflaello  :  che  il 
reggente  perpetuo  cavalier  Giusep- 
pe Fabris  scultore,  ed  il  segreta- 
rio perpetuo  cavalier  Gaspare  Sci- 
vi architetto,  con  altri  professori  ac- 
cademici, vollero  ristabilire  gli  an- 
tichi sistemi  della  congregazione,  e 
mettere  in  vigore  i  bimestrali,  ed 
i  biennali  concorsi  di  pittura,  scul- 
tura ed  architettura  su'  soggetti  sa- 
gri, da  eseguirsi  da  artisti  cattolici 
di  tutte  le  nazioni.  Di  che  avutone 
il  permesso  dal  lodato  Pontefice 
Gregorio  XVI  rinnovarono  gli  sta- 
tuti ed  aprirono  i  concorsi,  ai  qua- 
li gli  artisti  in  gran  copia  si  di- 
sputano la  palma.  Ai  Virtuosi  di 
merito  si  concedette  altresì  dalla  so- 
vrana clemenza  un  aliito  di  distin- 
zione, che  prima  non  avevano,  com- 
posto di  calzoni  neri,  stivali  a  mezza 
gamba,  sottovesti to  turchino  bleucow 
ricami  d'oro,  spada  co éi  elsa  dora- 
ta, cravatta  bianca,  cappello  appun- 
tato, adorno  di  piuma  nera,  il  tutto 


ACG 
come  è  riportato  dal  Figurino  an- 
nesso allo  Statuto  della  coni^rci^a- 
zione.  V .  Feu ,  CoinpcmUo  di  sto- 
na e  riflessioni  per  la  invenzione 
del  sepolcro  di  Raffaello  Sanzio,  Ro- 
ma i833;  Biondi,  Canzone  sul  ri- 
trovamento del  corpo  di  Raffnel- 
lo ,  i833;  Odcscalclii ,  Storia  del 
ritrovamento  delle  spoglie  mortali 
di  Raffaello,  Roma  i833;  Giorna- 
le Tiberino,  nel  quale  si  leggono  le 
circostanze,  che  accompagnarono  il 
ritrovamento. 

Ai  suddetti  concorsi  bimestrali  è 
premio  una  medaglia  d'argento  del 
peso  di  oncie  cinque,  avente  al  di- 
ritto il  ritratto  di  Raffaello ,  più 
due  copie  dell'opera  premiata,  quan- 
do sia  prodotta  alla  luce.  A  «pici 
biennali,  detti  anche  Gregoriani,  òixX 
nome  dell  augusto  Gerarca  sotto  cui 
nacque  una  tale  istituzione,  è  con- 
cessa una  medaglia  d  oro  del  valo- 
re di  venticinque  zecchini,  al  cui 
diritto  è  il  busto  di  Papa  Grego- 
rio XVI;  più  due  copie  dell'opera 
premiata,   allorché  venisse  alla  luce. 

Si  aduna  la  congregazione  nel 
Pantheon  nella  cappella  della  detta 
chiesa  di  s.  Maria  ad  Martyres,  una 
v(jlta  per  ogni  mese,  e  quivi  pure 
è  la  galleria  ove  veggonsi  le  opere 
<legli  artisti  professoi'i  addetti  alla 
congregazione,  i  loro  ritiatti  ed  una 
biblioteca  artistico-letteraria.  Gom- 
pongono  la  congregazione  (Virtuosi 
residenti,  corrispondenti ,  e  Virtuo- 
si d' onore.  I  residenti  e  corrispon- 
denti sono  professori  artisti,  o  pitto- 
ri, o  scultori,  o  architetti;  quei  di 
onore  sono  o  mecenati  delle  arti,  o 
dotti  nella  repui)blica  letteraria,  tutti 
figh  della  religione  cattolica.  Il  nume- 
ro dei  residenti  è  di  quarantacinque, 
cioè  quindici  pittori,  altrettanti  scul- 
tori e  non  meno  d'architetti.  —  I 
corrispondenti  sono  trenta  ;  il  numero 


ACG  il 

poi  de'  Virtuosi  d'onorx'  è  illiniitaU). 
11  compilatore  di  ([ucst' opera  è  nel- 
la siuldetta  classe   annoverato. 

Oltre  all'istituzione  dei  concorsi, 
i  professori  Virtuosi  di  merito  si 
danno  1'  obbligo  di  non  trattare  mai 
argomenti  scandalosi  nell'  arte  ohe 
professano,  di  coadiuvare  i  vecchi 
artisti  caduti  in  miseria,  di  far  pro- 
getti acconci  per  abbellire  e  procac- 
ciare rinomanza  a  Roma. 

I  l'appreseiitanti  odierni  sono  lo 
scultore  cavalier  Criuseppe  Fabris 
reggente  perpetuo,  il  pittore  cava- 
lier Fili]>po  Agricola  reggente  trien- 
nale, e  l'architetto  cav.  Gaspare  Servi 
segretario  perpetuo ,  direttore  e  le- 
dattore  insieme  del  foglio  artistico 
Tiberino.  Veggasi  lo  Statuto  della 
insigne  artistica  congregazione  dei 
Virtuosi  al  PantJieon,  anno  i(S3()j 
la  quale  oltre  le  artistiche  insegne, 
Visa  il  motto  Florent  i\  domo  Do- 
mini. V.  Chiesa  di  s.  Maria  al» 
Martyres. 

L'Accademia  di  Religi f me  Catto- 
lica, per  le  cure  princi[»alni(!iile  di 
monsignor  Fortunato  Zamboni,  fu 
fondata  in  Roma  nel  1801  da  una 
società  d' uomini  chiari  per  inge- 
gno e  per  dottrina,  al  fine  di  pro^ 
muovere  lo  studio  della  Religione 
Cattolica,  e  di  combattere  colle  ar- 
mi delle  lettere  e  delle  scienze  gli 
errori  ed  i  fatali  progressi  di  una 
sedicente  filosofìa,  promulgata  dalla 
libertà  della  stampa,  mercè  i  nuo- 
vi sofismi  presi  dalla  fisica,  dalle 
scoperte  dei  viaggiatori,  e  dalla  sto- 
ria. Il  Pontefice  Pio  VII  d'immor- 
tale memoria  l'  approvò  nell'  anno 
stesso,  con  un  breve  apostolici,  as- 
sai onorifico,  diretto  a  monsignor 
Coppola  arcivescovo  di  Mira,  primo 
presidente  della  medesima,  e  nel 
sanzionarne  gli  statuti  le  concesse  di 
poter  tenere    le  annuali    radunanze 


54  A  ce 

nell'aula  della  Sapienza.  Essa  ha 
sempre  lodevolmente  corrisposto  al 
suo  nobile  scopo  d  illuminare  gl'iu- 
gannati  e  di  smascherare  gì'  ingan- 
natori con  una  serie  non  interrotta 
di  dotte  e  convincenti  dissertazioni, 
molte  delle  quali  vennero  divulgate 
colle  stampe,  e  fanno  desiderare  la 
pul:»bhcazione  delle  rimanenti.  Si 
accolgono  in  essa  i  migliori  ingegni 
per  dottrina  nelle  scienze  sacre,  na- 
turali e  nelle  lettere. 

Uno  scisma  letterario  sopra  gli 
antichi  Ellenici  e  alcune  insolenze 
letterarie  contro  i  Romani,  spacciate 
dal  maceratese  Boccanera ,  accade- 
mico, abbattute  poscia  trionfalmen- 
te con  una  prosa  dall'  altro  accade- 
mico Giacomo  Ferretti,  fecero  sor- 
gere nell'anno  1 8 1 2  un'  altra  Ac- 
cademia, la  Tiherina.  Fondatori  ne 
furono  l'ab.  d.  Gaetano  Celli,  l'avvo- 
cato Domenico  Chiodi,  lab.  d.  Anto- 
nio Coppi,  il  lodato  Giacomo  Ferretti, 
Leopoldo  Fidanza,  Vincenzo  Libert, 
Teresa  Martini,  Pietro  Mazzocchi, 
Enrico  Nalli,  l' avvocato  Luigi  Pie- 
romaldi,  Giuseppe  Piroli,  Gaspare 
Randanini,  il  conte  Alessandro  Sa- 
vorelli,  Luigi  Schenardi,  dott.  Pie- 
tro Sterbini,  Vinceiìzo  Ubaldi,  Giu- 
seppe \  illetti.  Le  loro  prime  adu- 
nanze ebbero  luogo  in  una  casa 
vicina  alla  venerabile  chiesa  di  s. 
Maria  in  Via.  Lo  scopo  della  isti- 
tuzione fli  esercitare  la  gioventù 
nello  scrivere  in  verso  e  in  prosa. 
Dalla  sua  fondazione  sino  ad  og- 
gidì mantennesi  in  fiore  costante- 
mente, non  essendosene  interrotte  le 
tornate  se  non  per  le  vicende  poli- 
tiche'del  i83i.  —  Noi  riunirsi, 
gli  accademici  Tiberini  aggiunse- 
ro alla  prima  istituzione  lettera- 
ria anche  gli  agrarii  studii,  e  si 
fecero  legge  di  convenienza  il  trat- 
tare e  .sviluppare  un  gualche  argo- 


ACC 
mento  su  tal  materia  in  ogni  an- 
iTo  :  cosa  che  Ihiora  venne  da  essi 
scrupolosamente  osservata.  —  I  soU 
dotti  possono  essere  ascritti  tra  i  so- 
cii  di  quest'accademia,  che  tiene  le 
sue  adunanze  ad  ogni  quindici  gior- 
ni, dalle  ore  ventidue  alle  ore  ven- 
tiquattro, e  sei  volte  all'anno  dal- 
l' ora  ima  di  notte,  alle  tre.  La 
Santità  di  Nostro  Signore  Papa  Gre- 
gorio XVI  si  degnò  onorare  l'albo 
di  tale  Accademia  coli  illustre  e 
glorioso  suo  nome .  Il  Diario  di 
Roma,  ed  il  foglio  artistico  il  li- 
berino, che  pure  si  stampa  in  Ro- 
ma ,  riportano  gli  atti  dell'  Acca- 
demia Tiberina.  T  .  Agricoltura  e 
Poeti. 

L' Accademia  Latina  nell'  anno 
i8i4fii  istituita  in  Roma  dalla  u- 
nione  di  molti  letterati,  fra'  quali 
sono  a  ricordarsi  a  cagione  d'  ono- 
re il  reverendiss.  d.  Piccadori  dei 
chierici  regolari  minori ,  T  avvocato 
Cruadagni,  il  professore  cavalier  Fé- 
liciano  Scalpellini,  mons.  Emma- 
nuele  Muzzarelli,  uditore  di  Rota, 
mons.  Domenico  Testa  segretario 
delle  Lettere  latine  pontificie  ,  e 
poi  di  quelle  dei  Brevi  ai  principi, 
il  dottor  Federico  Petrilli,  ed  il 
barone  Camillo  Trasmondo.  Lo  sco- 
po di  questi  accademici  fu  quello 
di  serbare  intatto  il  bello  della  lin- 
gua antica  del  Lazio,  e  di  pro- 
muoverne r  amore.  Tre  presidenti 
in  fino  ad  ora  ella  si  ebbe  ;  pri- 
mo fu  il  detto  cavaliere  Scarpelli- 
ni,  monsignor  Muzzarelli  prelodato, 
e  l'avvocato  Guadagni.  Molti  fu- 
rono e  sono  presentemente  i  membri 
ascritti  a  tale  interessantissima  Ac- 
cademia. Per  primo  devcsi  ricordare 
il  regnante  Pontefice  Gregorio  XVF 
amatore  e  protettore  d' ogni  utile 
istituzione  ;  quindi  molti  Cardina- 
li ,  il  custode  generale  dell'  Arcadia 


ACC 

inon.'?.  r.aln-ich;  Lnuirani,  il  reve- 
rendissimo p.  Oio.  I>allisl;i  Rosani, 
preposi to  generale  dei  Cliieriei  re- 
golari (l(;lle  scuole  pio,  ed  il  poeta 
(iiacoiiio  Ferretti,  noneliè  il  eava- 
iier  Oaspare  Servi. 

IJannovi  a  Roma  altre  Aecadcjinie, 
come  sono  qm-lle  tlcll'  Ihiiont'  drilli 
ecclesiastici  di  s.  Paolo,  fonrlata  nel 
1790,  approvata  da  Pio  VF,  a' 17 
maggio  '797,  e  regolata  da  Pio  VII 
col  hreve  Ex  quo  de  3o  agosto  1822; 
della  Filarmoìiica,  istituita  anni  ad- 
dietro, per  formare  allievi  abili  all'e- 
sercizio dei  due  generi  di  musica 
vocale  ed  isirumentale  ;  della  Filo- 
dram ina  tica  Romana,  isti  tu/ione  re- 
cente, e  piuttosto  scuola  di  recita- 
zione italiana;  de  JlJacstri  e.  Pro- 
fessori di  musica  di  Roma,  sotto 
la  invocazione  di  s.  Cecilia.  La 
prima  di  queste  Accademie  ha  un 
Cardinale  per  protettore,  e  la  ((uar- 
ta  oltre  all'  essere  sotto  la  protezio- 
ne di  un  Cardinale,  lia  un  prela- 
to per  primicerio  con  quattro  guar- 
diani pogli  organisti,  pei  cantanti, 
pei   maestri,   pcgl' istromentisti. 

Sul  declinare  del  secolo  XVIII 
nell'arciginnasio  romano  eravi  l'Ac- 
cademia de"  Quirini  versante  sulla 
storia  delle  donne  illustri  romane, 
e  della  quale  parla  il  Diario  R^o- 
mano  N.  59/j.  dell'anno  1780.  Stan- 
ti alcvnie  dilFerenze  insorte  fra  gli 
Ai'cadi,  ima  parte  di  essi  si  divise 
e  si  pose,  nel  1719.,  sotto  la  prote- 
zione del  duca  Odescalclii  in  mia 
villa  fuori  della  porta  del  popolo. 
Dopo  la  morte  del  duca  passò  quel- 
la nuova  Arcadia  sotto  gli  au- 
spicii  del  Cardinale  Corsini  (che 
poi  divenne  Papa  col  nome  di 
Clemente  XII),  ed  ai  4  gennaro 
I  7  I  4,  fu  aperta  nel  suo  palazzo  a 
piazza  Navona.  Raccolti  i  membri 
sotto  la  direzione  di  Vincenzo  Gra- 


ACC  55 

vina,  ebbero  leggi  che  insieme  al 
racconto  della  divisione  letteraria 
avvenuta  tra  gli  Arcadi  e  terminala 
nel  17  i4)  sono  riportate  da  Fran- 
cesco Cancellieri  nel  suo  Mercato  a 
pag.  I9.S,  i-?.r),  9,35.  Vegga  usi  inoltre 
f^c'^cs  et  [nstitutioncs  /ìcadcmìa;  Qui- 
riiìtv ,  Roma?,  171  r.  L'insegna  de\- 
V/tccadcmia  Qnirina  era  il  motto 
QuiRiNORUM  CoETUs ,  la  lupa  di 
Roma  ed  i  due  gemelli  Romolo  e 
Remo  fondatori  della  città. 

L'abbate  RidoHl,  nel  i73'?,,  nel 
palazzo  Riario  alla  Lungara  radiuiò 
l'Accademia  de  Nevosi  già  delta  de- 
^'  Imperfetti,  poscia  de^^'  Infecondi . 
V.  Gazzetta  Letteraria,  tomo  HI, 
pag.  900;  De  la  Lande,  Voya^e  de 
V Italie  •  Pomerada ,  /id  iiifcecundo- 
runileges,  notte  r/v'z/rrt',  Roma>,  i73.'>; 
VhìZTiì,  Opere  pie,  tratt.  Xll;  Pompe 
funebri  celebrate  dagli  /tccadena'ei 
Infecondi  per  Klena  Lucrezia  Cor- 
nnra  Piscopia  Accademica ,  della 
V  Inalterabile,   Padova,    1  Cìd>G. 

Finalmente  faremo  aleinia  mcir/Io- 
ne  delle  seguenti  Accadetnie  di  na- 
zioni  estere,  esistenti   in  Roma. 

Accademia  di  Francia.  Devesi  al 
re  Luigi  XIV  //  Grande  l'erezione 
di  questo  stabilimento  pe'  nazionali 
fiancesi ,  che  attendono  allo  studio 
delle  Relle  Arti.  Egli  la  fondò  nel 
i6():')  sotto  il  Poiitilicato  di  Alessan- 
dro VII,  e  fu,  nel  i7'?.5,  collocata  nel 
palazzo  detto  ancora  dell'Accademia 
di  Francia  al  corso,  rimpetto  al  pa- 
lazzo Doria  ,  che  il  re  Luigi  XV  ac- 
quistò dal  duca  di  JNivers.  Compone- 
vasi  a  quell'epoca  d' un  direttore,  e 
di  dodici  pensionati.  Ne'primordii  del 
corrente  secolo  fu  il  palazzo  permu- 
tato colla  corte  di  Toscana,  per  quel- 
lo detto  di  Villa  M(dici  al  monte  lan- 
cio. Attualmente  il  Direttore  cambia- 
si ogni  sei  anni ,  e  ventiipiattro  fran- 
cesi sono  i  pensionati,  potendo  essi 


rjG  AC  e 

apprendere  la  pittura,  la  scultura, 
l'architettura,  T  incisione,  ed  anco 
la  musica.  11  Direttore  è  accademi- 
co di  merito,  e  consigliere  deli  Ac- 
cademia di  s.  Luca,  ed  in  sua  man- 
canza ,  l'Accademia  di  Francia  deve 
essere  diretta  dal  Presidente  di  quel- 
la di  s.  Luca ,  a  tenore  della  con- 
venzione stabilita  nel  1676  fra  le 
due  Accademie.  Ogni  anno  nel  mese 
di  aprile  evvi  l' esposizione  pubblica 
de'  lavori  artistici  de'  pensionati,  i 
quali  in  un  al  Direttore  risiedo- 
no nel  medesimo  palazzo  dell'Acca- 
demia. 

yjccadcinia  di  Napoli.  Carlo  III, 
il  quale  dall'anno  1785  fino  al  1759 
era  sovrano  di  Napoli ,  concepì  la 
utilissima  idea  di  fondare  nella  ca- 
pitale del  mondo  cattolico  questa 
Accademia.  Si  dà  quivi  ricetto  a 
.sei  i^iovani,  che  vi  sono  convenevol- 
mente mantenuti  pel  corso  di  pa- 
recchi anni.  A  diriger  questi  alunni 
nelle  loro  studiose  applicazioni  è 
d'ordinario  stabilito  vm  qualche  ar- 
tista di  non  comune  ingegno  e  va- 
lore. Due  de  sei  giovani  debbono 
essere  applicati  allo  studio  della  pit- 
tura ,  due  a  quello  della  scultina , 
e  gli  altri  all'  architettura.  Alla  pri- 
mavera di  ogni  anno  espongono  i 
loro  lavori  nel  regio  palazzo  Far- 
nese, quantunque  l'Accademia  risie- 
da in  quello  della  Farnesina. 

Allo  stesso  scopo  delle  soprad- 
dette Accademie,  vi  hanno  in  Ro- 
ma pensionati  di  diverse  nazioni , 
per  apprendere  le  arti ,  come  sono 
gli  austriaci ,  i  piemontesi,  i  porto- 
ghesi, i  piussiani ,  i  russi,  gli  spa- 
gnuoli  ed  i  toscani,  alcimi  dei  quali 
sorvegliati  da  un  Direttore,  hanno 
i  loro  studii  ne' palazzi  de' ri.spettivi 
ambasciatori. 

ACCENTI  Erci.EsiASTfcr.  Auli- 
che   formule    del    canto    ccclesiasli- 


ACC 

co ,  le  quali  consistevano  nel  mo- 
dulare la  voce  a  norma  della  in- 
terpunzione ,  quando  cantavansi  le 
lezioni  del  vangelo  e  delle  pisto- 
le .  Si  contano  di  queste  formule 
fino  a  sette:  i.  ininiutahile ,  allor 
che  la  finale  d'  una  parola  non  a- 
vea  nel  tuono  alcini  cangiamento  ; 
2.  media,  quando  si  cantava  d"  una 
terza  più  basso;  3.  grave,  quando 
il  canto  era  di  una  terza  più  gra- 
ve ;  4-  (teida,  e  si  usava  cantando 
alcune  sillabe  d' innanzi  1'  ultima  di 
una  terza  più  grave,  e  l'ultima  del 
medesimo  tuono  di  prima  ;  5.  mo- 
derala, quando  le  sillabe  avanti  la 
ultima  si  cantavano  d'  una  seconda 
più  acute,  e  1'  ultima  del  tuono  pre- 
cedente ;  6.  interrogaÙK'a,  quando 
alle  ultime  sillabe  di  una  interro- 
gazione si  dava  una  seconda  più 
acuta  ;  7.  simile,  e  succedeva  inflet- 
tendo a  gradi  le  ultime  sillabe  ver- 
so la  quarta,  con  la  quale  dovea 
terminare  la  sillaba  finale.  V.  Can- 
to   ECCLESIASTICO. 

ACCESSO.  Modo  di  votare  dei 
Cardinali  in  Conclave  nella  elezione 
del  Papa.  Questo  ha  luogo  soltanto 
allora  quando  nello  Scrutinio  non  è 
conchiusa  la  elezione,  f^.  Elezione 
DEI  Pontefici. 

ACCESSO.  Diritto,  che  acqui- 
sta un  chierico  di  poter  ottenere 
un  beneficio  futuro.  Questo  si  ac- 
corda talvolta  dal  Sommo  Pontefice 
a  coloro  cui  manchi  qualche  quali- 
tà personale  momentanea,  come  sa- 
rebbe, ad  esempio,  il  difetto  di  età.  In 
tale  circostanza  il  Papa  commette 
ad  ima  terza  persona,  chiamata  Cu- 
stodi nos,  l'incarico  di  amministrare 
il  beneficio,  finché  l'altro  sia  giunto 
all'  età  prescritta  dai  sacri  canoni. 
Questo  diritto  si  abolì  dal  conci- 
lio di  Trento,  il  quale  però  diede 
ai    Sommi    Poiilefici    la     làcollà    di 


A  ce 

scegliere  i  coadiutori  agli  arcivesco- 
vi ed  ai  vescovi ,  in  caso  di  grave 
necessità,  e  dopoché  si  conol)bo  suf- 
iicientemente  lo  stato  della  causa. 

ACCI.  Città  dell'isola  di  Corsica. 
Colpa  l'alia  insalubre,  che  vi  si  re- 
spira, essa  è  deserta  al  presente , 
mentre  un  giorno  contava  molti 
abitanti.  Ai  tempi  di  s.  Gregorio 
era  sede  di  un  vescovo  ;  ma  dopo 
un'  irruzione  dei  Goti,  questa  fu  sop- 
pressa. Sotto  Innocenzo  II  fu  rimes- 
sa, nel  1 133,  col  patto  che  il  vesco- 
vo dipendesse  dalla  metropoli  di 
Genova ,  assegnandogli  per  cattedra- 
le la  chiesa  di  s.  Pietro  de  Acho  di 
Genova.  Pio  IV  ha  poi  trasferito  la 
sede  a  Mariana,  piccola  città  di 
quella  diocesi,  ove  il  vescovo  fu  me- 
glio alloggiato.  Oggidì  però  la  sola 
Aiaccio  è  sede  vescovile  di  tutta  la 
isola  di  Corsica. 

ACCIAIOLI  Filippo,  Cardinale. 
Filippo  Acciaioli,  dell' illustre  fami- 
glia di  Firenze ,  nacque  in  Roma 
a'  12  marzo  1700.  Venne  destinato 
nunzio  presso  la  corte  di  Portogal- 
lo, e  nel  17^9  a' 24  settembre,  da 
Clemente  XIII  fu  decorato  della  sa- 
cra poipora  col  titolo  di  s.  Maria 
degli  Angeli.  Mori  nella  città  di 
Ancona,  di  cui  era  vescovo,  l'anno 
1766  a' 4  di  luglio,  contando  l'età 
di  Q>&  anni. 

ACCIAIOLI  Nicolò,  Cardinale. 
Nicolò  Acciaioli,  nobile  fiorentino , 
nacque  l'anno  i63o  ;  nel  Pontificato 
di  Innocenzo  X ,  fu  chierico  di  came- 
ra; poi  sotto  Alessandro  VII,  com- 
missario delle  armi,  e  nel  1637  "fli" 
tore  di  camera.  Clemente  IX,  nel 
1669  a' 29  novembre,  lo  creò  Car- 
dinale diacono  de'  ss.  Cosimo  e  Da- 
miano. Venne  cpedito  legato  in  Fer- 
rara, dove  colle  sue  virtìi  si  cattivò 
l'animo  dei  ferraresi  per  modo  che 
fu  confermato  in  quel  ministero  por 

VOL.    I. 


ACC  57 

dodici  anni.  Nel  171^,  dimessa  la 
diaconia,  passò  al  vescovato  di  O- 
slia  e  Vellelvi.  Fu  ascritto  alle  pri- 
marie congregazioni  di  Roma;  ed 
in  due  conclavi  riportò  molti  voti 
pel  Pontificato,  che  ricusò  costante- 
mente. Pieno  di  meriti ,  mori  in 
Roma  nel  17 19  in  età  di  89  anni, 
e  fu  sepolto  nella  Certosa  di  Fi- 
renze. 

ACCIAIOLI  A.vr.ELo,  Cardinale. 
Angelo  Acciaioli  d^  illustre  ed  antica 
prosapia,  nacque  in  Firenze.  For- 
nito di  eccellente  dottrina,  di  spec- 
chiata prudenza  e  di  somma  inte- 
grità di  vita,  fu  sommamente  caro 
al  re  di  Napoli.  Promosso  da  Gre- 
gorio XI  al  vescovato  di  RapoUa 
nel  regno  di  Napoli,  poi  da  Urba- 
no VI ,  nell'anno  i38r,  fu  creato 
Cardinale  prete  del  titolo  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso,  e  nel  i383  venne 
promosso  alla  chiesa  di  Firenze;  quin- 
di da  Bonifacio  IX  fu  fatto  canceinere 
della  S.  R.  C. ,  poscia  arciprete  della 
basilica  Vaticana,  e  finalmente  ve- 
scovo di  Osfia  e  Velletri.  Sotto  Bo- 
nifacio IX  sostenne  con  decoro  djfii- 
cili  legazioni  neir  Umbria  ,  Dalma- 
zia, Schiavonia,  Croazia,  Valachia 
e  Bulgaria.  Nella  minorità  di  La- 
dislao l'e  di  Napoli,  fli  nominato  suo 
tutore,  e  poscia  governatore  del  re- 
gno. Pacificò  gli  Orsini  ribellati  al 
Pontefice,  e  compose  un'opera  a 
favore  di  Urbano  VI  contro  l'anti- 
papa Clemente  VII.  Lo  scopo  di 
quest'opera  è  di  trovare  i  mezzi  per 
estinguere  lo  scisma,  che  allora  de- 
solava la  Chiesa.  Da  Innocenzo  VII 
ebbe  la  commissione  di  riformare 
la  disciplina  dei  monaci  di  s.  Paolo 
fuori  delle  mura  di  Roma.  Nell'an- 
no 1407  mori  in  Pisa,  e  fu  sepolto 
alla  Certosa. 

Più   parficolari   nofixic  intorno  a 
questo  Cardinale    si   raccolgono   dal 
8 


58  ACC 

Mazzuchelli  nella  Storia  degli  scriUori 
(l'Italia,  dal  Tiraboschi  Storia  lette- 
raria, t.  Vili.  lih.  I,  i  dal  Garim- 
berli  nelle  Fite  di  alcuni  Cardinali. 

ACCIAPACIO  (d')  Nicolò,  Car- 
dinale. Nicolò  Acciapacio  nacque  in 
Sorrento.  Circa  il  i4o8  da  Gi-ego- 
rio  XII  fu  ]>roniOSSo  al  vescovato 
di  Tropea  ;  da  questa  chiesa ,  nel 
i436,  sotto  Eugenio  IV,  passò  al- 
l'arcivescovato di  Capua,  e  nel  con- 
cilio fiorentino,  ai  i8  dicembre  del 
1439,  fu  creato  Cardinale  prete  del 
titolo  di  s.  Marcello.  Venne  incari- 
cato dal  Pontefice  di  gravi  e  gelose 
incombenze,  alle  quali  soddisfece  con 
applauso.  Fu  esiliato  in  grazia  di 
Alfonso  re  di  Napoli,  di  cui  l' Ac- 
ciapacio era  capitale  nemico.  Questo 
le  gli  confiscò  le  rendite  della  sua 
chiesa  e  di  altri  benefìcii  per  aver 
favorito  il  duca  Renato  di  Angiò, 
avversai'io  di  Alfonso ,  ma  poi  gli 
furono  restituite.  Morto  Eugenio , 
toi'nò  a  Roma,  dove  finì  di  vivere 
nel  14473  e  fu  sepolto  nella  basilica 
Vaticana. 

ACCLAMAZIONI.  Voti  di  alle- 
grezza e  di  prosperità  innalzati  ai 
Pontefici  quando  prendono  il  pos- 
.sesso  della  cattedra  Apostolica,  .ac- 
clamazioni sì  dicono  ancora  i  voti 
di  ringraziamento  e  di  felicità,  onde 
nel  fine  dei  eoncilii  si  dà  lode  a 
Dio,  che  si  è  degnato  condur  a  buon 
termine  l'oggetto  dell'adunanza,  e 
alla  Chiesa  ed  al  popolo  s'implo- 
rano copiose  benedizioni  dal  Cielo. 
Nei  eoncilii  eciunenici  troviamo  che 
le  i\cclamazioni  furono  frequente- 
mente praticate.  V  ha  memoria  che 
nel  concilio  di  Calcedonia  vi  furon 
fatte  nella  prima  azione,  nella  quar- 
ta e  nella  sesta.  Nel  concilio  Co- 
stantinopolitano IV  sulla  fine  di  o- 
gni  azione,  con  Acclamazioni  si  fe- 
cero felici  auguri i    ad  Adriano  Pa- 


ACC 
pa,  a  Basilio  e  Costantino  impera- 
tori, ad  Eudossia  Augusta,  ai  pa- 
triarchi ed  a  tutto  il  senato  de'  ve- 
scovi. Anche  nel  concilio  di  Trento 
dopo  r  ultima  sessione  il  Cardinale 
a  ciò  deputato,  rispondendo  tutti 
gli  altri,  intuonò  le  Acclamazioni 
(  Conc.  Trid.  sess.  XXV  ).  1  eoncilii 
provinciali  non  usarono  tanto  fre- 
quentemente le  Acclamazioni;  tut- 
tavia ne  troviamo  ricordanza  ne' più 
antichi,  come  nel  Romano  dell' 853 
e  nel  Toletano  del  633  (  Collect. 
Harduini ,  collect.  595);  così  an- 
cora nei  più  recenti ,  celebrati  dopo 
il  concilio  di  Trento ,  come  in 
quello  di  Cambray  dell'anno  i586 
[Collect.  Hardubd,  collect.  2 181), 
in  quello  di  Bordeaux  nel  1624 
{Collect.  Hard.,  col.  141)5  ^^  i^^ 
altri.  Nei  eoncilii  provinciali,  dopo 
le  Acclamazioni ,  lutti  i  vescovi  si 
danno  il  bacio  di  pace,  a  significare 
l'intima  loro  carità,  e  l'unione  de- 
gli animi.    1^.  Bacio  di  pace. 

Riguardo  ai  sinodi  diocesani ,  il 
ceremoniale  de' vescovi  vorrebbe  che 
le  Acclamazioni  si  omettessero.  In 
synodis  dioecesanis  magis  decerci, 
ut  Acclaniationes  et  oscula  pacis 
oniittercntur  (  cap.  3 1 .  in  fin.  ).  Tut- 
tavia il  Gavanto  nella  sua  opera 
Pratica  del  concilio  diocesano ,  spie- 
gando quelle  parole  del  ceremonia- 
le, ammette  le  Acclamazioni:  Ac- 
clamationes  fiunt ,  salteni  in  prima 
synodo ,  ut  aliquando  Jìant  :  et  cce- 
remonìalc  non  eas  prohihet ,  sed 
parcius  adìdheri  censet  in  dicecesa- 
nis  .synodis  (  Prax.  synod.  dioeces. 
par.  II.  sess.  III.  n.  27  ). 

Da  ciò  si  rende  manifesto  come  nel 
cei'emonialc  non  si  proibiscano,  né 
si  comandino  le  Acclamazioni.  Dun- 
que sarà  libero  al  vescovo  il  pra- 
ticare la  ccrcmonia  o  l'ometterla  se- 
condo la  consuetudine  della  diocesi. 


A  ce 

Per  la  fjual  cosa  troviamo  che  le 
A(cluina/ioni  si  fecero  nel  concilio 
diocesano  eli  Svitri,  del  1671,  con- 
t>regato  da  Giulio  Cardinale  Spino- 
la, in  quello  di  Farfa,  del  iGSi, 
tenuto  da  Carlo  Cardinale  Barberi- 
ni, in  quello  di  monte  Fiilino  rac- 
colto dal  vescovo  Bonaventura,  ed 
in  molti  altri. 

Per  Acclamazione  s' intende  an- 
che r  unanime  voto  del  popolo  e- 
spresso  ad  una  voce,  onde  un 
tempo  venivano  eletti  i  vescovi  ed 
i  magistrati.  In  tal  modo  avvenne 
anche  la  elezione  di  s.  Ambrogio  in 
arcivescovo   di  Milana 

ACCOLITI.  Nome  dato  dai  gre- 
ci a  coloro  che  si  mostrarono  fer- 
mamente invariabili  nelle  loro  riso- 
luzioni. — •  La  Chiesa  Cattolica  ren- 
dette sacro  questo  nome  attribuen- 
dolo a  que^  giovani  chierici  che  a- 
spirano  al  sacei'dozio,  ed  hanno  luo- 
go dopo  i  suddiaconi.  I  piìx  anti- 
chi monumenti  della  Chiesa  greca 
non  faiuio  menzione  di  Accoliti  :  la 
Chiesa  latina  però  ne  conta  fino 
dal  terzo  secolo.  —  La  voce  .^cco- 
lito  deriva  dal  greco  acólylhos  (  che 
accompagna  seguendo).  Ed  in  ellètto, 
ufllzio  degli  Accoliti  è  accompagna- 
re e  servire  i  diaconi  e  suddiaconi 
nel  ministero  dell'  altai'e  :  onde  essi 
accendono  e  portano  i  lumi  prin- 
cipalmente quando  il  diacono  canta 
il  vangelo  ;  apparecchiano  le  am- 
polle dell  acqua  e  del  vino  per  la 
celebrazione  della  messa,  suppliscono 
anco  al  suddiacono  nella  messa  so- 
lenne, senza  però  indossare  il  ma- 
nipolo. — ■  Anticamente  le  loro  prin- 
cipali funzioni  erano  portai'e  le  let- 
tere che  le  Chiese  solcano  scriversi 
a  vicenda  per  affari  d' importanza, 
le  dilogie ,  cioè  i  pani  benedetti 
che  si  mandavano  a  segno  di  co- 
munione ,   ed  anche  recavano  l' Eii- 


ACC  59 

caristia.  Aveano  cpiindi  nella  gerar- 
cliia  il  posto  dei  suddiaconi,  prima  che 
questi  ultimi  fossero  instituiti,  — 
Gli  Accoliti  presentemente  non  fan- 
no più  tutte  le  funzioni  di  un  tem- 
po. 11  pontificale  assegna  loro  sol- 
tanto il  carico  di  portare  i  candc- 
lieii,  accendere  i  cei*ei,  preparare  il 
vino  e  r  acqua  pel  sacrificio,  ecc. 

Eranvi  nella  Chiesa  Romana  tre 
sorta  cU  Accoliti  :  quei  che  serviva- 
no il  Papa  nel  suo  palazzo,  appel- 
lati Palatini  j  gli  Stazionarli  che 
servivano  in  Chiesa  ;  i  Regionaviiy 
che  aiutavano  i  diaconi  nelle  loro 
funzioni  nelle  diverse  parti  della 
città. 

Divenuto  Pontefice  nel  i655  A- 
Icssanch-o  VII,  una  fra  le  prime  sue 
cure  fu  la  riforma  delle  Cappelle  e 
della  corte.  Estinse  egli  allora  il  col- 
legio dei  suddiaconi  e  degli  Accoliti 
serventi  il  sommo  Pontefice;  e  a'  26 
ottobre  del  prefato  anno  colla  costi- 
tuzione Niiper,  registrata  al  tomo 
VI  del  Bollarlo  Romano,  sostituì  lo- 
ro i  dodici  votanti  di  Segnatura  di 
giustizia,  che  sono  prelati  l'cferenda- 
rii.  Questi  pertanto,  siccome  Accoliti 
apostolici,  siedono  in  Cappella  al 
penultimo  gradino  del  ti'ono,  e  nelle 
funzioni  del  Papa  vestono  cotta  sul 
rocchetto.  Hanno  un  capo,  il  quale 
è  detto  loro  decano  :  cp.iesti  porta  il 
turibolo,  e  ne'Vesperi  incensa  i  Car- 
dinali e  gli  altri  del  coro;  venendo 
sostituito  dall'  anziano  maggiore  del 
collegio  medesimo. 

Né  son  questi  soli  gli  uffizii  degli 
Accoliti  votanti  del  supi'emo  tribu- 
nale di  Segnatura.  Nei  pontificali  sos- 
tengono i  sette  candelieri  che  rap- 
presentano quelli  dell'Apocalisse,  o  i 
sette  doni  dello  Spinto  Santo,  assisten- 
do con  essi  al  canto  del  Vangelo  in 
latino,  mentre  due  soU  ritnangono 
al  canto  di  quello  in  lingua  greca. 


6o  ACC 

Tanto  in  sagrestia  al  letto  dei  pa- 
rameiUi,  quanto  sul  trono  presenta- 
no al  Papa  gli  abiti  sacri.  Uno  di 
essi  porta  le  ampolline,  un  altro  rac- 
coglie r  anello,  i  guanti  e  lo  zucchet- 
to del  Pontefice  in  un  tondino  d'ar- 
gento. Alla  elevazione  poi  portano 
otto  torcie  accese,  tutte  ornate  nel 
modo  stesso  che  le  candele  de' sette 
candelieri.  Nelle  processioni  hanno 
luogo  dopo  gli  abbreviatori,  e  pri- 
ma dei  cherici  di  Camera  (  V.  Fati- 
neUus  de  Fatinellis,  de  Referendar. 
\'0t.  Sì'gnaturce  j'usdlice  Coli.  Ronue 
1 696  ;  Piazza,  del  Collegio  de'Refer. 
ec.  cap.  XXY;  Gregorius,  de  Litur- 
gia Roni.  Pont.  t.  Il,  Dissert.  de 
Hierarchia  S.  R.  E.  de  Acolythis; 
Novaes,  tomo  I  pag.  78,  t.  X  pag. 
i57  in  Nota).  V.  Ordini  saghi. 
Cappelle  pontificie.  Votanti  di 
segnatura. 

ACCOLTI  Benedetto,  Cardinale. 
Benedetto  Accolti  nacque  in  Firenze. 
Fu  di  raro  talento  e  di  s\  stupenda 
eloquenza,  che  venne  acclamato  qual 
Cicerone  de' suoi  tempi.  Regnando 
Leone  X,  sosteime  per  qualche  tem- 
po r  uffizio  di  abbreviatore  aposto- 
lico :  indi  ebbe  1'  amministrazione 
della  chiesa  di  Cadice ,  da  dove  A- 
driano  VI  lo  trasferì  al  governo  del- 
la chiesa  di  Cremona.  Clemente  VII 
lo  creò  suo  segretario ,  e  al  dì  3 
maggio  1^27  lo  fece  Cardinale  del 
titolo  di  s.  Eusebio.  Tre  anni  dopo 
che  vestì  la  porpora  cardinalizia  lo 
si  volle  amministratore  delle  chiese 
di  Policastro  e  Bovino  coli'  abbazia 
di  s.  Bartolommeo  nel  bosco  di  Fer- 
rara. Fu  nel  i532  Legato  nella 
Marca  di  Ancona,  dove  fece  fab- 
bricare una  fortezza.  Ma  rpiesta  le- 
gazione fu  per  r  Accolti  causa  di  do- 
lorose sventure.  Pacjlo  III  a'  i5  a- 
prilc  iSBIt  lo  fece  chiudere  in  Ca- 
stelsantangelo,  e  sottoporre  a  rigoro- 


ACC 

so  processo.    Quale  ne  fosse  il  mo- 
tivo chiaramente  non    apparisce.   11 
Mazzuchelli  (toni.  I  del  suo  Museo, 
pag.  2-25)  quasi  indovinando  scrive, 
che  fu  per  avventm-a  la  sua  mala 
amministrazione    di    Fano    e    della 
Marca.    Però   non    sembra    che  la 
sua    colpa    fosse    di  solo    peculato , 
come  si  giudica  dai   più,  perchè  in 
tal  caso,   secondo  anche  la  osserva- 
zione  del   Giovio ,    non    si    sarebbe 
trattato    di  decapitarlo.    Alcuni  vo- 
gliono che  il   Cardinale  IppoUto  de 
Medici,    consanguineo    di    Clemente 
VII,  con  cui    ebbe  gravi   controver- 
sie, a  punto  per  la  legazione  della 
Marca,  fosse  autore  della  prigionia 
dell'Accolti.  —  Fu  sciolto  dai  ceppi 
dopo  di  essersi    confessato  reo ,  ma 
colla    ammenda    gravissima  di    cin- 
quantanovemila  scudi  d'oro,  somma 
rapportata  dal  Ciacconio,dair01doino 
e  da  altri  ancora.   Uscì  di  carcere  il 
dì  ultimo  di  ottobre,  anno  medesimo, 
giovando  non  poco    a    liberamelo  i 
buoni    officii    del    cardinale    Ercole 
Gonzaga ,  e  quelli    di    Carlo  V  im- 
peratore ,   cui  l'Accolti  era    accettis- 
simo. —  Oltreché  a  Carlo  V  fu  caro 
a  parecchi    altri  principi    e    monar- 
chi ,  onorato  da  varii  autori,   e  chia- 
mato ,   dall'  Ariosto    massimamente , 
decoro  del  sacro  Collegio.   Morì  do- 
ve nacque,  nel  i549,  ed  ebbe  tomba 
nella  chiesa  di  s.  Lorenzo.  Compose 
alcune  opere  latine,  impresse  a  Ve- 
nezia r  anno  1 553 ,  non  che  alcune 
poesie,  che  furono  inserite  nella  rac- 
colta Quinque  illustriuui   Poelarum. 
Compose  altresì  un  Trattato  dei  di- 
ritti del  Papa  sul  regno  di   Napoli. 
ACCOLTI  Pietro,  Cardinale.  Pie- 
tro Accolti,  conosciuto  sotto  il  nome 
di  Cardinale  d  yJncona,  naccpie  nel 
1455  a   Firenze.  Divenne  uditore  di 
Rota  sotto  Alessandro  VI;  Giulio  II 
lo   creò  vescovo    d'Ancona,    da    t:ui 


A  ce 

successivamente  pass?)  ad  altre  chie- 
se ;  e  nella  promozioiìe  del  1 5 1 1 ,  ai 
IO  marzo,  lo  decorò  della  porpora 
col  titolo  di  s.  Eusebio.  Esercitò  in 
Roma  r  uffizio  di  Cardinale  vicario, 
e  di  legato  a  Intere  nell'esercito  pon- 
tificio arrolato  contro  i  Francesi.  Leo- 
ne X,  in  una  lettera  a  Francesco  I 
re  di  Francia ,  esalta  i  meriti  di 
questo  porporato.  Il  Cardinale  Sa- 
dolelo  scrisse  di  lui,  che  il  Pontefice 
e  tutta  Italia  pendevano  dai  suoi  con- 
sigli. Egli  compilò  nel  i5i9  la  Bol- 
la contro  Lutero.  Essendo  vescovo 
di  Sabina,  mori  in  Roma  nel  i532 
e  fti  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria del  popolo.  E  autore  di  alcuni 
trattati  storici. 

ACCORAMBONI  Giuseppe,  Car- 
dinale. Giuseppe  Accoramboni  nato 
da  poveri  genitori  in  vui  castello  del- 
la diocesi  di  Spoleti  l'anno  1672, 
]>assò  in  Roma ,  dove  la  profonda 
sua  perizia  nelle  facoltà  legali  gli  ac- 
quistò un  credito  straordinario  pres- 
so la  Curia.  Innocenzo  XIll  gli  die- 
de luogo  tra  i  canonici  della  Basi- 
lica Vaticana  colla  carica  di  sotto- 
datario. Benedetto  XIlI  lo  dichiarò 
suo  uditore,  e,  conferitagli  l'abbazia 
di  s.  Ilario  di  Galliata,  lo  creò  pre- 
te Cardinale  col  titolo  di  s.  Maria 
della  Traspontina,  e  vescovo  d' Imo- 
la .  Arricchita  questa  cattedrale  e 
ristaurato  il  seminario,  i-inunziò  al 
vescovato  per  attendere  alle  molte 
congregazioni  cui  era  ascritto  in  Ro- 
ma. Dimesso  il  primo  titolo,  otten- 
ne da  Benedetto  XIV  nel  1743  il 
vescovado  di  Frascati.  Mori  in  Ro- 
ma nel  1747  i"  età  di  75  anni,  e 
fa  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Ignazio. 
ACCURA.  Città  vescovile  della  dio- 
cesi dei  Maroniti  sotto  la  metropo- 
li di  Tiro.  Giorgio,  suo  vescovo,  nel 
1673  fece  una  professione  di  fede 
contro  gli  errori  di  Calvino. 


A  CE  6ì 

ACEFALI.  Eretici,  che,  siccome 
spiega  il  significato  della  greca  voce, 
non  voleano  riconoscere  capo  veru- 
no. La  storia  ecclesiastica  ricorda  va- 
rie sette  di  Acefali:  i.  quei  che  non 
vollero  aderire  a  Giovanni  patriarca  di 
Antiochia, né  a  s.  Cirillo  di  Alessandria 
nella  condanna  di  Nestorio  emanata 
nel  concilio  di  Efeso  ;  2.  certi  ere- 
tici del  quinto  secolo,  che  seguitaro- 
no gli  errori  di  Pieti'O  Mongo  ve- 
scovo di  Alessandria,  e  poi  l'abban- 
donarono perchè  avea  finto  di  sot- 
toscrivere al  concilio  di  Calcedonia; 
3.  i  partigiani  di  Severo  vescovo  di 
Antiochia,  onde  si  chiamavano  an- 
che Severiani.  Furono  chiamati  A- 
cefali  anche  tutti  coloro  che  negava- 
no obbedienza  ai  rispettivi  prelati,  i 
vescovi  che  si  sottraevano  alla  giu- 
risdizione de'  loro  metropoHtani ,  e 
tutti  i  capitoli  e  monisteri  che  nega- 
vano suggezione  agli  Ordinarii. 

ACEMETE.  Ordine  religioso  di 
Monache.  Vennero  esse  istituite  ad 
imitazione  degli  Acemeti,  ed  hanno 
quindi  la  perpetua  salmodia  nella 
Chiesa.  Dal  compendio  della  vita  di 
s.  Saleberga,  raccolta  da  un  mano- 
scritto di  Compiegue,  sembra  che 
la  santa  dopo  aver  fatto  costruire 
un  amplissimo  monistero,  ne  divi- 
desse le  religiose  in  molti  cori,  afììn- 
chè  venisse  continuata  la  celebrazio- 
ne delle  divine  laudi,  sia  di  giorno 
che  di  notte.  Secondo  la  opinione  di 
alcuni,  cpieste  religiose  usarono  veste 
di  color  verde,  fregiata  di  una  croce 
rossa,  con  al  di  sopra  mantello  d'al- 
tro colore  e  velo  nero  sul  capo,  come 
riporta  il  Bonanni,  Catalogo  degli 
Ordini  religiosi.  Acemete  si  potreb- 
bero ancora  nominare  certe  case  re- 
ligiose, in  cui  vi  è  per  istituto  l' ado- 
razione perpetua  del  ss.  Sacramen- 
to, f^.  Adorazione  (  Monache  dell') 
e  Adoratrici. 


62  ACE 

ACEMETI  o  Vigilanti.  Ordine 
religioso.  Fiorirono  nei  piùmi  se- 
coli della  Chiesa ,  e  furono  cosi 
chiamali,  non  già  perchè  mai  dor- 
missei'o,  ma  perchè  erano  divisi  in 
tre  classi,  ciascmia  delle  quali  dovea 
successivamente,  senza  interruzione, 
occupare  il  coro,  e  salmeggiare  tan- 
to il  gioi'no,  quanto  la  notte.  Gli 
Acenieti  menavano  esemplarissima 
vita,  e  la  Chiesa  novera  tra  essi  molti 
santi.  La  loro  istituzione,  secondo  Ni- 
ceforo,  viene  attribuita  a  certo  san 
Marcello,  vescovo  di  Apamea;  ma  Bol- 
lando, ai  i5gennaro,  l'ascrive  piutto- 
sto al  suo  successore  Alessandro  ab- 
bate {F^edi),  che  fiorì  nel  4^0?  come 
dice  il  Bonanni  nella  sua  opera  Or- 
dini religiosi.  Dall'oriente,  ov'  el^bero 
principio,  ben  presto  si  propagarono 
anche  nell'occidente  e  più  che  altrove 
nella  Francia.  Si  legge  in  s.  Gregorio 
Turonense,  e  in  parecclii  altri  scrit- 
tori, che  Sigismondo  re  di  Borgogna 
pentitosi  della  comandata  uccisione 
di  Gianserico  suo  figlio,  si  ritirò  nel 
monistero  di  s.  Mam-izio,  e  per  da^ 
re  alla  Chiosa  una  perenne  testi- 
monianza di  vero  dolore,  stabili  qui- 
vi l'ordine  degli  Accmeti. 

V  ebbe  di  questi  religiosi  in  mol- 
ti luoghi  ;  ma  poiché,  esercitandosi 
in  pratica  s\  pia,  non  attendevano 
intanto  al  lavoro ,  furono  creduti 
Messaliani.  Alcuni  di  loro  si  mostra- 
rono aderenti  a  Nestorio,  e  vennero 
perciò  condannati  da  Papa  Gio- 
vanni II.  Ora  non  si  ha  di  questo 
ordine  veruna  comunità. 

ACEPSIMA  (s.),  vescovo  di  O- 
nito  in  Assiria,  fiori  verso  l'anno 
38o.  Quantunque  ottuagenario,  di 
complessione  però  vigorosa,  fu  tra 
le  ultime  vittime  della  persecuzione 
di  Sapore  le  di  Peisia.  —  Adar- 
s.'ipore,  primo  governatore  delle  pro- 
vincic  di  oriente,  attizzato  dalla  in- 


ACE 

vitta  fermezza  di  lui, 


in  mezzo  a  orribile 
volle  steso  a  terra, 
trenta  uomini, 
legatene  le  membra 


lo  fé'  spirare 
supplizio.    Lo 
squartato    da 
quindici   per  parte, 
con  eorde  sti- 
rate a  piena  forza,  menti-e  due  lit- 
tori   Io    battevano    con    istriscie    di 
cuoio.  Ad  una  con  Acepsima  furono 
torturati  s.  Giuseppe  prete  e  s.  Aiti- 
laa  diacono.  Tutti  e  tre  soiferirono  il 
martirio    nell'anno    di    Cristo   38o, 
settantesimo  del  regno  di  Sapore,  e 
quarantesimo    della    persecuzione.  I 
loro  nomi  son  ricordati  nel  martiro- 
logio romano  ai  22,  di  aprile.  Il  But- 
ler  ne  riporta  la  festa  al  d\  1 4  marzo. 
ACERENZA  e  MATERA  {Ache- 
runtiiirn    et  Materanen  ).  Arcivesco- 
vati uniti  nel  regno  delle  due  Sici- 
lie.  Acerenza ,  città  del  regno  delle 
due    Sicilie  nella    provincia    di  Ba- 
silicata a  piedi    degli  Apennini ,    si 
appella  così  da  un  luogo  elevato  sul- 
r  A  pennino,  donde  si  scopre  1'  uno  e 
l'altro  mare.  Sarebbe  dillicile  il  deter- 
minare r  epoca  della  sua  fondazione, 
giacché  grandi  incertezze  v'hanno  su 
tale  proposito  negli  scrittori.  Si  sa  sola- 
mente, ch'ei'a  famosa  e  per  la  esten- 
sione  e  pel  mimerò  degli  idiitanti. 
Per  la  sua  posizione,  sino  dai   tempi 
dei  Romani   era  inoltre  considerata 
il  principal  baluardo  della  Puglia  e 
della  Lucania.   I   Goti   se  ne  impa- 
dronirono nella  decadenza  dell'  im- 
pero,   ed    il   prefetto  Mona   ne  fece 
la  sua  sede  piincipale.  Narsete,  ge- 
nerale delle  truppe  dell'imperatore 
Giustiniano,  la  rimise  sotto  l'impe- 
ro ;  se  non  che,  smantellata  dai  lòn- 
damenti    al    tempo    de'  Longobardi 
da  Gromoldo  figlio  di  Areclii  duca 
di  Benevento,  fu  da  lui  pure  rifal> 
bricata  aggiugnendovi  una  chiesa, ini 
pretorio  ed   un  j^alazzo.    Oggidì  non 
è    che    mediocrissima    eillà:    conia 
appena  (piallromila  abitanti,  benché 


ACE 
(•Ha  s'abbia  titolo  di  ducato  e  di 
nietJ'opoli.  La  tradi/ioiie  del  ])aosc 
vorrebbe  che  la  religione;  Cristiana 
siasi  in  essa  stabilita  ai  tempi  dei^li 
apostoli,  o  prima  del  3oo,  1  ililtici 
di  questa  chiesa  ricordano  sedici 
vescovi  seduti  prima  di  s.  Giusto 
(  Vedi)  pel  corso  di  duecento  anni. 
Durante  alcuni  anni  Acercnza  fu 
sottomessa  ad  Otranto ,  che  avea 
abbracciato  il  rito  gieco  sotto  Po- 
lienlo  patriarca  di  Costantinopoli. 
IVicolò  li  la  eresse  in  arcivescovato, 
ed  Alessandro  li  le  diede  per  suf- 
fraganei  i  vescovi  d'Anglona,  Gra- 
vina, Potenza,  Tricarico,  Venosa 
con  una  diocesi  molto  estesa;  Inno- 
cenzo III,  crealo  nel  1198,  le  uni 
in  peipetuo  il  vescovato  di  IMatera, 
a  condizione  che  1'  aicivescovo  negli 
alti  pubblici  si  nominerebbe  vesco- 
vo delle  due  città.  Eugenio  IV,  del 
143 1,  volle  restituire  a  Matera  il 
suo  vescovo,  ma  ciò  non  ebbe  ef- 
fetto, che  per  alcuni  anni.  Si  ritoi- 
nò  air  unione  tuttora  mantenuta , 
risiedendo  l' arcivescovo  a  Matera. 
La  cattedrale  di  Acerenza,  una  delle 
più  antiche  e  delle  più  belle  d' Ita- 
lia, è  altresì  una  delle  più  ricche. 
E  dedicata  a  s.  Cano  martire, 
già  suo  vescovo;  il  capitolo  ha 
venti  canonici,  con  tre  dignità, 
l'arcidiacono,  il  teologo,  il  jieniten- 
ziere  :  inoltre  cinque  mansionarii 
partecipanti.  Avvi  eziandio  un  con- 
vento di  religiosi,  alcune  confrater- 
nite, ospedale  ecc.  La  tassa  della 
mensa  alla  camera  apostolica  è  di 
4oo  fiorini.  L' arciA  cscovo  è  di  no- 
mina regia  per  un  indulto  di  Cle- 
mente VII.  Il  Sommo  Pontefice 
Urbano  VI,  Prignani,  napoletano, 
del  1878,  era  stato  vescovo  di  Ace- 
renza.  T\  Matera. 

ACERNO.  Piccola  città  del  regno 
di  Napoli    nel    principato   citeriore, 


ACIl 


63 


ora  in  amministrazione  perpetua  del- 
l'arcivescovo di  Salerno.  1'^  situata 
in  un  terreno  infelice,  appiè  delle 
montagne.  Il  primo  vescovo  di  que- 
sta città ,  di  cui  ci  sia  pervenuta 
notizia ,  non  fiorì  prima  del  i  1 36. 
La  cattedrale  è  dedicata  all'Aimun- 
ziazione  della  B.  V.,  ed  è  collegiata. 
Ilannovi  in  Acerno  quattro  moni- 
stei'i  d'ambo  i  sessi,  due  conserva- 
torii,  confraternite,  monte  di  pietà 
e  seminario. 

ACERRA  e  S.  AGATA  de'goti. 
(Acerrarum  et  s.  Agathcv  Gothoruni). 
Vescovati  uniti  nel  regno  delle  due 
Sicilie.  Acerra ,  antica  città ,  con 
residenza  vescovile,  detta  corrotta' 
mente  la  Cerra,  vuoisi  fondata  da- 
gli etruschi,  nella  Tei-ra  di  Lavoro. 
Al  tempo  di  Augusto  divenne  colo- 
nia romana,  e,  a  detta  di  Tito  Livio, 
Ri  innalzata  al  grado  di  città  munici- 
pale. Annibale  la  incendiò.  Ristorata 
a  spese  della  repubblica  romana. 
Buono  duca  di  Napoli  rovinolla.  Per 
opera  de'suoi  abitanti  risorse  di  nuo- 
vo, e  fu  retta  da  particolari  signori, 
portando  il  nome  di  conica. 

Aceria,  della  quale  non  conosciamo 
il  primo  banditore  evangelico,  for- 
ma oggidì  un  vescovato,  la  cui  sede 
è  sufTraganea  dell'aicivescovo  di  Na- 
poli, mentre  quella  unita  di  s.  Agata 
lo  è  di  Benevento.  I-a  cattedrale  è 
dedicata  all'  Assunzione  della  B.  V.  : 
il  capitolo  componesi  di  tre  dignità, 
prima  delle  quali  è  l'arciprete,  con 
quindici  canonici  e  sei  ebdomadarii, 
oltre  altri  cherici.  La  residenza  del 
vescovo  è  in  ambedue  le  città  :  A- 
cerra  ha  un  convento  di  religiosi, 
confraternite,  seminario,  ospedale  e 
monte  di  pietà.  La  mensa  è  tassata 
238  fiorini  per  ambedue  le  diocesi. 

ACHELOO.  Città  dell'antico  E- 
piro,  sede  di  un  vescovo  suffragar 
neo  alla   metropoli   di    Lepanto.    E 


64  AGII 

posta  nella  diocesi  dell'  lUiria  orien- 
tale, e  riceve  il  nome  dal  fiume 
Acheloo,  il  quale  divido  l'Acarnauia 
dall'  Etolia. 

ACHEOLO  (s.),  martire,  il  quale 
ebbe  a  compagno  s.  Acio.  Conget- 
turasi che  questi  due  santi  abbiano 
sofferto  il  martirio  in  Amiens  verso 
l'anno  290.  Il  martirologio  attribuito 
a  s.  Girolamo ,  e  tutti  quelli  della 
chiesa  gallicana  li  ricordano  al  pri- 
mo di  maggio;  la  festa  loro  però 
non  si  celebra  in  Amiens  che  a'  4 
del  detto  mese. 

ACHERY  o  ACHERI  (il  p.  Lu- 
ca d' )  nacque  nel  i6og,  ed  ebbe 
a  patria  s.  Quintino  in  Piccardia. 
Professò  la  regola  di  s.  Mauro,  e  ne 
illustrò  la  congregazione  colla  sua 
vita  tutta  consecrata  alla  pietà  ed 
allo  studio.  Molte  opere,  che  sareb- 
bero forse  condannate  all'obblio,  vi- 
dero la  luce  mercè  le  sue  cure.  Tra 
queste  tiene  il  primo  luogo  lo  Spici- 
legio ,  eh'  è  una  raccolta  di  scritti  di 
varii  autori ,  compresa  in  tredici  voi. 
in  4-";  poi  la  Lettera  attribuita  a 
s.  Bainaba ,  le  Opere  dell'  arcivesco- 
vo Lanfranco  j  quelle  di  Giliberto 
abbate  di  Nogent ,  la  Regola  de'  soli- 
tarii ,  un  Catalogo  delle  opere  anti- 
che de' Padri.  Raccolse  inoltre  i  mo- 
numenti uecessarii  agli  atti  dei  santi 
dell'Ordine  Benedettino,  che  pubbli- 
cati furono  dal  Mabillon.  Mori  in  s. 
Germano  dei  Prati  a  Parigi  nel  1685, 
dopo  il  settantesimo  sesto  anno  di  eia. 

ACHILLEO  (s.),  martire,  da  Do- 
miziano imperatore  cacciato  in  ban- 
do nella  piccola  isola  Ponzia,  ebbe 
a  compagno  dell'esilio  s.  Nereo,  e 
vien  perciò  con  questo  ricordato.  È 
fama  che  fossero  decapitati  ambedue 
in  Tcrraeina,  regnando  l'raiano.  — 
La  loro  lèsta  si  celebrava  solennissi- 
ma  in  Roma  nel  sesto  secolo;  essasi 
riporta  al  giorno  12  di  maggio. 


ACI 

ACHONRY  {Acaden.).  Piccola 
città  dell'  Irlanda  nella  provincia 
di  Connaught,  con  residenza  vesco- 
vile. Sino  ai  tempi  del  re  Enrico 
IV,  asceso  al  trono  nel  i^gg, 
formava  un  regno  indipendente.  E 
la  terza  gran  divisione  dell'  isola  cou 
cinque  contee.  Fu  eretta  in  sede  ve- 
scovile da  s.  Patrizio  apostolo  dell'  Ir- 
landa spedito  in  quel  regno  dal  Som- 
mo Pontefice  Celestino  I  romano,  se- 
condochè  avvisa  Mariano  Scoto,  nel 
lib.  II,  all'  anno  432  di  Cristo  (  V. 
Ceratini ,  Vita  di  s.  Patrizio^  Bo- 
logna i686).  Non  è  vero,  come  ab- 
biamo dal  Nouveaii  Diclionnaire 
Universel  de  Geographie  redige  et 
viis  eii  ordre  par  F.  D.  Aynes , 
stampato  a  Lione  nel  i8o4,  che 
Achonry  cessasse  dall'essere  vesco- 
vato. La  sede  vescovile  ha  sem- 
pre esistito:  solo  i  beni  della  men- 
sa furono  depauperati  dallo  scis-' 
ma  d' Inghilterra.  Questa  residenza 
è  sufU-aganea  della  metropoli  di 
Tuam;  ha  la  cattedrale  dedicata  a 
s.  Conrah,  che  fu  vescovo  di  A- 
chonry  vex'so  l'anno  53o.  Evvi  il 
capitolo  con  arcidiacono  e  tredici 
canonici.  Venti  sono  le  parrocchie , 
e  quindici  i  vicarii.  I  cattolici  a- 
scendono  a  più  di   160,000. 

ACINDINO  Gregorio  ,  monaco 
greco,  il  quale  fiori  nel  secolo  XIV  a 
Costantinopoli.  Avendoci  a  que'tem- 
pi  certo  Gregorio  Palamas,  ed  al- 
tri monaci  del  monte  Athos,  i  quali 
sosteneano  di  vedere,  mentre  ora- 
vano, una  luce,  simile  a  quella  del 
Taborre,  Acindino  si  uni  al  dotto 
monaco  Barlaamo  e  ne  rinfacciò 
l'errore  vivamente.  I  suoi  oppositori 
lo  accusarono  di  credere  quella  lu- 
ce creata  e  finita:  l'imperatore 
Giovanni  Cantacuzeno  Icnne  le  par- 
li di  questi ,  e  il  sinodo  di  Costan- 
tinopoli coudauuò  il  sentimento  e  la 


A  co 

persona  di  Acindino.  Egli,  costretto 
ad  occullaisi,  compose  diverse  ope- 
re in  favore  della  proscritta  dot- 
trina. Gretset  ne  ha  fatto  stampa- 
re il  trattato  De  Essentia  et  opcra- 
tione  Del,  in  greco  ed  in  Ialino, 
Jngolstad,  1616  in  4"  Trovasi  nella 
Grecia  ortodossa  d'  Allaccio  lui  poe- 
ma, eli'  egli  composto  aveva  contro 
Palamas,  cou  frammenti  di  altie 
opere. 

AGIO  (s.)   y.   Achilleo. 

ACMOMA.  Città  vescovile  della 
diocesi  di  Asia  nella  Fiigia  Paca- 
ziana. 

ACON  (  Aconen.  ).  Città  di  Siria, 
vescovato  in  partibiis  3  suffvaganeo 
di  Tiro.   F.  AcRr. 

ACONZIO,  Cardinale.  Questi  fa 
prete  Cardinale  del  titolo  di  Fa- 
sciola (cioè  dei  santi  Nereo  ed  A- 
chilleo).  Vivea  nel  Pontificato  di  s. 
Gelasio  I,  che  lo  innalzò  a  quel 
grado  nel   49--'' 

ACQUA    NFL    VINO    PER    LA.    MESSA, 

E  quella  di  cui  poche  gocce  infon- 
de il  sacerdote  nel  calice  prima  di 
olferire  il  vino  già  versato.  La  Chie- 
sa Cattolica  osservò  sempre  la  pra- 
tica di  mescolare  l' acqua  col  vino 
nel  santo  sagrilJzio  della  messa.  Di 
ciò  abbiamo  chiare  memorie  fino 
dai  suoi  tempi  antichissimi.  Gesìi 
Cristo  ne  die'  l' esempio  nella  cena 
pasquale,  mentre  istituì  l' adorabile 
sagramento.  Una  tal  verità  è  appog- 
giala sulla  tradizione  la  piìi  costante 
dei  Padri.  Fia  gli  altri  testimonii,  che 
ne  abbiamo,  il  concilio  di  Firenze  nel 
decreto  pegli  armeni  soggiugne:  .... 
juxla  SancLoruni  Palrwn  lestinionia, 
ereditar  ipswn  Dominuin  in  vino 
aqua  pennixto  hoc  sacramcntum 
insti tnisse.  Il  concilio  di  Trento  lo 
conferma,  dicendo  :  I\Ionels.  Synndns 
prceceptiini  esse  ab  Ecclesia  saccr- 
dolihits  nt  aquani  vino  in  Calice  of- 

VOL.     I. 


ACQ  &5 

ferendo  miscerent,  Inni  quod  Chri- 
stns  Doniinns  ita  fecissc  credatur. 
Sebbene  però  nella  Chiesa  siavi  sem- 
pre stata  una  tal  costumanza,  dietro 
r  esempio  di  G.  C,  non  è  da  infe- 
rirsi che  r  infusione  dell'  acqua  sia 
di  precetto  divino,  ne  si  dee  riguar- 
darlo come  di  essenza  del  sacramento, 
operandosi  la  transustanziazione  e- 
gualmentenel  caso  che  l'infusione  sia 
omessa.  Cos'i  insegnano  concordemen- 
te i  teologi.  Quantunrpie  Gesù  Cristo 
non  abbia  comandata  la  mescolan- 
za dell'  acqua  col  vino,  sarebbe  pe- 
rò un  grave  peccato  pel  sacerdo- 
te il  tralasciarla,  non  obbedendo 
egli  alla  Chiesa,  che  così  coman- 
da di  fare.  Il  concilio  generale 
VI,  di  Costantinopoli  III,  celebrato 
nel  680,  condannò  gli  armeni  che 
consecravano  il  puro  vino  [F.  Du- 
cange  in  Costantin.  Christiana,  1.  III). 
La  sacra  congregazione  di  Pro- 
paganda, nel  i635,  trattando  del- 
la unione  degli  armeni  alla  Chiesa 
Cattolica,  essendosi  agitata  la  qui- 
stione  se  potevano  continuare  la 
consccrazione  del  vino  senz'acqua, 
loro  la  proibì  con  un  formale  de- 
ci'eto,  e  ciò  per  molte  ragioni.  Ec- 
cone le  parole  :  »  Primieramente 
«  perchè,  sebbene  questa  unione  del- 
"  r  acqua  col  vino  non  sia  di  ne- 
"  cessila  del  sacramento,  ma  sol- 
»  tanto  di  precetto  ecclesiastico,  dal 
»  quale  il  Papa  può  dispensare; 
■'  tuttavia,  poiché  l' acqua  si  me- 
«  scola  al  vino  da  consecrarsi  per 
"  tradizione  apostolica,  e  poiché  si 
■'  crede,  secondo  la  testimonianza 
-•»  dei  Padri,  che  G.  C.  lo  abbia  fat- 
»  to  anch'  Egli,  non  devesi  tollera- 
"  re  in  alcun  modo,  né  permettere 
'»  agli  armeni  quel  rito  di  sagri- 
•'  ficaie  senz'acqua;  2.  perchè  tal 
'»  rito  degli  armeni,  o  raccbiude  l'e- 
'•  resia  del  IVfonolisismo,  ovvero  di 
9 


66  ACQ 

'•   questa  si  rende  assai  sospetto.  Iiii- 
•    perocché  Niceforo  (lib.  XVIII,  e. 
■•'    53)  dice  chiaramente,  che  gli  arme- 
!'   ni  consacrano  il  solo  vino  per  di- 
'•    mostrare    in  Gesù   Cristo    esservi 
»   una  sola  natura;  3.  perchè  il  s. 
■"    concilio  di  Firenze  nella  Istruzione 
"    agli  armeni,  colla  parola  dccerni- 
"   mtis,  comanda  agli  armeni  uniti 
»    che  pel  sagrihzio  versino  nel  vino 
-•'   alcune  gocce    di    acqua;    4-   P'^^'" 
"   che  gli  armeni  sempre  domanda- 
-'   rono  alla  Sede  Apostolica  di  es- 
"   sere   dispensati  da    tal  pratica,  e 
"    nondimeno  loro  fu  sempre  risposto 
»   con  negativa:   che,  Benedetto  IX, 
••    Gregorio  VII   {in    siiis  cp.   1.   7), 
"   Eugenio  III,  Alessandro  III,  Gio- 
"    vanni  XXII,  Eugenio  IV,  raccol- 
"   to  il    fiorentino  concilio,    Calisto 
'■'    HI,  e  finalmente  Paolo  V  nelle  let- 
"    tere  apostoliche  a  Melchisedecco  pa- 
-•'   triarca,  detto  //  Cattolico,  espressa- 
»    mente  ricusarono  di  permetterlo; 
"    5.  finalmente  perchè  Lutero  appro- 
■»   \o  il  lodato  rito,  ed  i  calvinisti  l'os- 
"   servano  nella  loro  cena;  e  se  agli 
5»   armeni  si  permettesse  tal  rito  nel 
'>    regno  di  Polonia,  i  calvinisti,  che 
»    là  non    sono  pochi,    calunniereb- 
»   bero  la  Chiesa  Romana,  taccian- 
'»   dola    di    aver    cangiato    sentenza 
"   e    di    essere    convenuta    con    essi 
»   [Congreg.  de  propag.  fide,  3o  jan. 
j>    I G35)".  Con  tal  definizione  concor- 
da il  cap.  24  del  concilio  di  Cartagine 
111   radunato  da  Siricio    Papa,  e    i 
cau.     I,    2    e    3    De   consecralioiie, 
dist.  2. 

Negli  antichi  tempi  il  sacerdote 
infondeva  1  acqua  nel  calice  in  mo- 
do di  croce.  Ciò  si  può  vedere  nel- 
l'Ordine Romano  appresso  Iltorpio, 
e  nel  terzo  Ordine  Romano,  secon- 
do i  documenti,  che  porta  Giu- 
stiniano Chiapj)oni  nella  dissertazio- 
ne slanqiata  dopo  gli  atti  della  ca- 


ACQ 
nonizzazionedi  quattro  santi  sotto  Cle- 
mente XI.  Ora  però  si  benedice  1  acqua 
prima  di  versarla,  dicendo  l'orazione  : 
Deii.i,  qui  hitmaniv  suhstantice  ctc. 
Qnest'  acqua  vien  benedetta  pertliè 
significa  il  popolo,  il  quale  non  an- 
dando alfatto  esente  di  peccato,  ab- 
bisogna della  benedizione.  Così  Du- 
rando. Nelle  messe  poi  dei  defonti, 
r  acqua  non  si  benedice  perchè  in 
queste  l'acqua  significa  il  popolo  ch'è 
nel  purgatorio,  il  quale  è  già  vici- 
no alla  gloria,  e  non  soggetto  alla 
Chiesa  militante.  Puossi  addurre  altra 
ragione,  cioè,  che,  significando  essa 
il  popolo  circostante,  siccome  a  que- 
sto non  si  dà  la  benedizione  in  fine 
della  messa  de' morti,  così  nemmeno 
si  benedice  in  tali  messe  l' acqua 
che  lo  rappresenta.  Così  insegna 
il  Gavanto  (  in  Conimcnt.  ad  Rubi: 
miss.  p.   2.  tit.   7  ). 

Nella  messa  privata  il  sacerdote 
medesimo  infonde  l' acqua  nel  cali- 
ce ;  nella  messa  solenne  poi  il  sud- 
diacono ,  pulito  il  calice  col  puri- 
ficatorio ,  mostra  1'  ampolla  del- 
l' acqua  al  sacerdote ,  dicendo  :  Bc- 
ìiedicile ,  rci'ercnde  pater.  Benedet- 
ta questa  dal  celebrante,  il  medesi- 
mo suddiacono  ne  infonde  poche 
gocce. 

Abbiamo  detto  che  V  acqua  infiisa 
nel  vino  significa  il  popolo.  Ciò  s])ie- 
ga  san  Cipriano  {Epist.  ad  Ca'cil.) 
T  idcmus  in  acjua  populitni  inlel- 
lìgi ....  Quando  auteni  in  calice 
aqua  l'ino  viiscetur^  Christo  popu- 
his  adiinafnr,  et  credentiuni  plehs 
ci,  in  cptcìn  credidit,  copulatur  et 
coiìjungitur.  Qucv  copulatio  et  con- 
junctio  aquiv  et  vini  sic  niiscetur  in 
calice  Domila,  ut  commixtio  illa 
non  possit  ab  inviceni  separa  ri. 
Unde  Ecclesiam,  idest  plebeni  in 
Kcch'sia  constitufam,  fideliter  in  en, 
(fuod  credidit,  pcrscveraìilem   nulla 


ACQ 

rcs  separare  poterit  a  Christo.  Sì 
danno  ancora  altre  mistiche  spie- 
gazioni. Alcmii  vogliono  che  1'  u- 
nione  dell' acqvia  col  vino  significhi 
il  mistero  dell'  Incarnazione  in  cui 
si  è  unita  ipostaticamente  la  Divina 
colla  umana  natura.  Tale  interpi'e- 
tazione  è  tratta  dall'orazione  di  sopra 
citata  Deus,  (ini  huinancc,  ecc.  Vo- 
gliono altri  signifìcai'si  per  quella  me- 
scolanza il  sangue  e  l' acqua  che 
insieme  uscirono  dal  lato  di  G.  C. 
Questa  opinione  è  fondata  sulle  pa- 
role De  lalere  Christì  exìvit  sangiiis 
et  aqua.  In  nomine  Palris,  et  Filii, 
et  Spiritns  Sanati.  Amen,  parole  che 
gli  Ambrosiani  e  i  Certosini  dicono 
invece  della  orcizionc  Deus,  cjid  hu- 
mance,  ecc. 

Presso  i  greci  è  differente  il  rito 
d' infondere  l'acqua  nella  messa.  Egli- 
no, secondo  le  liturgie  dei  ss.  Basilio  e 
Crisostomo,  due  volte  infondono  l'ac- 
qua nel  calice.  La  prima  volta  avan- 
ti la  messa,  quando  si  apparecchiano 
sopra  una  mensa  a  parte  le  cose  neces- 
sarie pel  sagrifìzio  :  il  sacerdote  punge 
il  pane  con  una  lancetta,  dicendo  :  U- 
nus  militwn  lancea  latua  ejus  ape- 
ruit,  statimene  exivitsanguiset  aqua, 
ed  intanto  il  diacono  infonde  t'acqua 
fredda.  La  seconda  Aolta  poi,  allor- 
ché, fatta  la  consecrazione,  il  diacono 
domanda  al  sacerdote  che  benedi- 
ca r  accjua  riscaldata  ;  questi  la  be- 
nedice colle  parole  :  Benedictus  fer- 
ver sanctorum  j'ugiter  moie  et  sem- 
per,  et  in  scecula  sccculorum,  A- 
men  j  il  diacono  risponde  .•  Fervor 
Jìdei  plenus  Spirita  Sanato.  Amen  : 
ed  intanto  versa  nel  calice  consecrato 
qualche  gocciola  dell'acqua  calda.  Non 
è  a  dire  che  codesto  rito  d' infon- 
dere oltre  alla  fredda  1  acqua  calda, 
ora  non  abbia  più  luogo ,  dimo- 
strandolo anzi  il  Cardinal  Bona  co- 
me una  vigente  disciplina  della  chiesa 


ACQ 


67 


gi-eca,  che  non  fu  mai  condannata, 
e  che  non  devesi  ncppur  condanna- 
re. Colle  pai'ole  della  consecrazione 
convertendosi  il  vino  nel  sangue  di 
Gesù  Cristo ,  i  teologi  promuovono 
due  quesiti  :  L  se  le  poche  gocce  di 
acqua,  che  il  sacerdote  infonde  nel 
vino,  si  convertano  nel  sangue  di 
Cristo;  IL  se,  convertendosi,  si  con- 
verta prima  in  vino  e  poi  in  san- 
gue, o  si  converta  immediatamente 
nel  sangue  di  Cristo.  Nel  secolo  duo- 
decimo fu  promosso  il  primo  dub- 
bio in  Francia ,  e  negli  Annali  del 
Card.  Baronio  all^  anno  di  Cristo 
I  188  è  registrata  una  lunga  Icttei-a 
di  Gaufrido  monaco  di  s.  Bemai'do 
al  Cai'dinale  vescovo  di  Albano,  in 
cui  espone  i  varii  sentimenti  dei 
teologi.  I  detti  Annali  non  hanno 
la  risposta  del  Cardinal  vescovo 
di  Albano;  ma  il  Baronio  così  l'ac- 
cenna :  Sed  nihil  aliud  rescribere 
potuisse  certuni  est ,  quam  qiiod  cre- 
di dit ,  et  custodivit  sempcr  Sancta, 
Romana  Ecclesia,  nimirum  aquani 
simul  et  vimini  transnbstantiari  in 
sangidnem  Christi.  Innocenzo  III 
(  nel  cap.  Cum  Marthcc,  de  celebr. 
missar.  )  riferisce  due  opinioni:  una, 
che  essendo  uscito  dal  lato  di  Cri- 
sto sangue  ed  accp^ia,  il  vino  si  con- 
verta nel  sangue,  e  1'  acqua  nell'ac- 
qua, che  scaturì  dal  costato.  L'al- 
tra opinione  è,  che  l'acqua  la  quale 
si  trova  nel  calice,  resti  com'  è ,  at- 
torniata dagli  accidenti,  o  sia  dalle 
specie  del  \ino.  L' Angelico  (  p.  3. 
q.  75.  a.  8  )  parla  della  detta  secon- 
da opinione,  e  dice  non  poter  sus- 
sistere ;  sì  perchè  dopo  la  consecra- 
zione non  v'  è  nel  sagramento  che 
il  Corpo  ed  il  Sangue;  sì  perchè  se 
dopo  la  consecrazione  restasse  l'acqua 
nel  calice ,  allora  tuttociò  eh'  è  nel 
Calice  non  si  adorerebbe  adoratione 
latria;.  Della  conversione  dell'acqua 


68  ACQ 

nell'acqua  che  uscì  dai  costato,  non 
è  d'uopo  far  paiola,  cssoudo  que- 
sta piuttosto  una  pia  nieditazioue,  che 
luia  opinione  teologica;  quindi  è  da 
tenersi  la  sentenza  che  anche  da  In- 
nocenzo III  nella  suddetta  Decretale 
\ien  considerata  come  la  più  pro- 
babile, cioè  l'acqua  posta  nel  calice 
convertirsi  nel  Sangue  di  G.  C.  I 
santi  padri  Giustino,  Ireneo,  Cipria- 
no, parlando  dell'acqua  che  si  deve 
porre  nel  calice,  dicono  che  G.  C. 
convertì  nel  sangue  ciò  che  si  con- 
teneva nel  calice;  quindi  anche  l'ac- 
qua che  Egli  vi  aveva  infusa.  Ri- 
guardo poi  al  secondo  dubbio ,  se 
questa  conversione  dell'acqua  in  san- 
gue si  faccia  immediatamente,  oppu- 
re si  converta  prima  in  vino  e  poi 
in  sangue ,  vi  è  chsputa  fra  i  teolo- 
gi scolastici.  Alcuni,  che  vogliono  pro- 
^are  convertirsi  l' acqua  prima  in 
vino  e  poi  in  sangue,  si  appoggiano 
al  rito  dei  pp.  Domenicani  e  di 
altri  religiosi,  che  prima  d' incomin- 
ciar la  messa,  pongono  l'  acqua  nel 
calice.  Dicono  che  ciò  si  fa  per  dar 
maggior  tempo  all'acqua  di  conver- 
tirsi invino;  ma  cotal  argomento  non 
r  di  alcima  sussistenza.  luvenin  (Dis- 
sert.  de  Sacram.  q.  2  De  Eachar. 
§.  "ò )  riflette  a  questo  proposito: 
Ooininicaìiorutn  praxini  noti  nili  co 
physicoruiìi  princìpio  qitod  advcrsa- 
rii  stippoiumtj  scd  nonnullis  Litnr- 
gits,  f/iiibus  pnvscribilur,  ul.  idloluni, 
rpiod  in  sacrifìcio  dchct  afferri,  ante 
ipsummet  sacrificiuni  prceparetur. 

Sì  domanda  ancora  il  ])erchè 
l'acqua  dell'ampolla,  che  m^lla  pri- 
ma delle  tre  messe  il  giorno  di-l  s.  Na- 
tale viene  benedetta  prima  d' infon- 
derla nel  calice,  si  toi'ni  a  benedi- 
le  nelle  altre  due  messe.  Tale  dub- 
bio è  sciolto  da  nions.  Sanici  li  (T. 
IX.  Lettere  ecclcs.  p.  29),  f()ndan- 
dosi  sul  jiiistero,    cioè  sulla    signili- 


ACQ 

cazione  dell'acqua ,  eh'  è  il  popolo. 
Eccone  le  parole:  »  Il  popolo  tan- 
»  te  volte  si  benedice,  quante  si  u- 
»  milia  al  sacerdote  ",  cosicché  in 
ogni  messa  umiliandosi  il  popolo , 
di  nuovo  ei  vien  benedetto  ndl'  ac- 
qua. 

Quando  il  vescovo  assiste  pon- 
tificalmente alla  messa  solenne  di 
un  sacerdote ,  tocca  a  lui  benedire 
l'acqua  da  infondersi  nel  calice ,  e 
non  al  sacerdote ,  perchè  è  egli  il 
primario  pastore  di  quel  popolo  cui 
è  posto  a  presiedere  dal  supremo 
pastore  il  Pontefice  Romano. 

Nella  messa  del  Sommo  Pontefi- 
ce, giusta  il  decimoquinto  Oidine 
Romano,  appresso  il  p.  Mabilloii  ab- 
biamo, che  il  sagrista  prepara  il  ca- 
lice con  tre  ostie ,  una  pel  sagra- 
mento,  e  le  altre  due  per  la  pre- 
gustazione; pone  indi  il  vino  nel 
calice  :  e  dopo  essere  stata  benedet- 
ta r  acqua,  ne  versa  tre  gocce  col 
cucchiaio  nel  calice  stesso. 

Nella  Cappella  Pontificia  l'acqua 
vien  benedetta  dal  Papa,  richieden- 
dosi colla  formula  Benedicite,  Pater 
sancle.  Quando  celebra  pontifical- 
mente il  Papa,  la  benedizione  si  do- 
manda dal  sagrista. 

Nella  messa  dei  presantificati,  il 
venerdì  santo,  l' acqua  non  si  be- 
nedice dal  Pontefice .  Nel  codice 
4737  presso  il  Gattico  [Acta  Cac- 
reni.  p.  34  )  si  legge  che  nel  ve- 
nerdì santo  Diaconus  Card,  affert 
Ponlifici  calicem  cuni  puro  vino , 
et  suhdiaconus  ampullani  ciuii  a- 
qna ,  qnani  Papa  vino  conitnisccat 
ut  rcpnvscntct  <piod  islo  die  cnia- 
naverunt  sacramenta  Ecclesia',  vi- 
delìcet  sanguis  et  atpia  de  Carpare 
Clirìsti. 

ACQUAPENDENTE  (  Àquapcn- 
tlcn).  Città  dello  Stalo  Pontificio  nel 
territorio    d'  Orvieto,  con  lesideuza 


ACQ 

fli  un  vescovo.  Acquapendente  ha 
nome  dalla  sua  posizione  sul  jxmkUo 
«li  una  montagna  silvestre,  donde  ca- 
dono, ollercndo  bellissimo  punto  di 
vista,  le  acque  d' un  piccolo  torrente. 
Fece  già  parte  dei  domini!  della  limi- 
trofe Toscana:  insieme  a  Preceno  ed 
a  s.  Lorenzo,  fu  data  in  vicariato  al 
padre  di  Francesco  Sforza  che  ]ter 
molto  tempo  la  possedè  pacilìcamentc 
insieme  ai  suoi  figliuoli  :  possessione 
confermata  da  Eugenio  IV  nel  144^ 
coU'annuo  censo  di  fiorini  novecento. 
Francesco  la  rese  al  detto  Pontefi- 
ce, che  la  incorporò  allo  stato  Oivie- 
tano  .  11  palazzo  degli  Sforza  in 
Acquapendente  rimase  alla  famiglia 
sino  al  1616,  in  cui  il  duca  Ales- 
sandro lo  cedette  alla  comiuiitàper 
fabbricarvi  od  adattarvi  vm  nuovo 
convento  di  Francescani  osservanti, 
eh'  è  quello  di  oggidì.  Ai  medesimi  re- 
ligiosi alcuni  anni  dopo  fu  ceduta 
ancora  dal  duca  Mario  li,  figlio  di 
Alessandro,  la  vicina  chiesa  di  san 
Giovanni,  che  per  concessione  di  Pao- 
lo IV,  del  i555,  ei-a  juspatronato  de- 
gli Sforzeschi  :  in  riconoscenza  de'  qua- 
li beneficii  la  comunità  d'  Ac(jua- 
pendente  accordò  una  generale  fi-an- 
chigia  a  tutte  le  robe  di  essa  e  dei 
suoi  vassalli.  Il  Papa  Innocenzo  X, 
Pa ni/ìli,  romano ,  nel  1649  dichia- 
volla  città  e  la  eresse  in  vescovato 
in  luogo  di  Castro,  che  fece  distrug- 
gere ed  unire  alla  sovranità  della 
Santa  Sede  [f^.  Costituzione  In  su- 
premo j  I  3  settembre  1 649 ,  che  si 
legge  nel  tomo  VI  del  IJollario  Ro- 
mano ).  La  l'endita  di  questo  ve- 
scovato è  di  mille  scudi,  e  la  tassa 
camerale  di  cento  trentatre  fiorini: 
la  cattedrale  ha  due  dignità  con 
ottanta  scudi  di  i-endita  e  nove  ca- 
nonici. La  città  conta  quattromila 
abitanti  e  tutta  la  diocesi  altri  (juat- 
trumila,   in    quattro  terre.   Nel  pas- 


ACQ  69 

sato  secolo  Acquapcnilente  soggiac- 
que a  rovinoso  terremoto;  essa  fu 
patria  di  Girolamo  Fabrici  medico 
rinomato  del  secolo  XVI,  e  abi- 
tò in  essa  tjualche  tempo  lo  scrit- 
t(jre  Gregorio  Leti  milanese  che  die- 
de alla  luce  olti'e  a  cento  volumi  di 
opere  piene  di  menzogne ,  d' inesat- 
tezze, e  d' inezie. 

ACQUARI  ANI.  Eretici.  Ebbero 
origine  nel  secolo  terzo,  e  contro  di 
ossi  impugnò  la  penna  s.  Cipriano. 
Costoro  non  offrivano  che  l' acqua 
neir  incruento  sacrificio,  e  con  cpie- 
sta  sola  pretendevano  di  consacrare. 

ACQUA  SANTA  o  Benedetta. 

§.  I.  Sua  orìgine. 

Alcuni  fanno  montare  la  origi- 
ne <leir  acqua  santa  ai  tempi  apo- 
stolici, e  si  appoggiano  alla  autori- 
tà di  santo  Agostino ,  il  quale  nel 
suo  libro  IV  contro  i  Donatisti  di- 
ce apertamente  ;  quoti  universa  te- 
net  Ecclesia,  nec  Conciliis  iiistiuduni, 
sed  seniper  retentuni  est,  noiuiisi  au- 
ctoritate  apostolica  tradituni  reetis- 
sinic  ereditar .  Che  l'uso  di  essa 
nella  Chiesa  sia  antichissimo,  non 
può  mettersi  in  dubbio,  se  pongasi 
mente  col  Martenc  (  in  llb.  De  ant. 
Kccles.  disciplina  in  div.  off.  celeb. 
e.  IX,  n.  12),  che  oltre  la  bene- 
dizione dell'acqua  pel  Battesimo ,  e 
per  la  consecrazione  delle  chiese , 
usata  fin  da'  primi  secoli,  troviamo 
testimonianze  della  virtù  di  essa  ac- 
qua a|)presso  s.  Epifanio  ed  altri 
parecchi  scrittori  citati  dal  Gretsero 
(  in  tract.  de  Beaediclionibus  ). 

§.  II.  Suoi  effetti. 

Poiché  Dio  si  compiacque  opera- 
re a  mezzo  di  quest'acqua  molli 
prodigi,    la    si   usa  da'  cristiani  ad 


70  ACQ 

ottenere  sette  principali  effetti  :  i . 
a  conseguire  la  guarigione  delle 
malattie  d'animo  e  di  corpo;  2. 
a  preservarsi  o  liberarsi  dalle  il- 
lusioni, dalle  insidie ,  dalle  tentazio- 
ni del  demonio  e  de'  suoi  ministri  ; 
3.  a  calmare  le  agitazioni  dello  spi- 
rito; 4-  P^^''  disporsi  alla  pregili e- 
ra  ed  ai  sacramenti  ;  5,  ad  im- 
petrai-e  fecondità  alla  terra  su  cui  si 
fa  r  aspersione  ;  6.  a  scacciare  la 
peste,  dissipare  il  tuono  e  le  procelle; 
7.  a  togliere  i  peccati  veniali,  non  ex 
opere  operato ,  come  i  saci'amenti , 
ma  ex  opere  operands,  a  modo  di 
merito,  eccitando  Io  spirito  ed  il 
cuore  ad  una  certa  divozione  at- 
tuale, la  quale  virtualmente  rinchiu- 
de la  contrizione  dei  peccati  venia- 
li, oppure,  siccome  dichiarano  alcu- 
lìi  teologi,  ottenendo  delle  grazie  at- 
tuali che  eccitano  alla  contrizione 
necessaria  per  la  remissione  dei  pecca- 
ti veniali.  F.  Syh'esler  in  summ.  alla 
parola  ^qua  bcned.  ;  Catechismo  de 
IMontpellier,  pag.  658  in  4-°  Cate- 
chis/n.  ad  ovdinand.  pag.    1 1 3.  — • 

§.  III.  Sue  K'urie  denominazioni. 

Havvi  quattro  specie  di  acqua  be- 
nedetta; i.^  la  conmnej  2."  la  bat- 
tesimale j  3.'  la  episcopalej  ^.^  la  e- 
pifanica. 

La  comune  è  acqua  fredda  pu- 
ra e  naturale  benedetta.  Eccettuate 
le  feste  di  Pasqua  e  di  Pentecoste,  la 
benedizione  di  quest'  acqua  si  fa  or- 
dinariamente ogni  domenica  dal  sa- 
cerdote destinato  a  celebrare  la  messa 
solenne.  Viene  pirscritto  di  benedirla 
ad  ogni  otto  giorni,  per  evilarne  la  fa- 
cile corruzione.  Il  modo  di  (ar  tale  ho 
nedizione  è  già  indicato  dal  Rituale 
-Romano,  il  quale  comanda  che  in 
giorno  di  domenica  apparecchialo 
il  sale    iu    sacrestia,    e  rac<pia  da 


ACQ 
benedirsi,  il  sacei'dote ,  che  dovrà 
celebrar  la  messa,  vestito  di  cami- 
ce e  stola,  dica  primieramente  Ad- 
jutorium  nostrum,  ed  eseguisca  il 
rito  prescritto  nel  titolo  Orda  ad 
faciendam  aquam  henedictani.  Nel- 
la benedizione ,  il  sale  benedetto  si 
mescola  all'acqua  per  dinotare,  for- 
se in  senso  allegorico,  l'unione  del- 
le due  nature  iu  G.  C.  e  forse  in 
senso  tropologico,  perchè  siccome  il 
sale  è  simbolo  della  prudenza ,  e 
Taccpia  della  purità,  così  la  Chiesa 
fa  tale  mistui'a,  per  chiedere  a  Dio 
la  semplicità  della  colomba  e  la 
prudenza  del  serpente  a  prò  di  co- 
loro, che  con  fiducia  usassero  del- 
l'acqua benedetta.  Non  appartiene 
che  al  sacerdote  col  permesso  del 
parroco  il  benedire  l'acqua  ed  il 
sale,  secondo  1'  uso  comune  della 
Chiesa. 

L' acqua  battesimale,  cosi  appel- 
lata perchè  inserviente  alla  ammi- 
nistrazione del  battesimo,  è  quella 
che  si  benedice  solennemente  nelle 
vigilie  di  Pasqua  e  della  Penteco- 
ste. Il  modo  di  preparare  tal  sorta 
di  acqua  nei  detti  giorni  appresso 
ciascuna  chiesa  parrocchiale  può  ri- 
levarsi di  leggeri  dov'  è  parola  del 
sacramento  del  Battesimo  [Fedi). 
Tornerà  gradita  ai  nostri  lettori 
r  annotazione  della  costmnanza,  la 
quale  è  in  vigore  appresso  la  Cap- 
pella Pontificia.  La  funzione  del  be- 
nedire quest'  acqua  è  cominciata  iu 
privato  da  monsignor  sagrista  della 
Cappella  medesima;  ha  luogo  di 
buon'  ora,  aflìnchè  i  parrochi  possa- 
no aspergere  con  essa  durante  il 
giorno  della  benedizione  le  case  dei 
loro  pari'occhiani  ed  anche  i  cibi 
loro,  particolarmente  le  uova  da 
mangiarsi  nella  pasquale  solennità, 
uova  che  un  tempo  erano  per  tut- 
ta la  precedente  quaresima  proibite. 


ACQ 

IJ  acqua  episcopale  Im  nome  dal 
ministro  di  essa,  che  è  il  vescovo,  e 
che  ne  fa  uso  nella  dedicazione  del- 
le chiese  e  degli  altari,  o  nella  ri- 
conciliazione delle  prime  (  f^.  Dedi- 
CAzioxE  DELLE  CiiiEsE,  cc.  ),  La  be- 
nedizione di  tal' acqua  è  tutta  pro- 
pria del  vescovo.  I  greci,  come  pie- 
parano  il  crisma  con  olio  e  balsa- 
mo dove  introducono  fino  a  treii- 
tasei  odori,  cosi  benedicendo  que- 
st'  ac({iia  ci  mescolano  un  vino  o- 
Icnle  appellato  J  ciKintha ,  vale  a 
dire  fiore  di  vite,  raccolto  dalle  lam- 
brusche. 

L'  acqua  epifanica  riceve  ap- 
pellazione tlal  giorno  in  cui  si  be- 
nedice, eh"  è  della  Epifania  di  no- 
stro Signore.  Appresso  i  latini,  ben- 
ché non  da  tutti ,  la  vediamo  be- 
nedetta anco  nella  vigilia  della  festa. 
Il  rito  della  benedizione  di  tal'acqua 
è  per  sé  stesso  un'addizione  irregola- 
re al  Rituale  Romano  desunta  dai 
greci  e  tollerata  dalla  Chiesa,  ove 
siano  tolte  le  quattro  aggiunte  che 
Papa  Benedetto  XIV  proibisce.  E.s- 
se  sono  i.  portarsi  da  un  fanciullo 
in  processione  la  croce  in  mezzo  a 
due  sacri  ministri,  diacono  e  sud- 
diacono, ciocché  disdice  alla  gravità 
de' sacri  riti;  i.  benedirsi  il  sale  con 
la  formula:  Lu  creatura  salis  in 
nomine  sanctce  Trinitatis  efjìciatur 
salutare  sacramentumj  3.  l'esorci- 
smo, onde  in  senso  materiale  vo- 
glionsi  le  parole  di  s.  Paolo  mi- 
sticamente proferite,  cioè:  sit  cor  ve- 
struni  sale  conditnm;  4-  l' invoca- 
zione dei  ss.  Giuseppe,  Teodoro  ed 
Orsola  nelle  litanie  cantate  in  tale 
benedizione. 

§.  IV.    Uso  dell'acqua  benedetta. 

Suolsi  d'  ordinano  por  1'  acqua 
benedetta  all'ingresso  delle  chiese. 


AGO 


7' 


aflìne  che  i  fedeli  entrandovi  possano 
prepararsi  a  meglio  pregare  per  la 
pui'ificazione  de'  loro  peccati.  Da  (jue- 
sti  si  reca  alle  proprie  case  per  asper- 
geisi  .sia  al  levarsi ,  come  al  cdvì- 
car.si ,  prima  di  dar  principio  alle 
preghiere  e  quando  si  solfra  f[ual- 
che  tentazione,  o  avvenga  alcun  tem- 
porale. Si  aspergono  eoH'acqua  be- 
nedetta quei  luoghi  eziandio  ,  nei 
quali  si  teme  la  malignità  del  de- 
monio ,  e  si  usa  pegli  ammalati  , 
pe'  morti,  ne' sepolcri ,  e  nei  cimi- 
teri. Questi  tre  ullitni  usi  sono  di- 
retti ad  ottenere  da  Dio,  che  in  ri- 
guardo alle  preghiere  della  Chiesa 
fatte  sopra  quest'acqua  si  degni  pLi- 
rificare  ed  alleviare  le  anime  dei 
fedeh  purganti. 

Quanto  al  modo  di  dispensare  l'ac- 
qua benedetta,  non  può  negarsi,  che 
quello  per  aspersione  non  sia  il  pila 
convenevole  ed  il  più  conforme  al- 
la antichità,  ed  alluso  della  Chiesa, 
non  meno  che  alla  decenza  delle  ce- 
rimonie, tanto  in  ciò  che  concerne 
l'onore  dovuto  al  ministro,  quanto 
per  coloro  che  la  ricevono.  Il  perché 
soltanto  ricevono  i  principi  l'acqua 
benedetta  colla  presentazione  dell'  a- 
spersorio  ( Fedi). 

Sopra  r  acqua  benedetta  scrisse- 
ro il  Marsigli  Colonna,  Hydrogio- 
logia,  sive  de  aqua  henedicta,  Ro- 
niae,  i566-i588,  Venetiis  i6o3; 
il  Card.  Turreci'emata  :  De  efficacia 
aqucs  henedictcc  contea  Petruin  An- 
geliciini  in  Bohetniaj  ì^'j'ì,  s.  a.,  li- 
stampato  a  Roma  nel  i5i^  e  nel 
i52g;  F.  Cristoforo  Morino,  Ex- 
cellencias  de  tagua  benedita,  Valen- 
cia,   1 589. 

ACQÙASPARTA.  Borgo  con  ti- 
tolo di  Ducato  nello  Stato  Pontifi- 
cio, nella  diocesi  di  Todi ,  con  un 
forte  sopra  un'  eminenza.  Assai  è 
illustre   in  Actjuasparta    la  romana 


VI  A  co 

tainijj;lia  Cesi  (  Fedi)  dtrivantc  dai 
duchi  di  Acquasparta,  e  die  vuoisi 
provenuta  da  Ceso  lìglio  di  Jerneno 
re  de' Greci,  i  cui  discendenti  non 
conservando  più  che  il  nome  di  re 
furono  scacciati  dal  regno,  portando 
seco  alciuii  parenti  della  prima  no- 
biltà. Giunti  in  Italia,  diedero  il 
nome  di  Magna  Grecia  agli  Abruz- 
zi. Passati  dipoi  a  lloma,  abitai'ono 
la  contrada  chiamata  Suburra  e  ot- 
tennero le  prime  dignità,  dando  nel 
f)r)9  oltre  il  Pontellce  Silvestro  II  , 
anche  al  sacro  Collegio  i  cinque 
Cardinali,  Paolo  Emilio  nel  iSiy; 
Federico  nel  1 54  [  ,  Pier  Donato 
nel  iSyo,  Bartolonuneo  nel  i59(), 
e  Pier  Donato  nel  1641.  —  Ael 
1476  ,  afflitta  Roma  da  orribile 
pestilenza,  passò  il  Pontefice  Sisto 
IV  ,  della  Rovere ,  a  ricoverarsi 
ad  Acquasparta  insieme  a  sei  Car- 
dinali. Tra  i  celebri  rampolli  della 
famiglia  Cesi,  sortì  la  culla  da  Ac- 
quasparta quel  Federico  che  di- 
cemmo fondatore  dell'illustre  rojna- 
na  Accademia  dei  Lincei  nel  i6o3 
( /^,  Accademie).  Scopo  di  quel- 
1'  Accademia  essendo  le  scienze  fi- 
siche e  naturali,  tutti  i  sapienti  di 
Europa  convenivano  ad  Acquaspar- 
ta per  discutere  intorno  alle  scienze, 
che  formavano  1'  oggetto  de'  propri! 
studii  e  di  quelli  dell'  Accademia  dei 
Lincei  da  esso  nella  sola  età  di  die- 
ciotto anni  istituita.  Sussistono  an- 
cora ad  Acquasparta  nel  palazzo 
Cesi  le  celle  da  quei  sommi  uomi- 
ni abitate  in  uno  ai  busti  di  molti 
illustri  personaggi.  Sulle  pareti  di 
quelle  celle  trovasi  un  immenso  nu- 
mero di  massime  religiose  ,  morali 
e  civili  dal  duca  riìccolte. 

Ebbe  Acquasparta  inoltre  altri 
due  Carilinali:  BcntiTcnga  de' Ben- 
livcnghi  e  Rlatlco  'd'  Ac(juasparta. 
F .  IJt.x TivENGUi,  e  l'articolo  seguente. 


ACQ 

ACQUASPARTA  (d")  IMvtteo, 
Cardinale.  ìMattco  d' Accpiasparta  del- 
la diocesi  di  Todi  si  fece  francescano 
essendo  ancor  giovanetto.  Divenuto 
lettore  del  sacro  palazzo,  fu,  nel  i  l'è"] 
ministro  generale  dell'Ordine  di  san 
Francesco.  Nicolò  IV,  nel  1288,  la 
vigilia  di  Pentecoste,  creollo  pre- 
te Cardinale  del  titolo  di  s.  Loren- 
zo in  Damaso,  e  nel  1 29 1  vescovo 
Portuense,  ritenendo  il  governo  del- 
la religione  fino  al  capitolo  genera- 
le, che  si  convocò  in  Rieti,  cui  in- 
tervenne il  medesimo  Pontefice  Boni- 
facio Vili,  che  lo  spedì  legato  Apo' 
slolico  nello  stato  Veneto,  e  nella  R.o- 
magna,poi  col  titolo  di  governatore, 
aflin  di  ridurre  le  città  di  Cesena,  di 
Forlì,  di  Faenza  e  d'Imola  aU'ul> 
bidienza  della  Chiesa  Romana.  Egli 
propose  il  premio  delle  Indulgenze 
per  quelli  che  avessero  preso  la 
croce  contro  i  persecutori  del  Ro- 
mano Pontefice.  Nel  i  36o  si  trasfe- 
rì in  P'irenze  col  carattere  di  lega- 
to a  laiere  per  acchetare  le  fazioni 
de'  Bianchi  e  Neri.  Venuto  in  so- 
spetto di  favorire  più  1'  una  che 
l'altra  parte,  trovò  tal  durezza  nei 
Bianchi,  che  per  tema  di  frode  ri- 
cusò di  sottomettersi  alle  determi- 
nazioni del  Cardinale  Legato.  Es- 
sendogli stata  minacciata  la  morte 
da  alcuni  sediziosi,  sdegnato,  fulmi- 
nò contro  Firenze  la  sentenza  di 
scomunica  ed  interdetto .  Ritorna- 
to in  Roma,  si  applicò  allo  studio 
commentando  alcuni  libri  della  Scrit- 
tura. INlorì  in  Roma  nel  i3o2,  e 
fu  sepolto  nella  chiesa  di  santa  Ma- 
ria in  Araceli  vicino  al  Campido- 
glio. 

ACQUATICI.  Eretici,  che  giudi- 
cavano l'acqua  csseie  mi  principio 
coeteiiio  a  Dio. 

ACQUAVIVA.  Città  dell"  liali.i 
nella   provincia  di  Uari,   e,  scconilo 


ACQ 

alcuni,  vescovile.  Oggidì  non  vi 
Im  di  essa  che  le  rovine,  pio'iso 
cui  esiste  un  grosso  borgo  clic  ha 
una  collegiata  con  arciprete,  ni  qua- 
le si  commettono  tutti  gli  ad'uri  li- 
tigiosi. 

ACQUAVIVA.  Città,  come  si  cre- 
de, un  tempo  vescovile,  posta  nella 
Toscana,  neh'  antica  Flaminia,  sotto 
il  monte  Soratte  tra  Ariniano  e 
Città-Castellana.  Se  ne  veggono  le 
rovine  presso  il  luogo  detto  Fon- 
tana d'  Acquavwa. 

ACQUAVIVA.  Città  creduta  ve- 
scovile, eh'  era  situata  nel  Saunio 
o  nella  Campania.  A'  nostri  giorni 
è  lUì  sempli(;e  borgo  sopra  il  V^ol- 
turno  tra  Venafro  ed  il  monaste- 
ro di  san  Vincenzo  nella  provincia 
di  Capua.  Gli  scrittori  non  con- 
vengono tra  loro  nell'  asserire ,  se 
([uesta  città  e  le  due,  di  cui  sopra, 
sieno  state  episcopali.  Egli  è  certo  per 
altro,  che  la  sede  di  una  di  queste  è 
stata  occupata  dai  vescovi  Paolino  o 
Paolo ,  il  quale  intervenne  al  con- 
cilio tenutosi  in  Roma  nel  4^5  sot- 
to il  Papa  Ilario  :  Benigno ,  che  fu 
presente  a  tre  concilii  celebrati  in 
Romanci  487,  479  e  '^"^5  Bonifazio, 
il  cpialc  assistette  al  concilio  di  Roma 
nel  5o3  celebrato  dal  Sommo  Ponte- 
fice Simmaco. 

ACQUAVIVA  Francesco,  Car- 
dinale. Francesco  Acquaviva  nacque 
in  Napoli  dalla  prosapia  dei  duchi 
di  Atri  r  anno  i  ^^^.  Sotto  Inno- 
cenzo XI  fu  vice-legato  di  Ferra- 
ra. Alessandro  Vili  lo  destinò  in- 
quisitore a  Malta  ;  Innocenzo  XII  lo 
volle  suo  maestro  di  Camera,  e  in 
seguito  lo  decorò  della  Nunziatura 
al  re  cattolico  Carlo  II  ed  anche  a 
Filippo  V.  Clemente  XI  per  com- 
pensarne le  singolari  benemerenze,  nel 
1706,  ai  17  maggio,  lo  assunse  al 
Cardinalato    col  titolo    di    san  Bar- 

VOI..     I. 


ACQ  7I 

tolommeo  all'  Isola.  Filipjx)  V  lo 
dichiarò  ministro  e  protettore  dei 
regni  di  Spagna  presso  la  Santa 
Sede ,  nel  qual  oflizio  egli  molto 
si  distinse.  Dimesso  il  primo  (ito- 
lo, passò  a  quello  di  santa  Cecilia, 
la  cui  Basilica  ristorò  magnifica- 
mente .  Nel  1724  da  Benedetto 
XIII  trasferito  al  vescovato  di  Sa- 
bina ,  per  ispeciale  indulto ,  rilen- 
ne  a  titolo  di  commenda  la  chiesa 
di  s.  Cecilia.  Morì  nel  172,5  in  età 
di  sessanta  anni,  e  fu  sepolto  in 
s.   Cecilia. 

ACQUAVIVA  Gian- Vincenzo, 
Cardinale.  Gian-Vincenzo  Acquavi- 
va ottenne  da  Paolo  III  nel  1537 
i  vescovati  di  Melfi  e  Rapolla  chie- 
se unite.  Ebbe  quindi  la  prefettuia 
del  forte  di  Castelsantangelo,  e  fu  nel 
1 542,  ai  3 1  maggio,  creato  prete 
Cardinale  del  titolo  de' ss.  Silvesti-o 
e  Martino  ai  monti.  Morì  nel  i,556 
dopo  cpiattordici  anni  di  cardina- 
lato. 

ACQUAVIVA  G\vi.\o, Cardinale. 
Giulio  Acquaviva  nacque  in  Najjoli 
da  nobilissima  famigHa  l'anno  i54fì. 
Neil'  età  di  soli  venti  anni  fu  incai'i- 
cato  da  s.  Pio  V  della  Nunziatiu-a 
al  re  cattolico  Filippo  II  per  indurlo 
a  preservare  la  immunità  ecclesia- 
stica dagli  attentati  dei  ministri  di 
Milano.  Compiuta  la  Nunziatura  con 
soddisfazione  del  Pontefice,  fu  creato 
dal  medesimo  nel  1^70,  ai  17  mag- 
gio. Cardinale  diacono  del  titolo  di 
s.  Calisto .  Dipoi  gli  fu  conferito 
quello  di  s.  Teodoro.  Pio  V  lo  volle 
presente  alla  sua  morte,  e  dalle  sue 
labbra  desiderò  ascoltare  i  pii  sug- 
geiimenti,  onde  spirare  nel  bacio  del 
Signore.  Nel  i574  contando  l'età 
di  soli  ventotto  anni,  compì  la  sua 
carriera  lasciando  gran  desiderio  di 
sé  alla  Chiesa  ,  che  nella  pietà  e 
dottrina  di  lui  attendevasi  un  nuovo 


74  ACQ 

lume.   Ebbe  il  sepolcro   nella  Basili- 

ca   Lateranensc. 

ACQUA  VIVA  Ottavio  JuivioRE, 
Cardinale.  Ottavio  AcquaA'iva  dei  du- 
chi d'Atri  nacque  in  Napoli  l'anno 
1 608.  Fu  fatto  cameriere  segreto  di 
Urbano  Vili,  di  poi  ponente  della 
congregazione  del  Buongoverno,  indi 
governatore  di  Jesi ,  di  Ancona  e 
di  Orvieto,  città,  che  valorosamente 
difese  contro  le  armi  del  duca  di 
Panna.  In  appresso  da  Innocenzo  X 
fu  eletto  segretario  della  congrega- 
zione delle  accp^ie,  votante  della  se- 
gnatura di  giustizia,  e  presidente  della 
provincia  del  patrimonio  e  dello  sta- 
to di  Castro.  La  soavità  dei  costu- 
mi, la  giustizia  e  la  candidezza  di 
animo ,  ond'  era  fregiato ,  così  gli 
meritarono  l' affezione  del  Pontefice 
Innocenzo,  che  nel  1 654,  ^i  "^  marzo, 
Io  creò  Cardinale  di  s.  Bartolommeo 
air  Isola.  Per  alcuni  mesi  occupossi 
nella  legazione  di  Viterbo  ;  in  seguito 
venne  destinato  alla  legazione  della 
Romagna,  che  a  mercè  di  lui  Aenne 
liberata  dal  gran  numero  degli  as- 
sassini, da  cui  era  infestata.  Dal  titolo 
di  s.  Bartolommeo  passò  a  quello  di 
s.  Cecilia  ,  ed  in  progresso  venne 
ascritto  alle  principali  congregazioni 
di  Roma.  Fini  di  vivere  in  Roma 
l'anno  1674,  e  fu  sepolto  neila  sua 
chiesa.  P^.  Gualdo  Priorato  nella 
scena  degli  uomini  illustri. 

ACQÙAVIVA  Ottavio  Seniore, 
Cardinale.  Ottavio  Acquaviva  nac- 
que in  NapoU  di  nobil  famiglia  l'an- 
no i56o.  Condottosi  alla  corte  pon- 
tificia, Sisto  V  gli  conferì  la  vicele- 
gazione della  provincia  del  patrimo- 
nio. Gregorio  XIV  lo  creò  prefetto 
del  sacro  palazzo,  e  nel  i5c)i,  a'  6 
maiyo,  diacono  Cardinale  di  s.  Gior- 
gio in  Velabro  e  legato  della  pro- 
vincia di  Camjiagna.  Clemente  Vili 
affidò  a  lui  la  legazion  di  Avignone, 


ACQ 
incarico  diflicilissimo  per  quei  lem- 
pi  in  cui  la  agitazioni  della  Fran- 
cia rendevano  insolenti  gli  Ugonotti 
nel  delfinato,  nel  contado  vcnosino  e 
nella  città  di  Avignone  [ì^^edi).  Ri- 
dusse Enrico  IV  dall'eresia  alla  Chie- 
sa Cattolica.  Coronalo  di  gloria  pei 
benefizi i  che  sparse,  fece  ritorno  a 
Roma,  dove  fu  accollo  dal  Pc)ntefice 
come  in  trionfo.  Dimessa  la  sua  dia- 
conia, passò  al  titolo  di  s.  Prassede. 
Leone  XI  nel  i6o5  lo  creò  arcive- 
scovo di  Napoli,  cliiesa  che  resse  con 
sommo  zelo  e  pietà.  Libéralissimo 
coi  poveri,  diccsi  che  impiegasse  a 
loro  sollievo  la  somma  di  novan- 
tamila scudi.  Fabbricò  due  conven- 
ti ai  religiosi  Osservanti  di  s.  Fran- 
cesco. Arricchì  la  sua  cattedrale,  am- 
pliò le  rendite  del  suo  capitolo,  e 
fabbricò  anche  una  sontuosa  villa  in 
Frascati.  Nella  terribile  carestia  del 
1607  soccorse  con  mirabili  esempi 
la  sua  pitta.  Dotò  con  venti  mila  scu- 
di il  monte  della  Pietà  di  Napoli. 
Fattosi  caro  ad  ognuno  e  modello 
di  tutte  le  viriti,  spirò  nella  sua  dio- 
cesi l'anno  161 2,  e  fu  sepolto  nella 
cattedrale  di  Napoli. 

ACQUAVIVA  Papiniano,  Cardi- 
nale. Papiniano  Acquaviva,  secondo 
Paolo  Tarsia,  venne  assunto  al  cardi- 
nalato dal  Pontefice  Adriano  I  nel- 
l'anno 77'2.  Le  memorie  di  lui  ne 
lo  dipingono  come  un  eroe  per  ogni 
riguardo  incomparabile. 

ACQUAVIVA  Pasquale,  Cardi- 
nale. Pasquale  Acquaviva  di  Arago- 
na nacque  a  Napoli  di  nobilissima 
casa  nel  1710-  Ebbe  la  presidenza 
di  Urbino.  Clemente  XIV  dopo  a- 
verlo  serbato  in  petto  Cardinale , 
il  di  cpiindicesioio  di  marzo  i77'> 
Io  pubbhcò  fregiato  della  romana 
porpora  colla  diaconia  di  santo  Eu- 
stachio. Chiuse  gli  oa:hi  in  Roma 
nel   dì   ventinovc  fcbbiaio    i'r88. 


ACQ 

ACQUAVIVA  Stefano,  Cjrdi- 
nale.  Il  Tarsia  nella  storia  della  cit- 
tà di  Conversano  dice  di  Stefano 
^Vcquaviva,  che  fu  onorato  della  sa- 
cra porpora  da  Bonifacio  V,  e  che 
questo  Pontefice  clonò  a  lui  la  sua 
stima  per  le  alte  virtù  ,  end'  era 
fregiato. 

ACQUAVIVA  Trojano,  Cardi- 
nale. Trojano  Acquaviva  dei  duchi 
d'Atri  nacque  in  JVapoli  nel  i6c)4- 
Clemente  XI  l'anno  1 7 1 2  lo  spedì  in 
Ispagna,  perchè  recasse  al  Cardinale 
di  Arrias  la  berretta  cardinalizia. 
Ritornato  in  Italia ,  il  Pontefice  lo 
annoverò  fra  i  prelati ,  e  poco  dopo 
lo  spedi  vice-legato  in  Bologna,  cui 
nel  1 7  2 1  presiedette  egli  solo  per 
mancanza  del  Cardinal  Legato.  Inno- 
cenzo XIII  lo  trasferì  al  governo  di 
Ancona ,  e  Benedetto  XIII  lo  creò 
suo  maestro  di  Camera,  indi  arci- 
vescovo di  Larissa,  poi  suo  maggior- 
domo. Il  senno  e  la  destrezza,  che 
dimostrò  egli  nei  sostenuti  incarichi, 
gli  meritarono  la  sacra  porpora. 
Clemente  XII,  nel  concistoro  del  pri- 
mo ottobre  1732,  gliela  conferì  col 
titolo  di  s.  Cecilia.  Filippo  V  di 
Spagna,  e  Carlo  III  re  delle  due 
Sicilie,  per  i  suoi  meriti  presso  di 
loro,  lo  crearono  ministro  plenipo- 
tenziario dei  due  regni  presso  la 
S.  Sede.  Ottenne  a  favore  dell'In- 
fante di  Spagna  1'  arcivescovato  di 
Toledo ,  che  fu  amministrato  dal- 
l'arcivescovo  di  Larissa  fino  alla  de- 
bita età  dell'  Infante.  Nel  i73g  il 
Pontefice  lo  promosse  all'  arcivesco- 
\ado  di  Montereale,  che  resse  per 
soli  nove  ainii.  Consumato  da  lun- 
ghissima malattia ,  nella  quale  Bene- 
detto XIV  per  singoiar  distinzione  lo 
visitò,  ebbe  fine  l'anno  1^4-7:  ^  f"^* 
sepolto  nella  chiesa  del  suo  titolo, 
che  aveva  ornato  di  un  magnifico 
portico  .    Egli    avca   molto   influito 


ACQ  75 

all'  elevazione    del     lodato     Ponte- 
fice. 

ACQUE  ED  ACQUEDOTTI  d. 
Roma.  La  parola  Acquedotto,  de- 
rivante dal  latino  aquccdiictus,  in- 
dica un  canale  costrutto  di  pietre 
o  mattoni  per  condurre,  anche  at- 
traverso di  superficie  ineguale,  una 
quantità  d'acqua  con  regolare  pen- 
dio. Talvolta  quel  canale  corre  sot- 
terra ;  talvolta  s' innalza  sopra  uno 
o  più  ordini  di  archi.  Quindi  si  di- 
stinguono gU  Acquedotti  in  appa- 
renti ed  in  sotterranei.  Gli  Accjue- 
dotti  erano  sconosciuti  ai  greci.  I  ro- 
mani, contenti  da  prima  dell'acqua 
del  Tevere,  coli'  ingrandimento  della 
loro  città,  immaginai'ono  nell'  anno 
di  Roma  44 ^  tli  condurvi  l'acqua 
delle  sorgenti  per  mezzo  di  Acque- 
dotti, che  a  poco  a  poco  si  sono' 
moltiplicati  non  solo,  ma  vennero 
anche  maravigliosamente  costruiti.  Si 
videro  quindi  acquedotti  semplici^ 
doppi  e  triplici,  perchè  composti  di 
uno,  di  due  o  di  tre  ordini  d' ar- 
chi r  uno  all'  altro  sovrapposto.  Così 
uno  stesso  Acquedotto  portava  a  va- 
rie altezze  tre  acque  diverse,  cioè 
superiormente  la  Giulia,  nel  mezzo  la 
Tepula  e  la  Marcia  al  di  sotto  [V. 
Alberto  Cassio,  Corso  delle  Acque 
antiche,  portate  da  lontane  contra- 
de fuori  e  dentro  di  Roma,  sopra 
quattordici  acquedotti,  e  delle  mo- 
derne ed  in  essa  nascenti,  colla  il- 
lustrazione  di  molte  antichità  del- 
la stessa  città,  Roma ,  Giannini 
1739;  ivi,  Puccinelli  i747-  —  ^^c- 
morie  istoriche  della  vita  dì  santa 
Silvia  madre  del  Pontefice  s.  Gre- 
gorio I ,  colf  illustrazione  de'  beni 
e  castelli  nel  Lazio  ornati  di  Acque- 
dotti, che  portavano  a  Roma  le 
acque  Marcia,  Claudia,  e  le  due 
Aniene ,  Roma  pel  RotoU  i'j55). 
Procopio,  De  hello  gothoruin  Hbro  I, 


76  ACQ 

tlicc,  die  gli  Acquedotti  Romani  e- 
rano  di  tanta  altezza,  da  potervi 
entrare  un  uomo  a  cavallo  nel  coi'- 
so  del  canale.  Quanto  alle  volte  e 
agli  archi ,  questi  erano  in  alcuni 
Acquedotti  alti  109  palmi,  come  as» 
sicura  Frontino.  P.  Vittore  ne  no- 
ni ina  venti.  Rutilio  nel  libro  I  dice. 

Quid  loqiiav  aellierio    pendentes 
fornice  Rivos, 

Quo  vix  imhrifcras  tolleret  Iris 
aquas ? 

Hoc  potiits  dices  crevisse  in  side- 
ra  montes: 

Tale  GyganUeum  Grcecia  laudai 
opus. 

Piima  che  il  corso  de'  tempi  e  la 
fleiezza  dei  barbari  avesseio  guasta- 
ti e  tagliati  i  condotti ,  che  in  Ra- 
ina  fece  costruire  la  munificenza  de^ 
gì'  imperatori,  scrivono  alcuni  che 
diciannove  fossero  gli  Acquedotti,  ma 
i  migliori  storici  atìèrxnano,  che  al 
tempo  di  Nerone  (  salito  al  trono 
ueir  anno  54  di  Cristo  )  fossero  so- 
lamente nove:  il  I.  ed  il  maggiore 
(  come  scrive  il  citato  Frontino, 
mentovato  dal  Pansa,  nella  sua  Li- 
breria vaticana  )  era  quello  dell'  A' 
nierw.  nuovo  fatto  costx'uire  dall'  im- 
peratore Claudio,  che  prese  l'acfjua 
dal  Teverone  per  la  via  di  Subiaco, 
quarantadue  miglia  lunge  da  Roma, 
e  fu  fatto  rifai'e  da  Frontino  per  or- 
dine di  Nerva;  2.  di  Claudio,  co- 
minciato da  Caio  Caligola  e  compiuto 
da  Claudio  suo  successore  che  deriva- 
va dai  due  fonti  Ceruleo  e  Ciuvio 
lungo  la  via  Sublacense;  3.  di  Giu^ 
Ho  condotto  da  Marco  Agiippa  nel 
secondo  consolato  di  Augusto,  cioè 
nel  731  di  Roma,  e  si  disse  Giu- 
lio dal  ncTme  »lcl  suo  autore.  Scor- 
jcva  tra  la  poita  s.  Lorenzo  ed  i 
trofei  di  IVIario,  e  conduceva  l'acijua 
da  Frascati,  dodici  miglia  da  Ro- 
ma   sulla  via  Ialina    per    sette    mi- 


ACQ 
glia  e  mezzo  sopra  gli  archi.  4-  H  7e- 
pulo  fatto  condurre  dai  censori  Gneo 
Servilip  Cepione  e  da  Lucio  Cassio 
Longino    neir  anno    628    di  Roma 
nel  consolato  di  Marco  IMuzio  Ipseo, 
e  di  Marco  Fulvio  Fiacco.  L'  ac(jua 
di  quell'accpiedotto  fu  tolta  ad  undici 
miglia  sulla  via  latina  ;  5.  11  Muizio 
per  essere  costruito  dal  pretore  Quinto 
Marzio, che  poscia  da  Agiippa  si  pre-< 
se  a  ricostruire;  6.  1'  Anicne vecchio, 
l'acqua  del  quale  fu  condotta  da  Mar- 
zio Curio  Dentato  e  da  Lucio  Pa- 
pirio  censon,  l'anno  di  Roma  4^^) 
derivandosi    dall'  Aniene    detto   vol- 
garmente Teverone,  venti  miglia  so- 
pra Tivoh;  7.    h' Appio j  8.  L' Al- 
seatinoj  9.  L' acc/ua    f^ ergine,  l'u- 
nica che  ora    rimanga,  fu  condottii 
da  Marco  Agrippa  nell'anno  735  di 
Roma.  Quest'  acqua  non  tanto  è  la 
la  sola  che  ancor  esista,  ma  è  pur  la 
sola  che  pura   si    consei'vi,    onde  le 
venne  il  nome  di   Vergine.  La  sua 
sorgente  è    nella    tenuta    di    Salone, 
non  lunge  dalla  via  Prenestina,  otto 
miglia  lontano  dalla  città.    Agrippa 
la  dedicò  ad  Augiuito  e  perciò  le  po- 
se il  nome  di  Augusta;   ma  in  ap- 
presso   chiamossi     acqua    T'ergine . 
Oggi   dicesi    volgarmente   Trevi  dal 
luogo  in  cui    sboccava    detto  trivio, 
o  perchè  Nicolò  V  lidonandola  alla 
città,  allorché  era  perduta,  la  fece  u- 
scire  da  una  fonte  con   tre  sbocchi. 
Dopo  Nicolò  V,  Sisto  IV  ne  fece   ri- 
parare i  condotti,  opera,  che  fu  po- 
scia compiuta  sotto  Pio  IV,   l'anno 
i5G8.  Alla  cura  di   quest'acqua  at- 
tesero in  pai'ticolar  modo  i  Papi,  e 
sopra  tutto   Clemente   XII    e  Rene- 
detto  XIV,  i    quali   fecero    edificare 
inoltre  la  famosa  fontana  che  dà  il 
nome  al  (juarliere  di  Trevi.    \J  ac- 
qua Vergine  dopo  avei"  traversala  la 
tenuta  di  Bocca  Leone,  gimita  pres- 
so il  ponte  Nonienlano ,  va  a  sea^nda 


ACQ 

dc;l  Jeclivio  del  monte  che  sovra- 
sta la  villa  di  Giulio  111,  e,  tra- 
versata la  villa  Pinciaua  dei  Borghe- 
se, entra  in  Roma,  presso  il  ìiuiro 
torto,  trapassa  il  colle  Pincio  e  tli- 
videsi  in  tre  separati  condotti,  i  qiia^ 
li  forniscono  acqua  a  cini[uanta  iònr 
tiine  pubbliche  e  ad  altre  inniune- 
rcvoli  private. 

Queste  acque  in  varie  epoche  con- 
fluirono tutte  al  castello  di  porta 
maggiore,  ma  vennero  cjuinci  unite, 
e  ([uindi  separate,  restaurandone  gì' 
imperatori  più  volle  gli  Acquedotti, 
come  può  rilevarsi  dalla  varietà  del- 
le costruzioni  in  tutti  quei  tratti,  che 
solcano  per  ogni  verso  l'Agro  roma- 
no. Ora  queste  acque  sono  del  tut- 
to perdute,  e  degli  antiolii  Acquedot- 
ti fece  uso  in  parte  Sisto  V  allor- 
ché condusse  in  Roma  t  acqua  Fe- 
lice. 

Prima  che  quel  magnanimo  Ponte- 
fice desse  opera  a  sì  aidita  intrapresa, 
a  cagione  dei  guasti  recati  agli  Acque- 
dotti dai  tempi  e  dai  barbari,  si  ven- 
deva in  Roma  l'acqua  del  Tevere, 
o  quella  cavata  dai  pozzi  o  fontane 
particolari,  come  si  fa  anche  adesso 
(IclV  acqua  Acetosa,  portandola  in 
giio  per  le  case  coi  somari,  dopo 
avella  attinta  dalle  cisterne,  ove  l'ac- 
qua del  Tevere  era  stata  ripiu'gata. 

L'ospedale  di  s.  Gio.  in  Latera- 
no  ebbe  origine  appunto  dai  vendi- 
tori d'acqua  per  Roma,  e  si  espone- 
va ogni  anno  nella  festa  del  santo 
Precursore  una  pianeta,  nella  quale  vi 
era  un  emblema  allusivo.  Anche  sino 
adesso  si  portava  l'acqua  dai  muli  con 
due  o  tre  bariletti  per  parte,  per 
le  cordonate  del  palazzo  Vaticano, 
dall' acquarolo  pontificio.  Non  altri- 
menti interviene  al  Quirinale  per  l'ac- 
fpia  di  Trevi,  per  dispensarla  alla 
a"etlenza  e  cucina  Pontificia,  cd  ai 
primarii  ministri   palatini. 


ACQ  77 

Dmò  l'uso  di  vendersi  l'acqua  fi- 
no a  Sisto  V  che,  non  cedendo  per 
nulla  nella  elevatezza  de'  suoi  pensie- 
ri alla  magnificenza  degli  antichi  Ro- 
mani imperatori,  cominciò  l'  anzi- 
detto acqueclollo  dì  acqua  Felice 
coir  opera  dell'  architetto  Domenico 
Fontana,  siccome  egli  dice  nella  bolla 
169  Suprema,  data  ai  22  febbraio 
1590.  In  questa  dà  ragione  perchè 
volle,  die  ([uest'  acqua  si  chiamas- 
se Felice,  cioè  dal  nome  da  lui  a- 
vuto  nella  religione  conventuale  , 
come  riportasi  nel  tom.  V  parte  I 
del  Bollano  Romano,  dove  si  dico, 
che  pensò  quel  Pontefice  con  questo 
condotto  d'  introdurre  1'  acqua  nei 
colli,  e  nei  luoghi  più  eminenti  di 
Roma,  niente  atterrilo  o  dalla  dif- 
ficoltà dell'opera  o  dalla  gravezza 
della  spesa.  —  Indagate  pertanto  dal- 
l'architetto le  colline  intorno  a  Ro- 
ma, fu  giudicato  molto  eonfacevolc 
alle  vaste  idee  di  Sisto  V  un'  am^ 
pia  sorgente  lontana  ben  venti  mi- 
glia dalla  città  e  vicino  a  Palestrina, 
presso  ad  un  antico  castello ,  chia- 
mato ^g^ro  Colonna,  àonàe  già  aveva 
tolta  l'acqua  Appio  Claudio  censore, 
conducendola  ai  luoghi  più  bassi  di 
Roma,  ove  formando  un  lago  si 
perdeva  nel  Teverone.  La  comprò 
Sisto  V  col  prezzo  di  venticincpie- 
mila  scudi  d'oro  combinandosi  in- 
sieme varie  sorgenti,  sino  a  sette- 
cento e  più  oncie ,  ed  unendo  special- 
mente lo  sgorgo  dell'  acqua  Marcia, 
celebratissima  dagli  antichi  per  la  sua 
salubrità.  Volle  egli  andarvi  perso- 
nalmente, affine  di  benedire  il  prin- 
cipio di  quest'  opera,  che  i  romani 
dicevano  sarebbe  compita  a  tem- 
po dai  loro  nipoti ,  ma  che  essi 
videro  dopo  soli  tre  anni,  nel  l'TSS, 
terminata*  Fu  aduncpie  condotta  l  ac- 
qua per  lo  spazio  di  tredici  miglia 
in    sotten'anei    canali   all'  uso    dei 


78  ACQ 

Cesari,  e  per  sette  miglia  sul  dorso 
d'archi  eguali  in  altezza  agi'  impe- 
riali :  indi  facendola  entrare  in  Ro- 
ma presso  l'anfiteatro  Castrense,  di 
là  segue  l' andamento  delle  mura 
per  porta  maggiore  e  per  quella  di 
s.  Lorenzo,  ed  internatasi  nella  città, 
passa  sopra  un  arco  a  tre  fornici 
eretto  dallo  stesso  Papa  :  e  divisa 
in  due  rami  va  ad  alimentare  ven- 
tisette fontane  pubbliche  e  molte 
private.  In  questa  opera  Sisto  V 
spese  trecentomila  scudi  d'oro,  traen- 
doli  dalla  entrata  tutta  propria  e 
particolare  del  Romano  Pontefice . 
Questo  volle  egli  esprimere  nella 
iscrizione  posta  sull'arco  vicino  alla 
porta  di  s.  Lorenzo  con  tali  parole  : 
Suo  suniptu  extruxit,  la  quale  (colle 
altre  a  questa  fonte  spettanti  )  si 
vede  appresso  il  Yittarelli,  nelle  ag- 
giunte al  Ciacconio  tom.  IV  ì  itcv 
Pontificum.  In  segno  di  gratitudine, 
a  questi  ed  altri  beneficii ,  il  popo- 
lo romano  eresse  a  Sisto  V  in  Cam- 
pidoglio una  statua  colla  seguente 
iscrizione,  che  sotto  brevità  di  pa- 
role intesse  a  sì  gran  Pontefice  il 
meritato  amplissimo  elogio: 

SIXTO   .   V    .   PONT   .  MAX 

OB   .   QVIETEM   .   PVBLICAM 

COMPRESSA  .  SICARIORVM  .  EXVLVMQVE 

IICENTIA   .   RESTITVTAM 

ANNONA  .   INOPIAM   .  SVBLEVATAM 

VRBEM  .  AEDIFICIIS  .  VHS  .  AQV^DVCTIS 

ILLVSTRATAM 

S. P. Q.R 

Né  solo  si  contentò  di  costruire  i 
detti  ac(juedolti ,  ma  pel  manteni- 
mento di  essi  Sisto  V  assegnò  l'an- 
nua rendita  di  settecento  scudi,  dal 
fmtto  di  novantauu  luoghi  di  monti 
detti  Religione  da  essere  ammini- 
strati dalla  congregazione  delle  acque. 

Fi'a  le  quindici  congregazioni  car- 
dinalizie da  lui    confermate  ed  isti- 


ACQ 

tuile  vi  comprese  la  congregazione 
per  la  custodia  delle  stiade,  dei 
ponti,  e  delle  acque  composta  di 
sei  Cardinali  a  cui  s' appartenesse 
l'aprire  nuove  strade  e  dilatare  le 
vecchie ,  fabbricare  nuovi  ponti  e 
ristorare  i  già  fatti  sopia  le  acque 
principalmente  e  sopra  quella  da  lui 
chiamata  Felice. 

Ora  è  da  dire  alcuna  cosa  del- 
Y Acqua  Paola,  la  piìi  abbondan- 
te di  tutte,  che  acquistò  un  tal  no- 
me perchè  introdotta  in  Roma  dal 
Sommo  Pontefice  Paolo  V ,  Bov' 
ghesi,  romano,  creato  nel  i6o5,  mi- 
rabile per  virtù  e  grandezza  d'ani- 
mo. Osservando  quel  Pontefice,  che 
tutta  la  contrada  di  Trastevere  mol- 
to penuriava  d'acqua,  con  sovrano 
coraggio  fece  radunare  sopra  il  lago 
Sabl)atino  nell'  agro  di  Bracciano , 
dell'Anguillara,  e  Vicarello  gran  co- 
pia d'acqua,  cioè  sopra  mille  oncie, 
e  con  immensa  spesa  la  fece  con- 
durre, per  trentacinque  miglia  di 
corso ,  negli  acf|uedotti  dell'  antica 
acqua  Alseatina,  fatti  già  da  Traiano, 
ristorati  da  Leone  XII  nel  1828,  ed 
ora  rinnovati  e  rifabbricati.  In  quel- 
la parte  di  Roma  poi ,  che  dicesi 
il  monte  di  s.  Pieti'o  Montono,  l^ao- 
lo  V  fece  alzare  da'  celebri  archi- 
tetti Fontana  e  Madcrno  mi  nobi- 
lissimo Frontespizio,  con  cinque  lai- 
ghissime  l)ocche,  dalle  quali  viene 
distribuita  1  acqua  Paola,  non  sola- 
mente alle  tre  magnifiche  fontane 
da  lui  erette  presso  il  Vaticano , 
ma  ancora  a  gran  parte  di  Roma, 
ove  condotta  in  canali  di  piombo 
per  ponte  SixtOj  e  ponte  (juattro 
capi  arriva  fino  al  Campidoglio. 
Paolo  V  terminò  nel  1620  sì  ma- 
gnifica impresa  (  F.  la  Costituzio- 
ne CCIV  Jn  sede,  presso  il  t.  V 
part.  IV  del  Bollano  Romano),   f^. 

A^GUILLARA. 


ACQ 
Queste  però  non  sono  le  sole  ac- 
que  di    Roma.    Altre   molte   se   ne 
annoverano,  alcune    meno    salubn , 
ma  tutte    buone   e  potabili,  ed  al- 
cune impregnate   eziandio  di  mine- 
rali, e  di  profìcue  sostanze.   Fra  le 
piime   sono    tenute   per   acque   più 
leggere   quelle   di    s.  Felice   a'  Cap- 
puccini   vecchi,  alle   falde   del  Qui- 
rinale, e  l'altra  del  Grillo  in  faccia 
al    Foro  di  Nerva.    In   quanto    alle 
acque  minerali    e   mediche,   famose 
sono  la  Santa,  fuori  di  Porta  s.  Gio- 
•\'anni,  e  V Acetosa  presso  il  Tevere 
fuori    della   porta  Flaminia,    e  cosi 
chiamata    dal    suo    sapore    acidulo. 
Di  queste   acque   il   valente  pro- 
fessore de  Matlheis  parlò    opportu- 
namente da  ai'cheologo  e  da  medico 
in    una     sua    erudita    Dissertazione 
siJle  acrpie  minerali  usate  dagli  an- 
tichi romani  (  Veggasi  Guida  dell'ac- 
qua   santa  Jìiori  di  porta   s.   Gio- 
vanni in  Laterano,  E.onia  per  Gia- 
como Mascardi    1688.    Luigi   Lami 
Notizie   critico  -  storielle  dell'  acqua 
santa    di  Roma,   ivi   stampate  nel 
1777.  Giovanni  Tipaldo,  Metodo  di 
analizzare  le  acque  minerali,  pra- 
ticamente  dimostrato  nell'acqua  a- 
cetosa  di  Roma,   ì\ì  stampata  nel 
1782.  Lorenzo  Massimini,   Trattato 
critico-medico  dell'acqua  acetosa  al 
ponte  Molle,  Roma  1771).  A  cjueste 
salutifere    acque     deve     aggiugnersi 
I .  Quella  detta  di  s.  Giorgio  in  Ve- 
làbro,    presso    la    cloaca    Massima , 
per  la  quale    è   a   vedersi  Federico 
da  s.  Pietro,  Memorie  istoriche  del 
sacro  tempio  e  Diaconia  di  s.  Gior- 
gio in  J^elabroj  2.  La  Lancisiana 
a  s.  Spirito   proveniente  dal  Giani- 
colo    e    cosi    chiamata    dal    celebre 
inonsignor    Gio.    Maria  Lancisi    ar- 
chiatro  di  Clemente  XI,  che  primo 
la  rinvenne.    Riallacciata    fu   poscia 
nel  Pontificato   di  Pio  Vili,  Casti- 


ACQ  79 

glioni  (anno  i83o),  come  si  vede 
dalla  graziosa  fonte  eretta  presso  il 
porto  Leonino,  dirimpetto  il  palazzo 
iSalviati.  3.  La  vena  dis.  Damaso, che 
sgorga  dal  Vaticano.  Antica  è  la  ori- 
gine di  quest'acqua  rinvenuta  dal 
Pontefice  s.  Damaso  1'  anno  867, 
circa  tre  quarti  di  miglio  fuori  di 
porta  Cavalleggeri.  Prudenzio  nei 
suoi  inni  sacri  fece  menzione  di 
cpiest'  acqua ,  da  Innocenzo  X  nel 
1649  diramata  ad  uso  pubblico, 
conduccndonc  una  porzione  nel  cor- 
tile del  Vaticano  dotto  delle  Logge 
e  di  s.  Damaso  per  la  fonte  ivi 
esistente.  Di  presente  questa  acqua 
mossa  dall'acqua  Paola  viene  dispen- 
sata nel  palazzo  Vaticano  fino  alla 
estrema   e   più   alta    parte  di  esso  ; 

4.  h'  acqua  Piaj  di  questa  parla  il 
Cancellieri  nella  sua  Sagrestia  vatica- 
na. Essa  prima  chiamavasi  Barbe- 
rina ,  o  delle  Api ,  dallo  stemma 
di  Urbano  VIII  ivi  scolpito  dal 
Bernini,  per  esprimerne  la  dolcezza. 

5.  L'  acqua  Innocenziana,  che  sgor- 
ga dal  detto  Gianicolo ,  e  clic  tale 
si  denomina  per  essere  stata  trova- 
ta e  fatta  allacciare  nel  Pontifica- 
to d' Innocenzo  XI. 

Anche  altrove  si  veggono  delle 
fontane,  ma  sono  poche,  e  scarse  d'ac- 
qua, né  gettano,  che  quando  si  vuole 
per  via  di  macchina:  V.  A.  Nibby,  A- 
nalisi  storico-topografico  -  antiquaria 
della  carta  de^  dintorni  di  Roma , 
1887  ;  Giuseppe  Melchiorri,  Guida, 
metodica  di  Roma,  i836,i  quali  par- 
lano delle  diverse  acque  di  Roma, 
e  dintorni,  non  che  degli  acquedotti; 
Luca  Poetus,  De  restitutione  Ductus 
aquce  Virginis,  in  ejus  libro  de  pon- 
deribus,  et  mensuris.  Venetiis  i573. 
Augustinus  Steuchi,  Oralio  de  aqua 
Virgine,  in  urbem  revocanda,  Lug- 
duni,  apud  Gryphium  t647-  Job. 
Chiffletii,  Aqua   Virgo,  fons  Romce 


8o  ACQ 

celeberrimus,  et  prisca  Religione  sa- 
cer  opus  adilitatis,  M.  Agripp?R,  Ex 
vetere  annulari  gemma,  Antiierpiac 
ì665  et  in  Groevii  Thes.  IV  1779; 
Antonio  Ginlianelli,  Esame  dell'  ac- 
que di  Civitavecchia ,  e  di  Trevi, 
Iloma    pel  Monaldi    1701. 

ACQUEA.  Città  vescovile  della 
liliria  orientale  nella  provincia  del- 
la Dacia  mediterranea ,  suffraganea 
alla  metropoli  di  Sardica.  Il  vesco- 
vo Vitale  appose  la  sua  sottoscrizio- 
ne ad  una  lettera  inviata  dal  con- 
cilio di  Sardica  alle  chiese. 

ACQUI  AQUI  [Aquen  provincicc 
Pedemontanx  ).  Città  del  Piemonte 
con  residenza  di  un  vescovo.  Questa 
piccola  città  degli  Stati  Sardi,  fondata 
dai  Ligm'i  Stazielli  Alpini,  ricca  di 
monumenti  che  ne  provano  l'anti- 
co splendore,  è  capitale  della  pi'ovin- 
cia  di  tal  nome.  Si  crede  che  i 
discepoli  dell'apostolo  san  Barnaba 
vi  abbiano  posti  i  primi  fondamen- 
ti del  cristianesimo,  e  la  tradizione 
del  paese  porta  che  il  primo  vesco- 
vo di  questa  città  sia  stato  uno  dei 
sessantacinque  missionarii  da  Papa 
Silvestro  stabiliti  nei  dintorni.  Chia- 
mavasi  Zajoriiio,  o  Zalerino  quel 
primo  vescovo,  e  la  nuova  cattedrale 
si  gloria  di  possederne  il  corpo.  Nei 
bassi  tempi  cambiò  Acqui  spesso  di 
signori,  soggiacendo  prima  anche  nel 
temporale  ai  proprii  vescovi,  indi  ai 
Marchesi  d' Ivrea,  a  quelli  di  Mon- 
ferrato, ai  duchi  di  Urbino,  ai  re  di 
Napoli,  ed  alla  repubblica  di  Ge- 
nova, ]iervc!iendo  finalmente  in  po- 
tei'c  dei  duchi  di  Savoia.  Nei  con- 
flitti del  Monferrato,  da  cui  dipen- 
deva. Acqui  soffri  accanite  guerre 
civili.  Né  meno  sofferse  essa  sì  nel 
174')  in  cui  fi{  presa  dagli  Spagnuoli 
sotto  ilrcFilip])o  Ve  sì  nel  seguente 
anno,  in  cui  i  Piemontesi  sotto  il  re 
Carlo  Emanucllo  III  re  di  Sardegna 


ACR 

k  ripi'esero.  Ritolta  però  dal  generale 
Mailleljois,  fu  affatto  smantellala.  Nel- 
le guerre  del  1794  ottennero  i  fran- 
cesi presso  di  essa  una  celebre  vit- 
toria. Il  vescovato  suo  era  prima  suf- 
fraganeo  di  Milano  ;  ma  il  Sommo 
Pontefice  Alessandro  III  nel  1 1 80  col- 
la rendita  di  seicento  scudi  lo  unì  ad 
Alessandria  da  lui  eretta  in  sede  ve- 
scovile nel  1 178.  Poscia  passò  ad  es- 
sere vescovato  suffraganeo  dell'ar- 
civescovo di  Torino.  La  cattedrale 
è  ufìGziata  da  parecchi  canonici,  e 
dignitarii,  oltre  l'arcidiacono,  ch'è 
pm-e  curato.  Acqui  è  patria  dello 
storico  Giorgio  Merula,  è  molto  no- 
ta pe'suoi  bagni  di  acque  termali 
solforate,  che  anche  si  bevono  util- 
mente. Per  essa  città  passava  una 
delle  vie  Emilie,  cioè  quella  strada, 
che  Venne  ristabilita  da  Marco  E- 
milio  Scauro  dopo  aver  sottomessi  i 
Liguri,  e  che  continuata  in  seguito 
sino  a  Rimini,  fu  riunita  alla  via  Fla- 
minia. Nel  museo  Trivulzi  di  Mila- 
no conservasi  vma  moneta  coniata 
da  Odone  vescovo  d'Acqui. 

ACRI  (S.  GIOVANNI  D'),  an- 
tichissima città  vescovile  della  Si- 
ria,  chiamata  pure  Acco ,  Ace, 
Aera  j  Accon ,  Achsapli  o  Tole 
maide  (  Ploleniais  ,  Colonia  Clau- 
dia ).  Giuseppe  istorico  dice ,  che 
dopo  aver  appartenuto  a  Dario  fi- 
glio di  Seleuco  cadde  in  potere  di 
Antioco  Epifane.  Alessandro  re  de- 
gli ebrei  la  cedette  a  Tolomeo  re 
di  Egitto,  che  le  diede  il  suo  no- 
me. Conquistata  dai  persiani,  resi- 
stette alle  forze  egizie,  e  divenne  co- 
lonia romana  passando  poscia  sotto 
il  dominio  dei  mori.  A  questi  ultimi 
fu  tolta  dai  crociali  nel  iio4:  ma 
essi  la  perdettero  nel  i  187,  essendo 
stata  ripresa  dal  famoso  Saladino, 
il  flagello  delle  crociale,  da  cui  ri- 
ccvelle    il    nome    di   Acco  in   luogo 


ACR 

dì  Tolemaicle.  I  cristiani  vi  ricn- 
ti-arono  quaranta  anni  dopo,  me- 
diante soccorsi  a  loro  condotti  dal- 
l'Europa, sì  da  Filippo  Augusto  re 
di  Francia,  e  sì  da  Riccardo  re  d'In- 
ghilterra. La  fortuna  abbandonando 
i  crociati,  furono  ridotti  a  dividersi 
la  città  di  Acri,  la  sola  conquista 
che  loro  rimanesse  di  quelle  con- 
trade. Acri  divisa  quindi  tra  dician- 
nove potenze  dell'  Europa  ,  profes- 
santi tutte  il  cristianesimo,  assunse 
una  indipendente  autorità.  Nel  1 187 
Saladino  prese  Acri,  ma  i  cristiani  la 
ricuperarono  nella  guerra  del  1 1 9 1  • 
Da  cpiest'anno  per  un  secolo  ciascuna 
delle  potenze  cristiane  ne  possedette 
una  parte;  per  cui  nel  i25o  si  trova- 
rono in  Acri  riuniti  Enrico  re  di  Ge- 
rusalemme e  di  Cipro,  il  re  di  Napoli 
e  SiciUa,  il  principe  di  Antiochia,  il 
conte  di  Jaffa  e  quello  di  Tripoh, 
il  principe  di  Galilea,  e  quello  di 
Taranto^  il  re  d'Armenia,  il  Legato 
del  Papa,  il  duca  di  Atene,  i  gene- 
rali delle  armate  d' Inghilterra,  di 
Pisa,  di  Firenze,  di  Genova,  di  Ve- 
nezia, i  gran  maestri  di  s.  Gio.  di 
Gerusalemme,  del  Tempio,  dell'ordi- 
ne Teutonico  e  di  s.  Lazzaro.  Vi 
.si  vedevano  allora  molte  chiese  ed 
ospizii,  dei  quali  non  rimane  ora  al- 
cuna traccia.  Ma  in  mezzo  a  tante 
diversità  d' interessi  provenute  dal- 
la varietà  delle  nazioni  che  la  l'e- 
golavano.  Acri  cadde  nel  1291  in 
mano  dei  saraceni,  i  quali  preten- 
desi  che  ne  abbiano  distrutti  inte- 
ramente gli  cdifìzii.  Rimase  lungo 
tempo  in  quello  stato  di  rovina,  fin- 
ché nel  secolo  XVII,  conquistata 
con  tutta  la  Siria  da  Takhr-Eddin 
principe  dei  drusi,  fu  da  lui  rico- 
struita. Se  non  che  rendutisi  padro- 
ni di  essa  gli  ottomani,  la  fecero 
capoluogo  di  un  pascialato  che  por- 
ta  il    medesimo    nome.    Celebre  si 


ACR  8i 

rese  Acri  ultimamente  per  la  resi- 
stenza fatta  alla  spedizione  francaste 
in  Egitto  (aimo  «799)  col  presidio 
di  sir  Sidney  Smidi,  obbUgando 
r  armata  francese  a  levare  l' assetlio. 

Delle  sue  anticliità  niun  olb'o  ve- 
stigio serba,  die  le  rovine  del  ca- 
stello di  Ferro,  così  dilaniato  pa'- 
chè  la  parte  di  esso  vicina  al  niarc 
era  coperta  di  lamine  di  ferro.  Ser- 
vì qviel  castello  di  jialazzo  prima,  e 
poscia  di  spedale  ai  cavalieri  tem- 
plarii. 

In  Acri  fu  istituito  da  ima  com- 
pagnia di  uffiziali  tedeschi  di  Bre- 
ma e  Lubecca  l'ordine  militare  teu- 
tonico, ordine  che  nel  1 1 92  venne 
confermato  dal  Sommo  Pontefice 
Celestino  III  perchè  soccori-esse  i  fe- 
riti e  gì'  infermi  dell'  armata  dei 
crocesignati,  e  preci-samente  per  l'e- 
sercito, che  assediava  Acri  sotto  la 
direzione  di  Federico  duca  di  Sve- 
via.  Chiamati  i  cavalieri  Teutonici 
dal  duca  Corrado,  in  soccorso  con- 
tro gl'idolatri  della  Prussia,  promise 
di  dar  loro  ciò  che  avessero  con- 
quistato sopra  i  nemici,  cosicché  in 
poco  tempo  si  resero  signori  di  tut- 
ta la  Prussia,  ove  il  gran  maestro, 
nella  perdita  di  Acri  passò  coli' or- 
dine, stabilendolo  a  Mariemburg.  f^. 
xVntonio  Mattei,  Chroiucon  eque- 
stris  ordinis  teuthonìci  nel  tomo  V 
veteris  Acri  analect.  Hagae  Coniitum 
1738. 

Dopo  la  mentovata  presa  di  Ge- 
rusalemme operata  da'  turchi  nel 
1 187,  la  città  di  Acri  servì  di  rifu- 
gio ai  re,  ed  ai  patriarchi  latini  di 
Gerusalemme  fino  al  1291,  nel  cpial 
anno  cadde  essa  in  potere  degl'in- 
fedeli, ed  i  cristiani  furono  banditi 
da  tutta  la  Soria,  ciò  che  produsse 
la  morte  al  zelante  Pontefice  Nicolò 
IV,  afflitto  per  tanta  calamità.  To- 
lemaide  o  Acri  fu  in  origine  un 
I  i 


8ì  ACR 

semplice  vescovato  sufiragaiieo  di 
Tiro  nella  diocesi  di  Antiochia,  ma 
in  seguito  fu  innalzata  alla  dignità 
di  metropoli,  e  fu  attribuita  alla 
diocesi  di  Gerusalemme.  Clero  fu 
il  primo  de*  vescovi  greci  di  Tole- 
maide  di  Fenicia  nella  Siria ,  e  ne 
occupava  la  sede  sul  declinare  del 
secondo  secolo.  Suoi  successori  fu- 
rono Enea,  che  assistette  al  con- 
cilio di  Nicea  nel  32  5  ;  Nectabo 
che  fi-i  al  primo  concilio  generale 
di  Costantinopoli  nel  38 1;  Antio- 
co valente  predicatore  clie  offuscò 
per  altro  la  sua  gloria,  unendosi  ad 
Acacio  di  Berea  ed  a  Severiano  di 
Cabala,  contro  s.  Gio.  Grisostomo  ; 
EUadio  che  intervenne  al  primo 
concilio  di  Efeso,  e  si  dichiarò  a  fa- 
vore de'  Nestoriani  ;  Paolo  che  fu  ad 
im  concilio  di  Antiochia;  Giovanni  che 
sottosci'isse  la  lettera  sinodale,  che 
Epifanio  di  Tiro  ed  i  vescovi  del- 
la prima  Fenicia  scrissero  a  Crio- 
vanni  patriarca  di  Costantinopoli , 
contro  Severo  di  Antiochia  e  i  suoi 
aderenti  ;  Giorgio  che  assistette  al 
cpiinto  concilio  generale;  Giuseppe  che 
fu  ad  un  concilio  di  Gerusalemme, 
e  Neofìto  che  n'  era  vescovo  nel  se- 
colo XVIII. 

11  primo  de' vescovi  latini  di  Acri 
o  Tolemaide  della  Fenicia,  fu  Gio- 
vanni, cui  scrisse  il  Papa  Innocen- 
zo II  nel  I  1 33.  Gli  tenne  dietro 
Rogo,  o  Ruggiero,  il  quale  assistet- 
te all'assemblea  di  Acri  per  la  guer- 
ra Santa  nel  ii47j  ci^indi  si  an- 
novera Federico,  il  quale  trovossi 
coir  armata  de' crociati,  nel  ii')^. 
Guglielmo  arcidiacono  di  Tiro,  suc- 
cedette a  Federico  liei  i  i63,  e  mo- 
ri in  Adrianopoli  nel  1 171  o  1 172, 
ritornando  in  Occidente,  dove  era 
stato  mandato  dal  re  Almanco,  con 
Ernesio  arcivescovo  di  Cesarea ,  a 
domandar   soccorsi  per  la  l'alcstina. 


ACR 
Anche  Jacopo  de  Vilré  o  Vitriaco 
di  Parigi,  canonico  di  Oignies,  Le- 
gato d'Innocenzo  III  contro  gli  Al- 
bigesi ,  e  poi  de'  Crocesignati  in 
Palestina ,  fu  eletto  a  vescovo  di 
questa  città.  Esiste  una  tradizione 
che  la  beata  Vergine  di  Yillebrou- 
que  d'Oignies  nel  Brabante  gli  a- 
vesse  predetto  il  \escovado.  Questi 
dopo  l'assedio  di  Damiata,  meritò 
di  essere  richiesto  a  patriarca  di 
Gerusalemme,  al  che  non  annuiva 
il  Papa,  piacendo  meglio  a  lui  di 
valersene  ad  utilità  della  Chiesa  uni- 
versale. Trascorso  qualche  tempo  da 
questo  fatto,  il  de  Vitré,  condottosi 
a  Roma,  rassegnò  la  chiesa  di  Acri 
ad  Onorio  III,  ottenendo  di  ritor- 
nare fra'  suoi  canonici  di  Oignies. 
Se  non  che  Gregorio  IX  il  creò 
Cardinale.  La  Storia  Orientale  ci- 
tata dal  Martene  nel  tomo  III  dei 
suoi  aneddoti  è  una  tra  le  molte 
opere  di  lui. 

Pegli  altri  vescovi  latini  di  Acri 
fino  a  Rodrigo  Alvaro  religioso 
domenicano,  preconizzato  nel  giu- 
gno i3q7  dal  Pontefice  Bonifacio 
IX.    V.  r  Oriens  chrislianus,  t.  HI. 

ACRIDA  chiamata  altresì  Àcry- 
dus,  Achris,  Prehellis,  oggidì  Orri- 
de, o  Adiride ,  e  dai  tm'chi  Giu- 
standil,  pare  a  molti  la  stessa  che 
Lycnide  e  la  prima  Giustinianea j 
però  dal  maggior  numero  si  ri- 
tiene per  la  Giustinianea  seconda. 
E  città  vescovile  di  Macedonia  e 
metropoli  della  Bulgaria,  sul  decli- 
vio di  un  monte  detto  Pierrus ,  vi- 
cina al  lago  Lycnide  donde  il  Drino 
scorre  ali"  entrar  dell' A  litania  [V. 
Baudr,  Dici.  tom.  I).  Proco}>io  as- 
sicura ,  (-he  la  prima  Giustinianea 
fu  fabbricata  dall'  imperatore  Giu- 
stiniano I  presso  la  città  Tauresia, 
dov'egli  nacque,  e  che  lo  stesso 
Giustiniano    riedificò    anche    Ulpia- 


ACT 

no,  altra  città,  onde  Giustino  zio 
di  lui  sortì  suoi  natali,  e  intito- 
landola Giustinianea  seconda.  Ma 
i  Bulgari ,  nazione  selvaggia  e  bar- 
bara, usciti  dalla  Sarmazia  asiatica 
alla  fine  del  secolo  VII,  conquistan- 
do la  Mesia  inferiore  ed  una  par- 
te della  superiore  ,  insieme  all'  una 
e  l'altra  Dacia j  alla  Macedonia  e 
ad  una  parte  delia  Dalmazia ,  di- 
strussero la  Giustinianea  prima,  per 
cui  i  metropolitani  diritti  di  essa 
passarono  ad  Acrida ,  ovvero  alla 
Giustinianea  seconda.  I  Bulgari  ave- 
vano distrutta  la  religione  in  quasi 
tutte  quelle  contrade;  ma  nel  IX 
secolo  avendola  essi  abbracciata ,  il 
re  loro  domandò  a  Papa  Adriano  II 
un  diacono  della  Chiesa  Romana , 
nominato  Marino,  per  vescovo  del- 
la nazione.  Ma  quel  Papa,  aven- 
do stabilito  Marino  a  legato  della 
Santa  Sede  appresso  il  concilio  ge- 
nerale Vili,  ne  inviò  invece  un  al- 
tro appellato  Silvestro.  Il  re  mal- 
contento di  quest'ultimo,  lo  scac- 
ciò e  ne  richiese  uno  al  patriarca 
di  Costantinopoli  di  greco  rito. 
Costui  non  ebbe  mai  ferma  residen- 
za in  Bulgaria,  esercitando  le  sue 
ftmzioni  or  in  ima,  ora  in  altra  cit- 
tà. Finalmente  pose  sede  ad  Acrida,  e 
gli  furono  assegnate  per  sufFraganee 
quattordici  chiese,  sette  delle  quali 
col  titolo  di  metropoli.  Un  vescovo 
di  Acrida  neir879  ^^'^  '*^  concilio 
di  Costantinopoli  ragunato  da  Fo- 
zio  medesimo  pel  suo  ristabilimen- 
to. Ora  Acrida  serve  di  titolo  in 
partibus  ad  un  arcivescovo,  ed  at- 
tualmente n'  è  decorato  monsignor 
Luigi  Cardelli,  canonico  della  Basi- 
lica Vaticana,  del  collegio  de' vescovi 
assistenti  al  Soglio  Pontificio. 

ACTALDO,  Cardinale.  Actaldo  fu 
Cardinal  prete  del  titolo  di  santa  Pri- 
sca; ma  intorno  la  vita  di  lui  nulla 


ADA  83 

sappiamo  di  preciso.  Ne  fa  menzione 
soltanto  il  Cornaro  nell'  opera  Del- 
le chiese  di  Venezia ,  ove  in  vma 
bolla  di  Adriano  IV  Pontefice,  crea- 
to nel  I  1 54,  data  al  monistero  di 
san  Zaccaria,  tra  i  Cardinali  soscrit- 
ti,  si  legge  il  seguente: 

E^o  Actaldus  presb.  card.  tic. 
s.   Priscce. 

ACTOiNE.  Città  vescovile.  Il  W^a- 
ding  scrive ,  che  questa  diocesi  era 
sulFraganea  all'  arcivescovo  di  Lepan- 
to, e  ne  fa  menzione  di  due  vescovi 
soltanto ,  Teodorico  ed  Ermanno 
eletto  ai  tempi  del  concilio  di  Co- 
stanza. 

AD  ADA.  Città  vescovile  della  dio- 
cesi dell'Asia,  nella  provincia  di  Pisi- 
dia.  Da  Strabene  chiamasi  Abadala. 

ADALBERTO  (s.),  vescovo  di 
Praga,  martire,  nacque  circa  l'anno 
956,  ed  ebbe  al  sacro  fonte  il  no- 
me di  Woytiech,  che  in  lingua  schia- 
vona  significa  soccorso  dell'  armata. 
Votato  da'  genitori  al  servigio  del- 
l' altare ,  fu  ordinato  sacerdote  da 
Dietmaro  vescovo  di  Praga ,  e  ne  fu 
anco  il  successore ,  consecrato  dal 
vescovo  di  Magonza  il  dì  29  giu- 
gno 983.  Accolto  da  ogni  classe  di 
persone  lietamente,  gli  esempii  chia- 
rissimi e  le  diuturne  cure  di  lui 
avrebbero  condotta  al  cristianesimo 
buona  parte  de'  suoi  diocesani  ;  ma 
ne  riuscirono  tanto  vane  le  indu- 
strie, che  Adalberto  due  e  tre  vol- 
te rinunziò  al  vescovato.  E  due  e 
tre  volte  eziandio  ritornava  il  santo 
a  reggere  la  diocesi  per  comando 
di  Papa  Giovanni  XV,  e  poi  di  Gre- 
gorio V.  Negl'  intervalli  del  suo  al- 
lontanamento dalla  diocesi ,  vestì 
r  abito  appresso  il  monistero  di  s. 
Bonifazio ,  predicò  il  vangelo  nella 
Ungheria,,  fu  priore  del  moniste- 
ro medesimo,  ed  ultimamente  fecesi 
apostolo  della  Polonia,  della  Prussia, 


84  ADA 

e  di  Danzica,  dove  la  sua  predica- 
zione ottenne  più  clie  alti'ove  esito 
felicissimo.  In  mezzo  a  sì  lodevoli 
e  vantaggiose  fatiche ,  ci  rimase 
vittima  del  furore  dcgl'  infedeli , 
consumando  gloriosamente  il  mar- 
tirio nel  di  23  aprile  997.  In 
questo  giorno  medesimo  se  ne  ri- 
corda  la  festa. 

ADALBERTO  (s.),  primo  arci- 
vescovo di  JMagdeburgo  in  Sassonia, 
fioriva  nel  secolo  decimo.  1  suoi 
genitori  lo  inviarono  al  monistero 
di  s.  Massimiano  di  Treveri,  perchè 
vi  fosse  educato  alla  pietà  ed  alla 
dottrina.  In  queste  tanto  egli  ap- 
profittò, che  ben  presto  il  suo  no- 
me divenne  celebre.  Nel  962  fu 
eletto  e  consecrato  vescovo  dei  rugi 
o  russi  a  JMagonza.  Il  santo  pastore 
nulla  lasciò  intentato ,  per  istruire 
i  russi  nella  verità  della  fede ,  ma 
lutti  i  suoi  sforzi  riuscirono  vani. 
Per  la  qual  cosa  prese  risoluzione 
di  ritornare  in  Alemagna.  A  quel 
tempo  l'imperatore  Ottone  I  avea 
conseguito  dal  Sommo  Pontefice  Gio- 
vanni XII,  che  la  città  di  Magde- 
burgo  fosse  eretta  in  metropoli.  Do- 
vendosi questa  provvedere  di  un 
arcivescovo ,  il  nostro  santo  venne 
innalzato  a  tale  dignità,  per  consen- 
timento di  tutti.  Adalberto  adorando 
i  disegni  imperscrutabili  della  Prov- 
videnza, sottomise  le  spalle  a  questo 
peso;  e  confidando  mai  sempre  nel- 
la grazia  di  quel  Dio,  che  lo  avea 
chiamato,  disimpegnò  con  apostolico 
zelo  a  tutti  i  doveri  del  suo  mini- 
stero. Finalmente  dopo  tredici  anni 
di  episcopato ,  compi  il  corso  dei 
suoi  giorni  nell'anno  981,  inentr'era 
occupato  nella  visita  della  sua  diocesi. 

ADAIMlTl.  Eretici,  la  cui  setta 
ebbe  vita  sul  finire  del  secolo  se- 
condo. Costoro,  giusta  s.  Epilàniu, 
lu'csero  un  tal  nome,   perchè  si  cre- 


ADA 

devano  ristabifiti  nello  stato  della 
primitiva  innocenza  ,  coni'  era  Ada- 
mo prima  del  [)eccato  ;  perciò  sli- 
mavano dover  imitarne  la  nudità. 
Abbominavano  il  matrimonio ,  ma 
per  altio  si  macchiavano  colle  piti 
orrende  laidezze  :  e  quantunque  il 
loro  dogma  fosse  in  opposizione  alla 
castità,  insegnavano,  che  se  alcuno 
di  essi  fosse  caduto  in  sensuale  pec- 
cato ,  verrebbe  espulso  dalla  loro 
unione ,  come  i  primi  genitori  dal 
paradiso  terrestre  per  aver  mangia- 
to dti  frutto  vietato.  Il  loro  tem- 
pio ,  che  essi  liguardavano  come  il 
paradiso  terrestre,  consisteva  in  un 
osculo  sotterraneo ,  che  poteasi 
riguardare  come  centro  dell'  empietà. 
Carpocrate  fu  quegli  die  dietro  al- 
l'assurdo sistema  dei  suoi  principii , 
pose  i  fondamenti  alla  setta  degli 
Adamiti.  Egl' insegnava  che  l'anima 
umana  veniva  riguardata  da  Dio 
come  una  porzione  della  divinità, 
e  quindi  ogni  azione  dell'  anima 
unita  al  corpo  come  atti  che  il  sag- 
gio e  il  cristiano  doveva  tenere  per 
movimenti  indilfereuti  di  loro  natu- 
ra, e  che  in  niun  modo  pregiudi- 
cavano alla  dignità  dell'uomo.  Ter- 
tulliano alllirina  che  negavano  1'  U- 
uità  di  Dio,  e  falsamente  confidando 
nella  divina  Provvidenza,  ripudia- 
vano la  necessità  della  preghiera.  I 
martiri  venivano  da  questi  impu- 
dentissimi uomini  quai  fanatici  ris- 
guardati.  Secondo  il  parere  di  Cle- 
mente Alessandrino,  possedevano  dei 
libri  secreti  di  Zoroastro. 

Questa  setta  ripullulò  nel  secolo 
XII  per  opera  di  un  certo  Tandc- 
mo  ossia  Tanchelino.  I  nuovi  Aila- 
initi  negavano  la  ilistinzione  dei  sa- 
cerdoti dai  laici,  e  chiamavano  san- 
te azioni  l'adulterio  e  la  fornicazione. 
Lo  zelo  ili  s.  Norberto  pose  solle- 
citamente  un   argine    a    <jue>«la  cor- 


ADA 

rente,  che  ben  presto  an-estossi.  Ma 
nel  secolo  XIV,  con  altro  nome, 
cioè  di  Turltif)ini  e  di  powri  fra- 
Icllij  ricomparvero  gli  Adamiti.  80- 
slciievano  che  i'  uomo  giunto  ad 
una  certa  età  diviene  esente  da  ogni 
legge.  Oltre  all' andare  spogliati,  com- 
mettevano anch'  essi  orribili  brutalità. 
Carlo  V  ne  fece  abbruciare  mol- 
tissimi. Picardo  sul  piint:ipio  del  se- 
colo XV  rinnovò  gli  errori  dt'gli 
Adamiti  ;  piibblicavasi  per  lui  nuo- 
vo Adamo  mandato  da  Dio  a  ri- 
stabilire la  legge  della  natura,  e  si 
lece  seguire  da  una  plebaglia  igno- 
rante e  corrotta.  Fu  capo  degli  e- 
rctici  che  si  s[)arscro  per  la  Boe- 
mia, e  che  dal  suo  nome  furon  detti 
Picardi.  Deausobre  compose  tuia 
lunga  dissertazione  per  giustificaili, 
ma  non  potè  rendere  verosimile  la 
industre  difesa,  malgrado  la  sua  eru- 
dizione. 

Prima  di  lui,  Basnage  avea  fatti 
imitili  sforzi  per  giustilicare  i  picardi, 
che  confuse  coi  valdesi.  Alcuni  a- 
nabattisti  nell'  Olanda  tentarono  di 
aumentare  il  numero  degli  Adaniiti  ; 
ma  l'urono  dissipati  dalla  vigilanza 
del  governo.  Questa  scita  el)be  dei 
partigiani  in  Polonia  ed  anche  in 
Inghilterra  :  si  univano  la  notte,  e 
pretendesi  che  una  delle  principali 
massime  della  lor  setta  fosse  conte- 
nuta nel  verso  : 

Jura,  pcijura^  secrctum  prodcre 
noli. 
Picardo  comandava  a'  suoi  discepoli 
di  accomunarsi  liberamente  con  le 
femmine,  e  di  andar  nudi  per  le  stra- 
de e  per  le  pubbliche  piazze,  altri- 
menti, insegnava,  non  avrebbero  po- 
tuto guardare  una  persona  di  sesso 
diverso  senza  sentire  la  libellionc 
de'  sensi,  uè  sarebbero  stati  esenti 
dalle  corporali  affezioni.  Mosemio, 
che  diligentemente  studiò    la  storia 


ADD  85 

di  questi  empi ,  pensa  che  il  lìo- 
me  di  Picardo  sia  una  corruzione 
del  nome  Jìeg^liards,  o  Bigghards. 

ADAiNA  {Adaicn).  Città  arcive- 
scovile in  parlihiis,  senza  sulfraganei, 
nella  Cilicia ,  appartenente  al  pa- 
triarcato antiocheno. 

ADANA.  Città  di  Armenia,  ove 
si  celebrarono  due  concilii  ;  dei  quali 
il  primo  nel  i3i6  sulla  riunione, 
l'altro  per  confermare  il  concilio 
di   Sisa. 

ADAUTO  (s.),  martire.  F.  s.  Fe- 
lice. 

ADDA  (d')  Ferdinando,  Cardi- 
nale. Ferdinando  d'Adda,  patrizio 
milanese,  nacque  nel  iG49.  l*ercorsi 
gli  studii  con  sommo  onore,  d;d 
collegio  degli  avvocati  in  Milano  fu 
eletto  uditore  della  Ruota  Romana. 
Escluso  di  poi  da  (juella  carica,  In- 
nocenzo XI  lo  risarcì  col  pronnio- 
verlo  ad  un'  insigne  abbazia ,  e  lo 
speth  in  Ispagna,  a  recar  la  ber- 
retta cardinalizia  al  IMillini  già  nun- 
zio in  Rladrid.  Consegrato  arcive- 
scovo Amasene,  ebbe  la  nunziatura 
d'  Inghilterra  presso  Giacomo  li. 
Per  le  sventure  di  quel  regno  rifug- 
gitosi in  Roma,  Alessandro  Vili,  nel 
iGqo  in  premio  del  suo  zelo,  e  dei 
pericoli  incontrati  per  la  dilatazione 
della  fede  cattolica ,  lo  creò,  ai  1 3 
febbraro,  prete  Cardinale  di  s.  Cle- 
mente ,  legato  ed  amministratore 
della  chiesa  di  Ferrara;  indi  legato 
in  Bologna,  prefetto  della  congrega- 
zione dei  Riti  e  protettore  dell'Or- 
dine camaldolese.  Dimesso  il  priuK» 
titolo,  Clemente  XI,  nel  i'j\.5,  gli 
conferì  il  vescovato  di  Albano.  Morì 
nei  1719,6  fu  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  Carlo  al  corso.  La  congrega- 
zione di  Propaganda,  per  suo  tesla- 
mento,  venne  istituita  erede  univer- 
sale dei  suoi  beni,  che  ascendevano 
al  valore  di  centomila  scudi. 


86  ADE 

ADDEBOURN.  Luogo  dell'  In- 
ghilterra, dove  si  tenne  un  concilio 
nell'anno  yo.T. 

ADELAIDE  (s),  imperatrice,  fi- 
glia di  Rodolfo  li  re  di  Borgogna, 
moglie  a  Lotario  re  d'  Italia ,  nac- 
que verso  l'anno  gSi.  Vedovata, 
ebbe  a  sofferire  indegni  trattamenti, 
e  perdere  l' imperio,  donde  fu  scac- 
ciata da  Ottone  II  suo  figlio.  Le 
sue  lagrime  la  fecero  richiamare  da 
Ottone,  il  quale  si  mostrò  poi  do- 
cile alla  madre,  e  inclinato  a  rifor- 
mare gli  abusi  introdotti  nel  gover- 
no. Se  non  che,  sconfìtto  egli  dai 
greci  nella  Calabria,  e  morto  poco 
dopo  a  Roma,  Adelaide  fu  forzata 
ad  assumere  il  peso  della  reggenza. 
Le  cure  instancabili  della  pubblica 
amministrazione  non  impedirono  pun- 
to gli  esercizii  della  pietà  e  della 
rigorosa  sua  mortificazione.  Dolce 
e  severa,  secondo  che  domandavano 
le  circostanze,  temperavasi  a  modo 
da  condurre  tutti  a  virtù.  Pose  ad 
opera  ogni  studio  per  la  conversio- 
ne degl'  infedeli.  Viaggiando  per  la 
Borgogna  al  fine  di  riconciliare  il 
nipote  Rodolfo  re  co'  sudditi ,  morì 
a  Seltz  nell'Alsazia,  l'anno  999.  Il 
suo  nome  non  si  legge  nel  martiro- 
logio romano,  ma  trovasi  in  parec- 
chi calendari  di  Alemagna.  Il  But- 
ler  ne  riporta  la  festa  ai  sedici 
dicembre. 

ADELAIDE  (s.),  vergine  ed  ab- 
badessa ,  governò  il  monistero  di 
Bellich  sul  Reno  fondato  da  Megen- 
dosio  conte  di  (nieldria,  suo  padre. 
Quivi  ella  introdusse  la  regola  di 
s.  Benedetto.  IMor'i  badessa  di  No- 
stra Donna  di  Colonia  l'anno  ioi5. 
Si  celebra  la  sua  festa  con  ottava 
a  Bellich,  altrimenti  ViHch,  a' dì 
cinque   febbraio. 

A  DELARDO  (s),  abbate  di  Cor- 
bia   ili  Picardia,  prese  l'abito  mona- 


ADE 

stico  a  Corbia  nel  fiore  degli  anni. 
Benché  l'amore  alla  solitudine  lo 
avesse  fatto  libero  di  ritirarsi  a  Mon- 
te Cassino,  la  fama  delle  virtù  sue 
lo  richiamò  a  Corbia,  dove  fu  abba- 
te. Fece  di  lui  sì  gran  conto  l'im- 
perator  Carlo  Magno,  che  lo  strinse 
ad  abbandonare  il  monistero  e  a 
vivere  in  corte.  Adelaido  si  giudi- 
cava fuori  del  suo  centro  ;  non  ab- 
bagliato mai  dalle  mondane  gran- 
dezze, condusse  la  vita  nascosa  nel 
suo  Signor  Gesù  Cristo ,  vivendo 
come  se  non  vivesse.  AH'  insorgere 
alcune  difficoltà  per  l'aggiunta  Filio- 
que  fatta  al  Simbolo,  Adclardo  fu  in- 
viato a  Papa  Leone  III  dallo  stesso 
Carlo  Magno.  Sempre  eguale  sì  nella 
prospera,  sì  nell'avversa  fortuna,  nel- 
la corte  quanto  nel  chiostro,  non  potea 
però  darsi  pace  ove  non  fosse  ritor- 
nato al  suo  monistero  di  Corbia. 
Ne  ottenne  hcenza  l'anno  8^3.  Giun- 
tovi ,  non  trascurò  veruno  studio 
per  condurre  i  fratelli  alla  perfe- 
zione con  l'esempio  e  con  le  parole. 
Stavagli  a  cuore  sommamente  la 
sacra  Ictteratm-a,  e  si  contano  fra  i 
suoi  discepoli  un  s.  Pascasio  Radber- 
to ,  e  un  s.  Anscario.  Limosiniere 
con  tutti,  fu  tacciato  di  prodiga- 
lità. Fabbricò  parecchi  ospitali  e 
fondò  nuovo  monistero  in  Sassonia. 
Affinchè  non  venisse  mai  meno  nei 
fratelli  suoi  l' esattezza  e  la  pietà , 
compose  il  suo  libro  degli  Slattiti, 
di  cui  rimangono  pochi  frammenti 
nello  Spicilegio  del  p.  Luca  d'  Achery, 
toni.  IV.  Morì  nel  secondo  giorno 
dell'anno  827  in  età  di  settantatre 
anni.  Dio  ne  fece  conoscere  la  san- 
tità per  molti  prodigi.  —  Il  suo 
nome  non  è  mai  stato  posto  nel 
martirologio  romano,  benché  egli 
sia  il  patrono  principale  di  mi  gran 
numero  di  chiese,  e  venga  onorato  in 
Francia,  ne' Paesi  Bassi  e  in  molte 


ADE 

città  sulle  rive  del  Reno.  Il  Butlei- 
ne  riporta  la  lèsta  al  di  sccontlo 
di  gennaio. 

ADELBERTO  (  .s.  ) ,  originario 
dalla  famiglia  reale  di  Norlmnbria, 
date  le  spalle  al  secolo,  si  consacrò 
a  Dio  solo.  A  lui  convert'i  gran 
parte  della  Frisia  e  della  Olanda,  e 
morì  ad  Egmond  l'anno  'j^o,  o  in 
<{uel  torno.  Il  Martirologio  Romano 
lo  l'icorda  ai   ^5  di  giugno. 

ADELBOLDO  ,  vescovo  di  U- 
trecht,  ebbe  origine  da  una  nobile 
famiglia  del  vescovato  di  Liegi  verso 
la  metà  del  secolo  decimo.  Fino 
da'  suoi  teneri  anni  diede  il  nome 
alla  clericale  niilizia,  ed  in  un  mo- 
nastero cominciò  i  suoi  studii,  cui 
continuò  in  Liegi  e  Reims.  Tan- 
to ei  si  distinse  nelle  scienze  divine 
ed  umane,  che  la  fama  del  svio 
nome  si  propagò  in  modo  da  es- 
sere riputato  uno  de'  più  dotti  per- 
sonaggi del  suo  tempo.  Enrico  II 
re  di  Germania,  che  fli  poscia  im- 
peratoi'c,  lo  creò  suo  cancelliere,  ed 
in  seguito  innalzollo  alla  dignità  di 
vescovo.  Insignito  di  quest'  onore , 
si  adoperò  con  tutto  l' impegno  on- 
de ristaurare  i  luoghi  santi,  ed  e- 
rigerne  dalle  fondamenta;  e  molto 
s'impegnò  eziandio  per  difendere  i 
beni  della  sua  chiesa.  Resse  la  se- 
de episcopale  per  diciannove  anni, 
e  nel  1027  terminò  i  suoi  giorni. 
Egli  scrisse  la  vita  di  s.  Enrico, 
quella  di  santa  ^'alburga,  ed  altre 
opere  di  pietà  ;  come  pure  un'  ope- 
ra intitolata  :  De  vallone  inveniendi 
crassiludìnem  sphcvrcc.  Il  suo  stile 
è  chiaro  ed  elegante,  pregi  difficili 
a  rinvenirsi  negli  scrittori  di  quel 
tempo. 

ADELELMO  (s.),  monaco  della 
Chaise-Dieu,  poi  abbate  di  s.  Gio- 
vanni di  Burgos  in  Ispagna ,  na- 
cque a  Loudun  nel  Poitou.    Datosi 


ADE  «7 

alla  milizia,  ordmo  poi  del  padre 
e  della  madre,  divenuto  posseditore 
di  grande  fortuna,  vendè  ogni  cosa 
e  diede  il  prezzo  ai  povcii.  Da  Lou- 
dun pellegrinò  a  scalzo  piede  fino 
a  Roma;  entrò  jioscia  nel  mona- 
stero de  la  Chaise-Dieu,  dove  umil- 
tà, mortificazione  ed  obbedienza  fìi- 
runo  i  bei  fiori  della  sua  vita.  Mal- 
grado suo  fatto  sacerdote,  crebbe 
in  santità  e  operò  altresì  dei  poi- 
tcnti,  onde  Costanza  moglie  di  Al- 
fonso VI  re  di  Castiglia  e  di  Leo- 
ne lo  trasse  ne'  suoi  stati  perchè 
ne  togliesse  la  infedeltà  de'  mori,  e 
vi  riformasse  la  monastica  discipli- 
na. Morì  a  Burgos  verso  l' anno 
I  100  nel  monastero,  eh' ei  fondò  con 
un  ospitale  a  spese  della  regina,  e 
di  cui  fu  il  primo  abbate.  E  ono- 
rato a  Burgos  nel  giorno  3o  gen- 
naio col  titolo  di  protettore. 

ADELFO  (  s.  ),  vescovo  di  IMetz, 
vivea  alla  fine  del  quarto  secolo,  o 
sia  al  cominciamenlo  del  quinto. 
JNon  abbiamo  di  lui  notizie  da  que- 
sta in  fuori  eh'  ei  fu  successor  di 
s.  Rufo,  e  che  le  sue  reliquie  furo- 
no esposte  alla  venerazion  dei  fedeli 
da  Roberto  di  Baviera  vescovo  di 
Strasburgo.  Gli  antichi  cataloghi  dei 
vescovi  di  Metz  si  accordano  po- 
nendo il  giorno  della  sua  morte  ai 
29  di  agosto,  non  si  sa  di  qual 
anno,  giorno  eh'  è  pur  quello  della 
sua  traslazione  ed  al  quale  ricordasi 
la  sua  festa. 

ADELIPsO  (s.),  abbate  di  Celles 
nella  diocesi  di  Liegi ,  nacque  iu 
Aquitania.  Abbandonata  la  patria, 
riparò  alla  badia  di  Solignac,  poi 
a  quella  di  Cougnon  sulla  riviera 
di  Semoy.  Chiamato  dalla  solitu- 
dine alla  chiesa  di  Mastricht,  fu 
consecrato  sacerdote;  ma  egli  fer- 
mò ben  presto  sua  stanza  verso  la 
riviera   di  Lesch  dove  alquanti  altri 


88  ADE 

gli  si  collegarono.  Fabbrìcò  il  mo- 
nastero di  Cellcs,  in  cui  ragunò  i 
suoi  discepoli,  e  dopo  di  averli  edi- 
ficati con  pieclare  \irtìi,  si  addor- 
mentò nel  Signore  placidamente  vei'- 
so  l'anno  690.  La  sua  festa  si  ce- 
lebra il  giorno  1 1  di  ottobre,  e  la 
domenica  fra  l'ottava  della  natività 
di  M.  V.;  anticamente  però  la  si 
celebrava  a'  3  di  fejjbraio. 

ADELIVIANO,  sacerdote  della  chie- 
sa di  Liegi,  fu  latto  vescovo  di  Eres- 
se verso  il  1048.  Di  lui  abbiamo 
una  lettera  famosa  scritta  all'  ereti- 
co Berengario,  onde  indurlo  ad  ab- 
bandonare Terrore  che  andava  em- 
piamente spargendo,  circa  il  mistero 
dell'Eucaristia.  Mori  verso  il  1061. 

ADELMO  (s.  )  vescovo  di  Sher- 
bmn  in  Inghilterra,  nacque  tra  i 
Sassoni  occidentali,  stretto  parente 
del  re  Ina,  e  fu  educato  a  Cantor- 
bery  sotto  s.  Adriano.  Preso  l'abito 
nel  monastero  di  Malmesbm-y,  fu 
poi  abbate  del  monastero,  a  cui 
pervenne  molto  lustro  e  decoro  dalla 
venerazione,  clic  tutti  a  lui  profes- 
savano. Accoppiò  Adelmo  le  lettere 
alla  pietà,  e  dopo  trent'anni  ch'era 
abbate,  posto  sulla  episcopal  sede  di 
Shei'burn,  si  condusse  nel  formida- 
bile ministero  da  degno  successore 
degli  apostoli.  Si  narrano  miracoli 
operati  da  lui  prima  e  dopo  la 
morte.  Morì  a'  25  del  maggio  709 
mentre  stava  facendo  la  visita  alla 
sua  diocesi,  dopo  cinque  anni  di 
episcojiato.  La  sua  festa  si  celebra 
a'  25  di  inaggio. 

ADEMAllÒ  o  EMARO  di  Cha- 
banois,  monaco,  vivea  nel  io3o.  Fu 
uno  de'  piìi  famosi  storici  del  seco- 
lo undccimo,  e  scrisse  una  cronaca 
dal  ])rincipio  della  monarchia  france- 
se fino  «1  IO?.;).  Ci  lasciò  inoltre  un 
Calalo^o  tirigli  abbati  di  Lìino^cs, 
ed  Diìiì  Le  ilei  a  pei-  isUdnlirc  V  apo- 


ADE 

stolato  di  s.  Maialale.  Il  P.  Mabil- 
lou  attribuisce  a  questo  autore  alcu- 
ni versi  acrostici,  die  anche  riporta 
nelle  sue  opere. 

ADEODATO  (s.).  Questo  santo, 
che  cliiamaS  anche  Die  o  Diei  o 
Déodat ,  o  Dieudonné  _,  Deodatus  , 
Tlieodatus  o  Tcudates,  trasse  i  na- 
tali da  una  cospicua  famiglia  della 
Francia  occidentale ,  che  allora  ap- 
pellavasi  Neustria,  e  fioriva  nel  se- 
colo VII.  Fino  dalla  più  verde  età 
mostrò  desiderio  di  abbracciare  lo 
stato  ecclesiastico ,  e  le  rare  virtù 
ond'era  adorno,  davano  a  divedere 
esservi  chiamato  dal  Signore.  Dopo 
aver  dato  pro^e  di  sua  vocazione, 
venne  insignito  della  dignità  sacerdo- 
tale, ed  in  appresso  essendo  morto  il 
vescovo  di  Nevers,  fu  destinato  ad 
occujiare  quella  sede.  Appena  si  vide 
affidato  questo  importante  uffizio,  si 
diede  ad  edificare  il  suo  gi'cgge  colle 
parole  e  cogli  esempii,  e  colle  più  fer- 
vorose preghiere  ne  impetrava  da  Dio 
le  più  copiose  benedizioni.  Dopo  due 
anni  dalla  sua  elezione  al  Acscovato, 
intervenne  al  secondo  concilio  tU  Sens, 
che  si  celebrò  nel  657.  Ma  conoscen- 
do che  tutte  le  sue  sollecitudini  nou 
erano  sufficienti  a  preservare  i  suoi 
diocesani  dai  pericoli  del  mondo,  ri- 
nunziò alla  sua  dignità  e  rilirossi 
nei  monti  di  Vosges.  In  appresso  co- 
strusse  alcune  celle  a  Roman  nella 
diocesi  di  Toul;  tjuindi  portossi  nel- 
r  Alsazia,  ed  entrò  nel  monastero 
dei  religiosi  di  Abressennes;  dei  qua- 
li assunse  anche  il  governo.  Dopo 
qualche  tempo  si  nascose  in  una  ca- 
verna di  una  valle  rimotis^ima  sul- 
le rive  del  JMeurthe,  ove  condusse  vita 
assai  niortilìcata.  Quivi  fabbricò  una 
cella  ed  una  cappella  sotto  il  nome 
di  s.  Martino.  In  seguilo  av«iido  ot- 
tenuta in  dono  da  (Ihildcrico  li  re 
di  Austrasia  una  >alle,   i.h'egU  chia- 


ADE 

mò  di  Galilea,  vi  fabbric?)  un  gran 
monistero  sopra  una  collina  chia- 
mata Jointurcs.  Quivi  egli  propose 
a'  suoi  religiosi  la  regola  di  s.  Co- 
lombano, alla  quale  in  appresso  so- 
stituì cpiella  di  s.  Benedetto.  INIa  tro- 
vandosi incapace  di  attendere  al  la- 
voro delle  mani  per  la  sua  età  avan- 
zata, ritirossi  alla  propria  cella  pres- 
so la  cappella  di  san  IMarlino,  ri- 
tenendo il  governo  del  monistero. 
Terminò  di  vivere  nel  giorno  19 
giugno  dell'anno  679  o  684-  La  sua 
spoglia  mortale  ebbe  la  tomba  nella 
chiesa  del  monistero  di  Jointures, 
da  dove,  nel  ioo3,  fu  trasportata  in 
luogo  piìi  onorevole,  per  opera  di 
Beatrice  duchessa  di  Lorena.  Que- 
sto luogo  divenne  poscia  così  cele- 
bre, che  vi  fu  fabbricata  una  cit- 
tà, la  quale  dal  santo  ricevette  il 
nome  di  s.  Die.  II  monistero  ven- 
ne cangiato  in  un  capitolo  di  ca- 
nonici, nella  chiesa  dei  quali  si  con- 
senano  le  reliquie  del  santo. 

ADEODATO  I  (s.).  Papa  LXX, 
romano,  figlio  di  Stefano  suddiacono. 
Vogliono  alcuni  con  Baronio  {Annal. 
eccl.  ad  an.  6i4)  n.  i.)  che  fosse 
anch' egli  suddiacono,  e  che  il  pri- 
mo ei  venisse  assunto  da  questo  gra- 
do al  Pontificato;  ma  ciò  è  negato 
dall'eruditissimo  abbate  Cenni,  nel 
suo  ConcìUwn  Laleranense  Stepha- 
ni  III,  illustrato,  in  Prcrfat.  n.  8. 
pag.  16,  ove  sostiene  contro  i  due 
Pagi ,  che  in  questo  tempo  erano 
ancora  esclusi  dal  Pontificato  i  sud- 
diaconi,  non  ostante  l'autorità  di 
Liberato  Diacono  (  Liberato,  in  Bre- 
vìar.  cap.  22),  il  quale  afferma  che 
prima  di  questo  Pontefice  era  sta- 
to Silverio  sublimato  alla  Pontifi- 
cia dignità  dall'  ordine  di  suddiaco- 
no. Eletto  egli  Pontefice,  a'  dì  1 9 
ottobre  61 5,  prescrisse  che  si  cele- 
brassero   ogni    siorno    nella    chiesa 


ADE  89 

istessa  due  messe,  essendo  in  uso 
per  lo  avanti  di  cclebrai-ne  una  so- 
la, dopo  il  decreto  di  Alessandro  I 
(f-^edi).  Non  è  per  altro  nuova 
questa  legge ,  poiché  trovasi  in  u- 
na  lettera  a  Dioscoro  Alessandri- 
no [Epìsl.  II,  al.  81,  cap.  2.) 
scritta  da  Leone  I,  Papa  XLVII  , 
aver  egli  permesso  il  celebrarne  due 
a  cagione  dell'aumento  nel  numero 
de'  fedeli,  i  quali  capir  non  potevano 
tutti  in  una  medesima  chiesa.  Vuoisi 
a  questo  Pontefice  attribuita  la  leg- 
ge, che  proibì  al  figliuolo  del  padri- 
no il  menare  in  moglie  quella  don- 
na ,  che  suo  padre  avea  tenuta  al 
Battesimo  ;  onde  insorse  il  grado  di 
affinitìx  spirituale  :  come  ancora  da 
alcuni  si  tiene  per  fermo  aver  egli 
permesso  che  gì'  infami ,  e  le  don- 
ne di  pubblico  mal  fare  potessero 
dar  testimonio  contro  ai  simoniaci  ; 
ma  tali  decreti  sono  da  ci'edersi  ma- 
le apposti  a  questo  Pontefice,  es- 
sendoché si  ricavino  da  una  epi- 
stola ,  che  i  critici  più  accingati 
stimano  falsamente  a  lui  attribui- 
ta. Morì  santo  Adeodato  il  no- 
no giorno  del  novembre  6i8,  aven- 
do governata  la  Chiesa  per  anni 
tre  e  giorni  venti.  Amava  il  suo  clero 
d'  un  ardentissimo  amore,  e  distin- 
guevasi  per  così  consumata  virtù , 
che  visitando  i  malati  di  lebbra,  in- 
fermità troppo  allora  serpeggiante 
per  Roma,  con  un  sol  bacio  ad  un 
di  que'  miseri  ridonava  la  primiera  sa- 
lute. II  corpo  di  lui  giace  sepolto 
nel  Vaticano. 

ADEODATO  II  [a  Deo  datus). 
Papa  LXXIX,  romano,  fu  figlio  a 
Gioviniano.  Si  fece  monaco  benedet- 
tino di  s.  Erasmo  di  Roma  nel  Mon- 
te Celio ,  e  poscia  fu  creato  prete 
Cardinale.  Quindi  fu  innalzato  alla 
dignità  Pontifìcia,  il  giorno  ventidue 
aprile  672.  Fu  il  primo  che  inco- 
ia 


90  ADE 

minciò  le  sue  lettere  con  la  for- 
mula :  Sahitcm  et  apostolicam  hc- 
ntdìciionem .  Da  lui  ottennero  i 
veneziani  la  confliima  del  diritto 
perpetuo  di  eleggersi  il  doge  (  Pie- 
tro Giustiniani ,  Rer.  Penctar.  lil». 
I,  pag.  6).  Ratificò  similmente  al 
monistero  di  s.  Martino  il  privile- 
gio da  Crotperto  vescovo  di  Tours  in 
prima  accordato,  e  che  consisteva 
in  ciò ,  che  il  vescovo  di  Tours , 
nella  cui  diocesi  v'  ha  il  detto  moni- 
stero,  non  altro  avesse  diritto  sopra  di 
esso,  da  quello  infuori  di  conferire  a 
que'  monaci  gli  ordini  sacri ,  e  dar 
loro  il  crisma  da  sé  fatto.  Della  veri- 
tà di  questo  privilegio  viene  in  dub- 
bio Launoio  (par.  3.  cap.  20.  pag. 
465,  tom.  III.  par.  2.),  ma  Cointe 
[Annal.  eccles.  Francar,  ad  an.  674. 
§.  33.  99)  e  Mabillon  [De  re  di- 
plom.  lib.  I.  cap.  3.  §.  9.)  lo  sti- 
mano legittimo,  come  prima  dimo- 
strato lo  aveva  Rodolfo  Monsniere 
{^De  juribus  eccles.  s.  Martini  Turon.). 
Mori  Adeodato  a'  26  giugno  676 , 
dopo  aver  governato  la  Chiesa  per 
quattro  anni,  due  mesi  e  cinque  gior- 
ni. Il  bibliotecario  Anastasio  lo  di- 
pinge siccome  Pontefice  di  dolce 
tempera,  affabile,  liberale,  e  molto 
largo  in  provvedere  alle  bisogna  dei 
poveri.   E    sepolto  in  s.  Pietro. 

ADEODATO,  Cardinale,  del  ti- 
tolo presliiterale  di  santa  Prisca.  Gli 
eruditi  credono  che  vivesse  sotto  il 
Pontificato  di  s.  Gregorio  1,  eletto  nel 
590.  Si  ha  memoria  di  ({uesto  Car- 
dinale in  una  lapide  esistente  nel 
chiostro  del  monistero  di  s.  Paolo 
fuori  delle  mura  di  Roma. 

ADESSENARII.  Eretici,  che  am- 
mettono la  presenza  reale  di  G.  C. 
neir  Eucaristia,  ma  in  un  senso  con- 
trario alla  fede  ortodossa.  Il  nome 
loro  derivasi  dal  Ialino  adesse.  Co- 
storo si  conoscono  piuttosto  sotto  il  no- 


ADI 
me  (V  inipanatori.  Tali  appunto  so 
no  i  luterani ,  i  quali  asseriscono , 
che  dopo  la  consecrazione  trovasi 
realmente  il  corpo  di  G.  C.  nel- 
la Eucaristia ,  ma  unitamente  alla 
sostanza  del  pane,  eh'  essi  non  cre- 
dono assolutamente  distrutta.  Il  mo- 
do, onde  spiegano  questa  presenza, 
appellasi  impanazione.  GÌ'  impaaa- 
tori  sono  divisi  nell'  opinione  :  altri 
sostengono  essere  il  corpo  di  G.  C. 
nel  pane  ;  altri  intorno  al  pane;  altri 
sopra  ;  altri  finalmente  sotto  il  pane. 

Si  potrebbe  chiamare  impanazio- 
ne il  parere  di  alcuni  giacobiti,  che 
ammettendo  la  real  })resenza  del 
corpo  di  G.  C.  neir  Eucaristia,  sup- 
pongono una  unione  ipostatica  tra 
il  Verbo  di  Dio ,  il  pane  ed  il  vi- 
no. Questa  m)inione  già  intesa  al 
tempo  di  Berengario ,  si  ripetè  da 
Osiandro,  uno  dei  principali  lutera- 
ni. Rossuet  la  confatò  validamente. 

ADIAFORISTI  o  ADIAFORITI, 
indijjerenli.  Nome  dato  nel  secolo 
XVI  ai  luterani  moderati  ,  ade- 
renti a  Melantone,  che  sottoscrissero 
a\V  Interini  pubbUcato  da  Carlo  V, 
nella  dieta  di  Augusta.  Questi  settarii 
furon  chiamati    ancora    inlerimisti. 

ADI MAR^I  Alamanno,  Cardinale. 
Alamanno  Adimari,  fiorentino,  ebbe 
i  natali  nel  i3G2.  Fu  prima  cano- 
nico, indi  pairoco  nella  sua  patria,  po- 
scia, nel  1 400,  ne  venne  eletto  vescovo 
da  Bonifacio  IX.  Non  avendo  potuto 
conseguire  il  possesso  di  quella  dio- 
cesi, venne  trasferito,  nel  i4"ij  ^"^ 
chiesa  di  Taranto,  e  poi  alla  pri- 
maziale  di  Pisa.  Giovanni  XXIll  lo 
spedì  nunzio  in  Francia,  donde  ri- 
tornato con  gloria ,  lo  creò  prete 
Cardinale  di  s.  Eusebio,  nell'  anno 
i4i  I5  a'  6  giugno.  Nello  stesso  tem- 
po il  Pontefice  lo  investì  della  le- 
ga/ione nelle  Gallie  col  privilegio 
di  concedere  la  festa  di  n.  Gmsep^n^ 


ADI 

a  tutte  le  città  e  provincio  soi^gcttc 
alla  sua  legazione.  Passò  quindi  nel- 
la Spagna,  aftlne  di  restituire  quel 
regno  all'unità  della  Chiesa  Romana, 
da  cui  si  era  diviso  obbedendo  al- 
l'antipapa Benedetto  XIH.  Martino 
V  lo  fece  arciprete  della  basilica 
Vaticana,  e  lo  incaricò  nuovamente 
del  viaggio  in  Aragona  per  ridurre 
l'antipapa  Pietro  di  Luna  a  più 
saggi  consigli.  Nel  suo  ritorno,  at- 
taccato dal  contagio,  mori  in  Ti- 
voli l'anno  1422,  ed  ebbe  sepolcro 
nella  chiesa  di  s.  Maria  Nuova  di 
Roma.  Salvino  Salvini  scrisse  la 
vita  dell'Adi  mari. 

ADIMARO,  Cardinale.  Adimaro, 
monaco  ed  abbate  del  monistero  di 
Fulda,  di  nazione  tedesco,  fu  nel  946 
creato  da  Agapito  II  Cardinale  prete 
della  S.  R.  C. ,  e  si  rese  chiaro  ed 
accetto  per  la  sua  dottrina  e  pietà. 
Colto  dalla  pestilenza,  mori  nel  Q^G, 
e  fu  sepolto  nel  coro  del  suo  mo- 
nistero. Adamo  canonico  di  Brema 
scrisse,  che  Adimaro  persuase  Ot- 
tone il  Grande  ad  assoggettare  gli 
sciavi  al  suo  dominio,  ed  al  giogo 
soave  dell'evangelio. 

ADIMARO,  Cardinale.  Adimaro, 
nato  in  Capua  d'illustre  prosapia, 
era  sul  principio  segretario  del  prin- 
cipe di  quella  città,  indi,  lasciato  ai 
poveri  il  suo  ricco  patrimonio ,  si 
fece  monaco  di  Montecassino.  Di- 
stinguendosi pel  candor  dei  costu- 
mi, venne  spedito  in  Sardegna  co- 
me abbate  di  un  nuovo  monistero. 
Assalito  dai  corsari,  e  derubato  di 
ogni  effetto  prezioso,  che  seco  portava, 
mentre  restituì  vasi  al  suo  convento, 
fu  chiamato  a  Roma.  Gli  si  con- 
ferì il  carattere  di  abbate  di  s.  Lo- 
renzo fuori  delle  mura,  poi  da  Ales- 
sandro II,  nel  1061,  fu  eletto  Car- 
dinal prete  di  s.  Prassede.  Molti 
miracoli    si    raccontano    operali  per 


ADO  «)( 

la  sua  intercessione;  fra  gli  altri, 
che  l'acqua  da  lui  benedetta  risa- 
nava gì'  inférmi.  Spirò  nel  bacio  del 
Signore  l'anno    1076. 

ADINOLFO,  Cardinale.  Adinoliò 
monaco,  e  nel  11 25  abbate  di  s. 
Maria  di  Farfa,  ricevè  da  Inno- 
cenzo li  la  sacra  porpora,  e  da 
Celestino  II  la  legazione  di  Ger- 
mania presso  Corrado.  S'  ignora  il 
tempo  preciso  della  elezione  di  que- 
sto Cardinale. 

ADIURAZIONE.  Parola  non  pro- 
pria della  lingua  italiana,  che  vale 
a  dire  un  comandamento  fatto  in 
nome  di  Dio  al  demonio,  aflinchè  esca 
dal  corpo  ossesso,  oppure  manifesti 
qualche  cosa  segreta.  Cosi  sono  chia- 
mate le  foi-mule  degli  esorcismi,  che 
principiano  :  Adj'uro  te,  spiritus  ini- 
rnunde  ecc.    P^.  Esorcismo. 

ADIUTORE  (s.),  solitario  a 
Vernon  sulla  Senna,  abbracciò  di 
buon'  ora  il  mestiere  delle  armi ,  e 
crociatosi  con  la  nobiltà  fiancese , 
die'  non  dubbie  pruove  di  alto  va- 
lore. Schiavo  de'  saraceni ,  tutto  sol- 
fèri  anziché  rinnegare  a  Gesìi  Cristo. 
Restituitagli  finalmente  la  libertàj  si 
fé'  religioso  nell'  abbazia  di  Tiron, 
cui  donò  tutti  i  suoi  beni ,  a  con- 
dizione che  gli  si  fabbricasse  ima 
cella  con  oratorio  presso  a  Ver- 
non. Quivi  passò  il  resto  de'  suoi 
di  negli  esercizii  della  vita  eremiti- 
ca, e  mori  il  3o  aprile  ii3r.  Ce- 
leberrimo è  il  culto  di  lui  nelle 
diocesi  di  Rouen ,  d'Evreux  e  di 
Chartres.  La  festa  di  s.  Adiutore  è 
riportata  al  di   3o  di  aprile. 

ADONE  (s.),  arcivescovo  di  Vien- 
na, nel  Delfinato,  nacque  nel  Gal- 
linois,  verso  l'anno  800,  da  una 
antica  e  ricchissima  famiglia.  Ab- 
borrevole  e  schivo  de'  piaceri ,  che 
il  mondo  esibivagli ,  vestì  l' abito 
nell'abbazia  di  Ferrière^,  dove  sortì 


92  ADO 

la  sua  educazione.  Marciiardo  ab- 
bate di  Proni  lo  domandò  ancor 
giovanetto  a  maestro  di  sacre  let- 
tere a' suoi  religiosi.  Questi  si  pro- 
pose Adone  unicamente  di  fare  veri 
servi  di  Dio.  S.  Remigio  arcivesco- 
vo di  Lione  gli  commise  la  parroc- 
chia di  s.  llomano  presso  Vienna , 
della  cui  diocesi  fu  eletto  arcive- 
scovOj  r  anno  860.  Il  Papa  Nicolò 
gì'  inviò  il  pallio.  Non  poterono 
mai  nulla  in  esso  lui  gli  umani 
rispetti  :  quando  trattavasi  di  sra- 
dicare i  vizii  e  di  staljilire  le  virtìi, 
adoperò  sempre  e  con  tutti ,  fino 
co'  sovrani ,  la  evangelica  ed  aposto- 
lica libertà:  di  che  veniva  al  santo 
arcivescovo  sempre  maggiore  stima 
e  venerazione.  La  lunga  sua  vita 
fu  consumata  nell'adempiere  ai  do- 
veri di  religione ,  e  a  quelU  del 
vescovato.  Raccolse  in  Vienna  piìi 
concilii  per  mantenere  pura  la  fede 
ed  i  costumi.  Non  dimenticò  lo 
studio  delle  lettei-e  e  specialmente 
della  storia  tanto  profana  che  eccle- 
siastica; che  anzi  è  autore  i.  di 
una  Cronaca  di  Storia  universale , 
1.  di  un  grande  e  di  un  piccolo 
Martirologio j  il  primo  de' quali  con- 
tiene ristretti  delle  vite  dei  santi. 
E  degno  di  osservazione  che  egli 
fu  il  primo  ad  inserire  nella  lista 
delle  feste  quella  di  tutti  i  santi  ; 
che  preferì  gli  antichi  atti  di  s.  Dio- 
nigio  alle  favole  d'ilduino;  che  di- 
stinse la  Maddalena  dalla  peccatrice 
del  vangelo ,  e  si  accordò  co'  greci 
appellando  Dormizione  l'Assunzione 
di  JM.  V.  al  cielo.  ]Mori  il  dì  16  di- 
cembre 875.  Nella  chiesa  di  Vienna, 
che  ha  seni  pie  onorata  la  memoria 
di  lui ,  egli  è  ricordato  in  questo 
giorno ,  nel  quale  anche  il  martiro- 
logio romano  fu  cenno  di  s.  Adone. 
ADORATIUCI  PERPEiUE  del  di- 
vi.v  Sacra.miì.mo.  Instituto  di  niona- 


ADO 
che,  fondato  nel  1807,  da  suor 
Maria  Maddalena  dell'  Incarnazione. 
Precipua  mira  di  queste  mona- 
che è  dedicarsi  all'  adorazione  del 
ss.  Saci-amento  dell'  altare  sì  di  gior- 
no, esposto  alla  pubblica  venerazione, 
come  di  notte,  chiuso  nel  tabernaco- 
lo, nonché  a  cantarne  le  lodi;  e  ciò 
in  risarcimento  delle  offese,  che  dagli 
empi  vengono  continuamente  fatte 
a  questo  mistero  di  amore. 

La  pia  istitutrice  di  f[uest  Ordine 
nata  a  Porto  di  s.  Stefano  nei  pre- 
sidii  di  Toscana ,  divenne  abba- 
dessa  del  terz'  Ordine  di  s.  Fran- 
cesco nel  monistero  d'  Ischia.  Ani- 
mata dal  sentimento  della  più  pu- 
ra divozione  verso  Gesìi  sacramen- 
tato, concepì  la  religiosa  idea  di 
istituire  una  congregazione ,  onde 
il  ss.  Sacramento  ricevesse  un  cidto 
perpetuo.  Perciò,  a' 2  giugno  1807, 
unitasi  a  due  religiose  del  suo  mo- 
nistero 5  Maria  Anna  delle  piaghe 
di  G.  C.  e  Maria  Gioseffa  de'  ss. 
cuori  di  Gesìi  e  Maria,  di  alcune 
giovani  e  del  confessore,  venne  in 
Roma  ed  alloggiò  nel  monistero 
di  s.  Lucia  in  Selce.  Con  istraor- 
dinarie  elemosine,  che  le  venne  fat- 
to di  raccogliere ,  acquistò  la  chiesa 
ed  il  locale  de'  ss.  Gioachimo  ed 
Anna  alle  quattro  fontane  ;  e,  nella 
terza  domenica  di  settembre  del  me- 
desimo anno,  die'  principio  alla  sua 
istituzione  sotto  gli  auspicii  di  Maria 
Vergine,  dei  cui  dolori  in  quel  gior- 
no celebravasi  la  festa.  Il  Cardinal 
vicario  con  autorità  ordinaria,  nel 
seguente  anno  1 808,  a'  2  di  febbra- 
io, ne  appro\ò  le  costituzioni,  che 
vennero  in  pioci-sso  di  tempo  confer- 
mate anche  dal  Pontefice  Pio  \  lì,  ai 
22  luglio  1818.  Queste  co>lituzioni , 
dopo  una  riforma  tìitta  tlalla  fon- 
datrice medesima,  rivedute  dall'  c- 
niiucutissJnio    Cardinal    Zurla  ,    al- 


ADO 
loia  Vicario  del  Papa,  uscirono  in 
luce  diu'aute  il  Pontificalo  di  Leo- 
ne XII  di  s.  m.  Tuttavia,  per  al- 
cune circostanze,  la  regola  subito 
non  fu  posta  iu  vigore.  Inlantu  era 
morta  la  fondatrice,  uè  perciò  isce- 
niatosi  il  lèrvoie  nelle  figlie  del  suo 
istituto,  meritarono  che  in  progresso 
la  genuina  regola  della  pia  suor 
M.  jMaddalena  venisse  appi  ovata  con 
tutta  la  solennità.  Questa  legola  jier- 
lèzionata,  vide  nuovamente  la  luce 
sotto  gli  auspicii  del  Pontefice  Gre- 
gorio XVI  gloriosamente  regnante  ; 
ed  oggi  è  con  somma  esattezza  adem- 
piuta dalla  comunità  delle  Adoratrici. 

E  tal  comunità  divenne  poi  così 
numerosa,  che,  rendendosi  di  troppo 
angusto  il  monistero  de'  ss.  Gioa- 
chimo  ed  Anna,  il  lodato  Pontefice 
benignamente  concesse  a  quell'  isti- 
tuto la  chiesa  e  l' ampio  monistero 
di  s.  Maria  INIaddaleua  al  Quirinale. 
]\è  solo  in  Roma  crebbe  la  società 
delle  Adoratrici  ;  in  Napoli  se  ne 
fondò  un  altro  monistero,  con  qual- 
che variazione  paò  nella  regola;  e 
non  è  mollo,  che  la  superioia  delle 
Adoratrici  di  Roma  si  è  dovuta 
recare  anche  in  Torino  per  aprir- 
\ene  un  terzo,  che  viene  provveduto 
di  rendite  dallo  stesso  religiosissimo 
re  Carlo  Alberto.  La  pia  dama  mar- 
chesa di  Barolo  concorre  anch'  essa 
pel  maggiore  accrescimento  e  per 
la  prosperità  del  santo  istituto. 

L' abito  delle  Adoiatrici  consiste 
in  uiìa  tonaca  di  lana  bianca  con 
scapolare  di  lana  rosso,  sul  quale 
alla  sinistra  del  petto  sta  ricamata 
in  bianco  la  forma  dell'  Ostensorio 
colla  SS.  Ostia.  Una  fascia  di  lana 
rossa  pende  dal  lato  destro,  iu  cui 
veggonsi  gli  emblemi  della  passione 
di  G.  C.  ricamati  paiinienti  in  bian- 
co. Oltre  a  ciò  portano  un  gran 
mantello  di    luna  bianca  con  lunga 


ADO  93 

coda  imperiale,  sid  lato  destro  dei 
quale,  dalla  parte  dinanzi,  avvi  uu 
cuore  di  lana  rossa  con  lo  stemma 
del  SS.  Sacramento  ricamato  in 
bianco.  Sopra  di  (|uesto  mantello  por- 
tano uu  velo  nero,  che  dal  capo  di- 
scende a  ricuoprirne  tutta  la  persona. 
y.  Adorazione  del  ss.  Sacramento, 
Monache. 

ADORAZIONE.  Voce,  che  vale 
massimamente  ad  indicare  l' inter- 
no ed  esterno  culto  di  latria  do- 
vuto air  Ente  Supremo.  Con  essa 
voglionsi  esprimere  altresì  gli  alti 
di  ossequio  ,  che  vengono  rendu- 
ti  a  persona  ragguardevole.  Nelle 
sacre  pagine  innuinerabili  esempli 
di  una  tale  Adorazione  si  riscon- 
trano :  e  perciò  conviene  affib- 
biarle un  significato  diverso,  secon- 
do che  si  riferisce  a  Dio,  ovvero  a- 
gli  uomini.  Se  poi  si  applica  a  Ma- 
ria Vergine,  indica  il  cullo  d' ìper- 
clulia,  cioè  superiore  a  quello  di  tut- 
ti i  santi,  come  dovuto  alla  più  su- 
blime in  grazia  ed  in  gloria  tra 
tutte  le  creature  ;  se  finalmente  ri- 
feriscasi ai  comprensori  beali,  signi- 
fica il  culto  di  dulia,  tributato  loro 
pegli  eccellenti  doni  e  sovrannatu- 
rali onde  vennero    distinti    da  Dio. 

ADORAZIONE  deilaCkoce.  Una 
delle  più  auguste  ceremonie  della 
uosti'a  religion  santissima ,  che  ha 
luogo  solennemente  nel  venerdì  san- 
to. Eccone  in  breve  la  descrizione, 
secondo  il  rito  della  Chiesa  Romana. 
Finite  le  oi'azioni,  che  si  fanno  dopo 
il  canto  della  Passione,  il  celebrante 
depone  la  pianeta ,  ed  avvicinatosi 
al  lato  dell'  epistola,  ivi,  sulla  parie 
posteriore  dell'  angolo,  giù  dei  gra- 
dini dell'  altare  ,  riceve  dal  diacono 
la  croce  già  preparata  suU'  altare  , 
e  colla  faccia  rivolta  al  popolo,  la 
scuopre  alquanto  nella  sommità,  in- 
tonando solo  r  aulilòiia  Ecce  lignuni 


94  ADO 

Crucis.  Questa  vien  proseguita  dai 
cantori  sino  al  venite  adoremus,  al 
«jual  versetto  tutti  si  prostrano,  a 
riserva  del  celebrante.  Di  poi  il  sa- 
cerdote si  avanza  alla  parte  ante- 
riore dell'  altare,  dal  medesimo  lato 
dell'  epistola  :  scuopre  il  braccio  de- 
stro della  croce,  e,  alzando  un  po' 
di  piìi  la  voce,  ripiglia  Ecce  lignum 
Crucis,  seguendo  i  cantori,  e  ado- 
rando tutti  al  venite  adoremus.  Que- 
sta medesima  ceremonia  finalmente 
si  fa,  quando  il  sacerdote  nel  mez- 
zo dell'  altare  scuopre  tutta  intera  la 
croce.  Ciò  fatto,  il  celebrante  porta 
egli  solo  la  croce  dinanzi  all'altare 
nel  luogo  preparato,  e  genuflesso  x'vi  la 
posa.  Poscia,  essendosi  levate  le  scar- 
\)e,  procede  all'Adorazione  di  essa, 
facendo  a  qualche  distanza  tre  ge- 
nuflessioni prima  di  baciarla.  Indi 
i  ministri  dell'altare,  e  dopo  essi, 
il  clero  e  il  popolo  a  due  a  due 
vanno  ad  adorare  la  croce,  facendo 
egualmente  le  genuflessioni. 

Durante  l'adorazione,  si  canta- 
no in  coro  gì'  Improperii.  V.  il 
Messale  nella  rubrica  di  tal  giorno, 
ed  il  Gavanto  per  la  spiegazione 
delle  ceremonie. 

Si  consulti  a  maggiore  schiari- 
mento il  Cancellieri  nella  sua  Ope- 
ra De  Secret,  pag.    iqSo. 

ADORAZIONE  che  si  rende  al 
PAPA.  Quando  parliamo  di  cotale 
Adorazione  intendiamo  di  accordar- 
ci perfettamente  con  la  idea  presen- 
tatane dal  venerabile  Cardinale  Bel- 
larmino, il  quale,  nella  celebra tissi ma 
opera  De  Sunvn.  Ponti f.  lib.  Ili , 
cap.  1 8  et  scq.,  la  definisce  siccome 
atto  di  profondo  rispetto  e  venera- 
zione praticato  inverso  il  Sommo 
Pontefice,  eh'  è  Vicario  di  Gesù  Cri- 
sto :  atto  in  cui  non  havvi  alcun 
che  di  comune  col  culto  che  pre- 
stasi debitamente   a'  santi  del  cielo. 


ADO 

Da  ciò  sono  abbastanza  convinti  di 
eri'ore  quanti  danno  senso  diverso 
alla  surriferita  espressione,  calun- 
niando per  tal  modo  i  sagri  riti 
della  Chiesa  Romana.    V.  Bacio  dei 

PIEDI.  SOVRANI.  UBBIDIENZA  DI  ADO- 
RAZIONE, che  rendono  i  Cardinah  al 
Sommo  Pontefice. 

ADORAZIONE  del  SS.  Sacra- 
mento, Monache.  Ordine  religioso, 
che  avea  per  istituzione  l' adorare  per- 
petuamente il  SS.  Sacramento.  La  re- 
gina di  Francia  Anna  d'Austria,  ma- 
dre di  Luigi  XIV,  fu  quella,  che 
concepì  la  prima  il  progetto  di  da- 
re un  culto  continuato  al  SS.  Sa- 
cramento. Elesse  perciò  da  un  mo- 
nistero  dell'  Ordine  di  s.  Benedetto, 
la  Madre  Caterina  de  Bar,  chiamata 
del  SS.  Sacramento,  allora  abba- 
dessa  del  monistero  della  SS.  Con- 
cezione di  Rambevilliers,  nella  Lo- 
rena, diocesi  di  Tours,  e  nel  1 654  col- 
la regola  dello  stesso  s.  Benedetto 
die'  principio  a  questo  pio  istituto, 
approvato  dal  beneplacito  del  re,  e 
dell'arcivescovo  di  Parigi,  e  poi,  nel 
1664,  dal  Cardinal  Ghigi  nipote  di 
Papa  Alessandro  VII  e  suo  Legato  a 
latere  in  Francia.  Nel  1 668  fu  di  nuo- 
vo confermato  dal  Cardinal  di  A  au- 
dome,  finché  il  Pontefice  Innocenzo 
XI,  nel  1676,  corroborò  il  tutto  col- 
r  approvazione  apostohca,  e  Clemen- 
te XI,  nel  1705,  ne  sancì  le  costitu- 
zioni. Quindi  ad  istanza  della  pia  l'cgi- 
na  di  Polonia,  vedova  del  valoroso 
Giovanni  III,  questo  Pontefice  chia- 
mò a  Roma  alcune  monache  di  Fran- 
cia, fondando  nella  capitale  del  Cri- 
stianesimo un  moni>.lero  di  questa 
istituzione.  Nelle  regole  veniva  pre- 
scritta con  voto  la  continua  Adora- 
zione del  SS.  Sacramento.  Perciò 
le  religiose  tanto  nel  giorno,  che  nel- 
la notte,  succedendosi  a  vicenda,  in 
ginocchioni  oravano  innanzi  1'  altare 


ADO 
in  cui  si  conservaya  la  SS.  Eucaristia; 
ed  è  perciò  che  avanti  al  ]»etto,  per 
distintivo,  portavano  l' immagine  del 
SS.  Sacramento,  e  vestivano  con  l'a- 
bito nero  eguale  alle  benedettine.  /^'. 
Bonanni,  Catalogo  degli  Ordini  Reli- 
giosi,\ìm'ìc  II,  e  l'articolo  Adoratri- 

CI    PERPETUE    DEL    SS.    SACRAMENTO. 

Il  Sommo  Pontefice  Pio  VI  ap- 
pi'ovò  r  Ordine  delle  monache  di 
san  Norberto,  fondato,  fin  dal  1767, 
dal  pio  sacerdote  svizzero  Giusep- 
pe Hely  con  un  monistero  nella 
diocesi  di  Coirà,  dove  le  novelle 
monache  s'impiegavano  per  principa- 
le istituto  nella  perpetua  Adorazio- 
ne del  SS.  Sacramento,  cantando  al- 
teraativamente  col  coro,  sì  di  gior- 
no che  di  notte,  in  lingua  nativa,  le 
continue  lodi  del  Sacramentato  Ge- 
si^j.  Dopo  che  questo  pio  istituto  si 
era  disteso  per  la  Germania,  fu  an- 
cora introdotto  in  Roma  nella  chiosa 
di  s.  Matteo  in  ]Merulana,dove  per  le 
circostanze  de'  tempi  poco  si  conservò. 
Vi  è  chi  dice,  che  vi  aveano  molte  sor- 
ta di  religiose;  le  quali  praticavano  l'A- 
dorazione perpetua  del  SS.  Sacramen- 
to, di  maniera  cVi'  esse  si  succedevano 
giorno  e  notte.  Le  religiose  dell' Ado- 
razione perpetua  del  SS.  Sacramento 
stabilite  a  Marsiglia  nello  scorso  se- 
colo dal  p.  Antonio  Le  Quien  del- 
l'Ordine de' predicatori,  erano  celebri 
fra  le  altre,  come  anche  le  mona- 
che del  Corpus  Domini  in  IMacera- 
ta,  d'istituzione  più  antica.  Furono 
queste  istituite  verso  il  i683  da  Gia- 
cinta de  Bossi  A'eneziana,  la  quale 
recatasi  in  Macerata  con  alcune  ni- 
poti, comparì  con  un  abito  monasti- 
co, e  da  quel  momento  furono  det- 
te monaclietle.  La  regola  che  asse- 
gnò ircir  erezione  del  monistero  fu 
quella  del  terz'  Ordine  della  peni- 
tenza di  s.  Domenico,  e  che  tuttora 
si  professa  nella  sua  stietta  osservan- 


ADO  95 

za,  con  vita  comune  |>erfetta.  Fra 
le  costituzioni  della  fondatrice,  ap- 
provate dal  vescovo  Paolucci,  a' 2 3 
maggio  1697,  si  prescrive,  che  quan- 
do le  monache  sieno  giunte  ad  un 
numero  suHlciente,  la  priora  le  dis- 
ponga all'  Adorazione  del  SS.  Sa- 
cramento per  quello  .spazio  di  tem- 
po che  essa  crederà  ;  e  quando  esso 
calla  pubjjlica  adorazione,  abbia  luo- 
go il  canto  delle  sue  lodi. 

ADORBIGAAE.  Città  vescovile, 
e  metropolitana  della  diocesi  di  Cal- 
dea, che  credesi  essere  l'antica  Me- 
dia, o  almeno  una  delle  sue  parti. 
Tauride  ne  fu  un  tempo  la  metro- 
poli, e  fu  ritenuto  che  fosse  la  stes- 
sa Ecbatana  capitale  de' medi.  Le 
altre  città  di  questa  provincia  sono 
Bardaa,  Ardebel,  Maraga,  Salmasa, 
Argide,  Asnocha,  Chalata,  Schahar- 
zul,  che  sono  sottomesse  ai  ne.sto- 
riani  ;  in  seguito  Bardaa  e  Salma- 
sa furono  elevate  al  grado  metro- 
politano. Vi  erano  ancora  de' vesco- 
vi giacobiti. 

ADOTTATO  Rufo,  Cardinale. 
Adottato,  di  patria  romano,  vien  an- 
noverato fra  i  Cardinali  promossi 
dal  s.  Pontefice  Leone  II,  che  go- 
vernava la  Chiesa  nel  682.  Intorno 
la  vita  di  lui  si  desiderano  più  dif- 
fuse memorie. 

ADOZIANI.  Eretici,  che,  seguen- 
do le  orme  di  Nestorio,  dividevano 
le  persone  in  Gesù  Cristo,  e  ne- 
gavano esser  Egli  come  uomo  figliuo- 
lo naturale  di  Dio,  predicandolo 
semplicemente  adotU\'o.  Codesta  set- 
ta ebbe  fatale  cominciamento  men- 
tre imperava  Carlo  Magno ,  ver- 
.so  l'anno  778,  e  ricevette  esca  da 
Felice  vescovo  di  Urgel ,  il  quale 
consultato  da  Elipando  arcivescovo 
di  Toledo  intorno  la  figliazione  di 
Gesù  Cristo,  rispose  che  questi  co- 
me Dio  è  veramente  e  pro[)riami'/i- 


96  ADR 

le  Figlio  dell'Eterno  Padre,  da  lui 
naturalmente  generato:  ma  come 
uomo,  o  figliuolo  di  JMaria,  è  sol- 
tanto Figlio  adottivo  di  Dio.  Or  a 
tal  decisione  avendo  sottoscritto  Eli- 
pando,  Adriano  I  Sommo  Pontefi- 
ce con  una  lettera  dommatica  indi- 
ritta ai  vescovi  della  Spagna,  ne  con- 
dannò solennemente  l'errore;  che  fu 
poi  proscritto  nel  7945 '^'"^  numeroso 
concilio  in  Francoforte,  nel  79^  dal 
sinodo  di  Forlì,  e  nell'anno  800  dal 
concilio  romano  tenuto  sotto  il  Ponte- 
fice Leone  III.  Cosiffatto  errore  confu- 
tarono felicemente  e  s.  Paolino  pa- 
triarca di  Aquileia,  ed  Alenino.  In 
vano  però  e  la  Chiesa  e  i  Padri  si 
adoperarono  ad  umiliare  la  capar- 
bietà ostinata  dei  due  vescovi  Eli- 
pando  e  Felice  :  che  ambedue  lascia- 
rono prima  dell'errore  la  vita  ! 

ADRA  o  ABDARA.  Città  vesco- 
vile della  Spagna  nel  regno  di  Gra- 
nata. Pietro  vescovo  di  Abdara  ap- 
pose la  sua  sottoscrizione  al  primo 
concilio  tenuto  in  Siviglia.  In  se- 
guito la  sede  vescovile  di  cpiesta 
città  venne  trasferita  ad  Almeria. 

ADRA  [Adren.),  Adraon,  ovvero 
Adraton.  Città  vescovile  in  partibiis, 
neir  Arabia  Petrea,  sulfraganea  del- 
la metropoli  di  Bostra.  Di  questa 
chiesa  si  fa  cenno  nella  VI  sessio- 
ne del  conciho  di  Calccdonia.  Fu 
detta  eziandio    Caatrum. 

ADRAINIITTO  {Adramytlen.),  A- 
dramile,  ed  anche  LaudramiUc.  Cit- 
tà vescovile  in  partihiix  nella  Troa- 
de,  sufTraganea  di  Efeso.  La  sua  o- 
rigine  rimonta  ad  epoca  rimota.  Ai 
nostri  giorni  è  assai  piccola  città, 
chiamata  dai  turchi  Endromc  e  da 
altri  Sandemìtri . 

k\yKt\^S>0[Adrascn.),Adrnsso.Cil\l\ 
vescovile  in  parlihux  nella  Siria,  suf- 
fraganea  della  metropoli  di  Soleucia. 

ADV^KTO  {Adrnlen.).  Città  vesco- 


ADR 
vile  in  partihun  nell'  Arabia  Petrea, 
sufTraganea  della  metropoli  di  Bostra. 

ADRIA  [Adrien.).  Qucst'  antichissi- 
ma città,  che  comtmicò  il  proprio  no- 
me al  mare  Adriatico,  si  crede  fonda- 
ta dai  pelasgi,  i  quali  furono  cacciati 
dagli  etruschi,  che  in  Adria  stabili- 
rono una  possente  colonia  e  presero 
a  nobilitarla.  Il  suo  porto  rinoma- 
tissimo allora  era  capace  di  conte- 
nere un'armata  navale,  ed  anche 
nei  secoli  posteriori  alla  romana  re- 
pubblica, venne  presidiato  dall'im- 
peratore Yitellio  a  salvezza  del  ve- 
neto littorale.  Adria,  detta  dai  ro- 
mani Traspadana,  e  riconosciuta 
Etrusca,  da  essi  fu  dichiarata  muni- 
cipio di  prima  classe,  durando  in 
tale  stato  fino  al  decadimento  dell'im- 
pero. Declinato  questo  per  le  rivo- 
luzioni d' Italia,  assai  perdette  della 
sua  grandezza.  Finalmente  nei  se- 
coli posteriori,  straripando  il  Po  e 
r  Adige  sino  a  coprire  gli  antichi 
boschi,  si  dilatarono  i  limiti  della 
terra  ferma,  e  ritirandosi  il  mare, 
divenne  Adria  a  poco  a  poco  città 
terrestre,  come  lo  è  di  presente. 

In  ogni  tempo  Adria  potè  van- 
tare di  sé  onorevole  condizione . 
Nel  43o  dell'  era  volgare,  soggetta 
agi'  imperatori  d'  Oriente,  reggevasi 
popolarmente,  eleggendosi  im  gover- 
natore proprio.  JNel  089  fu  com- 
presa neir  esarcato  di  Ravenna,  e 
poscia  fu  unita  alla  Chiesa.  Neil'  822 
il  temporale  dominio  di  Adria  sta- 
va nei  suoi  vescovi  protetti  sempre 
dalla  Santa  Sede  e  dall'imperatore. 
Assai  ella  era  forte  allora,  se  potè 
di  frequente  misurarsi  colla  veneta 
potenza.  Abbattuta  dalla  forza  mag- 
giore, si  collegò  cogli  Estensi  domi- 
natori di  Ferrara  per  investitura 
Pontifìcia.  Nel  i3o9  Adria  era  li- 
bera, e  sebbene  sostenesse  nel  XIV 
secolo  la  sua  lihorlà,    pure    dovette 


ADR 

ancora  riparare  sotto  la  protezione 
degli  Estensi.  Risorta  appena  sntU) 
quel  governo,  andò  incontro  a  nuo- 
ve calamità;  perocché  guerreggiando 
i  veneziani  contro  Ercole  I  duca  di 
Ferrara ,  Adria  assediata  da  ossi 
con  armata  navale  e  terrestre  dojio 
un'ostinata  l'esistenza  (anno  1482) 
fu  devastata.  Due  anni  durò  Adria 
sotto  il  veneto  governo ,  il  quale , 
conchiuso  il  trattato  di  Bagnolo, 
la  rendette  al  duca  Estense .  So- 
praggiunta però  la  lega  di  Cam- 
bray,  conchiusa  fra  il  sovrano  Pon- 
tefice Giulio  II  della  Rovere,  Mas- 
similiano I  re  dei  Romani ,  Lodo- 
vico XII  re  di  Francia,  e  Ferdi- 
nando V  re  di  Spagna ,  contro  i 
veneziani ,  Adria  si  staccò  dal  duca 
Estense ,  e  si  diede  spontaneamente 
alla  repubblica  veneta,  il  che  venne 
confermato  nella  pace  generale  ce- 
lebrata a  Bologna  nel  i.'i^c)  fra  il 
Pontefice  Clemente  VII  Medici ,  e 
r  imperatore  Carlo  V,  nel  Dogado 
di  Andrea  Gritti,  Ottenne  Adria  in 
quel  momento  grandiosi  privilegii 
dalla  repubblica,  e  li  mantenne  per 
molto  tempo.  La  sede  vescovile  di 
Adria ,  già  suffraganea  di  Raven- 
na ed  ora  di  Venezia ,  è  fra  le 
più  cospicue,  contandosi  nella  serie 
dei  suoi  vescovi  quattro  santi  e 
cinque  Cardinali .  Il  Cristianesimo 
vi  si  diffuse  dai  primi  tempi  della 
Chiesa,  e,  secondo  s.  Doroteo  prete, 
il  suo  primario  vescovo  fu  s.  Epa- 
frodito,  uno  de'  discepoli  degli  apo- 
stoli. Gallionisto  è  però  il  primo 
di  certo,  che  si  sappia  aver  gover- 
nata questa  chiasa.  Assistè  al  con- 
cilio Lateranense  contro  i  monote- 
liti  sotto  il  Papa  Martino  nel  649. 
S.  Bellino  martire,  vescovo  di  Pa- 
dova ,  è  il  patrono  della  città.  Le 
sue  relicpiie  riposano  a  Rovigo  do- 
ve soffrì  per  la  fede.   La   residenza 

VOL.     I. 


ADR 


97 


canonica  dei  vescovi  è  in  Adria;  pure 
a  cagione  dell'  aria  umida,  col  con- 
senso di  Papa  Giovanni  X,  nel  9'2o, 
cominciarono  essi  a  ritirarsi  a  Ro- 
vigo ,  dove  hanno  un  comodo  pa- 
lazzo ed  un  seminario .  Nella  se- 
rie de'  suoi  canonici,  vanta  due  Car- 
dinali, un  arcivescovo  ,  e  tre  ve- 
scovi. Presentemente  col  mezzo  di 
pie  largizioni  si  sta  rinnovando  nella 
maniera  più  magnifica  la  cattedra- 
le di  Adria. 

ADRIANA.  Città  vescovile  della 
diocesi  d' Asia  nella  seconda  Pam- 
fiUa. 

ADRIANA.  Città  vescovile  del- 
l'Ellesponto,  sotto  la  metropoli  di 
Cizico:  dicesi  altresì  Hadrìaii. 

ADRIANI.  Città  vescovile  della 
Bitinia ,  suffraganea  alla  metropoli 
di  Nicomedia, 

ADRIANISTI.  Eretici,  discepoli 
di  Adi'iano  Amstedio,  uno  dei  nova- 
tori del  secolo  XVI.  Costui,  prima 
nella  Zelanda  ,  poi  nell'  Inghilterra, 
insegnò  che  non  era  necessario  con- 
ferire il  battesimo  ai  fanciulli  ap- 
pena nati;  ma  che  si  potrebbe  pro- 
crastinare, ad  imitazione  dei  primi 
tempi  della  Chiesa;  che  G.  C.  avea 
fondata  la  Chiesa  solo  per  alcune 
circostanze  ecc.  A  questi  ed  altri  ei 
rori,  aggiungeva  tutti  quelli 
anabattisti. 

Teodoreto  pone  costoro  fra  i  di- 
scepoli della  setta  di  Simon  IMago,  ma 
niun  altro  scrittore  ne  fa  menzione. 

ADRIANO  (s.),  vescovo  di  s. 
Andrea  in  Iscozia  e  martire.  Fu  es- 
posto al  furore  dei  danesi ,  che  nel 
nono  secolo  massimamente  discesero 
sulla  costiera,  e  dopo  aver  mano- 
messo non  poche  provincie,  truci- 
darono i  più  degli  abitatori.  A 
lui  era  li uscito  non  solo  di  evita- 
re la  loro  barbarie,  ma  di  con- 
vertirne in  gran  numero  al  cristia- 
i3 


degli 


98  ADR 

nesimo.  Se  non  che  in  ima  nuova 
scorreria  fa  vittima  della  crudeltà 
loro  neir  874.  Se  ne  celebra  la  fe- 
sta a'  quattro  di  marzo. 

ADRIANO  (s.),  colse  la  palma 
del  martirio  in  Roma  nel  terzo  se- 
colo della  Chiesa,  sotto  l'imperatore 
Valeriano. 

ADRIANO  Messageta  (s.).  Era 
discepolo  di  s.  Landoaldo,  e  nel  66^ 
2>redicò  la  fede  nei  Paesi-bassi  in 
qualità  di  missionario.  Mentre  an- 
dava a  raccogliere  l' elemosine,  che 
il  re  Cliilderico  II  mandava  al  suo 
maestro,  fu  assalito  da  alcuni  assas- 
sini, e  privato  di  vita.  La  Chie- 
sa gli  attribuisce  l' onore  di  mar- 
tire, e  ne  celebra  la  memoria  ai  1 9 
marzo. 

ADRIANO  (s.),  martire  di  Nico- 
media,  uffiziale  nelle  armate  di  Mas- 
simiano Galerio,  perseguitò  pur  es- 
so i  cristiani;  ma  la  intrepidezza  e 
la  in%'incibile  costanza  di  questi  lo 
commossero  al  vivo,  sicch'egli  abiurò 
la  idolatria,  e  divenne  coiifessoi'e  di 
Cristo.  Ebbe  a  solTerire  pertanto  or- 
ribili supplizii,  e  a  Nicomedia  rice- 
vette la  palma  del  martirio,  verso 
l'anno  3o6,  nell'ultima  persecuzio- 
ne generale.  Egli  è  nominato  ai  quat- 
tro di  marzo  nel  martirologio  a  s. 
Girolamo  attribuito,  e  nel  romano. 
La  festa  però  n'  è  notata  agli  8  di 
settembre,  giorno  della  traslazione 
delle  sue  reliquie  a  Roma,  ov'  è  una 
chiesa  molto  antica  che  ne  porta 
il  nome. 

ADRIANO  (s.),  martire  in  Pa- 
lestina. Nel  settimo  anno  della  per- 
secuzione di  Diocleziano,  venne  da 
Mangano  a  Cesarea  con  EuIdoIo  san- 
to suo  compagno.  Fu  ad  essi  do- 
mandato alla  porta  della  città  qual 
fosse  l'oggetto  del  loro  viaggio,  co- 
me sì  usava  fare  con  tutti  i  foic- 
stieri.  Palesarono  intrepidamente  la 


ADR 
verità,  e  tosto  furono  condotti  <li- 
nanzi  al  governatore  ;  il  quale,  fat- 
tili prima  straziare  con  unghie  di 
ferro,  li  condannò  alle  fiere.  Due 
giorni  dopo,  Adriano  fu  esposto 
ad  un  leone ,  e  poi  con  la  spada 
trapassato.  Questo  fìi  l' ultimo  cri- 
stiano che  soll'eri  a  Cesarea,  dove 
la  persecuzione  avea  durato  sette 
anni,  sotto  tre  governatori  di  seguito 
cioè  Flaviano,  Ui'bano  e  Firmiliano. 
La  sua  gloriosa  memoria  è  ripor- 
tata al  dì  quinto  di  marzo. 

ADRIANO  (s.),  abbate  di  Nerida 
presso  Napoli,  poscia  de'  ss.  Pietro 
e  Paolo  presso  Cantorbery,  fioriva 
nel  secolo  settimo,  ed  era  africano 
di  riascita.  Il  Pontefice  Vitaliano 
che  il  conoscea  fornito  di  gran  sa- 
pere nelle  divine  scritture  e  nella 
scienza  della  pietà,  lo  avea  scelto  a 
successore  di  s.  Deusdedit,  arcive- 
scovo di  Cantorberj^  L' umile  reli- 
gioso fece  conoscere  al  Papa  che 
tornereblie  molto  in  vantaggio  della 
chiesa  lo  scegliere  in  suo  luogo  san 
Teodoro,  che  vi  fu  poi  consecrato. 
IMolto  si  adoperò  s.  Adriano  per  la 
conversion  degl'inglesi;  e  Dio  be- 
nedi  le  sue  fatiche  per  modo  che 
assai  copiosi  furono  i  frutti  che 
ei  ne  raccolse.  Aiutò  anche  per  qual- 
che tempo  s.  Teodoro  nel  regime 
della  sua  chiesa;  ma  poi  fu  obbli- 
gato a  ricevere  l'abbazia  di  s.  Pie- 
tro e  Paolo  in  Cantorbery,  dove 
l'anno  710  a'  9  di  gennaio,  spirò 
santamente  nella  beata  pace  del 
giusto.  Il  suo  nome  trovasi  nei  ca- 
lendarii  d' Inghilterra,  e  la  sua  fe- 
sta n'  è  riportata  al  d'i  9  gennaio. 
11  monaco  Gioscclino,  citato  da  Gu- 
glielmo di  Malmcsbury,  alTcrma  che 
il  Signore  glorificò  la  tomba  di  que- 
sto santo  con  molti  miracoli. 

ADRIANO  I,  Papa  XCVIII,  ro- 
manOj  figlio  di   Teodoro    della   no- 


biljisima  famiglia  Colonna  (^'.  Mar- 
Ti.vo  V).  Fatto  Cardinale  diacono 
da  Papa  Stefano  HI  suo  antecesso- 
re, fu  assunto  al  Pontificato  a' nove 
febbraio  772.  Il  vago  aspetto  della 
sua  persona  non  andava  disgiunto  da 
un  merito  molto  grande.  Come  pri- 
ma fu  Pontefice,  attenendosi  grande- 
mente all'  antica  disciplina,  che  vo- 
leva salva  la  vita  ai  l'ei,  affine  di 
dar  loro  il  tempo  di  far  penitenza, 
richiamò  a  Roma  alcuni  magnati, 
togliendo  altri  all'esilio,  altri  alla 
carcere  :  onde  apparisce,  siccome  ri- 
flettono r  Anastasio  e  Pietro  de 
Marca,  che  fino  da  questo  tempo  i 
Pontefici  incominciassero  ad  eserci- 
tare in  Roma  la  piena  amministra- 
zione delle  cose  civili,  se  pm*  qual- 
che volta  non  ne  veniano  impedi- 
ti dal  furore  delle  rivolte .  Spes- 
so travagliato  questo  santo  Pon- 
tefice da  Desiderio  re  de'  Longo- 
bardi, ebbe  finalmente  ricorso  alle 
armi  di  Carlo  IMagno  allora  che 
minaccioso  tentava  la  rovina  di  Ro- 
ma ;  e  Carlo  dopo  un  assedio  di  sei 
mesi ,  fece  prigione  in  Pavia  quel  re 
nell'anno  778;  lo  mandò  in  Fran- 
cia nel  monistero  di  Cerbio,  e  dis- 
fece con  lui  il  regno  de'  Longobar- 
di in  Italia,  che  avea  durato  2o5 
anni,  da  che  in  essa  entrarono  nel 
56S.  Nell'anno  medesimo  778  la 
S.  Sede  ricevette  da  Carlo  Magno 
r  alto  dominio  del  ducato  di  Bene- 
vento, ch'essa  sempre  esercitò  fin 
d' allora  con  quel  diritto ,  e  poi 
con  nuovo  titolo  di  permuta,  stabi- 
lita nel  io52  fia  s.  Leone  IX  ed 
Arrigo  III,  nella  quale  rimase  pu- 
re compreso  il  ducato  di  Napoli. 
L'anno  781,  poiché  il  Sommo  Pon- 
tefice tenne  al  battesimo  Pipino  fi- 
glio di  Carlo  Magno,  lo  imse  re 
<l  Italia,  come  pur  Lodovico  fra- 
tello    al     primo ,    re   d'  Aquilauia. 


ADR  99 

Questo  medesimo  Pontefice  istituì 
il  far  orazione  nella  messa  pel  re 
di  Francia,  e  un  tal  costume  ven- 
ne abbracciato  in  appresso  dai  re- 
gni cattolici.  Tre  volte  Adi-iano  eb- 
be a  ricevere  in  Roma  il  re  Car- 
lo Magno;  la  prima  nel  778  al 
tempo  dell'  assedio  di  Pavia,  por- 
tandovisi  a  celebrare  la  Pasqua;  la 
seconda  nel  781  ;  la  terza  nel  787 
quando  veime  in  Italia  per  fiacca- 
i-e  r  arroganza  d' Arigiso  duca  di 
Benevento,  che  erasi  ribellato,  lu 
tutte  queste  spedizioni  Carlo  era 
accorso  a  proteggere  i  donnnii  del- 
la Chiesa,  che  accrebbe,  donandola 
del  territorio  di  Sabina,  nonché  dei 
ducati  di  Spoleto  e  di  Benevento, 
che  gimò  mantenere,  ponendo  l'au- 
tentico documento  sull'  altare  della 
confessione  di  s.  Pietro. 

Concesse  questo  Pontefice  a'  vene- 
ziani il  primo  vescovo  per  la  loro 
città ,  il  qual  ebbe  la  prima  sede 
neir  isola  Castellana .  Ottenuta  la 
pace  della  Chiesa  orientale  per  lo 
zelo  di  Costantino  VI  e  d' Irene 
sua  madre,  affine  di  megho  soìidar- 
la  contro  gl'iconomachi,  o  persecu- 
tori delie  immagini  sacre,  fece  ce- 
lebrare il  concilio  generale  VII  già 
cominciato  l'anno  786  in  Costan- 
tinopoli, e  trasferito  nel  787  in  Ni- 
cea,  coir  intervento  di  35o  vescovi, 
i  quali  stabilirono  il  culto  delle  sa- 
ci"e  immaginij  ed  aggiunsero  al 
simbolo  della  fede  le  pai'ole  :  (jui 
ex  Patre  Fìlioque  procedit.  Adria- 
no accolse  in  Roma  l'anno  793, 
con  paterna  tenerezza,  Olfa  re  dei 
Mercioii,  che  pentito  del  barbaro 
inganno,  onde  aveva  ucciso  Etcl- 
berto  re  degli  Anglo-Orientali,  vol- 
le correggere  il  proprio  fallo  con 
opere  di  pietà  e  di  crisfiaua  devo- 
zione, confermando  il  suo  regno  ti"i- 
butario  alla  Sede  Apostolica,  e  con 


loo  ADR 

l'eale  munificenza  accrescendo  le 
rendite  della  scuola  pei  pellegrini 
inglesi,  poi  convertita  nel  famoso 
spedale  di  s.  Spirito  ai  tempi  di 
Papa  Innocenzo  III.  L'anno  794 
condannò  Adriano,  nel  concilio  ce- 
lebrato in  Francfort,  Felice  vesco- 
vo di  Urgel,  ed  Elipando  arcive- 
scovo di  Toledo,  che  non  ammet- 
tevano il  culto  delle  sante  immagi- 
ni, predicavano  che  Gesù  Cristo  in 
quanto  uomo  non  fosse  figlio  pro- 
prio naturale  di  Dio,  ma  solamen- 
te adottivo.  Dicesi  ch'egli  il  primo  or- 
dinasse che  si  sigillassero  quindi  in- 
nanzi le  bolle  Pontificie  con  appe- 
sovi il  piombo;  ma  intorno  a  ciò 
non  convengono  gli  eruditi.  Fece 
erigere  nella  piazza  di  santa  Maria 
in  Trastevere  la  fontana,  ristorata 
in  appresso  sotto  varii  Pontefici . 
Questo  Papa  fu  il  primo  (  se  vo- 
gliasi eccettuato  Pio  VI  )  che  gover- 
nasse piìi  lungamente  la  chiesa,  dopo 
s.  IMetro,  cioè  ventitré  anni,  die- 
ci mesi  e  giorni  dieeisette.  Fu  chia- 
ro in  virtù  ed  in  erudizione,  e  mu- 
nifico a  tale ,  che  solamente  nella 
vaticana  basilica  spendette  258o  lib- 
bre d'oro,  e  900  d'argento  in  quella 
di  san  Paolo:  ed  oltre  a  i  100  lib- 
bre d'oro  nel  ristoramento  delle  mu- 
ra di  Roma,  ed  una  incredibil  som- 
ma nel  ristabilire  alcune  altre  basili- 
che e  chiese  della  città  medesima,  tra 
le  quali  santa  Maria  in  Cosmedin , 
detta  scuola  greca.  Mori  questo 
grande  Pontefice  il  di  25  dicembre 
795.  Fu  sepolto  nel  Vaticano,  e 
Carlo  Magno  sovrappose  alla  sua 
tomba  un  epitafio  di  diciannove 
distici,  piangendone  amaramente  la 
j»erdita  come  di  un  padre. 

ADRIANO  II,  Papa  CIX,  romano, 
figlio  di  Talaro,  che  fii  poscia  ve- 
scovo, parente  di  Stefano  IV  e  di 
Sergio  lì,  fatto    prete  Cardinale  di 


ADR 

s.  Marco  da  Gregorio  IV,  venne  as- 
sunto al  Papato  in  qià  già  ottua- 
genaria, sebbene  contro  sua  voglia, 
avendolo  ricusato  per  ben  due  volte. 
Consecrato  nel  d\  quattordici  dicem- 
bre 867  diedesi  a  seguitare  le  orme 
dell'ottimo  suo  antecessore  Nicolò  1  ; 
ed  è  per  ciò  che  i  suoi  nemici  il 
chiamavano  per  celia  Nìcolaitano. 
Dal  generoso  disprezzo  in  cui  tenea 
queste  ingiurie,  argomentarono  al- 
cuni eh'  ei  non  fosse  lontano  dal 
rescindere  gli  atti  di  Nicolò;  ma 
s'ingannarono  a  partito,  poiché  bat- 
tendo le  orme  di  quello,  «comunicò 
di  bel  nuovo  il  Cardinale  Anastasio 
del  titolo  di  6.  Marcello,  già  con- 
dannato da  Leone  IV  (  Vedi).  Cos\ 
adoperò  Adriano,  perché,  quantun- 
que Anastasio  dopo  la  prima  con- 
danna ,  mercé  la  somma  bontà  di 
Nicolò,  fosse  stato  accolto  nel  seno 
della  Chiesa ,  tuttavolta  dimentico 
ingratamente  del  beneficio  del  per- 
dono ,  avea  depredato  il  patriarchio, 
involate  le  sinodali  scritture,  e  com- 
messo altri  maggiori  delitti.  La  sen- 
tenza della  scomunica  di  lui  fu  de- 
cretata in  un  concilio  da  Adriano 
radimato  in  Roma  l' anno  868.  Lo 
stesso  Pontefice,  caldo  come  era  di 
apostolico  zelo,  scomunicò  in  un  al- 
tro concilio  tenuto  in  Roma  l' ar- 
rogante Fozio,  che  per  la  terza  volta 
venne  fulminato  dagli  anatemi  della 
Chiesa  :  e  per  cagione  di  lui,  e  af- 
fine di  comporre  le  diill'renze  d'O- 
riente, fé  celebrare  neir8tÌ9  il  con- 
cilio generale  Vili  in  Costantino- 
poli, nel  quale  109  vescovi  .sotto- 
scrissero la  condanna  di  Fozio  colla 
penna  intinta  nel  Sangue  di  Gesù 
Cristo.  (Baronie  ad  an.  8G9  n.  89. 
Veggasi  la  i'Ua  di  Inodoro  pag.  16). 
Nel  medesimo  concilio  si  ordinò  col 
can.  27,  che  i  monaci  e  fiali  latti 
vescovi,  portar  dovessero  visibihuciile 


ADR 

r  abito  del  loro  ordine  (  Mabillon 
Annal.  Ord.  Bened.  lib.  36  ad  an. 
365  .§.41-  J^<^gg-  Natal.  Ales.  Histor. 
Eccles.  sec.  IX.  et  X.  Diss.  4-  §-22), 
il  che  pure  si  prescrisse  nel  concilio 
Lateranense  in  tempo  d'Innocenzo  H. 

Adriano  comandò  in  appresso  a 
Lotario,  cui  levò  la  scomunica  in- 
flittagli dal  suo  antecessore,  che  in 
adempimento  alla  fatta  promessa , 
cacciata  la  concubina  Waldrada , 
riconducesse  la  sua  legittima  moglie 
Tietberga ,  e  le  rendesse  gli  onori 
reali.  (  F.  Urbano  li.  Papa  CLXYI  ) 
Ordinò  inoltre  a  Carlo  Calvo,  mi- 
nacciandolo di  scomunica,  che  resti- 
tuisse r  usiu-pato  regno  all'  impera- 
tore Lodovico  II  suo  fratello ,  cui 
apparteneva  per  eredità.  Coronò  Al- 
fredo I ,  sesto  re  degl'  inglesi  (  Po- 
lidoro Virgilio  HisL  Angl.  lib.  5 
pag.  1 3 1  ),  Permise  ai  Moravi  l' u- 
sare  la  lingua  slava,  per  essi  volgare, 
negli  ullizii  divini  e  nella  messa  ; 
concessione  che  confermò  Papa  Gio- 
vanni Vili,  a  patto  che  prima  leg- 
gessero il  vangelo  in  lingua  latina, 
e  poi  nella  slava.  A  ciò  acconsen- 
tiva in  seguito  anche  il  Pontefice 
Innocenzo  IV,  quantuncjue  s.  Gre- 
gorio VII  avesse  negato  questo  pri- 
vilegio a  Uladislao  re  di  Boemia , 
perchè  usava  cogli  scomunicati. 

Dopo  che  questo  s.  Pontefice  resse 
la  Chiesa  per  quattr'anni,  mesi  undici 
e  giorni  dodici ,  mori  nel  mese  di  no- 
vembi-e  872.  Intorno  al  giorno  della 
sua  morte  non  havvi  memoria  certa 
di  alcuno  antico  scrittore;  ma  seb- 
bene ciò  sia  ,  è  pur  vero  d' altronde , 
che  trovandosi  alcuni  cataloghi  dei 
romani  Pontefici,  i  quali  gli  ascri- 
vono il  Pontificato  per  ([uel  tempo 
precisamente  da  noi  segnato,  ver- 
rebbe a  cadere  la  sua  morte  nel 
giorno  26  novembre,  che  anche  i 
moderni  tutti  gli  assegnano. 


ADR  lor 

Ln  misericoi-dia  coi  poverelli  fii 
indivisibile  compagna  della  sua  vita 
fin  da  fanciullo ,  e  talora  .accadde , 
che  Dio  illustrasse  la  di  lui  j)ietà  col 
niolti])licare  miracolosamente  il  da- 
naro, ch'egli  ogni  giorno  distribui- 
va a  gran  numero  d' indigenti.  Fu 
sepolto  nel  Vaticano. 

jVDRIAIVO  III,  Papa  CXII,  che 
alcuni  stimano,  senza  fondata  ragio- 
ne, si  chiamasse  Agapito  (  Sigonio 
De  regno  Ilal.  lib.  5,  ad  an.  884,  pug- 
223;  Ciacconio,  e  Oldoini,  in  addii. 
adeuTndem).ll.g\i  era  di  patria  roma- 
no, figlio  di  Benedetto  della  contrada 
Via  lata.  Fu  innalzato  alla  Sede  Pon- 
tificia il  primo  marzo  884- 

Per  quante  istanze  a  lui  facesse 
r  imperatore  d' Oriente  Basilio  il 
Macedone,  airuichè  annullasse  ogni 
operato  riguardo  a  Fozio  e  lo  ri- 
mettesse di  nuovo  alla  comunione 
de'  fedeli,  non  avvenne  mai  che  si 
inducesse  a  compiacerlo.  Le  belle 
virtìi  di  questo  Pontefice,  il  suo  ze- 
lo pel  bene  della  Chiesa,  e  la  in- 
vitta costanza  dell'animo  presagiva- 
no di  molti  vantaggi,  e  mettevano 
le  più  dolci  speranze,  ove  la  in- 
vida morte  rapito  non  lo  avesse , 
mentre  passava  in  Francia  colà  in- 
vitato da  Carlo  //  Grosso ,  perchè 
colla  sua  autorità  decidesse  sopra  al- 
cune private  sue  pretensioni.  La  mor- 
te ne  avvenne  a  s.  Cesario  presso 
Modena,  il  di  8  luglio  885,  e  fu 
sepolto  in  Nonantola  cinque  miglia 
lontano  di  là.  Governò  la  Cliiesa  un 
solo  anno,  mesi  quattro  ed  otto  gior- 
ni. Alla  vita  di  questo  Pontefice  si 
aggiugne  presso  alcuni  storici  una 
importantissima  nota,  che  noi  credia- 
mo opi^ortuna  cosa  di  qui  trascrivere  : 
»  Alle  richieste  degli  italiani,  che  si 
»  trovavano  poco  contenti  del  go- 
"  verno  dei  re  forestieri  e  da  essi 
>'   lontani,     Adriano    pubblicò   due 


I02  ADR 

■->  cdebri  decreti,  il  primo  in  f'a- 
»  vorc  della  libertìi  dei  romani, 
>y  ordinaudo  che  il  Pontefice  dello 
'■'  potesse  essere  consecrato  senza  la 
»  presenza  del  re,  o  de'  suoi  am- 
»»  basciatoi'i;  e  il  secondo  in  favo- 
»  re  del  reame  d'Italia,  prescri- 
>^  vendo,  che  morto  senza  succes- 
«  sione  il  re  Carlo  il  Grosso,  il 
'>  regno  d'Italia  fosse  dato  per  l'av- 
•»  venire  ad  un  principe  italiano 
"  col  titolo  di  re.  Del  primo  de- 
"  Greto  fecero  menzione  Martino 
5»  Polono  (ad  an.  884),  Tolomeo  di 
-•'  Lucca  [Hist.  Eccl.  lib.  i6,  cap. 
»  2  3),  Mabillon  (in  Ord.  Rem. 
"  cap.  17,  pag.  ii4),  e  Pagi  (ad 
•»  au.  884,  n.  2).  L'uno  e  l'altro 
■->  stimano  alcuni  apocrifo,  e  del 
}}  primo  principalmente  dubita  E- 
M  ckart  [Rer.  Frane.  Tom.  II,  pag. 
"  683).  Veggasi  perciò  il  eh.  Sassi  (m 
}>  aimot.  ad  Sigonium  de  Regno  Ital. 
.»»   Tom.  II,  p.   35 1)  ". 

ADRIANO  IV,  Papa  CLXXVI. 
Chiamavasi  in  prima  Nicolò  Brenk- 
qjeare  o  Breschepeatre  che  suona 
in  italiano  rompitore  di  aste.  Na- 
to di  povera  e  bassa  condizione 
in  Langleyac,  piccolo  castello  nel- 
la contea  di  Hertfort  presso  san- 
t'  Alleano  in  Ingliilterra,  passò  in 
Francia  per  ivi  studiare.  Fu  da  prin- 
cipio al  servizio  de' canonici  regola- 
ri del  inonistero  di  s.  Rufo  presso 
ad  Avignone,  indi  religioso  e  final- 
mente generale  di  quest'  Oi'dine.  Fat- 
to vescovo  Cardinale  di  Alleano  nel 
1 146  da  Eugenio  III,  fu  inviato  dal- 
lo stesso  Pontefice  Legato  Apostoli- 
co in  Danimarca,  Svezia  e  Norve- 
gia, ove  ebbe  il  merito  di  conlèrma- 
re  nella  lède  cattolica  (juella  in  al- 
lora barbara  naziom;.  EKitto  Pon- 
tefice suo  malgrado,  per  unanimi  vo- 
ti, venne  consecralo  il  giorno  ({ninlo 
dicembre  i  1 54- 1'^  questi  il  solo  inglese 


ADR 

innalzato  alla  Sede  Pontificia.  Segna- 
lò egli  il  suo  zelo  contro  Ai'naldo 
di  Brescia,  che  introdottosi  novella- 
mente in  Roma,  avea  sollevati  quei 
cittadini.  Alcuni  tra  questi  insulta- 
rono e  ferirono  a  morte  il  Cardinale 
Gherardo  sulla  via  sacra,  ed  il  Pon- 
tefice allora  sottopose  tutta  Roma  all' 
interdetto,  finché  non  fosse  punito  un 
tale  attentato,  castigo  che  per  lo  ad- 
dietro qviesta  città  non  erasi  mai  me- 
ritato. Cessarono  i  divini  uffizii  fino 
a' 2  3  marzo  ii  55,  quando  i  sena- 
tori, per  istanza  del  Clero  tutto  e 
del  popolo,  giurarono  al  Papa,  che 
caccerebbero  di  Roma  Arnaldo  di 
Brescia  ed  i  seguaci  di  lui,  in  caso 
che  si  mostrassero  ulteriormente  di- 
sobbedienti a  Sua  Santità. 

L' anno  1 1 55  avviavasi  Federico 
Barbarossa  alla  volta  di  Roma  per 
esservi  coronato  imperatore;  ma  u- 
dendo  il  Papa  eh'  ei  veniva  con 
numeroso  esercito  piìi  alla  maniera 
di  nemico,  che  di  liverente  alla  San- 
ta Sede ,  mandò  a  lui  da  Viterbo, 
ove  dimorava,  tre  Cardinali  eoi  ca- 
pitoli, che  doveano  con  esso  trattiu'c, 
i  quali  trovatolo  a  s.  Quirico,  accol- 
sero la  solenne  promessa  ond'  egli 
giurava  difendere  e  conservare  il- 
lesi i  diritti  de  Romani  Pontefici.  Po- 
scia Federico  continuò  il  suo  viaggio 
per  Roma,  ed  Adriano,  il  quale  a  ca- 
gione del  compreso  timore  erasi  ri- 
coverato in  Civita-Castella-na,  di  là 
USCI,  ed  incontratolo  a  Sutri,  negò 
a  lui  il  Ixicio  di  pace,  se  prinia  giu- 
sta il  costume  non  gli  prestava 
r  uffizio  di  staffiere.  Questi,  .sebbe- 
ne avesse  baciato  i  piedi  al  Sommo 
Pontefice,  ricusava  in  sulle  prime  di 
com[>iere  una  tal  cosliunaiiza;  ma 
dispulatasi  la  cosa  pei-  tutto  il  git)r- 
110  seguente,  fu  astretto  dal  giudi- 
zio di  tutti  i  principi  dell'Impero  a 
rendergli  il  consueto  ossc<juic),  e  man- 


ADR 
«lata  la  sua  truppa,  col  consif^lio  del 
l*apa,  ad  occupare  la  Basilica  Va- 
ticana e  la  città  Leonina,  sicuri  am- 
hedue  trasferironsi  a  Roma^,  dove  in 
([uella  Basilica  il  S.  Padre  gli  pose 
in  fronte  la  corona  imperiale,  il  di- 
cjotto  giugno  del    ii55. 

Affinchè  non  s'ignori  quanto  a 
torto  Federico  negasse  di  prestare  al 
Papa  r  usato  uflìzio  di  slanìcre,  sti- 
miamo non  inopportuno  il  docu- 
mentare, esser  questo  un  atto  di  ri- 
verenza, che  resero  prima  di  lui  il 
re  Pipino  a  Stelano  li  in  Francia, 
nel  753  (Mui'atori  Annali  d' Ital. 
tom.  IV,  pag.  2  an.  7^)3),  Lodovi- 
co II  Augusto  a  Nicolò  I  (Burio 
nolit.  Rom.  Pont.  pag.  i3o)  e  per 
tre  volte  ad  Adriano  II,  nell"  857 
(  Muratori  annali  (f  Ital.  tom.  V. 
])art.  I  an.  858);  Corrado  re  dei 
Romani  ad  Urbano  II  in  Cremona, 
nel  1095  (  Baronio  e  Muratori 
all'  an.  1095),  Guglielmo  duca  di 
Calabria  e  Puglia  a  Calisto  II  in 
Troia  di  Napoli,  nel  i  120  (Baronio 
all'an.  ii2onum.  9),  e  Lotario  im- 
peratore ad  Innocenzo  II,  nel  ii3i 
(Bai'onio  all'anno  ii3i  mnn.  7). 
Dopo  lui.  Federico  imperatore  nel 
I  162,  Lodovico  VII  re  di  Francia, 
nel  II 63,  e  Arrigo  III  re  d'In- 
ghilterra, nel  1177,  tutti  e  tre  ad 
Alessanch'o  III  (Baronio  all'an.  1 162 
n.  12  all'an.  i  i63  n.  i,  all'an.  1 177. 
n.  69),  Ottone  IV  imperatore  ad 
Innocenzo  III,  allorché  da  lui  fu 
incoronato,  nell'anno  1209  (Palazzi 
Gesta  Pont.  Rom.  tom.  II  p.  724), 
Carlo  II  re  di  Napoli,  e  Andrea  re 
di  Ungheria  a  Celestino  V,  prece- 
dendolo ambedue  alle  redini  del 
giumento  cavalcato  dal  Santo  Pon- 
tefice ,  allorché  entrò  in  Aquila  per 
esservi  coronato,  Tanno  1294  (Gia- 
como Cardinal  Gaetani  1.  2.  e.  4- 
lib.  3  cap.  i).  Poi.  Filippo  il  Bello  re 


ADR  i„3 

di  Francia  con  Carlo  di  Valois  suo 
fratello  a  Clemente  V,  nel  1 3o5  men- 
tre entrava  coronato  nella  città  di 
Lion  (Rinaldi  all'an.  i3o5  n.  i3); 
Giovanni  duca  di  Normandia  e  fu- 
turo erede  del  reame  di  Francia  u 
Clemente  VI  per  la  città  di  Avigno- 
ne, l'an.  1342  (Rinaldi  all'an.  i342 
num.  7),  Carlo  IV  imperatore  ad 
Urbano  V,  nel  1 368  (  Burio  loc. 
cit.  pag.  236,  Rinaldi  all'an.  1 368. 
num.  8),  Cario  111  re  di  Sicilia, 
col  manto  reale,  ad  Urbano  VI, 
nel  1 383  (Rinaldi  all'  an.  1 383  n.  3.)  ; 
Sigismondo  re  de' Romani  a  Mar- 
tino V,  nel  i4i8  (Monstrelct  t.  I. 
cap.  192)  e  poi  ad  Eugenio  IV, 
dopoché  da  lui  fu  incoronato  im- 
peratore, l'anno  i433  (Rinaldi  al- 
l'anno 1433  n.  14);  Federico  III 
re  de'  Romani  a  Nicolò  V,  nel  i452 
(Rinaldi  all'an.  i^5i  n.  2),  e  final- 
mente Carlo  V  imperatore  a  Cle- 
mente VII  in  Bologna,  nel  i53o 
(Agostino  Stcuchio  lib.  2  Adv.  Luther, 
pag.  45),  l'ultimo  incoronato  impe- 
ratore. 

L'anno  medesimo  1 1  55  Adriano 
scomunicò  Guglielmo  figliuolo  di 
Roggiero  re  di  Sicilia,  perché  reo  di 
molte  ostilità  nel  regno  di  Napoli.  Di- 
chiaratagli poi  la  guerra,  fu  stretto  il 
Papa  d'assedio  in  Benevento,  da 
dove  non  usci  se  non  concedendo  a 
Guglielmo,  l'anno  ri 56,  che  né 
i  Siciliani  avessero  più  il  diritto  di 
appellazione  alla  Santa  Sede,  né 
questa  vi  potesse  mandar  Legati  se 
prima  da  lui  o  dai  suoi  successori  non 
fossero  richiesti  ;  patto  che  fu  del- 
l'inlxitto  cassato  da  Innocenzo  III, 
essendoché  estorto  fosse  dal  Papa 
per  forza  e  con  non  lieve  timore. 
Poiché  Adriano  ebbe  ornato  Gu- 
glielmo del  titolo  di  re  delle  due  Si- 
cilie, irritatosi  a  causa  di  ciò  1  im- 
perator   Federico,  ebbero   origine  le 


io4  ADR 

fatali  dissensioni  di  esso  col  Papa,  e 
lo  scisma  che  afflisse  la  Chiesa  per 
dieciotto  anni,  o  ventuno,  come  al- 
tri vofrliono.  Concesse  ancora  ad  En- 
rico II  re  d'Inghilterra  il  potere  di 
occupar  l'Ibernia  senza  però  recare 
pregiudizio  alla  S.  Sede.  Adriano  V 
fu  il  primo  che  soggiornasse  colla  sua 
curia  in  Orvieto.  Cinse  di  muraglie 
e  di  torri  Radicofani,  e  comperò  da' 
Conti  il  ducato  di  Castro  con  mol- 
te possessioni  intorno  al  lago  di  s. 
Cristina.  Morì  in  Anagni,  il  primo 
settembre  1 1 5g,  dopo  un  governo 
di  anni  quattro,  otto  mesi  e  venti- 
sette giorni.  L' esemplare  contegno 
della  sua  vita  non  andava  disgiun- 
to da  un  sottile  intendimento  ;  e- 
ra  fermo  dell'animo,  tardo  ad  ac- 
cendersi, facile  al  perdono,  ma  la 
virtù  che  più  in  lui  risplendeva  era 
al  certo  la  beneficenza  e  il  totale  di- 
sinteresse co' suoi.  11  quarto  giorno 
della  sua  morte  fu  portato  a  Roma 
e  sepolto  nel  Vaticano  presso  il  sepol- 
cro di  Eugenio  III,  nella  navata  detta 
Veroniana,  di  dove  nel  1607  fu  tras- 
ferito alla  navata  destra,  trovato  es- 
sendosi ancora  incorrotto,  e  adorno 
tuttavia  degli  ari'edi  Pontificali. 

ADRIANO  V,  PapaCXCIII,  Ge- 
novese de'  conti  di  Lavagna.  Chia- 
mavasi  prima  Ottobono  Fieschi;  era 
arcidiacono  delle  chiese  di  Cantorbery, 
di  Reims  e  di  Parma,  canonico  del- 
la cattedrale  di  Piacenza,  creato  dia- 
cono Cardinale  di  s.  Adriano ,  nel 
1753,  poi  Legato  in  Inghilterra  da 
Clemente  IV,  nel  1263,  indi  in  Tspa- 
gna  e  Germania.  Fu  assunto  al  Pon- 
tificato a' dieci  luglio  1276.  La  di- 
gnità Pontificia  era  già  stata  a  lui 
predetta  da  s.  Filippo  Benizio,  ser- 
vita, quando,  avvenuta  la  morte  di 
Clemente  IV,  Adriano,  allora  Car- 
dinale, ebbe  l'incombenza  dal  sacro 
Collegio  di  offerire  al  santo    la  su- 


ADR 
prema  sede  della  Chiesa.  Questi  gli 
rispose ,  esser  quella  apparecchiata 
per  lui,  ma  che  la  godrebbe  per  po- 
co tempo.  Ricordevole  di  una  tal 
predizione,  Adriano  leggcsi  che  ab- 
bia detto  a  quelli  che  seco  lui  con- 
gratulavansi  :  »  Piacesse  a  Dio, 
»»  che  voi  foste  venuti  a  rallegrar- 
«  vi  con  un  Cardinale  sano,  e  non 
"  con  un  Papa  moribondo  ".  E 
cos\  avvenne  di  fatto.  Come  passò 
egli  a  Viterbo,  afline  di  comporre 
alcune  discordie  insorte  fi'a  la  Chie- 
sa e  Ridolfo  re  de'  romani,  e  sospese 
la  bolla  di  Gregorio  X  intorno  al 
conclave  ed  elezione  de'  Pontefici, 
morì  in  quella  città  il  giorno  die- 
ciotto di  agosto  dell'anno  stesso  1 276, 
e  fu  sepolto  nella  chiesa  dei  Mi- 
nori. Così  riporta  il  Papebrochio 
(in  Propyleo  par.  2.  pag.  5%).  Que- 
sti ci  presenta  la  figura  del  mau- 
soleo, a  lui  eretto,  nel  cui  mezzo  si 
vede  lo  scudo  gentilizio  della  fami- 
glia Fieschi,  onde  dimostrasi  l'abba- 
glio di  quelli,  che  dicono  essere  stato 
Bonifacio  Vili  il  primo  ad  usare 
delle  armi  della  propria  famiglia. 
(V.  Clemente  IV).  Governò  la  Chie- 
sa soli  giorni  trentanove. 

ADRIANO  VI,  Papa  CCXXVIIT, 
chiamato  prima  Adriano  Florcn- 
zio  figlio  di  Florenzio  artigiano,  nac- 
que a' dì  2  marzo  14^9  in  Utrecht 
di  Olanda,  e  non  già  in  Sanzano 
nella  diocesi  di  Brescia,  come  sen- 
za fondata  ragione  asserisce  il  cap- 
puccino Mattia  BeUintani.  {Storia 
di  Salò  i586).  Fu  decorato  della 
laurea  in  Lovanio,  e  in  quella  U- 
niversità  fin  d'allora  fondò  un  col- 
legio che  intitolavasi  dal  suo  no- 
me, e  in  appresso  si  chiamò  Pon- 
tificio. Notasi  da  qualcimo,  aver  A- 
driano  lasciato  scritto  (  in  4  ^^"f- 
de  confìrmalione): pliircs  Ponti fìccf! 
ftierunt   harelici.  ISla    all'  appostagli 


ADR 

taccia  egregiamente  risponde  Lo- 
dovico Vincenzo  Goti  (toni.  I  vetw 
cccles.  cap.  ii.  §.  i.  n.  6.),  che 
di  tal  sentenza  fu  Adriano  mentre 
era  teologo  di  Lovanio  ;  quindi^  se 
dopo  Pontefice  furono  ristampate  le 
sue  opere,  senza  che  fossero  cassate 
queste  parole,  non  perciò  è  a  dirsi, 
eh'  egh  come  Papa  confermasse  una 
siffatta  proposizione.  Quante  volte  non 
si  ristampano  delle  opere,  senzachè 
ne  sia  consapevole  1'  autore,  o  che  ne 
abbia  dato  l'ultima  mano? 

Adriano  in  seguito  ebbe  la  curazia 
di  Lovanio,  poi  fu  decano  di  quella 
cattedrale,  e  perciò  anche  vicecancel- 
licre  della  università.  Massimiliano  lo 
chianìò  a  maestro  di  Carlo  V  suo 
nipote,  e  lo  inviò  quindi  ambascia- 
tore a  Ferdinando  re  di  Spagna, 
che  lo  nominò  vescovo  di  Tortosa 
in  quel  regno.  Asceso  al  trono  Car- 
lo V,  questi  commisegli  le  cose  tutte 
della  sua  monai'chia,  ed  essendo  già 
stato  fatto  Cardinale  de'  ss.  Gio.  e 
Paolo  da  Leone  X  per  inchiesta  di 
Massimiliano,  lo  lasciò  inciuisitor  ge- 
nerale e  governatore  della  Spagna 
per  tutto  quel  tempo,  eh'  ei  dovette 
passare  in  Germania,  onde  prendere 
possesso  di  queU'  impero  col  nome 
di  Carlo  V. 

Il  giorno  27  dicembre  i52i,  en- 
trati in  conclave  1  Cardinali  in  nu- 
mero di  tientanove,  per  dare  un 
successore  al  defunto  Leone  X  ;  Adria- 
no, per  opera  principalmente  de' Car- 
dinali Giulio  de'Medici  e  Gaetani,  non 
opponendosi  che  il  Cardinale  Fran- 
ciotto  Orsini,  a' di  9  gennaio  i52  2, 
venne  eletto  ,  quantunque  assen- 
te e  straniero.  I  sacri  elettori,  nel- 
l'csaltare  Adriano  al  Papato,  più 
che  altro,  ebbero  in  considerazione  il 
gran  favore  eh'  egli  godeva  nella 
Corte  cesai'ea,  dal  che  ripromettevan- 
si    che    potesse    molto    giovare    ad 

VOL.    I. 


ADR  lo'J 

abbattere  l'empietà  luterana,  clie  di 
fpie' giorni  inquietava  la  Chiesa.  Ai 
romani  però  non  grachva  una  sif- 
fatta elezione,  perchè  temevano  che 
Adriano  dovesse  restar  nella  Spagna, 
o  trasferire  la  S.  Sede  in  sua  pa- 
tria ;  per  la  cjual  cosa  i  Cardinali 
nell'uscire  del  conclave  ebbero  a  soF- 
ferir  dalla  plebe  non  poche  ingiurie. 
{ Spondano  annal.  cccles.  ) .  Adria- 
no era  allora  in  \ittoria  nella  Bi- 
scaglia,  quando  gli  venne  il  decreto 
di  sua  elezione  il  nono  giorno  di 
febbraio,  dopo  trenta  giorni  eh'  eia 
fatta.  Egli  prima  di  assentirvi  ado- 
però maturo  consiglio ,  e  determi- 
natosi ad  accettare ,  il  giorno  ot- 
to luglio ,  parfi  alla  volta  di  Roma 
per  via  di  mare  con  gran  nviniero 
di  Prelati  e  cortigiani,  e  quattromila 
soldati,  lasciato  avendo  in  Ispagna 
Bernardino  Pimentel  qual  vicario  ge- 
nerale, col  titolo  di  nmizio  Apostolico. 
Giunto  a  Roma ,  per  far  tacere 
le  accuse,  male  apposte  dai  maligni, 
e  che  tendevano  ad  infamare  la 
vSanta  Sede,  Adriano  chiamò  pres- 
so di  sé  due  uomini,  che  trascelse  fra 
i  pi  il  stimati  per  bontà  e  zelante 
prudenza,  cioè  Giampietro  Caraffa 
arcivescovo  di  Chieti,  e  santo  Gae- 
tano da  Tiene.  Diedcsi  poi  a  tult'uo- 
mo  a  correggere  gli  abusi  intorno 
alle  indulgenze,  argomento  che  avea 
originate  le  prime  faville  dell'  incen- 
dio luterano ,  e  perciò  volle  esser 
parcliissimo  nelle  indulgenze  che  e- 
rano  in  vantaggio  della  Dateria 
(Pallavicini  Hist.  Cono.  Trid.  par. 
I.  lib.  IL  cap.  6.  n.  9.,  Panvinio, 
presso  il  Ptinaldi,  all'anno  iSaS. 
num.  117)-  Il  giorno  primo  settem- 
bre, seguente  alla  sua  incoronazione, 
Adriano  rivocò  tutti  gì'  indulti  duti 
da"  Cardinali ,  che  di  ciò  restarono 
malcontenti  ;  ad  otto  soli  ridusse  i 
refereudarii,  che  allora  erano  trenta, 
i4 


io6  A])U 

per  Isminuire  il  dispeiidio  alla  Ca- 
mera. Quello  però  che  i)iù  stava  a 
cuore  a  questo  Pontefice  era  senza 
dubbio  di  estinguere  l'ei-esia  de' lu- 
terani. Ad  ottener  questo,  poiché 
ebbe  spedito  molli  brevi  ai  principi 
cristiani  per  esorlarli  alla  pace,  man- 
ilo  il  vescovo  di  FaJjriano  Francesco 
Cberegato  in  qualità  di  suo  nunzio 
alla  dieta  di  Norimberga,  in  cui  si 
deliberò  di  pori'e  ad  esecuzione  i 
decreti  di  Carlo  V  e  di  Leone  X 
contro  Lutero. 

A  mezzo  del  medesimo  Cheregato, 
Adriano  inviò  un  paterno  breve  a 
Federico  duca  di  Sassonia  (  Const.  4, 
Baiar.  Roni.  toni.  I  pag.  G'^.c)  prim. 
edit.  )  nel  quale,  do])o  che  a  lui  ram- 
mentava la  pietà  de'  suoi  antenati, 
lo  persuadeva  ad  abbandonar  final- 
mente Lutero,  e  stringersi  di  bel 
nuovo  al  seno  dell'  antica  madre , 
la  Chiesa.  Guidato  dallo  stesso  zelo 
spedi  in  America  religiosi  di  s.  Fran- 
cesco, acciocché  ammaestrassero  quei 
barbari  negli  augusti  misteri  di  no- 
stra fede.  Concedette  agli  ordini 
mendicanti ,  e  più  specialmente  a 
quello  de'  minori  osservanti ,  che  i 
religiosi,  a  ciò  destinali,  da  quello 
in  fuori  che  spetta  all'  ordine  di  ve- 
scovo, potessero  esercitare  la  giu- 
risdizione vescovile  in  quei  luoghi 
delle  Indie,  ove  non  ancora  fondati 
fossero  vescovati;  o  se  vi  erano,  in 
quei  luoghi  ove  per  lo  spazio  di  due 
diete  non  si  potevano  trovare  i  ve- 
.scovi,  né  i  loro  vicarii.  Verricelli  De 
Missìon.  Àp.  tit.  4  pag-  22  I. 

JN'ell'anno  i523  Adriano  cacciò  da 
Rimini  Sigismondo  Malatesta  con 
quella  tru[)pa  che  avea  seco  condot- 
to dalla  Spagna;  restituì  a  France- 
sco Maria  della  Rovere  il  ducato 
di  Urbino,  in  giunta  agli  altri  lèu- 
di,  de' quali  era  stato  spogliato  da 
Leone  X,  e  ad  Alfonso  d'Lste  quel- 


ADR 

lo  di  Ferrava.  Dalla  lega  col  fran- 
cesi separò  i  veneziani,  che  persuase 
ad  unirsi  con  Carlo  V,  con  Ferdi- 
nando d'  Austria  e  col  duca  di  Mi- 
lano contro  ai  medesimi.  Questa 
unione  la  pubblicò  solennemente  in 
s.  Maria  Maggiore  ai  cinque  di  ago- 
sto, acciocché  né  lo  stato  ecclesiastico, 
né  alcun  altro  d'Italia  venisse  assalito 
dai  francesi. 

Adriano,  sebbene  impegnato  nelle 
cure  dello  stato,  non  poneva  per  al- 
tro in  dimenticanza  quella  del  Sa- 
cerdozio. A'  3i  maggio  i52  3,  do- 
menica, in  quell'anno,  della  ss.  Tri- 
nità, innalzò  all'onor  degli  altari  s. 
Beimone  abbate  e  preposto  Bolla- 
riense  nella  diocesi  d'IIildesheim,  po- 
scia vescovo  di  Meisscn  nella  Bassa 
Sassonia,  apostolo  degli  slavi,  e  for- 
te difenditore  del  Pontefice  s.  Gre- 
gorio A'^II,  contro  Enrico  lY,  per  la 
cui  scomunica  gli  toccò  sofTerire  mol- 
ti travagli.  Nella  istessa  solennità  ca- 
nonizzò pure  s.  Antonino  arcivesco- 
vo di  Firenze.  Accordò  ai  re  di  Spa- 
gna il  diritto,  che  Leone  avea  con- 
ceduto a' quelli  di  Francia,  della  scel- 
ta e  nomina  de'  vescovi,  e  stabilì  per- 
petua negli  stessi  re  la  facoltà  di 
essere  gran-maestri  de' tre  Ordini  mi- 
litari di  s.  Giacomo,  di  Calatrava, 
e  di  Alcantara  (Natal  Alessandro 
Hist.  Eccl.  Tom.  VIII  p.  37  num. 
4).  Mentre  Adriano  si  adoperava 
con  gran  fòrza  per  impedire  i  lune- 
sti  progressi  di  Lutero,  cadde  ma- 
lato, e  cedendo  alla  violenza  de' do- 
lori di  l'cni,  o  come  allora  fu  detto, 
a  quella  del  veleno,  moiì  ai  1 4  di 
settembre  i52  3  dopo  che  avea  go- 
vernata la  Chiesa  per  un  sol  anno, 
otto  mesi  e  giorni  sei.  Fu  sepolto  nel 
Vaticano  fra  i  due  IVntefìci  Pio  II  e 
Pio  HI,  ove  gli  fu  attaccata  la  ingiusta 
e  detestabile  iscrizione.  Hicjncet  im- 
pìiis  iiitcr  Pios,  che  crcdesi  nefanda 


ADR 

satira  di  Ciò.  Piciio  Valcriano,  O 
<li  altri  6UOÌ  compagni,  veiuluti  allo 
interesse ,  come  notano  gli  bcriltoii 
Sannazaro,  Bcrni  ,  e  molti  altri. 
Di  là  fi-i  trasferito  il  suo  corpo  ad 
im  bel  monumento  in  santa  Ma- 
ria dell' /Vni/na,  disegnato  da  Baldas- 
sare  Peruzzi,  e  fabbricalo  per  inlie- 
ra  cura  del  Cardinal  Guglielmo  En- 
clienvoert,  unica  creatura  di  questo 
Pontefice. 

Il  Cardinal  Pallavicini  [Hist.  Cono. 
Trid.  lib.  2  cap.  9  )  intese  dipin- 
gere il  carattere  di  Adriano  col  di- 
re soltanto  ;  che  fu  ottimo  sacerdo- 
te e  mediocre  Pontefice;  ma  Gio- 
vanni Launoio,  quantunque  scrittore 
moidacissimo  contro  i  Papi,  mara- 
vigliosamente affermò  a  lui  conve- 
nire il  titolo  di  ottimo,  nell'uno  in- 
sieme e  neir  altro  ministero  (  toni. 
V  par.  I,  lib.  IV  epist.  lib.  II  pag. 
562).  La  costanza  dell'animo  di  lui 
nel  ripiu'gare  da  molti  vizii  la  cit- 
tà e  la  corte,  gli  cagionò  dei  nemi- 
ci. Tale  fu  il  piacere  da  alcuni  pro- 
vato per  la  morte  di  lui,  che  orna- 
rono la  stessa  notte  di  fiondi  festive 
la  porta  della  casa  del  suo  medico 
Giovanni  Antracino  ponendovi  sopi'a 
la  iscrizione  :  Liberatori  Patrice  S. 
P.  Q.  R.  (Giovio  Fit.  Hadr.  VI). 

ADRIANO,  Cardinale.  Adriano 
romano,  creato  cardinale  da  Stefa- 
no III.   V.  Adriano  I  Papa. 

ADRIANO,  Cardinale.  Adriano 
romano  arciprete  Cardinale  di  san 
Marco.   V.  Adriano   II  Papa. 

ADRIANO,  Cardinale.  Adriano, 
prete  Cardinale  del  titolo  di  s.  Lo- 
renzo intervenne  al  concilio  cele- 
brato in  Roma  da  Giovanni  Vili. 
Era  Cardinale  anche  al  tempo  di 
Clarino  l,  che  fu  Pontefice  nel- 
l'anno 882. 

ADRIANO,  Cardinale.  Adriano 
fu    creato    Cardinale    del    titolo  di 


ADR  107 

santa  Maria  in  Tra>teveie.  Inter- 
venne al  concilio  romano  celebrato 
da  Giovanni    XII  nell'anno  ì.)Cì\. 

ADRIANO  Cardinale.  Adiiano 
prete  Cardinale  del  titolo  di  s.  Lo- 
renzo in  Lucina.  Abbiamo  di  lui, 
che  fu  presente  al  concilio  raduna- 
to in  Roma  dal  Pontefice  Giovan- 
ni XII  neir  anno  964. 

ADRIANOPOLÌ.  Città  vescovi- 
le, e  metropolitana  della  provin- 
cia d'  Emimonte  nella  diocesi  di 
Tracia.  Trasse  il  nome  da  Adriano 
Augusto,  che  la  ricostruì.  Le  sedi 
di  Agatopoli,  Sozopoli  e  Trabizia 
le  sono  suffi-aganee.  Amurat  vi  sta- 
bili la  sua  corte  nel    i363. 

ADRIANOPOLÌ.  Così  chiamata 
dai  latini,  mentre  i  turchi  la  dico- 
no Androu:  essa  aveva  un  arcivesco- 
vo di  rito  latino  sotto  il  patriarca 
di   Costantinopoh. 

ADRIANOPOLÌ.  Città  vescovile 
della  provincia  Onoriade  nella  dio- 
cesi di  Ponto,  siifìraganea  a  Clau- 
diopoli. 

ADRIANOPOLÌ.  Città  vescovile 
della  provincia  di  Pisidia,  nella  dio- 
cesi d' Asia,  sotto  la  metropoli  di 
Antiochia.  Di  questa  città  si  fa  men- 
zione negU  atti  dei  concilii,  ed  in 
molte  notizie  ecclesiastiche. 

ADRIANOTERA.  Città  vescovi- 
le dell'Ellesponto,  diocesi  d'Asia, 
sotto  la  metropoli  di  Cizico.  E  ri- 
cordata nelle  notizie  greche,  ed  in 
alcuni  atti  dei  concilii. 

ADRICOMIO,  Cristiano  ,  che 
prese  sovente  il  nome  di  Chrisiianus 
Crucius,  nacque  a  Delft  in  Olanda  nel 
i4  di  febbraio  i533.  Abbracciò  lo 
stato  ecclesiastico ,  fu  ordinato  sa- 
cerdote il  giorno  ?.  marzo  i56i, 
ed  ebbe  la  dii-ezione  delle  religiose 
di  santa  Baibara  fino  a  tanto  che 
le  guerre  di  religione  lo  costrinsero 
a  starsene  lungi  dalla  patria  .  Si  lili- 


io8  ADU 

lò  (jiiindi  .T  Malincs,  poi  a  Ma- 
strichtj  e  finalmente  a  Colonia,  do- 
ve fini  la  mortale  carriera  il  d\  20 
del  giugno  1 585.  Abbiamo  di  lui: 
Filli  Jesii  Chrisd  ex  qaatuov  evaii- 
gellstis  breviler  contexta,  in  seguito 
della  quale  fé'  stampare  un  discor- 
so De  Christiana  Beatitudine.  Dopo 
la  morte  di  lui  vide  la  luce  im'  al- 
tra sua  opei'a  adorna  di  carte  geo- 
grallclie,  intitolata  Tfieatruni  Ter- 
na Sanctcv,  impressa  in  foglio  per 
cinefile  volle  tra  l' anno  i5go  e  il 
1682. 

ADRIMITANA.   Città    vescovile 
della   Mesia.  Non  è  ciliare  se  que- 
sta città  sia  la  stessa  che  Adriano- 
tera  :  essa,   secondo  Baudrand ,    fu 
fatta    innalzare    dall'  imperatore  xV- 
driano.    Per  corruzione    fu  chiama- 
la Adi'ana  o  Achyrac  nell'Ellespon- 
lo    ed  esarcato    d'Asia,    come  dice 
il    Comanville,    il    quale    aggiunge 
che  a'  nostri  giorni    è  un  semplice 
villaggio  dell'  Anatolia  chiamato  En- 
drenos,  soggetto  ai  turchi.  Carlo  da 
s.  Paolo  ne    avverte,    che  Cedreno 
ha  parlato  anche  d' Adrianotera,  e 
che  cita  un  vescovo,    chiamato  Pa- 
trizio,   il    quale   appose  la  sua  sot- 
toscrizione   alla    prima    ed  alla  se- 
dicesima azione  del  concilio  di  Cal- 
.  cedonia,    nonché    alla    lettera  sino- 
dale   della   provincia  Cizica   inviata 
all'  imperatore  Leone.    Avvi    un'  al- 
tra   città     chiamata    Adraniaticuin 
sul  fiume  Caico,  ma  essa  appartiene 
alla  diocesi  di  Efeso. 

ADRUMETO.  Città  dell'Africa 
nella  Libia,  capitale  della  provincia 
Bizacena,  dove  si  celebrarono  due 
conciliij  il  primo  nel  34-7^  l'altro 
nel  397.  Amendue  trattarono  sulla 
ecclesiastica  disciplina. 

ADULA.  Città  capitale  del  paese 
chiamalo  Zoila.  Si  può  asserire  con 
ibiidamcnto,  che  dessa  siasi  convertila 


AEL 

alla  fede,  ed  abbia  avuto  il  suo  vesco- 
vo ;  imperciocché  sappiamo  che  s.  A- 
tanasio  inviò  Frumenzio  a  predicare  il 
vangelo  nell'Etiopia.  Oltredichè  nella 
storia  degl'  indiani  e  de'  bramini , 
si  fa  menzione  di  un  certo  Mosè 
vescovo  di  Adula,  che  l'  autore  ebbe 
a  compagno  ne' viaggi  per  le  re- 
gioni di  que' popoli,  de' quali  volea 
scrivere  la  storia. 

AELREDO  (s.),  abbate  di  Rieval, 
o  Ridai,  nella  provincia    di  Yorck. 
Chiaro  per  nobiltà  della  nascita,  che 
sorfi  l'anno  i  109,  nelle  contrade  set- 
tentrionali dell'Inghilterra,  e  per  virtù 
nobilissime  e  grandi  più  illustre,  fu 
governatore    del  palazzo    di  Davide 
re  di  Scozia,  e  serbò  in  mezzo  al  fasto 
della  corte  intcrissimi  costumi.  Con- 
tuttociò  dilungossi  egli  oltreché  con 
r  animo    anche    col    corpo   da'  peri- 
coli del  mondo,  e  abbracciò  l'institu- 
to  dei  Cistcrciensi.  Quivi,  attese  sem- 
pre a  perfezione  maggiore.   Raccolto 
e  assorto  in  Dio,  a  una  riservatezza  di 
parlare  straordinaria,  accoppiava  ima 
soavità  piacevole  ed  edificante.  Eletto 
abbate    del    monastero    di    Revesby 
nella  contea  di  Lincoln ,   fu  l'  anno 
appresso    obbligato    a    governare  la 
badia    di    Rieval.     Gli    si    offersero 
eziandio  parecchi  vescovati  ;   ma  non 
volle  giammai   accettarli.    Morì  nel- 
l'anno 1 1 66.  Il  Sommo  Pontefice  Be- 
nedetto XIV  nota  come  Dio  coronò 
la  virtù  del  suo  servo  col  dono  della 
profezia,  e  con  quello  dei  miracoli. 
11    ca[)itolo   generale    tenuto    a    Ci- 
teaux  nel  1 25o  lo  ascrisse  al  nunìcro 
de' santi  dell'ordine,  seciMidochè  di- 
ce Enri([ucz,  e  l'autore  ile  Ile  aggiunte 
al  Martirologio  cistcrciense.   Lo  stes- 
so capitolo  ordinò  che  la  sua  festa 
si  celebrasse  ai  1 3  di  gennaro,  gior- 
no   della    sua    morte,    e    in  (|uesto 
giorno  (;lla  è  notala  nel  Mciiologio 
di  Ciloaux  :   nel  nuovo  Martirologio 


AFR 
però    la    si    Irova    citata    ai    2    di 
marzo. 

AERIANI.  Eretici  del  secolo  IV, 
che  eìjbcro  a  capo  Aerio  prete  di 
Armenia.  Si  avvicinavano  agli  aria- 
ni nel  dogma  della  Trinità  ;  nega- 
vano la  superiorità  dell'  ordine  epi- 
scopale sul  presbiterale;  sostenevano 
esser  inutile  il  pregare  pei  moi-ti , 
il  digiunare,  l'osservare  le  feste; 
riguardavano  come  superstizione 
ebraica  il  celebrare  la  Pasqua,  e 
chiamavano  Antifjuarii  i  fedeli  os- 
servatori delle  ceremonie  e  delle 
tradizioni  ecclesiastiche.  Questi  erro- 
ri furono  combattuti  dagli  ortodos- 
si egualmente  che  dagli  ariani.  Dal- 
le opere  tli  santo  Agostino  rilevasi 
come  gli  Acriani  fossero,  a' suoi  tem- 
pi massimamente ,  numerosi  nella 
l'amlìlia.  Saicciati  costoro  da  ogni 
chiesa,  traducevano  fra'  boschi  e  so- 
litudini l'aminga  la  vita. 

AFNEO.  Città  vescovile  della  pri- 
ma Augustamnica.  Il  solo  vescovo, 
di  cui  abbiasi  contezza,  è  Jerace,  il 
quale  sottoscrisse  agli  atti  del  con- 
cilio di  Efeso,  cui  fu  presente.  Do- 
po venti  anni  intervenne  pure  a 
quello  di  Calcedonia,  ove  presentò 
una  forma  di  fede  ambigua,  né  più 
volle  apporre  la  sua  soscrizione  ad 
altre  formule. 

AFRA  (s.  ),  martire,  che  fior\ 
verso  l'anno  3o4,  donna  dapprima 
di  perduti  costumi ,  all'  amor  puro 
di  Dio  convertita  dal  santo  vescovo 
Narciso,  con  tre  sue  serv^e  Degna, 
Eunomia  ed  Eutropia.  Durante  la 
[)crsecuzionc  accesa  da  Diocleziano  , 
sostenne  il  martirio  di  esser  bru- 
ciata viva.  AJjbiamo  di  lei  acutissi- 
me risposte  contro  le  seduzioni  di 
Gajo ,  nome  del  giudice  a  cui  fu 
presentata ,  e  che  sperava  di  farla 
ricadere  nelle  antiche  dissolutezze. 
Ilaria,  madre  di  Afra,  partecipò  del 


AFR  109 

martirio  di  sua  figlia  insieme  colle 
tre  sei-A'e  di  lei,  perchè  di  notte  ne 
avea  fatto  portar  via  il  corpo  e  lo  a- 
veva  deposto  nel  sepolcro  de'  maggiori 
a  due  miglia  da  Augusta.  Accadde  il 
loro  martirio  a'  di  7  di  agosto, 
quantimque  se  ne  celebri  la  festa 
due  giorni  più  presto. 

AFRAATE  (s.  ),  anacoreta,  che 
fiori  nel  quarto  secolo,  educato  fra 
le  pagane  superstizioni ,  conobbe 
dalla  puerizia  il  vero  Dio,  ed  ap- 
preso l'unico  modo  di  servire  a  lui 
solo,  corse  ad  Edessa  nella  Mesopo- 
tamia ,  si  rinchiuse  in  una  celletta 
oltre  le  mura  della  città;  indi  por- 
tossi  nella  Siria ,  ove  entrò  in  al- 
tra celletta  presso  ad  Antiochia.  Qui- 
vi egli  si  esercitò  in  ogni  maniera 
di  virtù,  e  di  mortificazione.  Quan- 
timque  molti  si  portassero  a  visi- 
tarlo, onde  valersi  de'  suoi  consigli, 
non  mai  permise  di  essere  corrotto 
dalla  superbia,  anzi  rassodossi  viep- 
piìi  nella  umiltà.  Facea  del  suo 
corpo  aspro  governo,  né  gli  conce- 
deva che  vm  tozzo  di  pane ,  a  cui 
aggiunse  l' uso  di  poche  erbe  nella 
estrema  vecchiezza.  Il  suo  letto  con- 
sisteva in  una  stuoia  distesa  sul 
suolo,  ed  avea  l'abito  gi'ossolano  anzi 
che  no.  Se  non  che  vedendo  i  danni 
cagionati  dall'  arianismo  cui  V  im- 
peratore Valente  protegge^"a,  abban- 
donò la  solitudine  per  correre  in 
sovvenimento  dei  cattolici  persegui- 
tati .  Non  osò  Valente  procedere 
contro  di  Afraate,  quantuucpie  da  lui 
si  fosse  udito  rimproverare  di  fron- 
te :  anzi  ne  fu  edificato  dalla  san- 
tità della  vita  e  dai  miracoli,  che 
gii  acquistarono  sugli  umani  cuori 
alto  potere.  Morto  Valente  e  rap- 
pacificata la  Cliiesa,  Afraate  ritornò 
alla  sua  cella,  ed  ivi  ])ianiente  finì 
la  vita  ,  che  sino  alla  piìi  tarda 
età   volle    condurre    esercitando     le 


no  AFK 

penitenze  del  più  insigne  anacore- 
ta. Egli  è  nominato  addi  29  gen- 
naio nel  sinaxario  dei  greci  e  nei 
calendari  delle  altre  cinese  d'  orien- 
te. Il  martirologio  l'oinano  ne  fa 
memoria  addì   7   d'  aprile. 

AFRICA.  La  terza  delle  cinqne 
parti  del  mondo,  che  si  stende  sotto 
la  linea  equatoriale  a  più  di  trenta 
gradi  di  latitudine  dall'una  e  dall'al- 
tra parte,  ed  a  più  di  i5oo  leghe 
in  lungo  ed  in  largo,  ha  per  con- 
Jini  all'Oriente  la  Guinea^  l'Arabia, 
il  mar  rosso  ed  il  mare  delle  Indie, 
al  mezzodì  il  capo  di  Buona  Spe- 
ranza ed  il  mar  di  Etiopia,  all'oc- 
cidente il  mare  Atlantico,  in  fine 
al  settentrione  il  Mediterraneo.  Dop- 
pia ali  Europa  nella  estensione,  è  pe- 
rò r  Africa  inferiore  a  tutte  le  al- 
tre parti  del  mondo  per  la  coltura. 
Sotto  la  forma  d'  una  piramide  es- 
sa ollQ-e  l'aspetto  di  una  penisola,  la 
più  grande  che  nel  nostro  globo  sia 
circondata  dal  mare,  né  da  altro 
unita  al  resto  del  continente,  se  non 
dall'  istmo  di  Suez  alla  sua  estre- 
mità N.  E.,  fra  il  mar  rosso  ed  il 
IMediterraiieo.  Credesi  che  il  nome 
d'  Africa,  senza  dubbio  d' indole  na- 
tiva, sia  per  la  prima  volta  stato 
introdotto  in  Eiu'opa  dai  Promani,  i 
quali  diedero  tale  appellazione  ad 
ima  delle  loro  africane  provincie,  a 
quella  cioè  che  comprendeva  la  cit- 
tà di  Cartagine.  In  seguito  questo 
nome ,  assegnato  ad  un  breve  di- 
stretto, si  estese  a  tutto  il  vasto  con- 
tinente, che  dai  greci  e  dai  romani 
era  conosciuto  col  nome  di  Libia 
ed  anco  di  Etiopia.  Gli  ebrei,  i  qua- 
li non  altro  avevano  veduto  che  l' E- 
gitto,  nominano  ffuclla  sola  parte 
nei  sacri  libri.  Forse  i  cananei  di 
Tiro  e  Sidone,  ugualmente  che  i 
loro  fratelli  di  Cartagine,  avranno 
avuto  maggiori   notizie  sull'Africa; 


AFR 

ma  non  le  divulgarono  agli  stranieri, 
né  ora  resta  che  la  memoria  di  una 
circumnavigazione  di  certi  viaggia- 
tori fenici  impresa  dal  Cartaginese 
Annone  per  fondar  colonie  sulle  co- 
ste orientali. 

L'  orlo  settentrionale  dell'  Africa, 
solo  conosciuto  dagli  antichi,  racchiu- 
de 1'  Egitto  ,  colla  Nid)ia  e  coli'  A- 
bissinia ,  nonché  la  Barberia  e  l'in- 
terna Cirenaica.  Al  di  là  di  quel 
limite  non  ardivano  spinger  lo  sguar- 
do gli  antichi  :  soltanto  nel  secolo 
XV  il  traffico  eccitò  gì' industri  por- 
toghesi a  superare  il  capo  Bodaior, 
e  discoverte  le  isole  prossime  a  quel- 
r  arida  spiaggia,  si  prosegui  a  co- 
steggiare il  lembo  occidentale  dell'A- 
frica, che  comprende  la  Senegam- 
bia  e  la  Guinea  venuta  in  triste 
fama  pel  commercio  de'  negri.  Vi- 
de nel  i486  l'intrepido  navigatore 
Bartolommeo  Diaz  al  sud  dell'  equa- 
tore r  esti'ema  punta  Africana,  che 
col  nome  di  Africa  mei'idionale  in- 
chiude lo  stabilimento  Inglese  del 
capo  di  Buona  Speranza  e  le  regio- 
ni degli  Ottentotti  e  de'  Cafri. 

La  Religione  attraverso  ad  ogni 
pericolo,  coi  suoi  lumi  benefìci,  seguì 
sempre  le  scoperte  di  ogni  nuovo 
popolo.  Non  era  appena  bandito 
il  vangelo  nella  Giudea,  che  ave- 
va r  apostolo  s.  Simeone  sparsa  la 
fede  anche  nelle  contrade  dell'  A- 
frica  antica,  e  con  sì  incredibile  ce- 
lerità essa  si  diffuse  e  sì  solidamente 
vi  si  è  radicata,  che  nel  200  tro- 
viamo concilii  composti  di  molti  ve- 
scovi non  solo  nell'Africa  propria; 
ma  ben  anco  nella  Numidia  e  nel- 
la Mauritania.  A  sostegno  dei  prin- 
cipi! ortodossi  nel  194  la  chiesa 
dell'  Africa  avea  dato  alla  cattedra 
di  s.  Pietro  l'africano  s.  Vittore  I 
{J^.  s.  Vittore);  né  vha  chiesa,  che 
abbia  dati  tanti  martiri  a  G.  C,  e 


AFR 
tanti  nomini  illustri  per  la  loro  dot- 
trina. Gran  numero  di  vescovati 
conteneva  questa  parte  del  mondo, 
fino  dai  primi  secoli,  come  si  vede 
dagli  atti  dei  concilii  raccolti  da  s. 
Cipriano  nel  240.  Tutti  cpie' vescovi 
non  avevano  durante  i  tre  primi  se- 
coli altra    metropoli  che  Cartagine. 

Per  una  eccezione,  tutta  partico- 
lare dell'  Africa,  la  dignità  mc^tro- 
politana  non  era  annessa  alla  sede, 
ma  all'anzianità  n  eli 'episcopato  della 
provincia.  11  decano,  o  seniore  dei 
vescovi ,  senza  riguardo  alla  chiesa 
che  reggeva,  era  metropolita.  Se  non 
che  ben  presto  conohbesi  l' incon- 
veniente di  si  (latte  primazie  ambu- 
lanti, che  obbligavano  i  vescovi  an- 
ziani ad  andare  ora  da  ima  parte 
ed  ora  dall'  altra,  allorché  aveasi 
d' uopo  di  un  primate.  Perciò  in  ap- 
presso si  ammisero  i  vescovi  delle 
metropoli  civili  alla  partecipazione 
della  dignità  primaziale,  senza  pre- 
giiidizio  dei  diritti  del  vescovo  an- 
tico di   Cartagine. 

Diverse  gravi  quistioni  agitarono  la 
Chiesa  Aincana  nel  terzo  e  quarto  se- 
colo, delle  quali  accenneremo  soltan- 
to le  principali;  Prima:  se  la  Pasqua 
dovesse  celebrarsi  nel  decimoquarto 
giorno  della  luna  di  marzo,  come  usa- 
vano le  chiese  di  Oriente,  e  in  partico- 
lare quella  di  Efeso,  di  Smirne  ed  al- 
tre ;  o  nella  domenica,  che  tenea 
dietro  a  quel  dì,  come  praticavano 
le  chiese  di  Occidente.  La  lite  erasi 
agitata  prima  fra  Policarpo  vescovo 
di  Smirne  e  Papa  Vittoi'e  I,  e  si 
rinnovò  tra  s.  Cipriano  vescovo  di 
Cartagine,  ed  il  Pontefice  s.  Coi'- 
nelio,  creato  nel  i5o.  Fu  combat- 
tuta con  molto  calore,  e  la  decise 
il  concilio  di  Arles  nel  314,  e  più 
solennemente  il  primo  concilio  ge- 
nerale di  Nicea,  fatto  celebrare  da 
Papa  s.  Silvestro  I  nel  32  5,  il  qua- 


AFR  MI 

le  inoltre  condannò  l'eresia  di  A- 
rio .  La  seconda  quistione  fu  se 
dovessero  sottostare  a  tutto  il  rigore 
della  disciplina  coloro,  che  doman- 
davano la  penitenza  dopo  esser  ca- 
duti nell'idolatria.  Cosillatta  qui- 
stione è  conosciuta  sotto  il  titolo  de 
Lapsis  o  de'  Caduti.  Cinque  concilii 
dal  25 1  al  257  ebbero  luogo  a 
ragione  di  es.sa ,  e  s.  Cipriano,  che 
reggeva  in  epici  tempo  la  chiesa  di 
Oriente,  vedendo  gli  abusi  di  una 
eccessiva  indulgenza,  vi  pose  riparo 
con  un  moderato  rigore.  L'ambi- 
zioso Novato  (  T  edi )  lo  accusò  di 
severità  a  Cartagine  e  d'indulgenza  a 
Roma.  Una  momentanea  freddezza 
provenne  tra  le  due  sedi  africana  e 
romana;  ma  ben  presto  la  concordia  si 
e  ristabilita.  Davano  occasione  a  quel- 
le freddezze  le  dispute  tra  s.  Cipria- 
no ed  il  Sommo  Pontefice  s.  Stefano 
tenute  non  solo  sul  conto  de  La- 
psis  j  ma  anche  per  la  terza  qui- 
stione de  rehaptìzandis,  cioè  se  si 
dovessero  ribattezzare  coloro  che  a- 
vevano  rice\'Uto  il  battesimo  dagli 
eretici.  Suscitata  venne  quella  qui- 
stione da  A  grippino  antecessore  fli 
s.  Cipriano  nel  vescovato  di  Carta- 
gine. S.  Cipriano  la  sostenne  insie- 
me ai  vescoA'i  africani  ed  orientali 
(s.  Cipr.  Epist.  71  e73;s.  7\ug.  cont. 
Donai,  cap.  2  et  1 2).  — ■  Ma  ben  più 
gravi  furono  i  danni  cagionati  alla 
chiesa  africana  dai  donatisti  (  Vedi  ) 
che  desolarono  l' Africa  per  più  di 
un  secolo,  cominciando  dal  3 11,  in 
cui  ebbe  origine  quello  scisma  con- 
dannato nel  3 1 3  da  s.  Melchiade, 
altro  Pontefice  africano.  Eletto  Ce- 
ciliano  nel  3 1 1  a  vescovo  della  chie- 
sa di  Cartagine,  i  faziosi  gli  sosti- 
tuirono invece  Maggiorino.  Unendo 
poscia  la  eresia  allo  scisma,  sosten- 
nero essi  la  nullità  de' sacramenti 
dati  fliori    della  Chiesa,   cioè  fuori 


112  AFR 

della  loro  setta ,  il  ribattezzamento 
degli  eretici,  la  chiesa  cattolica  circo- 
scritta nella  società  loro,  e  la  chiesa 
cattolica  prostituita.  Con  tre  concilia- 
boli sostennero  le  assurde  loro  opinio- 
ni :  conciliaboli  che  condannati  venne- 
ro in  Roma  nel  3 1 3,  ed  in  Arles  nel 
Si 4-  Divisi  in  parecchie  sette,  ebbero 
nomi  diirerenti,  ma  per  tutto  appor- 
tarono inquietudini  e  scissure.  Però 
meno  feroci,  sebbene  non  meno  tur- 
bolenti, furono  i  ]yelagiam  (Fedi)  per 
opera  dell'  inglese  Pelagio ,  che  co- 
minciò ad  insegnare  i  suoi  errori  in 
Roma  nel  4oo  e,  passato  in  Africa 
con  Celestino,  il  più  famoso  de'suoi 
discepoli,  venne  condannato  dal  Pa- 
pa Zosimo.  Cinque  concili!  furono 
tenuti  sopra  le  false  sue  dottrine 
dal  /{.li  al  44*5- 

Due  altri  concilii  poi  divennero 
celebri  per  l' affare  di  Apiario  sul- 
le Appellazioni  (Fedi).  (  V.  Schei- 
strale  Ecclesia;  y'Jfricance  dissert.  I 
cap.  VII  e  Marcantonio  Cappelli  : 
Dissertalio  de  Appellationibus  Ec- 
clesia; Jfricana3  ad  Romanam  se- 
dem.  Parisiis   1622). 

Il  conte  Bonifacio ,  comandante 
nell'Africa  per  l' imperatore  Onorio, 
affine  di  preservarla  dalla  irruzione 
dei  barbari ,  che  dilaniavano  l' im- 
perio d'Occidente,  vedendosi  trat- 
tato con  ingratitudine  dall'impera- 
trice Placidia,  nell'anno  4^7  chia- 
mò nell'Africa  i  vandali,  e  gli  ala- 
ni ,  ed  assegnò  loro  molte  provincie. 
Ritornato  il  conte  in  grazia  di  Pla- 
cidia, non  potè  indurre  i  vandali 
a  partire  dall'  Africa  col  loro  re 
Genserico;  ed  Ippona,  Cartagine, 
ed  altre  città  molto  soffersero.  I 
Tandali  fondarono  una  nuova  mo- 
narchia sugli  avanzi  della  romana 
grandezza,  dando  un  colpo  mortale 
alla  chiesa  aiì-icana  colla  feroce  loro 
[)ersecuzionc.  Di  tante  chiese  fiorenti 


AFR 

rimasero  ap^jena  Cartagine,  Ippona, 
e  Cirta  nella  Numidia ,  perocché  i 
vandali  fecero  seguire  i)i  Africa  l'a- 
rianismo.  Morto  Genserico  nel  476, 
e  successogli  Unnerico,  cominciò  que- 
sti a  non  più  incrudelire  contro  la 
chiesa  dell'  Africa ,  prendendo  per 
norma  la  difesa  della  fede  prestata 
dai  gloriosi  suoi  antecessori  Marcia- 
no e  Leone. 

Ad  Unnerico  successe  Gondebaldo 
che  morì  pure  nell'Africa  fanno  49^? 
dopo  il  quale  essendo  montato  sul 
trono  Trasimondo,  fratello  di  lui,  nel 
00 4  i  vandali  rinnovarono  contro  i 
cattolici  le  vessazioni ,  che  da  qualche 
tempo  si  erano  rallentate,  e  s.  Fulgen- 
zio con  altri  vescovi  fu  mandato  in 
esilio.  Papa  santo  Simmaco,  la  cui 
carità  non  era  punto  inferiore  alla 
generosa  sua  costanza  di  animo  , 
con  denaro  riscattò  2  25  schiavi  di- 
moranti nella  Liguria  ,  in  Mila- 
no ed  in  altre  provincie ,  insieme 
con  molti  vescovi  africani  esuli  nel- 
la Sardegna  per  ordine  di  Trasi- 
mondo re  dei  vandali .  Fece  inol- 
tre pervenir  loro  ogni  anno  denaro, 
e  le  necessarie  vestimenta,  consolan- 
doli eziandio  con  una  amorevole 
lettera  nelle  loro  afflizioni. 

Fatto  nel  5^3  re  dei  vandali 
Ilderico,  la  condizione  degli  africa- 
ni migliorò,  la  pace  si  l'istabih,  i 
vescovati  rifiorirono,  s.  Bonifacio  e 
s.  Fulgenzio  onorarono  la  chiesa 
africana  e  la  dignità  episcopale. 
]\el  53o  Gilimero  fu  assunto  al 
trono,  ma  nel  533  il  valoroso  Be- 
lisario, per  ordine  dell'  imperator 
(iiustiniano  I,  passò  in  Africa  per 
far  la  guerra  ai  vandali  e  ne  ri- 
portò intera  vittoria.  Gilimero  fra- 
tello del  re,  atterrito,  abbandonò 
Caitagine,  e  Belisario  se  ne  impa- 
dronì 95  anni  dopo  che  da  Genserico 
era    stata    presa    ai    romani.    Dalla 


AFR 
forza  di  altra  battaglia  Gilimcro  fu 
costretto  a  fuggire  iu  Numitlia,  e 
Zanzone,  altro  suo  fratello,  vi  ri- 
mase ucciso.  Così  ebbe  termine  il 
dominio  Vandalico  nell'  Africa.  La 
sua  chiesa  tornò  a  prosperare,  a  ce- 
lebrar concilii,  tra  i  quali  quello 
del  534,  in  cui  si  trattò  la  ricupera 
dei  beni  ecclesiastici  usiu-pati  dai 
vandali. 

Neil'  anno  546  l' iniperator  Giu- 
stiniano I  pubblicò  un  editto,  in  cui 
comandava  ai  vescovi  di  condan- 
nare i  tre  capitoli  (/^.  Tre  capitoli), 
controversia  che  turbò  la  pace  del- 
la Chiesa  per  più  di  cento  anni,  co- 
me diffusamente  tratta  il  Petavio 
nel  tomo  IV  della  teologia  domma- 
tica.  Resistè  a  quella  condanna  Papa 
Vigilio,  come  pur  fecero  molti  vescovi. 
Laonde  l'imperatore  chiamò  VigiUo  a 
Costantinopoli,  e  giuntovi  nel  54^,  in 
un'assemblea  di  70  vescovi  condannò 
i  tre  capitoli ,  protestando  non  in- 
tendere con  ciò  di  pregiudicare  il 
concilio  Calcedonese.  Credeva  egli 
di  aver  soddisfatto  alle  due  parti , 
cioè  ai  greci  colla  condanna  dei 
tre  capitoli,  ed  ai  latini  coli'  averli 
proscritti  salvo  il  concilio  Calcedo- 
nese ;  ma  s'accorse  ben  presto  e  tut- 
to il  contrario,  vedendo,  che  l'intero 
Occidente  si  scagliava  contro  di  lui, 
come  violator  del  concilio  di  Cal- 
cedonia.  I  vescovi  afiicani  adunati 
in  concilio,  con  quel  calore  con  cui 
solevano  trattare  le  quistioui  reli- 
giose, non  solo  sostennero  la  causa 
dei  tre  capitoli  ;  ma  ebbero  l' ardire 
di  scomunicare  Papa  Vigilio  perchè 
dissentiva  ,  anche  allorquando  il 
concilio  generale  V,  volgarmente 
detto  quinto  Sinodo ,  decise  solen- 
nemente le  liti  contro  di  loro.  Re- 
sistettero per  altro  agli  errori  degli 
incorruttibili  [Vedi)  ed  a  ([uelli  dei 
monoteliti  (luulij  nel  64<>,  che  da 


AFR  m3 

Teodoro  vescovo  di  Pharan  pel  pri- 
mo furono  insegnati  verso  il  620. 
Ciro  vescovo  di  Phace ,  poscia  di 
Alessandria,  e  Sergio  e  Pirro  di  Co- 
stantinopoli, abbracciarono  lo  stesso 
sentimento,  e  l'imperatore  Eraclio  li 
favorì  pubblicando  una  dichiarazio- 
ne intitolata  Ectesi,  od  esposizione 
della  fede,  che  stabiliva  l' unità  di 
volontà  iu  Gesù   Cristo. 

Questa  esposizione,  composta  da 
Sergio  patriarca  di  Costantinopoli 
a  nome  dell'imperatore,  fu  condan- 
nata dal  Papa  Giovanni  IV  e  dai 
vescovi  dell'  Africa.  I  tre  primati 
della  JVumidia,  della  Mauritania  e 
di  Bicena  e  Bizacena  scrissero  a 
Papa  Teodoro  I  una  lettera  sino- 
dica lamentandosi  dell'  Ectesi,  il  che 
pur  fecero  i  vescovi  di  Cartagine 
col  patriarca  Paolo  infetto  di  ere- 
sia. Frattanto  numerosi  fanatici , 
seguaci  di  Maometto,  conquistarono 
progressivamente  molti  regni ,  ed 
AbdaUa,  fratello  di  Ottomano,  inva- 
se r  Africa  nel  647. 

Nulla  giovando  gli  sforzi  di  Pa- 
trizio Giovanni  per  liberarla ,  sog- 
giacque essa  interamente  al  giogo 
mussulmano  verso  il  69').  Gli  osma- 
ni,  divulgando  l'Alcorano  colla  sci- 
mitarra alla  mano,  incominciarono 
fieramente  a  perseguitare  i  fedeli,  e 
terminarono  nel  709  col  bandire  la 
religione  di  G.  C.  dall'  illustre  chie- 
sa Africana.  Vi  sono  tuttavia  delle 
chiese  cattoliche  in  alcune  provincie. 
Di  queste  si  parlerà  nei  rispettivi 
articoli.  V.  AuissiNiA,  Algeri  ,  E- 
GiTTO  ecc. 

La  scoperta  del  Capo  di  Buona 
Speranza  fatta  dai  portoghesi,  e  le 
prodigiose  conquiste  di  Alfonso  V 
re  di  Portogallo  nell'  Africa,  diede- 
ro motivo  alle  missioni  inviate  al 
Madagascar,  al  Congo  ed  alla  Gui- 
nea. Ma  le  relazioni,  che  i  mis.sio- 


ii4  AFR 

narii  hanno  cogli  europei  rcndeniloli 
sospetti  agli  africani;  ed  il  timore,, 
che  invade  questi  ultimi  <li  vedere, 
per  la  diffusione  del  cristianesimo, 
tolto  r  infame  mercato  dei  negri , 
impedì  finora  lo  stabilimento  della 
cattolica  religione  in  quelle  contrade. 
?ifullostante ,  i  pericoli  non  hanno 
mai  atterriti  quei  zelanti  missionarii, 
e  la  loro  perseveranza  darà  forse 
modo  a  ridurre  quei  popoli ,  d' al- 
tronde troppo  mutabili,  e  trojipo  fa- 
cili a  rinunziar  ad  una  religione  e  ad 
abbracciarne  un'altra.  Mosemio,  che 
in  ogni  occasione  ha  tentato  di  de- 
primere le  fatiche  ed  il  profitto 
de'  missionarii  cattolici,  fu  costretto 
a  render  giustizia  all'  eroico  zelo 
con  cui  i  gesuiti  ed  altri  religiosi 
cappuccini  si  sono  a  qiiest'  uopo 
adoperati. 

AFRICA.  Sotto  tal  nome  vuoisi 
intendere  vma  provincia  particolare, 
ed  il  grande  dipartimento  dell'  A- 
frica,  che  un  tempo  comprendeva: 
r  Africa  propriamente  detta,  la  Bi- 
7acena,  la  Numidia,  la  Mauritania 
di  Stitifi,  la  Mauritania  di  Cesarea, 
e  la  Tripolitana .  Parecchi  concilii 
ivi  si  tennero,  e  son  di  proposito  re- 
gistrati nelle  storie  ecclesiastiche.  Di 
questi  citeremo  soltanto  i  principa- 
li. 11  primo  si  celebrò  nel  sSy,  sot- 
to il  Pontificato  di  Stefano  I  do- 
po la  persecuzione,  onde  riordinare 
la  disciplina  ecclesiastica.  Il  secondo 
nell'anno  appresso,  contro  Basilio 
vescovo  di  Leone  e  INIarziale  vesco- 
vo di  Asturia,  ambedue  colpevoli 
di  avere  ricevuto  a  prezzo  d'oro  cer- 
tificati dagli  ulliciali  dell'  imperatore, 
i  quali  laccano  testimonio  di  avere 
rinunciato  in  particolare  a  G.  C. , 
e  che  non  doveansi  incjuietare  in 
fatto  di  religione.  11  terzo  nel  899, 
sotto  Anastasio  I  per  le  iininuni- 
là  ecclesiabliche.    Il    (juarlo  ilue  an- 


AFR 

ni  dopo,  per  la  conferma  dell'ec- 
clesiastica disciplina.  Il  quinto  nel- 
l'anno ^oì  ,  per  la  riconciliazione 
dei  donatisti  colla  Chiesa.  Il  sesto 
nel  40^5  sotto  Innocenzo  I  per  lo 
stesso  motivo.  Il  settimo  nel  4^*45 
nel  quale  reggeva  la  Chiesa  lo  stesso 
Pontefice,  in  cui  si  decretò  una  de- 
putazione all'imperatore  Onorio  con- 
tro i  donatisti.  L'ottavo  nel  4°^^ 
in  cui  si  pregò  Onorio  a  liberare 
dal  castigo  quei  donatisti,  i  quali 
ritornassero  in  seno  alla  Chiesa.  Il 
nono  sotto  lo  stesso  Pontefice  nel 
407,  in  cui  s'implorò  la  protezione 
di  Onorio  contro  i  paesani  ed  i 
donatisti.  Il  decimo  parimenti  sotto 
Innocenzo  I,  nel  4o^j  ^  questo  fine 
medesimo.  L'undecimo ,  ed  il  duo- 
decimo sotto  lo  stesso  Pontefice.  In 
questo  ultimo  pregavasi  Onorio  a 
rivocare  l'editto,  con  cui  avea  per- 
messo ai  donatisti  di  scegliere  quel- 
la religione,  che  meglio  loro  aggra- 
diva. 11  decimoterzo  fli  celebrato  nel 
4 18,  sotto  il  Sommo  Pontefice  Zo- 
simo,  contro  Pelagio  e  Celestio  suo 
discepolo.  Il  decimoquarto  si  tenne 
nel  4^-6,  intorno  alle  appellazioni 
alla  Sede  Apostolica.  In  questa  pro- 
vincia si  celebrarono  eziandio  mol- 
ti concilii  nel  6^6  contro  i  mono- 
teliti. 

AFRICANO  (s.),  vescovo  di  Co- 
minges  in  Guascogna  nel  VI  se- 
colo ,  è  molto  celebre  a  Cominges , 
a  Castps,  a  Nimes,  a  Lione  ed  al- 
trove. Dicono  che  divenisse  famo- 
so specialmente  pel  dono  de'  mi- 
racoli, di  cui  abbondantemente  lo 
avea  favorito  il  Signore.  La  festa 
di  lui  è  riportata  al  dì  primo  mag- 
gio. 

AFRODISIA.  Città  vescovile  del- 
la diocesi  di  Tracia  nella  provincia 
dcH'Einopa,  soggetta  alla  metio[»(>li 
di  Eraclea.  Teofronio,  che  sottusciis- 


AGA 

so  alla  lettera  dcWn  sua  provincia 
spedita  a  Leone  iniperatore  intorno 
alla  morte  di  s.  Brotero  di  Alessan- 
dria, fu  uno  de'  suoi  vescovi. 

AFRODiSIADE,  delta  altrimenti 
Niiioe  Megalopoli ,  è  città  metropo- 
litana della  diocesi  di  Asia  nella 
jjrovincia  di  Caria.  Il  nome  di  A- 
llodi.<iade  le  venne  dal  nefando  cul- 
to ivi  alla  dea  Venere  tributato, 
or  imperatori  cristiani  la  chiama- 
rono invece  Stauropoli  in  onore  del- 
la croce  di  G.  C.  Dicesi,  che  s.  Gio- 
vanni Evangelista  vi  spargesse  il  lu- 
me del  vangelo,  come  quegli  chefJm- 
dò  le  pi'ime  chiese  dell'Asia.  Rodo- 
piano,  o  Rodociano  con  altri  vi 
sostenne  sotto  Diocleziano  il  martirio. 

AFRODlTOrOLI.  Città  vescovi- 
le; della  provincia  dell'Arcadia,  sotto 
il  patriarca  di  Alessandria.  Tre  era- 
no in  Egitto  le  città,  che  portava- 
no ({uesto  nome.  In  seguito  fu  chia- 
mala Atsìa. 

AFTARDOCITI.  Eretici,  discc- 
j)oli  di  Giuliano  di  Alicarnasso,  che 
comparvero  nel  secolo  VI.  Soste- 
nevano, che  il  corpo  di  G.  C.  in- 
corruttibile ,  era  anche  impassibile , 
e  non  avea  potuto  soggiacere  alla 
morte. 

AGABO  (s.).  I  greci  avvisano , 
che  questi  fosse  profeta  ed  uno  dei 
settanta  discepoh  di  G.  C.  Predis- 
se, che  una  fame  straordinaria  a- 
vi-ebbe  molestato  il  mondo  tutto , 
come  avvenne  di  fatto  sotto  Clau- 
dio imperatore.  I  greci  dicono  ch'e- 
gli sia  stato  martirizzato  in  An- 
tiochia e  ne  celebrano  la  festa  agli 
8  di  marzo;  i  latini  ai  9  di  feb- 
braio. 

A(rAPA  o  Carità'.  Sorella  del- 
le sante  Fede  e  Speranza  vergini 
e  martiri,  figlie  di  s.  Sofia.  Queste 
eiano  celebri  in  occidente  sotto  i 
nomi  di  Fides,  Spes,  Carità»,  ed  in 


AGA  1 1 5 

greco  sotto  quelli  di  Pistis,  Elpis 
ed  Agape.   V.  Sofia  (s.). 

AGAPE  (s.),  martire,  vivea  con 
due  sorelle,  Chionia  ed  Irene,  a 
Tessalonicii.  Trovarono  moilo  ondo 
togliere  ai  persecutori  della  Chiesa 
parecchi  volumi  dei  sacri  libri,  che 
queglino  sotto  pena  di  morte  proi- 
bivano a  cliicchessia  di  tenere  op- 
presso di  sé.  Scoperte  l'anno  3o4, 
furono  abbruciate  vive.  Ebbe  Aga- 
pe a  martiri  compagne,  oltreché  le 
due  sorelle,  santo  Agatone,  e  Ire 
donne  Casia,  Filippa  ed  Eutichia, 
le  quali  sono  in  unione  ad  essa  ri- 
cordate e  contemporaneamente  ono- 
rate sotto  il  giorno  3  di  aprile. 

AGAPETE.  Cos\  chiamavansi  nei 
primi  tempi  della  Chiesa  alcune 
vergini,  le  quali  conducevano  la  vi- 
ta in  comune,  e  si  addicevano  al 
servigio  di  ecclesiastici  per  sola  ca- 
rità. Quindi  ne  venne,  ch'ebbero  an- 
che il  nome  di  Sorelle  adottive.  IVIa 
siccome  queste  società  col  progresso 
del  tempo  degenerarono,  cosi  furono 
abolite  dal  concilio  Latcrancse  tenu- 
tosi nel  I  1 3c)  sotto  il  Pontificalo  tli 
Innocenzo  HI.  Questa  parola  signi- 
fica inoltre  persone  che  si  amano  ; 
e  si  diede  in  seguito  ad  un  ramo 
di  gnostici,  che  spargeano  i  loro 
errori  sul  declinare  del  secolo  quar- 
to. Secondo  s.  Girolamo  questa  spe- 
cie di  setta  era  composta  princi- 
palmente di  donne,  le  quali  inse- 
gnavano nulla  esservi  d' impuro  per 
le  coscienze  pure,  e  s.  Agostino  as- 
sicura, che  queste  avcano  per  co- 
stume di  giurare  e  spergiurare,  piut- 
tosto che  manifestare  il  secreto  del- 
la loro  setta. 

AGAPI.  Questa  parola  deriva- 
ta dal  greco  significa  amore  e  ca- 
rità. Fu  usata  per  dinotare  i  pasti 
o  banchetti  fatti  ne'  cemeterii,  nelle 
catacombe,    e    poi    nelle   chiese  dai 


ii6  AGA 

primitivi   cristiani    onde    mantenere 
la    concordia,    l'unione    e    l'amore 
tra  i  membri  del  medesimo  corpo, 
e    stabilire    almeno    a  pie  degli  al- 
tari quella  fratellevole  concordia,  che 
non  può  trovarsi   nella    società  per 
le  troppo  di\'erse   condizioni  che  la 
compongono.    Da    principio    queste 
Agapi    o  conviti    si  facevano  senza 
scandalo  e  senza  disordine,  e  s.  Pao- 
lo   ne    parla    nella    sua  prima  epi- 
stola ai    coi'inti;    ma    siccome  quei 
banchetti  per  timore  delle  persecu- 
zioni   s'  imbandivano     di    nascosto, 
cos'i  presero  i  gentili  motivo  di  ca- 
lunniare i  primi  credenti ,    asseren- 
do   che    trucidavano     un    bambino 
e  si  cibavano  delle  sue  carni,  dan- 
dosi poscia  ad  ogni  maniera  di  tur- 
pitudini.   Il  popolo    credulo  si  ren- 
deva  persuaso    a    si  fatte  calunnie. 
Oltre  s.   Giustino  martire  nella  sua 
prima  Apologia ,    Atenagora    nella 
Legazione  in  difesa  de'  cristiani.  Teo- 
filo antiocheno  nel  lib.   II  ad  Auto- 
lieo, Taziano  i\e\['  Orazione  contro  i 
gentili,    Tertulliano    nel    suo  Apo- 
logetico _,    ne    mostrarono   la     falsi- 
tà ,  Plinio  stesso  confuta  queste  pes- 
sime prevenzioni .     Questi ,  dopo  e- 
satte  informazioni  ne  rese  conto    a 
Traiano,  ed  assicuroUo  essere  stato 
nelle  Agapi  tutto    innocenza  e  fru- 
galità. 

L'imperatore  Giustiniano,  ben- 
ché nemico  dichiarato  de'  cristiani, 
confessò  che  la  carità  che  questi  usa- 
vano verso  i  poveri,  le  loro  Agapi,  la 
cura  de'  loro  .sacerdoti  vei'so  i  mise- 
rabili erano  i  veri  motivi  per  cui  mol- 
li abbracciavano  la  religione  cristiana. 
Vogliono  alcuni ,  che  le  Agapi 
si  unissero  all'  incruento  sacrifìcio,  e 
che  soventi  fiate  prima  di  questo  si 
celebrassero ,  come  si  praticò  nell' 
ultima  cena.  Dicono  inolile ,  che 
1'  Apostolo    rampognasse    i     coriiili 


AGA 

perchè  qualora  si  portavano  a  man- 
giare la  cena  del  Signore ,  Do- 
minicam  Coenam ,  scambievolmen- 
te non  si  attendevano  ;  ma  pensan- 
do a  loro  soli,  se  ricchi,  disdegnavano 
quasi  di  comunicare  co'  loro  fratelli 
poveri.  I  disordini  avvenuti  e  la  con- 
venienza ,  che  i  cristiani  non  aves- 
sero a  cibarsi  di  cosa  alcuna  pri- 
ma della  santa  comunione ,  fui-ono 
i  motivi  per  cui  la  Chiesa  fino  da' 
primi  secoh  prescrisse  ,  che  tutti 
si  accostassero  digiuni  al  sacro  al- 
tare. 

Vi  erano  più  sorte  di  Agapi  :    i .' 
le  Natalizie,  nelle  quali  i  cristiani 
si  univano  presso  i  sepolci-i  dei  mar- 
tii'i,    e    con   dimostrazioni    di  osse- 
quio rendevano  onore  a    questi  in- 
vitti eroi  della  Chiesa.  Col  progres- 
so del  tempo  s'introdusse  il  costu- 
me   di  celebrar  questi    conviti    con 
danze;  e  ciò  rilevasi  da  alcuni  versi 
di    s.  Gregorio    Nazianzeno.  S.  Ba- 
silio   declamò    con  forza  contro  un 
tal  uso,  ciòcche  pur  fece  san  Gau- 
denzio; 2.''  le  Connubiali,  le  quali  si 
praticavano  in  occasione  de'  matrimo- 
nii  ;    3.'   le   Funerarie  fatte   per    la 
morte  dei  più  stretti  parenti.  Queste 
si  davano  a'poveri  nelle  chiese  o  nei 
luoghi    ad    esse    vicini ,   colla    certa 
persuasione,   che  la  pratica  di  cpie- 
ste  opere  pie  avrebbe  recato  sollie- 
vo alle  anime  de' trapassati.  P^.  IMu- 
ratori  {Dissert.  de  Agapis),  dov'  è  pa- 
rola   dei    sepolcri    degli  antichi  cri- 
stiani e  delle  cene  loro.  Poiché  pe- 
rò   né    anche    i    più   santi  costumi 
sogliono  evitare  l'abuso,    a    poco  a 
poco  entrò  il  disordine  anche  nelle 
Agapi  :  ond'  é  che  la  Chiesa  attem- 
perando   le    proprie    discipline    alle 
circostanze,  proibì    que'  conviti  ne' 
sacri    templi,    e    col    tempo  li  tolse 
dal  cristianesimo.  Tutti  i  santi  pa- 
dii  del  IH  e  IV  secolo  si   sono  ado- 


AG  A 
perati  per  togliere  le  ubl>riaclicz7.e 
ed  i  bagordi  compagni  di  (incile 
cene  tanto  sante  nella  loro  istitu- 
zione primitiva.  S.  Agostino^  essen- 
do ancora  prete,  mentre  ammini- 
sti'ava  la  divina  parola  invece  del 
vescovo  Valerio  nella  chiesa  d' Ip- 
pona,  con  tutta  la  forza  della  sua 
eloquenza  e  con  tutto  il  fervore  a- 
postolico  dimostrò  l' enormità  della 
pessima  usanza,  e  cercò  di  estirparla 
dall'Africa.  Egli  area  sempre  dinan- 
2Ì  agli  occhi  lo  zelo  con  cui  s.  Am- 
brogio si  adoperava  a  reprimere  gli 
abusi ,  che  s' erano  inti'odotti  a  ca- 
gione delle  Agapi  nella  cliiesa  di 
stilano.  È  probabile  che  appunto  ad 
istanza  di  s.  Agostino  si  convocasse 
il  conci  Ho  di  Cartagine,  dove  fu 
prescritto  a'  chierici  €d  ai  vescovi 
tanto  di  non  accostarsi  ai  conviti 
nelle  chiese  (  se  non  qualora  non 
avessero  modo  di  ristorarsi),  rpianto 
di  dover  allontanarne  i  popoli.  Più 
condiscendente  parve  due  secoli  dopo 
il  Pontefice  s.  Gregorio  I  Magno  ver- 
so gì'  inglesi,  i  quali  aveano  testé  ab- 
bracciato il  vangelo,  perocché  voleva, 
com'  egli  disse  a  Melilo  abbate  colà 
trasferitosi, che i  gaudii  esteriori  servis- 
sero di  scala  agi'  interni.  Quindi  piut- 
tostochè  abolirli  concedeva,  che  nei 
giorni  natalizii  de  martiri  e  nel  giorno 
della  dedicazione  delle  chiese  si  co- 
struissero delle  capanne  con  rami  di 
alberi  e  si  celebrassero  de'  l'eligiosi 
conviti  non  denti'o,  ma  presso  i  templi. 
Su  questo  argomento  è  a  consultarsi 
Genrado  Enrico  Airero  in  Disser- 
tatione  de  Dadsissa  veterum  Ger- 
manorum,  che  sta  in  ^ct.  Soc.  Lat. 
Jenens.  p.  IV ,  e  nel  VI  opuscolo 
della  raccolta  dell'  Iscrizioni  Stroz- 
ziane. 

Nondimeno  .sino  al  secolo  XV 
durava  l'  uso  in  alcun  luogo  di  quel- 
le Agapi,  finché  il  concilio  di  Basi- 


A  G  A  1 1 T 

Ica  determinò  di  abolirle  interamen- 
te. Però  nella  III  parte  degli  atti  del 
primo  concilio  provinciale  di  Milano, 
celebrato  sotto  s.  Carlo  Eorromco  , 
vediamo  che  nel  X\I  .secolo  .s'im- 
bandivano le  mense  ne'  recinti  del- 
le chiese  si  nel  giorno  del  Corpo  del 
Signore,  e  sì  in  quello  della  Pente- 
coste, non  meno  che  in  altre  solen- 
nità. Pertanto  fu  comandato  ai  vesco- 
vi, che  senza  torre  il  pio  costume 
delle  limosine,  abolissero  i  banchet- 
ti. Ancora  però  ne  rimane  qual- 
che vestigio  in  molte  chiese.  A  Roiien 
p.  e.  nel  giorno  di  Pasqua  si  distri- 
buisce a'  fedeli  nel  mezzo,  o  verso  il 
basso  della  navata  delle  chiese,  l'Aga- 
pa  che  consiste  in  una  cialda,  e  del  vi- 
no in  una  tazza,  costume  praticato 
in  quelle  chiese  anticamente  in  tutte 
le  grandi  feste,  siccome  si  ha  dalla 
vita  di  s.  Ansberto  vescovo  di  Rouen. 
»»  Egli  faceva,  dicesi  in  quella  vita,  im 
"  Agapa  al  popolo  nella  .sua  chiesa 
»  dopo  la  comunione  de'  dì  solenni, 
>»  e  serviva  egli  .stesso  a  tavola,  parti- 
»»  colarmente  i  poveri  "  (De  MoK'on  : 
Voyagc  lih(rgi(fue  pag.  4^  i)*  ^^^  ^''^" 
lia  finalmente  alcuni  vescovi  sogliono 
dare  un  convito  ai  poveri  dopo  la 
lavanda  dei  piedi  e  degli  altari . 
Si  possono  consultare  intorno  al- 
le Agapi  Wolf  Troppaneger  {Dis' 
sertalio  de  epidis  veteruvi  Clirisda- 
nornm.  Wittembergae  17  io);  Car- 
meli  (  Dell'  uso  di  far  convid  so- 
pra i  sepolcri  pag.  1 89.  )  ;  Can- 
cellieri tomo  III  (  De  secretariis)  ; 
Morcelli  [africa  Chrisdand)  ;  Jo.  Ca- 
bassutii  [Dissertado  de  Agapis  in  ojus 
Nodtìa  Eccl.  Lugduni  1680,  et  in 
tom.  I  Disciplina  popidi  Dei.  Fleury)  ; 
Cabr.  Albaspinaci  {^Dissertado  de  A- 
gapis  veterani  in  ejus  Misf.  sacr.)  ; 
Phil.  Jo.  Tilemanni,  [Dissertado  de 
Agapis  post  ejus  Commcnt.  in  Epist. 
Judit;)  ;    Cour.   Sani.    Schurzileischii 


ii8  AG  A 

(Dissertatìo  de  veteri  Àgapamm  cul- 
tUj  et  in  cjiis  Dìsp.  Phiiol.  Pliilos.  n. 
87);  Lodovico  A.  Muratori  [Disqui- 
sìtio  de  Àgapis  suhlatis  in  cjus  Aned. 
Grcecis  in  cui  tratta  de' sepolcri  degli 
antichi  cristiani  e  delle  cene);  Justi 
Henningi  Bolimeri  ^Dissertatìo  de 
Coitioiiibus  Christianorum  adcapien- 
duvi  cìhum,  in  ejus  Dlss.  Juris  Ec- 
cles.  antiq.);  Jo.  Goltfr.  Mcjerlini  {Dis- 
scrtatìo  de  Agapìs  velcrum  Christia- 
norum); Menocliio  toni.  ii.p.  275, 
Da'  conviti  sagri  die  anticamente  si 
usavano  da  cristiani  nelle  chiese  ^ 
detti  Agape. 

AGAPIO  (s.),  martire  di  Palesti- 
na nell'anno  3  06.  L'imperatore 
Massimiano  Daia,  che  infieriva  cru- 
delmente contro  i  seguaci  di  Gesù 
Cristo,  comandò  che  Agapa  fosse 
esposto  alle  fiei'e  in  Cesarea,  ove 
venne  dilaniato  da  un  orso,  e  get- 
tato in  mare.  Il  martirologio  ro- 
mano fa  menzione  di  questo  santo 
nel  giorno  20  novembre,  e  ne  as- 
segna la  festa  a'  19  agosto  in  uno 
a  quella  di  s.  Timoteo  e  s.  Te- 
cla. Anche  i  greci  celebrano  la  fe- 
sta di  s.  Agapa  in  questo  giorno 
medesimo. 

AGAPITO  (s.),  martire.  Vuoisi 
che  ei  sostenesse  il  martirio  verso 
il  273,  sotto  Aureliano.  Il  certo  è, 
che  questo  santo  in  età  assai  giova- 
nile fu  da' pagani  preso  ed  a  crudelis- 
sime tortine  sottoposto  in  Preneste, 
oggidì  Palestrina,  ventiquattro  mi- 
glia da  Roma.  Celebre  nei  Sacra- 
mentari di  Gelasio  e  di  s.  Gregorio 
IMagno,  come  pure  nel  Martirologio 
di  Beda  e  in  quello  che  porta  il  no- 
me di  s.  Girolamo,  Agapito  è  ricor- 
dato il  giorno  18  agosto.  Y.  l'arti- 
colo Palestrina. 

AGAPITO  (s.),  martire.  Era  dia- 
cono, e  soffrì  il  martirio  nel  giorno 
slesso,  in  cui  diedero  la  vita  per  la 


AGA 
fede  il  Papa  s.  Sisto  e  s.  Felicissi- 
mo. Il  nome  di  questo  santo  in  molti 
martirologi  si  unisce  a  quelli  de' suoi 
compagni  nel  martirio.  Verso  il  480 
il  Sommo  Pontefice  Felice  III  fece 
fabbricare  una  chiesa  in  onore  di 
questo  s.  martire,  a  poca  distanza 
da  quella  di  s.  Lorenzo. 
'  AGAPITO  I  (s.),  Papa  LIX,  ro- 
mano era  arcidiacono  della  Chiesa 
Romana,  e  poscia  venne  creato  prete 
Cardinale  de'  ss.  Giovanni  e  Paolo, 
e  non  già  de'  santi  Apostoli ,  come 
pretendono  alcuni ,  essendoché  que- 
sta chiesa  venne  eretta  da  Giovan- 
ni III,  che  fiorì  dopo  Agapito.  Suo 
padre  chiamavasi  Gordiano,  ed  era 
esso  pure  prete  Cardinale  de'  santi 
Giovanni  e  Paolo  in  Pammachio. 
Le  sue  esimie  virtù  gli  meritarono 
di  essere  assunto  al  supremo  Pon- 
tificato dopo  Giovanni  li,  nell'an- 
no 535.  Riprovò  gli  atti  già  invo- 
cati del  concilio,  in  cui  Bonifacio 
erasi  eletto  il  successore  nel  Ponti- 
ficato, e  rivocò  la  scomunica  ful- 
minata dal  medesimo  Bonifacio  con- 
tro r  antipapa  Dioscoro.  Nel  53G 
portossi  in  Costantinopoli,  onde  in- 
dm-re  l' imperator  Giustiniano  a  ri- 
chiamare l'esercito,  che  avea  spedito 
in  Sicilia  sotto  la  condotta  di  Be- 
lisario .  Indi  scomunicò  e  depose 
Antimo,  vescovo  di  Trebisouda,  che 
occultamente  seguiva  l'eresia  di  Eu- 
tiche,  ed  avea  occupata  la  sede 
di  Costantinopoli  col  (àvore  di  Teo- 
ilora  moglie  dell'  iinpcratore  Giu- 
stiniano. Quest'  ultimo  volea  obbli- 
gare il  Sonmio  Pontefice  a  comu- 
nicar con  Antimo,  ma  quegli  con 
invitta  costanza  rilìutossi.  interrogò 
nondimeno  questo  eretico  alla  pre- 
senza dell' ini[)eralore,  ma  ricusan- 
do egli  di  rispondere  a  quanto  gli 
chiedeva  intorno  alle  due  nature  in 
Cristo,  l'imperatore  conobbe  la  (io- 


AG  A 

(!(?  (li  Antimo,  e  convenne  con  A- 
ga}>ito  nella  deposizione  del  mede- 
simo. In  appresso,  mentre  il  Pon- 
tefice si  apparecdiiava  a  fai-e  ri- 
torno in  Italia ,  fu  colto  da  grave 
malattia,  che  lo  trasse  alla  tomba 
in  Costantinopoli  nell'anno  536.  La 
sua  spoglia  mortale  fu  trasportata 
a  Roma ,  ove  venne  sejiolla  nella 
Basilica  di  s.  Pietro.  Era  cos'i  peri- 
to delle  regole  ecclesiastiche,  che 
s.  Gregorio  gli  dà  i  titoli  onorifici 
di  l'aso  catlolìco,  tromba  dell'  evan- 
gi'lì'o  e  banditore  della  giustìzia.  Il 
»  olcbre  p.  Sangallo  fu  di  questo 
l^ontefice  magnifico  elogio ,  e  non 
«luhita  di  asserire,  che  non  vi  fu 
]*apa ,  il  quale  in  sì  breve  spazio 
di  tempo  abbia  operato  cose  tanto 
utili   a  vantaggio  della  Chiesa. 

AGAPITO  II,  Papa  CXXXIII, 
romano ,  fu  eletto  Pontefice  nel  me- 
se di  giugno  94^3  di'G  o  tre  giorni 
dalla  morte  del  suo  antecessore.  A- 
veavi  a  quel  tempo  grande  controver- 
sia in  Francia  intorno  alla  prelatura 
della  chiesa  di  Reims,  alla  quale  con- 
temporaneamente pretendevano  Ar- 
toldo,  che  ne  avea  ricevuto  il  pal- 
lio da  Giovanni  XI,  ed  Ugone  figlio 
(li  Ei'iberto  conte  di  Reims  ,  eletto 
arcivescovo  della  medesima  chiesa 
in  età  di  cinque  anni  e  confermato 
dal  Pontefice  Giovanni  X.  Agapito 
affine  di  condurre  a  termine  questo 
scisma,  e  di  ristabilire  il  regno  di 
Lodovico,  in  pericolo  per  le  ribal- 
derie di  Ugone  Principe  di  molto 
potere,  mandò  in  Francia  suo  le- 
gato Marino,  vescovo  Polimarziense, 
il  quale  nell'anno  94^  tenne  un  c(jn- 
cilio  in  Ingelheim,  luogo  della  Ger- 
mania nella  diocesi  di  Colonia,  nel 
rpiale  ridonato  Artoldo  alla  sua  chie- 
sa, scomunicò  Ugoiie  di  lui  rivale, 
ed  Ugone  Principe  ribelle  al  re 
Lodovico.    L'  amio   seguente    Aga- 


A  G  A  1 1  f) 

pito  celebrò  in  Roma  un  altr(i 
concilio,  in  cui  fii  confermata  (jucsta 
scomunica .  Chiamò  a  Roma  Ottone 
I  re  di  Germania,  per  cacciare  d'  I- 
talia  Berengario  che  maltrattava  gli 
ecclesiastici,  e  forzatamente  deruba  va- 
li del  denaro;  e  mandò  a  s.  Bruno- 
ne,  arcivescovo  di  Colonia,  il  pallio, 
col  particolare  diritto  di  usarne  sem- 
pre che  a  lui  piacesse  (  Rotgeso  in 
vita  s.  Brunon.  cap.  28  ap.  Suriuin 
die  1 1  Oct.).  Morì  certo  dopo  i  ven- 
ti, e  forse  ai  ventolto  d'Agosto  (ì'jiG 
avendo  governala  la  Chiesa  con  som- 
ma innocenza,  e  con  sommo  zelo 
della  pace  nella  cristiana  repubblica, 
per  anni  dieci  e  tre  mesi  allo  incir- 
ca. Fu  sepolto  in  s.  Gio  Laterano. 

AGAPITO  Rustico,  Cardinale, 
ovvero  Rustico  Agapito,  arcidiacono 
della  S.   R.  C,    V.  Agapito  I  papa. 

AGAPITO,  Pontefice  supposto. 
Chi  fra  gli  storici  fa  di  lui  menzio- 
ne onorevole,  chi  di  lui  non  dà  nep- 
pure un  cenno,  e  chi  in  fine  lo  di- 
ce sognato  pontefice  da  Sigiberlo,  il 
(juale  poselo  nel  suo  Cronico  all'an- 
no 888.  Noi  abbiamo  gran  fonda- 
mento, per  attenerci  alla  decisio- 
ne degli  ultimi;  tanto  più  che  sic- 
come a  Marino  I  succedette  nel  pon- 
tificato Adriano  III,  il  cjualc  vuoisi 
che  portasse  il  nome  di  Agapito,  non 
ò.  inverisimile  che  l'errore  derivi  da 
ciò,  giudicandosi  a  ])unto  Agapito 
successor  di  Marino  I.  Onde  si  con- 
verrà ad  Agapito  il  nome  di  papa 
supposto. 

AGARENIANI.  Cristiani  apostafi. 
Sotto  questa  denominazione  vengono 
chiamati  alcuni  cristiani,  che.  nel  se- 
colo settimo  abbandonarono  il  vange- 
lo per  arruolarsi  ai  vessilli  di  Mao- 
nìetto.  Impugnavano  il  mistero  del- 
la Ss.  Trinità,  e  sostenevano,  che 
Dio  non  avea  il  figlio,  poiché  non 
avea  presa  moglie.   Il  nomo  di  Aga- 


I20  A(tA 

rciiiani  fii  loro  imposto  come  segua- 
ci della  religione  degli  arabi,  discen- 
denti da  Ismaele,  figlio  di  Agar. 

AGATA  (  s.  )  vergine  e  martire. 
Le  città  di  Palermo  e  Catania  in 
Sicilia  si  contendono  l'  onore  di 
aver  dato  i  natali  a  questa  santa, 
che  fiorì  nell'anno  25 1.  Solferse  il 
martirio  in  Catania,  allorché  Decio 
perseguitava  la  Chiesa.  Consecrata- 
si  a  Dio  nella  età  più  fiorente, 
trionfò  valorosa  di  tutti  gli  assalti, 
che  fecero  alla  sua  castità ,  Quin- 
ziano  uomo  consolare  e  Afrodisia,  don- 
na al  sommo  dissoluta.  Aspro  gover- 
no con  inaudita  crudeltà  ebbe  a  pa- 
tire la  costante  eroina,  la  ({uale  vi- 
sitata da  s.  Pietro  nel  carcere,  a  cui 
la  condannò  Quinziano,  ne  fu  con- 
fortata e  sanata.  La  prodigiosa  gua- 
rigione attizzò  la  rabbia  del  tiran- 
no. Ond'ei  la  fece  voltolare  crudel- 
mente su  de' rottami  di  vasi  misti  ad 
infocati  carboni;  poi  rimisela  in  pri- 
gione, dove  Agata,  raccomandando 
a  Dio  lo  spirito,  volò  in  seno  a  Lui 
beatamente.  11  suo  nome,  che  fu  in- 
scritto nel  canone  della  messa,  tro- 
vasi nel  calendario  di  Cartagine  del- 
l'anno 53o,  ed  in  tutti  i  martirolo- 
gi sì  de' greci  che  de' latini.  Se  ne 
celebra  la  festa  il  dì  quinto  di  feb- 
braio. 

AGATA  (s.)  DEI  Goti  (s.  Jgathce 
Gotìionim).  Città  vesco\ile  nel  regno 
di  Napoli  nella  Terra  di  Lavoro,  che 
si  pretende  fondata  dai  primi  con- 
quistatori settentrionali;  donde  pure 
si  crede  le  sia  venuto  il  nome.  11  Som- 
mo Pontefice  Giovanni  XI  li  romano, 
nel  concilio  celebrato  in  Roma  nel 
969,  dichiarò  sede  arcivescovile  la 
chiesa  di  Benevento,  e  ad  essa  as- 
soggettò dieci  vescovati,  jiel  primo 
dei  quali  quello  di  s.  Agata  de' Go- 
ti. Oltre  la  (cattedrale  vi  hanno  in  es- 
sa sette  chiese  parrocchiali  ed  iin'ab- 


AGA 

bazia.  Unitamente  ad  Acerra  forma 
im  vescovato,  eh' è  sulfraganeo  alla 
metropolitana  di  Napoli.  [F.  Acer- 
ra). Fra  i  suoi  vescovi  meritano 
speciale  menzione  i  due  seguenti. 
Fehce  Peretti  di  Montalto,  eletto  da 
Papa  s.  Pio  V  a'  1 7  novembre  1 566, 
che  a' 29  gennaro  1567  ne  prese 
possesso,  e  poi  fu  creato  Cardinale  ; 
in  questa  dignità  nel  1572  passò 
alla  sede  di  Fermo,  e  nel  i585 
fu  eletto  Papa  col  nome  di  Sisto 
V;  nome  equivalente  al  più  splen- 
dido elogio  [V.  Sisto  V).  L'altro 
fu  Alfonso  Maria  Liguori  napolita- 
no, fondatore  nel  1782  della  Con- 
gregazione del  SS.  Redentore,  pro- 
mosso da  Clemente  XIII  alla  ve-  m 
seovil  dignità  di  s.  Agata  dei  Goti  i| 
il  dì  14  giugno  1762.  Accettò  Al- 
fonso per  comando  espresso  del  Papa 
il  governo  di  questa  chiesa;  ma  logo- 
ro dalle  fatiche  per  le  applaudite 
sue  opere,  depose  ai  pie' di  Pio  \T 
nel  1775  la  rinunzia,  che  venne 
accettata.  Blorì  nel  bacio  del  Si- 
gnore a  Nocera  de'  Pagani  il  dì 
primo  agosto  1787.  Nel  18 16  Pio 
VII  lo  dichiarò  beato  nella  Basilica 
Vaticana,  in  cui  il  regnante  Pontefice 
Gregorio  XVI  a' 26  maggio  1889 
solennemente  lo  canonizzò.  V.  Al- 
fonso (s.)  DE  liguori. 

AGATONE  (s.),  monaco  di  fon- 
tenelle.   V.   Vandregesilo  (s). 

AGATONE  (s.),  Papa  LXXXI 
figliuolo  di  Pannonio  Amoiie.  In- 
torno alla  patria  di  lui  disputano 
grandemente  fra  loro  gli  eruditi. 
11  Ciacconio  lo  vuol  nato  nella  Val- 
le Sieuliana  di  Abruzzo.  Girolamo 
Marafìoti,  Tommaso  Aceto  e  il  p. 
Elia  tli  Amato  lo^^  fanno  di  Reggio 
in  Calabria;  ma  eh' ei  fosse  Sici- 
liano e  nato  in  Palermo  lo  asseii- 
seono  più  scrittori  ;  tale  il  dimoslia- 
no  in  giunta  ad  altri ,   d.  Girolamo 


AGV 

Morso,  Barone  di  Favarella  {J'i- 
ta  s.  Às^alhonìs  Papa?  Panormi  Ci- 
vis  et  Patroni.  Panormi  1 640)  ;  il 
rliiarissimo  Michele  Scavo,  canoni- 
co della  cattedrale  di  Paleiino 
(  Dìsierlaziouc  Storico  -  Daa^maiica 
della  patria,  santità  e  dottrina  del 
Pontejicc  s.  Jgatone.VAevmo  lyor 
in  4,  e  riprodotta  nel  tom.  XVIII 
Disserl.  ccclesiasticlie ,  raccolte  dal 
Zaccaria.  Dissert.  IF,  pag.  i33, 
Roma  1796  m  8),  e  Gianfrancesco 
Scorso  Gesuita  ,  che  senza  nome 
pulìblicò  la  Pita  s.  Agathonis.  Pa- 
normi ap.  Mortarelli  1640.  Fu  mo- 
naco benedettino  nel  monastero  di 
s.  Ermete  di  Palermo,  in  cui  vestì 
1'  abito  nel  592,  dojio  esser  vissuto 
al  secolo  vent'anni  ammogliato;  indi 
fu  creato  prete  cardinale,  e  finalmente 
venne  innalzato  al  soglio  Pontificio  ai 
ventisette  di  giugno  678,  contando  il 
centesimoterzo  anno  di  sua  età.  Con- 
dannati nell'anno  appresso  i  monote- 
liti  in  un  sinodo  celebrato  in  Ro- 
ma al  quale  intervennero  1^5  ve- 
scovi, ed  eletti  i  legati  da  mandarsi 
in  Costantinopoli  al  concilio  generale, 
del  quale  avea  già  in  prima  trat- 
tato coli  imperator  Costantino  Pogo- 
nato,  mandò  il  Papa  con  due  let- 
tere, una  sua,  l'altra  del  suddetto 
concilio  a  quell'  imperatore  e  agli 
augusti  fratelli,  nelle  quali  sponevasi 
la  vera  e  sana  dottrina  de'  cattolici 
contro  r  eresia  de'  monoteliti ,  che 
pel  corso  di  più  che  quaranta  an- 
ni inquietava  la  chiesa  orientale. 
L'  anno  680  fu  celebrato  il  sesto  con- 
cilio ecumenico  nel  segretario  della 
basilica  di  s.  Sofia,  coli' intervento  di 
28  >  padri,  e  in  questo  furono  con- 
dannati r  Ectesi  di  Eraclio,  il  Tipo 
di  Costante ,  ed  i  monoteliti,  contro 
de'  quali  fu  definito  esservi  due  vo- 
lontà in  Gesù  Cristo.  Mandò  poi 
de'  cantori   in    Inghilterra    acciocché 

VOL.     I. 


AGD  IO,  r 

ammaestrassero  quel  clero  nel  cau- 
to romano.  Mori  a'  dicci  gennaio 
deIG82,  nella  età  di  107  anni,  aven- 
do regnato  tre  anni,  sci  mesi  e 
(juattordici  giorni .  Manieroso ,  cor- 
tese, hberale  guadagnossi  la  stima  e 
l'atrezione  di  ognun(j,  e  la  copia  dei 
suoi  miracoli  gli  procacciarono  il 
titolo  di  Taumaturgo.  Fu  sepolto 
in  s.  Pietro,  e  la  di  lui  gloriosa  me- 
moria festeggiasi  dalla  Chiesa  il  gior- 
no decimo  di  gennaio. 

AGATOMCA  (s.),  sorella  di  san 
Papilio  martire.  L' invitto  coraggio, 
onde  il  fratel  suo  sofferiva  i  tor- 
menti, le  servì  di  sprone  a  gettaivsi 
in  quel  medesimo  fuoco  dov'  egli 
era  condannato  ad  ardere  vivo.  Per 
siffatto  modo  vm  solo  rogo  accolse 
due  fratelli,  e  la  stessa  gloria  con- 
temporaneamente ne  premiò  la  eroi- 
ca f()rtezza. 

AGATOPOLI.  Città  vescovile  di 
Tracia  sotto  l'arcivescovado  di  Adria- 
nopoli ,  oggi  chiamata  Gotopoli.  \i 
l' unica  sede  suiB'aganea  di  (juella 
dioc(!SÌ.  Presentemente  serve  ai  ve- 
scovi  di  titolo  in  partibus. 

AGAUNO.  Monistero  e  borgo 
sul  Rodano,  nel  basso  Vallese.  M 
celebre  per  due  concilii  tenutivi 
nel  5^.3   e  nell'888. 

AGDE,  città  vescovile.  Dessa  è 
una  delle  più  antiche  città  fondate 
dai  marsigliesi  nel  paese  dei  volsci 
tectosagi,  che  oggi  chiamasi  l'Alta 
Linguadoca.  E  collocata  quasi  sulla 
costa  del  mar  Mediterraneo  presso 
allo  sbocco  dell' Herault.  Era  suCfra- 
ganea  alla  metropoli  di  Tolosa  e 
Narbona.  Una  tradizione  di  quella 
chiesa  riferisce  che  il  vangelo  vi 
fosse  colà  predicato  verso  la  metft 
del  secolo  quinto.  I  vescovi  di  que- 
sta città  aveano  molti  privilegi,  fra 
cui  quello  di  non  poter  essei'e  sco- 
municati che  dalla  Santa  Sede  ; 
iG 


ìi'i  A  GÈ 

inoltro  aveano  il  titolo  di  conti. 
Neil'  anno  5oG  in  questa  città  si 
tenne  un  concilio,  al  quale  inter- 
vennero ottanta  vescovi  e  dieci  de- 
jMitati  delle  diverse  provincie  del- 
la Gallia,  ed  in  questo  si  fecero 
quarantasette  canoni  sulla  disci- 
plina. Questa  .sede  vescovile  fu  sop- 
pressa dal  concordalo  dell'  anno 
1801. 

AGEN  (Jgcnucn.),  città  di  Fran- 
cia nella  Guicnna  con  residenza  di 
un  vescovo,  chiamata  anche  ^gi- 
ììum,  Nilriohiguin.  Questa  cospicua 
città  è  notata  nell'antica  notizia  del- 
le Gallie  come  seconda  dopo  Bor- 
deaux .  Fu  capitale  dei  nitiohri- 
gi ,  che  possiamo  ragionevolmente 
riconoscere  quali  suoi  fondatori.  E 
situata  in  un  paese  gradevole  e  fe- 
race sulla  riva  destra  della  Garon- 
na  a  trenta  leghe  da  Bordeaux  ed 
a  centocinquanta  da  Parigi.  Passò 
sotto  il  dominio  romano,  e  divenne 
città  pretoriana  nel  tempo  degli 
imperatori.  Fu  il  teatro  delle  guerre 
dei  romani  contro  i  goti,  i  visigo- 
ti, e  gli  ostrogoti.  In  seguito  venne 
saccheggiata  e  quasi  distrutta  da- 
gli unni ,  dai  saraceni ,  dagli  ula- 
ni ,  e  dai  borgognoni ,  passando  o- 
ra  sotto  i  re  di  Francia ,  ora  sot- 
to i  re  d' Inghilterra  sotto  i  du- 
chi di  Aquitania,  sotto  i  conti  di  To- 
losa. Gli  avanzi  dei  pubblici  bagni 
e  delle  vaste  arene  tuttavia  esistenti 
attestano  essere  stata  im  tempo  città 
considerabilissima.  Una  catacomba  c- 
siste  in  essa  che  porta  il  nome  di  Troii 
des  Mai-fyrs,  e  che  ricoida  le  san- 
guinarie persecuzioni  quivi  sofferte 
da  tanti  primitivi  cristiani.  Ag<Mi, 
capitale  dell'  agcnese,  ebbe  il  titolo 
di  contea,  la  quale  da  Carlo  V  fu 
riunita  alla  Francia;  ma  Je  guerre 
di  religione  del  secolo  XVI  assai 
la  desolarono.   Nel  i588  prese  par- 


A  G  E 
te  alla  sagra  lega  formata  per  im- 
pedire ad  Enrico  IV  di  .salire  ai 
trono ,  come  quegli  che  professava 
il  calvinismo;  ma  alùurandosi  da 
lui  r  errore  nel  1^191,  tornò  la 
quiete  in  questa    città. 

Risale  al  IV  secolo  la  fondazione 
della  sua  sede  vescovile.  S.  Febadio 
(chiamato  nella  Guascogna  s.  Fiari  ) 
vi  fu  creato  vescovo.  Questi  è  famoso 
per  lo  fervido  zelo  iii;l  difendere  la 
consustanz.ialità  elei  A  erbo ,  zelo  il 
quale  fu  anche  effetto  dell;-,  stretta 
amicizia  che  passava  tra  lui  e  .san- 
t'  Ilario  di  Poitiers.  f'edi  Feba- 
dio (s.). 

Il  vescovato  di  Agen  è  suffraganeo 
del  la  rei  vescovato  di  Bordeaux.  Mol- 
to bella  n'è  la  cattedrale  intitolata  a 
s.  Stefano,  al  paro  che  la  basilica 
di  s.  Caprais  suo  primo  vescovo. 
Il  palazzo  del  prefetto,  lo  spedale, 
s.  Giacomo ,  il  ponte  ed  i  bagni 
.sulla  Garonna  5  sono  altri  oggetti 
osservabili  in  Agen,  comimque  gene- 
l'almente  sia  male  edificata .  Il  suo 
cii'condario  conta  nove  cantoni  che 
in  complesso  contengono  oltre  oltan- 
tamiia  abitanti. 

A  GERICO  (s.),  vescovo  di  Ver- 
dun, ragguardevole  per  la  carità  ver- 
so i  poveri,  per  la  conoscenza  della 
Scrittura,  pei-  l'ammaestramento  dei 
popoli  e  pel  zelo  dell'onore  di  Dio, 
nacque  nella  sopraindicata  città  ver- 
so l'anno  M7.  Dopo  di  aver  pas- 
sati sei  lustri  in  mezzo  al  mondo, 
adempiendo  però  sempre  anche  al- 
lora con  fedeltà  i  precetti  del  van- 
gelo, fu  innalzato  alla  sede  di  cpiel- 
la  diocesi,  dove  fé'  risplendere  le 
virtù  proprie  di  un  vci'O  e  santo 
pastore.  Da  Fortunato  di  Poitiers  e 
da  s.  Gregorio  di  Tom-s  gli  si  pro- 
fondono cncomii  larghissimi.  Morì 
nell'anno  THH  doj)o  tienloll'  anni  di 
episcopato    il    giorno  piimo    dicem- 


A  Gir 

lire,  f^ioi'ui)  in  cui  se  ne  celebra  la 
(i'bla. 

A(iEllIO  Bertrando  ddlit  Tor- 
re, Cardinale.  Bertrando  At^erio,  o 
Ani^erio  della  Torre,  di  nobile  lanii- 
ij;Iia,  nacque  in  Canibolico  diocesi  di 
Cliaoi-s  ut'll'  AquitauJa,  dove  profes- 
sò la  regola  di  s.  Benedetto  e  fu 
jìrovinciale.  Chiaro  per  la  sua  facon- 
dia e  dottrina,  fu  delegat(j  iiujuisi- 
lore  in  Francia ,  e  pcjscia  nunzio 
Apostolico  in  Italia.  Il  valf)re  e  lo 
zelo  onde  si  resse,  gli  meritarono  la 
riconoscenza  del  sommo  Pontefice 
Giovanni  XXII,  che  gli  conferì  nel 
i3ic)  l'arcivescovato  di  Salerno,  ed, 
a'  20  dicembre  i320,  la  sacra  por- 
(M)ra  col  titolo  presbiterale  di  s.  Mar- 
tino, l'er  la  deposizione  del  ministro 
generale  dell'  ordine  serafico,  fu  sur- 
rogato in  suo  luogo  coiroflìcio  di  am- 
ministratore di  quella  religione.  La 
pietà  di  ■  questo  Cardinale  non  fu 
minore  a'  suoi  talenti  ;  egli  professa- 
va una  singoiar  devozione  alla  B. 
V.  Essendo  vescovo  Toscolano,  mo- 
ri in  Avignone  l'anno  i33o,  e  fu 
sepolto  in  fpiella  città.  Scrisse  molte 
opere,  che  sono  ripoitate  dal  p. 
Giovanili  da  Salamanca,  nella  Bi- 
hlioteca  Francescana,  e  così  pure  dal 
Baluzio. 

AGHADON.  F.  Kerry  ed  A- 
GHAnoiv,  vescovato  in  Irlanda. 

AGHTAINIAR.  Isola  ,  posta  in 
mezzo  di  im  gran  lago  chiamato 
Varasjìuracan.  L'arcivescovo  di  que- 
sta isola  già  da  cinque  secoli  è  riguar- 
dato come  scismatico  dal  cattolico  di 
Eschmeazin  e  dagli  armeni.  Ei  dicesi 
patriarca  contro  il  decreto  degli  ar- 
meni. E  certo  però,  che  molti  an- 
ni prima  che  l' arcivescovo  Zaccaria 
ti'asportasse  il  braccio  di  s.  Giorgio 
in  quest'isola,  i  vescovi  di  essa  si  chia- 
mavano callolici.  Si  sa  che  Bene- 
detto  XII    nel    i34i,    scrivendo   a 


AGI  123 

Consolatore,  cattolico  di  tutta  1'  Ar- 
menia, fra  i  tre  cattolici  armeni  an- 
novera quello  di  Aghtamar,  che  di- 
ce essere  stato  creduto  come  tale 
dagli  stessi  armeni  fino  dai  tempi 
dell'imperatore  Eraclio,  che  floiiva  nel 
610.   /' .   l'articolo  Armenia. 

AGILBEIITO  (s.),  parigino,  visse 
verso  la  metà  del  secolo  settimo. 
L' Irlanda  e  l' Inghilterra  furono  il 
teatro  del  suo  zelo  apostolico,  pre- 
dicando egli  la  inàa  e  la  penitenza. 
Per  quattordici  anni  resse  la  chiesa 
de'  sassoni  occidentali,  e  poscia  fu 
fatto  vescovo  di  Parigi,  ove  morì 
nel  68 1.  L'autore  del  maitirologio 
di  Francia  compose  un  uOizio  per 
la  festa  di  Agilberto,  che  non  ot- 
tenne r  approvazione,  e  la  chiesa  di 
Parigi  ne'  suoi  ufficii  non  ne  fa 
corn  memorazione. 

AGILO  (s.),  primo  abbate  di  Re- 
bais,  figlio  di  Agnoaldo,  uno  dei 
primi  signori  della  corte  di  Chil- 
deberto  II  re  di  Austrasia  e  di 
Borgogna.  Per  consiglio  di  san  Co- 
lombano fu  consecrato  dai  genitori 
a  Dio  nel  monastero  di  Luxen,  do- 
ve alla  pietà  e  alle  lettere  crebbe  mi- 
rabilmente; indi  predicò  agl'infedeli 
con  felicisshno  riuscimento.  Dopo 
aver  adempiuto  a  questo  carico  pe- 
netrando infin  nella  Baviera,  fu  e- 
letto  a  primo  abbate  nel  monaste- 
ro di  Rebais,  fondatovi  da  sant'Au- 
doeno.  Agilo  ne  fé'  osservare  le  re- 
gole perfettamente,  e  vi  morì  ver- 
so il  65o  a'  3o  di  agosto,  in  età 
di  circa  sessantasei  anni.  E  nomi- 
nato nel  martirologio  benedettino. 
La  sua  festa  è  al  giorno  3o  di  a- 
gosto. 

AGIJNIANI  .  Eretici  chiamati 
anche  Àgiani.  Questo  nome  vien 
dal  greco  alpha  privativo,  e  ginì , 
donna .  Pretendevano  essi  che  il 
matrimonio    non  fosse    d' istituzione 


124  AGrN 

divina  ;  quindi  si  astenevano  dal 
prender  moglie.  Cominciarono  Tanno 
694  >  *"^  110"  ^  troppo  certo  don- 
de avessero  origine. 

AGIOMTI.  Eretici  del  secolo 
VII,  astinenti ,  che  pretendevano  di 
aver  toccata  la  perfezione  piìi  dap- 
presso degli  altri  uomini.  Misero 
così  poco  profonde  le  radici,  che 
appena  limane  di  essi  la  memoria 
per  la  scarsezza  de'  loro  seguaci, 
già  proscritti  nel  concilio  di  Gan- 
gres  nella  Pailagonia ,  cogh  altri 
encratiti,  manichei  e  inontanisti. 

AGIOSIDERO.  Specie  di  cam- 
jìana.  Voce  greca ,  la  quale  torna 
al  medesimo  che  ferro  santo  o  sa- 
cro. Di  questo  strumento  fanno  uso 
i  cristiani  soggetti  al  dominio  dei 
turclii  in  luogo  delle  campane.  Esso 
altro  non  è ,  che  una  lamina  di 
ferro  larga  quattro  dita  ,  lunga  se- 
dici, appesa  con  una  fune.  Peicossa 
da  mi  martello  pure  di  ferro,  sparge 
il  suo  romore  lontano,  V.  Campane. 

AGLIBERTO    (s.).    F.    Agoar- 

DO    (s.). 

AGNAZZO.  Città  vescovile  nella 
Puglia.  Agnazzo  è  antica  città  del- 
la Puglia  nella  provincia  di  Peuce- 
zia  j  di  cui  fanno  menzione  molti 
geografi.  Ai  tempi  di  Guiscardo  fu 
rovinata ,  nel  1  oSg ,  e  la  sede  ve- 
scovile fu  trasferita  a  INIonopoli.  Ai 
nostri  giorni  è  conosciuta  sotto  il 
nome  di  Torre  d' Agnazzo,  ed  anti- 
camente    chiamavasi     Egnalia.    V. 

IMONOPOLI. 

AGNELLO  DI  DIO,  ordine  eqiie- 
slre.  Sembra  che  ricevesse  il  titolo 
da  un  Agnello  pendente  da  una  col- 
lana, eh'  era  l' insegna  propria  dell' 
Ordine.  Giovanni,  detto  il  Buono, 
re  di  Svezia,  conferì  questa  insegna 
e  collana  ad  alcuni  della  corte,  on- 
de premiare  il  loro  merito.  Ciò  ac- 
cadile  nel    1 5G4    a' dieci    di  luglio, 


AGN 
giorno  Solenne  della  coronazione  di 
Giovanni.  INIancano  relazioni  piìi 
estese  intorno  a  quest'  ordine.  Nel- 
la storia  degli  ordini  militari  puli- 
blicata  in  Amsterdam  l' anno  1 699 
nulla  si  riferisce  della  sua  origine , 
nulla  se  i  caNaheri  usassero  im  abi- 
to particolare.  La  figura  del  cavaliere 
però  è  di  un  soldato  in  armi  cinto 
di  fascia  e  di  picciola  clamide,  che 
dalle  spalle  gli  pende.  La  collana 
porta  r  Agnello  che  sostiene  pic- 
ciola banderuola.  Sopra  l' Agnello 
v'  è  vma  medaglia  con  l'  ellìgie  del 
Salvatore  ed  il  motto  :  Deus  trote- 

CTOR    N0STER, 

AGNELLO  PASQUALE.  Vitti- 
ma ,  che  gh  ebi'ei ,  pei"  divino  co- 
mando doveano  immolare  ogni  an- 
no in  memoria  della  catti\ilà  di 
Egitto.  E  ciò  adempivano  essi  nella 
seguente  maniera.  Il  decimo  giorno 
del  primo  mese  di  primavera,  detto 
Nisan ,  ciascuna  làmiglia  sceglieva 
un  Agnello  di  un  anno,  senza  mac- 
chia, e  conservavalo  fino  al  giorno 
quattordicesimo  dello  stesso  mese. 
In  questo  dì,  verso  la  sera,  veniva 
scannato,  e,  dopo  il  tramonto  del 
sole,  arrostito.  Del  sangue  tingevano 
la  porta  della  casa.  L' Agnello  do- 
veva essere  mangiato  tutto  intero, 
quindi,  per  legge,  i  commensali  non 
potevano  essere  meno  di  dieci ,  co- 
me neppme  più  di  venti .  Se  a- 
vanzava  qualche  pai-te  di  esso,  con- 
veniva abbruciarla  assieme  con  le 
ossa.  Non  era  permesso  di  man- 
giarlo seduti,  per  simboleggiare  la 
fretta,  ch'ebbero  nel  partir  dall'Egit- 
to; ma  doveano  slare  in  piedi,  con  i 
lombi  cinti  ed  il  bastone  in  mano.  Al- 
l'Agnello Pasquale  era  comandato  di 
aggiugnere  pane  azimo  e  lattughe  a- 
gresti,  qual  segno  delle  aOlizioni  soler- 
te in  Egitto.  Così  obliligava  il  precello 
di  mangiare  l'Agnello  Pasfjuali-,  che 


veniva  dannato  a  morte  cliiunquc  non 
l'avesse  adempiuto  (^\lln.  XIX.  i3.) 
Questo  Agnello  è  una  delle  ])iìi  lu- 
minose iigiue  del  vero  Agnello 
Cristo  Gesìi ,  che  fu  immolato  per 
la  nostra  salute ,  e  del  cui  sangue 
aspersi  gli  uomini,  restano  salvi  dal- 
la scliiavitìi  ilei  peccato. 

AGNENSI  o  AGITESI  Astorgio, 
Cardinale.  Questo  patrizio  napoli- 
tano nacque  nel  i3()i.  Lomo  di 
prudenza,  destrezza  e  dottrina  for- 
nito, veime  impiegato  in  molte  nun- 
ziature e  nel  governo  della  IMarca, 
del  ducato  di  Spoleti,  di  Uologna 
e  della  provincia  dil  Patrimonio. 
Creato  vescovo  di  IMileto,  sotto  Mar- 
tino V,  passò  alla  chiesa  di  Ravello, 
indi  a  Melfi,  e  iinalmente  in  An- 
cona. La  lama  del  suo  zelo  fu  ce- 
lebrata specialmente  nella  missione, 
ch'ebbe  contro  gli  eretici  delti  Fra- 
ticelli. Eugenio  IV  lo  piomosse  al- 
l'arcivescovato di  Benevento,  poscia  a 
vicecancelliere  della  S.  R.  C.  ;  e  iinal- 
mente Nicolò  V,  pei  rari  suoi  meriti, 
nel  i44^j  lo  innalzò  alla  porpora  col 
titolo  di  s.  Eusebio.  Mori  in  Roma, 
nel  i45'ij  e  fu  sepolto  nel  chiosli'o 
di  santa   Maria  sopra  Minerva. 

AGNESE  (s.  ),  vergine  e  mar- 
tii'e,  la  quale  floiù  verso  l'anno  di 
Cristo  3o5.  Secondo  santi  Agostino 
ed  Ambrogio  non  avea  che  tredici 
anni  quando  mori ,  poco  dopo  il 
cominciamento  della  persecuzione  di 
Diocleziano ,  riportando  contro  a 
svariati  assalti  luminosi  trionfi.  Le 
ricchezze  e  l'avvenenza  trassero  molti 
delle  più  cospicue  famiglie  di  Ro- 
ma a  domandarla  in  isposa.  Irre- 
movibile nel  suo  proposito  di  sei'- 
barsi  all'  unico  sposo  Gesìi  Ciisto , 
Agnese  videsi  con  imperturbata 
fronte  dinanzi  a'  giudici  del  tiranno, 
e  derise  con  immutabil  franchezza 
i     minacciali     supplizii .      Lasciò     il 


AGN  125 

prezioso  capo  sul  patibolo,  correuilo 
incontro  alla  morte  con  la  ilarità 
ed  allegrezza  di  ima  sposa,  che  si 
^ede  giunta  presso  al  suo  talamo. 
La  festa  di  santa  Agnese  è  notala 
in  tutti  i  martirologi  di  Oriente  e 
di  Occidente,  ma  in  diversi  giorni. 
Si  celebra  però  il  di  2  i  gennaio,  e 
sette  giorni  dopo  se  ne  fa  ima  se- 
conda connnemorazionc. 

AGNESE  (  s.  )  d'Assisi,  vergine, 
dell'ortline  di  s.  Cliiara,  nacque  iu 
Assisi  circa  r  anno  1 196.  Attirata 
dagU  esempi  di  questa  gran  santa, 
sua  sorella,  la  seguì,  j)er  dividere 
seco  lei  le  austerczze  di  una  vita 
penitente  sotto  la  scorta  di  s.  Fran- 
cesco. Strappata  da  dodici  de'  suoi 
parenti  a  ^iva  forza  e  quasi  semi- 
spenta,  con  memorabil  prodigio  sal- 
vata, potè  ritornare  alla  cara  soli- 
tudine. S.  Francesco  le  diede  l' a- 
bito  della  sua  religione,  e  scelse  un 
nuovo  asilo  per  le  due  sorelle  con- 
tiguo alla  chiesa  di  s.  Damiano , 
luogo  che  divenne  culla  dell'ordine 
delle  Clarisse.  Del  qual  ordine,  fon- 
datosi a  Firenze  nuovo  monastero, 
ad  Agnese  ne  fu  affidato  il  gover- 
no. Fu  in  ogni  tempo  commenda- 
bile per  le  durissime  sue  austerità 
e  penitenze.  Morì  l'anno  i253  in 
Assisi,  dopo  che  ebbe  edificato  con 
l'opera  e  con  le  parole  molte  gio- 
vani d' illustri  famiglie  raccolte  nel 
monastero  di  Firenze.  I  miracoli 
operati  alla  sua  tomba  indussero 
Papa  Pio  YI  a  permettei'e,  ch'el- 
la fosse  con  pubbhco  culto  ono- 
rata. 

AGNESE  di  Gesìi,  venerabile  re- 
ligiosa domenicana,  nata  a  Pui  nel 
Velai  li  17  novembre  del  iGo3. 
Fino  ai  vent'anni  fu  modello  di  cri- 
stiana perfezione  in  mezzo  al  secolo. 
Temperata  a  misericordia  singola- 
rissima verso  i  poveri,  specialmente 


126  AGN 

iiit'ernii ,  si  collcgò  a  qiialtro  da- 
migelle  ili  Langeac,  le  (jiuili  dise- 
gnavano di  fondare  iin  monistcro 
dell'Ordine  di  san  Domenico  nella 
loro  città.  Dai  più  vili  e  disprege- 
voli, passò  a' più  gravi  ed  impor- 
tanti idlìzii  dcUOrdine,  e  ciò  nel  pe- 
riodo di  soli  undici  anni ,  dopo  i 
(juali  si  parti  dal  mondo  in  odore 
tli  santità  a' 19  dell'ottobre  1634. 
Luigi  XlV,  il  Cardinale  di  Noailles 
arcivescovo  di  Parigi,  e  altii  Car- 
dinali francesi  scrissero  a  Papa  Cle- 
mente XI  per  la  sua  canonizzazio- 
ne. Papa  Pio  \  II  in  un  suo  decreto 
19  marzo  1808  approvò  l' eroismo 
delle  virtù  di  questa  domenicana  re- 
ligiosa. 

AGINESE  (s.)  di  Montepulciano 
nella  Toscana ,  vergine  e  badessa . 
Posta  da'  suoi  non  per  anco  bilustre 
fra  le  religiose  Succhine,  applicò 
l'animo  ad  emularne  gli  esempli,  e 
divenne  essa  medesima  modello  di 
specchiate  virtù.Di  quindici  anni  man- 
data nel  convento  delle  domenicane 
a  Proccno  nella  contea  di  Orvieto, 
ne  fu  poco  stante  eletta  badessa  da 
Nicolò  IV  Pontefice.  La  fama  della 
santa  condotta  di  Agnese  inspirò  ai 
suoi  compatriota  desiderio  di  aver- 
la vicina  :  onde  edificarono  un  mo- 
uistero  a  Montepulciano ,  in  luogo 
dov'  era  dianzi  una  casa  di  disso- 
lutezza. Aggiunsero  lo  scopo  a  cui 
miravano;  perchè  ella  preso  posses- 
so di  quel  monistero,  vi  stanziò  col- 
le religiose  di  san  Domenico ,  del 
quale  seguiva  la  regola.  Fu  deco- 
rata del  dono  de'  miracoli  e  della 
jirofezia.  Liuighe  infermità  soppor- 
tate con  perfetta  rassegnazionCj  fe- 
cero peivenire  Agnese  alla  cima  del- 
la santità.  Non  oltrepassava  il  qua- 
rantesimo anno  di  età,  quando  mo- 
liva  in  patria  n' di  20  aprile  iSiy. 
(demente  Vili    approvò   un   officio 


AGX 

fatto  iu  onor  suo  per  uso  dell'or- 
dine di  s.  Domenico,  ed  inserì  il  suo 
nome  nel  Martirologio  Romano.  La 
sua  festa  è  ri[)ortala  al  vigesimo- 
primo  giorno  di  aprile. 

AGNESE  (di  sant'),  ordine  mo- 
nastico ,  cosi  denominato  da  uiia 
chiesa  di  s.  Agnese  in  Dort  nell  O- 
landa  fabbincata  nel  i49i-  ^  i<^iiio 
a  questa,  \alburga  nobile  matro- 
na di  Norvegia,  dotò  un  monistero 
colle  sue  facoltà,  ed  in  esso  con  alcu- 
ne fanciulle  d'illustre  famiglia  si  con- 
sagrò  al  Signore.  Vivevano  sotto  la 
regola  di  s.  Agostino ,  ed  alteiide- 
vano  agli  ufiici  divini.  11  loro  abi- 
to era  una  tonaca  e  pazienza  bian- 
ca di  lana.  Intorno  al  collo  porta- 
vano un  collare  di  sottilissima  tela 
di  lino  con  molte  crespe,  ed  il  ca- 
po sempxe  coperto  con  velo  nenj. 
Tra  le  altre  regole,  avevano  la  per- 
petua clausura  e  gli  altri  voti  delle 
religiose.  Quest'ordine  per  altro  piìi 
non  esiste. 

AGNOALDO  (s.),  vcsajvo  di 
Laon,  discepolo  di  san  Colomba- 
no, e  compagno  dell'esilio  di  lui, 
fu  inviato  'a  santa  Fara  [l ali)  sua 
sorella,  che  domandava  a  santo  Eu- 
stazio  alcuni  religiosi  per  istabilirne 
una  comunità  a  Eboriac,  oggi  Fa- 
remoutier,  dov'  ella  era  badessa.  A- 
doperossi  Agnoaldo  con  s.  VVall)erto 
a  comporre  diligentemente  nel  nuo- 
vo monistero  la  l'egolare  disciplina. 
Altro  di  lui  non  sappiamo,  se  non 
che  fu  vescovo  di  Laon,  che  assistet- 
te al  concilio  di  Reims  nel  &ì^),  e 
che  sottoscrisse  i  titoli  della  fonda- 
zione della  badia  di  Solignac.  Mo- 
ri di  apoplessia  verso  il  G33.  Gli 
autori  della  Gallia  Christiana  nO' 
i>a  mettono  la  sua  morte  nel  640. 
E  onoralo  ai  6  di  settembre. 

AGNOETI  o  AGNOITI.  Ercli.l 
seguaci    di    Tcinistio    diacono ,    che 


A  r,  ,\ 

visse  nel  secolo  sesto.  Costoro  ne- 
<'ava»o  a  Gesù  Cristo  la  cosni- 
/Jone  (li  certe  verità ,  e  spec-ial- 
iiimte  del  quando  sia  l' iniivcrsa- 
Je  i^iiidizio.  La  parola  Aguoili  na- 
sce dal  greco  agnon  [ignorante),  de- 
rivato da  agnoin  (ignorare).  Eulogio, 
patriarca  di  Alessandria,  che  scrisse 
contro  di  essi,  ascrive  questo  errore 
ad  alcuni  solitari,  che  abitavano  vici- 
no a  Gerusalemme.  A  fiancheggiare 
le  proprie  asserzioni  valcvansi  di  mol- 
ti testi  del  nitovo  testamento,  e  par- 
ticolarmente di  s.  IMai'co  (XIII,  32.)  : 
j'  Nessun  uomo  sulla  terra  sa  né 
»  il  giorno,  né  l'ora  del  giudizio  ; 
»  non  lo  sanno  gli  angeli  in  ciclo, 
>'  non  il  Figlio,  ma  solo  il  Padre. 
Queste  parole  per  certo  non  devo- 
)io  essere  interpretate  letteralmen- 
te, siccome  asseriscono  i  santi  Ba- 
silio ed  Agostino.  Volle  G.  C.  re- 
primer con  queste  la  indiscreta  cu- 
riosità dei  suoi  discepoli,  facendo 
loro  intendere  ad  un  tempo,  che 
non  era  opportuno  di  manifestare 
un  SI  grande  segreto.  La  risposta 
di  lui  si  deve  interpretare  come 
quella  di  un  padre,  che  risj)(iiide  a 
suo  figlio,  troppo  curioso:  io  non 
so  nulla.  Ohbicttavano  ancora  gli 
eretici  il  testo  di  s.  Luca  (II,  5?.), 
ove  dicesi,  che  »  G.  C.  cresceva  in 
»»  età,  in  sapienza  ed  in  grazia,  a- 
»  vanti  Dio  ed  agli  uomini  ;  "  ma 
un  tal  ai-gomento  cade  sull'istante, 
se  riflettiamo  alle  parole  deli'  E- 
vangelista  s.  Giovanni  (T.  14.),  che 
Io  annvmzia  fin  dal  suo  nascere 
»  pieno  di  grazia  e  di  verità,  "  e 
perciò  di  scienza  e  di  sapienza.  Quel- 
le parole  quindi  risguardano  la  so- 
la esteriore  apparenza.  Lo  stesso  no- 
me di  Agnoiti  ebbero  alcvmi  ereti- 
ci del  secolo  IV,  discepoli  di  Teo- 
frone  di  Cappadocia,  che  si  oppo- 
neva alla  scienza  di  Dio  sul  passato, 


AGN  127 

jìresente  e  futuro.  Discacciato  que- 
sti dalla  comunione  degli  ennoniia- 
iii,  si  fece  capo  di  una  setta,  cui 
chiamò  Eunomisfroniani.  Secondo 
Socrate,  Sozomcuo  e  Niccfcro  alte- 
rarono essi  la  formula  evangelica 
del  battesimo,  amministrandolo  solo 
in  nome  della  morte  di  G.  C. 

AGNUS  DEI  DI  CERA  benedet- 
ti. Varie  sono  le  opinioni  intor- 
no alla  origine  degli  agnelli  fatti 
di  cera,  benedetti  con  alcune  cere- 
monie  dal  Sommo  Pontefice  nel  sa- 
bato santo,  e  da  lui  nell'  ottava  di 
Pasqua  distribuiti  in  dono.  Alcuni 
la  fanno  rimontare  al  secolo  IV  sot- 
to Costantino  il  grande,  cioè  solfo 
i  Pontefici  s.  Melchiade  e  s.  Silve- 
stro; altri,  con  più  probabilità,  al 
secolo  V  in  cui  dicesi  che  il  Som- 
mo Pontefice  Zosimo,  Greco,  di  (Ce- 
sarea, eletto  ai  19  agosto  del  4'7> 
concedendo  alle  parrocchie  la  fa- 
coltà di  usare  il  Cereo  Pasquale 
(ciò  eh'  era  permesso  prinìa  soltanto 
alle  maggiori  basiliche),  abbia  pur 
dato  origine  a  quegli  Agnus  Dei,  o 
agnelli  benedetti  di  varie  forme,  cioè 
quadri,  a  stella,  rotondi,  ovali,  ed 
anche  a  forma  d'  agnelli,  coli'  im- 
]iressio)Te  dell'immagine  del  precur- 
sore Giovanni  Battista,  coli'  agnello 
e  la  bandiera,  in  vino  alle  parole  : 
/fgnus  Dei  qui  tollis  peccata  mun- 
di. Ma  il  vero  si  è,  dice  il  Pagi, 
che  l'uso  di  benedirli  e  distribuir- 
li monta  alle  primizie  della  Chie- 
sa nascente,  e  solca  farsi  nel  sa- 
bato santo,  perocché  in  quel  dì 
spezzandosi  il  cei'co  pasquale  dell'an- 
no iniìanzi,  simbolo  del  risorto  Reden- 
tore, Divino  agnello,  se  ne  dispensa- 
vano alcune  particelle  al  popolo 
per  fame  profumazioni  nelle  loro 
case  e  campagne,  affine  di  scacciar- 
ne i  demonii  e  preservarle  dalle 
tempeste.     A     Roma    l'arcidiacono 


128  AGN 

benediceva  ca'ta  quantità  cU  cera 
umettata  d' olio  e  vi  scolpiva  l' im- 
pronta della  figiu-a  di  un  agnello 
per  distribuirla  al  popolo.  11  Sir- 
mondo  (t.  I,  pag.  io43)  ed  il  Ba- 
ronio  (agli  anni  58  e  Bg?.)  avvisano 
che  la  bencdi'/ione  degli  Agnus  Dei 
facevasi  a  Roma  nel  sabato  santo, 
e  poi  si  distribuivano  alla  messa 
nella  Domenica  in  Albis  dopo  la 
comunione.  Durò  sino  al  IX  secolo 
tale  funzione ,  che  in  progresso  di 
tempo  variò,  siccome  diremo,  co- 
munque il  Berti  voglia  che  invece 
di  aver  avuta  la  fine,  abbiano  gli  a- 
gnelli  avuta  r  origine  in  quel  secolo. 
Veggasi  il  Suarez  sopra  cpiesto  ar- 
gomento, e  il  Bonardo  :  Discorso  in- 
torno alla  origine  degli  Agnus  Dei, 
Roma  1586,  iSgi,  i624;Ba!dassari: 
Degli  Agnus  Dei  Pontificii,  Venezia 
1 7 1 4"  1 6;  Paolo  Fatica  Reggiano  : 
Origine  ed  antichità  degli  Agnus 
Dei,  Reggio    1664. 

Intorno  all'  uso  antico  degli  A- 
gnus  Dei  scrissero  pel  secolo  IX 
Amalario  Fortunato  (de  Eccl.  Offìc. 
lib.  T,  cap.  XVIII),  appresso  Ittoi'- 
pio(Z>e  Cathol.  Eccl.  div.  qff.);Unv- 
tene  (De  antiq.  Ecclesia:  ri  ti  bus ,  to- 
mo III);  pel  secolo  X  il  citato  It- 
torpio,  pag.  52  ;  pel  secolo  XII  Be- 
nedetto canonico  di  s.  Pietro  nel- 
l'Ordine  Romano  XT,  appresso  ]Ma- 
billon  (lìiffsei  ital.  tomo  II),  e  Pie- 
tro ìMalIio  pure  canonico  di  s.  Pie- 
tro neir  Ordine  Romano  XII,  die- 
tro il  citato  Mabillon  pag.  iGH- 
289.  ;  pel  secolo  XIII,  Durando  [Ra- 
tional.  Divin.  Off.  lib.  VI,  cap.  79); 
pel  secolo  XIV  il  Cardinal  Gaeta- 
ni ,  ncir  Ordine  Romano  XIV,  ap- 
presso Mabillon  al  luogo  citato,  p. 
375,  e  Amelio  [De  Ccerem.  S.  R.  E.), 
appresso  il  predetto  ]Mabillon  pag. 
408,  5o8  ;  pel  secolo  XV  il  codi- 
ce \  aticano,  numero  .\j^'^>,  apprcs- 


AG\ 

so  il  P.  Gattico  (Ada  selecla  cccre- 
monialia,  p.  i57  );  pel  secolo  XV I^ 
Paris  de  Grassis  iiell' O/vZ/ne  Ro- 
mano, appresso  Marlene  [De  antiq. 
Eccles.  rit.  tomo  TU)  e  Agostino  Pa- 
trizi nel  lihro  Sacrar.  Ccerem.  lib. 
II,  cap.    VI. 

Oltre  gli  accennati  autori  scris- 
sero di  questo  argomento  Agostino 
Cardinal  Valerio  (  De  henedictionc 
Agnoruni  Dei  ) ,  opuscolo  che  con 
note  eruditissime  fu  da  monsignor 
Stefano  Borgia  pubblicato  con  que- 
sto titolo  :  Augustìni  Cardinalis 
Kalerii  opusculum  de   henedictione 

Agnorum  Dei illustratum  Roma; 

1775.  Tfp.  de  Propaganda  fide. 
Onofrio  Panvinio  ;  Giuseppe  Maria 
Suarez  [De  Baptism.  Pascli,  et  ori- 
gine ac  ritti  consecrandi  Agnos  Dei, 
liher  ex  Onuphrii  Panvinii  Vero- 
nensis  commcntariis  cuni  corolla- 
rio I.  31.  Suaresii  et  Augustini 
f  alerii  de  henedictione  Agnorum 
Dei.  Romac  16)6);  Stefano  Nicco- 
lini  [Delle  virtìi  degli  Agnus  Dei)  ; 
Giovanni  Molano  [Oratio  de  Agnis 
Dei)  ;  Andrea  Fusio  [Poema  de  Agno 
Dei);  Bonardo  [Discorso  intorno 
l'  antichità,  origine  e  modo  di  fare, 
benedire,  battezzare  e  distribuire  i 
sacri  Agnus  Dei.  Roma  1 586 ,  e 
Roma,  Accolti  i5oi);  Teofilo  Ray- 
naud  (  Agnus  cereus  Pontificis  hene- 
dictione consccratus)  nel  toni.  XII 
d(^]lc  sue  opere,  e  Antonio  Baldas- 
sari  (  1  Pontificii  Agnus  Dei  dilu- 
cidati, Roma  1701).  Ne  hanno  trat- 
tato ancora,  ma  di  passaggio,  Gio. 
Battista  Casali  [De  veteribus  sacris 
Chris  li  a  no  rum  ritihus,  Rom.T  1 64?)  » 
Cesare  Rusponi  (  De  Basilica  et  pa- 
triarchio Latcranensi,  Romre  1  ()<>7)  ; 
JacoboGretsero  [De  Benedictionilms); 
Francesco  Pagi  (  Brci'iariuni  R.R. 
P.P.  Ioni,  l  in  vita  s.  Zosinii ,  Lu- 
ca?   i7':^9);  e  r  immorlale  Pontefice 


AGrxN 

ì^enedetto  XIV  {De  servoriim  Dei 
heatifìcadone  et  canon.  Saiict.  toni. 
IV,  pag-i,  cap.  \  .  Pars  li,  cap.  XXI). 
Per  riguardo  all'origiue  degli  yJgniis 
Dei ,  veggasi  Journal  des  Savans 
t.  XXXI  e  Les  Memoires  de  Tre- 
voiix  an.  1722.  Per  rispetto  alle 
loro  virtù,  V.  Act.  erudii.  Lipsia; 
Suppleni.   t.  IV. 

La  cura  d'imprimere  le  immagi- 
ni degli  y4gnus  Dei  apparteneva  un 
tempo  al  sagrista  pontificio:  ma 
Clemente  Vili,  Aldobrandini,  fio- 
rentino, diede  questa  privativa  ai 
monaci  cistcrciensi  della  congrega- 
zione Fiilliense  in  Roma,  residente 
nella  chiesa  di  santa  Pudeiiziana, 
privativa  confermata  loro  dalfimme- 
diato  successore  Leone  XI,  Medici, 
eletto  nel  i6o5,  e  poi  da  Paolo  V, 
Borghesi ,  romano,  ai  28  marzo  1608, 
colf  autorità  della  sua  costituzione 
XC\1I,  che  si  riporta  nel  tomo  V, 
parte  III  del  Bollario  Romano. 

In  questi  Agnus  Dei  non  si  vi- 
de per  molto  tempo  impressa  al- 
tra immagine  fuorché  f  agnello 
colla  croce;  ma  negli  ultimi  secoli 
si  cominciò  a  stampare  in  essi 
l'effigie  della  Beata  Vergine,  de- 
gli Apostoli  cogli  altri  santi  o  beati 
a  cui  ciaschedun  Pontefice  avea  par- 
ticolare divozione,  come  attesta  Bene- 
detto XIV  [De  seri'oruni  Dei  beatifi- 
cat.  eie,  parte  XI,  capo  XXI)  il  cpiale 
fece  imprimervi  la  immagine  della 
b.  Imilda  sua  parente.  Clemente  XI, 
oltre  a'  santi  della  Chiesa  latina, 
vi  fece  effigiare  i  santi  più  insigni 
della  greca,  ciò  che  pur  fece  il  Pon- 
tefice Pio  VI,  il  quale  per  dimo- 
strare il  suo  amore  verso  gli  orien- 
tali, oltre  lo  stemma  Pontificio,  n 
aggiunse  le  iscrizioni  in  carattere 
gl'eco,  colf  anno  del  Pontificato  in 
cui  li  avea  benedetti. 

Quanto  al  mistico  significato  de- 


AGN 


129 


gli  Agnus  Dei,  f  erudito  nions.  Ste- 
fano Borgia,  poi  Cardinale,  in  un  suo 
commentario  ce  ne  dà  alcune  spie- 
gazioni, che  noi  riportiamo. 

Questi  Agnus  Dei,  dice  il  Bor- 
gia ,  sono  di  cera  vergine ,  e  si 
vogliono  di  tal  materia  per  dino- 
tare l'umana  natura  di  Cristo,  as- 
sunta nel  purissimo  ventre  di  Ma- 
ria Santissima  senza  alcuna  mac- 
chia di  colpa.  Hanno  la  figura  im- 
pressa di  un  agnello,  come  simbolo 
di  quell'Agnello  immacolato,  che  per 
la  salute  del  genere  vunano  si  sa- 
grifìcò  sulla  croce,  e  s' immergono 
nell'  acqua  benedetta,  essendo  que- 
sto un  elemento,  del  quale  servissi 
Dio  nell'  antica  e  nuova  legge  per 
operare  molti  prodigi.  Vi  si  mesco- 
la il  balsamo  per  significare  il  buon 
odore  di  Cristo,  di  cui  i  redenti 
debbono  spargere  sé  stessi.  Il  cri- 
sma, che  vi  s' infonde  ,  adombra  la 
carità.  Tutto  questo  è  pur  definito 
nella  formula  della  benedizione  de- 
gli Agnus  Dei,  impressa  per  ordi- 
ne di  Benedetto  decimoquai'to  nel 
1752, 

La  benedizione  degli  Agnus  Dei 
si  fa  da  ciascun  Papa  nel  primo 
anno  del  suo  Pontificato,  e  special- 
mente nel  mercordl ,  giovedì  e  ve- 
nerdì della  settimana  di  Pasqua , 
ripetendone  poi  la  ceremonia  ad  o- 
gni  settennio.  La  medesima  ha  luo- 
go altresì  in  ogni  Giubileo  dell'  an- 
no santo.  In  tale  occasione  si  di- 
stribuiscono gli  Agnus  Dei  ai  pelle- 
grini che  concoiTono  a  Roma. 

Asceso  al  soglio  Pontificio  nel 
i83i  Gregorio  XVI,  fece  nell'anno 
appresso  nel  monistero  dei  cistcr- 
ciensi, come  nel  1823  avea  prati- 
cato Leone  XII,  una  privata  bene- 
dizione degli  Agnus  Dei,  colf  assi- 
stenza di  quei  monaci,  che  ne  sono 
i  fabbricatori ,  e  della  sua  Camera 
'7 


i3o  AGN 

secreta.  Ma  passato  il  settennio,  Gre- 
gorio XVI  volle  celeljrarne  la  fun- 
zione solennemente,  colle  solite  cere- 
monie  e  riti. 

Quanto  è  al  rito  della  ridetta 
benedizione,  siccome  è  cp.iel  mede- 
simo che  usavasi  anticamente,  né 
dopo  il  secolo  XVI  fu  soggetto  a 
notabili  variazioni  ;  cosi  per  averne 
un'  idea  basti  riferire  le  ceremo- 
iiie  praticate  nella  benedizione  fat- 
ta   dal    regnante  Sommo  Pontefice. 

Nel  giorno  a  ciò  destinato  la  San- 
tità sua  si  portò  nella  sala  Clemen- 
tina nella  sua  residenza  del  Vaticano, 
ove  si  tiene  il  Concistoro  pubblico,  e 
vestita  con  sottana,  fascia,  rocchetto, 
stola  e  mozzetta,  fece  orazione  avanti 
l'altare  in  essa  eretto;  e  deposta  la 
stola  e  la  mozzetta,  ricevette  l' acqua 
dalle  mani  del  maggiordomo ,  e  l'a- 
sciugamani dal  maestro  di  Camera. 
Indi  preso  1'  amitto ,  il  camice ,  il 
cingolo ,  la  stola  bianca  e  la  mitra, 
ascese  al  trono ,  ed  assistito  dai  Car- 
dinali Diaconi  Rivarola  e  de  Simo- 
ne, si  levò  la  mitra.  Detto  il  Dorni- 
ìius  vohiscuin,  recitò  1'  Oremus  Pater 
Omnipotens,  benedì  l' acqua ,  e  in- 
flise  in  forma  di  croce  il  balsamo 
ed  il  crisma.  Poscia  discesa  dal  so- 
glio, prese  di  quest'acqua  benedet- 
ta ,  e  con  cucchiaio  d' argento  ne 
la  divise  in  alcune  conche  prepara- 
te per  i  quattro  Cardinali,  che  do- 
vevano far  nel  medesimo  tempo 
egual  funzione.  Risah  ii  Papa  in 
Irono,  e  rivolto  verso  gli  A^nus 
Dei,  disse  :  Doniinus  vobiscum,  Ore- 
mus Deus  omnium,  —  Domine  Je- 
su  Christe ,  —  O  alme  spirilus,  ed 
incensò  gli  Agnus  Dei,  picndendo 
indi  la  mitra.  Io  zinale  e  la  Lava- 
rola.  I  camerieri  segreti  portarono 
nella  conca,  posta  avanti  al  l^apa, 
gli  Agnus  Dei,  che  coli' aiuto  de' 
due  Curdiuali    diaconi  vennero    in- 


AGi\ 
fusi    neir  acqua    benedetta ,  e  dipoi 
di  mano  in  mano  estratti  con  cuc- 
chiai   di   argento ,    e    portati     dagli 
stessi  camerieri  segreti    e  di    onore 
in   tavole    appositamente    preparate 
e    coperte    di  candide  tovaglie,  affin- 
chè si  asciugassero.  Mentre  il  Sommo 
Pontefice  coi  Cardinali  diaconi  poneva 
nella    conca  gli    Agnus    Dei;    dagli 
altri    quattro  Cardinali,  cioè  Pacca, 
Decano    del    sagro  Collegio ,  Galeffi 
sotto  Decano  ,  vescovi     suburbicari , 
Fesch  primo    prete    e  Fransoni   del 
medesimo  ordine  presbiterale,  veniva 
eseguito     altrettanto     in     altre    due 
conche.  Frattanto  i  cantori  Palatini 
cantarono    l' inno    Ad    regias  Agni 
dapes,  ed  Exaudiat  nos  omnipotens 
et   niisericors  Dominus    al  termine. 
Compiuta  la    funzione ,  il  Pontefice 
disse  il  Dominus   vobiscum  ,    \'  Ore- 
mus e    compartì  1'  Apostolica  bene- 
dizione. Portatosi   all'  altare,  si   spo- 
gliò dei  paramenti  ;    indi  dopo  bre- 
ve orazione    si  ritirò    nelle    sue  ca- 
mere. Il  sagro  Collegio,  buon  nume- 
ro di  prelati  e  distinti  foi'estieri  as- 
sisterono   alla    veneranda    funzione . 
Alla  mattina  del  sabbato  in    ai- 
bis  nella   cappella  Sistina ,    dopo  il 
canto    dell'  Agnus  Dei,    e    dopo  la 
comunione  della   Messa  cantata  dal 
Cardinal     Patrizi  ,     i    Cardinali  as- 
sunsero   i  paramenti    sagri  di  color 
bianco  del  rispettivo  ordine,  il  che 
pure  fecero  gli  arcivescovi,  i  vescovi, 
gli  abbati  mitrati    ed  i  penitenzieri 
vaticani  :  indi  monsignor  Silvestri  u- 
ditore  di  rota,  parato  di  tonicella,  co- 
me suddiacono  A[)ostolico,  preceduto 
dalla  Pontificia  Croce  e  dai  cerofera- 
rii,  si  portò  alla  cappella  Paolina  a 
prendere  gli  Agnus  Dei  benedetti,  e 
ritornalo  alla  Sistina  cantò  per   tre 
volte  :   Pater  Sanate,  isti    sunt  Agni 
novelli,    fuii    animnciave rulli    vobis 
Alkluja  :  modo    vencrunt    ad  fon- 


AGN 
tcsj  repled  sunt  caricale j  Àlleluja  . 
Dopo  la  suddetta  formula  si  recò 
al  trono  sostenendo  il  bacile.  Il 
Sommo  Pontefice  incominciò  a  di- 
stribuire gli  Agnus  Dei  beneiletti, 
ed  uniti  in  pacchetti  ,  coperti  di 
bambagia  bianca,  e  legati  con  fettuc- 
cia paonazza.  Dopo  aver  l'icevuto 
dai  (Cardinali  il  bacio  della  mano,  del 
ginocchio  e  degli  stessi  Agnus  Dei, 
ne  pose  loro  nella  mitra.  I  patriar- 
chi, gli  arcivescovi  e  vescovi  bacia- 
rono il  ginocchio  e  gli  Agnus  Dei, 
posti  egualmente  nella  mitra,  in  cui 
pure  r  ebbero  gli  abbati  mitrati, 
dopo  il  bacio  di  quelli  e  del  piede  : 
indi  i  penitenzieri  di  s.  Pietro ,  con 
pianete  bianche,  facendo  altrettanto, 
li  riceverono  nelle  berrette.  Final- 
mente tutti  quelli  che  hanno  luogo 
in  cappella,  ed  i  nobili  forestieri,  con 
quella  gradazione  che  si  pratica  nel 
ricevere  le  candele,  le  ceneri  e  le 
palme ,  baciando  il  piede  al  Papa 
e  gli  Agnus  Dei,  li  i-icevettero  an- 
ch' essi  dal  Pontefice.  V.  Cappella 
PONTIFICIA  del  sabato  in  albis. 

Special  cura  visarono  sempre  i 
Papi  riguardo  agli  Agnus  Dei.  Ab- 
biamo che  Nicolò  V,  Pontefice  nel- 
l'anno I  447j  con  Bolla  dei  7  dicembre 
i4^5  impose  pene  gi'avissime  contro 
Giovanni  Urioch,  e  Dionisio  de  Mo- 
linis,  che  fingevano  bolle  d' indulgen- 
ze, e  le  immagini  degli  Agnus  Dei. 
Paolo  II,  in  virtù  della  Bolla:  Immo- 
derala, de' 21  marzo  1470,  impose 
gravi  pene  a  coloro,  che  formasse- 
ro e  vendessero  Agnus  Dei  di  cera 
benedetti.  Gregorio  XIII  con  sua 
costituzione  dei  24  maggio  1572,  e 
con  altra  de'  25  maggio,  Omni,  pres- 
so il  tom.  IV  del  Bollano ,  come 
riporta  il  Baldassari,  Pontif.  Agnus 
Dei  dilucid.,  proibì  sotto  pena  di 
'«comunica,  che  ninno  ardisse  di  di- 
pingere, miniare,  coprir  d'oro  e  di 


AGxN  i3t 

qualsivoglia  altro  colore,  o  di  ven- 
dere gli  Agnus  Dei  benedetti.  Tale 
péha  fu  confermata  da  Clemente 
XI  nel    1 7  1 6. 

Gli  Agnus  Dei  in  qualche  cir- 
costanza vengono  regalati  dai  Ponte- 
fici ai  principi  stessi.  Abbiamo  tra 
gU  altri  il  latto  di  Papa  Urbano 
V,  che  inviando  a  Giovanni  Paleo- 
logo,  imperatore  di  Oriente,  amba- 
sciatori onde  ridurlo  all'unione  colla 
Chiesa  Cattolica,  gli  mandò  in  dono 
tre  Agnus  Dei,  unendovi  i  seguenti 
versi,  composti  da  Andrea  Frari,  e- 
sprimenti  le  virtù  degli  Agnus  Dei. 
Balsamus  et  munda  cera  rum  Chri- 

sniatis  unda 
Conjìciunt  Agnum,  quod  munus  do 

libi  magnum. 
Fonte  velut  natum  per  myslica  san- 

clificatiun, 
Fulgura  desursum  depellit,  et  omne 

inalignum 
Peccatum  frangi l,  ceu   Christi    san- 

guis,  et  angli. 
Prccgnans  servalur,  simul  et  partus 

liberatur. 
Munera  fert  dignis,  virlulem  deslruit 

ignis. 
Portalus  munde   de  fluclibus  eripit 

undce. 
Le  stesse  ammirabili  virtù    furo- 
no già  espi'esse  in  cpiesti  altri  versi. 
Pellitur  hoc  signo  tentalio  dcemonis 

atri, 
Et  pietas  animo  surgit,    abilffue 

tepor. 
Hoc  aconita  fugai,  subilceque  peri- 

cula  mortis. 
Hoc  et  ab  insidiis  virulice,  tutus 

eris. 
Fulmina  ne  feriant,ne  sceva  tonitrua 

Iccdant, 
Ne  mala  tempestas  obruat,  istmi 

habe. 
Undarum  discrimen  idem  propulsai, 

et  ignis. 


32 


AGN 


Ullaquc   ne    noceat    vis    inimica 
valet. 
Hocfacilem  partimi  tribuentej  puer- 
pera fcetiim 
Incohimem,  mundo  proferel  atque 
Deo. 
Unde,  rogas,  uni  tani  magna  polen- 
ta signo? 
Ex  Agni  meritis,    haud  aliunde 

Jluit. 
Anche  il  Pontefice  Sisto  V,  Peret- 
ti,  nel  i586  inviò  alcuni  Agnus  Dei 
a  Pasquale  Cicogna  doge  di  Vene- 
zia, accompagnandoli  con  un  Breve 
dove  ne  fa  testimonianza  di  tutte  le 
indicate  loro  virtù.  Le  prove  di  que- 
ste si  potranno  raccorre  dal  libro  in- 
titolato :  Miracoli  operati  dall'onni- 
potenza divina  per  mezzo  degli  A- 
gnus  Dei  Papali,  benedetti  dalla 
S.  31.  d' Innocenzo  XI,  raccolti  dal 
dottore  Girolamo  Bertondelli ,  Fo- 
ligno 1691  ;  come  ancora  dalla  vita 
di  s.  Pio  V,  scritta  da  Giannantonio 
Gabuzi  libro  VI,  cap.  I.  E  qui  da 
notare  che,  sebbene  nelle  diverse 
vite  del  venerando  Urbano  V,  rac- 
colte dal  Muratori  (  Scriptorwn  re- 
rum Italicarurn,  tom.  IIIj  parte  II), 
non  si  faccia  menzione  del  dono 
degli  Agnus  Dei  da  quel  Papa  man- 
dati all'imperator  dell'Oriente,  che 
abiurato  lo  scisma  l'iuni  la  chiesa 
greca  alla  latina,  ne  fanno  tuttavia 
memoria  il  libro,  Cxremoniale  Ro- 
mance Ecclesice,  lib.  I,  pag.  65  ed 
il  Codice  Vaticano  N."  47^^  ^P" 
presso  il  mentovato  P.  Gattico  Acta 
C(rrenio?iialia  selecta,  p.  1 58,  pub- 
blicato in  Roma  nel    lySS. 

AGNUS  DEI.  Versetto,  che  il 
sacerdote  ripete  per  tre  volte  nella 
messa  prima  di  recitare  le  orazioni 
avanti  la  comunione.  Il  Pontefice 
s.  Sergio  I  di  Antiochia,  fu  quegli 
qhe  ordinò  nel  697  circa,  che  spez- 
zata  la    sagra    Ostia  ,  e  postane  nel 


AGN 

calice    una  particella,    si    cantassero        |l 
nella  messa  per  tre  volte  le  parole         '  ■ 
di  s.  Giovanni  Battista  Agnus  Dei, 
qui    tollis   peccata    mundi,    aggiu- 
gnendo    iniserere    nohis.    Questo    si 
conferma    coli'  autorità    di  s.  Bona- 
ventura (De  exposit.  Missce  cap.  4)> 
che  dice:  Sequitur  Agnus  Dei,  quod 
Sergius  Papa  instituit.    Allorché    il 
sacerdote  ripete  quel  versetto,  tenen- 
do la  mano  sinistra  poggiata  sul  corpo- 
rale, con  la  destra  si  percuote  altret- 
tante volte  il  petto,  per  indicare   la 
compunzione  del  suo  cuore.   Vegga- 
si  Anastasio  bibliotecario  (F'ito  Scr- 
gii  I)  ;   Valfredo  Strabone  {De  rebus 
Eccl.  caT^.  XX.\l ,   in  Biblioth.   Pon- 
tificuni  tom.  XV)  e  Bona  citato  (li- 
bro  II,  capo  XVI).  Dopo  il  X  se- 
colo, attese  le  grandi  avversità,   che 
soprastavano  alla  Chiesa,   come  dice 
Papa  Innocenzo   III   (De   Mysterio 
Missx,  lib.   VI,  cap.  VI),  fu  ordi- 
nato, che  in  luogo  del  terzo   mise- 
rere    nobis,    si    dicesse    dona    nobis 
pacem ,   cioè    Agnello  di    Dio,   che 
togli  i  peccati  del   mondo,   dona  a 
noi  la  pace.    Però    la    basilica   pa- 
triarcale Lateranense,  salvo  i  giorni 
in  cui  assiste    il  Sommo    Pontefice, 
restò  col  rito  ordinato  da  Sergio  I, 
né    aggiunse    il  dona  nobis  pacem, 
perchè    essa    rappresenta    la    Chiesa 
celeste,    ove   la    pace    è    perfetta    e 
perpetua.    Nella    messa   pei    defunti 
all'  Ap,nus    Dei    qui    tollis   peccata 
mundi  il  sacerdote  non    si    percuo- 
te il  petto,  né  dice  iniserere  nobis, 
ma  invece  aggiugnc  nelle  due  piime 
volte  dona  eis  requiem,  e  nella  ter- 
za dona  eis  requiem  sempiternam , 
per  indicare  che  il  sacerdote  più  si 
ricorda  dei  defunti  che  di  sé  stesso. 
Questa  è  la  interpretazione  di  Ugone 
di  s.  Vittore,  De  Missa  lib.  HI,  e.  87. 
Nel  venerdì  Santo  nella  messa  dei 
Presantificati  non   si   dice   1'  Agnus 


AGO 

Dei,  perchè  non  si  dà  la  pace,  e 
si  omette  pure  nel  sabbato  santo 
per  alluclere  al  silenzio  delle  donne 
(juando  andarono  cogli  aromi  al 
fcepolcro  di  Gesù  Cristo .  Veggasi 
.lo.  Yeimanni  Dissertatio  de  Agnus 
Dei  peccata  mundi  tallente .  Altdorph 
i66i  et  Jo.  Philip.  Heinii,  Disser- 
tatio de  Agno  Christi  iinagine.  Ha- 
lae  Magd.    1729. 

AGOARDO  (s.),  con\ertito  alla 
fede  in  unione  a  s.  Agliberto  dalle 
predicazioni  dei  beati  Eoaldo  ed 
Aitino,  fu  con  lui  pure  messo  a 
morte  perchè  aveva  atterrato  un 
tempio  sacro  alla  idolatiia.  Dicono 
i:he  ciò  avvenisse  intorno  1'  anno 
4oo.  Son  nominati  ambedue  nei 
martirulogi  al  d\  24  di  giugno,  ma 
la  loro  festa  non  si  celebra  che  a'  25 
dello  stesso  mese  a  Creteil  e  in 
tutta  la  diocesi  di  Parigi. 

AGOBARDO,  arcivescovo  di  Lio- 
nej  nacque  nella  Gallia  Belgica  nel- 
la diocesi  di  Trevers  verso  la  fine 
dell'  Vili  secolo.  Consecrato  arcive- 
scovo di  Lione ,  in  appresso ,  per 
aver  preso  parte  nella  ribellione  dei 
figli  di  Luigi  il  Buono  ,  venne  de- 
posto nel  concilio  di  Thionville  ;  ma 
poscia,  riaccpiistata  la  grazia  di  Luigi 
pel  suo  pentimento,  fu  rimesso  nella 
sede  e  mori  in  Saintonge  nell'  840. 
A  Papirio  Masson  siamo  debitori 
delle  opere  che  ci  rimangono  di  que- 
sto prelato.  Scrisse  egli  contro  il 
nestoriano  Felice  d'  Urgel,  contro  gli 
ebrei,  che  comperavano  gli  schiavi  cri- 
stiani, contro  l'opinione  del  popolo, 
che  attribuiva  a'  fattucchieri  le  tem- 
peste, i  tuoni,  le  grandini  ed  altro. 
Abbiamo  ancora  degli  scritti  contro 
il  duello,  un  trattato  sulle  pitture 
ed  immagini,  un  libro  sulle  dispen- 
sazioni dei  beni  ecclesiastici,  un  di- 
scorso sulla  fede,  il  Confronto  del 
governo   ecclesiastico  e  politico ,  un 


AGO  i33 

trattato  del  sacerdozio ,  l'  apologia 
pei  figli  di  Luigi  //  Buono  ,  un  li- 
bro sulla  Salmodia ,  ed  un  altro 
contro  i  quattro  libri  di  Amalario. 
A  Lione  ed  a  Saintonge  Agobar- 
do  è  venerato  siccome  santo. 

AGONIA ,  voce  greca  derivante 
da  agon  (  combattimento  ) ,  e  signi- 
fica gli  ultimi  istanti  della  vita  in 
cui  si  lotta  con  la  morte.  Per  tal 
nome  s'  intendono  anche  le  pre- 
ghiere, che  la  Chiesa  accostuma 
di  fare  sia  pubblicamente  che  pri- 
vatamente al  letto  del  moribondo. 
Alcuni  critici  della  religione  catto- 
lica non  hanno  mancato  di  calun- 
niare ancor  questa  piissima  pratica, 
nominandola  crudeltà  perchè  fa  pre- 
sente all'  uomo  il  suo  vicinissimo 
fine.  Sarebbe  cosa  umiliante  il  con- 
futare una  tal  riflessione,  la  quale 
ben  dimostra  lo  spavento,  che  han- 
no costoro  di  quel  terribile  istante. 
Il  giusto  che  muore ,  confida  nel 
suo  Dio,  ed  aspetta  da  Lui  un  eter- 
no riposo.  Le  preghiere,  che  sente 
recitarsi  intorno  al  letto ,  sono  per 
lui  di  consolazione  e  conforto.  Guar- 
da la  vita  mortale  qual  triste  mi- 
scria,  ed  esulta  vedendosi  al  termi- 
ne. La  virtù  parla  al  suo  cuore , 
lo  accende,  lo  anima,  lo  rapisce 
tutto  in  quel  Bene  che  anelante 
sospira  per  bearsi  eternamente  di 
Lui.  Si  presenti  il  filosofo  a  que- 
sta commovente  scena ,  ed  avrà 
la  risposta    alle   sue  obbiezioni. 

AGONICLITI.  Eretici.  Questa  pa- 
rola greca  è  formata  dall'  a  privati- 
va, da  gony  (ginocchio),  e  dal  verbo 
clino  (piegare,  incurvare).  E  un  no- 
me dato  ad  alcuni  eretici  del  se- 
colo Vili ,  che  avevano  per  massi- 
ma di  non  pregar  mai  ginocchioni, 
ma  sempre  prostrati. 

AGONISTICI.  Eretici,  appellati 
cosi  dai  donatisti,  che  li  spedivano 


i34  AGO 

per  le  città  e  campagne,  onde  ispar- 
gcre  la  loro  dottrina.  Erano  chiama- 
ti anche  Circiiitori ,  CirconcelUoni, 
Calropid  ,  Coropid  ,  e  con  altri 
nomi.  Inaudite  sono  le  barbarie  di 
costoro,  e  le  violenze  usate  a  dan- 
no dei  cattolici.  Il  braccio  secolare 
dovè  usar  la  forza,  onde  non  met- 
tessero a  rivolta  intere  popolazioni. 

AGOxMZZANTI.  Arciconfraterni- 
ta.   V^.  Arcicoivfraternite. 

AGOSTINI  Stefano  ,  Cardi- 
nale. Stefano  Agostini  da  Forlì 
nacque  nel  i6i3.  Studiò  in  Bolo- 
gna, e  chiamato  in  Roma,  per  ope- 
ra del  Card.  Paolucci  suo  zio  fu 
destinato  Uditore  generale  della  le- 
gazione di  Bologna.  Restituitosi  a 
Roma,  da  Alessandro  VII  fu  fatto 
cameriere  segreto,  elemosiniere  e 
canonico  di  s.  Pietro.  Clemente  IX 
lo  creò  vescovo  di  Eraclea  e  se- 
gretario dei  memoriali.  Innocenzo 
XI  lo  promosse  all'  onore  di  suo 
Datario  elevandolo  poscia  nel  1 68  r , 
il  di  primo  settembre,  al  Cardinala- 
to col  titolo  presbiterale  di  s.  Gio- 
vanni a  Porla  latina.  Diciotto  mesi 
dopo  l'Agostini  morì,  ed  ebbe  la 
tomba  in  s.  Maria  della  A  alliccila , 
con  una  prolissa  onorevole  iscrizione. 

AGOSTINIANE  Antiche,  cioè  le 
prime  vergini  raccolte  nel  rpiarto  seco- 
lo dal  santo  dottore  Agostino.  Egli 
che  instituiva  in  Tagastc  ima  so- 
cietà di  solitari  (  V.  Agostino  ), 
raccoglieva  eziandio  in  un  ospizio 
d' Ippona,  sotto  la  direzione  di  Per- 
petua sua  sorella,  un  certo  nume- 
ro di  vergini,  che  si  consecravano 
a  Dio,  traducendo  la  vita  nel  silenzio 
e  nel  ritiramento.  Abbiamo  una  let- 
tera del  medesimo  santo  scritta  alla 
sorella  nel  ^i"^,  dove  inchiude  la 
regola,  che  doveasi  da  quelle  mona- 
che seguire.  Vi  è  chi  pretende,  vo- 
lendo riconoscere   in   esse    il  ceppo 


AGO 

delle  religiose  Agostiniane  degli  ulti- 
mi secoli,  essere  stato  nero  il  loro  ve- 
stito, con  candido  rocchetto,  ed  un 
panno  tutto  fregiato  di  croci  rosse, 
che  a  guisa  di  manto  pendeva  lo- 
ro dal  capo.  Il  santo  nel  paragrafo 
VI  delle  sue  regole  non  autentica 
minimamente  la  loro  opinione.  Ec- 
cone le  parole:  «-Il  vostro  abito 
»  sia  ordinario,  né  vi  studiate  di 
»  piacere  o  comparire  per  le  vesti, 
"  ma  per  i  costumi.  Le  coperture 
»  del  capo  non  sieno  si  sottili,  che 
"  possano  trasparire  le  reticelle  :  non 
"  vogliate  avere  i  capelli  in  parte 
"  alcuna  scoperti,  afline  che  non 
"  rimangano  per  negligenza  visibili, 
>'   o  pure  composti  con  arte  ». 

AGOSTINIANE  Eremitane.  Ordi- 
ne di  religiose,  che  prendono  il  nome 
dal  magno  dottore  della  Cliiesa  s.  A- 
gostino.  Le  vergini  unite  in  comunità 
da  quel  Santo  e  da'  suoi  discepoli, 
costrette  a  spatriare  nella  persecu- 
zione vandalicaj  è  probabile  si  sieno 
rifugiate  in  Europa ,  dove  oppresse 
dalle  vicende  dei  tempi  non  si  videro 
tornate  in  fiore  prima  che  Alessandro 
Papa  IV,  nel  i256,  provAcdendo  a 
riunire  in  un  solo  corpo  le  disper- 
se congregazioni  degli  Agostiniani, 
non  assoggettasse  pure  esse  vergini  ad 
viniforme  disciplina.  Allora  acquista- 
rono queste  monache  il  nome  di  A- 
gosliniane  eremitahe,  e  in  Ispagna 
e  in  Italia,  in  Francia  e  nella  Ger- 
mania poterono  avere,  ed  ebbero  di 
molti  conventi.  Di  qua  venne  che  si 
distinguessero  in  varie  classi. 

Molti  dispareri  insorsero  in  ri- 
guardo al  loro  abito,  ma  comunque 
sia,  esso  consta  generalmente  di  una 
veste  nera  con  velo  di  color  simile 
sovra  il  capo,  cui  ne  sottopongono 
un  altro  bianco.  In  alcuni  inonistcri 
però  usavano  veste  bianca  e  sca- 
polare nero. 


AGO 

AGOSTINIANE  Scalze  .  Mo- 
nache stabilite  nella  Spagna  per 
cura  della  madre  Maria  di  Gesù, 
ovvero  di  Cararriibias  monaca  di 
s.  Orsola  in  Toledo.  La  piissima 
i-eligiosa  a  promuovei'e  la  fonda/io- 
ne delle  Agostiniane  Scalze,  scrisse 
al  re  Filippo  II,  che  rimise  l' af- 
fare al  p.  Pietro  de  Roxas  e  al  p. 
Lodovico  di  Leone  provinciali  del- 
la Castiglia.  Nel  capitolo  di  Tole- 
do, essendo  generale  di  tutto  l'Or- 
dine Gregorio  Llporense,  venne  de- 
terminata la  istituzione  del  nuovo 
Ordine;  qtiindi  l'anno  i58c)  fu  sta- 
bilito in  IMadrid  il  primo  moni- 
stero  delle  Agostiniane  Scalze^  in 
cui  Prudenza  del  Grillo  nobile  ma- 
trona, con  buon  numero  di  altre 
donne  attirate  dal  suo  esempio,  fu 
la  prima  a  professare  sotto  la  di- 
rezione dei  pp.  Scalzi  di  santo  A- 
gostino.  Quest'  Ordine  crebbe  nel- 
la Spagna  e  si  stabili  anche  nel 
Portogallo.  Nel  i663  Luisa  moglie 
di  Giovanni  IV  re  di  Portogallo 
fondò  presso  Lisbona  un  monistei'o 
di  Agostiniane  Scalze.  Queste  u- 
sano  pei  giorni  feriali  tonaca  e 
scapolare  bianco  grosso,  e  pei  fe- 
stivi nero .  Vestono  altresì  lungo 
mantello  nero  talai'e.  Sopra  il  ca- 
po tengono  un  panno  di  lino  bian- 
co, che  pende  loro  sino  agli  occhi. 
Sopra  di  questo  un  altro  panno, 
che  si  stende  quasi  sei  palmi  die- 
timo le  spalle.  Oltre  i  tre  voti  co- 
muni, emettono  quello  di  non  ve- 
nire a  colloquio  cogli  esterni,  ezian- 
dio se  parenti. 

AGOSTINIANE  delle  vergi- 
TTi.  Religiose  dell'  Ordine  di  s.  Ago- 
stino, e  ch'ebbero  monistero  inVene- 
«ia  dove  furono  istituite  da  Alessan- 
di'O  III  mentr'egli  era  quivi  rifuggito, 
nel  1177.  ludossavano  abito  bianco 
e  sovrapponeansi    al    capo  vm   velo 


AGO 


i3^ 


nero.  Giulia  figlia  di  Fedei-ico  Bar- 
barossa  ne  fu  la  prima  abbadcssa. 
11  doge  Sebastiano  Ziani  dotò  muA 
monistero,  e  ne  fu  instituito  iuspa- 
liono  :  diritto  eh'  ebbero  anche  i 
suoi  successori. 

Quando  trattavasi  di  eleggere  la 
abbadessa  in  questo  monistero,  il 
doge  ci  entrava  dopo  la  benedizi<jne 
della  medesima;  egli  le  metteva  in 
dito  due  anelli  in  uno  dei  quali  era 
coniata  l' immagine  di  s.  Marco. 

Un  ordine  si  benefico  attraverso 
la  procella  dei  tempi,  onde  venne- 
ro tanti  danni  alle  corporazioni  re- 
ligiose, si  è  conservato  negli  stati 
uniti  dell'  America.  Quivi  esse  reli- 
giose instruiscono  la  povera  gioven- 
tìi,  soccorrono  gì'  infelici,  curano  gli 
infermi.  L'  aspetto  di  tanti  vantaggi 
prodotti  da  un  motivo  soprannatu- 
rale pili  presto  che  dalle  vili  ricom- 
pense terrene,  pare  che  animi  altri 
luoghi  a  seguire  1'  esempio  di  così  lo- 
devole istituzione.  Non  è  molto  tem- 
po che  le  Agostiniane  furono  rista- 
bilite in  varii  luoghi  d' Italia;  ed  a 
Parigi  nel  1817  lifioiirono  sotto  il 
nome  di  Congiegalion  de  notre 
Dame. 

AGOSTINIANE  Convertite  o 
Penitenti.  Monache  introdotte  in 
Roma  da  Papa  Leone  X,  il  quale 
iieir  anno  i  Sao  ne  istituì  il  moni- 
stero  presso  s.  Silvestro  in  Capite, 
dov^  era  un'antica  chiesa  parocchia- 
le  dedicata  a  s.  Lucia  dal  Pontefi- 
ce Onorio  I  (626).  Furono  inslitui- 
te  secondo  la  regola  di  s.  Agostino, 
poste  sotto  la  protezione  di  s.  Ma- 
ria IMaddalena  penitente,  e  assogget- 
tate alla  direzione  della  Confrateniita 
di  Carità,  dando  loro  il  medesimo 
Pontefice  Leone  la  detta  chiesa,  e  as- 
segnando tutti  i  beni  delle  meretri- 
ci di  Roma  che  morissero  ah  inte- 
stato. Appresso  venne  riedificata  la 


i36  AGO 

chiesa  ed  intitolata  a  s.  Maria  Mad- 
dalena. Clemente  Vili  assegnò  loro 
cinquanta  scudi  al  mese,  ampliando 
eziandio  la  concessione  di  Leone  X. 
Essendo  stato  nel  1617  il  moniste- 
ro  distrutto  da  un  incendio,  a  me- 
rito della  generosità  di  Paolo  \  e 
del  Cardinale  l^ietro  Aldobrandini 
lisorse.  Rinnovatasi  però  tale  sven- 
tura nel  declinare  del  secolo  XVIII, 
e  giunta  la  invasione  francese  ,  tu 
il  monistero  destinato  ad  altro  uso, 
ed  ora  non  ne  esiste  neppm-e  la 
chiesa. 

Anche  il  Pontefice  Pio  IV,  di  con- 
certo col  santo  Cardinal  Borromeo, 
suo  nipote,  eresse  nel  i55c)  un  mo- 
nistero per  le  donne  di  mal  affare. 
Questo  fu  aperto  nel  i563  presso 
la  chiesa  di  s.  Chiara,  dandogli  dal 
suo  il  nome  di  Casa  Pia.  Da  que- 
sto nel  1628  si  trasferirono  le  mo- 
nache a  quello  delle  Convertite  al- 
la Lungara.  Del  quale  ultimo  mo- 
nistero ventisette  suore  di  s.  Maria 
Maddalena  acquistando,  con  indul- 
to di  Ui'bano  Vili,  una  casa  della 
famiglia  Cesi  presso  la  chiesa  di  san 
Iacopo,  riunendola  a  questa,  la  ri- 
dussero a  monistero.  E  quivi  l'ac- 
colte le  altre  che  stavano  in  santa 
Chiara,  vennero  generosamente  aiu- 
tate dal  medesimo  Urbano  Vili, 
e  dall'  avvocato  concistoriale  Ippo- 
lito ]Merenda.  Desse,  oltreché  alla 
regola  di  s.  Agostino  della  più  stret- 
ta osservanza ,  si  sottopongono  ad 
altre  particolari  costituzioni.  Usano 
in  ai'gomento  di  penitenza  veste  e 
mantello  di  color  nero,  hanno  pa- 
zienza bianca,  si  coprono  il  capo 
con  velo  nero,  cui  aggiungono  un 
secondo  quando  parlano  cogli  stra- 
nieri; coi  quali  non  fu  sempre  loro 
fatto    lecito    di  venire    a    colloquio. 

Il  p.  Angelo  Proust,  nel  1789 
instituì    in    Francia    le    /agostiniane 


A  Cr  O 

Penitenti  con  disciplina  severissima 
e  con  la  regola  del  levz  ordine  di 
6.  Agostino.  Si  moltiplicarono  queste 
di  assai,  e  fmono  appellate  Monache 
di  s.  Maria  Maddalena,  ed  anco 
Sacclieltes. 

AGOSTINIANI,  seguaci  del  si- 
stema di  s.  Agostino.  Sono  questi 
gli  scolastici  cattolici,  che  hanno  di- 
sputato e  difeso  il  sistema  di  s.  A- 
gostino  sulla  grazia  sufficiente  ed 
efficace.  Si  dividono  in  rigidi,  e  ri- 
lassati o  mitigati.  Un  egual  nome  si 
usm'parono  i  seguaci  di  Baio,  Gian- 
senio,  Quesnello  ed  altri,  pretenden- 
do che  le  loro  dottrine  sieno  estrat- 
te da  s.  Agostino,  mentre  il  santo 
dottore  mai  le  insegnò,  anzi  le  a- 
vrebbe  odiate  se  al  suo  tempo  si 
fossero  fatte  sentire. 

AGOSTINIANI.  Eretici.  Agosti- 
niani pure  fiu'ono  detti  certi  ereti- 
ci, poco  nominati,  del  secolo  XVI, 
discepoli  di  un  sagranientario  di 
nome  Agostino,  che  insegnava,  nes- 
suno conseguire  la  gloria  d«l  pa- 
radiso, se  non  dopo  l' universale 
giudizio.  I  concili!  di  Lione  e  di 
Firenze  condannarono  questo  erro- 
re nei  greci  scismatici,  i  quali  fir.sero 
di  l'inunciarvi  quando  sottoscrissero 
la  simulata  unione  colla  Chiesa  Cat- 
tolica Romana. 

AGOSTINIANI,  o  Eremiti  di 
s.  Agostino,  ordine  religioso.  E  gran 
controversia  fra  gli  scrittori  circa  l'ori- 
gine di  quest'  ordine  venerabile.  11 
maggior  numero  con\iene  essere  esso 
stato  istituito  da  s.  Agostino  nell'e- 
remo vicino  a  Tagaste  in  Africa, 
verso  l'anno  388  di  Cristo.  Adu- 
nava egli  in  una  casa,  presso  la 
chiesa,  alcuni  pii  solitari!  i  quali, 
condotti  dal  suo  esempio,  distribui- 
vano ai  poveri  ogni  loro  sostanza , 
usavano  semplice  e  dimesso  vestito, 
raccoghevano  fanciulli    per  istruirli , 


AGO 

e  catecumeni  per  disporli  al  batte- 
simo. Diverse  chiese  imitarono  l' isti- 
tuzione di  (juella  società  ;  ma  tre 
anni  dopo  chiamalo  Agostino  da 
Valerio  vescovo  d  Ippona,  onde  lo 
aiutasse  nell'esercizio  del  suo  f^rave 
ministero ,  abbandonò  i  pii  solitarii 
di  Tagaste.  Pur  guari  non  istette  a 
rinnovare  una  simile  istituzione  in 
Ippona  medesima,  riunendo  in  una 
casa  dei  chierici,  allineile  vivessero 
unicamente  ali  adempimento  dei  lo- 
ro doveri,  e  cooperassero  nel  gover- 
no della  chiesa.  Molto  s' era  au- 
mentato il  numei'o  di  essi ,  e  nu- 
merosi filiali  conventi  per  tutte  le 
Provincie  dell'Africa  si  andavano  di- 
ramando. Però,  sopravvenuti  i  van- 
dali, tutto  fu  distrutto.  La  posteriore 
lacuna  rimasta  quindi  da  quel  mo- 
mento sino  alla  vera  clifiusione  de- 
gli eremiti  Agostiniani,  diede  luo- 
go a  grandi  dispule  nel  secolo  XV 
fra  i  canonici  legolari  e  gli  eremi- 
tani di  s.  Agostino,  pretendendo  i  se- 
condi che  nei  tre  anni  dal  santo  dot- 
tore passati  nel  ritiro  di  Tagaste 
con  s.  Alipio  e  s.  Evodio  ed  alcuni 
altri  loro  amici,  la  sua  casa  fosse 
un  vero  mouistero,  ed  egli  il  supe- 
riore. I  canonici  regolari  sosteneva- 
jio  il  contrai'io,  affermando  aver 
Agostino  dati  solamente  alcuni  pre- 
cetti perchè  gli  eremiti  dell'Africa 
vivessero  in  maggior  perfezione.  La 
disputa  andò  sì  innanzi,  che  il  Pon- 
tefice Sisto  IV,  della  Rovere,  uel 
j  47  2 ,  impose  silenzio  sotto  pena 
di  scomunica  non  solo  alle  due  par- 
ti, ma  anche  a  coloro  che  ne  aves- 
.sei'o  voluto  scrivere  in  favore.  In- 
nocenzo Vili,  Cibo ,  successore  di 
Sisto  IV,  nel  i4^4  permise  colla 
viva  voce  prima  ai  romiti  di  s.  A- 
gostino,  e  poco  tempo  dopo  a' ca- 
nonici regolari,  il  difendersi  se  fos- 
.sero  assaliti.  La  guerra  |>ertanto  ri- 

VOT..     1. 


AGO  ,37 

cominciò,  pendendo  la  vittoria  ora 
dall'uno  ora  dall'altro  lato.  Comun- 
que sia  di  tali  differenze ,  egli  è 
certo  che  s.  Agostino,  divenuto  ve- 
scovo, visse  in  comunità  col  suo 
clero.  Non  è  certo  però  se  quei  chic- 
lici  facessero  i  voti  di  religione.  Il 
Tomniassini  sostenne  contro  molti 
altri  l'affermativa,  senza  ammettere 
che  il  clero  regolare  d' Ippona  sia 
il  principio  della  congregazione  dei 
monaci  regolari.  I  padri  Large  e 
Peiinot  hanno  portata  più  alto  la 
loro  pretensione  sopra  1'  antichità 
della  loro  origine,  pretendendo  che 
derivasse  dai  tempi  apostolici  od  al- 
meno dai  primi  tempi  della  Chiesa. 
L'ultimo  di  questi  autori  fu  confutato 
dal  padre  Nicolò  Desnos  suo  con- 
fratello, il  quale  accorda  bensì  che 
prima  di  s.  Agostino  avessero  s.  A- 
tanasio  e  s.  Eusebio  di  Vercelli 
obbligato  il  loro  clero  a  vivei'e  in 
comunità;  ma  che  il  vescovo  d' Ip- 
pona fu  il  primo  ad  introdurre  nel 
suo  ospizio  i  tre  voti  di  Religione. 
Tuttavolta,  in  conseguenza  di  quelle 
distruzioni  vandaliche  ,  niente  più 
innanzi  al  secolo  X  o  XI  puossi 
assegnare  la  vera  regola  degli  cre- 
miti y\gostiniani.  Fu  circa  quel  tem- 
po adunque  che  molti  eremili,  pren- 
dendo il  nome  dal  santo  dottore, 
seguhono  la  legola  da  esso  proposta 
nella  sua  lettera  109  (211  dell'edi- 
zione de' Benedettini  ),  e  che  pur 
serve  di  norma  ai  frati  di  quest'or- 
dine. Intorno  al  12 16  Onorio  III, 
coir  autorità  della  costituzione  Rcli- 
giosani  vitam,  presso  il  tomo  III, 
parte  I  del  BoUario,  approvò  l'Or- 
dine de'  pi'edicatoj-i ,  istituito  da 
s.  Domenico,  canonico  regolare,  nel 
1207,  colla  regola  di  s.  Agostino,  e 
con  alcmie  costituzioni  dei  premo- 
stratensi;  e  circa  la  metà  del  secolo 
XIII ,  dato  il  Cardinale  Riccardo 
18 


i38  AGO 

Annibaldesclii  della  INIolara  da  Imio- 
C0117.0  IV  per  primo  jnotettore  dell 
ordine  dei  romiti  di  s.  Agostino,  ven- 
j)ero  da  (|uesto  ]\ipa  riuniti  ad  mi 
sol  corpo ,  e  ad  un  sol  capo  lutti 
quei  religiosi ,  che  senza  regola  né 
abito  vivevano  nella  Toscana.  Tre 
erano  al  suo  tempo  le  diverse  con- 
gregazioni distinte  col  nome  di  Ago- 
stiniani :  la  prima  detta  di  s.  Ago- 
sLino,  la  seconda  del  beato  Giovan- 
ili Buono y  e  la  terza  di  Brinino, 
cioè  del  monistero  situato  a  Brit- 
tino,  luogo  deserto  presso  Fano. 

Alessandro  1 V,  eletto  nel  1 2  54 , 
seguitò  r  orme  del  suo  predecesso- 
le  Innocenzo  IV  in  vantaggio  de- 
gli Agostiniani  ,  e  per  mezzo  del 
predetto  Cardinale  Annibaldesclii  fe- 
ce tenere  nel  r256  un  capitolo  ge- 
nerale in  Firenze,  ove  si  t'ormarono 
varie  leggi,  si  stabilì  Y  abito  negro 
ai  religiosi,  e  ad  una  medesima  re- 
gola si  sottoposero  le  imdici  con- 
gregazioni di  eremiti ,  che  seguiva- 
no le  discipline  del  santo  dottore  ; 
e  venne  nominato  per  primo  prio- 
re generale  Lanfranco  Settalano  Mi- 
lanese. Divise  egli  tosto  l'ordine 
in  quattro  provincie,  Italia,  Ger- 
mania, Francia  e  Spagna;  e,  me- 
diante il  contenuto  della  Bolla  Li- 
cet  Ecclesia;,  9  aprile  12  56,  Ales- 
sandro IV  confermò  ogni  cosa.  Ecco 
veramente  la  più  certa  epoca  dell'  o- 
rigine  di  quest'ordine.  Tuttavia  la 
congregazione  dogli  eremiti  Ag(jsti- 
niani,  cliiamati  Guglielmiti,  perchè 
fondati  in  Malavalle,  nella  Toscana, 
territorio  di  Siena,  dall' eremita  Gu- 
glielmo di  Bourges,  gentiluomo  fran- 
cese, canonizzato  da  Innocenzo  III 
nel  1202,  non  volle  accedere  all'u- 
nione, e  proseguì  a  governarsi  sepa- 
ratamente. Eranvi  ancora  fra  gli 
eremiti  di  s.  Agostino  alcuni  col  ti- 
tolo di  fratelli  minori,  i  (piali  >em- 


AGO 

pre  dispTitavano  cogli  altri  per  ra- 
gione dell'abito  e  della  calzatura. 
Papa  Gregorio  IX  aveva  procurato 
accomodar  tali  vertenze,  concedendo 
per  distinzione  agli  eremiti  la  co- 
colla nera  con  maniche  larghe,  cin- 
ta da  una  coreggia  con  fìbbia  di 
osso  e  cappuccio  lungo  tutto  di 
saia ,  ed  inoltre  un  bastone ,  che 
a  loro  richiesta  fu  proibito  da  A- 
lessandro  IV.  IN  ascendo  però  in 
progresso  di  tempo  forti  dissensioni 
in  Portogallo  tra  gli  Eremiti  di  s. 
Agostino  ed  i  domenicani  sul  loro 
abito.  Clemente  Vili,  Aldohrandini, 
Fiorentino,  nel  i6o3  ordinò  ai  do- 
menicani la  tonaca  bianca  con  cap- 
pa nera,  ed  agli  Agostiniani  il  con- 
trario tutto  nero,  tranne  in  casa,  do- 
ve al  disotto  avrebbero  potuto  usare 
tutto  r  abito  bianco,  siccome  presen- 
temente usano  portando  il  solo  nero 
fuori  di  casa. 

Dal  pontefice  Gregorio  X ,  nel 
concilio  generale  XIV  celebrato  da 
questo  Papa  in  Lione  nel  1274,  sos- 
peso venne  l'Ordine  degli  Eremiti 
di  s.  Agostino  colla  Costituzione 
XXII I  appresso  il  Lahhe  tomo  XI 
dei  Concila,  e  nell'  Arduino  al  to- 
mo VII;  ma  dal  Pontefice  Onorio  IV, 
Savelli,  nel  1285  gli  venne  tolta  la 
sospensione  ;  e  nel  capitolo  generale 
tenuto  in  Firenze  nel  1287  esami-  i 
nate  furono  ed  approvate  solenne- 
mente le  costituzioni  dell'  Ordine, 
mentre  tre  anni  dopo  in  quello  di 
llatisbona  più  fermamente  l'urono 
ratificate. 

IVell'anno  iSip  il  Pontefice  Gio- 
vanni XXII  residente  in  Avignone, 
per  r  amore  che  portava  a  questo 
Ortline,  a  cui  era  stato  ascritto,  asse- 
gnò ad  esso  perpetuamente  i  tre  uf- 
llzii  della  corte  Pontificia,  cioè,  sagri- 
sta ,  bibliotecario  e  confessore  di-1 
Papa;   però  gli  Agosliniain,  favorili 


A  G  O 

pur  anco  tla  Eugenio  IV,  m\  i4Ì'?m 
di  sonimi  privilegi,  non  ebbero  ((uei 
tre  uffizi  che  fino  al  Pontefice  Sisto 
IV,  il  quale,  nel  i^'J'2,  li  spo- 
gliò (li  tutti  e  tic.  Riebbero  non- 
dimeno in  seguito  da  Alessandro 
VI,  nel  14973  cf^iello  di  sagrisla  del 
palazzo  apostolico,  posto  che  porta 
al  presente  unita  la  dignità  di  ve- 
scovo titolare.  Nel  i585  accadde  pe- 
rò qualche  innovazione  intorno  agli 
Agostiniani.  11  generale  loro,  che  u- 
na  volta  era  perpetuo,  da  Sisto  V 
Al  ridotto  a  tempo  limitato,  doven- 
dosi eleggere  di  sei  in  sei  anni.  Ciò 
conformava  Clemente  Vili,  Aldo- 
hrandini,  nel  1592,  e  Paolo  V,  Bor- 
gliesi,  nel  i6o5;  tuttavia  nel  pon- 
tificato di  Benedetto  XIV,  celebran- 
dosi nel  174^  i'i  Bologna  un  ca- 
pitolo generale,  in  virtìi  della  costi- 
tuzione pontificia  Inter  maximas , 
riportata  nel  tomo  I  del  suo  Bolla- 
rio,  fu  conceduto  ai  romiti  di  s.  A- 
gostino  la  facoltà  di  eleggere  anco- 
ra il  priore  generale  perpetuo;  che 
poi  Pio  VI,  B raschi,  nel  1788  la- 
sciava ai  frati  la  libertà  di  fare  a 
vita,  o  per  determinato  tempo. 

Una  riforma  ricevettero  gli  Ago- 
stiiìiani  da  s.  Pio  V,  tutto  inteso 
al  buon  regolamento  e  decoro  de- 
gli Ordini  religiosi.  Primieramente 
con  una  costituzione  amplissima , 
Dani  ad  iiheres,  data  ai  29  luglio 
1 566,  esentò  le  religioni  mendicanti 
dalla  gabella  e  dall'  alloggio  della 
soldatesca ,  lìon  meno  che  da  qua- 
lunque pubblica  gravezza  ;  indi  con 
un'altra  del  primo  ottobre  1367, 
che  leggesi  lìel  tomo  IV  parte  II 
del  BoUario  ,  mise  tra  gli  Ordini 
mendicanti,  dopo  i  domenicani ,  1 
francescani  ed  i  carmelitani,  gli 
eremiti  di  s.  Agostino,  benché  pos- 
sedessero beni  considerabili  :  privile- 
gio che  estese  anche  sulle  monache 


AGO  139 

Agostiniane,  come  si  ha  dalla  Bolla 
Etsi  Mcndicantium ,  dei  i  (>  agosto 
1 5if  I ,  il  che  fu  approvato  dal  suo  suc- 
cessore, Gregorio XIII,  Buoncompa- 
gni,  bolognese,  nell'anno  i58o.  Pri- 
n)a  delle  riforme  introdotte  da  Lu- 
tero, il  quale  apparteneva  ad  esso  Or- 
dine, contavansi  duemila  conventi  e 
trentamila  frati  Agostiniani.  Né  que- 
sto ninnerò  diminuì  sì  tosto  ,  perchè 
nel  capitolo  tenuto  in  Roma,  nel 
1620,  davano  votocin([uecento  depu- 
tati dai  diversi  conventi.  PrincipaH  ca- 
se dell  Ordine  erano  quella  di  Roma 
e  quella  di  Parigi,  dove  gli  Agosti- 
niani si  erano  stabiliti  sin  dal  1259, 
dando  anzi  il  nome  ad  una  contra- 
da. Celebre  era  pure  il  convento 
di  Briinu  in  Moravia.  Sul  finire  del 
secolo  scorso  contavano  quarantadue 
Provincie,  non  compresa  quella  delle 
Indie,  ed  alcune  congregazioni. 

La  rivoluzione  francese  fu  però 
fatale,  come  agli  altri,  così  a  quest'Or- 
dine religioso.  Sparvero  dalla  Fran- 
cia ,  si  diradarono  in  Germania  ed 
in  Ispagna  ,  e  le  ultime  vicende  gli 
espulsero  dal  Portogallo  e  dalla  Spa- 
gna stessa.  Ora  nell'Italia,  nellimpc- 
ro  Austriaco  ed  altrove  conservano 
parecchi  conventi.  Appartengono  a- 
gli  Agostiniani  una  cattedra  di  sa- 
gra Scrittura  nell' luiiversità  Roma- 
na, ed  un  posto  di  consultore  nella 
Congregazione  Cardinalizia  dei  Futi. 

Qucst'  Ordine  ebbe  vm  numero 
grandissimo  di  personaggi,  che  ne  ac- 
crebbero lo  splendoj'e;  ed  oltre  mol- 
ti santi  e  vescovi,  vanta  Pontefici  e 
Cardinali. 

Tra  i  santi  debbonsi  annoverare  s. 
Tommaso  da  Villanova,  s.  Nicola  da 
Tolentino,  san  Giovanni  da  san  Fa- 
condo, i  beati  Giovanni  Bono  man- 
tovano, Agostino  Termcnse,  detto  No- 
vello, Antonio  Turriani,  detto  dell 
Aquila,  Antonio  della  Mandola,   An- 


i4o  AGO 

drea  di  Moiilcrcale,  Fili|)po  da  Pia- 
cenza, Gregorio  da  Celli  di  Rimini. 
Due  sono  i  Pontefici  che  apparten- 
nero a  quest'ordine,  cioè  s.  Gelasio  I, 
creato  nell'anno  49^5  ^  Clemente 
VII  nel  i523,  che  professò  la  re- 
gola di  s.  Agostino  nell'  ordine  di 
Malta  o  Gerosolimitano.  Undici  poi 
sono  i  Cardinali  dati  da  quest'Ordine 
alla  santa  Romana  Chiesa,  cioè  nel 
1 099  Gallo  o  sia  Gualone  fi'ancese. 
che  fu  discepolo  d'  Ivone  di  Char- 
tres:  nel  i3i2,  Guglielmo  di  Man- 
dagot  ed  Egidio  Colonna  romano; 
nel  1 3o2,  B.  Bonaventm-a  Badoario, 
detto  di  Peraga,  padovano;  nel  1 460, 
Alessandro  Oliva  di  Sassoferrato;  nel 
1 5 1 7  ,  Egidio  Canisio  di  Viterbo  ; 
nel  i555,  Girolamo  Seripando  na- 
poletano; nel  i56i,  Gregorio  Petroc- 
chini  della  Maxxa;  nel  1695,  Enrico 
Noris  veronese  ;  nel  lySy,  Gaspare 
Molina  ed  Oviedo,  spaglinolo,  ed  il 
vivente  Cardinale  Patrizio  da  Silva, 
poi'toghese.  Patriarca  di  Lisbona. 

La  regola  degli  Agostiniani  romiti 
fu  adottata  da  molte  congregazioni 
religiose,  monache,  ordini  militari, 
ospitalieri  ed  equestri ,  come  si  può 
vedere  a'  rispettivi  articoli. 

Sulla  cintura  di  s.  Agostino ,  e 
sulla  confraternita  intitolata  ad  un 
tal  nome ,  parleremo  nell'  articolo 
Cintura. 

AGOSTINIANI  Scalzi.  Ordine 
religioso.  Una  delle  riforme  a  cui 
andò  soggetta  la  congregazione  dei 
canonici  regolari  di  s.  Agostino. 
Diminuendosi  lo  spirito  della  prima 
fondazione,  nell'Ordine  romitano  di 
s.  Agostino,  alcuni  religiosi  zelando 
la  regola  e  l' esatto  adempimento 
delle  prescritte  discipline,  richiama- 
rono i  confratelli  all'osservanza,  ed 
altre  prescrizioni  aggiunsero  ancora 
più  severe,  per  vincere  la  rilassa- 
tezza introdotta.  Principiò  (juesla  ri- 


AGO 

forma  nel  i38j,  mentre  governava 
la  Chiesa  Urbano  VI  e  precisamen- 
te nel  convento  d'  Illiceto  nell'  I- 
talia,  onde  i  seguaci  presero  il  no- 
me d' Illiceti.  Dietro  a  quella  segui- 
rono altre  riforme  sotto  varie  de- 
nominazioni in  Napoli,  Roma,  Lom- 
bardia ,  Genova ,  Sicilia ,  Spagna  e 
Sassonia  ecc.  Tra  queste  v'è  quella 
degli  Scalzi.  Variano  i  sentimenti  degli 
autori  sulla  origine  di  lei.  Alcuni  giu- 
stamente asseriscono  aver  il  Pontefice 
Sisto  lY, della  Rovere,  nell'anno  1 474 
approvato  quell'Ordine  instituito  da 
Battista  Poggio,  genovese,  e  poscia  ri- 
formato da  Giovanni  Rocco  di  Pavia 
e  da  Gregorio  di  Ci-emona,  e  confer- 
mato, nel  1599,  da  Clemente  Vili, 
Aldobrandini.  Altri  invece  sosten- 
gono esserne  stato  fondatore  prima 
Tommaso  di  Gesti,  e  poi  il  p.  Lui- 
gi di  Leon  in  Castiglia,  l'anno  1 5^38, 
nel  Pontificato  di  Sisto  V,  Peretli. 
Vedremo  però  in  seguito  queste  esse- 
re state  diramazioni,  ma  non  origi- 
ni, degli  Scalzi,  che  riuscirono  la  più 
benemerita  delle  nominate  riforme 
Agostiniane.  Dilatatasi  in  Italia,  in 
Sicilia,  in  Austria ,  in  Boemia ,  in 
Germania  ed  in  Francia,  ebbe  a 
protettori  Clemente  VIII  e  Paolo 
V,  fra  i  Papi,  ed  Enrico  IV  il  gran- 
de e  Luigi  XIII  suo  figlio,  fra  i  re 
di  Francia.  Quest'  ultimo,  dopo  la 
presa  della  Roccella,  eresse  agli  Scal- 
zi in  Parigi  con  regia  magnificenza 
un  sontuoso  convento  intitolato  No- 
tre  Dame  des  Vicloires.  Anche  nel- 
la capitale  dell'impero  austriaco,  gli 
Agostiniani  Scalzi  occupano  il  con- 
vento e  la  chiesa  di  s.  Agostino, 
dove  si  celebrano  le  funzioni  della 
corte ,  dove  riposano  i  cuori  degli 
individui  imperiali  della  casa  d'  Au- 
stria, e  dove  si  ammira  il  mauso- 
leo eretto  da  Canova  per  accoglieic 
le   ceneri  dell' arciduchessa  Cristina. 


A  C,  O 
Il  p.  Filippo  Bonanni  della  Coiii- 
néjgnia  (li  Gesù,  nel  Catalogo  degli 
Ordini  religiosi,  dico  che  quattro  so- 
no le  congregazioni  di  qnest^Ordine, 
tutte  soggette  al  generale  della  reli- 
gione ereraitana  di  s.  Agostino,  ben- 
ché ciascuna  sia  governata  da  un 
proprio  vicario  generale.  La  prima 
nacque  in  Ispagna  circa  l'anno  i533, 
nel  Pontificato  di  Clemente  VII,  dopo 
che  otto  padri  Agostiniani,  insigni  per 
virtù  e  dottrina,  risolverono  di  an- 
dare nel  regno  del  Messico,  per  ivi 
apportare  la  luce  del  vangelo,  on- 
de scalzati  vestirono  un  abito  di 
panno  grosso  e  se  lo  strinsero  ai 
lombi  come  a  guisa  di  cilicio.  Cre- 
sciuta quindi  nel  Messico  la  fami- 
glia degli  Scalzi  si  trasferì  in  Ispa- 
gna ,  ove  coir  aiuto  del  re  Filippo 
II  fondò  molte  case,  stabilendovisi 
affatto  nel  i585.  A  ciò  pongano 
mente  coloro  che  vorrebbono  gli 
Scalzi  instituiti  nel  i588.  L'anno 
poi  i594  venne  di  Spagna  a  Ro- 
ma il  p.  eremitano  di  s.  Agostino 
Andrea  Diaz ,  uomo  cospicuo  per 
santità  e  zelo  religioso,  il  cpiale  per 
desiderio  di  vita  più  rigorosa,  con 
indulto  di  Papa  Clemente  Vili, 
l'anno  i5iC)9,  istituì  lOrdine  dei  pp. 
Agostiniani  Scalzi,  colla  facoltà  di 
ammettere  altri  novizii.  Paolo  V 
confermò  quella  congregazione  (che 
divenne  la  seconda  dopo  1'  altra  di 
Spagna)  con  Bolla  del  1620,  e  le 
aggiunse  molti  privilegi  ampliali 
poscia  da  Urbano  Vili,  Barberi- 
ni, fiorentino,  e  da  Clemente  X. 
Le  altre  due  congi*egazioni  sono, 
r  una  in  Portogallo,  1'  altra  in  Fran- 
cia. In  quanto  alla  prima  Clemente 
X,  altieri,  romano,  nell'  anno  santo 
1675  agli  8  febbraio,  mediante  le 
costituzioni  Aliaf!  ed  Ex  injunclo,  da 
lui  stesso  emanate,  approvò  la  fon- 
dazione di  dieci  conventi  degli  ere- 


A  r,  O  .  4 . 

miti  Sotdzi  di  s.  Agostino  in  Por- 
togallo col  titolo  di  Congregazione 
della  Concezione,  governata  da  un 
vicario  generale  eletto  di  sei  in  sei 
ainii,  e  la  rese  partecipe  de'  privi- 
legi della  congregazione  degli  Scal- 
zi di  s.  Agostino  in  Italia.  In  quanto 
alla  seconda,  uguale  alle  altre  nel- 
le generali  discipline,  voleva  nel  1707 
il  re  di  Francia  Luigi  XIV  che  rì- 
cevesse  alcuni  iitiovi  regolamenti, 
cosa  che  il  Pontefice  Clemente  W,  Al- 
bani,  dovette  con  apostolico  breve 
disapprovare  come  illegittima,  ecci- 
tando 2^hittosto  quel  monarca  a 
convenire  col  nunzio  Pontificio  in- 
torno i  presi   regolamenti. 

Tutti  gli  Agostiniani  cremiti  Scal- 
zi vestono  di  panno  nero,  con  cin- 
ti uà  di  pelle  parimenti  nera,  usan- 
do neir  inverno  un  breve  mantello, 
e  portando  i  capelli  in  forma  di 
corona.  La  congregazione  d' Italia  si 
distingue  dalle  altre  per  la  forma 
del  cappuccio  non  tondo,  ma  pira- 
midale, essendoché  di  tal  forma  co- 
minciò ad  usarlo  il  suo  istitutore 
p.  Diaz,  come  quegli,  che  tale  l'a- 
vea  veduto  in  un'antichissima  im- 
magine di  s.  Agostino,  mostratagli 
da  monsignor  Agostino  Fivizano  sa- 
grista  di  Clemente  VIII.  L'  ordine 
Agostiniano  scalzo  non  ebbe  alcun 
Cardinale  ;  novera  sì  bene  arci- 
vescovi ,  vescovi  ed  altri  individui 
che  si  resero  chiari  per  santità  di 
vita  e  dottrina.  Il  Cardinale  Serra 
nel  i5ii  introdusse  questi  rehgiosi 
nella  sua  chiesa  titolare  di  s.  Gior- 
gio in  Velabro  :  ora  però  non  hanno 
in  Pvoma  che  la  chiesa  di  Gesù  e 
Maria  al  Corso,  sontuosamente  or- 
nata dalla  romana  famiglia  Bolo- 
gnetti,  in  cui  vi  sono  due  altari  de- 
dicati ai  ss.  Nicolò  da  Tolentino  e 
Tommaso  da  Villano  va,  Agostiniani. 
La  storia  di  cpest'Ordinc  fu  scritta, 


142  AGO 

fi"a  gli  altri,  dal  p.  Andrea  di  san 
Nicolò  e  dal  p.  Cliovanni  de  Gris- 
salva,  nella  sua  Cronaca.   V.    Ago- 

STIAIAXt  O  EREMITI  DI  S.  AGO- 
STINO. 

AGOSTINO  (s.)  Aurelio  nac- 
que in  Tagaste,  città  della  Nusiiidia 
in  Africa,  il  giorno  i3  novembre 
354.  Sortì  dalla  culla  un'  anima 
grande,  viva  penetrazione,  porten- 
tosa memoria,  equità  naturale  e  som- 
mo amore  alla  verità,  alle  cpiali 
doti  accoppiava  una  soavità  di  ma- 
niere e  di  portamento,  che  gli  gua- 
dagnarono appo  tutti  fortissimo  af- 
fetto. Il  padre  di  lui,  Patrizio,  era 
idolatra  e  d' indole  violenta  ;  la  ma- 
dre, IVIonica,  in  opposto,  cristiana  di 
nome  e  di  fatti.  Gli  esempii  e  le 
dolci  e  frequenti  ammonizioni  di 
questa  santa  non  valsero  a  ritrarre 
Agostino  dalla  via  dell'  errore  nella 
quale  condusse  egli  la  gioventù,  età 
in  cui  il  padre  ne  coltivò  le  ec- 
cellenti disposizioni  dello  ingegno, 
facendogli  apprendere  le  scienze.  In- 
tanto la  pia  Monica  lo  istruiva  nei 
misteri  della  santissima  Religione  , 
e  Agostino  divenne  catecumeno  . 
Mentre  frequentava  le  scuole  ili 
Tagaste ,  colto  da  pericolosa  ma- 
lattia domandò  il  battesimo  ;  se 
non  che,  cessato  il  pericolo,  gliene 
fu  dilferita  l'amministrazione.  Risa- 
nato e  ripigliati  gli  studi,  andò 
molto  iimanzi  in  quello  ilelle  due 
lingue  greca  e  latina  :  applicossi 
quindi  alla  elorpienza,  a  tutte  le  fi- 
losofiche discipline ,  nelle  quali  riu- 
scì in  breve  tempo  dotto  a  me- 
raviglia. Secondochè  il  figlio  vantag- 
giava nelle  scienze,  la  buona  madre 
pregava  il  Signore  perchè  altre- 
sì profittasse  nella  pietà  e  nelle 
virtìi del  cristiano;  il  Signore  peiò  non 
volle  subito  csaudiiia,  ed  inlanto 
vide  la  madre  con  estremo  dolore  il 


AGO 

giovane  Agostino  insozzato  lungamen- 
te dagli  eiTori  de'  Manichei ,  al  cui 
partito  si  attenne  fin  presso  al  tren- 
tesimo anno  della  età ,  fino  a  quel 
tempo  cioè,  nel  quale  occupò  la  cat- 
tedra di  umane  lettere  a  JMilano. 
Ebbe  la  somma  ventura  che  san- 
to Ambrogio,  arcivescovo  di  quel- 
la città ,  paternamente  lo  accolse 
e  sì  soavemente  il  trattò  da  cat- 
tivarsene il  cuore.  Cominciò  Ago- 
stino ad  ascoltarne  i  sermoni  col 
solo  intendimento  dapprima  di  ve- 
dere se  la  eloquenza  del  santo  ve- 
scovo rispondeva  alla  fama  che  di 
lui  si  era  sparsa,  ond'  egli  pesava  le 
parole  piìi  presto  che  le  verità  e- 
nunciate.  Ma  le  persuasive  parole 
gì'  insinuai'ono  eziandio  le  verità 
stesse  :  Agostino  conobbe  a  poco  a 
poco  la  insussistenza  degli  errori 
ne'  quali  era  travolto.  Diede  le  spal- 
le pertanto  alla  setta  de'  Manichei  , 
e  risolvè  di  starsene  fra'  catecume- 
ni fino  a  che  la  verità  gli  bale- 
nasse più  chiaramente.  Lesse  a  que- 
sto fine  molti  libri  de'  filosofi  plato- 
nici; ma  la  lettura  che  compì  l'ope- 
ra della  sua  conversione  fu  quella 
delle  epistole  di  s.  Paolo.  Ciò  av- 
venne contando  egli  trentadue  anni, 
dopoché  l'animo  suo  era  stato  on- 
deggiante in  mille  incertezze,  da  cui 
fu  tratto  da  Simpliciano  ,  uomo  il- 
iuminatissimo  nelle  vie  del  Signore. 
Ricevette  il  battesimo  dalle  ma- 
ni dello  stesso  arcivescovo  Ambro- 
gio ,  nel  mese  di  agosto  o  settem- 
bre 386.  Volle  tosto  ritornare  in 
Africa  ;  e  mentre  viaggiava  per  co- 
là, Monica,  allora  consolala  madre, 
morì  ad  Ostia.  Adenqìiuti  verso  lei 
i  convenevoli  ulìlzii  pietosi ,  proseguì 
il  suo  cammino,  e  giunto  in  Africa, 
si  ritirò  in  campagna  con  certo  nu- 
mero di  amici,  che  al  par  di  lui 
s'erano  consccrati  al  servizio  divino. 


AGO 

Ivi  dimorò  egli  tre  anni  all'  incirca, 
sciolto  da  ogni  affetto  a  cosa  mon- 
dana, vivendo  solo  al  suo  Signore  colla 
pratica  del  digiuno,  della  pregliiera, 
e  delle  opere  di  virtii.  Occupato  in 
diurna  e  notturna  meditazione  della 
<livina  legge,  facevasene  agli  altri 
maestro  ed  a  voce  e  in  iscritto,  e 
già  pensava  di  tradurre  in  questo 
ritiramento,  ch'ai  chiama  moniste- 
ro,  tutta  la  vita,  contenlo  di  tenere 
r  ultimo  luogo  nella  casa  del  Si- 
gnore. Se  non  che  Iddio  non  volle 
pili  avanti  lasciar  oziosi  i  gran  do- 
ni, de' quali  avea  riempiuto  cpiesto 
vaso  di  elezione  e  di  santità;  dispose 
adunque  eh'  ei  fosse  innalzato  al 
grado  sacerdotale  da  Valerio  vesco- 
vo d'Ippona,  quantiuique  ei  noi  con- 
sentisse sulle  prime  e  con  profuse 
lagrime  dalla  sagra  ordinazione  si 
rifuggisse.  Fatto  sacerdote,  sperava 
Agostino  di  poter  almeno  starsene 
tuttavia  nella  cara  solitudine  dove 
il  suo  Dio  parlavagli  al  cuore,  e  lo 
inebriava  di  supernali  dolcezze  ;  nuo- 
vo consiglio  di  Provvidenza  però  lo 
fece  chiamare  da  A'alerio  perchè  an- 
nimciasse  ai  popoli  la  parola  di  vi- 
ta. In  questo  mezzo  il  santo  fondò 
ad  Ippona  un  monistero ,  o  società 
di  persone  che  viveano  in  comu- 
ne senza  posseder  nulla  di  pro- 
piio  ( /^.  Agostiniani);  fu  presente 
ad  un  concilio  generale  ivi  tenuto 
liei  393 ,  dove  eccitato  dai  vescovi 
raccolti  a  pronunciare  un  discorso 
intorno  la  fede  e  il  simbolo  apo- 
stolico, si  fé'  ammirare  grandemen- 
te e  pel  nerbo  della  eloquenza  e 
per  lo  valore  delle  dimostrazioni. 
Laonde  la  fama  di  s\  svegliato  in- 
gegno ovunque  spandendosi  in  bre- 
ve ,  temette  il  vescovo  ^alerio  che 
forse  qualche  chiesa  ne  lo  privasse  di 
quel  prezioso  tesoro  :  e  a  prevenir 
tanto  danno,  il  domandò  a  suo   co- 


AGO  143 

adiutore,  e  l'ottenne.  Agostino  vi 
ripugnò  molto ,  nò  si  arrendette  se 
non  pel  timore  di  rcsistei'c  alla  vo- 
lontà di  Dio,  ]ierocchè  e  la  gran 
carità  onde  \  alcrio  csortavalo,  e  le 
caldissime  istanze ,  onde  il  popolo 
lo  sipplicava  di  accettare  il  vesco- 
vato ,  furono  per  Agostino  altret- 
tanti contrassegni  della  volontà  di 
Dio.  Oltrcdichè,  com'egli  stesso  di- 
ce ,  il  Signore  lo  aveva  in  molte 
maniere  stimolato  ad  assimierc  il 
carico  pastorale.  La  ordinazione  di 
lui,  scrive  s.  Paolino,  fu  argomento 
di  piena  letizia  per  tutta  la  Chiesa, 
e  pei  popoli  effusione  di  ampie  mi- 
sericordie. Sentiva  il  grande  uomo 
il  peso  di  una  diocesi,  e  ne  adem- 
piva tutti  i  doveri  ;  predicava  con 
applicazione  luaggiore,  con  maggior 
zelo  di  allora  quando  era  semplice 
prete ,  e  continuò  questa  funzione 
fino  alla  morte ,  sempre  colla  me- 
desima assiduità  ,  col  medesimo 
fervore  .  Dai  moltissimi  sei'moni , 
che  pervennero  sino  a  noi,  appa- 
risce, eh'  ei  predicava  forse  ogni 
giorno  e  due  volte  ancora  per  gior- 
no. Stabili  in  propria  casa  un  mo- 
nistero di  cherici  ;  si  esibì  vero 
modello  di  un  buon  vescovo  com- 
battendo con  petto  fortissimo  per 
vent'  anni  continui  non  solo  i  pe- 
lagiani;  ma  eziandio  i  semipelagia- 
iii ,  nemici  della  grazia  di  Gesù 
Cristo ,  opponendo  gagliardia  non 
minore  alle  eresie  e  agli  scismi 
dei  donatisti ,  sollevando  i  poveri 
abbondantemente,  facendo  lìorire  la 
ecclesiastica  disciplina  in  concilii  pa- 
recchi, mediante  le  azioni  e  gli  scritti. 
Ei  venne  riguardato  sempre  come 
uno  dei  più  sublimi  ed  illuminati 
dottori  che  Iddio  abbia  donato  alla 
sua  Cliiesa.  I  Sommi  Pontclìci,  i 
concilii  e  tutte  le  persone  più  illu- 
stri   in    iscicnza  e  santità    n'  ebbero 


I  zi4  AGO  AGO 
sempre  ad  ammirai-e  e  cclebi-ai'e  lan-  gobardi  acquistò  da  quelli  a  caiis- 
lo  le  eroiche  virtù,  quanto  la  ce-  sinio  prezzo  il  sagrosanto  corpo,  lo 
leste  dottrina.  In  fatti  le  sue  opere  condusse  solennemente  a  Pavia,  ca- 
sone una  ricchissima  ed  inesausta  pitale  del  suo  regno,  e  lo  fé'  col- 
miniera  di  tLille  le  verità  cristiane  locare  nella  chiesa  di  s.  Pietro  in 
contro  le  eresie,  contro  i  coiruttori  Ccelo  Aureo.  V.  Oldrado,  cpist.  De 
della  morale  e  contro  ogni  profana  transl.  corp.  s.  Aug.  Romae,  i586. 
novità.  Iddio  togliendo  Agostino  dal  Fino  all'anno  iBgS  ignoravasi  il 
lezzo  della  corruzione,  lo  riempì  del  sito  preciso  del  sagro  deposito.  Lo  si 
suo  spirito  e  lo  rendette  potente  a  trovò  finalmente  ;  ma  insorse  al  tem- 
difendcre  e  spiegare  i  dogmi  della  pò  stesso  disparere  di  parecchi  intor- 
religioue,  a  penetrare  ed  esporre  i  no  la  realtà  delle  ossa,  che  diedero 
])iìi  reconditi  misteri,  il  senso  vero  argomento  a  lunga  e  diiUcile  con- 
delle  Sci'itture,  ad  istruire  i  fcdeh  troversia.  Benedetto  XIII  peiò  com- 
di  ogni  grado  e  condizione  ne'  do-  mise  al  vescovo  di  Pavia  rigorosa 
veri  del  loro  stato.  Egli  insomma  disamina  sul  fatto;  dopo  la  quale, 
risplendè  come  un  sole  per  ispan-  riconosciuta  la  verità,  con  la  bolla 
dere  luce  di  verità  e  fuoco  di  ca-  Ad  siimmì,  de' 28  settembre  1728, 
lità  in  tutta  la  Chiesa  :  in  lui  solo  impose  assoluto  silenzio  ai  contro- 
si  trova  per  mirabile  modo  riunito  versisti,  approvando  la  decisione  del 
ciò  eh'  è  sparso  negli  altri  padri  e  vescovo  che  dichiarò  esser  quello,  e 
dottori  :  le  sue  opere  fm-ono  sempre  non  altro^  il  corpo  di  santo  Agosti- 
la  delizia  di  coloro  che  desiderano  la  no.  Intorno  al  ritrovamento  di  es- 
vera sapienza  e  la  perfetta  scienza  so  scrissero  il  Fontanini  (  Disqui- 
della  dottrina  della  Chiesa  Cattoli-  silio  de  corpore  sancii  Auguslini , 
VA  Romana,  di  cui  egli  è  orga-  E^omae,  1727,  e  Ragioni  per  V idea- 
no e  lingua.  Un  tanto  uomo  con-  lità  del  corpo  di  s.  Agostino,  Ro- 
sumalo  dalle  fatiche  più  presto  che  ma  1728);  il  Sassi  [Epist.  Apolog. 
dalla  età  dopo  il  settantesimo  se-  prò  s.  Aug.  corpore,Wc^\o\i\ni  l'irta). 
sto  anno  di  vita,  quarantesimo  di  II  celebre  IMuratori  poi  scrisse  in 
travagli  nel  ministero ,  spirò  pia-  opposilo  :  Motii'i  per  credere  tullavia 
cidamente  ai  28  dell'agosto  f^òo.  ascoso  e  non  discoperto  in  Pa\'ia 
Kon  fece  testamento,  perchè  niente  ìiel  1 6c)5  il  sacro  corpo  di  s.  Ago- 
avea  che  lasciare .  Raccomandava  slino ,  Trento  1 7  3o.  Il  nome  del 
sempre  che  si  conservasse  accm'a-  gran  dottore  Agostino  si  legge  nel 
tamente  la  biblioteca  da  lui  forma-  P.Iarlirologio  detto  di  s.  Giiolamu, 
ta  per  la  propria  chiesa.  e  in  quello  di  Cartagine,  eh'  è  del 
Le  venerande  ossa  di  Agostino  sesto  secolo.  La  festa  di  lui  e  so- 
riposarono  in  Ippona  fino  a  tanto  lenne  a' di  28  agosto, 
che  la  fatiile  persecuzione  dei  van-  Ora  è  a  dire  alcuna  cosa  bibliogra- 
dali,  chiamati  già  in  Africa  dal  conte  fìcamente  intorno  le  celebratissime 
Bonifacio,  sul  fmire  del  V  secolo,  opere  che,  siccome  accennavamo  di 
indusse  i  vescovi  africani  a  traspor-  sopra,  guadagnarono  al  santo  lama  si 
farle  all'isola  di  Sardegna,  ov' cs-  luminosa.  Metodo  uguale  ci  propo- 
si ripararono.  Se  non  ch(;  invasa  niamo  di  seguire  in  progresso  ove 
da' Saraceni  (secolo  \  111)  la  Sardegna  ci  accada  descrivere  le  gesta  dei 
medesima,    Lnilprando    re   de'  Lun-  principali  padri   della  Chiesa. 


AGO 

Elenco  delle  opere  di  s.  agostino. 

TOMO  I. 

Il  primo  tomo  delle  opere  del 
santo  dottore,  dell'  edizione  dei  be- 
nedettini (Parigi  1679- 1700,  un- 
dici volumi  in  foglio),  contiene  le 
seguenti  opere  scritte  nella  sua  gio- 
vinezza. 

1.  1  due    libri  delle  Ritrattazioni. 

2.  I  tredici  libri  delle  sue  Con- 
fessioni. 

3.  I  tre  libri  contio  gli  Accade- 
mici, anno  386. 

4.  Il  libro  della  vita  beata  ,  lo 
stesso  anno. 

5.  I  due  libri  dell'ordine,  lo  stes- 
so anno. 

6.  I  Solilorfui,  così  cbiamati  per- 
chè s.  Agostino  vi  ragiona  con  sé 
stesso;  furono  scritti  nel  387,  e  so- 
no divisi  in  due  libri. 

Trovasi  neir  appendice  al  tomo 
sesto  delle  opere  di  s.  Agostino  un 
altro  libro  di  Soliloqui,  il  quale  è  apo- 
crifo come  pure  il  libro  delle  Medi- 
tazioni. Queste  due  opere  sono  mo- 
derne, e  tratte  dai  veri  Soliloqui, 
e  dalle  Confessioni  del  santo  dotto- 
re, dagli  scritti  di  Ugo  di  s.  Vitto- 
re, ec.  Il  medesimo  vuoisi  dire  del 
Manuale,  eh'  è  una  i-accolta  di  pen- 
sieri di  s.  Agostino,  di  s.  Anselmo,  ec. 

7.  Il  libro  dell'  Immortalità  del- 
l'anima,  pure  dell'anno  387,  è  un 
supplemento  ai  Solilocpii,  che  il  no- 
stro santo  compose  a  Milano  non 
guari  dopo  il  suo  battesimo. 

Alcuni  scrittori,  nel  secolo  nono, 
hanno  attribuito  l' inno  Te  Deuni  a 
s.  Ambrogio  ed  a  s.  Agostino,  e 
pretendono  che  sia  stato  composto 
in  occasione  del  battesimo  del  sc- 
iando di  cpiesti  santi,  ma  la  loro 
opinione  è  spoglia  di  prove,  come 
Menard  e  Tillemont  ebbei'u  dimo- 
voi,   I. 


AGO  145 

strato.  Non  è  men  eerto  che  que- 
sto inno  sia  antico,  poiché  veniva  re- 
citato nel  sesto  secolo,  come  si  pro- 
va col  capitolo  secondo  della  rego- 
la di  s.  Benedetto,  per  lo  che  non 
si  può  dunrpie  attribuirlo,  col  p. 
Alessandro  (sec.  4?  c-  6,  iì.  12),  a 
Sisebuto  monaco  benedettino. 

In  un  antico  salterio, chea Carloma- 
gno  presentò  Pajia  Adriano  e  che 
vien  custodito  nella  biblioteca  inq)c- 
riale,  leggesi  il  titolo  seguente  in  fronte 
a  (jucst'  inno  :  Hytnnus  qncm  .s.  ylin- 
bi'osius  et  s.  Aiigustiiius  ìiivicem  con- 
diderunt.  Lo  stesso  titolo  è  dinan- 
zi a  questo  inno  nelle  opere  di  Al- 
enino. Alcuni  manoscrilii  lo  attri- 
buiscono a  s.  Ambrogio  solo,  e  que- 
sto parere  è  seguito  da  Smaragdo 
(  Coininent.  in  reg.  s.  Bened.) ,  e  da 
tighelli  [Ilal.  sacrae,  toni.  9  col. 
38.).  V.  Ga vanto,  Comment.  in  Ru- 
bricas  Bveviar.  sect.  5,  n.  i ,  e.  19; 
Gaetano  Maria  Merati,  Comment. 
in  Brev.  Menard,  Nat.  in  Rituvi 
unctionis  Regis  Francor.  post  Sa- 
cramentar, s.  Gregor.  Martene,  Com- 
ment. in  Regulam  s.  Benedicli,  e.  i  i  ; 
Mabillon,  Anecdot.  1.  \,  et  Diss.  de 
Azymo  ;  Muratori,  Anecdot.  tom.  I, 
e.  6 ,  et  Prcef.  ad  Hist.  Landa  l- 
phi  senioris,  etc, 

8.  Della  quantità  ossia  grandez- 
za dell'  anima,  circa  il  principio  del- 
l' anno  388. 

9.  Sei  libri  della  Musica,  termi- 
nati nel  389. 

10.  Il  hbro  del  Maestro,  com- 
posto circa  lo  stesso  tempo,  eh'  è 
un  dialogo  fra  s.  Agostino  e  suo 
figlio  Adeodato. 

11.  I  tre  libri  del  Libero  arbi- 
trio ,  cominciati  nel  388  e  termi- 
nati nel  395. 

12.  1  due  libri  della  Genesi 
contra  i  Manichei,  circa  il  389. 

i3.  I  due    hbri  dei  Costumi  dcl- 
19 


i46  AGO 

la  Chiesa  Catlolica  e  de'  maniclu'i, 

l'anno   388. 

i4-  Il  libro  della  Vera  religione, 
scritlo  circa  l' anno  Sgo. 

i5.  La  Ptegola    ai    servi  di  Dio. 

i6.  Il  libro  della  Grammatica; 
i  Principii  della  Dialettica  ;  le  dieci 
Categorie  ;  i  Principii  della  rettorica  ; 
il  Frammento  della  Regola  data  ai 
chierici  ;  la  seconda  Regola  ;  il  libro 
della  Vita  eremitica,  sono  opere  che 
gli  vennero  falsamente  attribuite. 

TOMO  II. 

Esso  contiene  le  lettere  del  san- 
to dottore,  che  sono  in  numero  di 
dugensettanta,  disposte  dietro  l'ordi- 
ne cronologico.  Ve  ne  ha  un  buon 
numero,  che  sono  veri  trattati. 

L' appendice  al  tomo  II  contie- 
ne :  I .  sedici  lettere  di  s.  Agostino 
a  Bonifacio,  e  di  Bonifacio  a  s. 
Agostino,  le  quali  tutte  sono  apo- 
crife; 2.  La  lettera  di  Pelagio  a 
Demetriade;  3.  Si  debbono  pari- 
menti riguardax'e  come  supposte  le 
lettere  di  s.  Cirillo  di  Gerusalemme 
a  sant'  Agostino,  e  di  questo  a  quel- 
lo sulle  lodi  di  s.  Girolamo,  come 
altresì  la  disputa  del  santo  vescovo 
d' Ippoua  con  Pascenzio. 

TOMO  in. 

E  diviso  in  due  parti,  di  cui  la 
prima  contiene:  i.  i  quattro  lilni 
della  Dottrina  cristiana,  cominciali 
circa  l'anno  Sgy,  e  terminati  l'an- 
no ^16. 

2.  Il  libro,  imperfetto,  della  Ge- 
nesi spiegata  secondo  la  lettera,  l'an- 
no 393. 

3.  I  dodici  libri  sulla  Genesi  spie- 
gata secondo  la  lettera,  cominciati 
r  anno  4oij  e  terminati  1'  anno  4i5. 

4.  I  sette  libri    delle   Allocuzioni 


AGO 

ossia  modi  di  dire,  sui  sette  primi 
libri  della  Scrittura,  circa  l' anno  4 1 9- 

5.  I  sette  libri  delle  Quistioni 
sul  Pentateuco,  anno  4i9' 

6.  Le  Note  sopra  Giobbe  ,  circa 
r  anno  4oo. 

7.  Lo  Specchio,  tratto  dalla  Scrit- 
tura, circa  l'anno  4'2  7- 

L'  appendice  della  prima  parte 
del  tomo  III  contiene;  i.  tre  libri 
delle  Maraviglie  della  Scrittura;  2.  l'o- 
puscolo delle  Benedizioni  del  patriar- 
ca Giacobbe  ;  3.  delle  Quistioni 
dell'antico,  e  del  nuovo  testamento; 
4.  un  Commentario  suU'xlpocalisse  ; 
le  quali  opere  non  sono  del  nostro 
santo  dottore. 

Trovansi  nella  seconda  parte  dell' 
appendice    dello    stesso    tomo  : 

1.  I  quattro  libi'i  della  Concor- 
dia dei  vangelisti,  circa  1'  anno  1^00.       ai 

2.  I  due  libri     del  Sermone  sul       ||| 
monte  (Matt.  V,  VI,  VII),  il  qua- 
le l'inchiude    la   perfezione  dei  pre- 
cetti   che    formano    il    vero    spirito 

del  cristianesimo.  Quest'  opera  è 
scritta  circa  1'  anno  3c)3.  Il  secondo 
libro  è  una  spiegazione  dell'orazione 
dominicale. 

3.  I  due  libri  delle  Quistioni 
sugli  EvangeU ,  circa  l'anno  4^0 • 
Queste  sono  risposte  ad  alcune  dif- 
ficoltà che  gli  erano  state  proposte 
sopra  s.  Matteo  e  sopra  s.  Luca. 

4.  Il  libro  delle  diciassette  Qui- 
stioni sopra  s.  Matteo.  Parecchi  ciot- 
ti dubitano  se  quest'opera  sia  di 
s.  Agostino. 

5.  I  cenvenliquattro  Trattati  so- 
pra s.  Giovanni.  Sono  omelie  che 
il  santo  predicava  al  popolo  circa 
r  ainio  4'6- 

6.  I  dieci  Trattati  sull'epistola 
di   s.  Giovanni,  circa   lo  stesso  anno. 

7.  La  spiegazione  di  alcuni  luo- 
ghi «lelf  Epistola  ai  romani,  circa 
launu   3«)4- 


AGO 

8.  Il  principio  della  Spiegazione 
dell'Epistola  ai  romani,  circa  lo  stes- 
so anno.  La  lunghezza  e  la  «lilìlc(j!l;'i 
dell'impresa  impedirono  s.  Agostino 
di  terminar  cpiest' opera. 

9.  La  vSpiegazione  dell'  epistola 
ai  Galati,  circa  lo  stesso  anno. 

TOMO  IV. 

Contiene  le  spiegazioni  sopra  i 
salmi  in  forma  di  discorso,  le  quali 
furono  terminate  1'  anno  4  '  ^• 

TOMO  V. 

Racchiude  i  Sermoni  di  sant'  A- 
gostino  ,  divisi  in  cincpie  classi  : 
1.  i  Sermoni  sopra  diversi  luoghi 
dell'  antico  e  del  nuovo  testamen- 
to in  numero  di  ccntottantatre;  2. 
ottantotto  Sermoni  del  tempo ,  che 
sono  sopra  le  grandi  feste  dell'  an- 
no; 3.  sessantanove  Sei'moni  dei 
santi ,  o  sia  sopra  le  feste  dei  san- 
ti ;  4-  ventitre  Sermoni  sopra  di- 
versi soggetti  ;  5.  trentuno  Sermo- 
ni, che  si  dubita  sieno  di  sant'  Ago- 
stino. 

I  sermoni  che  si  suppongono  di 
s.  Agostino ,  e  sono  contenuti  nell' 
appendice ,  sono  in  numero  di  tre- 
cendiciassette ,  e  divisi  in  quattro 
classi.  Essi  portano  gli  stessi  titoli 
dei  precedenti.  Si  attribuiscono  a 
s.  Cesario  di  Arles ,  a  sant'  Ambro- 
gio ,  a  s.  Massimo ,  ecc.  alcuni  ser- 
moni ch'erano  stati  creduti  di  s.  Ago- 
stino. 

TOMO  VL 

Sono  comprese  in  questo  tomo 
le  opere  dogmatiche  del  santo  dot- 
tore, sopra  diversi  punti  di  morale, 
e  di  disciplina. 

I.  Le  ottantatre  Domande,  l'an- 
no  388. 


AGO  147 

2.  I  due  libri  di  diverse  Do- 
mande a  Simpliciano. 

3.  11  libro  delle  otto  Domande 
a  Dulcizio,  r  anno  4^2  o  4^^- 

4.  Il  libro  della  Credenza  delle 
cose  che  non  si  veggono,  l'anno  3()q. 

5.  Il  libro  della  Fede,  e  del 
Simbolo,  l'anno  SgS. 

6.  Il  libro  della  Fede ,  e  delle 
Opere,  l'anno  4 '3. 

7.  L'  Enchiiidion  a  Lorenzo ,  o 
sia  il  libro  della  Fede  ,  della  Spe- 
ranza e  della  Carità,  circa  l'anno 
421. 

8.  Il  libro  del  Combattimento 
cristiano,  circa  l'anno  396. 

g.  Il  libro  della  Maniera  d' istruire 
gì'  ignoranti ,    circa  l' anno  4oo. 

I  o.  Il  libro  della  Continenza , 
circa  r  anno  395. 

11.  Il  libro  del  Bene  del  ma- 
trimonio, circa  r  anno  4^  '  • 

12.  Il  libro  della  santa  Virgi- 
nità, circa  lo  stesso  anno. 

1 3.  Dell'  utilità  della  Vedovanza, 
circa   l'anno  4''4- 

i4-  Dei  Matrimonii  adulteri  , 
circa  r  anno  4  '  9- 

1 5.  Il  libro  della  Menzogna , 
circa  l' anno  3  9  5. 

16.  Il  libro  contro  la  Menzogna 
a  Consenzio,  circa  l' anno  /^io. 

1 7.  Dell'Opera  de'  monaci,  circa 
r  anno  4oo. 

18.  Il  libro  delle  Predizioni  dei 
demoni ,    circa    gli  anni  406  ,  4  '  '  • 

1 9.  Il  libro  della  Cura  pei  morti, 
circa  r  anno  4^  '  • 

20.  Il  libro  della  Pazienza,  circa 
l'anno   ^iS. 

21.  Del  Simbolo  ai  Catecumeni. 

22.  Tre  Sermoni  sopra   il  Simbolo. 

23.  Il  discorso  della  Disciplina 
cristiana. 

24.  Il  Sermone  del  nuovo  can- 
tico ai  catecumeni  che  si  dubita 
essere  di  s.  Agostino. 


]48  AGO 

2.5.  I  Discorsi  della  (juarta  Feria 
non  si  credono  autentici. 

26.  Vuoisi  dire  il  medesimo  dei 
Discorsi  sul  diluvio,  e  sulla  perse- 
cuzione dei   Barbari. 

27.  Il  discorso  dell'  Utilità  del 
digiuno. 

28.  Il  discorso  della  Rovina  di 
Homa. 

Trovasi  nell'  appendice  del  tomo 
sesto ,  un  gran  ninnerò  di  opere 
che  si  suppongono  di  s.  Agostino. 

1 .  Il  libro  delle  ventuna  Senten- 
ze o  Quistioni. 

2.  Il  libro  delle  sessantacinque 
Quistioni. 

3.  Il  libro  della  Fede  a  s.  Pie- 
li'o.   È  di  s.   Fvilgenz.io. 

4.  Il  libro  dello  Spirito,  e  del- 
l' Anima  che  si  crede  essere  di  Al- 
cliero,  monaco  di  Chiaravalle.  Que- 
sta è  una  raccolta  di  passi  di  diversi 
padri  della  Chiesa. 

5.  Il  libro  dell'Amicizia,  che  è 
un  compendio  del  trattato  di  Ael- 
redo  abate  di  Rieval  in  Inghilterra, 
sopra  la  stessa  matei'ia. 

6.  Il  libro  della  Sostanza  dell'  a- 
more ,  che  si  attribuisce  comune- 
mente ad   Ugo  di  s.  Vittore. 

7.  Il  libro  dell'Amor  di  Dio, 
che  sembra  essere  parimenti  del 
monaco  Alclicro. 

8.  I  Soliloqui ,  di  cui  abbiamo 
parlalo  altrove ,  come  altresì  delle 
Meditazioni,  e  del  Manuale. 

g.  Il  li]>ro  della  Contrizione  del 
cuore ,  tratto  in  gran  parie  da  s. 
Anselmo. 

10.  Lo  Specchio,  che  sembra  es- 
sere di  Alenino. 

11.  Lo  Specchio  del  jxiccalore, 
tratto  da  s.  Odone,  abate  di  Cluni, 
e  sopi'allutlo  da  Ugo  di  s.  Vittore. 

12.  Il  libro  delle  Ire  Abitazioni; 
cioè  del  legno  di  Dio,  del  mondo, 
e  dell' inlL-nio. 


AGO 

i3.  La  Scala  del  paradiso,  che 
è  di  Guigo  il  Certosino. 

i4-  Il  libro  della  Conoscenza 
della  vera  fede,  che  ha  ^qy  autore 
Onorio  di  Autun. 

i5.  Il  hbro  della  Vita  cristiana, 
opera  di  lui  inglese  chiamalo  Fa- 
stidio. 

16.  Il  libio  dell'  Esortazione, 
ossia  degl'  insegnamenti  salutari ,  di 
cui  l'autore  è  Paolino  patriarca  di 
Aquileia. 

17.  Il  libro  dei  Dodici  abusi 
del  secolo,  citato  da  Giona  di  Or- 
leans. 

i8.  Il  Trattato  dei  sette  doni  del- 
lo Spirito  Santo ,  e  dei  sette  vizii , 
che  è  di  Ugo  di  s.  Vittore.  Esso 
non  fu  inserito  nella  nuova  edizio- 
ne delle   Opere  di  s.  Agostino. 

ig.  Il  libro  del  Condjattiinento 
de'  vizii,  e  delle  virtù,  cui  i  benedet- 
tini attribuiscono  ad  Ambrogio  Aut- 
pert,  monaco  di  s.  Benedetto  sul 
Volturno  presso  Benevento. 

20.  Il  libro  della  Sobrietà  e  del- 
la Castità. 

21.  Il  libro  della  vera,  e  della 
falsa  Penitenza. 

22.  Il  libro  dell'  Anticristo,  attri- 
buito ad  Alenino. 

28.  Il  Salterio  ,  cui  si  dice  che 
s.  Agostino  abbia  composto  per  sua 
madre. 

24.  La  spiegazione  del  canto 
Magnificat  non  è  che  un  cattivo 
estiatto  di  quella  di  Ugo  di  s.  Vit- 
tore. 

25.  Il  libro  dell'Assunzione  della 
Vei'gine  Maria,  che  mostra  un  ()j)e- 
ra  del  duodecimo  secolo. 

2G.  Il  libro  defila  Visita  degli 
infermi ,  il  quale  non  è  molto  an- 
tico. 

27.  I  due  discorsi  della  Conso- 
laziojie  dei  morti,  i  (piali  sono  for- 
se Ijatli  da  s.  Giovaiuii  Grisoslomo. 


AGO 

28.  Il  Trattato  della  Kettiliiilinc 
(Iella  condotta  cattolica ,  tratto  in 
f^ran  parte  dai  sermoni  di  s.  Cesa- 
rio di  Arles. 

2q.  11  Discorso  sopra  il  simbo- 
lo, che  è  una  serie  di  passi  di  llu- 
lino,  di  s.  Gregorio,  di  s.  Cesario,  ec. 

Seguono  parecchi  altri  trattati , 
che  meritano  poca  attenzione  per- 
chè nulla  hanno  di  considerabile. 

TOMO  VII. 

Contiene  i  venlidue  libri  della  Cit- 
tà di  Dio,  opera  incominciata  1'  an- 
no 4i  3  e  compiuta  il  4^6. 

Trovansi  nell'appendice  al  setti- 
mo tomo  gli  atti  che  risguardano 
la  scoperta  delle  reliquie  di  s.  Ste- 
fano. 

1.  La  lettera  di  Avito  ,  prete 
spagnuolo,  a  Balcone ,  vescoAO  di 
Braga  nel  Portogallo ,  risguardante 
le  reliquie  del  santo  martire.  Avito 
aggiunse  a  questa  lettera  una  tra- 
duzione latina  della  relazione  che 
Luciano  avea  scritto  sulla  scoperta 
di   questo  tasoro. 

2.  La  Relazione  della  scoperta 
del  corpo  di  s.  Stefano  fatta  da 
Luciano.  Era  questi  prete  di  Geru- 
salemme e  pan'oco  di  un  luogo 
chiamato  Cafargamahi,  in  cui  i"ipo- 
savano  le  reliquie  del  santo  martire. 
Non  si  può  quindi  rivocare  in  dub- 
bio r  autenticità  di  questa  rela- 
zione. 

3.  La  Lettera  di  Anastasio  il  bi^ 
bliotecario  a  Landuleo,  vescovo  di 
Capua,  in  cui  gli  fa  sapere  eh'  egh 
avea  tradotto  in  latino  l' istoria 
della  traslazione  delle  reliquie  di  s. 
Stefano  da  Gerusalemme  a  Costanti- 
nopoli. Quest'  o])era  è  supposta. 

4-  Lettera  di  Severo  ,  vescovo 
dell'isola  di  Minorica,  a  tutta  la 
Chiesa,  sopra  i  miracoli  che  furono 


AGO  149 

operati  in  quest'  isola  dalle  reliquie 
del  protomartire.  Essa  fu  scritta  nel 
418,  e  non  si  dubita  che  non  sia  au- 
tentica. 

5.  I  due  libri  dei  miracoli  di 
s.  vStefanOj  che  si  attribuiscono  ad 
Evodio,  vescovo  di  Uzala. 

TOMO  Vili. 

Rinchiude  gli  scritti  polemici  del 
santo  dottore. 

1.  11  Trattato  dell'eresie,  indiriz- 
zato aQuodvulldeus,  diacono  di  Car- 
tagine. Il  santo  vi  parla  di  ottantot- 
to eresie,  che  erano  state  da  Gesìi 
Cristo  infìno  a'  suoi  dì.  Vi  sono  dei 
manoscritti,  in  cui  questo  catalogo 
delle  eresie  comprende  eziandio  quelle 
dei  Timoteani,  dei  Nestoriani,  e  de- 
gli Eutichiani.  Ma  questa  aggiunta 
non  è  di  sant'  Agostino,  e  si  attri- 
buisce a  Gennadio. 

2.  Il  Trattato  contro  i  Giudei. 
Quest'  opera  è  talvolta  intitolata  : 
Discorso  sopra  l' Incarnazione  del 
Signore.  S.  Agostino  vi  prova,  con 
s.  Paolo,  la  riprovazione  dei  Giu- 
dei, e  la  vocazione  dei  Gentili. 

3.  Dell'  utilità  della  Fede ,  nel 
391. 

4.  Il  libro  delle  due  Anime,  lo 
stesso  anno. 

5.  Gli  Atti  contro  Foi'tunato 
Manicheo,  l'anno  392. 

6.  Il  libro  contro  Adimanzio, 
r  anno  394. 

7.  Il  libro  contro  l'Epistola  del 
fondamento,  circa  l'anno  397. 

8.  Le  Dispute  contro  Fausto 
Manicheo,  1'  anno  4o4- 

9.  I  due  libri  degli  Atti  con 
Felice  Manicheo,  l'anno  4'^4- 

10.  Il  libro  della  natura  del  Be- 
ne contro  i   Manichei. 

M.  Il  libro  contro  la  lettera  di 
Secondino  Manicheo,  circa  lamio  ^o5. 


i5o  AGO 

12.  I  due  libri  contro  l'Avver- 
sario della  legge  e  dei  profeti,  l'an- 
no 4^0. 

i3.  I  libri  contro  i  Priscillia- 
nisti  e  gli  Origenisti,  circa  l' anno 
4i5. 

i4-  Il  libro  contro  il  discorso 
degli  Ariani,  circa  l'anno  4i^- 

i5.  La  Conferenza  con  Massi- 
mino,  vescovo  ariano,  e  i  tre  libri 
contro  lo  stesso  eretico  furono  scrit- 
ti l'anno  4^8. 

i6.  I  quindici  libri  della  Trini- 
tà furono  cominciati  l' anno  4ot>  e 
terminati  l'anno  ^i6. 

Le  opere  apocrife  contenute  nel- 
r appendice  sono  :  i.  il  trattato 
contro  le  cinque  eresie;  2.  il  li- 
bro del  simbolo,  contro  i  Giu- 
dei, i  Pagani  e  gli  Ariani  ;  3.  il 
libro  della  disputa  della  Chiesa,  e 
della  sinagoga,  che  è  di  tin  giure- 
consulto ;  4-  '1  libro  della  Fede, 
contro  i  Manichei,  attribuito  nei 
mss.  ad  Evodio  di  Uzala  ;  5.  l'Av- 
vertimento sulla  maniera  di  rice- 
vere i  Manichei  ;  6.  il  libro  della 
Trinità  contro  Feliciano  che  è  di 
Vigilio  di  Tapso;  7.  Le  Quistioni 
della  Trinità  e  della  Genesi,  tratte 
da  Alenino;  8,  i  due  libri  dell'In- 
carnazione del  Verbo  a  Janiiario, 
tratti  dalla  versione  latina  dei  Prin- 
cipii  di  Origene  da  Rufino  ;  9.  il  li- 
bro della  Trinità,  e  dell'  Unità  di 
Dio;  IO.  il  libro  dell'Essenza  della 
Divinità  ;  11.  il  dialogo  dell'  Unità 
e  della  Trinità,  ad  Ottato  ;  1 2.  il 
libro  dei  Dogmi  ecclesiastici  che  si 
sa  essere  di  Gennadio  di  Marsiglia. 

TOMO  IX. 

Vi  si  contengono  le  opere  po- 
lemiche contro  i  donatisti  di  cui  ec- 
r-o  l'ordine: 

I.   II    Salmo    abbecedario  coiilro 


AGO  f 

i    donatisti,    circa  la  fine  dell'  anno 
393. 

2.  I  tre  libri  contro  la  lettera 
di  Parmeniano,  circa  l' anno  4oo. 

3.  I  sette  libri  del  Battesimo 
contro  i  Donatisti,  circa  lo  stesso 
tempo. 

4.  I  tre  libri  contro  Petiliano, 
circa  r  anno  4oo- 

5.  L' Epistola  ai  cattolici  contro 
i  donatisti,  ossia  il  trattato  dell'  Uni- 
tà della  chiesa,  l'anno  4^2. 

6.  I  quattro  libri  contro  il  Do- 
natista Cresconio ,  grammatico  di 
professione,  l'anno  4^6. 

7.  Il  libro  dell'Unità  del  bat- 
tesimo contro  Petiliano  e  Costanti- 
no, il  quale  pare  essere  stato  scritto 
circa  r  anno  ^11. 

8.  11  Compendio  della  confe- 
renza contro  i  donatisti,  1'  anno 
4i2. 

9.  Il  libro  ai  Donatisti  dopo  la 
conferenza  di  Cartagine ,  1'  anno 
4i3. 

10.  Discorso  al  popolo  della 
chiesa  di  Cesarea ,  l'ecitato  alla 
jìresenza  di  Emerito,  vescovo  della 
setta  di  Donato. 

1 1.  Discorso  intorno  a  ciò  che 
era  avvenuto  con  Emerito,  dona- 
tista, r  anno  4  '  3,  o  secondo  altri 
418. 

12.  I  due  libri  contro  Gauden- 
zio, donatista,  1'  anno  ^\^7.o. 

Trovasi  nell'  appendice  di  questo 
tomo  :  I .  il  libro  contro  Fulgenzio 
il  donatista,  che  è  supposto.  2.  Di- 
versi monumenti  risgnardanti  1'  i- 
storia  de'  donatisti ,  e  che  contri- 
buiscono assai  alla  intelligenza  delle 
opere  che  sant'  Agostino  ha  scritto 
contro  (juesti  eretici. 

TOMO  X. 

Vi  sono  compresi  : 

1 .     1    tre  libri    dei   Meriti   e    del- 


AGO 

la  Reniissinne    dei  pecco  li    ossia  del 
Battesimo  dei   fanciulli,  l'anno  /{i-ì. 

2.  11  libro  dello  Spirito,  e  della 
Lettera,  l'anno  4' 3. 

3.  Il  libro  della  Natura,  e  della 
Grazia,  l'anno  /{.ìS. 

4.  Il  libro  della  Perfezione  della 
giustizia,  circa  l'anno  /[i5. 

5.  Il  libro  degli  Atti  di  Pelagio, 
circa  l'anno  4'7- 

6.  I  due  libri  della  Grazia  di  G. 
C.  e  del  peccato  originale,  scritti 
r  anno  /^ìS. 

7.  I  due  libri  del  matrimonio, 
e  delle  concupiscenze,  al  conte  Va- 
lerio, l'anno  4'9- 

8.  I  quattro  libri  dell'  Anima  e 
della  sua  origine,  circa  l'anno  ^10. 

q.  I  quattro  libri  a  Bonifacio 
contro  i  Pelagiani,  circa  1'  anno  4^0. 

10.  I  sei  libri  contro  Giuliano 
verso  il  /^'ì'^. 

11.  Il  libro  della  Grazia,  e  del 
libero  Arbitrio,  l'anno  4^6   o  4^7* 

il.  Il  libro  della  Correzione,  e 
della  grazia,  lo  stesso  anno. 

i3.  I  libri  della  Predestinazione 
de'  santi ,  e  del  Dono  della  perse- 
veranza. 

i4-  L'Opera  imperfetta  contro 
Giuliano,  circa  il  /^iS. 

Le  opere  attribuitegli  contenute 
neir  appendice  di  questo  decimo  to- 
mo sono  : 

1 .  r  Hypomnesticon,  o  sia  1'  Hy- 
ponosticon  in  sei  libri. 

2.  Della  Predestinazione,  e  della 
Grazia,  libro  che  sembra  essere  piut- 
tosto di   qualche  Scniipelagiano. 

3.  11  libro  della  Predestinazione 
di  Dio,  che  sarebbe  indegno  di  s.  A- 
gostino. 

4.  Risposta  alle  obbiezioni  di  Vin- 
cenzio, le  quali  sono  di  s.  Prospero. 

Vengono  poscia  parecchie  opere 
importanti  concernenti  l' istoria  del 
pelagianismo. 


A  G  O  I  j  . 

TOMO  XI. 

Viene  descritta  in  questo  tomo 
la  vita  di  s.  Agostino,  con  una 
tavola  generale  delle  sue  opere,  ed 
una  delle  materie  contenute  in  (;ia- 
.scheduna.  La  vita  non  è  che  una  tra- 
duzione latina  di  quella  che  Tille- 
mont  avea  scritto  in  francese,  ma 
che  non  era  ancora  stata  stampata. 

La  più  esatta  e  perfètta  edizio- 
ne che  abbiamo  delle  opere  di  s.  A- 
gostino  è  cerlamente  quella  dei  bene- 
dettini. Essa  è,  come  dicemmo,  in  \I 
volumi  in  foglio,  di  cui  i  due  ]MÌmi 
furono  stampati  a  Parigi  nel  1679, 
e  l'ultimo  nel  1700.  Fu  incomin- 
ciata da  Delfau  ;  ma  questo  religio- 
so fu  esiliato  poco  dopo  nella  bas- 
sa Brettagna,  per  aver  pul)l)licalo 
V Abbate  Commendatario,  opera  nel- 
la quale  esprimevasi  assai  dui^amen- 
te  sopra  diverse  circostanze  dell'  in- 
stituzione  delle  Commende.  Blampi- 
no  gli  succedette  nel  suo  lavoro. 
Devesi  alla  critica  di  Coustant  la 
separazione  delle  opere  che  sono 
veramente  di  sant'  Agostino  da  quel- 
le che  gli  erano  attribuite.  La  vita 
del  santo  fu  tradotta  da  Vaillant, 
e  da  de  Prische. 

Furono  ristampate  le  opere  di 
questo  dottore  ad  Anversa,  o  piut- 
tosto ad  Amsterdam  nel  1700,  edi- 
zione parimenti  in  undici  volumi  in 
foglio.  Si  trova  nel  decimo  l' analisi 
del  libio  della  Correzione,  e  della 
Grazia,  di  Antonio  Arnaud ,  cui 
mons.  de  Harlai,  arcivescovo  di  Pa- 
rigi, a\ea  fatto  togliere  nell'edizio- 
ne di  Parigi.  Giovanni  Le  Clero  vi 
aggiunse,  nel  1703,  un  duodecimo 
tomo,  sotto  il  titolo  di  Appendix 
Aiigustiniana ,  in  cui  raccolse  molte 
opere  straniere,  e  inserì  le  sue  osser- 
vazioni sopra  sant'  Agostino,  libere- 


l'i^a  AGO 

poni  (  Jo.  Clerici  )  In  Auffistimim 
aniniadversioncs.  Il  santo  dottoro 
vi  è  assai  maltrattato.  La  prefazio- 
ne del  Le  Clcrc  mostra  mi  orgo- 
glio insopportabile,  secondo  Ondi- 
no, \).  990,  e  gli  autori  degli  Ada 
Eìudìt.  Lips.  an.    lyoS,  p.   289. 

Vedi  Crt%'e,  t.  i;  Ceillier.  t.  XI 
e  XII;  du  Pin,  ecc.  L'  edizione 
de'  benedettini  fu  ristampata  dall'Al- 
brizzi  a  Venezia  dal  1729-173 5, 
In  questa  edizione  vi  hanno  più 
che  nella  parigina  due  lettere  ine- 
dite. Il  p.  Berti  però  dice,  ch'ella 
non  è  da  paragonarsi  alla  parigina 
jnalgrado  le  cure  dell'  Albrizzi.  Ve- 
di Berti,  de  Rebus  gestis  a  s.  Avig. 
ac  scrìptìs  ejus,  e.  76,  p.  217.  Es- 
sa fu  tuttavia  ristampata  a  Venezia, 
nel  I  76 1  ,  con  maggior  cura  ed  e- 
sattezza  in  20  t.  in  4?  ^  a  Bassa- 
no  nel  i'^97  in  18  t.  in  4-  La 
qual  edizione  nell'  ultimo  tomo  va 
jncca  oltre  le  altre  di  24  sermoni 
tratti  da  Michele  Denis  da  un  codi- 
ce viennese. 

Nel  1819,  ;I  dotto  p.  Frangi- 
|)ane,  custode  della  biblioteca  di 
JVIontc  Cassino,  diede  in  luce  a  Ro- 
ma altri  dieci  sermoni  inediti  del 
santo  dottore,  facendone  tuttavia 
sperare  degli  altri.  Ora  si  sta  fa- 
cendo un'  edizione  in  Venezia  delle 
opere  di  s.  Agostino  dal  valente  ti- 
pografo G.   Antonelli. 

AGOSTINO  (  s.  ) ,  romano,  apo- 
stolo d' Inghilterra,  e  primo  vescovo 
di  Cantorbery,  fu  in\'iato  colà  da 
Papa  Gregorio  Magno,  il  quale  pri- 
ma di  essere  eletto  alla  Sede  di 
Pietro  disegnava  di  movere  a  quel- 
le parti  per  seminarvi  il  vangelo. 
Quando  il  Pontefice  lo  sceglieva 
come  il  più  acconcio  a  tanto  scopo, 
Agostino  era  priore  del  monislero 
di  s.  Andrea  di  Roma.  Ebbe  a  com- 
pagni nella  sua    missione  altri   reli- 


AGO 
giosi ,  che  armati  della  sola  croce 
rallegravansi  nella  speranza  di  con- 
quistare nuovi  popoli  a  Gesù  Cri- 
sto. Sebljcne  la  infernale  malizia  a 
mezzo  il  viaggio  contrapponesse  loro 
forti  ostacoli,  pure  Gregorio  inviava 
ad  essi  lettere  che  infondevano  più 
forte  coraggio.  Agostino  toccò  l'In- 
ghilterra circa  r  anno  59G  e  tosto 
fece  noto  ad  Etelberto  re  di  Reut  il 
fine  della  sua  partenza  da  Roma 
verso  colà.  Provvide  il  principe  ai 
bisogni  de'  missionarii  volendo  che 
si  rimanessero  nell'  isola  di  Thanet 
dove  approdò  il  loro  vascello  ;  e 
poco  stante ,  egli  medesimo  ven- 
ne ad  Agostino.  I  religiosi  che,  u- 
nitamente  agi'  interpreti,  ascendeva- 
no fino  a'  quaranta ,  mossero  in- 
contro al  re  in  processione  prece- 
duti dalla  croce,  e  pregando.  An- 
nunziarono ad  Etelberto  la  parola 
di  vita;  egli  ascoltatih  attentamente, 
ordinò  che  ninna  molestia  si  facesse 
loro ,  anzi  fé'  libero  a  tutti  il  pre- 
dicare ai  sudditi  suoi.  Al  suono  di 
quelle  zelantissime  voci  molti  rice- 
vettero il  battesimo,  e  fra  gli  altri 
lo  stesso  re:  onde  segui  la  conver- 
sione di  moltitudine  senza  numero. 
Né  fu  questo  il  solo  conforto  di  A- 
gostino  :  Etelberto,  quasi  uno  dei 
suoi  cooperatori ,  studiavasi  di  esten- 
dere quanto  era  da  se  il  regno  cU 
Gcsìi  Cristo,  aboliva  gl'idoli,  ne  di- 
struggeva i  templi,  savie  leggi  prov- 
vedeva, e  chiese  e  monasteri  fabbri- 
cava. In  questo  mezzo  Agostino,  con- 
secrato  vescovo,  manteneva  siccome 
innanzi  corrispondenza  con  Giego- 
rio,  del  quale  abbiamo  non  poche 
lettei'e    scritte    quando    a     lodarne 

10  zelo,  quando  a  impedirne  la  va- 
nagloria pc' miracoli  ch'egli  operava. 

11  santo  Papa  mandò  il  [)allio  ad 
Agostino  dandogli  ficoltà  di  ordinare* 
doilici    vescovi,    sui    (juali  avesse  il 


AGO 

diritto  di  metropolitano.  JMontrc  ci 
per  (|iicsto  diritto  visitava  le  diocesi 
soggette,  niente  al  suo  zelo  stiif^gi- 
va  ;  se  non  che,  ad  onta  dc'prodi^ii 
di  cui  si  valse  per  autenlictire  la 
cristiana  dottrina,  rimasero  i  bretoni 
specialmente  ostinati  nelle  loro  super- 
stiziose costumanze.  Per  la  quale 
caparbietà  ruppe  Agostino  ajvpo  di 
essi  con  profetica  minaccia  di  distru- 
zione e  di  morte,  verificatasi  dopo 
eh'  egli  non  era  più.  Se  ne  celebra 
la  festa  al  di  26  di  maggio,  giorno 
di  sua  morte,  avvenuta  nel  6o4- 
V.   Inghilterra. 

AGOSTINO  DI  Gazothes  (s.),  do- 
menicano ,  ebbe  i  lìatali  in  Traù , 
città  della  Dalmazia,  verso  la  metà 
del  secolo  XIII.  I  suoi  genitori  di- 
scendevano dall'  antica  casa  dei  Dra- 
govitz,  ed  erano  commendabili  e  per 
la  nobiltà  del  lignaggio,  e  per  la  loro 
pietà.  Quindi  si  diedero  ogni  cura 
di  educare  il  loro  figliuolo,  il  quale 
dava  di  sé  le  più  belle  speranze. 
Questi  non  appena  si  avvide  della 
vanità  del  mondo,  che  risolvette  di 
consecrarsi  interamente  al  servizio 
di  Dio.  Entrò  pertanto  nell'Ordine 
dei  predicatori  nel  1277,  e  ben  pre- 
sto vi  fece  rapidi  progressi  nella  via 
della  cristiana  perlèzione.  Nel  i2«S() 
lu  mandato  a  Parigi,  affinchè  jìro- 
s(i;uisse  il  corso  degli  studi i ,  nei 
(juali  molto  vantaggiò.  Quivi  non 
diminuì  punto  il  suo  fervore  per 
r  acquisto  delle  virtù,  e  soprat- 
tutto della  umilia,  del  raccoglimen- 
to 5  della  preghiera,  del  ritiro ,  del 
disprezzo  di  sé  stesso  e  delle  cose 
mondane.  Egli  si  tcnca  mai  sempre 
dinanzi  agli  occhi  il  suo  Dio  e  ne 
meditava  co' più  teneri  affetti  l'im- 
menso amore.  A  questa  scuola  tut- 
to sentissi  avvampare  della  più  fer- 
vida carità,  e  del  desiderio  che  tut- 
ti    gli    uomini     eorrisptjiulessero    ai 

VCL.     I. 


AGO  i53 

bencfìcii  del  loro  Signore.  Per  la 
qual  cosa,  affidatagli  dai  superiori 
la  dispensazione  della  divina  paro- 
la, ne  assunse  di  buon  grado  l' in- 
eaùv'o,  e  si  diede  ad  esercitare  con 
apostolico  zelo  questo  imporlantis- 
sinio  officio  .  Ne  contento  di  ciò, 
adoperossi  alla  fòiutazione  di  al- 
cuni monisteri  del  suo  Ordine  in 
parecchie  città  della  Dalmazia.  Quin- 
di portossi  in  Italia  ,  in  appres- 
so percorse  la  Bosnia,  si  oppose  con 
forza  ai  manichei,  ed  ebbe  il  con- 
forto di  convertire  molti  eretici. 
Recatosi  per  la  seconda  volta  in 
Ungheria,  umiliò  la  prepotenza  dei 
pagani,  che  moveano  guerra  alla 
Cattolica  Religione.  Da  questo  regno 
passò  a  Roma  invitatovi  da  Bene- 
detto XI ,  il  quale  lo  consecrò  ve- 
scovo di  Zagabria  nella  Croazia.  La 
tristissima  situazione  della  sua  diocesi 
aperse  largo  campo  al  suo  zelo.  Il 
santo  cominciò  allora  dalla  riforma 
del  clero ,  al  qual  uopo  radunava 
ogni  anno  un  sinodo,  e  faceva  a  pie- 
di la  visita  della  diocesi.  Cosi  pure 
corresse  i  costumi  del  popolo  colle 
sue  istruzioni,  co'suoi  esempii,  e  coi 
miracoli,  onde  Dio  volle  confermare 
le  sue  parole.  Ad  onta  di  sì  im- 
portanti occupazioni,  egli  sapea  tro- 
vare tempo  di  ritirarsi  di  quando 
in  quando  in  un  convento  del  proprio 
Ordine,  che  sorgca  vicino  al  suo 
palazzo ,  per  dedicarsi  all'  esercizio 
dell'  orazione.  La  fama  di  queste 
importanti  azioni  pervenne  alle  orec- 
chie del  Sommo  Pontefice  Clemen- 
te V ,  il  quale  nel  1 3oB  lo  inviò 
nel  regno  di  Ungheria  col  Cardina- 
le Gentile  di  Montefiori,  perchè  vi  ri- 
stabilisse la  pace ,  inducendo  quei 
popoli  a  riconoscere  Carlo  Roberto 
per  legittimo  loro  sovrano.  Dopo 
aver  condotto  a  termine  felice  que- 
sta legazione  ,  assistette,  nel  i  3  i  i  ; 
20 


i54  AGO 

al  concilio  generale  di  \icnna.  In 
appresso  il  Papa  Giovanni  XXll, 
nel  i3i7,  lo  trasferì  alla  sede  vesco- 
vile di  Nocera  nel  regno  di  Napoli, 
ove  si  diede  a  diradicale  gli  aviaizi 
del  maomettismo  introdotto  in  quel- 
la diocesi  dai    saraceni. 

Agostino,  dopo  aver  governato  con 
somma  saggezza  la  sua  chiesa,  finì  di 
vivere  nel  giorno  3  agosto  del  iSaS, 
ed  ebbe  la  tomba  nel  convento  di 
san  Domenico,  da  lui  stesso  cretto. 
Dio  glorificò  il  suo  sepolcro  co' più 
strepitosi  miracoli  ;  locchè  indusse 
il  Sommo  Pontefice  Giovanni  XXII 
ad  ascriverlo  nel  catalogo  dei  santi, 
ed  a  permetterne  la  festa  con  uffi- 
zio proprio  ai  3  di  agosto.  Indi  per 
mi  decreto  della  sacra  Congregazio- 
ne dei  Riti,  che  ottenne  l'approva- 
zione di  Clemente  XI ,  il  suo  culto 
fu  esteso  a  tutta  la  provincia  ec- 
clesiastica di  Benevento,  come  anche 
alle  diocesi  di  Spalatro  e  di  Traù 
nella  Dalmazia,  di  Zagabria  nella 
Croazia,  ed  in  tutti  i  conventi 
dei  domenicani.  La  città  di  Nocera 
lo  Acnera  come  imo  dei  principali 
protettori    della  diocesi. 

AGOSTINO,  Cardinale.  Agostino 
Cardinale  dei  Santiquattro.  Di  lui 
v'  è  la  sola  memoria  in  mia  Bolla  di 
Pascolale  II,  eletto  nel  1099,  riportata 
dal  Mabillon  negU  annali  benedet- 
tini ,  nella  qnale  si  trova  con  altri 
Cardinali  sottoscritto. 

AGOSTINO  Antonio,  arcivesco- 
vo di  Tarragona,  lodato  a  ciclo  dai 
grandi  uomini  Paolo  Manuzio,  Lo- 
renzo Pignorio ,  Grutero  ,  Panvi- 
nio  ,  Turnebo ,  IMenochio ,  Baro- 
uio,  Bona  e  molti  altri  di  varie  na- 
zioni,  nacque  il  dì  5.5  febbraio 
i5i6  in  Saragozza.  Alcalà ,  Sala- 
manca ,  Bologna ,  Padova  ,  Firen- 
ze furono  le  città  dov'  ei  ])assò  i 
varii  studii  della  gioAÌnczza  coltivau- 


AGO 
dosi  in  ogni  manicia  di   utile  disci- 
plina ;  ond'  ci ,    fornito    coni'  era  di 
facile  ingegno ,    riuscì    a  meraviglia 
valente    ne'  due  diritti ,   nella   eccle- 
siastica storia,   nelle  lingue,  e  nella 
letteratura  sacra  e  profana.    La  fa- 
ma, che  spandcvasi  chiarissima  e  giu- 
sta de' suoi  talenti,  non  tardò  molto 
a   pervenire    alle    orecchie  de'  gran- 
di:   che  Carlo  V    imperatore  prese 
tanto   interesse  per  lui,  da  chiedere 
a  Papa  Paolo  III  che  lo  facesse  u- 
ditore    di  Rota.    Nel    qual  posto  di 
altissimo    onoi'e    guadagnando   con 
indubbie    pruove    di    merito  nuova 
estimazione,     videsi    spedito    mmzio 
in  Inghilterra  da  Giulio  III  Sommo 
Pontefice,   l' anno    1 554 ,    nominato 
poscia  vescovo  di  Alifa  nella  Terra 
di  Lavoro  da  Paolo  IV,  e  dal  me- 
desimo   deputato    a    Ferdinando    I 
imperatore    nel    iSSj.    Qui    non  si 
fermarono   i    progressi    di    Agostino 
nella  via  degli  onori  che  gli  aggiu- 
dicarono   i    potenti.    Ai    sopra  rife- 
riti si   aggiunse  anco  Filippo   II    di 
Spagna ,  che  nel  1 558  nominoUo  a 
vescovo  di  Lerida.   In  cotal  dignità 
costituito    egli    assistette   al  concilio 
di  Trento   nel   1 562 ,    passando  gli 
ultimi     dodici    anni     dell'  avanzata 
sua  vita  nel    reggimento   del  vesco- 
vato di  Tarragona  a  cui  fu  promos- 
so nel  1574.  In  mezzo  a  tant'auge  A- 
gostino  mantenne  sempre  la  ingeni- 
ta affabilità  che  ne  distingueva  1'  a- 
nima  dolcissima,  vivendo  con  singoiar 
temperanza  e  modestia,  che     inspi- 
ravano   a    tutti  la  maggiore    vene- 
razione. Co'  poverelli  poi  usò  carità 
sì  lai-ga  da  mettere  a  pegno  talvol- 
ta i  vasi  sacri  per  soccorrei'li  e  da 
vendere  fin  anco  i  propiii  libri,  ch'era- 
no per  lui  il  più  prezioso  tesoi'o.  Tra 
le  sue  opere  fatte  di  pubblico  diritto 
hanno    distinto    luogo    le    seguenti  : 
1 .    Trcs  anlKfutv  collcclioncs  iL'cre- 


AGO 

Uilinnt  curi  notis  A.  Àugusl.  od  una 
lettera  dedicatoria  a  Gres^ovio  \HI, 
di  cui  l^ossevino  raccomanda  la  loltii- 
ra,  stampata  a  Parigi,  1 6 1  o  e  1 63 1  in 
fol.  ;  2.  Constìtuliones  provinciales  et 
synodales  larraconensium.  Uh.  qnin- 
qiie,  Tarragona,  i58o  in  4-  ;  3.  Ca- 
noncs  pocnìLentiales ,  cani  notis ,  ivi 
i582,  Venezia  1584}  Parigi  ifi4i 
in  4-"  >  4-  Epitome  j'iiris  pontificii 
i'clcris  in  tres  partes  divisa,  Roma 
i6i  I  e  1614,  Parigi  1641  lom.  2 
in  fol.  ;  5.  De  quihusdani  vcteribus 
canonum  ecclesiasticoruni  collecto- 
ribus  jiidiciiim  ac  censura  j  6.  Dia- 
logi  Xf^,  sive  libri  duo  de  emenda- 
tione  Gratiaid ,  Tarragona  i58G, 
Parigi  1672  in  8.",  con  note  di 
Stetano  Baluzio  ;  7.  Bibliotheccc 
/4nt.  Aug.  libroruvi  mss.  grcvce  et 
latine  index,  Tarragona  i586  in 
4.°  ;  8.  Epistola  ad  Hieron.  de 
Ccesar-Augustance  comuiunis  patrice 
episcopis  alque  conci liis  j  c).  Notce 
in  can.  L XXII  ah  Hadr.  Papa  I 
promulgatos  adversus  falsos  accusa- 
tores  et  oppressores  episcoponan  et 
Pontificumj  io.  De  Ponti/ice  ma- 
xima ,  patriarchis  et  primalibus , 
Roma ,  1617  in  fol.  ;  11.  De  per- 
feclo  jiirisconsidto  et  episcopo,  Pa- 
rigi 1607  in  4-  j  12.  Brei'iarium, 
horce  et  ordinarium  Ecclesice  Ilerden- 
sisj  i3.  Instittitiones  jiiris  canoni- 
ci j  1 4-  iSloria  dei  concilii  greci  e  latini. 
AGOSTINO  d'  Arcoli,  agosti- 
niano, fioriva  verso  il  i385.  Ebbe 
la  laurea  in  teologia ,  e  molta  glo- 
ria si  procacciò  nel  ministero  della 
predicazione.  Di  lui  esistono  le  ope- 
re seguenti  :  i .  Commentar  inni  in 
quatuor  libros  sententiarunij  2.  Su- 
per evangelia  dominicaliaj  3.  Su- 
per Genesim  qucedam  moralia  j  4- 
Lectiones  in  universam  Scripturamj 
5.  Super  libros  ethicorum  Aristo- 
telisj  manoscritte,  nelle  biblioteche  di 


AGR  i5T 

Bologna ,    di  Padova  e  di    Firenze. 

AGRIA  (  Agrien.  ).  Città  con 
residenza  di  un  arcivescovo  nel- 
r  Ungheria  (  Erlau  ).  Essa  è  po- 
sta in  una  valle  deliziosa  suH'  E- 
gcr,  che  la  divide  in  due  par- 
ti, ed  è  capoluogo  del  comitato  di 
Heves;  ha  un  liceo,  un  seminario, 
un  osservatorio,  un  ginnasio  ed  al- 
tri stabilimenti  d' istruzione.  Fu  e- 
retta  e  cinta  di  mura  nel  io  io  dal 
l'c  Stefiuio,  il  tjuale  vi  fondò  pure- 
il  vescovato,  che  nel  180 3  fu  eret- 
to in  arcivescovato,  avente  per  suf- 
fraganee  le  chiese  di  Szattmar,  Ros- 
naviem,  Caschau  e  Zips.  Quantunque 
piccola,  è  graziosa  questa  città.  La 
cattedrale,  il  palazzo  dell'  arcivesco- 
vo e  soprattutto  gli  cdifizii  dell'  u- 
niversità  sono  bellissimi.  Veduti  da 
un'altura  danno  alla  città  stessa  un 
importante  aspetto.  Dietro  alla  città 
scorgonsi  ancora  gli  avanzi  dell'an- 
tico castello  fortificato.  Sulle  due  ri- 
ve dell'Eger  vi  sono  acque  termali, 
i  cui  bagni,  chiamati  Episcopali,  so- 
no i  più  rinomati. 

Erlau  molto  sofferse  nelle  guerre 
contro  i  tiu-chi. SolimanoII,  nel  1 522, 
vi  pose  l'assedio  con  settantamila  uo- 
mini ;  ma  la  guarnigione,  composta  di 
sole  duemila  e  poco  piti  persone  insie- 
me alle  donne,  fece  tali  prodigi  di  va- 
lore 5  da  obbligare  i  turchi  a  ritirar- 
si. Dipoi  Maometto  III  la  prese  nel 
iSqG,  ma  vi  perdette  sessantamila 
mussulmani.  Nel  1687  ^^  valoroso  e- 
sercito  dell' imperator  Leopoldo  I  la 
riacquistò,  dopo  un  blocco  di  tre  an- 
ni ,  nel  quale  diecimila  uomini  mo- 
rirono di  fame  e  di  malattie.  I  tuichi 
nuovamente  la  occuparono  nel  1715 
finché  ritornò  all'  austriaca  domi- 
nazione. Nel  1800  una  terza  parte 
dell' aljitato  di  essa  restò  consunta 
dalle  fiamme.  L'attuale  arcivescovo  è 
monsignor  Giovanni    Ladislao  Pyr- 


i56  AGR 

ker  di  Fclso  Eòr ,  già  nientissimo 
patriarca  di  Venezia,  il  finale  con- 
cepì ed  eseguì  il  grande  disegno  di 
edificarvi,  in  gran  parte  a  proprie 
spese,  un  tempio  vastissimo  e  son- 
tuosissimo, dove  sfoggiò  il  suo  amo- 
re per  le  arti  belle ,  collocandovi 
statue  e  [)itture  di  mani  maestre. 

AGKIA.  Città,  di  cui  fa  menzio- 
ne Gregorio  II  nella  sua  lettera  a 
Pietro  arcivescovo  di  Creta.  Fu  riu- 
nita alia  sede  episcopale  di  Cidonia 
neir  isola  medesima,  il  cui  vescovo  è 
suffraganeo  all'arcivescovo  di  Candia. 
AGRICOLA  (s.),  martire.  V.  Vi- 
tale (s.). 

AGRICOLA  (s.),  vescovo  di  Chà- 
lons  sulla  Saona^  nacque  circa  l'anno 
4q7-  Da  quanto  abbiamo  da  s.  Gre- 
gorio di  Tours,  arse  di  zelo  per  lo 
addottrinamento  della  greggia  e  pel 
decoro  delle   chiese.    Mori  liei    58o 
in  età  di  ottantatre  anni.  E  nomi- 
nato ai    17   di  marzo   nel  martiro- 
logio romano    e  la  chiesa    di  Chà- 
lons  ne  fa  pure  la  festa  ai  1 7   marzo. 
AGRICOLTURA   e  suo    Tribu- 
nale   IN  Roma.    Kon  è   a  dire  sul- 
lo stato  dell'  Agiicoltura  di  quasi  tut- 
to il  dominio  ecclesiastico,    dappoi- 
ché, come  ognuno  sa,  essa  fu  sem- 
pre fiorentissima,    specialmente  nelle 
campagne  del  Ferrarese,  del  Bolo- 
gnese, della  Romagna  e  delle  Mar- 
che,   sì  a   cagione    della  natura  dei 
suoli,  e  sì  pcgl'impulsi  dati  dai  Pon- 
tefici.   Ciò    che    diede    occasione    a 
qualche  lamento,  che,  per  quanto  sa- 
remo ad  esporre ,    si    deve  riputare 
irragionevole,     egli    è    piuttosto    la 
parte  di  Agricoltura,  che  spetta    al 
così  detto  Agro  romano. 

È  r  Agro  romano  mi'  assai  va- 
sta estensione  di  terreno  che  dal 
lido  del  mare  giunge  ai  colli  ctru- 
sclii,  sabini,  latini,  e  che  dall'  Alo- 
ne ,    dal  Tevere,    dal    Numicio    e 


AGR 
dall'  Astura   è  irrigato.  Tenue  essen- 
do   il  declivio  di    tali   fiumi,    palu- 
dosi,   limacciosi  divengono    i   luoghi 
bagnati  da  essi.   La  posizione  bassa 
del    suolo    rende    la    spiaggia    sog- 
getta agli  ammassi  d'  alga  spintavi 
dai    venti     occidentali    ed    australi , 
che  accumulandosi  imputridisce.  Dal- 
l'umido tepore  dei  luoghi  paludosi 
invitata    una    moltitudine    d'  insetti 
vi  accorre,  e  colle  spoglie    e  coi  ca- 
daveri accresce   la  putrefazione  del- 
l' acqua    stagnante.     La     prossimità 
del  mare  cagiona  incostanza  nel  cli- 
ma ,    e  impregnata  l'  aria,  spirante 
dall'  ostro,  dei  gas  e  miasmi  nocivi 
sviluppantisi  da  queste  paludose  ter- 
re ,   produce    prostrazione    di  forze , 
torpore,  ebetudine,  e  febbri  intermit- 
tenti che  spesso  hanno  un  carattere 
maligno  o  nervoso. 

È  ben  vero  che  in  tale  condizione 
non  erano  alle  epoche  prime  roma- 
ne. Molte  città,  più  antiche  di  Roma, 
vi  sorgevano  e  le  ponevano  a  van- 
taggiosa cultura.  Lamento,  Lavi- 
nio,  Ardea,  Gabio  e  CoUazia  nella 
parte  latina  ;  Ficulea ,  Fidene  e 
Crustamerio  nella  sabina  ;  Veio  e 
Cei'i  sorgevano  nella  parte  etrusca. 
Ma  sottomesse  queste  città,  scema- 
tane la  popolazione,  estesosi  il  po- 
tei'e  di  Roma  alla  massima  parte 
del  mondo,  crebbero  le  dovizie  ed 
il  lusso.  Nel  tempo  stesso  l' Agro 
romano  e  il  territorio  di  quelle  cit- 
tà furono  convertiti  in  dehziose  vil- 
le poco  abitate  e  poco  assai  colti- 
vate ;  locchè  mal  opponeasi  all'  ef- 
fetto naturale  del  clima.  Roma , 
perciò  priva  di  territorio  utilmen- 
te coltivato,  si  vide  costretta  a  ri- 
correre pei  viveri  all'Egitto  eil  al- 
l'Africa. Si  stabilì  r  impero ,  ed  i 
grandi  fissati  in  Roma  colle  loro 
famiglie  ,  accresceano  la  diserzione 
di  questi  luoghi,    che  restarono  sog- 


I 


G  RA 

getti  a  successivo  deperimento  fin- 
ché orde  di  barbari  scesei'o  a  de- 
solare l'Italia,  e  Roma,  capitale 
dell'impero,  era  la  meta  cui  ten- 
deano  gli  avidi  conquistatori.  Il 
saccheggio  fatto  dai  baibaii ,  il  mal 
governo  dei  greci,  le  ostilità  praticate 
al  governo  Pontifìcio  nei  primi  tem- 
pi del  suo  stabilimento;  le  incursioni 
dei  saraceiìi ,  dei  re  di  Napoli  ;  le 
discoi'die  cogl'  imperatori  d'Occiden- 
te; le  fazioni  dei  Colonnesi  e  degli 
Orsini ,  dei  conti  di  Tuscolo  e  di 
Galera  ;  la  residenza  dei  Papi  in 
Avignone,  dal  i3o5  al  1 877,  e  lo 
scisma  d'Occidente,  dal  1878  al 
1 4 1 7  :  ecco  le  cause  da  cui  si  deve 
ripetere  l' aspetto  di  diserzione  che 
presentò  l'Agro  romano.        ♦ 

Queste  cause  stesse  riducendo 
Roma  ad  appagarsi  delle  proprie 
risorse,  ne  risvegliarono  l'  amore  al- 
l' agricoltura.  Divenuti  i  Papi  so- 
vrani temporali  vi  misero  ogni  lo- 
ro pensiero,  convinti  che  il  deperi- 
mento dell'Agro  dipendesse  dalla  di- 
serzione. Sino  dalla  metà  del  secolo 
Vili  circa  vedesi  il  Pontefice  Zaccaria 
eriger  tre  villaggi,  ed  altri  quattro 
alzarne  Adriano  I  verso  il  fine  del 
secolo  stesso.  Nei  secoli  successivi 
scorgiamo  edificati  altri  castelli  ad 
accorvi  i  coloni  e  i  pastori.  Ma  anni- 
chilate tutte  le  previdenze  dei  Pon- 
tefici dalla  barbarie  dei  secoli  di 
mezzo,  e  diroccati  i  castelli,  gli  agri- 
coltori costi'etti  si  videro  a  litirarsi 
in  Roma  onde  fuggire  gli  effetti  fatali 
dell'aria.  Abbandonala  l'Agi-icoltura, 
sorse  col  tempo  la  classe  dei  mercan- 
ti di  campagna  che  con  lavoranti  e 
pastori  avventizi!  di  lontane  regioni 
misero  e  mettono  a  prò  l'Agro  ro- 
mano, ma  non  col  vantaggio  che 
darebbero    molti  e  fissi    abitatori. 

Ed  ecco  i  Pontefici  dar  tutto  il 
pensiero  a  incoraggiare  l'Agricoltura. 


AGR  ,^7 

Asceso  al  soglio  Pontificio  nel  1.471 
Sisto  IV,  vedendo  che  il  poco  vantag- 
gio dell'Agro  deiivava  dalla  negletta 
coltivazione,  lasciò  facoltà  a  chiunque 
di  seminare  nella  terza  parte  delle 
tenute  dell'  Agro  stesso  anche  con- 
tro la  volontà  dei  padroni,  che  do- 
veano  essere  compensati  giusta  la 
stima  fattane  dai  periti.  Queste  dispo- 
sizioni furono  confermate  da  Giulio 
li.  Sorgeva  intanto  il  bel  secolo  di 
Leone  X,  il  quale  segna  il  principio 
dell'ejioca  dello  splendore  Romano, 
che  durò  pei  secoli  XVI  e  XVII. 
Le  Provincie  si  ricuperavano  e  cresce- 
va la  popolazione  di  Roma;  ma  la  re- 
ligione, le  lettere  e  le  arti  occupavano 
r  animo  di  quel  grande  Pontefice. 
Prevalse  l' uso  di  mantenere  una 
quantità,  forse  eccedente,  di  vacche 
rosse,  e  diminuirono  le  seminagioni. 
Clemente  VII,  immediato  successore 
di  Leone  X,  tentò  di  rimettere  in 
vigore  le  costituzioni  di  Sisto  IV  e 
di  Giulio  II.  Stabilì  la  corrispon- 
sione  da  farsi  ai  propiietari  dei  fon- 
di seminati  arbitrariamente  ,  cioè, 
della  quinta  parte  del  prodotto  per 
tenute  nel  raggio  di  otto  miglia  da 
Roma,  della  settima  per  quelle  fra  otto 
e  sedici  miglia,  e  della  decima  per 
quelle  in  distanza  maggiore.  Proibì 
pure  che  il  numero  delle  vacche 
rosse  passasse  le  cento  e  venticinque 
per  ciaschedun  proprietario  nel  rag- 
gio di  dieci  miglia  da  Roma.  Per- 
mise l'esportazione  del  grano,  quan- 
do il  suo  prezzo  non  eccedesse  i 
dieciotto  giulii  al  rubbio.  Pure  si  mi- 
sero ad  attraversare  le  di  lui  prov- 
videnze, r  invasione  dei  napoletani 
nel  1 526,  il  saccheggio  del  Borbo- 
ne nel  1527,  e  l'inondazione  del 
Tevere  nel  i53o.  L'Agricoltura  lan- 
guì ,  e  r  esportazione  di  grano  dalle 
terre  Romane  destò  forti  timoj-i. 
Roma   in   seguito   si   vide   oppressa 


i58  AGR 

«la  carestÌL-  sotto  Sisto  V  nel  i')ì^'>, 
sotto  Gregorio  XIV  nel  i^^Qi,  sotto 
Clemente  Vili  nel  1092,  ed  in  al- 
tre occasioni  nei  secoli  posteriori. 

La  vista  dei  mali  che  di  quando 
in  quando  minacciavano  Roma  non 
jìotea  non  forzare  i  principi  e  i 
dotti  a  cercarvi  un  rimedio.  E  quin- 
di il  Doni  indirizzava  ad  Urbano 
\  ni  im  libro  sul  modo  di  resti- 
tuire la  salubrità  dell'  Agro  romano. 
Proponeva  egli  per  tal  effetto  di 
ristabilirvi  la  popolazione,  e  forma- 
va eziandio  il  modello  dei  castelli 
eli  e  si  sarebbero  dovuti  costruire  [De 
ivsdiaenda  saluhritate  Agri  romani. 
Novum  thesaur.  anliq.  rom.  T.  I). 
Ma  il  di  lui  progetto  non  ebbe  esecu- 
zione. Un  particolare,  Giambattista 
Sacchetti ,  tentò  di  metter  in  prati- 
ca una  tal  idea.  Collocò  egli  pres- 
so Ostia  una  colonia  di  villani 
chiamati  dalla  Toscana,  ma  pochi 
essendo,  ed  in  un  sito  dei  più  in- 
felici dell'Agro  romano, tutti  in  poco 
tempo  morirono  per  1'  aria  malsana. 

Negli  anni  posteriori  ad  Urbano 
Vili  i  Pontefici  non  cessarono  di 
prendere  sempre  nuove  misure  alla 
insorgenza  di  nuovi  bisogni.  Innocenzo 
XI,  creato  nel  1676,  tutto  adoprossi 
per  mantenere  in  Roma  l' abbon- 
danza. Fissò  il  prezzo  del  frumento  ; 
ma  aggravati  da  tal  misura  i  mer- 
canti di  campagna,  perchè  non  po- 
teano  mantenere  quel  prezzo,  stante 
le  spese  onerose,  lasciarono  inculto 
l'Agro,  di  cui  si  seminava  appena  la 
decima  paite.  V.  Zauli,  Ad  ìnxtit. 
Faveulicv,  rub.  XLI,  lib.  IV,  num. 
2f)  I .  Constant.  Ad  slat.  Urbis , 
Adnot.   LX,  num.    16.   21. 

Continuando  gli  stessi  bisogni,  nel 
principio  del  suo  Pontificato  Rene- 
«lelto  \lll  dispose,  oltre  alcune  altre 
|)rovviden/.e  agrarie,  die  ad  ogni  an- 
no si  prestassero  ai   coltivatori    del- 


AGR 

r  Agro  romano  sessantamila  scudi 
senza  inteiesse  ed  a  quelli  del  di- 
stretto di  Roma  cinquantaciuquemila 
al  due  per  cento. 

Nel  1775  ascese  al  soglio  Pio 
VI,  quel  Pontefice  che  si  mise  alla 
magnanima  injpresa  d'asciugare  le 
paludi  pontine.  Ei  diede  particolare 
attenzione  alla  cultura  dell'Agro  e 
ne  ordinò  il  catasto,  e  nel  1783 
dispose  che  in  ogni  anno  vi  si  se- 
minassero ventitremila  rubbi  circa 
di  grano .  Alla  pubblicazione  del 
catasto  il  prelato  Cacherano  di  Rri- 
cherasio,  piemontese,  avanzò  il  pro- 
getto di  popolare  la  parte  settentrio- 
nale dell'Agro  collo  stabilirvi  da  prin- 
cipio mille  e  novecento  famiglie  divise 
in  venti  tribìi,  coU'aggiungervi  in  se- 
guito ventisei  trilùi  per  le  altre  te- 
luite.  Ma  il  grande  asciugamento  delle 
paludi,  cui  allora  da  quel  Pontefice 
attendeasi,  e  le  insorgenze  politiche 
per  cui  nel  1796,6  1797  perdette  le 
Legazioni,  distolsero  la  mente  di  Pio 

VI  dall' eseguire  il  progetto,  e  lo  co- 
stiinsero  a  mettere  in  vendita,  fra  le 
altre, alcune  tenute  dell'Agro  romano. 

Tentò  bene  Pio  VII,  nel  1801, 
di  ripopolare  quelle  tenute  ;  ma 
sforzi  tali  furono  inutili.  Soprag- 
giunta r  invasione  ,  Roma  divenne 
città  provinciale  dell'  impero  france- 
se. Il  corpo  municipale  che  allora 
dirigeva  la  pubblica  beneficenza,  nel 
i8o()  inviò  alcuni  mendici  a  la- 
vorar le  campagne  dell'  Agro.  Nes- 
sun vantaggio  sortì  da  tale  dispo- 
sizione. Ritornata  Romanci  181  4  al 
dominio  Pontificio,  nel  i8i5  e  181  ti 
il  medesimo    Sommo  Pontefice  Pio 

VII  instituì  una  congregazione  eco- 
nomica ,  da  cui  vennero  proposte 
alcune  provvidenze  tendenti  ad  or- 
dinare la  publtlica  economia,  e  fu- 
rono incominciate  per  ciò  le  lelati- 
ve  opciazioni. 


AGR 

Frattanto  si  present?)  nel  1829, 
sotto  Pio  VHI,  una  società  di  spe- 
culatori stranieri  che  assunsero  di 
coltivare  l'Agro  romano  collo  stabi- 
lirvi la  {)opolazione  eccedente  nelle 
altre  proviucie  Pontifìcie.  Ma  ol- 
ti'echè  l'interesse  straniero  non  era 
interesse  dello  stato,  tanto  onerose 
erano  le  condizioni  da  essi  apposte 
al  contratto,  che  fu  perciò  giusta- 
mente rigettato. 

Dal  fin  qui  esposto  potrà  ognuno 
vedere  le  somme  cure  dei  Pontefici 
al  miglioramento  dell'Agro  e  l'estrin- 
seche circostanze  che  si  opposero 
sempre  ad  ottenere   un  tal  fine. 

Per  pronuioverc  in  generale  l'Agri- 
coltura, un  Tribunale  esisteva  da  gran 
tempo  in  Roma,  intitolato  appunto 
dell'  Àgricollura.  Era  composto  di 
quattro  consoli,  che  dal  Danieli  {Ree. 
Prax.  Roin.  dir.,  pag.  70)  sono  pa- 
ragonati agli  anticlii  edili  cereali.  Ve- 
nivano essi  a  due  a  due  eletti  ogni 
ti'imestre ,  ed  erano  destinati  alle 
cause  appartenenti  ad  animali,  a 
pascoli ,  a  campagne  e  ad  altre 
di  simil  fatta ,  non  che  a  perso- 
ne impiegate  in  lavori  campestri. 
Un  abile  procuratore  veniva  creato 
assessore  di  quel  tribunale  al  cui 
voto  si  confermavano  i  detti  con- 
soli, e  se  da  lui  appellar  volevano 
le  pai-ti  era  deputato  un  altro  com- 
petente giudice. 

Un  procmatore  fiscale  ed  im  nota- 
ro  erano  addetti  eziandio  allo  stesso 
tribunale,  che  avea  sede  in  Campi- 
doglio in  un  edifizio  fatto  costruire, 
nel    lySo,  da  Papa  Clemente  XII. 

Altri  giudici  secolari  esercitava- 
no non  pertanto  giurisdizione  agri- 
cola in  riguardo  alle  persone  loro 
soggette,  ed  erano  i  baroni  ne'  loro 
feudi,  i  principi  ne'  loro  principa- 
li. Si  servivano  essi  di  un  uditore 
per  ascoltare  le  istanze  e  coinpoi  re 


AGR 


I '>9 


le  controversie  dei  sudditi  loro.  Lu- 
nadoro,  Rclaz.  della  Corte  di  Roma. 

Ora  quel  tril)unale  esiste  con 
altre  norme.  Secondo  la  Raccolta 
delle  leggi  e  disposizioid  di  puì>hlica 
amminislrazione  saggiamente  ema- 
nate dal  regnante  Pontefice,  il  giu- 
dice de'  mercenari,  addetto  al  men- 
zionato tribunale  capitolino,  tratta 
le  cause  di  Roma  e  dell'Agro  roma- 
no ,  non  maggiori  dell'  importo  di 
duecento  scudi,  concernenti  le  mer- 
cedi campestri,  le  caparre,  le  anti- 
cipazioni o  prestanze  per  causa  di 
lavori  di  campagna  tanto  tra  gli  agri- 
coltori ,  quanto  tra  i  loro  dipendenti. 
Le  altre  attribuzioni  sono  esercitate 
dal  Tribunale  deU Annona  [f^edi), 
il  quale  tra  le  prese  provvidenze  rin- 
novò nel  1 8 1  "2  gli  ordini  ai  pro- 
prietari delle  tenute  dell'  Agro  ro- 
mano, di  notificare  cioè  i  cambia- 
menti nelle  proprietà  avvenuti  nel 
corso  dell'anno,  ed  ai  conduttori  di 
dover  indicare  i  terreni  coltivati  o 
lasciati  incolti  V.  la  detta  Raccolta. 

Oltreché  un  tribunale  di  Agricol- 
tura, havvi  in  Roma  l' accademia 
Tiberina ,  la  quale  si  occupa  con 
amore  degli  sludii  agrarii ,  e  si  fa 
debito  di  produrre  ogni  anno  qual- 
che saggio  dei  suoi  giudizii  su  tale 
argomento   V.  Accademie. 

AGRIFOGLIO  Guglielmo  (  se- 
niore), Cardinale.  Guglielmo  Agrifo- 
glio nato  a  Fonte,  diocesi  di  Limo- 
ges,  professò  uell'Ordine  benedettino, 
di  cui,  secondo  alcuni,  fu  priore  nel 
convento  di  Villabate.  Chiamato  alla 
corte  dell'arcivescovo  di  Roano,  es- 
sendo questi  assunto  al  Pontificato, 
col  nome  di  Clemente  VI,  venne 
da  lui  promosso  alla  chiesa  di  Sa- 
ragozza; ma  allora  non  ne  ricevi- 
la conseciazione .  Nel  1 35o  a  r  7 
o  18  decembre  dallo  stesso  Cle- 
mente VI   fu  decorato    (L'Ila    sacri^ 


i6o  AGR 

poi'pora  col  titolo  <\\  s.  Maria  in  Tras- 
tevere; quindi  Urbano  V,  nel  i3()8, 
lo  trasferì  al  vescovato  di  Sabina. 
Oliai  fosse  la  prudenza  ed  il  senno 
dell'  Agrifo;j;lio  ben  lo  dimostrò  l'ot- 
timo fine  della  tutela  del  regno  di 
Sicilia,  a  lui  affidata  per  la  morte 
del  re  Lodovico,  defunto  senza  fi- 
gliuoli. Il  .dotto  Balùsio  però  ne- 
ga la  verità  di  tale  tutela.  L' A- 
grifoglio  ebbe  l'incombenza  di  fis- 
sare i  confini  del  territorio  di  Be- 
nevento ,  locchè ,  giusta  le  conven- 
zioni stipulate  col  re  Carlo  V,  do- 
veva eseguirsi  dalla  Chiesa.  Inno- 
cenzo VI  gli  diede  ancora  F  incarico 
di  formare  il  processo  dei  delitti,  che 
s' imputavano  a  Barnabò  Visconti  di 
Milano.  Da  Urbano  V,  alla  cui  e- 
lezione  aveva  molto  contribuito  il 
Cardinale  Guglielmo,  venne  desti- 
nato giudice  delle  controversie,  che 
vi  erano  tra  il  vescovo  di  Urgel 
e  il  conte  di  Foix  in  riguardo  alla 
valle  Andorra.  Il  Cardinale  assalito 
dal  contagio,  nel  iSGg  in  Viterbo 
venne  rapito  alle  comuni  speranze  ed 
utilità.  E  sepolto  in  Limogcs  nella 
Basilica  di  s.  Mai-ziale. 

AGRIFOGLIO  Guglielmo  (ju- 
niore),  Cardinale.  Guglielmo  Agri- 
foglio naccpxe  a  s.  Supery ,  diocesi 
di  Limoges,  l'anno  iSSg.  Le  insi- 
gni qualità  delia  sua  giovcntìi  de- 
terminarono Urbano  V,  nel  i  367,  ai 
1  ^  maggio,  a  crearlo  Cardinale  del 
titolo  di  s.  Stefano  in  Moutecelio,  seb- 
bene di  soli  28  anni.  JVèsi  era  ingan- 
nato il  Pontefice,  che  una  santa  ed 
esemplare  condotta  accompagnata  da 
singolare  destrezza  nel  maneggio  di 
importanti  negozi ,  fecero  lui  mol- 
to contento  di  quella  elezione.  Due 
anni  dopo  fu  fatto  Camerlengo  del- 
la S.  R.  C. ,  e  nel  iSyo  (riego- 
rio  XI  gli  die  la  cura  di  esaminare 
le    rivelazioni    di    s.   Brigida ,    e    lo 


AGU 

nominò  suo  esecutore  testamentario. 
Eletto  Urbano  VI,  nel  iSyS,  com- 
mise all'Agrifoglio  l'estensione  del- 
la Bolla  con  cui  veniva  comandato 
ai  Cardinali  di  ristorare  le  chiese  dei 
loro  titoli.  Se  non  che  illanguiditisi 
in  lui  quei  principii  che  lo  faceva- 
no desiderato  alla  utilità  della  Chie- 
sa, e  sedotto  dall' ambizione,  si  die  al 
partito  dell'  antipapa  Clemente  VII  di 
Ginevra,  quindi  a  quello  di  Benedet- 
to XIII,  pur  antipapa;  sostenendoli 
ancora,  sebbene  inutilmente ,  pres- 
so alcuni  principi  di  Europa  .  Nel 
i4oi  firn  miserabilmente  la  vita  o- 
stinato  nello  scisma.  Ebbe  egli  se- 
poltura nella  chiesa  del  collegio  di 
san  Marziale,  dove  avea  fondata  e 
dotata  la  cappella  di  s.  Stefano. 

Il  Martenc  ci  riporta  alcune  let- 
tere scritte  dall'  Agrifoglio  al  re  di 
Francia  nel    i3q5. 

AGRIPPINIÀNI  ,  discepoli  di 
Agrippa  vescovo  di  Cartagine  ,  il 
quale  ribattezzava  quelli  eh'  erano 
stati  battezzati  dagli  eretici. 

AGROPOLI.  Città  vescovile  del 
regno  di  Napoli.  Agropoli ,  Acropo- 
lis,  che  dà  il  nome  al  golfo  su  cui 
è  fabbricata ,  sembra  fondata  dai 
greci  soltanto  dopo  lo  stabilimento 
della  religione  cristiana.  Il  Pontefice 
s.  Gregorio  I  del  590  scrisse  ad  uno 
de'suoi  vescovi,  chiamato  Felice ,  la 
XLII    lettera  del  libro  secondo. 

AGUCCHIO,  o  AGUCCI  Giro- 
lamo, Cardinale.  Nipote  questi  del 
Cardinale  Filippo  Sega,  fu  valen- 
tissimo in  destcrità  e  accortezza,  e 
parve  nato  per  condurre  in» portan- 
tissimi alfari.  Con  vera  utilità  di-lla 
Sede  Apostolica  ci  si  adoperò  nien- 
te meno  di  trent'anni,  e  fra  le  altre 
sue  dignità  ebbe  quella  di  commen- 
datore di  santo  Spirito.  Da  <[uesto 
onore  passò  ad  essere  insignito  del- 
la  porpora  cardinalizia  col   titolo  di 


AGU 
s.  Pietro  in  Vincoli.  Se  non  che  po- 
co potè  godere  1'  Agucchio  della 
conferitagli  dignità;  immatura  mor- 
te lo  rap'i  alla  terra  1' anno  i6o5, 
non  contando  egli  ancora  il  cin- 
quantesimo primo  d'età.  Intervenne 
Agucchio  al  conclave  in  cui  venne 
esaltato  al  soglio  Pontificio  Leone 
XI,  Medici,  fiorentino,  e  morì  nello 
stesso  giorno  in  cui  spirò  niicl  Pon- 
tefice. Ha  tomba  e  monumento  e- 
rettogli  da  Giambattista  suo  fratello, 
con  ritratto  ed  iscrizione  onorevole 
alla  sua  memoria  nella  chiesa  del 
titolo  sopraindicato. 

AGUILLAR  Alfonso,  Cardina- 
le. Alfonso  Aguillar  de'  marchesi 
di  Priego,  nato  nella  Spagna  l' an- 
no i653,  fu  prima  canonico  di  Cor- 
dova. I  suoi  talenti  gli  acquistarono 
la  stima  di  tutto  il  clero  e  dello 
stesso  principe,  che  gli  affidò  impor- 
tantissimi carichi.  Ricusati  umilmente 
ricchi  vescovati,  nel  1697,  ad  istanza 
del  re  cattolico  fu  da  Innocenzo 
XII  a'  22  luglio  creato  prete  Car- 
dinale della  S.  R.  C,  e  poscia  di- 
venne inquisitore  supremo  di  tutta 
la  Spagna.  L'anno  1699  insorta  in 
Madrid  una  lcrrii)ile  sollevazione, 
egli  con  la  sua  industria  e  vigilan- 
za riuscì  ad  estinguerla  intieramen- 
te. Fu  rapito  da  immatura  morte 
nel  medesimo  anno  1 699 ,  mentre 
si  disponeva  a  recarsi  in  Roma  col 
carattere  di  regio  ambasciatore.  Que- 
sto Cardinale  non  ebbe  né  cappello 
rosso,  né  titolo,  per  non  essersi  con- 
dotto a  Roma. 

AGUIRRE  SAENZ  Giuseppe, 
Cardinale.  Giuseppe  Aguiri'e  Saenz 
nacque  1'  anno  1629  in  Logrono, 
città  della  Spagna.  Fece  la  professio- 
ne nell'Ordine  benedettino,  dove  ra- 
})idamente  avanzandosi  nelle  scien- 
ze, fu  nominato  prima  professore  di 
sacra  Scrittura  nell'università  di  Sa- 
voi.   I. 


AGU 


iGi 


lamanca,  poscia  censore  e  segretario 
del  supremo  consiglio  dell'  incjuisi- 
zione  di  S])agna ,  quindi  presidente 
generale  della  sua  congregazione 
nello  stesso  regno.  Scrisse  alcune 
dottissime  opere ,  tra  le  quali  me- 
ritano singolare  menzione  la  Cola- 
zione dei  concila  di  tutta  la  Spa- 
gna ,  e  la  Difesa  della  Santa  Sede, 
in  cui  giudiziosamente  confuta  le 
censurate  proposizioni  del  clero  di 
Francia.  Innocenzo  XI  consideiando 
i  meriti  dell'Aguirre ,  e  la  profonda 
dottrina  delle  sue  opere ,  ai  due 
settembre  del  1686  lo  ascrisse  al 
sacro  Collegio  col  titolo  di  s.  Maria 
sopra  Minerva,  colmandolo  di  elogi 
in  pieno  concistoro.  Venne  ascritto 
a  varie  congregazioni ,  tra  le  altre 
al  s.  Uflicio,  al  Concilio,  e  all'Indice. 
Consumato  dalle  fatiche ,  incontrò 
con  esimia  rassegnazione  la  morte , 
che  avvenne  l'anno  1699-  Fu  se- 
polto nella  chiesa  di  s.  Giacomo 
degli  spagnuoli  e  gli  fu  posta  so- 
pra la  lapide  una  iscrizione  com- 
posta da  lui  medesimo,  in  cui  spira 
quell'umiltà,  ch'era  il  suo  caratte- 
ristico pregio. 

A GUZZONI  Francesco,  Cardina- 
le. Francesco  Aguzzoni  nacque  in  Ur- 
bino circa  la  metà  del  secolo  XIV. 
Urbano  IV  nel  1 38o  lo  promosse  alla 
chiesa  di  Faenza  e  nel  1 384  a  quella 
di  Benevento.  Poco  dopo  fu  trasfe- 
rito all'  arcivescovato  di  Bordeaux 
nella  Aquitania  ,  colla  dignità  di 
nmizio  Apostolico  in  Ispagna  ed  in 
Guascogna  per  ridurre  qviella  pro- 
vincia all'obbedienza  del  legittimo 
Pontefice,  come  pure  nei  dominii 
di  Castiglia  e  di  Leone  per  assolve- 
re il  re  Enrico  e  Caterina  sua  mo- 
glie dalla  censura  incorsa  per  essersi 
uniti  in  matrimonio  senza  dispensa 
dal  terzo  grado  di  consanguiuità. 
Fornita  la  nunziatura^  fece  ritorno 
2  1 


i62  AIA 

alla    sua  chiesa,  e  nel    i4o.^  ai    l'i 
giugno  venne  creato    da    Innocenzo 
y  II  prete  Cardinale  assente  del  titolo 
dei  Santiquattro.  Dopo  la  elezione  di 
Gregorio  XII    si  portt)    in    Savona 
con  riguardevole  comitiva  di  teologi, 
affm  di  ridurlo  alla  rinunzia  sponta- 
nea del  pontificato,  e  spegnere  così 
quello  scisma  che  lacerava  la  chiesa. 
Tollerate  indarno  grandi  pene  e  fa- 
tiche,   TAguzzoni    fu    il    primo  dei 
Cardinali  ad  abbandonare  Gregorio, 
il  quale  emanò    quindi    un  decreto 
che  lo  spogliava  della  porpora  e  lo 
privava    della    sua    chiesa  ;    decreto 
pei'ò  che  non  ottenne  mai  effetto  ve- 
runo. I  Cardinali  congregati  a  Pisa 
mandarono  l' Aguzzoni  ai  re  di  Fran- 
cia e  d' Inghilterra,  perchè  con  la  lo- 
ro autorità    costringessero   Gregorio 
XII  alla    promessa    rinunzia  .  Tor- 
nato   dalla  sua   legazione  nel    i4i2 
spirò  in  odore  di  santità  ;  ed   ebbe 
sepoltura  in  S.  M.  nuova  di  Roma. 
AIIWAZ .  Città  già  vescovile  della 
provincia    di  Gondisapore  nella  dio- 
cesi di  Caldea.  I  sirii  la  chiamavano 
Huz,  ed  era  capitale  del  paese  di  Su- 
sa  o  del  Chuzistan.   A'  nostri  giorni 
è  distrutta  dalle  fondamenta. 

AIA  o  HAGA,  città  grande  capo- 
luogo dell'Olanda  meridionale ,  una 
volta  residenza  dei  conti  di  Olanda, 
per  cui  le  venne  il  nome  fiammingo  di 
^S  Gravenliaag,  che  in  latino  equiva- 
le ad  Haga  Coinilis.  In  essa  risiede 
la  corte.  Da  una  piccola  casa  di  cac- 
cia in  un  bosco  vicino,  ove  i  conti 
di  Olanda  di  sovente  venivano  a 
riposarsi,  ebbe  origine  questa  città, 
la  quale  non  può  contare  per  epo- 
ca del  suo  primo  splendore  se  non 
l'anno  19.48  in  cui  Gugliemo  lì 
conte  di  Olanda  fu  eletto  ed  inco- 
ronato imperatore.  Traslèrendovisi 
egli  di  tempo  in  tempo  (tice.  innal- 
zare   nel    i25o   un   magnifico  reale 


AIA 

palazzo.    Divenne    in   seguito  capo- 
luogo   di    un    baliatico.     Nel    r528 
sofferse    il    saccheggio    e    fu    poscia 
più  volte    occupata  dagli    spagnuoli 
dopo  la  perdita  delle   sette  provin- 
cie,  avvenuta  sotto  il  re  Filippo  II. 
Nel  1557  acquistò  il  titolo  di  città; 
indi    nel     1 57 1    per    la    fondazione 
della  repubblica  delle  provincie-mii- 
te  fu  la  residenza  ordinaria  del  suo 
capo  chiamato    lo    Statolder ,  e  di- 
venne   il  centro  del  governo ,  degli 
stati  generali,    dei    ministri    e  degli 
esteri  ambasciatori,  gareggiando  sem- 
pre  colle  primarie    città    di   Em-o- 
pa.   Fu  conchiusa  nel  1668  in  Aia 
la  formidabile  quadruplice  alleanza 
per  porre    un  freno    al  bellicoso  re 
di  Francia  Luigi  XIV,   ed    ivi  nel 
1697    si    è    combinata   la   pace    di 
Riswick  cos\  denominata  dall'ameno 
castello  ove  si  è  stipulata,  fia  l'O- 
landa ,  Carlo  II  re  di  Spagna,  Luigi 
XIV  re  di  Francia,  Guglielmo  IH 
re    d'  Inghilterra     e     1'   imperatore 
Leopoldo    I  ;    ad    ottenere    la    qual 
pace     il      zelante    Pontefice     Inno- 
cenzo   XII  ,     Pigna tclli ,    pose    in 
opera  ogni    sua    sollecitudine    pres- 
so  i    principali    gabinetti     di    Eu- 
ropa.   Nel    1795,  epoca    della    pri- 
ma invasione  francese ,   lo  statolde- 
rato    si   è    convertito  nella    repub- 
blica   batava  ;    ma    nel    1807   pro- 
clamato il  regno    di    Olanda,    l'Aia 
perdette  la  reale    residenza ,  che  fu 
trasportata  ad  Amsterdam.  Riunita 
però  nel    18 io  l'Olanda  all'impero 
francese,  divenne  l'Aia  il  capoluogo 
del  dipartimento  delle  Bocche  della 
Mosa.    Finalmente    nel    18 14  insti- 
tuito  il  regno  de' Paesi  Bassi,  questa 
città  alternò  con  Brusselles  la  residen- 
za della  reale  famiglia  e  l'annuale  a- 
dunanza  degli  stati  generali.  Separato- 
si però  il  Belgio  dall'  Olanda ,    l'Aia 
tornò  a  divenire  permanente  resideu- 


AIA 

za  sovrana,  e  continuò  ad  essere  la 
capitale  di  fatto  del  reame  Olandese. 
L'Aia  è  patria  di  molti  uomini  gran- 
di in  ogni  genere  di  scienze  ed  arti, 
ed  è  residenza  dell  incaricato  d'affari 
della  Santa  Sede,  che  è  pure  rivestito 
della  qualifica  di  vice-supei'iore  delle 
missioni  d'Olanda,  f^.  Paesi  Bassi, 
ed  Olanda. 

AÌA.CCIO  (Adjacen.).  Città  con 
residenza  di  un  vescovo  nell'  isola 
di  Corsica.  Questa  città  e  porto  di 
mare  è  sulla  costa  occidentale  del- 
l' isola.  Fu  anche  chiamata  Aiazzo, 
Aiiicio,  Adiacwn.  Il  vescovo,  suffia- 
ganeo  di  Aix,  fu  istituito  nel  VI  se- 
colo, e  Aiaccio  è  ora  l'unico  vesco- 
vato dell'isola.  Si  crede  che  i  greci  la 
fondassero,  dandole  il  nome  di  Aiac- 
cio dalla  città  di  Aiasso  nell'isola 
di  Lesbo.  Sotto  Gregorio  VII  fu  colla 
Corsica  soggetta  al  Pontificio  domi- 
nio. La  chiesa  cattedrale  è  il  più 
magnifico  edifizio  che  la  decori. 
Questa  città  era  altre  volte  si- 
tuata un  terzo  di  lega  più  al 
settentrione  verso  il  fondo  del- 
la sua  baia,  onde  ancora  veggon- 
si  gli  avanzi  della  vecchia  città , 
con  le  vestigia  di  un  castello  e  di 
una  chiesa.  Ma  nel  secolo  XV,  e 
verso  il  1435  per  le  esalazioni  no- 
cevoli,  si  rifabbricò  ove  ora  esiste. 
Nel  declinare  dello  stesso  secolo  la 
Corsica  con  Aiaccio  passò  a'  francesi, 
e  di  poi  i  genovesi ,  scacciatili,  resta- 
rono padroni  dell'  isola.  Nel  se- 
colo XVII  venne  sensibilmente  ac- 
cresciuta la  sua  popolazione  da  una 
colonia  di  Mainotti,  fuggita  dal- 
la barbarie  dei  turchi.  Dopo  la 
metà  del  secolo  scorso  essa  passò 
e  dura  sotto  la  dominazione  fran- 
cese. La  Diocesi  ha  sessantasei  cure, 
duecentosei  sussidiarie,  novantaquat- 
tro vicariati,  una  comunità  di  sorelle 
e    diversi    stabilimenti  monacali  ,    e 


AIB  iGS 

scuole  cristiane.  Aiaccio  non  si  dee 
confondere  con  l' antica  Urciiiìunij 
situata  nel  Golfo  di  Sagone. 

Aiaccio  fu  patria  del  Cardinale 
Giuseppe  Fesch,  arcivescovo  di  Lio- 
ne, nato  il  dì  3  gennaio  1763,  fra- 
tello di  madama  Letizia  madre  di 
Napoleone  Bonaparte,  nato  egli  pure 
in  Aiaccio  addi    i5  agosto    1769. 

AIASSO.  Città  vescovile  che  ora 
è  un  villaggio  assai  infelice  della  Ci- 
licia  e  del  vescovato  armeno  sotto 
il  patriarca  di  Sis.  Ne  troviamo  fatta 
menzione  in  una  lettera  che  il  Som- 
mo Pontefice  Clemente  VI,  residente 
in  Avignone ,  nel  1 347  scrisse  ad 
Andrea  Dandolo  doge  di  Venezia, 
condolendosi  perchè  il  sultano  di  Ba- 
bilonia avesse  presa  Aiasso. 

AIBERTO  (s.  ),  solitario,  nacque 
l'anno  1060  nel  villaggio  di  Espain, 
diocesi  di  Tournay.  AH'  udire  un 
cantico  sopra  le  austerità  dell'  ere- 
mita s.  Teobaldo ,  deliberò  di  ri- 
nunziare interamente  al  mondo.  Ap- 
prese da  un  solitario  del  monistero 
di  Crespino  le  vie  della  perfezione , 
e  dopo  di  aver  dimorato  secolui 
emulandone,  e  dirò  meglio,  sorpas- 
sandone le  virtù ,  vesti  l' abito  nel 
monistero  di  Crespino.  Corsi  quivi 
venticincp.ie  anni  fra  le  astinenze  e 
le  macerazioni  più  rigorose,  ottenne 
da  Lamberto  suo  abbate  il  consen- 
so di  riabbracciare  la  eremitica  vi- 
ta. La  fama  gli  attirò  gente  da 
tutte  parti,  le  quali  uè  domandava- 
no i  consigli  :  di  che  mosso  Bur- 
cardo  vescovo  di  Cambrai,  a  ordi- 
narlo sacerdote ,  fattagli  fabbricare 
una  cappella  dentro  la  sua  celletta, 
gli  diede  alcune  facoltà  per  l'am- 
ministrazione dei  sacramenti  della 
Penitenza  e  della  Eucaristia,  facoltà 
che  dai  Sommi  Pontefici  Pasquale  II, 
e  Innocenzo  II,  gli  furono  confer- 
mate. Mori  circa    1'  anpo    1 1 4*>  "t'I 


104-  AIG 

dì  7  di  aprile ,  giorno  in  cui  e 
nominato  nei  martirologi  di  Fran- 
cia e  così  pure  in  quelli  dei  Paesi 
Bassi. 

AICADRO,  o  ALCARIO,  o  A- 
CARDO  (s.),  abbate  di  Jumieges  i 
cui  genitori  piissimi  ,  Anscario  ed 
Erniina,  fondarono  la  badia  di  Quin- 
cay.  Poiché  dispiegò  chiaramente  il 
disegno  di  consecrarsi  a  Dio  fli  po- 
sto dai  medesimi  sotto  la  direzione 
di  s.  Filiberto  che  popolò  il  nuovo 
monistero  di  fervidi  religiosi  tradot- 
ti da  Jumieges ,  dalla  quale  badia 
Filiberto  era  fuggito  per  iscamparc 
alla  tirannia  di  Ebroino.  Dal  suo 
institutore  fu  Aicadro  elevato  al 
grado  di  abbate  di  Quincay,  poscia 
di  Jumieges  che  racchiudeva  allora 
da  novecento  religiosi.  Tra  questi  sep- 
pe Aicadro  mantenere  l'amore  alla 
perfezione  e  allo  studio  preceden- 
doli sempre  con  1'  esempio  della  più 
severa  castigatezza.  IMorì  nell'  anno 
687,  dopo  i  salutevoli  ammonimen- 
ti che  in  placida  soavità  di  para- 
diso lasciava  a'  molti  suoi  fratelli. 
Contava  63  anni.  La  sua  festa  si  ce- 
lebra a'  i5  settembre. 

AlCnSTADT.   J^.  EicnsTADT. 

AIDANO  (s.),  vescovo  di  Ferns 
in  Irlanda,  nacque  nella  Connacia. 
Dopo  aver  tradotta  la  vita  mol- 
to tempo  nel  paese  di  Galles  ap- 
presso il  santo  abbate  David ,  e 
aver  fondato  gran  numero  di  chie- 
se e  di  monisteri,  fu  consecrato  ve- 
scovo di  Ferns.  11  suo  nome  è  ce- 
lebre tra  i  santi  Irlandesi.  Sembra 
che  se  ne  facesse  la  festa  nel  duo- 
decimo secolo  nel  paese  di  Galles. 
Era  anco  onoralo  in  Isvezia.  La 
memoria  di  lui  si  celebra  il  dì  3i 
gennaio. 

AIGLERIO  Reunardo,  Cardi- 
nale. Bernardo  Aiglrrio,  nato  in 
Provenza,  nel  secolo  W\\,  professò 


AIG 

l' ordine  benedettino.  Essendo  uo- 
mo saggio  e  pio  fu  eletto  da  In- 
nocenzo IV  suo  cappellano  e  abba- 
te di  s.  Onorato  nelf  isola  di  Lerino. 
Carlo  I  d'Angiò  re  di  Sicilia  così 
n'  ebbe  stima,  che  nel  suo  viaggio 
a  Napoli  lo  volle  seco  a  compagno 
e  consigliere.  Urbano  IV  assicura- 
tosi delle  riguardevoli  qualità  del- 
l'Aiglerio,  lo  destinò  abbate  di  IMon- 
tecassino.  La  disciplina  di  quel 
monistero  da  cpialche  tempo  dissi- 
pata, per  r  opera  di  Bernardo  subi- 
to si  regolò  ;  scacciò  le  milizie  di 
Federico  II,  di  Corrado  e  di  ]Man- 
fredi,  che  da  36  anni  occupavano  l'ab- 
bazia, ne  richiamò  i  monaci  esiliati, 
ricuperò  le  terre  e  i  castelli  che  le 
appartenevano  e  rimise  il  cenobio  in 
possesso  delle  sue  rendite.  Fondò  un 
ampio  spedale  in  s.  Germano,  e  lo 
provvide  con  ricca  dote.  Dopo  ven- 
t' anni  di  governo  in  quel  moni- 
stero.  Clemente  IV,  che  assunse  il 
Pontificato  nel  i265,  in  premio  di 
sì  distinti  meriti,  lo  creò  prete  Car- 
dinale, e  poi  lo  spedì  legato  a  In- 
tere, in  Francia  contro  gli  albigesi, 
fpiindi  in  Coslaiìtinopoli  contio  gli 
scismatici.  Colla  sua  prudenza  ob- 
bligò il  re  Carlo  I  a  ritirar  le  sue 
truppe  che  avevano  occupato  i  ca- 
stelli vicini  al  suo  monistero  di 
Montecassino.  Scrisse  alcune  opere 
fra  le  quali  una  Sposizione  della 
regola  di  s.  Benedetto  e  lo  Speechio 
dei  monaci.  Fornito  di  esimie  virtù, 
santamente  morì  nell'  anno  i  282 
e  fu  sepolto  in  Montecassino. 

AIGULFO  (s.  ),  arcivescovo  di 
Rourges.  Egli  a  gran  pena  si  potè 
rimuovere  dalla  solitudine  a  cui 
da'  primi  anni  si  consacrò,  ond  es- 
sere elevato  al  posto  arcivescovile 
di  Rourges,  l'anno  811.  A  inferire  / 
che  la  sua  vita  fosse  nel  vero  san- 
tissima,   bastano    le  lodi    profuse  a 


AIG  AIR                    i65 

lui  (la  Tcodulfo  vescovo  di  Orleans.  AIMERICO,  Cardinale.  Aimcri- 
AssistcUe  al  concilio  di  Tliiom  illc,  co,  di  nobile  famiglia,  nato  ia  Castra 
dove  fu  condannato  Ebonc  di  Reims,  provincia  di  Borgogna,  prima  cano- 
che  osò  degradare  Lodovico  //  Buo-  nico  regolare  Lateranensc,  da  Cali- 
no  suo  legittimo  sovrano.  Morì  a'  sto  II,  che  fu  Pontefice  nel  iiig, 
11  maggio  84o.  Egli  è  onorato  venne  creato  Cardinale  diacono  di 
nello  stesso  giorno.  S.  M.  Nuova  e  cancelliere  della  S. 
AIGULFO  (s.),  abbate  di  Lérins  R.  C.  Fu  amicissimo  di  s.  Rernar- 
delto  volgarmente  s.  Ayou,  venne  do,  che  gli  dedicò  il  suo  libro  :  De 
alla  luce  nel  63o,  nella  città  di  diligendo  Dc.o .  Innocenzo  II  lo 
Blois.  Chiamato  da  Dio  alla  vita  costituì,  con  altri  Cardinali,  esami- 
monastica,  si  ascrisse  ai  monaci  di  natore  della  causa  del  monaco  Rai- 
s.  Benedetto  nel  convento  di  Henry,  naldo  Carmelitano,  che  favoriva  lo 
Per  comando  del  suo  abbate  tras-  scisma  di  Anacleto  II,  antipapa.  Con- 
portò in  Francia  le  reliquie  di  s.  tro  di  lui  Aimerico  fortemente  sos- 
Benedetto  e  di  s.  Scolastica,  dopo  tenne  la  legittimità  d'  Innocenzo, 
averle  sottratte  alle  rovine  di  Mon-  cui  fu  sempre  devoto.  Morì  nel  1 1 48 
te  Cassino.  Quindi  Clotario  III,  am-  dopo  28  anni  di  cardinalato, 
mirando  la  singolare  prudenza  e  AIMOINO ,  monaco  benedettino 
santità  di  lui,  gli  affidò  l  importante  di  Flcui'y,  vivea  sul  finire  del  secolo 
carico  di  mettere  la  riforma  e  la  decimo.  Compose  una  storia  di 
pace  neir  abbazia  di  Lérins.  I  re-  Francia  divisa  in  cinque  libri ,  i 
ligiosi  a  questa  appartenenti  tratti  due  ultimi  de'  quali  furono  termi- 
dalie  virtù  di  Aigulfo,  lo  pregaro-  nati  da  alti'a  penna  dopo  la  sua 
no  di  assumere  il  carattere  di  loro  morte.  E  autore  eziandio  della  Vita 
abljate.  Ma  due  monaci  ribelli  aven-  di  s.  Ahhone,  abbate  di  quel  moni- 
do  suscitato  contro  di  lui  un  par-  stero,  come  pure  di  due  libri  Demi- 
tito,  fu  rinchiuso  in  un'  orrida  pri-  racoli  di  s.  BcnedeUo ,  di  un  ser- 
gione,  ove  gli  venne  recisa  la  lin-  mone  sopra  questo  Santo ,  della 
gua ,  e  gli  ftu'ono  cavati  gli"  occhi.  Storia  della  traslazione  delle  reli- 
Indi  fu  dato  in  mano  ad  alcuni  pi-  quie  di  lui  in  Fi-ancia,  e  di  alcuni 
rati,  i  quali  condottolo  nell'isola  di  poemi. 

Amathis  situata  tra  la  Corsica  e  AIR.E  (Aturen.).  Città  della  Fran- 
la  Sardegna,  gli  mozzarono  barba-  eia  con  residenza  di  un  vescovo, 
ramente  la  testa.  Questo  martirio  Aturum,  Viciis  JuUi,  Aire  nel  di- 
avvenne verso  r  anno  675,  e  vi  col-  partimento  delle  Lande,  così  è  de- 
serò la  palma  anche  altri  trentatre  nominata  dall'  Adour  che  la  bagna, 
religiosi  di  Lérins,  la  cui  festa  si  Fino  dal  quinto  secolo  dell'  era  cri- 
assegna  nel  martirologio  romano  ai  stiana  fu  cosfituita  sede  vescovile. 
3  di  settembre.  I  corpi  di  questi  II  suo  vescovo  è  suffi'aganeo  di 
santi  si  conservano,  secondo  alcuni,  Auch,  la  cui  diocesi  comprende  il 
nel  monistero  di  Lérins,  trasporta-  dipartimento  delle  Lande  situato  sul 
tivi  per  cura  dell'  abbate  Rigomir  ;  pendìo  di  un  monte.  Chiamossi  an- 
e  secondo  altri,  che  meglio  la  pen-  che  V^icus  Julii  come  monumento 
sano,  esistono  appresso  i  benedetti-  della  vittoria  ivi  ottenuta  da  Giulio 
ni  del  priorato  della  città  di  Pro-  Cesare.  I  Goti  l' abitarono  in  seguito 
vcnza  nella   Brie.  a  cagione  del  suo  suolo  liirace  ;  ed 


i66  AIS 

Alarico  loro  re  che  fiorì  intorno 
l'anno  di  Cristo  4^4?  "*''  stabilì  la 
sua  residenza;  la  ornò,  e  vi  costriu 
un  castello  del  quale  si  veggono 
tuttora  gli  avanzi.  Dopo  la  disfatta 
de'  Goti  fu  posseduta  dai  francesi , 
e  Lodovico  I  conte  di  Fiandra  la  ri- 
fabbricò verso  il  63o;  ma  poi  dai  du- 
chi d' Aquitania,  e  dai  Normaani,  fu 
saccheggiata  più  volte  ed  in  parte 
aijbi-iiciata.  In  seguito  molto  soffer- 
se nelle  guerre  di  religione  del  se- 
colo XVI,  ond'  è  che  per  tante  scia- 
gure essa  è  molto  decaduta. 

La  chiesa  cattedrale  d'Aire  è  de- 
dicata alla  santissima  Vergine  ma- 
dre di  Dio.  Le  prime  dignità  del 
capitolo  sono  due  arcidiaconi  e  vi 
si  contano  dieci  canonici  :  la  diocesi 
comprende  1 1 1  cure  parrocchiaH  : 
la  parrocchia  della  cattedrale  spetta 
al  capitolo. 

Trovasi  nella  diocesi  di  Aire  il 
borgo  di  s.  Severo  altre  volte  cele- 
bre per  un'  abbazia  di  benedettini , 
che  diede  il  nome  al  luogo.  Chia- 
masi capo  di  Guascogna  il  Mont 
de  IMarsan  che  dà  il  titolo  ad  un 
arcidiacono ,  e  la  piccola  antichissi- 
ma città  di  s.  Qultteria  illustrata 
dal  martirio  di  questa  vergine.  La 
sua  chiesa  concattedrale  con  quella 
d'Aire,  siccome  arricchita  di  molte 
leliquie,  vien  frequentata  da  gran  fol- 
la, che  vi  concorre  da  tutte  le  parti. 

AIRIAC  o  AIRY  ed  anche  ARIS. 
Castello  a  tre  leghe  da  Auxerre  in  Bor- 
gogna. Nell'anno  1020  o  nel  102 3 
vi  si  celebrò  un  concilio,  a  cui  in- 
tervennero Roberto  re  di  Francia, 
Gozelino  arcivescovo  di  Baurges,  e 
Le;)teric  j  arcivescovo  di   Sens. 

AISCELK\  o  AYSCELTN,  Car- 
dinal Ugo.    y.   BiLLOMo   Ugo. 

AISSELIN!  E:;iDi(),  Cardinale.. 
Aissclini  l'jgidio  Anschni,  detto  da 
altri    Gu..;hclnio  Aisscliuo    dei    cju- 


AIU 

ti  di  Montaeuto  neirAlvcrnia,  uo- 
mo fornito  di  singolare  talento  e 
di  molta  dottrina,  siccome  ne  fan 
fede  le  opere  da  lui  scritte  .  Men- 
tre era  vescovo  di  Tero vanne,  da 
Innocenzo  VI,  a' 17  settembre  i363, 
venne  creato  prete  Cardinale  as- 
sente del  titolo  di  s.  Martino.  Ur- 
bano V  dipoi  (  neir  anno  i  368)  lo 
trasferì  alla  chiesa  Toscolana,  lo 
inviò  legato  nelle  provi ncie  del- 
l'Umbria, e  del  Patrimonio,  e  lo 
nominò  esaminatore  nella  causa  di 
Casimiro  re  di  Polonia,  che  abban- 
donata avendo  la  propria  moglie, 
si  era  unito  ad  una  ebrea.  La  pe- 
rizia dell'  Aisselini,  e  la  sua  destrezza 
nel  maneggiare  gli  alFari  della  piti 
alta  importanza,  ben  si  conobbe  in 
parecchie  difficili  controversie  da  lui 
condotte  ad  un  felicissimo  fine.  U- 
niversahnente  compianto,  compì  la 
sua  vita  in  Avignone  l'anno  1378. 
Alcuni  confondono  malamente  il 
Cardinale  Egidio  Aisselini  con  Egi- 
dio Bellaniera  vescovo  di  Lavaur , 
e  del  Puy,  onde  conviene  correg- 
gere r  errore  de'  sammartani ,  che 
collocai  ono  Egidio  nella  serie  di 
quei  vescovi. 

AIUTANTI     DI    CAMERA    DEL    Pa- 

TA.  Carica  od  ufficio  della  camera 
del  Sommo  Pontefice.  Gli  Aiutanti 
di  camera  (  Cubicularii  )  del  Papa, 
pei  servigi  che  prestano  alla  sua 
augusta  persona  nel  segreto  delle 
sue  camere,  appartengono  alla  fa- 
miglia nobile  Pontificia,  ed  alla  ri- 
guardevole classe  dei  cubicularii, 
prefetto  dequaliè  il  prelato  maestro 
di  camera.  Gli  Aiutanti  vestono  co- 
me gli  altri  cubicularii,  cioè  sotta- 
na talare,  fascia,  collare  e  mantel- 
lone  paonazzi  con  bottoni  neri ,  e 
])ortano  il  cappello  ecclesiastico  . 
Neil"  estate  un  tal  abito  è  di  seta, 
e    di    panno    nell'  inverno.    In    cap- 


AIU 

nella  o  nello  finizioni  portano  sopra 
la  sottana  paonazza,  la  cappa  ed  il 
cappuccio  di  saia  rossa,  foderali  di 
seta    del  medesimo  colore.     Questa 
cappa  nell'inverno  ha  il  cappuccio 
di    pelli    bianche    di    armellino.  V. 
Bonanni,    Gerarchia    ecclesiastica , 
pag.   4?^  e  fig.    i3/|.  dell'edizione  di 
Roma  del  1720,  nella  quale  ci  rap- 
presenta l'Aiutante  di  camera  con  le 
medesime  vesti,   meno  alcune  piccole 
diirerenze.  In  quanto  poi  alla  veste, 
colla  quale  assistono  alle  ca])pelle,  essa 
è  affatto  eguale  a  quella  de'  camerieri 
segreti.  Riguardo  alle  forme  dell'abi- 
to, che  usano  gli  Aiutanti  non  è  così 
facil  cosa  lo  stabilirne  l'origine,  man- 
candone affatto  i  documenti. 

Sino    al  termine    del   Pontificato 
di    Pio  VII,    che    morì    nel    1823, 
gli  Aiutanti  di  camera,  quando  era- 
no fuori  di  servizio  e  per  città  ve- 
.stivano    r  abito    neio   a   guisa  degli 
ecclesiastici,  e  nel  loro  stemma  gen- 
tilizio vi  era  il  cappello  da  prelato, 
siccome  appartenenti  alla  classe  dei 
Mantelloni  {Fedi).  Pio   VI  fino  dal- 
l'anno    primo  del  suo    Pontificato, 
1775,  avca  emanato  un  breve:  SS. 
Domini  Nostri   Pii  proi'idciitia  di- 
vina Papié  VI  concessio  privilcs^io- 
rum  prò  nonnullis  suis  familiaribiis, 
Romae   1775   ex    Typographia  Re- 
verenda!   Camera;    Apostolica;.   Con 
esso    breve    confermava  tutti  i  pri- 
vilegi! soliti   concedersi  dai  Papi  ai 
loro    intimi    familiari  ,     cioè    ai    se- 
guenti ,     nominati     espressamente  : 
maggiordomo,    maestro   di  camera, 
sagrista,  elemosiniere,    i  due  segre- 
tarii  dei  brevi  ai  principi,    e    delle 
lettere  latine,  il  sotto  datario,  i  ca- 
merieri   segreti    partecipanti     eccle- 
siastici, il  medico  segreto,    i   came- 
rieri segreti  partecipanti  di  spada  e 
cappa,    compresi  il  foriere  maggio- 
re   ed    il    cavallerizzo,    i  cappellani 


AIU  .(ly 

segreti,  il  padre  maestro  del  sagro 
palazzo,  il  maestro  di  casa  di  esso, 
due  chierici  segreti,  ed  i  quattro 
Aiutanti  di  camera,  numero  di  (juclli 
di  allora,  concedendo  ad  essi  di  po- 
ter inquartarc  nello  stemma  1'  arma 
Pontifìcia ,  dichiarandoli  in  oltre , 
come  fecero  i  di  lui  predecessori, 
suoi  famigliari,  e  continui  com- 
mensali (cioè  assistenti  alla  mensa), 
notari  della  Scl\c  Apostolica,  conti 
del  sagro  palazzo  ed  aula  Latera- 
nense,  cavalieri  dello  speron  d'oro, 
nobili  di  Roma,  Avignone,  Bolo- 
gna, Ferrara,  Benevento,  e  di  tutte 
le  città  soggette  alla  Santa  Sede. 
f^.  Famiglia  Pontificia. 

Anticamente    l'  emolumento    di 
cameriere    segreto,    che   equivale  al 
ciambellano  delle  corti  secolari,   era 
di  mille  scudi  annui.  Quello  poi  dogli 
Aiutanti  di  camera    era    di    cinque- 
cento annui  scudi,   oltre  le  regalie,  e 
le  propino,  non  già  lemancie,  le  quali 
non  possono  percepire,  siccome  appar- 
tenenti alla  famiglia  nobile  palatina. 
Da  molti  ruoli  del  palazzo  aposto- 
lico si  rileva  altresì  che  gli  Aiutanti 
di  camera  avevano  individualmente 
quindici  scudi  al  mese,  mentre  ven- 
ticinque erano  assegnati  ad  ogni  ca- 
meriere segi'cto,  oltre  le  pensioni  al- 
lora godute,  e  la  parte  detta  di  pa- 
lazzo consistente  in  pane,  vino,  man- 
tenimento di  cavalli,  domestici,   ce- 
ra,   ed    altre    cose,    che    il    palazzo 
forniva,  tanto    agli    Aiutanti  di  ca- 
mera, che  a  molti   familiari,  attesa 
la  tenuità  degli  onorari   loro.  In  se- 
guito, tolte  tutte  le  altre  cose  ai  ca- 
merieri   segreti,  come  ad  ogni  fami- 
liare palatino,  si  accrebbe  loro  l'ono- 
rario, stabilendosi  a  scudi  cinquanta 
mensili,    quanti  pur  se    ne  assegna- 
rono al  primo  degli  Aiutanti   di  ca- 
ntera   mentre   soli  4°   "    ebbero  gli 
altri.  E    siccome    il    primo  Aiulan- 


iGo  AIU 

te  di  camera  alla  morte  del  Pon- 
tefice viene  considerato  secondo  del 
nuovo,  così  in  sede  vacante  ha  scu- 
di 4o  mensili,  ed  eletto  il  novello 
Pontefice  il  dichiara  secondo  col 
godimento  di  quell'abitazione  decen- 
te ne'  due  palazzi  apostolici  Vaticano 
e  Quirinale,  che  pure  avea  prima 
e  colia  medesima  partecipazione  de- 
gli onori,  emolumenti  e  privilegi  del 
primo. 

Nei  ruoli  di  computisteria  del  sa- 
cro palazzo,  particolarmente  nel  Pon- 
tificato di  Sisto  V  3  PereUi ,  del 
i585,  di  Paolo  V,  Borghesi,  del 
i6o5,  di  Urbano  Vili,  Darbeniii, 
del  1625,  e  di  altri,  trovasi  che 
gli  Aiutanti  di  camera  del  Papa  era- 
no posti  immediatamente  dopo  i  ca- 
merieri segreti,  indi  seguivano  i 
Cappellani  segreti,  i  camerieri  exlra- 
iniiros  ed  i  Bussolanti.  Se  non  che 
nei  ruoli  di  Pio  VI  e  di  Pio  VII, 
e  negli  altri  posteriori  essendo  i 
cappellani  segreti  riportati  dopo  i 
camerieri  segreti,  cos\  gli  Aiutanti  di 
camera  erano  posti  dopo  questi,  ma 
tuttavia  sempre  prima  dei  cappel- 
lani comuni ,  dei  camerieri  extra- 
viuros  e  de'  bussolanti.  La  preceden- 
za degli  aiutanti  di  camera  sopra  i 
cappellani  segreti,  che  riscontrasi  nei 
ruoli  antichi  citati,  sarà  forse  pro- 
dotta dall'essersi  considerati  gli  Aiu- 
tanti come  addetti  al  servigio  del 
Pontefice  qual  monarca  soltanto , 
non  però  siccome  capo  della  Chie- 
sa ,  mentre  descrivendosi  ne'  ruoli 
quelli  addetti  al  servizio  ecclesiastico 
del  Papa,  i  capjìcllani  segreti  n'erano 
anteposti  agli  Aiutanti.  Questi  uUi- 
mi  sono  pure  sotto  chierici  (J  celi), 
rna  per  tal  onore  non  godono  emo- 
lumenti. Bensì  ricevono  alcune  me- 
tlaglie  d'argento  alla  ricorrenza  della 
festa  de'  ss.  Pietro  e  Paolo,  calze  di  sc- 
la  nera  e  propine  )iclla  cicazione  dei 


AIU 

Cardinali.  Non  hanno  responsabili  là 
nella  cajipella  segreta  ma  assistono 
alla  messa  del  Papa,  e  talvolta  an^ 
che  la  servono. 

Il  primo  Aiutante  di  camera  è 
anche  custode  generale  delle  vesti 
usuali  e  domestiche  del  Papa,  poi- 
ché delle  vesti  sacre  è  custode  il 
vescovo  sagrista,  e  come  tale  par- 
tecipa della  distribuzione  della  cera 
nella  festa  della  Purificazione,  delle 
Palme,  di  altre  medaglie  d'  argento 
nella  ricorrenza  della  festività  dei 
ss.  Apostoli  Pietro  e  Paolo  con  altra 
propina  nella  creazione  dei  Cardinali. 

Nel  Pontificato  di  Pio  Vili,  ed 
in  quello  di  Gregorio  XVI  glorio- 
samente regnante ,  il  primo  Aiu- 
tante riunì  agli  altri  offizi  quello 
di  spenditore  segreto  coll'onorario  di 
scudi  3o  mensili,  oltre  ad  alcuni  al- 
tri emolumenti. 

Essendo  un  tempo  gli  Aiutanti 
di  camera  in  numero  di  sei  od  an- 
che otto ,  la  istruzione  pei  maestri 
di  camera  scritta  da  mons.  Pigna- 
telli,  che  in  tal  posto  servi  Pio  VI, 
prescrive,  che  debbano  essere  di 
guardia,  almeno  due  per  giorno. 
Presentemente  che  il  numero  è  ri- 
stretto a  due  soli ,  tutti  e  due  de- 
vono esser  pronti  ogni  di  pel  servizio 
di  Sua  Santità.  Il  primo  di  questi 
non  deve  mai  partire  dalla  stanza 
vicina  a  quella  dove  dà  udienza  il 
Pontefice,  e  l'altro  intanto  che  que- 
gli è  impedito,  o  esce  di  casa,  de- 
ve disimpegnare  lo  stesso  servizio. 
Spetta  comunemente  al  primo  Aiu- 
tante il  servile  il  Pontefice  mentre 
è  a  tavola,  giacché  ordinariamente  i 
Romani  ]*onlefici  non  anunctlono 
ad  esercitare  i  loro  ullizi  il  co])pieie, 
e  lo  scalco  segreto,  se  non  in  po- 
che circostanze.  Quando  ncH'  anti- 
camera segreta,  non  cvvi  il  cameriere 
segreto  per    introdurre    le    persone, 


AIU 

la  iiialliiia  e  la  sera,  deve  sempre 
1"  Aiutante  di  camera  passare  al 
Papa  l'ambasciata  di  que' personag- 
gi, cioè  Cardinali,  prelati  ed  altri, 
oh'  egli  riceve  per  la  via  segreta , 
e  particolarmente.  Quando  poi  so- 
no aperte  le  consuete  udienze  di 
Sua  Santità ,  cioè  circa  due  ore 
avanti  mezzodì  fino  ad  un'  ora  po- 
meridiana ,  per  la  via  pubblica  il 
maestro  di  camera  introduce  chi 
n'  è  ammesso ,  compresi  quelli  che 
hanno  1'  udienza  regolare  ;  ed  in 
assenza  di  detto  prelato ,  supplisce 
uno  dei  quattro  camerieri  segreti 
partecipanti,  cioè  quello  che  di  set- 
timana, il  quale  nella  sera  sta  esclu- 
sivamente neir  anticamera  del  mae- 
stro di  camera  affin  di  passare  l'am- 
basciata per  quelli  che  devono  avere 
r  udienza.  In  tutte  le  altre  ore  qui 
non  accennate,  e  quando  il  Ponte- 
fice dispensa  dal  servigio  il  came- 
riere segreto  dall'anticamera,  sup- 
plisce costantemente  1'  Aiutante  di 
camera  per  servire  chi  viene  all'u- 
dienza.  V.  Udienza. 

Nelle  funzioni  e  cappelle  Ponti- 
ficie gli  Aiutanti  di  camera  hanno 
luogo  dopo  i  cappellani  segreti  e 
comuni.  Nelle  processioni  poi  van- 
no dopo  i  bussolanti,  e  così  anche 
allor  che  si  portano  al  trono  Pon- 
tificio per  ricevere  la  candela ,  le 
ceneri,  la  palma  e  gli  Agnus  Dei 
benedetti,  e  nel  venerdì  santo  al- 
l'adorazione della  Croce,  nella  quale 
cerimonia  fanno  un'  offerta. 

In  questa  funzione,  il  primo  Aiu- 
tante è  quegli  che  deve  levare  le 
scarpe  al  Pontefice  prima  eh'  ci  si 
conduca  ad  adorare  la  Croce,  e  rimet- 
tergliele dopoché  ritornossene  al  so- 
glio. Per  adempiere  a  tal  uffizio,  dopo 
che  il  celebrante  ha  scoperto  il  legno 
della  Croce,  un  cercnioniere  va  a 
prendere  al  suo  posto  l'Aiutante  di 


AIU  ifif) 

camera,  cioè  dal  primo  gradino  del 
secondo  piano  dell'altare  Papale,  cor- 
rispondente al  terzo  del  soglio  Ponti- 
ficio. Accompagnato  l' Aiutante  da 
due  votanti  di  segnatura  (e  un  tempo 
da  quattro),  quali  accoliti  apostolici, 
si  reca  dinanzi  al  Papa.  I  votanti  ac- 
coliti tengono  alzata  la  veste  Pontifi- 
cia,  acciocché  dall'Aiutante  vengano 
levate  le  scarpe,  il  che  fatto,  l'Aiu- 
tante di  camera  si  ritira  da  una  parte 
del  trono,  e  stando  in  mezzo  ai  detti 
due  votanti  tiene  sotto  la  cappa  le 
scarpe ,  finché  il  Pontefice ,  senza 
piviale  e  senza  mitra ,  si  reca  ad 
adorare  la  Croce.  Come  il  Papa  sia 
tornato  al  soglio,  l'Aiutante  di  ca- 
mera inginocchioni  gli  rimette  le 
scarpe,  e  quindi  torna  al  suo  posto. 
Nei  Pontificali  di  Pasqua,  di  s.  Pie- 
tro e  Natale,  oltre  quelli  della  co- 
ronazione e  delle  canonizzazioni,  pri- 
ma della  messa  un  ceremoniere  va 
a  prendere  il  primo  Aiutante  di  ca- 
mera dal  secondo  gradino  dell'altare 
Papale,  in  abito  rosso  e  cappuccio, 
e  r  uditore  di  rota ,  che  qual  sud- 
diacono apostolico  è  vestito  con  to- 
nicella  ,  e  deve  cantare  l' epistola  ; 
ed  accompagnati  da  due  viazzien, 
entrambi  si  portano  al  detto  tro- 
no ,  ove  r  Aiutante  di  camera  leva 
le  scarpe  al  Pontefice,  e  assiste 
a  calzare  i  sandali ,  che  il  prelato 
uditore  di  rota  pone  al  Papa,  e 
che  sono  una  sorta  di  calzette  di 
seta  ricamate,  rosse  o  bianche  se- 
condo la  festa,  con  iscarpe  più  nobili 
dello  stesso  colore,  e  croci  ricamate 
(  V.  Sandali  ).  Dopo  ciò  1'  Aiutan- 
te di  camera  pone  sovra  un  bacile 
d' argento  le  scarpe  levate ,  le  ri- 
cuopre  con  un  velo  di  seta,  e  le 
depone  sulla  credenza  Pontifìcia  per 
rimetterle  al  Papa  nel  luogo  ove  si 
spoglia  (  1^.  il  Ceremonialc  romano 
al  libro  I;  Giorgi,  De  Liturgia  Fw- 


lyo  AIU 

manonim  Pontifìcum ,  e  Sarnelli, 
Dei  femorali  dell'antico  Pontefice , 
nel  tom.  Ili  Delle  lettere  ecclesia- 
stiche, p.  69  e  Dell'uso  dei  femorali, 
toni.  VII,  p.  687).  Quando  poi  il 
Sommo  Pontefice  in  istola  e  moz- 
zetta  visita  le  chiese,  e  va  a  dare  in 
esse  la  benedizione  col  SS.  Sacramen- 
to, o  con  torcia  accompagna  la  pro- 
cessione nell'ottava  del  Corpus  Do- 
mita nelle  basiliche  patriarcali  di  s. 
Giovanni  e  di  s.  Pietro,  e  quando  in 
questa  ultima  basilica  interviene  alle 
processioni  per  l'esposizione  del  SS. 
Sacramento,  gli  Aiutanti  di  camera 
intervengono  col  solito  abito  di  sot- 
tana, fascia  e  mantellone  paonazzo, 
ed  in  mancanza  de'  camerieri  di 
onore  sostengono  le  aste  del  baldac- 
chino. Ugualmente  vestiti  assistono 
anche  alle  consagrazioni  dei  vescovi 
fatte  dal  Papa.  Colle  stesse  vesti,  al 
modo  dei  due  camerieri  segreti,  gli 
Aiutanti  di  camera  accompagnano 
il  Pontefice  quando  va  per  la  città 
visitando  monisteri,  sovrani  od  altro, 
il  che  pure  si  pratica  nelle  esequie 
dal  sacro  Collegio  celebrate  al  Papa 
defunto,  nella  basilica  vaticana  den- 
tro la  cappella  del  coro,  ove  pren- 
dono luogo  colla  Camera  segreta , 
di  abito  paonazzo,  di  cui  fanno  par- 
te presso  il  Pontefice,  cioè  in  banchi 
a  cornu  Evangelii.  Dopo  morte  poi 
gli  Aiutanti  di  camera  vengono  es- 
posti neir  esequie  col  loro  abito. 

Nei  solenni  Possessi  (  p^edi  )  che 
con  pomposa  cavalcata  prendevano 
i  Sommi  Pontefici  nella  basilica  la- 
teranense ,  gli  Aiutanti  di  camera 
cavalcavano,  vestili  di  cappa  rossa, 
e  cappuccio  adornato  d'  ermellini , 
se  d'  inverno ,  e  di  mostra  di  seta 
cremisi ,  se  di  estate.  Durò  quel 
costume  fino  al  possesso  da  Pio 
VII  proso  ai  9.4  novembie  iSoi, 
sostilucudosi  poscia  alle  cavalcale  le 


AIU 

carrozze  e  il  treno  chiamato  semi- 
pubblico,  in  cui  il  Papa  conduce 
seco  due  Cardinali. 

In  questo  costume  gli  Aiutanti  di 
camera    del  Papa    vanno  nella  car- 
rozza nobile  del  Cardinale  di  mag- 
giore dignità,   il  quale  va  in  quella 
del  Pontefice,    e    prendono   i  primi 
posti ,   che  non  debbono   cedere  ad 
altri ,    sebbene   ecclesiastici ,    sì    per 
r  a])ito  paonazzo ,    in   confronto  del 
nero  _,    sì    in   riguardo    anche    della 
loro    qualifica ,    come    vediamo  nei 
prelati  maggiordomo    e  maestro  di 
camera,  i  quali  non  ostante  che  tal- 
volta non  sieno    nemmeno  cliierici, 
tengono  sempre  la  mano  diritta ,  e 
precedono  l'elemosiniere,  il  sagrista 
ed  ogni    altro   costituito   in    dignità 
episcopale.    Il  posto    degli    Aiutanti 
di  camera  del  Pontefice,  era  preci- 
samente ,    nella    cavalcata ,    dopo    i 
camerieri   extra    inuros ,    ed    erano 
seguiti  dalla  nobiltà  romana  in  abito 
di  corte.  Dopo  il  Pontefice,  veniva 
il  maestro  di  camera ,    in  mezzo  a 
due  camerieri  segreti,  indi  il  medi- 
co,  il  caudatario,  e  due  altri  Aiu- 
tanti di  camera  colle  medesime  vesti 
dei    primi.    Gli  Aiutanti  di  camera 
del  Papa,  anche  nelle  cavalcate  con 
cui    i  Pontefici    si    recavano    solen- 
nemente   alle    cappelle    dell'  Annun- 
ziata ,  di  s.  Filippo  Neri ,  della  Na- 
tività, e  di  s.  Carlo,  sia  che  prece- 
dessero il  Pontefice,    sia  che  lo  se- 
guissero ,    andavano    pm'e  in  cappa 
e  cappuccio  rosso,  con  le  pelli  bian- 
che neir  inverno,  Ora  che  in  dette 
cappelle   si    usa    il    trono    semipub- 
blico,  gli  Aiutanti  di  camera  pren- 
dono luogo  nella  carrozza  del  Car- 
dinale di  maggiore  dignità  dei  due, 
che  vanno  in  quella  del  Papa. 

Nei  treni  per  le  gite  nei  luoghi 
sulnubani  e  nei  viaggi,  il  posto  agli 
Aiutanti  di  camera  è  assegnato  nella 


AIX 

terza    carrozza  ,    detta  frullone ,  coi 
monsignori  caudatario  e  cruci  fero. 

Quando  poi  i!  Papa  si  reca  in 
carrozza  per  la  città ,  e  fuori  delle 
porte  con  frullone  di  seguito,  l'Aiu- 
tante di  camera  con  due  camerieri 
segreti,  uno  scopatore  secreto  ed  il  de- 
cano, prendono  luogo  in  detto  frullo- 
ne a  quattro  cavalli ,  al  quale  sus- 
seguono otto  dragoni ,  Finalmente 
gli  Aiutanti  di  camera,  come  facien- 
li  parte  della  camera  segreta,  e  del- 
la famiglia  nobile  Pontificia,  intei*- 
vengono  alle  comunioni  ,  che  per 
varie  ricorrenze  festive  si  fanno  nel- 
la cappella  Papale  ed  alle  esequie 
de 'palatini.   V.  Esequie, 

Passato  il  Pontefice  a  miglior  vita, 
gli  aiutanti  di  camera  sono  obbligati 
di  adempiere  al  tristissimo  uffizio  di 
scuoprire  il  volto  del  definito,  allor- 
quando il  Cardinale  camerlengo  si 
reca  nelle  stanze  Papali  a  ricono- 
scere formalmente  il  cadavere ,  per 
annunziarne  la  morie.  V.  Cadave- 
ri de'  Pai'i. 

A-IX  (  Aquen.  ) ,  città  di  Fran- 
cia con  residenza  di  un  arcivesco- 
vo. Aix  (  Aqiice  Sexticc  ) ,  già  ca- 
pitale della  Provenza ,  è  posta  in 
ima  pianura  a  piedi  di  molte  de- 
liziose colline.  Essa  sino  dal  terzo 
secolo  dell'era  cristiana  divenne  se- 
de d'  un  arcivescovo,  la  cui  dio- 
cesi comprende  il  dipartimento  delle 
Bocche  del  Rodano,  eccettuato  il  cir- 
condario di  Marsiglia.  11  prelato,  che 
ha  il  titolo  di  arcivescovo  di  Arles  e 
di  Ambrun,  o  Enìbrun,  ha  per  suf- 
■fraganei  i  vescovi  di  IMarsiglia  e  di 
Frejus,  di  Digne,  di  Gap  e  di  Aiac- 
cio  in  Corsica  ai  quali  il  regnan- 
te Pontefice  Gregorio  XVI  aggiun- 
se quello  di  Algeri  [l'aedi).  11  no- 
me latino  di  Aquce  Sexlia'  le  provie- 
ne dalle  acque  fredde  e  calde  che  vi 
si    trovano    in  grande  abbondanza, 


AIX  i-i 

o  da  ciò  che  Cajo    Sestio   Calvinio 
console    romano,     avendo     fissati    i 
quaitieri    d' inverno  in  questa  città 
dopo  la  battaglia    guadagnata  con- 
tro i  Salii,  centoventiquattro  anni  a- 
vanti     Gesìi     Cristo,     fé'    alzare  un 
muro    attorno    della    sua    piazza  . 
Presso    questa    città    Mario   disfece 
per    la    prima  volta  i  teutoni.  Aix 
fu     successivamente     rovinata      dai 
borgognoni,    dai    visigoti^    dai  sara- 
ceni   e   dai    noiinanni,    al    pari    di 
tutte  le  altre  città    della  Provenza. 
Le  antiche  scritture  delle  provincic 
di  Francia,  la  qualificano  metropoli 
della  seconda  provincia  narboncse. 
Il     suo    capitolo     componesi     di 
un  prevosto,  di  un  arcidiacono,   di 
un  decano,  di  un  sagrestano,  e  di 
tredici  canonici,    che  presentemente 
sono  ridotti    a  undici.     Comprende 
la  diocesi  diecinove  parrocchie,  cin- 
que   comunità    religiose   di    femmi- 
ne,   ed  un  collegio    di     Milionarii. 
Prima    i     monisteri     degli    uomini 
ascendevano  a  venti,  a   dodici  quelli 
di  donne,  ed  a  cinque  le  cappelle  di 
penitenti.  L'arcivescovo  che  avea  la 
presidenza     degli    stati     del    paese, 
godeva  la  rendita  di  trentadue  mi- 
la lire,  e  la  tassa  a  Roma  si  calcola- 
va a  due  mila  quattrocento  fiorini. 

Pi-etendesi  che  Costantino  impe- 
ratore abbia  fatta  costruire  l'antica 
cattedrale  di  Aix  dedicata  al  Salva- 
tore. Uno  de'  suoi  più  belli  orna- 
menti è  il  battisterio,  che  consiste 
in  una  cupola  di  marmo  bianco, 
di  forma  ottangolare  sostenuta  da 
otto  colonne  antiche  di  diaspro  e  di 
granito  di  un  solo  pezzo.  Vi  erano  nel 
coro  i  sepolcri  dei  conti  di  Proven- 
za, stati  rovesciati  nella  rivoluzione 
francese ,  ed  cravi  in  altra  chiesa 
quello  del  marchese  d'Argens,  eretto 
da  Federico  II.  Celebre  è  il  campani- 
le della  cattedrale,  come  pure  l'oro- 


172  AIX 

logio .  V.  Cancellieri  ,  Campane , 
campanili  ed  orologi,  Roma  1806, 
e  P.  Jos.  de  Haitze,  Les  Curiositcs  le 
plus  remarquables  de  la  ville  d' AiXy 
Aix   1769J  F-  C. 

Aix  cominciò  ad  acquistare  qual- 
che importanza,  quando  i  possenti 
conti  di  Provenza  vi  andarono  ad 
abitare  e  sopra  tutto  dopo  Al- 
fonso I  re  d'  Aragona  ,  particolare 
protettore  della  poesia  e  poeta  egli 
stesso.  Ei  v'  attirò  i  celebri  narra- 
tori e  poeti,  noti  sotto  il  nome  di 
trovatori.  Quella  corte  divenne  il 
centro  della  galanteria,  dello  spiri- 
to e  della  civiltà.  Nel  1 5o  i  Luigi 
XII  v'  istituì  un  parlamento. 

Alcuni  moderni  credono  portata  la 
missione  evangelica  in  Aix,  ma  sen- 
za prove,  avanti  la  fine  del  pi'imo 
secolo,  pretendendo  che  avvenisse 
per  opera  dei  discepoli  del  Salvatore. 
Certo  debbesi  riguardare  s.  Massi- 
mino  per  fondatore  della  chiesa  dì 
Aix.  Fu  probabilmente  suo  suc- 
cessore s.  Sidonio,  o  Chilidonio,  quel 
cieco  nato  che,  secondo  la  popolare 
tradizione  del  paese ,  dicesi  guari- 
to da  Gesù  Cristo. 

Lazzaro  per  altro,  che  fu  vescovo 
al  principiar  del  quinto  secolo,  e  che 
si  fece  conoscere  pel  suo  zelo  nello 
scuoprire  gli  artifìzii  di  Celestino 
discepolo  di  Pelagio,  è  il  primo 
pastore,  che  si  sappia  di  certo  aver 
governata  la  chiesa  d' Aix;  né  ciò 
toglie,  che  non  debbasi  riguardare 
s.  Massimino  per  suo  fondatore. 
Le  reliquie  dei  detti  santi ,  come 
pure  quelle  di  molti  altri,  si  mo- 
strano a  s.  INIassimino  d'Aix.  Il  mo- 
nistero,  che  porta  il  nome  del  santo 
seguiva  da  gran  tempo  la  regola  di 
s.  Benedetto,  ed  era  soggetto  alla  giu- 
risdizione di  ((nello  di  san  Vittore 
di  Marsiglia.  Carlo  li  re  di  vSici- 
lia    e    conte    di  Provenza,    io   dic- 


ALA 

de  nel  i  agS  ai  padri  domenicani , 
facendovi  riedificare  la  chiesa ,  che 
può  riguardarsi  come  uno  dei  più 
begli  ornamenti  del  secolo  XIII. 
L'ordine  di  architettura  è  lo  stesso 
che  quello  delle  chiese  d'  Italia  di 
quel  tempo.  11  suo  tesoro,  prezioso  e 
degno  della  venerazione  dei  fedeli, 
è  una  prova  della  liberalità  di  Car- 
lo II  e  de'  suoi  successori.  Non  havvi 
nella  città  che  una  sola  parrocchia 
e  n'è  curato  un  religioso  del  conven- 
to sopraccitato,  il  quale  riceve  la  po- 
testà dall'arcivescovo  d'Aix,  ed  eserci- 
ta le  sue  funzioni  nella  chiesa  del  suo 
Ordine.  V.  il  p.  Papon,  Storia  gè- 
nerale  di  Provenza,  tom.  I,  e  la 
Gallia  cristiana,  tom.  I  p.  299. 

Molti  importanti  concilii  si  tenne- 
ro in  Aix.  Il  primo  nel  1 1  1 2  so- 
pra la  disciplina ,  del  quale  tratta 
il  Martene  nel  tomo  IV;  il  secondo 
nel  i374,  versante  egualmente  so- 
pra la  disciplina;  il  terzo  nel  1409, 
riunito  dalle  tre  provincie  di  Aix, 
Arles  ed  Enibrun  affine  di  eleggere 
deputati  pel  concilio  di  Pisa  ;  il  quar- 
to nel  1 4 1 6  ;  il  quinto  nel  1 585 
sopra  la  riforma  dei  costumi,  che 
di  tutti  fu  il  più  interessante,  come  si 
rileva  dal  tomo  XV  di  Labbè,  e  il 
sesto  nel  16 12  contro  il  libro  o  trat- 
tato della  podestà  ecclesiastica  di 
Edmondo  Richer. 

ALA  DI  s.  Michele,  Ordine  mi- 
litare di  Portogallo ,  istituito  nel 
1 1 7 1  da  Alfonso-Enrico  I  a  ren- 
der perenne  la  memoria  della  vit- 
toria riportata  sopra  il  re  di  Sivi- 
glia ed  i  saraceni ,  per  intercessio- 
ne dell'  arcangelo  s.  Michele.  I  mem- 
bri di  quest'  ordine  furono  chiamati 
cavalieri  dell'Ala  di  s.  Michele,  per- 
chè la  loro  insegna  era  fi^egiata  di 
un'ala.  La  veste  che  usavano  eia  tes- 
suta in  colore  purpureo  con  all'  in- 
torno alcuni  raggi  licaumli  iu  oro. 


ALA 

Nel  loro  vessillo,  da  una  parte 
era  l'eflìgie  di  s.  Michele  nell'atto 
di  vincere  il  demonio,  e  dall'altra 
la  croce  dell'  ordine  in  forma  di 
spada  colle  parole:  Quis  ut  deus? 
Questi  cavalieri  osservavano  la  re- 
gola di  s.  Benedetto,  e  seguivano 
l' istituto  dei  cistcrciensi.  Faccano 
voto  di  prendere  le  armi  in  difesa 
della  Cattolica  Religione,  e  dei  con- 
fini del  regno,  come  pure  di  pro- 
teggere le  vedove  ed  i  pupilli.  Que- 
st'  ordine  è  stato  aliolilo. 

ALABARDA.  Città  vescovile  nel- 
la Caria  mediterranea.  Molti  geo- 
grafi parlano  di  essa.  Dipende  dal- 
la metropoli  di  Afi-odisia. 

ALAIS  [Alcsia,  Alcsium).  Città  ve- 
scovile in  Francia,  nella  Lingiiadoca. 
Alais  è  molto  bene  edificata  ai  piedi 
delle  Ce  venne  e  sale  ad  una  l'imota  an- 
tichità. Cesare  nei  suoi  commentarii 
la  denomina  Alesia.  Soggiacque  alcun 
tempo  alle  invasioni  dei  barbari,  cac- 
ciati i  quali  (anno  5o7)  da  Clodo- 
veo  re  di  Francia ,  ebbe  titolo  di 
contea.  In  tale  stato  appartenne  es- 
sa dapprima  alla  casa  Petet,  de'  vi- 
sconti di  Narbona ,  che  poi  furono 
conti  di  Melguil.  Fu  indi  posseduta 
dai  discendenti  di  Carlo  di  Yalois, 
figlio  naturale  di  Carlo  IX,  morto 
nel  1 574  5  e  da  questi  passò  alla 
casa  di  Loi'ena.  Seguì  Alais  il  pro- 
testantismo nelle  guerre  civili  e  re- 
stò per  qualche  tempo  indipenden- 
te. Sottomessa  nel  1629  da  Luigi 
XIII,  dopo  la  rivocazione  dell' edit- 
to di  Nantes,  il  Pontefice  Innocenzo 
XII ,  Pignatellì,  si  adoperò  con  tutto 
l'apostolico  zelo  perchè  interamente 
professasse  il  cattolicismo  .Ai  16 
maggio  1 694,  coli'  autorità  della  co- 
stituzione Anitnarum  zelus,  che  si 
legge  nel  tomo  IX  del  Bollano , 
V  istituì  im  vescovato,  che  fece  suf- 
fiaganeo   di  Naiboua,  dandogli  per 


ALA  170 

dote  la  Badia  di  s.  Pietro  in  Psal- 
mode  dell'Acque  morte,  la  cui  ren- 
dita consisteva  in  diciottomila  lire  tor- 
iiesi.  Francesco  di  Saux.  fu  il  primo 
vescovo  consecrato  colfobbligo  di  pro- 
curare la  conversione  degli  abitanti. 
Nel  Pontificato  di  Clemente  XIII, 
mentre  regnava  sul  trono  di  Fran- 
cia Luigi  XV,  il  parlamento,  estra- 
endo dalla  morale   dei  gesuiti  alcu- 
ne   proposizioni  ,    che    per    autorità 
propria    sentenziò  perniciose,  venne 
in  appoggio  dei  furori  parlamentari 
monsignor  Dubuisson  vescovo  di  A- 
lais,  uno   dei  pochi  superstiti   oppo- 
sitori della  bolla   Un  igeili  ln.s.  Il  Pa- 
pa gli  scrisse  amorosamente,  richia- 
mandolo   al  sentiero    della    verità , 
della  pace  e  dell'  unità,  ma  tutto  fu 
inutile.    Dubuisson    persistette    nella 
sua  disobbedieuza  alla  Chiesa,  e  nella 
sua  avversione  alle  deliberazioni  del- 
l' Assemblea    del    clero    di  Francia . 
Questa  avea    dichiarato  che  la  bol- 
la è    ima    legge    irrefragabile    della 
Chiesa   in   materia  di    dottrina,  cui 
tutti  i  fedeli  dovevano  sottomettersi 
e  pres^r  obbedienza   sotto  pena  di 
peccato  mortale.  Morì  egli  appellando 
alla    costituzione .    Il   suo    metropo- 
litano, l'arcivescovo  di  Narbona,  gli 
negò    i    suffragi    siccome  a  vescovo 
morto  nello  scisma  e  nell'  eresia.  Il 
popolo  di  Alais ,  dacché  il  vescovo 
si  era  allontanato  dalla  cattedra  di 
s.  Pietro ,  non  lo  riguardò  più  che 
con  ori'ore,  ed  il  suo  capitolo,  dopo 
la  di  lui  morte,  ne  sospese  a  divinis 
il  confessore,  ed  alcun    altro  ch'era 
stato  la  causa  della  sua  prevaricazio- 
ne. Il  vescovato  fu  soppresso  col  con- 
cordato dell'anno    1801. 

ALALA.  Città  vescovile  nella  dioce- 
si di  Antiochia,  nella  seconda  Fenicia, 
suffraganea  alla  metropoli  di  Damasco- 
ALANO    dell'Isola.    Ornamento 
cospicuo  della  università  di  Parigi, 


1 74  ALA 

fiorilo  intorno  la  metà  del  secolo 
XIJ.  Valente  a  meraviglia  nella  teo- 
logia, come  nelle  filosofiche  e  poeti- 
che discipline,  si  meritò  a  buon  di- 
ritto r  appellazione  di  iinh'ersale.  Al- 
cuni sostengono  che  due  fossero  in 
quel  tempo  gli  Alani,  e  confondono 
l'uno  coir  altro.  Oudin  però  dimo- 
stra il  contrario  in  una  dissertazio- 
ne, e  dice  che  Alano  abbracciò  l' i- 
stituto  di  s.  Bernardo,  che  dopo  al- 
cuni anni  fu  eletto  primo  abbate 
di  Rivoir,  o  Rivoui-,  che  venne  sol- 
levato alla  dignità  di  vescovo  di 
Auxerre,  cui  rinunziò  dopo  parec- 
chi anni,  che  ritornò  a  Cliiaravalle, 
e  che  finalmente  terminò  la  sua  car- 
riera mortale  a  Citeaux  nel  i2o3. 
Ecco  le  opere  di  questo  autore  : 
1.  Cantici  canticorum  ad  land.  B. 
V.  71/.,  elucidatio  elegantissima  ;  2. 
Su/nnia  de  arte  prccdicatoria  j  3. 
Serniones  IX,  de  diversis  materiis  j 
4.  Libri  sententiarum  et  dictorum 
meinorahiliwnj  5.  De  sex  aliis  Che- 
rubini j  6.  PcemVe/iiitì!/e,ms.,  nella  bi- 
blioteca di  s.  Vittore  ;  7 .  Opus  (jua- 
dripartitum  de  fide  catholica  cantra 
valdenses,  albigenses  et  alias  huj'us 
temporis  hcvreticos,  ms.  ;  8.  Lib.  de 
planclu  nalnrce  j  9,  AnticlaudianuSj 
.sive  de  officio  viri  in  omnibus  vir- 
tutibus  per/ceti,  lib. IX;  io.  Rhythmi 
duoj  1 1 .  Doctrinale  minus,  sive  li- 
her  parabolarumj  12.  Lib.  V.  De 
arte  seu  arliculis  catholicx  fìdeij  i3. 
Vita  s.  Bernardi,  i^.  un  somma- 
rio detto  (iHOt  modis,  ms.  i5.  devia- 
ximis  sive  axiomatibus  theologice 
ms.  16.  Proplietia  Amb.  Merlini 
angli  etc.  ima  cum  septem  libris 
explanationum  in  camdcni  proplie- 
tiam,  cxccllentissimi  sui  temporis 
oraloris,  polyhistoris  et  iheologi  A- 
lani  de  insulis  j  j8.  Dieta  de  lapi- 
de philosophico  j  1  g.  una  operetta 
sulla  penitenza ,    ms.  intitolala   Cor- 


ALA 

rector  seu  medicus  animarwn  j  20. 
Summa  virtutum  et  vilioruni .  Vi 
sono  alcune  lettere  ms.  attribuite 
a  questo  autore,  ma  è  provato  che 
non  lo  sono  ;  finalmente  dicesi  ch'e- 
gli abbia  scritto  anche  sul  Penta- 
teuco, sui  Profeti,  sugli  Evangelisti , 
sulle  epistole  di  s.  Paolo,  e  suU'  A- 
poca  li s se. 

ALANO  Guglielmo  ,  Cardina- 
le .  Guglielmo  Alano  nacque  nei 
1 53 1  a  Lancastro  città  d' Inghil- 
terra. Cresciuto  nell'  innocenza  dei 
costumi,  si  dedicò  allo  studio  del- 
le sacre  scienze  con  sì  felice  suc- 
cesso, che  in  breve  ne  fu  pubblico 
lettore  nell'  università  di  Douvay. 
In  seguito,  gli  fu  conferito  un  cano- 
nicato in  Cambray,  di  poi  mi  altro 
nella  chiesa  di  York,  del  quale 
restò  spogliato  pel  suo  zelo  nel  sos- 
tenere la  fede  contio  le  pretensioni 
della  regina  Elisabetta.  Costretto  a 
prender  la  fiiga  per  sottrarsi  alla 
morte,  andò  a  Lovanio.  Quivi  si 
diede  seriamente  allo  studio  per  im- 
pedire i  rapidi  avanzamenti  del- 
la eresia  ;  scrisse  alcuni  libri  contro 
i  protestanti  inglesi  e  fondò  in  Dou- 
vay im  seminario  a  favore  dei  gio- 
vani esiliati  dall'  Inghilterra  per  mo- 
tivo di  religione.  Caduto  in  grave 
malattia,  si  ricondusse  alla  patria; 
ma  cei'cato  a  morte  dalla  regina,  che 
ciò  seppe,  dovè  nuovamente  ritii'arsi 
nelle  Fiandre ,  dove  produsse  una 
dotta  apologia  per  animare  i  catto- 
lici perseguitali.  Eritreo  nella  sua 
Pinacoteca  (  p.  i .  n.  9 1  )  racconta  , 
che  mentre  stava  per  essere  fatto 
prigione,  il  messo  di  Elisabetta  restò 
cieco  sul  fatto,  sicché  l'Alano  potè  fe- 
licemente sottrarsi.  Condottosi  quin- 
di a  Tleims,  dal  Cardinale  di  Lore- 
na otteniE  un  canonicato  di  quella 
chiesa.  Coli' aiuto  di  s.  Pio  V  e  di 
Filippo  li,    nel    l'Jrtj,  gli   riuscì  in 


ALA 

seguito  di  erigere  Ire  seminari,  uno 
de' quali  per  duecento  giovani,  cui 
egli  stesso  presiedè  perquattordici  an- 
ni. 11  cielo  benedisse  visibilmente  le 
sue  fatiche,  e  lo  difese,  non  senza 
prodigio,  dalle  insidie  che  i  suoi 
nemici  del  continuo  gli  tramavano 
alla  vita.  Gregorio  .XIII,  avendo 
eretto  in  Roma  un  collegio  pegl'  in- 
glesi, volle  che  Alano  ne  fosse  l' isti- 
tutore, e  lo  avrebbe  decorato  della 
sacra  porpora,  se  con  raro  esempio 
di  umiltà  egli  non  l' avesse  costan- 
temente ricusata.  Però  Sisto  V,  a'  7 
agosto  i587,  lo  costrinse  ad  accet- 
tarne 1^  onore,  e  gli  conferì  il  titolo 
di  s.  Martino  ai  monti.  Lo  stesso 
Pontefice  lo  deputò  alla  correzione 
della  Bibbia  da  lui  poscia  pubbli- 
cata. Gregorio  XIV  lo  elesse  biblio- 
tecario della  Vaticana,  e  nel  i^qo 
gli  conferì  la  chiesa  di  Malines. 
Mori  a  Roma  in  odore  di  san- 
tità l'anno  i594,  e  fu  sepolto 
nella  chiesa  del  collegio  inglese.  Il 
Cardinal  Alano  fu  di  eccellente  in- 
gegno e  di  esimia  pietà.  Umile  coi 
grandi,  affabile  e  liberale  coi  po- 
veri, veniva  amato  da  tutti  i  buo- 
ni. Antonio  Sandero  nel  lib.  I  degli 
scrittori  Fiamminghi,  annovera  le 
opere  dogmatiche  scritte  dall'Alano 
contro  gli  eretici. 

ALAiSO  di  Solminihac,  riforma- 
tore dell'  abbazia  di  Chancellade  e 
vescovo  di  Cahors,  nacque  il  dì  2) 
novembre  iSgS,  di  nobile  famiglia 
nel  castello  di  Belet  presso  Peri- 
gueux.  Fino  all'  età  di  ventidue  an- 
ni, corrispondendo  alla  cristiaiiis- 
.sima  educazione  licevuta  fra  le  do- 
mestiche pareti,  mostrò  sincero 
amore  alla  virtìi,  e  gran  prontezza 
d'ingegno.  Arnoldo,  suo  zio  paterno, 
quantunque  noi  vedesse  molto  ad- 
dentro negli  studii,  essendo  abbate 
di  Chancellade,  disponeva  di  rasse- 


A  L  A  1 7  i 

gnare  ad  essolui  la  badia  :  e  Alano 
coftsiderando  ciò  come  voluto  dalla 
Provvidenza,  accettavala.  Ne  ottenne 
le  bolle  pontificie,  il  regio  diploma, 
e  fece  dipoi  professione  della  regola 
di  s.  Agostino,  a  cui  l'obbligava  il 
Sommo  Pontefice.   In  essa  professio- 
ne, primo  de'  suoi  pensieri  fu  ren- 
dersi santo.    Perlochè     data     mano 
agli  studii,  e  provato  in  essi  il  suo 
valore  in  Parigi,    e    nella  Soibona, 
univa  a  quelli  la  pratica   della  pie- 
tà, e  della  più  aspra  mortificazione. 
Dopo  quattr'  anni  che  passò  di  que- 
sta  guisa  nella  capitale,    reduce  al- 
l' abbazia  e  trovatala  nel  materiale 
e  nel  formale  decaduta,  non  è  a  dire 
quanto  indefessamente  Alano  si  oc- 
cupasse a  redintegrarne    gli  edifizii 
rovinati    dalla    torbida    eresia,  e    a 
ristorarne  la  quasi  morta  disciplina. 
Fattosi  esempio    di   umiltà,    di  po- 
vertà, di  obbedienza,  pronunziò  voto 
di  cercare  mai  sempre  in  ogni  cosa 
la  maggior  gloria  di  Dio.  i\è  accon- 
tentavasi  egli  dello  instituire  i  suoi  re- 
ligiosi nella  pietà;  insegnò  loro  anco 
la  teologia,  nella  quale  era  versatissi- 
mo.  Aggiunse  a  questo  insegnamento 
(che  sempre  era  condito    da  parole 
di  santa  unzione,   onde  menti'5  illu- 
minavasi  l'intelletto  ai  discepoli,  toc- 
ca vasi  loro  il  cuore  profondamente) 
alcune  savie  costituzioni  raccolte  dal- 
le regole  di  varii   Ordini  approvati 
dalla  Chiesa.  Tanto  se    ne  stimava 
la  virtìi,  che  mons.  di  Cospean,  ve- 
scovo  di  Nantes  e    superiore    della 
novella  congregazione  delle  benedet- 
tine del  Calvario,  pregollo  di  visitare 
in  Parigi  e  in  alcune  provincic  del- 
la Francia,  i   monisteri    della  detta 
congregazione.  A  questa  commissio- 
ne datagli  dal  pio  Cardinale  di  La- 
rochefoucault  seguitò   l'altra  di  visi- 
tare e  riformare  i  monisteri   di  uo- 
mini   in    una    parte   della  Francia. 


176  ALA 

vVlano  adempì  ogni  uflfizio  con  sn- 
leizia  dicevole  ad  un  uomo  religio- 
sissimo. Nominato  da  Luigi  XIII 
alia  sede  vescovile  di  Lavaur,  per  co- 
tale incarico  ei  si  atterrì  silTattamen- 
tc  da  voler  ad  ogni  modo  rigettarne 
la  orterla.  Se  non  che  la  sua  ripu- 
gnanza accrebbe  presso  il  re  di  mol- 
to il  suo  merito,  e  Luigi  non  solo 
non  ne  accettò  il  rifiuto,  ma  in  vece 
nominollo  al  vescovato  di  Cahors, 
imo  de' più  vasti  del  regno.  Era 
in  età  di  quarantaquattr'  anni  allor- 
ché abbandonò  l'abbazia,  lasciando 
i  fratelli  nel  massimo  dolore  perla 
sua  partenza.  Quindi  insignito  del 
carattere  episcopale,  propose  a  sé 
una  regola  severa  di  vita,  alla  sua 
casa  imponendo  una  disciplina  la 
cui  prima  violazione  bastava  ad 
espellerne  qualunque  vi  appartenes- 
se. La  diocesi,  che  settecento  e  più 
parrocchie  comprendeva,  fu  1'  ogget- 
to precipuo  delle  sue  cure  :  e,  tutto 
inteso  a  ristorar  queste  dai  danni 
che  i  protestanti  ci  aveano cagionati,  ri- 
volse r  animo  a  gravissima  impresa, 
qual  si  fu  la  fondazione  di  un  se- 
minario, che  Cahors  non  per  anco 
possedeva,  e  di  cui  il  bisogno  cre- 
sceva ad  ogni  giorno.  A  tal  fine  ac- 
quistò un  recinto  nella  parte  più 
amena  della  città,  e  vi  innalzò  un 
edifìzio,  che  diede  un  seminario  dei 
più  belli  di  Francia.  Più  che  però 
la  fabbrica  esterna,  stettegli  a  cuore 
sommamente  la  interna  educazione 
de'  giovani.  Ne  fu  egli  stesso  per 
qualche  tempo  il  superiore,  il  mo- 
deratore ;  ma  le  altre  cure  non  per- 
mettendogli di  occuparvisi  tanto  e 
tanto  frequentemente,  affidò  la  in- 
stituzione  ai  preti  di  s.  Lazzaro  go- 
vernati allora  (i()4j)  da  san  Vin- 
C(!nzo  de  Paoli  suo  grande  amico. 
Riserbava  a  sé  la  disamina  scrupo- 
losa  della    vocazione    de' giovani,    e 


ALA 

{»rotestava  che  non  avrebbe  am- 
messi agli  ordini  sacri  coloro,  i  qua- 
li non  avessero  promesso  di  fare 
ad  ogni  giorno  di  loro  vita  un'  ora 
di  mentale  orazione.  Rispetto  poi  al 
ben  comune  della  diocesi ,  poiché 
la  greggia  richiedeva  pronto  soccor- 
rimento  a  molti  bisogni  spiritua- 
li ,  intraprese  le  sante  missioni , 
alle  quali  talvolta  si  fé'  capo  egli 
stesso,  per  cui  fu  persino  abbando- 
nato dalle  forze  e  dalla  salute, 
mentre  gli  effetti  ne  tornavano 
in  tutte  le  parrocchie  assai  con- 
fortanti. Per  lui  si  distrussero  ab- 
boni inevoli  vecchie  costumanze  di 
duello,  di  usura  ;  per  lui  si  visita- 
vano le  singole  chiese  assiduamente 
e  ad  onta  d' incredibili  travagli, 
alla  età  sua  di  troppo  penosi;  per 
lui,  ristabilita  la  ecclesiastica  disci- 
plina, si  divideva  il  territorio  della 
sua  diocesi  in  trenta  distretti,  posto 
alla  direzione  di  ciascuno  un  parroco, 
appellato  vicario  foraneo.  Introdusse 
r  uso  delle  conferenze  mensili  fra  il 
clero,  mezzo  efficace  ad  instruire  i 
ministri  della  Chiesa  e  santificarli. 
Non  la  grazia,  non  le  protezioni  lo 
conducevano  a  scegliere  i  beneficia- 
ti, sì  bene  la  pietà  e  la  sana  dot- 
trina ,  amando  di  dare  non  la 
parrocchia  al  parroco,  ma  il  par- 
roco alia  parrocchia.  Delle  proprie 
entrate  egli  usava  più  per  la  dio- 
cesi, che  per  sé  medesimo.  Conten- 
ta vasi  di  poco  :  e  benché  sostenesse 
molte  liti  per  conservarsi  la  sede  e  il 
vescovile  patrimonio,  il  faceva  da  e- 
conomo  fedele,  che  procaccia  sem- 
pre la  utilità  del  padrone.  II  semi- 
nario, del  quale  dicevamo,  il  prio- 
rato di  Chancellade  a  Cahors,  lo 
spedale  della  Madonna,  la  casa  delle 
orfane  di  s.  Giuseppe,  (jnelln  degli 
orfani  nella  slessa  citlà,  furono  fon- 
date da  lui.   Ventiduc  anni  governò 


ALA 

la  diocesi  di  Cahors,  quando  lo  sfi- 
nirncnto  delle  fòrze  prodotto  da  e- 
loiclie  austerità  e  indefesse  fatiche 
i^li  faceano  ben  conoscere  vicino  il 
termine  di  una  vita  tanto  preziosa. 
Ciò  accadeva  nel  mese  di  ottobre 
i()5q,  e  all'ultimo  giorno  del  me- 
desimo anno  moriva,  in  età  d' anni 
66,  il  venerabile  Alano  di  Solmi- 
nihac,  la  cui  memoria  è  in  benedi- 
zione nel  paese  ove  egli  abitò,  e 
il  novero  delle  cui  virtù,  se  non 
si  fossero  rispettati  gli  ordini  della 
Santa  Sede,  avrebbegli  ottenuto  dai 
popoli  pubblici  onori. 

ALATRI   [Alatrin.)  Antichissima 
città  con  residenza  vescovile  nello  sta- 
lo  Pontificio  posta  nella  delegazione 
di  Fresinone.  E  celebre  per  le  mira- 
bili   sue    mura ,    ma    molto    di    più 
per    aver    partecipato    alle    vicende 
de'  campani ,     ernici    e    romani.    E 
fama  che  un    duce    de'   pelasgi    te- 
nesse m  essa  la  sua  residenza.  Vin- 
ti gli  ernici    dai  romani,    Alatri  fu 
governa'a    da  un  prefetto,    e    vi  si 
narrano    imprese    valorose    de'  suoi 
cittadini.   Cangiatasi  poscia  in  flori- 
do   municipio,    venne     desolata    da 
Mario  e  Siila ,    né    risorse    se    non 
quando  Augusto  vi  spedi  una    del- 
le ventotto  colonie  militari  d' Italia. 
La    città    si  divise    allora    in    nove 
curie,    che  stabilitosi  poi    il  cristia- 
nesimo, divennero  nove  parrocchie. 
Evvi  tradizione  che  nei  tempi  apo- 
stolici abbia  essa  ricevuto  il  vangelo, 
ed  è  certo  che  ne'  primi  secoli  della 
Chiesa     era     sede    di    un    vescovo , 
giacché  ne  fanno  fede  i  concili i    te- 
nuti a  Roma  sotto  i  Pontefici  Vigi- 
lio, Agatone  e  Gregorio  IL  Sappia- 
mo ancbe  di  certo  che  nell'anno  di 
Cristo  546  essendo  Papa  Vigilio  chia- 
mato a  Costantinopoli  dall'  impera- 
tore Giustiniano,    ebbe  per  compa- 
gno Pascasio  vescovo  di  Alatri.  Nel 

VOL.    I. 


ALA  177 

1583,  il  celebre  matematico  e  geo- 
grato  Ignazio  Dante,  domenicano,  il 
<juale  dapprima  chiamossi  Pcrcgrinu^ 
ed  apparteneva  alla  cospicua  fami- 
glia de'  Ilainaldi  da  Perugia  era  piu" 
vescovo  di  Alatii. 

Codesto  vescovato  è  soggetto  im- 
mediatamente alla  Santa  Sede.  La 
cattedrale,  di  archilettma  magnifi- 
ca, è  dedicata  all'apostolo  s.  Paolo. 
Sotto  l'altare  di  questa  chiesa  fu 
collocato  il  corpo  di  s.  Sisto  I  Pon- 
tefice, martirizzato  nel  127,  traspor- 
tato colà  nel  ii33  dalla  chiesa  di 
.s.  Sabina.  Il  capitolo  si  compone 
di  dodici  canonici.  La  bella  chiesa 
di  santo  Stefano  venne  eretta  nel 
secolo  decimoterzo  dal  Cardinale 
Gottifredo  che  denominossi  d' Ala- 
tri. Nelle  vicinanze  sta  l'abbazia  di 
san  Sebastiano  fondala  da  Liberio 
prefetto  delle  Gallie  e  data  in  cura 
al  diacono  Servando,  ma  poi  incor- 
porata dai  Papi  ad  altre  ecclesiasti- 
che dotazioni. 

A  latri  comprende  quattro  mo- 
nisteri,  oltre  il  collegio  dei  pa- 
dri delle  scuole  pie  ed  uno  spedale. 
I  cappuccini  abitano  l'antico  con- 
vento delle  benedettine  dove  esistet- 
te un  tempio  sacro  a  Bellona ,  in 
cui  gli  antichi  alatrini  ricevevano 
le  straniere  ambascerie. 

Questa  città  ebbe  più  volte  la  sorto 
di  accogliere  fra  le  sue  muia  i  Som- 
mi Pontefici.  Tra  gli  altri,  nel  1088 
Urbano  II  si  ritirò  in  essa  per  la 
quistione  che  ebbe  sulle  investiture 
con  Enrico  IV  re  de'  romani;  Calisto 
II,  nel  I  i20j  quando  si  trasferì  a  Be- 
nevento per  animare  i  normanni  ad 
intraprendere  l'assedio  di  Sutri,  do- 
ve si  era  ritirato  l' antipapa  Gre- 
gorio Vili;  nel  1127  Onorio  II; 
nel  II 65,  Alessandro  III,  mentre 
fijggiva  di  terra  in  terra,  colpa  le 
persecuzioni    di   quei  tempi,    e    a- 

23 


178  ALA 

nalmente  nel  1227,  Gregorio  IX , 
che  scappava  dal  furore  di  Fede- 
rico   II    da  lui  scomunicato. 

Alatri  fu  patria  ad  alcuni  Cardi- 
nali .  Merita  special  menzione  il 
Cardinale  Ugo  Visconti  del  1099, 
il  quale  mostrò  una  straordinaria 
intrepidezza  nelle  calamità  donde 
era  travagliata  la  Chiesa  ,  e  die' 
saggio  di  gran  valore  nell'  eroica  di- 
fesa di  Benevento,  cui  presiedeva 
a  nome  del  Sommo  Pontefice  (  V. 
Visconti  Ugo,  Cardinale.  ).  I  Car- 
dinali Gottifredo  ,  di  cui  parlammo 
superiormente ,  e  Patrasso  Leonar- 
do fui'ono  ancor  essi   alatrini. 

La  medesima  città,  anche  dopo 
l'undecimo  secolo  ebbe  a  sofTerire 
molte  disastrose  vicende.  Nel  ^i  55  fu 
occupata  da  Federico  I  Barbarossa 
con  numeroso  esercito,  perchè  Adria- 
no IV  avea  ricusato  di  coronarlo  a 
causa  delle  sue  pretensioni  sulla  sovra- 
nità di  Sicilia.  Nel  i  l 'ÒQt  Enrico  fi- 
glio di  Federico  I ,  essendogli  an- 
dato a  vuoto  r  assalto  di  Fumone 
e  di  Ferentino,  per  disfogar  la  sua 
collera  si  gettò  sopra  Alatri,  deva- 
standone le  terre  vicine.  Senonchè 
la  vigorosa  i-esistenza  dei  suoi  abi- 
tanti l'obbligò  a  ritirarsi,  e  levarne 
r  assedio;  ma  Enrico  VI  nel  i  194 
j)ortandosi  alla  conquista  della  Si- 
cilia fece  pagare  ad  Alatri  il  fio 
di  quella  l'esistenza.  Molto  anco- 
ra sofferse  dalle  armi  di  Ladislao 
re  di  Napoli ,  nel  tempo  del  gran- 
de scisma  di  Occidente;  molto  an- 
cora per  la  guerra ,  che  Carlo  V 
dichiarò  a  Papa  Clemente  VII  del 
i523. 

Nuovi  guai  piombarono  su  Ala- 
tri  pe'  disgusti  nati  fra  il  Pontefice 
Paolo  IV,  Caraffa,  ed  il  re  di  Spa- 
gna Filippo  II.  Questi  mandò  ne- 
gli stati  della  Chiesa  il  duca  di  Al- 
ba   che    con   un    possente   esercito 


ALB 

diede  il  guasto  ai  luoghi  vicini  a 
Roma  ;  ma  il  tutto  ebbe  fine  colla 
pace  conchiusa  in  Cave  presso  Pa- 
lestrina  a'  1 4  settembre  dell'  anno 
1557. 

Anche  per  le  l'ecenti  vicende,  A- 
latri  nel  1 798  vide  rinnovarsi  le 
stragi  ne'  suoi  cittadini,  mentre  va- 
lorosamente si  opponevano  ai  re- 
pubblicani  francesi. 

ALBA  (  Alben.  ).  Città  con  resi- 
denza vescovile  nel  Piemonte.  Alba 
[Alba  Ponipeja),  è  antica  città  del 
Monferrato,  posta  alla  destra  del 
Tanaro,  che  si  attraversa  sopra  un 
ponte  di  navigli.  Vuoisi  che  sia 
stata  edificata  da  Pompeo  Strabo- 
ne  padre  di  Pompeo  il  Grande. 
Dominata  dai  Carolingi  d'Italia, 
dopo  la  estinzione  loro  si  gover- 
nò come  comune.  Soggiacque  suc- 
cessivamente alla  dominazione  dei 
marchesi  di  Saluzzo  e  di  Monfer- 
rato, dei  re  di  Napoli,  dei  duchi 
del  IMilanese  e  di  quei  di  Manto- 
va, sinché,  colla  pace  stipulata  nel 
i63i  a  Cherasco,  fu  devoluta  al 
duca  di  Savoia  Vittorio  Amadeo  I, 
e  d' allora  in  poi  fece  parte  dei 
dominii  di  quella  real  casa.  Alba 
è  patria  del  Sommo  Pontefice  san- 
to Innocenzo  I,  creato  nel  ^01,  fi- 
gliuolo d' Innocenzo,  diacono  Car- 
dinale, eletto  da  s.  Damaso  I.  Fu 
egli  il  primo  Papa  che  partisse  da 
Roma  per  viaggiare  a  prò  della 
Chiesa. 

Si  vuole  che  il  vangelo  vi  fosse 
predicato  verso  il  25o  dai  commis- 
sionati dis.  Dalmazio,  essendo  Pontefi- 
ce s.  Cornelio.  Sotto  il  Papa  s.  Silve- 
stro I  si  ritiene  che  ne  fiorisse  il  primo 
vescovo.  Fatto  è  che  s.  Dionisio,  nel 
352,  da  questa  chiesa  fu  trasferito  a 
quella  di  Milano,  alla  quale  era  sub- 
ordinata la  diocesi  di  Alba.  La  cat- 
tedrale è  dedicata  a  s.  Lorenzo  mar- 


ALI] 

tire  aichilcvita,  ed  è  un  bello  ed 
antico  edifìcio  :  il  capitolo  ha  l'arci- 
diacono, l'arciprete ,  il  cantore,  ed 
il  decano ,  con  tredici  canonici ,  ed 
altri  sacerdoti  e  chierici.  L'arciprete 
con  due  vice-parrochi  ha  la  cura 
delia  parrocchia  annessa  alla  catte- 
drale, nella  quale  si  venerano  i  cor- 
pi de' ss.  Frontiniano,  e  compagni 
martiri,  e  di  s.  Teohaldo  confesso- 
re. La  mensa  è  tassata  di  877  fio- 
rini; ed  è  il  vescovato  sufTraga- 
neo  della  metropolitana  di  Torino. 
Nella  città  vi  sono  due  altre  par- 
rocchie, con  monte  di  pietà,  ospe- 
dale, seminario,  confraternite,  ed  il 
monistero  di  s .  Maria  IMaddalena, 
fondato,  ed  abitato  dalla  b.  Mar- 
gherita di  Savoia,  moglie  a  Teodoro 
marchese  di  Monferrato ,  morto  il 
quale  si  fece  monaca  del  terz'Ordi- 
ne  di  san  Domenico,  dove  cessò  di 
vivere  nel  14^4-  r*io  V,  e  Clemente 
IX  permisero,  ed  approvarono  il  suo 
culto. 

ALBA  GIULIA  (  Alba  Julia  ) . 
Città  vescovile  di  Transilvania,  capita- 
le della  contea  di  tal  nome.  Era 
sede  del  vescovo  latino  di  Transil- 
vania, eretta  da  Papa  Innocenzo  XII 
l'anno  iGgfi.  Ripete  la  sua  denomi- 
na/ione da  Giulia  madre  del  celebre 
Marco  Aurelio  imperatore  :  essa  fu 
edificata  al  confluente  del  fiume  di 
Ompay  colla  Marosch. 

ALBANENSE.  Con  questo  nome 
si  conoscono  tre  concilii,  celebrati 
in  s.  Albano,  paese  d'Inghilterra.  Il 
primo  fu  adunato  l'anno  1206;  il 
secondo  nel  1 2  1 3  per  la  pace  tra 
il  re  Giovanni ,  e  la  Chiesa  ;  e  il 
terzo  nel  isSi.  Di  questi  si  fa  men- 
zione nel  tomo  I  della  Collez.  d/?i 
Conc.  d' Inghilterra. 

ALBANESI.  Eretici ,  eh'  ebbero 
origine  verso  il  73')  nell'Albania,  ed 
abbracciarono  quasi  tutti  gli  eri'ori 


ALB  lyr) 

di  Manctc.  Costoro  sostenevano,  che 
il  mondo  fosse  eterno,  ed  insegna- 
vano la  trasmigrazione  delle  anime. 
Negavano  il  peccato  originale,  la  ef- 
ficacia dei  sacramenti ,  eccetto  del 
Battesimo,  la  verità  dell'inferno,  e 
voleano  che  la  Chiesa  non  avesse 
l'autorità  di  scominiicare.  Inoltie 
insegnavano  che  Gesìi  Cristo  era  di- 
sceso dal  cielo  in  terra  con  un  cor- 
po suo  proprio ,  e  che  per  conse- 
guenza non  era  stato  veramente  uo- 
mo, che  non  avca  solltirto ,  e  che 
non  era  né  morto ,  nò  risuscitato. 
Adottavano  i  due  principii:  l'uno 
buono,  padre  di  Gesù  Cristo  ed  au- 
tore del  nuovo  testamento  ,  l'  altro 
cattivo,  autore  del  testamento  vec- 
chio. 

ALBANI.  Famiglia  illustre  d'I- 
talia stabilita  un  tempo  nell'  Alba- 
nia, ma  che  nel  secolo  decimose- 
sto fu  costretta  per  le  conquiste  dei 
turchi  a  ritirarsi  in  Italia.  Ella  si 
divise  allora  in  due  rami,  mio  dei 
quali  si  stabilì  in  Urbino,  1'  altro  a 
Bergamo.  In  amendue  queste  città 
gli  Albani  furono  ascritti  alla  nobiltà, 
e  pervennero  ai  primi  posti.  Dalla 
discendenza  del  ramo  di  Bergamo 
uscì  il  celebre  Cardinale  Giangi- 
rolamo,  di  cui  è  d'uopo  dare  al- 
cuni cenni. 

Albani  Giangiroiamo  ,  Cardi- 
nale. Giangirolamo  Albani,  nacque 
a  Bergamo  nel  i5o4-  Attese  allo 
studio  del  diritto  canonico  e  civile, 
e  divenne  famigerato  capitano  del- 
la repubblica  di  Venezia,  poi  po- 
destà di  Bergamo .  Il  suo  zelo 
per  la  religione  rendette  molti  ."ser- 
vigi all'inquisitore  del  santo  Offi- 
zio  Michele  Ghislieri,  il  quale,  dive- 
nuto Papa  col  nome  di  Pio  V,  desti- 
nollo  al  governo  della  Marca,  e  lo 
creò,  a'  17  maggio  i57o,  prete  Car- 
dinale di  s.  Giovanni  a  porta  tali- 


j8o  ALB 

ìia.  I  suoi  meriti  lo  avrel)ljono  leii- 
duto  degno  del  Pontificato;  ma  l'Al- 
bani era  vedovo  ed  avea  figli  :  il 
timore  quindi  che  ad  essi  abban- 
donasse il  governo,  impedì  al  concla- 
ve di  eleggerlo  Papa.  Mori  d' anni 
Hy,  nel  i5<^i,  dopo  vent' un  anno 
di  Cardinalato.  Abbiamo  di  lui  pa- 
recchie opere  di  giurisprudenza  ca- 
nonica. Le  principali  sono;  i."  De 
immuni  tale  ecclesiavumj  2.°  De  po- 
testà te  Papce  et  conciliij  3."  De 
Cardinalibus ,  et  de  donalione  Con.' 
stantini. 

Dalla  principesca  famiglia  Albani, 
che  si  fa  discendere  da  un  re  di 
Portogallo  ,  stabilitasi  ad  Uibino 
(  V.  Clemente  XI  ),  molti  furono  i 
personaggi,  che  riuscirono  degni  di 
singolare  menzione.  Fra  gli  altii  : 
Orazio  Albani,  del  i633,  che  fu 
insignito  della  dignità  senatoria  per 
aver  impegnato  Francesco  Maria  li, 
della  Rovere,  ultimo  duca  di  Urbino, 
a  far  rientrare  i  suoi  stati  sotto  l'an- 
tico dominio  dei  Pontefici.  La  Chiesa 
ebbe  da  questa  famiglia  un  Pontefi- 
ce, e  fu  Gianfrancesco  Albani,  che, 
nel  1700,  col  nome  di  Clemente  XI, 
ne  assunse  il  governo.  Oltre  a  lui 
ebbe  a  noverax-e  in  diversi  tem- 
pi anche  i  seguenti  quattro  Car- 
dinali : 

Albani  Annibale,  Cardinale.  An- 
nibale Albani,  figlio  di  Orazio,  na- 
to ad  Urbino  a'  i5  agosto  1682, 
dopo  aver  occupati  i  primi  posti 
della  curia  romana ,  co'  suoi  aurei 
costimii  si  acquistò  la  stima  e  l'a- 
more di  tutti ,  e  resosi  benemerito 
nelle  nunziature  a  Vienna ,  all'  Aia 
ed  a  Franeoforte,  Clemente  XI  suo 
zio,  che  neir  età  di  24  anni  lo  fe- 
ce cameriere  segreto ,  e  poi  presi- 
dente di  Camera,  ai  23  dicembre 
171  I,  lo  creò  Cardinale  diacono  di 
santa  Maria  in  Cosmedin,  nella  qual 


ALB 

dignità  visse  ^o  anni.  Sostenne  mol- 
ti onorevoli  impieghi  nella  Santa 
Romana  Chiesa,  e,  nel  i735,  fu  crea- 
to vescovo  di  Sabina ,  ove  celebrò 
un  sinodo,  ch'è  ricordato  da  Bene- 
detto XIV  nel  libro  :  De  Synodo 
Dicecesana.  Ivi  ampliò  il  semina- 
rio, e  alzò  dai  fondamenti  il  palaz- 
zo de'sulFraganei.  La  sua  patria  ne 
sperimentò  la  magnanimità ,  dac- 
ché vi  stabilì  egli  una  tipografia  ed 
una  ricca  biblioteca.  Trasferito  al 
vescovato  di  Porto,  mori  nel  i75r, 
in  età  di  69  anni. 

Albani  Alessandro,  Cardinale. 
Alessandro  Albani  fu  secondo  figlio 
di  Orazio,  nato  ai  i5  ottobre  1692. 
Neil'  età  di  quindici  anni  fu  fatto  co- 
lonnello di  un  reggimento  di  di'ago- 
ni.  Prese  di  poi  l'abito  prelatizio,e  dal- 
lo zio  Clemente  XI  venne  pi'omosso  a 
chierico  di  Camera,  ed  a  nunzio  stra- 
ordinario a  Vienna,  per  la  restitu- 
zione di  Comacchio.  Spiegò  in  fjuel- 
la  missione  la  magnificenza  e  la  di- 
gnità convenienti  al  nome  ed  ulìlzio 
suo.  Papa  Innocenzo  XIII,  a' 16  lu- 
glio 1721,  creollo  diacono  Cardina- 
le di  s.  Adriano .  Come  primo  di 
quest'  Ordine  coronò  i  Pontefici  Cle- 
mente XIII,  Clemente  XIV  e  Pio 
VI.  Egli  fabbricò  ed  arricch"ì  di 
vetusti  e  preziosi  monumenti  la  ce- 
lebrata Villa  Albani  (  Vedi)  fuo- 
ri di  porta  Salara.  Dotato  di  gu- 
sto squisito,  amava  e  coltivava  le 
arti  e  le  lettere;  aumentò  la  bi- 
blioteca Albani  [V.  ove  si  parla  del 
palazzo).  Morì  cieco,  nel  1779,  in 
età  d'anni  ottantasette,  lasciando  del- 
le opere  storiche  riputatissime. 

Albani  Gianfrancesco,  Cardi- 
nale. Gianfrancesco  Albani,  nacque 
in  Roma,  ai  2 ó  febbraio  1720.  Fu 
ereato  Cardinale  da  Benedetto  XIV, 
a'  IO  aprile  174?;  poscia  venne 
promosso  al  vescovato  suburbicario 


ALT. 

(li  Ostia  e  Velletri  ;  venne  in  seguito 
fatto  arciprete  di  S.  M.  Maggiore,  e 
decano  del  sagro  Collegio.  Essendo 
vissuto  fino  ai  i5  settembre  i8o3, 
concorse  alle  elezioni  di  Clemente 
XIII,  Clemente  XIV,  Pio  VI,  e 
Pio  VII.  Le  sue  geslc  sono  descrit- 
te neir  opei'a  :  Vita  et  rcs  gestce 
Summ.  Ponlif.  et  S.  R.  E.  Cardi- 
nal, ad  exempluni  Ciaconii  conti- 
iiuatce  y  ecc.  auctore  Jo.  Paulo  Del 
Cinque. 

Albani  Giuseppe,  Cardinale.  Giu- 
seppe Albani,  nato  in  Roma  ai  i3 
settembre  17 'io,  fu  creato  da  Pio 
VII,  a' 23  febbraio  180  i.  Cardinal 
diacono  di  s.  Eustachio,  donde  pas- 
sò alla  diaconia  di  s.  Maria  in  \ia 
Lata.  Come  primo  di  detto  Oi'- 
dine,  nel  1829,  coronò  Pio  VIII,  da 
cui  fu  nominato  segretario  di  stato 
e  bibliotecario:  continuando  ad  es- 
sere visitatore  apostolico  di  s.  Mi- 
chele e  segretario  de'  Brevi  Ponti- 
fìcii, carica  già  conferitagli  da  Leo- 
ne XII,  e  che  esercitò  pure  sotto 
Pio  VII  ed  il  regnante  Pontefice. 
Questi  lo  nominò  legato  di  Urbino 
e  Pesaro  ,  poi  commissario  delle 
quattro  legazioni.  Chiaro  per  fervi- 
do ingegno  e  per  zelo  attivissimo 
verso  la  Santa  Sede,  mori  in  Pesa- 
ro, a' 3  dicembre  i834.  Esposto  in 
quella  cattedrale,  fu  poi  trasportato 
ad  Urbino,  patria  de'  suoi  maggiori, 
e  seppellito  nella  cappella  gentilizia 
di  s.  Pietro  nel  chiostro  dei  pp.  mi- 
nori conventuali.  V.  Soriano,  Prin- 
cipato della  famiglia  Albani. 

ALBANIA  o  EPIRO.  Provincia 
dell'  antica  Grecia.  La  parte  supe- 
riore si  compone  dell'antico  Illirio 
orientale  e  dell'  Albania  propria  , 
detta  anche  talvolta  il  Nuovo  Epiro. 
La  parte  infciiore  contiene  l' anti- 
co Epiro,  e  dicesi  spesso  la  Nuova 
Albania.    Al  presente    forma  parte 


ALB  ,,Sf 

della  Turchia,  ed  è  ripartita  nei 
governi  di  Romelia  e  Scutari.  An- 
ticamente avea  due  città  principali, 
Alhanopoli,  e  Cahulnca.Ovt\,  \\\)n- 
nopoli  è  mezzo  distrutta,  e  Cabulaca 
più  non  esisto.  Primeggiarono  poscia 
I3urazzo  e  Croia,  ancora  esistenti, 
e  la  prima  è  anzi  sede  vescovile,  co- 
me lo  sono  Scutari,  Antivari,  Alessio, 
Dulcigno,  Pulati ,  Sappa  e  Sebeni- 
co.  Gli  Albanesi,  od  Epiroti  discen- 
dono dagU  antichi  sciti ,  il  cui  lin- 
guaggio tuttora  conservasi  tra  i  mon- 
tanari dell'interno  del  paese. 

Questa  provincia  fu  conquistata 
dai  romani  quando  ebbero  a  guer- 
reggiare con  Pirro,  antico  re  dell'  E- 
piro.  Crollato  l'impero  romano,  la 
nazione  Albanese  per  molto  tempo 
elesse  i  suoi  principi,  sino  alla  mor- 
te del  famoso  Giorgio  Castriota  o 
Scanderbeg.  Gran  porzione  dell'Al- 
bania apparteneva  un  tempo  alia 
repubblica  di   Venezia. 

Quantunque  la  religione  mao- 
mettana sia  la  dominante  in  gran 
parte  della  provincia  di  Albania , 
pure  molti  de' suoi  abitanti  sono 
greci,  ed  hannovi  non  pochi  cattolici. 
Alcuni  dicono  aver  s.  Bartolommeo 
predicata  la  fede  in  Albania,  ed  es- 
servi anche  morto,  predicandovi  po- 
scia certo  Taddeo  discepolo  degli 
apostoli.  Nondimeno,  per  quanto  si 
sa,  la  Cattolica  Religione  non  vi  fio- 
ri, che  verso  l'epoca  dell'imperatore 
Costantino  il  gi'ande  (secolo  IV),  e  gli 
armeni  asseriscono  concordemente 
che  Gregorio j  nipote  di  s.  Gregorio 
r  Illuminatore  ,  il  quale  istruì  i 
padri  loro,  sia  pure  stato  il  primo 
vescovo  che  avesse  sede   in  Albania, 

Il  Sommo  Pontefice  Urbano  V, 
Grimoaldi,  risiedente  in  Avignone, 
che  morì  nel  1 3fìc),  si  applicò  tanto 
a  confermare  i  greci  nell'  obbedien- 
za   alla  Chiesa  Cattolica    Uoniana , 


i82  ALB 

quanto  ad  indurvici  gli  albanesi,  fa- 
cendo riconoscer  loro  il  primato  del 
Romano  Pontefice. 

Durante  il  Pontificato  di  Clemen- 
te XI,  Albani,  il  primate  del  re- 
gno della  Servia  e  dell'  Albania  ten- 
ne un  concilio  (an.  i7o3)  per  to- 
gliere parecchi  abusi  introdotti  in 
diverse  chiese  poste  ne'  dominii  do- 
gi' infedeli.  Benedetto  XIV,  L cimbe r- 
tini,  scrìsse  un  breve  a' prelati,  al  cle- 
ro ed  al  popolo  di  quelle  nazioni,  se- 
condo il  contenuto  dell'apostolica  co- 
stituzione Inter  oinm'gcnas,  data  ai 
1  febbr.  17443  che  si  legge  nel  tom. 
XVI  del  Bollarlo  INIagno,  .e  questo 
per  dare  alle  chiese  dell'  Albania  op- 
portuni l'egolainenti .  Oltracciò  con 
la  costituzione  Grai'issinmm,  spedita 
a'  i<Sgennaro  1757  (tomo  XIX  del 
citato  Bollarlo  ),  stabifi  le  interroga- 
zioni che  dovevansi  fare  ai  vescovi 
dell"  Albania,  della  INIacedonia,  della 
Servia,  della  Bulgaria  e  di  altre  parti , 
acciocché  le  risposte  loro,  mandate  alla 
congregazione  di  Propaganda,  servis- 
sero di  lume  alle  conseguenti  istru- 
zioni a  quei  popoli.  Ordinò  con  ai- 
tila costituzione  Qnod  provinciale , 
data  il  i.°  agosto  i75i,  che  i  no- 
mi maomettani  non  s'  imponessero 
a' bambini  cristiani,  come  avea  proi- 
bito il  detto  concilio  provinciale  del- 
l'Albania, nel  1703,  approvato  già 
da  Clemente  XI.  Finalmente  con 
un  breve  a  monsignor  Lercari  se- 
gretario di  Propaganda,  Urbeni  An- 
tibarum,  spedito  a' 9  marzo  1752, 
rispose  ai  dubbii  proposti  dall'  ai'- 
civcscovo  di  Antivari  in  Albania. 

Quando  Amurat  II  voleva  ricu- 
perare l'Albania,  verso  il  i443,  dal 
prode  Scanderbcg,  Eugenio  IV  in- 
coraggiò quel  prode  albanese ,  ncl- 
l'alto  che  eccitava  tutti  i  principi 
cristiani  a  prendere  le  armi  contio 
I  nemici    del  nome    cristiano.    Indi 


ALB 

Nicolò  V  ,  con  breve  de'  20  giugno 
'447>  che  si  legge  presso  1'  annalista 
Wadingo,  mandò  nunzii  nell'Alba- 
nia e  nella  Schiavonia,  i  quali  furo- 
no Antonio  di  Oliveto  minore  fran- 
cescano, e  poco  dopo  Tommaso 
vescovo  Farense,  e,  nel  )  4^  i  >  Eu- 
genio Smiima  francescano.  Predica- 
vano questi  a  quei  popoli,  e  con  tutti 
gli  sproni  della  religione  gli  eccitava- 
no a  pugnare  volonterosi,  .sotto  le  in- 
segne di  Scanderbeg,  contro  gl'infedeli 
che  cercavano  invadere  l\41bania. 
Irritandosi  vieppiù  Amm-at  II,  volle 
egli  stesso  farsi  duce  in  questa  regio- 
ne di  copioso  esercito,,  e  prese  di  mi- 
ra particolarmente  Croia,  come  reggia 
di  Scanderbeg,  la  strinse  inutilmen- 
te di  assedio,  e  verso  il  i^^i,  mo- 
rì innanzi  ad  essa  pieno  di  vergo- 
gna. Così  gli  altri  principi  cristiani 
avessero  soccorso  quell'  eroe  al  pari 
de'  Pontefici,  che  forse  Maometto  II, 
succeduto  ad  Amurat  II  suo  padre, 
non  aviebbe,  nel  i453,  conquistato 
Costantinopoh  ! 

Occupata  da  Maometto  TI  questa 
capitale,  mirò  a  Croia,  e  tentò  il  ri- 
cupero dell'  Albania.  Castriota  intan- 
to, cedendo  alle  premure  del  Ponte- 
fice Pio  II,  e  di  Ferdinando  I  re  di 
Napoli,  co'  suoi  albanesi  corse  a  Bari 
per  liberar  questo  principe  da'  turclxi, 
influendo  altresì,  nel  1  ^\&i,  a'  van- 
taggi, che  Ferdinando  I  riportò  su 
Giovanni  d"  Angiò  suo  competitore. 
Quindi  Scanderbeg,  nel  r4t)*J5  si  era 
recato  a  Roma,  dove  fu  ricevuto  dal 
Sommo  Pontefice  Paolo  II,  5^7 rio,  ve- 
neziano, e  fino  al  mese  di  febbraio 
i4'37,  alle  falde  del  Quirinale,  abitò 
in  una  casa  che  sulla  facciata  el)be 
dipinto  il  suo  ritrailo,  cliiamando.Si 
anche  la  via  dal  .suo  nomo  Scanderbeg. 

Ritornando  in  Albania  egli  trovò 
licnsì  Croia  as.scdiala  dai  turchi, 
ma    li    costrinse    a    fuggire    col  so- 


ALB 
Jito  suo  coraggio  e  con  grave 
loro  detrimento.  Non  molto  dopo 
per  altro,  colpito  da  malattia,  mo- 
rì di  63  anni  pieno  di  gloria  (an. 
1468),  dopo  aver  per  quattro  interi 
lustri  repressi  gli  sforzi  degli  infedeli. 
V.  Berlezio  prete  dalmatino,  Vita  di 
questo  eroe  cristiano,  stampata  in 
Roma  nel  i5o6;  il  p.  du  Poncet 
Gesuita,  Vita  di  Giovanni  Castriota 
detto  Scanderbeg ,  re  di  Albania, 
pubblicata  in  Parigi  nel    1 709. 

Scanderbeg  lasciò  sotto  la  tutela 
della  repul^blica  veneta  un  figlio 
ancor  bambino,  il  quale,  ristretto  al 
possesso  della  sola  città  di  Croia 
e  di  pochi  altri  dominii,  non  potè 
resistere  agli  sforzi  di  Maometto  II, 
che  per  tal  modo  nel  i477  giunse 
ad  impadronirsi  di  tutta  1'  Albania. 
Il  figlio  del  prode  Scanderbeg  rico- 
verossi  in  Napoli  con  molti  Alba- 
nesi insieme  ad  Azanito  suo  cu- 
gino il  quale  fu  generosamente  ri- 
cevuto in  Roma  dal  prefato  Pao- 
lo II. 

Nel  1708  Clemente  XI,  la  cui 
famiglia  era  orionda  d'  Albania,  me- 
diante la  costituzione  Cuni  in  iis , 
spedita  ai  21  giugno,  e  riportata 
nel  tomo  X,  parte  I  del  Bollario, 
formò  un  fondo  di  scudi  quattro- 
mila, e  dispose  che  col  loro  frutto  si 
mantenesse  nel  collegio  urbano  di 
Propaganda  vui  alunno  dell'  Albania 
oltre  gli  altri  due,  che  nel  1700 
avea  stabiliti,  acciocché  facessero  gli 
studi i  in  Roma  e  riuscissero  poscia 
d' istruzione  ai  loro  connazionali. 

ALBANO  (s.),  primo  martire  del- 
la gran  Brettagna  nato  a  Verulamio 
nel  secolo  III,  ed  educato  a  Roma. 
Ristabilitosi  in  patria,  benché  non  co- 
noscesse ne'suoi  primi  anni  Gesìx  Cri- 
sto, die'  pruove  di  bontà  e  di  ospi- 
talità verso  gì'  infelici.  Mentre  si 
eseguivano  nella  gran  Brettagna  gli 


ALB  i83 

editti  de' persecutori  della  Chiesa  ri- 
coverò appresso  di  sé  un  ecclesiasti- 
co, dal  cui  esempio  e  ammaestra- 
mento fu  convertito.  Per  sottrarre 
r  ospite  alle  investigazioni  degl'  ido- 
latri ,  travestillo  e  gli  die'  scampo 
segreto ,  mutando  le  proprie  vesti- 
menta  in  quelle  di  lui.  Ardentemen- 
te desideroso  di  spargere  il  san- 
gue per  Cristo ,  si  oifjrse  con  im- 
pavida fronte  ai  soldati ,  dai  quali 
legato  e  condotto  al  giudice,  ne  fu 
dopo  forti  e  decisivi  dilemmi  fatto 
battere  crudelmente,  quindi  decapi- 
tare. Incerto  é  1'  anno  del  suo  mar- 
tirio ;  il  mese,  giusta  Beda ,  è  giu- 
gno ,  il  giorno  ventesimosecondo. 
L' InghilteiTa  ha  onorato  per  più 
secoli  sant'  Albano  come  uno  dei 
suoi  principali  pati'oni ,  ed  ottenne 
dal  cielo  grazie  segnalate  per  lo  in- 
tercedimento  di  lui.  La  festa  se  ne 
celebra  ai   22  giugno. 

ALBANO  [Albanen).  Città  con 
residenza  di  un  vescovo  suburbica- 
rio,  nello  Stato  Pontificio.  La  fon- 
dazione della  città  di  Albano  si 
attribuisce  ad  Ascanio  figlio  di  E- 
nea,  cinque  secoli  avanti  quella  di 
Roma.  Albano  ebbe  i  propri!  re 
fino  al  tempo  di  Tulio  Ostilio  re  di 
Roma  ;  ma  la  famosa  disfida  dei  tre 
romani  Orazii  e  di  altrettanti  Cu- 
riazii  albani,  terminata  colla  vittoria 
del  supei^stite  Orazio,  fece  che  Ro- 
ma distruggesse  Alba-Lunga,  nome 
antico  della  città  di  Albano.  Vuoisi 
che  Alba-Lunga  giacesse  alle  falde 
del  monte  Albano ,  o  in  riva  al 
lago  Albano,  o  di  Castel  Gandolfo, 
nel  sito  ove  ora  esiste  il  convento  di 
Palazzuolo,  di  cui  parleremo  al  ter- 
mine di  questo  articolo.  Distrutta 
Alba-Lunga,  gli  albani  passarono  ad 
aumentare  la  popolazione  della  cre- 
scente Roma,  indi  si  sparsero  nei 
suoi  dintorni.  Pompeo  costrusse  co- 


i84  ALB 

Jà  una  magnifica  villa,  sopra  la  qua- 
le neir  impero  di  Nerone  venne 
edificata  la  nuova  città  di  Albano, 
per  cui  talvolta  venne  chiamata 
Albanuin  Ponipej .  Evvi  ancora  un 
sepolcro  in  poca  distanza  da  Alba- 
no che  pretendesi  aver  raccolte  le 
ceneri  di  Pompeo,  mentre  prima 
pare  che  chiudesse  quelle  de'  Cu- 
riazii.  Sotto  1'  ultimo  dei  Flavii  fu 
instituito  in  Albano  un  campo  per 
le  squadre  dei  soldati  pretoriani  : 
e  da  ciò  si  mantenne  ad  Albano  lun- 
gamente 1'  appellazione  di  Pretorio 
Albano.  Trovando  alcuni  aver  Co- 
stantino distrutto  quel  campo ,  di- 
cono, che  si  facesse  fondatore  della 
odierna  Albano:  opinione  però  che 
da  altri   viene  smentita. 

Bella  è  la  posizione  di  Albano  sulla 
Aia  Appia,  quattordici  miglia  circa 
lungi  dalla  capitale  del  mondo 
cattolico,  e  sopra  un  ameno  colle, 
che  invita  i  Romani  a  villeggiarvi. 
Commendevole  per  la  salubrità  del- 
la sua  aria,  e  per  la  squisitezza  dei 
suoi  vini,  grande  interesse  trovano 
ne'  suoi  dintorni  gì'  investigatori 
delle  antichità,  pei  ruderi  dell'  an- 
tica città  chiamata  da  Properzio 
Suhurbance  Bovillce  ,  in  poca  di- 
stanza esistenti .  Fra  quei  ruderi 
sorge  specialmente  un  circo  ed  im 
teatro. 

Si  congettura  che  o  s.  Pietro,  o 
taluno  de'  suoi  discepoli,  portasse 
la  luce  del  vangelo  ad  Albano,  e 
probabilmente  san  Clemente  I,  già 
battezzato  ed  ordinato  prete  e  ve- 
scovo dal  principe  degli  Apostoli  che 
ha  propagata  la  fede  in  Velletri,  e  fu 
coadiutore  di  lui  ne'  luoghi  subur- 
bani. Insorgono  alcuni  a  combat- 
tere tale  asserzione  ponendo  che  Co- 
stantino Magno  il  primo  edificasse 
Albano;  ma  altri  aggiungono  (se- 
condo che  si  legge  nella  vita  di  s. 


ALB 

Silvestro  I  )  che  Costantino  edifi- 
casse solo  una  chiesa  in  Albano  in- 
titolata a  san  Giambattista,  arric- 
chendola di  vasi  sacri,  e  dotandola 
eziandio  colle  località  occupate  dai 
pretoriani,  ed  assegnandole  pure  va- 
rie altre  possessioni  del  lago  di  Tur- 
no ,  delle  Mole ,  l' Albanese  pres- 
so il  lago,  la  massa  di  Mucio,  quel- 
la di  Tiberio,  gli  Orti,  le  Marine, 
la  massa  di  Nemo,  l' iVimansiana 
presso  Cori,  e  la  Mediana .  Tutte 
queste  cose  in  quella  vita  di  s.  Sil- 
vestro I  si  sarebbero  secondaria- 
mente narrate,  anziché  principal- 
mente, se  innanzi  di  erigere  la  chie- 
sa avesse  Costantino  costrutta  la 
città. 

Lasciata  la  quistione  sulla  mag- 
gior o  minor  precedenza  di  Albano 
intorno  all'  acquisto  della  fede,  an- 
tichissime e  distinte  sono  certo  le 
prerogative  del  suo  vescovo.  Egli 
è  ora  uno  dei  sei  (  un  tempo  set- 
te )  vescovi  suburbicarii ,  già  ebdo- 
madarii  lateranensi,  come  assistenti 
a  vicenda  al  Romano  Pontefice,  ser- 
vendolo alternativamente  nella  ba- 
silica di  s.  Giovanni  in  Laterano  o 
del  Salvatore.  Il  vescovo  di  Albano 
gode  la  prerogativa  di  essere  uno 
dei  tre  vescovi  che  fanno  la  funzio- 
ne di  consecrare  il  Papa ,  quando 
non  è  vescovo  prima  di  essere  e- 
letto .  Questa  prerogativa ,  se  in 
quello  d'  Albano  non  è  si  antica 
quanto  in  quello  d'  Ostia,  peculiar- 
mente nominato  nella  consecrazio- 
ne  di  s.  Dionisio  Greco  (an.  258) 
e  del  Pontefice  s.  Marco  (an.  336) , 
tuttavia  troviamo  memoria  che  la 
godeva  fino  dall'anno  682.  Eletto 
allora  il  Pontefice  Leone  II,  scrive  A- 
nastasio  [Vita  Zeo/i/V)  che  ricevette 
egli  r  episcopale  consccrazione  da 
Andrea  vescovo  di  Ostia  e  da  Gio- 
vanni di  Porto    con    Piacentino    di 


ALB 

V^dlclri ,  funzionante    per  quello   di 
AlbaliOj  che  allora  vacava. 

A  quel  gl'ande  privilegio  un  al- 
tro ne  univa  il  vescovo  ili  Alba- 
no, che  succedendo,  cioè,  le  incoro- 
nazioni imperiali  fatte  a  san  Pietro 
in  Vaticano  ,  egli ,  stando  dinanzi 
la  porta  d'argento ,  era  il  primo  a 
l'eoi  tare,  nella  benedizione  dell'  im- 
peratore, la  prima  orazione  sopra 
di  lui.  Cos'i  asserisce  il  celebre  an- 
nalista Cardinale  Baronio.  Tale  ora- 
zione era  la  seguente  :  Deus,  in  citjus 
vianu  sunt  corda  regimi  j  inclina 
ad  preces  hnmililalis  nostra;  au- 
rcs  niisericordice  tace  _,  et  impera- 
tori nostro  famulo  tuo  N.  regimen 
tua^  sapienticv  appone,  ut,  haustis 
de  tuo  fonte  consiliis  ,  et  tibi  pia- 
rea  t ,  et  super  omnia  regna  prcveellat. 
Egualmente,  siccome  riferisce  1' Or- 
dine Romano,  il  medesimo  vesco- 
vo di  Albano  era  il  primo  che , 
nella  incoronazione  del  Sommo  Pon- 
tefice, recitava  sopra  di  lui  la  prima 
orazione  nei  seguenti  termini:  Deus, 
ffui  adesse  nondedignaris  idncwncpie 
devota  mente  in\'Ocai'eris ,  adesto 
quccsumus  im'ocationibus  nostris,  et 
huic  famulo  tuo  N.,  r/uem  ad  cul- 
ìiien  apostolicum  commune  judiciuni 
tucc  plebis  elegit ,  uìierlatein  super- 
mc  benedictionis  infinde  _,  ut  sentiat 
se  tuo  munere  ad  lume  apiceni 
pervenisse.  Per  Dominwn  nostrum 
ctc. 

Il  vescovo  di  Albano,  come  dice 
Anastasio  bibliotecario,  avea  un  ])a- 
lazzo  in  Roma  poco  lontano  dalla 
Basilica  di  s.  Giovanni  in  Latera- 
no ,  vicino  forse  all'  arco  di  Basi- 
lio poco  lungi  da  s.  Clemente,  ov- 
vero vicino  all'odierno  monistero  del- 
la Purificazione  ai  Ulonti,  dirimpet- 
to al  palazzo  Gaetani.  A  cagione  di 
tale  palazzo,  nei  tempi  d'Innocenzo 
JII,    dovea    il    vescovo    di    Albano 

VOI.     I. 


ALB  i85 

imbandire  una  cena  in  S.  I\f.  Mag- 
giore. Quest'  obbligo  però  sembra 
che  sia  cessato  dopo  la  morte  d'In- 
nocenzo ìli,  accaduta  nell'anno 
I  •?.  1 6,  poiché  troviamo  in  seguito^ 
che  la  cena  si  dava  a  carico  del 
Sommo  Pontefice. 

ftlolte  politiche  vicende  intervenute 
alla  città  di  Albano  dopo  l'era  cri- 
stiana, furon  causa  per  lei  di  non 
])oche  sventure.  E  dapprima,  ci  rac- 
conta Procopio  nella  Guerra  dei 
Goti,  che  Belisario  inviato  da  Giu- 
stiniano I  imperatore,  nel  535,  con 
un  esercito  in  Sicilia ,  con  ordine 
di  passare  in  Roma,  e  ridurre  Al- 
bano (anno  537)  all'ubbidienza  de- 
gl'  imperatori  d'  Oriente ,  mandò 
Gotari  con  alcuni  eruli  ad  occu- 
parla. 

Albano  passò  dipoi  sotto  il  co- 
mando di  Virginio  Savelli,  nobile 
romano  e  capitano  cesareo,  cui  ven- 
ne donata  da  Ottone  I  in  una  con 
la  Riccia  e  tre  castelli  vicini ,  per- 
chè avea  represso  il  tumulto  dei  suoi 
concittadini,  ed  indotte  alla  soggezio- 
ne imperiale  molte  di  cpielle  terre, 
che  vibbidivano  al  senato  romano. 

In  seguito,  per  la  grave  vertenza 
delle  investiture,  essendo  insorto  con- 
tro Gregorio  VII  l'antipapa  Guiber- 
to,  col  nome  di  Clemente  III,  que- 
sti, siccome  protetto  da  Enrico  IV, 
si  avviò  verso  Roma  accampando 
il  suo  esercito  in  Albano;  ma  rivol- 
tandosi il  popolo,  e  prendendo  le 
parti  del  legittimo  Pontefice  Pasquale 
II,  eletto  nel  1099,  costrinse  l'anti- 
papa a  cambiare  il  suo  divisamen- 
te, onde  Guiberto  se  ne  parfi  ven- 
dicandosi sulle  teri-e  d'Albano  e  di 
Marittima.  In  seguito  Pasquale  II 
per  evitare  le  armi  di  Enrico  V,  nel 
I  I  I  7  si  ritirò  in  Albano ,  ricevuto 
con  trasporti  di  gioia,  distribuendo 
donativi  ai  soldati ,  ed  accordando 
24 


i86  ALE 

diverse  esenzioni    alla    città,  che    ri- 
colmò di  lodi. 

Nel  I  I  3o  venne  eletto  Innocenzo  li, 
della  famiglia  Papareschi,  Maliei,  ma 
non  molto  dopo  fu  astretto  dall'anti- 
papa Anacleto  II,  figlio  di  Pier  Leo- 
ne, a  fuggirsene  in  Francia.  Tultavol- 
ta,  nel  i  i37,  col  favor  dell'impera- 
tore Lotario  II,  rientrò  nella  provin- 
cia romana,  in  avanti  occupata  dal- 
l'antipapa: ricuperò  Albano  e  la  cam- 
])agna,  ina  non  volle  entrare  nella  cit- 
tà di  Roma  per  timore  delle  insidie 
che  potevano  tendergli  i  fautoii  di 
Anaclelo  II  ;  onde  passò  a  Bene- 
vento. Albano  nell'  anno  appresso  fu 
di  nuovo  occupata  dalla  fazione  del- 
l'antipapa,  mentre  Innocenzo  II,  fa- 
cendo guerra  a  Ruggero  duca  di  Sici- 
lia,  rimase  prigione. 

Morto  r  antipapa  ai  2  5  gennaio 
I  i38,  Innocenzo  si  occupò  a  riordi- 
nare le  cose  della  Chiesa,  e  lìel  i  i  ^1 
promosse  al  Cardinalato  il  suo  fratel- 
lo Pietro  Papareschi,  conferendogli  il 
vescovato  di  Albano,  e,  secondo  1'  U- 
ghelli,  investendolo  anche  del  domi- 
nio temporale  di  quella  città.  Mori 
il  Cardinale  Pietro  Papareschi  sotto 
Eugenio  IJI,  ed  in  quel  tempo  Al- 
bano fu  esposta  a  nuove  sciagure, 
tanto  per  le  scorrerie  de'saraceni,  che 
per  le  dissensioni  dell'imperatore  Fe- 
derico I  Earbarossa  col  Pontefice 
Adriano  IV,  eletto  nel  ii54,  e  fi- 
mo dal  1146  Cardinale  vescovo  di 
Albano.  Ciò  non  pertanto  dopo  aver 
coronato  l'Augusto,  insieme  con  esso 
il  Papa  si  recò  ad  Albano,  per 
porsi  in  sicuro  dalle  insurrezioni 
degli   Arnaldisti. 

Nel  mese  di  aprile  1 155,  il  popolo 
romano,  col  cancelliere  <leir  impera- 
tore e  col  piefetto  di  Roma,  andaro- 
no contro  Albano;  la  distrussero,  e 
poscia  ne  im|iedirono  la  riedificazio- 
ne, per  vendicarM  de' danni  ricevuti 


ALC 

dagli  slessi  albani  ,  imiti  a'  tusco- 
lani,  tivolesi  ed  altri  della  campa- 
gna di  Roma,  principalmente  nella 
disfatta  a  Monte  Porzio. 

R.idonata  ad  Albano  la  pace,  si 
riedificò  sul  lago  Albano  la  città,  di 
cui  Onorio  IV,  Savelli  ,  eletto  nel 
1285,  investi  signore  Luca  Savelli 
suo  nipote.  Altri  però  attestano  che 
mentre  Onorio  III  era  canonico 
regolare  lateranense,  essendo  stato 
aio  per  quatti'o  anni  dell'imperatole 
Federico  II,  quell'Augusto,  per  la 
benevolenza  e  venerazione  nutrita 
verso  di  lui,  nel  122 1,  abbia  data 
a  Giacomo  Savelli  la  città  di  Albano. 
Certo  è,  che  a  quella  famiglia  restò 
per  quattro  secoli  tale  signoria,  della 
quale  venne  solennemente  investita 
da  Onorio  IV. 

Nella  celebre  vertenza  di  Boni- 
facio VIII  coi  colonnesi,  si  unirono 
a  questi  e  al  francese  Nogaret  an- 
che i  Savelli  signori  di  Albano,  che 
ebbero  parte  nell'  attentato  commes- 
so a' 7  settembre  i3o3  in  Anagni. 
Eugenio  IV  (an.  i436)  movendo  con- 
tro i  colonnesi  ribelli,  che  l'aveva*.  10 
costretto  a  fuggire  da  Roma  in  abito 
di  monaco,  rientrava  in  Albano  col- 
l'aiuto  di  Giovanni  Orsini,  vescovo 
di  Recanati  :  ed  anche  allora  questa 
città  molti  danni  ebbe  a  sentire  nei 
punti  dove  i  colonnesi  ed  i  loro 
alleati  si  erano  fortificati.  I  Savel- 
li pentiti,  furono  assolti  da  Nico- 
lò V  successore  di  Eugenio  IV, 
il  quale  nel  1 44?  a  3  agosto  avea 
perdonato  a  Giambattista,  Mariano, 
e  Francesco  SavcUi  la  loro  reità; 
onde  Albano  potè  risorgere  dalle 
passate  sciagure.  Ma  ben  presto  nuo- 
ve sedizioni  dei  Savelli  la  posero  in 
nuovi  guai.  Ferdinando  re  di  Napoli, 
dimentico  delle  obbligazioni  contrat- 
te colla  Sede  Apostolica,  congiuntosi 
coi  colonnesi.  ce>  Savelli  e  coi  lurclii, 


ALB 

spedì  nel  14B2  contro  il  Pontefice 
Sisto  IV,  della  Rovere,  Alfonso 
duca  di  Calabria  suo  figliuolo  con 
quattromila  uomini  di  cavalleria. 

Prevenendo  r  assalto,  le  milizie  del 
Papa  avevano  occupato  le  terre  dei 
Savelli,  cioè  Albano,  Castel  Gandolfo, 
il  Castel  Savello  e  la  Riccia.  Avanzan- 
dosi però  il  duca  Alfonso  verso  Roma, 
prese  la  Riccia,  alloggiò  presso  Alba- 
no nel  monistero  de' Savelli,  detto  di 
s.  Paolo,  e  spinse  l'esercito  alle  porte 
di  Roma.  Uscirongli  incontro  i  ro- 
mani per  combatterlo,  e  lo  fugarono, 
intanto  che  i  veneziani,  alleati  di  Sisto 
IV,  diedero  piena  rotta  ai  calabresi 
vicino  a  A  cUetri.  Per  questa  vittoria 
il  Pontefice  fabbricò  in  Roma  la 
chiesa  di  s.  Maria  della  pace,  e  Fer- 
dinando re  di  Napoli  si  pose  a 
sua  discrezione. 

Vinti  i  calabresi,  passò  Sisto  IV 
a  punire  i  Savelli .  Dal  vice-ca- 
merlengo, da  Orsini  e  da  Santacroce, 
capitani  Pontificii ,  Albano  fu  sac- 
cheggiata e  diroccata ,  passando  in 
dominio  della  Santa  Sede.  INIa  dive- 
nuto Pontefice  Innocenzo  Vili,  Ci- 
bo, genovese,  si  rinnovarono  i  tu- 
multi ;  il  re  di  Napoli  violò  i  di- 
ritti della  Apostolica  Sede,  il  duca  di 
Calabria  occupò  la  campagna  roma- 
na, il  duca  di  Bracciano  s' impadronì 
di  Perugia,  ed  imbaldanziti  i  co- 
lonnesi  ed  i  Savelli,  nel  148G,  di 
nuovo  occuparono  Albano,  e  a  poco 
a  poco  la  rifabbricarono.  Alessan- 
dro VI,  già  Cardinale  vescovo  d'Al- 
bano, come  salì  al  soglio  Pontifìcio, 
diede  gravissima  sentenza  contro  i 
colonnesi  e  i  Savelli,  signori  di  Al- 
bano ,  collegati  a  Federico  re  di 
Napoli  ;  per  cui  i  colonnesi  risol- 
vettero di  cedere  al  Papa  la  signo- 
ria delle  loro  terre,  rimanendo  i 
partigiani  loro  oppressi  dai  potenti 
Orsini   a  Viterbo  e  iu  altri  luoghi. 


ALB  187 

A  nuove  disgrazie  6oggiac<{ue  que- 
sta città  nel  i556,  sotto  Paolo  IV, 
Caraffa.  Il  rinomato  duca  di  Alba,  a 
nome  di  Filippo  II,  re  dt  Spagna  e 
di  Napolij  si  accostò  col  suo  esercito 
alle  porte  di  Roma ,  devastandone 
i  dintorni  e  molto  facendo  sollrire 
anche  ad  Albano.  Fattosi  mediato- 
re Giovanni  III,  re  di  Portogallo, 
la  concordia  fra  Paolo  IV  e  Filip- 
po II  fu  stabilita  ai  i.\  settembre 
iSSy,  i  cui  capitoli  leggonsi  nel- 
r  annalista  Rinaldi  al  citato  anno. 
Finalmente,  nell'  anno  1697,  il 
Sommo  Pontefice  Innocenzo  XII, 
Pignatelli,  acquistò  con  denaro  la 
città  di  Albano  per  la  Camera  apo- 
stolica. A  ciò  fu  mosso  dall'  essere 
ricorsi  a  lui  i  creditori  del  principe 
di  Albano,  Giulio  Savelli.  Quindi 
chiamato  a  sé  quel  principe,  per  le 
arroganti  sue  risposte  si  dice  averlo 
Innocenzo  XII  di  severo  caistigo  mi- 
nacciato. Nulla  giovò  al  principe  Giu- 
lio per  impedire  lo  spoglio  della  si- 
gnoria di  Albano,  minacciatogli  da 
quel  Pontefice,  essersi  messo  sotto  la 
protezione dcllimperatoie  Leopoldo  I, 
né  l'aver  preso  posto  alla  sinistra  nel- 
la visita  fatta  al  suo  ambasciatore  in 
Roma,  Gioi'gio  Albano  de' conti  di 
IMartinitz;  perocché,  penetratosi  da 
Innocenzo  aver  lui  passate  all'amba- 
sciatore alcune  carte  antiche  e  docu- 
menti, affine  di  dimostrar  che  Albano 
fosse  feudo  dell'imperio  e  quindi  sog- 
getta al  vassallaggio  dell'imperatore, 
fu  senza  piìi  quella  città  rilasciata  al- 
l'incanto per  quattrocento  quaranta- 
mila scudi  al  principe  d.  Livio  Ode- 
scalchi,  nipote  d'Innocenzo  XI.  Se  non 
che  essendo  quegli  pel  suo  principato  di 
Sirmio  in  Ungheria  suddito  dell'  im- 
peratore, temè  il  Papa,  che  di  con- 
ceito  col  ministro  imperiale  IMarti- 
nitz non  ne  ricevesse  di  nascosto  l  in- 
vestitura   da    Cesare,    onde,    come 


i88  AL13 

sovrano  territoriale  e  per  altre  ragioni, 
Innocenzo  XII  volle  esserne  preferito: 
tanto  più  che  non  era  ancora  stato 
preso  il  possesso  del  fondo,  né  crani) 
stati  sborsati  i  denari  ai  creditori 
del  Savelli.  Incorporò  egli  Albano 
alla  Camera  apostolica,  e  per  istrn- 
niento  dei  17  giugno  1697,  rogato 
dai  notari  Peloso  e  Liberati,  e  per 
ìiiotu-proprio  Pontificio  la  sottopose 
alle  costituzioni  apostoliche  de'  Ilo- 
mani  Pontefici,  precipuamente  a 
quella  di  Pio  V,  Ghlsilieri,  e  di  al- 
tri Papi ,  che  proibiscono  1'  aliena- 
zione dei  luoghi  dello  stato  ecclesia- 
stico. 

Nondimeno,  mentre  dai  francesi 
volevasi  consumare  nel  179^  il  pia- 
no dell'  intera  occupazione  dello  stato 
Pontificio,  trovandosi  Pio  VI,  allora 
regnante,  in  grandi  ristrettezze,  fece 
porre  in  vendita  varie  possessioni 
della  Camera  apostolica,  tra  le  quali 
la  città  di  Albano,  per  cui  il  prin- 
cipe di  Piombino  fece  l' offerta  di 
trecento  mila  scudi .  Egual  somma 
aveano  esibita  ì  due  banchi  di  san- 
to Spirito,  e  del  santo  monte  di 
Pietà;  ma  cambiatosi  divisamento, 
ed  esclusa  1'  alienazione  di  Albano , 
si  combinò  un  prestito  in  Genova. 
Molta  celebrità  ricevè  Albano  dai 
vescovi,  che  1'  hanno  governata,  fra 
cui  crediamo  opportuno  segnare  i  se- 
guenti :  Piomano,  che  sottoscrisse  al 
concilio  celebrato  in  Roma  da  s.  Ilario 
Papa  nel  465,  nel  giorno  della  sua 
consacrazione;  Atanasio,  che  sotto- 
scrisse al  concilio  adunato  in  Ro- 
ma da  Papa  Felice  IH,  nel  487, 
risguardante  gli  apostati  dell'  Africa, 
ricevuti  a  penitenza  ;  Giovanni,  eletto 
nel  594,  già  bibliotecario  della  San- 
ta Sede,  nel  Pontificato  di  s.  Gre- 
gorio Magno  :  ulìlcio,  che  a  soli  dot- 
tissimi si  conferiva;  Omobuono,  elet- 
to nel  595,  che  assistè  ad  un  con- 


ALB 

cilio  sotto  l'anzidetto  Pontefice;  Epi- 
fanio, che  si  ritrovò  ad  un  concilio  di 
Laterano  nel  649  ;  Giovenale,  crea- 
to nel  680,  uomo  di  somma  scienza 
fornito,  da  Papa  Agatone  mandato 
alili  concilio  generale  di  Costantino- 
poli, dove  furono  condannati  i  inono- 
teliti;  Andrea,  che  fu  presente  a  lui 
concilio  in  Roma,  sotto  s.  Gregorio  II 
nell'anno  721;  Leone,  che  intervenne 
ad  un  altro  concilio  romano  del  761  ; 
Costantino,  che,  secondo  il  Baronio, 
teneva  la  sede  di  Albano  nel  772; 
Giovanni  bibliotecario  della  Santa 
Sede  ,  che  fiori  in  quella  chiesa 
circa  r828;  Paolo,  che  si  trovò  ad 
vm  sinodo  romano  sotto  Adriano  II 
ncir  869  ;  Pietro  dell'  898  ;  Giovan- 
ni, bibliotecario  della  S.  R..  C.  sot- 
to Gregorio  V  nel  996.  Questo 
Pontefice  lo  elesse  anche  abbate  di 
s.   Salvatore  ai  Monti. 

Fra  i  Cardinali  vescovi  di  Alba- 
no, degni  di  special  menzione,  no- 
teremo i  seguenti  :  Pietro,  eletto  Pa- 
pa nel  1009,  col  nome  di  Sergio  IV  : 
Riccardo  de Tùccardi,  francese,  legato 
Pontificio  nelle  Spagne,  circa  il  1  1 00; 
s.  Pietro  Igneo,  cosi  detto  dalla  pro- 
va che  egli  fece  nel  iio3  di  pas- 
sare in  mezzo  alle  fiamme;  Matteo, 
francese,  che  mori  a  Pisa  nel  i  189, 
dopo  aver  dato  in  Parigi  l'abito  e  la 
regola  ai  cavalieri  templari;  Nico- 
lò Brenkspeare,  inglese,  che  l'anno 
I  1 46  confermò  nella  Chiesa  Catto- 
lica la  Svezia,  la  Norvegia  e  la  Da- 
nimarca, e  che  col  nome  di  Adriano 
IV  fu  eletto  Papa  nel  i  i54;  ^'Uixì- 
tiero,  che  al  momento  in  cui  il  Pon- 
tefice Alessandro  III  si  era  ritirato  in 
Francia  per  le  turbolenze  suscitate  in 
Roma, restò  vicegeiente  della  Chiesa; 
s.  Bonaventura,  annoverato  Ira  i 
dottori  della  Chiesa  da  Sisto  V, 
eletto  dagli  albani  a  patrono,  e  che 
mori     dui-antc    la    celebrazione    del 


ALT. 

concilio  di  Lione  (an.  1274),  deUpiale 
il  Pontefice  Gregorio  X  avea  a  lui 
commesso  il  regolamento;  Benti ven- 
ga dei  Bentivenglii ,  uno  tra'  piimi 
teologi  del  secolo  XIII  ;  Leonardo  Pa- 
trasso ,  detto  Guercino ,  zio  di  Boni- 
facio Vili;  Rodrigo  Borgia,  die  nel 
1492  fu  eletto  Pontefice  col  nome  di 
Alessandro  VI  ;  Giovanni  Balvès,  fran- 
cese di  bassi  natali,  ma  di  sommi  ta- 
lenti, morto  nel  i4q  '  5  Giuliano  della 
Rovere ,  indi  Papa  Giulio  II ,  eletto 
nel  i5o 3,  celebre  per  la  saggezza  on- 
de amministrò  il  sacerdozio  e  il  prin- 
cipato ;  Paolo  Emilio  Sfondrati  nipo- 
te di  Gregorio  XIV,  che  pieno  di  me- 
riti e  di  virtù  coltivate  per  1'  amici- 
zia strettissima  coii  san  Filippo  Ne- 
ri, morì  nel  16 18;  Alessandro  Pcrct- 
tì,  pronipote  di  Sisto  V ,  morto  nel 
1 623  ;  Alessandro  Dledici  eletto  Papa 
nel  1 6o5  ,  col  nome  di  Leone  XI  ; 
Flavio  Chigi,  nipote  di  Alessandro 
VII,  morto  nel  169 8, dopo  aver  asse- 
gnato ai  due  beneficiati  istituiti  nella 
cattedrale  le  rendite  dell'antica  par- 
rocchia di  Castel  Savello;  Nicolò  Maria 
Lercari,  che  per  uso  del  vescovo  donò  il 
suo  magnifico  casino  da  lui  fabbrica- 
to in  Albano,  ed  ove  nel  1727  e  nel 
1729  alloggiò  il  Pontefice  Benedetto 
XIII.  Nel  1747  finalmente  Albano 
die'  i  natali  a  Michele  di  Pietro, 
che  per  la  sua  dottrina  ed  altri  som- 
mi meriti  nel  1802  fu  creato  da  Pio 
VII  Cardinale,  indi  nel  18 16  pre- 
conizzato vescovo  della  propria  pa- 
tria, e  fra  varie  cariche ,  sostenne 
quella  di  penitenziere  maggiore. 

La  cattedrale  d'Albano  è  dedicata 
ai  ss.  Pancrazio  e  Bonaventura.  Al  suo 
capitolo  Benedetto  XIV,  per  istanza 
del  Cardinale  Acquaviva,  concesse  il 
rocchetto  e  la  mezzetta  paonazza  (Ve- 
di Acta  Martyrii  s.  Pancralii ,  et 
s.  Dion.  cj'iis  patria,  apud  Su- 
rinni,  \  7  niaii).  Inoltre  havvi  in  Al- 


ALB  ,8() 

bano  la  chiesa    di   s.  Paolo  fabbii- 
cata    coir  annesso  monistcro  ed   ar- 
ricchita   di   molte  entrate    dal  Car- 
dinale   Jacopo    Savelli.    Questi    do- 
nolla    nel    1282     a' frati     eremitani 
della    congregazione    di    s.    Gugliel- 
mo, fiorenti  allora  jier  la  regolar  di- 
sci[)Iina,  e  come  safi  al  soglio  Pon- 
tificio   col  nome   di  Onorio  IV,  la 
consacrò .    Mancati    nondimeno    gli 
eremitani,    la    chiesa     si    diede    in 
cura    ai    monaci    di  s .     Girolamo , 
restando    il  iuspatronato   ai    Savelli. 
Altro    celebre     monistcro     d' Alba- 
no   è  quello    dei    cappuccini    eretti) 
per    la    generosità    di    d.    Flaminia 
Colonna    Gonzaga,    verso    il    1700. 
La  chiesa    di  questo  convento,    de- 
dicata a  s.   Bonaventura,  fu    innal- 
zata sotto  il  reggimento  del  Cardinale 
Paolo  Emilio    Sfondrati ,    del    qua- 
le dicemmo  più  sopra.  Quella  chie- 
sa venne  consecrata  dal  vescovo  di 
Zante  alla  presenza    del    Cardinale 
Giulio  Savelli  e  di  Paolo    suo  fra- 
tello principe    di   Albano,    beneme- 
rito di  tal  fondazione.  Vi  sono  in   Al- 
bano alcune  altre  comunità  rehgiose. 
Vi    esiste    un  convento  dei    minori 
conventuali,  colla  cliiesa  dedicata  a 
s.  Maria  delle  Grazie,  a' religiosi  del 
quale  la  donò    il  celebre  Cardinale 
Giovanni  Moroni  vescovo  d'  Albano, 
insieme  a  varii  beni  per  mantenervi 
il  culto  divino.   Il  Cardinale  Loren- 
zo Brancati  dell'  istesso    Ordine  au- 
mentò la  fabbrica  di  quella  chiesa  e 
r  adornò.  Ivi  egli  stesso  consumò  gli 
idtimi  giorni  nel  ritiro  e  nella  com- 
pilazione delle  sue  opere.  Merita  spe- 
ciale ricordanza  la  chiesa  di  s.  Maria 
della  Stella  dei  pp.  carmelitani  edi- 
ficata, nel  i565,  da  Fabrizio  e  Cri- 
stoforo Savclli,  e  dall'ultimo  principe 
di  Albano  ristorata  ed  abbellita.  Que- 
sta dai  pp.  Carmelitani  venne  rinno- 
vata per    la  massima   parte,    e  dal 


iqo  ALE 

]  seiiemerito  zelati  ti  ssimo  vescovo  e  pro- 
tettore vivente  Cardinale  (Viantian- 
cesco  Falzacappa  decorata  di  bello 
e  comodo  cimitero  per  la  città.  E 
degno  eziandio  di  onorevole  menzio- 
ne, per  la  religiosa  osservanza  che 
vi  fiorisce,  il  convento  delle  monache 
francescane,  instituito  da  suor  Fran- 
cesca Farnese,  e  fondato  e  dotato 
da  Bernardina  e  Caterina  Savelli 
verso  il  i63o. 

Finalmente  non  vuoisi  dimenticare 
il  seminario  piantato  nel  1628  da 
Carlo  Emanuele  Piodi  Savoia,  vesco- 


ALB 

vo  di  Albano,  presso  s.  Maria  della 
Rotonda  di  questa  città,  indi  dall'  al- 
tro vescovo  Ulderico  Carpegna  tras- 
ferito, nel  1667,  "^  luogo  più  ampio 
e  nel  1675  dilatato  maggiormente 
dal  Card.  Girolamo  Grimaldi.  Que- 
sto seminario  ebbe  nuova  vita  nel 
locale,  in  cui  con  pastorali  cure  l'ha 
stabilito  il  Cardinale  Falzacappa. 
Fu  onorato  nel  i83g  dalla  pre- 
senza e  dagli  encomii  del  regnan- 
te Pontefice  ;  per  la  memoria  del 
qual  fausto  avvenimento  si  eresse 
nel  medesimo  la  iscrizione  seguente: 


A\XO    .    MDCCCXXXIX 

IH   .   KALENDAS   .   MAIAS 

GP.EGOEIO    .    XVI    .    PONT    .    MAX 

f^>VOD    .    TERRACIXA    .    VRBEM    .    EEPETENS 

NOVVM     .     HOC     .    SEMllVARIVM 

MAIESTATE    .    SVA    .    IMPLEVERIT 

CLEME?fTIA    .    BEXIGXITATE    .    CVMVLAVERIT 

IO.   FRANCISCVS   .   CARDINALIS    .   FALZACAPPA   .    EPISCOPVS   .    ALBaNENSIS 

PERENNE    .     TANTI    .    BE.VEFICII     .    MONVMENTVM     .    POSVIT 


Il  palazzo  baroniale  di  Alleano, 
antica  residenza  de'  Savelli ,  divenu- 
to proprietà  della  reverenda  Came- 
ra ,  fu  rimodernato  dal  Pontefice 
Clemente  XI,  Albani,  che  lo  asse- 
gnò per  comodo  di  villeggiatura 
a  Giacomo  III  Stuardo  re  di  Sco- 
zia e  d' Inghilterra ,  ed  a'  suoi  reali 
figliuoli.  Indi  da  Benedetto  XIV, 
Larnherdni ,  fu  rablìellito,  affinchè 
servisse  di  abitazione  al  principe 
di  Galles  ed  al  Cardinale  duca 
di  Yorck,  ultimo  rampollo  degli 
Stuardi.  Ridotto  venne  nello  stato 
odierno  sotto  il  Pontificalo  di 
i\e  XII,  (juando  nel  1828  fu 
jiliata  la  strada  postale,  che  traver- 
sa la  città,  già  da  Pio  VI  riaperta, 
ed  agiata  per  vantaggio  dell'Italia 
inferiore:    celebre    stiada  fabjjricata 


Leo- 
am- 


dal  famoso  decemviro  Appio  Clau- 
dio ,  e  dall'  imperator  Traiano  ri- 
storata con  grande  utilità  di  Albano. 

Presso  ad  Albano,  fra  il  giogo 
del  Monte  Albano  o  Laziale,  oggi 
detto  Monte  Cave,  o  Cavi,  giace  Pa- 
lazzuolo.  Il  nìonte,  celebre  presso 
gli  autori  latini  pei  suoi  decantati 
prodigi ,  pel  famoso  tempio  di  Gio- 
ve Laziale,  per  le  ferie  latine,  per 
la  nazionale  convenzione  di  Teren- 
tina,  si  erge  a  levante  di  Roma. 
La  periferia  della  sua  base  misura 
circa  dodici  miglia  italiane,  e  signo- 
reggia la  provincia  del  Lazio,  la 
(piale  si  scorge  per  ogni  dove  fino 
al  mar  Tirreno.  Tutti  i  naturalisti 
convengono  nel  riconoscerlo  d"  origine 
vulcanica.  Trasse  questo  sito  il  no- 
me di  Palazzuolo,  Palazzuola  o  Fa- 


ALB 

latolium,  secondo  la  più  ricevuta  o- 
pinione,  da  quella  casa  o  palazzot- 
to ivi  edificato  ne'  tempi  antichi 
per  comodo  dei  consoli,  clie  vi  si 
trattenevano  nel  portarsi  al  monte 
Albano  a  fini;  di  celebrarvi  le  fe- 
rie latine  :  quel  palazzotto  fu  per- 
cosso da  un  fulmine  alla  morte  di 
Agrippa. 

Nei  secoli  a  noi  più  vicini,  sia 
per  l'amenità  sua,  come  per  le  an- 
tiche scaturigini  abbondanti  di  ac- 
que freschissime,  nonché  termali,  vi 
si  fecero  delle  piscine  e  de'  vivai , 
e  verso  la  metà  del  secolo  XV  si 
tenne  conto  di  Palazzuolo,  siccome 
di  un  luogo  di  somma  delizia.  Parti- 
colari furono  le  cm'e  colà  adoperate 
dal  Cardinale  Isidoio  di  Tessalonica 
{Vedi).  Dipoi  nel  1629  il  Cardinale 
Girolamo  Colonna  ottenne  da  Ur- 
bano Vili  l'investitura  di  un  trat- 
to di  terieno,  ove  edificò  un  casi- 
no, ed  una  villa  sulla  rupe  che 
sovrasta   al  convento. 

A  tramontana  di  Palazzuolo,  in 
distanza  di  pochi  passi,  si  osserva 
la  continuazione  della  rupe,  ossia 
massa  di  peperino  tagliato  a  per- 
pendicolo, ad  oggetto  forse  di  for- 
mare una  via  o  diverticolo  :  rupe 
che  offi'e  allo  sguardo  il  prospetto 
del  celebre  mausoleo  consolare,  che 
nel  1629  divenne  proprietà  della 
casa  Colonna  per  la  iiivestitura  di 
cui  parlammo.  Rappresentati  sono 
in  questo  mausoleo  i  dodici  fasci 
consolai'i,  scolpiti  nel  peperino.  Nel 
mezzo  dei  fasci  v'  ha  la  sedia  cii- 
rule,  a  cui  è  sovrapposta  la  civica 
corona,  ed  attraverso  lo  scettro  ebur- 
neo lungo  circa  sette  palmi ,  col- 
r  aquila  in  cima. 

Questa  reliquia  dell'antichità  non 
si  trova  mentovata  che  nella  rac- 
colta del  Piranesi  e  nella  riprodu- 
zione del  cav.  Riccy;  eppure  sareb- 


ALB  191 

he  degnissima  di  essere  collocata 
fi'a  i  primi  monumenti.  Le  dette 
insegne  non  dinotano  già  il  se- 
]>olcro  del  re  di  Roma  Tulio  Osti- 
lio, come  giudicava  il  dottissimo 
]i.  Rircher,  condottosi  ad  osservar- 
lo circa  al  1670,  né  quello  del  re 
Anco  Marzio  successore  di  Tulio , 
come  alcuni  pretesero;  ma  piuttosto 
quello  del  console  e  pontefice  Gneo 
Cornelio  Ispano  della  celebre  fa- 
miglia degli  Scipioui  .  11  sepolcro, 
quanto  allo  stile  e  alla  sua  forma,  è 
greco  etrusco  del  secolo  VI  di  Roma. 
Sopra  l'orlo  del  quadro,  in  cui  so- 
no rappicsentati  i  fasci  consolari, 
si  ascende  per  sette  gradini  ad  un 
ripiano,  sul  quale  dal  peperino  la- 
vorato si  può  arguire  che  fòsse  il 
finimento  del  sepolcro  o  forse  la 
statua,  con  iscrizione  del  personag- 
gio sepolto  in  una  camera  a  parte  si- 
nistra, entro  un'urna  di  marmo  stria- 
ta. Primo  a  scoprirlo,  od  almeno 
a  farne  menzione,  si  fu  il  Ponte- 
fice Pio  II,  Piccolomini ,  che  ad  ima 
estesissima  erudizione  univa  la  vita 
del  vero  Pontefice.  Questi  a'  pri- 
mi di  giugno  1463,  conducendosi  a 
visitarlo ,  ne  notò  l' esistenza  nei 
suoi  preziosi  commentarii.  La  cella 
sepolcrale  però  non  fu  aperta  che 
1 13  anni  dopo,  cioè  nel  1576. 

Oltre  i  detti  ruderi,  di  cui  non 
v'  ha  in  oggi  che  alcune  vestigia , 
vi  esiste  T  orto  dei  frati  piantato 
su  grandi  voltoni  di  antico  edificio, 
di\àso  in  più  camere,  nelle  quali  si 
trovarono  inscrizioni  col  nome  dei 
Tarquinii,  e  teste,  braccia,  torsi,  e 
tua  piccolo  cavallo  di  marmo  aven- 
te sulla  gualdrappa  una  memoria 
in  caratteri  greci.  Tutto  ciò  prova 
ivi  essere  stato  il  più  volte  mento- 
vato palazzo  consolare. 

In  questa  posizione  pertanto  tro- 
vasi il  convento  di  Palazzuolo,    e  la 


192  ALB 

chiesa  dedicata  a  s.  Maria,  eretta  fino 
dal  secolo  XIII.  Ciò  rilevasi  da  una 
Bolla  d'Innocenzo  IV,  Fieschi,  1 4  gen- 
naio 1244.  Da  questa  Bolla  appari- 
sce eziandio  i.  questa  chiesa  essere 
stata  soggetta  al  monistero  de'  ss.  An- 
drea e  Sabba  di  Roma;  2.  che  Gio- 
vanni abbate  Cluniacense  de'  ss.  An- 
drea e  Sabba  l'abbia  per  ordine  d' In- 
nocenzo III,  verso  il  i2o4,  conceduta 
ad  un  tal  Sisto  priore,  ed  ai  suoi 
irati  eremitani  sotto  l' annuo  censo 
di  due  libbre  di  cera;  3.  che  gli 
eremitani  da  Onorio  III  fossero 
posti  sotto  la  regola  di  s.  Agosti- 
no ;  4-  che  essendo  priore  di  Pa- 
lazzuolo  certo  Romano,  per  opera 
del  Cardinale  Stefano  da  Ceccano, 
i  frati  eremiti  si  vinissero  al  moni- 
stero  dei  cistcrciensi  di  s.  Anasta- 
sio alle  acque  Salvie,  insieme  con- 
venendo di  riconoscere  per  supe- 
liore  l'abbate  di  sant'Anastasio, 
tinche  s.  Ilaria  di  Palazzuolo  non 
fosse  dichiarata  badia;  e  dall  altro 
canto  finché  l' abbate  di  s.  Anastasio 
non  avesse  piena  e  libera  facoltà  di 
mandare  a  Palazzuolo  nei  mesi  estivi 
tutti  o  parte  dei  suoi  monaci.  Que- 
sti patti  ottennero  I'  approvazione 
di  Gregorio  IX,  i-iservato  sempre  il 
censo  di  due  libbre  di  cera  al  moniste- 
ro di  s.  Sabba,  cui,  comesi  disse,  s.  Ma- 
ria di  Palazzuolo  originariamente 
era  soggetta.  Tale  unione  fu  pure 
approvata  nel  capitolo  generale  di 
Citeaux,  nel  1237,  e  l'anno  i2  44 
dal  detto  Innocenzo  IV  fu  data  la 
podestà  all'abbate  di  s.  Anastasio,  se- 
condo la  bolla  sopraindicata,  che  si 
legge  nell' Ughelli,  tom.  I,  e.  259, 
di  erigere  in  tilulum  ahhatice  la 
chiesa  di  s.  Maria,  perocché  s'  erano 
accresciuti  i  suoi  beni  in  modo  da 
poterle   concedere    qnell'  onore. 

Rimasto  il  monistero  di  Palazzuolo 
senza  monaci,  nel  secolo  XIV  fu  dato 


ALB 

in  commenda,  e  sul  finire  di  esso  se- 
colo, l'abbandono  dei  monaci  rese 
quel  luogo  del  tutto  deserto.  Così 
trovavasi  l'anno  139 1,  quando  n'e- 
ra abbate  commendatario  Tomma- 
so Pierleoni  romano ,  e  quando  i 
monaci  certosini,  per  concessione  del 
Pontefice  Bonifacio  IX,  Tommazelli, 
napoletano,  l'ottennero  onde  passar- 
vi 1  estate,  giacché  molto  sollèriva- 
no  per  l'aria  malsana  nel  monistero 
loro  di  s.  Croce  in  Gerusalemme. 
^  arie  contese  sostenute  per  quel 
convento  da'  detti  monaci  coi  mi- 
nori osservanti ,  furono  terminate 
soltanto  nel  1490,  come  riferisce  l'an- 
nalista Wadingo  nel  tomo  XII  dal 
padre  Casimiro  da  Roma  citato  a 
pag.  2  38.  Nella  Bolla  di  concessio- 
ne data  ai  cistcrciensi  pai'lasi  sol- 
tanto del  fabbricato  del  monistero 
col  cortile  e  coli' orto,  salvi  sempre 
i  diritti  della  commenda.  Quei  pa- 
dri certosini  l'itennero  il  convento 
fino  al  i449j  ^"  ^'^'^  '^  cedettero  ai 
pp.  minori  osservanti,  come  si  ha 
dall'  islromento  rogato  da  Giovanni 
di  Luca  Francia. 

Questo  convento  di  Palazzuolo,  nel 
secolo  XIII,  confinava  da  un  lato 
con  le  possidenze  di  Grottaferrata, 
già  celel)ratissima  abbazia  ;  dal- 
l' altro  con  quelle  della  chiesa  di 
s.  Angelo  presso  il  lago:  cliiesa  de- 
molita negli  anni  scorsi  unitamente 
al  romitorio,  che  le  stava  annesso;  col 
territorio  di  Rocca  di  Papa,  feudo 
de'colonnesi;  e  col  castello,  ora  diroc- 
cato, di  Malafitto. 

Il  convento  di  Palazzuolo,  rifab- 
bricato ne"  primordii  del  secolo  X\1I 
dal  padre  Évora  vescovo  di  Opor- 
to,  ministro  di  Portogallo ,  l'u  ono- 
rato da  diversi  Pontefici,  fra"  quali 
Alessandro  VII  nel  iGj(),  bene- 
detto XIV  nel  1741  >  ed  il  re- 
gnante Ponlelitc  Gregorio  XVI   nel 


ALB 
i83r,  il  fjiiale  più  volte  si  è  re- 
cato in  Albano  a  visitarne  la  catte- 
drale, l'episcopio,  i  monisteri,  il  ci- 
mitero, e  le  case  del  collegio  de'  pp. 
delle  scuole  pie.  Veggasi  il  p.  Casimi- 
ro da  Roma,  Dleniorie  delle  chiese  e 
conventi  dei  frati  minori  della  pro- 
vincia Romana;  Clemente  Vili, 
Di  s.  Maria  di  Palazzola;  Gio. 
Antonio  Ricci,  Mausoleo  Consola- 
re del  monte  Albano  a  Palazzuo- 
lo,  Roma  1828,  per  la  società  ti- 
pografica ;  D.  Carlo  Avvoc.  Fea, 
Varietà  di  notizie  econoniico-Jisiche 
antiquarie  sopra  Castel  Gandolfo, 
Albano,  A  riccia,  Nemi,  loro  laghi 
ed  emissari,  Roma  1820  presso 
Francesco  Bourlié  ;  Francesco  Can- 
cellieri, Sopra  il  Tarantismo,  l'aria 
di  Roma  e  sua  campagna  ec 

ALBARAZIN  in  Ai-agona  {Alba- 
racinen.).  Città  con  residenza  vescovile 
nella  Spagna.  Albarazin  [Albaricinum 
Z,o/;e^«w)  città  antichissima  dieci  leghe 
distante  da  Madrid  presso  le  fron- 
tiere della  nuova  Casti  glia  sulla  ri- 
va sinistra  del  Guadalaviar  in  una 
valle  fra  due  montagne.  E  cinta  da 
vecchie  mura  con  cinque  porte,  ed 
è  luogo  celebre  per  la  vittoria  che 
sopra  Sertorio  vi  riportò  Pompeo 
magno.  Racchiude  tre  chiese  par- 
rocchiali, due  conventi,  uno  speda- 
le, e  quattro  ospizii.  E  residenza  di 
un  vescovo,  secondo  alcuni  stabilito 
nel  1170,  secondo  altii  nel  1171, 
dal  Pontefice  Alessandro  III  :  questi  è 
suffraganeo  dell'arcivescovo  di  Sara- 
gozza. Il  capitolo  della  cattedrale 
si  compone  di  quattro  dignitari,  di 
otto  canonici,  otto  prebendati,  e 
molti  cappellani.  Albarazin  venne 
in  alta  nominanza  sotto  i  re  mo- 
ri ,  su  i  quaU  la  conquistò  Jacopo 
II  d'  Aragona  fiorito  nel  1 29 1  ;  ven- 
ne però  dal  re  Pietro  IV  riunita 
nel   i336  alla  corona  d'Aragona. 

VOI-,    j. 


ALB  193 

ALBAREALE  (  Alba-Regahn.  )  : 
Città  con  residenza  vescovile.  Albarea- 
le  [Alba  regalis,  Stuhl-  Veissemburg)^ 
città  regia  in  Ungheria,  capoluogo  di 
comitato.  11  vescovo  è  sulFraganeo 
di  Gran.  Questa  città  cliiamasi  rea- 
le, perchè  in  essa  si  coronavano, 
e  nella  cattedrale  erano  sepolti  i  re 
d' Ungheria ,  locchè  si  praticò  per 
cinque  secoli.  Solimano  II  impera- 
tore de'  turchi  la  prese  nel  1 543 , 
dopo  un  assedio  di  due  mesi ,  e 
poscia  il  duca  di  IMercour  generale 
dell' imperator  Ridolfo  lì  re  d'Un- 
gheria neir  anno  1 60  r  la  tolse  agli 
ottomani.  Riuscì  al  pascià  Hazan 
neir  impero  di  Maometto  III  di 
riconquistarla  nel  1602;  ma  nel 
1688,  scosso  il  giogo  dei  turchi, 
si  die'  all'  imperatore  Leopoldo  I. 
Nel  1702  Mustafà  II  la  strinse  di 
rigoroso  assedio,  e  poich'  ella  non 
si  arrcndea,  smantellò  le  sue  fortifi- 
cazioni. Albareale  ha  una  cattedrale 
ricchissima ,  parecchie  altre  chiese 
cattoliche,  una  chiesa  greca ,  due  coa- 
venti di   frati,  ed  un  seminario. 

ALB  ARI  A  o  ALB  ARA.  Città 
vescovile  della  seconda  Siria,  suffra- 
ganea  alla  metropoli  di  Apamea. 
Bernardo  I  patriarca  di  Autioclda 
vi  stabili  la  sede  di  un  vescovo, 
che  le  venne  concesso  verso  l'anno 
1098.  Questa  città  fu  assediata  dal 
conte  di  Tolosa ,  che  la  costrin- 
se ad  arrendersi  con  tutti  gli  abi- 
tanti. 

ALBENGx4.  [Albinganen.).  Città  con 
residenza  di  un  vescovo  nel  geno- 
vesato,  chiamata  anche  Albegna  ed 
Albium  Ingaunum  .  La  sede  ve- 
scovile è  suffraganea  di  Genova. 
Questa  antichissima  città  della  Li- 
guria occidentale  negli  stati  Sardi 
è  situata  in  amena  pianura  sulla 
Rotella ,  tra  Savona  e  Vcntimiglia. 
Sotto    i    romani    assai    florida   nel 

25 


194  ALB 

commercio,  era  Albciiga  la  capitale 
degli  Inganni ,  e  per  questo  è  detta 
Albingaununi ,  ovvero  Albium.  In- 
gaunum,  siccome  vicina  ai  monti 
chiamati  dagli  antichi  Albi  Ingan- 
ni, al  nord-ovest  del  golfo  di  Geno- 
va. Fu  soggetta  alla  repubblica  ro- 
mana 5  indi  sotto  i  Cesari ,  gover- 
nandosi a  guisa  di  repubblica  colle 
proprie  leggi,  ottenne  il  privilegio  di 
coniar  moneta.  Nel  iiyS  venne  in- 
cendiata dai  pisani,  che  guerreggiava- 
no coi  genovesi.  Col  soccorso  di  questi 
ultimi  in  breve  fu  però  riedificata. 
Credesi  che  il  vangelo  sia  stato 
predicato  ad  Albcnga  dall'  apostolo  s. 
Barnaba,  nel  tempo  medesimo,  in 
cui  r  annunciava  ai  genovesi  :  onde 
si  ha  quivi  per  tal  santo  un  culto 
speciale.  Sino  dal  IV  secolo  fu  Al- 
benga  innalzata  al  grado  di  città 
vescovile  soggetta  all'arcivescovo  di 
Milano;  ma  Ale.<JSandro  III,  Bandi- 
nelli,  nel  1 1  Sg,  ne  l' ha  staccata  per 
assoggettarla  a  Genova .  Clemente 
III  e  Celestino  III  approvarono  suc- 
cessivamente tale  disposizione,  che 
però  non  ebbe  effetto  se  non  sotto 
Innocenzo  III  (an.  12  1 3),  epoca  in 
cui  Ottone  arcivescovo  di  Genova 
fece  valere  il  proprio  diritto.  Onorio 
1 1 1  Papa,  nel  1 2  1 6,  conferì  il  ve- 
scovato di  Albenga  a  Sinibaldo  Fie- 
sebi,  genovese,  de'  conti  sovrani  di 
Lavagna ,  insieme  colla  carica  di 
vice-cancelliere  di  S.  Romana  Chiesa, 
il  quale  da  Gregorio  IX,  nel  1227, 
fu  creato  prete  Cardinale  di  s.  Lo- 
renzo in  Lucina  e  legato  della  Mar- 
ca, indi  per  morte  di  Celestino  IV, 
dopo  circa  diciannove  mesi  di  sede 
vacante,  fu  eletto  Papa  in  Auagni- 
col  nome  d'Innocenzo  IV,  il  di  vigesi- 
moquarto  di  giugno  1 2  43.  Sotto  que- 
sto Pontificato  Albenga,  avendo  soste- 
nute molte  guerre,  si  diede  sponta- 
neamente alla  repubblica  di  Genova. 


ALB 

Il  vescovo  di  Albenga,  ed  il  capi- 
tolo mandano  ogni  anno  al  Papa  cen> 
to  venti  palme  in  due  mazzi,  cioè 
imo  il  vescovo,  l'altro  il  capitolo. 
Porta  quelle  palme  in  Roma  un  in- 
dividuo della  famiglia  Bresca  di  s. 
Remo,  il  quale  ha  la  privativa  di 
provvederne  il  palazzo  apostolico 
fino  al  numero  di  cinquecento.  Que- 
sta concessione  ebbe  origine  da  Si- 
sto V,  nel  i586,  nell'erezione  del- 
l'obelisco vaticano  [Vedi).  Vedendo 
uno  della  famiglia  Bresca  di  s.  Re- 
mo che  gli  argani  delle  macchine 
aveano  preso  fuoco,  rompendo  il  si- 
lenzio rigoroso  comandato  agli  astan- 
ti da  Sisto  V ,  gridò  :  acqua  alle 
corde.  Ciò  impedì  la  rovina  dell'o- 
belisco, e  la  morte  inevitabile  di 
gran  numero  di  persone;  .«picchè  il 
Pontefice  volle  che  il  Bresca  sceglicsse 
un  premio,  oltre  quelli  che  gli  diede. 
Pensando  Bresca  che  la  sua  patiùa 
era  fertile  nel  produrre  le  palme,  do- 
mandò ed  ottenne  di  fìirnirne  il  sagro 
palazzo  per  la  benedizione  e  dispen- 
sa, che  ne  fanno  i  Pontefici  nella 
Domenica  delle  palme  :  privilegio , 
che  dura  anche  oggidì.  In  riguardo 
alle  vicende  successe  al  vescovo  di 
Albenga  nel  Pontificato  di  Bene- 
detto XIV,    y.   Genova. 

La  cattedrale  d'  Albenga  è  dedi- 
cata a  s.  Michele  Arcangelo,  ed  of- 
ficiata da  quindici  canonici,  e  tre 
dignitari,  l'arcidiacono,  l'arciprete 
ed  il  prevosto.  Vi  erano  cinque 
conventi  di  uomini  ni-lla  città  ed 
uno  di  femmine  sotto  il  titolo  di  s. 
Chiara  ove  riposa  il  corpo  di  san 
Calocero  (/^(■^//),che  sostenne  il  mar- 
tirio fuori  della  città  lungo  la  spiag- 
gia marittima  il  18  aprile  dell'an- 
no 122.  Di  contro  alla  città  sorge 
una  picc(jla  isola  detta  Isnlollo  di 
Albenga,  da  cui  s.  Ilario  cacciò 
serpenti,     allorché,     ritornando    dal 


ALB 

concilio  di  Seleucia  alla  Gallia,  vi 
Jli  gettato  dalla  leni  pesta.  In  questa 
isola  Massenzio  rilegò  san  INlaitino 
di   Tours. 

Albenga  può  gloriarsi  di  aver  da- 
to nella  sua  diocesi  la  culla  al 
beato  Leonardo  da  Porto  Mau- 
rizio, nato  nel  1676  dalla  fami- 
glia Casanuova,  fattosi  nel  iGqj  re- 
ligioso de'  minori  riformati  di  s. 
Francesco,  riuscito  zelantissimo  mis- 
sionario ,  morto  in  Roma  1'  anno 
1751  nel  suo  convento  di  s.  Bona- 
ventura alla  Polveriera.  Fu  beatifi- 
cato da  Pio  VI  nei  i  796.  V.  Leo- 
nardo DA   Porto  Maurizio. 

ALBEO  (s.),  arcivescovo  in  Irlan- 
da, onorato  qual  principale  patro- 
no dalla  provincia  di  Munster,  fu 
dall'apostolo  s.  Patrizio  consecrato 
arcivescovo  della  provincia  suddet- 
ta. Dapprima  era  infedele  ;  ma , 
convertito  dai  missionarii  bretoni , 
ed  in  SI  eminente  posto  collocato, 
evangelizzava  i  popoli  con  inaudito 
fervore  non  senza  parecchi  prodigi , 
che  gli  fruttai'ono  la  conversione 
d'  infedeli  moltissimi.  Il  re  Engo 
donò  ad  Albeo  l' isola  di  Arran  ;  e 
il  pio  prelato  vi  fondò  un  moniste- 
ro  che  divenne  illustre  per  la  san- 
tità de'  suoi  abitatori.  Il  re  apprez- 
zava questo  vescovo  si  fattamente , 
che  tentando  Albeo  di  togliersi  il 
peso  dalle  spalle  e  di  volare  alla 
sohtudine,  Engo  appostò  guardie  in 
tutti  i  porti  affine  eh'  egli  non  fug- 
gisse come  avea  meditato.  Mori  il 
santo  uomo  nel  52  5.  La  sua  fe- 
sta è  riportata  al  di  12  di  settem- 
bre. 

ALBERGATI  Nicolò  (  beato  ), 
Cardinale.  Nicolò  Albergati,  nato 
in  Bologna  nel  1875,  in  età  di 
vent'  anni  professò  1'  Ordine  dei  cer- 
tosini, di  cui  divenne  priore  in  Fi- 
lenze.  Per  volo  del  clero  e  del  po- 


ALB  195 

polo,  nell'anno  i4*7j  f^i  consegra- 
to  vescovo  della  sua  patria.  Appe- 
na egli  assunse  il  governo,  che  si 
diede  a  visitarne  la  diocesi,  a  to- 
gliere gì'  inveterati  abusi,  e  rifor- 
mare i  corrotti  cos'iumi  del  popolo. 
Eresse  una  scuola  pei  chierici,  e  rac- 
colse una  biblioteca.  Ridusse  all'ob- 
])edienza  e  riconciHò  con  la  Santa 
Sede  i  suoi  diocesani  ;  del  che  da- 
ta informazione  al  Pontefice  Mar- 
tino V,  ottenne  dalla  sua  munifi- 
cenza di  poter  conferire  a  proprio  be- 
neplacito i  benefizii  vacanti  in  curia 
ed  ebbe  giurisdizione  sopra  lutti  gli 
ordini  regolari.    Lo    stesso    Martino 

V  lo  destinò,  l'anno  1^11,  nunzio 
in  Francia ,  per  conciliare  Carlo 
VI  con  Enrico  V  d'Inghilterra, 
tra'  quali  stabilì  una  tregua  di  sei 
anni.  Di  poi  gli  convenne  portarsi 
in  Lombardia  e  Venezia  per  trat- 
tare   egualmente    la   pace.   Martino 

V  nel  1426,  volendo  ricompensare 
i  suoi  meriti,  nel  concistoro  dei 
24  maggio  o  2  3  giugno  lo  creò 
prete  Cardinale  di  s.  Croce  in  Ge- 
rusalemme e  arciprete  di  santa  Ma- 
ria Maggiore.  Il  Pontefice  nel  no- 
minarlo Cardinale,  disse  in  pieno 
concistoro:  «  Eleggiamo  il  Cardi- 
"  naie  Nicolò  Albergati,  cittadino  e 
'»  vescovo  di  Bologna,  uomo  di 
»  grande  santità,  di  cui  nella  Cliie- 
"  sa  sono  in  questi  tempi  assai  ra- 
»>  l'i  i  vescovi,  che  lo  imitino  ". 
Sostenne  parecchie  legazioni  in  Fran- 
cia, in  Germania,  in  Inghilterra  ed 
Italia.  Presiedè  con  altri  tre  Cardi- 
nali al  concilio  di  Basilea  ;  ma  av- 
vedutosi come  andava  degeneran- 
do in  un  conciliabolo,  si  ritirò  da 
quella  città,  e  passò  al  concilio  ecu- 
menico di  Ferrara  e  di  Fù'enze  di  cui 
fu  dichiaralo  presidente.  Ritornato  in 
Roma,  gU  fu  conferita  la  carica  di 
penitenziere  maggiore  e  camerlengo 


196  ALB 

della  S.  R.  C.  Ornato  delle  pri- 
marie dignità,  non  cangiò  punto  il 
metodo,  né  l'umiltà  della  sua  pri- 
ma vita  religiosa,  ritenne  le  me- 
desime vesti,  osservò  gli  stessi  digiu- 
ni. Bologna  sotto  il  reggimento  di 
lui  per  due  volte  assalita  dalla  pe- 
ste, deve  tutto  alla  sua  inestingui- 
bile carità.  Fondò  in  più  luoglii 
della  diocesi  molte  istituzioni  per 
educare  i  fanciulli  e  gì"  ignoranti  ; 
riordinò  le  confraternite  laicali,  in- 
troducendo r  uso  di  recitare  1'  ufli- 
zio  della  Madonna;  ristorò  ed  ab- 
bellì la  cattedrale,  e  corredò  il  pa- 
lazzo vescovile  di  una  biblioteca. 
Coronato  di  meriti  e  di  ogni  eroi- 
ca virtìi,  spii'ò  nel  bacio  del  Si- 
gnoi-e  in  Siena  l'anno  i443- Eu- 
genio IV ,  per  singolare  distinzio- 
ne, oltre  r  averlo  visitato  nella  ma- 
lattia, colla  Pontificia  Curia  ne  as- 
sistette a'  funerali .  Le  sue  reli- 
quie sono  venerate  nella  chiesa  di 
san  Lorenzo  a  Firenze.  Nel  Pon- 
tificale di  Bologna,  pubblicato  nel 
secolo  XVIj  JVicolò  Albergati  è  po- 
sto tra'  beati  titolari  di  quella 
chiesa. 

ALBERGATI  Nicolò,  Cardina- 
le. Nicolò  Albergati  nacque  in  Bo- 
logna nel  1 604 ,  di  nobilissima  fa- 
jniglia.  Condottosi  a  Roma  per  or- 
dine del  Cardinale  Lodovico  Ludo- 
visi  suo  cugino,  nel  i63i  fu  fatto 
sotto  sommista.  Quattro  anni  dopo, 
nominato  arciprete  della  metropo- 
litana di  Bologna,  partì  da  Roma; 
ma  ivi  restituitosi,  da  Urbano  Vili 
fu  ascritto  tra  i  votanti  della  se- 
gnatura di  giustizia.  Nel  i645  In- 
nocenzo X  lo  promosse  prima  al- 
l'arcivescovato di  Bologna,  e  poi 
nell'anno  slesso  a' 6  marzo  lo  creò 
Cardinale  prete  del  titolo  di  s.  Agosti- 
no. Nel  1649  mosse  verso  Milano,  col 
carattere  di  legato  a  lalcrc,  per  prc- 


ALB 
sentare  la  rosa  d'oro  benedetta  a  Maria 
Anna  d'Austria  figlia  di  Ferdinando, 
destinata  sposa  di  Filippo  IV  re  di 
Spagna.    Offertigli    da    questo   mo- 
narca    due     vescovati     ricchissimi., 
l'Albergati  assai  contento  delle  sue 
scarse  rendite,  non  volle  mai  accet- 
tarne   r  esibizione.  Levò    al     sacro 
fonte,   a    nome    d'  Innocenzo  X,  il 
primogenito  del  granduca  di  Tosca- 
na Ferdinando  II.  Compiuta  la  sua 
legazione,    fu    nominato    nel    j65i 
penitenziere    maggiore ,    per  lo    che 
dovendo  rimanersi  in  Roma,  rinun- 
ziò la  sua  diocesi  in  favore  di  Gi- 
rolamo Buoncompagni.  Entrato  nel- 
r  ordine  dei  Cardinali  vescovi ,  l' an- 
no   i683,    passò  alla     chiesa  di  O- 
stia    e    Velletri  ,    i    cui    diritti    va- 
lidamente    difese.     Neil'  assedio    di 
Vienna  ridusse   la  propria  argente- 
ria   in    moneta ,    affin    di  sovvenire 
quella  città.  Lo  stesso  fece ,  essendo 
titolare    di    S.    M.    in  Transtevere, 
per   collocare    le    reliquie    in    teche 
di  argento.     Abbellì    il    portico    di 
s.  Lorenzo  in    Lucina ,  slata    anche 
essa  suo  titolo,  e  lo  munì  di  cancelli 
di  ferro.   Fece  collocare  in  preziosa 
urna  di  bronzo  la   graticola  su  cui 
s.  Lorenzo    ebbe   consumato    il  suo 
martirix).    Liberale   e   magnifico  coi 
bisognosi,  si  meritò  il  titolo  di  padre 
dei  povei'i.  Morì  in  Roma,  nel  1687, 
e    fu    sepolto    in    Santa    Maria    in 
Transtevere. 

ALBERGATI  Gregorio,  Cardi- 
nale. Gregorio  Albergati,  romano , 
dal  Pontefice  Calisto  li,  che  venne 
incoronato  nel  1 1 1 9,  fu  creato  prete 
Cardinale  di  s.  Lorenzo  in  Lucina. 
Si  trovò  presente  alla  elezione  di 
Onorio  II,  e  sottoscrisse  la  Bolla 
di  Calisto  li  al  vescovo  di  (renova. 
ALBERICI  Mario,  Cardinale. 
Mario  Alberici  napoletano  ,  dei 
principi     della     Veterana  ,     nacque 


ALIJ 
l'anno  jGìS.  Ottenne  da  Alessan- 
dro VII  un  canonicato  nella  >  ati- 
cana.  Essendo  governatore  di  An- 
cona, sotto  il  medesimo  Pontefice, 
in  tempo  di  carestia  impegnò  la 
propria  argenteria  per  sovveniic  i 
poveri ,  e  vi  eresse  un  pubblico 
magazzino  pel  frumento.  Ritorna- 
to a  Roma ,  fu  eletto  segretario 
della  congregazione  di  Propaganda; 
quindi  passò  alla  segreteria  de'  ve- 
scovi e  l'egolari.  Nel  1674  esercitò 
la  nunziatura  in  A'ienna  col  titolo 
di  arcivescovo  di  Neocesarea.  La 
specchiata  esemplarità  di  sua  vita 
gli  acquistò  in  quella  corte  im  cre- 
dito cos\  onorevole ,  che  l' impera- 
tore Leopoldo  I  lo  volle  a  suo  con- 
fessore. Compiuto  il  suo  uffizio , 
Clemente  X  nel  167 5  ai  27  mag- 
gio lo  creò  Caidinale  prete  di  s.  Gio- 
vanni a  porta  latina,  e  poscia  lo  pro- 
mosse alla  chiesa  di  Tivoli.  Cinque 
anni  dopo  lasciò  la  vita  in  R.oma , 
decorato  del  glorioso  titolo  di  orna- 
mento del  sacro   Collegio. 

ALBERICO,  Cardinale.  AUx-iico 
monaco  di  JMontecassino,  che  molti 
vogliono  di  Treveri ,  per  l' egregie 
virtù  ond'cra  ornato,  fu  assunto 
alla  dignità  di  Cardinale  dei  Santi 
quattro ,  dal  Pontefìct;  Stefano  X, 
nel  io58.  Scrisse  ini'  apologia  a 
favore  di  Gregorio  VII,  alcune  vite 
di  santi  ed  altre  operette.  Con- 
vinse del  suo  eiTore  l' eretico  Be- 
rengario, nel  concilio  romano  te- 
nutosi l'anno  1079  ;  e  validamente 
difese ,  con  un  libro  apposito ,  la 
transustanziazione  dell'  Eucaristia  . 
Mori  in  Roma  l'anno  1 088.  Compo- 
se anche  un  libro  Della  perpetua 
verginità  di  M.  V.  e  tie  Inni  sul- 
la di  Lei  assunzione. 

ALBERICO,  Cardinale.  Alberico 
da  Urbano  II  fu  creato  Cardinale 
prete  di  s.  Pietro  in  Vincoli.  Sotto- 


ALB  igy 

scrisse  a  due  bolle  spedite  da  l'a- 
squalc  lì,  Pontelice  eletto  nel  io()(), 
a  favore  della  chiesa  di  Troia. 

ALBERICO,  Cardinale.  Alberico 
monaco  francese  nell'  abbazia  di 
Clugny,  uomo  di  singolare  dottrina 
e  pietà,  nel  11 38  divcinie  per  vo- 
lere del  l'ontefice  Innocenzo  II 
Cardinale  e  vescovo  di  Ostia.  Spe- 
dito legato  dell'Inghilterra,  vi  celebrò 
un  concilio ,  dove  condannò  l' arci- 
vescovo di  Cantorbery,  e  vi  sostituì 
Teobaldo  abbate  del  Bec.  Visitati 
quasi  tutti  i  vescovati  d' Inghilterra , 
passò  nella  Scozia  onde  pacificare 
il  le  Davidde  col  re  Stefano  d' In- 
ghilterra. Di  poi  si  portò  legato 
nella  Soria ,  per  correggere  il  pa- 
triarca di  Antiochia  che  si  predi- 
cava eguale  al  Sommo  Pontefice. 
Passò  di  poi  in  Gerusalemme  a 
visitare  il  sepolcro  di  G.  C.  ;  con- 
sagrò ima  chiesa  in  onore  del  SS. 
Salvatore,  e  raccolse  un  sinodo  per 
ridurre  all'unità  della  Chiesa  Ro- 
mana Massimo  patriarca  armeno 
coi  suoi  suffiaganei.  S.  Bernardo 
gli  scrisse  parecchie  lettere,  e  l'eb- 
be in  considerazione  di  santità.  Rese 
r  anima  a  Dio  nel  1 1 4*^  ?  invocato 
siccome  un  santo. 

ALBERINI  Pietro,  Cardinale. 
Pietro  Alberini,  monaco  cassinense, 
nel  io5i8,  fu  creato  Cardinale  prete 
della  S.  R.  C.  dal  Pontefice  Stefa- 
no X  nel  mese  di  marzo.  Per  i 
suoi  tempi  egli  era  uomo  di  alta 
dottrina.  Visse  cinquant'  aiìni  in 
quella  dignità,  e  morì  sotto  I*a- 
squale  II  con  isplendida  riputazione. 
ALBERONT  Giulio,  Cardinale. 
Giulio  Alberoni  nacque  di  oscuri 
e  miserabili  genitori  a  Firenzuola 
nel  Parmigiano,  il  3o  maggio  1664. 
Coltivò  la  terra  fino  all'età  di  quat- 
tordici anni ,  quando  la  squisitezza 
straordinaria  di  genio,   che  sentiva 


198  ALB 

in  se  stesso,  gli  fece  trovare  i  mezzi, 
onde  uscir  dal  suo  niente.  Destro, 
manieroso ,  insinuante ,  si  cattivò 
r  animo  del  vescovo  di  Piacenza , 
che  r  ordinò  sacerdote ,  e  dopo  al- 
cuni impieghi  gli  conferì  un  cano- 
nicato della  cattedrale.  Per  acciden- 
te di  poco  rilievo,  in  occasione  del- 
la guerra  per  la  successione  di  Spa- 
gna, venuto  in  cognizione  del  duca 
di  Veudòme  supremo  comandante 
delle  truppe  francesi,  seppe  così  af- 
fezionarselo, che  in  breve  divenne  il 
suo  confidente  e  consigliero.  Di  qua 
ebbe  principio  la  sua  fortuna.  11  duca 
partitosi  dall' Italia,  volle  seco  l'AU^e- 
roni  sino  a  Parigi ,  dove,  scoprendo 
vieppiù  il  suo  talento,  ebbe  a  giovar- 
sene in  importantissimi  affari.  Accom- 
pagnò poscia  Vendóme  alla  corte  di 
Spagna,  e  là  piu"  acquistato  gran  no- 
me ,  dopo  la  morte  del  duca ,  fu 
rimandato  a  quel  re  Filippo  V,  ni- 
pote del  re  di  Francia  Luigi  XIV, 
col  carattere  di  ministro  del  duca 
di  Parma.  La  fama  delle  sue  doti 
gli  preparò  una  corrispondente  ac- 
coglienza ;  Fihppo  V  lo  ammise 
alla  corte  e  cominciò  a  trattarlo 
famigliarmente.  Di  ciò  l' Alberoni 
con  destrezza  valendosi,  come  il  re 
r  onorava  di  sua  confidenza ,  nella 
morte  della  regina  Maria  Luisa  di 
Savoia,  potè  persuaderlo  alle  nozze 
con  l'unica  figlia  del  proprio  duca, 
Elisabetta  Farnese.  Tal  evento  pose 
il  colmo  in  favore  di  eh'  egli  godeva. 
Filippo  V  nulla  più  faceva  senza 
dell'  Allteroni ,  che  presto  diventò 
l'arbitro  della  volontà  di  lui.  Per 
mezzo  della  regina  fu  dichiarato 
duca ,  grande  di  Spagna  e  primo 
ministro.  A  tanta  elevatezza  non 
mancava  che  l'onor  della  porpora. 
L'  aversi  egli  adoperato  a  ristabilire 
gli  a  Ilari  della  S.  Sede  col  re ,  e  a 
riaprire  la  nunziatura;    l'aver  pro- 


ALB 

messo  al  Pontefice  Clemente  XI  un 
soccorso  di  navi  contro  il  turco, 
fecero  sì  che  il  Papa,  piegato  alle 
suppliche  della  regina ,  lo  creasse 
diacono  Cardinale  di  s.  Adriano,  e 
vescovo  di  ?vlalaga.  Salito  alla  som- 
mità degli  onori,  si  occupò  dei  van- 
taggi del  regno  con  sì  felice  succes- 
so, che  la  Spagna  sotto  di  lui  ave- 
va cangiato  di  aspetto.  La  pubblica 
economia  veniva  stabilita  sopra  so- 
lidi principii;  le  forze  di  terra  e  di  mare 
stavano  sopra  un  piede  rispettabile  ; 
una  posta  instituita  per  le  Indie  oc- 
cidentali ,  teneva  in  una  regolata 
corrispondenza  il  mondo  antico  col 
nuovo  ;  erasi  instituita  una  scuola 
di  nobili,  per  farli  istrutti  nella  na- 
vigazione ,  e  molti  abusi ,  che  ave- 
vano snervata  la  forza  del  regno , 
in  gran  parte  toglievansi.  Tutti  que- 
sti benefizii  erano  l'  opera  dell'  Al- 
beroni. Ma  cose  assai  più  grandi 
andava  egli  meditando.  Voleva  rì- 
conquistare  ciò  che  la  Spagna  ave- 
va perduto  in  Italia  ;  voleva  accre- 
scere la  potenza  e  la  ricchezza  del 
principe  ;  voleva  che  le  manifatture 
del  paese,  invece  degli  sti-anieri,  ar- 
ricchissero i  nazionali.  Assalì  pertan- 
to la  Sardegna  e  la  Sicilia,  e  le 
ricuperò  alla  corona.  Dipoi  seguitò 
le  pretensioni  di  Filippo  V  sulla 
reggenza  di  Francia  durante  la  mi- 
norità di  Luigi  XV ,  sostenendola 
devoluta  a  lui  come  il  più  prossi- 
mo alla  successione  di  quel  regno. 
Divisava  quindi  ristabilire  sul  trono 
d' Inghilterra  la  casa  Stuarda,  e  di 
armare  lo  Czar  di  Moscovia  ed  il 
re  di  Svezia  contro  gì'  inglesi  ;  po- 
scia concepite  più  vaste  idee  e  col- 
legatosi con  altri  principi,  minac- 
ciava una  guerra  in  tutta  l'Einopa. 
Ma  questi  nuovi  disegni  appena  for- 
mati svanirono  :  che  le  occulte  fila 
ordite  dall' Alberoni  furono  scoper- 


ALB 

te  dal  duca  di  Orleans ,  che  volrasi 
da  lui  spogliato  dalla  reggenya  di 
Francia.  Filippo  V  ricevè  un'  am- 
basciata, che  non  avrebbe  la  pace 
se  non  licenziasse  dal  regno  quel 
suo  confidente,  sotto  il  cui  ministe- 
ro la  Spagna  dovrebbe  essere  im- 
inersa  in  un  mare  di  calamità.  I 
forti  maneggi  del  settentrione  a  dan- 
no del  Cardinale,  lo  fecero  divenir 
sì  odioso  alla  corte  del  monarca, 
che  in  breve  se  ne  decretò  la  espul- 
sione .  Fuggito  sollecitamente  dal 
regno  in  mezzo  a  continui  pericoli, 
ricevè  l'ordine  di  fermarsi  in  Ge- 
nova, dove  gli  fu  intimato  l' arre- 
sto a  nome  di  Clemente  XI,  che 
era  per  molti  motivi  assai  sdegnato 
di  lui.  Il  Papa  istituì  una  commis- 
sione di  Cardinali  per  esaminar  la 
causa  dell'  Alberoni  ;  ma  intanto  pre- 
sa egli  la  fuga,  si  rimase  nascosto 
fino  alla  morte  del  Pontefice.  Chia- 
mato al  conclave,  ed  eletto  In- 
nocenzo XIII,  la  causa  dell'Albe- 
roni  fu  nuovamente  trattata  con  e- 
sito  per  lui  così  felice,  che  ne  ri- 
mase in  concistoro  pienamente  as- 
soluto. Intraprese  allora  una  vita 
devota,  e  si  ritirò  per  qualche  tem- 
po nella  casa  dei  Gesuiti.  Dimessa 
la  sua  diaconia,  ottenne  il  titolo  di 
s.  Lorenzo  in  Lucina,  e  da  Bene- 
detto XIII  ebbe  la  consecrazione 
per  la  chiesa  di  Malaga,  che  poi 
dimise  con  annua  pensione.  Clemen- 
te XII  lo  spedì  legato  in  Ravenna 
dove  costrinse  la  repubblica  di  s. 
Marino  ad  assoggettarsi  con  solenne 
giuramento  al  dominio  della  Santa 
Sedcj  sebbene  il  Pontefice  non  ne 
desse  l' approvazione.  Ripreso  l'antico 
vigore,  Albei'oni  molto  operò  in  servi- 
zio della  S.  S.,  ed  in  bene  di  quella 
città.  Benedetto  XIV  gli  conferì  la 
legazione  di  Bologna ,  ed  ivi  pin-e 
vi  .sparse  benefìzii  degni  del  suo  gran- 


ALB  i()9 

de  animo.  Ritiratosi  poi  in  Piacen- 
za, cpiivi  terminò  la  vita  in  età  di 
88  anni.  Lasciò  erede  dei  suoi  be- 
ni il  collegio  di  s.  Lazzaro  da  lui 
con  magnificenza  fondato  per  la  edu- 
cazione di  settanta  chierici.  La  sua 
tomba  trovasi  nella  chiesa  del  so- 
praccitato collegio. 

Più  circostanziate  notizie  dell'Al- 
beroni  ci  presenta  il  marchese  Ot- 
tievi,  che  ne  scrisse  la  storia,  la  qua- 
le fu  stampata  in  Roma  l' anno  1 7.^6. 

ALBERTI  (degli)  Albkrto,  Car- 
dinale. Alberto  degli  Alberti  ebbe 
culla  in  Firenze  da  nobilissima  fa- 
miglia. Essendo  canonico  di  quella 
cattedrale,  notaio  apostolico  e  go- 
vernatore di  Perugia,  nel  i437  da 
Eugenio  IV  fu  eletto  vescovo  di 
Camerino  col  titolo  di  ammini- 
stratore. Le  virtù,  che  in  lui  bril- 
larono, ed  i  meriti,  che  lo  disfin- 
sero in  varii  impieghi,  determina- 
rono Eugenio  IV  ad  ascriverlo  al 
Sacro  Collegio  col  titolo  di  s.  Eu- 
stachio. Nel  concilio  generale  di  Fi- 
renze elicsi  tenne  l'anno  14^9;  mol- 
to si  adoperò  coi  greci  afline  di  ri- 
durneli  all'union  della  Chiesa.  Co- 
ronato di  sante  azioni,  spirò  nel 
i44^  n^^  monistero  di  Grottafer- 
rata,  e  fu  sepolto  in  Firenze. 

ALBERTI  Andoino,  Cardinale. 
Andoino  Alberti  creato  Cardinale 
prete  dei  ss.  Giovanni  e  Paolo,  da 
Innocenzo  VI  nel  febbraio  o  mar- 
zo i353:  tenne  sin  dal  i  349  ''  ^^" 
scovato  di  Parigi,  poscia  quello  di 
Auxerre.  Nel  1 36 1  fu  trasferito  alla 
chiesa  di  Ostia  e  Velletri.  Fondò 
un  collegio  in  Tolosa,  ed  uno  spe- 
dale in  Avignone.  Consegrò  il  Pon- 
tefice Urbano  V,  e  dopo  dieci  an- 
ni di  Cardinalato,  nel  1 363  passò 
a  miglior  vita,  avendo  sepoltura  in 
Villanuova. 

ALBERTI  Gregorio,  Cardinale. 


ano  ALB 

Gregorio  Alberti  ,  dei  conti  di 
Montecarello,  nacque  in  Toscana. 
Sostenne  una  legazione  nell'  Um- 
bria, afìine  di  l)en  ordinare  e  reg- 
gere quella  provincia.  L'anno  i  190, 
nel  mese  di  settembre,  da  Cle- 
mente III  ;  fu  creato  Cardinale  dia- 
cono di  san  Giorgio  in  Velabro. 
Vissuto  per  vent^anni  in  quella  di- 
gnità, morì  nel    i-jio. 

ALBERTI  Stefano,  Cardinale. 
Stefano  Alberti  prete  Cardinale  dei 
ss.  Gio.  e  Paolo.  V.  Innocenzo  VI 
Papa. 

ALBERTI  Stefano,  Cardinale. 
Stefano  Alberti  di  Limoges,  nel 
i34o  fu  abbate  di  sant'  Idilio  di 
Clermont,  e  sei  anni  dopo,  di  san 
Vittore  in  Marsiglia.  Creato  dallo 
zio  Innocenzo  VI,  a'  17  settembre 
i363.  Cardinale  diacono  di  s.  Ma- 
ria in  Aquiro,  passò  di  poi  al  ti- 
tolo presbiterale  di  s.  Lorenzo  in 
Lucina .  Essendo  venuto  con  Ur- 
bano V  in  Italia  nel  1869,  finì 
la  vita  in  Viterbo,  dove,  per  una 
sollevazione,  aveva  molto  sofferto. 

ALBERTI  o  ALBERTINI  Nico- 
lò, Cardinale.  Nicolò  Alberti,  de' conti 
di  Prato  in  Toscana,  nato  nel  i2  5o, 
professò  a  Firenze  nell'Ordine  de'prc- 
dicatori.  Datosi  con  profitto  agli  stu- 
dii,  lesse  le  scienze  teologiche  nel  con- 
vento di  s.  Maria  sopra  ]Minerva 
in  R.oma.  Siccome  uomo  di  molta 
prudenza  e  dottrina,  venne  incari- 
cato del  governo  della  provincia 
romana  del  suo  Ordine.  Bonifacio 
Vili,  che  ne  scoprì  le  belle  doti, 
nel  1229  lo  promosse  alla  chiesa 
di  Spolcti  ;  quindi  assegnatogU  la 
nunziatura  di  Francia  e  d' Inghil- 
terra,  pacificò  i  due  re  Filipjx) 
ed  Odoardo  tra  loro  nemici  :  im- 
presa assai  diiricile,  che  ad  altri 
Cardinali  non  era  riu.scita.  Il  Pon- 
tefice Bonifacio   gratissimo    ai   suoi 


ALB 

servigi,  lo  fece  vicario  di  Roma,  e 
Benedetto  XI,  nel  i3o3,ai  i<S  dicem- 
bre, lo  creò  Cardinale  vescovo  d'O- 
stia e  Velie  tri.  Un  aimo  dopo  gli 
fu  destinata  la  legazione  di  Firen- 
ze, dove  per  le  fazioni  dei  GucKl 
e  dei  Ghil)ellini,  dei  Bianchi  e  dei 
Neri ,  molto  sofferse .  Eccitatosi 
un  tumulto  contro  di  lui,  nel 
i3o4,  si  rifuggì  in  Perugia  presso  il 
Pontefice,  che  dell'  ingiuria  fatta  al 
suo  legato  volle  ben  giusta  ragione. 
Defunto  Benedetto  XI,  egli  si  ado- 
prò  molto  per  l'  elezione  di  Clemen- 
te V.  Questo  Papa,  che  doveva  mol- 
to all'Alberti,  gli  donò  tutta  la  sua 
confidenza,  e  di  lui  si  valse  e  dei 
suoi  consigli  in  parecchi  importan- 
tissimi affari.  Come  legato  a  lalere, 
assistè  all'  incoronazione  dell'  impe- 
ratore Enrico  VII,  ed  a  nome  di 
Giovanni  XXII  passato  in  Sicilia, 
impose  a  Roberto  il  Savio  la  coro- 
na reale.  Visse  settantaun  anno  ed 
ebbe  nel  1821  la  tomba  in  Avigno- 
ne. Aveva  egli  cinta  la  sua  patria 
di  nuove  mura,  sovvenuti  molti 
luoghi  pii,  e  fondati  due  moni- 
steri,  uno  in  Prato,  T  altro  in  Avi- 
gnone. Morendo  distribuì  ai  pove- 
ri tutte  le  sue  facoltà. 

ALBERTO  antipapa.  V.  Anti- 
papi. 

ALBERTO  (s.) ,  vescovo  di  Liegi, 
e  martire.  Aveaper  padre  daiglielmo 
III  conte  di  Lovanio,  fratello  di 
Enrico  duca  della  Bassa- Lorena. 
Abbracciò  lo  stato  ecclesiastico ,  e 
dedicossi  tostamente  al  servigio  della 
Chiesa  di  Liegi,  della  quale  fu  fìit- 
to  vescovo  dopo  la  morte  di  Raoul, 
che  avvenne  nel  ii9i.  Ma  l'Im- 
peratore Enrico  VI  perseguitò  fie- 
ramente questo  nuovo  prelato,  e  co- 
mandò od  almeno  diede  occasione 
a  tre  nobili  alemanni  di  attentare 
alla  vita   di  lui.  Allierto   fuggì  dalla 


ALB 
patria,  e  ricoverossi  a  Rcims,  ove 
lo  inseguirono  i  suoi  nemici  avidi 
del  suo  sangue.  Costoro,  niente  com- 
mossi dalla  dolcezza  del  santo,  che 
li  avea  accolti  cortesemente  in  sua 
casa,  lo  privarono  di  vita.  Il  suo 
corpo  fu  sepolto  nella  cattedrale  di 
Reims,  e  sotto  Luigi  XIII  (li  tras- 
ferito a  Brusselles,  ove  tuttora  si 
conserva.  La  festa  di  questo  santo 
è  segnata  nel  martij'ologio  romano 
ai  2  I   novembre. 

ALBERTO  (s.),  di  monte  Trapa- 
no, trasse  i  natali  nella  città  di  que- 
sto nome,  appartenente  al  regno  di 
Sicilia,  nell'anno  12 12.  Fino  dalla 
pili  verde  età  egli  abbracciò  l' isti- 
tuto dei  religiosi  cai-melitani  nel 
convento  di  monte  Trapano.  Quivi 
ei  si  propose  di  attendere  al  con- 
seguimento della  evangelica  perfe- 
zione, ed  a  quest'  uopo  diedesi  a 
castigare  il  suo  corpo  colle  più  se- 
vere penitenze.  Ogni  settimana  egli 
portava  per  tre  volte  il  cilicio,  e  si 
asteneva  dal  vino;  ogni  venerdì  a- 
mareggiava  le  sue  vivande  coli'  as- 
senzio ;  non  ometteva  giammai  di  re- 
citare ogni  notte  il  salterio  a  ginoc- 
chia piegate.  Terminata  la  preghie- 
ra, passava  tosto  alla  lettura  e  ad 
ogni  maniera  di  opere  pie.  Predicò 
in  varii  luoghi  la  divina  parola,  e 
la  portò  a  tutte  le  terre  del- 
la Sicilia,  con  profitto  degli  stessi 
giudei.  Finalmente,  giunto  all'età  di 
anni  ottanta,  compì  la  sua  carriera 
mortale  in  una  solitudine,  non  mol- 
to distante  dalla  città  di  Messina, 
nella  chiesa  della  qual  città,  apparte- 
nente ai  religioni  del  suo  Ordine,  ebbe 
sua  tomba  il  pio  prelato ,  la  cui 
santità  fu  confermata  da  parec- 
chi miracoli.  Una  parte  però  delle 
sue  ossa  venne  trasferita  nel  moni- 
stero  di  monte  Trapano.  Verso  la 
metà  del  secolo  XV  fu  fatta  in  Ro- 

VOL.      I. 


ALB  7.01 

ma  la  canonizzazione  di  questo  santo, 
la  cui   festa   si  celebra  ai   7   agosto. 

AL15ERT0  (b.),  patriarca  di 
Gerusalemme,  e  legislatore  dell'  Or- 
dine carmelitano,  fu  cospicuo  per 
natali ,  per  pietà  e  per  letteratu- 
ra. Appena  professata  la  regola  dei 
canonici  di  Mortara,  nel  milanese, 
ne  fu  eletto  priore.  Dopo  un  trien- 
nio elevato  alla  sede  vescovile  di 
Bobbio,  vi  oppose  diuturna  resisten- 
za, e  poiché  vacò  il  vescovato  di 
Vercelli  innanzi  la  sua  consacrazio- 
ne, fu  costietto  ad  accettare  il  reg- 
gimento di  questa  seconda  chiesa, 
nella  quale  per  ben  quattro  lustri 
si  procacciò  la  venerazione  e  1'  amo- 
re di  tutti.  La  sua  prudenza,  la  ret- 
titudine e  la  destrezza  negli  affari, 
indussero  Papa  Clemente  III,  e  Fe- 
derico I  Barbarossa  imperatore  ad 
eleggerlo  arbitro  ne' loro  dissidii.  En- 
rico VI  lo  creò  principe  dell'  impe- 
ro ;  il  Pontefice  Celestino  III  lo  ar- 
ricchì di  benefizii  ;  Innocenzo  III  si 
giovò  di  lui  sommamente,  confermò 
la  scelta  di  lui  in  patriarca  di 
Gerusalemme,  e  diedegli  il  pallio. 
JVella  nuova  sede,  si  comportò  in 
guisa  da  conciharsi  il  rispetto  degli 
stessi  saraceni.  Scrisse  Alberto  al- 
cune costituzioni  per  l'Ordine  dei 
carmelitani  :  costituzioni  a  cui  fare 
venne  sollecitato  da  Brocardo  supe- 
riore di  que'  religiosi.  Uno  scellerato, 
cui  egli  rinfacciò  con  forza  i  delit- 
ti, lo  trucidò  in  Acri  l'anno  1214, 
addi  i4  settembrCj  durante  la  pro- 
cessione della  festa  dell'  Esaltamen- 
to della  santa  croce.  E  onorato  al 
dì  8  di  aprile  fra  i  santi  dell'  Or- 
dine de'  carmelitani. 

ALBERTO  DI  Bergamo  (b.) ,  del 
terzo  ordine  di  s.  Domenico.  Ebbe 
la  culla  in  un  piccolo  villaggio  del 
territorio  bergamasco  da  genitori  di 
bassa  condizione ,  nel  secolo  decimo 
26 


20?.  ALP> 

loizo.  Neil'  età  di  sette  anni  la  prO' 
ghiera  formava  le  sue  piìi  care  dc- 
Jizie,  e  tre  volte  per  settimana  si 
privava  del  proprio  cibo  per  di- 
sti'ibuirlo  a'  poveri.  Adulto,  si  ap- 
plicò alla  Cfjitura  de' campi  in  com- 
pagnia di  suo  padre  ;  mentre  pe- 
rò attendeva  a  questa,  il  suo  spi- 
lito  ei'a  unito  al  Signore.  Per  con- 
discendere ai  desiderii  de'  suoi  ge- 
nitori, prese  moglie.  Costei  soll'ren- 
do  di  mal  animo,  che  il  marito 
distribuisse  gran  parte  del  suo  a 
favore  de' poveri,  lo  prese  a  perse- 
guitare; ma  Alberto  ne  sopportò 
con  pazienza  i  rimproveri,  e  Dio 
stesso  volle  ricompensare  eoa  mira- 
coli la  carità  di  lui.  Dopo  aver  sos- 
tenute molte  persecuzioni  da  alcuni, 
i  quali  volcano  impossessarsi  delle  po- 
che sue  facoltà ,  ritirossi  a  (.remo- 
na. Poco  dopo  entrò  nel  terz'  Ordiue 
di  s.  Domenico,  per  consecrarsi  al- 
l'evangelica perfezione.  Fra  le  altre 
virtìi  di  lui  spiccava  la  carità  ver- 
so gl'infermi,  gli  stranieri  e  le  per- 
sone destitute  di  ogni  soccorso.  In 
seguito  portossi  alla  visita  de' luoghi 
santi  di  Gerusalemme.  Nei  suo  ri- 
torno a  Cremona,  essendosi  il  na- 
vicellaio rillutato  di  condurlo  al  di 
là  del  Po,  egli  invocò  il  nome  del 
Signore,  e  passò  a  piedi  asciutti 
quel  (lume.  Dopo  aver  menato  una 
vita  .santa,  morì  nel  1279,  ^  ^" 
sepolto  in  mezzo  al  coro  della  chie- 
sa, ove  avea  il  co.stume  di  tenersi 
in  orazione.  I  miracoli,  onde  Iddio 
comprovò  la  santità  di  Alberto,  in- 
dussero il  Sommo  Pontefice  Bene- 
detto XI Va  permettere,  che  ne  ven- 
ga celebrata  la  festa  in  tutto  l'Or- 
dine dei  domenicani,  e  dalle  chiese 
di  Cremona  e  di  Bergamo. 

ALBERTO  (b.),  .sopraimomiiiato 
//  Qi-aiìdc,  trasse  i  natali  da  nobili* 
famiglia    in    Lavvengen.    i\ei     1221 


ALB 

diede  il  suo  nome  all'  Ordine  dei 
predicatori.  I  rapidi  j)rogressi,  che 
fece  in  ogni  scienza,  gli  meiitarono 
di  essere  riputato  come  il  piìi  insi- 
gne teologo,  filos(jfo  e  matematico 
della  sua  età.  Per  due  anni  sosten- 
ne la  carica  di  vicario  generale  del- 
l'Ordine;  in  seguito  venne  creato 
provinciale  per  l'Alemagna;  fu  pro- 
fessore in  molte  città,  ed  a  Colonia 
ebbe  a  uditori  s.  Tommaso  d' Aqui- 
no, Ambrogio  da  Siena  e  Tommaso 
cantipratense,  che  tauto  si  segnala- 
rono per  la  sublimità  del  loro  in- 
gegno. Venne  inandato  come  nun- 
zio in  Polonia;  poscia  fu  chiamato 
a  Roma  dal  Papa  Alessandro  IV, 
che  lo  fece  maestro  del  sacro  pa- 
lazzo ,  e  dopo  qualche  tempo  lo 
elesse  vescovo  di  Ratisbona.  Passati 
tre  anni,  Alberto  rinunziò  la  sede, 
ed  ottenne  il  permesso  di  ritirarsi 
nel  suo  convento  di  Colonia,  ove 
morì  nel  1280.  Le  opere  di  lui 
sono  comprese  in  ventuno  volumi 
in  foglio  stampati  a  Lione  nel  itHr. 
Egli  fu  beatificato  da  Gregorio  XV 
nel  1622;  ed  ai  i5  di  novembre 
si  celebra  la  sua  festa. 

ALBERTO,  Cardinale.  Alberto, 
monaco  benedettino,  di  s.  Savin(j 
di  Piaceuza,  nacque  in  questa  città. 
Alessandro  II  Pontefice  nel  io()i 
lo  creò  Cardinal  diacono.  Dipoi  Ur- 
bano II  lo  fece  prete  della  S.  R.  C. 
Fu  chiaro  per  alcune  legazioni  sos- 
tenute con  somma  lode.  Nel  i  100 
ottenne  la  chiesa  di  Siponto,  cui, 
per  la  confermazione  di  un  antico 
privilegio,  fece  sulFraganeo  il  vesco- 
vo di  Vesti.  Si  trovò  presente  al 
concilio  di  Tom's ,  dove  diligente- 
mente esaminò  i  diritti  di  fjuella 
metropolitana.  IMorì  in  Pavia  l'an- 
no   I  I  I  G. 

ALBERTO,  Cardinale.  Il  suo 
nome  .si   trova  appiedi  ili  una  l)olla 


ALB 
spedita  tla  Papa    Urinano   II   al  mo- 
iiisfero  cremonese  di  s.  Egidio  nel- 
l'anno    ior)7. 

ALIiERTO,  Cardinale.  All^erto, 
circa  l'anno  iioi,  da  Pasquale  II 
fu  creato  Cardinal  prete  di  s.  Sa- 
bina. Mancano  intorno  a  lui  più  dif- 
fuse memorie. 

ALBERTO,  Cardinale.  Alberto 
vescovo  Cardinale  di  Albano,  ebbe 
parte  nella  sottoscrizione  di  molte 
bolle  del  Papa  Innocenzo  II.  Ten- 
ne la  sua  dignità  pel  corso  di  dieci 
anni.  Secondo  il  Galletti,  nella  rac- 
colta delle  soscrizioni  delle  Bolle 
Pontificie,  morì  nel    1146. 

ALBERTO  daMonsagrati,  Car- 
dinale. Alberto  da  Monsagrati ,  nato 
di  povera  famiglia,  nell'unica  pro- 
mozione fatta  nell'anno  11 53  da 
Alessandro  IV,  fi^i  creato  prete  Car- 
dinale dei  ss.   Apostoli. 

ALBIGESI.  Eretici,  discendenti 
dai  valdesi.  Infestarono  essi  la  Cbie- 
sa  nei  secoli  XII ,  e  XIII.  El)bero 
questo  nome  perchè  sparsero  la  lo- 
ro eresia  non  solo  nella  città  di 
Alby,  ma  eziandio  nella  bassa  Lin- 
guadoca,  i  cui  abitanti  chianiavansi 
Albigesi.  La  loro  setta  era  un  am- 
masso di  varie  altre.  Bestemmiava- 
no esservi  due  principii,  vino  buono 
autore  del  nuovo  testamento,  e  crea- 
tore delle  cose  invisibili  soltanto; 
cattivo  r  altro,  autore  del  testamen- 
to antico,  creatore  delle  cose  visi- 
bili e  dell'uomo  ;  Inoltre  insegnava- 
no che  Gesù  Cristo  non  è  né  A'cro 
Dio,  né  vero  uomo;  che  la  risurre- 
zione della  carne  é  una  menzogna  ; 
che  son  falsi  i  sacramenti;  condan- 
navano il  culto  cattolico;  voleano 
togliere  la  gerarchia  ;  attaccavano 
le  prerogative  del  clero,  negando  do- 
A'ersi  pagare  ad  esso  lui  le  decime; 
si  burlavano  del  pin-gatorio,  delle 
orazioni  pei  morti,    delle  immagini, 


ALB  ao3 

«Ielle  croci  e  di  altre  ceremonie  del- 
la Chiesa  ;  diceano  che  ])asta  con- 
li'ssare  i  peccati  atl  ognuno  ,  senza 
farne  la  penitenza.  Finalmente,  per 
tacere  di  altri  errori ,  insegnavano 
che  le  anime  nostre  sono  que- 
gli spiriti  ribelli,  che  furono  scac- 
ciati tlal  cielo. 

In  quanto  alla  maniera  di  vivere, 
si  dividevano  in  perfetti  ed  in  cre- 
denti. I  primi  si  vantavano  di  vi- 
vei'e  in  perfetta  continenza,  di  dete- 
stare la  menzogna  ed  il  giuramen- 
to. I  secondi  menavano  una  vita 
licenziosa ,  persuasi  che  le  opere 
buone  dei  perfetti  bastassero  ezian- 
dio per  la  loro  salute.  Protetti  da 
Raimondo  conte  di  Tolosa  e  da 
alcuni  possenti  signori,  colla  forza 
delle  armi  formarono  in  poco  tem- 
po un  partito  assai  formidabile  e 
commiscro  di  qua  da  Tolosa  i  più 
detestabili  eccessi.  Stefano  abl)ate 
di  s.  Genoveffa  di  Paiigi, spedito  dal 
re  in  quella  città,  fa  in  due  parole 
mi  orrilìil  quadro  di  questi  disordi- 
ni: «  Ho  veduto,  ei  dice,  su  tutte 
"  le  strade  le  chiese  incendiate  e 
»  distrutte  fino  dai  fondamenti:  ho 
"  veduto  le  abitazioni  degli  uomini 
"  divenute  il  ritiro  delle  bestie  sel- 
"  vagge  "  {Steph.  Tornar,  ep.  7^8, 
al  9  ).  A  questi  eretici  si  opposero 
molti  santi  e  zelanti  personaggi,  tra  i 
quali  s.  Domenico,  che  li  confutò  col- 
le più  convincenti  ragioni.  Siccome 
poi  continuavano  a  fare  rapidissimi 
progressi ,  i  Sommi  Pontefici  pub- 
blicarono, nel  12  IO,  una  crociata 
onde  estirparli ,  e  dopo  una  lunga 
guerra  di  diciotto  anni ,  abbando- 
donati  dai  loro  protettori,  limasero 
interamente  distrutti.  Alcuni  di  que- 
sti, che  poterono  sottrarsi  alla  mor- 
te colla  fuga,  si  unirono  ai  valdesi 
nelle  valli  di  Piemonte,  della  Pro- 
venza, del  DeKinato  e  della  Savoia. 


2o4  ALB 

Ecco  la  ragione ,  per  cui  questi 
eretici  da  alcuni  vengono  confusi 
coi  valdesi.  V.  Alby  ed  Avignone. 
ALBIMANO  Guglielmo,  Cardi- 
nale. Guglielmo  Albimano  dei  conti 
di  Sciampagna  e  di  Blois ,  nacque 
nel  1 1 34-  Il  Pontefice  Alessandro 
III  conosciuta  la  destrezza  di  lui 
nel  maneggiare  gli  affari  col  re  d'In- 
ghilterra, al  line  di  pacificarlo  con  s. 
Tommaso  di  Cantorbery,  in  ricom- 
pensa lo  trasferì  dalla  chiesa  di 
Sens ,  che  teneva  sin  dal  i  1 66  , 
a  quella  di  Reims.  Colà  conscgrò 
re  delle  Gallio  Filippo  Augusto, 
ed  ottenne  in  privilegio  perpetuo 
che  gli  arcivescovi  di  quella  sede , 
ad  esclusione  di  ogni  altro ,  doves- 
sei'o  incoronare  i  monarchi.  Chia- 
mato a  Roma  da  Alessandro  III, 
il  re  pregò  il  Pontefice  a  rivocare 
il  decreto,  asserendo  che  1'  Albi- 
mano  era  l'occhio  dei  suoi  consi- 
gli, e  il  braccio  delle  sue  risoluzio- 
ni. Avendo  poi  quel  principe  rice- 
vuta la  croce  per  la  terra  santa, 
nel  partire  dal  regno  ne  affidò  il 
governo  all'  Albimano.  Alessandro 
ili  in  rigviardo  ai  suoi  meriti,  nel 
1 179,  o  1 180,  lo  decorò  della  por- 
pora col  titolo  presbiterale  di  s. 
Cabina,  e  lo  creò  arciprete  della  ba- 
silica vaticana.  Egli  fu  il  primo  Car- 
dinale che  esercitasse  la  carica  di 
ministro  di  stato  in  Francia.  Inno- 
cenzo III  lo  incaricò  di  una  lega- 
zione in  Colonia,  per  estinguere  lo 
scisma ,  che  si  era  acceso  in  Ma- 
gonza  dopo  la  morte  del  Cardinale 
Corrado.  Questa  egregiamente  com- 
piuta, fece  ritorno  alla  sua  chiesa,  che 
ampliò  ed  arricclù  di  preziosi  ar- 
redi. Terminò  i  suoi  giorni  in  Loan 
nell'anno  1202,  essendo  legato  delle 
Gallie.  Senza  decidere  sulle  (juistio- 
ni,  che  lo  accusano  d*  debolezza  in 
alcuni  all'ari,  noi  dii  emo  deUAlbima- 


ALB 

no,  che  fu  tenuto  in  grande  coiisidc- 
razione  dagli  uomini  piìi  illustri  del 
suo  tempo,  e  che  la  stima  in  cui 
r  ebbero  essi ,  gli  dà  anche  dirit- 
to alla  nostra. 

ALBINO  (s.),  vescovo  di  Angcrs, 
originario  d' Inghilterra,  nacque  in 
Brettagna  nel  secolo  V.  Fino  dalla  sua 
gioventù  riparò  egli  al  monistero  di 
Cincillac,  presso  Angers,  dove  i  fra- 
telli compresi  da  alta  venerazione 
per  le  sue  virtù,  morto  il  loro  ab- 
bate nel  5o4,  lo  scelsero  a  gover- 
nai'li,  contando  egli  trentacinque  an- 
ni. Da  tal'  epoca  fino  ai  sessanta 
resse  Alberto  que'monaci  :  e  a  que- 
sta età  si  vide  innalzato  per  comu- 
ne consentimento  alla  dignità  epi- 
scopale di  Angers.  Obbligato  a  far- 
si consecrare,  fece  ritornare  in  vi- 
gore la  ecclesiastica  disciplina  al- 
quanto rilassata,  operò  che  si  adunas- 
se il  concilio  di  Orleans  nel  538  a 
proscrizione  dei  maritaggi  incestuo- 
si frequentissimi  ai  suoi  tempi.  Quan- 
tunque fregiato  del  dono  dei  mira- 
coli, rispettato  e  onorato  dai  prin- 
cipi, riputavasi  l' infimo  degli  uomi- 
ni. La  nativa  dolcezza  e  la  schiet- 
ta gravità  della  indole  sua  non  ne 
sturbavano  la  immutabile  fermezza, 
dove  la  legge  di  Dio  e  l'osservanza 
della  disciplina  lo  esigevano.  Mori 
qxiesto  santo  vescovo  ottuagenario  al 
primo  di  marzo  del  549-  Molti  mo- 
nisteri ,  chiese  e  villaggi  in  Fran- 
cia portano  il  suo  nome.  La  sua 
festa  ricorre  nel  d'i  primo  di  marzo. 

ALBINO,  Cardinale  prete  dei  ss. 
Pietro  e  Marcellino.  Il  Laderchi,  nel- 
la dissertazione  intorno  la  detta  ba- 
silica, riporta  questo  Cardinale  co- 
me il  primo  titolare  di  quella  chie- 
sa, ed  alcuni  lo  annoverano  fra  i 
Cardinah  viventi  nel  Pontificato  di 
s.  Gregorio  I,  che  tenne  il  governo 
della  Chiesa  dairanno  Syo   al  6o4- 


ALB 
ALBINO,  Cardinale.  Albino  di 
Milano  fu  canonico  regolare  di  s.  A- 
gostino  nel  secolo  Xil,  La  saggezza, 
con  cui  si  condusse  in  molti  alFari 
di  somma  importanza,  gli  meri- 
tò la  dignità  della  porpora ,  che 
da  Lucio  III  ricevè  in  Velletri  nel 
mese  di  dicembre  del  i  182  col  tito- 
lo diaconale  di  s.  Maria  Nuova , 
dal  quale  passò  al  presbiterale  di 
s.  Croce  in  Gerusalemme,  Clemen- 
te III  nel  1 189  Io  promosse  al  ve- 
scovato di  Albano.  Morì  nel  1 198, 
lasciando  di  sé  onorevole  memoria. 
Scrisse  un'opera  intitolata:  Raccolta 
dei  canoni.  Questa  conservasi  mano- 
scritta nella  biblioteca  del  Vaticano. 
ALBIZI  Francesco  ,  Cardinale. 
Francesco  Albizi  di  Cesena,  nacque 
nel  1091.  Venuto  in  Roma,  prose- 
guendo la  sua  professione  di  avvo- 
cato, fu  fatto  uditore  della  nunzia- 
tura di  Napoli ,  e  poi  di  quella  di 
Spagna.  Urbano  VIII  nel  iG35  lo 
promosse  alla  carica  di  assessore 
t^  s.  Officio  e  fece  che  accompa- 
gnasse il  Cardinal  Ginetti,  che  por- 
tavasi legato  a  latere  in  Alema- 
gna.  Compito  quel  viaggio,  venne 
eletto  segretario  della  congregazione 
deputata  sugh  aflari  dell' Ibernia,  e 
segretario  delle  congregazioni  nella 
caiisa  di  Giansenio,  e  da  Innocenzo 
.X  nel  1654  ai  2  marzo ,  fu  creato 
Cardinale  di  s.  INIaria  in  \  ia.  Scris- 
se molte  opere ,  delle  quali  fa 
menzione  il  Tiraboschi  nella  Storia 
della  letteratura  italiana.  Fra  que- 
ste si  distinguono  l'opera  sulla  giu- 
risdizione de^  Cardinali  nelle  chiese 
del  loro  titolo.,  e  l'altra  De  incon- 
stantia  in  fide  adniitlenda,  vel  non. 
Sotto  Ui'bano  Vili  scrisse  ancora 
la  bolla  contro  il  libro  di  Gianse- 
nio. Il  Cardinal  Orsini,  poi  Bene- 
detto XIII,  in  una  lettera  a  quei 
di  Cesena,  pianse  la  morte  dcU'iVl- 


•  »  ALB  -20  ji 

bizi  come  una  perdita  amara.  Que- 
sta successe  nel  i684  contando  egli 
93  anni  di  vita. 

ALBIZZI  o  ALBICI  Bartolom- 
MEo,  scrittore  ecclesiastico  del  se- 
colo XIV,  nacque  a  Pisa.  Ab- 
bracciò r  istituto  francescano ,  e 
compose  l' opera  Delle  conformità 
di  s.  Francesco  con  G.  C.  :  opera  che 
andò  soggetta  giustamente  a  censm-a, 
poiché  l'autore,  lasciandosi  traspor- 
tare dal  suo  zelo,  pretende  di  pro- 
vare, che  s.  Francesco  fece  azioni  ^ 
luminose  al  pari  di  quelle  del  Di- 
vin  Redentore.  Gli  fu  attribuito  un 
altro  trattato  De  vita  et  laudibus 
B.  Maric2  Firginis ,  in  sei  libri 
stampati  a  Venezia  nel  1596. 

ALBO ,  Cardinale.  Albo  Cardi- 
nale della  S.  R.  C.  nacque  in  Vi- 
terbo. Dopo  molti  anni  di  vita  ere- 
mitica, coir  aiuto  ilei  Cardinal  Ca- 
pocci, fondò  un  monistero  di  Cistcr- 
ciensi. Le  molte  fatiche  da  lui  so- 
stenute a  beneficio  dell'  ordine,  ed 
in  servigio  della  Sede  Apostolica  , 
indussero  il  sommo  Pontefice  Inno- 
cenzo IV  a  crearlo  Cardinale  nel 
dicembre  del  laSa,  o  12.53.  Ra- 
pito in  breve,  spirava  in  Viterbo 
nell'anno    1254. 

ALBORG  {Àlhorgum).  Città  epi- 
scopale della  Danimarca,  sotto  la 
metropoli  di  Londen.  La  sede  ve- 
scovile fondata  nell'  undecimo  seco- 
lo a  Burglau,  fu  trasferita  in  Al- 
borg  nel    i54o. 

ALBORNOZIO  Egidio,  Cardi- 
nale .  Egidio  Albornozio ,  di  Cuen- 
ca  nella  Spagna,  di  nobilissimi  na- 
tali, aveva  prima  seguito  le  armi 
sotto  Alfonso  re  di  Castiglia  :  do- 
natosi poi  alla  Chiesa,  fu  conse- 
crato  arcivescovo  di  Toledo.  Lo  ze- 
lo che  dimostrò  nel  difender  la  fede, 
e  nel  sostenere  i  principii  della  mo- 
rale evangelica,  gli  cagionò  non  pò- 


2oG  AL«  ALB 

che  persecu7.ioni.  Rifuggitosi  in  Avi-  allo  studio  delle  leggi,  fu  eletto  presi- 
gnonc,  il  Poutclìce  Benedetto  XII,  dente  di  Pamplona,  poi  Inquisitore 
a' i8  (leeemhre  i35o,  lo  creò  pre-  della  fede, indi  Arcidiacono  di  Burgos. 
te  Cardinale  di  s.  Clemente,  e  pò-  Ad  istanza  del  re  cattolico ,  Urbano 
scia  lo  fece  vescovo  di  Sabina.  Spe-  YIII,  nel  1627  ai  3o  agosto,  lo  creò 
dito  da  Innocenzo  VI,  nel  i353,  prete  Cardinale  di  s.  Pietro  ni  Mon- 
legato  in  Italia,  in  cinque  anni  la  torio,  al  cui  convento  annesso  com- 
ridusse  a  perfetta  tranquillità,  ri-  partì  molti  beneficii.  Nel  i63o  fu 
cupcrando  le  città  che  alcuni  pò-  promosso  all'  arcivescovato  di  Ta- 
lenti si  erano  usurpate  nell'  assen-  ranto,  ma  risiedè  sempre  in  Roma, 
za  de'  Papi  dimoranti  in  Avignoiìe.  E  singolare  la  pietà  di  questo  Cai'- 
Quivi  tornato,  Innocenzo  VI  gli  an-  dinaie  verso  i  poverelli ,  a  cui 
dò  incontro  col  sagro  Collegio,  fin  pensava  come  a  cosa  propria.  Mo- 
due  miglia  fuori  della  città.  In  tale  r\  nel  1649  in  Roma,  e  fu  tumu- 
incontro  1' Albornozio  presentò  al  lato  nella  chiesa  di  s.  Anna  al  Quiri- 
Pontefìce  le  chiavi  di  tutte  quelle  naie.  Lasciò  eredi  le  monache  di  s. 
città  e  castella,  che  avevagli  ricupe-  Bernardo  nella  sua  patria, 
rato.  Il  Papa  in  pieno  concistoro  ALBORNOZIO  Pietro,  Crtr^/«rt- 
ne  encomiò   i    meriti;    l'onorò    del  le.   V.  Gomez. 

titolo  di  Padre  della  Chiesa,  e  vin-  ALBRAC,  o  Auhrac  (d"),  ordi- 
dice  della  libertà  ecelesiasdca.  Quin-  ne  di  religiosi  Spedalieri  in  Frau- 
di nel  1 358  fu  costretto  il  Porpo-  eia.  Il  loro  spedale,  che  dal  luogo, 
rato  a  ritornare  in  Italia  per  ri-  ove  si  trova,  dà  il  nome  all'  ordine, 
cuperarvi  tuttociò  che  avea  tolto  ai  è  situato  nella  diocesi  di  Rhodez 
tiranni,  e  per  sedare  le  popolazioni  sopra  una  montagna  alta  e  scosce- 
ribelli,  onde  r  Italia  era  teatro  di  sa,  in  mezzo  ad  orrida  e  vasta  so- 
disordini  e  massacri.  Rimase  in  que-  litudine.  Alardo  o  Adalardo  viscon- 
sta  seconda  legazione  per  dieci  anni,  te  di  Fiandra,  fondò  questo  spedale 
Tranquillati  dei  nuovi  tumulti  nati  verso  l'anno  iicìo,  per  mostrare 
in  Itniia,  il  Papa  lo  mandò  legato  la  sua  gratitudine  al  Signore,  che 
in  Ungheria,  indi  nella  Puglia,  e  in  quel  luogo  medesimo  lo  avea 
poi  nella  Francia,  che  dovettero  ben  sottratto  al  furore  di  parecchi  as- 
ammirare,  oltre  ai  suoi  raii  talenti,  sassini.  L' istitutore  prescriveva,  che 
la  esimia  bontà  del  suo  animo.  In  si  desse  accoglienza  ai  pellegrini,  che 
Bologna ,  dov'  era  egualmente  lega-  viaggiavano  per  quelle  incolte  mon- 
to, fondò  un  collegio  per  i\  giova-  tagne.  Le  rendite  lasciate  a  questa 
ni,  ed  ordinò  un  acquedotto  dal  casa  accrebbero  di  molto  col  pro- 
fiume Reno  alla  città  mancante  di  gresso  del  tempo ,  pei  ricchi  doni 
acque.  Edificò  nella  Spagna  una  fatti  dai  re  di  Aragona ,  dai  conti 
chiesa  ed  un  monistero  in  ono-  di  Tolosa,  di  Rhodez,  del  Valenti- 
re  di  san  Biagio;  in  Toledo  sei  nese ,  di  Cominges,  di  Armagnae, 
cappellanie  col  loro  assegno.  Co-  nonché  dai  signori  di  Canillac ,  di 
ronato  di  gloria,  spirò  in  Viterbo  Castelnan,  di  Ro(iuelaure,  di  l^staing 
nel  1367.  e  da  molti  altri.  Cinque  ordini  di 
ALBORNOZIO  Er.mio,  Cardi-  persone  formarono  la  comunità  di 
«r//f.  Egitlio  Albornoziod'illustre  [)ro-  questo  spedale,  fhio  dalla  sua  isti- 
sapia  nacque  in  Talavera.  Applicatosi  tuzionc.  Vi  erano    de  sacerdoti  pei" 


ALU  ALB  207 
r  amminislrazione  dei  sacramenti  e  12 16,  Onorio  III,  nel  1116,  Inno- 
pel  servizio  divino;  dei  eavalieri,  ai  cenzo  IV,  nel  1246,  Clemente  IV, 
(|iiali  incombeva  I' o])])ligo  di  addi-  nei  1267,  e  Nicolò  IV,  nel  1289. 
tare  la  strada  ai  viandanti,  d' inse-  Nel  1 297  ,  i  cavalieri  di  s.  Gio- 
guire  gli  assassini  e  difendere  la  vanni  di  Gerusalemme  ottennero 
casa  ;  dei  frati  chierici  e  laici  ad-  da  Papa  Bonifacio  ^  III ,  che  qiie- 
detti  al  servizio;  degli  oblali,  ai  sto  spedale  fosse  unito  al  loro  Or- 
cjuali  era  affidata  la  cura  dello  spe-  dine  :  ma  siccome  aveano  estorta 
dale  e  l' amministrazione  delle  ren-  la  Bolla  colla  falsa  dichiarazione, 
dite  ;  finalmente  delle  dame,  le  qua-  che  gli  spedalieri  non  seguivano  una 
li  comandavano  alle  loro  serve  di  regola  lissa ,  lo  slesso  Bonifacio  la 
lavare  i  piedi  ai  poveri  pellegrini,  rivocò.  Anche  Oliviero  di  Penna, 
di  ripulire  ad  essi  le  vesti,  e  rifare  gran  maestro  de'templarii,  licorse 
i  loro  letti.  Alardo  ne  fu  il  primo  nel  i3io,  al  Papa  Clemente  V, 
superiore,  e  propense  ai  suoi  sudditi  per  incorporare  al  suo  ordine  quc- 
una  regola,  che  li  obbligava  ali"  os-  sto  spedale  ;  ma  non  potè  venire  a 
servanza  dei  tre  voti,  nonché  all'as-  capo  de'  suoi  desiderii.  In  seguito 
sistenza  dimna  e  notturna  degli  uf-  gli  stessi  cavalieri  di  s.  Giovanni 
fìzii  divini  ed  alla  cura  di  soccor-  fecero  istanze  a  Giovanni  XXII,  oit- 
rere  alle  bisogna  de' poveri.  Tali  de  ottenere  la  tanto  desiderata  unio- 
prescrizioni  però  non  ottennero  1'  ap-  ne,  che  non  ebbe  mai  effetto, 
provazione  prima  del  1162,  nel  Nel  i4i9)  Raimondo  Meyrosi, 
qual  anno  Pietro  vescovo  di  Pdio-  arcidiacono  di  Tolosa,  commissario 
dez  assegnò  ai  membri  di  questo  apostolico  di  Martino  V,  stabili  che 
istituto  una  regola,  tratta  ili  parte  i  religiosi  e  le  religiose  non  oltre- 
da  quella  di  santo  Agostino.  In  passassero  il  numero  di  settanta; 
essa  preseriveasi  che  tutti  vives-  che  tutti  portassero  l' abito  dell  Or- 
sero  in  comune  ,  osservassero  il  dine  ;  che  quaranta  fossero  sacer- 
silenzio  in  luoghi  e  tempi  determi-  doti,  onde  celebrare  i  divini  ufiìzii 
nati ,  si  adoperassero  ad  assistere  i  ad  Albrac ,  e  negli  spedali  ad  esso 
poveri  e  gì'  infermi ,  conducessero  soggetti  ;  che  venti  chierici  o  laici 
vita  celibe  j  non  possedessero  cosa  fossero  addetti  al  servizio  ;  e  che 
alcuna  in  particolare,  e  prestassero  dieci  donne  si  occupassero  esse  pure 
assoluta  obbedienza  ai  comandi  del  a  servire  agli  stessi  spedali, 
superiore.  Voleasi  oltre  a  ciò ,  che  Ma  a  poco  a  poco  s' introdusse 
alle  donne  fosse  stabilito  un  appar-  in  questa  comunità  il  rilassamento, 
lamento  separato.  Neil'  anno  mede-  Quantunque  fosse  prescritto  dagli 
Simo,  il  Sommo  Pontefice  Alessan-  statuti,  che  i  singoli  individui  non 
dio  III  non  solo  confermò  le  pre-  avessero  a  possedere  cosa  alcuna,  e 
scrizioni  di  questo  istituto,  al  quale  ne  dovessero  emettere  solenne  giu- 
concedè  molte  indulgenze,  ma  volle  lamento;  tuttavolta  avvenne,  che  i 
eziandio  essere  annoverato  fra  i  suoi  religiosi  divisero  fra  loro  i  beni  di 
membri.  In  seguito  parecchi  altri  questo  spedale,  ed  alcuni  giunsero 
Pontefici  si  mostrarono  favorevoli  a  tale  da  non  voler  obbligarsi  ai 
a  quest'  ordine,  di  cui  approvarono  voti  solenni ,  qualora  vi  davano  il 
la  regola.  Cosi  fecero  infatti  Lucio  proprio  nome  ;  poiché  riguardavano 
HI,  nel   n8i,   Innocenzo  ìli,  nel  i  loro  posti  come  beueficii  semplici. 


2o8  ALB 

Per  la  qual  cosa  Luigi  XIV  re  di 
Francia  ,  nel  1694,  deputò  Paolo 
Filippo  (li  Lezay  di  Lusignano,  ve- 
scovo di  Rhodez,  a  prendere  informa- 
zione sullo  stato  di  quella  comunità. 
Quindi  Luigi  Gastone  di  Noailles,  che 
nell'anno  1695  ottenne  il  governo  di 
Alhrac,  conoscendo  che  i  suoi  sforzi 
intesi  a  ristabilire  la  disciplina,  era- 
no vani,  sostituì  agli  spedalieri  i 
Canonici  regolari  della  Riforma  di 
Chancellade,  i  quali  ne  presero  pos- 
sesso a' 24  giugno  del    1697. 

Questi  Cavalieri  portavano  sul 
loro  abito  una  croce  di  taffetà  tur- 
chino da  otto  punte.  In  casa  ve- 
stivano una  sottana  nera  fi-egiata 
da  una  croce  nella  parte  sinistra  : 
ed  in  coro  portavano  una  cocolla 
nera  con  maniche  lunghe  e  larghe, 
ed  una  croce  alla  sinistra. 

ALBRET  (d')  Amaneo,  Cardi- 
nale. Era  fratello  di  Carlotta  mo- 
glie di  Cesare  Borgia  figlio  di  Ales- 
sandro VI.  Nacque  iu  Francia  di  re- 
gia stirpe.  Fu  archimandrita  di  san 
Rufo  in  Valenza.  Nel  1 5oo  Alessan- 
dro VI  lo  creò  diacono  Cardinale  di 
s.  Nicolò  in  carcere  ;  indi  dichiarol- 
lo  amministratore  della  chiesa  di 
Oleron.  Giulio  II  nel  i5o4  lo  fe- 
ce vescovo  di  Cominges,  nel  i5io 
gli  affidò  il  governo  della  chiesa  di 
Condoni,  e  nel  1 5 1 3  di  quella  di  Le- 
scar.  Nell'anno  poi  i5i  i  venne  elet- 
to al  vescovado  di  Pamplona,  di 
cui  però  non  ottenne  mai  il  posses- 
so. Morì  nel  castello  di  Belgiosa, 
a' 2  settembre  i52  0,  ove  ebbe  la 
toml)a. 

ALBRET  Lodovico,  Cardinale. 
Lodovico  Albret,  o  Alibret,  nacque 
di  regia  stirpe.  Pari  alla  nobiltà  del 
sangue  in  lui  brillarono  le  più  stu- 
pende virtìi:  onde  a  buon  dritto  si 
riputò  vero  ornamento  della  Fran- 
cia.  Luigi    XI,  grande    ammiratore 


ALB 

delle  sue  doti,  gì'  impetrò  la  roma- 
na porpora,  che  Pio  II  a'  18  set- 
tembre 1 46 1  gli  concedè,  col  titolo 
de' ss.  Pietro  e  Marcellino.  Lo  stesso 
Pontefice  avevalo  già  fatto  nel  \^5Z 
amministratore  della  chiesa  di  Ca- 
hors,  le  cui  rendite  furono  copiosa- 
mente versate  dall' Alibret  nel  seno 
dei  poveri,  e  nell'adornare  le  chiese. 
Meritò  per  le  sue  virtìi  d'  esser  chia- 
mato la  delizia  della  Fi'ancia,  e  com- 
pì i  suoi  giorni  nel  i465  in  età 
di  soli  43   anni. 

ALBY  o  ALBÌA  Bernardo,  Car- 
dinale. Bernardo  Alby,  o  Albia,  uo- 
mo dottissimo,  nel  i336  ebbe  il 
vescovato  di  Rhodez.  I  meriti,  che 
lo  distinsero  nella  legazione  di  Spa- 
gna, furono  il  motivo  del  suo  in- 
nalzamento. Benedetto  XII  nella  pro- 
mozione del  i338  a'  18  dicembre, 
lo  creò  Cardinale  del  titolo  presbi- 
terale di  s.  Ciriaco,  quantunque  egli 
fosse  assente.Presiedette  ad  un  concilio 
celebrato  in  Barcellona.  Clemente  VI 
nel  1 343  lo  mandò  nuovamente 
legato  iu  Ispagna  presso  il  re  di 
Aragona  e  quel  di  Majorica.  Fra 
questi  stabilì  una  tregua  di  otto  mesi. 
Nel  1348  fu  trasferito  dal  suo  ti- 
tolo al  vescovado  di  Porto.  Trovossi 
presente  al  giuramento  fatto  da  Car- 
lo di  IMoravia  eletto  imperatore, 
che  si  obbligava  a  difendere  i  di- 
ritti della  S.  R.  C.  Morì  nel  i35o 
in  Avignone. 

ALBY  (  Alhien.  ),  città  con  resi- 
denza di  un  arcivescovo  in  Fran- 
cia. All)y,  già  capitale  dell'  Albige- 
se  nell'alta  Linguadoca,  ora  è  capo- 
luogo del  dipartimento  del  Tarn. 
I  diritti  dell'arcivescovo  si  esten- 
dono pel  dipartimento  del  Tarn, 
avendo  per  sulfraganee  Rhodez,  Ca- 
hors,  Mende,  e  Perpignano.  La 
cattedrale  di  Alby,  inlilolata  a  san- 
ta Cecilia,    è    uulicliissima    ed  una 


ALE 

delle    più   belle    della    Finncia  non 
tanto    per    la    sua  slniltiira    quan- 
to pei  suoi  ornamenti.    11    capitolo 
è  composto  di  dodici  canonici,  fra  i 
cjuali  il  tcolofji),  il  penitenziere,  due 
arcidiaconi,  il  gran  cantore.   Inoltre 
ha  diversi  canonici  onorari,  un  se- 
minario, e  due  comunità  di  mona- 
che. Conta  Alby  ottantasei  vescovi , 
e    dieci    arcivescovi  ;     si    gloria    di 
tre    santi,    e    di    tredici  C'ardiiiali  , 
liiltiino   dei  quali  fu  il  celebre  Car- 
dinale Francesco  Gioacchino  de  Pier- 
re de  Bernis,  ambasciatore  di  Fran- 
cia ,    successivamente  a  \  enezia ,    a 
JMadrid,  a  Menna  ed  a  Roma,  mor- 
to vescovo  suburbicario    di  Albano, 
a'  n    novembre   i''94-   ^-  Bernis. 
Il  vescovato  d'Alby,    che    poscia 
elevossi    al    grado     di     arcivescova- 
to, si  vuole  instituito  nel  secolo  III. 
A  enne  fondato  nella  cliiesa  de'  ca- 
nonici   regolari    di    s.   Agostino,    la 
quale  fu  secolarizzata  da  Papa  Bo- 
nifacio Vili,  Gaelani,  a'  29  settem- 
bre   i2g3.    Dipoi  il  Pontelice  Gio- 
vanni XXII  residente  in  Avignone, 
erigendo  in  metropoli  nel    1  3  i  7  la 
cattedrale  di  Tolosa,  dismembrò  dal 
vescovato  d'  Alby  quello  di  Castres, 
e  lo  dichiarò  sulTraganeo    di  Tolo- 
.sa.  Finalmente  regnando  Luigi  XIV, 
Innocenzo  XI,    Odescalclii,  colla  co- 
stituzione XLIV,  Triiimphnns,  spe- 
dita ai   3  ottobre    1G785    presso    il 
Bollarlo  Romano,  tomo  Vili,  creò 
in  metropoli  la  cattedrale  di  Alby, 
assegnandole    per  suffraganei    i  ve- 
scovati di  Castres,   IMende,  Pi^hodez, 
Cahors    e    Vabres    smembrati  dul- 
1  arcivescovato  di  Bourges,    al  qua- 
le, per  compenso    di  questo  smem- 
bramento, egli  diede  quindicimila  li- 
re   annuali    dalla    chiesa    di    All>y. 
L'arcivescovato    di   Alby    avea,    fino 
alle  vicende  passate  della  Francia,  la 
reudita    annuale    di    novantacinque 
\oi..   I. 


ALB  209 

mila  lire,  e  di  tassa  camerale  due 
mila  fiorini.  L'  arcivescovo  d'  Alby 
dal  111  secolo  in  poi  avea  il  supre- 
mo dominio  sulla  città ,  e  sobbor- 
ghi ,  meno  quel  di  Castel veccliio. 
]Non  si  conoscono  molto  le  parti- 
colarità della  vita  e  delle  azioni 
di  sant'Amaranto  (  fedi)  marti- 
re ad  Alby,  ma  si  sa  ch'egli  mo- 
rì per  la  fede.  Alcuni  ne  metto- 
no la  morte  nella  persecuzione  di 
Decio  nel  249,  altri  1'  attribuiscono 
■alla  barbarie  di  Croco  re  dei  Ger- 
mani ,  che  devastò  le  Gallie  sotto 
il  regno  di  \  alenano,  e  di  Gal- 
lieno facendo  perire  moltissimi  cri- 
stiani. Amaranto  confessò  la  fede 
nel  villaggio  di  Vians,  presso  Al- 
by. Fu  scoperto  il  suo  sepolcro  , 
per  lunga  pezza  rimasto  nasco- 
sto, col  mezzo  di  miracoli  operati. 
Don  Eugenio  di  Cartagine  (  che 
pel  suo  attaccamento  alla  fede  era 
stato  rilegato  nelle  Gallie  )  volle 
morire  ai  piedi  della  tomba  di 
questo  santo  martire,  \ennero  po- 
scia trasportate  le  reliquie  di  s.  A- 
maranto  e  di  s.  Eugenio  nella  catte- 
drale di  Alby.  La  festa  di  s.  Ama- 
ranto è  notata  ai  7  novembre  nei 
martirologi  di  Adone  e  d"  Lsuardo, 
ed  eziandio  nel  romano  (  f'^.  il 
p.  Longueval  Storia  della  Chiesa 
gallicana,  t.  I V  p.  i5i).S.  Silvio  fu 
il  settimo  vescovo  di  Alby  (  f  edi). 
Il  Pontefice  Adriano  I  nel  78 1 
coronò  ed  unse  primo  re  di  Aqui- 
tania  Lodovico  I  il  Pio,  figlio  di 
Carlo  Magno  re  di  Francia,  e  poi 
imperatore ,  il  quale  in  quest'  epoca 
elevò  la  città  con  sue  dipendenze 
a  contea ,  investendone  Aimone. 
Raimondo  III  conte  di  Tolosa , 
valendosi  in  matrimonio  con  Gans- 
linda  ereditaria  dell'Albigese,  aumen- 
tò per  tal  modo  i  suoi  stati.  Alby 
soggiacque  alle  devastazioni  dei  sara- 
27 


1 1O  ALC 

ceni ,  e  fu  quasi  distrutta  per  le 
guerre  di  religione,  quando  il  fa- 
moso conte  Simone  di  Monfort  co- 
niando la  crociata  contro  gli  eretici 
albigesi.  Questi,  scacciati  da  Tolosa, 
si  ricoverarono  nel  territorio  di  AI- 
by,  onde  presero  il  nome  [V.  Al- 
bigesi ).  Per  condannare  l' eresia  di 
costoro,  due  concilii  furono  cele- 
brati in  Alb}'.  Il  primo  nel  i  1 76 , 
riportato  nel  toni.  II  p.  I  dei  con- 
cilii ;  l'altro  nel  i254,  siccome  ab- 
biamo dall  Aguirre  nel  tomo  II  del- 
la raccolta  dei  concilii .  T^.  Avi- 
gnone. 

ALCALA^  di  Henarez  [Couiplu- 
tum).  Città  vescovile  di  Spagna  nel- 
la nuova  Castiglia,  chiamata  He- 
narez  dal  fiume  di  tal  nome.  Vi  si 
tennero  quattro  concilii  :  il  primo 
nel  iSaS  sui  costumi  degli  ecclesia- 
stici; il  secondo  nell'  anno  1826 
sulle  immunità  della  Chiesa;  il  ter- 
zo nell'anno  i333  sulla  disciplina; 
il  quarto  nel  iSjq  sullo  scisma 
dell'  antipapa  Clemente  VII.  Al- 
calà  nel  secolo  XVI  fioriva  ,  ed 
era  vescovato  sufTraganeo  di  Tole- 
do, con  una  chiesa  collegiata ,  tre 
parrocchie  e  diversi  conventi,  oltre 
gli  ospedali  e  molti  collegi.  L' u- 
niversità  fondata  nel  1 5 1  7  dal  Car- 
dinal Ximenes  arcivescovo  di  Tole- 
do, che  le  donò  una  cospicua  bi- 
blioteca ,  dopo  quella  di  Salaman- 
ca, fu  la  piìi  rinomata  nella  Spa- 
gna. Già  decorata  di  numerose  ti- 
pografie, quivi  fu  stampata  in  di- 
verse lingue  la  Bibbia  Sacra^  cono- 
sciuta col  titolo  Coinplutentia  Bihlia. 
Nel  1 890  ai  1 3  ottobre  vi  morì  il 
re  Giovanni  I  ;  l' imperatore  Ferdi- 
nando I  vi  nacque  nel  i5o3,  enei 
1G87  Carlo  li  la  dichiarò  città.  Fuo- 
ri delle  sue  mura  evvi  una  fonte  di 
acqua  sì  pura  e  leggiera,  che  i  re  di 
Spagna  vollero  conservarne  a  sé  me- 


ALC 

desimi  esclusivamente  la  proprietà. 
ALCANTARA  (d').  Ordine  mili- 
tare  5  così  appellato  da  una  città 
del  medesimo  nome  in  Ispagna. 
I  suoi  cavalieri  ebbero  l' istituzione 
circa  l'anno  1 1  70,  affine  d'impedire 
le  incursioni  dei  mori.  L'ordine  ven- 
ne posto  sotto  la  regola  Cistcrcien- 
se, e  prima  fu  denominato  di  s. 
Giuliano  del  Pereiro  dal  castello  ove 
ebbe  origine.  Papa  Alessandro  III 
nel  I  1 7  7  l' approvò,  ed  essendo  Fer- 
nando Gomez  primo  maestro,  Lu- 
cio III,  nel  II 83,  ne  die'  la  ponti- 
fìcia conferma.  La  prima  insegna  del- 
l' ordine  fu  un  albero  di  j^ero  in 
campo  d'oro,  e  i  cavalieri  si  chiama- 
vano del  pero  fino  al  12 12,  in  cui 
Alfonso  Vili  re  di  Castiglia,  cacciati 
i  mori  da  Alcantara,  consegnò  ad 
essi  quella  terra,  pei'chè  la  difendes- 
sero dai  barbari.  Colà  stabilitisi,  pre- 
sero il  nome  di  Alcanlara,  e  si  uni- 
rono ai  cavalieri  di  Calatrava,  che 
prima  possedevano  quella  città.  In- 
sorte tra  i  due  ordini  alcune  diffe- 
renze, si  separarono,  e  col  permesso 
di  Benedetto  XIII  antipapa ,  nel 
i4i  I5  presero  ad  insegna  la  croce 
verde  gigliata  sopra  una  cappa  gran- 
de di  lana  bianca.  Professavano  da 
principio  la  castità,  ma  poscia  per 
indulto  di  Paolo  III  nel  i54o  fu 
loro  conceduto  di  prender  moglie.  La 
commcnderia  dell'  ordine  fu  conces- 
sa da  Innocenzo  \  III  al  re  Ferdi- 
nando V,  e  col  progresso  venne  sta- 
bilita dai  Pontefici  alla  corona  di 
Spagna,  che  ne  dispone  delle  com- 
mende, giacché  il  Pontefice  Adriano 
VI  nel  i523,  confermando  i  decreti 
di  Alessandro  VI  e  Leone  X,  ne 
dichiarò  perpetuo  gran  maestro  il 
re  di  Spagna. 

ALCIATO  Francesco,  Cardina- 
le. Francesco  Alciato  di  I\lilano.  uno 
dei    principali   professori   del    diiillo 


ALC 

in  quella  città,  lo  inseguù  a  Pa- 
via ,  ed  ebbe  a  discepolo  s.  Carlo 
JìoiTonieo.  Per  cura  di  tal  santo, 
fu  chiamato  a  Roma,  dove  Pio  IV, 
dopo  averlo  spedito  internunzio  in 
Boemia,  gli  conferì  un  vescovado 
e  1'  occupò  nelf  impiego  di  data- 
rio, procamerlengo,  ed  appresso  nel 
i56),  ai  12  marzo,  lo  creò  Cardi- 
nale diacono  di  s.  Maria  in  Porti- 
co, quindi  prete  di  s.  Susanna.  Fu 
poscia  dichiarato  protettore  dei  cer- 
tosini, de' minori,  dei  regni  di  Spa- 
gna ed  Ibernia  presso  la  S.  Sede; 
fu  ascritto  alle  congregazioni  del 
s.  uffizio,  del  concilio  e  de'  vescovi. 
Pio  V  gli  affidò  la  carica  di  vice- 
penitenziere, e  di  poi  avendo  stabi- 
lito un  nuovo  collegio  di  peniten- 
zieri ,  creò  r  Alciato  sommo  peni- 
tenziere. Mureto  afferma,  in  una 
delle  sue  orazioni  suU'  eccellenza 
delle  scienze,  clie  il  Cardinale  Alciato 
era  »  l'ornamento  del  secolo,  il  so- 
>»  stegno  delle  lettere ,  ed  il  vero 
»  modello  della  virtù  e  della  eru- 
M  dizione  ".  La  sua  morte  accadde 
in  Roma  l'anno  i58o,  sessagesi- 
mottavo  dell'  età  sua .  Fu  sepolto 
nella  chiesa  de'  certosini,  di  cui  era 
stato  protettore. 

ALCMONDO  (s.),  vescovo  cU 
Hexam  in  Inghilterra ,  fu  monaco 
di  esimia  pietà,  dalla  solitudine 
tratto  ad  occupai-e  quella  sede. 
Nient'  altro  di  lui  ci  racconta  la 
storia,  tranne  che  aggiunse  un  mo- 
nistero  alla  chiesa  ivi  fabbricata 
dal  santo  suo  antecessore  Wilfrido. 
Mori  verso  il  780,  a  quel  che  pare, 
nel  giorno  7  settembre,  giorno  della 
sua  festa. 

ALCMOxNDO  (s.),  martire  in  In- 
ghilterra figlio  di  Elredo,  e  fratello 
di  Osredo ,  amendue  re  di  Nor- 
tumbria  ,  sejipe  fai"si  povero  in 
mezzo    alle    ricchezze,     spogliando- 


ALC  211 

si  de'  suoi  beni  per  soccorrere  gì  in- 
digenti. Ribellatisi  i  nortumbii  col- 
legati coi  danesi ,  fuggi  Alcmondo 
col  padre  appresso  i  pitti,  e  visse 
fra  loro  vent'  anni  ;  fino  a  tanto 
che,  pentitisi  i  ribelli  de'  misfatti  lo- 
l'o,  oppressi  dalla  tiran^iia  degli  usur- 
patori, prendendo  le  armi  a  riven- 
dicarsi la  libertà,  pregarono  Alcmon- 
do a  capitanarh.  11  santo  non  si 
rifiutò,  mosso  dal  sentimento  della 
religione,  e  dal  desiderio  di  soccor- 
rere gl'infelici.  Se  non  che  rimase 
sul  campo  vittima  del  tradimento 
de' suoi  avversa rii,  intorno  l'anno 
819.  Altri  dicono  che  fosse  ucciso 
da  Eardolfo,  il  quale  aveasi  u.iur- 
pato  la  sovranità.  Festeggiasi  la  sua 
preziosa  memoria  a' dì    19  marzo. 

ALCORANO  o  CORANO.  Li- 
bro in  cui  si  contengono  le  leggi 
del  maomettismo.  Maometto  mede- 
simo fu  l'autor  di  quest'opera,  che 
si  liduce  ad  un  complesso  di  en"0- 
ri,  di  favole,  di  puerilità  ed  osce- 
nità ,  la  maggior  parte  cavate  dal 
Talmud  dei  giudei  ,  dagli  erro- 
ri degli  eretici,  e  dalle  storie  ro- 
manzesche più  riputate  nell'  Orien- 
te. Si  vuol  confessare  in  esso  la  Li- 
ni tà  di  Dio;  ma  si  nega,  coi  sa- 
bcillici ,  la  Trinità  delle  persone . 
G.  C.  è  riconosciuto  come  un  pro- 
feta ,  ma  non  come  figliuolo  di 
Dio,  e  Salvatore  del  mondo.  Coi 
nicolaiti  si  ammette  la  pluralità  del- 
le mogli ,  e  cogli  ebrei  la  necessità 
della  circoncisione  ec.  Questo  libro 
è  ricevuto  dai  mussulmani  come 
divino  ed  infallibile ,  dettato  da 
Dio  col  ministero  dell'  angelo  Ga- 
briele; e  ascrivono  a  delitto  il  solo 
dubitar  intorno  qualche  dogma.  Se- 
condo il  sig.  Ginguenè  (  Sior.  della 
Lctter.  hai.  ),  Maometto  avea  minac- 
ciato del  fuoco  eterno  chiunque  aves- 
se ardito    alterr.re   sillaba     del    suo 


^t-s  ALC 

Alcorano.  Maometto  istesso  ben  com- 
prendeva che  la  sola  ignoranza  po- 
lca render  accetto  il  suo  libro  :  quindi 
per  riuscirne,  proibì  ai  suoi  seguaci 
ogni  studio  di  lettere  e  della  filo- 
sofìa. Se  abbiano  essi  osservato  il 
divieto ,  lo  comprova  pur  troppo 
fin  dai  primi  tempi  l'incendio  della 
rinomata  biblioteca  di  Alessandria  : 
se  l'osservino  presentemente,  l'espe- 
rienza lo  dice. 

ALCUINO,  o  ALBINO  Fiacco. 
Questo  erudito  scrittore  nacque  ver- 
so l'anno  'jS'ì  in  Inghilterra  nella 
provincia  di  York,  da  genitori  co- 
spicui per  nobiltà  e  ricchezze.  Dap- 
prima egli  chiamavasi  AlcAvin,  no- 
me sassone ,  ed  in  seguito  anche 
Albino.  Ebbe  la  prima  educazio- 
ne in  un  monistero  di  York,  che 
sorgeva  vicino  alla  chiesa  metropo- 
litana. I  celebri  professori  Egberto 
ed  Elberto,  che  furono  poscia  insi- 
gniti della  dignità  episcopale ,  lo 
ammaestrarono  nelle  lingue  latina  e 
greca_,  e  negli  elementi  eziandio  del- 
l' arabica.  Dopoché  fece  la  solenne 
professione  monastica,  gli  fu  aflìda- 
to  r  incarico  di  sopraintendere  alla 
scuola  del  suo  monistero,  e  poscia  ne 
fu  fatto  bibliotecario.  Verso  l' anno 
780  il  vescovo  Eanbal  mandollo  a 
Roma  per  domandare  il  pallio  al 
Sommo  Pontefice  Adriano  I.  Ritor- 
nato da  questa  città,  pertossi  a  Par- 
ma, ove  allora  trovavasi  Carlo  Ma- 
gno. Questo  principe,  il  quale  avea 
formato  il  progetto  di  adoperarsi, 
perchè  le  belle  lettere  fiorissero  nei 
suoi  stati,  invitò  Alenino  in  Fran- 
cia. Questi  non  appena  gliene  fu 
fatta  facoltà  dal  suo  arcivescovo  e 
dal  re,  accondiscese  alle  brame  di 
Carlo ,  il  quale  lo  volle  avere  a 
maestro.  Insegnava  le  scienze  an- 
che agli  alti'i  individui  della  fami- 
glia reale,  ed  ai  gr;;ndi  della  corte, 


ALC 
ed  aHìnchè  tali  suoi  discepoli  vie[)- 
piìi  si  accendessero  del  desiderio  di 
profittare,  indusse  Carlomagno  ad 
istituire  una  specie  di  accademia. 
Verso  l'anno  790,  fu  da  esso  prin- 
cipe spedito  in  Inghilterra  a  trat- 
tar la  pace  col  re  Offa ,  col  qua- 
le avea  sostenuto  qualche  conte- 
sa. Dopo  cinque  anni  fu  presente 
al  concilio  tenutosi  in  Fiancfort. 
Nel  796  ricevette  in  dono  da  Carlo 
l'abbazia  di  s.  Martino  di  Tours, 
ove  stabifi  una  scuola,  che  divenne 
più  celebre  di  tutte  le  altre.  Oltre 
l'anzidetta  ebbe  eziandio  le  abbazie 
di  Ferrières,  di  s.  Lupo  di  Troyes 
e  di  Saint-Josse.  Ma  non  andò  gua- 
ri tempo,  che  Alenino,  conoscendo 
di  non  poter  disimpegnare  a'  doveri 
che  gì'  imponeva  il  suo  ministero,  a 
cagione  della  sua  salute  mal  ferma, 
implorò  dal  re  di  essere  esonerato 
dal  governo  de'  monisteri.  Ottenu- 
tone r  assenso,  benché  a  stento,  ei 
si  diede  alla  pratica  di  tutte  le  vir- 
tù in  qualità  di  semplice  monaco, 
fino  al  giorno  della  sua  morte^  che 
avvenne  a'  dì  1 9  maggio  dell'  an- 
no 8o4-  Taluni  accusarono  Al- 
enino di  aversi  posseduto  varie  ab- 
bazie simultaneamente  ;  ma  venne 
discolpato  da  altri  i  quali  asserisco- 
no avere  egli  operato  così,  al  solo 
fine  di  ristabilirvi  la  disciplina  re- 
golare. Le  sue  opere  sono  le  seguenti  : 
Interroga tioiies  et  responsiones,  seu 
liber  quxstionuni  in  Genesinj  Dieta 
super  illud  Geneseos:  faciamus  ho- 
minem ad  imaginem  nostrani  ;  En- 
chiridion  seu  expositio  pia  et  hre- 
vis  in  septem  psalmos  poenitentiales, 
in  psalnmm  eentesimuni  deciniuni 
oetaK'um,  et  in  psalmos  gradutdes, 
ad  Arnoneni  archicpiscopuin  salis- 
ìmrgensemj  De  psalnwnun  usuj  Of- 
Jìcia  per  ferias  j  Epistola  de  ilio 
Cantici  Cantieoruni  loco:  scxaginta 


ALD 

siint  icgin.T  ;  Cominrnlaria  in  Ecclc' 
siastenj  Cornmentariani  in  .y.  loan- 
nis  evangeliuniy  libri  scptcnij  Epi- 
granimata  de  recognilione  et  tmen- 
datione  totiiis  divince  Scripturce  j  De 
fide  sanctce  Trinilatis,  libri  tresj  ad 
Caroliim  Magnimi,  ciini  invocalio- 
ne  ad  Sanctani  Trinitalein  et  syni- 
bolo  fidei  j  De  Trinitatc,  ad  Fri- 
degisum  qucestiones  28,  seu  confessio, 
sive  doctrina  de  Deoj  De  differen- 
tia  ceterni  et  sempiterni,  irnniorta- 
lis  et  perpetui,  cevi  et  temporis,  epi- 
stolce  j  De  anitnee  ratione,  ad  Ku- 
lalinui  virginenij  Cantra  Feliceni  or' 
gelitanum  episcopuni  libri  septenij  E- 
pistola  ad  Elipandunij  Epistola  E- 
lipandi  ad  Alcuiniinij  Contra  Eii- 
pandi  epistolani  libri  qualuor  ;  De 
ratione  septuagesimce ,  sexagesinice, 
et  quinquagesinice,  epistola  j  De  cort- 
fessione  peccatoruni  ad  piieros  s. 
Martini,  epistola j  Sacranienloriun 
liberj  De  virtutibns  et  vitiis  ad  lVi~ 
doneni  coniiteni,  liberj  De  septeni  ar- 
tibus,  liber  imperfectusj  De  rlietorica 
et  de  virtiitibus,  dialogusj  Dialeclì- 
ca  j  Scriptum  de  vita  s.  Martini 
turonensis  j  De  transitu  s.  IMarti- 
ni,  senno j  Vita  s.  Vedasti  episcopi 
atrebatensis  j  Vita  beatissimi  Ricbar^ 
di  presbiteri  j  De  vita  sancti  TVil- 
librodi  seu  TVillebrordi  Irajectensis 
episcopi  j  EpistoLe  i  1 5  ;  Poe/na- 
ta et  versus  de  pluribus  sanctisj 
De  processione  Spiritus  Sancti  j 
Tre  lettere  pubblicate  da  Luca 
Achery,  nel  sesto  tomo  dello  Spi- 
cilegio j  Due  poemi,  uno  dei  qua- 
li contiene  il  catalogo  ,  e  1'  altro 
un  Sommario  dei  libri  dell'  antico 
e  nuovo  Testamento,  con  un  inno 
e  tre  epigrammi  in  onore  di  s.  Ve- 
dasto;  Hoinilia  in  die  nalalis  s. 
Vedasti j  Libri  quatuor  Caioliid 
de  imaginibus  j  Poema  Jwroicuni  de 
jìonlificibus  anglis    ci   sanctis  cccle- 


ALD  2,i 

sice  eboracensis  j  Commentarius  bre~ 
vis  in  Cantica  Canticoruni  j  Brc- 
viariuììi  fidei  adversus  arianos  ; 
De  Coniite,  libix)  coi-retto  e  ridotto 
a  miglior  ordine  ;  Confessio  jidei , 
suir  autore  della  quale  i  dotti  non 
si  accordano.  Alenino  compose  al- 
tre opere  che  andarono  smarrite,  o 
non  furono  consegnate  alle  stampe. 
Vi  sono  inoltre  altri  scritti,  che 
falsamente  si  attribuiscono  a  questo 
illustre  scrittore. 

ALDEGONDA  (s.),  vergine  o 
badessa  nata  nell'I lainaut  intorn(i 
il  cominciamento  del  settimo  secolo, 
da  Walberto  del  sangue  reale  di 
Francia,  consacrò  a  Dio  inviolabil- 
mente la  sua  virginità.  Finché  vis- 
seix)  i  suoi  genitori,  ella  dimorò  nel- 
la casa  paterna  ch'era  nel  castello  di 
Courtsore,  o  Coursohe ;  morti  però 
questi,  mosse  ad  Haumont  per  tro- 
vare s.  Amando  antico  vescovo  di 
Maslricht  e  s.  Oberto  vescovo  di 
Cambray,  da'  quali  ebbe  il  velo 
nel  66 1.  Ritiratasi  nella  foresta  di 
Malbode,  e  fondato  sulla  Sambivi 
il  monistero  detto  oggidì  di  Mau- 
beugc,  ne  fu  la  prima  badessa.  Spiri- 
to di  orazione  e  dono  di  molte  livela- 
zioni  la  dimostrarono  singolarmente 
])nvilegiata  da  Dio.  Ai  3o  gennaro 
del  680  volò,  giusta  Bollando,  alla 
patria  celeste  .  Nell'antico  bievia- 
rio  di  Autun,  nel  martirologio  ro- 
mano e  in  quelli  di  Puibano ,  di 
Usuardo  e  di  Notker  si  trova  il 
nome  di  santa  Aldegonda  nel  dì 
3o  gennaro.  E  a  questo  giorno  ap- 
punto se  ne  riporta  la  festa. 

ALDERICO  od  ODERICO  (s.), 
vescovo  di  Sens,  sortì  i  natali  nel- 
l'anno 780,  nel  paese  di  Gàtinais. 
I  suoi  genitori  voleano  educarlo  tra 
gli  agi  e  le  delizie ,  ma  egli  amò 
fin  d' allora  la  mortificazione  della, 
croce.  Cresciuto  cogli  anni,  abbiac- 


2i4  ALD 

ciò  lo  stato  monastico  nell"  abbazia 
di  Fei-rières ,  ove  divenne  oggetto 
di  ammirazione  anche  ai  più  pro- 
vetti nel  cammino  della  virtù.  Ge- 
remia vescovo  di  Sens ,  conosciate 
le  virtù  di  Alderico,  lo  innalzò  alla 
dignità  di  sacerdote,  e  Luigi  il  Buo- 
no chiamoUo  alla  sua  corte,  onde 
affidargli  l'incarico  di  precettore  di 
sua  famiglia.  Quindi  venne  creato 
abbate  di  Ferrières,  e  dopo  qualche 
tempo  fu  consecrato  vescovo  di  Sens 
neir  anno  «S'iS.  EgU  disimpegno  con 
ammirabile  saggezza  a  tutti  i  suoi 
doveri,  e  si  rese  commendabile  per 
la  sua  umiltà,  pel  suo  zelo,  per  lo 
distacco  dai  beni  temporali ,  e  per 
la  sua  mortificazione.  Si  adoperò 
eziandio  per  la  riforma  dell'  abba- 
zia di  s.  Dionigi,  e  morì  nel  giorno 

10  ottobre  dell' 840 ,  ovvero  il  6 
luglio  dell'  anno  appresso.  Ebbe  la 
tomba  nella  chiesa  di  Ferrières.  Gli 
Ugonotti  dispersero  le  reliquie  di 
questo  santo,  tranne  quattro  o  cinque 
ossa ,  che  ora  si  conservano  in  un 
reliquiario  di  argento.  La  chiesa  di 
Sens  ne  celebra  la  festa  principale 
nel  giorno    io  ottobre. 

ALDO  ,  Cardinale.  Aldo,  creato 
Cardinale  dei  ss.  Sergio  e  Bacco  da 
Pasquale  li,  che  divenne  Papa  nel 
1 099,  nacque  in  Ferentino,  città  della 
Campagna.  Sottoscrisse  ai  concili!  di 
Guastalla  e  Laterano ,  e  confermò 
con  giuramento  quello,  che  Pasquale 

11  avea  stabilito  coli'  imperatore  cir- 
ca le  investiture  e  i  bcnefizii.  So- 
scrisse,  con  altri  ventisette  Cardina- 
li, ad  una  bolla  di  Calisto  II  in  fi- 
vore  dei  vescovi  della  Corsica.  Mo- 
rì   dopo    il     112  1. 

ALDOBRVNDINI  (Famiglia).  Que- 
sta nobilissima  ed  antica  famiglia  è 
oi'iginaria  dell'  illustre  Firenze.  An- 
ticamente chiamavasi  Del  Nero  e 
Carnea',  ma  sul  ]irincipio  del  secolo 


ALD 

decimoquarto,  essendosi  stabilita  in 
Firenze  un'  altra  famiglia  parimente 
appellata,  abbandonò  tale  denomina- 
zione. Per  distinguersi  poi  dagli  Al- 
dobrandini  Belliiicioiiì,  del  Rosso  e 
di  Lippa ,  si  appellò  Aldobrandini 
di  Piazza  Madonna,  perchè  in  Fi- 
renze aveva  la  sua  dimora  nella 
piazza  appunto  di  tal  nome.  In  tal 
modo  la  discorre  Pietro  Monaldi  nel 
suo  Trattato  sulle  famiglie  toscane. 
Cosv  illustre  famiglia ,  donde  la 
Chiesa  ricevette  un  Pontefice  e  chia- 
rissimi Cardinali ,  se  vogliamo  cre- 
dere a  qualche  autore,  discende  dal 
primo  romano  che  abbia  ricevuto  il 
battesimo:  però  mancano  i  fonda- 
menti per  sostenere  sì  fatta  opinione. 
Il  Ciferri,  Synthema  vetastatis,  ed  il 
Gamurriui,  Delle  famiglie  toscane, 
T.  V,  la  vogliono  proveniente  da 
Ildebrando  re  XX  de'  Longobardi, 
che  circa  il  'j^o  successe  nel  trono 
longobardico  a  Luitprando  suo  zio 
paterno. 

Il  primo  della  famiglia  Aldobran- 
dini di  Piazza  Madonna,  di  cui  si  ab- 
bia memoria,  secondo  il  citato  Ga- 
murrini,  è  Palmieri,  che  si  stabilì  in 
Firenze  circa  1'  anno  960.  La  fami- 
glia di  lui  si  mantenne  in  un  solo 
ramo  fino  al  1080,  in  cui  Fioren- 
zo, pronipote  di  Palmieri ,  ebbe  due 
figli,  Rolandino  e  Martino  ;  ma  la 
discendenza  di  Rolandino  fu  assai 
breve ,  estinguendosi  nella  persona 
di  Ncruccio  suo  nipote ,  che  morì 
circa  Tanno  i23o;  quindi  la  fa- 
miglia rimase  vui  solo  i-amo  nella  di- 
scendenza di  Martino,  e  tale  conti- 
nuò sino  a  Rainerio  detto  Brunetto, 
dal  quale,  dopo  il  1290,  nacquero 
tre  ilgli,  cioè,  Caruccio,  Neri  e  Gio- 
vanni. Giovanni  morì  senza  prole  ; 
perciò  la  famiglia  si  divise  in  due 
soli  rami,  da  cui  no  sorsero  poi  de- 
di   altri. 


ALD 

D;illa  discendenza  di  Caniccio  li- 
so,  nell'anno  i55o  circa,  Giovan 
Francesco,  uomo  celebre  per  le  sue 
imprese  militari  e  pel  suo  eroico  va- 
lore. Giovan  Francesco,  impalmata 
Olimpia  Aldobrandini  della  prosa- 
pia di  Neri,  eblje,  tra  gli  altri  fi- 
gli, i  Cardinali  Silvestro  ed  Ippo- 
lito ,  nonché  Pietro,  da  cui,  come 
diremo ,  nacque  Olimpia  sposatasi 
poi  a  Eorghcsi,  quindi  a  Pamfìli. 

Dalla  fìgliuolanza  di  Aldobrandini 
Neri  uscì,  sulla  fine  del  dccimoquar- 
to  secolo,  Giorgio  Aldobrandini,  che 
generò  Brunetto  ed  Aldobrandino 
li,  nato  nel  1420.  Questi  ebbe  tre 
figli  per  nome  Brunetto,  Giorgio  e 
Giovan  Silvestro.  Giorgio  morì  sen- 
za prole.  Giovan  Silvestro  ebbe  per 
figlio  Pietro,  che  generò  Silvestro, 
da  cui  sorsero  sette  figli.  Tra  questi 
si  novera  il  Pontefice  Clemente  Vili, 
il  Cardinale  Giovanni  e  Pietro  pa- 
dre del  Cardinale  di  egual  nome. 
Dalla  discendenza  di  Brunetto,  po- 
co prima  o  dopo  del  1600,  pro- 
venne un  altro  Silvestro ,  dal  cui 
matrimonio  nacquero  il  Cardinal 
Baccio  e  Giovanni  Francesco  padre 
del  Cardinale  Alessandro. 

Non  trattenendoci  gran  fatto  sul- 
le distinte  geste  che  fecero  chia- 
ri tutti  quo' principali  personaggi  di 
così  cospicua  famiglia,  locchè  devie- 
rebbe  dal  nostro  scopo,  ci  occupe- 
remo soltanto  di  quelli  che  adorna- 
rono pel  loro  grado  la  Chiesa,  de' 
quali,  per  far  conoscere  la  origine, 
abbiam  premessa  la  xifcrita  genea- 
logia. 

Aldobeandini  Giovanni ,  Cardi- 
nale. Nacque  in  Firenze  da  Silve- 
stro Aldobrandini,  del  ramo  Neri, 
siccome  di  sopra  dicemmo,  e  da 
Lisa  Deti,  dama  fiorenlina.  Ban- 
dito da  Firenze  il  padre  di  lui 
dal  duca  Alessandro  de  Medici,  nel 


ALD  2,5 

1527,  allorché  eseicitava  il  cospi- 
cuo impiego  di  segretario  di  stato, 
Giovanni,  dopo  esser  stato  ammesso 
da  Giulio  III,  nel  i554,  tra  gli  av- 
vocati concistoriali  ,  e  nell'  anno 
medesimo  fatto  governatore  d' Imo- 
la, essendo  Pontefice  Paolo  IV,  passò 
nel  i556,  tra  gli  uditori  di  Rota. 
Da  queir  uffizio  s.  Pio  V  lo  promosse 
al  vescovato  d'  Imola,  nel  1 5C)C).  Di- 
cesi, che  governò  con  tanto  zelo  e  dol- 
cezza, che  gì' Imolcsi  riputavano  a- 
ver  il  Papa  mandalo  loro  un  angelo 
per  vescovo.  Il  perchè  s.  Pio  V,  ai  17 
maggio  1570,  lo  creò  Cardinale 
prete  di  s.  Susanna ,  assegnandogli 
mille  duecento  scudi  annui,  olire  il 
donativo  di  cinquecento  scudi  d' o- 
ro,  ed  altri  presenti.  Sostenne  va- 
rie cariche  appo  la  romana  corte, 
e  fu  deputato  a  stabilire  a  nome 
Pontificio  col  re  di  Spagna  e  col 
senato  veneto  la  lega  contro  i  tur- 
chi. Morì  in  Roma  nel  iSyS,  e  fu 
sepolto  nella  chiesa  di  s.  Maria  so- 
pra Minerva,  ove,  al  lato  sinistro 
della  sontuosa  cappella  Aldobran- 
dini ,  si  vede  il  suo  ritratto  scolpito 
in  marmo. 

Aldoerandiivi  Ippolito,  Cardina- 
le. Era  figlio  del  menzionato  Sil- 
vestro e  di  Lisa  Deti.  Fu  creato  Papa 
nel  1592.  V.  Clemente  Vili. 

Aldobrandini  Pietro ,  Cardina- 
le. Nobile  romano,  ed  oriondo  fio- 
rentino, fu  figlio  di  Pietro  Aldobran- 
dini, ch'era  pur  figlio  di  Silvestro 
del  lignaggio  Neri,  di  cui  sopra  par- 
lammo, e  di  Lisa  Deti.  Suo  zio  Cle- 
mente Vili  lo  fece  avvocato  concisto- 
riale, e  prefetto  del  Castel  s.  Angelo; 
quindi  il  dì  17  settembre  iSgB,  nel- 
r  età  di  anni  22,  diacono  Cardinale 
di  s.  Nicolò  in  carcei'c.  Di  là  passò 
al  titolo  di  s.  Maria  in  Transtcvere, 
e  a  vescovo  di  Sabina,  nel  1G20. 
Sostenne    onorevoli    legazioni,  ricu- 


2iG  ALI) 

però  Ferrara  alla  S.  Sede,  fu  pre- 
Irtto  della  segnatura  de'  Brevi,  e 
liei  i599  camerlengo  di  S.  Chiesa 
coir  universale  animi nistrazione  del 
governo  Pontificio.  Nel  i6o3  fab- 
J)ricò  iu  Frascati  la  sontuosa  villa 
Aldobrandini,  che  per  la  sua  in- 
cantevole situazione  si  chiama  pu- 
le Belvedere,  e  della  quale  si  par- 
la allarticolo  Ville.  INIorì  nel  162  i 
iieir  ultima  notte  del  conclave  in 
cui  era  chiuso,  contando  letà  di  an- 
ni 5o  e  28  di  Cardinalato.  Lasciò 
innumerabili  monumenti  di  sua  mu- 
nificenza, avendo  tra  le  altre  opei-e 
pietose  istituite  a  proprie  spese  le 
.'jpezierie  ed  i  medici  per  tutti  i 
«{uattordici  rioni  di  Pvoma  in  be- 
nefizio dei  poveri. 

Aldobrandini  Silvestro ,  Cnrdi- 
uale.  Nobile  fiorentino,  figlio  di  Gio- 
vali Francesco  Aldobrandini,  fi^i  del- 
ia prosapia  di  Caraccio,  e  di  Olimpia 
sorella  del  Cardinal  Pietro  Aldobran- 
dini, del  ramo  Neri.  Fra  quindi 
Silvestro  pronipote  di  Clemente 
A'in.  Egli  ai  17  settembre  i6o3 
in  età  di  sedici  anni  fu  da  quel 
Pontefice  creato  diacono  Cardina- 
Je  di  san  Cesareo.  Senonchè  mori 
in  Roma  nel  1612  d'anni  venficin- 
que,  da  tutti  encomiato  per  la  sua 
conoscenza  delle  lingue.  Passò  la 
maggior  parte  del  Cardinalato  ac- 
compagnando il  detto  Cardinal  Pie- 
tro nel  suo  arcivescovato  di  Ra- 
venna, nel  tempo  della  contraria 
fortuna  da  quell'  arcivescovo  speri- 
mentata mentre  Paolo  V  governa- 
va la  Chiesa. 

Aldobrandini  Ippolito,  figlio  di 
(rian  Francesco  e  fratello  del  loda- 
to Cardinal  Silvestro,  in  riguardo 
del  prozio  Clemente  Vili  e  del  de- 
funto Cardinal  Pietro,  da  Greg-aio 
XV  ebbe  l' esaltazione  a  diacono 
Cardinal    di   s.  Maria,    e    nel    iG38 


ALD 

la  carica  di  camerlengo  di  S.  R.  C. 
Morì  in  Roma  nel  i638  d'anni 
quarantasette.  Ebbe  la  fama  di  uo- 
mo dotto,  prudente,  illibato,  hbe- 
rale,  destro  nei  grandi  affari  e  di 
somma  autorità  sul  sacro  Collegio. 

Con  lui  si  estinse  la  discendenza 
maschile  Aldobrandini  del  ramo  di 
Caniccio. 

Olimpia  figlia  di  Pietro  fratello 
degli  indicati  Cardinali  fu  eziandio 
r  ultimo  rampollo  della  discendenza 
femminile  di  quel  casato.  Dessa  fu 
Sjiosata  in  primo  luogo  a  Paolo  Bor- 
ghesi principe  di  Sulmona,  e  poi  a 
Camillo  Pamflli  nipote  d'Innocenzo X, 
che  rinunziò  alla  porpora  per  dar  .suc- 
cessori air  illustre  sua  prosapia.  Col- 
la morte  di  lei,  accaduta  nel  1681, 
furono  trasferite  parte  delle  amplis- 
sime ricchezze  degli  Aldobrandini, 
cioè  la  primogenitura  di  Rossano, 
alla  casa  Borghesi,  e  parte,  cioè  la 
secondogenitura,  alla  casa  Pamfili. 
Estinta  ancor  questa  ultima  nel 
1760,  entrarono  le  facoltà  ed  il  ti- 
tolo di  Pamfili  nella  primogenitura 
della  famigha  Doria  di  Genova,  alla 
quale  spettava  il  celeberrimo  am- 
miraglio Andrea  Doria,  la  cui  fa- 
miglia venuta  a  Roma  aggiunse  al 
proprio  il  cognome  dei  Pamfili.  Al- 
la secondogenitura  della  casa  Aldo- 
brandini ,  già  unita  alla  Pamfili , 
passò  nel  1769  il  secondogenito  di 
casa  Borghesi  Paolo  Maria  Pio,  il 
quale,  lasciato  il  proprio  cognome, 
cominciò  a  prender  lo  stemma  e 
ad  intitolarsi  principe  Aldobrandi- 
ni, divenendo  il  principato  secondo- 
genitura  della  famiglia  Borghesi . 
Di  fatti  Francesco  nato  a'  9  giugno 
1776  dal  principe  Marc'  Antonio 
Borghesi,  e  dalla  duchessa  vSal via- 
li, come  secondogenito,  divenne  prin- 
cipe Aldobrandnii  ,  e  dipoi  a'  9 
maggio    i83>,  per  morte  deHunico 


ALD 

fratello,  principe  don  Camillo  Bor- 
ghesi, riunì  questo  cognome  ed  i 
feudi  annessi  in  uno  a  quello  di 
Salviati.  Ma  passando  egli,  nell'anno 
1839,  da  questa  vita,  degno  di  ogni 
encomio  per  magnanime  doti,  som- 
mamente benefico  e  compianto  gene- 
ralmente, stallili  con  testamentaria 
disposizione,  che  il  suo  secondoge- 
nito don  Camillo  ,  nato  a'  sedici 
novembre  1 8 1 6,  colonnello  onora- 
rio del  corpo  de' Vigili,  e  dal  re- 
gnante Pontefice  Gregorio  XVI  de- 
corato della  croce  di  commendatore 
dell'Ordine  di  s.  Gregorio  Magno  da 
lui  istituito,  col  cognome  Aldobran- 
dini,  ne  godesse  egli  ed  i  suoi  di- 
scendenti il  principato,  in  una  a  tut- 
te le  annesse  preminenze  ed  ono- 
rificenze. Pel  Palazzo  e  Villa  Aldo- 
brandini,    f^.   Ville. 

Aldobr ANDINI  Baccio,  Cardinale, 
figlio  di  Silvestro  proveniente  da  Bru- 
netto del  ramo  di  iVe/7,di  cui  si  fece 
menzione  poc'anzi,  venne  arricchito 
dal  Cardinal  Ippolito  Aldobrandini 
suo  zio  di  ecclesiastiche  pensioni,  e  di 
pingue  annuo  legato.  Da  Innocenzo  X 
fu  egli  fatto  cameriere  segreto ,  e 
poi  foriere  maggiore  con  un  cano- 
nicato in  s.  Pietro.  In  grazia  del  ma- 
trimonio del  già  Cardinale  Camillo 
Pamfili  nipote  del  Pontefice,  con 
d.  Olimpia  Aldobrandini,  ai  19  feb- 
braio i652,  Innocenzo X  lo  creò  Car- 
dinale prete  del  titolo  di  s.  Agnese  in 
piazra  Navona,  donde  passò  a  quello 
dei  ss.  Nereo  ed  Achilleo.  Finì  la 
vita  in  Roma  nel  i665,  d'anni  52, 
in  grande  stima  per  la  soavità  delle 
maniere,  per  la  ingenuità  de' costu- 
mi, e  per  1'  applicazione  agli  studii. 

Aldobrandini  Alessandro,  Car- 
dinale, figlio  di  Giovan  Francesco, 
nipote  del  lodato  Cardinale  Baccio, 
nacque  il  primo  maggio  1667.  Ve- 
stì   l'abito     di     prelato    nel    1699; 

VOL.     I. 


ALD  217 

fu  allora  spedito  vice-legato  a  Ferra- 
ra, e  nel  1702  divenne  commissario 
delle  truppe  Pontifìcie  in  tempo  che 
il  ducato  di  Parma  e  Piacenza  era 
occupato  dalle  armi  francesi  ed  au- 
striache. Fu  eletto  poscia  chierico  di 
Camera,  successivamente  nunzio  di 
Napoli,  di  Venezia,  di  Spagna.  Con- 
tinuando nelle  legazioni  per  tutto 
il  Pontificato  d' Innocenzo  XIII  e 
di  Benedetto  XIII,  per  ultimo  Cle- 
mente XII,  ai  2  ottobre  1730, 
creollo  prete  Cardinale  dei  ss.  Quat- 
tro Coronati  e  legato  di  Ferrara, 
dove  morì,  in  età  d'anni  67,  ai  i4 
agosto  1734.  Ebbe  fama  di  molta 
dottrina,  probità  di  costumi  e  be- 
neficenza verso  i  letterati. 

ALDOBRANDINI  Passeri  Cinzio. 
V.  Passeri  Aldobrandini  Cinzio, 
Cardinale. 

ALDOVRANDI  Pompeo,  Cardi- 
nale. Pompeo  Aldovrandi,  bologne- 
se, nacque  nel  1668.  Assunse,  nel 
1 696,  le  insegne  prelatizie,  poscia  fu 
fatto  uditore  della  segnatura  di  gin- 
stizia,  quindi  luogotenente  civile  del- 
l'uditore della  Camera,  e,  nel  1706, 
uditore  di  Rota.  Nel  17 12  fu  dele- 
gato nunzio  presso  Filippo  V  re  di 
Spagna.  Quattro  anni  dopo  venne 
spedito  segretamente  al  Sommo  Pon- 
tefice per  sollecitare  la  promozione 
dell'  Alberoni  al  Cardinalato.  Insorte 
alcune  differenze  tra  il  Papa  ed  il 
re,  fu  proibito  a  qualunque  della 
corte  di  trattare  col  nunzio,  che  si 
era  ristabilito  in  Madrid.  Per  tal 
motivo  r  Aldovrandi  si  partì  dalla 
Spagna,  e  per  ordine  del  Pontefice 
si  fermò  in  Bologna,  dove  rimase 
fino  alla  morte  di  Clemente  XI. 
Eletto  Innocenzo  XIII j  ricuperò  l'an- 
tico suo  posto  di  uditore  di  Rota,  col- 
la reggenza  della  penitenzieria.  Bene- 
detto XIII  lo  nominò  consultore 
del  s.  Uffizio  e  Patriarca  di  Geru- 

7.8 


2i8  ALD 

salemme.  Clemente  XII  lo  fece  go- 
vernatore di  Iloma  e  poi,  neli'  anno 
1  734,  a'24  marzo,  Cardinale  prete  di 
s.  Eusebio,  e  lo  ascrisse  alle  princi- 
pali congregazioni.  Nel  1784  venne 
destinato  vescovo  di  INIontefiascone  e 
Corneto.  Neil'  elezione  di  Benedetto 
XIV,  Lamberlini,  poco  mancò  che  fos- 
se sublimato  al  triregno,  giacché  per 
quaranta  giorni  consecutivi,  trentu- 
no sacri  elettori  costantemente  gli 
diedero  il  loro  voto  ;  onde  il  Lam- 
bertini  nel  d'i  della  sua  esaltazione, 
die'  a  lui  il  suo  suffi-agio ,  lo  no- 
minò subito  Pro -Datario,  poi  gli 
affidò  alcuni  altri  onorevoli  impie- 
ghi, e  lo  mandò  legato  a  Raven- 
na. Mori  nella  sua  diocesi  di  Mon- 
tefiascone  l'anno  1752,  e  fu  sepolto 
nella  chiesa  di  s.  Petronio  di  Bo- 
logna. 

ALDRICO  (s.),  vescovo  di  Mans, 
nato  da  padre  e  madre  per  casato 
egualmente  chiarissimi,  1'  anno  di 
Cristo  800,  non  ancora  trilustre  mes- 
so dal  padre  alla  corte  di  Lodovico  il 
Bonario,  ademjiieva  bensì  ogni  offi- 
zio  diligentemente,  ma  poneva  insie- 
me le  sue  pili  care  delizie  nel  vi- 
vere lontano  dal  mondo.  E  da  que- 
sto in  ciFetto  ei  risolvette  di  separar- 
.si,  trascegliendo  a  suo  ritiramento 
la  casa  del  vescovo  di  Metz,  che 
unito  al  suo  clero,  menava  esem- 
plarissima  vita.  Quindi  fatto  degno 
dei  sacri  ordini,  divenne  in  breve 
sacerdote  :  e  tanto  chiara  fama  gli 
procacciarono  le  sue  virtù,  che  Lo- 
dovico ricliiamollo  a  sé,  eleggendo- 
lo a  suo  primo  cappellano  e  con- 
fessore. Restituillo  però  l'impera- 
tore dopo  qualche  tempo  alla  chie- 
sa di  Mans,  della  quale  fu  crea- 
to vescovo,  e  conseciato  il  22  di- 
cembre dell'anno  832.  Ad  onta 
che  facesse  A  Idrico  nel  nuovo  po- 
ilo   risjilcndcre  ogni    njanicra  di   c- 


ALE 

piscopale  virtù,  non  andò  scevero 
da  censure  e  dalle  più  ati'oci  ca- 
lunnie. Per  queste  fu  messo  in 
bando  ;  ma  non  guari  dopo,  cono- 
sciuta la  falsità  delle  accuse,  venne 
richiamato.  Si  sa  di  lui  che  assi- 
stette a  due  concilii  :  a  quel  di  Pa- 
rigi nell'  846,  e  all'  altro  di  Tours 
neir  849.  Quasi  ventiquattr  anni  di 
vescovato  contava  santo  Aidrico  , 
allorché  morì  paralitico,  ai  7  gen- 
naio dell'  856.  La  diocesi  di  Mans 
da  imniemorabil  tempo  ne  celebra 
la  festa,  che  riportasi  a'  7  di  gen- 
naio. 

ALEANDRO  Girolamo,    Cardi- 
nale..  Girolamo  Aleandro,  nato  nel 

1480  alla  IMotta,  piccolo  borgo  sui 
confini  della  inarca  trivigiana,  in- 
segnava le  lettere  sin  dalla  sua  pu- 
bertà. I  monarchi  ne  conobbero  i 
talenti,  e  li  ricompensarono.  Lui- 
gi XII  lo  chiamò  in  Francia  ,  e 
lo  stabilì  direttore  dell  università  di 
Parigi.  Leone  X  lo  fece  prefetto 
della  Vaticana,  indi  lo  mandò  in 
qualità  di  nunzio  in  Germania,  do- 
ve si  segnalò  colla  sua  eloquenza 
contro  Lutero,  nella  dieta  di  Worms. 
Clemente  VII  lo  promosse  al  ve- 
scovato di  Oria,  poi  lo  trasferì  a 
Brindisi,  ed  inviollo  nunzio  in  Fran- 
cia. In  occasione  della  battaglia  di 
Pavia,  fuggendo  in  un  castello  vici- 
no, fu  fatto  prigione,  ma  poi  venne 
liberato  col  mezzo  del  viceré  di 
Napoli.  Reduce  alla  sua  chiesa?;  la 
governò  per  alcuni  anni.  Sostenne, 
con  pari  onor  della  prima,  due  al- 
tre nunziature  in  Ungheria  e  Boe- 
mia ;  finalmente,  qiial  corona  dei 
suoi  meriti,  nel  i536,  a'22  dicem- 
bre, ricevè  la  sacra  porpora  da  l*ao- 
lo  HI.  INIorì  nell'età  di  62  anni, 
e  fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Ni- 
colò della    Molta.   Abbiamo    di    hit 

1."  Lexicon   greeo  -  lalinuni  j    Pari- 


ALE 

sii s,  02 1  ;  2."  Grammatica  gnvca) 
Ai'gentorati,    iSiy. 

ALENCASTRO  Verissimo,  Car- 
dinale. Verissimo  Alencastro,  fioii- 
to  nel  secolo  XVII,  arcivescovo  di 
Braga,  nel  168G  a' 2  di  settembre , 
fu  eletto  Cardinale  prete  della  S. 
R.  C.  da  Innocenzo  XI.  La  som- 
ma vigilanza  nel  custodire  il  suo 
gregge,  e  lo  zelo  per  riformarne 
i  costumi  fecero  sì  che  la  sua  morte 
fosse  intesa  con  universale  ramma- 
rico. Nel  1692  ebbe  il  sepolcro  in 
Lisbona.  L' Alencastro ,  non  essen- 
dosi mai  recato  a  Roma,  non  ebbe 
né  le  insegne,  né  il  titolo  di  Cardi- 
nale. 

ALEXgOX    (d')    Filippo,   Car- 
dinale.   Filippo    d'  Alencon ,    della 
reale  stirpe  di  Valesia  di   Francia , 
spiegò  fin  da  giovanetto  indole  vir- 
tuosa.   Nel  i356    fu  creato  vescovo 
di  Beauvais  :  da  questa  chiesa  passò 
a  quella  di  Auch ,   e  nel    iSSg  al- 
l' arcivescovado    di  Rouen.     Insorte 
alcune  dilFerenze  in  materia  di  giu- 
risdizione  ecclesiastica    col  governa- 
tore di  Rouen,  fu  ritirato  da  quella 
sede.     Gregorio  XI     gli    conferì    il 
patriarcato    di  Gerusalemme,    e    lo 
nominò     commendatario     perpetuo 
della  chiesa    di  Auch.    Urbano  VI, 
ai    18  settembre    del  1378,  lo  creò 
Cardinale,  col  titolo  presbiterale  di 
s.  ^I.  in  Transtevere,  arciprete  della 
basilica  vaticana,  e  lo  mandò  legato 
nelle  Fiandre.  Fu  dichiarato  inoltre 
Vicario  del  Patrimonio  e  di  altre  Pro- 
vincie  circonvicine.    Avuto  in  com- 
menda  il   patriarcato   di    Aquileia, 
incontrò  gravissime   opposizioni  per 
parte  della   nobiltà  di  Udine.  Pun- 
to  non   giovando    né    le     censure , 
né    gì'  interdetti,    colle    armi     del 
re  di  Francia ,    suo  parente ,    e    di 
Francesco  Carrara  signor  di  Pado- 
va,   mosse   a    quei  del   Friuli    una 


ALE  219 

guerra,  che  durò  per  sei  anni,  co- 
me può  leggersi  nel  .Muratori,  An- 
nali d'Italia  (tom.  Vili,  p.  2).  Per- 
ciò incontrata  la  disapprovazione  del 
Pontefice  Urbano,  fu  privato  delle 
sue  dignità .  Allora  seguì  Alencon 
il  partilo  dell'  antipapa  Clemente 
VII;  ma,  riconosciuto  il  suo  fallo, 
ritornò  subito  all'  unità  della  Chie- 
sa ,  e  Bonifacio  IX,  secondo  la  opi- 
nione dei  più,  lo  ristabilì  nei  pri- 
mi onori ,  e  lo  promosse  al  vesco- 
vado di  Ostia.  Alcuni  riferiscqno 
esser  falso  quanto  gli  autori  raccon- 
tano sopra  tale  argomento .  Ter- 
minò i  suoi  giorni  nel  1 897  in 
odore  di  santità. 

ALERIA.  Antica  città  vescovile 
della  Corsica ,  e  colonia  dei  Ro- 
mani, di  cui  al  presente  non  esi- 
stono che  le  rovine.  Era  collocata 
sopra  un'alta  montagna.  Fino  dai 
tempi  di  s.  Pasquale  I  vi  fu  prc« 
dicalo  il  vangelo,  e  vi  si  crearo- 
no vescovi  dipendenti  dagli  arci» 
vescovi  di  Pisa,  e  di  Genova  :  Gre- 
gorio VII,  ed  Urljano  II  li  sotto- 
misero ai  primi.  Ci  mancano  no- 
tizie sidlo  stato  di  questa  chiesa ,  e 
pochissimo  si  conosce  l'ordine  dei 
suoi  vescovi;  la  cattedrale  è  inte- 
ramente distrutta. 

ALES  (  Uxellen.).  Piccola  città 
nella  vSardegna  con  residenza  ve- 
scovile. Questa  antica  città,  fino  dal 
secolo  V  sotto  la  metropoli  d'Ar- 
bora,  ora  è  sufTraganea  della  me- 
tropoli di  Oristano,  divisione  del 
capo  Cagliari,  situata  alla  sorgen- 
te dell'  Ums.  Al  nord  di  Ales 
trovansi  dei  bagni  caldi  ed  alcune 
vestigie  di  terme  romane,  dalle 
quali  puossi  argomentare  che  quivi 
appunto  fossero  le  antiche  Aquae 
Lusitanae.  Poco  distante  evvi  un 
luogo  chiamato  Fordauginnos,  che 
si   vuole   essere   l'antico  Forum  o(J 


3  20  ALE 

Ora  Trojanì,  le  cai  mm'a,  a  del- 
la di  Procopio,  furono  innalzate 
«lalKimperatorc  Giustiniano.  Il  vesco- 
vato di  Ales  è  quello  di  Usel,  da  cui  fu 
trasferito.  Ales  presentemente  è  qua- 
si deserta.  Più  non  esiste  che  la  cat- 
tedrale colle  case  de'  canonici  e  dei 
loro  domestici.  L'aria  vi  è  talmen- 
te malsana,  che  il  vescovo  è  ob- 
bligato a  passare  una  gran  parte 
dell'anno  a  Cagliari,  capitale  di 
Sardegna.  La  cattedrale  di  Ales  era 
anticamente  dedicata  ai  ss.  Giusto, 
Giustino  ed  Enedina;  ma  essendo 
stata  ristaurata  sul  declinar  del  se- 
colo XVII,  venne  consacrata  a  san 
Pietro  :  il  capitolo  è  composto  di 
un  decano ,  con  venti  canonici ,  e 
diciotto  beneficiati. 

ALESIO  o  ALISE  {Alexicn.). 
Città  dell'Albania,  con  residenza  ve- 
scovile, che  una  volta  fece  parte 
«Iella  Macedonia,  e  dell'  Illirio.  La 
sede  vescovile  è  suffraganea  del- 
l' arcivescovato  di  Durazzo.  Contie- 
ne la  tomba  del  prode  Giorgio 
Castriota,  conosciuto  sotto  il  nome 
di  Scandcrbeg,  principe  di  Albania 
od  Epiro,  che  terminò  la  sua  glo- 
riosa cannerà  nell'anno  14675  «^i 
17  gennaio  {V.  Alba^via),  che  fu  il 
terrore  dei  turchi,  e  che  meritossi 
i  gloriosi  titoli  di  nuovo  Alessan- 
dro e  Gedeone  cristiano. 

ALESSANDRIA  di  Egitto  {A- 
lexnndrin.).  Città  patriarcale  antica 
e  famosa  del  basso  Egitto,  chiamala 
anche  Alexandria  j^gyptia.  Volgar- 
mente si  stima  edificata  da  Alessan- 
dro il  grande,  33  i  anni  avanti  la  na- 
scita di  Gesù  Cristo,  per  formar  ivi 
il  centro  del  commercio  del  mondo. 
Il  dotto  Langlés  per  altro  dimostrò 
aver  esistito  sotto  il  nome  di  Racoudah 
molto  prima  dell'  arrivo  dei  Greci, 
i  quali  non  più  fi!(cro  che  mutar- 
ne il  nome  in  Racotis.  Diversi  mo- 


ALE 

uumenti  di  antichità,   .sopraUutto   le 
molte  catacombe,  sembrano  deporre 
in  vantaggio   di  tale    opinione.   Do- 
po la  morte  di  Alessandro,  Tolomeo 
Solerò,    uno  de'  suoi  generali,    tras- 
portò il  corpo  di  quel    conquistato- 
re in  Alessandria,  e  vi  fissò  la  sua 
residenza.    Da  quel   momento   Ales- 
sandria divenne    la  capitale  dell'  E- 
gitto,  e  si  rese  famosa  nelle  scienze 
e    nelle   lettere.    Cesare    s'impadro- 
nì   di  essa    4^  ^caxn    avanti  G.  C.  ; 
ma    gli  Alessandrini,  conosciuti  pel 
loro  carattere  inquieto,  si  rivoltaro- 
no molte  volte  contro  i  romani,  che 
quindi  più  cercarono  di  opprimerli. 
L'intero  Egitto  allora  divenne  pro- 
vincia romana,  ed  il  prefetto,  che  la 
governava  a  nome  degl'imperatori,  fu 
chiamato  Augustale.  Sceglie  vasi  esso 
in  sulle  prime  dall'  ordine  dei  cava- 
lieri, se  crediamo  a  Dione  (  lib.   LI), 
il  quale  aggiugne,  che  i  senatori  non 
potevano  fermarsi  in  Alessandria  sen- 
za   special    permissione     dell'  impe- 
ratore. 

Intanto  la  religione  cristiana  ?in 
dal  suo  nascere  metteva  sede  in 
Alessandria  ed  in  tutto  1'  Egitto. 
Ci  porgono  argomento  a  crederlo 
la  prossimità  della  Giudea  coli'  E- 
gitto,  dove  si  erano  stabiliti  molti 
giudei,  e  tutte  quelle  conversio- 
ni d'  individui  egiziani  al  primo 
bandirsi  del  vangelo  in  Gerusalem- 
me, che  sono  registrate  negli  atti 
apostolici.  Però,  se  anche  non  vo- 
gliasi rimontare  a  quell'aurora  do! 
vangelo,  la  tradizione  antica  riferi- 
sce che  l'apostolo  Simeone  predicò 
la  fede  nell'Egitto  prima  che  agli  al- 
tri popoli.  Vedevasi  anzi  fuori  di 
Alessandria,  dalla  parte  occidentale 
del  Nilo,  il  monte  Nitria,  in  cui  vi- 
vevano i  terapeuti,  dei  quali  pai-la 
Filone  nel  suo  libro  Della  vita 
coiUeniplaliva,  e  che  da  Eusebio  «• 


ALE 

da  s.  Girolamo  sono  dimostrati  per 
cristiani  ivi  ritiratisi  ad  osservare 
iJ  vangelo  ne'  pi'ccetti  e  ne'  consigli. 
Quindi  benché  s.  Marco  siasi  recato 
un  po'  più  tardi  ad  Alessandria^ 
convien  dire  che  vi  erano  cristiani 
prima  di  lui,  a  quella  guisa  che  ve 
n'  erano  a  Roma  prima  della  pre- 
dicazione di  s.  Pietro. 

S.  Marco  fu  piuttosto  il  primo 
non  a  bandii'C  il  vangelo,  ma  a 
pascere  il  gregge  di  Alessandria,  or- 
dinato con  tal  titolo  da  s.  Pietro  e 
da  lui  speditovi  nell'anno  quaran- 
tesimo di  G.  C,  o,  come  altri  dico- 
no, nell'anno  cinquantesimosecondo. 
Pare,  che  s.  Marco  abbia  dopo  pe- 
i-egrinato  dall'  Egitto  a  Roma  e 
ad  altri  luoghi ,  indi  siasi  restituito 
in  Alessandria,  dove  fu  martirizzato 
per  opera  dei  sacerdoti  di  Serapide, 
nell'anno  62.  Quivi  pure  seppellito, 
ci  restò  fino  all'anno  828,  in  cui  i 
veneziani,  recatisi  in  Alessandria,  tol- 
sero furtivamente  il  corpo ,  e  lo 
portarono  alla  loro  capitale ,  dove 
presentemente  esiste  sotto  la  mensa 
dell'  aitar  maggiore  nella  sontuosa 
basilica  a  Lui  dedicata  (/^,  la  CrO' 
naca  di  Aleramo  Echellense).  Suc- 
cessore a  s.  Marco  nella  sede  di 
Alessandria  fu  Anniano  o  Anania , 
da  cui  deriva  una  serie  di  vescovi, 
dei  quali  poco  più  ci  rimane  che 
il  nome.  Da  c[uei  primi  momenti 
la  sede  patriarcale  di  Alessandria 
fu  riguardata  come  la  seconda  del 
mondo  cristiano,  perocché  sin  dal 
secondo  secolo  cominciò  ad  esten- 
dere una  certa  tal  quale  gim'is- 
dizione  sulle  tre  provincie  romane 
in  cui  dividevasi  l' Egitto ,  cioè  1' 
Egitto  proprio,  la  Libia  e  la  Te- 
baide:  giurisdizione  che  videsi  allar- 
gata col  progresso  de'  tempi  più  no- 
tabilmente ,  e  dallo  spirituale  si 
volse  ancora  al   governo  temporale. 


ALE  22  r 

Il  concilio  ecumenico  di  Niccn,  del 
325,  confermò  i  diritti  del  patriarca- 
to di  Alessandria  sulle  provincie  egi- 
ziane, come  diremo  appresso;  ma 
quello  di  Costantinopoli,  del  38 1, 
secondo  generale,  portò  il  primo 
colpo  alla  preeminenza  del  patriarca 
alessandrino,  ciò  che  non  approvò 
il  J^'ipa  s.  Damaso  I,  il  quale  avealo 
fatto  celebrare,  né  i  successori  di  lui 
fnio  ad  Innocenzo  ITI  nel  I2i5. 
E  quel  di  Efeso  nel  43 1  ,  terzo 
generale,  gliela  tolse  del  tutto,  trasfe- 
rendola al  patriarca  di  Costantino- 
poli, che  in  tal  guisa  divenne  capo 
della  Chiesa  Orientale.  I  Papi  si 
sono  opposti  a  siffatte  innovazioni, 
e  Leone  I  colle  sue  lettere  all'  im- 
peratore IMarciano,  a  Pulcherio  Au- 
gusto ed  Anatolio  di  Costantinopo- 
li ,  ottenne  anche  la  sospensione  di 
queste  e  la  conservazione  degli  antichi 
privilegi  della  chiesa   d'  Alessandria. 

Accadde  però  in  appresso  che  i 
patriai-chi  di  Alessandria,  e  quegli- 
no  stessi  che  erano  ortodossi,  non  si 
curarono  dei  loro  diritti  in  mo- 
do da  permettere  le  ordinazioni  ai 
vescovi  di  Costantinopoli.  Accadde 
eziandio  che  i  cofti  e  giacobiti  {Vedi) 
vivendo  Jiell'  eresia  e  nello  scisma, 
non  ebbero  più  interesse  a  zelare  i 
proprii  diritti.  Laonde  Innocenzo  III, 
nel  suo  concilio  di  Laterano,  ed  Eu- 
genio IV,  in  quello  di  Firenze,  accon- 
sentirono che  il  patriarca  di  Co- 
stantinopoli tenesse  nella  gerarchia 
il  primo  posto  dopo  il  romano  Pon- 
tefice, e  che  quello  di  Alessandria 
non  occupasse  che  il  secondo.  Né  so- 
lo tali  motivi  attenuarono  l'esterno 
splendore  di  Alessandria,  che  inoltre 
si  aggiunsero  a  diminuirglielo  i  par- 
titi, onde  fu  sempre  straziata  a  ca- 
gione delle  controversie  religiose. 
Tuttavolta  il  valore,  con  che  i  dot- 
tori ortodossi  di  Alessandria  sosten- 


2  22  ALE 

nero  la  purità  del  dogma  *  della 
disciplina,  diede  un  gran  lume  al 
cristianesimo.  Ninna  chiesa  fu  agi- 
tata, è  vero,  a!  paro  d'  Alessandria; 
ma  ninna  chiesa  ebbe  martiri  si 
intrepidi,  dottori  si  segnalati  da  op- 
porre alle  vessazioni  degl'  impera- 
tori ed  alle  astuzie  degli  eretici. 

Non  riuscì  facil  cosa  la  ditìlisione 
della  religione  cattolica  in  Alessan- 
dria. La  nazione  egizia  era  piìi  che 
ogni  altra  prevenuta  contro  il  giu- 
daismo da  cui  la  dottrina  cristiana 
sorgeva  :  i  dotti  del  museo  Alessan- 
drino con  quella  potenza,  che  in- 
fonde la  pubblica  opinione  da  essi 
goduta,  e  con  tutti  i  rafllnamenti 
della  dialettica,  combattevano  e  scre- 
ditavano le  nuove  massime  cri- 
stiane. Perciò  i  cristiani  dovettero 
in  una  città  di  tanti  filosofi  e  di 
tanti  critici,  dare  all'insegnamento 
delle  sante  lettere  tutta  la  profon- 
dità possibile.  Ecco  nascere  la  fa- 
mosa scuola  cristiana  di  Alessan- 
dria ,  ed  ecco  un  antico  stoico  s. 
Panteno  nel  secolo  II  prenderne  la 
direzione  e  far  divenire  quella  scuo- 
la una  rivale  continua  del  Museo 
per  ciò  che  spetta  agli  studi i  mo- 
rali e  religiosi.  Quando  s.  Panteno 
lasciò  la  città  d'  Alessandria  per 
andare  nelle  Indie  e  nell'  Arabia  , 
un  altro  filosofo,  che  avca  abbrac- 
ciata la  nuova  religione,  Atenagora 
d'Atene ,  assunse  lo  stesso  incarico, 
passato  ben  presto  in  uomini  an- 
cor più  distinti .  Sotto  Clemente 
Alessandrino  ed  Origene,  (piell'  insti- 
tuto  giunse  al  piìi  alto  grado  di 
gloria  ,  ccclissò  persino  la  scuola 
d'Antiochia,  che  contava  i  Teofili 
ed  i  Luciani.  Venne  (Jlcmento,  na- 
to nel  paganesimo,  verso  la  fine  del 
JI  secolo,  e  vissuto  nei  primi  an- 
ni del  III.  Esercitato  negli  studi i 
in  Alene,  in   Italia,  nell'Asia,    le- 


ALE 

cossi  egli  a  compirli  nella  capitale  del- 
l'Egitto.  Le  lezioni  di  s.  Panteno,  i/'- 
resistihili,  come  le  chiama  egli  stesso, 
pel  convincimento,  avevano  termi- 
nato di  disingannarlo  sulla  stravagan- 
za del  culto  de'suoi  maggiori.  Fattosi 
perciò  battezzare,  surrogò  poco  dopo 
la  sua  somma  scienza  a  quella  di 
s.  Panteno  e  di  Atenagora  nella  scuola 
di  Alessandria,  mentre  Origene,  di- 
scepolo di  Clemente,  gli  successe 
nella  qualità  di  catechista.    V.  Oki- 

GENE. 

Frattanto  sempre  nuovi  eretici  sor- 
gevano sulle  rovine  degli  altri.  Due 
successivi  conci  li  i  di  Alessandria  nel 
258,  e  nel  263,  li  condannarono,  e 
la  scuola  di  Alessandria  guidata  da 
Eracle ,  Dionisio  Pierio,  Teognasto 
e  Serapione  [Vedi)  succeduti  a  Cle- 
mente e  ad  Origene ,  proteggeva  L 
fedeli  dagl'  insulti  delle  dottrine  ete- 
rodosse. Sabellio  di  Tolemaide,  disce- 
polo di  Noeto,  sosteneva  non  essere 
in  Dio  che  una  sola  persona.  Pao- 
lo vescovo  di  Samosate,  capo  dei 
Paulianisti,  negava  la  divinità  di 
Gesù  Cristo,  ed  Ario  finalmente  con 
mille  artifizii  i  piìi  subdoli  e  coi 
versi  stessi  diffondeva  le  colpevoli 
dottrine.  Ma  s,  Pietro  patriarca,  A- 
lessandro  suo  successore,  e  sant'Ata- 
nasio sovra  tutti,  si  opponevano  a 
tali  errori  cogli  scritti,  che  vergarono 
colla  più  invincibile  fermezza. 

S.  Atanasio,  eccitando  lo  sdegno 
degli  ariani  per  essere  stato  eleH(ì 
patriarca  d' Alessandria,  quali  per- 
secuzioni non  soffri  mai  da  essi  con- 
giunti co'  meleziani  appunto  per 
meglio  opprimerlo?  Relegato  a  Tre- 
viri (an.  335)  per  decreto  dell  ingan- 
nato Costantino,  ritornò  alla  sua 
sede  sotto  Costanzo  (  anno  338  ). 
Nondimeno  gli  ariani,  già  formida- 
bili, lo  deposero  e  scelsero  certo  Pisto, 
Costretto   quindi   ancora  a  partire^ 


ALE 

fugge  Atanasio  a  Roma  ,  trova  nel 
l'oiitefice  (ìiulio  I  un  amico,  ed 
assolto  (lu  lui  col  favore  eli  un 
concilio  a  Sardica  capitale  della 
Bulgaria,  che  confermò  la  sentenza 
del  Pontelìce,  ritorna  ad  Alessan- 
dria con  nn  trionfo  piìi  splendido 
del  primo.  Non  per  questo  cessa- 
no le  persecuzioni.  Gli  ariani,  gua- 
dagnato lo  stesso  Costanzo ,  il  fan- 
no proscrivere  per  la  terza  volta 
da  Alessandria ,  e  gli  sostituiscono 
Gregorio  (  ann.  349),  clic  sei  anni 
dopo  viene  da  essi  ucciso  {V.  P. 
Pudcntio  Mairan  benedettino,  libcr 
IV  Dh'init.  D.  N.  J.  C.  manifist. 
in  scripliir.  et  tra  di  Lione  j  disser- 
iazione sojira  i  semi-ariani  stam- 
pata in  Parigi  nel  1722).  L'impe- 
ratore Costanzo  ristabilisce  allora 
Atanasio  ;  ma  i  nemici  gii  oppon- 
gono prima  Giorgio  e  poscia  Lucio. 
La  discordia  ferveva  allorquando  safi 
il  trono  d'Oriente  Giuliano,  nemico  ai 
cristiani,  e  molto  più  agli  ortodos- 
si. Atanasio  andava  errando,  scampa- 
to quasi  per  miracolo  dai  pericoli  che 
Io  attorniavano,  finché  Gioviano  lo 
ridonò  alla  sua  sede  fra  l' esultan- 
za del  popolo  .  L' illustre  pastore 
chiuse  nel  SyS  la  mortale  carriera 
senza  essersi  mai  macchiato  di  vil- 
tà in  mezzo  a  tante  traversie  ;  per- 
donò a  tutti,  e  non  senti  che  il 
desiderio  della  pace  {V.  s.  Atatva- 
sio  ).  In  tale  stato  era  la  chiesa  di 
Alessandria  intanto  che  in  mezzo  ai 
conflitti  vedeva  sorger  sempre  nuovi 
campioni  a  difender  la  vigna  del 
Signore.  Dioscoro,  patriarca  di  A- 
lessandria  succeduto  a  s.  Cirillo,  si 
era  fatto  seguace  dell'  eresia  di  Eu- 
liche  [Fedi) ,  pretendendo  che  non 
vi  fosse  se  non  una  natura  in  Ge- 
sù Cristo,  un  intendimento,  una  vo- 
lontà ,  un'  operazione.  Tali  enori , 
che  facevano  conoscere  col  nome  di 


ALE  223 

Monofisiti  coloro  che  li  seguivano, 
furono  da  Dioscoro  sostenuti  con 
vm  conciliabolo  chiamato  Ladro- 
neccio /'efesino.  Dioscoro  però  lù  de- 
posto nel  concilio  di  Caltedonia,  fat- 
to celebrare  da  Papa  san  Leone  1  nel 
45 1,  indi  venne  relegato  aGangri  in 
l'aflagonia,  dove  mori  nel  4^4-  Poco 
dopo  la  morte  di  Dioscoro  il  po- 
polo d'Alessandria  volle  nominar- 
gli un  successore ,  quantinique  Po- 
terio  fosse  già  legittimamente  stabi- 
lito. Domandò  per  vescovo  ad  al- 
ta voce  Timoteo  Eluro  ,  e  due 
vescovi  di  un'  altra  diocesi  l' ordi- 
narono e  fecero  su  di  lui  l'impo- 
sizione delle  mani.  Come  fu  intru- 
so nella  sede  patriarcale ,  Timoteo 
sollevò  il  popolo  contro  il  legitti- 
mo Poterio ,  e  trovatolo  al  batti- 
sterio  della  chiesa  cesariana  nel 
giovedì  della  settimana  santa ,  lo 
trucidò.  Da  quel  momento  due  fu- 
rono i  vescovi  della  chiesa  d'  Ales- 
sandria ;  e  l'unità,  che  dai  tempi 
di  s.  Marco  si  era  sino  allora  con- 
servata, si  ruppe  :  né  i  cristiani  ri- 
pigliarono le  loro  chiese  che  sotto 
r  imperio  del  vecchio  Giustino  con- 
servandole fino  al  regno  d' Eraclio 
(5 18-6 io).  Se  non  che  sempre  fu- 
rono in  numero  troppo  ristretto  in 
confronto  degli  scismatici. 

Intorno  a  questo  tempo  nacque 
fra  i  cristiani  orientali  grave  con- 
troversia che  vige  ancora,  e  mantie- 
ne una  fatai  divisione  nella  chiesa 
di  Alessandria.  Verso  l'anno  5i^, 
sotto  il  patriarca  Timoteo  III ,  re- 
catosi in  Alessandria  Severo  patriar- 
ca antiocheno  insegnò ,  che  il  cor- 
po di  Gesù  Cristo  era  corruttibi- 
le ,  e  Giuliano  vescovo  d' Alicar- 
nasso ,  fuggito  insieme  con  Severo 
in  Egitto,  invece  si  pose  a  sostene- 
re che  era  incorruttibile  e  fantastico. 
Da    ciò    si    formarono    due    nuove 


224  ALE 

selle,  precedute  da  due  patriarchi 
diKèrciiti  in  Alessandria  medesima, 
l'uno  del  partito  di  Severo,  l'altro 
di  Giuliano ,  che  si  scomunicarono 
a  vicenda.  Questo  duplice  patriar- 
cato si  mantenne  per  lungo  tempo. 
La  chiesa  d'  Alessandria  ha  tuttora 
un  capo  Già  cobi  ta,  ed  uno  3Iel- 
chila.  Tal  divisione  nacque  per  l'o- 
rigine degli  ariani  :  i  cattolici  che 
si  assoggettarono  all'  imperiai  edit- 
to dell'  augusto  Marciano ,  ed  al 
concilio  generale  di  Calcedonia,  fu- 
rono dagli  avversari!  appellati  Mei- 
chi  ti  (  J  (di)  cioè  imperiali ,  e  gli 
eutichiani  si  chiamarono  Giacohiti 
{^T  celi)  da  Giacomo  Baradeo,  detto 
da'  greci  Zanzalo. 

Degno  di  onorevole  ricordanza , 
fra  i  patriarchi  melchiti ,  fu  Gio- 
vanni li,  che  per  le  sue  preclare  vir- 
fìi  meritossi  il  titolo  di  Elemosi- 
nano. 

Intanto  sedendo  Eraclio  sul  tro- 
no di  Costantinopoli,  nel  635,  i  sa- 
raceni maomettani  penetrarono  nel- 
r  Egitto,  i  cui  ahitanti  obbligarono 
Ciro  patriarca  d'  Alessandria  a  trat- 
tare col  fanatico  re  dei  saraceni  O- 
mar,  il  quale,  mediante  la  consi- 
derabile somma  di  duecento  mila 
scudi  da  pagarsi  ogni  anno,  fu 
indotto  a  ritirarsi.  Neil'  anno  ap- 
presso i  saraceni  domandarono  le 
contribuzioni  stabilite  dal  patriar- 
ca Ciro  ;  ciò  tuttavia,  ricusando  E- 
manuello  governatore  dell'  Egitto , 
i  saraceni  condotti  da  Amron  ge- 
nerale di  Omar  circa  il  643,  dopo 
r  assedio  di  quattordici  mesi,  s'impa- 
dronirono disgraziatamente  di  Ales- 
sandria, e  la  famosa  biblioteca^  for- 
mata da  Tolomeo ,  contenente  piìi 
di  quattrocento  mila  rari  e  preziosi 
mss.,  fu  barbaramente  incendiata.  La 
patria  di  Euclide  e  Didimo,  la  sede 
di     s.   Atanasio  ,    la    chiesa   di   Clc- 


ALE 

mente  ed  Origene,  la  capitale  del- 
l'Egitto,  formata  da  Alessandro  il 
Grande  per  centro  del  suo  inqx-ro,  fu 
ridotta  da  quei  barbari  in  umile  ser- 
vaggio, e  dovette  cambiar  la  croce 
colla  mezza  luna ,  il  vangelo  e  le 
lettere  coli'  alcorano  di  Maometto. 
Però  neir  84^  Moawal^el ,  califfo 
dei  saraceni ,  ristabilì  in  Alessan- 
dria una  scuola  mussulmana  ed  una 
biblioteca.  E  tale  fu  subito  la  pro- 
sperità di  siffatta  istituzione,  che 
quantunque  non  eguagliasse  quelle 
che  r  aveano  preceduta,  pure,  mal- 
grado la  presa  d' Alessandria,  fatta 
nell'  868  dai  turchi ,  essa  si  man- 
tenne sino  al  XII  secolo. 

Alessandria  sotto  il  dominio  ot- 
tomano andò  sempre  piìi  sceman- 
do in  celebrità.  Tuttavolta  il  suo 
posto  non  fu  abbandonato  dai  com- 
mercianti e  dai  navigatori.  La  chie- 
sa, che  fu  superstite  agli  errori  nella 
dottrina  ed  a  tante  politiche  vicen- 
de, si  mantenne  divisa  ne'  proprii 
scismi.  Casina,  patriarca  giacobita 
di  Alessandria,  non  potendo  soffrire 
le  persecuzioni  dei  maomettani ,  si 
ricovrò  a  Demmira  (anno  85 1),  ove 
fissò  la  sede  del  patriarcato ,  rice- 
vendo de'  successori ,  dei  quali  nul- 
la più  notar  si  potrebbe  che  il 
nome.  Il  patriarca  melchita  (greco- 
scismatico  )  risiede  al  Cairo ,  reg- 
gendo le  chiese  di  Africa  e  d'A- 
rabia, mentre  il  giacobita  cofto 
dimora  nel  monistero  di  s.  Maca- 
rio nella  Tebaide:  ond' è  che  i  cat- 
tolici scomparvero  quasi  dall'  Egit- 
to. Alessandria  non  fu  piìi  la  se- 
de metropolitana ,  che  stendeva  un 
tempo  il  suo  dominio  su  tutte  le 
Provincie  dell'Egitto,  della  Tebai- 
de, della  Libia,  della  Penlapoli. 
Ora  è  ordinata  al  modo  delle  al- 
tre diocesi  governanti  una  provincia 
speciale  ,  né  altro  ha   ihe  una  sola 


ALE 

(  liirsa  cattolica  fuori  della  città, 
iilliciata  dai  fiati  dell  Ordine  di  s. 
l"'rancesco. 

I  Pontefici,  massime  dopo  l'  in- 
^titiizione  della  sagra  coDgregazione 
di  Propaganda  in  Roma,  grandemen- 
te si  adoperarono  per  la  perfetta  riu- 
nione di  quei  popoli  alla  Chiesa  ; 
ma  finora  i  tentativi ,  le  spese  ed 
il  sangue  sparso  dai  zelanti  niissio- 
narii  non  diedero  cpiel  frutto,  che 
se  ne  poteva  presagire.  Ai  nostri 
giorni  pare  riserbato  un  miglior 
avvenire  sul  conto  di  quelle  con- 
trade, imperocché  i  risultamenti  so- 
no superiori  alle  umane  aspetta- 
zioni. V  ha  in  Roma  un  patriarca 
Alessandrino  latino ,  in  partihus , 
che  occupa  il  primo  luogo  dopo 
il  patriarca  di  Costantinopoli ,  ma 
non  gode  veruna  giurisdizione  sopra 
Alessandiia.  Questo  patriarca  in 
partihus  di  Alessandria,  per  lo  dis- 
posto della  costituzione  Ronianus 
Pontifex  di  Benedetto  XIII,  che  si 
legge  nel  toni.  XI,  par t.  II  del  Bol- 
lano emanata  ai  3o  settembre  1724, 
del  pari  che  gli  altri  tre  patriai'chi 
di  Costantinopoli,  Antiochia  e  Ge- 
rusalemme, porta  la  mozzetta  sulla 
mantelletta  paonazza:  onde  avviene 
che  neir  avvento  e  nella  quaresima 
non  ha  nell'  abito  diirerenza  alcuna 
dai  Cardinali. 

Concila  (V  Alessandria. 

II  i."  fu  tenuto  l'anno  23  I.  Ori- 
gene ci  venne  degradato  dal  suo 
vescovo  Demetrio  per  essersi  muti- 
lato (Hieron.  Episl.  XX  ad  Paul.j 
Baluzio  in  Nova  Collect.  j  manca 
nelle  altre).  Il  2.°  l'anno  235  con- 
tro Ammonio  che  avea  apostatato. 
Jerocle  d'Alessandria  potè  conver- 
tirlo, mentre  si  teneano  le  sessioni 
di  questo  concilio,  che  il    p.   Labbé 

VOL.     I. 


ALE  225 

chiama  incerti  loci,  perchè  non  si 
sa  definitivamente  in  quale  città 
siasi  tenuto.  Il  3."  1'  anno  258  con- 
tro Novato.  Il  4-"  l' anno  2G3  con- 
tro Nepoziano  e  Cerinto,  millenarii, 
che  favorivano  l' idolatria  (  Ex  ve- 
lcri synodico  apud  Fahriciuni  ^ 
toni.  \\,  pag.  292.).  Il  5.°  l'anno 
3o6  o  3o8  contro  lo  scismati- 
co Melezio  vescovo  di  Licopoli  in 
Egitto  (  Baluzio,  in  Collect.  ).  Il 
6.' l'anno  3i5  contro  Ario.  Questo 
eresiarca  vi  fu  condannato  ed  espul- 
so dalla  Chiesa ,  col  suffragio  di 
cento  vescovi.  Alcuni  riferiscono  tal 
concilio  all'anno  3ig  o  320.  Vi 
presiedette  sant'  Alessandro.  Il  7.° 
l'anno  3 19  o  32o  contro  i  mele- 
ziani ,  coUutesi  e  sabelliani  .  Vi 
convennero  tutt'  i  vescovi  del  pa- 
triarcato d'Alessandria  :  per  lo  che 
s.  Atanasio  nella  seconda  apologia 
lo  chiama  generale.  Osio  di  Cordo- 
va vi  presiedette  in  qualità  di  le- 
gato pontificio.  Altri  sostengono  che 
n'  ebbe  la  presidenza  s.  Alessandro, 
e  che  fu  tenuto  specialmente  contro 
Ario.  Gli  atti  di  questo  concilio 
sono  perduti  (Labbé,  tom.  I.).  L'  8." 
l'anno  32 1  contro  Ario.  Vi  ebbe 
pure  in  quell'  anno  ini  sinodo  di 
preti  d' Alessandria  e  della  Mareo- 
tide .  Alcuni  riportano  esso  con- 
cilio al  324,  e  un  altro  all'  an- 
no 326 ,  dove  s.  Atanasio  fu  eletto 
vescovo  di  Alessandria  in  luogo  di  s. 
Alessandro  (Hardouin,  tom.  I.).  Il  9." 
Tanno  34o  in  favore  di  s.  Atanasio. 
Vi  si  trovarono  presso  che  cento 
vescovi  dell'  Egitto ,  della  Tebaide  , 
della  Libia  e  della  Pentapoli ,  che 
vivamente  ribatterono  le  calunnie  in- 
ventate contro  sant'  Atanasio  (Har- 
douin, tom.  I.).  11  IO."  l'anno  362.  Vi 
convennero  alcuni  vescovi  dell'  Ita- 
lia ,  dell'Arabia,  dell'Egitto,  della 
Libia,  che  trattarono  della  divinità 
^9 


126  ALE 

dello  Spirito  santo,  dell'Incarnazio- 
ne, e  del  vocajjolo  Hypostasis,  del 
simbolo  di  Nicea ,  come  quel  solo 
che  devesi  seguire,  e  dei  meleziani 
d'Antiochia  (Ivi).  L'  ii."  l'an.  363, 
in  cui  s.  Atanasio  fc'stendere,  in  nome 
dei  vescovi  dell'  Egitto,  della  Tebai- 
de  e  della  Libia,  una  confessione  di 
fede  che  fu  presentata  all'  imperato- 
re (Ivi).  11  12."  i'an.  399.  Ci  fu- 
l'ono  condannati  gli  origenisti.  Vi 
ha  chi  dice  essersi  tenuto  vai  altro 
concilio  nel  3 70,  od  in  quel  torno 
(Labbé,  toni.  2.).  11  i  3.°  l'anno  43o, 
dove  Nestorio  fu  condannato  da  s. 
Cirillo  (Labbé,  t.  II.).  11  14."  l'an. 
45 1  contro  gli  eutichiani  (Labbé,  t. 
IV).  11  i5."  l'an.  578  fu  tenuto  da 
Damiano  ,  patriarca  eutichiano  di 
Alessandria.  Vi  si  trattò  di  Pietro 
patriarca  d'Antiochia  (Mansi,  t.  I.). 
Il  16."  l'an.  633.  Ciro  monotelita, 
vescovo  d'Alessandria,  assembrò  que- 
sto concilio,  sotto  1  imperatore  Ono- 
rio ,  e  formò  un  decreto  sinodale 
composto  di  nove  articoli,  che  assai 
destramente  favorivano  il  monoteli- 
smo  (Labbé,  tom.  V.). 

ALESSANDRIA  della  Paglia 
[Àlexandrin.).  Città  del  Piemonte 
con  residenza  vescovile.  Alessandria, 
Alexandria  Statielloruvi,  è  bella  e 
forte,  situata  in  una  contrada  palu- 
dosa al  confluente  della  Bormida 
e  del  Tanaro.  Essa  è  una  delle 
pi  il  moderne  città  d' Italia.  Deve 
la  sua  origine  alle  dissensioni,  colle 
quali  Federico  I  Barbarossa  avea 
posta  a  soqquadro  l'Italia,  perchè 
dal  Pontefice  Adriano  IV  era  stato 
dato  il  titolo  di  re  delle  due  Sici- 
lie al  normanno   Guglielmo. 

Successo  nel  Ponlifìcato  Alessan- 
dro III,  non  si  spensero  le  guerre, 
che  anzi  i  popoli  si  diviselo  in  due 
partiti,  da  cui  non  furono  sbandile 
le  stragi  ed  il  sangue.   Porzione  di 


ALE 

milanesi  sfuggiti  dalla  distruzione 
della  patria  loro,  fatta  lega  coi  tor- 
tonesi  ed  altri  guelfi,  che  l' impera- 
tore avea  scacciati  di  Parma,  Pia- 
cenza, Cremona  ed  altre  città,  si  ri- 
dussero nella  villa  di  Roveretta,  ove 
pensarono  costruirsi  un  asilo  con- 
tro a  Federico.  Circondato  perciò 
quel  luogo  di  mura  celeramenle 
costrutte  di  loto  e  di  paglia,  intito- 
lato venne  Alessandria,  dal  Ponte- 
fice di  cui  seguiva  le  pai'ti,  e  della 
paglia,  dalla  condizione  delle  mura, 
con  cui  i  suoi  abitanti  l' avevano 
difeso.  In  onta  però  alla  debolezza 
delle  sue  mura  fu  tale  da  resistere  con- 
tro ai  replicati  a.ssalti  dei  ghibelli- 
ni, e  da  far  prigione  uno  dei  princi- 
pi che  attentar  voleva  alla  sua  in- 
dipendenza, Guglielmo,  cioè,  di  Lun- 
gaspada  marchese  di   Monferrato. 

Alessandria  ,  nell'  anno  appresso 
della  sua  edificazione  (  1 169),  fu  rice- 
vuta in  feudo  della  Chiesa  Romana 
dal  Pontefice  Alessandro  III,  che  nel 
I  175  la  eresse  in  vescovato,  miendo 
ad  esso  quello  di  Acqui  nel  i  i  80.  Ta- 
le unione,  confermata  anche  da  In- 
nocenzo III,  fu  divisa  nel  i4o5  da 
Innocenzo  VII,  che  diede  a  ciascuna 
delle  due  chiese  un  vescovo  parti- 
colare. 

Nel  1657  Alessandria,  siccome 
munita  di  fortezza,  resistette  alle  ar- 
mate francesi  di  Luigi  XIV  ;  fece 
indi  parte  del  ducato  milanese,  nel- 
la dominazione  spagnuola  ;  e  dispu- 
tata da'  francesi  e  dagli  austriaci, 
nella  pace  di  Torino  del  ivoS,  la 
città  fu  ceduta  a  Vittorio  Amadeo 
II,  duca  di  Savoia,  poi  re  di  Sar- 
degna. Ma  presa  nel  1706  dopo 
tre  giorni  di  assedio,  dal  principe 
Eugenio  per  l'Imperatore  Giuseppe, 
nella  pace  generale  d'  Utrecht  ilei 
1713,  fu  restituita  alla  sovranità 
di    ^  ittoiio  Amadeo   11.   Poscia    nel 


ALE  ALE                    227 

17'1'V  fu  invasa  dagli    eserciti   fran-  che  i  sacerdoti  non  celebrassero  pifi 

cesi  di   Luigi  XY,  e  iicii[)erata  nel-  di  una  messa   al  giorno:    il  che  lii 

l' anno  seguente  dal  re  ili  Sardegna  osservato  fino  a  s.  Adeodato,  settan- 

Carlo  Eminanuele  III,   dovè  arren-  tesimo  l'apa.  Vogliono  alcuni  eh' e- 

dersi  nel    1796  alle  armate  della  re-  gli,  pet  dichiarare  contro  gli  eretici 

pubblica    francese.  Nel     1799  passò  l'istituzione  apostolica,  abbia  coman- 

agli  Austro-Russi;  indi  nel  lì^oo,  in  dato  che  si  continuasse  ad  usare  il 

forza  della  memnianda   battaglia  di  pane  azimo  nella  messa,  ed  il  vino 

Marengo,  fu  restituita  alla  Francia,  e  cui    si  aggiugnesse    dell'acqua    (  ^. 

ritoiuò  nel  i8i4  sotto  il  re  di  Sar-  Ciampini  ,     De    perpetuo     azynio- 

degna.  funi    usa    in    ecclesia    latina ,    vel 

La  cattedrale  era  già  dedicata  a  s.  saltem  romana,  Roma  168B  in  4-°, 
Marco  evangelista;  ma  essendo  slata  ove  si  trovano  due  opuscoli:  Prisci 
riedificata,  è  sotto  l'invocazione  di  s.  fermenti  nova  cxposilio,  e  De  fer- 
Pietro  apostolo.  11  vescovato  è  suf-  mento  quod  datar  sabbato  ante 
fraganco  della  metropoli  di  Ver-  Palmas  in  Concistorio  lateranen- 
celli.  Il  capitolo  si  compone  di  si  :  opuscoli  ristampati  nel  tomo 
quatti'o  dignità,  di  cui  la  maggiore  è  VII  delle  opere  del  veu.  Cardinal 
l'aicidiacono,  ha  dieci  canonici,  di-  Giuseppe  Maria  Tornasi,  pubblicate 
versi  mansionari,  sacerdoti  e  chic-  in  Roma  nel  1754  dal  p.  Antonio 
rici.  L'arciprete,  aitila  dignità,  ha  Francesco  Bezzosi,  ambedue  dottis- 
la  cura  delle  anime,  della  parroc-  simi  teatini).  Suppositizio  è  a  cre- 
cliia  annessa  alla  cattedrale,  in  cui  dersi  però  un  tal  decreto ,  se  vo- 
si venerano  i  corpi  de'  ss.  Bando-  gliasi  considerare,  che  dopo  il  si- 
lino  vescovo  e  patrono  della  città,  lenzio  di  dieci  e  più  secoli ,  Mar- 
e  di  s.  Valerio  martire.  Inoltre  ha  tino  Polono  fu  il  primo  a  farne 
due  collegiate,  tre  conventi  di  reli-  menzione  (  V.  Onorato  di  s.  Ma- 
giosi,  i\i\e  conservatorii,  confraterni-  ria ,  Critices  tomo  I,  pag.  358 ,  e 
te,  ospedale,  monte  di  pietà,  e  se-  Le  Quien,  Dissert.  VI  ex  Dama- 
minario.  La  tassa  è   344  fiorini.  scenicis  §.  36  ).  Determinò  che  nelle 

ALESSANDRO  I.  (s.).  Papa  VII,  chiese  e  case  si  conservasse  l'acqua 

romano,  della  contrada    Capotoro ,  benedetta;    vuoisi    aver    egli    decre- 

o  del    Campidoglio ,    era    figlio    di  tato   che    si    leggessero   nella  messa 

un    altro   Alessandro  e  di  Vittoria,  l'epistola  ed  il  vangelo,  e  si  recitas- 

Fu    ammesso    da'  canonici    regolari  se  nella  settimana  santa  la  passione 

nel    numero    de' loro  religiosi;  stu-  secondo  tutti  quattro  gli  evangelisti, 

dio  sotto  la  direzione  di  Plinio     il  osservando  l'ordine,  con  cui  scrissero 

giovane,   e    di    Plutarco;    fu    elet-  il  vangelo.   Comandò  ancora  che  si 

to    Pontefice    il    di    tredici    novem-  aggiungessero  al  canone  della  messa 

bre   dell'  anno    121    in    età    d' anni  le   parole  :   Qui  pridie   quani  pate- 

venti,    secondo    alcuni,  o    piuttosto  retar,  ecc.,  e  dopo  la  consecrazione : 

di  trenta,  secondo  altri.  Sebbene  ei  Unde  et  memores,  ecc.  fino  al  Me- 

fosse  giovane  della  età,  era  maturo  mento  pe'  Defonti,  A  ciò  tuttavia  si 

del  senno,  e  rendevasi  chiaro  pei  suoi  oppongono    i    più  accurati  moderni 

costumi ,  per  le  sue   virtìi  e  pel  suo  {  V.  Bona ,  Rer.  Liturg.  lib.  2  e.  i  3. 

sapore    (  Sangallo,     Ceste  de'  Pont.  Pagi,   Dreviar.  RR.  PP.  nella  vita  di 

tom.   III,  pag.   180,  n.  (»).    Ortlinò  questo  santo,  e  Sandini,  Disp.  io). 


228  ALE 

Sant'  Alessandro  ebbe  il  inerito  fli 
convertire  alla  fede  Ermete  prefetto 
di  Roma  colla  moglie  di  lui  e  col- 
r  intera  femiglia,  insieme  a  molti 
altri  distinti  cittadini.  Per  ciò  fu 
posto  in  carcere;  ma  la  prigionia 
gli  riuscì  di  spirituale  conforto,  a- 
vendo  in  quella  occasione  convertito 
il  tribuno  Quirino,  e  renduta  a 
Balbina  sua  figlia  la  sanità  cor- 
porale ,  nonché  quella  dell'  ani- 
ma amministrandole  il  battesimo. 
Questo  santo  Pontefice  coronò  la 
gloriosa  sua  vita  col  martirio  soste- 
nuto sotto  Traiano  il  di  3  maggio 
del  i32  nella  via  Nomentana,  sette 
miglia  da  Roma,  ed  ivi  fu  sepolto. 
Governò  la  Chiesa  anni  dieci,  mesi 
cinque  e  giorni  venti. 

Molti  secoli  appresso  il  corpo  di 
lui  fu  trasferito  in  s.  Sabina  ,  nell'  ai- 
tar maggiore  ei'ettovi  da  Sisto  V. 
La  città  di  Parma  va  gloriosa  di 
averne  un  braccio,  dato  da  Grego- 
rio lY  a  Cunegonda  moglie  di  Ber- 
nardo re  d'  Italia ,  la  quale  gli  eres- 
se un  tempio.  La  città  di  Capo  d'  I- 
stria  lo  venera  qual  protettore  . 
Quella  di  Lucca,  ottenutene  le  reli- 
quie da  Alessandro  II  ,  dedicò 
un  tempio  alla  memoria  di  lui 
(  F.  il  pad.  Giacobbe  nella  sua  Bi- 
hlioth.  Pontìf.  pag.  6 ,  ore  liporta 
l'iscrizione,  che  in  Lucca  fu  posta 
a  questo  santo,  quando  nel  i533 
il  suo  corpo,  dal  sotterraneo  dell'al- 
tare fu  trasportato  alla  cappella 
di  s.  Alessio  per  opera  del  nol)ile 
uomo  Arnolfìni  ).  La  chiesa  di  Sul- 
mona conserva  una  iscrizione  in 
cui  leggesi  esservi  il  corpo  di  que- 
sto santo:  ma  il  Lucente  nelle  note 
all'  Ughelli  lo  contraddice ,  e  fran- 
camente sostiene,  le  reliquie  del 
santo  conservarsi  nella  cattedrale  di 
Valva.  I  francesi  dicono,  che  Leone 
IH  lo  diede  a  Carlo  INIaguo,  miita- 


ALE 

mente  ai  corpi  de' santi  martiri  Ippo- 
lito e  CucLifate,  e  che  l'imperatore  lo 
fece  riporre  nel  monistero  di  Val  di 
Lepri ,  donde  fu  trasferito  a  quello 
di  s.  Dionisio.  La  città  di  Tivoli 
ancora  si  crede  di  averlo,  come  pure 
la  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Lucina 
di  Roma.  In  tanta  varietà  di  pre- 
tese è  forza  conchiudere ,  queste 
chiese  o  non  possedere  che  vuia  re- 
liquia insigne  del  medesimo  santo, 
o  avere  in  quella  vece  ottenuto  il 
corpo  di  qualche  altro  santo  dello 
stesso  nome.  La  festa  di  s.  Alessan- 
dro si  celebra  il  giorno  tre  maggio. 

ALESSANDRO  (s.),  martire.   F. 
s.  Epimaco. 

ALESSANDRO  (s.),  martire.   F. 
s.  Epipodio. 

ALESSANDRO  (s.),  martire.   F. 
s.   Caio. 

ALESSANDRO  (s.),  martire.   F. 
s.  Prisco. 

ALESSiiNDRO  (s.),  martire.   F. 

S.   SlSINNIO. 

ALESSANDRO  (s.),  patriarca  di 
Alessandria,  uomo  d'irreprensibile 
vita ,  di  veramente  apostolica  dot- 
trina, pieno  di  zelo,  di  fervore ,  di 
affabilità  e  di  carità  verso  i  pove- 
l'i,  succedette  a  santo  Achillas.  Com- 
battitore potente  di  Ario  e  degli 
ariani ,  niente  lasciò  intentato  per 
diradicarne  dal  mondo  la  eresia  e 
ristorare  la  Chiesa  delle  sue  per- 
dite amare .  Associatosi  ad  Osio 
vescovo  di  Cordova,  dimostrò  a  Co- 
stantino imperatore  la  necessità  di 
lagunare  un  concilio ,  die  il  1 9 
giugno  325  si  tenne  a  Nicea  nel  pa- 
lazzo imperiale,  dove  convennero 
da  trecentodiciotto  vescovi.  Chiuso 
il  concilio  a' 2  5  di  agosto,  il  pa- 
triarca restituissi  ad  Alessandria  con 
sommo  gaudio  de' cattolici.  Non  so- 
pravvisse però  lungo  temilo  alla  vit- 
toria   ottenuta    sopra    1   ariauismo  : 


ALE 

che  nioij  acidi  26  di  febluaio  SiG; 
nel  qual  gioi'no  se  ne  ia  luoinoria 
dal  martirologio  romano. 

ALESSANDRO  (s.),  vescovo  di  Ge- 
rusalemme, generoso  confessore  della 
fede  di  Cristo  nel  204,  fu  incatenato 
e  messo  in  prigione,  donde  non  uscì 
prima  del  212.  Allora  egli  era  vesco- 
vo di  una  città  della  Cappadocia,  di 
cui  non  ci  è  noto  il  nome.  Condottosi 
poscia  per  celeste  inspirazione  a  visi- 
tare i  luoghi  santi  di  Gerusalemme, 
fu  ivi  incontrato  ed  accolto  con  indici- 
bile allegrezza  da  s.  Narcisso  e  da  mol- 
ti fedeli,  che  intorno  a  lui  aveano  rice- 
vuto da  Dio  una  visione  la  notte  pre- 
cedente. JVarcisso  non  permise  ad  Ales- 
sandro di  abbandonarlo  ;  ve^^chio  di 
età,  il  volle  a  coadiutore,  quindi  a  suc- 
cessore. Tostochè  il  santo  fu  vescovo 
colà,  raccolse  opere  e  lettere  de'  più 
grandi  uomini  del  suo  tempo,  e  ne 
formò  una  biblioteca.  Confessò  una 
seconda  volta  Gesìi  Cristo  nella  per- 
secuzione, e  ne  rimase  vittima,  mo- 
rendo   imprigionato    a  Cesarea   nel 
25 1.  Egli  è  onorato  a'  18  di  mar- 
zo secondo  il  martirologio  romano; 
i  greci    però  ne   celebrano    la  festa 
a'  16  di  maggio,  e  a' 22  di  dicembre. 
ALESSANDRO  (s.),  detto  //  Car- 
bonaio, vescovo  e  martire   di  Coma- 
na  nel   Ponto,  venne  alla    luce  sul 
declinare   del  secolo   secondo,  o  sul 
principio  del  terzo,  da  genitori  ric- 
chi   e   ragguardevoli.  Amando   me- 
glio di  condurre  una  vita  ritirata  e 
povera,   rinunziò  agh  agi    della   fa- 
miglia ed  agli  onori,  e  scelse  la  pro- 
fessione abbietta  di  carbonaio.  Vis- 
se in  questo  stato  fino  all'  anno  248 
circa  5    in    cui  essendo    rimasta  pri- 
va di  vescovo  la  chiesa  di  Comana, 
quei  fedeli   ricorsero  a    s.   Gregorio 
il  Taumaturgo^  che  occupava  la  se- 
de  di  Neocesarea,  aflinchè   assegnas- 
se loro  un  pastore .   Gregorio    por- 


ALE 


i2r) 


tossi  allora  in  Ccjuiana,  ove  essen- 
dogli stato  proposto  per  ischerzo  A- 
lessandro,  desiderò  di  vederlo.  Soi- 
j)reso  però  ed  edificato  dalla  lunil- 
tà  di  lui,  lo  presentò  all'  assem- 
blea, che  ad  una  voce  lo  acclanìò 
vescovo.  Il  novello  Prelato  resse  la 
sua  chiesa  con  singolare  prudenza 
e  santità,  fino  all'  anno  del  suo  mar- 
tirio, che,  secondo  alcuni,  avvenne 
sotto  r  imperatore  Decio.  La  fèsta 
di  s.  Alessaiìdio,  nel  martirologio  ro- 
mano moderno,  è  segnata  al  gior- 
no undici  agosto. 

ALESSANDRO  Sauli  (b.),  supc- 
riore generale  de'  barnabiti,  poscia 
vescovo  di  Aleria  e  di  Pavia,  origi- 
nario di  famiglia  donde  vescovi  e 
cardinali  preclarissimi,  nonché  altri 
grandi  uomini  derivaronOj  nacque 
in  IMilano  allorché  si  fondava  la 
congregazione  de'barnabiti,  alla  qua- 
le, fatto  adulto,  ei  di  proposito  si 
consacrò.  Singolarmente  idoneo  a 
muovere  e  convertire  i  peccatori  , 
ne  impiegò  l' attitudine  meraviglio- 
sa ne'  tiibunali  di  penitenza  e  nei 
pergami.  S.  Carlo  Borromeo  versa- 
va lagrime  di  gioia  alla  veduta  del 
felice  riiiscimento  dell'  apostolato  del 
Sauli.  Fu  professore  di  filosofia  e 
di  teologia  nella  pavese  imivcrsità; 
indi  superior  generale  dell'ordine  suo; 
poi  dal  santo  Pontefice  Pio  V  elet- 
to vescovo  d' Aleria  nella  Corsica, 
chiesa  a  cui  non  restava  altro  che 
il  nome:  a  sì  deplorabile  stato,  e  a 
tanto  estremo  di  pietà  e  disciplina 
era  ridotta  !  Perciò  Alessandro,  rac- 
colto ad  imitazione  di  s.  Carlo  un 
sinodo  a  Talona,  si  die'  tutto  a  ri- 
formare gli  abusi,  ad  abolire  prave 
costumanze,  a  ristorar  templi  rovi- 
nati, a  edificarne  di  nuovi,  a  fon- 
dar seminari  e  collegii  per  la  gio- 
ventìi.  Indirizzò  al  clero  saggi  av- 
vertiinenli;  compose  detratleniinenti, 


7  3o  ALE 

che  s.  Francesco  di  Salt*s  apprezza- 
va moltissimo.  Recavasi  tiallo  trat- 
to a  Romaj  ed  i  suoi  viaggi  furono 
altrettante  missioni  efficacissime.  Dal- 
le sue  prctliche  un  Gregorio  XI 11  fu 
sopratlalto;  dalla  sua  santità  Filip- 
po Neri  fu  mosso  a  venerarlo  ;  dalla 
foi'za  e  soavità  de'  suoi  discorsi  gli 
stessi  nemici  della  religione  erano  ra- 
piti. Persola  obbedienza  a  Papa  Gre- 
gorio XIV,  accettò  nel  i^gi  il  ve- 
scovado di  Pavia,  dopo  aver  l'icu- 
sato  quello  a  cui  le  città  di  Torto- 
na e  di  Genova  voleano  innalzarlo. 
Visitando  la  nuova  diocesi,  cadde 
malato  a  Calozzo  nella  contea  di 
Asti,  e  mori  li  23  aprile  i5gi.  La 
cerimonia  della  sua  beatificazione 
si  fece  a  Roma  l'anno  1742.  H 
giorno  2  3  aprile  fu  stabilito  a  com- 
memorarne le  glorie. 

ALESSANDRO  II,  Papa  CLXIII, 
cliiamavasi  prima  Anselmo  di  I3a- 
dagio,  famiglia  illustre  di  Milano. 
Fu  canonico  regolale  laterancnse, 
della  congregazione  di  s.  Frediano 
di  Lucca,  poi  vescovo  di  questa  cit- 
tà, indi  Pontefice  per  unanime  con- 
senso de*  saci'i  Elettori,  creato  il  dì 
primo  ottobre  1 06 1 .  Come  fu  nota 
una  tale  elezione  all'imperatrice  A- 
gnese  e  ad  Enrico  IV  suo  figlio,  non 
seppero  contener  dentro  da  sé  l' in- 
dignazione, perchè  consumata  senza 
il  loro  consenso  ed  autorità.  Quindi 
accesi  d' ira  pel  preteso  disprez- 
zo, elegger  fecero,  in  opposizione  ad 
Alessandro  II,  Cadaloo  vescovo  di 
Parma,  consecrato  con  scismatica 
unzione  in  Basilea  il  giorno  28  otto- 
bre 1061  (/^.  ANTiFAri) .  Alessandro 
ordinò  e  celebrò  in  Roma  un  concilio, 
cui  intervennero  piìi  di  cento  vescovi, 
nel  quale  confermò  che  celebrassero 
i  sacerdoti  ima  sola  volta  il  giorno 
(A-^.  Messa);  confermò  eziandio  i  de- 
creti di  Leone  IX  e  Nicnlò  li  contro 


ALE 

i  cherici  incontinenti  e  contro  i  si- 
moniaci, vizio  frequentissimo  di  quei 
giorni,  del  quale  egli  stesso  fu  ac- 
cagionato da  Cadaloo  suo  avversa- 
rio fierissimo,  dalla  cui  accusa  pur- 
gossi,  nel  concilio  celebrato  in  Man- 
tova l'anno  1064,  col  giuramento, 
secondo  eh'  era  usanza  di  quella  sta- 
gione. L' anno  i  o63  avendo  avuti 
in  dono  dal  conte  Roggerio,  gover- 
natore della  Sicilia,  quattro  cam- 
melli in  segno  della  ottenuta  vitto- 
ria sopra  i  saraceni,  non  solamente 
mandò  in  retribuzione  a  lui  uno  sten- 
dardo da  sé  benedetto,  allinchè  potes- 
se per  lo  avvenire  colla  protezion  di 
s.  Pietro  più  sicuramente  assalire 
l'infedele  nemico,  ma  concesse  inol- 
tre a  lui  ed  a  quei  tutti  che  aves- 
sero in  cura  di  togliere  dalle  mani 
degl'  infedeli  porzione  della  Sicilia, 
indulgenza  plenaria,  ed  assoluzione 
dalle  colpe,  delle  quali  fossero  verace- 
mente pentiti.  Condannò  in  due  con- 
cilii  tenuti  a  Roma, l'anno  io65,  l'e- 
resia degl'  incestuosi,  i  quali  coll'auto- 
rità  dell'impera tor  Giustiniano  conta- 
vano i  gradi  di  consanguineità  se- 
condo il  diritto  civile,  alla  maniera 
istessa,  cioè,  che  nelle  successioni. 
Questa  costituzione  fu  altamente  im- 
pugnata non  pure  dagli  eterodossi 
Francesco  Ottomanno  ,  Boemero  , 
Treutlero,  Wiserbach  ed  altri  ;  ma 
da  alcimi  cattolici  ancora ,  come 
Cujacio  e  Van-Fspen.  Ma  gli  ar- 
gomenti degli  avversarii  furono  e- 
gregiament(i  confutati  dal  padre 
Melchior  Friderich,  De  conxangui- 
nilat.  et  afjinit.  quccst.  1. ,  e  da 
Gioacchino  Sandolini ,  De  Ilfatri- 
nionii  iinpcdìnieiito,  quod  a  nalii- 
rali  cognatioiw.  procedit ,  eie.  Fio- 
rentine 17  Ti,   in  4- 

Ben  comprendendo  Alessandro, 
che  per  dare  la  jiace  alla  Chiesa,  li 
(juale  da  Imigo  teu)[»o  eia    tribolata 


ALE 
dalla  inquietezza  e  pcrtiniice  ma- 
lizia dei  simoniaci  e  dei  eheiiiù  iiicon- 
tinenli,  era  bisogno  di  celcl)rare  un 
concilio,  lo  convocò  in  Mantova 
l'anno  1 064,  a.  cui  volle  esser  pre- 
sente anch' egli.  In  questo  ei  fu  da 
tutti  riconosciuto  ed  onorato  per 
vero  Pontefice,  e  fu  deposto  e  con- 
dannato l'antipapa  Cadaloo,  il  quale 
poco  appresso  mori  riconciliatosi 
prima  con  Alessandro,  che  rico- 
nobbe per  legittimo  universale  pa- 
store della  Chiesa  di  Dio.  11  medesimo 
J^ontefice  concesse  l' uso  della  mitra 
ad  Uratislao  duca  di  Boemia,  grazia 
che  non  solevasi  accordare  a  per- 
sona secolare  (f.  Mitra):  accordò 
pure  un  tal  diritto  agli  abbati  di 
s.  Agostino  di  Cantorbery  in  In- 
ghilterra, e  di  Cava  in  Napoli,  ciò 
che  concesse  dipoi  Urbano  II  agli 
abbati  di  monte  Cassino,  e  di  Chi- 
gny,  ed  altri  Pontefici  a  molli  ab- 
l)ati,  per  cui  tanto  alto  gridarono 
san  Bernardo  e  Pietro  di  Blois,  i 
quali  perciò  notarono  gli  ab])ati  col 
titolo  di  ambiziosi  (F.  Abbati).  So- 
stituì al  canto  Allehija,  che  fino 
da  s.  Gregorio  I  tralasciavasi  in 
settuagesima,  nel  principio  di  cia- 
scuna ora  canonica,  il  Lnus  libi,  Do- 
Vìiiw,  rex  ceternce  gloriiv  j  mandò 
nella  Spagna  il  Cardinal  Ugone 
Candido  col  titolo  di  legato  apo- 
stolico per  introdurre  in  quel  re- 
gno il  rito  de'  divini  offizii  secondo 
l'uso  e  la  formola  della  S.  R.  Chie- 
sa. Riformò  il  primo  in  Italia  i 
canonici  regolari  di  s.  Agostino, 
che  tanto  crebbero  in  Europa  da 
avervi  in  questa  ^55o  monisteii , 
de' quali  700  nella  sola  Italia.  Do- 
po aver  governata  la  Chiesa  per 
anni  undici,  sei  mesi  e  ventun  gior- 
no, Alessandro  morì  a'  dì  1 1  apri- 
le 1073  e  fu  sepolto  a  s.  Gio.  in 
Laterano.  Divenne  chiaro  per  forbita 


ALE  i?.r 

elo(juen/a,  vasta  erudizione  ed  insi- 
gne saiilitìi  dimostrata,  lui  vivente, 
da  alcuni  miracoli,  siccojne  narraci 
il  Pagi,  che  fa  le  maraviglie  non  ve- 
dendo ascritto  Alessandro  nel  marti- 
rologio romano. 

ALESSANDRO  IH  Papa  CLXXVII 
chiamato  prima  Rolando  Bandincl- 
li\  della  famiglia  Paperoni  di  Siena, 
fi»  canonico  regolare  della  chiesa 
pisana,  poi  della  lateranense,  e  sud- 
diacono apostolico,  non  mai  mona- 
co cistcrciense,  come  senza  ragione 
alcuna  asserisce  Grisostomo  Henri- 
quez  scrittore  di  qucll'  ordine.  Sa- 
lì a  somma  rinomanza  e  venera- 
zione per  dottrina  ed  eloquenza» , 
non  meno  che  per  intemerato  co- 
stume. Mentre  occupava  la  catte- 
dra di  sacre  lettere  in  Bologna,  fu 
creato  diacono  Cardinale  dei  santi 
('osinio  e  Damiano,  poi  prete  del 
titolo  di  s.  Marco,  e  cancelliere  del- 
la S.  R.  C.  Ebbe  molte  lettere  da  s. 
Bernardo,  il  quale  caldamente  vcni- 
vagli  raccomandando  di  assistere  Pa- 
pa Eugenio  nella  discussione  delle 
cause,  e  predicevagli  il  Sommo  Pon- 
tificato. Fu  incaricato  da  Adriano 
IV  d'  una  legazione  a  Guglielmo 
re  di  Sicilia  e  all'imperator  Fe- 
derico, da' quali  non  altro  ottenne 
che  mali  trattamenti.  Le  sue  vir- 
tù da  ognuno  ammirate  gli  meri- 
tarono il  Papato ,  a  cui  fu  innalza- 
to, suo  malgrado,  il  dì  4  settembie 
1 1 59  ,  adempiendosi  perfettamente 
la  profezia  di  s.  Bernardo.  Non  ap- 
])ena  aveva  assunto  il  governo  del- 
la Chiesa,  che  vedendo  nascere  sot- 
to a'  suoi  occhi  lo  scisma  fatale  che 
tutta  quanta  ne  la  sconvolse,  scrisse 
una  lettera  enciclica  a'  vescovi  delle 
chiese  principali ,  loro  partecipando 
la  sua  elezione,  e  poco  appresso  vi 
aggiunse  la  relazione  del  modo,  on- 
de il  Cardinale  Ottaviano  crasi  ar- 


23cì  ALE 

ditamentc  intruso  nella  cattedra  di 
s.  Pietro.  11  Pontificato  di  lui  fu 
veramente  una  continua  scuola  di 
travagli  ed  afflizioni,  cagionate  pre- 
cipuamente da  Arrigo  li  re  d'  In- 
ghilterra, e  Federico  I  imperatore, 
in  giunta  a  quattro  antipapi,  che 
parevano  dal  cielo  preparati  per 
mettere  alla  piìi  diflicile  prova  l'eroi- 
ca sofferenza  di  quest'ottimo  Pon- 
tefice; ma  egli  o  costretto  a  fuggi- 
re, o  mandato  in  esilio,  o  scomu- 
nicato da  antipapi,  non  fu  mai  che 
venisse  meno  in  coraggio ,  o  dal 
suo  proposito  si  rimovesse.  Federi- 
co Barbarossa  adunò  1'  anno  i  1 60 
un  conciliabolo  a  Pavia,  che  giudi- 
cò a  vantaggio  dell'  antipapa  ^  it- 
tore,  ed  Alessandro  fuggiasco  in  A- 
nagni  fulminò  di  scomunic.i  1  im- 
peratore. 

L'anno  1161  dalla  terra  di  Nin- 
fa ,  ove  erasi  ritirato  pochi  giorni 
dopo  la  sua  elezione  a  causa  dei 
partigiani  dell'antipapa  Ottaviano, 
tornò  a  Roma;  ma  conoscendo  che 
ì\ì  duravano  le  sedizioni  degli  sci- 
smatici, lasciatovi  per  suo  vicario 
Giulio  vescovo  di  Palestrina,  o,  se- 
condo altri,  Gualtero  vescovo  d'  Al- 
bano, passò  co'Cardinali  a  Terracina, 
ed  imbarcatosi  alla  volta  di  Francia 
nelle  galere  di  Guglielmo  re  di  Sici- 
lia, queste  naufragarono,  non  appena 
s^  era  imbarcato  il  Papa,  ma  senza 
notabile  danno  di  lui  e  dei  suoi  :  sicché 
poco  tempo  dopo  entrovvi  di  nuo- 
vo correndo  l'ottava  del  Natale.  In 
.sul  cominciare  dell'anno  i  i63  giun- 
ge a  Parigi;  incontrato,  due  leghe 
fuori  della  città,  dal  re  Lodovico, 
ebbe  a  ricevere  da  lui  riverente  il 
bacio  de'  sacri  piedi,  ed  egli  lo  do- 
nò della  rosa  d'oro,  che  portò  in 
mano  nella  domenica  Lcetarc.  Al  di 
diecinove  di  maggio  celebrò  Ales- 
sandro in  Tours    un    concilio ,    nel 


ALE 

quale  accolse  con  ogni  dimostrazio- 
ne d'  onoi'e  s.  Tomiiìaso  vescovo  di 
Cantorbery ,     e    condannò    1'  eresia 
degli  albigesi.  Finito  il  concilio,  A- 
lessandro  avviossi  alla  volta  di  Sens, 
ove  giunse  a'   trenta  settembre    del- 
l'anno    medesimo     ii63,    e    vi    si 
fermò  fino  al  suo  ritorno  in  Roma. 
In    quest'  anno    canonizzò    s.  Elena 
svezzese  vedova   e  martii-e.  Fu    egli 
il    primo    Papa    che    abbia  sapien- 
temente   a    sé  riservata  la  canoniz- 
zazione dei  santi  :    regolamento  ne- 
cessario non  solo  a  rendere  rispetta- 
bile una  così   reverenda  solennità,  e 
farla  ricevere  generalmente,  ma  so- 
prattutto per  apportar  rimedio  agli 
abusi  ed  alla  leggerezza,  onde  per  la 
maggior  parte  i  metropolitani  proce- 
devano in  un  giudizio  di  si  allo  rilie- 
vo.  L' anno  seguente    1 1 64  approvò 
l'ordine  militare  di  Calatrava  [Fedi) 
istituito  nel  1 158  da  diversi  spagnuo- 
li.   ]Morto  il  Cardinal  Giulio,   vicario 
d'  Alessandro   in  Roma,  e  sostituito- 
vi Gioviinni ,   Cardinale  de'  ss.  Gio. 
e  Paolo,  questi  persuase  al  clero  e 
popolo    romano    acciocché  mandas- 
sero ambasciatori  in  Francia  e  sup- 
plicassero il  Sommo  Pontefice  a  ri- 
tornare alla    sua    sede    e    conforta- 
le di  sua  presenza  quel  popolo  al- 
le  sue  cure    commesso.    Alessandro 
non  valse    a    resistere    ad   una  per 
lui    s'i  confortante  domanda,    e  ce- 
lebrata la  Pasqua ,  parfi  di  Sens  e 
trattenutosi   a  Montpellier  fino  all'ot- 
tava dell'Assunzione  nel  i  1 65,  si  mise 
in  mare  per  Roma.  A'  2  3  novembre 
dell'anno  stesso  con  gran  festa  e  pom- 
posi omaggi  non  mai  per  lo  innanzi 
prestati  ad  alcuno  de'suoi  predecesso- 
ri, fu  ricevuto  nel  palazzo  laterancnse 
dopo  che  avea  fuggite  le  insidie  che 
per  ogni  dove    avea  gli    tese    lo  sci- 
smatico Imperator  Federico,  il  f(ua- 
Ic  come  seppe  1'  ingresso  di  lui   in 


I 


ALE 

R»)nia,  vi  si  i-ecò  con  un  eserrifo 
l'anno  ii 66,  e  strinse  quell'augusta 
città  di  rigorosissimo  assedio.  Ales- 
saiidio  dopo  che  lo  ebbe  uovellamen- 
^e  scomunicato ,  in  un  concilio  ce- 
lebrato in  Laterano  nel  i  167,  l'ago- 
slo  di  questo  istesso  anno  partì  da 
Roma ,  e  sotto  le  mentite  spoglie 
di  pellegrino,  giunse  sino  a  Gaeta 
donde,  ripresi  gli  abiti  pontificali,  si 
trasfeiì  a  Benevento.  Quivi  ricevet- 
te nel  I  1 68  gli  ambasciatori  di 
^Mannello  imperator  greco,  il  qnale 
a  lui  prometteva ,  purché  gli  pia- 
cesse di  dargli  l' Impero  occiden- 
tale ,  la  riunione  della  chiesa  gre- 
i-,a  colla  latina,  e  la  liberazione  dal- 
le molestie  dell'  imperator  Federi- 
co. Fu  sommamente  grato  Alessan- 
dro alla  benevolenza,  che  per  lui 
quell'imperator  dimostrava  ;  ma  lo 
ammoniva  in  pari  tempo ,  averlo 
Iddio  a  tale  dignità  innalzato,  per- 
chè si  facesse  autor  della  pace  e 
non  della  discordia  :  con  la  quale 
risposta  rimandò  i  legati,  commet- 
tendo in  appresso  a  due  Cardinali 
di  recarsi  per  tale  oggetto  allo  stes- 
so imperatore.  Restituitosi  Alessan- 
dro in  Roma  nel  1171  fra  le  ac- 
clamazioni di  que'  cittadini,  confer- 
mò al  re  Enrico  11  d'  Inghilterra 
il  regno  d' Irlanda  poco  prima  sog- 
giogata ;  canonizzò  in  Segni  s.  Tom- 
maso arcivescovo  di  Cantorbery,  l'an- 
no 1173  a' 2  febbraio,  ed  a' dì  18 
gennaio  del  seguente  anno,  in  Ana- 
gni,  il  santo  abbate  Bernardo,  mor- 
to a' 20  di  agosto  11 53.  L'anno 
II 75  approvò  in  Ferentino  l'ordi- 
ne militare  della  Spada  di  s.  Gia- 
como, fondato  nell'anno  827  da  don 
Ramiro  re  di  Lione  (  Vedi  ).  A'  dì 
due  settembre  del  seguente  anno 
approvò  piu-e  l' ordine  dei  Certo- 
sini (  Vedi  ) .  JMentre  Alessandro 
era    ancora   in  Anagni,   Barbarossa 


ALE  ?.33 

abbattuto  per  le  recenti  sconfitte 
ed  oppresso  da  una  lunga  serie 
di  calamità,  mandò  ambasciatori 
al  Sommo  Pontefice  per  conchiu- 
dere un  trattato.  Benché  il  Papa  non 
avesse  motivo  di  fidarsi  dell'  im- 
peratole, che  sino  allora  lo  avea 
perseguitato,  pure,  siccome  Padre 
comune  de'  fedeli,  aderì  alla  so- 
spirata pace,  ed  a  tal  fine  imbar- 
catosi a  Monte  sant'  Angelo  presso 
Manfredonia, accompagnato  da  tredi- 
ci galere  a  tal  uojio  mandategli  da 
Guglielmo  re  di  Sicilia,  dopo  no- 
ve giorni  di  viaggio  giunse  in  Ve- 
nezia, ove  fu  ricevuto  con  solenne 
magnificenza  a'  2  3  marzo  1177.  Qui- 
vi la  disfatta  delle  armi  imperiali 
per  opera  del  doge  Ziani,  e  la  prigio- 
nia di  Ottone  figlio  di  Federico , 
costrinsero  quest'  ultimo  a  cedere. 
Si  recò  a  Venezia,  e  chiesta  l'asso- 
luzione, se  la  ebbe  a'  24  luglio  da- 
vanti la  porta  maggiore  della  basi- 
lica di  san  Marco,  ove  si  prostrò  ai 
piedi  del  Pontefice,  che  piagnendo  di 
tenerezza  lo  rialzò,  lo  baciò,  lo  bene- 
disse e  nel  giorno  appresso  gli  porse 
il  Pane  Eucaristico  solennemente, 
usandogli  ogni  finezza  in  pruova  di 
sincera  concordia.  L'imperatore  dap- 
poi tenne  più  volte  la  staffa  ad  Ales- 
sandro ,  addestrò  il  cavallo  di  lui 
e  niostrogli  ossequio  singolare .  E 
una  pretta  calunnia  quella  di  alcuni, 
i  quali  dissero  che  il  Papa  calcasse 
co'  piedi  il  capo  del  Barbarossa  di- 
cendo :  super  aspidcm  et  basiliscuni 
amlndahis,  et  conculcahis  leonein  et 
draconeni  ;  che  l' imperatore  gli  ri- 
spondesse :  non  libi,  sed  Petra  ;  e 
che  allora  il  Papa  abbia  soggiunto 
con  disprezzo  :  et  mihi  et  Petra.  Ciò 
è  confutato  dalle  lettere  di  Alessan- 
dro scritte  in  Venezia,  che  si  trovano 
presso  il  Baronio  all'anno  1177, 
num.  -2^-15 -7.6  ,  presso  Labbé 
3o 


234  ALE 

Conci!,  tom.  X,  col.  i486  e  se- 
guenti ;  Martene  Tlies.  Anecd.  tom. 
I,  pag.  1 843  ;  Gietsero  e  Murato- 
ri, per  tacere  di  taiìti  altri.  Senza- 
chè  il  carattei'e  di  Alessandro,  la 
mansuetudine  ,  la  piacevolezza  e 
la  virtuosa  condotta  di  lui  smenti- 
scono questa  favola,  molto  più  che 
non  faccia  qualunque  apologia  sul 
proposito.  Alessandro  III  concesse 
al  doge  Ziani  di  portare  ne'  gior- 
ni solenni  la  spada  nuda  a  sé 
davanti ,  lo  regalò  della  rosa  d'  o- 
ro,  che  tenne  in  mano  nella  quar- 
ta domenica  di  quai'esima,  e  gli 
diede  un  anello  col  quale  egli  ed 
i  suoi  successori  nella  festa  del- 
l' Ascensione  sposassero  l'  Adriatico, 
siccome  segno  di  dominio  sopra  quel 
mare.  Ritornato  in  Roma  Alessan- 
dro,  cominciò,  a'  4  marzo  11 79, 
il  concilio  latei'anense  III  ,  gene- 
rale XI,  composto  di  oltre  a  3oo 
vescovi,  i  quali  determinarono,  non 
doversi  riconoscere  per  legittimo  Pon- 
tefice quello,  nella  cui  elezione  con- 
corsi non  fossero  i  voti  di  due  terze 
parti  de'  Cardinali  elettori  ;  non  po- 
tersi ordinare  per  l'avvenire  alcun 
diacono  o  prete  senza  un  certo  titolo, 
onde  ricavare  il  necessario  per  vi- 
vere onestamente;  non  doversi  eleg- 
gere quindi  innanzi  alcun  vescovo 
prima  che  fosse  giunto  al  trigesimo 
anno  di  età  ;  non  poter  ecclesiasti- 
co alcuno  possedere  due  beneflzii  ; 
essere  strettamente  vietato  ai  pre- 
lati r  assistere  ai  banchetti ,  1'  usar 
vesti  preziose  ,  e  lo  andare  alla 
caccia.  Nel  medesimo  concilio  fu- 
rono condannati  gli  eretici  Albi- 
gesi.  Mori  quest'  ottimo  Pontefi- 
ce in  Civita  Castellana  a'  d'i  tren- 
ta agosto  1  1 8  I ,  avendo  sapiente- 
mente governata  la  Chiesa  per  anni 
ventuno,  mesi  undici  e  giorni  ventitre. 
Fu  sepolto  a  s.  Giovanni  in  Lalcra- 


ALE 

no,  dove  Alessandro  VII  gli  eresse 
un  deposito  con  lunga  iscrizione. 

ALESSANDRO  IV,  Papa  XI  ICC. 
Chiamavasi  prima  Rainaldo,  ossia 
Orlando  dei  conti  di  Segni.  Tras- 
se i  natali  in  Jenne  nella  diocesi 
di  Anagni  ,  castello  appartenente 
alla  badia  di  Subiaco .  Era  pa- 
rente del  Sommo  Pontefice  Inno- 
cenzo III,  e  nipote  di  Gregorio  IX. 
Ebbe  un  canonicato  nella  chiesa  di 
Segni,  e  poscia  venne  insignito  del- 
la dignità  di  diacono  Cardinale  di 
s.  Eustachio,  e  fu  dichiarato  protet- 
tore dell'  Ordine  dei  minori.  Dap- 
poi fu  consecrato  vescovo  di  Ostia  e 
Velletri,  e  tanto  si  adoperò  pel  be- 
ne del  suo  gregge,  che  divenne 
ammirabile  a  tutti  .  In  appresso 
gli  fu  affidata  la  legazione  di  Vi- 
terbo, nella  quale  si  acquistò  gran 
fama  ,  coli'  indurre  quegli  abitanti 
a  stringere  amicizia  coi  romani  , 
verso  i  quali  nutrivano  un  odio  im- 
placabile. Indi  pertossi  in  Lombar- 
dia per  riconciliare  quelle  provin- 
cie  coir  imperator  Federico,  e  dis- 
torlo dal  suo  disegno  di  muover 
guerra  ai  milanesi.  Finalmente  dopo 
aver  disimpegnato  con  molto  zelo 
così  importanti  uffizii,  contro  sua 
voglia  venne  eletto  Sommo  Ponte- 
fice in  Napoli  nell'  anno  1 254,  "ì 
cui  Manfredi  avea  riportato  vit- 
toria sopra  le  truppe  Pontificie  . 
L'  anno  seguente  alla  sua  elezione, 
Alessandro  canonizzò  in  Anagni  s. 
Chiara,  dell'Ordine  dei  minori;  e 
con  diploma  confermò  il  fatto  d«'l- 
le  stimmate  ricevute  da  s.  France- 
sco nel  monte  di  Alvernia,  e  con- 
cesse di  celebrarne  la  festa.  Prese 
la  protezione  degli  ordini  mendi- 
canti, esclusi  dal  corpo  dell  univer- 
sità di  Parigi  principalmente  per 
opera  di  Guglielmo  di  santo  Amo- 
re, perchè  questi  religiosi  non   avea- 


ALE 

no  voluto  abbracciare  la  decisione 
fatta  dalla  detta  università,  che  non 
era  lecito  confessarsi  a  chicchessia 
senza  il  permesso  del  proprio  cura- 
to. Neil'  anno  stesso  questo  Ponte- 
lìce  confermò  e  decorò  di  molti  pri- 
vilegi la  università  di  Salamanca, 
che  Alfonso  X  re  di  Castiglia  avea 
tòndata  od  ampliata.  ìNel  i-2,56  ap- 
provò l'Ordine  de' servi  di  Maria, 
istituito  addi  i5  agosto  del  i233, 
nel  monte  Senario  da  sette  beati  no- 
bili fiorentini.  Nel  medesimo  anno 
stabili  che  le  congregazioni  degli 
eremiti  di  s.  Agostino  assumessero 
r  abito  nero  e  si  uniformassero  nella 
legola;  e  nominò  primo  priore  ge- 
nerale Lanfranco  Settalano,  il  qua- 
le divise  r  Ordine  nelle  quattro  [)ro- 
vincie  d' Italia,  Germania,  Francia, 
e  Spagna.  Dopo  la  morte  di  Gu- 
glielmo conte  di  Olanda,  eletto  re 
dei  romani  ,  Alessandro  minacciò 
la  scomimica  agli  Elettori  dell'  im- 
pero, qualora  innalzassero  a  quella 
dignità  Corradino,  figlio  di  Corrado 
e  nipote  dcllimperatore  Federico  IT. 
Fulminò  la  scomunica  contro  l'em- 
pio Ezzelino,  e  ne  fiaccò  1'  orgoglio 
colle  armi  dei  Crociati.  Nel  iiS'j 
trasferì  ad  Aquila  nell'  Abruzzo 
Ulteriore  la  sede  vescovile  Forco- 
niense.  Ordinò,  che  i  vescovi  fosse- 
ro conseerati  entro  sei  mesi  dalla 
loro  elezione.  Permise  ai  greci  di 
omettere  nel  simbolo  la  parola  Fi- 
lìoque,  purché  uniformassero  in  ciò 
la  loro  fede  a  quella  dei  latini. 
Affine  di  procurare  la  riunione  di 
queste  due  chiese,  spedì  il  vescovo 
di  Orvieto  a  Teodoro  Lascaris  ;  ma 
tale  suo  ardente  desiderio  non  eb- 
be effetto  .  Bramava  eziandio  di 
portare  le  armi  contro  gì'  infedeli  ; 
ma  non  ebbe  il  conforto  di  venire 
a  capo  di  questo  disegno.  A  ({uei 
tempi    in.sorse    in    Roma    im    tu- 


ALE  9,35 

multo  per  opera  principalmente  dei 
fautori  di  Manfredi.  Costoro  cor- 
sero in  gran  numero  alle  carceri, 
e  ne  liberarono  un  certo  Branca- 
leone  di  Bologna  ,  che  i  romani, 
sotto  il  Pontificato  d' Innocenzo  IV, 
chiamarono  a  Roma  e  crearono 
senatore,  ma  poscia  in  pena  della 
sua  crudeltà  imprigionarono .  Co- 
stui come  si  vide  di  nuovo  decora- 
to della  dignità  di  senatore,  sfogò 
la  sua  vendetta  contio  quelli  che 
si  erano  adoperati  per  catturar- 
lo. 11  Sommo  Pontefice  scomunicò 
questo  scellerato  co'  suoi  compagni  ; 
ina  siccome  costoro  disprezzavano 
le  censure,  Alessandro  si  vide  co- 
stretto a  fuggire  co'  suoi  Cardi- 
nali in  Viterbo,  da  dove  si  tras- 
ferì in  Anagni.  Il  senatore  avendo 
radunato  un  esercito  formidabile, 
marciò  contro  questa  città,  col  dise- 
gno di  ridurla  ad  un  mucchio  di 
.sassi  ;  ma  il  Papa  mosso  alle  lagri- 
me dei  romani,  domandò  e  con- 
chiuse la  pace  con  questo  terribile 
nemico. 

Alessandro  sottopose  la  città  di 
Bologna  all'  interdetto ,  e  concesse 
a  Tibaldo  II  re  di  Navarra  ed  ai 
suoi  successori  che,  posti  sopra  uno 
scudo,  fossero  chiamati  re,  e  rice- 
vessero l'unzione  e  la  corona  dal 
vescovo  di  Pamplona  o  da  qualun- 
que altro  eletto  da  loro.  Ordinò 
gli  anniversari i  da  celebrarsi  nei 
primi  giorni  di  novembre  pei  Som- 
mi Pontefici  e  pei  Cardinali,  come 
pure  le  esequie  per  la  morte  di 
questi,  e  l'elemosina  da  farsi  in 
que'  giorni  ai  poveri.  Alla  fine  por- 
tatosi in  Viterbo  per  tenervi  un 
concilio  generale,  e  pacificare  i  ve- 
neziani coi  genovesi,  terminò  qui- 
vi i  suoi  giorni  nel  1261,  eia 
sepolto  nella  cattedrale  di  s.  Lo- 
renzo. Questo  Pontefice  si  rese  com- 


236  ALE 

mendabile  per  la  sua  umiltà,  man- 
suetudine e  santità  di  vita. 

ALESSANDRO  V,  Papa  CCXIV, 
nacque  in  Candia ,  e  chianiavasi 
dapprima  Pietro  Fi  largo.  Secondo 
Teodorico  Niemo,  questi  non  avea 
conosciuto  i  suoi  genitori ,  ed  avea 
abbandonato  la  patria  per  impulso 
di  un  francescano,  il  quale  gì'  in- 
segnò i  principii  della  lingua  latina 
e  greca,  e  gli  fece  dare  1'  abito 
religioso.  Cominciò  il  corso  de' suoi 
studii  in  Oxford,  e  lo  prosegui  in 
Parigi,  ove  ottenne  la  laurea.  Con- 
dottosi poscia  in  Lombardia,  ottenne 
la  grazia  di  Giovanni  Galeazzo  Vi- 
sconti signore  di  Milano,  il  quale 
gli  affidò  la  carica  di  professore  di 
teologia  e  lingua  greca  nella  uni- 
versità di  Pavia ,  e  lo  fece  suo  in- 
timo consigliere.  In  appresso  fu 
rietto  vescovo  di  Piacenza  nel  i  386, 
di  Vicenza  e  poi  di  Novara  nel  i388, 
e  dopo  quattro  anni  ottenne  1'  arci- 
vescovato di  Milano.  Lo  stesso  Vi- 
sconti invioUo  poscia  all'  imperatore 
Veuceslao  in  qualità  di  ambascia- 
tore ,  per  ottenere  da  questo  il 
titolo  e  le  insegne  di  duca  di  Mi- 
lano. Fu  quindi  creato  da  Inno- 
cenzo VII  Cardinale  prete  del  titolo 
de' santi  Apostoli,  e  da  questo  Pon- 
tefice gli  fu  conferito  il  carattere  di 
legato  a  Intere  nel  patriarcato  di 
Aquileia  e  di  Grado ,  come  pure 
nelle  provincie  del  Piemonte,  della 
Liguria,  e  della  Lombardia,  e  poscia 
ebbe  la  legazione  di  Viterbo.  Fi- 
nalmente nel  14^9  fu  eletto  Papa 
nella  sessione  decimanona  del  con- 
cilio di  Pisa,  ed  a'  7  di  luglio  fu  so- 
lennemente coronato  in  quella  catte- 
drale. Nel  medesimo  concilio  il  no- 
vello Pontefice  ammise  al  sacro 
Collegio  alcuni  Cardinali,  che  avea- 
no  seguito  il  partito  (Irgli  antipapi 
Clemente    VII     e    Benedetto    XIH. 


ALE 

Non  appena  Alessandro  si  vide  d&* 
corato  della  suprema  autorità ,  in- 
volse tutti  i  suoi  pensieri  a  ricupe- 
rare lo  stato  della  Chiesa,  dai  <jua^ 
le  scacciò  Ladislao  re  di  Napoli. 
In  Pisa  fece  onorevole  accoglienza 
a  Lodovico  duca  d'Angiò,  lo  rico- 
nobbe re  di  Sicilia  contro  Ladislao, 
e  gli  diede  la  carica  di  gonfaloniere 
della  Chiesa.  Inoltre  lestitui  alla 
soggezione  della  Santa  Sede  il  pa- 
trimonio di  s.  Pietro  nella  Toscana, 
con  molte  altre  città.  Appena  ebbe 
ricuperato  la  signoria  ^..  Roma ,  i 
romani  gli  mandarono  a  Bologna 
le  chiavi  della  città,  i  sigilli  e  lo 
stendardo  del  popolo  lomano.  Quin- 
di Alessandro  affidò  il  governo  di 
quella  città  a  Pietro  Cardinale  di 
s.  Prassede,  concedendogli  la  facol- 
tà di  assolvere  tutti  dal  giuramento 
prestato  a  Gregorio  XII  ed  al  re 
Ladislao.  Mentre  trovavasi  in  Pi- 
stoia ,  pubblicò  una  bolla  coiìlro 
gli  errori  di  Wicleffo  sparsi  da 
Giovanni  Hus.  Portossi  quindi  a 
Bologna  ,  ove  terminò  di  vivere 
nel  i^io,  dopo  dieci  mesi  ed  otto 
giorni  di  Pontificato.  Ebbe  onorifica 
sepoltura  nella  chiesa  dei  france- 
scani di  quella  città.  Da  questo 
Pontefice  ebbero  principio  le  ozzioni 
dei  Cardinah,  o  passaggio  da  un 
vescovato  o  titolo  cardinalizio  ad 
un  altro.     V.   Ozzioni. 

ALESSANDRO  VI,Papa  CCXXI V, 
nacque  nel  i43i  in  Valenza  di 
Spagna,  ed  ebbe  il  nome  di  Rotle- 
rico.  Suo  padre  chiamavasi  Goifredo, 
ossia  Jofrè  Lenzuoli,  e  sua  madre  Isa- 
bella Borgia,  sorella  di  Calisto  111. 
Cangiò  il  cognome  e  gli  stemmi  del 
padre  per  assumere  quelli  della  ma- 
dre. Quindi  Calisto  lo  elesse  vesco- 
vo di  Valenza,  e  [joscia  lo  fece  Car- 
dinale diacono  di  s.  Nicolò  in  car- 
cere, alla  qual  dignità  aggiunse  quel- 


ALE 

la  di  vice-cancelliere  della  Chiesa 
Romana,  di  geneiale  dell'esercito  ec- 
rlesiastico,  commendatore  delle  chie- 
se di  Cartagena  e  di  Maiorca,  ar- 
ciprete della  basilica  liberiana,  le- 
gato della  Mai'ca,  e  nei  regni  di 
Castiglia  e  di  Portogallo,  poi  a  Fer- 
dinando re  di  Sicilia  ,  e  abbate 
commendatario  di  Subiaco.  In  se- 
guito Sisto  IV  lo  creò  vescovo  pri- 
ma di  Albano  nel  ì^'JI,  poscia  di 
Porto ,  e  gli  diede  facoltà  di  ri- 
tenere a  titolo  di  commenda  la 
diaconia  di  s.  IVIaria  in  Via-Lata, 
a  cui  era  passato  nel  1476-  Avve- 
nuta nel  1492  1^  morte  d'Inno- 
cenzo Vili ,  questo  Porporato  fu 
eletto  a  succedergli.  Assunse  il  no- 
me di  Alessandro  VI ,  e  nel  gior- 
no 26  agosto,  in  cui  venne  corona^ 
to,  portossi  a  prendere  solenne  pos- 
sesso nella  basilica  lateranense.  Po- 
chi giorni  dopo  nominò  quattro 
commissarii ,  i  quali  dovessero  esa- 
minare le  accuse  portate  contro  co- 
loro, che  si  credevano  autori  delle 
uccisioni  fatte  in  diversi  luoghi  del- 
lo stato  Pontificio  prima  della  sua 
incoronazione.  Egli  stesso  avea  scel- 
to il  martedì  di  ogni  settimana  per 
udire  le  querele,  e  fare  giusti- 
zia ;  locchè  gli  cattivò  gli  animi 
di  tutto  il  popolo.  Quindi  rivolse 
le  sue  cure  per  colmare  di  benefi- 
zii  la  propria  nazione.  Eresse  in  me- 
tropoli la  sede  vescovile  di  Valen- 
za sua  patria,  e  ne  nominò  arcive- 
scovo Cesare  Borgia,  suo  figliuolo, 
eh'  era  vescovo  di  Pamplona.  Poscia 
promosse  al  Cardinalato  Giovanni 
Borgia  suo  nipote  per  parte  mater- 
na. Indi  nel  i/l()3  fece  arcivesco- 
vato la  cattedrale  di  Granata ,  in 
occasione  che  Ferdinando  V  re  di 
Castiglia  e  di  Aragona  aveva  estinto 
l'antico  dominio  dei  saraceni  nella 
Spagna ,    colla   conquista  del  regno 


ALE  287 

di  Granata,  dopo  aver  .sostenuto  ima 
guerra  sanguinosa  di  dieci  anni.  Al- 
cuni pretendono ,    che  questo  Pon- 
tefice abbia    instituito  nel     i49'^    il 
tribunale  della  Inquisizione  in  Ispa- 
gna ,     per    punire    coloro,    i    quali 
abbracciavano   la  religione  cristiana 
per  mera  politica,  e  la  profanavano 
facendone  una  mescolanza  col    giu- 
daismo   e    maomettismo.    Vi    sono 
però    altri  scrittori,    che    ne   ripor- 
tano l'istituzione  al  147^3  P^i'  op<^ 
ra  del  re  Ferdinando.   In  seguito  es- 
sendo insorta  una    contesa  tra  que- 
sto re,  e  Giovanni  lì    di   Portogallo 
per  le  pretensioni  che  aveano  sulle  ter- 
re scoperte  nel   149^3  Alessandro  le 
divise    in  due  parti  ;  assegnò  a  Gio- 
vanni   quelle    che    guardano    il  le- 
vante ,     ed     a     Ferdinando    quelle 
che  sono  poste  a    ponente.    A  que- 
st'  ultimo,  nel  1 494?  concesse  il  di- 
ritto   di  aggiungere    agli    altri  suoi 
titoli    quello    di     africano,    qualora 
avesse  soggiogato  l'Africa:  e  due  anni 
dopo    gli    confermò    eziandio    il   ti- 
tolo di    re  cattolico,   di    cui    Inno- 
cenzo    Vili     lo    avea    insignito    in 
premio  della  concp.ùsta  di  Granata. 
Egli  è  da    notare    a    questo    luogo 
che  titolo  cosiffatto  si  era  concedu- 
to altre  volte  ai  re  di  Spagna,   ma 
soltanto    ad  personam,  laddove  in 
questa  circostanza  divenne  ereditario. 
Nel    1493     fece  lega    coi    veneziani 
e  col  duca  di    Milano,    per  procac- 
ciare   la  difesa    dei  loro  principati. 
Questi  erano  sbigottiti  perchè  Carlo 
re    di    Francia  voleva  impadronirsi 
del  regno    di  Napoli    ad  istigazione 
de'  principali  abitanti ,  che  soffriva- 
no fiera    persecuzione    dal    proprio 
re  Ferdinando,  perchè  si  erano  uni- 
ti in  lega  col  Sommo  Pontefice  In- 
nocenzo Vili,  per  difendere  la  Chie- 
sa   Romana.    Essendo    però    morto 
neir  anno    seguente    il    detto  re  di 


7.38 


ALE 


Napoli ,  Cai'lo  le  di  Francia  piegò 
il  Papa  Alessandro  affinchè  gli  volesse 
concedere  l' investitura  del  regno  di 
Sicilia ,  alla  quale  aspirava  come 
<[uegli  che  si  ciedeva  erede  di  Re- 
nato d'  Angiò  già  re  di  Napoli.  Ma 
Alfonso,  iiglio  di  Ferdinando,  per 
ottenere  il  favore  di  Alessandro , 
gli  promise  di  dare  in  isposa  a  suo 
iìglio  Jofrè  la  propria  figliuola 
Sancia,  essa  pure  naturale ,  ed  ag- 
giunse che  avrebbe  creato  principe 
di  Tricarico  e  conte  di  Chiai'amonte 
e  d' Oria  lo  stesso  Jofrè.  Il  Som- 
mo Pontefice  allora  spedi  a  Napoli 
il  Cardinale  Giovanni  Borgia  col 
carattere  di  suo  legato,  per  cui  fu 
fatta  la  solenne  incoronazione  di 
Alfonso  nel  giorno  7  maggio  del  1 494- 
Intanto  Alessandro  mandò  in  Fran- 
cia come  suo  legato  il  Cardinale 
Piccolomini,  perchè  dissuadesse  il  ve 
Carlo  dal  portarsi  in  Italia  con  un 
esercito.  Ma  siccome  a  questo  mol- 
to interessava  di  conseguire  la  in- 
vestitura del  regno  di  Napoli ,  ne 
rinnovò  l' inchiesta  ad  Alessandro  , 
il  quale  non  volle  annuirvi.  Allora 
Carlo  si  appellò  al  futuro  concilio, 
ed  il  Papa  minaccioUo  colla  pena 
delle  ecclesiastiche  censure.  Ma  Car- 
lo, radunato  un  esercito  di  venticin- 
que o  trenta  mila  uomini ,  marciò 
verso  r  Italia  nel  settembre  del  1494? 
e  neir  ultimo  giorno  dell'  anno  era 
già  al  palazzo  di  s.  Marco  in  Ro' 
ma.  Come  il  Papa  ebbe  contezza 
di  ciò,  fu  colto  da  forti  timori,  ed 
in  compagnia  dei  Cardinali  Orsini 
e  Caraffa  ritirossi  nel  Castel  s.  An- 
gelo. In  questa  circostanza  alcuni 
Cardinali  avcano  divisato  di  depor- 
lo giudizialmente,  poiché  correa 
voce  che  avesse  occupato  la  sede  di 
fi.  i'ietro  per  simonia,  0  perchè  condu- 
ceva una  vita  non  ecclesiastica.  11  re 
Callo,  che  dagli  stessi  romani  avea 


ALE 

ricevute  le  chiavi  di  Roma,  non  volle 
imbrattarsi  le  mani  nel  sangue  del 
Capo  della  Chiesa ,  e  conchiuse  la 
pace  con  Alessandro ,  il  quale  do- 
vette accettare  alcune  condizioni , 
che  erano  umilianti  perla  dignità  Pon- 
ficia.  Ritornato  al  vaticano,  vi  cele- 
brò solennemente  la  messa  ,  a  cui 
assistette  lo  stesso  Carlo ,  che  pre- 
sentò l' acqua  benedetta  al  Pon- 
tefice dopo  avergli  baciato  con 
riverenza  il  piede.  Quindi  lo  stesso 
Carlo  partì  alla  Aolta  di  Napoli , 
che  in  quindici  giorni  rese  soggetta 
al  suo  dominio.  Il  Papa  avendo 
ciò  inteso,  strinse  alleanza  con  Mas- 
similiano re  dei  romani ,  col  re  di 
Spagna ,  coi  veneziani  e  col  duca 
di  Milano,  e  fulminò  la  scomunica 
contro  que'  napolitani  che  avessero 
seguito  il  partito  di  Carlo.  Questi, 
dopo  due  mesi  dacché  si  era  im- 
padronito di  Napoli ,  intraprese  un 
viaggio  alla  volta  di  Roma.  Ales- 
sandro temendo  di  dover  sotto- 
mettersi a  nuove  condizioni  umi- 
lianti, pertossi  ad  Orvieto,  da  dove 
passò  a  Perugia  col  disegno  di  re- 
carsi a  Venezia.  Il  re  Carlo  non  si 
trattenne  che  due  giorni  nella  cit- 
tà di  Roma,  dopo  i  quali  incam- 
miiiossi  a  Viterbo .  Quivi  ei  vo- 
lea  abboccarsi  col  Papa  ;  ma  non 
gli  venne  fatto  di  conseguire  quan- 
to bramava  :  tuttavolta  restituì  al 
Papa  quelle  terre  della  Chiesa,  che 
gli  erano  state  concedute  secondo  i 
patti  anteriori. 

Alessandro  concesse  a  Ferdinan- 
do II,  re  di  Napoli  ,  di  unirsi  in 
matrimonio  colla  sorella  di  suo  pa- 
dre. Nell'anno  appresso  eccitò  En- 
rico d'  Inghilterra  ad  entrare  nel- 
la lega,  di  cui  testé  si  fece  men- 
zione, lega  che  solennemente  pub- 
blicò nella  chiesa  di  s.  !\laria  del 
Popolo.  Quindi  diede  il  carattere  di 


ALE 

suo  legato  al  Cardinale  Bernardino 
CaivajaI,  cui  inandò  a  fregiare  Mas- 
similiano qual  re  dei  romani  colla  co- 
rona di  ferro.  Dopo  di  ciò  specri  un 
esercito,  per  togliere  agli  Orsini  il 
principato;  ma  essendo  questi  ri- 
masti superiori,  concesse  loro  la 
pace,  per  timore  che  i  francesi  fa- 
cessero ritorno  in  Italia.  Nell'anno 
stesso  1496  Nilo,  monaco  di  s.  Ba- 
silio, portossi  a  Roma  speditovi  in 
qualità  di  ambasciatore  da  Costanti- 
no re  de'  Giorgiani,  allìnchè  prestas- 
se obbedienza  al  Capo  della  Ciiic- 
sa,  e  lo  pregasse  di  eccitare  i  re 
dell'  Occidente  a  muover  guerra  ai 
saraceni ,  come  pure  di  mandargli 
il  decreto  del  concilio  di  Firenze, 
volendo  anch'  egli  riunirsi  alla  Chie- 
.sa.  Poscia  Alessandro  supplicato  da 
Carlo  Vili  re  di  Fiancia,  confer- 
mò l'Ordine  dei  cavalieri  di  s.  Mi- 
chele ,  di  cui  Luigi  XI  era  stato 
istitutore;  e  sospese  dalla  predica- 
zione Girolamo  Savonarola,  dome- 
nicano ferrarese,  il  quale,  secondo 
1'  opinione  del  Bercastel,  non  fu  né 
eretico,  né  martire ,  ma  piuttosto 
in  certe  circostanze  mostrossi  di 
mente  riscaldata  e  portata  al  fana- 
tismo. Nell'anno  seguente,  iz'|.C)",  sta- 
bili ducato  il  principato  di  Bene- 
vento, e  lo  regalò  colla  città  di 
Terracina  a  suo  figlio  Giovanni 
Borgia  duca  di  Gandia,  il  quale 
non  ne  godette  lungamente  il  pos- 
sesso, venendo  poco  dopo  da  alcu- 
ni malevoli  sorpreso  di  notte  men- 
tre girava  a  cavallo  per  la  città,  e 
con  nove  ferite  oppresso,  poi  gettato 
per  una  chiavica  nel  Tevere.  Dicesi 
che  lo  stesso  suo  fratello  Cesare  ne 
abbia  fatto  si  aspro  governo.  Il  Pa- 
pa, avutane  contezza,  fatto  ripescare 
Giovanni  da  trecento  pescatori,  e  tro- 
vatolo tutto  lacero,  ne  fu  punto  ìutì 
vivo;  ed  agitato  dui  rimorsi  della  pro- 


ALE  289 

pria  coscienza,  ravvolgeva  noll'aninio 
il  disegno  di  rinunziare  alla  sua  di- 
gnità. Ma  Ferdinando  re  di  Spa- 
gna, al  quale  lo  stesso  Pontelice 
avea  tal'  intenzione  comunicata,  lo 
consigliò  a  riflettere  meglio  sopra 
un  alfare  di  tanta  importanza . 
Considerando  nello  stesso  tempo 
il  Sommo  Pontefice ,  che  la  di- 
sciplina ecclesiastica  era  decaduta 
in  molti,  rivolse  tutti  i  suoi  pen- 
sieri a  farla  rifiorire,  e  ne  aiìidò 
l'incarico  a  sei  Cardinali.  Ma  sce- 
mato in  Alessandro  il  dolore,  da 
cui  era  stato  compreso  per  la  per- 
dita del  figlioj  le  sante  leggi  sta- 
bilite da  questi  illusili  Cardinali, 
non  ebbero  il  loro  effetto .  Non 
guari  dopo  spedi  in  Napoli  il  Car- 
dinale Cesare  Borgia  col  carattere 
di  legato ,  per  incoronarvi  il  nuo- 
vo re  Federico.  Ad  istanza  di  Lo- 
dovico XII,  re  di  Francia,  an- 
nullò, nel  149^?  il  matrimonio  con- 
tratto con  timore,  e,  com'egli  stes- 
so giurava,  non  consumato,  con 
Giovanna  di  Valois,  duchessa  di 
Berry  figliuola  di  Lodovico  XI  e 
sorella  di  Carlo  Vili.  Questo  per- 
messo fu  accordato,  afllnchè  la  pro- 
vincia di  Brettagna  non  fosse  sepa- 
rata dal  regno  di  Francia.  Laon- 
de Alessandro  concedè  allo  stes- 
so Lodovico  di  prendere  a  moglie 
Anna  duchessa  di  Brettagna,  vedo- 
va di  Carlo  Vili.  In  questo  frat- 
tempo Lodovico  Moro  duca  di  Rli- 
lano,  affine  di  ritenere  il  suo  ducato, 
del  quale  voleano  spogliarlo  i  vene- 
ziani alleati  col  re  di  Francia,  spe- 
dai ambasciatori  a  Baiazette,  per 
dirgli  che  il  re  francese  col  soccor- 
so de'  veneziani  si  proponea  di  to- 
gliergli il  regno,  e  distruggere  il 
culto  della  sua  nazione. 

Alessandro,    per  ottenere  la  con- 
corilia   tra  questi    principi    ed    ecci- 


a/j-o  ALE 

tarli  a  collegai-si  soltanto  contro  i 
nemici  della  Chiesa,  mandò  a  Ve- 
nezia Giovanni  Borgia,  in  qualità 
di  legato.  Ma  non  molto  dopo 
il  Papa  si  dichiarò  contrario  al 
partito  del  duca  di  Milano ,  per 
la  speranza  di  arricchire  i  suoi  fi- 
gli .  Sul  declinare  del  secolo  de- 
ci inoquinto  questo  Pontefice  in- 
timò con  lettere  apostoliche  l' an- 
no del  Giubileo,  cui  egli  celebrò 
nel  i5oo.  In  tale  circostanza  pre- 
scrisse, che  tutti  i  Cardinali  aves- 
sero la  loro  dimora  in  Roma 
durante  l'anno  santo,  e  fece  co- 
struire una  via  piìi  comoda  _,  la 
quale  da  Castel  s.  Angelo  con- 
ducesse a  s.  Pietro.  Questa  via,  alla 
cjuale  fu  dato  il  nome  di  Alessan- 
drina, e  che  nel  i5o5  fu  lastricata 
da  Giulio  II,  a'  nostri  giorni  chia- 
masi Borgomiovo. 

Nell'anno  medesimo  i5oo  Ales- 
sandro corse  rischio  di  perire  sot- 
to le  rovine  del  tetto  defila  sua 
stanza,  il  quale  cadde  sfracellato 
da  un  cammino  del  Vaticano  , 
scosso  da  un  fìerissimo  temporale. 
E  fu  parimenti  in  quest'  anno  che 
egli  rinnovò  e  confermò  l'uso,  intro- 
dotto da  Calisto  III,  di  suonare  le 
campane  al  mezzodì,  affinchè  i  fedeli 
colle  tre  salutazioni  angeliche  implo- 
rassero da  Dio  con  l' intercessione 
della  Vergine  il  soccorso  contro  i 
turchi.  Intanto  Baiazette  avea  inti- 
mato la  guerra  ai  veneziani.  Ales- 
sandro si  dichiarò  loro  protettore 
e  minacciò  il  turco ,  che  qual- 
ora non  avesse  desistito  dal  suo 
progetto,  avrebbe  collegati  tutti  i 
principi  cristiani  contro  di  lui.  Ma 
siccome  il  re  dei  romani  e  quello 
de'  francesi  non  si  mostrarono  fa- 
vorevoli a  questa  lega ,  i  turchi 
privarono  i  veneziani  della  ricchis- 
sima città  di   INIudone  nella  Morea. 


ALE 

Allora  il  Pontefice  divisò  di  ecci- 
tare i  cristiani  ad  intraprendere  la 
guerra  sacra,  e  propose  indulgenze  a 
tutti  quelli  che  avessero  pi'esa  la  croce. 
Esortò  inoltre  i  re  di  Polonia  e  di 
Ungheria  a  respingere  dalla  parte 
loro  le  forze  degl'infedeli;  e  qual- 
ora il  re  di  Francia,  o  quello  di 
Spagna  si  fossero  messi  alla  testa 
de'  crocesignati ,  prometteva  eh'  e- 
gli  stesso  si  sarebbe  portato  contro 
i  nemici  della  fede.  Poscia  spedì  le- 
gati a  Cesare,  ai  re  di  Polonia,  ed 
Ungheria  per  eccitarli  a  prendere 
le  armi,  e  fece  promulgare  in- 
dulgenze per  raccogliere  il  dena- 
ro occorrente.  Ma  non  andò  mol- 
to, che  il  fervore  di  Alessandro  si 
rallentò,  bramando  egli  d' innalza- 
re a  maggior  dignità  il  suo  figlio 
Cesai'e.  Lo  fece  quindi  vessillifero 
di  s.  Chiesa  nel  1 5oo,  e  nell'anno 
appresso  duca  di  Romagna.  Poscia 
col  soccorso  delle  armi  francesi, 
diede  principio  ad  una  guerra  con- 
tro quelli  di  Pesaro,  ma  essendo 
in  quel  tempo  entrato  in  Lombar- 
dia Lodovico  Moro,  Cesare  fu  co- 
stretto a  deporre  le  armi.  Quindi 
nel  1 5o  I  fra  il  Papa  ed  i  princi- 
pi cristiani  si  trattò  di  rintuzzare 
1'  orgoglio  e  la  tirannia  dei  turchi. 
Si  pubblicò  pertanto  nella  domenica 
di  Pentecoste,  che  il  re  d'Unghe- 
ria a  questo  uopo  avea  stretta  al- 
leanza col  Pontefice  e  co'  venezia- 
ni. Dall'  altra  parte  Alessandio  , 
i  re  di  Francia  e  di  Spagna,  i  ca- 
valieri di  Rodi  ed  i  veneziani  si  adopra- 
vano  a  raccogliere  truppe,  ed  il  Cardi- 
nale Pietro  d'Aubusson,  gran  mae- 
stro di  questi  cavalieri,  veniva  c- 
letto  legato  dal  Sommo  Pontefice,  che 
gli  alliilava  il  comando  deHoserciùo 
cristiano.  11  re  dei  romani  per  altro 
ricusò  d'  impegnarsi  in  questa  im- 
presa ,    e    perciò   Alessandro    favorì 


ALE 

la  guerra  d'Italia,  ove  Cesare  suo 
lìglio  menava  stragi  gravissime. 
Dappoi  condannò  come  reo  di  sper- 
giuro ,  di  sacrilegio,  di  ribellione  e 
di  lesa  maestà  ,  Giulio  Cesare  Va- 
rano signore  di  Camerino ,  e  vas- 
sallo della  Chiesa  Romana.  Costui 
non  avendo  voluto  sottoporsi  al  pa- 
gamento del  censo,  era  stato  priva- 
to della  sua  signoria  ;  ma  ricupera- 
tala ,  avea  preso  a  patrocinare  al- 
cuni pubblici  assassini ,  e  tolse  la 
vita  ad  un  suo  fratello  per  am- 
bizione e  desiderio  d'  impadronirsi 
del  governo  di  lui.  In  tal  torno  pro- 
nunziò rigorosa  sentenza  contro  i 
Colonnesi  ed  i  Savelli,  i  quali  avea- 
no  stretto  alleanza  con  Federico  re 
di  Napoli,  che  invitava  i  turchi  a 
mettere  l' Italia  a  ferro  ed  a  fuoco. 
I  Colonnesi  fecero  al  Papa  una 
cessione  delle  loro  terre  ;  ma,  come 
avevano  dei  partigiani ,  furono  de- 
bellati in  Viterbo  ed  in  altri  luoghi 
dagli  Orsini,  capitanati  dallo  stesso 
Alessandro.  Questi  prima  di  allon- 
tanarsi da  Roma,  affidò  a  Lucrezia 
Borgia  sua  figlia  il  proprio  palazzo, 
e  le  diede  facoltà  di  aprire  le  sue 
lettere  e  di  prendere  consiglio  dal 
Cardinale  di  Lisbona  o  da  altri , 
qualora  ci  avesse  (fualche  affare 
difficile.  Partito  adunque,  il  dì  17 
luglio,  ridusse  sotto  il  suo  potere 
Sermoneta  ed  altri  luoghi ,  che 
appartenevano  ai  Colonnesi ,  stabili 
di  spianare  Marino,  terra  dei  me- 
desimi ,  soggiogò  Piombino  eh'  era 
usurpata  dagli  Appiani ,  ed  accom- 
pagnato da  Cesare  Borgia  e  da 
altri  signori,  nel  giorno  5  marzo 
del  i5oi,  entrò  in  Massa,  ove  fer- 
mossi  alcuni  giorni.  In  quest'anno 
medesimo  Alessandro  fece  pubbli- 
care r  alleanza ,  che  avea  stretto 
coi  re  di  Francia  e  di  Spagna  con- 
tro Federico  re  di  Napoli.  A  questo 


ALE  241 

ultimo  dal  Pontefice  venne  tolto  il 
regno,  diviso  poscia  tra  que'  sovra- 
ni in  modo  che  Ferdinando  ebbe 
la  Puglia  e  la  Calabria ,  e  Lodovico 
il  rimanente  coi  titoli  reali  di  Na- 
]ioli  e  di  Gerusalemme.  Inoltre  Fe- 
derico fu  condannato  come  reo  di 
lesa  maestà,  perchè  si  era  collegato 
con  Baiazette  a  danno  de'  cristiani. 
Poscia  mitigò  la  sentenza  di  morte 
che  era  stata  pronunziata  contro 
Bartolommeo  Florido,  arcivescovo  di 
Cosenza ,  il  quale  venne  convinto 
di  aver  falsificato  dei  brevi ,  e  Io 
fece  rinchiudere  nel  Castel  s.  Angelo. 
Ma  cjviesto  Pontefice,  anziché  met- 
tere un  freno  all'  ambizione  di  suo 
figlio  Cesare  Borgia ,  1'  alimentava 
colla  protezione  che  gli  accordava. 
Questi  avea  ottenuto  dal  re  di 
Francia  il  ducato  di  Valentinois,  e 
ridotto  sotto  il  suo  dominio  colle 
armi  della  Chiesa  le  città  d' Imola , 
Forlì,  Faenza,  Pùmiui  e  Pesaro, 
alle  quali  si  devono  aggiungere 
quelle  di  Cesena,  Fano,  e  Bertinoro, 
ottenute  dallo  stesso  Pontefice.  Inol- 
tre avea  privato  i  Colonnesi  di 
molti  luoghi,  e  dopo  essersi  renda- 
lo padrone  di  Piombino,  occupava 
con  guarnigione  parecchie  altre  cit- 
tà della  Chiesa.  Intanto  la  città  di 
Sinigaglia  era  stata  presa ,  e  nel 
primo  gennaro  del  i5o3  ne  fli  fatto 
consapevole  il  Papa.  Gli  fu  riferito 
eziandio,  che  Cesare  suo  figlio  aveva 
ucciso  a  tradimento  Liverotto  si- 
gnore di  Fermo ,  e  Vitellozzo  si- 
gnore di  Città  di  Castello,  e  sotto 
vista  di  amicizia  avea  rinchiusi  in 
una  carcere  il  cavaliere  Orsini  e 
Paolo  duca  di  Gravina.  Nel  giorno 
appresso  il  Cardinale  Orsini  essen- 
dosi portato  a  congratularsi  con 
Alessandro  per  la  conquista  di  Si- 
nigaglia ,  venne  tradotto  al  Castel 
sant'  Angelo,  ove  fu  fatto  morire 
3i 


H^.  ALE 

col  veleno.  Una  morte  crudele  in- 
contrarono eziandio  il  cavalieie  Or- 
sini ed  il  duca  Paolo,  die  furono 
strangolati  per  ordine  di  Cesare 
Borgia.  Ma  questi  poco  godette  del- 
la sua  fortuna;  imperocché  Alessan- 
dro fu  colto  da  una  febbre  maligna , 
che  in  sette  giorni  lo  tradusse  alla 
tomba  j  dopo  essere  stato  munito 
de'  santi  Saci-amenti.  Ciò  avvenne 
nel  giorno  i8  agosto  del  i5o3,  con- 
tando egli  settantadue  anni  di  età, 
ed  undici  di  Pontificato.  La  sua 
spoglia  mortale  ebbe  tomba  in  \a- 
ticano  nella  cappella  di  Calisto 
III  ,  da  dove  fu  trasportata  nel 
1610  alla  chiesa  di  s.  JMaria  in 
Monserrato.  Alcuni  vogliono  attri- 
buire la  morte  di  questo  Pontefice 
ad  un  altro  avvenimento ,  che  ci 
facciamo  a  descrivere .  Essi  dico- 
no ,  che  avendo  Alessandro  VI 
creato  un  nuovo  Collegio  di  ottan- 
ta uflìziali,  scrittori  dei  brevi ,  cia- 
.scuno  de'  quali  comperava  il  posto 
con  settecentocinquanta  scudi  d'oro, 
i  figliuoli  di  lui  non  si  accontenta- 
rono al  danaro  che  ne  risultò.  Il 
perchè,  fatta  imbandire  da  Cesare 
ima  cena,  a  cui  invitò  i  più  ric- 
chi CardinaH,  in  alcune  bottiglie  di 
\-ino  prelibatissimo  infuse  apposta- 
tamente  del  veleno,  e  consegnolle 
al  coppiere  perchè  ne  gustassero  i 
commensali,  ri  serbando  per  sé  e 
pel  Pontefice  del  puro  e  sceltissimo 
h(jUOre.  Ma  il  coppiere  inavveduta- 
mente fece  il  contrario:  onde  il 
Papa  e  Cesare  rimasero  avvelenati. 
La  freschezza  della  età  e  la  vigo- 
ria del  temperamento  salvarono, 
così  affermano  dessi,  il  figlio,  ma 
il  Pontefice  intanto  soccombette. 
Quantunque  Alessandro  abbia  dis- 
onorato la  sua  dignità  con  mol- 
li vizii,  tuttavoUa  mantenne  mai 
sempre    nelle    sue    bolle    la    purità 


ALE 
della  dottrina ,  e  le  massime  del- 
la morale  vangelica.  Egli  infatti 
proibì  sotto  pena  di  scomunica  a- 
gli  stampatori ,  di  produrre  alla 
luce  alcun  libro,  primachè  i  vesco- 
vi rispettivi  non  avessero  dichiarato, 
non  contenersi  in  esso  cosa  veruna 
contraria  alla  Fede  Cattolica,  né  em- 
pia, o  scandalosa.  Volle,  che  fosse- 
ro severamente  puniti  coloro,  i  quali 
abusavano  del  tesoro  delle  Indul- 
genze. Stabih ,  che  non  si  doves- 
se accordare  il  privilegio  della  im- 
munità ecclesiastica  a  chiunque  si 
macchiava  di  delitti .  Decretò  che 
fosse  rimessa  la  ecclesiastica  e  reli- 
giosa disciplina  nelle  Fiandre.  Di- 
fese la  castità  del  chiericato ,  e  la 
raccomandò  caldamente.  Confermò 
la  regola  di  s.  Fi-ancesco  di  Paola, 
che  già  avea  ottenuto  V  approvazio- 
ne di  Sisto  IV  ed  Innocenzo  Vili, 
ed  approvò  quella  dei  Terziarii  del- 
1  ordine  medesimo.  Sanzionò  la  legge 
del  non  doversi  ribattezzare  coloro, 
ai  quali  era  stato  conferito  questo  sa- 
cramento dai  ruteni  scismatici  se- 
condo il  rito  greco.  Rispose  al 
clero  di  Vilna,  che  sì  il  vescovo  co- 
me gli  altri  sacerdoti  poteano  pren- 
dere le  armi,  a  rintuzzare  l'or- 
goglio dei  tartari,  dai  quali  erano 
molestati ,  e  che  così  operando  non 
sarebbero  incorsi  in  veruna  irrego- 
larità, poiché  si  trattava  di  ima  cau- 
sa sostenuta  a  vantaggio  della  fede 
e  dell'ecclesiastica  libertà.  Si  oppose 
con  forza  alla  magia,  in  quel  se- 
colo propagatasi  principalmente  nel- 
la Germania  e  nella  Boemia.  Que- 
sti ed  altri  decreti  eh'  egli  emanò, 
potrebbero  esser  parto  di  quaUivo- 
glia  di  quei  più  gloriosi  Pontefici^ 
che  colla  santità  della  loro  vita  han- 
no decorata  la  cattedra  di  s.  Pietro. 
ALESSANDRO  VII,  Papa 
CCXLVII     Prima   della   sua   assini- 


ALE 

zione  al  Pontificato  chiamavasi  Fa- 
bio Chigi,  e  traeva  origine  da  una 
delle  piìx  distinte  famiglie  di  Siena. 
Venne  alla  luce  nel  1 599 ,  e  fu 
tenuto  al  sacro  fonte  dal  cavaliere 
Francesco  Vanni ,  insigne  pittore 
di  quella  età.  Fu  ammaestrato  nei 
primi  elementi  della  grammatica 
da  sua  madre  Laura  riarsigli ,  e 
progredì  nello  studio  delle  scienze 
sotto  la  direzione  de'  più  celebri 
profossori  di  Siena.  Nella  filosofia 
e  nelle  leggi  ebbe  a  precettori  An- 
gelo Cardi  e  Giambattista  Borghesi; 
nelle  altre  scienze  gli  fu  maestro 
Celso  Cittadini ,  che  a  que'  tempi 
avea  fama  di  uomo  dottissimo.  Tan- 
to profitto  trasse  da  questi  studii 
il  giovanetto  Fabio,  che  di  undici 
anni  compose  un  lungo  poema  , 
e  contava  appena  il  duodecimo 
quando  sostenne  privatamente  le 
conclusioni  di  filosofia.  Ma  la  sua 
salute  era  sempre  mal  ferma ,  e 
perciò  dovette  abbandonare  l'appli- 
cazione pel  corso  di  un  biennio.  Quin- 
di nell'età  di  sedici  anni  intraprese 
il  viaggio  di  Loreto,  al  quale  si  era 
obbligato  con  voto.  Avendo  final- 
mente ricuperato  la  sanità,  conti- 
nuò a  dedicarsi  agli  studii  suoi  pre- 
diletti, e  difese  varie  tesi  di  filoso- 
fia ,  di  diritto  civile ,  di  teologia , 
delle  quali  scienze  ricevette  la  lau- 
rea. Nel  1626  poi'tossi  a  Roma, 
ove  il  Sommo  Pontefice  Urbano 
Vili  lo  fece  referendario  dell'  una 
e  dell'  altra  segnatura.  Dopo  sette 
mesi  gli  fu  commesso  l' onorevole 
incarico  di  vicelegato  in  Ferrara , 
d'  onde  venne  spedito  a  Malta  nel 
1634  col  carattere  d'  inquisitore. 
In  quest'  isola  erano  insorte  discor^ 
die  tra  qviei  cavaheri  per  la  ele- 
zione del  gran  maestro;  ma  furono 
composte  da  lui ,  ottenendo  che  si 
accettasse    il    nuovo    scrutinio    pre- 


ALE  :,43 

scritto  da  Urbano  Vili.  Dopo  aver 
disimpegnato  questo  uiìicio,  nel  i635 
fu  eletto  vescovo  di  Nardo  nel  re- 
gno di  Napoli,  e  nel  i63f)  venne 
s[)edito  nunzio  pontificio  a  (Polonia. 
Quindi  nel  i644  ft^  inviato  a  Mun- 
ster  come  nunzio  straordinario,  e 
colla  sua  prudenza  cooperò  al  trat- 
tato di  Westfalia.  Tante  gloriose 
azioni  gli  meritarono  la  stima  del- 
l' imperatore,  il  quale  gli  offrì  un 
j)resente  del  valore  di  dieci  mila 
scudi,  che  Fabio  non  volle  accettare. 
Anche  il  Papa  Innocenzo  X,  volen- 
do dargli  un  contrassegno  della  sua 
soddisfazione  per  tanti  servigi  pre- 
stati alla  Chiesa ,  chiamollo  a  Ro- 
ma ,  lo  fece  dapprima  suo  secreta- 
no di  stato,  e  poscia  nel  iGSi  lo 
creò  Cardinale  del  titolo  di  s.  Ma- 
ria del  Popolo ,  aggiungendovi  il 
vescovato  d'  Imola.  Dopo  tre  anni 
essendo  venuto  a  morte  il  Sommo 
Pontefice  Innocenzo  X,  egli  per  voto 
unanime  de'  sacri  Elettori  gli  fu  sta- 
bilito a  successore  nel  i655.  Dopo 
aver  passato  alquanto  tempo  in  o- 
razione,  il  Chigi  sottopose  le  spalle 
a  peso  COSI  formidabile,  tutte  po- 
nendo le  sue  speranze  nel  soccorso 
della  grazia  divina.  Quindi  correndo 
la  seconda  domenica  dopo  la  sua 
creazione ,  venne  incoronato  ;  as- 
simse  il  nome  di  Alessandro  VII, 
e,  passate  tre  settimane,  portossi  a 
prendere  solenne  possesso  della  ba- 
silica lateranense.  Non  appena  co- 
minciò Alessandro  a  reggere  la 
Chiesa ,  rivolse  i  suoi  pensieri  a 
scegliere  buoni  ed  abili  ministri,  e 
per  corrispondei'e  mai  sempre  con 
fedeltà  a' suoi  importanti  ufficii , 
stabilì  di  trattenersi  ogni  mattina 
col  suo  confessore ,  e  di  consecrare 
qualche  spazio  di  tempo  all'orazio- 
ne mentale ,  non  omettendo  di  ce- 
lebrare, ed  udire  la  s.   messa     ogni 


a44  ALE 

giorno.  Assegnava  sei  o  sette  ore  del 
dì  per  dare  udienza  a  chiunque  la 
richiedesse,  e  nella  mattina  della 
domenica  stava  pronto  ad  ascoltare 
principalmente  i  poveri ,  che  negli 
altri  giorni  non  aveano  agio  di 
presentarsi  a  lui.  Tanta  era  la  sua 
carità  verso  i  bisognosi ,  che  ven- 
dette le  suppellettili  cui  possedeva 
come  Cardinale ,  onde  ad  essi  ne 
fosse  distribuito  il  valsente.  Seguen- 
do r  esempio  d'  Innocenzo  X  e  di 
altri  suoi  antecessori ,  poco  dopo  la 
sua  esaltazione  al  triregno ,  pubblicò 
un  giubileo  universale ,  e  nel  1 656 
un  altro  ne  intimò  ,  ad  impetrare 
dal  Signore  l' aiuto  necessario  alle 
necessità  di  que'  tempi.  A  questo  fi- 
ne medesimo  nel  i663  ne  pubblicò 
un  terzo,  e  due  pure  ne  concesse, 
per  ottenere  il  favore  celeste  con- 
tro i  turchi.  Essendo  la  città  di 
Roma  oppressa  da  fiera  carestia, 
egli  provvide  con  molta  sollecitudi- 
ne a'  bisogni  de'  poveri ,  che  in  lui 
riconoscevano  un  padre  amoroso. 
Quindi  stabilì  con  una  bolla,  la 
prima  del  suo  Pontificato ,  che  i 
legati  pii,  appartenenti  alla  fabbri- 
ca di  san  Pietro,  fossero  distribui- 
ti dai  vescovi  ai  più  bisognosi  di 
Roma .  Rimise  poscia  la  congre- 
gazione degli  sgravii ,  la  quale  era 
stata  abolita  ,  e  comandò  che  i 
rispettivi  governatori  assumessero 
l'incarico  di  quei  commissarii,  che 
doveano  portarsi  a  riscuotere  i  di- 
ritti della  Camera,  qualora  alcune 
comunità  mancassero  a  questo  do- 
vere. Abolì  eziandio  i  commissarii 
degli  spogli,  i  quali  nella  morte 
de'  vescovi  aggiungevano  alla  Came- 
ra i  beni  da  loro  lasciati.  Rinnovò 
la  congregazione  della  visita,  usata 
in  tempo  di  Clemente  YIII  e  di 
Urbano  Vili ,  e  corresse  i  costumi 
di   alcuni    prelati.    Nel   i655  Ales- 


ALE 

Sandro  ebbe  il  conforto  di  vedere 
ossequiosa  a'  suoi  piedi  Cristina 
figlia  ed  erede  di  Gustavo  re 
di  Svezia ,  il  quale  avea  macchi- 
nalo molte  stragi  alla  Chiesa . 
Questa  principessa  dappoiché  conob- 
be la  falsità  della  setta  luterana , 
bramava  di  trattenersi  con  uomini 
dotti,  per  venire  illuminata  intorno 
i  dogmi  della  vera  religione.  Riso- 
luta .pertanto  di  entrare  nel  grem- 
bo della  Chiesa,  rinunziò  alla  coro- 
na in  favore  di  Carlo  Gustavo  suo 
cugino,  recossi  a  Brusselles  ed  ivi 
abiurò  l'eresia.  Indi  intraprese  il 
viaggio  per  la  volta  di  Roma,  ove 
entrò  con  pompa  solenne,  accom- 
pagnata da  molti  insigni  personag- 
gi, che  si  erano  condotti  ad  incon- 
trarla. Un  altro  avvenimento  all'  op~ 
posto  afflisse  1'  animo  di  Alessandro. 
Innocenzo  X  avea  promosso  alla  di- 
gnità di  Cardinale  l' arcivescovo  di 
Parigi,  Giovanni  Francesco  Paolo 
Gondi  de  Retz;  ma  il  Cardinale 
Mazzarini,  primo  ministro  della  cor- 
te di  Francia,  lo  fece  rinchiudere  in 
una  prigione  credendolo  contrario 
allasuapotenza.il  Retz  si  vide  allora 
costretto  a  rinunziare  all'arcivesco- 
vato ;  ma  avendo  potuto  liberarsi 
scalando  la  torre  della  prigione  , 
colla  rottura  di  una  spalla,  rivocò 
la  rinunzia  come  violenta ,  ed  av- 
viossi  a  Roma,  ove  Innocenzo  gli 
diede  il  cappello  cardinalizio.  Dopo 
la  elezione  di  Alessandro,  furono 
mandate  a  questo  Pontefice  mol- 
te accuse  contro  il  Retz  ;  ma 
disvelatane  la  impostura,  il  Papa 
non  diede  ascolto  ai  nemici  di  quel 
Cardinale  ,  e  ne  addusse  le  ra- 
gioni con  tanta  giustizia  ,  che  i 
francesi  ne  restarono  contenti,  e  \<) 
riconobbero  per  loro  arcivescovo. 
Un  altro  fatto  scabroso  tutta  ri- 
chiese   la    sollecitudine    di  Alessan- 


ALE 

tiro.  Francesco  Gaetani,  cugino  del 
Cardinale  Astalli,  era  stato  da  lu- 
uocenzo  spedito  in  Ispagna  col  ca- 
rattere di  nunzio  ;  ma  poscia  dallo 
stesso  Pontefice  per  giusti  motivi 
era  stato  affidato  quell'  incarico  a 
monsignor  Massimi.  Alessandro  con- 
fermò a  quest'  ultimo  la  dignità  di 
nunzio  ,  e  mandogli  i  brevi  a  ciò 
necessarii.  Siccome  per  altro  il  re 
tardava  a  riconoscere  il  Massimi,  il 
Papa  ne  fece  molte  querele  ;  ed 
allora  il  Gaetani  mosse  a  Roma , 
ove  per  alti'o  non  venne  accolto 
da  Alessandro,  che  gli  comandò 
di  partirsene,  finche  credesse  di 
richiamarlo.  Quindi  il  Sommo  Pon- 
tefice mandò  soccorsi  in  denaro 
a  Casimiro  re  di  Polonia ,  il  qua- 
le era  stato  privato  del  regno 
nel  i655  da  molti  nobili  polacchi, 
che  posero  svi  quel  trono  il  re  di 
Svezia.  Inoltre  spedì  brevi  a  tutti 
i  prelati,  ed  a'  signori  cattolici  del- 
la Polonia,  avvisandoli  del  pericolo 
che  correva  la  loro  patria  e  la  cat- 
tolica religione ,  qualora  permettes- 
sero che  il  loro  scettro  fosse  in  ma- 
no di  un  re  infetto  d'eresia.  Pei"- 
mise  eziandio  a  Casimiro,  che  in 
quella  guerra  potesse  servirsi  degli 
ornamenti  preziosi  delle  chiese,  per- 
chè trattava  si  di  pi'Oteggere  la  re- 
ligione, e  nello  stesso  tempo  gì' im- 
pose r  obbligo  di  farne  la  restitu- 
zione tostochè  gli  fosse  propizia  la 
fortuna.  Ma  questa  guerra  ebbe  un 
esito  infelice,  ed  Alessandro,  ad  as- 
sicurare il  popolo  che  questo  im- 
portantissimo affare  gli  stava  a  cuo- 
re, radunò  vma  congregazione  di 
Cardinali  ,  per  valersi  del  loro 
consiglio.  Inoltre  inviò  due  corrieri 
a'  nunzi i  di  Francia  e  di  Spagna, 
i  quaU  eccitassero  que' sovrani  a  fa- 
re una  trattazione  di  pace  per  prov- 
vedere alla  tranquillità  de'  loro  sta- 


ALE  245 

ti  ed  al  bene  della  cattolica  fede. 
In  quel  tempo  medesimo  i  cantoni 
cattolici  degli  svizzeri  dovevano  sof- 
frire gravi  insulti  dagli  eretici  fo- 
mentati da  Cromvvello.  Il  Papa  fe- 
ce loro  coraggio,  ed  inviò  ad  essi 
la  somma  di  trenta  mila  scudi.  I 
cattolici  pertanto  ingaggiarono  bat- 
taglia cogli  eretici  ,  e  quantun- 
que questi  fossero  superiori  di  forze, 
ricevettero  piena  sconfitta  ;  ed  in  pro- 
cesso si  strinse  alleanza  tra  i  due 
partiti.  Poscia  Alessandro  rivolse  le 
sue  cure,  affinchè  le  funzioni  della 
Cappella  Pontificia  fossero  esegui- 
te col  dovuto  decoro,  e  ne  affi- 
dò la  custodia  a  Carlo  Conti  du- 
ca di  Guadagnolo ,  perchè  impe- 
disse che  il  popolo  alfollato  tur- 
basse la  maestà  delle  sacre  ceremo- 
nie.  Quindi  istituì  la  congregazio- 
ne della  visita,  e  scelse  alcuni 
Cardinali  e  prelati  forniti  d'insi- 
gne pietà  e  dottrina,  coi  quali  re-» 
cossi  alla  visita  delle  prime  quat- 
tro basiliche.  Ed  alflnchè  quest'uso 
salutare  si  propagasse,  scrisse  vm 
breve  comune  ai  vescovi  della  Fran- 
cia e  della  Spagna,  ed  un  altro  ai 
vescovi  della  Germania  ,  eccitan- 
doli a  visitare  personalmente  le 
loro  diocesi.  Diminuì  le  gabelle , 
eh'  erano  state  imposte  ai  romani 
dai  Papi  antecessori ,  o  per  soc- 
correre ai  principi  cristiani  con- 
tro gli  eretici  ed  infedeli,  o  pel 
ricuperamento  di  Ferrara,  o  per  co- 
stituire un  erario  col  quale  si  po- 
tesse far  fronte  a  tutti  i  bisogni,  o 
per  altre  occorrenze:  gabelle  che  Ur- 
bano Vili  aveva  accresciute  nella 
stagione  infelice,  in  cui  l' Italia  era 
infestata  da  armi  straniere,  e  che 
Innocenzo  X  non  avea  potuto  sce- 
mare, perchè  dovette  spendere  sei- 
cento mila  scudi  nell'ultima  guer- 
ra con  Parma.    Nel   giorno   ultimo 


■ii\6 


ALE 


di  maggio  tleir  anno  i655  confer- 
mò il  decreto  della  congregazione 
de'  riti ,  che  approvava  il  culto 
immemoraljile  del  b.  Ferdinando 
III  re  di  C^stiglia  e  di  Leone,  det- 
to volgarmente  il  santo,  il  quale  avea 
sortilo  i  natali  nel  i  i8g,  edera  mor- 
to nel  giorno  29  maggio  del  ii5i. 
Era  già  scorso  un  anno  del 
Pontificato  di  Alessandro  ,  senza- 
chè  questi  chiamasse  a  Roma  i 
suoi  parenti.  Ma  per  condiscendere 
alle  istanze  che  gli  faceano  conti- 
nuamente molti  ragguardevoli  per- 
sonaggi, ne  prese  consiglio  dai  Car- 
dinali radunati  in  concistoro.  Sicco- 
me questi  concordemente  afferma- 
vano potersi  ciò  fare,  il  Papa  in- 
vitò a  Pvoma  suo  fratello  e  due 
nipoti,  i  quali  furono  accolti  da  lui 
con  molto  ritegno  e  gravità  a  Ca- 
stel Gandolfo,  senza  permettere  ad  es- 
si di  alzarsi.  Volle  inoltre,  che  i  suoi 
nipoti  Agostino  e  Flavio  si  portas- 
sero nel  noviziato  dei  gesuiti  a  far- 
vi gli  esercizii  di  s.  Ignazio.  Sicco- 
me avea  proibito  ad  essi  ed  a  suo 
fratello  di  ricevere  alcun  regalo, 
così  affine  di  provvedere  a'  loro  bi- 
sogni ,  affidò  a  suo  fratello  Mario 
la  carica  di  generale  di  s.  Chiesa , 
ìionchè  di  castellano;  fece  generale 
delle  guardie  suo  nipote  Agostino; 
ed  a  Flavio,  il  quale  avea  abbrac- 
ciato lo  stato  ecclesiastico,  non  per- 
mise di  occupare  le  stanze  destinate 
pei  Cardinali  nipoti,  ad  impedire  che 
ei  non  si  riputasse  tale,  quando  non 
si  rendesse  degno  di  ascendere  a 
tanta  dignità.  In  quest' anno  mede- 
simo i65G  era  scoppiata  in  Napoli 
la  peste ,  e  no  menava  orribile  stra- 
ge. Alessandro  (juando  ebbe  contezza 
di  ciò  si  trovava  a  Castel  Gan- 
dolfo, da  cui  incontanente  partì  alla 
volta  di  Roma.  Quivi  deputò  suo 
fratello     IMario,    ad  adopeiarsi  per 


ALE 

tener  lontano  dalla  città  quel  fla- 
gello ,  da  cui  altre  volte  avea  sal- 
vato Siena.  Inoltre  scelse  quattro 
celebri  prelati  affinchè  troncassero  il 
commercio  coi  luoghi  infetti  o  so- 
spetti, ed  istituì  mia  congregazione 
de' pili  esperti  Cardinali,  di  prelati 
ed  altri  personaggi  ragguardevoli , 
per  cui  opera  e  consiglio  fosse  prov- 
veduto alla  salvezza  vmiversale.  Le 
cure  indefesse  di  questo  Pontefice 
e  de'  suoi  cooperatori  non  potero- 
no impedire  i  progressi  del  conta- 
gio ;  ma  ben  presto  cominciò  a  ces- 
sare a  poco  a  poco,  e  nel  sabbato 
in  Albis  furono  rese  all'  Altissimo 
azioni  di  grazie  per  tm  tanto  bene- 
ficio. Alessandro  sovvenne  con  de- 
naro la  regina  Cristina ,  e  le  con- 
cedette alcune  galere  perchè  potesse 
condursi  in  Marsiglia,  da  dove  volea 
passare  nel  settentrione  affine  di  ricu- 
perare le  proprie  entrate  confiscatele 
dagli  svezzesi.  Con  alcuni  brevi  pro- 
curò di  por  fine  alla  guerra,  che  i  fran- 
cesi ed  il  duca  di  Modena  faceano  con- 
tro gli  spagnuoli  nel  milanese.  Intan- 
to i  veneziani  nel  giorno  25  giugno 
del  i656,  sbaragliarono  compiuta- 
mente l'armata  ottomana  nei  Dar- 
danelli ,  ed  occuparono  Tenedo  e 
Stilimene  isola  dell'  Arcipelago .  I 
turchi  ne  giurarono  fiera  vendetta, 
e  la  repubblica  trovandosi  esausta 
di  forze  e  di  denaro,  ricorse  al  Pon- 
tefice. Questi  accordò  ai  veneziani 
la  sua  protezione ,  ed  inviò  brevi  ai 
re  di  Francia,  di  Spagna,  all'impera- 
tore ,  alla  regina  di  Francia ,  non- 
ché ai  favoriti  di  queste  corti,  e  tut- 
tociò  fece  con  l' intendimento  di  ot- 
tenere quanto  più  poteva  di  soccorso 
contro  il  comune  nemico .  Quindi 
mandò  un  breve  a  Giulio  degli  Otldi, 
suo  inquisitore  in  Malta ,  con  cui 
lo  autorizzava  di  escludere  dalla 
dignità  di    gran    maestro    chiuiniue 


ALE 

nvps.se  trattato  di  ottener  questo 
titolo  mentre  viveva  chi  n'  era  ri- 
vestito, od  anche  qviand' era  vacan- 
te. A  questa  decisione  diede  moti- 
vo un  cavahere,  il  quale  avea  pat- 
teggiato per  comperare  i  voti  nel 
tempo,  in  cui  il  gran  maestro  Gio- 
vanni Paolo  Lascaris  era  afflitto  da 
grave  malattia.  Siccome  i  gianseni- 
sti resistevano  pertinacemente  alla 
bolla  d'  hmocenzo  X,  deputò  a  que- 
sta causa  un'  apposita  congregazio- 
ne, e  con  bolla  dogmatica  pubbli- 
cata a'  i6  ottobre  del  i656,  e  ri- 
cevuta da  tutta  la  Chiesa,  dichimò 
che  »  le  cinqxie  proposizioni,  condan- 
nate da  Innocenzo  X ,  erano  vera- 
mente del  libro  di  Giansenio ,  e 
eh'  egli  di  nuovo  le  condannava  nel 
medesimo  senso  dello  stesso  Gianse- 
nio ".  Alessandro  essendo  pregato 
da  parecchi  vescovi  della  Francia  e 
dal  medesimo  Lodovico  il  Grande, 
con  una  nuova  bolla  pubblicata  ai 
16  febbraio  i665  ,  prescrisse  un 
■formolario ,  nel  quale  si  condanna- 
vano le  cinque  proposizioni  estratte 
dal  libro  di  Giansenio  e  nel  senso 
dello  stesso  autore,  come  erano  sta- 
te proscritte  dalla  Santa  Sede.  Que- 
sto formolario  anche  a'  nostri  giorni 
si  giura  da  tutti  quelli,  i  quali  aspi- 
rano ai  gradi  delle  accademie  ed 
alle  dignità.  Il  re  comandò  che  tut- 
ti i  prelati  del  suo  regno  vi  appo- 
nessero la  loro  sottoscrizione,  minac- 
ciando di  usare  il  rigore  pi'escritto 
da'  sacri  canoni  contro  chiunque  vi 
si  fosse  rifiutato.  A  questa  condan- 
na il  Sommo  Pontefice  aggiunse 
quella  di  altre  quarantacinque  pro- 
posizioni scandalose,  tratte  da  alcu- 
ni scrittori  di  teologia  morale.  Cosif- 
fatto apostolico  zelo  fu  da  Dio  com- 
pensato ,  col  dare  ad  Alessandro  il 
conforto  di  vedere  a'  suoi  piedi  Isac- 
co la  Peirère,  francese,  il  quale,  abiu- 


ALE  2^7 

rata  l'eresia  di  Calvino,  r  condan- 
nato il  suo  libro  Pnvadamìtcc,  avea 
fatto  ritorno  alla  Chiesa.  Avendo 
in  grande  estimazione  l'istituto  dei 
gesuiti,  si  adoperò  affinchè  fossero  ri- 
messi in  Venezia,  donde  erano  stati 
espulsi  fino  dal  1606,  per  aver  os- 
servato r  interdetto  fulminato  da 
Paolo  V  contro  quella  repubblica. 
A  questo  fine  inviò  a  quel  senato 
un  breve  in  data  2  3  dicembre  i656, 
che  ottenne  l'effetto  desiderato.  In 
ricompensa  di  ciò  Alessandro  por- 
se soccorso  ai  veneziani  contro  i 
turchi ,  dando  loro  alcune  galere 
capitanate  dal  priore  Giovanni  Eichi 
suo  nipote,  come  pure  soldati  e  da- 
naro, dopo  aver  prima  conceduto  al 
medesimo  fine,  che  la  repubblica 
stessa  ricevesse  in  sussidio  le  facol- 
tà dei  religiosi  crociferi  e  dei  cano- 
nici di  s.  Spirito  di  Venezia,  che 
da  lui  erano  stati  aboliti.  Inoltre 
scrisse  a  varii  principi,  per  pregar- 
li a  soccorrere  i  veneziani  in  quel 
frangente;  ma  non  avendo  conse- 
guito quanto  bramava,  si  rivolse  nd 
alcuni  de' suoi  baroni,  ed  al  sacro 
Collegio,  da  cui  ritrasse  molte  sov- 
venzioni. Con  questi  aiuti  Alessan- 
dro soccorse  non  solamente  i  vene- 
ziani, ma  eziandio  l'imperatore  Leo- 
poldo, il  quale  nella  Transilvania 
e  neir  Ungheria  a  stento  potea  al- 
lontanare l'impeto  de' turchi,  come 
pui'e  favorì  il  duca  di  Savoia  Carlo  Em- 
manuele,  il  quale  combatteva  cogli 
eretici  stanziati  nelle  valli  delle  Al- 
pi, e  da  ultimo  i  polacchi,  contro 
i  quali  la  Svezia  avea  mosso  le 
armi. 

Nel  giorno  28  luglio  i656,  que- 
sto Pontefice  rilasciò  un  breve,  con 
cui  annuì  alle  inchieste  del  re  cat- 
tolico, il  quale  bramava  che  in  una 
domenica  di  novembre  si  celebrasse 
l'uffizio  e  la  messa    del   Patrocinio 


o48  ALE 

di  Maria.  A  questa  concessione  iim 
quella  della  plenaria  indulgenza  per 
cpiei  fedeli  che  confessati  e  comu- 
nicati assistessero  alla  messa  solen- 
ne in  detta  festività.  Quindi  Inno- 
cenzo XI  n'  estese  il  privilegio  a 
tutti  i  dominii  del  re  cattolico,  e 
Benedetto  XIII  a  tutto  lo  stato  ec- 
clesiastico, prescrivendo  che  questa 
fèsta  venisse  celebrata  nella  terza 
domenica  di  novembre.  Neil'  anno 
seguente  Alessandro  promosse  alla 
dignità  Cardinalizia  suo  nipote  Fla- 
vio, volendo  ricompensarne  i  me- 
riti ,  e  con  lui  creò  altri  Cardina- 
li .  Indi  l'ivolse  le  cure  a  disco- 
prire chi  avesse  introdotto  in  Ro- 
ma un  certo  veleno,  che  mieteva 
molte  vite,  senza  che  si  potesse  ac- 
corgersene al  sapore  ed  al  coloi'e.  Es- 
sendosi conosciuto,  che  alcune  fem- 
mine malvagie  lo  aveano  portato 
dalla  Sicilia^  costoro  furono  con- 
dannate all'  estremo  supplizio ,  e  si 
presero  le  più  rigorose  precau- 
zioni ad  impedirne  il  progresso. 
Intanto  il  trono  imperiale  era  ri- 
masto vacante  per  la  morte  di  Fer- 
dinando III  avvenuta  ai  2  aprile 
del  1657.  Alessandro  si  adoperò 
con  tutto  l'impegno,  col  mezzo  di 
monsignor  s.  Felice  arcivescovo  di 
Cosenza  suo  nunzio  nel  Reno,  per- 
chè quel  regno  fosse  concesso  a  Leo- 
poldo re  d'Ungheria  e  Boemia,  fi- 
gliuolo primogenito  del  detto  impe- 
ratore. JXel  primo  novembre  i658 
questo  Pontefice  canonizzò  solenne- 
mente s.  Tommaso  di  Villanova 
(Fedi)  e  con  una  bolla,  emanata  ai 
22  febbraio  del  i65g,  confermò  il 
collegio  dei  penitenzieri  della  basi- 
lica vaticana,  già  istituito  da  s.  Pio 
V,  che  ne  avea  fidato  la  direzio- 
ne ai  Gesuiti.  A  questi  nel  1G60 
assegnò  un  altro  domicilio  poco  lun- 
gi dalla  chiesa  di    s.  Giacomo  det- 


ALE 
to  Scossa  Cavalli,  imperocché  l^an- 
tico  collegio  era  stato  spianato. 
Inoltre  assegnò  loro  annualmente 
mille  scudi  dai  proventi  delle  di- 
spense matrimoniali,  nonché  mezzo 
paolo  per  ciascuna  bolla  sulle  det- 
te dispense  in  terzo  e  quarto  grado, 
tre  luoghi  e  mezzo  di  monte  Fede, 
altri  nove  del  monte  Sale,  ed  una 
vigna  con  altre  regalie.  In  questo 
anno  medesimo  la  Francia  e  la 
Spagna  conchiusero  fra  loro  la  pa- 
ce col  trattato  dei  Pirenei,  in  cui 
si  decisero  alcune  controversie  ri- 
guardanti la  corte  di  Roma.  Ales- 
sandro ne  mosse  le  più  forti  que- 
rele, e  non  volle  aderire  ai  capi- 
toli di  quel  trattato,  nel  quale,  sen- 
za saputa  di  lui  e  de'  suoi  ministri, 
erano  decise  a  danno  della  Santa 
Sede  le  pretensioni  della  casa  di 
Este  e  del  duca  di  Parma  pel  du- 
cato di  Castro.  Egli  pertanto  rifiu- 
tò con  fermezza  di  secondare  le 
pretensioni  del  duca  di  Modena,  e 
negò  di  restituire  a  quello  di  Par- 
ma il  ducato  di  Castro,  cui  dichia- 
rò con  una  bolla  incorporato  ai  be- 
ni della  Chiesa  Romana.  Tanto  egU 
decise  in  base  della  promessa  fatta 
ad  Innocenzo  X  da  Odoardo  Far- 
nese duca  di  Parma  e  Piacenza,  il 
quale  si  obbligava  di  cedere  quel 
ducato,  qualora  entro  otto  mesi  non 
avesse  soddisfatto  il  debito  che  avea 
coi  Mentisti.  Nello  stesso  tempo  la 
tranquillità  di  Roma  era  stata  al- 
quanto turbata.  Alcuni  ministi'i  vo- 
leano  catturare,  pel  debito  di  dicci 
mila  scudi,  un  certo  Velajo,  il  c[ua- 
le  abitava  nel  palazzo  del  Cardi- 
nale d'Este.  I  famigliari  del  Por- 
porato vi  si  opposero  con  forza , 
e  sarebbero  forse  venuti  alle  ma- 
ni coi  soldati,  se  Alessandro  non 
avesse  dato  l'incarico  di  sedare  quel 
tumulto  al  Cardinale  Francesco  Bar- 


ALE 
berilli  ed  agli  ambasciatori.  Questo 
Pontefice  nutriva  la  più  tenera  divo- 
zione alla  Santissima  Vergine,  e  nel 
giorno  li  dicemlMC  del  i6()i  scrisse 
di  suo  pugno  una  bolla,  con  cui  rin- 
novò i  decreti  di  altri  ]*ontclici,  spe- 
cialmente di  Sisto  IV,  di  Paolo  V.  di 
Gregorio  XV  e  di  Pio  V,  in  favore 
della  sentenza,  che  l' anima  di  Ma- 
ria alla  sua  creazione  ed  infusione 
nel  corpo  fu  piena  di  Spirito  santo 
ed  immune  dal  j)eccato  originale. 
Poscia  con  altra  bolla  in  data  i8 
dicembre  dell'  anno  stesso ,  rinno- 
vò i  medesimi  decreti,  onde  Filippo 
IV  gli  fece  i  più  vivi  ringraziamen- 
ti per  aver  egli  principalmente  pre- 
scritto il  titolo  dell'Immacolata  Con- 
cezione. Con  altro  breve  del  i4  di- 
cembre confermò  il  decreto  della 
sacra  congregazione  dei  riti,  in  cui 
si  accordava,  che  nel  regno  di  Si- 
cilia si  celebrasse  con  rito  doppio 
l'ufficio  di  sant'Agata,  che  rimase 
semidoppio  nella  Chiesa  universale 
fino  al  I  7  1 3  sotto  Clemente  XI . 
JVeir  anno  seguente  questo  Pon- 
tefice, il  quale  si  studiava  di  con- 
servare la  pacCj  ebbe  il  rammarico 
di  vederla  turbata.  Il  duca  di  Cre- 
qui,  ambasciatore  di  Lodovico  XIV 
re  di  Francia,  ebbe  a  soffrire  un 
insulto  per  parte  dei  romani ,  ed  i 
.suoi  famigliari  non  tardarono  a  far- 
ne vendetta.  Vennero  essi  alle  ma- 
ni coi  soldati  corsi ,  addetti  al  ser- 
vigio del  Papa ,  ed  in  questo  in- 
contro alcuni  francesi  furono  pri- 
vati della  vita ,  e  gli  altri  inseguiti 
fino  al  palazzo  Farnese,  ove  abita- 
va r  ambasciatore.  Né  contenti  di 
ciò  i  corsi  tirarono  molti  colpi  con- 
tro le  finestre  del  duca,  e  lo  stesso 
fecero  contro  la  carrozza  di  sua 
moglie,  di  cui  uccisero  un  paggio. 
L'  ambasciatore  partì  da  Roma ,  e 
portossi  in  Francia.   Il  re  adirato  di 

VOL.     I, 


ALE  249 

ciò,  ne  chiese  ad  Alessandro  conde- 
gna soddisfazione  ;  perlochè,  raccolto 
un  esercito,  ridusse  sotto  al  suo  do- 
minio Avignone,  e  fece  marciare  al- 
cune truppe  verso  l'Italia.  Studios- 
.si  il  Papa  d'indurre  alla  pace  quel 
re,  ma  indarno.  A  tal  uopo  con- 
vocò i  Cardinali,  affinchè  gli  sugge- 
rissero come  dovesse  contenersi  in 
questo  affare  difficile.  Scrisse  inoltre 
al  re  di  Spagna ,  al  gran  duca  di 
Toscana,  alla  repubblica  veneta  e  ad 
altri  principi  d' Italia,  e  pregolli  ad 
interpolasi,  per  indurre  il  re  Cristia- 
nissimo a  concedergli  la  pace.  Inoltre 
spedi  in  Francia  Cesare  Pva.sponi,  che 
non  ci  fu  ricevuto,  venendogli  fatto 
soltanto  di  abboccarsi  coll'ambascia- 
tore  Crequì  a  Pont-de-Beauvoisin 
nella  Savoia,  senza  conseguire  quanto 
bramava.  Solo  nell'anno  seguente  si 
pose  fine  a  questa  discordia.  Giusta 
l'accordo  fatto  in  Pisa  nel  16G4  , 
in  cui  si  tennero  alcune  conferenze 
fra  monsignor  Rasponi  plenipoten- 
ziario del  Papa  e  monsignor  Bour- 
lemont  uditore  di  Rota,  plenipoten- 
ziario di  Lodovico  XIV,  Alessandro 
mandò  in  Francia  suo  nipote  Car- 
dinale col  carattere  di  legato  a  la- 
lere ,  ad  assicurare  quel  re ,  che 
ne  egli,  ne  alcuno  di  sua  (amiglia 
avea  preso  parte  in  quell'  affare. 
Il  Papa  eseguì  inoltre  alcune  altre 
condizioni,  ed  ebbe  il  conforto  di 
vedere  ritornata  la  pace,  e  di  riac- 
quistare il  dominio  di  Avignone  e  del 
^^enosino.  Comandò  quindi  con  un 
breve  de'  28  gingno  1664  ,  che 
l'uffizio  di  s.  Domenico,  come  uno 
dei  protettori  della  città  e  regno 
di  Napoli ,  vi  fosse  celebrato  con 
ottava  e  colla  festa  di  precetto  , 
quantunque  non  fosse  il  protetto- 
re principale.  Fece  anche  la  cano- 
nizzazione di  san  Pietro  Nolasco 
per  equipollenza  :  il  che  avvenne  ad 


25o  ALE 

istanza  del  re  di  Spagna;  e  coman- 
dò eziandio  che  in  tutta  la  Chiesa 
cattolica  se  ne  facesse  1'  uHizio  e  la 
messa  con  rito  semidop{iio,  che  po- 
scia da  Clemente  X,  nel  1672,  fu 
cangiato  in  doppio.  Nello  stesso  an- 
no questo  Pontefice  celebrò  la  se- 
conda beatificazione  solenne  del  b. 
Pietro  di  Ai'bues  aragonese,  detto 
il  maestro  d Epila,  ed  assegnò  il 
giorno  I  7  settembre  perchè  nella  cat- 
tedrale di  Saragozza  se  ne  celebrasse 
la  festa  con  ufìizio  e  messa  propria. 
Ai  19  aprile  i665  canonizzò  so- 
lennemente s.  Francesco  di  Sales. 
Inoltre  con  un  breve  de'  20  mar- 
zo confermò  il  decreto  della  con- 
gregazione dei  riti,  col  quale  si  de- 
cideva che  s.  Gennaro  era  il  prin- 
cipale protettore  di  Napoli,  e  non 
san  Domenico,  come  pretendevano  i 
domenicani.  Poscia  con  un  decreto 
de'  2  r  novembre,  anno  stesso ,  che 
venne  ampliato  da  Clemente  IX 
nel  1 668 ,  Alessandro  accordò  alle 
diocesi  di  Firenze  e  di  Parma  l'ufii- 
zio  e  la  messa  di  s.  Bernardo  degli 
liberti.  Cardinale  fiorentino  dell'or- 
dine Vallombrosano.  Emanò  dappoi 
un  breve,  con  cui  approvò  la  con- 
gregazione e  l'istituto  delle  mona- 
che ospitaliere  del  monislero  della 
casa  di  Dio,  nelle  terre  de  la  He- 
che ,  diocesi  di  Francia.  Con  al- 
tro breve  de'  17  luglio  1666  an- 
nui a  due  decreti  della  s.  con- 
gregazione de'  riti,  e  prescrisse  che 
la  festa  di  s.  Giorgio  fosse  considera- 
ta di  precetto  nel  principato  di  Ca- 
talogna. 

A  tutte  queste  sollecitudini  pel 
bene  della  Chiesa,  accoppiava  Ales- 
sandro un  grande  amore  allo  stu- 
dio delle  belle  lettere  e  delle 
arti,  cui  promosse  con  zelo  vera- 
mente ammirabile.  Egli  rimodernò 
l'università    di   Roma ,    detta  d^lla 


ALE 

Sapienza,  la  cui  fabbrica  era  stata 
intrapresa  da  Eugenio  IV,  istau- 
rata da  Leone  X;  e  vi  compì  la 
cappella  di  s.  Ivo,  che  Innocenzo  X 
avea  cominciato  a  fabbricare.  Fece 
dono  a  questa  università  di  venti 
mila  volumi.  Avendo  poi  ottenuto 
dalla  comunità  di  Urbino  gran 
copia  di  manoscritti,  li  collocò  se- 
paratamente nella  libreria  vatica- 
na, con  una  iscrizione  ;  ed  in  pre- 
mio di  questo  dono  regalò  alla 
detta  comunità  diecimila  scudi.  Nel- 
la stessa  università  Alessandro  isti- 
tuì sei  nuove  cattedre,  cioè  delle  con- 
troversie, del  decreto,  delle  pandetle, 
dell'istituto,  del  criminale  e  della  sto- 
ria ecclesiastica  ;  e  le  concesse  nel 
monte  Gianicolo  un  orto  di  Sem- 
plici per  uso  di  quelli,  che  si  ap- 
plicavano allo  studio  della  botani- 
ca. A  queste  utili  istituzioni  egli 
ne  avrebbe  aggiunto  molte  altre, 
ma  ne  fu  impedito  dalle  circostan- 
ze di  que'  tempi  veramente  torbi- 
di. Anche  la  riforma  di  alcuni  a- 
busi,  introdotti  nella  sua  corte,  tut- 
ta richiesei'o  la  sua  vigilanza.  Proibì 
pertanto  che  i  Cardinali  facessero  u- 
so  del  coruccio  per  la  morte  de'  loro 
parenti.  Abolì  il  collegio  ed  ulìlzio 
dei  suddiaconi  ed  accoliti  apostoli- 
ci, i  quali  prestavano  assistenza  al 
Pontefice  nelle  messe  solenni;  agli 
accoliti  sostituì  i  dodici  votanti  di 
segnatura  di  giustizia,  ed  ai  sud- 
diaconi gli  uditori  di  Rota,  che  vol- 
le fossero  iniziati  negli  ordini  sa- 
cri. A  questi  concesse  di  portare 
il  color  paonazzo  non  solo  nella 
veste,  ma  anche  nel  cordone  dei 
cappello  ;  inoltre  li  preferì  ai  chie- 
rici di  Camera.  Decretò  che  nelle 
cavalcate  avessero  luogo  vicino  alla 
cioce,  ed  alla  parte  del  pane  ag- 
giunse quella  del  vino,  locchè  au- 
mentava di  cinquanta   scudi  il  loro 


ALE 

stipendio.  Per  compensare  poi  i 
chita'ici  di  Camera,  concesse  loro 
il  privilegio  della  cappella  <lomesti- 
ca ,  e  del  rocchetto  negli  atti  pub- 
blici. Abolì  i  tre  privati  ministri , 
dei  quali  uno  assisteva  alle  messe 
solenni  cantate  dai  Cardinali  e  dai 
vescovi  nelle  cappelle  Pontificie,  e 
gli  altri  due  cantavano  il  vangelo 
e  r  epistola  ;  sostituì  loro  im  ca- 
nonico di  san  Giovanni  Latcrano 
per  assistente,  vmo  di  s.  Pietro  pel 
vangelo,  ed  uno  di  s.  Maria  Mag- 
giore per  r  epistola  ,  ed  assegnò  a 
questi  il  titolo  di  prelati  domestici 
del  Papa  coli'  abito  paonazzo ,  e 
con  una  parte  onoraria  come  i  vo- 
tanti di  segnatura  di  giustizia.  Vie- 
tò sotto  gi'avissime  pene ,  che  i 
principi  e  baroni  feudatari!  della 
Santa  Sede  assumessero  il  titolo  di 
Altezza ,  che  accordò  al  solo  duca 
di  Parma.  Fabbricò  nel  Vaticano 
un  archivio,  in  cui  si  conservassero 
le  lettere  de'  Sommi  Pontefici  ai 
nunzii  ed  agli  altri  ministri  aposto- 
lici ,  nonché  le  relative  lisposte  ;  ed 
altri  ne  istituì  per  conservare  gli 
alti  delle  singole  congregazioni.  In- 
oltre spiegò  il  suo  genio  per  le 
arti  belle  con  varie  opere ,  che 
meritano  di  essere  annoverate.  Fra 
queste  tiene  primo  luogo  il  gran- 
dioso portico  sulla  piazza  del  Vati- 
cano, cominciato  nel  16G0  e  com- 
piuto sotto  Clemente  IX.  Questo 
è  ornato  di  cento  trentasei  belle 
statue  di  varii  santi  e  fondatori 
delle  religioni,  e  sostenuto  da  tre- 
cento ventiquattro  colonne  di  stra- 
ordinaria grandezza.  Rabbellì  con 
magnificenza  le  scale,  che  dal  por- 
tico di  s.  Pietro  menano  alla  regia 
sala  del  palazzo  vaticano.  In  questa 
basilica  fece  collocare  siiU'altar  mag- 
giore la  sacra  Cattedra  del  principe 
degli  apostoli ,    incassala  dentro  ad 


ALE  2^1 

una  di  bronzo,  sostenuta  dalle  sta- 
tue de'  santi  dottori  Atanasio,  Gio- 
vanni Grisostomo,  Ambrogio  ed  A- 
goslino.  Quindi  nel  i665  fondò  la 
zecca  presso  al  giardino  del  Vali- 
cano, e  prima  nel  i65f)  avea  eret- 
to, per  comodo  della  famiglia  Pon- 
tifìcia, un  lungo  edifizio  continuato 
dal  palazzo  quirinale  verso  la  porta 
Pia.  Fece  dipingere  la  lunga  galle- 
ria del  detto  quirinale,  e  ne  com- 
mise r  incarico  al  pittore  Pietro  da 
Cortona.  Raddrizzò  la  strada  del 
corso;  in  memoria  del  qual  fat- 
to fu  posto  lo  stemma  di  Alessan- 
dro VII  colla  Quercia,  nel  can- 
tone della  strada,  che  dalla  j)iaz- 
za  di  Venezia  conduce  a  s.  Romual- 
do. Fece  collocare  nella  maggiore 
delle  cinque  porte  della  basilica 
lateranense  le  imposte  di  bronzo, 
che  prima  erano  nella  chiesa  di 
s.  Adriano.  Siccome  il  vano  di  que- 
sta porta  superava  la  grandezza  del- 
le imposte ,  vi  fu  riportala  intorno 
una  fascia  di  bronzo,  ornata  di  stelle 
e  di  quercie,  formanti  l'arma  di 
Alessandro.  In  questa  basilica  fu 
ristaurata  eziandio  la  sua  magnifica 
tribuna  per  opera  del  medesimo 
Pontefice.  Anche  il  palazzo  di  Castel 
Gandolfo  venne  ingi-andito,  ed  all'A- 
riccia,  terra  poco  discosta  da  R^oma, 
fu  fabbricata  una  chiesa  che  costò 
la  somma  di  quarantacinque  mila 
scudi.  Dappoi  in  Civitavecchia  A- 
lessandro  fondò  un  arsenale,  e  con 
doppio  molo  e  catene  ristabilì  il  por- 
to di  quella  città.  Fece  spianare  il 
terreno  davanti  la  chiesa  della  Ro- 
tonda, formò  una  bella  piazza,  e  sco- 
perse quel  portico  magnifico,  le  cui 
famose  colonne  erano  mezzo  sepolte. 
Nel  1667  nella  piazza  della  Miner- 
va collocò  sopra  un  elefante  un 
antico  obelisco  avente  l'  altezza  di 
ventiquattro  palmi.   Ornò  parecchie 


a  ^2  ALE 

chiese    di    Roma,     e    fra    le     altre 
quella  tli  santa    Maria  del  Topolo, 
del  cui  titolo  era  stato  fregiato  men- 
tre era  Cardinale.  Anche  la  metro- 
politana di  Siena,  sua  patria,  ehbe 
a    sperimentare    la    munificenza    di 
Alessandro.    Egli    vi    fece    costruire 
in  onore  di  Maria  Vergine  una  son- 
tuosa cappella  di  figura  rotonda,  or- 
nata di  otto    colonne    di  verde  an- 
tico, alte  sei  braccia ,   tutte    di    un 
pezzo,  e  le  arriccili  di  preziose  sup- 
pellettili.   Inoltre    favori  la  sua  pa- 
tria   col    fabbricare    una    magnifica 
facciata    alla   chiesa  delle  monache 
del  Refugio.  Fece  dono  al  capitolo 
dei  canonici  senesi,   nel   i658,  del- 
la rosa  d'oro,    e    dopo    due    anni 
concesse  al  medesimo  il  priorato  di 
s.   Maria    del   Murello,    che    prima 
apparteneva  ai  frati  crociferi,  i  qua- 
li   da  lui  erano  stati  soppressi.  Ed 
ecco    come   ne  divise    le    prebende. 
Oltre    ai    venticinque    canonicati  di 
quella    metropolitana    n'  eresse    un 
altro,  il  cui  membro  dovesse  eleg- 
gersi dalla  sua    famiglia  Chigi ,   eil 
avesse    la    custodia     della     predetta 
cappella.     Sul     medesimo     priorato 
stabilì  ancora  due  cappellanie  quo- 
tidiane,  per   due   sacerdoti    amovi- 
bili ,    ai    quali     assegnò    sessantasei 
scudi  annui ,  ed  altri  venti  per  un 
chierico.    Anche    di    questi    tre    in- 
dividui   concesse    la    elezione    alla 
sua    famiglia    per    iuspatronato  ,    e 
nel    loro    ufficio    li    dichiarò    esenti 
dalla    giurisdizione     dell'  ordinario. 
Dalle  rendite    dello  stesso    priorato 
assegnò    centocinquanta     scudi     pel 
nuovo  canonico  custode,  ed  aggiun- 
se ottantotto   scudi  alle  rendile  del 
decano ,    e    centocinquanta  a  quelle 
dell'arciprete.  La  facoltà  di  scegliere 
r(uest' ultimo  passò  ad  essere  diritto 
dei  principi  Chigi  per  cessione  fattane 
dalle  monache  di  s.  Maria  di  Siena. 


ALE 

le  quali  per  altro  si  liserbarono 
quindici  scudi  per  un  cappellano. 
Del  rimanente  poi  delle  rendite 
del  suddetto  priorato ,  Alessandro 
dispose  che  ogni  anno  si  dessero 
quattordici  scudi  a  ciascun  canoni- 
co di  libera  collazione  oltre  le  quo- 
tidiane distribuzioni ,  ed  il  restante 
volle  fosse  distribuito  alle  sei  ch- 
gnitìi  ed  ai  venti  canonici  di  antica 
erezione  del  capitolo  per  accresce- 
re le  loro  quotidiane  distribuzioni, 
e  per  eguagliarne  le  porzioni.  A 
perpetuare  la  memoria  di  cotali 
benefizii,  quei  canonici  fecero  com- 
porre una  elegante  iscrizione,  e 
la  collocarono  all'ingresso  della  ca- 
mera capitolare.  Questo  Pontefi- 
ce fu  il  primo  che  introdusse  il 
costume  di  portar  genuflesso  il 
Santissimo  Sacramento  nella  pro- 
cessione del  Corpus  Domini,  sen- 
za abolire  per  altro  l'uso  di  por- 
tarlo sedendo  nella  macchina  pog- 
giata sulle  spalle  dei  palafrenieri  , 
ovvero  a  piedi.  Tante  e  così  stre- 
pitose ed  utili  disposizioni,  che  ri- 
guardavano la  ecclesiastica  discipli- 
na, le  lettere  e  le  arti  belle,  mos- 
sero il  senato  romano  ad  erigere 
nel  Campidoglio  in  onore  di  es- 
so Pontefice  una  statua  di  bron- 
zo, quantuncpie  ci  vi  si  opponesse 
gagliardamente.  Ma  già  si  avvici- 
nava il  fine  di  questo  glorioso  Ponti- 
ficato. Alessandro  venne  colto  da  fie- 
ri dolori  prodotti  dai  calcoli,  per  cui, 
ricevuto  il  santissimo  Viatico,  dopo 
essersi  fatta  leggere  la  professione 
di  fede  ed  avere  impartita  la  be- 
nedizione ai  Cardinali,  morì  ai  9.3 
maggio  1667  contando  anni  dodici 
di  governo.  Ebbe  la  tomba  nel  Va- 
ticano  in  un  deposito  disegnato  e 
scolpito  dal  cavalicr  Giovanni  Lo- 
renzo Ijcrnini. 

ALESSANDRO  Vili,  Papa  CCLF, 


ALE 

chiamavasi  antecedentemente  Pietro 
Ottoboni,  e  sortì  i  natali  in  Venezia 
a' 22  aprile  iGio,  da  JMarco  Otto- 
Jjoni  gran  cancelliere  della  repu]> 
blica  veneta,  e  da  \  ittoria  Torniel- 
li  di  distinta  e  nobile  famiglia  vene- 
ziana. Fece  il  corso  de' suoi  studii 
in  Padova,  ed  in  età  di  anni  dicias- 
sette ottenne  la  laurea  in  ambedue 
i  diritti.  Nel  i63o  intraprese  il  viag- 
gio di  Roma  :  ed  il  Sommo  Pon- 
tefice Urbano  Vili  ammii-andone 
la  dottrina ,  gli  affidò  la  carica  di 
referendario  dell'  una  e  dell'  altra 
segnatura,  lo  fece  successivamente 
governatore  di  Terni,  Rieti  e  Spole- 
to. L'Ottoboni  adempì  con  tanto  ze- 
lo e  con  tanta  prudenza  questi  uffi- 
cii  importantissimi,  che  il  detto  Pon- 
telìce  lo  elesse  vescovo  di  Torcello 
nel  veneziano,  ed  appresso  uditore 
di  rota.  Esercitò  quest'ultimo  impie- 
go con  somma  lode  pel  corso  di  quat- 
tordici anni ,  e  si  rese  celebre  per 
le  decisioni  cui  consegnò  alle  stam- 
pe. Finalmente  Innocenzo  X ,  vo- 
lendolo rimimerare  pei  servigi  pre- 
stati alla  Chiesa  ed  allo  stato,  lo 
decorò  colla  sacra  porpora  a'  19 
febbraro  i6'j2,  e,  trascorsi  due  anni, 
lo  fece  vescovo  di  Brescia.  Senon- 
chè  a  tal  dignità  ei  linunziò  dopo 
due  lustri  avendo  conseguito  da  Ales- 
sandro VII  la  badia  Vangadiccnse. 
Poscia,  lasciato  il  suo  titolo  di  s.  Sal- 
vatore ,  otto  quello  di  s.  IVIarco ,  e 
si  ebbe  prima  il  vescovato  di  Sa- 
bina, indi  di  Frascati  e  da  ultimo 
di  Porto.  Intervenne  ai  comizii  di 
Alessandro  VII,  dei  Clementi  IX, 
e  X ,  e  d' Innocenzo  XI ,  i  cpiali 
Pontefici  lo  ebbero  mai  sempre  in 
grande  estimazione.  Intanto  essendo 
morto  il  Sommo  Gerarca  Innocenzo 
XI,  egli  fu  eletto  a  succedergli  a'  6 
ottobre  del  i68f)  per  voto  unanime 
del  sacro  Collegio  di    cui  era  sotto- 


ALE  253 

decano.  Assunse  il  nome  di  Alessan- 
dro Vili,  per  dare  un  contrassegno 
di  gratitudine  al  Cardinal  Chigi  nipo- 
te di  Alessandro  VII,  il  quale  avea 
promossa  la  sua  elezione,  nonché 
per  rinovellare  la  memoria  di  Ales- 
sandro III,  gratissima  ai  veneziani. 
Kel  giorno  iG  otlobi-c  fu  coronato 
solennemente  nel  Valicano,  ed  a' 28 
recossi  in  lettiga  aperta  a  prendere 
possesso  della  basilica  lateranonse. 
Quindi  per  ottenere  da  Dio  l'aiuto 
necessario  a  reggere  santamente  la 
Chiesa,  pubblicò  uji  giubileo  stra- 
ordinario agli  I  I  dicembre,  seguen- 
do così  l'esempio  praticato  da  Sisto 
V,  e  seguito  da  molti  successoli  del 
medesimo. 

Questo  Pontefice,  ad  onta  della 
sua  età  avanzata,  avea  mente  ferma 
e  perspicace;  era  fornito  di  tanta 
prudenza  e  cognizione  tiegli  adàri 
del  mondo,  che  nella  Storia  della 
Accademia  reale  delle  scienze  ap- 
pellasi uno  de  migliori  spirili  dei 
suo  secolo.  Ma  la  premura  di  av- 
vantaggiare i  parenti  olìuscò  al- 
cpianto  la  gloria  di  questo  Ponte- 
fice. Egli  creò  generale  di  s.  Chie- 
sa suo  nipote  Antonio,  e  duca  di 
Fiano  il  pronipote  Marco;  diede  per 
moglie  ad  Urbano  Barberini,  ]irin- 
cipe  di  Palestrina,  la  sua  pronipote 
Cornelia  Zeno,  e  decorò  della  porpo- 
ra gli  altri  pronipoti  suoi  Pietro  Ot- 
toboni e  Giambattista  R.ubini.  Quin- 
di rivolse  l'animo  a  beneficare  la 
patria.  Avendo  questa  impugnato  le 
armi  contro  i  turchi,  Alessandro  le 
inviò  sette  galere  e  due  mila  fonti, 
dal  quale  soccorso  rinfoi-zati  i  ve- 
neziani, a'  IO  agosto  del  1690,  si 
impadronirono  della  città  di  Napoli, 
di  Malvasia  e  di  Vallona,  conside- 
revole fortezza  dell'  Albania.  Inol- 
tre spedì  a  quella  città  il  suo  chie- 
rico di  Camera  Michelangiolo  Con- 


134  ALE 

ti  (che  poscia  fu  Papa  col  nome  di 
Innocenzo  XIU)  afllnchù  presentasse 
al  doge  Francesco  Morosini  lo  stoc- 
co ed  il  berrettone  da  lui  benedetti  : 
donativo  che  suol  farsi  dal  Sommo 
Pontefice  a  qvie'  generah,  che  sono 
benemeriti  della  cattolica  religione. 
Confermò  alla  stessa  repubblica  l'an- 
tico diritto  di  esigere  dagli  eccle- 
siastici la  decima,  e  le  concesse  il 
privilegio  di  nominare  gli  arcive- 
scovi e  vescovi  di  quelle  città,  che 
avea  preso  ai  turchi  ;  lasciò  al  pri- 
miceiio  della  chiesa  di  san  Marco 
que'privilcgii,  di  cui  godeva  fino  dal- 
1829,  e  che  si  riducevano  a  questi  :  di 
usare  le  insegne  vescovili,  d' impar- 
tire la  benedizione  nelle  sue  chiese, 
di  approvare  i  confessori ,  di  con- 
ferire la  piima  tonsura  a'  suoi  sud- 
diti e  di  concedere  ad  essi  le  lette- 
re dimissorie  per  gli  altri  ordini  ; 
ai  quali  favori  aggiunse  quello  di 
conferire  gli  ordini  minori  a  quelli 
che  stavano  sotto  la  sua  giurisdizione. 
Quantunque  per  altro  Alessan- 
dro si  mostrasse  inchinevole  a  col- 
mare di  beneficenze  i  suoi  paren- 
ti e  la  patria,  non  lasciava  di 
applicarsi  a  tutt'uomo  all'accresci- 
iiienlo  della  cattolica  religione.  Con 
breve  i  i  giugno  1690  egli  con- 
fermò il  decreto  della  sacra  con- 
gregazione de'  riti,  in  cui  si  appro- 
va il  culto  prestato  alla  b.  Cune- 
gonda da  epoca  immemorabile . 
Quindi  ai  16  ottobre  dell'anno 
medesimo  canonizzò  i  santi  Loren- 
zo Giustiniani,  primo  patriarca  di 
Venezia,  Giovanni  da  s.  Facondo, 
Pasquale  Baylon,  Giovanni  cTi  Dio, 
Giovanni  da  Capistrano  [Vedi).  In 
quell'anno  medesimo,  ai  io  aprile, 
eresse  il  vescovado  di  \ankin,  ([uindi 
«piello  di  Pekino,  capitale  dellimpo- 
rochincse,  i  ([uali  vescovadi  dichiarò 
sulfraganei  all'arcivescovo  di  Goa.  Ai 


ALE 

I  3  settembre  conlèrmò  la  congregazio- 
ne de'chierici  secolari  dcU'Assimta  in 
Portogallo,  ed  a'i5  ottobre,  le  co- 
stituzioni de'monaci  silvestrini.  Sotto 
il  suo  predecessore  Innocenzo  XI 
erano  insorte  delle  differenze  tra 
la  corte  di  Roma  e  quella  di  Fran- 
cia per  le  franchigie  e  per  le  rega- 
lie. JMirando  Alessandi'o  a  togliere 
questi  dissidii ,  concesse  al  re  cri- 
stianissimo la  nomina  dei  vescovi  di 
Metz,  Toul,  Verdun,  Arras  e  Per- 
pignano.  Il  re  l'inunziò  allora  alle 
franchigie,  e  nel  1690  restituì  al 
Pontefice  lo  stato  di  Avignone.  Se 
non  che,  non  avendo  Alessandro  po- 
tuto ottenere  quanto  bramava  in- 
torno alle  quattro  proposizioni  del  cle- 
ro gallicano,  non  volle  concedere  ciò 
che  avea  promesso,  e  condannò  quel- 
le proposizioni  come  ingiuriose  alla 
Santa  Sede ,  erronee  e  scandalose , 
e  nel  giorno  precedente  alla  sua 
morte  scrisse  a  quel  re  vm  breve 
amorevole  su  questo  affare.  Condan- 
nò eziandio  il  peccato  filosofico  e 
trcntuna  proposizioni,  che  si  credo- 
no dei  giansenisti  Sinnichio  ,  Ar- 
naldo ed  altri  ;  e  si  adoperò  ad  e- 
stirpare  ogni  reliquia  del  molini- 
smo.  A  queste  cure  tendenti  al  be- 
ne della  religione  Alessandro  sape- 
va accoppiare  il  più  ardente  zelo 
per  la  prosperità  temporale  de'suoi 
sudditi.  Liberò  la  città  di  Roma 
dalla  peste  ;  sovvenne  ai  poveri,  ai 
pellegrini,  alle  vedove,  ai  pupilli  in 
tempo  di  carestia;  diminuì  di  un 
paolo  la  macinatura  di  ciascuiì  nib- 
bio di  grano  ;  permise  la  tratta  dei 
grani  agli  agricoltori ,  e  tanto  van- 
taggio ne  sentirono  i  suoi  sudditi, 
che  fecero  coniare  due  monete  col 

motto:    RE   FRUMENTARIV    IlESTITUTA; 

e  diminuì  di  un  quattrino  ])or  lib- 
bra la  gabella  «Iella  carne.  IS'on  per- 
donò a  spese  alUne  di  rinnovare  la 


ALE 

fontana  e  gli  accjucdotti  di  s.  Pie- 
tro Montorio  fabbricati  da  Paolo  V, 
ma  poscia  rovinati  :  e  coopei'ò  al 
decoro  della  città  col  promuovere 
le  scienze  ed  ingrandire  diverse  li- 
brerie. Tolse  molti  abusi  e  vizii 
che  infestavano  la  città  e  corte  di 
Roma  ;  e  dopo  sentenza  emessa  dal 
santo  Uffizio,  condannò  a  perpetua 
carcere  nella  fortezza  di  Perugia 
monsignor  Gabi'ielli,  chierico  di  Ca- 
mera, ed  i  suoi  seguaci,  che  aveano 
abbracciato  gli  errori  di  Molinos. 

Ma  si  avvicinava  il  tempo  della 
morte  di  questo  Pontefice  difendi- 
tore  impavido  della  fede,  sostenitore 
della  ecclesiastica  disciplina  e  bene- 
merito promotore  delle  scienze.  Sul 
principio  di  gemiaio  del  1691  es- 
sendo stato  assalito  da  grave  ma- 
lattia, chiamò  a  se  i  Cardinali  e 
li  esortò  ad  aderire  alla  bolla,  con 
cui  condannava  le  quattro  propo- 
sizioni del  clero  gallicano,  ed  a  so- 
stenere il  diritto,  l'autorità  ed  i  pri- 
vilegi della  Chiesa  Romana.  11  ma- 
le intanto  diveniva  più  grave,  e 
perciò  gli  furono  amministrati  i 
santi  sacramenti.  Finalmente  nel 
giorno  primo  febbraio  del  1 69 1 
compì  la  sua  carriera  mortale,  do- 
po un  anno,  tre  mesi  e  ventisei 
giorni  di  Pontificato,  ed  ebbe  la 
tomba  nel  Valicano. 

ALESSANDRO,  Cardinale.  A- 
lessandro,  prete  Cardinale  di  s.  Sil- 
vestro e  Martino  ,  venne  decora- 
to della  poi-pora  da  Clemente  III 
r  anno  1 1 90,  nel  mese  di  settembre. 

ALESSANDRO  (Natale).  A  que- 
sto scrittore,  la  cui  pietà  e  dottri- 
na sono  celebratissime ,  fu  patria 
Rouen  nel  1G39.  Ascrittosi  quivi  al- 
l'Ordine  dei  domenicani,  nel  i665, 
vi  cominciò  gli  studii,  che  proseguì 
a  Parigi ,  dove  insegnò  filosofia  e 
teologia  per  dodici  anni,  e  ne  ottcn- 


ALE  a55 

ne  la  laurea.  Il  ministro  di  stato  Col- 
bcrt  lo  invitò  ad  essere  del  nove- 
ro di  quegli  uomini  illustri,  i  qua- 
li tenevano  conferenze  ecclesiastiche 
a  suo  figlio,  che  divenne  arcivesco- 
vo di  Rouen.  Nel  1706  fu  eletto 
provinciale,  e  nel  1724  tenninò  i 
suoi  giorni  a  Parigi  dopo  aver  per- 
duto la  vista  dieci  anni  prima.  Le 
sue  opere  sono:  Summa  s.  Tliornce 
viìidicata;  Selecta  historice  ecclesia- 
sticce  capita,  et  in  loca  ejusdem  in- 
signia  dissertationes  historicxv,  criti- 
ca;, dogmaticce  ;  Jlveologia  dogmati- 
ca et  moralis  j  Exposilio  litteralis 
et  moralis  s.  Evangelii  J.  C.  sc- 
cundurn  quatuor  evangelistas  j  Com- 
mentar ius  litteralis  et  moralis  in 
omncs  epistolas  s.  Pauli  apostoli^ 
et  in  septcm  epistolas  calholicas  j 
Institutio  concio  nato  rwn.  Fra  gli  al- 
tri suoi  scritti,  che  fecero  gran  re- 
more in  quella  stagione,  si  possono  ri- 
cordare la  Denunzia  del  peccato  fi- 
losofico, alcune  Lettere  sopra  il  to- 
mismo, X  apologia  dei  domenicani 
missionarii  della  China ,  la  con- 
formità delle  cerimonie  chinesi  col- 
r  idolatria  dei  greci  e  dei  romani. 
Avea  cominciato  eziandio  una  rac- 
colta di  scritti  di  erudizione  e  di 
eloquenza  cui  avea  intitolato  Viri- 
darium,  ma  che  non  pubblici»  per 
essere  diventato  cieco. 

ALESSANO.  Piccola  città  vesco- 
vile {Alexanum),  contea  e  ducato 
nel  regno  delle  due  Sicilie,  nel  ter- 
ritorio di  Otranto,  quasi  distratta 
da'  barbari  nell'  XI  secolo.  Ignorasi 
la  origine  di  questo  vescovato,  tras- 
ferito da  s.  Maria  di  Lcuca.  Da  ciò 
i  vescovi  d'  Alessano  prendevano 
anche  il  titolo  di  Leuca.  La  chie- 
sa cattedrale  dedicata  al  santissi- 
mo Salvatore  è  di  stile  gotico.  Di 
presente  è  soggetta  all'arcivescovo 
di    Otranto.    Poco    si    estendeva    la 


2j6  ale 

diocesi,  e  comprendeva  soltanto  do- 
dici piccoli  borghi,  due  moaistcri  e 
un  ospedale. 

ALESSIANI  o  CELLITL  Ordine 
religioso.  Gli  appartenenti  a  quest'or- 
dine hanno  a  protettore  s.  Alessio,  il 
quale  servì  molto  tempo  in  uno  speda- 
le di  Edessa  nella  Siria.  In  una  imagi- 
nc  impressa  dal  Galle  si  riferisce  che 
l'istitutore  di  quest'Ordine  avesse  no- 
me Tibia.  Fiorirono  gli  Alessiani  o 
Cdliti  al  fine  del  secolo  XIV  senza 
alcuna  regola  o  professione  religio- 
sa ,  ma  il  loro  officio  fu  sempre 
servire  i  pazzi,  gli  appestati,  e  sep- 
pellire i  morti.  Pio  II  neli'  anno 
primo  del  suo  Pontificato  li  chiamò 
ad  un  miglior  ordine,  e  con  bolla 
dei  3  gennaro  14^9?  ordinò  che 
facessero  i  voti  religiosi,  cui  si  ob- 
bligarono nel  1461  dinanzi  al  prio- 
re del  convento  di  Malines.  Sisto 
IV  con  altra  bolla  del  1472  loro 
prescrisse  la  regola  di  s.  Agostino, 
e  concesse  molti  privilegi ,  che  fu- 
rono confermati  da  Giulio  II  e  da 
Urbano  Vili.  Il  vestito  degli  Ales- 
siani consiste  in  una  veste  nera, 
un  mantello  sino  a  mezza  gamba, 
ed  un  cappuccio  tondo.  Questi  re- 
ligiosi fiorirono  particolarmente  in 
molte  città  della  Fiandra  e  della 
Germania.  Vengono  chiamati  anche 
Celliti,  forse  dalle  celle  dove  abi- 
tano. Auberto  Mirco,  Della  Orig. 
Monastica,  1.  XII,  e.  28,  fece  men- 
zione degli  Alessiani. 

ALESSIO  (s.),  nato  nel  IV  secolo 
da  un  senatore  di  Roma,  informato 
a  tenerezza  e  a  generosità  fin  dai 
prim'  anni ,  fu  largo  dispensatore 
dei  propri!  beni  ai  poverelli  di  Cri- 
sto,  siccome  aveva  appreso  in  se- 
no alla  famiglia,  e  parve  che  ris- 
guardasse  in  (pielli  altrettanti  benc- 
lìittori.  Secondochè  veniva  crescendo 
cogli  anni,    più  .sempre    iiinamoia- 


ALE 

vasi  del  sommo  e  sovrano  bene 
eh'  è  Dio  :  più  quindi  allontanavasi 
da  ciò  che  non  tornasse  a  vera  e  solida 
felicità.  Costretto  da'genitori,  altron- 
de pii  e  timorati  del  Signoie,  a  pren- 
der moglie,  si  arrese  al  loro  benepla- 
cito. Prima  pei'ò  della  consumazione 
del  matrimonio ,  lo  stesso  di  nuziale 
fuggi  di  nascosto,  e  travestito  riti- 
rossi  in  paese  lontano  dalla  pa- 
tria ,  fermando  suo  soggiorno  in 
una  capannuccia  presso  a  certa  chie- 
sa dedicata  a  Maria.  Perchè  le  sue 
virtù  gli  attiravano  le  ammirazioni 
della  gente  in  mezzo  alla  quale  vi- 
vea,  tornò  Alessio  alla  patria,  e 
sotto  divise  di  povero  pellegrino 
presentossi  a' suoi,  che  gli  accorda- 
lono  picciola  stanza,  dove,  non  pri- 
ma di  essere  per  esalare  l'ultimo  spi- 
rito manifestò  chi  egli  si  fosse.  Ciò 
avvenne,  secondo  la  opinion  più  co- 
mune, verso  l'anno  4-^ 7-  La  sua 
festa  è  riportata  aldi  17  di  luglio. 
ALETH  (Jleth).  Piccola  città  ve- 
scovile di  Francia  nella  bassa  Lin- 
guadoca ,  rinomata  pe'  suoi  bagni 
e  per  le  sue  pagliuole  d'oro  e  d'ar- 
gento che  trovansi  ne' ruscelli,  i  quali 
scorrono  dai  Pirenei,  alle  cui  radici 
è  situata.  Nella  sua  origine  non  era 
che  un  monistero  di  benedettini,  in- 
torno al  quale  si  alzarono  delle  a- 
bitazioni  insensibilmente  aumentate 
al  segno  che  il  Sommo  Pontefice 
Giovanni  XXII ,  Jacopo  d' Euse , 
residente  in  Avignone^  nel  1 3 1 7 
erigendo  in  metropoli  Tolosa,  fra  i 
vescovati ,  che  le  stabilì  per  sulfra- 
ganei,  vi  assegnò  pur  quello  di 
Aleth  che  in  quel  medesimo  an- 
no avea  instituito,  e  che  ebbe  in  se- 
guito diciotto  mila  lire  di  rendita. 
11  capitolo  di  Aleth  componeasi  di 
monaci  benedettini  ;  ma  il  moni- 
stero  loro  fu  secolarizzato  nel  i53i 
da    Papa    Clemeiilc    VII.    L'autore 


ALF 

delle  vite  dei  Papi  d' Avignone  di- 
ce invece,  che  Giovanni  XXII,  nel 
1 3 1 9,  trasferì  il  vescovato  di  Li- 
moux  ad  Aletli.  Questo  si  vuol  che 
poi  passasse  sotto  la  giurisdizione 
metropolitica  di  Narbona. 

ALFEO  (s.),  martire,  di  una  del- 
le migliori  famiglie  di  Eleuteropoli, 
lettore  ed  esorcista  nella  chiesa  di 
Cesarea,  fu  tra  i  moltissimi  cristiani 
trucidali  durante  la  persecuzione 
di  Diocleziano.  Con  lui  si  ricordano 
tre  altri  santi,  Zacheo,  Romano  e 
Barula,  tutti  decapitati,  tranne  Ro- 
mano, che  fu  strozzato  in  prigione. 
La  gloriosa  memoria  di  quest'  ulti- 
mo e  de'  suoi  compagni  riportasi 
al  d'i    18  novembre. 

ALFERIO  (s.),  sorti  la  culla 
dopo  la  metà  del  secolo  X  da  una 
delle  più  cospicue  famiglie  di  Sa- 
lerno. Cresciuto  negU  anni,  dedi- 
cossi  con  fervore  allo  studio  ed  al- 
l' acquisto  delle  virtù,  nelle  quali 
vantaggiò  pi'estamente.  La  sua  pru- 
denza e  perizia  negli  affari  più 
scabrosi  indussero  i  principi  di 
quella  città  a  servii-si  deli'  opera  di 
lui  in  varie  negoziazioni,  cui  disim- 
pegno con  somma  lode.  Ma  es- 
sendo stato  colto  da  mortale  ma- 
lattia, si  avvide  delia  vanità  delle 
cose  mondane,  e  stabifi  di  rinun- 
ziarvi.  Abbracciò  pertanto  lo  stato 
ecclesiastico,  ed  in  seguito,  verso  l'an- 
no 991,  si  arruolò  tra  i  monaci 
benedettini  nel  celebre  monistcro 
di  Clugny.  Non  andò  guari  per  al- 
tro, che  dovette  abbandonare  que- 
sto ritiro,  chiamato  in  patria  dal 
principe  Gai  maro  III,  il  quale  gli 
commise  il  governo  di  tutti  i  moni- 
steri  di  quella  città.  Ma  desideran- 
do Alferio  di  condurre  una  vita 
più  ritirata,  mosse  di  proposito  ad 
una  montagna  detta  di  s.  Elia,  da 
dove    andò     a     nascondersi     entro 


ALF  207 

orrido  burrone.  Quivi  ei  fu  seguito 
da  molti,  i  quali  bramavano  di 
condurre  i  loio  giorni  sotto  la  sua 
direzione,  e  dei  quali  ne  trascelse 
dodici.  Questo  luogo  ebbe  il  nome 
di  Caverna,  e  col  procedere  degli 
anni  divenne  centro  di  molto  illu- 
stre congregazione.  Quivi  santo  Al- 
ièno passò  il  rimanente  della  sua 
mortale  carriera,  la  quale  finì  l' an^ 
no    io')o. 

ALFONSO  Maria  Liguoei(s.)j 
dichiarato  venerabile  dal  Papa  Pio 
VI  il  dì  4  maggio  1796,  beatifi- 
cato da  Pio  VII  il  dì  6  settembre 
18 16,  e  canonizzato  dal  regnante 
Gregorio  XVI  il  dì  26  maggio 
1839,  fé' conoscei'e  quanto  lume 
riceva  la  gentilezza  del  sangue  dallo 
splendore  delle  vangeliche  virtù. 
Nacque  a  Marianella,  sobborgo  di 
Napoli,  il  dì  27  settembre  1G96, 
di  antica  e  nobile  famiglia.  A  non 
dire  della  puerile  età  di  lui,  foriera 
indubbia  di  ottimi  avanzamenti,  la 
purezza  de'  suoi  costumi,  la  sveglia- 
tezza dello  ingegno,  la  moltiplicità 
delle  cognizioni  Alfonso  accoppiar 
seppe  in  ogni  tempo  ai  doveri  del- 
la soda  pietà.  Datosi  all'  avvocatura 
neir  aprile  degli  anni,  Giuseppe  suo 
padre  e  Anna  Catterina  Cavalieri, 
sua  madre,  nutrivano  intorno  la 
esaltazione  di  lui  in  quella  carriera 
le  più  vantaggiose  speranze.  Non  co- 
sì era  scritto  però  ne'  disegni  della 
Provvidenza  :  che,  venuta  ad  Alfonso 
in  fastidio  la  sua  condizione,  deliberò 
consecrarsi  nello  stato  ecclesiastico 
al  servigio  di  Dio  totalmente.  Vinti 
gli  ostacoli  frapposti  dalle  ragioni 
di  nobiltà  e  di  famiglia,  occupossi 
da  chierico  precipuamente  nelle  mis- 
sioni, dove  riusciva  con  istiaordina- 
ria  felicità  e  con  molto  vantaggio 
de' popoli.  Sacerdote,  arse  di  zelo 
più  fervido,    divenne  vero  aj)oslolo 


i58  ALF 

di  Cristo,  e  meritò  che  Iddio  ne 
coronasse  le  fatiche  col  dono  dei 
miracoli.  Tanto  egli  si  sentiva  por- 
tato a  cotal  ministero,  che  divisò  di 
perpetuarlo  erigendo  nel  distretto 
di  Benevento  la  Congregazione  del 
santissimo  Redentore,  approvata  da 
Benedetto  XIV  con  rescritto  del 
25  febbraio  1749-  Le  specchiatis- 
sime  virtìi,  che  il  distinguevano, 
lo  fecero  desiderare  a  pastore  in 
parecchi  episcopati,  eh'  ei  tutti  ri- 
cusò; ma  non  potè  rimanersi  infles- 
sibile piìi  avanti  quando  Papa  Cle- 
mente XIII  lo  nominò  a  vescovo 
di  sant'Agata  de'  Goti.  Se  non  che, 
retta  quella  diocesi  con  singolare 
prudenza  parecchi  anni^  fattosi  mo- 
dello a  tutti  di  sobrietà,  di  morti- 
ficazione, di  povertà  e  di  accesis- 
sima carità  verso  il  prossimo,  gli 
riuscì  di  sgravarsi,  cosi  ebbe  a  dire, 
da  quel  monte  che  gli  premeva  le 
spalle,  consentendolo  Pio  VI  Pon- 
tefice, mentre  Clemente  XIV  non 
avea  voluto  accettarne  la  rinunzia. 
Divotissimo  di  Gesù  nel  Sagramen- 
to,  di  Maria,  nella  quale  dopo  Cristo 
poneva  ogni  speranza,  e  del  patriar- 
ca s.  Giuseppe,  impiegò  il  suo  tem- 
po nel  comporre  molte  opere,  le 
quali  mostrano  quanto  ei  fosse  bene 
addentro  nelle  teologiche  discipline 
e  nella  consumata  pietà.  Morì  già 
nonagenario,  nel  i.°  di  agosto  1787, 
lagrimato  dai  membri  della  sua 
congregazione  qual  padre,  e  da  tutti 
salutato  qual  santo. 

Elenco  delle  principali  opere  di 
5.  Alfonso  Maria  Liguori. 

1.  Dissertazione  sull'uso  modera- 
to della  opinione  probabile,  in  ita- 
liano. 

2.  Teologia  morale  compilata 
per  appendice  a  quella    di   Buscm- 


ALF 
baum,  in  latino,  3  voi.  in  4"  Essa 
è  dedicata  a  Benedetto  XIV,  il  qua- 
le rispose  all'autore  con  lettera  di 
gran  soddisfozione.  Quest'opera  ven- 
ne ristampata  piti  volte;  e  io  spaccio 
veramente  raro  di  ben  dodici  edi- 
zioni poco  l'vma  dall'altra  distanti, 
la  fece  anco  ai  nostri  giorni  ripro- 
durre :  allora  poi  quando  avvenne 
la  santificazione  del  Liguori,  s'accreb- 
bero di  questa  e  delle  altre  opere 
sue  le  ricerche. 

3.  La  Guida  degli  ordinandi,  in 
latino. 

4.  Istruzione  al  popolo,  in  forma 
di  catechismo,  sopra  i  precetti  del  de- 
calogo, in  latino. 

5.  Opere  dogmatiche  contro  i 
pretesi  riformati,  in  italiano. 

6.  Storia  di  tutte  le  eresie  colla 
loro  confutazione,  3     voi.  in  8." 

7.  Vittoria  de'  martiri,  ossia  Vi- 
te di  parecchi  santi  martiri,  2    voi. 

a 

in   12. 

8.  E.accolta  di  predicazioni  e  di 
istruzioni,  2   voi.  in  8." 

9.  Istruzione  e  pratica  pei  con- 
fessori, in  italiano,  3  voi.  in   12." 

I  o.  La  vera  sposa  di  Gesù  Cri- 
sto, ossia  la  santa  religiosa,  2  voi. 
in   12.° 

I  I.  Discorsi  sacri  e  morali  per 
tutte  le  domeniche  dell'  anno,  in  4-° 

12.  Verità  della  fede,  ossia  con- 
futazione de'  materiahsti,  dei  deisti 
e  dei  settarii,  2  voi.  in  8.° 

i3.  L'uomo  apostolico  diretto 
per  ascoltare  le  confessioni,  in  la- 
tino, 3  voi.  in  4'° 

14.  Le  Glorie  di  Maria,  2  voi. 
in  8." 

1.5.  Opere  spirituali,  ossia  l'amo- 
re dell'  anima,  e  le  Visite  a!  santis- 
simo Sacramento,  2  voi.  in  12.",  tra- 
dotte anche  in  francese.  Le  visite  al 
Ss.  Sacramento  ebbero  per  tradut- 
tore in    francese  il   p.  Dorè,  gesui- 


ALF 
ta  lorenese.  Noi  abbiamo  registrate 
in  ispezieltà  nel  precedente  elenco 
quelle  edizioni,  che  uscirono  in  Ve- 
nezia per  cura  e  con  le  stampe  del 
Remondini,  il  quale  ebbe  la  gran- 
de ventura  di  mantenere  coli'  auto- 
re una  letteraria  corrispondenza. 
Le  opere  di  questo  santo  videro 
anche  la  luce  dapprima  a  Na- 
poli ,  o  in  quel  regno ,  a  Roma , 
da  poco  in  Monza  pel  Corbetta , 
ed  in  Venezia  per  V  Antonelli . 
Haunovi  ancora  di  lui  molte  al- 
tre opere  di  pietà  assai  pregiate , 
tra  le  quali  delle  Preparazioni  al- 
la messa  e  de'  RendiinenLi  di  gra- 
zie per  ciascun  giorno  della  setti- 
mana. 

ALFONSO  RoDRiGUEz  (b.),  coa- 
diutore temporale  formato  della 
Couqjagnia  di  Gesù ,  che  il  Som- 
mo Pontefice  Leone  XII  dichiarò 
beato  con  breve  del  dodici  giu- 
gno 1825.  Nacque  in  Segovia  nel- 
la Spagna,  ai  25  luglio  dell'anno 
i53r.  Devoto  a  Maria  Santissima 
fin  da'  primi  anni,  perdute  a  ca- 
gione di  sinistre  vicende  famigliari 
le  sue  sostanze,  orbato  della  moglie 
e  di  due  figliuoli  che  s' ebbe  da 
santo  connubio ,  divcltosi  da  ogni 
affetto  a  cosa  del  mondo,  nella  ve- 
nerabile compagnia  di  Gesù  a  Dio 
si  consacrò,  e  divenne  di  quella  raro 
ornamento .  Primo  de'  suoi  pensieri 
faceva  egli  l'  amore  a  Dio ,  alla 
umanità  santissima  di  Cristo ,  alla 
santa  Vergine  e  al  prossimo  suo. 
Umiltà,  obbedienza,  carità,  come 
tre  gemme  legate  in  uno  anello  ei 
rispettava,  e  quant' altri  mai  pre- 
diligeva. Entrato  era  nella  Compa- 
gnia per  farsi  santo:  non  attendeva 
dunque  a  cosa,  che  l' acquisto  di 
tutte  le  possibili  virtìi  gli  conten- 
desse. Per  osservare  piìi  fedelmen- 
te la  castità,  udendo  la  santa  mes- 


ALG  2^9 

sa,  ne  rinnovava  il  voto  ogni  giorno. 
Ebbe  il  dono  di  altissima  contem- 
plazione ,  ed  era  della  gloria  di  Dio 
zelantissimo.  Perchè  il  suo  grado 
non  consentivagli  di  predicare  ai 
popoli  solennemente,  suppliva  con 
fervide  orazioni  al  Signore  a  conver- 
sione de'peccatori,  pronto  a  sofferire 
i  tormenti  eterni  per  altrui,  purché 
tutti  andassero  salvi,  e  Dio  ne  fosse 
glorificato.  Menò  la  vita  in  mezzo 
alle  austerezze  più  crude;  al  che 
se  aggiungansi  i  diuturni  morbi,  che 
ne  dilaniarono  il  corpo,  pare  quasi 
incredibile  eh'  ei  toccasse  la  età  di 
ottantasei  anni.  Quantunque  il  ma- 
lore, che  lo  affliggeva,  fosse  cosi  gi-a- 
ve,  che  se  a  brano  a  brano  gli  si 
recidevano  le  membra,  diceva ,  non 
avrebbe  patito  tanto;  infievolito  nel 
corpo ,  mostrò  l'  animo  ravvalorato 
da  invitta  pazienza  ;  e  se  un  quarto 
d'ora  soltanto  gli  avveniva  di  tregua 
allo  spasimo ,  doleasi  di  non  aver 
patito,  e,  non  patendo,  dicea  di  non 
meritare  :  tanto  avea  1'  occhio  e  il 
pensiero  nel  conformar  sé  medesi- 
mo alla  imagine  del  Crocifisso,  mi- 
rando il  quale  appunto  spirò  la 
vigilia  degli  Ognissanti  l'anno  16 17. 

ALFREDA  (s.)  F.  s.  Eteldrita. 

ALGARVE  od  ALGA  REE.  Pro- 
vincia del  Portogallo.    F .   Silves. 

ALGERI,  ossia  Giulia  Cesarea. 
{^Algerian.,sive  Julia  Ccesarea).  Gran- 
de, bella,  forte  e  ricchissima  città 
dell'  Africa ,  con  residenza  di  un  ve- 
scovo ,  diocesi  nuovamente  eretta 
dal  Sommo  Pontefice  ora  regnau- 
te.  Era  già  capitale  della  reggenza 
di  Algeri  dominala  dal  Dey,  co- 
me viceré  dell'  impero  ottomano. 
Il  regno  di  Algeri ,  il  più  grande 
della  Barbarla ,  comprendeva  tut- 
ta la  porzione  settentrionale  del- 
l' Africa ,  chiusa  fra  il  grande  A- 
tlante    ed    il    mare  :    estensione    di 


afìo  ALG 

paese  di  duecento  leghe  di  lun- 
ghezza sopra  settanta  a  ottanta  di 
larghezza  ,  eh'  era  occupata  anti- 
camente dalla  Numidia  e  dalla  Mau- 
ritania .  Dopo  Algeri,  le  più  ce- 
lehri  città  sono  Costantina,  I'  antica 
Cirta,  e  Bona  presso  Ippona,  già 
sede  vescovile  del  dottor  della  chie- 
sa sant'Agostino.  I  primi  abitatori 
d'Algeri  furono  i  getuli  ed  i  libii. 
I  medi,  i  persiani  e  gli  armeni,  che 
avevano  seguito  Ercole  in  Ispagna, 
passarono  sulle  coste  d' Algeri,  e, 
mescolati  con  i  primi  abitatori,  for- 
marono i  numidii  (  così  chiamati 
perchè  non  avevano  stabili  abita- 
zioni )  ed  i  mori.  Quei  popoli  fu- 
rono successivamente  conquistati  dai 
romani,  dai  vandali,  dai  greci  di 
Costantinopoli,  e  finalmente  dagli 
arabi,  che,  invasa  l'Africa  settentrio- 
nale al  principio  dell'ottavo  seco- 
lo, foi'zarono  i  cristiani  a  riceve- 
re r  islamismo .  Gli  arabi ,  pas- 
sati anche  in  Europa,  ne  furono 
scacciati  dagli  eserciti  di  Ferdinando 
V  d'Aragona  e  da  Isabella  di  Casti- 
glia  nell'anno  i493,  venendo  inse- 
guiti fin  sulle  coste  dell'  Africa.  Nel 
j5o4  venne  preso  ad  essi  il  forte 
presso  Orano,  e  quattro  anni  ap- 
presso lo  stesso  Ferdinando  V  in- 
viò contro  di  essi  un'  armata 
comandata  dal  celebre  Cardinale 
Francesco  Ximenes  di  Cisneros , 
arcivescovo  di  Toledo,  primo  mi- 
nistro ed  inquisitore  della  Spa- 
gna, che  s'impadronì  di  Orano, 
e  lasciò  a  Pietro  di  Navarra  la  cu- 
ra di  estendere  le  conquiste.  E  già 
nel  i5o8  era  egli  al  possesso  di 
tutti  i  luoghi  forti  nei  contorni 
d'  Orano,  e,  nell'  anno  seguente,  di 
Bugia  e  di  tutte  le  città  della  co- 
.sta.  Algeri,  non  sì  forte  allora  co- 
me lo  è  di  presente,  fu  tra  le  pri- 
me ad  esser  sottomessa.  Por  difcn- 


ALG 
derla  dalla  parte  del  mare,  gli  spa- 
gnuoli  fabbricarono  una  fortezza 
sopra  un  ammasso  di  scogli  dirim- 
petto alla  città.  Questi  riuniti  di- 
poi con  un  argine  alla  città  stessa, 
costituirono  piìi  tardi  il  baluardo 
di  un  nido  di  corsari,  da  cui  furono 
poste  non  rade  volte  in  angustia  le 
maggiori  potenze,  ed  obbligate  ad 
annuo  tributo.  Il  rigore,  onde  gli  spa- 
gnuoli  trattarono  i  vinti,  li  fece  esa- 
cerbare siffattamente,  che  alla  mor- 
te di  Ferdinando  (  anno  1 5 1 6  )  si 
rivoltarono,  e  chiamarono  in  aiuto 
il  famoso  corsaro  turco  Ories,  so- 
prannominato Barharossa,  il  quale 
toglieva  agli  spagnuoli  porzione  del- 
le conquiste  nel  i5i6,  s'impadro- 
niva del  governo  di  Algeri,  e  mo- 
riva combattendo  nel  i^iQ.  Gli 
successe  il  fratello  Cair-Eddin,  pur 
soprannominato  Barharossa,  che  per 
mettersi  al  sicuro  dalla  formida- 
bile potenza  spagnuola,  si  pose  sot- 
to la  dipendenza  del  Gran  Signore 
dei  turchi  Selim  I,  il  quale  lo  no- 
minò pascià  e  reggente  di  Algeri, 
e  gli  spedì  un  corpo  di  giannizzeri. 
Dopo  che  Cair-Eddin  si  pose 
sotto  la  direzione  della  Porta  ot- 
tomana, prese  agli  spagnuoli  l'iso- 
la situata  dinanzi  ad  Algeri,  e  nel 
I  53o  la  congiunse  colla  terra  ferma 
mercè  quell'  argine  di  cui  facemmo 
menzione.  Formato  di  esso  un  uti- 
le porto,  sparse  colla  sua  flotta  il 
terrore  nelle  potenze  cristiane.  Però 
nel  mentre  che  Cair-Eddin  andava  a 
Costantinopoli  per  informare  il  di- 
vano sulla  necessità  di  ridurre  Al- 
geri ad  ima  fortezza  vieppiù  for- 
midabile, lasciava  in  sua  voce  certo 
Assan  sardo  di  nascita ,  che  prose- 
guiva nelle  piraterie.  Fu  allora  che 
Carlo  V  divisò  di  vendicare  le  scon- 
fitte degli  spagnuoli.  d'  impadro- 
nirsi di    Algeri,  e    liberare  il     ma- 


ALG 

re  da  quelle  molestie.  Invitò  il 
Pontefice  Paolo  HI,  Farnese,  a  col- 
legarsi  a  lui .  Paolo,  quantunque 
mal  fermo  di  salute,  andò  a  Luc- 
ca (anno  i54i),  afllne  di  dissuade- 
re l'imperatore  da  quella  spedizione; 
ma  Carlo  V,  con  due  armate,  com- 
poste del  più  forte  che  avessero 
la  Spagna  e  1'  Italia ,  si  affacciò 
ad  Algeri  e  vi  pose  1'  assedio.  Se 
non  che  una  tremenda  huriasca 
disfece  quasi  tutta  la  flotta ,  e  le 
onde  del  mare  inghiottirono  cir- 
ca centocinquanta  navi  ed  otto  mila 
uomini.  Quindi,  imbarcatosi  il  resto 
dell'esercito  imperialo  colla  maggior 
confusione,  Assan  potè  uscire  da  Al- 
geri, e  distruggere  quasi  tutti  i  ca- 
valieri gerosolimitani.  Dopo  tale  av- 
venimento gli  Algerini  si  riputaro- 
no invincibili,  estesero  le  barbare 
loro  piraterie  ne' mari  Mediterraneo, 
ed  Atlantico,  ed  imposero  tributi 
alle  nazioni.  Nel  i635  sotto  la  prò» 
lezione  di  Cromwell,  e  nel  1670 
sotto  il  regno  di  Carlo  II,  gì'  ingle^ 
si  fecero  lispettare  dagli  Algerini  la 
bandiera  d'Inghilterra,  bruciando 
loro  alcuni  vascelli.  Duquesne,  ce- 
lebre ammiraglio  francese,  per  or- 
dine di  Luigi  XIV  il  Grande,  nel 
1682  e  nel  i683,  fece  bombardare 
Algeri,  la  quale  spediva  ambasciato- 
ri al  re  di  Francia  ad  implorare 
la  clemenza  di  Luigi  XIV .  Non 
perciò  desisteva  dalle  sue  incursio- 
ni; e  sebbene  nel  i']']^  il  re  di  Spa- 
gna Carlo  III  spedisse  l'ammiraglio 
Pieilly  con  un  esercito  di  trenta  mila 
uomini  ad  attaccarla  per  mare  e 
per  terra,  pm-e  giunse  a  vigorosa- 
mente respingerli,  ed  a  sollevarsi 
qu"  (li  a  maggiori  pretese.  Nondi- 
meno, sotto  il  regno  dello  stesso  Car- 
lo III,  tornarono  gli  spagnuoli,  nel 
1783  e  1784,  ad  assalire  Algeri 
senza  riportarne  vantaggio  veruno. 


A  L  G  9.(1 1 

Mentre  l' Italia  si  vedeva  oppressa 
dai  corsari  algerini,  e  l'Olanda,  la 
Danimarca,  la  Svezia  ed  altre  na- 
zioni erano  tenute  a  pagare  uà 
annuale  tributo,  per  evitare  le 
loro  depiedazioni ;  mentre  i  cri- 
stiani indotti  venivano  spesso  a  rin- 
negar la  fede  ed  abbracciare  1'  Alco- 
rano, nel  18  IO  la  potenza  di  Alge- 
ri fu  alquanto  umiliata  dalle  na- 
vi degli  Stati  Uniti,  e  dall'  am- 
miraglio inglese  Lord  Exmouth  , 
nel  18 16,  bombardata  in  maniera 
da  por  fine  alla  schiaviti!  dei  cri- 
stiani. Un  insulto  fatto  da  Ussein 
pascià,  l'ultimo  Dey,  nel  mese  di 
aprile  1827,  al  console  francese,  in- 
dusse il  re  Carlo  X  a  spedire  con- 
tro Algeri  una  formi<labile  flotta,  la 
quale  comandata  dal  valoroso  ma- 
resciallo Bourmont,  nel  giugno  i83o, 
rese  la  Francia  signora  di  quel  ni- 
do di  pirati,  che  per  tanti  secoli 
danneggiarono  l'Europa.  Da  Algeri 
passarono  i  francesi  ad  occupare 
Barcas,   Orano  e  Costantina. 

Sollecito  il  re  dei  francesi  Luigi- 
Filippo  pel  mantenimento  della  cat- 
tolica religione  ne'  suoi  sudditi  di- 
moranti in  Algeri,  e  per  la  propa- 
gazione della  fede  in  quei  dominii, 
correndo  l'anno  i838,  supplicò  il 
regnante  Pontefice  Gregorio  XVI, 
perchè  erigesse  Algeri  in  vescovato, 
presentandogli  per  primo  vescovo 
d.  Antonio  Adolfo  Dupuch,  sacer- 
dote dell'  arcidiocesi  di  Bordeaux, 
vicario  generale  di  cpiell'  arcivesco- 
vo, e  canonico  in  quella  metropo- 
litana. Quindi  il  Pontefice  colla  co- 
stituzione Sìngulari,  emanata  ai  die- 
ci agosto  i838,  eresse  in  vescova- 
to Giulia  Cesarea ,  ovvero  Algeri , 
ed  al  grado  di  cattedrale  la  chie- 
sa in  detta  città  dedicata  a  san 
Filippo  apostolo,  il  quale  predi- 
cò   r  Evangelo  in    Etiopia.    Queste» 


?.6-2  ALG 

nuova  sede  vescovile  fu  resa  suP- 
fraganea  dell'  arcivescovato  di  Aix 
nella  Provenza ,  ed  in  virtù  della 
antidetta  bolla,  le  fu  conceduto 
di  estendere  la  sua  giurisdizio- 
ne per  tutto  r  antico  regno  al- 
gerino, e  sulle  chiese  in  esso  esisten- 
ti. I  frutti  della  mensa  vescovile 
furono  tassati  a  3 70  fiorini  di  ca- 
mera ,  e  fu  stabilito  che  la  chiesa 
cattedrale,  il  seminario,  l'episcopio 
e  la  mensa  vescovile  fossero  dota- 
te e  mantenute  dal  re  dei  france- 
si. Al  momento  della  consecrazione 
monsignor  Dupuch,  vescovo  d'  Alge- 
ri, nel  vigesimottavo  giorno  di  otto- 
bre i838,  da  Bordeaux  diresse  alla 
sua  diocesi   una  lettera  pastorale. 

Prima  che  Algeri  fosse  eretta  in 
vescovato,  la  missione  ei'a  affidata 
ai  Lazzaristi  di  Francia,  il  supe- 
riore de' quali  avea  il  titolo  di  vica- 
rio apostolico.  In  Algeri  vi  aveva 
uno  spedale  regio  de'  padri  tri- 
nitari! di  Spagna  ,  amministrato 
dal  cappellano  del  console  spa- 
gnuolo  ;  una  piccola  cappella  vica- 
riale pei  cattolici  franchi ,  e  due 
cappellani  pei  così  detti  bagni,  do- 
ve si  rinchiudevano  gli  schiavi.  Oc- 
cupata poi  la  città  dai  francesi,  ven- 
ne abbattuta  una  moschea,  per  fab- 
bricarvi una  chiesa  pei  cattolici. 
Spettava  al  vicario  d'Algeri  veglia- 
re sulle  missioni  di  Tunisi  e  Tri- 
poli, deputandovi  provicarii  e  pre- 
fetti. 

Algeri  era  già  stata  sede  vescovile 
della  Mauritania  Cesariana,  e  me- 
tropoli. En)erito,  suo  vescovo  do- 
natista ,  fu  uno  dei  sette  attori  nel- 
la conferenza  di  Cartagine,  pel  par- 
tito di  Donato.  Deutero,  cattolico, 
era  uno  dei  custodi  delle  tavole  pei 
cattolici. 

ALGEZIRA.  Città  vescovile  nella 
Spagna.    Questa    piccola,    ma  folte 


ALG 

città  dell'  Andalusia  ,  chiamata  an- 
che vecchia  Gibilterra,  non  è  che 
due  leghe  distante  da  Gibilterra 
medesima.  Ha  porto  e  fortezza,  una 
volta  di  qualche  importanza.  Ma 
dopo  la  distruzione  sofferta  allor- 
quando i  mori  invasero  la  Spagna, 
a'  tempi  del  re  Pietro ,  essa  piìi 
non  risorse.  Gli  arabi  se  ne  impa- 
dronirono nel  712,6  la  possedette- 
ro per  oltre  sei  secoli.  Finalmente, 
dopo  lunghissimo  assedio,  riuscì  ad 
Alfonso  XI,  re  di  Lione  e  di  Ca- 
stiglia,  di  conquistarla  a'  a6  marzo 
i344'  I"di  il  Sommo  Pontefice  Cle- 
mente VI,  Roger,  residente  in  Avi- 
gnone, nel  concistoro  celebrato  nel 
134^1,  annuendo  alle  preghiere  del 
detto  re  Alfonso  XI,  la  eresse  in  ve- 
scovato ,  che  più  non  esiste.  Nel 
porto  di  Algesira,  i  francesi  coman- 
dati da  Linois,  sebbene  con  forze 
inferiori,  nel  1801,  riportarono  sugli 
inglesi    un    navale  vantaggio. 

ALGHERO  o  ALGHER  (Alga- 
rea.).  Città  con  residenza  vescovile, 
nella  Sardegna.  E  situata  sulla  co- 
stiera ad  egual  distanza  da  Rosa 
e  da  Sassari- in  un  luogo  dove  sor- 
geva allre  volte  il  porto  di  Cora- 
codes,  di  cui  appresso  Tolomeo  vieti 
fatta  menzione  .  Essa  è  piccola  , 
ma  bella  ,  forte  e  ben  popolata . 
Credesi  che  fosse  fondata  da  una 
colonia  di  barcellonesi  ,  forse  per 
motivo  che  il  popolo  parla  la 
lingua  catalana.  Era  divenuta  de- 
serta per  le  gueri-e  de'  re  d' Ara- 
gona, stati  sovrani  dell'  isola  di  Sar- 
degna .  Alghero  nelle  sue  coste  è 
ferace  di  coralli,  de'  quali  si  fa  ab- 
bondante pesca.  Fu  innalzata  a  ve- 
scovato sul  principio  del  X\T  se- 
colo, e  le  fu  unito,  quasi  allo  stes- 
so tempo,  quello  di  Oristano.  E 
sulfraganea  dell'  arcivescovato  di 
Sassari.    La  sua    cattedrale  è  dcili- 


ALI 

Celta  alla  Immacolata  Concezione  di 
Maria  Vergine  :  il  capitolo  ha  tre  di- 
gnità, di  cui  la  prima  è  1'  arciprete, 
e  conta  quattordici  canonici.  La  tassa 
consiste  in  278  fiorini.  JVella  città 
trovansi  sette  conventi  di  religiosi , 
un  monistero  di  monache,  delle  con- 
fraternite, uno  spedale  e  seminario. 

ALIA  [Halien.).  Città  vescovile  in 
parlibus  nell'Armenia  minore,  suf- 
iiaganea  di  JNeocesarea. 

AlACkm^kS>SO{Halicamassen.). 
Città  vescovile  in  partibus  della 
provincia  di  Caria,  diocesi  di  Asia, 
sufFraganea  di  Stauropoli.  E  cele- 
bre siccome  patria  di  Erodoto  e  di 
Dionigi  detto  d' Alicarnasso.  Un  tem- 
po era  la  capitale  dei  re  di  Caria, 
e  altre  volte  chiamavasi  Zephyra. 
A'  nostri  giorni  porta  il  nome  di 
Castel  di  s.  Pietro,  o  Riessi.  I  tur- 
chi la  chiamano  Boutran. 

ALIDOSI  Francesco,  Cardinale. 
Francesco  Alidosi,  nato  di  nobile 
stirpe ,  ottenne  il  vescovato  di  Mi- 
leto,  e  neir  anno  1 5o5  quel  di  Pa- 
via. Giulio  II,  neir  anno  medesimo, 
Io  decorò  del  Cardinalato  col  titolo 
de' ss.  Nereo  ed  Achilleo,  quantun- 
que il  sacro  Collegio  non  ne  fosse 
contento.  Inviatolo  presso  la  cor- 
te di  Luigi  XII,  re  di  Francia, 
col  carattere  di  legato  a  latere,  gli 
conferì  poscia  il  governo  della  pro- 
vincia del  Patrimonio,  e  nel  i5io 
gli  assegnò,  a  titolo  di  perpetua  am- 
ministrazione, il  vescovato  di  Bolo- 
gna. Invaghitosi  Francesco  di  ot- 
tenere il  porsesso  della  città  d' Imo- 
la ,  che  alla  sua  famiglia  antica- 
mente apparteneva ,  non  potendo- 
lo conseguir  dal  Pontefice,  si  rivol- 
se al  partito  del  re  di  Francia,  che 
allora  faceva  la  guerra  con  P^oma, 
e,  introdotti  per  tradimento  i  fi-an- 
cesi  in  Bologna ,  consegnò  la  città 
nelle    loro    mani.    Eccitatasi    quindi 


ALI  263 

gran  sedizione,  il  popolo  che  odia- 
va il  legato  pel  suo  mal  vivere,  for- 
temente irritato,  lo  cercava  a  mor- 
te. Ei  si  fuggì  travestito  ;  ma  lico- 
nosciuto  dal  duca  di  Urbino ,  del- 
la Roi'cre,  nipote  di  Giulio  li,  ge- 
nerale dell'  esercito  Pontificio ,  ne 
riportò  una  ferita  di  lancia,  che  Io 
stese  morto  sid  fatto.  Ciò  accadde 
l'anno  i5ii.  P^.  Murnlorì ,  Annali 
d' Italia  j  t.  X,  parte  I. 

ALIFE  e  TELESE.  Diocesi  u- 
nite  nel  regno  delle  due  Sicilie  {A- 
liplian.  et  Thelesin.).  Alife  è  cit- 
tà antichissima,  situata  sul  Voltur- 
no ,  in  una  pianura  ai  piedi  del 
monte  Apennino  nella  Terra  di  La- 
voro. Ebbe  ad  abitanti  gli  osci  ed 
i  sanniti ,  e  venne  dipoi  signoreg- 
giata dai  romani.  Nella  guerra  so- 
ciale, il  valoroso  romano  Fabio  Mas- 
simo rese  in  Alife  la  pariglia  ai 
sanniti,  poiché,  dopo  avergli  compiu- 
tamente disfatti,  li  ol)bligò  a  passa- 
re sotto  il  giogo.  Fabio  ristaurò  la 
città  di  Alife,  che  divenne  prima  pre- 
fettura, e  poi  colonia  romana.  Al- 
la caduta  dell'impero,  Alife  fu  ab- 
bruciata dal  conte  Celano,  capitano 
dell'  imperatore  Federico  II.  Quan- 
tunque in  rovina,  essa  è  ancora  cin- 
ta con  mura  di  straordinaria  so- 
lidità ;  vi  si  osservano  gli  avanzi 
di  un  anfiteatro,  e,  ad  una  lega  in 
circa  di  distanza ,  vcggonsi  tuttavia 
le  antiche  sue  terme.  Si  congettura 
che  il  vangelo  vi  sia  stato  annun- 
ciato non  più  tardi  che  nel  San- 
nio  ed  a  Benevento.  Alcuni  vorreb- 
bono  avervi  s.  Silvestro  Papa ,  nel 
3i45  instituito  un  vescovato;  ma 
ciò  è  incerto.  Bensì  nel  secolo  V  si 
fondò  in  essa  la  sede  vescovile,  che 
sotto  Giovanni  XIII,  divenne,  l'anno 
969,  suffraganea  di  Benevento,  quan- 
do quest'  ultima  fu  elevata  al  gra- 
do   arcivescovile.     Il    vescovato    di 


264  ALI 

Alife  fu  unito  all'altro  di  Telese 
nella  stessa  provincia.  Rovinata  la 
città  pel  disastro  recatole  dal  capi- 
tano imperiale ,  e  fatta  l' aria  mal- 
sana, ne  scemai'ono  gli  abitanti,  ed 
il  vescovo  stabiPi  sua  dimora  nel- 
la città  di  Pedemonte ,  diocesi  di 
Alife ,  ed  a  Cerretto  nella  diocesi 
unita  di  Telese. 

La  cattedrale  di  Alife,  dedicata 
a  s.  Sisto  Papa  martire ,  è  bella 
chiesa  di  antica  architettura,  offi- 
ciata da  dodici  canonici ,  tra  i 
quali  si  contano  due  dignità  ,  di 
cui  la  prima  è  l' arcidiacono.  Pe- 
demonte ha  due  collegiate ,  confra- 
ternite ,  ospedale  e  seminario.  La 
tassa  è  di  240  fiorini.   V.   Telese. 

ALIL.  Città  vescovile  della  dio- 
cesi d'  Asia  nella  Frigia  Pacaziana, 
sulFraganea  alla  metiopoli  di  Lao- 
dicea. 

ALINDA.  Città  vescovile  della 
diocesi  d' Asia ,  provincia  di  Caria 
sotto  la  metropoli  di  Afrodisiade. 
Era  un  tempo  assai  fortificata. 

ALIPIO  (s.),  nato  in  Tagaste  nel 
secolo  IV  da  riguardevole  e  ricca  fa- 
miglia, fu  allievo  di  s.  Agostino,  che 
amavalo  al  sommo  e  n'  era  conve- 
nevolmente l'iamato.  A  cagione  di 
alcune  amarezze  tra  il  precettore  e 
suo  padre,  Alipio  interruppe  gli  stu- 
dii.  In  questo  mezzo  i  giuochi  cir- 
censi, frequentissimi  in  quella  città, 
lo  allettarono  fatalmente  ;  e,  se  non 
fosse  stato  che  Agostino,  senza  sapu- 
ta del  padre ,  accettasse  in  iscuola 
il  discepolo,  e  gli  desse  lezioni,  non 
sarebbe  uscito  del  pericolo  dove 
avea  posto  il  piede.  Ottenuta  dal 
genitore  licenza  di  ritornare  alla 
scuola  di  Agostino,  seguitò  col  mae- 
stro le  superstizioni  de'  manichei. 
Condottosi  a  Roma  per  addottrinarsi 
nelle  leggi ,  divenne  un'  altra  volta 
amatore    degli    spettacoli    circensi , 


ALL 

benché  li  aliborrisse  dapprima;  non- 
dimeno continuava  gli  studii.  Rego- 
lato ne'  costumi ,  amante  della  giu- 
stizia ed  oltre  modo  disinteressato , 
essendo  assessore  appresso  l' offizio 
del  tesoriere  d'  Italia,  fu  inaccessi- 
bile alla  corruzione.  Quando  san- 
to Agostino  mosse  alla  volta  di 
Roma,  Alipio  si  congiunse  a  lui 
nella  piìi  stretta  amicizia,  e  lo  se- 
gui a  ^Milano,  dove  si  convertirono 
ambidue,  e  furono  battezzati  da  san- 
to Ambrogio.  Formarono  a  Taga- 
ste una  comunità  di  persone  pie , 
le  quali,  allorché  Agostino  fu  fat- 
to vescovo  d'  Ippona  ,  lo  segui- 
rono tutte  ed  entrarono  nel  mo- 
nistero ,  che  egli  fecevi  edificare . 
Potè  Alipio  stringere  amicizia  con 
san  Girolamo  quando  visitò  per 
divozione  la  Palestina ,  donde  ri- 
tornato ,  fu  eletto  vescovo  di  Ta- 
gaste circa  r  anno  3o3.  Aiutò  l' Ip- 
ponense  in  tutto  ciò  che  sci'isse  o 
fece  contro  i  donatisti  ed  i  pela- 
giani.  Assistette  a  diversi  concilii, 
imprese  parecchi  viaggi,  e  zelò  in- 
defessamente, fino  a  tarda  vecchiez- 
za, la  gloria  di  Dio  e  della  Chiesa. 
Lo  si  crede  morto  nel  4^9?  o  in 
quel  torno.  E  nominato  nel  mar- 
tirologio romano  al  di    i5  agosto. 

ALLACCI  Leo:ve  ,  custode  della 
biblioteca  vaticana,  nacque  nel  i586, 
da  genitori  greci  scismatici,  nell'  iso- 
la di  Scio.  Fece  i  suoi  primi  studii 
in  Calabria  presso  la  famiglia  Spi- 
nelli, e  dipoi  si  applicò  in  Roma  alla 
umanità,  alla  filosofìa  e  alla  teologia 
nel  collegio  dei  greci.  Fu  eletto  vi- 
cario generale  da  Bernardo  Giusti- 
niani vescovo  di  Anglona .  Dopo 
due  anni  si  recò  di  nuovo  a  Scio, 
chiamatovi  dal  vescovo  di  quel!'  iso- 
la Marco  Giustiniani.  Passati  alcuni 
anni,  ritornò  a  Roma,  ove  ottenne 
la  laurea  in  medicina  ;  e  poco  dopo 


ALL 

fu  nominato  professore   del  collegio 
(lei    greci.  Nel    167.  x,   Gregorio  W 
lo  inviò  in  Germania  per    iar  tras- 
ferire   a    Roma    la  biblioteca    pala- 
tina di  Heidelberg,  regalala  al  Som- 
mo Pontefice.    In   seguito  prestò  il 
suo    servigio    ai    Cardinali    Incili    e 
Barberini,    e    dedicossi  a  compone 
varie  opere,  nonché    a  trarre    dalle 
biblioteche  alcuni  scritti,  che  senza 
di  lui    sarebbero    stati    sepolti    nel- 
l'obblio.    Alessandro  VII    gli  affidò 
la  custodia  della  biblioteca  vaticana. 
L'Allacci     mostrò     molto    impegno 
per  unire  i  greci  ai  latini,  e  sostenne 
con     infocato     zelo     i    diritti    della 
Chiesa  Romana  e  l'autorità  del  suo 
Capo.    Dopo  ima  vita  tutta    dedita 
allo  studio,  ed  aliena  dalle  dignità, 
morì  in  Roma  nel    i66g.    Le  ope- 
re ,    cui  diede  alla  luce ,  altre  sono 
di  esso  lui  composte,    altre  di  an- 
tichi autori  sui  quali  fece  dei   com- 
menti.   Tra    le  prime    si    annovera 
mi    trattato  Sul  perpetuo    consenso 
(Iella    Chiesa   orientale  ed  occiden- 
tale,   con    due    dissertazioni ,    l' una 
Sulle  domeniche  e  le  settimane  dei 
greci,  Y  altra  Sulla  messa  dei  Pre- 
santijicati.  Compose  un  trattato  Snl- 
V accordo  perpetuo  della  Chiesa  gre- 
ca e  latina  sì  riguardo  alla  fede , 
che  ai  costumi,  un  altro  Sull'ottavo 
sinodo  di  Fozio,  ed  uno  Sulla  dis- 
sertazione   di    un  giovane  scolare , 
intorno  all'  attuale  chiesa  greca,  li 
autore    di   una    Difesa  del  concilio 
d'  Efeso  e  di  s.  Cirillo  sulla  proces- 
sione  dello  Spirito  santo,    e  di  lui 
compendio    sopra    questo    soggetto , 
ove  espone  il  vero  stato  della  que- 
stione.    Scrisse    alcune    esercitazioni 
Sulprefazio,  un  trattato  Sulla  con- 
cordia   delle  nazioni   cristiane  del- 
l' /l  sia,  Àfrica  ed  Europa  nella  fede 
cattolica ,    la    versione    della  storia 
del  concilio  di  Firenze,  sui  riti  dei 

VOL.     I. 


ALL  26? 

greci,  sull'età  e  gì' infersdziì  che  si 
richiedono  nella  collazione  degli  or- 
dini, sui  templi,  sul  vestibolo,  sulle 
liturgie,  sul  libro  dei  vangeli  e 
delle  epistole,  su  cjuello  dell'ufficio 
ecclesiastico,  sul  salterio ,  chiamato 
oetono,  sul  libro  intitolato  paracleti- 
co,  sul  triodon,  sul  menologio,  sìil- 
V  orologio  ,  sulV  antologia,  sul  dia- 
conico e  sul  panegirico.  Altre  opere 
egli  compose,  in  cui  die'  a  dive- 
dere quanto  vasta  fosse  la  sua  eru- 
dizione. 

Fra  gli  scritti,  che  videro  la    luce 
mercè  le  cure  di  lui,  si  possono  an- 
noverare i  seguenti   di    antichi    au- 
tori :  una  Collana  dei   padri  greci 
sul   profeta   Geremia;    un    trattato 
d'  Eustachio  ,     arcivescovo      d'  An- 
tiochia ,    suW  Esamerone ,    ed    una 
Dissertazione  dello  stesso  autore  del- 
l'Engastriniita    o    della    Pitonessa, 
con     un   Commentario    di    Origene 
sullo  stesso  soggetto.  Inoltre  rese  di 
pubblico     diritto  un'  Aggiunta    alle 
opere  di  s.  Anselmo,  e  le  lettere  di 
s.  Nilo,  nonché  la   Grecia  ortodos- 
sa,  in  due  tomi  contenenti  moltis- 
simi   greci    scrittori    non  prima  co- 
nosciuti, e  da  lui  con  note  illustrali. 
ALLELUIA,   Alleluia    o    Hai- 
lelu-jàli.  Voce  ebraica  non  mai  vol- 
tata in  veruna  lingua,  e  che  significa 
Lodate  il  Signore.    S.    Giovanni,  il 
quale  dalle  rupi  di  Patnios  vide  gli 
angeli    adorare    la    divina    Maestà , 
e  prostrati    al  ti-ono  divino  cantare 
Allelui  a,    Alleluj'a,    insegnò  ai  cri- 
stiani  la  parola  più   acconcia   ad   e- 
sprimere  il  maggior  gaudio  di  un'a- 
nima.   Non    tardarono  i  primi    cre- 
denti  a  servirsi  di   ima  espressione, 
che  dava  loro    il  modo    d' innalzar 
lode  a  Dio  dal  quale  ogni  prosperità 
ripeteano.   Credesi   che    s.   Girolamo 
fosse   il  primo  ad  introdurne  1'  uso 
nel!"  ufficio    divino.    Allelufa,    dice 
34 


266  ALL 

egli,  sin  dai  primi  tempi  della 
Chiesa  pronunciava  il  contadino  cur- 
vo sulla  zappa,  il  lavoratore  solle- 
vante i  massi  per  erte  ripide;  ed 
Alleliija  era  un  invito  al  coro  pei 
monaci.  Ben  presto  s'introdusse  an- 
che nella  liturgia,  e  s.  Agostino  {Ep. 
^6,  1 19  e  Ser.  5,  de  divers.),  fa  fede 
che  in  tutte  le  chiese  dell'  Oriente 
lo  si  cantava  da  Pasqua  a  Pente- 
coste. San  Girolamo  rimprovera  Yi- 
gilanzio  di  essersi  adoperato,  perchè 
nella  chiesa  di  Gerusalemme  non 
si  cantasse,  che  ima  sol  volta  alfan- 
no.  Alcuni  attrijjuiscono  a  s.  Da- 
maso  r  introduzione  dell'  AUeluja 
nella  liturgia;  ma  dal  fin  qui  det- 
to si  conosce,  che  tutto  al  più  a  lui 
può  attribuirsi  il  costume  di  reci- 
tarlo anche  fuori  del  tempo  pasquale. 
Sulla  origine  AeW AUeluja  pubblicò 
mons.  Leonardo  Cecconi  da  Montalto 
una  erudita  Dissertazione,  stampata 
in  Velletri  nel  i  769,  la  quale  fu  ri- 
prodotta dal  Zaccaria  nella  sua  rac- 
colta di  dissertazioni  di  storia  ec- 
clesiastica, tomo  IX,  Dissertazione  I, 
Roma  1794;  un'altra  ne  pubblicò 
ancora  l'abbate  Bellet,  francese  dot- 
tissimo, canonico  di  Condillac,  nel 
1745. 

11  Sommo  Pontefice  s.  Gregorio 
Magno  prescrisse  che  tutto  l' anno 
si  cantasse  ^AUeluja  nella  Chiesa 
latina  :  comando  per  cui  taluni 
lo  accusarono  come  troppo  ade- 
rente ai  greci  riti.  11  santo  fé' 
conoscere  a'  suoi  censori  che  l  uso 
di  cantar  VAlleliij'a  era  stato  intro- 
dotto ancora  a  Roma  da  s.  Damaso 
Papa  neir  anno  384-  Contutlociò  i 
cavilli  degli  avversarli  non  valsero 
ad  impedire  che  le  clùese  d'  Occiden- 
te ricevessero  di  buona  voglia  il  de- 
creto di  Gregoiio  :  che  anzi  quivi 
si  giunse  a  cantare  V  Alleliija  fin 
ftuco  neir  qf/ìcio  pei    defunti,   come 


ALL 

osserva   Baronio   dov'  è    descritto    il 
seppellimento  di  s.  Radegonda. 

In  processo  di  tempo,  dalla  Set^ 
tuagesima  fino  al  sabato  santo,  ven- 
ne prescritto  di  tacere  1'  AUeluja  sì 
nelle  messe,  che  nell'  officio  di  qualun- 
que santo,  e  fu  anche  soppresso  si  nel- 
r  officio  che  nelle  messe  pe'  defunti. 

Alessandro  11,  Badagio,  di  Mila- 
no, Papa,  del  1061  ordinò,  che  nei 
tempi  nei  qviali  era  omesso  il  can- 
to dell'  AUeluja  ,  venisse  suirogato 
il  Laus  tihi,  Domine,  Rex  ccternce 
glori  ce  j  cioè  Lode  a  te,  o  Signore^ 
re  della  eterna  gloria.  Nella  mes- 
sa del  rito  mozzarabico  ,  che  si 
usava  altre  volte  plesso  le  chiese  di 
Spagna,  adoperavasi  1'  AUeluja  nel- 
r  introito  dei  morti ,  e  nella  messa 
dei  vivi  cantavasi  dopo  il  vangelo. 
f^.  Francesco  Antonio  Mondclii,  Dis- 
sertazione  sulla  Liturgia  mozza- 
rahicd  nella  Spagna ,  eh'  è  la  nona 
delle  sue  dissertazioni  nella  parte  il 
della  seconda  decade,  Roma  1792; 
Bernardino  Ferrali  ,  De  vet.  ac- 
clamai. AUeluja  a  cJiristianis  prce- 
lium  inituris  acclamatum,  pag.  384- 

Presso  i  greci ,  secondo  il  pa 
dre  Goar ,  è  recitato  1'  AUeluja 
nella  quaresima,  e  nelle  cercmo- 
nie  funerarie.  Nella  litui-gia  am- 
brosiana, eccettuato  il  tempo  qua- 
l'esimale ,  i  giorni  delle  litanie  e 
delle  rogazioni,  le  vigilie  e  le  fe- 
rie de  exceptato  ,  nelle  messe 
dopo  r  epistola  si  dice  sempre 
r  AUeluja  ,  ed  anche  frctjucn te- 
mente nelle  ore  canoniche:  il  che 
mostra,  oltre  multe  altre  circostan- 
ze, che  a  proprio  luogo  vcilicnio, 
quanta  conformità  abbia  la  liturgia 
ambrosiana    col  rito  greco. 

Sitlonio  Apollinare  ci  ammonisce, 
che  la  voce  AUeluja  eia  anche  in 
bocca  dei  condannali  alle  galere,  i 
quali  la  usavano   siccome  un   mot- 


ALL 

lo  che  alleviava  loro  la  fatica  e  li 
rendeva  più  atti  a  sostenerla  eoa 
rassegnazione.  Quando  non  si  usa 
VAUeluja  nella  liturgia,  suolsi  dire 
che  r  Alleili]' a  è  chiuso.  Cotale  e- 
spressione  innoceiitissinia  diede  luo- 
go a  materiali  forme  inlese  a  chiu- 
dere \' Alh'liija  ,  forme  figlie  della 
rozzezza  di  qualche  luogo  e  di  qual- 
che tempo,  non  mai  approvate  dal- 
la Ciiiesa ,  la  quale  non  rese  uni- 
versali che  ceremonie  grandi ,  su- 
blimi e  deene  di  sé.  Ouindi  vo- 
kasi  nella  chiesa  di  Tul  che  i 
fanciulli  addetti  al  coro,  nel  sab- 
bato  prima  della  Settuagesinia ,  con 
grande  apparato  di  vestiario  e  tor- 
ce accese,  acqua  benedetta  ,  in- 
censo e  certe  ceremonie,  seppellis- 
sero V  Alleliija.  Altra  ridicola  for- 
ma ei'a  quella  adoperata  in  vma 
chiesa  cattedrale  non  discosta  da 
Parigi.  Ivi ,  fatto  un  cartoccio  ed 
iscrittovi  Y Alleili j a  con  aurei  carattc- 
rì ,  a  furia  di  percosse  cacciavasi 
dal  coro.  Strane  fogge  si  praticava- 
no, quantunque  non  s\  indecenti, 
nella  chiesa  Antissidoriense,  e  le  re- 
gistra Ducange.  Per  dar  bando  al- 
YAllelitja,  nella  domenica  di  Settua- 
gesima,  se  ne  recitava  l'uffizio,  del 
quale  riportiamo  soltanto  un  pic- 
colo tratto.  Antifona  al  Magnificat: 
Mane  apnd  nos  ìioclie  alleluja  ,  al- 
lelitja:  et  crastìna  die  proficisceris, 
alleluja,  alleluja,  alleluja.  Et  dum 
orliis  ftierit  dics,  andndabis  \'ias  tuas, 
alleluja,  alleluja,  alleluja.  Oremus. 
Deus,  ani  nos  concedis  allelujalici 
cantici  deducendo  soleninia  celebra- 
re j  da  nohis  in  (eterna  beatitudine 
Clini  sanclis  tuis  alleluja  cantanti- 
bus  perpetuimi  feliciter  alleluja  pos- 
se cantare.  Per  Doniinuni,  etc. 

Sì  strane  fogge  sono  fortunata- 
mente abrogate  dappertutto  :  che 
la  Chiesa  cattolica  vive  ancora,  co- 


ALL  267 

me  visse  sempre,  nello  spìrito  del- 
la sua  semplicità  piiiniliva ,  e  ren- 
de agli  uomini  sempre  venerabile 
il  proprio  culto. 

La  mattina  del  sabato  santo,  nella 
messa,  che  si  canta  da  un  Cardinale 
nella  cappella  Papale  con  l'assistenza 
del  Sommo  Pontefice,  finito  il  Gloria, 
il  celebrante  dice  l'orazione,  dopo  di 
che  il  suddiacono  canta  l'epistola: 
poscia  viene  un  altro  suddiacono 
uditore  di  rota,  parato  con  toni- 
cella  bianca;  ed  accompagnato  da 
un  ceremonierc  dice  ad  alta  voce 
dopo  la  genuflessione  appiè  del  so- 
glio Pontificio;  Pater  sancte ,  an- 
nuntio  vobis  gaudiuni  magnuni,  aiiod 
est  Alleluja-  e  poi  baciato  il  piede 
al  Papa,  torna  in  sagrestia. 

Dopo  che  è  stato  annunziato  al 
Papa  tale  cantico  di  allegrezza,  che 
si  tralascia  s'  egli  non  assiste,  il 
celebrante  lo  canta  tre  volte,  al- 
zando ad  ognuna  un  tuono  di  vo- 
ce, e  sempre  gli  risponde  il  coro 
in  contrappunto,  facendo  la  caden- 
za finale  1'  ultima  volta .  Quindi 
due  soprani  anziani  intuonano  il 
versetto:  Confiteniini  Domino,  quo- 
niani  bonus:  quoniani  in  scecidum 
misericordia  ejus,  e  due  altre  cop- 
pie di  soprani  cantano  in  appresso 
il  tratto:  Laudate  Dominum,  onines 
gentes:  ctcollaudateeum,  omnes  popii- 
li.  Quoniam  confirmata  est  super  nos 
misericordia  ejus,  et  veritas  Domi- 
ni manet  in  ccternum. 

ALLEMAGxNA  (Chiesa  di)  F. 
Germania. 

ALLIRIO  o  ALIRIO  (s.),  venne 
alla  luce  nel  cominciare  del  secolo 
IV  sotto  il  regno  di  Costantino  il 
Grande.  Desiderando  egli  di  giugne- 
re  all'acquisto  della  santità,  diodc- 
si  a  tutt'uomo  alla  pratica  d'ogni 
virtù,  e  tanto  profitto  ne  trasse, 
che    venne    innalzato    alla    dignità 


afiS  ALL 

di  vescovo  di  Clermont .  Questa 
chiesa  ebbe  la  ventura  di  essere 
governata  da  pastore  sì  santo  pel 
eorso  di  dieci  lustri.  La  lama  del- 
le doti  egregie  di  lui  pervenne  fino 
alia  reggia  del  tiranno  Massimo,  il 
quale  lo  pregò  di  recarsi  alla  sua 
corte,  per  ottenergli  la  guarigione 
di  una  figlia  ossessa  da  spiriti 
maligni.  AUirio  condiscese  alle  istan- 
ze di  Massimo ,  e  la  giovanetta  re- 
stò liberata.  Dopo  aver  rifiutati  ric- 
chissimi donativi,  partì  alla  volta  di 
Clei-mont;  ma  durante  il  viaggio 
fu  colto  dalla  morte.  Nel  916  fu 
edificato  un  monistei'O  ad  onore  di 
lui,  nel  luogo  stesso  ove  ebbe  la 
tomba.  Qui  si  conservano  anche  ai 
nostri  giorni  le  reliquie  di  santo  Al- 
lirio,  del  quale  si  celebra  la  festa 
nel  dì  5  giugno. 

ALLUCIJVGOLI  Gherardo,  Car- 
dinale. Gherardo  Allucingoli,  di 
nobil  famiglia  lucchese,  fiorì  nel 
secolo  XII,  e,  nel  1182,  fu  creato 
da  Lucio  III,  suo  consanguineo, 
Cardinal  diacono  di  s.  Adriano . 
Celestino  HI  lo  mandò  a  Bene- 
vento perchè  vegliasse  alla  quie- 
te di  quella  città,  e  mantenesse  i 
popoli  circonvicini  nell'obbedienza 
al  re  Tancredi.  Innocenzo  III,  nel 
1 198,  lo  inviò  collo  stesso  carattere 
presso  il  duca  di  Spoleti ,  e  poi 
nella  Terra  di  Lavoro,  affine  di  arre- 
stare gli  arditi  passi  di  Marcualdo, 
che  dissimulando  avevaindolto  il  Pa- 
pa a  spedirgli  alcuni  Cardinali  per 
assolverlo  dalle  censure,  in  cui  era 
incorso.  Lo  stesso  Pontefice  volle 
che  se  ne  andasse  in  Sicilia  come  le- 
gato, acciocché  i  ribelli ,  sommossi 
per  la  morte  della  regina  Costanza, 
ultima  del  saligne  normanno,  si 
riducessero  all'  obb-edienza  di  Fede- 
rico II  suo  figlio.  Prima  che  gli 
fossero  aflidate  (jucsle   incombcuze, 


ALM 

r  Allucingoli  era  stato  eletto  vesco- 
vo dal  clero  della  sua  patria;  ma 
il  Sonano  Pontefice  Lucio  III  cre- 
ilette  di  non  dover  condiscendere 
alle  brame  de'  suoi  concittadini,  scn- 
dochè  r  opera  di  lui  era  necessaria 
alla  Santa  Sede.  Questo  Porporato 
dopo  aver  sostenute  con  somma 
gloria  molte  fatiche,  nel  1201,  chiu- 
se gii  occhi  in  tranquillissima  pace. 

ALLUCINGOLI  Ubaldo,  Cardi- 
nale.   V.   Lucio  IH,  Papa. 

ALLUCINGOLI  Uberto,  Cardi- 
nale. Uberto  Allucingoli,  nobile  di 
Lucca,  fiorì  nel  secolo  XII.  Nel 
dicembre  dell'anno  i  182  fu  crea- 
to A\  Lucio  IH,  suo  parente.  Car- 
dinale prete  del  titolo  di  s.  Loren- 
zo in  Damaso.  Quattro  anni  circa, 
dopoché  fu  assunto  a  quella  dignità, 
verso  l'  anno  i  i  86,  finì  di  vivere. 

ALMACCHIO  (s.),  martire  det- 
to altrimenti  Telemaco,  solitario  di 
Oliente,  fiorì  nel  fine  del  secolo  IV. 
Non  ignorando  le  barbare  pugne 
degli  accoltellatori,  che  per  intere 
città  e  Provincie  erano  cagion  di 
peccato,  a  grande  numei'o  di  ani- 
me detrimento,  lasciò  la  solitudine, 
e  mosse  a  Roma  con  animo  di  ar- 
restare, se  gli  potea  venir  fatto,  dis- 
ordine sì  lagrimevole.  Se  non  che 
lo  zelo  di  lui  per  disgiungere  i  gla- 
diatori che  l'un  l'altro  sgozzavansi, 
costogli  la  vita  il  dì  primo  del  4o4' 
Però,  se  Almacchio  non  potè  per 
sé,  potè,  con  l'abolizione  che  Ono- 
rio imperatore  pubblicò  dopo  lo 
spargimento  del  sangue  di  lui ,  im- 
pedire cosiifatte  battaglie.  Il  nome 
di  Almacchio  si  trova  nel  martiro- 
logio di  Beda  e  nel  romano,  al  dì 
primo  gennaio. 

ALIMEIDA  Tommaso  ,  Cardina- 
le. Tommaso  Almeida,  dei  conti  di 
Avinfe  nel  Portngnilo,  fiorì  nel  se- 
colo X\  Ili.  Disimpegno  da  principio 


ALM 

le  più  onoi'CToli  cariche  eli  quella  cor- 
te. Promosso  dappoi  al  vescovato  di 
Lamego,  fu  trasferito  poco  stante  alla 
chiesa  di  Porto.  Venne  eletto,  nel 
1 7  1 6,  patriarca  di  Lisbona,  e  da  Cle- 
mente XII,  nel  1737  a'  20  dicembre, 
fu  creato  Cardinal  prete  della  S.  R.  C. 
Governò  la  sua  diocesi  circa  trentotto 
anni,  ed  ivi,  coronato  di  meriti,  nel 
1753,  con)piva  i  suoi  giorni. 

ALMERIA(yi//72crzV«.).  Città  con 
residenza  vescovile  nella  Spagna.  E 
posta  air  imboccatura  d'  un  piccolo 
fiume,  che  mette  foce  al  mediterra- 
neo, nel  regno  di  Granata.  Fu  invasa 
dai  mori  nell'ottavo  secolo,  e  veniva 
da  essi  liguardata  come  la  città  più 
interessante  del  loro  regno  tanto  per 
la  fertihtà     del  suolo ,     quanto    pel 
commercio  marittimo.  Alfonso  VI  II, 
re  di  Leone  e  di  Castiglia,  soccorso 
dall'armata  navale    della    repubbli- 
ca di  Genova,  nell'anno   11 47?  i"'" 
cuperò  questa  città    dai  mori  ;    ma 
pochi  anni  dopo,  difendendola  con- 
tro i  mori    stessi    che    nuovamente 
l'assediarono  in  una    battaglia,    vi 
perdette  la  vita,  onde    gli  successe 
al  trono,  nel  1 157,  il  reSancioIII. 
Nel    frattempo    che  Almeria  venne 
da  Alfonso  tolta  ai  mori,  vi  fu  tras- 
ferito il  vescovato  anticamente  sta- 
bilito ad  Abdera  ;  ma ,  ripresa  dai 
mori    la    città ,    il   vescovato    cessò. 
Come  Ferdinando  V,  re  di  Spagna  , 
nel   1492,  ebbe  estinto  l'antico  do- 
minio   dei    saraceni    nella    Spagna, 
e  conquistato  il  regno  di  Granata, 
dopo  dieci  anni  di  guerra  oltremodo 
aspra  ed  accanita,  il  Sommo  Pontefi- 
ce Alessandro  VI,  Borgia,  con  bolla 
emanata  nel  mese  di  aprile  dell'an- 
no   1493,  che  riportasi  a  pag.  2  3o 
del  tomo  IV  del  BoUario  Romano, 
ristabilì  in  Almeria  il  vescovato,  di- 
chiarandolo suffraganeo  dell'  arcive- 
scovato di  Granata.  Il  capitolo  del- 


A  L  INI  a^ 

la  cattedrale  si  componeva  di  sei 
dignità,  otto  canonici,  sei  benefi- 
ciati, ed  altri  ecclesiastici.  Aveanci 
pure  nella  diocesi  quattro  moniste- 
ri  e  settanta  parrocchie. 

ALMIRA  {yllniìren.).  Città  ve- 
scovile in  pardbus  nella  Fenicia 
presso  il  Libano,  sulhaganea  del 
Patriarcato  di  Antiochia. 

ALMUZIA  o  ARMLZIA.  Anti. 
chissimo  abito  canonicale,  volgar- 
mente detto  Gufo,  ylbnutium,  ovve- 
ro AlniiUia,  è  stato  da  principio  lui 
abito  per  lo  più  foderato  di  pelli 
con  cappuccio ,  per  coprire  princi- 
palmente la  testa  e  le  spalle.  la 
Itaha  però  è  anche  usata  in  solo 
panno  di  seta,  così  volendo  la  mag- 
gior temperatura  del  clima. 

Il  Molano,  De  canonicis,  cap.  5, 
è  di  parere  che  il  nome  Alniuzia 
derivi  dalle  due  voci  teutoniche  Ai- 
de MiUse:  il  Macri  però  dice  che 
questo  vocabolo  dev'  essere  corrot- 
to, e  procedente  da  Armus,  che  si- 
gnifica la  spalla  degli  animali ,  e 
che  sia  in  tal  modo  appellata  quella 
veste  dal  portarsi  sulle  spalle,  co- 
me si  pratica  da  molti  canonici. 

Anticamente  tanto  i  laici  che  le 
donne  usavano  le  Alniuzie.  Quan- 
do ne  incominciò  l' uso ,  i  cano- 
nici sì  secolari  che  regolari  le  por- 
tavano dalla  testa  sino  alle  ginoc- 
chia, ma  poi  l'ebbero  più  lunghe. 
In  quei  tempi  le  Almuzie  aveva- 
no la  testa  rotonda,  non  quadra 
nella  maniera  che  i  canonici  di 
Rovxen ,  di  Laon  ed  altri  le  usa- 
vano neir  inverno  sopra  le  cappe. 
Questa  veste,  nei  paesi  settentriona- 
li principalmente,  era  comune  ai  ca- 
nonici, che  assistevano  alle  funzioni 
ecclesiastiche ,  portandola  essi  ora 
sul  capo,  ed  ora  ripiegata  sulle 
spalle.  Allorché  i  canonici  comin- 
ciarono a  lasciar  la  cappa  nell'està- 


270  ALM 

te,  portarono  T  Almuzia  in  testa 
discendente  sopra  la  cotta;  ma  poi, 
recando  loro  troppo  calore,  se  la 
posero  sopra  ambedue  le  spalle,  co- 
me quei  di  san  Vittore.  Molti  og- 
gidì la  portano  sopra  una  spalla 
sola,  e  parecchi  eziandio  la  tengo- 
no sul  braccio  sinistro,  per  portarla 
più  comodamente,  e  come  un  distin- 
tivo. P^.  il  p.  Molinot,  che  spie- 
ga tutte  le  diverse  maniere  di  por- 
tare r  Almuzia. 

In  alcuni  luoghi  i  sacerdoti  re- 
candosi all'  altare  portano  1'  Almu- 
zia in  testa  sui  paramenti  sacri,  ed 
anco  sul  braccio  sinistro;  altrove  i 
novelli  sacerdoti  la  usarono  nel  pri- 
mo loro  sacrifizio.  Il  Gavanto  pe- 
rò disapprova  tal  costume:  Alniutix 
Clini  pianeta,  vel  pluviali  non  de- 
bent  deferri y  ncque  poni  super  al- 
tare. Ora  però  il  ceremoniale  dei 
vescovi  prescrive,  che  qui  solent  gesta- 
re  Alniutiuni,  cwii  assurgimi,  a  sca- 
pulis  ad  brachia  diniittant. 

Nella  incoronazione  degl'  impe- 
ratori in  Roma,  i  canonici  del  Va- 
ticano sovrapponeano  loro  altresì 
una  Almuzia,  a  significare  che  li  ri- 
cevevano nel  numero  dei  canonici 
della  loro  basilica. 

I  monaci  fino  dal  decimo  quar- 
to secolo  usavano  le  Almuzie  assi- 
stendo ai  divini  ulSzii.  Tal  privile- 
gio fu  loro  accordato  dal  Pontefice 
Clemente  V  nel  concilio  di  Vienna, 
anno  i3i  i,  in  cui  le  permise  ad  essi 
di  pelle  o  di  drappo  nero  in  luogo 
delle  cocolle.  Le  canonichesse  re- 
golari di  santa  GenovelFa  di  Ga- 
lioth  avevano  anch'esse  quest'abito 
e  lo  portavano  sulle  braccia.  I  ca- 
nonici d'altronde  adottarono  le  Almu- 
zie nere  coi  fiocchi  bianchi,  portando- 
le sul  braccio  ;  e  ricuoprivano  il  ca- 
po di  velo,  secondo  che  le  monache 
avcano  costume  di  fare. 


ALP 

Delle  Almuzie  canonicali ,  oltre- 
ché nel  suddetto  concilio  di  Vienna  , 
si  fa  menzione  nel  terzo  di  Raven- 
na del  i3i4,  e  nel  quarto  di  es- 
sa del  1 3  1 7  ;  ne'  tre  di  Sens  del 
14615  i47^>  i^aS,  ed  in  molti  al- 
tri celebrati  anche  dopo  quello  di 
Trento,  come  in  quel  di  Milano  del 
1579,  '^  quale  chiama  le  Almuzie 
di  pelle ,  abiti  proprii  de^  cano- 
nici. 

Delle  Almuzie  e  loro  diverse  for- 
me parla  anche  il  Bonanni  nella  sua 
Gerarchia  capo  CX,  dove  si  ripor- 
tano alcune  analoghe  figure. 

ALNA,  ovvero  Alnevik  ,  o  Anu- 
viK.  Città  situata  sul  fiume  Alne 
nella  Nortumberlandia  poco  lungi 
dalla  Scozia.  Si  tenne  in  essa  un 
concilio  nell'anno  709.  In  questo 
si  confermarono  le  donazioni  fatte 
a  parecchi  monisteri. 

ALODIA  (s.),  martire.  F.  s.  Nu- 

NILONA.  , 

ALOGIANI,  detti  anche  Alogi  o 
Teodoziani.  Eretici,  i  quali  nega- 
vano che  G.  C.  fosse  il  Verbo  e- 
terno.  Perciò  i-igettavano  il  vangelo, 
e  l'apocalisse  di  s.  Giovanni.  Dice- 
si che  Teodoto  di  Bizanzio  ne  sia 
stato  l'autore  nel  secolo  secondo. 

ALPI  COZIE,  nell'Italia.  Le 
Alpi  Cozie,  così  dette  dal  principe 
Cozio,  che  per  molto  tempo  le  posse- 
de'/.e  sotto  l' imperatore  romano  Ot- 
taviano Augusto,  formavano  la  quin- 
ta provincia  d' Italia.  Sono  situate 
nella  Liguria,  e  giungono  ai  confini 
della  Gallia.  Contengono  Tortona  , 
Bobbio,  Aqui,   Genova  e  Savona. 

Dalle  epistole  del  Pontefice  s.  Gre- 
gorio I  Magno,  elevato  alla  cattedra 
apostolica  nel  590,  si  ha,  che  la  Santa 
Sede  al  tempo  di  lui  possedev;i  venti- 
tre pingui  patrimonii,  dal  diligentis- 
simo  Cenni  enumerati  nella  sua  ap- 
pendice alla  dissertazione  del  p.  Oi*- 


ALP 

si,  Del  dominio  tcwporale  cli-lla San- 
ta Sede,  rislantpato  colle  sue  note 
jiel  1754,  e  poi  con  nuove  noie  dal 
p.  Soldani.  A  ciascuno  di  questi  pa- 
tiimonii  si  dava  un  distinto  ammi- 
nistratore, col  nome  di  difensore  o 
rettore,  il  quale  soleva  essere  uno 
dei  primari!  chierici  della  Chiesa  llo- 
mana.  rsell'aiino  di  Cristo  707,  sot- 
to il  pontificato  di  Papa  Giovanni 
\  II,  Ariberlo  li,  re  de' Longobar- 
di restituì  alla  Chiesa  le  Alpi  Cozie, 
che  molto  prima  erano  slate  tol- 
te dai  medesimi  re  Longobardi,  co- 
me riporta  Paolo  Diacono,  de  Gest. 
Longohardorum,  appiesso  il  ]Mu- 
r  a  lori  in  Script,  rerum  Ital.  tomo 
I,  p.  499-  Quella  restituzione  ven- 
ne av^alorata  con  reale  diploma 
scrino  a  lettere  d'  oro,  spedilo  al 
Pontefice  Giovanni  VII:  e  ciò  fu 
confermato  dal  re  Liiitpraiido  a  Pa- 
pa Giegorio  li,  sotto  il  (juale  ebbe 
origine  il  dominio  temporale  de  Pon- 
tefici. Alcuni  hanno  voluto  inda- 
gare dove  fosse  situato  il  patri- 
monio sulle  Alpi  Cozie.  Stando  al- 
le parole  di  Paolo  Diacono,  sembra 
che  consistesse  nelle  Alpi  medesime, 
od  almeno  in  un  assai  vasto  terre- 
no di  esse.  Il  Platina,  nella  vita  di 
Giovanni  VII,  che  loda  per  santità 
di  vita,  dice  che  Arlberto  II,  mos- 
so da  religione,  donas>e  alla  Chiesa 
Romana  le  Alpi  Cozie,  con  quanto 
di  paese  v'  ha  da  Torino  fino  a  Ge- 
nova: altri  dicono  che  questa  dona- 
zione fosse  solo  da  Ariberto  II  con- 
fermala. 

ALPIjNO  (s.),  vescovo  di  Chalons 
sulla  Marna,  nacque  a  Baye  da  nobi- 
li e  cristiani  genitori,  nel  territorio 
di  Chalons,  verso  la  fine  del  seco- 
lo IV.  Ebbe  la  gran  ventura  di 
sortire  a  suo  educatore  s.  Lupo  di  Tro- 
yes,  il  cui  nome  basta  ad  un  elogio. 
Pervenne  ad  alto  concetto  di  sanlità. 


ALR  271 

come  doveva  attendersi  ditlla  scuola 
di  tanto  maestro.  Da  ciò  fu  mosso  il 
clero  di  Chalons  ad  eleggerlo  in 
vescovo,  benché  assente.  Egli  si  sa- 
rebbe dato  alla  fuga,  anziché  accet- 
tare carico  sì  formidabile;  ma  l'au- 
torità di  s.  Lupo  ve  lo  li  tenne.  Laon- 
de, consecrato  vescovo  di  Chalons, 
ne  adempì  con  singolare  accuratezza 
gli  ufljzii,  in  tempi  .sommamente  ca- 
lamitosi. La  preghiera  di  lui  fu  po- 
tente a  liberare  il  suo  gi'figge  dal- 
le incursioni  de' barbari  comandati 
da  Attila.  INIorì  dopo  la  metà  del 
quinto  secolo,  ai  7  di  settembre 
(giorno  della  sua  festa)  e  là  ebbe 
tomba  dov'  ebbe  la  culla. 

ALREDO  (b.),  abbate  di  Riedval, 
fioriva  nel  secolo  duodecimo.  jNclla 
prima  sua  età  venne  educato  alla 
corte  del  re  di  Scozia  in  comjKignia 
del  principe  Enrico;  ma  cresciuto 
negli  anni,  rinunziò  alle  grandezze 
del  mondo,  per  abbracciare  lo  sta- 
to monastico.  Si  chiuse  quindi  nella 
abbazia  eh  Pueclval,  dell'  Ordine  «i- 
sterciense,  nella  diocesi  di  \orck. 
Avanzando  di  giorno  in  giorno  nelle 
virtù,  ^n  liputato  degno  di  essere 
eletto  maestro  dei  novizii,  e  poscia 
abbate  di  c|uel  moni  stero  :  dignità 
che  fu  da  lui  ritenuta  fino  al  1 1 G6, 
nel  qual  anno  venne  chiamalo  dal  Si- 
gnore a  cogliere  il  premio  di  sue 
virtù.  L'  Agiologie  di  Bollando  fa 
menzione  della  vita  e  dei  mira- 
coli di  questo  santo  abbate  nel  gior- 
no 12  gennaro.  Alredo  compose  le 
opere  seguenti:  la  Storia  della  guer- 
ra di  Stendardi  nel  11 38;  la  Ge- 
nealogia dei  re  d' Inghilterra  j  la 
Vita  ed  i  miracoli  di  s.  Eduardo  re. 
e  eonfessorej  \aVita  di  una  religiosa 
di  TVathun ,  e  di  s.  Margherita  regi- 
na di  Scoziaj  un  frammento  del- 
l'opera De  relus  Anglix.  I  biblio- 
locarii      inglesi     annovciano     alcuni 


272  ALR 

scrini   di  questo  santo,   i  quali   non 
videro  la  luce,  e  sono  :   un  libro  dei 
miracoli  della  chiesa  di  Haguslalde  j 
la   Pila  di  s.  Niniano  vescovo,  di  s. 
Eduardo,  in  versi  e!ei;;iaci,  di  Davi- 
de re.  di  Scozia:  un  Epitome  della 
vita  dei  re  d'Inghilterra  da  Edelwid- 
fo  padre  del  grande   Alfredo,  fino 
ad  Enrico  II  j  una  cronaca  da  A- 
damo  fino  ad  Enrico  I.    11    padre 
Gibbon  gesuita  raccolse  dei  sermoni 
ed    altre  opere   spirituali    di  questo 
santo,  cui  fece  pubblicare  colle  stam- 
pe nel    i63i.    I  sermoni  sono  tren- 
tuno, e  versano  sulle  calamità,  che  af- 
flissero gì'  israeliti  per  parte  dei  ba- 
bilonesi,   filistei  e  moabiti.  In  questa 
edizione    medesima     sono     riportati 
altri   venticinque  sermoni  sul  vange- 
lo e  sulle  principali  feste  dell'  anno. 
Nella  biblioteca    di  Lione    poi    tro- 
vasi un'altra    opera    di  Alredo,  in- 
titolata   Specidiwi  charitatis,  divisa 
in  tre  libri,  che  trattano  ex  profes- 
so della  carità  e  delle  altre  virtii  cri- 
stiane.  Anche  il  Trattalo  dell'  ami- 
cizia è  diviso  in  tre  libri,  ed  è  stam- 
pato nella  stessa  biblioteca.  Compose 
il  santo  un  Discorso  sul  capo  secon- 
do di  s.  Luca,  ove  si  narra  che  G.  C. 
in  età  di  dodici  anni  fu  trovato   nel 
tempio.  A  lui  è  attribuita  la  regola  del- 
le religiose  claustrali,  di  cui    alcuni 
fanno  autore  s.  Agostino.  Vi  hanno 
altre  opere,  che  si  credono    compo- 
ste da  Alredo,  le  quali  non  furono 
stampate.   Queste   sono  :    la  freccia 
di   Gionata;  dei    tre  uomini j   delle 
diverse    virtìij  una  spiegazione    del 
cantico  dei  cantici  j  del  vincolo  del- 
la perfezione  j  un  dialogo  della  na- 
tura e  finalità  dell'  anima  j  dei  do- 
dici abusi  dei  chiostri j  della  lettu- 
ra evangelica,  adlvone;  un  dialo- 
go   contro    l'uomo    e    la    ragione j 
trecento    lettere  j     ima     raccolta    di 
.srrlte  sentenze  j  dei  costumi  dei  prr- 


ALT 

latij  degli  uffìcii  dei  ministri  j  cen- 
to sermoni  sinodali  ;  un  trattato  del- 
la milizia  cristiana^  uno  della  ver- 
ginità di  Maria  j  la  storia  della 
fon/lazione  de' monisteri  di  s.  Ma- 
ria di  Yorck  e  di  Fontaines. 

ALTARE.  Mensa,  che  ha  l'ap- 
pellazione dalla  sua  forma  di  alla 
ara,  sopra  cui  si  fa  e  si  offerisce 
1'  eucaristico  Sacramento  e  Sacri- 
fìcio. 

§.  L  Forma  dell'  Altare. 

L'  altare   fu  eretto  in  forma    di 
mensa  per  la  ricordanza  della  san- 
tissima   Eucai'istia    da    G.    C.    isti- 
tuita sopra    una  mensa.     Nei  primi 
tempi    della    Chiesa    questa     gene- 
ralmente veniva  sostenuta  da  quat- 
tro colonnette,  in  maniera   che  tra 
essa   e    il     pavimento    restasse  uno 
spazio.  Di  ciò  fanno  testimonio  que- 
gli   iVltari,  che    tuttavia  si  veggono 
nelle  catacombe    di  Roma.    Ed   in- 
fatti abbiamo  la  tradizione  che  Vi- 
gilio Papa  perseguitato  da'  nemici  si 
rifuggì  sotto  l'Altare  nella  chiesa  di 
s.  Eufemia ,    dove  scoperto,  mentre 
il  si  volea  trar  fuori   con  violenza, 
sì  strettamente  si  tenne   alle   colon- 
nette,   che    ne  le  smosse  per  modo 
da  rovesciarne  la  mensa,  se  i  chie- 
rici di  lui  non  fossero  accorsi  a  so- 
stenerla   (Benedici.    XIV,    De    sa- 
crif   missce,  1.    I,    cap.    2,  n.    11  ). 
Col    progresso   del    tempo    ricevet- 
tero   però    gli    Altari    la  forma  di 
un'   arca .     Tal'    era    la    foggia    di 
quello    che    s.  Silvestro  Papa    avea 
consecrato  nella  b:isilica  lateranense. 
Si   facevano  vuoti  nell'  interno,   po- 
nendovisi    reliquie    e    talvolta  corj» 
interi     di   santi  ,    i    quali    jiolcvano 
esser  veduti  per  ei-rlc  aperture  pra- 
ticate al    davanti  od  ai   fianchi  degli 
Altari   medesimi. 


ALT 

i).   H.  Materia  ed  uso  deli  Altare. 

Tra  i  cristiani  T  uso  degli  Alta- 
ri risale  fino  ai  tempi  apostolici  (Le- 
Brun,  De  missa,  tomo  IH);  però  in 
tjuel  tempo  erano  di  legno  e  por- 
tatili, poiché  le  persecuzioni  obbliga- 
vano i  fedeli  a  trasferiisi  fl-ecjuen- 
temente  da  un  luogo  all'altro.  Gli 
Altari  fissi  non  si  ebbero  nella  Chie- 
sa se  non  dopo  la  pace  a  lei  do- 
nata da  Costantino.  Allora  si  fab- 
bricarono di  pietra,  di  aigento  ed 
anche  di  oro ,  intarsiati  con  pietre 
preziose.  E  veramente  sappiamo  aver 
nel  secolo  quarto  s.  Gregorio  Nis- 
scno  consecrato  un  Altare  nella  sua 
chiesa;  che,  parlando  egli  su  tal 
argomento  (  Oraz.  sul  battesimo  di 
Cristo  )  j  diceva  :  Altare  hoc  san- 
ctutìiy  cui  adsislimusj  lapis  est  na- 
tura communis  .  .  ,  sed  quoniani 
Dei  cultui  consecratum,  mensa  sazi- 
età. Altare  immaculatum  est .... 
<juod  a  solis  sacerdotibus,  iìscjue 
venerantibus  contrectatur.  Prima  di 
s.  Gregorio,  leggiamo  nel  libro  Pon- 
tificale, aver  Costantino  eretti  nella 
basilica  costantiniana  sette  Altari  di 
argento  purissimo,  ciascheduno  dei 
quali  pesava  libbre  dugento  sessanta. 
Leggiamo  ancora  che  il  Pontefice 
Sisto  III  aveva  offerto  anch' egli  un 
Altare  di  argento  alla  basilica  di 
S.  M.  Maggiore  per  la  vittoria  ri- 
portata contro  la  eresia  di  Nestorio. 
Un  altare  di  oro  con  pietre  prezio- 
se avea  donato  Pulcheria  impera- 
trice, che  nel  4^'  intervenne  con 
suo  consorte  al  concilio  di  Calce- 
donia.  Non  è  certo  però  in  qual 
tempo  siensi  aboliti  gli  Altari  di  le- 
gno, essendo  mal  fondata  la  opinio- 
ne di  coloro  ,  che  ne  ascrivono 
il  decreto  a  san  Silvestro  I  nel 
principio  del  secolo    quarto    (Juen.j 


ALT  273 

Dissert.  5  De  Eucharisl.  tj.  8 , 
e.  3  ),  e  trovandosene  molti  in  di- 
versi luoghi  per  qualche  secolo  po- 
steriore al  citato.  Infatti  dalla  sto- 
ria sappiamo  che  gli  Altari  dagli 
ariani  bruciati  erano  di  legno,  e 
ne  fa  fede  sant'Atanasio  {in  epist. 
ad  Solitarios,  tomo  I)  ;  egualmente 
di  legno  erano  quelli  che  i  dona- 
tisti incendiarono,  rimproverati  da 
sant'Agostino  (l.  3.  cantra  Cresc). 
Oltre  a  ciò,  nei  tempi  di  Carlo  Ma- 
gno, ci  riporta  Anonimo  (1.  i.  mi- 
raculor.  s.  Dionysii),  che  i  monaci 
dell'  insigne  chiesa  di  san  Dionigio 
fanno  menzione  dell'Altare  di  legno. 
f^.  IMartene,  De  antiquis  Eccles.  ri- 
tib.  lib.  I,  e.  3,  art.  6. 

C>.  IH.  Numero  e  collocazione  desìi 
Altari  nelle  chiese. 

Nei  primi  secoli  in  ogni  chiesa 
non  v'ebbe  che  un  solo  Altare; 
ben  piesto  però  in  Occidente  se  ne 
accrebbe  il  numero.  Fra  gli  altri 
esempli,  valga  f[uello  di  s.  Gregorio 
Magno,  che  vivea  nel  VI  secolo, 
il  quale,  scrivendo  a  Palladio  ve- 
scovo di  Saintes,  noverò  fin  tredici 
Altari  fatti  erigere  nella  propria 
chiesa .  I  greci  tuttavia  conservano 
l'antico  costume,  né  hanno  più  di 
un  solo  Altare  in  ciascheduna  delle 
loro  chiese. 

L' Altare  ne'  tempi  antichi  non 
era ,  come  oggi  comunemente  si 
vede  ,  affisso ,  alle  pareti ,  ma  bensì 
posto  nel  mezzo  della  chiesa  perchè 
il  sacerdote  che  facea  il  sagrifìzio 
potesse  essere  facilmente  da  tutti 
veduto.  Eusebio  (  Storia  ecclesia- 
stica, 1.  X,  cap.  4)5  desci'ivendo  il 
celebre  tempio  di  Tiro  fabbricato 
da  Paolino,  ci  narra  che  avea  eretto 
l'Altare  nel  mezzo,  e  lo  aveva  cir- 
condato di  cttncelli.  Bernardo  mo- 
3? 


274  ALT 

naco  (  Ilìnerario,  e.  1 4  )  ce  ne  ri- 
ferisce altro  esempio  nella  cliiesa 
del  monte  Olivelo,  eretta  là  dove 
appunto  ascese  Gesù  Cristo  al  cielo. 
IXelle  catacombe  di  Pioma  \  ha  pur 
r  Altare ,  dove  per  qualche  tempo 
stettero  i  corpi  dess.  Pietro  e  Paolo, 
situato  nel  mezzo.  Tuttavolta  an- 
che ne' più  moderni  tempi  venne 
l'Altare  collocato  nel  mezzo  della 
chiesa .  Di  ciò  abbiamo  l' esem- 
pio in  parecchie  città  d' Italia.  Sic- 
come poi  ne'  primi  tempi  aveano 
r  uso  i  cristiani  di  pregare  rivolti 
all'  oriente,  così  allora  si  erigevano 
anche  gli  Altari  colla  feccia  ver- 
so colà.  Questa  però  non  era  leg- 
ge in  ogni  luogo  adottata,  perchè 
fino  dall'  epoca  antica  ne  troviamo 
molti  che  all'  oriente  con  erano 
punto  i-ivolti.  Tra  gli  altri  ne  con- 
fermi l'esemp'o  deg!i  Altari  eretti 
nel  Pantheon  di  Roma  fino  dal  tem- 
po di  Bonifacio  Papa,  che  lo  cou- 
secrò  a  Dio. 

§.  IV.  Pietra  sacra  neW  Altare. 

Ogni  Altare,  qualora  non  abbia 
tutta  la  mensa  consecrata,  aver  de- 
ve nel  mezzo  una  pieira,  pure  con- 
secrata ,  ed  in  essa  il  sepolcri/io . 
La  pietra  deve  avere  tanta  di- 
mensione quanta  basti  a  congene- 
re r  Ostia  ed  il  piede  del  calice. 
11  sepolcrino  ha  tal  nome  perchè 
in  esso  vengono  collocate  alcune  re- 
liquie di  quei  santi  in  onore  dei 
<|uali  è  dedicato  1'  Aliare.  Ciò  si 
pratica  in  memoria  dell'  antico  co- 
stume dellaChiesa,  di  celebrare,  cioè, 
i  sacri  misteri  sopra  i  sepolcri  dei 
martiri.  Senza  di  tal  pietra  non  è 
lecito  in  alcun  luogo  di  ofièrire  il 
divin  sacrifizio.  Nella  Chiesa  oiien- 
tale  non  vi  è  1'  uso  della  pietra 
sacra;    dovendosi    nondimeno    ccle- 


ALT 

brare  la  messa,  e  mancando  1'  Alta- 
re consecrato,  i  sacerdoti  si  servo- 
no di  certi  panni  consecrati  col 
rito  medesimo  dell'  Altare,  i  cpiali  si 
chiamano  Ànliinensia.  V.  il  Card. 
Bona,  Rcr.  Liliirgìc.  1.  I,  e.  20;  ed 
il  Bipgamo,  tomo  IH. 

§.  V.   Orna/nenli  dell'  Altare. 

L'Altare  in  primo  U1030  dev'es- 
sere coperto  da  tovaglie.  La  ru- 
brica del  messale  prescrive  che  esse 
sieno  tre,  non  compresovi  l'ince- 
rato, che  deve  copiire  tutta  la  men- 
sa. Le  prime  due  debbono  essere 
della  grandezza  della  mensa;  la  ter- 
za deve  pendere  da  ambi  i  lati  fino 
c[v.a  ì  a  terra,  e  sulla  estremità  deve 
essere  ornata  di  un  merletto.  Negli 
Alti  della  chiesa  dì  31  il/ino  le  due 
prime  tovaglie  sono  chiamate  siri' 
doni,    e  substratoriiim  la  terza. 

Antichissimo  è  il  costume  delle 
tovcglie  sopra  gli  Altari.  Le  trovia- 
mo prcscriile  anche  in  un  concilio 
di  Reims  allegato  da  Ivonc  nella  II 
part.  del  decìcto  cap.    iSa:  Mensa 

Chiisii,  idcst  Altare  cian  omni 

K'cneral'one  honorctur,  et  mundi ssimii 
linteis  dil'gcìitissiine  cooperiatiir.  E 
Vittore  llticense  (Della  persecuzione 
africana,  lib.  I)  riferisce  che  un  cer- 
to Procolo  mandalo  da  Genserico 
contro  i  cattolici,  con.  mano  armata 
devastò  ogni  cosa  nei  tenibili,  e  del- 
le tovaglie  si  fece  de'  vestiti  ;  loc- 
chè  prova  che  anche  in  que' remoti 
tempi  esse  si  usavano. 

Sopra  la  mensa,  in  mezzo  all'Al- 
tare dev'  essere  collocata  la  croce 
con  l' immagine  di  G.  C.  crocifis- 
so. Secondo  argomenta  il  Card.  Bo- 
na {Renivi  littirgicar.  1.  1,  e.  1^,  n. 
8),  è  verissima  trailizione  apostolica 
che  non  possa  celeljiar.si  la  messa 
senza  la  croce,  e  ciò  perchè  la  vista 


ALT 

di    quella    ridesti     nella     memoria 
del  sacerdote  la  passione  di  Cristo. 
Il  Jiienin    { Z>e   Sacramcnds,    diss. 
V ,    de  Elicila  list.    q.     8,    cap.    4> 
art.   3),    si  accorda    pienamente  col 
Bona,  e  stabilisce  aneli  egli  che  da- 
gli apostoli  sia  derivato  mi  tale  edifi- 
cantissimo uso.  Abbiamo  inoltre  che 
s.  !Melchiade  Papa  del  3  i  i    ne  fe- 
ce un  particolare  decreto  ;  e  il  con- 
cilio Turonese,  tenuto  l'anno  567, 
nel  canone  terzo  ordinò  ut   Corpus 
Domini    in   j^ltari    sub    crucis    ti- 
tulo  componaiiir.  11   Gavanto  argo- 
mentò che  si  debba  poire  la  croce 
siiir  Altare,     quantunque    sopra    di 
esso    esista    un'  immagine    o  statua 
del   Crocifisso;    ma  ciò  è  contrario 
alle  risoluzioni  della  sacra    Congre- 
gazione   de' riti     [Dee.     4     Augusti 
i663).    Ebbervi  taluni,  che,    male 
interpretando  il  ceremoniale  de'  ve- 
scovi al  lib.  I,  e.   12,  asserirono  non 
doversi  collocare  la  croce   su  quel- 
l'Altare dove   si  conserva    il  santis- 
simo Sagramento  ,  sebbene  vengavi 
celebrata  la  messa ,    perchè   non  si 
addimauda  la  figura    quando    il  fi'^ 
gurato    è    presente.    Tale    opinione 
però  Aien    confutata    da    Benedetto 
XIV,  De  sacrif.  inissa',  lib.  ì,  e.    3, 
n.  3,    e  dal    p,  Merali,    Sopra    il 
Gavanto,  tom.  I,  p.  2,  n.  6. 

Sulla  mensa,  olire  la  croce  deb- 
bono essere  almeno  due  candel- 
lieri  con  candele  accese ,  sei  per  le 
messe  solenni,  quattro  per  le  meno 
solenni .  Tra  le  opere  su  que- 
sto proposito ,  abbiamo  il  Micro- 
logo,  che  si  esprime  in  questi  ter- 
mini :  »  Giusta  quello  che  dice 
1  Ordine  R^omano ,  mai  si  cele" 
bra  la  messa  senza  lumi,  non  per 
cacciare  le  tenebre,  ma  piuttosto 
siccome  tipo  di  quel  Lume  di  cui 
nell'Altare  si  fanno  i  sagramenti,  e 
senza  il  quale  brancoliamo  nelle  te- 


ALT  275 

nebrc  tanto  nel  dì  come  nella  not- 
te ".  Sopra  di  ciò  sono  da  legger- 
si il  Bellarmino  [De  niissa,  lib.  Il, 
cap.  i4);  il  Card.  Bona  [Pier,  li- 
turgicar.  lib.  I ,  cap.  15 ,  n.  7)  ; 
Natale  Alessandro  (De  sacrani.  Eu- 
cliarisl.  lib.  Il,  cap.  7,  art.  2); 
INfarselio  (in  Siinwia  Christiana  p. 
Ili,  qu.  41)5  Le  Brun  (tom.  I); 
Pouget  (Insti tilt.  Calholicar.  t.  II); 
Boucat  [Theologia  patruni  tom.  V, 
part.   4;  diss.   2,  §.   4). 

A'  piedi  della  croce  ed  al  lato 
dell'  epistola  e  del  vangelo  si  d(!g- 
giono  mettere  ancora  tre  tabelle 
contenenti  alcune  parti  segrete  della 
messa,  il  principio  del  vangelo  di 
san  Giovanni,  ed  il  salmo  Lavabo. 

Tutti  gli  accennati  addobbi,  pri- 
ma di  essere  usati  sull'  Altare  de- 
vono essere  benedetti  dal  vescovo, 
o  da  un  sacerdote  che  ne  abbia  la 
facoltà. 

Non  è  interdetto  di  adornar  gli 
Altari  con  fiori  sì  veri  che  fìn- 
ti. Vi  si  possono  collocare  ezian- 
dio tra'  candellieri  i  reliquiarii  ; 
e,  se  l'Altare  non  consta  di  mar- 
mi preziosi,  occorre  usare  il  co- 
sì detto  paliotto  o  parapetto  di 
stoffe  del  colore  conveniente  all'  uf- 
fizio .  Nella  basilica  vaticana  non 
meno  di  trenta  Altari  hanno  pa- 
liotti  di  mosaico  con  croci  in  mez- 
zo e  rai)esclii  di  belli  e  svariati  co- 
lori, che  in  tutto  l' anno  corrispon- 
dono a  quelli  voluti  dalle  ruljriche. 

§.   VI.    Consecrazione  dell'  Aliare. 

Per  consecrazione  dell  Altare  si 
intende  quel  rito  con  cui  questo  vien 
dedicato  a  Dio  in  onore  di  Ma- 
ria Vergine  o  de'  suoi  santi  ,  aflln- 
ehè  sopra  vi  si  possa  celebrare  il  divin 
sagrifizio.  Nella  consecrazione  del- 
l'Altare   è     di     essenza    la  unzione 


276  ALT 

crismatica.     nonché    la     sacei-dotale 
Ijenedizione.   Così  in  fatti  venne  sta- 
bilito anche  dal  concilio  agatonse,  ce- 
lebrato nell'anno  906,  ove  detto:  Al- 
tana   placidi    non    solimi     unclione 
chrismalis,  sed  etiam  sacerdotali  he- 
ncdictione    sacrari j    e  poi  somma- 
riamente :     Chrisìnalis     unctione    et 
sacerdotali    benediclione    sacranliir 
Aitarla.    Da  ciò  sembra  che  le  re- 
liquie, le  quali  vengono  riposte  den- 
tro l'Altare,  non    sieno    stimate  es- 
senziali   alla    consecrazione.    Ed    in 
effetto  le  reliquie  per  sé  non  hanno 
forza  di  santificazione,    né  sono  co- 
sa istituita  dalla  Chiesa  per  santifi- 
care, siccome  lo  è  il  crisma,  1'  acqua 
benedetta    ec.    Anzi     dagli     antichi 
messali  si  conosce  che  fu  un  tempo  in 
cui  la  riposizione  delle  reliquie  me- 
fksime  non   era    pure    di    precetto. 
Eccone  la  rubrica  :  Si  relicjidcs  non 
f  aerini  in  Altari,  omiltatur  illa  par- 
ticida    orationis ,   qnce  jìijpip   post 
confessionem ,  scilicet,    Oranms    te. 
Domine,  per  merita  sanctorwn  tiio- 
rum,  quorum  reliquie^  liic  sitnl,  ecc.  : 
rubrica  che  sarebbe  inutile  se  senza 
reli(juie  non  si  avessero  potuto  con- 
secrare    gli  Altari.  In    pratica  però 
non  è  da    abbandonarsi    l' uso    co- 
mune della  Chiesa  né  l'opinione  dei 
canonisti,  per  cui  si   deggiono  ripor 
le    reliquie    nell'  Altare    quando     se 
ne  fa  la   consecrazione.    Vcggasi    s. 
Tom.  (p.   3,  q.  83,  e.   3),  il  quale 
apertamente    dichiara  :    consecratur 
Allare  ciini  reliquiis  sanclorum. 

La  consecrazione  dell'  Altare,  seb- 
bene ,  giusta  il  Pontificale  Roma- 
no, far  si  possa  in  ogni  giorno,  pu- 
re è  più  conveniente  farla  nelle  do- 
meniche ovvero  nelle  feste  de'  santi. 
Il  rito  che  in  essa  si  pratica  è 
del  seguente  tenore.  Venuta  che  sia 
la  vigilia  del  giorno  stabilito,  il  vesco- 
vo apparecchia  le  reliquie  che  ripor 


ALT 

si  deggiono  ne!  sepolciino,  e  le  mette 
in  un  decente  vasetto  con  tre  grani 
d'incenso  insieme  ad  una  piccola  per- 
gamena, dove  sono  scritti  i  nomi 
dei  santi  e  principalmente  di  quello 
inonordel  quale  si  dedica  1' Altare, 
nonché  la  data  della  consecrazione, 
ed  il  nome  del  vescovo  consecrante. 
La  notte,  precedente  al  giorno  di 
questa  consecrazione,  si  deve  passa- 
re nella  preghiera,  e  la  sera  innan- 
zi, nel  luogo  ove  son  collocate  le 
reliquie,  si  devono  cantare  solenne- 
mente il  mattutino  e  le  laudi  del- 
l'officio de' martiri. 

Fattosi    giorno,     converrà    appa- 
recchiar nella  chiesa  il  crisma,  l' olio 
santo  de' catecumeni,^  una  libbra  d'in- 
censo, metà  in  grani  e  metà  in  pol- 
vere, un  vaso  pieno  di  acqua,  un  va- 
so colla  cenere  ed  un  altro  col  vino, 
che  poi  viene  all'  acqua  mescolato  ed 
alla  cenere  per  formarne  la  così  detta 
acqua  episcopale  (/^.  Acqua  Sakta 
5.  3.),  un  aspersorio  d'issopo,  un  pan- 
nolino per  tergere  1'  Altare,  una  tela 
cerata ,    cinque    piccole  croci  di  ce- 
ra, alquante  spatolette  di  legno  per 
togliere  dall'Altare    le    combustioni 
delle    candele,    un    vaso  da  riporre 
quelle  l'aditiire,  calce,  arena,  ovve- 
ro tegola  infranta  così,  da  compor- 
re un  cemento    che    leghi  il  sepol- 
criuo  delle  reliquie,  e  congiunga  la 
mensa  collo  stipite  dell'Altare.  Per 
quest'  ultimo    uffizio    dovrà    esservi 
un    muratore .    Devono    ancora    es- 
ser   apparecchiate    due    torce    acce- 
se,   aillnché    precedano    il    vescovo 
ovunque  si  rechi,    un  vaso  colT  ac- 
qua per  labluzione  delle  mani,    \\n 
po'    di  mollica    di  pane    con  asciu- 
gatoio per  le  mani,  della  bombagia, 
tovaglie  nuove  e  monde,  vasi  infine, 
ornamenti    e  tutto    ciò    che     spetta 
air  addobbo    dell'  Altare,  dopo    che 
sarà  consccrato. 


ALT 

11  Acscovo  giunto  alla  cliiesa,  e 
sicdiifo  nella  sua  sedia  alla  chistra, 
incomincia  con  sommessa  voce,  insie- 
me co' sacerdoti,  i  selle  salmi  di  pe- 
nitenza coir  antifona  Ne  retnini- 
scaris,  senza  litanie.  A  eslito  poscia 
di  amitto,  cingolo,  stola  e  piviale 
bianco,  si  appressa  all'  Altare  da 
consecrarsi,  e,  deposto  il  pastorale 
e  la  mitra,  incomincia  1  antifona 
^des(o,c\\e  dai  cantori  è  compiuta; 
va  quindi  a  consecrar  l' Altare,  se- 
condo il  rito  che  veder  si  può  nel 
Pontificale  Romano ,  e.  De  conse- 
cralione  Allaris. 

Rito  così  solenne  però  non  si 
accostunia  nella  consecrazione  de- 
gli Altari  portatili ,  ne  per  que- 
sta si  prescrive  la  vigilia.  Veggasi 
egualmente  il  lodato  Ponlificale  Ro- 
mano, ove  anche  si  permctlc  al  ve- 
scovo di  consecrarne  più  d'uno  nel 
giorno  medesimo. 

La  consecrazione  dell'Altare  non 
può  essere  fatta  per  diritto,  che  dal 
solo  vescovo  ;  tuttavia,  per  un  pri- 
vilegio particolare  della  Santa  Sede, 
può  eseguirla  anche  il  semplice  sa- 
cerdote. Infatti  Leone  X  lo  permise 
all'Ordine  de' frati  minori  che  van- 
no alle  missioni  delle  Indie  orien- 
tali, e  Paolo  III  a' gesuiti  concesse 
che  nei  luoghi  degl'  infedeli  lonta- 
nissimi, dove  non  si  può  avere  il  ve- 
scovo, possano  consecrare  l'Altare. 
(Rodriq.  tom.  I,  q.  28,  a.  ?.).  Gli 
abbati  poi  che  ottennero  simile  pri- 
vilegio, non  possono  usarlo  che  per 
le  chiese  e  gli  Altari  de'  loro  moni- 
steri.  Così  definì  la  sacra  Congregazio- 
ne dei  riti,  in  data  16  agosto  i664- 


ALT 


2:-7 


secrazione,  i.  quando  la  mensa 
superiore  o  la  pietra  consecrala  fos- 
sero di  molto  infrante,  ed  a  tal 
guisa  da  non  contenere  il  piede  del 
calice  e  l'Ostia  colla  patena.  Che 
se  la  mensa  o  la  pietra  sono  rotto 
così  da  poterne  contener  tuttavia  il 
calice,  l'Ostia  e  la  patena,  allo- 
ra non  perde  la  consecrazione ,  né 
abbisogna  di  ìuia  nuova.  Il  diritto 
lo  dice  :  Cum  tabula  Altaris  enor-i 
viiler  Icvsa  non  faerit,  nec  Altare 
dehet  denuo  consccrari  (cap.  Ligneis 
6.  hoc  tit.  ).  Se  poi  v'ha  dubbio 
suir  avvenuta  frattura ,  allora  il 
vescovo  ne  sarà  il  giudice.  2."  si 
sconsacra  1'  Altare  quando  la  pietra 
o  la  mensa  vengano  smosse  dalla  ba- 
se cui  erano  afìQsse  :  Si  altare  mO' 
tiim  fiierìl,  dehet  deano  consecrari 
(cap.  Ad  li(cc).  Che  se  l' Altare  si 
possa  trasferire  intero  dallo  slabile 
suo  luogo  in  un  altro,  allora  non 
perde  la  consecrazione;  3."  si  scon- 
sacra r  Altare  quando  il  scpolcrino 
fosse  rotto,  quantunque,  come  abbia- 
mo detto,  il  sepolcrino  colle  reli- 
quie non  sia  di  essenza  nella  con- 
sacrazione degli  altari. 

Sconsecrato  l'Altare,  non  lo  è 
la  chiesa  ;  ma  bensì,  polluta  la  chie- 
sa, lo  è  di  necessità  anche  l'Altare. 

L'Altare  portatile,  o  mobile,  si 
sconsacra  solamente  quando  venga 
rotta  la  sua  pietra,  né  atta  sia  più 
a  contenere  il  calice  e  la  patena 
coir  Ostia,  di  più  ancora  quando  i 
suoi  angolij  che  ricevettero  il  crisma, 
sieno  in  gran  parte  rotti.  Per  qua- 
lunque altra  piccola  frattura,  esso 
non  resta  sconsacrato. 


^.\ìl.  Seonsecrazìone  dell' Altare.         §.  VIII.  Lavanda  dell'Altare. 


L'Altare  stabile  di  una  chiesa  si  Nel  giovedì  santo,  terminate  che 

sconsacra  in  modo    ila  non   potervi     sieno  le  funzioni  della  mattina,  so- 
usare  se  non  dopo  una  nuova  con-     levano    alcune   chiese    far    la    cere- 


278  ALT 

molila   della    lavanda    dell'   Altare. 
Questa,    secondo    la     varietà     delle 
chiese,  variava  anche  nel  rito.    Tal 
costumanza,  del  pari  che  dalla  chiesa 
latina,  venne  approvata  ed  introdot- 
ta anche  dalla  greca.  11  Menardo,  nella 
nota  297  ad  Sacranieiitarìum,  ci  por- 
ta le  testimonianze  di  questo  rito  usa- 
to dalla  chiesa  gallicana  e  spagnuo' 
la,  e  ne  descrive  le  ceremojie.  Nel- 
l'Antifonario della  chiesa  bituntina, 
scritto  ai  tempi  dell'  arcivescovo  ti- 
gone,   eletto  nel   io3i,    antifo.iario 
che    si   conserva  nella  cattedrale  di 
Velleti'i,    si    fa    menzione    della  la- 
vanda dell'Altare,  e  si  descrive    in 
qual  modo  si  praticasse.  Nella  chiesa 
di  Benevento  fu  ripristinato  quest'uso 
dal  Cardinal  Orsini,  che  poi  diven- 
ne Pontedce  col  nome   di  Benedet- 
to   XIII.  Il   Marlene  [De    antifiids 
EcclcsiiV  nìibiis,  lib.   IV,  cap.    22), 
fa   parola    della    lavanda    degli  Al- 
tari,   che    si    accostumava   in   alcu- 
ne chiese,    e  ne  descrive  parimenti 
le  ccremonie. 

Neil'  augusta  basilica  vaticana 
fii  eseguisce  tuttora  questo  rito, 
eoa  solenne  magnificenza  e  mae- 
stà. Mentre  in  coro  si  cantano  il 
mattutino  e  le  laudi,  il  sotto- Al- 
tarista  prepara  sopi'a  una  creden- 
za ignuda ,  collocata  dal  lato  del- 
l'epistola,  sette  vasi  d'argento  con 
vino,  altrettante  spugne  ed  asciuga- 
mani, nonché  un  bacile  pur  d'ar- 
gento .  Al  canto  del  Beiicdictus 
vengono  distribuiti  degli  aspergilli 
di  rami  di  tasso,  o  di  bosso,  o  di 
altra  pianta  ,  prima  al  Cardinal 
arciprete,  poi  ai  canonici ,  indi  ai 
beneficiati.  Terminata  lullìciatura, 
il  cinonico  ebdomadario  ed  i  sei 
canonici  anziani,  parali  di  piviale 
nero  si  recano  all' Altaie  con  quc- 
st'  ordine.  Precede  [)rima  la  croce 
in  mezzo  a  due  accoliti  eoa  candele 


ALT 
gialle  ammorzate,  dipoi  il  seminàrio, 
quindi  vengono  i  chierici  beneficiati, 
i  beneficiati,  i  canonici,  il  Cardinal 
arciprete  in  cappa,  i  sei  canonici 
suddetti ,  e  finalmente  il  canonico 
ebdomadario  in  piviale  in  mezzo  ai 
maesai  di  ceremonie.  Giunti  all'  Al- 
tare, l'accolito  che  porta  la  croce 
e  gli  alai  accoliti  si  meltono  vici- 
no alla  mensa  dalla  parie  orienta- 
le colla  faccia  rivolta  al  clero.  I 
cappellani,  i  musici,  gli  alunni  del 
seminario  Aaticano  pongon.si  a'  lati 
dell'Altare.  Tutto  il  capitolo  forma 
un  arco  all'intorno  e  genudette 
sul  primo  gradino  cogli  altri  sei 
canonici  e  l'ebdomadario.  Questi 
intuona  l'antifona  Divìserunt sibi,  che 
vien  proseguita  senza  canto.  Dopo 
si  recita  al  ternati  vameate  il  salmo 
Deus,  Deus  ììieiis,  ecc.  Principiata 
l'antifona,  si  alza  l'ebdomadario  e,  le- 
vatosi il  pi\iale,  ascende  cogli  altri  sei 
canonici  alla  mensa,  sopra  la  quale 
si  erano  posti  i  vasi  ripieni  di  vi- 
no. Allora  l'Ai  [arista  [Vedi)  con- 
segna questi  vasi  all'ebdomadario 
ed  ai  canonici,  i  quali  versano  tutto 
il  vino  sulla  mensa ,  e  poi  cogli 
aspergilli  la  lavano.  Ciò  fatto,  scen- 
dono dall'Altare,  e  i  sei  canonici 
assistenti  si  fermano  tre  per  parte 
della  porta  de'  balaustri.  Ad  essi 
succedono  gli  altj'i  canonici  che  la- 
vano la  mensa  nello  stesso  modo, 
poscia  il  Cardinal  arciprete  della 
basilica,  indi  tutto  il  clero  per  or- 
dine. Finita  che  sia  la  ceremonia, 
il  sotto-Altarista  porta  il  bacile  col- 
le sette  spugne  e  gli  asciugamani, 
che  presi  vengono  dai  funzionanti 
per  asciugar  1'  Altare.  Finalmente 
l'ebdomadario,  ripresoli  piviale,  si 
inginocchia  di  bel  nuovo  cogli  as- 
sistenti e  si  ripete  l'antifona  Divi- 
srrunt  sihi  col  versetto  Clirislus  fa-> 
cLus  est,  ecc.  ;  poi  dice  a  bassa  vo- 


ALT 

ce  il  Pater  noster  coli'  orazione  Rc- 
spice,  qucEsumus  Domine ,  ecc.,  e 
con  ciò  fìrisce  il  rito.  Prima  però 
di  recarsi  alla  sagrestia ,  dn  tutto 
il  clero  si  venerano  le  tre  principali 
reliquie  della  Croce ,  del  Volto  San- 
to e  della  Lar.cia ,  che  mostrano 
i  canonici  dalla  loggia  ,  sopra  lu 
statua  della  Veronica.  11  Cardinal 
Borgia,  nel  suo  commentano  De 
Crine  valicana,  è  stalo  il  primo 
a  rilevare,  che  le  descritte  ccremo- 
nie  erano  in  uso  nella  l)asilica  di 
s.  Pielro  anche  nel  venerdì  santo. 
Oltre  la  testimonianza  di  un  codi- 
ce del  principio  del  secolo  XVI  nel- 
r  archivio  vaticano,  tomo  I  del  Bol- 
lano vaticano,  pag.  177,  si  leg- 
ge una  costituzione  di  Nicolò  III, 
Orsini,  eletto  nel  1277,  spettante 
al  capitolo  di  s.  Pietro,  in  cui  si 
prescrive:  Feria  PI  majoris  hehdo' 
viadce ,  quando  spolialur  Altare, 
episcopus  portuensis  comnevit  sol- 
vere vimini  grcccum  de  quo  lavatur 
Altare.  Lo  stesso  dottissimo  Cardi- 
nale ha  poi  indagato  quando  co- 
minciò a  trasferirsi  dalla  feria  V 
alla  feria  VI  il  rito  della  lavanda, 
rito  che  in  altre  chiese  dividevasi 
in  due  funzioni  diverse,  la  prima 
delle  quali  era  praticata  il  giovedì, 
l'altra  il  venerdì  santo  (  \  eggasi 
Ruperto  Abbate,  De  Divino  officio 
lib.  V  cap.  3i).  L'Ordine  Romano 
pubblicato  da  Ittorpio  dimostra  che 
l' indicato  rito  usavasi  nella  feria 
V.  Dopo  di  esseie  stato  trasferito 
alla  feria  VI,  a  poco  a  poco  an- 
dò in  disuso;  ma  nel  i63/),  sot- 
to il  Pontificato  di  Urbano  VIII  , 
col  decreto  del  Cardinal  Barberini 
Francesco  arciprete,  fu  ripristina- 
to nella  feria  V,  come  si  era  prin- 
cipiato in  origine .  Sulla  mistica 
interpretazione  della  ceremonia  de- 
scritta  pai'lano    il    Durando    {Ra- 


ALT  279 

lion.  divin.  qffic.  lib.  VI  )  ;  Ruper- 
to abbate  {De  divin.  qfftc.  1.  V); 
e  Giovanni  Beleto  (  Ration.  divin. 
qffic.)  Come  corona  di  tutti  gli  al- 
tri, che  trattarono  questo  argomento, 
abbiasi  l' inclito  s.  Isidoro  ispalense, 
il  c[uale  vuole  che  la  ceremonia 
siasi  introdotta  in  memoria  della 
lavanda  dei  p  cdi  fitta  da  G.  C.  ai 
suoi  discepoli.  Con  lui  ])ar  si  accor- 
da s.  Eligio,  clic  sciivcndo  in  una 
Iloìti.  in  caena  Doni,  dice:  Propter  hu' 
niilitatis formani  eo  die  conimendan- 
dam ,  pedes  eoruni  Christns  lavit, 
et  hinc  est  qiiod  eodeni  die  Alta- 
na ...  puriflcanlar. 

§.  IX.  Regole  generali  risguardanli 
gli   Altari. 

In  una  chiesa  consccrata,  nessu- 
no può  erigere  Altari  senza  il  con- 
sentimento del  vescovo  ;  e  questo 
sotto  gravissime  pene.  Così  pure 
qualunque  Altare,  eretto  in  una 
chiesa  consecrata  ,  non  si  potrà 
togliere  senza  l'  assenso  del  ve- 
scovo medesimo. 

Un  Altare  sconsecrato  non  si 
considera  ricoi-secrato  mercè  la  ce- 
lebrazione del  santo  sacrifizio,  co- 
me riconsecrato  sarebbe  un  calice 
col  quale  si  celebrasse.  Ciò  accnde 
perché  la  pietra  non  viene  ad  im- 
mediato contatto  del  corpo  di  G.  C, 
come  lo  è  il  calice.  P^.  Genett  Tlwo' 
log.  mor.  Ioni.  Ili,  Confcr.  deLucon 
toni.   5  conf.    I. 

L'Altare  rotto  e  sconsecrato  può 
essere  venduto,  né  alcuno  deve  ce- 
lebrarvi, sotto  pena  di  peccato  moi-- 
tale,  anche  nel  caso  che  i  fedeli 
dovessero  rimaner  privi  della  mes- 
sa, perchè  questo  sarebl>e  un  tras- 
gredire la  legge  e  la  consuetudi- 
ne ecclesiastica ,  da  cui  ne  anche 
il  vescovo  può  dispensare. 


28o  ALT 

Sull'Altare,  in  cui  abbia  il  ve- 
scovo cantata  la  messa,  nel  medesi- 
mo giorno,  non  può  celebrare  ve- 
run  altro  sacerdote,  ove  però  non  vi 
fosse  o  necessità  di  farlo,  o  intel- 
ligenza col  vescovo  stesso. 

Un  Altare  eretto  sopra  una  sepol- 
tura, non  può  essere  consecrato  se 
non  sieno  estratti  i  cadaveri  e  riem- 
piuto di  terra  il  sepolcro.  Per  questo 
gli  Altari  deggiono  essere  tre  cubiti 
distanti  dalla  sepoltura,  acciocché  il 
celebrante  non  calchi  sul  terreno,  che 
sta  sopra  i  cadaveri  de'  defunti. 

Intorno  al  prefato  ai'gomento  si  oc- 
cuparono Giovanni  Battista  Thiers 
nelle  Dissertations  ecclesia stiqiies  sur 
Ics  principaux  Aiitels  des  Eglises  j 
Grainolas  xieli'  ydncien  Sacramentai- 
re  de  tEglisej  Martene  nel  toni.  Ili 
De  antiquis  Ecclesix  rilihiis  j  Zech 
nel  suo  tom.  I  De  Jurihus  rerum 
ecclesiasticarum  sect.  I,  tit.  4>  ^ 
molti  altri. 

Per  l'Altare  della  Basilica  Late- 
ranense,  V.  Chiesa  di  s.   Giovanni 

JN     L\TERANO. 

Per  quello  della  Basilica  Vatica- 
na,    T^.    LlMINA    AVOSTOLORUM, 

Per  l'Ara  Maxima,  V.  Chiesa  di 
s.  Maria  d'Aracoeli. 

Altare  privilegiato,  ara  pre- 
rogativa, è  quello  cui  vanno  annes- 
se molte  indulgenze  particolari.  L'o- 
ligiiie  degli  Altari  privilegiati,  come 
vogliono  alcuni  autori,  non  risale 
pili  oltre  del  Pontificato  di  (ircgo- 
rio  XIII,  eletto  nel  iSya  e  morto 
nel  i58);  ma  la  congregazione 
delle  indulgenze  ha  provato  per  via 
di  monumento  autentico,  che  Giu- 
lio III  aveva  conceduto  un  privile- 
gio nel  primo  marzo  i55i  ;  e  Biclli 
dimostra  averne  un  altro  accorda- 
to Pasquale  I  dell' 8 17,  alla  chiesa 
di   santa  Prassede. 

L'  Altare  privilegiato  si  suol  con- 


ALT 

cedere  dal  Pontefice  per  \m  deter- 
minato tempo,  ovvero  in  perpetuo, 
per  uno,  o  più,  ed  anche  per  tutti 
i  giorni  della  settimana. 

Per  costituzione  d' Innocenzo  XI, 
data  il  dì  24  maggio  1688,  tutte  le 
messe  celebrate  negli  Altari  privilegia- 
ti in  quei  giorni  in  cui  non  è  lecito 
il  dire  quelle  di  Requiem,  hanno 
egualmente  l'applicazione  delle  me- 
desime indulgenze^  e  quei  sacerdo- 
ti che  le  celebrano,  soddisfanno  al- 
l' olibligo,  come  se  avessero  detta  la 
messa  dei  defonti. 

L'Altare  privilegiato,  con  legittima 
autorità  trasferito  da  un  luogo  al- 
l' altro,  conserva  ancora  le  indul- 
genze, se  esse  sieno  concesse  all'Alta- 
re in  rispetto  di  qualche  santo  o 
mistero  al  cui  onore  è  dedicato; 
un  1  istauro  fatto  all'  immagine  del 
santo  che  sta  sovra  l'Altare,  nulla 
toglie  delle  accordate  indulgenze. 

Nella  generale  sospensione  delle  in- 
dulgenze, che  accade  negli  anni  san- 
ti, non  sono  comprese  quelle  dell'  Al- 
tare privilegiato,  né  le  altre  con- 
cesse pei  soli  defonti.  L'Altare  privi- 
legiato quotidiano  e  perpetuo,  colla 
bolla  Omnium  saluti,  viene  concesso 
da  Benedetto  XIII  a  tutte  le  chiese 
patriarcali,  metropolitane  e  cattedrali. 
Dopo  di  lui,  nel  1758,  Clemente  XIII 
lo  accordò  pure  a  tutte  le  chiese 
parrocchiali,  colla  condizione  però 
che  se  ne  rinnovi  il  privilegio  ogni 
sette  anni.  Egualmente  stabili  che 
nel  giorno  della  commemorazione 
di  tutti  i  defonti  ogni  Altare  di  qua- 
lunque chiesa  godesse  le  indulgen- 
ze del  privilegiato. 

Altare  pontificio,  è  quello  che 
viene  consecrato  dai  Pontefici  in 
alcune  circostanze .  A  questo  Al- 
tare sono  annessi  molti  privilegi , 
«ioè  che  nessuno  può  reificar- 
vi   sopra    senza    un    particolare    ìih 


ALT 

diilto  del  Papa,  come  apparisce 
dajjfli  Altari  di  simil  fatta  esistenti 
nelle  basiliche  laterancnse ,  vati- 
cana, ed  altre  patriarcali  della  cit- 
tà. Sisto  V ,  avendo  mandato  a 
Filippo  re  di  Spagna  quell'  Altare 
su  cui  avea  celebrato  nella  canoniz- 
zazione di  s.  Diego,  Altare  che  avea 
dichiarato  Papale,  permise  ai  Cardi- 
nali, a'vescovi,  agli  abbati  mitrati,  alle 
prime  dignità  delle  metropolitane  e 
cattedrali ,  al  generale  dell'  Ordine 
francescano  ed  al  priore  del  moniste- 
ro  di  san  Lorenzo,  di  celebrarvi  nelle 
feste  del  Signore,  di  Maria  Vergine, 
nella  feria  V  in  ccena  Domini,  nella 
festa  di  tutti  i  santi  e  di  s.  Diego. 
Ciò  apparisce  dal  diploma  sub  die 
20    augusti   i588. 

Benedetto  XIV  nell'Altare,  che  so- 
lennemente consecrò  a  Roma  nella 
chiesa  di  s.  Antonio  de'  portoghesi,  e 
in  cui  celebrò.  Altare  che  poscia  spedi 
in  dono  a  Giovanni  re  di  Portogallo, 
permise  senza  resti'izione  di  giorni  o 
di  sacerdoti  che  lo  stesso  re  e  gli  al- 
tri prò  tempore  potessero  dare  a  suo 
nome  la  facoltà  di  celebrare;  però 
colla  condizione  che  senza  tale  fa- 
coltà nessuno  potesse  offerire  il  divin 
sagriflzio.  Di  più  col  jjreve  Dilectus, 
de  i5  gennaio  1743,  accordò  l'in- 
dulgenza plenaria,  da  essere  lucrata 
soltanto  dalla  reale  famiglia  e  dai 
suoi  parenti  fino  al  terzo  grado,  tut- 
te le  volte  che  avanti  quell'  Al- 
tare, confessati  e  comunicati,  pre- 
gassero secondo  la  sua  intenzione. 

Altare  portatile.  L'  Altare,  ol- 
treché esser  fisso  nelle  chiese  e  ne- 
gli oratorii,  può  esser  anche  mo- 
bile, ed  allora  si  chiama  portatile, 
Altare  viaticwn.  Questo  si  può  tras- 
ferire da  un  luogo  all'  altro  dove 
piìi  aggrada,  pei'chè  ne  venga  cele- 
brato il  divin  sagrifizio.  La  sua  gran- 
dezza deve  essere  tale  da   potervisi 

VOL.    I. 


ALT  281 

comodamente  celebrare  la  messa. 
Esso  è  costruito  di  legno,  e  deve 
avere  nel  mezzo  la  pietra  sacra  del- 
l' indicata  dimensione. 

Si  è  disputato  dagli  eruditi  se 
gli  Altari  portatili  sieno  stati  in 
uso  ai  primi  tempi  della  Chiesa. 
Van-Espen  (  Jus  Eccles.  univers. 
p.  II,  tit.  5,  n.  io),  ed  il  Tomma- 
sini  [De  vet.  et  novce  Ecclesia  di- 
sciplina, p.  I,  lib.  2,  cap.  20)  sti- 
mano che  si  fossero  introdotti  nel 
secolo  Vili  soltanto.  Però  il  p.  Got- 
tico  [De  usu  Allaris  portatilis,  cap.  I, 
n.  2),  li  crede  insti tui  ti  fino  dai  tem- 
pi degli  apostoli ,  in  cui  sì  per  le 
persecuzioni,  come  anche  per  la  ne- 
cessità di  trasferirli  da  un  luogo 
all'  altro  sollecitamente ,  si  rendeva 
necessario  un  facile  trasporto  degli 
Altari.  Durò  l' uso  comune  di  essi 
fino  al  conciUo  di  Trento,  il  quale, 
\'isti  gli  abusi  che  se  ne  faceano,  nel- 
la sess.  XXII,  De  ohservandis,  proi- 
bì ai  vescovi  di  dare  facoltà  di  ce- 
lebrare la  messa  fuori  delle  chiese, 
oratorii  e  cappelle  domestiche;  onde 
è  che  da  quel  tempo  in  poi  il  solo 
Ron)auo  Pontefice  può  dare  il  pri- 
vilegio dell'  Altare  portatile.  Da  ciò 
apparisce,  che  tutti  i  privilegi  che 
godevano  i  regolari  sli  tal  argomento, 
vennero  assolutamente  aboliti.  Però 
il  sacro  concilio  non  tolse  il  privi- 
legio agli  emiuentissimi  Cardinali 
ed  ai  vescovi  :  che  anzi  abbiamo 
un  decreto  di  Urbano  VIII,  in  cui 
ponendosi  niente  non  essere  conve- 
nevol  cosa  che  i  vescovi  trovandosi 
fuori  della  loro  residenza  si  astenes- 
sero dal  celebrar  ogni  giorno,  fu 
decretato  che,  in  qualunque  luogo 
essi  sieno,  usar  possano  dell'  Altare 
portatile  :  Prcesenti  constilulione  in- 
dulgcnius  episcopis  ut  Altare  pos- 
sint  habere  vialicum,  et  in  eo  celebra- 
re ...ubicwnque.  Di  piìila  sacra Cou- 
3G 


282  ALT 

giegazione,  presso  il  Barbosa  {De  e- 
■pisc.  ali.  XXIII,  n.  i),  definì  su  questo 
argomento  la  medesima  cosa,  rispon- 
dendo :    Sacra   Congregatio   censuit 
Cardinales  non  secus  ac  episcopos, 
sine  lilla  episcopi   dicecesani  licen- 
tia,  liti  posse  privilegio  Altaris  por- 
tadlis  ad  prxscriptuni  constitutionis 
Bonifacii    Vili  ^  quce  incipit    Quo- 
iiiam  episcopi,  nec  hiij'usmodi  privi- 
ìegiuni  suhlalurn  fuisse  concilii  Tri- 
dentini dee.  sess.  XXII.  Ma  coU'andare 
del  tempo  nacquero  degli  abusi  di 
simile  privilegio.  Si  seppe  che  qual- 
che vescovo  mentre  era   in  diocesi, 
o  fuori   di    essa  partiva   dalla  pro- 
pria abitazione    per    andar    a    cele- 
brare nella  casa    di  qualche  perso- 
naggio   laico    che  non  aveva  l'ora- 
toi'io    privato;  oppme,  anche  se  lo 
aveva,  per  farvi  celebrare  più  mes- 
se   nel    giorno    medesimo.     Perciò 
Clemente  XI,    col  decreto     i5    di- 
cembre    1703,     stampato    nel    suo 
Bollai'io    e   nell'appendice    del  con- 
cilio romano,  tenuto  sotto  Benedet- 
to XIII,    stabili    che  i  vescovi  non 
si  potessero  servire  dell'Altare  por- 
tatile fuori  della  casa  della  propria 
abitazione  tanto  dentro  la  loro  dio- 
cesi come  fuori.  Non  sia  discaro  di 
leggerne  le  precise  parole  :  Ad  ahii- 

sus    hujusmodi   eliminandos 

Sanclissimus  Doniinus  noster  ex 
unanimi  voto  S.  R.  E.  Cardina- 
liuni  concilii  Tridentini  interpre- 
ium  ,  inhcerendo  declarationibus  , 
alias  hac  de  re  editis ,  expresse 
declarat  ,  episcopis  et  his  majo- 
ribiis  prxlatis,  etiani  Cardinalatiis 
dignitale  fulgentibus  j  neque  sub 
prcetextu  privilegii  clausi  in  corpo- 
re  juris ,  ncque  alio  quoque  titillo ^ 
nullo  modo  licere  extra  domimi 
proprice  habilationis  ^  in  domibus 
laicis ,  etiam  in  propria  dioecesi... 
erigere  Altare,  ibique  sacrosancluni 


ALT 

missae  sacrìficium  celebrare,  sive 
celebrari  facere.  Nondimeno  sotto 
il  Pontificato  d'  Innocenzo  III  si 
credè  ben  fatto  dichiarare  il  de- 
creto di  Clemente;  per  lo  che  nella 
bolla  Apostolici  ministerii,  eh'  egli 
fece  per  regolare  la  disciplina  delle 
Spagne ,  e  che  fu  confeimata  in 
forma  specifica  da  Benedetto  XIII, 
si  stabili  che  la  bolla  clementi- 
na non  avea  luogo  nel  caso  in  cui 
il  vescovo  si  ritrovasse  nella  casa 
di  qualche  laico  in  qualità  di  ospi- 
te, o  facendo  la  visita  diocesana, 
o  viaggiando,  o  dimorando  in  casa 
altrui  fuori  della  propria  diocesi 
con  licenza  apostolica. 

Oltreché  i  vescovi ,  godono  il 
privilegio  dell  Altare  portatile  anche 
i  Cardinali  che  non  sono  insigniti 
del  carattere  episcopale.  Per  atto 
di  grazia  viene  poi  concesso  dal 
Sommo  Pontefice  anche  a  distin- 
ti prelati  ed  a  persone  ragguar- 
devoli. 

Ai  cavalieri  dell'  Ordine  gero- 
soHmitanoPioIV,  Medici,  nel  i55c^, 
e  Sisto  V,  Peretti,  nel  i585,  con- 
cessero la  facoltà  di  usar  l'Altare 
portatile  quando  nelle  annue  loro 
navigazioni  contro  gì'  infedeli  ap- 
prodavano in  qualche  luogo.  Cle- 
mente XI  poi  con  breve  de'  22 
marzo  1706,  Exponi  nobis ,  che  si 
legge  nel  Bollano,  accordò  ai  me- 
desimi di  poter  far  celebrare  la 
messa  sulle  loro  galere  o  fregate, 
privilegio  che  dice  essere  stato  pri- 
ma pur  accordato  da  Innocenzo  Vili 
a'  28  aprile    i485. 

ALTARISTA  della  basilica  va- 
ticana. Ulllzio  con  dignità  spettan- 
te ad  uno  dei  canonici  della  basi- 
lica di  san  Pietro.  L' Altarista  va- 
ticano fu  chiamato  anche  Altarius, 
Altarariiis,Altcrerius,o  Cnstos  alta- 
ris,come  si  dimostra  nel  tomo  111  del 


ALT 

Boti.  vat.  app.  pag.  70.  L'  Altavista 
fu  istituito  per  la  bolla  Ani.  ex 
debito,  emanata  da  Sisto  IV,  che, 
abolendo  la  dignità  di  priore  fra 
ijue' canonici ,  institui  la  già  detta 
con  quella  del  decano  e  dell'  arci- 
diacono. 

Spetta  all'Altarista  la  cura  del- 
l'aitar Papale,  detto  Ara  Maxima, 
sotto  cui  liposano  le  ossa  de'  santi 
apostoli  Pietro  e  Paolo,  la  custodia 
delle  chiavi  del  chiusino,  che  rac- 
chiude i  corpi  santi,  vegliare  per- 
chè dinanzi  a  quelli  ardano  lumi , 
e  custodire  l'argentea  cassetta  con- 
tenente i  pallii,  che  i  Pontefici  dan- 
no ai  patiùarchi  ed  agli  arcivescovi. 
Ciò  è  chiaro  massimamente  per  la 
bolla  di  Benedetto  XIV  Rerum  Ec- 
clesiasticarum  origines ,  che  trovasi 
nel  tomo  II,  pag.  494  del  suo  Bol- 
lario .  Questa  bolla  fu  dipoi  con- 
fermata coir  altra  Ad  ìionorandam, 
dalla  quale  risulta  un  altro  speciale 
privilegio  pel  canonico  Altarista , 
cioè  che ,  qualora  fosse  polluta  o 
violata  la  basilica ,  appartiene  a 
lui  la  facoltà  di  riconciliarla.  In 
sua  vece  potrà  supplii-e  il  canonico 
antiquiore  dell'  ordine  sacerdotale. 
Spetta  di  più  all'  Altarista  il  vigi- 
lare sopra  tutti  gli  altari  della  ba- 
silica, e  su  queUi  delle  sacre  grot- 
te o  sotterranei,  affinchè  nulla  man- 
chi alla  pulitezza  ed  all'ornamento 
loro ,  pel  qual  uopo  è  suo  dove- 
re visitarneU  tre  volte  alla  setti- 
mana. 

L' Altarista  può  anche  farsi  rap- 
presentare da  un  ecclesiastico  qua- 
lunque, il  quale  perciò  avrà  la 
qualifica  di  sotto- Altarista ,  cui  deb- 
bonsi  propine  e  congrua  provvi- 
sione. 

Egli  assiste  alla  benedizione  dei 
pallii ,  che  il  Pontefice  fa  al  tiono 
nella    vigilia    della    festa    di    s.   Pie- 


ALT  283 

tro,  dopo  che  ha  terminato  il  ve- 
spero  .solenne.  Così  pure,  vestito  di 
cotta  sopra  il  rocchetto,  ma  senza 
stola,  assiste  alla  lavanda  dell'alta- 
re Papale  ,  che  si  fa  nel  giovedì 
santo  dopo  il  mattutino  (  V.  Al- 
tare, §.  Vili).  In  tal  ceremonia 
presenta  il  vaso  del  vino  all'  ebdo- 
madario ed  agli  altri  sei  canonici 
funzionanti ,  perchè  tutto  lo  versino 
sopra  la  mensa.  Deve  anche  assiste- 
re all'  incensazione  degli  altari  nelle 
solennità  principali. 

Chi  ne'  tempi  andati  era  in  que- 
sta dignità ,  dopoché  aveva  portato 
al  Papa  il  Pontificale ,  offerivagli 
il  presbiterio  prò  missa  bene  can- 
tala .,-  e  fjuando  egli  solo ,  o  col 
sacro  Collegio,  si  reca  a  venerare 
i  corpi  santi ,  1'  Altarista  fa  dal 
sotto- Altarista  distribuire  l'orazione  : 
Ante  oculos, 

L'Altarista  con  cotta  e  rocchetto 
ha  il  suo  posto  nelle  cappelle,  che 
il  Papa  celebra  nella  basilica ,  e 
prende  luogo  al  primo  gradino  del- 
l'altare,  prima  dei  camerieri  se- 
greti. 

Quando  i  vescovi  e  gli  abbati 
con  ciu'a  di  anime,  in  obbedienza 
alla  bolla  di  Sisto  V,  Romanus , 
dei  ?,o  dicembre  i585,  si  recano  a 
Roma  per  render  conto  delle  loro 
diocesi  al  Sommo  Pontefice,  e  per 
visitare  i  sacri  Limini,  ossia  il  se- 
polcro degli  apostoh,  il  canonico 
Altarista,  affinchè  consti  dell'ese- 
guita visita,  ha  la  facoltà  di  rila- 
sciar loro  una  fede  in  istampa  collo 
stemma  del  rev.  capitolo,  la  qual 
fede  si  presenta  dipoi  alla  sacra 
Congregazione  del  concilio.  La  obla- 
zione sohta  a  farsi  in  tal  ci)co- 
stanza  è  pei  vescovi  ed  abbati  uno 
scudo,  e  pei  vescovi  Cardinali  due. 
Questa  viene  ceduta  al  sotto-Altari- 
sta.    V.  LiMiNA  Apostolorum. 


384  ALT 

L'Altavista  è  di  nomina  Pontifi- 
cia; quindi  viene  considerato  come 
palatino,  ed  è  perciò  che  godeva 
la  parte  così  delta  di  Palazzo ^  con- 
sistente in  pane ,  vino  ed  altro , 
oltre  l'abitazione  e  l'onorario,  che 
ascendeva  circa  ad  annui  scudi  33o, 
senza  gì'  incerti ,  e  senza  compren- 
dervi quello  che  gli  veniva  dalla  sa- 
grestia della  basilica .  Però ,  fino  da 
Clemente  XI ,  non  percepisce  che 
soli  sei  scudi  mensili,  oltre  gì'  in- 
certi. Il  penultimo  Altarista  fu  il 
Cardinal  Castracane ,  e  l' attuale  è 
monsignor  Alberto  Barbolani  dei 
conti  di  Montauto,  aretino,  primo 
camei-iere  segreto  e  coppiere  del 
Papa  regnante. 

I  Pontefici  sogliono  talvolta  no- 
minare anche  il  coadiutore  all'  Al- 
tarista: onde  avvenne  che  lo  stesso 
Clemente  XI  avea  nominato  come 
tale  monsignor  Canale  e  poi  lo  fu 
monsignor  Bottini. 

L' Altarista  della  patriarcale  basi- 
lica vaticana  prende  possesso  della 
sua  carica  con  questa  cei'emonia. 
Prima  egli  consegna  nella  cappella 
canonicale  della  sagrestia  al  cano- 
nico digniore  il  breve  della  sua  ele- 
zione, che  vien  letto  dal  notaro. 
Ciò  fatto ,  egli  stesso  preceduto  da 
un  custode  della  chiesa,  ed  accom- 
pagnato da  due  maestri  di  ceremo- 
nie ,  va  all'  aitar  Papale ,  ove  fatta 
breve  orazione,  ascende  sul  ripiano 
dell'altare  stesso  e,  baciatolo,  tocca 
ie  tovaglie,  ed  un  candelliere.  Quin- 
di discende  alla  confessione ,  o  se- 
polcro de'  beati  apostoli  ;  ivi  pure , 
fatta  breve  orazione,  apre  e  serra 
il  cancellelto  de'  ss.  corpi ,  e  finisce 
con  una  genuflessione.  Welle  note 
al  citato  Boll.  toni.  II  e  111,  molto 
parlasi  degli   Altaristi. 

ALTAVILLA  Guglielmo,  Car- 
flitiale.  Guglielmo  Altavilla,  de'conli 


ALT 

di  Capua,  nacque  nel  secolo  XIV. 
Da  Urbano  VI,  a'  i8,  ovvero  a' ^8 
settembre  iSyS,  fu  creato  Cardinale 
diacono  di  s.  M.  in  Cosmedin,  poi 
arcidiacono  della  S.  R.  C. ,  indi 
ebbe  il  titolo  di  s.  Stefano,  a  Mou- 
tecelio.  Venne  egli  dichiarato  am- 
ministratore della  chiesa  di  Salerno, 
per  lo  che  fu  chiamato  il  Cardinal 
di  Salerno.  Molto  si  avanzò  nella 
grazia  del  Pontefice  Urbano  VI , 
onde  crebbe  assai  di  potere.  Disim- 
pegnò una  legazione  a  Perugia,  do- 
ve accolse  il  Papa  che  tornava  da 
Lucca.  Unitosi  a  lui  fino  a  Roma, 
finì  di  vivei'e  l'anno    i38g. 

ALTEMPS  Marco  SiTico,  Car- 
dinale. Marco  Sitico  Altemps,  dei 
conti  di  Hokenembs,  nacque  l'anno 
i533  nel  suo  feudo  di  Emps.  Mi- 
litò alcun  tempo  nelle  guerre  di 
Toscana  ;  poscia  datosi  al  servigio 
della  Chiesa,  nel  i56i,fu  dallo  zio 
Pio  IV  promosso  al  vescovato  di 
Cassano,  e  destinato  nunzio  presso 
Ferdinando  Cesare  per  la  convoca- 
zione del  concilio  generale.  Pio  IV 
neir  anno  medesimo,  a'  26  febbraio, 
lo  creò  Cardinale  di  s.  Angelo,  ar- 
ciprete di  s.  Giovanni  in  Laterano, 
penitenziere  maggioi'e  e  governatore 
di  Capranica.  Nel  i562  venne  tras- 
ferito alla  diocesi  di  Costanza,  colla 
perpetua  legazione  della  Marca ,  la 
quale  sollecitamente  spurgò  dai  ban- 
diti, che  la  infestavano.  Assistè  co- 
me legato  al  concilio  di  Trento, 
ed  alla  dieta  di  Ausburgo.  Inclina- 
tissimo  al  bene  specialmente  dei 
giovani ,  si  privò  dell'  abbazia  di 
Mirasole ,  e  la  diede  in  provvedi- 
mento al  collegio  elvetico.  Arriccia 
la  sua  cattedrale,  e  ristaurò  l'epi- 
scopio. Dimessa  la  diaconia  di  s.  An- 
gelo, assunse  il  titolo  di  s.  Maria  in 
Transtevere;  e  questa  chiesa  eziandio 
forni  di  sontuosissimi  addolJji.    Nel 


ALT 

I '7()5  terminò  in  Roma  In  sua  mor- 
tale carriera. 

ALTERNATIVA.   V.  Beneficio 

ECCLESIASTICO. 

ALTEZZA.  Antico  titolo  usato  da- 
gli imperatori,  poi  dai  re,  e  dal 
Gran  Signore.  Filippo  II  d'Austria 
lo  estese  alla  sua  famiglia  reale,  ed 
a  quella  imperiale.  Quando  s .  Pio 
V  dichiarò  Cosimo  gran  duca  di 
Toscana,  fu  dato  anche  ai  duchi  di 
Ferrara,  Mantova,  Urbino,  Modena 
ce.  Indi  venne  assunto  dalle  fami- 
glie Sovrane,  coli' aggiunta  d'  im- 
periale, reale,  o  serenissima.  I  ve- 
•scovi  francesi  sotto  la  prima,  e  se- 
conda dinastia  erano  chiamati  Altez- 
ze. Innocenzo  X,  nel  1645,  lo  vietò  ai 
Cardinali;  per  cui  il  Cardinal  de  Me- 
dici lo  lasciò  subito.  Alessandro  VII, 
proibendolo  a'  feudatarii  della  Santa 
Sede,  lo  lasciò  al  duca  di  Parma . 
Fu  poi  in  seguito  permesso  a'  Car- 
dinali, ed  ecclesiastici  di  famiglie 
sovrane  coli' aggiunta  relativa,  ed 
anche  di   Reverendissima. 

ALTHAIM  o  ALTHEIM.  Antica 
città  della  Rezia ,  ove  furono  cele- 
brati due  concilii,  il  primo  nell'an- 
no 916,  ed  il  secondo  nel  gSi. 

ALTHANN(d')  Michele  Federico, 
Cardinale.  Michele  Federico  d'AI- 
thann,  nobile  boemo,  dei  conti  di 
questo  nome ,  uno  dei  fondatori 
dell'Ordine  della  Milizia  di  Cristo, 
nacque  nell'anno  1682.  Da  mlitore 
di  rota ,  e  vescovo  di  Vaccia ,  per 
le  istanze  di  Carlo  VI,  a'  19  no- 
vembre 1 7  1 9  ,  da  Clemente  XI  fu 
decorato  della  sacra  porpora  col 
titolo  tli  s.  Sabina.  Sostenne  l'inca- 
rico di  ministro  dell'  iinperatore 
presso  la  Santa  Sede,  e  nel  1722 
fu  destinato  viceré  di  Napoli.  In 
tale  ofllcio  spogliatosi  di  ogni  umano 
rispetto,  validamente  difese  gl'invio- 
Jabili  diritti  della  Chiesa.  Ritornato 


ALT  9.85 

di  poi  alla  sua  diocesi ,  la  governò 
con  pari  vigilanza  ed  amore.  Mori 
nel  1734  compianto  da  tutti  i  buoni. 

ALTIERI.  Famiglia  romana,  no- 
bile ed  antica  ,  che  ,  secondo  il  Gio- 
vio,  sino  dall' undecimo  secolo  ga- 
reggiava  coi  Colonnesi  nello  splen- 
dore. 

Da  questa  famiglia  uscirono  in 
ogni  tempo  personaggi  cospicui,  d'on- 
de venne  ad  essa  maggior  lustro , 
e  la  Chiesa  e  le  armi  ebbero  lumi- 
nosi ornamenti  :  Marco  Altieri,  che 
nel  943  occupava  il  posto  di  mag- 
giordomo dell'  imjieratore Ottone  I 11  ; 
Corraduccio  Altieri,  che  nel  i255  si 
sposò  ad  Elena  d'  Orsini  ;  Lorenzo 
Altieri,  del  secolo  decimoquinto,  con- 
servatore del  popolo  romano;  Mario 
Altieri,  che  nel  i45i3  fu  vescovo  di 
Sutri  e  Nepi;  Girolamo  Altieri,  go- 
vernatore di  Tivoli  nel  i556,  e  pa- 
recchie volte  conservatore  del  popolo 
romano;  Mario  Altieri,  canonico  di 
s.  Pietro  ed  autore  di  due  volumi 
Sulle  Censure j  Giambatista  Altieri, 
Cardinale  creato  nel  i643;  ma  so- 
vra ogni  altro  Emilio  Altieri,  che 
nel  1670  fu  eletto  Pontefice  col 
nome  di  Clemente  X. 

Altieri  Giambatista  (seniore), 
Cardinale j  patrizio  romano,  nacque 
nell'anno  i583.  Era  egli  uomo, 
come  scriveva  nelle  sue  lettere  il 
Cardinal  Panciroli  al  prelato  Boc- 
capaduli ,  slirnalo  per  coniiui  giu- 
dizio degno  di  regnare.  Già  lau- 
reato in  ambe  le  leggi ,  in  età  di 
24  anni  da  Paolo  V,  Borghesi,  nel 
161 3,  era  stato  eletto  canonico  teo- 
logo della  basilica  vaticana.  Infor- 
mato Urbano  Vili,  Barberini,  dello 
zelo  di  lui  nel  predicare  la  divina 
parola,  lo  promosse,  nell'anno  1625, 
al  vescovato  di  Camerino,  e  ad  istan- 
za del  Cardinal  Scipione  Borghesi , 
lo  fece  custode  del  sigillo  della  pe- 


286  ALT 

nitenzieria;  destinoUo  visitatore  apo- 
stolico dei  sei  vescovati  suburbicarii , 
e  poi  vicegerente  di  Roma.  Indi, 
qual  ricompensa  di  tanti  meriti  da 
lui  acquistati,  nel  concistoro  de'  i3 
luglio  16.43,  Urbano  Vili  lo  creò 
prete  Cardinale  di  s.  Maria  sopra 
Minerva,  indi  vescovo  di  Todi.  Ciò 
addivenne  dopo  la  rinunzia  della 
chiesa  di  Camerino  da  lui  fatta  pri- 
ma di  essei'e  Cardinale.  Giambatista 
Altieri  fondò  in  Todi  uno  spedale 
pei  mendici,  e  nel  castello  della 
Fratta  una  chiesa  parrocchiale  ed 
im  palazzo  ad  uso  e  comodo  dei  ve- 
scovi. Nell'atto  di  rendersi  a  Roma 
alla  visita  dei  sacri  Limi  ni,  mentre 
trovavasi  in  Narni ,  vai  colpo  di  apo- 
plessia lo  ridusse  a  morte  nel  i654, 
contando  egli  anni  7  i  di  età,  e  1 1 
di  Cardinalato.  Trasferito  a  Roma , 
fu  sepolto  nella  chiesa  del  suo  titolo 
nella  cappella  della  casa  Altieri,  do- 
ve si  vede  un  nobile  avello  eretto 
alla  memoria  di  lui  da  Clemente  X 
suo  fratello,  col  busto  in  mai^mo  del 
Cardinale  espresso  al  vivo.  Fu  l'Al- 
tieri di  sorprendente  memoria  e  di 
slngolar  perizia  nei  sacri  canoni,  del 
che  diede  chiara  pruova  nella  visita 
apostolica  suaccennata  delle  sei  dio- 
cesi  Cardinalizie  suburbane. 

Altieri  Emilio.  V.  ClemEx\te  X, 
Papa. 

Emilio  diveniva  l'ultimo  rampol- 
lo maschile  degli  Altieri;  ed  il  no- 
me illustre  ne  sarebbe  estinto,  se 
egli  non  ci  avesse  provveduto  col- 
l' adottare  a  nipote  il  marchese  Ga- 
spare Paluzzi  marito  di  Laura  Ca- 
terina Altieri  sua  nipote,  estendendo 
l'adozione  anche  al  padre  del  Paluzzi 
ed  allo  zio  di  lui,  il  Cardinale  Paluz- 
zo  Paluzzi.  Con  X  adozione  Clemente 
X  trasfuse  nei  Paluzzi  le  ricchezze, 
lo  stemma  ed  il  nome  stesso  degli 
Allicii  principi  di  Ori(tlt)   e  duchi  di 


ALT 

Monterrano,  nome  eh' essi  da  quel 
tempo  mantennero  sempre  inviola- 
bilmente. 

La  famiglia  Paluzzi  deriva  dagli 
antichi  Albertoni.  Ciò  si  rileva  da 
una  lapide  posta  al  sepolcro  di  Ga- 
spare Paluzzi  vescovo  di  s.  Angelo 
e  Bisaccia,  esistente  in  Roma  nella 
chiesa  à^\  Arac  celi.  Ereditato  da 
questa  famiglia  il  nome  e  il  prin- 
cipato Altieri,  nel  1670,  venne  a- 
scritta  alla  veneta  nobiltà. 

Anche  dagli  Altieri  Paluzzi  ab- 
biamo degU  uomini  chiari  sì  nel 
sapere  come  nel  militar  valore.  Noi 
però  inerenti  al  nostro  scopo ,  non 
ci  tratterremo  che  su  quelli^  i  quali 
hanno  principalmente  mei'itato  della 
Chiesa. 

Da  Gaspai'e  Paluzzi  Altieri  ro- 
mano, e  da  Laura  sua  moglie  nac- 
quero quattro  figli ,  cioè  Lorenzo  , 
e  Giambatista  Altieri,  che  divennero 
Cardinali ,  e  Girolamo  ed  Emilio 
Altieri. 

Altieri  Lorenzo  ,  Cardinale. 
Lorenzo  Altieri  nacque  nel  1 67 1 . 
Era  nipote  del  Cardinal  Paluzzo 
Paluzzi  Altieri ,  pronipote  di  Cle- 
mente X ,  ed  afline  di  Alessandro 
Vili,  Ouohoni.  Venne  fregiato  della 
porpora  nel  diciamiovesimo  anno 
dell'  età  sua  ,  nel  concistoro  de'  1 3 
novembre  1 690  ,  colla  diaconia  di 
s.  Maria  in  Aquin ,  donde  passò  a 
quella  di  s.  Maria  in  Via  Lata.  La 
sua  incorrotta  giustizia  gli  meritò 
che  Innocenzo  XI l  lo  incaricasse 
della  legazione  di  Urbino.  Rinun- 
ziata  questa  ,  fé'  ritorno  a  Roma  . 
dove  mori  nel  i74i,dopo5i  anno 
di  Cardinalato.  Venne  sepolto  nella 
chiesa  di  s.  Maria  in  Portico  nella 
cappella  Altieri  con  breve  iscrizione. 
Egli  era  intervenuto  ai  conclavi  di 
cinque  Pontefici. 

Altieri   Gi\mratist\    (juniore), 


ALT 

Ciiiclinale.  Giambatista  Altieri  fia- 
Icllo  tlel  Cardinale  Lori;uzo ,  nac- 
(jLie  a'  26  agosto  iGG3.  Da  Cle- 
mente XI,  Albani,  fu  promosso  al- 
la prelatura  nel  lyoS,  e  nell'anno 
seguente  venne  spedito  vice-legato  in 
Urbino.  Quindi  rieliiamato  in  Roma, 
fu  nominato  chierico  di  Camera,  di- 
venendone decano  dopo  vcnt'  anni. 
IS'eiresaltazione  al  Papato  di  Benedet- 
to XIII,  Orsini,  venne  consacrato  ar- 
civescovo di  Tiro,  e  agli  1 1  settem- 
bre 1724,  fii  creato  Cardinale  prete 
di  5.  Matteo  in  Merulana ,  donde 
passò,  nel  1739,  per  volere  di  Cle- 
mente XII ,  al  vescovato  Prenesti- 
no.  Contribuì  col  suo  voto  alle  ele- 
zioni di  Clemente  XII  e  di  Benedet- 
to XIV;  ma  prima,  che  quest'ulti- 
mo divenisse  Papa,  fu  colpito  in  con- 
clave di  apoplessia.  Morì  ai  in  mar- 
zo 1740  d'anni  77  compiti,  dopo 
aver  lasciata  la  sua  eredità  alla 
chiesa  e  conservatorio  di  s,  Cate- 
rina de  Funari,  di  cui  era  stato 
protettore.  Fu  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  Maria  sopra  Minerva ,  nella 
cappella  Altieri  senza  alcuna  me- 
moria. 

Emilio  Altieri,  sposato  a  Costanza 
Chigi  della  famiglia  del  Papa  Alessan- 
dro VII,  lasciò  una  sola  figliuola,  Ma- 
ria Virginia,  maritata  a  Filippo  Lau- 
te della  cospicua  famiglia  della  Rove- 
re; famiglia  che  diede  Sisto  IV  e 
Giulio  II.  Il  fratello  di  Emilio , 
Girolamo  Altieri,  presa  per  moglie, 
nel  1721J  Maria  Maddalena  Borro- 
mei  della  famiglia  del  Cardinal  san 
Carlo,  lasciò  fra  gli  altri  Vincenzo 
Maria,  dipoi  Cardinale,  ed  il  prin- 
cipe Emilio  Carlo  Altieri. 

Altieri  Vincenzo  Maria,  Car- 
dinale. Vincenzo  IMaria  Altieri  nac- 
que ai  27  novembre  1724-  Da 
Pio  VI  fu  nominato,  nel  177^,  suo 
■maestro  di  Camera,  indi  ci'eato  iu 


ALT  287 

petto  Cardinale  ai  23  giugno  1777, 
e  poi  pubbHcalo  agli  i  i  dicembre 
1780,  colla  diaconia  di  s.  Giorgio 
in  Velabro,  donde  passò  all'altra 
di  8.  Angelo  in  Pescheria.  Nelle 
fataU  vicende  dell'  efllmera  repub- 
blica romana,  mentre  Pio  VI,  nel 
1798,  era  trasportato  in  Francia 
prigioniere,  l'Allieii  che  slava  a 
letto  quasi  moribondo,  venne  minac- 
ciato dell  esilio  da  un  ufficiai  fran- 
cese, solamente  perchè  era  Cardinale. 
Abbattuto  dal  male  e  sfinito,  paven- 
tando di  essere  cogli  altri  Cardi- 
nali l'inchiuso  nell'antico  monislero 
delle  Convertite,  rinunziò  alia  por- 
pora, e  poco  dopo  morì,  cioè  nel  feb- 
braio 1800,  contando  76  anni  di  vita. 
Untai  passo, come  protestò pubbhca- 
mente,  fu  da  lui  fatto  più  per  de- 
bolezza di  forze,  ciie  per  deliberata 
volontà  d'animo. 

Il  principe  Emilio  Carlo  Altieri, 
fratello  del  suddetto  Porporato,  nac- 
que ai  25  aprile  1723.  Egli  si  spo- 
sò a  Livia  Maria  Borghesi ,  e  n'eb- 
be numerosa  figliuolanza,  emula  del- 
le sue  belle  (jualità.  Tra' figli  suoi,  ol- 
tre l'abbate  benedettino  cassinese,  ed 
il  Balio  Altieri  del  sagro  militare 
Ordine  gerosolimitano ,  merita  spe- 
cial menzione  il  principe  don  Pa- 
luzzo  Altieri,  che,  impalmatosi  al- 
l'egregia e  virtuosa  principessa  don- 
na Marianna  della  real  casa  di  Sas- 
sonia, n'ebbe  quattro  figliuoli.  Fu 
comandante  delle  guardie  nobili  nel 
Pontificato  di  Pio  VII,  ed  in  pre- 
mio della  sua  fedeltà,  fu  da  lui  esal- 
tato alla  dignità  di  senatore  di  Ro- 
ma, e  fatto  poscia  generale  coman- 
dante la  guardia  civica.  Succes.siva- 
mente  da  Ferdinando  VII,  re  di 
Spagna,  venne  insignito  dell'  Or- 
dine di  Carlo  III;  dall'imperatore 
Francesco  I  d'Avistria,  di  quello  di 
s.  Stefano    d' Ungheria  ;    e    dal  re- 


288  ALT 

giiante  Gregorio  XVI,  con  quello  di 
Gran  Croce  dell'  Ordine  di  s.  Gre- 
gorio IMagno ,  ordine  dal  Pontefice 
istituito  nel  i83i.  Indi  dopo  quin- 
dici anni  di  esercizio  della  sublime 
dignità  senatoria,  in  cui  costante- 
mente assistette  al  trono  Pontificio 
dividendone  1'  onore  coi  principi 
0)sini  e  Colonna,  a'  quali  si  ap- 
partiene per  Pontificia  concessione 
e  gentilizio  diritto,  mori  il  principe 
don  Paluzzo  Altieri  a'  9  gennaio 
1834.  Ai  12  dello  stesso  mese,  nella 
sera  fii  trasportato  il  suo  cadavere 
alla  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Mi- 
nerva, ove  fu  tumulato  nel  se- 
polcro de'  suoi  maggiori.  Egli  la- 
sciò tre  figli:  il  principe  don  Cle- 
mente Altieri,  capitano  e  tenente  ge- 
nerale delle  guardie  nobili,  Gran  Cro- 
ce dell'Ordine  di  s.  Gregorio  IMagno, 
ammogliato,  ai  ic)  gennaio  1817. 
colla  principessa  donna  Vittoria  figlia 
del  principe  di  Piombino,  da  cui 
nacque  numerosa  prole.  Gli  al- 
tri due  figli  sono  il  p.  Augusto 
Altieri  della  compagnia  di  Gesù, 
che  ne  vestì  l'abito  appena  ripri- 
stinata ,  e  monsig.  Lodovico  Altie- 
rij  primo  cameriere  segreto,  e  cop- 
piere del  regnante  Pontefice,  se- 
gretario della  congregazione  Cardi- 
nalizia degli  studii,  attuale  nunzio 
Apostolico  presso  l' imperiale  e  rea- 
le corte  di  Vienna,  arcivescovo  di 
Efeso,  dignità  alla  quale  venne  con- 
sagrato neir  altare  Papale  della  ba- 
silica liberiana  ai  17  lugho  i836. 
dallo  stesso  Sommo  Pontefice  Gre- 
gorio XVI,  che  provvidamente  go- 
verna la  Chiesa  universale. 

Testimonio  della  grandezza  di 
questa  famiglia  è  la  piazza  Altieri, 
che  per  due  secoli  ha  portato  non  in- 
terrottamente  un  tal  nome.  In  quella 
piazza,  ora  chiamata  del  Gesìi,  si 
cigo  maguificauientc  il  sontuoso  pa- 


ALT 
lazzo  della  famiglia,  che  può  a  buon 
dritto  considerarsi  come  uno  dei 
più  vasti  e  begli  edifizii  di  Roma. 
Esso  fu  cominciato  dal  Cardinal 
Giambatista  Altieri  (  seniore  )  morto 
nel  1654,  e  compiuto  sotto  il  Pon- 
tificato di  Clemente  X,  dal  Cardina- 
le Paluzzo  Altieri. 

Non  sia  discaro  aver  qui  alcun 
cenno  di  questo  palazzo,  perocché 
primeggiando  tra  i  più  cospicui  mo- 
stra insieme  a  qual  punto  giugnes- 
se  la  potenza  e  la  gloria  degU  Altieri. 

Giovanni  Antonio  de  Rossi  ne  fu 
r  architetto,  che  nobilmente  lo  de- 
corò nell'  esterno,  e  divise  l' interno 
per  modo  da  fornirne  la  comodità 
a  parecchie  abitazioni  principesche. 
L'edificio  è  isolato,  con  doppia  cor- 
te e  quattro  principali  ingressi.  La 
corte  nobile  è  circondata  da  un  bel 
portico.  Negli  appartamenti,  che  so- 
no ornati  di  stucchi,  dorature  e 
marmi,  veggonsi  molte  pitture  di 
buoni  autori  e  Jiou  poche  antiche 
sculture.  Nel  numero  di  queste  di- 
sti nguesi  una  superba  statua  di  ver- 
de antico  che  rappresenta  Roma 
trionfante.  Evvi  pme  una  bibliote- 
ca molto  stimata  per  numero  e  ra- 
rità di  antiche  edizioni. 

ALTINO.  Città  vescovile  della  Ve- 
nezia antica,  un  tempo  nobile,  ricca  e 
deliziosissima,  situata  nelle  lagune  del 
mar  Adriatico ,  alle  foci  del  Sii  e. 
Aitino  ,  secondo  la  descrizione  di 
Strabone  e  di  Vitruvio,  era  cinta 
da  molti  paludosi  terreni  al  lato 
di  settentrione ,  e  d'  occidente  ;  ba- 
gnata dalle  acque  del  mare  ai  lati 
di  mezzo  giorno  e  di  ponente ,  e 
nell'  interno  divisa  da  canali .  Di 
questa  città  tanno  menzione  Me- 
la, Plinio,  Tolomeo.  Velleio  Pater- 
colo,  nel  suo  libro  II,  parla  di  Aiti- 
no, e  dice  che  Asinio  Pollif)ne  belle 
cose  vi  fece.    Tacito,    ucl  III    libro 


ALT 

della  sua  storia  racconta  che,  l'an- 
no 69  di  Gesù  Cristo ,  Antonio  I 
vi  mise  un  presidio  per  difenderla 
dalla  flotta  di  .Ravenna,  della  (juale 
Sesto  Lucilio  Basso,  del  partito  di 
Vitellio,  era  generale. 

Trovansi  nel  codice  Teodosiano 
alcune  leggi  di  Valentiniano  I,  da- 
tate da  Aitino  nel  364,  e  altre 
del  medesimo  imperatore  del  3 7 3; 
alcune  finalmente  promulgate  da 
Onorio  nel  399,  nel  4^0  e  nel 
4oi.  Aitino  fu  in  gran  parte  distrut- 
ta da  Attila  nel  4^2  ;  però  cin- 
quant'anni  dopo  aveva  ancora  i 
palazzi  pretorii  così  belli  che,  secon- 
do Cassiodoro,  sembravano  disposti 
a  guisa  d'  una  collana  di  perle.  Mar- 
ziale paragona  questa  città  alle  vil- 
le Bajane  (lib.  IV,  epigr.  25) 
da  una  selva  che  1'  attorniava  dal 
settenti'ione  : 

umilia     Bajanis    Altini    litora 

villis. 
Et  Phcelontcvi  conscìa  sih'a  rogi. 

Alboino,  re  dei  longobardi,  nel  568 
finì  di  rovinare  Aitino  ;  e  forse  el- 
la sarebbe  stata  rifabbricata,  se  le 
acque  marine  col  loro  innalzamento, 
piuttostochè  le  guerre,  non  avessero 
contribuito  alla  sua  quasi  peifet- 
ta  distruzione. 

Fino  dai  primi  secoli  della  Chie- 
sa fu  introdotta  la  fede  in  Aitino, 
che  divenne  ben  presto  città  vescovile. 

Al  momento  della  invasione  di 
Attila ,  coloro  che  non  erano  stati 
tradotti  nella  schiavitù,  ricovcraron- 
si  in  seno  delle  isolette  e  dei  lidi 
di  Venezia .  Morto  Attila ,  molti 
proflighi  tornarono  alle  terre  nati- 
ve. Il  perchè  Niceta,  patriarca  di 
Aquileia,  come  metropolitano  della 
Venezia,  fece  chiedere  alla  Santa 
Sede,  mediante  il  suddiacono  Adeo- 

VOL.     I. 


ALT  289 

dato,  in  qual  modo  doAcsse  dirigersi 
sì  riguardo  alle  femmine  che  nella 
schiavitù  degli  sposi  loro  si  fosse- 
ro rimaritate ,  e  sì  per  conto  di 
coloro  che  nelle  prigioni  fossero  sta- 
ti costretti  a  mangiare  le  carni  im- 
molate agi'  idoli,  o  fossero  stati  ri- 
battezzati dagli  ariani.  A  tali  ri- 
cerche di  INiceta,  s.  Leone,  Papa  di 
quel  tempo,  rispose  nella  sua  lette- 
ra CXXIX,  dell'  anno  4^^- 

Cassiodoro  nella  XXII  lettera  del 
libro  XII  descrive  la  fertilità  del 
territorio  Altinate  e  delle  isole 
che  lo  cingevano  al  mezzodì,  tra  le 
quali  fu  in  seguito  fabbricata  Tor- 
cello,  ovvero  la  nuova  Aitino,  per 
essersi  in  essa  ricoverati  que'  di  Aiti- 
no, insieme  colla  sede  loro  episcopale, 
nella  segnalata  distruzione  de'  longo- 
bardi. Gli  scrittori  non  sono  d'ac- 
cordo circa  il  preciso  tempo  in 
cui  fu  trasportata  a  Torcello  la  se- 
de episcopale  di  Aitino.  Tuttavolta 
leggesi  in  una  cronaca  mss.,  che 
Sergio  I  ne  permise  il  traslocamenlo, 
e  che  il  palazzo  del  vescovo  era  in 
queir  isola  già  compiuto  nel  7 1 6. 
Nondimeno  per  questo  Aitino  non 
ei'a  allora  perita  affatto,  come  lo  è  di 
presente  ;  e  già  dalla  storia  apparisce 
che  neir  802  fu  radunato  in  Aiti- 
no un  concilio,  chiamato  Altinate.  Il 
motivo  di  questo  fu  che  Giovanni, 
doge  di  Venezia,  già  eletto  durante 
la  vita  di  Maurizio  suo  padi'e,  volle 
nominare  vescovo  certo  sacerdote 
greco,  per  nome  Cristoforo,  racco- 
mandatogli dall'imperatore  Nicefo- 
ro.  Giovanni  patriarca  di  Grado 
disapprovò  tale  elezione,  non  tro- 
vando in  Cristoforo  le  doti  richie- 
ste per  sì  alto  ministero:  anzi  do- 
po averlo  ripetutamente  ammonito 
de' suoi  poco  lodevoli  costumi,  lo 
scomunicò.  Irritato  di  questo  il  do- 
ge Giovanni,  ordinò  che  si  precipi- 
37 


ago  ALT 

tasse  il  Patriarca  dalla  torre:  il  che 
fu  eseguito.  Paolino,  patriarca  di 
Aquilcia  mal  comportando  questo 
gravissimo  eccesso^  adunò  nell'Sca,  il 
detto  concilio  di  Aitino,  e  scrisse  in 
pari  tempo  a  Carlo  Magno  contro  il 
doge  di  Venezia  (Earonio,  A.  C.  802; 
Contarini  Sìor.  T  en.  tom.  VII). 

S.  Eliodoro,  vissuto  ai  tempi  di 
s.  Ambi'Ogio  e  di  s.  Girolamo,  fu  ve- 
scovo di  Aitino.  Pare  che  fiorisse 
alla  fine  del  IV  secolo,  e  forse  anche 
dopo,  perocché  fu  superstite  al  pro- 
prio nipote  Nepoziano,  prete  della 
sua  chiesa,  il  quale  morì  nel  896 , 
e  trovossi  anche  al  concilio  di  Aqui- 
leia  nel  38 1.  Il  suo  corpo  è  ve- 
nerato a  Torcello ,  in  una  a  quel- 
lo di  san  Liberale ,  che  si  dice 
discepolo  di  s.  Eliodoro  medesimo. 
Ad  Eliodoro  tennero  dietro:  Ambro- 
gio nel  4073  Ilai'io  nel  ^11  ,  Set- 
timio ,  non  si  sa  precisamente  in 
qual  anno.  A  questo  san  Leone  il 
Grande  scriveva  circa  il  447?  allor- 
ché alcuni  pela  giani  ricevuti  nel  seno 
della  chiesa  di  Aitino,  per  aver  pro- 
testato contro  i  loro  errori,  procu- 
ravano di  spargere  segretamente  la 
falsa  loro  dottrina.  Del  che  avve- 
dutosi Settimio,  e  datane  contezza  al 
santo  Pontefice,  n'  ebbe  a  l'isposta, 
non  dover  essere  ammessi  i  pelagiani 
nel  numero  de'  cattolici  sine  profes- 
sione legitiina  saiisfaclionis.  Leone 
fa  nella  sua  lettera  ampli  encomii 
alla  forza  della  fede  di  Settimio  ; 
gli  spedisce  il  compendio  di  quanto 
avea  scritto  al  metropolitano  di  lui, 
eh'  era  Gennaro  vescovo  d'  Aquilcia, 
al  cui  zelo  pregavalo  di  unirsi,  aflin- 
chè  fossero  prontamente  e  fedelmen- 
te eseguite  le  sue  intenzioni.  Il  p. 
Quesnel  crede  suppositizia  quella  let- 
tera, che  altri  sostengono  come  vera. 

Pietro  d'Aitino,  di  cui  la  menzione 
Paolo  Diacono,  si  rese  celebre  perchè 


ALT 

essendo  stato  eletto  dal  re  Teodo- 
sio a  visitatore  della  Sede  Apostolica 
nel  5oo,  a  cagione  dei  torbidi  su- 
scitati in  Roma  dallo  scisma  di  Lo- 
renzo, contro  il  Papa  Simmaco,  procu- 
rò d'introdursi  nella  cattedrale  di  san 
Pietro.  Altro  Pietro  d'  Aitino  se- 
gnò un  sinodo  di  vescovi  scismatici 
radunato  in  Grado  da  Elia  vescovo 
di  Aquileia  il  3  novembre  del  Syc) , 
nonché  il  conciliabolo  di  IMurano, 
nel  588,  e  l'approvazione  inviata  al- 
l' imperatore  Maurizio  in  difesa  dei 
tre  capitoli.  Un  vescovo  d'Aitino,  no- 
minato Paolo,  trovasi  segnato  nella 
lettera  del  Papa  s.  Agatone  a  Costanti- 
no Pogonato  nel  679,  ovvero  del  si- 
nodo occidentale  riportato  nel  conci- 
lio costantinopolitano  del  680.  Da 
questo  momento  i  vescovi  di  Aitino 
si  confondono  con  que'di  Torcello. 
J^.   Torcello. 

ALTONE  (s.),  abbate  in  Lama- 
gna,  monaco  scozzese,  di  esimia  vir- 
tù, nacque  nel  secolo  Vili.  Fu  pei 
miracoli  celebre  in  Lamagna,  e  in 
Baviera.  Mercè  le  liberalità  di  Pi- 
pino re,  fondò  la  badia  di  Alt- 
munster.  La  pietà  e  la  umiltà  di  lui 
guadagnarono  a  Cristo  parecchi  bar- 
bari e  superstiziosi  di  quelle  con- 
trade. Pare  che  ei  morisse  sul  fi- 
nire del  secolo  ottavo.  La  festa 
n'è  ricordata  al  d\  quinto  di  set- 
tembie. 

ALTO  PASSO.  Ordine  caval- 
leresco. I  sacerdoti  di  quest'Ordine 
da  alciuii  sono  creduti  canonici  re- 
golari o  spedalieri,  e  vengono  chiama- 
ti di  s.  Giacomo  deW'Jllo  Passo.  Per 
tal  motivo  alcuni  altri  li  confon- 
dono con  quelli  di  san  Giaco- 
mo della  Spada.  Questi  cavalieri, 
oltre  il  gran  maestro  dell'  Ordine, 
che  risiedeva  in  Italia,  aveano  un 
commiMulatore  geneiale  pel  regno 
di    Francia.    lu    origine    erano  essi 


ALU 

fiati  laici  costruttori  di  barche  per 
uso  de'  pellegrini  al  passaggio  dei 
lìumi  :  onde  nei  loro  mantelli  por- 
tavano diverse  figure  di  martel- 
li col  manico  puntato  per  fora- 
re. In  appresso  ve  ne  furono  al- 
cuni insigniti  del  carattere  sacer- 
dotale. Secondo  il  padre  Atanasio, 
nel  suo  Candelliere  d'oro,  l'abito  di 
quest'Ordine  consisteva  in  un  man- 
tello nero  col  cappuccio  rosso.  Ab- 
biamo però  maggiori  documenti 
per  asserire,  che  invece  il  colore  ne 
fosse  bigio.  L' Ordine  fu  nel  nu- 
mero de'  soppressi  da  Pio  II ,  che 
nel  i4^9  "<^  appUcò  le  entrate  a 
quello  di  Betlemme  da  lui  istitui- 
to: tuttavia  rimase  lo  spedale  di  s. 
Giacomo  presso  Lucca,  che  fu  di- 
poi unito  a  quello  di  santo  Stefano. 
In  s.  Maglorio  di  Parigi  sussistet- 
te l'Ordine  sino  al  i5'ji,  e  nei 
1672  Luigi  XIV  fece  menzione  dei 
cavalieri  superstiti. 

ALTUVmO,  Cardinale,  di  ori- 
gine tedesco,  nato  nel  secolo  XI, 
fu  vescovo  di  Erixen  e  poi  Cardi- 
nale, creato  da  Damaso  II.  Viveva 
ancor  nel  i  oqo,  in  cui  consagrò  solen- 
nemente una  chiesa  della  Carintia. 

AL  UN  PiODERTOj  Cardinale.  Ro- 
berto Alun  nacque  nel  secolo  XIV 
ili  Inghilterra.  Celebre  per  la  sua 
pietà  ed  erudizione,  fu  prima  arcidia- 
cono di  Cantorbery  e  cancelliere  del- 
l' università  di  Oxford,  e  poscia  fu 
consegrato  vescovo  di  Salisbury.  As- 
sistette al  concilio  di  Pisa,  dove, 
acremente  ripresi  gli  scismatici,  con 
animato  discorso  conciliò  i  padri  al- 
l'unione. Giovanni  XXIII,  a'  6  di  giu- 
gno 1 4 1 1 5  lo  creò  Cardinale  della  S. 
R.  C,  ma  egli  poco  dopo  finì  di  vive- 
re in  Costanza,  dove  ebbe  il  sepolcro. 

ALURZ  Ordeone,  Cardinale. 
Ordeone  o  Ordeano,  ovvero  Or- 
donio  Alurz ,  portoghese ,  nato  nel- 


ALV  291 

l'anno  i  198,  ottenne  da  principio 
l'abbazia  Fonsellense,  e  poscia  l'ar- 
civescovato di  Braga,  da  Gregorio  X 
nel  1275,  con  ripugnanza  di  quel 
capitolo,  che  avea  già  desiderato  al- 
trimenti. Indi  intervenne  come  as- 
sessore al  concilio  generale  di  Lio- 
ne celebrato  da  Gregorio  X.  Nico- 
lò III,  mosso  dalla  fama  di  .sue 
virtù,  a'  12  marzo  1278,  lo  creò 
Cardinale  vescovo  ;  ma  dopo  sette 
anni  di  cardinalato,  cessò  di  vivere 
nel    1285. 

ALVAREZ  Giovanni  ,  Cardi- 
nale. Giovanni  Alvarez,  di  Tole- 
do, dei  duchi  di  Alva,  nacque  nel- 
l'anno 1488.  Professò  neir  Ordine 
dei  predicatori  ,  indi  lesse  filoso- 
fia e  teologia  nell'  università  di 
Salamanca.  La  fama,  che  si  acqui- 
stò, di  uomo  dottissimo ,  indusse 
Carlo  V  a  nominarlo  vescovo.  Per 
umiltà  rinunziato  1'  onore  ,  fu  poi 
obbligato  da  Adriano  VI  a  rice- 
vere la  consecrazione  per  la  chiesa 
di  Cordova.  Nel  iS'ò'j  venne  tras- 
ferito all'arcivescovato  di  Burgos, 
e  da  Paolo  III,  a'  20  dicembre 
i538,  fu  creato  prete  Cardinale  di  s. 
IMaria  in  Portico.  La  somma  vigilan- 
za, con  la  quale  difese  il  suo  gregge 
dall'eresie  di  qviei  tempi,  gli  meritò 
un  posto  fra  i  sei  Cardinali,  che  pri- 
ma del  concilio  Tridentino,  furono 
destinati  a  vegliare  per  la  conser- 
vazione della  fede  in  tutto  il  mondo 
cattolico.  L'Alvarez  disimpegnò  que- 
sto uffizio  validamente,  in  ispeziel- 
tà  per  r  Italia,  che  a  lui  deve  in 
gran  parte  la  sua  salvezza  dagli 
errori  del  settentrione.  Paolo  IV  lo 
elesse  generale  dell'  Ordine  dei  pre- 
dicatori, e  lo  promosse  al  vescova- 
to di  Toscolano.  Roma  stessa  prò-, 
vò  gli  effetti  del  suo  valore,  essendo 
liberata  per  sua  opera  dal  minac- 
ciato saccheggio  delle  armi  spagnuo- 


292  ALV 

le,  nella  guerra  contro  Paolo  III.  In 
etìi  di  sessantanove  anni,  nel    i55'j, 
terminò  la  sua  carriera  mortale  ed 
ebbe  sepolcro  in  Ispagna.  Le  virtù, 
che  univa  al   talento,  resero  a  tut- 
ti    amara  la  sua  perdita  ,    e    spe- 
cialmente ai  poverelli,   di  cui  si  era 
meritato  il  glorioso  titolo  di  Padre. 
ALVAREZ  Diego  o  Didaco,  uno 
fia    i    luminari    dell'ordine    di    san 
Domenico,  nacque  dopo  la  metà  del 
secolo  XVI  a  Medina    di   Rio-Sec- 
co,  piccola  città  della  Spagna.  Con- 
secratosi  di     proposito     allo    studio 
della  teologia,  in  diverse  città  della 
Spagna,  e  poscia  in  Roma,  riscosse 
per  trenta  anni  molti  applausi.  JVel 
1606  ebbe  il  vescovato  di  Trani,  do- 
ve non  mancò  di  farsi  conoscere  pa- 
store  saggio    ed  amoroso.   Diede  o- 
pera    diligentissima  per    allontanare 
dalla  Chiesa  di  Dio    ogni    sorta  di 
errore.  Sostenne  la  causa  de'  dome- 
nicani contro  i  gesuiti  nelle  congre- 
gazioni de  Auxiliis.    L'amio'i639 
è  r  epoca  della  sua  morte.  Le  ope- 
re, onde  illustrò  la  repubblica  let- 
teraria ,  sono  :   Un  Commento  sopra 
Isaia  j    ottanta    questioni    sulV  In- 
carnazione j    alcune    dispute    sulla 
prima  parte  della  seconda  di  san 
Tommaso  j    un  trattato  degli  ajuti 
della    grazia  y    e    della    forza    del 
libero    arbitrio  j    una    risposta  alle 
obbiezioni  sull'accordo  della  libertà 
colla    predestinazione  j     finalmente 
una    storia  della  origine,    de'  pro- 
gressi e  della  condanna  dell'eresia 
di  Pelagio. 

ALVAR.O  Pei  AGIO,  religioso  del- 
l' Ordine  dei  frati  minori,  presso  cui 
professò  nel  i3o4,  sortì  i  natali  in 
Galizia  di  Spagna.  Pisa  e  Parigi  so- 
no le  città,  ov'  egli  percorse  la 
carriera  degli  studii.  Giovanni  XII 
lo  creò  penitenziere  apostolico,  in- 
di gli  conlcrì  il  vescovato  di  Coio- 


AMA 
na  in  Acaja,  e  poscia  quello  di  Sil- 
va in  Portogallo.  Di  lui  esistono 
due  libri  sui  Gemiti  della  Chiesa. 
ed  una  Somma  teologica,  opere 
già  pubblicate  colle  stampe.  Inol- 
tre trovasi  nella  biblioteca  vaticana 
un  manoscritto  di  questo  autore 
contro  l'Eresie,  ed  in  quella  dei 
conventuali  di  Toledo  esiste  un  ser- 
mone sulla  visione  delle  anime. 

ALZAZIA  Filippo,  Cardinale. 
Filippo  d'Alzazia,  de'  conti  di  Chi- 
may,  nacque  dopo  la  metà  del  se- 
colo XVII,  e  nel  17  i3  venne  desti- 
nato a  reggere  la  chiesa  d'Ipri;  ma 
r  imperatore  Carlo  VI,  presso  cui  go- 
deva il  piìi  alto  concetto,  lo  nominò 
arcivescovo  di  Malines.  Ricevuta,  nel 
I  7  1 6,  la  consecrazione.  Clemente  XI 
lo  decorò  della  sacra  poi'pora  col 
titolo  di  s.  Cesario,  ai  19  novem- 
bre del  1 7  1 9,  poi  di  s.  Lorenzo  in 
Lucina.  Il  Pontefice  nell'atto  di 
crearlo  Cardinale  si  protestò  innan- 
zi il  Collegio  apostolico  di  rendere 
all'  Alzazia  un  giusto  premio  pel 
reale  suo  merito.  Terminò  la  vita 
nel  17^9,  ed  ebbe  la  tomba  in 
Malines. 

AMABILE  (s.),  patrono  di  Riom, 
villaggio  dove  nacque  nel  secolo  V, 
e  che  divenne  poscia  una  delle  più 
cospicue  città  dell' Alvergna  ,  meritò 
di  essere  innalzato  al  sacerdozio  per 
le  doti  dello  spirito,  ch'ei  manifestò 
fino  dai  primi  anni.  Apparisce  che  gli 
fosse  affidata  la  chiesa  di  Riom,  e 
che  in  appresso  san  Sidonio  Apollina- 
re, vescovo  di  Alvergna,  il  chiamas- 
se a  sé;  ma  non  ci  è  dato  di  co- 
noscere ciò  sicuramente.  Mori  in 
sul  finire  del  secolo  quinto.  Il  sepol- 
cro di  lui  divenne  glorioso  per  molti 
miracoli.  Quantunque  la  morte  ne 
fosse  avvenuta  al  primo  di  novem- 
bre, non  se  ne  fece  mai  la  festa 
in  questo    giorno,    a    ciigionc  della 


AMA 

solennità  degli  Ognissanti.  Ella  si  ce- 
lebra di  presente  al  dì  i  i  giugno. 

AMADASSA.  Città  vescovile  nella 
provincia  della  Frigia  Salutare , 
sufTraganea  alla  metropoli  di  Si- 
nade. 

AMADEISTI.  Congregazione  di 
religiosi  dell' Oi'dine  di  s.  France- 
sco. Ebbe  principio  e  nome  da  Ama- 
deo,  religioso  francescano,  che  visse 
nel  XIV  secolo  ,  ed  era  chiamato 
al  secolo  Giovanni  Menez  de'  Sylva, 
di  una  famiglia  distinta  portoghese. 
Divenuto  egli  superiore  del  convento 
del  suo  Ordine,  ne  fondò  varii  altri, 
prescrivendo  alcune  regole  particolari, 
e  formandone  una  novella  congre- 
gazione. E  pi'obabile  che  gli  Ama- 
deisti  venissero  in  seguito  uniti  coi 
Chiarenini  ;  e  poscia  sieno  stati 
soppressi  da  Pio  V  ed  uniti  agli 
Osservanti.  V.   Chiarenini. 

AMADEO  Giovanni,  Cardinale. 
Giovanni  Amadeo,  veneziano,  arci- 
vescovo di  Corfìi ,  insigne  oratore 
e  teologo  eccellente,  nacque  dopo  la 
metà  del  secolo  XIV,  e  fu  decorato 
da  Urbano  VI,  a'  1 8  settembre  1378, 
della  sacra  porpora  col  titolo  pre- 
sbiterale di  s.  Sabina.  A  lui  venne 
affidato  r  incarico  di  procedere  con- 
tro Giovanni  I,  re  di  Castiglia  e  di 
Leone ,  privato  del  regno  da  Ur- 
bano VI ,  come  seguace  dell'  anti- 
papa .  Caduto  poscia  per  altri  mo- 
tivi in  disgrazia  del  Pontefice,  parti- 
colarmente per  la  congiura  ordita 
dal  Cardinal  Mezzavacca ,  carcerato 
nella  città  di  Nocera,  fu  fatto  mo- 
rire in  Genova  l'anno    i385. 

AMALARIO  Fortunato,  Car- 
dinale. Fortunato  Amalario,  di  Tre- 
veri,  benedettino  dell'abbazia  di  Ma- 
deloc  della  stessa  diocesi  di  Treveri, 
nacque  nel  secolo  VIII.  Fu  fatto  arci- 
vescovo di  quella  città.  Carlo  Magno 
lo  mandò  ambasciatore  presso  Curo- 


AMA  293 

polala  imperatore  di  Oriente,  e  si  val- 
se di  lui  in  parecchie  rilevanti  occasio- 
ni. Sergio  li,  dell' 844,  a  parere  del 
Ciacconio,  lo  creò  Cardinale  prete 
della  S.  R.  C.  Questo  illustre  Por- 
porato seppe  unire  all'assiduità  delio 
studio  la  perfezione  delle  cristiane 
virtù.  Abbiamo  di  lui  la  relazione 
della  sua  ambasciata,  e  quattro  li- 
bri sopra  i  divini  ufjflziie  sopra  i 
sagramend.  11  medesimo  autore 
raccolse  e  ordinò  l'ufficio  de' morti. 
Lo  si  crede  morto  neir846. 

AIMALBERGA  (s.),  vergine,  sortì 
la  culla  nel  paese  delle  Ardenne, 
verso  l'anno  741.  Benché  mentre 
visse  alcun  tempo  di  mezzo  al  mon- 
do, la  sua  vita  fosse  tutta  nascosta  in 
G.  C,  pure  volle  unirsi  a  Lui  più 
strettamente,  rinunziando  a  quanlo 
il  mondo  stesso  le  promettea,  ed  ab- 
bracciando la  professione  religiosa 
a  Mnnster-Bilsen,  capitolo  di  ca- 
nonichesse  poco  lungi  da  Liegi.  In 
questo  ritiro  ella  studiossi  soltanto 
di  piacere  più  che  mai  al  suo  sposo 
celeste,  le  cui  virtù  si  proponeva  a 
modello.  Rapidi  ne  furono  i  pro- 
gressi ;  segnalossi  soprattutto  nel- 
l'amore alle  umiliazioni,  alla  jiovertà 
ed  alla  macerazion  più  severa.  Es- 
sendo ancor  nella  fresca  età  d' anni 
trentuno,  nel  177 1,  fu  chiamata 
da  Dio  a  cogliere  il  premio  delle  sue 
gloriose  azioni.  La  fèsta  di  santa  A- 
malberga  si  celebra  nel  giorno  de- 
cimo di  luglio. 

AMALBERGA  (s.),  vedova,  nacque 
sul  principio  del  secolo  settimo.  Suo 
padre  era  decorato  di  una  delle 
più  cospicue  dignità  nella  corte  di 
Francia  in  Austrasia,  e  sua  madre 
era  sorella  del  b.  Pepino  di  Lan- 
den.  Per  condiscendere  al  volere  di 
suo  zio  Pepino,  vmissi  in  matrimo- 
nio con  un  ricco  signore  chiamato 
Thierry,  e  n'  ebbe  una  figlia  santa. 


29-t  A  MA 

per  iiome  Farailla.  Essendo  rima- 
sta vedova,  non  sarebbe  passata  a 
seconde  nozze,  se  lo  stesso  Pepino 
non  l'avesse  obbligata  a  sposarsi  col 
conte  Wifgero,  nobile  del  Brabante. 
Da  questo  secondo  connubio  ebbe 
tre  figli,  cioè,  s.  Gudula  o  Gula,  s.  Rei- 
nelda  o  Ernella,  e  s.  Emeberto  o  Able- 
berto.  Questi  coniugi,  dopo  aver  prov- 
veduto alla  educazione  dei  loro  figli, 
risolvettero  di  consecrare  al  Signore 
il  resto  de' loro  giorni.  Quindi  Amal- 
berga  entrò  nel  monastero  di  IMau- 
Jjeuge,  ove  prese  il  velo.  Essa  volò  a 
Dio  verso  l'anno  670 ,  nel  giorno 
IO  giugno,  eh'  è  nei  Paesi  Bassi 
consecrato  a  celebrarne  la  me- 
moria. 

AMALFI  (  Amalphìtan.  ).  Città 
con  residenza  arcivescovile,  nel  re- 
gno delle  due  Sicilie.  Amalfi  è  nel 
principato  citeriore  in  una  deliziosa 
riviera  sulla  costa  occidentale  del 
golfo  di  Salerno,  verso  l' isola  di  Ca- 
pri. La  sua  origine  si  fa  rimontare 
al  VI  secolo  dell'  era  cristiana.  Si 
dice,  che  alcune  famiglie  roma- 
ne, essendosi  messe  in  mare  per  an- 
dare a  Costantinopoli  e  quivi  offe- 
rii'e  i  loro  omaggi  all'  imperatore 
Costantino ,  da  una  tempesta  ven- 
nero gettate  sulla  costa  di  Ragusa, 
e  fondarono  questa  città  presso  il  ca- 
po Paliniu'O  dove  costituirono  una 
repubblica.  Amalfi  col  processo  del 
tempo  fu  sottoposta  al  dominio  dei 
duchi  di  Napoli,  divenne  poi  città 
libera,  ma  non  taidò  a  far  parte 
del  ducato  Beneventano,  quando  que- 
sto si  suddivise  ne'  principati  di  Be- 
nevento, Salerno,  e  nella  signoria 
di  Capua. 

Gli  amalfitani  si  emanciparono, 
e,  disgustati  de'  prefetti  imperiali, 
si  elessero  de' duchi  particolari.  11 
primo,  nel  771,  fu  jMarino  I  cliiar 
niato  il  vecchio.  Abbiamo  inoltre  che 


AMA 

il  duca  Sergio  III  regnò  alquanta 
col  vescovo  Pietro. 

Nell'anno  io5g.  Papa  Nicolò  li 
onorava  di  sua  presenza  la  città  di 
Amalfi,  ove  convocò  un  concilio  per 
provvedere  non  solamente  agli  alìà- 
ri  della  provincia  della  Puglia  e 
della  Sicilia,  ma  alla  riforma  an- 
cora dei  chierici  ed  all'osservanza 
dell'ecclesiastica  disciplina.  In  que- 
sto concilio  ,  secondo  il  Lenglet,  fij 
deposto  il  vescovo  di  Tra  ni ,  e  il 
Sommo  Pontefice  sciolse  i  norman- 
ni dalla  scomunica  contro  di  essi  già 
fulminata,  concedendo  a  Riccardo,  uno 
de'  loro  capi,  il  piincipato  di  Capua, 
ed  a  Roberto  Cruiscardo,  altro  loro 
capo,  la  Calabria ,  la  Puglia  e  la 
Sicilia.  Ricevette  da  entrambi  il  giu- 
ramento di  fedeltà ,  come  vassalli 
e  feudatari  della  Chiesa  Romana,  in- 
sieme all'  annuo  censo  di  dodici  de- 
nari di  Pavia,  per  ogni  paio  di  buoi, 
da  pagarsi  ai  Pontefici  nel  gior- 
no di  Pasqua.  Neil'  anno  1089 
si  celebrò  in  Amalfi  un  altro  con- 
cilio sopra  la  disciplina  ecclesia- 
stica, riportato  dal  Labbé  nel  tomo 
X  dei  concili!.  Amalfi  poco  a  poco 
fu  tra  le  prime  città  che  facessero 
rifiorire  in  Italia  il  commercio , 
prima  che  Venezia,  Genova  e  Pisa 
salissero  a  quel  grado  che  le  re- 
se dappoi  sì  potenti  e  famose.  Gli 
amalfitani  edificarono  in  Gerusa- 
lemme una  cappella  a  s.  Giovan- 
ni Elemosinarlo,  con  un  ospizio  che 
fu  poi  culla  dell'Ordine  gerosoli- 
mitano, instituito  nel  11  19  i"  Ge- 
rusalemme, ed  approvato  nel  i  i4j 
dal  Pontefice  Eugenio  HI  colla  re- 
gola di  s.  Agostino. 

Nello  scisma  insorto  per  opera 
dell'  antipapa  Anacleto  IT,  figlio  di 
Pietro  Leone  e  favorito  da  Rugge- 
ro normanno,  che  dopo  la  morte 
di  Rainollò,  duca  di    Puglia,  s'era 


AMA 

impadronito  di  quella  provincia,  ed 
era  stato  dichiarato  re  dall'  antipa- 
pa, i  pisani,  come  alleati  dall'im- 
perator  Lotario  II,  il  quale  sosteneva 
le  parti  del  vero  Pontefice  Innocen- 
zo II,  s'impadronirono  di  Amalfi,  nel 
II 33,  o,  secondo  altri,  nel  ii35. 
baccheggiarono  la  città,  e  nel  bot- 
tino fu  trovata  l'unica  copia  delle 
Pandette  di  Giustiniano,  che  pro- 
gressivamente contiibuirono  aul  in- 
trodurre la  giurisprudenza  romana 
in  tutta  Europa.  Per  questo  quel- 
le Pandette,  vennero  chiamate  Pisa- 
ne, e  poscia  anche  i^/ore/z^me.  Amal- 
fi nel  decimo  secondo  secolo  fu  pa- 
tria al  Cardinal  Amalfi  celebre  per 
le  distinte  legazioni  che  sostenne.  F^. 
Capua  (di)  Pietro. 

Sul  principio  del  secolo  XIV,  nel 
castello  di  Pasilano  presso  Amalfi, 
nacque  il  famoso  Flavio  Gioja,  il 
quale  perfezionò  la  Bussola,  che  di- 
cesi già  inventata  nella  Cina.  E 
siccome  allora  occupavano  il  trono 
di  Napoli  gli  Angioni,  ramo  della 
regia  famiglia  di  Francia  avente  per 
istemma  i  gigli,  fu  posto  al  nord  del- 
la bussola  un  giglio  secondo  la  dire- 
zione dell'  ago  calamitato.  Lo  stem- 
ma di  Amalfi  fu  mandato  dall'An- 
dres  al  Cancellieri  con  le  seguenti 
parole  :  «  Eccole  il  sigillo  amalfita- 
'•'  no,  nel  quale  sotto  la  croce  di 
"  Gerusalemme  vedesi  rozzamente 
"  formata  la  bussola  eolle  ali,  al- 
•'  ludendosi  ai  rapidi  voli  della  na- 
"  vigazione  ".  V.  Brenemau  [Dis- 
sertatio  de  Rep.  amalphitana  ad 
calceni  histor.  pandectarum)  ;  Fran- 
cesco Lanza  {Storia  amalfitana).  Nel 
secolo  di  Gioja  fiorì  eziandio  Mari- 
no del  Giudice,  o  di  Vulcano,  na- 
to in  Amalfi,  indi  fatto  da  Inno- 
cenzo VI,  nel  i362,  canonico  della 
metropolitana ,  poscia  arcivescovo 
della  stessa  sua  patria,    elevato    in 


AMA  295 

fine  al  Cardinalato  nel  i38r,  ed 
incaricato  di  molte  dilìlcili  legazio- 
ni,   ì^.   Marino,    Cardinale. 

Amalfi,  insieme  a  diverse  altre  con- 
tee e  poderi,  venne  data  nel  1 38 1  a 
Francesco  Prignani  da  Carlo  III  Du- 
razzo,  investito  del  regno  di  Napoli  da 
Urbano  VI,  che  ne  avea  deposta  la 
regina  Giovanna  I  sostenitrice  del- 
l'antipapa Clemente  VII.  Però,  do- 
po che  Carlo  III  s'impossessò  del 
reame  stesso,  non  volle  eseguire 
quanto  con  giuramento  avea  pro- 
messo, per  non  dismcm])rar  in  fa- 
vor del  Prignani  i  suoi  dominii  :  se 
non  che  dopo  varie  vicende,  si  pa- 
cificò il  Pontefice  col  re,  prometten- 
do questi,  nel  i383,  di  consegnar 
i  principati  di  Capua  e  d' Amalfi 
al  nipote,  e  di  dare  allo  slesso  Pa- 
pa cinquemila  scudi  d'oro,  ciò  che 
non  impedì  le  altre  gravi  dissensio- 
ni, che  non  terminarono  se  non  alla 
morte  di  Urbano  VI  e  di  Carlo 
III.  Caduto  Francesco  Prignani^ 
duca  di  Amalfi,  in  generale  disprez- 
zo, si  ritirò  nella  l'uglia,  e  verso  il 
iSq'),  mentre  si  recava  a  Venezia, 
perì  miseramente  in  una  burrasca 
coll'intera  famiglia;  per  cui  Amalfi 
e  gli  altri  dominii  da  lui  tornarono 
alla  monarchia  napolitana. 

Il  ducato  amalfitano  fu  dato  po- 
scia in  feudo  ai  Sansevcrino,  nobile 
famiglia  di  Napoli,  che  die'  sei  perso- 
naggi al  sagro  Collegio  cardinalizio.  [| 
Pontefice  Pio  II,  Piccolomini,  sanese, 
eletto  nel  i^^S,  siccome  ultimo  su- 
perstite dell'antica  sua  stirpe,  prese 
in  adozione  Antonio  figlio  di  Lau- 
damia  sua  sorella.  Questi  continuò 
a  mantenere  il  cognome  di  Picco- 
lomini, e  quindi  divenne  duca  di 
Amalfi,  per  aver  condotta  in  mo- 
glie Maria  d' Aragona  nipote  di 
Ferdinando  re  di  Na|)oli,  famiglia 
che  fiorisce  in  Napoli  tuttora  nei  conti 


296  AMA 

tli  Celano  principi  di  Valle.  Fu  il  Car- 
dinal Foitiguerri,  parente  del  Papa, 
elle  conchiuse  un  tal  matrimonio,  ed 
ottenne  dal  re  Fei'dinando,  oltre  la 
restituzione  di  Terracina  e  Bene- 
vento, la  dote  di  Amalfi ,  e  Cicona. 

Non  si  sa  precisamente  quando 
Amalfi  cominciasse  ad  aver  vesco- 
vi :  il  primo,  di  cui  si  ha  me- 
moria, governava  al  tempo  del  Pon- 
tefice s.  Gregorio  I,  eletto  nel  Sgo  : 
Giovanni  XV  la  eresse  in  metro- 
politana nel  987,  e  le  die'  per  suf- 
fraganei  i  vescovi  di  Scala,  di  Ca- 
pri, di  Linterno  e  di  Reggio  in  Ca- 
labria. La  cattedrale  è  dedicata  a 
.sant'Andrea  apostolo;  il  capitolo  ha 
cinque  dignità,  di  cui  la  prima  è 
l'arcidiacono,  dodici  canonici  com- 
preso il  teologo,  quindici  ebdoma- 
darii,  ed  altri  preti  e  chierici.  Vi 
hanno  due  conventi  di  religiosi,  ed 
altrettanti  monisteri  di  monache , 
come  pure  delle  confraternite,  ed  un 
seminario.  La  tassa  è  di  i5o  fiorini. 

Amalfi  è  patria  anche  del  famoso 
Aniello,  detto  volgarmente  Massaniel- 
lo,  autoie  della  rivoluzione  nel  regno 
di  Napoli  dell'anno  1647  ^   7  l"glio- 

AMANDO  (s.),  vescovo  di  Bor- 
deaux, nacque  nel  secolo  IV.  Ordi- 
nato prete  da  san  Delfino  suo  an- 
tecessore nella  sede  ,  fu  maestro 
di  san  Paolino  per  apparecchiarlo 
al  battesimo,  e  n'ebbe  in  cambio 
.strettissima  amicizia,  la  quale  si  può 
di  leggieri  inferire  da  non  poche  let- 
lere  di  quest'ultimo  a  lui.  Eletto 
vescovo  nel  4o4,  eccone  l'encomio 
lasciatoci  dal  suo  discepolo  :  »  si  con- 
dusse da  fedele  guardiano  della  re- 
ligione e  della  fede  di  Gesù  Cristo.  " 
Ignorasi  quando  morisse.  La  festa 
se  ne    ricorda  al  dì    18  di  giugno. 

AMANDO  (s.),  vescovo  piissimo  di 
Mastiicht,  nato  ne'dintorni  di  Nan- 
tes l'anno  585,  cousccrato  nel  628, 


AMA 

ma  che  non  occupò  tosto  verun  seg- 
gio particolare,  fu  apostolo  della  Fian- 
dra, degli  Slavi  nella Carinlia,  non  che 
nelle  provincie  presso  il  Danubio. 
Dagoberto  re,  fatto  da  Amando  ac- 
corto de' propri  vizii,  lo  esiliò;  ma 
egli  adoperossi  tuttavolta  ammae- 
strando nella  fede  i  Guasconi  e  i 
Navarresi.  Ravveduto  Dagoberto,  ri- 
chiamoUo;  e  il  santo  vescovo  stabili 
di  predicare  nel  territorio  di  Gand 
conti-o  a  barbari  di  tal  sorte,  che 
ninno  avrebbe  osato  avvicinai-e.  Un 
solo  miracolo  operato  da  Dio  per 
mezzo  dell'apostolo,  convei-fi  quei 
cuori  induriti  e  tanto  invischiati  nel- 
la superstizione.  Laonde  il  santo  fab- 
biùcò  più  chiese  e  monisteri  nella 
stessa  Gand  e  altrove.  Poiché,  co- 
me dicevamo,  essendo  vescovo,  non 
occupava  seggio  episcopale,  lo  si 
esaltò  alla  sede  di  Mastricht,  l'an- 
no 649;  ma  dopo  un  ti-iennio  di 
governamento,  Amando  non  potè  a 
meno  di  non  ripighai"  le  apostoliche 
fatiche,  a  cui  era  per  singoiar  modo 
chiamato,  e  in  mezzo  alle  quali  compi- 
va i  suoi  giorni  nel  675,  in  età  di 
anni  novanta.  Egli  è  nominato  ild\  6 
febbraio  nel  martirologio  romano. 

AMANTE  A.  Città  vescovile  po- 
sta sulla  riva  del  mare,  nel  regno 
di  Napoli  nella  Calabria  citeriore. 
Nel  secolo  decimo  venne  agguagliata 
al  suolo  dai  saraceni,  ed  il  suo  vesco- 
vato fu  trasferito  a   Tropeia. 

AMANZIA.  Città  vescovile  del- 
riUirio  orientale,  nella  provincia  del 
nuovo  Epiro,  soggetta  alla  metropoli 
di  Durazzo.  Procopio  asserisce,  che 
fu  rifabbricata  da  Giustiniano;  To- 
lomeo la  chiama   Orestide. 

AMANZIO  (s.),  primo  vescovo  di 
Rodez,  ov'  ebbe  culla  nel  secolo  V. 
Nato  alle  austerità  ed  al  travaglio  del- 
le apostoliche  funzioni,  adoperossi  a 
tutt'  uomo  nel  convertire  gì'  idolatri, 


AMA 
parte  de*  qimli  infesfava  la  ■'^na  diò- 
cesi, e  col  nerlx)  (lolla  eloquenza,  col 
potere  degli  esempli,  cf)lla  sorpresa 
de' miracoli,  molti  ne  gtiadai^iin  alla 
religione  di  Cristo.  INlori  sul  (iiiire 
del  secolo  V.  1'^  registrato  nel  mar- 
tirologio romano  addi  4  novcmbie. 

AMARANTO  (s.),  martire  ad  Al- 
by,  del  quale  alcuni  mettono  la  morte 
nella  jìcrsi^cuzione  di  Decio,  verso  la 
metà  del  secolo  111, altri  la  ascrivono 
alla  barbarie  di  Croco  re  de' germani, 
coiìfessò  la  fede  nel  villaggio  di  Vians 
o  di  Vicux  presso  Alby  e  perdette  per 
essa  la  vita.  Santo  Eugenio  di  Cai'tagi- 
ne  volle  morire  a'  pie  della  tomba  di 
Amaranto,  che  era  stata  molto  innanzi 
nascosta,  e  poi,  dalla  pietà  de'  fedeli 
scoperta,  fu  per  molti  miracoli  f  imosa. 
La  festa  di  s.  Amaranto  nei  martirolo- 
gi di  Adone  e  di  Usuardo,  ed  anco  nel 
romano,  è  notata  ai  7  di  novemI)re. 

AMARANTO  (dell').  Ordine,  ca- 
valle re. <:  co.  Fu  istituito  in  Stokolm 
da  Cristina  regina  di  Svezia,  nel!  an- 
no i653.  Quest'Ordine  deve  il  suo 
nome  ad  un  costume  introdotto 
nella  Svezia  di  consegrare  un  gior- 
no dell'anno  ai  divertimenti,  al- 
le danze  etl  ai  banchetti,  che  du- 
ravano fino  alla  mattina  vegnente. 
Tal  giorno  chiamavasi  TVirtschaft, 
ossia  Festa  clelV osteria.  Cristina  ne 
cangiò  il  nome  in  Festa  desili  dei, 
perchè  le  dame  e  i  cortigiani  trac- 
vano  a  sorte  il  nome  delle  divini- 
tà che  dovevano  rappresentar  nel- 
la festa.  In  una  di  tali  fèste  la 
regina  prese  il  titolo  di  Amaran- 
to, cioè  immortale,  e,  presentatasi 
con  magnifico  abito  sparso  di  bril- 
lanti, sul  finire  se  ne  spogliò  do- 
nando i  gioielli  a'  suoi  commensali 
che  ascrisse  all'  Ordine  cavallere- 
sco dell'Amaranto.  I  cavalieri,  al- 
lorché vi  erano  ammessi ,  giura- 
vano fedeltà  alla  regina,  e  da  essa 
voL.  r. 


À^fA  9.^7 

ricevevano  un  manto  di  color  cre- 
misino coll'insegna  dell'  Ordine  or- 
nala da  ricami.  Era  questa  una  me- 
daglia d'oro  smaltata  di  rosso  nel 
mezzo,  con  le  due  lettere  A  e.  V 
intrecciate,  ed  ima  corona  di  lau- 
ro all'intorno,  il  lutto  in  brillanti. 
Nella  circonferenza  leggevasi  questo 
motto:  DOLCE  nella  memoria.  1  ca- 
valieri dell'Amaranto  portavano  inol- 
tre una  collana  d'oi'o,  da  cui  pen- 
deva il  medesimo  emblema.  Que- 
st'  Ordine  cessò  colla  morte  della 
regina  Cristina,  che  spirò  a  Roma 
nel    1689,  in  età  di  63  anni. 

AMASIA.  Città  che  i  turchi  chia- 
mano Amasieh  ,  nell'  Asia.  Plinio 
la  pone  nell'antica  Cappadocia,  To- 
lomeo sul  mediterraneo  del  Ponto 
di  Galazia.  Ai  tempi  di  Marco  Au- 
relio, Severo,  Antonino,  Caracalla 
ed  Alessandro  era  metropoli  del 
Ponto,  né  v'ha  dubbio  che  Ncocc- 
sarca  e  le  altre  città  del  Ponto  non 
le  fossero  soggette.  I  [)rincipii  della 
religione  cristiana  furono  insegnati 
in  quei  paesi  fino  dai  tempi  degli  a- 
postoli.  Dagli  atti  greci  di  s.  An- 
drea sembra  che  s.  Pietro  abbia 
predicato  il  vangelo  in  questa  cit- 
tà, e  ne' dintorni  del  Ponto  Eussi  no. 

AMASIA.  Città  vescovile  della 
diocesi  della  grande  Armenia,  alla 
quale  si  aggregò  la  Chiesa  di  Do- 
cheum.  Benedetto  XIV,  l'anno  1 743, 
dichiarò  i  vescovi  di  Pavia  anche 
perpetui  arcivescovi  d' Amasia  :  on- 
d'essi  prendono  il  titolo  di  arcive- 
scovo d'Amasia,  e  vescovo  di  Pavia. 

AMATA  (s.),  martire.  V.  s.  Fio- 
renzo. 

AMATHA.  Città  vescovile  nel- 
la Palestina,  sotto  il  patriarca  di 
Gerusalemme.  Leone  XII,  a'  i5  di- 
cembre 1828,  elesse  vescovo  m  par- 
tihus,  successore  di  Gaetano  Galba- 
lo,  Fra  Giovanni  Antonio  de  Ldlo 

:',8 


29^  AMA 

de'  francescani    scalzi,    già    missiona- 
rio nelle  isole  Filippine. 

AMATO  (s.  ),  vescovo  di  Sion 
nel  Vallese,  e  patrono  della  città  di 
Donai  in  Fiandra,  nacque  nel  seco- 
lo VII  da  una  famiglia,  nella  quale 
le  ricchezze  e  la  pietà  si  col  legavano 
a  un  tempo.  Crebbe  alla  scienza  dei 
santi,  ed  alla  perfezione  cristiana,  e 
scioltosi  da  ogni  cura  terrena ,  en- 
trò nel  clero,  facendo  precedere  pru- 
dentissimo  consiglio  alla  elezione  di 
sì  alto  stato.  Acceso  però  dal  desi- 
derio di  perfezione  piìi  sublime,  riti- 
lossi  nel  celebre  monistero  di  Agamie  ; 
ma  verso  l'anno  669  gli  venne  affi- 
dato il  governo  della  diocesi  di  Sion 
nel  Vallese.  Egli,  sottomesso  alle  dis- 
posizioni del  cielo  ,  adempiva  esat- 
tissimamente tuttociò  che  da  ottimo 
pastore  si  addomanda.  Ebbe  anche 
santo  Amato  i  suoi  nemici,  che  lo  ac- 
cusarono falsamente  di  varii  delitti 
appresso  Ebroino,  prefetto  de!  palaz- 
zo di  Teodorico  III,  ministro  che  fu 
l'omicida  di  s.  Leodegario.  Teodorico 
esiliò  Amato  nel  monistero  di  s.  Fur- 
seolo,  di  cui  s.  Ultano  era  abbate.  Il 
santo  vescovo  sopportò  pazientemen- 
te questa  sciagura,  e,  morto  Ultano, 
passò  sotto  la  vigilanza  di  s.  Mauro- 
nio,  che  si  reputava  a  gran  ventura 
avere  un  sì  pi'ezioso  discepolo  :  anzi 
cedette  a  lui  la  propria  badia.  Ed 
egli  governò  i  suoi  monaci  con  lu- 
cidissimi esempli,  e  con  discorsi  soa- 
vissimi che  ne  ristabilirono  la  disci- 
plina. Poi,  ridottosi  in  una  celletta 
vicina  alla  chiesa,  spirò  in  quella 
verso  l'anno  690.  La  festa  di  que- 
sto santo  è  portata  al  dì  i3  set- 
tembre, giorno  in  cui  dal  martiro- 
logio romano  ricordasi  altro  santo 
del  medesimo  nome,  nato  in  Gre- 
noble da  riguardevole  famiglia,  riti- 
ratosi in  fresca  età  nel  monistero 
di  Agamie ,    quindi  monaco  a  Lu- 


AMA 

xeni,  donde  passò  alla  dignità  di 
abbate  ili  llemiremont  nella  diocesi  di 
Toul ,  dove  riposano  le  sue  spoglie. 

AMATO,  Cardinale.  Amato,  ve- 
scovo Cardinal  di  Vcllelri,  visse  nel 
Pontificato  di  UenedcLto  IX,  che, 
eletto  nel  io33,  governò  la  Chiesa 
lino  al  io44'  Il  Ciacconio,  ed  il 
Borgia  nella  sua  Storia  di  Vellelri, 
r  aveano  omesso. 

AMATO,  monaco  cassinese,  è 
noto  per  aver  nel  secolo  undecimo 
scritto  ([uattro  libri  intitolati  De  ge- 
stis  apostolorum  Petri  et  Paulij  ed 
otto  libri  della  Storia  dei  normanni. 

AMATORE  (s.) ,  vescovo  di  Au- 
xerre,  nato  ivi  nel  secolo  IV,  unico 
rampollo  di  dovizioso  casato,  fu  dal 
suo  vescovo  ^  alenano  instituito  nel- 
le buone  discipline.  Quantunque  con- 
trario ad  abbracciare  il  matrimonio, 
credette  di  dover  acconsentire  alle 
disposizioni  de' genitori,  che  in  Marta 
di  Langi'cs  gli  procurarono  sposa 
degna  di  lui.  Se  non  che,  nel  gior- 
no stesso  delle  nozze,  chiamata  in 
disparte  la  sposa  e  parlatole  a 
lungo  vivamente  intorno  le  lodi 
della  virginità,  convennero  di  osser- 
vare la  continenza ,  anzi  ne  fecero 
voto  per  tutta  la  vita.  Poco  stante 
Marta  prese  il  velo  in  un  monistero. 
Amatore  ricevè  la  clericale  tonsura, 
e  finalmente  venne  consecrato  vesco- 
vo di  Auxerre.  Morì  qual  visse,  cioè 
da  vero  santo,  dopo  di  aver  applica- 
to ogni  studio  alla  santificazione  del 
suo  gregge  dall'anno  388  fino  al  pri- 
mo maggio  del  4  "8;  ed  è  onorato  in 
Auxerre  ai  2   dello  stesso  mese. 

AMATUNTA.  Città  vescovile  del- 
la diocesi  di  Gerusalemme  della  se- 
conda Palestina,  soggetta  alla  me- 
tropolitana di  Scitopoli,  al  di  là  del 
Giordano.  Fu  in  essa  che  Teoiloro, 
figlio  di  Zenone,  tiranno  di  Fila- 
delfia ,  nascose  i  suoi  tesori. 


AMB 

AiMATUNTA.  Cdih  vescovile  del- 
la diocesi  di  Anliocliia  nell'  isola  di 
Cipro,  soggetta  alla  meliopoli  di  Sa- 
lamiua.  lliccaitlo,  re  d' Inghilterra, 
la  rovinò  dalle  fondamenta  nel 
1190,  dopo  averla  tolta  ad  Isacco 
Comneno,  che  n'  era  il  despota.  Per 
la  intervenuta  sovversione,  la  sede 
del  vescovo  venne  unita  a  Napoli. 
Ebbe  a  vescovi  Mnemone,  Ticone , 
Eliodoro  ,  Alessandi'o  ,  Giovanni , 
Germano,  e  Gerasimo. 

AMBASCIATORI  i-fesso  la  San- 
ta Sede.  Pubblici  ministri  spedi- 
ti dai  sovrani  alla  corte  Pontifìcia 
allliichè  li  ra|>presentino  ,  e  trat- 
tino   i    loro  alia  ri. 

§.  I.  lule.n'cnlo  degli  Ambasciatori 
alla  corte  Pontifìcia. 

Non  è  certo  quando  i  principi 
cominciassero  a  spedire  i  loro  Am- 
basciatori alla  corte  Pontificia.  Non 
v'ha  dubbio  però  che  nel  4i8  essen- 
do insorto  l'antipapa  Eulalio  contro 
san  Bonifacio  I,  rpiesti,  per  evilare 
nell'avvenire  gli  scismi  nella  elezio- 
ne dei  Pontefici ,  invocò  1'  aiuto 
dell'  imperatore  Onorio,  il  quale  ne 
proteggesse  la  canonica  elezione.  Da 
questo  punto  i  re  d'  Italia  comin- 
ciarono a  spedire  Ambasciatori  a 
Roma  quando  si  eleggevano  i  Pa- 
pi .  Se  non  che  gli  abusi ,  che 
faceano  questi  Ambasciatori  della 
loro  autorità,  indussero  Papa  Sim- 
maco a  proibire  assolutamente,  che 
i  laici  ed  anche  i  re  stessi  avessero 
ingerenza  nella  elezion  dei  Ponte- 
fici. Tuttavia  Teodorico,  re  d' Ita- 
lia, ne  usurpò  il  diritto  nel  526. 
Terminato  il  regno  de'  goti,  e  de- 
gli eruli ,  ad  onta  della  opposizio- 
ne de'  Papi,  continuarono  gli  abusi 
per  parte  degl'  impelatoli  d'Orien- 
te ne' loro  esarchi  di  Ravenna, 
cui  avevano   data   facoltà  di  ratifi- 


AMB  299 

car  l'elezione.  Però  le  ribellioni  co- 
strinsero talvolta  gli  stevsi  Pontcfi<:i 
a  ricorrere  alla  potenza  imperiale , 
anzi  trovasi  un  «decreto  in  Gra- 
ziano, che  dice  doversi  il  nuovo 
Pontefice  consecrarc  alla  presenza 
de' legati,  o  Ambasciatori  imperiali. 
Infatti  neir  827  fu  prorogata  la 
consecrazione  di  Gregorio  IV  pel 
ritardo  degli  Ambasciatori  imperia- 
li ,  che  esaminarono  se  l' elezione 
era  proceduta  canonicamente.  Leo- 
ne IV  nell'8/J7  non  li  attese;  ma 
Giovanni  IX  considerò  necessaria 
la  loro  assistenza ,  e  cosi  decre- 
tò nel  concilio  dell'  898  ,  annul- 
lando quello,  che  sul  proposito 
erasi  stabilito  da  Adriano  III.  Il 
Tommassini  fa  le  quattro  seguenti 
riflessioni  sul  decreto  di  Giovanni 
IX:  i."  che  non  alla  elezione,  ma 
solo  all'ordinazione  furono  ammessi 
gli  Ambasciatori  imperiali  ;  2."  che 
non  furono  ammessi,  se  non  per 
reprimere  le  dissensioni,  che  vi  na- 
scevano ;  3/  che  il  chiamare  questi 
Ambasciatori  all'  ordinazione  del 
nuovo  Pontefice  era  in  que'  tempi 
divenuto  costume  e  quasi  rito  ca- 
noiìico  ;  4-^  che  la  consuetudine, 
la  quale  i  Papi  con  tanta  diligen- 
za avevano  procurato  d'  impedire, 
col  lungo  corso  degli  anni ,  e  col- 
le vicende  mirabili  delle  cose,  par- 
ve divenuta  si  utile  e  necessaria 
alla  Chiesa ,  che  fu  d' uopo  pren- 
derla per  legge  canonica. 

In  progresso,  passato  l'impero  nei 
tedeschi,  parecchi  non  si  acquietaro- 
no per  la  sola  assistenza  degli  Am- 
basciatori ai  sacri  comizii,  ed  alla 
consecrazione  de' Papi  ^  ma  gli  Ot- 
toni, e  poi  gli  Enriehi  obbligarono  i 
romani  ad  attendere  1'  imperiale 
assenso  prima  di  consecrare  l'elet- 
to. Alessandro  II  però,  non  ostante 
il  risentimento  di  Enrico   IV,  tolse 


3oo  A  MB 

per  sempre  tal  diflerenza,  nd  1061. 
Ciò  produsse  uno  scisma,  poiché  l'im- 
peratore gli  oppose  r  antipapa  O- 
iiorio  II.  Nondimeno  il  successore 
Gregorio  VII  fu  l'ultimo  ad  esser 
consecrato  ai  29  giugno  107 3  col- 
r  assistenza  degli  Ambasciatori  ce- 
sarei, avendovi  Enrico  IV  spedito 
con  tal  rappresentanza  il  vescovo 
di  \  ercelli,  cancelliere  del  regno  di 
Italia.  Da  ciò  ebbero  origine  le  E- 
sclush'e.  V.  Esclusive,  Elezioni  e 
CoNSECR AZIONE  de'  Papi. 

Nei  conviti  solenni  che  soleva- 
no fare  i  Ponteilci  nel  giorno  del 
loro  possesso,  e  di  cui  abbiamo 
in  diversi  tempi  moltissimi  esem- 
pi, intervennero  anche  gli  Amba- 
sciatori dei  principi.  Si  sa  anco- 
ra che  nel  convito  fatto  pel  pos- 
sesso di  Giulio  II,  nel  i5o3,  gli 
Ambasciatori  per  gradazione  dava- 
no l'acqua  alle  mani  del  Papa,  e 
presentavano  a  lui  il  primo  e  se- 
condo piatto. 

Per  ciò  che  spetta  agli  Ambascia- 
lori  di  ubbidienza,  V.  Ubbidienza 
degli  Ambasciatori. 

§.  II.  Posto    degli  Ambasciatori  in 
alcuni  possessi  Pontificii. 

Nei  j5ossessl  de'  Pontefici  aveva- 
no gli  Ambasciatori  un  posto  distin- 
to. Nel  possesso  d'  Innocenzo  Vili, 
del  i484>  venivano  essi  dopo  i  cu- 
bicularii,  camerieri  Extra,  indi  se- 
guiva la  croce  Papale.  In  quello  di 
Giulio  II  cavalcarono  coi  conserva- 
tori di  Roma.  In  quello  che  Leone 
X  prese  nel  1 5 1 3  ,  cui  interven- 
nero anche  quei  delle  città  suddite 
e  feudatarie  della  Chiesa,  dopo  il 
commissario  della  Camera,  proce- 
devano gli  oratori  dulia  Marca  di 
Ancona,  del  Patrimonio,  del  duca- 
to di  Spoleto;  della  Ilomagna,  e  di 


AMB 
Bologna;  indi  que'di  Firenze,  del- 
la signoria  veneta,  del  re  di  S[)a- 
gna,  del  re  di  Francia,  e  di  Mas- 
similiano 1  re  de'  romani ,  seguiti 
dal  senator  di  Roma,  dal  duca  di 
Urbino,  e  dalla  croce  Papale.  Giun- 
to a  Roma  Adriano  VI,  gli  ora- 
tori de'  principi  gli  resero  ubbidien- 
za, e  nella  cavalcata  con  cui  si  re- 
cò al  Vaticano,  dopo  i  Cardinali, 
presero  luogo  i  detti  Ambasciatori, 
in  compagnia  de'  magnati  romani. 
Nel  possesso  di  Gregorio  XIII,  del 
1572,  l'oratore  di  Urbino  andò  fra 
il  baronaggio  romano  ;  Sisto  V,  che 
gli  successe,  nel  i585,  fece  tale  fun- 
zione con  molti  Ambasciatori,  di- 
stinguendo quelli  del  Giappone  che 
gli  sostennero  le  aste  del  baldac- 
chino. Neil'  ascendere  il  cavallo,  ten- 
ne la  staffa  uno  de'  giapponesi  ; 
quello  di  Francia  sostenne  l' estie- 
mità  del  manto,  ed  il  Papa  ricevet- 
te con  particolare  affabilità  que'  del- 
la repubblica  di  Venezia.  Paolo  V 
prese  possesso  nel  i6o5.  In  ipiesto 
il  governatore  di  Roma  cavalcò  in 
mezzo  agli  Ambasciatori  di  Francia 
e  di  Venezia.  Prendendo  possesso 
nel  i655  Alessandro  VII,  fra  la 
nobiltà  romana  cavalcavano  alcu- 
ni Ambasciatori  de'  principi  esteri  : 
di  poi  seguivano  gli  scudieri,  la  cro- 
ce Papale,  ed  il  governatore  di  Ro- 
ma in  compagnia  dell'  Ambasciatore 
di  Venezia  ;  gli  Ambasciatori  di  Bo- 
logna e  di  Ferrara  negl'  indicati 
possessi  cavalcavano  vestiti  dell'abi- 
to senatorio,  cioè  di  damasco  nero, 
dopo  i  conservatori  del  popolo  ro- 
mano, e  prima  del  governatore  di 
Roma.  E  quando  i  Papi,  dopo  la 
funzione,  tornavano  a  casa  in  car- 
l'ozza,  quegli  Ambasciatori  coi  con- 
servatori, governatore,  e  principe 
assistente  al  soglio,  precedevano  la 
carrozza  medesima. 


AMB 

li  Sestini,  parlando  dell'interven- 
to degli  Ambasciatoli  nei  possessi 
dei  Papi  5  dice  :  •'  Doi)o  i  capi  della 
casa  Colonna,  Orsini  ed  il  nipote 
del  Papa,  seguivano  gli  Ambascia- 
tori delle  repubbliche ,  poi  quelli 
de'  duchi  serenissimi ,  indi  gli  A  m- 
basciatori  regii,  tra'  quali  quello  di 
Venezia,  benché  repubbUca,  appresso 
il  governatore  di  Roma,  ed  il  pre- 
lètto di  questa  città  che  teneva  la 
stalla  al  Papa  nel  montare  a  ca- 
vallo, e  glielo  addestrava  per  alcu- 
ni passi  ".  Biagio  INIartinelii,  descri- 
vendoci, nel  suo  Diario,  il  possesso 
di  Paolo  III,  del  i535,  ci  narra 
che  gli  Ambasciatori  ebbero  contesa 
sulla  precedenza  ai  conservatori  di 
Roma  ;  ed  anche  in  quello  del  ;iuc- 
cessore  Giulio  III,  preso  nel  i55o, 
vi  fu  questione  fra  i  detti  conser- 
vatori e  gli  Ambasciatori. 

Nel  possesso  di  s.  Pio  V  insorse 
grave  controversia  fra  gli  Amba- 
sciatori, il  senatore  ed  il  governa- 
tore di  Roma,  cosicché  il  senatore, 
e  conservatore  si  ritirai'ono.  Su  (jue- 
sto  argomento  veggasi  Gaburio,  Fi- 
la di  s.  Pio  V,  e  Cornelio  Firmano 
presso  il  Gottico. 

Quando  prese  possesso  Clemente 
X,  del  1670,  non  intervenne  l'Am- 
basciatore di  Bologna  per  non  cedere 
il  posto  ai  due  cancellieri  del  po- 
polo romano  ,  che  facendo  parte 
del  magistrato  de'  conservatori,  an- 
davano con  questi  ;  e  1'  Ambascia- 
tore di  Francia  non  volle  andar 
in  mezzo  all'  Ambasciatore  di  Ve- 
nezia ,  e  al  contestabile  Colonna, 
principe  assistente  al  sogHo,  né  ave- 
re in  mezzo  il  governatore  di  Ro- 
ma, ma  si  pose  alla  destra  dell'Am- 
basciatore di  Venezia:  onde  il  Co- 
lonnese  procedette  ahpianto  innan- 
zi, a  sinistra,  e  al  detto  prelato  con- 
venne di  prender  posto  dieti'o  a  loro. 


AMB  3or 

Nel  possesso  d'Innocenzo  XII, 
ch'ebbe  luogo  ai  i3  aprile  169-2, 
il  conte  IMartinitz  ,  Andiasciatore 
imperiale,  pretese  di  non  andare,  co- 
me era  l' uso ,  col  governatore  di 
Roma  in  mezzo,  e  il  contestabile 
alle  spalle;  cede  bensì  il  luogo  al 
prelato,  ma  volle  che  il  secondo 
si  avanzasse  .  Dopo  un  lungo  trat- 
tenimento della  cavalcata,  il  Papa 
ordinò  al  Colonna,  che,  senza  pre- 
giudizio delle  sue  ragioni,  jnecedes- 
se  immediatamente  l'Ambasciatore, 
dopo  il  quale  venisse  monsignor  go- 
vernatore di  Roma.  Finalmente  Cle- 
mente XI ,  successore  d'  Innocenzo 
XII,  recandosi  ai  io  aprile  1701, 
a  prendere  possesso  in  Laterano, 
non  v'  intervennero  gli  Ambascia- 
tori regii,  perchè  era  incognito  quel- 
lo dell'  imperatore  Leopoldo  I ,  e 
l'altro  del  nuovo  re  di  Spagna  Filip- 
po V,  stante  la  guerra  di  Successio- 
ne della  monarchia  spagnuola.  Quello 
di  Venezia  avea  pur  avuta  l'istruzione 
di  astenersi  dall'  intervenire.  Allora  il 
contestabile  die'  al  Papa  le  redini , 
e  tenne  la  staffa  il  piti  antico  dei 
conservatori  :  fino  alla  metà  della 
piazza,  il  primo  addestrò  il  cavallo, 
e  pel  rimanente  della  strada  conti- 
nuarono a  vicenda  i  conservatori,  e 
r  Ambasciatore  di  Bologna.  Dopo 
questo  possesso,  non  si  parlò  più 
d' intervento  degli  Ambasciatori,  per- 
chè non  aveano  più  luogo  nemme- 
no nelle  cappelle  Pontificie,  come 
diremo. 

§.  III.  Posto  degli  Ambasciatori 
nelle  cappelle  Papali  e  nelle  pro- 
cessioni. 

Tutti  gli  Ambasciatori  de' principi 
assistevano  alle  cappelle  Pontificie, 
processioni,  pontificali,  e  ad  ogni  al- 
tra funzione,  che  celebrasse  il  Posi- 


3o2  A  MB 

tefìce,  avendone  l' invito  dal  censo- 
re Pontificio.  11  posto  degli  Amba- 
sciatoi-i  de'  principi  nelle  cappelle 
Papali  era  in  sul  ripiano  del  tro- 
no Papale,  stando  in  piedi  accanto 
al  Cardinale  primo  diacono  e  sopra 
i  duchi.  Cos'i  riporta  il  Bonanni  [Ge- 
rarchia ecdes.,  pag.  ^^^.).  Gli  Am- 
basciatori di  Ferrara  e  di  Bologna 
sedevano  presso  gli  ultimi  Cardinali 
diaconi. 

Nelle  processioni  dei  Pontificali 
gli  Ambasciatori  andavano  dopo  il 
sacro  Collegio,  prima  della  sedia  ge- 
statoria. Ma  ciò  avveniva  con  poca 
soddisfazione  de'  Pontefici,  i  quali 
bramavano  che  piuttosto  precedesse- 
ro la  croce.  Quelli  poi  di  Bologna 
e  di  Ferrara  si  univano  a'  conserva- 
lori  di  P\.oma,  e  toccava  ad  uno  di 
essi  dare  1'  acqua  alle  mani  del 
Papa,  nelle  rispettive  funzioni,  e  ri- 
cevere nelle  messe  la  pace  dopo  i 
conservatori.  Egual  posto  avevano 
nella  comunione  al  soglio  Papale,  in 
cui  baciavano  1'  anello  del  Pontefi- 
ce prima  di  ricevere  1'  Eucaristia  , 
sostenendogli  talvolta  lo  strascico 
del  manto.  Nelle  cappelle  Papah 
e  Pontificali,  dopo  il  governatoi-e 
di  Roma,  gli  Ambasciatori  riceveva- 
no r  incensazione  e  la  pace,  e  do- 
po i  Cardinali  diaconi,  la  comunio- 
ne dal  Pontefice. 

Dal  Cancellieri,  nella  sua  Setliina- 
na  santa,  rileviamo  che  anticamen- 
te nella  festa  della  Pm'ificazione,  ed 
in  quella  della  Domenica  delle  pal- 
me, un  Ambasciatore  stava  a  de- 
stra 5  ed  un  principe  romano  assi- 
stente ul  soglio  alla  sinistra,  per  som- 
ministrar le  candele  e  le  palme. 

Nel  i444  insorse  lite  fra  l' Am- 
basciatore del  re  Giovavìni  li  di  Ca- 
stiglia  e  di  Leone,  e  1'  ambasciatore 
del  re  Alfonso  V  d'  Aragona,  sopra 
la  [)reminenza  del  luogo  nelle  eap- 


A  M  B 
pelle  Papali,  pietendendo  l' arago- 
nese una  preminenza  per  cagione 
di  più  regni  acquistati  dal  suo  Si- 
gnore, cioè,  SiciUa,  Sardegna,  Cor- 
sica ed  altri.  Tale  quistione,  porta- 
ta al  trono  di  Eugenio  IV,  decise 
egli  in  favore  dell'  Ambasciator  ca- 
stigliano. 

Anche  nel  concilio  di  Trento  Clau- 
dio Vigil  di  Quignones  conte  di  Luna, 
Ambasciatore  di  Filippo  II  re  di  Spa- 
gna, voleva  contro  l'uso  la  preceden- 
za sopra  gli  Ambasciatori  del  mo- 
narca francese  (  Bulteau ,  Trattalo 
circa  la  precedenza  dei  re  di  Fran- 
cia sopra  i  re  di  Spagna)  .  Dall'  al- 
tra parte  Arnoldo  di  Ferrier,  pre- 
sidente del  parlamento  di  Parigi,  e 
Guido  de  Faut  de  Pibrach,  giudica 
maggiore  di  Tolosa,  Ambasciatori 
francesi,  sostennero  con  gagliardìa  la 
preminenza  della  corte  loro.  In  fa- 
vore di  questa  decise  il  Pontefice 
Pio  IV,  Medici,  milanese,  come  ri- 
porta il  Burio  (  Notilia  ronianoruni 
Ponti flciun,  p.  272).  A  tale  sentenza 
di  Pio  IV  parfi  1'  Ambasciatore  de 
Quignones  da  Trento,  ed  andò  a 
Roma,  come  afferma  1'  Aldoino  (nel 
tomo  III  di  Ciacconio)  affine  di  ri- 
muovere il  Pontefice  e  rappresentar- 
gli che  Svintilla,  re  di  Spagna,  fu 
da  Onorio  I  chiamato  Cattolico  nel- 
r  anno  637,  pria  che  Carlo  Martel- 
lo di  Francia  avesse  da  Gi'egorio  1 II, 
nel  74oj  il  titolo  di  Cristianissimo. 
Fu  di  nuovo  dunque  agitata  in  Ro- 
ma la  controversia ,  e  ne  tratta 
lungamente  lo  Spondano ,  nei  suoi 
Annali  all'anno  1 564;  ma  anche  in 
quest'ultima  vertenza  il  Pontefice  de- 
cise contro  la  Spagna.  Tultavolla  per 
essa  non  si  stimò  offeso  punto  Fi- 
lippo 11,  come  ci  assicura  il  Murfi- 
tori,  Annali  et  Italia,  tomo  X,  al- 
l'a  mio    I  56  |. 

Nel    Pontificato    di    Clemente  X, 


AMB 
y4llierì,  romano,  l'Arnhasciatore  del 
duca  (li  Savoia,  Carlo  KinaiiiK-llo  li, 
e  quello  del  gran  duca  di  Toscana, 
Cosimo  HI,  prelesero  la  piecedenza 
dell'imo  sull'altro,  al  segno  di  ar- 
mar genie  per  aggiugiiere  al  pro- 
prio scopo.  La  prudenza  del  Pon- 
tefice, clic  avea  già  composti  nel- 
le loro  controversie  gli  Aml^asciato- 
ri  di  Venezia,  di  Francia  e  Spa- 
gna, nel  1673,  li  lasciò  |jienamen- 
te  soddisfatti,  e  gli  acquetò  nei  lo- 
ro dissidii.  y.  Muratori ,  Annali 
d'Italia,  tomo  IX,  anno  1671, 
1674,    1675. 

Nel  marzo  dell'anno  1696  con 
titolo  di  Ambasciatore  cesareo  del- 
l' imperatore  Leopoldo  I  era  a  Ro- 
ma Giorgio  Adamo  conte  di  Mar- 
linitz;  quegli  stesso  che  sotto  il  Pon- 
tificato d' Innocenzo  XII,  Pignalelli, 
avevano  dato  motivo,  come  vedem- 
mo, a  questioni  sulla  precedenza 
del  posto.  Ad  onta  dell'  antico  uso, 
pretendeva  di  non  cedere  la  mano 
al  governatore  di  Roma  nella  so- 
lenne processione  del  Corpus  Do- 
mini. 11  Papa,  per  ischi  vare  ogni 
disordine,  comandò  al  governato- 
re di  non  intervenii-e  alla  proces- 
sione. Ma  non  appena  era  questa 
incominciata,  che  l'Ambasciatore  im- 
provvisamente si  mise  fra  i  Cardi- 
nali diaconi,  pretendendo  di  andar 
del  pari  con  essi.  Naccjue  perciò 
gran  tumulto,  e  la  processione  con 
grande  scandalo  si  sospese  per  quat- 
tro ore,  nò  potè  progredire  se  non 
dopo  le  proteste  dell'una  e  dell'  al- 
tra parte. 

Innocenzo  XII  con  severo  editto 
rimediò  alle  pretensioni  dell'  Amba- 
sciatore :  onde  non  più  seguirono 
sconcerti  nelle  sacre  funzioni.  Con- 
vinto Leopoldo  per  lo  precipitoso 
procedere  dell'  Ambasciatore,  non 
solo    in  quella,    ma    anche  in  oltre 


AMB  3o3 

occasioni,  chiamò  a  Vienna  il  Mar- 
linitz,  ed  invece  inviò  a  Roma  lAin- 
bascialore  INIansfeld.  Per  maggiori 
notizie  sul  jiroposito,  ne  tratta  a 
lungo  il  marchese  Ottieri,  nella  sua 
Istoria  delle  f^ncrre  avvenute  in  Eu- 
ropa ed  in  Italia  per  la  successio 
ne  della  monarchia  di  Spagna,  Ro- 
ma, 1728,  nel  tom.  I,  pag.  127  e 
349;  Prati  Storia  dei  Pontefici  y 
tom.  XII,  pag.  262. 

Insorta  ima  disputa  di  prece- 
denza tra  i  ricordati  due  Amba- 
sciatori di  Bologna  e  di  Ferra- 
ra ,  sotto  il  Pontificalo  di  Clemen- 
te Vili,  questi  ordinò  che  alterna- 
tivamente intervenissero  alle  cap- 
pelle Papali,  affinchè  uno  non  si 
incontrasse  coll'altro,  e  conservasse- 
ro cos\  tulli  due  il  diritto  di  prece- 
denza. Durò  tale  sistema  fino  a  tan- 
to che  quelle  due  legazioni  passa- 
rono sotto  il  dominio  francese;  pe- 
rocché, sebbene  restituite  al  gover- 
no Pontificio ,  non  hanno  piìi  a- 
vuto  la  rappresentanza  del  proprio 
Ambasciatore.  P^.  Bologna  e  Fer- 
rara. 

Nella  cappella  Pontificia,  quando 
veniva  celebrata  la  messa ,  il  pre- 
lato prete  assistente  alla  cappella, 
ricevuta  la  pace  dal  Cardinal  jiri- 
mo  prete  assistente,  la  passava  di  poi 
al  primo  de'  vescovi  assistenti  al 
soglio,  poscia  al  governatore  di  Ro- 
ma, che  sta  alla  testa  dei  prelati 
di  fiocchetti,  e  quindi  al  primo  dei 
principi  secolari  assistenti  al  soglio 
Pontificio,  tra'  quali  precedevano 
gli  Ambasciatori  regii,  avendo  tra 
essi  la  preminenza  quelli  dello 
imperatoi-e.  Mentre  il  Marti  nitz 
era  Ambasciatore  di  Leopoldo  I 
ad  Innocenzo  XII,  egli  fu  il  primo 
a  pretender  di  non  passar  la  pace 
al  contestabile  Filippo  Colonna , 
principe  assistente  al  .soglio,  col  pre- 


3o4  A  MB 

testo ,  die  questi ,  non  ostante  le 
sue  prerogative  5  di  esser  la  pia 
antica  e  potente  famiglia  di  Roma, 
fosse  tuttavia  suddito  del  re  di  Spa- 
gna ,  come  gran  contestabile  del 
regno  di  Napoli  allora  occupato  da 
un  principe  della  casa  d'Austria , 
e  perciò  discendente  da  questa , 
che  n'  era  sovrana  ;  onde  non  volle 
andare  del  pari,  per  non  essere  il 
colonnese  tra  gli  Ambasciatori  delle 
teste  coronate. 

In  tempo  di  Clcraenie  XI,  Albani, 
da  Urbino,  per  la  festività  dell'As- 
sunta, fu  nel  1707  invitato  dal  cur- 
sore alla  cappella,  Giambatista  Nani 
Ambasciatore  di  Venezia,  l'unico 
die  fosse  con  pubblico  carattere  di 
Ambasciatore  ;  ma  il  Nani ,  avuto 
r  ordine  dalla  sua  repubblica  di 
non  alterare  punto  lo  stato,  in  cui 
il  Martinitz  avea  lasciato  il  ceremo- 
niale  nella  cappella  Pontificia ,  ri- 
cevè la  pace  dal  prete  assistente , 
ma  non  volle  passarla  al  contesta- 
bile Colonna,  e  solo  di  là  a  poco 
facendogli  un  complimento  di  corte- 
sia gli  disse,  che  ricorresse  a  Vien- 
na ,  il  cui  Ambasciatore  non  a- 
vea  voluto  passar  la  pace  :  poiché 
essendo  egli  certo ,  che  gli  altri 
Ambasciatori,  i  quali  lo  precedevano 
nel  rango ,  non  avrebbero  seguito 
il  suo  esempio,  non  poteva  pregiu- 
dicare alla  sua  repubblica,  né  agli 
ordini  dati  dalla  medesima,  di  cui 
esso  contestabile  godeva  la  nobiltà, 
ed  era  in  certo  modo  dipendente , 
e  non  del  suo  rango. 

Disgustato  vivamente  il  Pontefi- 
ce per  tali  dilforenze,  come  quegli, 
che  fino  dal  1 70 1  avea  tolte  le 
franchigie,  ed  insieme  avvisati  gli 
Ambasciatori  residenti  in  Roma  a 
non  opporsi,  appena  si  spogliò 
degli  abiti  sacri ,  chiamò  il  Cardi- 
nale  Nicolò  Acciaioli  fiorentino,  ed 


AMR 

il  Cardinale  Faljrizio  Spada  per 
far  loro  sapere ,  che  non  avrebbe 
piìi  fatto  invitare  nella  cappella 
r  Ambasciator  di  Venezia  ,  se  non 
nel  caso  che  questi  promettesse  di 
praticare  l'antico  sistema.  Comuni- 
cata perciò  la  risoluzione  all'Amba- 
sciatore Nani ,  questi  di  tutto  av- 
visò la  sua  repubblica ,  e  n'  ebbe 
in  risposta  di  partire  subito  da 
Roma  senza  pi-ender  congedo  dal 
Pontefice.  Da  ciò  seguì  che  gli 
Ambasciatori  regii,  fuorché  il  mar- 
chese de  Prie ,  Ambasciatore  cesa- 
reo di  Giuseppe  I,  il  quale  nella 
cappella  Papale  nel  1709  die'  la 
pace  al  contestabile  assistente  al 
soglio,  tutti  si  astennero  volonta- 
riamente dallassistere  alle  cappelle. 
Cos'i  ebbe  fine  quell'  antico  costume, 
sott'ogni  aspetto  dignitoso  e  magni- 
fico. V.  Ottieri,  Storia  di  Europa, 
t.  IV,pag.  4 1^5  e  tomo  V,  pag.  5-2  5. 
Quindi  nell'anno  1 7  1 8,  desideran- 
do l'Ambasciatore  di  Portogallo  di 
vedere  le  funzioni  della  settimana 
santa,  Clemente  XI  gli  permise  che 
le  vedesse  dalla  cantoria  della  cap- 
pella Sistina. 

§.  IV.  Ccremonie  dell'  Ambascia- 
tore di  Francia  nel  giorno  2  5 
agosto  e    1 3  dicembre. 

Ai  9.5  agosto  si  fa  nella  chiesa  di 
s.  Luigi  de" francesi  in  P.oma  lacappella 
cardinalizia  per  la  festa  di  s.  Luigi, 
re  di  Francia.  Per  essa  un  tempo 
faceva  l'invito  il  Cardinal  protet- 
tore della  corona  di  Francia;  ma 
ora  che  quegli  più  non  esiste,  si 
fi  dal  Cardinal  decano.  I  Cardi- 
nali vi  sono  ricevuti ,  e  poi  lingra- 
ziati  dall'Ambasciatore,  il  «piale  fa 
altrettanto  nello  slesso  giorno  ndle 
ore  pomeridiane,  se  il  Pontefice  si 
recasse  a  visitare  la  chiesa.   Questa 


AMB 

cappella  cominciò  a  tenersi  dopo 
l'anno  iGxS.  Ai  i3  di  dccombrc,  fi- 
no dal  1 6o5,  si  celebra  nella  basilica 
lateranense  la  solenne  messa  Pontifi- 
cale in  onore  di  s.  Lucia,  pel  felice 
stato  del  re ,  e  dell'  intero  regno 
di  Francia ,  per  l' abbazia  di  Clai- 
rac  da  Enrico  IV  donata  al  capi- 
tolo, e  come  giorno  della  nascita  di 
tal  re,  L' Ambasciatore  francese  vi 
si  adduce  con  tutta  la  legazione  : 
riceve  i  Cardinali  invitati,  in  coro 
ha  gli  onori  di  canonico ,  ed  in  fine 
ringrazia  i  Cardinali  intervenuti. 

§.    V.  Ricevimento     degli     Amba- 
sciatori in  Roma. 

Se  gli  Ambasciatori  giungevano 
a  Roma  per  la  via  di  mare,  il 
Pontefice  soleva  farli  accogliere  a 
Civitavecchia.  Anticamente  gli  Am- 
basciatori dei  principi  e  delle  re- 
pubbliche, che  non  conoscevano  su- 
periore, erano  ricevuti  in  pubblico 
concistoro.  Nulla  ostante  venivano  in 
esso  accolti  anche  gli  ambasciatori 
di  Ferrara,  di  Mantova,  e  del  mar- 
chese di  IMonferrato,  quantunque  il 
primo,  qual  feudatario  della  Chie- 
sa, riconoscesse  il  Papa  per  signore, 
ed  i  secondi,  come  imperiali,  ricono- 
scessero r  imperatore.  Tutti  questi 
Ambasciatori  aveano  l'onore  di  es- 
sere ricevuti  in  un  pubblico  concisto- 
ro, ed  inoltre  v'era  la  solenne  ca- 
valcata. Nondimeno  impartissi  que- 
st  ultimo  onore  eziandio  agli  Aml)a- 
sciatori  di  Bologna,  quando  vennero 
a  rallegrarsi  per  la  creazione  del  loro 
concittadino  Gregorio  XIII,  Biinii- 
compagni,  nel  i^ya,  e  per  qu(;IIa 
di  Gregorio  XIV,  Sfondrati,  di  I\li- 
lano,  nel    i5go. 

Gli  Ambasciatori  di  Malta  per 
molti  anni  fecero  la  cavalcata  nel- 
l'entrare in  Roma,  sebbene  non  fos- 
sero ricevuti  in  concistoro  pubblico, 

VOI.     1. 


AMB  3o5 

A  queir  entrata  solenne  degli  Amba- 
sciatori in  Roma,  i  Cardinali  man- 
davano a  far  loro  corteggio  i 
proprii  gentiluomini ,  e  le  mule 
coi  loro  fornimenti  in  gala,  le  quali 
solcano  essere  cavalcate  da  pala- 
frenieri aventi  dietro  le  spalle  il 
cappello  rosso  del  loro  padrone. 
Una  sol  volta  vi  andarono  gli  stessi 
Cardinali,  allora  quando  Alfonso  XI 
re  di  Leone  e  di  Castiglia  con  tren- 
tacinquemila fanti,  e  cpiattordicimila 
cavalli,  battuto  nel  campo  di  Tariffa 
un  esercito  di  mori  composto  di  ot- 
tantamila cavalli,  e  di  seicentomiìa 
fanti,  mandò  al  Pontefice  in  Avi- 
gnone i  suoi  Ambasciatori  per  ren- 
der conto  di  SI  segnalata  vittoria  col 
dono  di  cento  schiavi  nobili,  cento 
bellissimi  cavalli  ben  guerniti,  molti 
vasi  d'oro  e  d'argento  ed  una  gran 
quantità  di  bandiere  nemiche.  Il 
Papa  volendo  onorare  questi  Am- 
basciatori, ordinò,  che  tutti  i  Cardi- 
nali andassero  loro  incontro  colle- 
gialmente. 

Il  Sommo  Pontefice  soleva  onorare 
ancora  gli  Ambasciatori  con  la  guar- 
dia de'cavalleggieri  fin  dal  luogo  ove 
principiava  la  cavalcata,  dalla  villa 
fabbricata  da  Papa  Giulio  III,  poco 
lungi  dalla  porta  Flaminia^  villa 
che  fu  ristaurata  da  Pio  IV ,  col- 
r  ordine  che  da  essa  dovessero  muo- 
vere i  Cardinali ,  gli  Ambasciatori 
ed  i  principi  per  entrare  solenne- 
mente in  Pioma.  Precedeano  i  ca- 
valleggieri,  e  monsignor  maggiordo- 
mo vi  mandava  inoltre  la  famiglia 
palatina,  e  molti  prelati,  che  attor- 
niavano il  nuovo  Ambasciatore  ; 
se  il  numero  n'era  maggiore,  mag- 
giore era  quello  dei  prelati  che 
circondavano  e  accompagnavano 
gli  Ambasciatori  alla  loro  abita- 
zione. Nella  sala  regia  si  riceve- 
vano gli  Ambasciatori  dell'impera- 
39 


3o6  A  MB 

torc,  e  de'  re,  e  poscia  da  Pio 
IV  quelli  pure  della  repubblica  di 
Venezia .  Ivi  si  ricevcano  ezian- 
dio gli  Ambasciatori  di  que'  du- 
chi e  repubbliche,  che  sogliono  a- 
vere  l'udienza  del  Papa  in  conci- 
storo pubblico.  Il  Cardinale  deca- 
no, come  il  primo  del  sacro  Col- 
legio, riceve  le  prime  visite  di 
formalità  de'  nuovi  Ambasciatoli , 
<juando  giungono  in  Roma ,  e  resti- 
tuisce ai  medesimi  la  visita  dopo  a- 
ver  ricevuto  1'  avviso,  che  tutto  il 
sacro  Collegio  sia  stato  visitato. 

§.  VI .  Alcuni  tìLoli  e  privilegi  accordati 
agli  Ambasciatori  in  Roma. 

In  un  concilio  latcranense  gli 
Ambasciatori  furono  contraddistinti 
col  titolo  di  Magnijìco,  quello  del- 
l' imperatore  col  titolo  d'Illustre,  ed 
il  IVlarchese  di  Mantova  e  i  due  capi 
delle  case  Colonna  ed  Orsini  con 
quello  d'Illustrissimo:  titolo  con  che 
vennero  trattati  anche  quelli  del  re 
di  Portogallo  e  di  Polonia.  Gli 
Ambasciatori,  come  i  principi  e  le 
principesse,  andavano  coi  fiocchi  di 
oro  nella  loro  prima  carrozza,  men- 
tre nella  seconda  e  nella  terza  ave- 
vano i  fiocchi  neri.  Così  pure  i  Car- 
dinali Ambasciatori  usavano  i  fioc- 
chi d'oro,  benché  non  possano  usarli 
che  i  Cardinali  di  famiglia  principe- 
sca ed  il  decano. 

GU  Ambasciatoli  dell'impero  e 
di  Venezia  andavano  alle  udienze 
ordinarie  del  Papa  in  fiocchetti,  e 
con  accompagnamento  di  prelatura 
e  di  cavalieri.  Le  udienze  ordina- 
rie e  straordinarie  degli  Ambascia- 
tori si  pubblicavano  dal  Diario  di 
Roma  (A^.  Udienze).  Gli  Ambascia- 
tori nel  loro  partire,  cinti  di  spada 
e  coi  speroni,  recavansi  dapprima 
al  palazzo  Pontifìcio  con  nove  car- 
rozze, la  prima  coi  fiocchi  d' oro,  la 


A  MB 
seconda  coi  fiocchi  di  seta  color  d'o- 
ro, la  terza  di  seta  ed  oro,  la  quarta 
e  quinta  di  seta  nera,  le  altre  quat- 
tro senza  fiocchi  ;  poi  ricevevano  i 
soliti  doni.  Gli  Ambasciatori  di  Ve- 
nezia, quando  partivano  da  Roma, 
solevano  essere  decorati  delle  con- 
suete insegne  di  cavalieri  aurati.  1^. 
Cavalieri. 

La  lepubblica  di  Venezia  aven- 
do prontamente  accettato  il  concilio 
di  Trento,  nel  iSGa,  Pio  IV,  per 
dimostrare  la  sua  compiacenza ,  e 
quanto  avrebbe  stimata  utile  la  con- 
tinua assistenza  di  un  Ambascia- 
tore in  Roma,  donò  per  l' abita- 
zione di  esso  alla  repubblica  il 
magnifico  e  vastissimo  palazzo  det- 
to di  s.  Marco  {V.  Palazzo  di  s. 
Marco).  In  contraccambio,  la  repub- 
blica assegnò  e  donò  per  residenza 
del  nunzio  apostolico  in  Venezia  il 
palazzo  Gl'itti  a  s.  Francesco  della 
Vigna. 

Gli  Ambasciatori  dei  sovrani  di 
Austria,  di  Francia,  di  Spagna,  di 
Portogallo,  di  Venezia,  il  Cardinal 
protettore  di  Polonia,  il  Cardinal 
segretario  di  stato,  il  Cai'dinal  ca- 
merlengo ,  monsignor  maggiordo- 
mo, il  capitano  degh  svizzeri,  il 
rettore  del  collegio  di  Propaganda, 
il  segretario  della  congregazione, 
il  Cardinal  protettore  degli  arme- 
ni, erano  quelli,  a  cui  spettava  la 
nomina  dei  tredici  pellegrini  sui 
quali  il  Sommo  Pontefice  opera 
la  lavanda  de'  piedi  nel  giovedì 
santo.  Di  presente  non  essendovi 
quel  di  Venezia,  né  il  protettor 
di  Polonia,  supplisce  in  loro  vece 
monsignor  maggiordomo,  cui  tocca 
ancora  nominare  nelle  vacanze  di 
quelli ,  che  sono  in  possesso  della 
concessione.  Non  essendovi  protetto- 
re degli  armeni,  ne  fa  la  nomina 
il  vescovo  ordinante,  che  risiede   in 


AMC 
Roma,  al  Cardinal  prefetto  di  Pro- 
paganda, che  la  partecipa  a  mon- 
signor maggiordomo.  Che  se  la  San- 
ta Sede  non  avesse  riconosciuto 
uno  de'  sovrani,  i  cui  ministri  godo- 
no il  summentovato  privilegio,  la 
nomina  tocca  pure  a  monsignor 
maggiordomo  per  quel  tempo. 

§.  VII.  Ceremonìe  praticate  in  Roma 
dagli  Ambasciatori  prima  del 
conclave  j  e  nel  conclave.  . 

Dopo  la  morte  del  Sommo  Pon- 
tefice, mentre  i  Cardinali  nella  ce- 
lebrazione delle  esequie  novendiali 
si  radunano  nella  camera  capitolare 
della  sagrestia  di  s.  Pietro,  gli  Am- 
basciatori co' ministri  de' principi, 
per  paite  dei  medesimi  si  recano 
a  fare  le  condoglianze  al  sacro  Col- 
legio. Leggono,  o  recitano  a  memo- 
ria il  complimento  nell'  idioma  fran- 
cese, od  italiano;  indi  pregano  i 
Cardinali  ad  eleggere  imo  dei  più 
abili  e  pili  degni  del  loro  sublime 
consesso:  complimento  al  quale  ri- 
sponde sempre  il  Cardinal  decano. 
In  ogni  mattina  dopo  l'esequie  i 
pre<letti  Ambasciatori  alternativa- 
mente, e  ad  udienza  stabilita,  van- 
no a  coniplimentare  i  sacri  Eletto- 
ri, facendo  tre  genuflessioni  alla  Io- 
io  presenza ,  come  suol  farsi  da- 
vanti al  Papa ,  ed  offiendo  loro  col 
maggior  rispetto  gli  ossequi  e  l'as- 
sistenza dei  rispettivi  sovrani. 

Oggidì  però  gli  Ambasciatori,  i 
ministri,  il  governatore  di  Roma 
ed  i  conservatori  del  popolo  ro- 
mano, vanno  in  conclave  all'udien- 
za nello  stesso  modo  che  si  condu- 
cevano dal  Papa.  Giunti  allo  spor- 
tello, fanno  una  genuflessione  al 
Cardinal  camerlengo ,  e  a'  tre  capi 
degli  ordini  de""  vescovi ,  de'preli ,  e 
de' diaconi,  i  quali  alla  comparsa  lo- 
ro si  levano  la  berretta  rossa,  indi 


AMB  3o7 

si  ricoprono,  come  pure  gli  Amba- 
sciatori. Questi  producono  gli  allàri, 
e  quelli  rispondono  a  nome  del  sa- 
cro  Collegio.     I  ministri  non  catto- 
lici   presentandosi  al  sacro  Collegio, 
in    luogo    delle  genuflessioni    prati- 
cano riverenze.    Chiuso    il  conclave, 
se  taluno  degli  Ambasciatori  o  mi- 
nistri de' principi  stranieri  fosse  in- 
caricato dalla  sua  corte  di    qualche 
affare,  o    dovesse  conumicare    qual- 
che lettera  al  sacro  Collegio,  ne  fa 
consapevoli  i  Cardinali,    per  mezzo 
del  primo  maestro  di  ceremonie;  edj 
avuta  da  esso  la  notizia  del  gioino 
ed  ora  in    cui  sarebbe  ammesso  al- 
l'udienza,  dopo  aver  visitata  la  ba- 
sihca  vaticana,  si  avvia  al  conclave 
per    la  scala  di  Costantino,  se  si  fi 
al  Vaticano,  e  per  quella  grande,  se 
celebrasi  al  Quirinale.  Viene  ricevuto 
dal  maresciallo  del  conclave,  che  lo 
conduce  nel  suo  appartamento,  ove 
servito  di  rinfreschi,  aspetta    la  fine 
dello  scrutinio.   Terminato  il  (juale, 
il    sacro    Collegio    vestito    tli     al)it(j 
cardinalizio  e  croccia  in  quadratu- 
ra   si  schiera    avanti    la   porta    del 
conclave.    Allora  il    maresciallo    ac- 
compagna l'  Ambasciatore  al  concla- 
ve medesimo.    Come  si  giunge  alla 
porta,  sene  apre  lo  sportello,  e  l'Ani-, 
basciatore  ,     fatta    una    genuflessio- 
ne,   ed  un    profondo  inchino,  con- 
segna le    sue  lettere  credenziali,   e- 
sponendo  con  una  allocuzione  il  mo- 
tivo della  sua  venuta.  Questa  allo- 
cuzione   deve    averla  esibita    prima 
in  iscritto    al    segretario    del    sacro 
Collegio.    Frattanto    in    piedi  e  co- 
perti stanno  i  tre  Cardinali  capi  di 
ordine    insieme    al  camerlengo,   dal 
quale    principalmente   l' ambasciator 
èi'icevuto.  Percorse  dal  prelato  segre- 
tario del  sacro  Collegio  le  lettere  ad 
alta     voce ,    1'  Ambasciatore    espone 
parimenti  a  voce  l' affare  pel  quale 


3o8  A  MB 

ha  richiesta  formale  udienza,  e  ne  ri- 
ceve dal  Cardinale  vescovo  subur- 
hicario,  che  sia  allora  capo  d' or- 
dine, la  conveniente  risposta,  con 
apposita  allocuzione,  nella  quale  si 
])arla  sempre  a  nome  del  sacro  Col- 
legio, non  dandogli  mai  il  titolo  di  Ec- 
cellenza. Ciò  anticamente  veniva  fat- 
to sempre  al  Cardinal  decano.  Dopo 
l'allocuzione  l' A  mbasciatore  trattenu- 
to in  breve  colloquio  dai  mentovati 
Cardinali  capi  d' ordine  e  dal  ca- 
merlengo, in  uno  a  qualche  altro 
aderente  al  sovrano  di  lui,  e  fatta 
nuovamente  la  genuflessione  e  l' in- 
chino, parte  accompagnato  come  pri- 
ma dal  maresciallo  del  conclave,  e 
si  restituisce  collo  stesso  treno  al 
suo  palazzo. 

§.  Vili.  Ambasciatori  in  Roma  ele- 
vati alla  dignità  Cardinalizia. 

V'ebbero  Ambasciatori  presso  i 
Romani  Pontefici,  che  furono  esal- 
tati alla  dignità  Cardinalizia. 

Simone  de  Arcliiac,  arcivescovo  di 
Vienna  nel  delfinato,  fu  Ambascia- 
toi'e  del  re  di  Francia  Filippo  V 
il  Lungo  presso  il  Pontefice  Gio- 
vanni XXII,  residente  in  Avignone, 
ed  ai  20  decembre  1820  venne  crea- 
to Cardinal  [)i'ete  di  s.  Prisca. 

Demetrio  Ungaro,  vescovo  di  Stri- 
gonia,  Ambasciatore  del  re  Lodo- 
vico I  d'  Ungheria,  fu  inviato  al  Pa- 
pa Urbano  VI,  che  nel  1879  ^^ 
creò  Cardinal  prete  de'  ss.  quattro 
Coi'onati. 

Valentino,  nobile  ungherese,  in- 
signe per  sapere  ed  elocjuenza,  fu 
Ambasciatore  eziandio  del  suddet- 
to re  Lodovico  I,  presso  il  medesi- 
mo Pontefice,  che  nella  slessa  pro- 
mozione lo  dichiarò  Cardinal  prete 
di  s.  Sabina. 

l  incenzo  Valentino  Rivo,  spa- 
gnuolo,  abbate  di  s.  Maria  di   Mou- 


AMB 

serrato,  ai  1 9  dicembre  1  4<j8  ,  fu 
fatto  da  Gregorio  XII  Cardinale 
di  s.  Anastasia  nel  tempo,  che  si 
trovava  Ambasciatore  per  Martino 
re  di  Aragona  alla  Santa  Sede. 

Carlo  Hemard,  francese,  vescovo 
di  Mascon  venuto  Ambasciatore  del 
re  di  Francia  Francesco  I ,  presso  il 
Pontefice  Paolo  III,  fu,  ad  istanza 
dello  stesso  re,  ai  2  2  dicembre  i536, 
creato  Cardinal  pinete  di  s.  Matteo 
di  Merulana. 

Giorgio  df  Armagnac,  del  regio 
sangue  di  Francia,  lodato  per  pru- 
denza ed  integrità,  vescovo  di  Ro- 
dez.  Ambasciatore  a  Venezia,  e  poi 
alla  Santa  Sede  apostolica,  in  gra- 
zia del  suo  sovrano  Francesco  I , 
da  Paolo  III,  ai  19  dicembre  del 
1 544>  fii  fatto  Cardinal  prete  de'  ss. 
Giovanni  e  Paolo. 

Filiberto  Naldi  Baboii,  francese, 
di  straordinario  talento  ed  erudi- 
zione, vescovo  di  Auxerre,  e  mae- 
sti'o  delle  suppfiche  presso  Enrico  II 
re  di  Francia^  indi  Ambasciatore  in 
Roma,  dove  continuò  sotto  il  re  Fran- 
cesco II  e  Carlo  IX,  finalmente  ot- 
tenne la  porpora  col  titolo  di  san 
Sisto  da  Papa  Pio  IV,  ai  26  feb- 
braio  i56i. 

Marc^ Antonio  Amulio,  veneziano, 
Ambasciatore  della  repubblica  ve- 
neta all'  imperatore  Carlo  V,  indi 
a  suo  figlio  Filippo  II  re  di  Spa- 
gna, poi  alla  corte  di  Roma,  fu  al- 
lora creato  da  Pio  IV,  ai  26  feb- 
braio i56i.  Cardinal  prete  di  san 
Marcello. 

Carlo  de  Angennes,  francese,  do- 
po luminose  ambascerie  fatto  vesco- 
vo di  Mans,  nel  i55g,  e  quindi  Am- 
basciatore del  re  Carlo  IX  a  s.  l'io  V, 
ai  1  7  maggio  1 570,  da  quel  Pontefice 
fu  creato  Cardinal  prete  di  s.  Gi- 
rolamo degli  Schiavoni. 

Andrea  Battorio,  ti'aiisilvano ,.  ni- 


AMD 
|ìotc  del  re  di  Polonia  Stcl'ano  I5at- 
loiio,  inandato  Ambasciatole  a  l*apa 
Grc'goiio  XIII,  III  da  lui  fatto  pro- 
lonolario  apostolico,  ed  ai  4  &^' 
giio  i584,  Cardinal  diacono  di  santo 
Adriano. 

Filippo  di  Leoncourt,  francese, 
vescovo  di  Auxerrc ,  Ambasciatore 
del  re  di  Francia  Enrico  III  al  re  di 
Navarra  Enrico  IV,  poi  Ambasciatore 
a  Roma,  ai  xy  dicembre  i58G,  da 
Sisto  V,  venne  creato  Cardinal  prete 
di  s.   Onofrio. 

Pietro  Basadonna,  veneziano,  che 
serv\  alla  repubblica  in  molti  splen- 
didi impieghi ,  fra'  (piali  di  Amba- 
sciatore al  re  di  Spagna  Filippo 
IV  nel  1648  e  nel  16G0  alla  cor- 
te di  Roma ,  tornato  in  patria  fu 
procuratore  di  s.  ftlarco.  Clemente  X, 
ai  i3  giugno  1673,  creoUo  Cardinal 
diacono  di  s.   ]Maria  in  Domnica. 

Giancasimiro  Dcnojf,  polacco , 
canonico  di  Gnesna ,  mandato  dal 
re  Giovanni  III  Ambasciatore  a 
Roma  per  ottenere  la  lega  contro  i 
tm'chi,  da  Innocenzo  XI,  che  lo  vesti 
di  abito  prelatizio  e  Io  nominò  nel 
1680  commendatore  di  s.  Spirito- 
ai  1  settembre  168G,  fu  creato  Car- 
dinal prete  di  san  Giovanni  a 
porla  Ialina,  e  vescovo  di  Cesarea, 
senza  l'approvazione  del  re  di  Po- 
lonia, che  allora  domandava  il  cap- 
pello cardinalizio  per  monsignor  di 
Fourbin. 

Fortunato  Caraffa,  napoletano, 
vicario  generale  dell'  arcivescovo  di 
Messina ,  suo  zio,  ai  2  settembre 
1 686 ,  da  Innocenzo  XI  fu  creato 
Caixlinale  prete  de' ss.  Giovanni  e 
Paolo  (piando  trovavasi  Ambascia- 
tore straordinario  del  re  di  INapoli 
a  presentare  il  tributo  della  Chinea. 

Federico  Girolamo  della  Roche- 
foucauld,  francese ,  arcivescovo  di 
IJourges,  Ambasciatore  del  re  Luigi 


AMR  309 

XV  di  Francia  presso  la  Santa  Se- 
de, per  le  istanze  del  re  stesso,  da 
Eenedetto  XIV  fu  crealo  Cardinal 
prete  di  santa  Agnese  l'uori  delle 
mura,   ai    io  aprile   i747- 

Tommaso  Antici,  di  Recanati,  mi- 
nistro plenipotenziario  del  re  di 
Polonia  Stanislao  PoniatOAVski  pres- 
so la  Santa  Sede ,  per  nomina  di 
quella  repubblica,  fu  da  Pio  VI,  nel 
1789,  creato  Cardinal  prete  di  san- 
ta Maria   in   Trastevere. 

Casimiro  Ilaefjelia ,  di  Minfeld 
nel  ducato  dei  due  ponti,  inviato 
straordinario  e  ministro  plenipoten- 
ziario del  re  di  Baviera  presso  la 
Santa  Sede,  fu  nell'anno  1818  erea- 
to da  Pio  VII,  di  sempre  gloriosa 
memoria,  Cardinal  prete  del  titolo 
di  santa  Anastasia. 

AMRLADA.  Città  vescovile  del- 
l'Asia  nella  provincia  di  Licaonia, 
sulfraganea  alla  metropoli  d' Iconio. 
Strabone  la  colloca  nella  Pisidia. 

AMBOISE  Giorgio  (  seniore  ), 
Cardinale.  Giorgio  d'  Amboise  nac- 
que da  principesca  famiglia  di 
Francia,  nel  1460.  Promosso  alla 
chiesa  di  Narbona,  due  anni  dopo 
venne  trasferito  a  Roucn.  Lodovi- 
co XII ,  di  cui  erasi  guadagnato 
r  amore  fin  da  cp.iando  (|uegli  era 
duca  d'  Orleans,  lo  fece  suo  pri- 
mo ministro ,  e  inviollo  qual  suo 
viceré  nel  ducato  di  Milano ,  che 
Giorgio  conquistò  alla  corona,  senza 
permetterne  però  il  saccheggiainento. 
Legato  apostolico  in  Francia,  ne 
fli  accolto  con  molto  onore.  Attese 
diu'ante  la  sua  legazione  alla  rifor- 
ma di  parecchi  Ordini  religiosi,  dei 
domenicani  massimamente  e  dei 
francescani  :  ministero  che  ebbe  a 
fungere  col  massimo  disinteresse,  e 
con  zelo  assai  commendevole.  Men- 
tre poteva  aspirare  a  parecchi  be- 
neficii ,    contento  del  solo  arcivesco- 


3io  AMC 

vato  di  Rouen,  ne  dispensò  le  ren- 
dite ai  poveri  ed  alle  chiese,  colmn 
di  doni  la  cattedrale,  e  riempì  la 
propria  diocesi  di  monumenti,  che 
hanno  l' impronta  della  ingenita  sua 
magnanimità  e  squisitezza  d' inge- 
gno. Le  virtìi  dello  spirito  e  la 
fama ,  che  si  era  acquistata  per 
tutta  Europa  ,  gli  meritarono  da 
Papa  Alessandro  VI,  a' 12  settena- 
bre  14985  ^^  sacra  porpora  col  ti- 
tolo di  s.  Sisto.  Dopo  la  morte  di 
Pio  III  sarebbe  stato  innalzato  alla 
cattedra  di  s.  Pietro,  se  il  Cardinal 
della  Rovere,  che  vi  fu  invece  elet- 
to col  nome  di  Giulio  II,  ed  i  Ve- 
neziani non  vi  si  fossero  opposti. 
Non  è  altrimenti  vero  ch'egli,  acco- 
rato per  ciò,  movesse  torbidi  in 
Italia.  La  Francia  nel  i5io  dovè 
piangere  la  morte  del  Cardinale  di 
Amboise  avvenuta  nel  convento  dei 
celestini. 

AMBOISE  Giorgio  (  j  uni  ore  ), 
Cardinale.  Giorgio  d' Amboise ,  ni- 
pote del  celebre  Cardinal  Giorgio 
il  seniore,  nacque  nel  secolo  XV. 
JVeU'etìi  di  anni  2 5  fu  consecrato  ar- 
civescovo di  Rouen,  e,  ad  istanza 
del  re  cristianissimo,  venne  da  Paolo 
III,  il  dì  r(3  deccnìbre  i5^5,  crea- 
to Cardinal  prete  dei  santi  Pie- 
tro e  Marcellino.  Celebrò  in  Rouen 
un  concilio  provinciale,  diede  all'  an- 
tico campanile  una  forma  miglio- 
re, e  rendette  più  magnifica  la  cat- 
tedrale. Adempiuto  egregiamente  al- 
le incombenze  tutte  del  pastorale 
ministero,  lasciò  questo  con  la  vita  nel 
i55o  dopo  cinque  anni  di  Cardi- 
nalato, e  fu  sepolto  nella  sua  chie- 
sa presso  l'aitar  maggiore  dove  pure 
avea  tomba  il  sopra  lodato  suo  zio. 

AMBOISE  Lodovico,  Cardinale. 
Lodovico  d'Amboise,  della  stessa  fa- 
miglia degli  antecedenti,  nacque  in 
Francia     nel     secolo    XV.     Essendo 


AMB 
arcidiacono  di  Narbona,  in  età  di 
diciott'anni  ottenne  da  Alessan- 
dro VI  r  arcivescovato  di  Alby,  e 
dopo  nove  anni,  nel  i5o6,  da  Giu- 
lio II  la  dignità  di  Cardinal  pre- 
te dei  ss.  Pietro  e  Marcellino.  Egli 
però  non  fu  pubblicato  come  tale 
prima  del  i5io,  dappoiché,  reca- 
tosi a  Viterbo  dov'era  il  Pontefice, 
per  ivi  riceverne  le  insegne ,  non 
potè  averle  se  non  quando  il  re  di 
Francia  Lodovico  XII  rivocò  l'e- 
ditto che  ninno  assente  dovesse  frui- 
re delle  rendite  ecclesiastiche  del 
suo  regno .  Il  Cardinale  Amboise 
cessò  di  vivere  in  sul  fiore  degli 
anni,  nel  i5ij,  e  fu  sepolto  in  An- 
cona; poscia  dal  Cardinale  d' Ar- 
raagnac,  suo  congiunto ,  fatto  tras- 
ferire il  corpo  a  Loreto,  venne  qui- 
vi deposto  in  magnifico  avello. 

AMBONE.  Voce  la  cui  etimologia 
si  deduce  dal  greco,  e  corrisponde 
al  nostro  ascendere.  Con  essa  voUcsi 
indicare  la  tribuna  collocata  un  tempo 
nelle  chiese,  dalla  quale  si  leggeva- 
no o  cantavano  alcune  parti  del- 
l'uffizio  divino,  od  anche  faceansi 
dei  ragionamenti.  Il  graduale,  che 
tien  dietro  alla  epistola  nella  mes- 
sa, prese  il  nome  dui  gradini  che 
menavano  ad  essa  tribuna ,  sulla 
quale  appunto  montato  un  ministro 
cantava  i  versetti  che  lo  compon- 
gono. I  latini  distinguevano  la  tri- 
buna col  nome  di  analogium,  sic- 
come luogo  dove  l'accasi  la  lettura: 
i  greci  usano  qucst'  ultima  parola  a 
significare  il  cuscino  a  cui  si  appog- 
gia il  libro. 

AMBROGIO  (s.),  arcivescovo  di 
Milano,  dottore  massimo  della  Ro- 
mana Chiesa,  nacque  verso  1'  an- 
no 340  di  Cristo,  non  è  chiaro  se 
ad  Arles,  a  Lione  o  a  Tre  veri.  Fu 
educato  dalla  propria  madre  a  Ro- 
ma, dove  fece  grandi    avaiìzamenti 


AMB 

nella  virtù .  Qua  medesimo ,  ap- 
presa da  ottimi  institutori  la  greca 
lingua,  riuscì  molto  felicemente  nel- 
la poesia  e  nella  elofpaenza  ;  poi 
passò  da  Roma  a  Milano,  dove  il 
talento  e  le  virtìi  sue  spccchiatissi- 
me  gli  procacciarono  fama  non  co- 
mune e,  quel  che  più  gli  valse,  l'a- 
micizia dei  grandi.  Anicio  Probo,  e 
Simmaco  erano  tra  questi  ultimi 
riguardevoli  sopra  modo:  Probo,  go- 
vernatoi'e  d' Italia,  zelantissimo  os- 
servatore della  cristiana  religione, 
mentre  Simmaco  era  pagano,  lo  ascris- 
se al  nun)ero  de'suoi  consiglieri.  Di- 
venne poscia  Ambrogio  governatore 
della  Liguria  e  della  Emilia,  di  tut- 
to il  paese,  cioè,  clie  abbiaccia  di 
presente  gli  arcivescovati  di  Milano, 
Torino,  Genova,  Ravenna  e  Bolo- 
gna. Quando  il  santo  uomo  entra- 
va in  tale  dignità,  la  sede  di  Mila- 
no era  da  ben  quattro  lustri  occu- 
pata per  Aussenzio  eretico  ariano, 
che  da  tutto  il  tempo  anzidetto  per- 
seguitava i  cattolici  violentemente 
insieme  e  maliziosamente.  Morto  co- 
stui, si  divisero  gli  animi  intorno  al- 
l' elezione  del  successore  :  elezione 
difficile  per  ciò  che  altri  il  voleva- 
no eretico,  altri  cattolico;  ma  Am- 
brogio non  a  pena  odorò  le  diver- 
se opinioni,  fattosi  usbergo  d'  in- 
vincibile coraggio,  volò  alla  chiesa 
dove  agitavasi  la  quistione,  e  in  pie- 
na adunanza  recitò  sapiente  e  mo- 
derato discorso  per  indurre  i  con- 
venuti a  fare  senza  strepito  la  ele- 
zione. Mentre  egli  ancora  perora- 
va, un  fanciullo  gridò;  Ambrogio 
vescovo.  11  quale  attonito,  non  che 
rammaricato  dell'avvenimento,  mon- 
tò dapprima  in  collera  e  quasi 
quasi  se  ne  avria  vendicato,  per 
dimostrarsi  con  quest'  atto  crude- 
le indegno  del  formidabile  mini- 
stero;   ma   di  qua  anzi  venne  riu- 


AMB  3ii 

francata  vie  meglio  la  volontà  del 
clero  e  del  popolo  nello  sceglierlo 
a  proprio  pastore.  Né  gli  riuscì  buo- 
no il  fuggire:  che  Valentiniano  stes- 
so imperatore  mandò  per  lui  da 
ogni  canto,  e  ordinò  che  chiunque 
il  trovasse,  lo  rendesse  manifesto. 
Preso  adunque,  e  tradotto  a  Mila- 
no, vi  ricevette  il  battesimo,  ed  ot- 
to giorni  dopo  fu  ordinato  vescovo 
suo  malgrado,  il  dì  7  dicembre  374, 
in  età  di  presso  a  trcntaqualtr'  anni. 
Montata  la  cattedra  episcopale,  Am- 
brogio si  riputò  siccome  uomo  mor- 
to a  ciò  tutto  che  sa  di  mondo  : 
laonde,  quanto  avea  di  oro  e  d' ar- 
gento alla  chiesa  e  ai  poveri  di- 
spensando, cedette  alla  chiesa  mede- 
sima anche  tutti  i  suoi  fondi,  tranne 
una  rendita  a  vita  che  liserbò  al 
sostenimento  di  vuia  sua  sorella.  Dis- 
viluppato dagli  affari  terreni,  vol- 
se r  animo  ad  ogni  maniera  di  uti- 
li studiose  applicazioni,  specialmen- 
te sulla  sacra  Scrittura,  sulle  opere 
di  Oi'igene  e  di  s.  Basilio.  A  direttore 
de'suoi  studii  trascelse  il  dotto  e  pio 
Simpliciano,  prete,  e  poi  successore 
di  lui  neir  episcopato.  Nel  porgere 
la  divina  parola  assiduissimo ,  potè 
convertire  alla  vera  fede  gran  parie 
d'Italia  e  diradicare  l'arianismo, 
autenticando  con  raro  esempio  di 
santità  la  giavità  degli  ammaestra- 
menti :  che  la  pratica  dell'  asti- 
nenza e  del  suo  digiuno ,  quasi 
continuo,  inducevalo  ad  imbandire 
la  mensa  con  molta  frugalità,  tol- 
tone la  domenica  e  i  dì  consecrati 
alla  memoria  di  certi  martiri  più 
famosi  ;  oltre  di  ciò  ad  esimersi 
dal  cortese  invito  a  casa  di  altrui. 
Spendeva  buona  parte  del  giorno 
e  della  notte  in  orazione;  tutto  a 
tutti  faccvasi ,  non  perinelteudo  a 
sé  veruno  sollazzo,  da  quello  in  fuori 
che  dal  variare  occupazione  deriva. 


òr?.  AMB 

Animn  scnsiliilo  agli  altrui  afflin- 
ni ,  piangeva  nel  pianto,  come  an- 
co godeva  nel  gaiulio  del  prossimo  ; 
né  si  accontentando  a  confortanti  pa- 
role pegli  afflitti  poverelli  di  Cristo, 
deponeva  nelle  mani  di  questi,  chia- 
mati da  lui  suoi  intendenti  e  tesorie- 
ri, le  entrate  dell'episcopio.  Allor- 
ché per  la  morte  di  Valentiniano  I, 
successero  nelF  impero  i  figliuoli 
Graziano  e  Valentiniano  II,  Ambro- 
gio non  solo  veniva  onorato  da  Gra- 
ziano, ch'era  il  primogenito,  ma  ezian- 
dio tenuto  dal  medesimo  in  istret- 
to  vincolo  di  amicizia,  e  rispettato 
qual  padre.  La  sua  riputazione  c- 
fitendovasi  fino  in  Mauritania ,  e 
invogliava  parecchie  vergini  che  di 
colà  partivano  a  ricevere  il  velo 
dalle  mani  del  santo.  Alla  cari- 
tà di  Ambrogio,  che  dicevamo  at- 
temperata al  bisogno,  diedero  no- 
vello incitamento  i  guasti  de'  goti 
nella  Francia,  nell'  lUiria  e  fin  pres- 
so le  Alpi:  dacché  sborsò  egli  in- 
genti somme  pel  riscatto  dei  prigio- 
ni, impiegando  a  tal  uopo  eziandio 
gli  aurei  vasi  della  chiesa  rotti  e 
liquefatti.  Di  che  mossogli  rimpro- 
vero dagli  ariani,  »  é  meglio,  rispo- 
•'  se  loro,  salvare  delle  anime,  che 
•'  custodire  dell'oro  ".  E  al  pro- 
posito degli  ariani,  non  é  da  omet- 
tere quanto  pesassero  al  cuore  di  Am- 
brogio, allora  massimamente  quando 
patrocinati  dalla  imperatrice  Giusti- 
na, che  governava  sotto  il  nome  del 
giovanissimo  figlio  Valentiniano  II, 
domandavano  da  parte  di  lei  la  ba- 
silica Porzia  per  ivi  celebrare  gli  uffi- 
zii  divini.  Niente  si  lasciò  intentato 
afTm  di  rimuovere  l'  arcivescovo  dal 
saldo  proponimento  di  non  cederla. 
La  bontà,  la  dolcezza  e  la  carità  re- 
cheranno mai  sempre  un  santo  ve- 
scovo a  compiacere  il  suo  prossimo 
ove   fi'attisi  di  cose   indifTiMenti  :   ove 


AMB 

però  sia  mestieri  di  opporsi  al  male, 
egli  non  ascolterà  altra  voce  che  quel- 
la del  dovere.  Or  a  questa  sola  vo- 
ce porse  Ambrogio  l' orecchio  :  il 
perché  vane  le  promesse ,  vane  le 
m inaccie,  vani  tornarono  i  maltrat- 
tamenti che  tendevano  a  smuo- 
verne la  invincibile  fermezza  :  che 
anzi  a  lui  tutto  il  popolo  fedele  si 
aggiunse,  negando  quel  che  si  dor 
mandava  :  sì  bene  e  con  tanto 
profitto  il  grande  arcivescovo  sapu- 
to avea  cattivarsi  l'afTetto  di  ognuno! 
Il  quale  attaccamento  avutosi  in 
conto  di  sedizione ,  si  condannarono 
tutti  gli  abitanti  ad  una  grossa  am- 
menda. L'amore  del  popolo  a  san- 
to Ambrogio  accrebbe  l'odio  di  Giu- 
stina contro  di  lui  :  ella  indusse 
suo  figlio  a  fare  un  decreto  che 
autorizzasse  le  religiose  adunanze  de- 
gli ariani  :  editto  che  fu  segnato  e  pub- 
blicato, ma  a  cui  si  oppose  il  santo 
da  forte.  Pronto  a  subire  l'esilio  e 
quahmquc  tormento,  ricusò  sempre 
intrepido  di  assentire  a  ingiuste 
pretese. 

Un  certo  Eutimio  presso  la  chie- 
sa, dove  Ambrogio  ricoverato  erasi 
col  popolo,  e  dove  eziandio  seco  lui 
trattcnevasi  in  soavi  discorsi,  avea 
fatto  porre  un  carro  per  trasportar- 
ne il  santo  vescovo  e  condurlo  più 
facilmente  in  esilio;  ma  l'anno  ai>- 
presso  Eutimio  fu  preso  e  condot- 
to in  esilio  egli  stesso  nel  carro  me- 
desimo. Vari  stratagemmi  si  adope- 
rarono per  togliere  la  vita  ad  Am- 
brogio, che  ne  venne  liberato  pro- 
digiosamente. Sempre  eguale  nella 
intrepidezza,  che  pareva  nata  ad 
un  parto  con  lui  ,  non  dubi- 
tò di  usarne  ripetutamente,  aven- 
do a  che  fare  con  Teodosio,  il  qua- 
le, associato  all'  impero  da  Graziano, 
venne  in  Occidente  a  soccorrere  Va- 
lentiniano contro   Massimo,  assalito- 


AMlì 
re  dell'  Italia,  e  ne  disfece  le  trup- 
j)e.  Poiché  Teodosio  in  un  giorno 
di  festa  ebbe  presentato  la  sua  of- 
ferta air  altare,  si  rimaneva  nel  re- 
cinto del  santuario;  ma  avvertito 
dall'  arcidiacono  a  nome  di  Ambro- 
gio quello  essere  luogo  dei  sacri  mi- 
nistri, e  che  la  porpora  fa  i  prin- 
cipi, non  i  sacerdoti,  uscì  dal  can- 
cello e  prese  posto  fra  i  laici.  Re- 
duce a  Costantinopoli,  dove  il  si  sof- 
feriva nel  sagro  recinto  a  dilFerenza 
di  Milano,  più  non  comparve  nel 
suo  luogo  ordinario,  asserendo  a 
Nettario  vescovo,  il  quale  piu'  ce 
lo  invitava;  »  ho  veduto  qual  dif- 
•'  ferenza  abbiavi  tra  il  sacerdozio 
•'  e  r  impero  ;  conosco  un  solo  ve- 
•»  scovo,  Ambrogio,  che  meriti  di''- 
'»  rittamente  tal  nome  e  tal  posto; 
"  niuno  ho  trovato  che  al  par  di 
»  lui  mi  dicesse  schiettamente  la 
"  verità  ".  E  che  il  nostro  santo 
poi'tasse  a  giusto  diritto  il  nome  di 
vescovo,  ben  sei  vide  per  pruova  che 
ne  fece  Teodosio  stesso  dopo  la  san- 
guinosa vendetta  presa  sopra  quei 
di  Tessalonica  rivoltatisi  al  proprio 
governatore.  Imperocché  qualche  tem- 
po appresso  intendendo  Ambrogio 
che  quegli  si  conduceva  alla  chiesa, 
fattoglisi  davanti,  gliene  divietò  la 
entrata  rimproverandogli  solenne- 
mente il  suo  delitto.  Teodosio  sen- 
z'  altro  si  ritirò  nel  proprio  palagio 
cogli  occhi  lagrimosi,  e  ci  rimase 
otto  mesi  in  penitenza,  lontano 
dalla  partecipazione  de'  divini  miste- 
ri. Poi,  presentatosi  una  seconda  vol- 
ta alla  chiesa,  ne  fu  ricevuto  da  Am- 
brogio amorevolmente,  sottoposto  pe- 
rò a  pubblica  penitenza.  Tutta  la  na- 
tura, non  che  altro,  obbediva  al  gran- 
de arcivescovo  di  Milano;  dapper- 
tutto seguivalo  il  dono  dei  prodigi, 
e  la  fama  di  lui  s'  era  inoltrata  nelle 
più  inospite   contrade.    vSe  non  che, 

VOL.     I. 


AMB  3i3 

da  diuturno  malore  consunto,  il  gior- 
no terzo  dell'  aprile  897,  dopo  oltre 
venlidue  anni  di  vescovato  e  5j  di 
età,  rese  lo  spirito  a  Dio.  La  sua 
festa  si  commemora  nel  di  7  de- 
cembre,  giorno  in  cui  ricevette  la 
episcopale  ordinazione.  L' antichità 
gli  assegnò  il  pi-iino  posto  fra  i  quat- 
tro grandi  dottori  della  Chiesa  lati- 
na. Basta  a  giustificarne  la  senten- 
za il  solo  enumerarne  le  opere  ce- 
lebrati ssi  me. 

Notizie  degli  seritli  di  santo 
Ambrogio. 

1.  \J  Hexaemeron,  ossia  trattalo 
sopra  i  sei  giorni  della  creazione.  Esso 
è  distribuito  in  nove  discorsi,  ora  for- 
manti sei  libri,  che  corrispondono 
a  ciascuno  dei  gionii  della  crea- 
zione. Sant'  Ambrogio  seguì  in  par- 
te s.  Basilio,  il  quale  smsse  sulla 
stessa  materia. 

2.  Il  libro  del  Paradiso  ha  per 
oggetto  di  preservare  i  semplici  da- 
gli artifizii  degli  eretici,  i  quali  abu- 
savano della  Scrittura. 

3.  I  due  libri  sopra  Caino  e  A- 
bele  furono  composti  subito  dopo 
quello  del  Paradiso,  e  ne  sono  co- 
me conseguenza.  "Vi  si  tratta  della 
nascita,  della  vita,  dei  costumi  e 
dei  sacrifizii  di  Caino  e  di  Abele. 

4.  Il  libro  sopra  Noè  e  sopra 
l'Arca,  comprende  l'istoria  del  di- 
luvio, e  dell'arca  di  Noè. 

5.  I  due  libri  sopra  Abramo 
sembrano  essere  composti  dai  di- 
scorsi, che  sant'  Ambrogio  avea  fatto 
ai  catecumeni  durante  la  quaresima. 

6.  Il  libro  sopra  Isacco,  e  sopra 
l'anima. 

7.  11  libro  del  Bene  della  morte. 
«S.   Il  libro  della  Fuga  del  secolo. 

9.  I  due  libri  di  Giacobbe,  e 
della   Vita  beata. 

10.  Il  libro  del  patriarca  Giuseppe. 

40 


3i4  AMB 

ir.  Il  libro  delle  Benedizioni  dei 
patriarchi. 

12.  11  libro  di  Elia,  e  del  Digiuno. 
Sant'Ambrogio  vi  tratta  del  digiu- 
no, della  sua   -virtù,  e  de'suoi  effetti, 

i3.  Il  libro  di  Nabot,  contro  l'a- 
varizia, la  crudeltà  de' ricchi,  e  1' a~ 
buso  delle  ricchezze. 

i4.  Il  libro  di  Tobia. 

1 5.  I  quattro  libri  dell'  Inter- 
pellazione,  ossia  del  Lamento  di 
Giobbe,  e  Davidde,  sono  pure  cer- 
tamente di  sant'  Ambrogio. 

i6.  L'Apologia  di  Davidde.  Vi  ha 
un'altra  apologia  di  Davidde,  la  quale 
porta  parimente  il  nome  di  sant'Am- 
brogio ;  ma  non  pare  certo  che  sia 
scritta  da  lui . 

17.  I  Commentai'ii  sopra  i  Sal- 
mi. Tutta  questa  opera  si  riduce  a 
dodici  omelie,  o  discorsi  ,  che  si 
credono  raccolti  da  alcuno  dei  di- 
scepoli del  santo.  Non  vi  ha  che 
un  piccolo  numei'O  di  salmi  spiegati. 

18.  Il  Commentario  sopra  san 
Luca,  è  una  serie  di  discorsi  sopra 
questo    evangelista. 

19.  Il  trattalo  degli  Officii  dei 
ministri. 

20.  I  tre  libri  delle  Vergini,  ossia 
della  Virginità,  a  Marcellina. 

21.  Il  libro  delle  Vedove. 

23.  Il  libro  della  Virginità. 

2  3.  11  libro  della  Istituzione  di 
una  vergine. 

24.  L'Esortazione  alla  virginità, 
cioè  istruzioni,  indirizzate  alle  figlie 
di  Giuliana  vedova  di  Firenze. 

2  5.  L' Invettiva  contro  ima  ver- 
gine che  si  era  lasciata  corrompere. 
Il  santo  la  esorta  a  piangere  il  suo 
fallo,  e  ad  espiarlo  colla  penitenza. 

26.  Il  libro  dei  Misteri,  ossia 
degl'  Iniziati. 

27.  I  libri  dei  Sacramenti.  An- 
tica opera  di  cui  non  si  potè  cono- 
scere  i'  autore.   La    troviamo  attri- 


AMB 
buita    a  sant'  Ambrogio,  quantunque 
ci    siano    ragioni     da     non  crederla 
uscita  della  sua  penna. 

28.  I   due    hbri  della  Penitenza. 

29.  I  cinque  libri  della  Fede. 

30.  I  ti'c  libri  dello  Spirito  san- 
to, scritti  ad  istanza  di  Graziano. 

3i.   Il  libro  dell' Incarnazione. 

32.  Le  Lettere,  in  numero  di  no- 
vantuna.  Nell'ultima  edizione  sono 
divise  in  due  classi.  La  prima  con- 
tiene quelle,  di  cui  si  è  potuto  fis- 
sare il  tempo,  e  la  seconda  quelle 
di  cui  non  vi  ha  l'epoca  certa. 

33.  I  libri  sulla  morte  di  Satiro. 
34-     I    discorsi     sulla    morte    di 

Valentiniano  e  di  Teodosio. 

35.  Parecchi  Inni. 

Sant'  Ambrogio  avea  composto 
ancora  alcune  opere,  che  non  sono 
giunte  sino  a  noi.  Gliene  venneio  at- 
tribuite delle  altre,  ch'egli  non  iscrisse, 
e  delle  quali  nulla  diremo.  L'  edi- 
zione delle  opere  di  santo  Ambrogio 
fatta  eseguire  dal  Cardinal  Peretti  di 
Montalto,  poscia  Papa  sotto  il  nome 
di  Sisto  V,  è  la  più  stimata  di  tutte 
le  antiche,  e  venne  riprodotta  più 
volte.  De  Frische  e  le  Nourri,  re- 
ligiosi della  congregazione  di  san 
Mauro  ,  ne  diedero  una  nuova, 
che  superò  tutte  le  altre,  a  Parigi, 
l'anno  1686- 1690,  2.  voi.  in  fol. 
Riccardo  Simon  però  ebbe  a  rim- 
proverar loro  di  aver  lasciato  nel 
testo  pai'ecchi  eri'ori,  che  Leme- 
rault ,  bibliotecario  di  s.  Germa- 
no dei  Prati,  avea  tolto  a  correg- 
gere. V.  le  Lettere  critiche  di  Ric- 
cardo Simon,  pag.  74?  e  Ceil- 
lier,  t.  VII.  L'edizione  delle  ojhmc 
di  santo  Ambrogio  fatta  dai  bene- 
dettini fii  ristampata  a  Venezia  l'an- 
no 1752,   4  "^f^l-   •"  foglio. 

AMBROGIO  (s.) ,  vescovo  di  Ca- 
hors,  nacque  nel  secolo  Vili,  ed 
occupava     quella    sede   verso     l' an- 


AMB 
no  752.  Trovò  egli  la  diocesi  in 
deplorabilissimo  stato,  e  conobbe 
inutili  a  riformarla  si  gli  esempii,  che 
le  parole.  Perciò  si  rifuggì  accorato 
in  una  grotta  alquanto  lungi  dalla 
città,  per  impetrare  da  Dio  con 
orazioni  e  penitenze,  la  conversio- 
ne di  un  popolo  indurato  nella  ini- 
quità. Scoperto,  ninno  potè  indur- 
lo a  ritornare  alla  sua  sede  :  che 
anzi,  a  sottrarscne  più  securamente, 
pellegrinò  a  Roma,  donde  tornato 
e  fattosi  un  romitorio  nel  borgo  di 
Seris ,  sul  fiume  di  Arnon,'  a  circa 
quattro  leghe  dalla  città  di  Bour- 
ges,  quivi  morì  l'anno  770.  Egli 
è  ne'  martirologi  ricordato  sotto  il 
giorno    16  ottobre. 

AMBROGIO  (s.  ),  domenicano, 
sortì  la  culla  in  Siena  ai  16  aprile 
del  I220.  Quando  entrò  nell'ordi- 
ne contava  soli  diciassett'anni.  Ban- 
ditore felicissimo  del  vangelo,  due 
volte  paciere  tra  gli  scomunicati 
suoi  concittadini  e  la  Santa  Sede, 
condusse  a  buon  termine  affari  dif- 
ficilissimi. Dicono  che  fosse  profeta 
e  taumatiugo.  INIorì  a  Siena  il  dì 
20  marzo  1286,  al  qual  giorno 
è  posto  nel  martirologio  romano, 
benché  non  sia  mai  stato  canoniz- 
zato con  le  forme  ordinarie.  La 
città  di  Siena  lo  aggiunse  al  nu- 
mero de'  suoi  patroni. 

AMBROGIO  (s.),  diacono  d' Ales- 
sandria, sortì  ricchi  ed  illustri  na- 
tali nel  secolo  III,  vivente  ancora  il 
famoso  Origene.  Circa  l'anno  280, 
Ambrogio  condusse  per  moglie  cer- 
ta Marcella.  Da  prima  aderiva  agli 
errori  fantastici  de'  valentiniani,  e 
de'marcioniti  ;  ma  li  abiurò  come 
fu  illuminato  da  Origene  intorno 
le  cattoliche  verità.  Cominciò  allora 
a  suonare  con  onore  il  suo  no- 
me. Ordinato  allora  diacono ,  si 
avvinse  con    intima  amicizia  ad  O- 


AMB  3i5 

rigene.  Viveano  insieme,  e  si  con- 
fortavano reciprocamente  nello  stu- 
dio delle  cose  sante.  E  poiché  Am- 
!)rogio  desiderava  massimamente  di 
ben  penetrare  il  senso  della  Scrit- 
tura, potente,  secondo  s.  Paolo,  a 
rendere  l'uomo  perfetto,  ne  pregò 
di  aiuto  il  suo  primo  maestro  ed 
amico,  il  quale  vi  si  persuase  colla 
condizione  che  Origene  impiegasse 
tutto  il  tempo  sopravvanzato  a'proprii 
allàri,  intorno  alle  sacre  carte,  ed 
Ambrogio  somministrasse  1'  occor- 
rente all'opera.  L'accordo  si  man- 
tenne, e  quanto  ne  abbia  per  ciò 
guadagnato  la  Chiesa,  è  a  tutti  ma- 
nifestissimo. A  richiesta  di  s.  Am- 
brogio fu  prodotto  in  luce  il  meglio 
delle  laboriose  opere  di  Origene,  tra 
le  quali  la  confutazione  di  Celso, 
ed  altri  libri.  Il  santo  diacono,  sot- 
to limperator  Massenzio,  diede  la 
più  luminosa  pruova  d'  invitta  co- 
stanza, allorché,  posto  in  ferri  per 
comando  del  tiranno,  confiscato  nei 
beni,  orbato  della  moglie,  dei  figli, 
e  dei  più  stretti  parenti,  fu  condot- 
to per  ischerno  in  trionfo,  e  presen- 
tato a' principi  ed  a' grandi  dell'im- 
pero. Finalmente  strascinato  in  Ger- 
mania, ove  pare  che  Massenzio  di- 
morasse, colà  ricevette  lettera  dal- 
l' amico  suo  Origene,  che  veniva  in 
essa  esortandolo  a  soffrire  il  martirio 
pel  divin  Redentore.  Non  è  noto  il 
come  Ambrogio  scappasse  dalla  per- 
secuzione del  tiranno.  Visse  lungo 
tempo  ancora,  e  sempre  con  sin- 
golare pietà.  Per  alcune  lettere  di  lui 
i  .1  Origene  viene  da  s.  Girolamo 
nominato  fra  gli  ecclesiastici  scrit- 
tori. Verso  il  2  5o  volò  a  Dio,  e  la 
sua  festa  in  molti  antichi  martiro- 
logi è  ricordata  addì    17  marzo. 

AMBROGIO    (Oblati  di  s.).   V. 
Obl AT(  di  s.  Ambrogio. 

AMBROGIO  (s.),  ad  Ncnius,  o  in 


3i6  AMC 

Bosco .     Ordine    religioso .    Sebbene 
incerta  ne  sia  la  origine,  pure  dal- 
la bolla  di  Gregorio  XI,   Cupimti- 
Imsj  emanata  in  Avignone  nel  i3j5, 
rilevasi  che  venne  istituito  fuori  del- 
le mura  di  Milano,  sotto  la  prote- 
zione   di    s.  Ambrogio    arcivescovo, 
cui    era    dedicata    la    chiesa.    Dalla 
stessa  bolla  si  conosce,  che  in  quel- 
la   chiesa  eranvi    de'  monaci  dipen- 
denti da    un  priore,    ma    senza  ap- 
posita   regola,   e   che    1'  arcivescovo 
d'  allora  per  richiamarli  al  dovere , 
pregò  il  Pontefice  a  provvedervi  con 
autorità    apostolica .    E    perciò    che 
Gregorio  XI  die'  ad  essi  la  regola  di 
s.  Agostino,    col  nome  di  Ordine  di 
s.  Ambrogio    ad   Ntmus,  e  permise 
loro  la  recita  dell'uffizio  ambrosiano, 
come  anche  di  scegliersi  un  priore, 
colla  conferma  dell'  ordinario.  L'  Or- 
dine fiori  in  modo,  che  si  sparse  per 
r  Italia  in  diversi  monisteri  ognuno 
indipendente.  Ma  nel  i^Zi,  tre  no- 
bili   milanesi ,    Alessandro    Crivelli , 
Alberto  Besozzi ,  e  Antonio  Pietra- 
santa,  li  ridussero  a  più  esatta  os- 
j-ervanza  ;  e  Papa  Eugenio  IV,  nel- 
r  anno    1 44  '  j    ^i  ""'    "^  congrega- 
zione, nominandola  Frad  di  s.  Ani' 
brogio  in  Selva  di  Milano.  Li  esen- 
tò dalla  giurisdizione  de' vescovi,  però 
conservando  il  rito  ambrosiano.  Co- 
mandò inoltre,  che    il  monistero  di 
Milano  dovesse  riconoscersi  dai  mona- 
ci per  capo  dell'Ordine,  e  che  ad  ogni 
tre  anni  si  eleggesse  il  generale.   Die- 
de loro  opportune  regole,  e  vietò  il 
passaggio  in  altre  l'eligioni ,  benché 
più  austere.  Tutto  ciò  venne  appro- 
vato   da  s.  Pio  V.    Essendosi  dipoi 
rilassata    la  osservanza  delle  costitu- 
zioni, supplicarono  il  santo  Cardinal 
Borromeo  di  presiedere ,  nel   1 5f)C), 
al  loro  capitolo,    e  per  suo  avviso 
stabihronsi  opportuni  provvedimen- 
ti. JNell'anuo   i58f),    Papa  Sisto  V 


AMC 

unì  «juest'Ordine  alla  congregazione 
di  s.  Barnaba,  per  cui  chiamossi  dei 
ss.  Ambrogio  e  Barnaba,  ad  Ne- 
mus.  Da  ciò  apparisce  quanto  sia 
insussistente  che  l' istituto  in  origi- 
ne fosse  barnabita,  o  fondato  da 
s.  Barnaba.  In  seguito,  raffi-eddatosi 
il  fervore  dell'  istituto ,  venne  sop- 
presso coll'autorità  della  bolla  XXVI, 
Qiioniani,  emanata  il  primo  aprile 
1645,  e  riportata  nel  tomo  VI  del 
Bollarlo,  part.  III,  pag.  28.  I  reli- 
giosi appartenenti  a  quest'  Ordine 
avevano  in  Roma  la  chiesa  di  san 
Clemente,  titolo  Cardinalizio,  coli'  an- 
nesso monistero. 

AMBROGIO  (di  sant').  Ordine 
religioso  di  monache.  Vuoisi  farne 
rimontare  la  origine  ai  tempi  di 
santa  Marcellina,  sorella  del  ma- 
gno dottore  Ambrogio,  la  quale,  nel 
giorno  25  dicembre  352,  ricevette 
nella  vaticana  basilica  il  sacro  ve- 
lo dal  Pontefice  s.  Liberio.  Reduce 
in  Milano,  dispensate  ai  poveri  le 
proprie  facoltà,  ella  vi  diffuse  il 
buon  odore  delle  sue  rare  virtìi 
per  modo,  che  alcune  giovanette, 
desiderose  di  ricopiarne  più  fedel- 
mente gli  esempli  chiarissimi ,  si 
diedero  a  vivere  sotto  la  immedia- 
ta direzione  di  lei.  Nel  suo  libro 
De  Virginilate  ci  fa  sapere  santo 
Ambrogio  che  parecchie  donzelle 
accorrevano  da  estranei  paesi,  e  fi- 
no dalla  Mauritania  per  abbrac- 
ciare quella  regola  di  vita.  Nulla  di 
certo  si  riferisce  dell'  abito  di  que- 
ste monache.  Quelle  che  diconsi  og- 
gidì di  sant' Ambrogio  vestono  di 
bianco,  e  con  un  velo  nero  si  copro- 
no il  volto.  La  disciplina  loro,  se- 
condo il  Bonanni,  avvicinasi  molto 
alla  cistcrciense. 

AMHPiOGIO,  camaldolese,  nativo 
di  l'orlico  nel  secolo  XIV.  Eletto  ge- 
nerale del  proprio  ordine  laiiuo  1 43  i , 


AMB 

fu  inviato  al  concilio  di  Basilea,  e  in 
pi'ogiesso  a  Ferrara  e  a  Firenze , 
ove  si  procacciò  fama  non  (ordina- 
ria di  valentissimo  uomo.  Molto  si 
alFaticò  per  togliere  le  differenze 
tra  la  Chiesa  greca  e  la  latina,  ed 
ebbe  il  conforto  di  stendeine  l' atto 
di  unione.  Terminò  di  vivere  nel 
i43g.  Le  sue  opere  sono  :  Vllodae- 
poricon,  ossia  descrizione  delle  vi- 
site fatte  ai  monistcri  ;  la  Formula 
dì  unione  fra  la  chiesa  greca  e 
romana,  la  vita  di  s.  Gio.  Griso- 
stomo,  tradotta  dal  greco,  di  Palla- 
dio, in  latino;  il  Prato  spirituale. 
di  Giovanni  Mosco,  e  la  Scala  di 
s.  Giovanni  Climaco.  Tradusse  in 
latino  l'opera  di  s.  Dionigi  Areopa- 
gita  sulla  gerarchia  celeste  j  il  libro 
di  s.  Basilio  sulla  virginità  j  il  libro 
di  s.  Atanasio  contro  i  gentili j  i 
tre  libri  di  s.  Gio.  Grisostomo  a 
Stagirio  ;  alcune  omelie  dello  stesso 
santo  sopra  s.  Matteo ,  e  molte  di 
altri  padri  che  in  differenti  epoche 
videro  la  luce.  Hannovi  parecchie 
opere  di  Ambiogio  manoscritte  nella 
biblioteca  di  s.  Marco  di  Firenze 
e  sono  :  una  cronaca  di  Monte 
Cassino  ;  due  libri  sulla  condotta 
da  lui  tenuta  quando  era  generale 
dell'  Ordine  de'  camaldolesi  ;  alcune 
vite  di  santi j  un  trattato  sulla  Eu- 
caristia ^  un  altro  contro  i  greci 
sulla  processione  dello  Spirito  San- 
to j  molti  discorsi  tenuti  ne'concilii 
di  Ferrara  e  di  Firenze;  finalmente 
mi  trattato  contro  i  nemici  della 
vita  monastica. 

AMBROSIANI  o  PNEUMATICI. 
Setta  di  eretici  Anabattisti,  seguaci 
di  certo  Ambrogio,  il  quale  presu- 
mendosi divinamente  ispirato,  inse- 
gnava i  proprii  delirii,  disprezzando 
a  tutto  potere  i  libri  della  santa 
Scrittura.   V.  Anabattisti. 

AMBROSIANO  Rito.  Ha  vigore 


AMB  3 1 7 

particolarmente  nella  diocesi  di  Mi- 
lano, ed  appellasi  così  dal  santo 
arcivescovo  Ambrogio,  che  l'ornò  ed 
abbcHì  collo  introdurvi  molle  au- 
guste ceremonie  in  aggiunta  a  quel- 
le che  prima  ci  aveano.  Questo  ri- 
to vedesi  di  leggeri  non  poco  somi- 
gliante a  quello  de'  greci ,  poiché 
molti  vesco\  i  di  Milano ,  furono 
greci  cattolici ,  e  quindi  adottaro- 
no nella  chiesa  loro  parecchie  cere- 
monie usate  propriamente  dai  gre- 
ci e  non  dai  latini .  Il  Visconti 
{De  Misscc  rilibus,  lib.  II,  cap.  12  e 
i3)  dimostra  che  il  prelato  rito 
era  in  viso  anche  nella  chiesa  di 
Bologna,  allorché  trovavasi  sottopo- 
sta al  jus  metropolitico  di  quella 
di  Milano.  Benedetto  XIV  (Z)e  Sa- 
crificio Missce,  lib.  II,  cap.  4  et  seq.) 
riferisce,  che  nel  messale  ambrosiano 
chiamasi  ingressa  quella  parte  che 
nella  messa  i  latini  dicono  introito j  di 
più,  fra  le  altre  ceremonie,  nota  che 
il  Kyrie  eleison  nella  liturgia  vien 
ripetuto  per  tre  volte,  dopo  il  Glo- 
ria in  excelsis  j  terminato  il  van- 
gelo, e  sul  finire  della  messa:  che 
hanno  luogo  due  lezioni  prima  del 
vangelo  :  una  tratta  dall'  antico  te- 
stamento ,  r  altra  dal  nuovo  ;  che 
il  sacerdote  quando  infónde  l'ac- 
qua nel  vino  prima  di  offerirlo, 
invece  dell'  orazione  :  Deus  ,  qui 
ìiumance  substantice  etc. ,  dice  :  De 
latere  Christi  exivit  sanguis  et  a- 
qua.  In  nomine  Patris  ^  et  Filli j  et 
Spiritus  sancti.  Amen  j  che  nel 
messale  molti  sono  i  prefazii,  ed 
appropriati  a  tutte  le  solennità,  ai 
tempi,  e  ai  santi  principali.  Furono 
questi  fatti  rivedere  da  s.  Carlo 
Cardinal  arcivescovo  di  Milano  col- 
r  aiuto  del  Galesinio  e  di  altri  uo- 
mini eruditi ,  e  poi  anche  emendati 
e  corretti  dal  Cardinal  Federico 
Borromeo,  arcivescovo  di  quella  città. 


3i8  AIMli 

•       V.  Sellala   vescovo  di  Torlona,  De 
missa,  pag.   169. 

Del  rito  Ambrosiano  fra  gli  al- 
ti'i  traltano  il  p.  le  Ermi  nel  suo 
tomo  secondo  ;  Visconti,  nell'  opera 
citata,  ed  il  Marlene,  De  anliquis 
Eccksice  ritibus,  tomo  I ,  lib.  I  , 
cap.    I   et  seq. 

AMBROSIANO  Canto.  Santo  A- 
gostino  è  d'avviso,  che  l'arcivescovo 
di  Milano  Ambrogio,  siasi  adope- 
rato per  introdurre  in  Occidente  il 
canto  ecclesiastico,  che  già  da  qual- 
che tempo  fioriva  nella  chiesa  o- 
rientale.  11  perchè  sembra  non  ap- 
porsi  male  chi  attribuisce  al  detto 
santo  la  invenzione,  o  almeno  alme- 
no la  riforma  delle  regole  di  can- 
tare nella  propria  chiesa.  Questo  can- 
to è  più  vibrato  e  piti  alto  di  quello 
della  Chiesa  Romana,  che  si  distin- 
gue piuttosto  in  dolcezza  ed  armonia. 
AMI3R0SIM0  (s.),  martire.   F. 

MlLLES. 

AMCRUN,  o  ENBRUN  [Ebro- 
dnnun).  Città  ai'civescoviie  di  Francia 
nel  Delfinato  ai  confini  della  Pro- 
venza e  nella  contea  di  Nizza ,  già 
capitale  delle  Alpi  marittime  e  di 
un  piccolo  luogo  dello  V  Aìiibrune- 
se.  E  posta  sopra  una  roccia  diru- 
])ata  la  quale ,  a  guisa  di  anfitea- 
tro, si  distende  in  una  valle  bagna- 
ta dalla  Durcnza.  I  suoi  abitanti 
furono  alleati  de' romani,  e  Nerone 
fece  dono  adessi  di  ciò  che  appella  vasi 
il  diritto  di  latinità,  al  quale  Galba 
ai;giunse  nuovi  privilegi.  La  giuris- 
dizione di  Ambrim  veniva  divisa 
fra  due  magistrali  ;  uno  la  eser- 
citava pel  re,  1'  altro  per  l' arcive- 
scovo, eh'  era  consignore  al  re  me- 
<lesimo.  Risale  fino  ai  tempi  di 
Costantino  la  erezione  dell'arcive- 
scovato di  Ambrun,  sebbene  si  cre- 
da, che  san  Nazaro  vi  predicasse 
il  vangelo.  Kislabililosi  poscia  il  cul- 


AMB 

to  dei  falsi  numi,  s.  Marcellino  afri- 
cano al  principio  del  IV  secolo  par- 
fi  dalle  contrade  sue  native,  e  passò 
nelle  Gallie  con  Vincenzo,  e  Donnino. 
Predicò  il  vangelo  con  esito  felicis- 
simo nei  paesi  vicini  alle  Alpi,  indi 
stabili  la  sua  dimora  ad  Ambrun, 
presso  un  oratorio ,  affine  di  recar- 
visi la  notte  a  far  orazione.  I  suoi 
esempi  ed  i  suoi  discorsi  menaro- 
no a  Dio  gran  numero  d'  idolatri. 
Come  tutta  la  città  fu  ridotta  alla 
religione  cristiana,  pregò  s.  Eusebio 
da  Vercelli  j  a  voler  consacrare 
il  suo  oratorio  ;  indi  egli  stesso 
venne  consacrato  vescovo  di  Am- 
brun circa  r  anno  363  .  Inviò  ai- 
Ioni  Vincenzo,  e  Donnino,  suoi  com- 
pagni, ad  annunziar  la  fede  a  Di- 
gne,  ed  in  altri  luoghi,  ove  noa 
polca  recarsi  in  persona  :  missioni 
che  riuscirono  molto  fruttuose.  Morto 
s.  Marcellino  ad  Ambrunn  nel  374, 
fu  quivi  sepolto.  Il  suo  nome  trovasi 
a'  20  aprile  negli  antichi  martiro- 
logi ,  e  nel  romano  moderno.  San 
Gregorio  di  Tours  gli  fece  amplissimi 
elogi,  e  riferisce  molli  miracoli  ope- 
rati alla  cua  tomba,  nonché  al  suo 
battisterio.  11  culto  di  s.  Marcellino 
divenne  in  fatti  assai  celebre  soprat- 
tutto nel  Delfinato,  nella  Savoia  e 
nella  Provenza.  In  processo  di  tempo, 
trasportato  il  suo  capo  a  Digne,  ove 
li  posano  i  corpi  de'  ss.  Vincenzo  e 
Donnino,  dal  celebre  Gassendi,  pre- 
vosto della  chiesa  di  Digne,  furono 
composte  le  lezioni  per  1'  ufficio  di 
quel  santo.    V.  s.    Marcellino. 

Ottantatre  vescovi  governarono  la 
chiesa  di  Ambrun,  alcuni  dei  quali 
sono  riconosciuti  per  santi.  Tra  essi 
noteremo  san  Jacopo  I,  che  fu  il  tei-zo 
vescovo;  s.  Alfonso,  duodecimo  ve- 
scovo; sant'Albino  dccimolerzo;  Enri- 
co di  Susa  uomo  dottissimo,  auto- 
re   di    varie    opere,   Ira  le  quali  la 


AMB 

Stimma   ostiensis    ed    una    Esposi- 
zione ,    o   Commentario    sulle    let- 
tere dei   Pontefici,  e    che  dopo  es- 
sere  stato    eletto    vescovo    di    Ostia 
e  Cardinale,  nel  1263,  mori  a  Lio- 
ne,   nel    127 1;    Giulio     de     Medici 
fiorentino ,    priore    di    Capua ,  fatto 
arcivescovo    d'  Ambrim     dal     Pon- 
tefice Giulio  II,  nel  I  jio,  indi,  nel 
i5i3,  dal  suo  cugino   Papa  Leone 
X  eletto    arcivescovo    di    Firenze  e 
poscia    Cardinale    diacono    di  santa 
Maria    in  Domnica ,    vicecancelliere 
di    santa  Chiesa ,  legato    di  diverse 
Provincie,     e    finalmente    Papa  nel 
iSsS,    prendendo  il    nome   di  Cle- 
mente VII;  Nicola  Fieschi,  dell'illu- 
stre ed  antica  casa  de'  conti  di  La- 
vagna nella  Liguria,  divenuto   Car- 
dinale sotto    Alessandro  VI;     final- 
mente   Pietro  Luigi    di    Leyssin    di 
Aosta  ,    ultimo   arcivescovo,    creato 
nel    1767    e  morto    a    Norimberga 
nel   1801,  epoca  in  cui  l'ai'civesco- 
vato  d' Ambrun    fii     unito    ad  Aix. 
Otto    fijrono    i    concilii     tenuti    ad 
Ambrun.    Del    primo  celebrato  nel 
688,     sotto     il     vescovo     Emerito, 
si  fa    menzione    nella    Gallia  Chri- 
stiana, tom.     III,  pag.     roG3.    Gli 
altri    concilii    sono    i    seguenti  :    2." 
nell'anno    ii5g,  che  vien  riportato 
al  tom.   Ili,  pag.    1073    dell'  opera 
stessa;     3."  quello    del    1248,    nel 
tom.  Ili,  pag.  1079;  4-°  quello  del 
1289,     ^'^  '^el    ^290    sopra   la  di- 
sciplina, come    abbiamo     dal    Mar- 
tene,    Thesaur.,    t.     IV  pag.   210; 
6."   nel    i583;    7.°    nel    1610,    8." 
convocato  da  monsignor  de   Tcncin 
arcivescovo  di  Ambrun,    e  poi  Car- 
dinale,    in  occasione    di   una  istru- 
zione   pastorale    di    monsignor    di 
Soannen,    vescovo    di    Senez,    pub- 
blicata il   28  agosto   1726.    Questo 
concilio,  dove    con\cnnero    diciotto 
vescovi,  quattro    della  provincia  di 


AMB  3i9 

Ambrun,  e  gli  altri  delle  Provin- 
cie vicine ,  condannò  1'  istruzione 
pastorale  come  temeraria ,  scanda- 
losa, sediziosa,  ingiuriosa  alla  Chie- 
sa, ai  vescovi,  all'autorità  reale, 
scismatica ,  piena  di  errori ,  e  fo- 
mento di  eresie.  In  quanto  alla 
persona  di  monsignor  de  Soannen , 
il  concilio  ordinò  che  fosse  sospeso 
da  ogni  potei'e  e  da  ogni  giurisdi- 
zione tanto  episcopale ,  che  sacer- 
dotale [Condì.  Ebrodun.  in  4-"  E- 
broduui  et  Parisiis    1728.). 

Ambrun  fu  nel  secolo  XVI  pre- 
da dei  soldati  durante  le  gucrie  ci- 
vili. Lesdiguicrs  la  prese  nel  i583, 
in  cui  la  maggior  parte  de'  capi  e 
de'  soldati  ugonotti ,  gettatisi  nella 
cattedrale,  la  derubarono  di  molti  pre- 
ziosi ornamenti  di  cui  era  ricca,  tra 
i  quali  di  due  grandi  statue  d'argento 
rappresentanti  la  B.  Vergine  e  s. 
Marcellino.  La  cittadella  in  quel- 
r  occasione  fu  interamente  demoli- 
ta. Aggravò  i  mali  d' Ambrun  Vit- 
torio Amadeo  II  duca  di  Savoia, 
che  sostenendo  la  guerra  contro 
Luigi  XIV  re  di  Francia,  la  prese  nel- 
r  anno  1 692  ;  benché  tre  settima- 
ne dopo  sia  stato  costretto  ad  ab- 
bandonarla. 

L'arcivescovato  di  Ambrun  avea 
per  suffraganei  i  vescovati  di  A  ntibo, 
Vence,  Glandeve,  Digne,  Senez,  e 
Nizza.  Egli  era  principe  e  conte  della 
città  e  metropolitano  delle  Alpi  ma- 
rittime, col  diritto  di  battere  mo- 
neta. La  chiesa  cattedrale,  monu- 
mento riguardevole,  è  dedicata  alla 
B.  V.  Il  suo  capitolo  componevasi 
di  un  prevosto  ,  un  sagrestano  , 
vui  arcidiacono ,  e  dodici  canonici , 
tra' quali,  incominciando  da  France- 
sco I,  fu  ascritto  anche  il  re.  Eran- 
vi  inoltre  alcuni  canonici  senza  '  j 
benda,  chiamati  onorarii,  il  mi  nu- 
mero veniva  determinato  dal  capito- 


^òòUlb 


^<B 


^1 


320  A  MB 

lo.  Contavansi  pure  trenta  cappella- 
ni, i  quali  erano  distinti  dai  benenda- 
ti ,  e  si  dicevano  ministri  ed  officiali 
del  capitolo. 

AMBURGO  [Hamhurgnm,  Ham- 
monia).  Città  arcivescovile  ,  bella  , 
grande  e  la  piìl  commerciante  del- 
la Germania  nella  bassa  Sassonia.  Fu 
eretta  ai  tempi  di  Carlo  Magno,  e  sin 
d' allora  costituita  in  arcivescova- 
to; ma  neir85o  la  sede  venne  trasfe- 
rita a  Brema  dal  vescovo  s.  Anscario. 
Gli  arcivescovi  di  Brema  furono  pa- 
droni di  Amburgo  ;  pure  altri  signo- 
ri particolari  la  dominarono  in  se- 
guito finche  restò  libera  affatto. 

Nel  1241  concluse  Amburgo  con 
Lubecca  un  trattalo,  che  servì  di  lìa- 
se  alla  famosa  lega  Anseatica.  Nel 
i535  adottò  il  luteranismo,  e  fu 
dichiarata  impellale  nel  1618,  ri- 
manendo sempre  soggetta  alla  Da- 
nimarca sino  al  1768.  Da  quell'e- 
poca ebbe  sede  e  voce  attiva  nella 
dieta  di  Ratisbona.  Il  suo  governo 
amministravasi  dal  senato  compo- 
sto di  quattro  borgomastri ,  venti 
consiglieri ,  due  sindaci  e  un  se- 
gretario. Nel  180  3  fu  dichiarata  neu- 
trale e  libera  dalle  contribuzioni 
di  guerra  verso  le  potenze  bellige- 
ranti; ma  nel  1806  ne  fu  colpita  da 
una  gravissima,  per  aver  consegna- 
to agl'inglesi  i  patrioti  irlandesi, 
nell'anno  18 io  fu  riunita  Ambur- 
go all'  impero  francese ,  e  diven- 
ne il  capoluogo  delle  Bocche  del- 
l'Elba,  fino  al  1814,  in  cui  alla 
pace  generale  divenne  nuovamente 
città  libera,  ottenendo  una  voce  nel- 
la dieta  germanica. 

In  questa  città  trassero  i  natali 
molti  uomini  valenti,  e  fra  gli  altri 
Luca  Holstein,  dottissimo  nelle  anti- 
chità profane  ed  ecclesiastiche;  Pie- 


AME 
tro    Zambellio    erudito  istoriografo, 
ed  i  letterati  Gio.  Federico  Grono- 
vio  e  Giovanni  Nowcr. 

Amburgo  è  divisa  in  nuova,  e  vec- 
chia. Le  case  della  prima  sono  piut- 
tosto rozze;  quelle  della  seconda  so- 
no di  ottimo  gusto.  Nella  cattedrale  fu 
sepolto  Benedetto  V,  Papa,  creato  nel 
964,  che  Ottone  I  il  Grande  avea  man- 
dato colà  perchè  era  stato  eletto  sen- 
za il  suo  consentimento.  Però  quel 
cadavere,  nel  ggg,  venne  trasporta- 
to a  Roma  (  T^.  Be:vedetto  Y,  Pa- 
pa). Le  principali  chiese  della  vecchia 
città  degne  di  osservazione  sono  : 
s.  Pietro,  s.  Nicola,  s.  Catterina  e 
s.  Jacopo.  Oltre  a  queste  ve  ne  so- 
no altre  molto  più  piccole,  ed  alcuni 
spedali  con  una  casa  di   orfanelli. 

In  varie  epoche  soffì'i  Amburgo  asse- 
di!, discordie  civili,  inondazioni,  incen- 
di, pesti  e  terremoti. 

AxMEDA  ovvero  AMED.  Metro- 
poli della  Siria  Eufratiana ,  stata 
anche  un  tempo  semplice  vescova- 
to della  diocesi  di  Caldea,  del  qua- 
le s'ignora  oggi  la  provincia.  La 
sede  di  JVIarda,  e  quella  di  Maia- 
Pherokin  vi  erano  unite;  ma  dopo 
che  gli  ortodossi  se  ne  impossessarono, 
la  fecero  metropoli.  I  suoi  vescovi 
alternativamente  furono  giacobiti  or- 
todossi, e  nestoriani.  Il  primo  ve- 
scovo, di  cui  si  abbia  notizia,  è  Euno- 
mio  giacobita,  che  viveva  nel  546.. 
ed  il  primo  dei  nestoriani  ?^iCiiele 
dell'anno  1180.  Nei  manoscritti  arabi 
del  Papa  Innocenzo  XIII  si  trovò  una 
professione  di  fede  nestoriana  di  que- 
sto vescovo.  Si  conoscono  eziandio 
Timoteo  cattolico  degli  ortodossi  nel 
1 554,  Giuseppe,  che  fu  fatto  patriar- 
ca dal  Papa  Innocenzo  XI  circa  il 
1678,  e  Timoteo  pure  giacobita, 
che  fu  l'ultimo  nel   i694- 


FIN7.    DEL    VOLUME    PRIMO. 


» 


*l 


DA    041    .n67    1840 

sncR 

fioroni.    Gaetano, 

1802-1883. 

Dizionario  di  erudizione 

storico-ecclesiastica 
AFK-9455  (awsk)